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MEMORIE DI UN’ALTRA TAPPA ISOLANA- LA RISERVA DELLA BIOSFERA TOSCANA COME LABORATORIO DI RICERCA, FORMAZIONE E SVILUPPO SOSTENIBILE

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In this contribution we provide a multiperspective evaluation consequent to a fieldwork experience in a Resort within the Tuscany Man and Biosphere Reserve. This work is a personal interpretation based on our field-on experience testifying our vision on the issues found during our daily work.
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MEMORIE DI UN’ALTRA TAPPA ISOLANA- LA RISERVA DELLA BIOSFERA
TOSCANA COME LABORATORIO DI RICERCA, FORMAZIONE E SVILUPPO
SOSTENIBILE
A cura della Dott.ssa Martina Gaglioti (Biologa marina, Analista GIS e Istruttrice subacquea)
con il contributo amichevole di: Francesca Bocciolini (Tecnico dei servizi turistici)
INTRODUZIONE
Rientrata di recente da un’esperienza lavorativa in una delle cinque Riserve della Biosfera a
vocazione più prettamente marina della Penisola italiana, mi accingo a riportare alcune osservazioni
a caldo dell’esperienza vissuta, in riferimento agli aspetti meramente più tecnici e professionali.
L’Arcipelago delle Isole di Toscana come tutti i territori insulari è per definizione un ambiente molto
variegato e per conoscerne a fondo le caratteristiche, più si entra in contatto con il territorio e i suoi
attori locali, più si è in grado di apprezzare le reali caratteristiche lontano da filtri e interpretazioni di
sorta. La mia ultima esperienza, in parte penalizzante da questo punto di vista, essendosi svolta
prevalentemente all’interno di un villaggio turistico, che per sua stessa vocazione dialoga molto poco
con il territorio circostante e conclusasi di recente (perlomeno per quanto attiene alla parte relativa
alla missione in situ e all’ esperienza di documentazione diretta sul campo) si è svolta nel periodo
compreso tra il 26 Maggio e il 28 Giugno nel territorio insulare più vasto per estensione della Riserva,
ovvero l’Isola d’Elba.
Figura 1 Il villaggio TH Ortano (Immagine dal web)
Personalmente pur vivendo quest’esperienza in veste di istruttrice subacquea prettamente deputata
alla formazione di nuovi subacquei, perlopiù coinvolti in programmi di addestramento di livello
iniziale, ho cercato di far confluire, mettendole talvolta a disposizione anche dei miei colleghi
conosciuti direttamente sul campo, esperienze e competenze scientifiche acquisite negli anni in
materia di conservazione e gestione dell’ambiente marino con riferimento specifico al Programma
MaB (Man and Biosphere) promosso anche su scala transnazionale da organizzazioni come
l’UNESCO.
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Figura 2 Materiale informativo del Parco messo a disposizione presso l’ufficio del diving
AREA DI STUDIO
Le Riserve della Biosfera rappresentano oggi il braccio operativo di un programma scientifico nato
negli anni ’70 esattamente in Italia Centrale (attuale Riserva MaB del Circeo) e possono essere
considerate come dei laboratori a cielo aperto nei quali individuare soluzioni per la conservazione
della biodiversità, che tengono però conto di un rapporto bilanciato tra esigenze sociali e priorità di
conservazione, basando il progresso socio-economico anche su una conoscenza di tipo scientifico e
coniugando sempre ricerca ed educazione.
La struttura turistica sede delle attività di seguito delineate fa parte di un brand che opera a livello
nazionale ed è collocata in una posizione particolarmente favorevole all’addestramento di subacquei
principianti. La struttura il cui impianto risale agli anni ’70 è sorta evidentemente secondo criteri che
oggi non sarebbero più tollerabili in aree naturali di tale pregio naturalistico e pertanto tuttora,
nonostante alcuni recenti interventi di riqualificazione e ammodernamento siano stati già finalizzati,
persistono diverse criticità che andrebbero auspicabilmente risolte attraverso interventi mirati (e.g.
asportazione di manufatti sommersi nella parte centrale dei fondali antistanti la struttura e/o residui
di corpi morti precedentemente posizionati, con residui di vecchi approdi e strutture metalliche che
giacciono sul fondale nel lato meridionale della baia).
METODOLOGIA APPLICATA
Questo contributo nasce con l’obiettivo di fornire una testimonianza diretta di un’esperienza condotta
sul campo e analizzarne i vari aspetti in un’ottica di carattere multidisciplinare coinvolgendo figure
estranee all’ambito propriamente scientifico e accademico.
Nel corso dell’esperienza qui descritta, vissuta presso la struttura TH di Ortano, nel tentativo di
contribuire al perseguimento di alcuni dei principali obiettivi evidenziati nell’ambito dell’Agenda
2030 e operando tenendo a mente i target di Sviluppo Sostenibile (SDGs) più in linea con il caso di
studio in questione, mi sono impegnata personalmente nella realizzazione di attività di
sensibilizzazione e divulgazione scientifica coinvolgendo quanto più possibile gli ospiti della
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struttura che hanno usufruito del servizio diving in alcune attività di educazione ambientale o citizen
science, attraverso l’osservazione di fenomeni e riconoscimento di specie animali o vegetali
riscontrabili sia attraverso sessioni di snorkeling che in immersione, nei fondali marini situati nei
pressi della struttura.
Le attività condotte nel corso del mio periodo di permanenza sono state finalizzate in base ad un
approccio hands on, rivelatosi già in altre occasioni uno dei modi più efficaci per attrarre il pubblico
di tutte le età, e soprattutto i giovani, verso alcune delle tematiche scientifiche più attuali,
promuovendo l’immagine di una scienza coinvolgente, divertente, appassionante e alla portata di
tutti. Inoltre, le attività di addestramento proposte, oltre a rispettare gli standard di addestramento
RSTC della didattica di riferimento, sono state finalizzate tenendo conto di alcuni dei più recenti
risultati prodotti nell’ambito della ricerca scientifica internazionale incentrata nello specifico sugli
impatti ecologici derivanti da una subacquea ricreativa poco consapevole (Caruana et al., 2021;
Sumanapala et al., 2022).
ATTIVITA’ FINALIZZATE
Il target delle attività è stato quello dei bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni (di età minima
pari agli 8 anni per quanto attiene alle attività prettamente subacquee) e di adulti di diverse nazionalità
o residenti all’estero (Polonia, Repubblica Ceca, Germania, Svizzera, Florida).
Gli argomenti trattati nel corso di sessioni di briefing e debriefing, appositamente finalizzate, hanno
riguardato la biodiversità marino-costiera, gli effetti a diverse scale spaziali dei cambiamenti climatici
e concetti ecologici comprensibili mediante l’osservazione di organismi bioindicatori e fenomeni
predittivi di scenari di cambiamento climatico o di impatto antropico anche su piccola scala spaziale
(Fig.3). Tra le altre azioni anche quelle volte a scoraggiare il protrarsi di pratiche di prelievo
particolarmente in voga tra i bagnanti in seguito a fenomeni di bloom di meduse (o presunti tali!),
fornendo cenni relativi alla biologia e al ruolo ecologico di alcuni di questi organismi.
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Figura 3 Alcune delle attività di divulgazione scientifica realizzate presso la spiaggia del resort
In concreto sono state promosse anche alcune attività di snorkeling guidato (Fig. 4) con osservazione
di organismi bentonici tipici dell’intertidale roccioso e degli ambienti subtidali, in corrispondenza del
versante meridionale della Baia di Ortano, con brevi percorsi finalizzate al censimento visivo di
specie ittiche tipiche del Mediterraneo (o di recente ingressione) e osservazione diretta di piccoli
campioni rinvenuti nei pressi della spiaggia o nei fondali antistanti la struttura turistica, al fine di
illustrare le funzioni ecologiche di specie di interesse conservazionistico, prima ancora di procedere
alla loro osservazione in situ indossando maschera e pinne (e.g. Posidonia oceanica, Pinna nobilis,
etc.).
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Figura 4 Attività di divulgazione scientifica e snorkeling organizzata su richiesta degli ospiti
Alcuni allievi coinvolti in programmi di addestramento subacqueo che hanno effettuato immersioni
sotto la mia diretta supervisione hanno svolto parte delle attività sopra menzionate anche in
immersione: fino ad una profondità massima di 12 m nel caso dei bambini addestrati mediante i
programmi specifici Basic Diver o Scuba Diver e di 18 m nel caso degli allievi che hanno conseguito
la certificazione Open Water Diver (Fig.5) in ambienti dalle caratteristiche prevalentemente
riconducibili all’habitat 1110 (Banchi di sabbia a debole copertura permanente di acqua marina) o
dominati dalle biocenosi tipicamente riscontrabili in associazione alla specie endemica P. oceanica
(Habitat 1120*). Tutte le attività di addestramento subacqueo sono state condotte secondo gli standard
ISO riconosciuti a livello internazionale dalle principali agenzie didattiche e in linea con le definizioni
approvate da organismi che operano anche a livello comunitario come l’RSTC (Recreational Scuba
Training Council of Europe).
Figura 5 Esame finale e certificazione finale degli allievi
Il motivo della sottoscrizione di una serie di certificazioni nella quasi totalità attribuibili a programmi
di livello iniziale con limiti di profondità entro i 12 m è stato dettato dalle tempistiche operative
imposte dal contesto e dall’impossibilità di condurre un addestramento adeguato al perseguimento
dei requisiti di addestramento raccomandati dalla didattica di riferimento per il raggiungimento di
abilità di livello avanzato nei tempi, a mio avviso, congrui per una corretta assimilazione delle nozioni
teoriche e maturando al contempo un sufficiente livello di pratica. Avendo come obiettivo cardine
della mia missione personale quello di promuovere un approccio all’Ocean Literacy (Koutsopoulos
et al., 2021) il più possibile esaustivo sia sul piano dell’acquisizione di abilità tecniche che in termini
di conoscenza degli aspetti funzionali legati all’esplorazione di alcuni habitat rappresentativi del
bacino Mediterraneo, già dalle primissime sessioni di addestramento particolare enfasi è stata posta
nell’esecuzione di esercizi di autosoccorso e skills di base (Fig. 6) per rendere l’esperienza di
immersione oltre che divertente e stimolante il più possibile sicura. Inoltre, alcuni riferimenti sono
stati forniti circa le principali norme di sicurezza che le attività subacquee devono presupporre per
una corretta finalizzazione.
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Figura 6 Sessioni di addestramento in acque confinate con pratica degli skills di autosoccorso
Infatti, facendo tesoro di altre esperienze lavorative recenti e di episodi ai quali in varie occasioni ho
avuto modo di assistere fronteggiando anche in prima persona situazioni di potenziale pericolo dettate
da una scarsa formazione e propensione al rispetto delle norme di sicurezza, tra le priorità individuate
nella pianificazione delle attività di divulgazione, ho sempre dato ampio spazio ai temi della sicurezza
in mare (Fig.7) e della fruizione sicura dell’ambiente sommerso secondo gli standard di
addestramento raccomandati dalle principali didattiche di riferimento, rispettando il sistema di
coppia, i limiti di addestramento degli allievi e ricorrendo alle tecniche di comunicazione subacquea
più appropriate (Fig.8), specialmente nel rivolgermi ad un pubblico giovane. Ho ritenuto importante
enfatizzare questo aspetto avendo riscontrato in molte occasioni una scarsa attenzione a questo
aspetto anche da parte di professionisti che avrebbero dovuto rappresentare modelli di ruolo anche in
questo senso.
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Figura 7 Esame in mare e debriefing finale con allieva Open Water
Figura 8 Ripasso segnali di comunicazione subacquea
Allo stesso tempo avendo come obiettivo principale quello di avvicinare persone estranee al contesto
subacqueo trasmettendo loro anche un messaggio di profondo rispetto per l’ambiente circostante,
insieme alle più importanti conoscenze ecologiche di base, molta enfasi è stata posta anche sugli
esercizi mirati all’acquisizione di un controllo dell’assetto ottimale sia nel coinvolgere allievi adulti
che nel lavorare con i bambini (Fig.9). Quest’ultima abilità risulta essenziale ai fini della
minimizzazione degli impatti diretti indotti dal contatto diretto con gli organismi bentonici che vivono
sui fondali soggetti ad una frequentazione più assidua da parte di subacquei (Worachananant et al.,
2008; Giglio et al., 2016; Toyoshima et al., 2015; Hammerton Z., 2017).
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Figura 9 Sessioni di addestramento dedicate alla pratica degli esercizi per il controllo dell’assetto
In occasione di immersioni guidate svolte a favore di altri ospiti della struttura in possesso di
qualifiche per condurre immersioni di livello avanzato entro il limite della subacquea ricreativa,
attestato entro i 40 m, sono stati approfonditi anche aspetti legati all’esplorazione di fondali
caratterizzati dalla presenza di biocostruzioni più propriamente tipiche degli habitat prioritari elencati
nella Direttiva 92/43/CEE e attribuibili a facies e associazioni proprie del coralligeno (Habitat 1170)
o delle praterie di fanerogame (Habitat 1120*). In zone di particolare pregio naturalistico, interessate
da effetti riserva in parte ravvisabili anche a livello della componente del necton, senz’altro favoriti
dalle normative vigenti in materia di misure di gestione particolari che regolamentano attività di pesca
e in generale il prelievo delle risorse (e.g. Zona di Tutela Biologica nei fondali antistanti lo Scoglietto
di Portoferraio) con l’aiuto dei subacquei coinvolti sono stati rilevati anche parametri chimico-fisici
indicativi di variabilità termica in un range di profondità più ampio rispetto a quello normalmente
indagato in compagnia di subacquei principianti, riscontrando in maniera costante un riscaldamento
superficiale delle acque costiere esplorate con temperature costantemente al di sopra della media
stagionale in riferimento agli anni passati (24-25 °C).
A proposito di zone ricadenti nella suddetta Area di Tutela Biologica (Fig.10), ai fini di un
approfondimento di carattere personale, sono stati condotti alcuni sopralluoghi da terra della stessa
Area di Tutela Biologica nella limitrofa Spiaggia delle Ghiaie. Trattandosi, almeno sulla carta, di
un’area sottoposta a vincoli di protezione designata a livello Ministeriale per finalità connesse
essenzialmente alla gestione di risorse ittiche, a differenza delle Aree Marine Protette non gode di
alcuna forma di gestione a livello locale ed è ciò che si evince osservandone le caratteristiche da
vicino. Da regolamento non è prevista, infatti, alcuna politica di valorizzazione dei luoghi ricadenti
in questa dicitura né tantomeno di salvaguardia naturalistica per motivi strettamente legati alla tutela
della biodiversità. Conseguentemente le ZTB non hanno collegamenti con i settori del turismo e della
fruizione del mare a fini diportistici e ricreativi e probabilmente non godono di particolari esempi di
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gestione partecipata che possa coinvolgere le comunità locali. L’eventuale ricerca scientifica che vi
si svolge è sostanzialmente finalizzata al miglioramento della produzione ittica e poche sono le
opportunità di avere risorse dedicate, anche solo per ricerche scientifiche o per il posizionamento di
boe e gavitelli d’ormeggio. Nulla a che vedere quindi con l’istituzione di una AMP, che, invece,
costituisce uno strumento di pianificazione e programmazione che se ben programmato può investire
tutta la comunità al fine di migliorare lo sviluppo locale in termini di sostenibilità.
Figura 10 Lo Scoglietto di Portoferraio visto dalla prospettiva della Spiaggia delle Ghiaie (Loc. Portoferraio).
In occasione di un meeting internazionale promosso da IOC-UNESCO nell’ambito di un corso della
piattaforma web “Ocean Teacher Global Academy” volto all’individuazione di soluzioni innovative
per utilizzo di dati satellitari è stato presentato anche un contributo personale in cui si auspicava
l’integrazione delle informazioni ottenute in situ con dati satellitari complementari (Fig.11). Un
approccio volto all’individuazione di strumenti di supporto decisionale anche nell’ambito della
subacquea ricreativa, mirati allo sviluppo di metodiche di pianificazione delle attività più al passo
con i tempi, ricorrendo anche nel quotidiano a strumenti e modelli previsionali avanzati, utilizzabili
su più ampia scala anche a scopi di monitoraggio ambientale. Questi ultimi allo stato attuale risultano
ancora scarsamente in uso nei diving italiani, ad eccezione delle applicazioni meteo più comunemente
utilizzate (i.e Windy, Windfinder, IlMeteo.it) dove però il livello di dettaglio dei modelli previsionali
e l’approccio partecipativo all’acquisizione dei dati è ancora molto poco diffuso ed esaustivo da un
punto di vista delle iniziative di citizen science subacquee (Alvarez Fanjul et al., 2022).
Figura 11 Presentazione di un progetto pilota condiviso con la comunità scientifica internazionale nel corso di un evento di
formazione OTGA (Ocean Teacher Global Academy)
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In occasione di attività in immersione condotte anche in zone più distanti dal villaggio sede operativa
del diving di appoggio, sono state approfondite tematiche legate alla sicurezza della navigazione, alla
conduzione di immersioni da barca cercando di gestire un profilo di risalita in modo sicuro e tenendo
conto di pericoli connessi al transito di imbarcazioni nelle vicinanze e sottolineando eventuali errori,
anche involontari, commessi da parte degli allievi in modo tale da correggerli ed evitarne il perpetrarsi
nel tempo.
Un esempio è fornito dalle attività svolte presso il SIR IT5160011 comprendente l’Isola Palmaiola,
dove alcune attività di addestramento in acque libere sono state condotte anche con l’ausilio di schede
e lavagnette illustrative rappresentative delle principali specie riscontrabili in immersione.
CRITICITA’ RISCONTRATE
Tuttavia, dall’esperienza diretta e da quanto riscontrato personalmente emerge che nonostante le
designazioni sussistano tuttora, anche a distanza di anni dalla definizione di partenza, in molti casi la
consapevolezza da parte del pubblico in merito al loro effettivo significato è spesso scarsa o pressoché
nulla, sia a livello di capacità di comunicazione del valore intrinseco a tali riconoscimenti da parte
delle strutture ricettive, sia negli ospiti che spesso soggiornano inconsapevolmente presso aree di
particolare pregio naturalistico. Sebbene in entrambi i casi l’opera di sensibilizzazione riguardo
tematiche di tutela ambientale e le iniziative mirate alla divulgazione di conoscenze basate su aspetti
scientifici siano sempre ben accolte e gradite ai più, a patto che vengano condotte in maniera non
invasiva e rispettosa della privacy e dei ritmi degli ospiti in vacanza.
Nel caso specifico del villaggio di Ortano ciò che abbiamo riscontrato, anche insieme alle colleghe
addette al servizio escursioni che si sono susseguite nel mio periodo di permanenza presso la struttura,
è uno scarso aggiornamento dell’offerta dovuto con buona probabilità ad una definizione del
programma escursioni da parte di personale esterno, al quale manca una reale percezione puntiforme
e aggiornata del territorio. Tale problematica si è tradotta nella difficoltà di finalizzazione di alcune
attività e in uno scarso riscontro ottenuto in fase di promozione dalle stesse incaricate addette alla
vendita dei prodotti in questione.
Per far fronte a parte delle carenze conseguenti a questo genere di problematiche abbiamo fatto
ricorso, anche nel corso delle occasioni di collaborazione che ci hanno viste entrambe protagoniste,
ad un’intensificazione dell’attività di sensibilizzazione e informazione circa la designazione della
Riserva della Biosfera stessa con particolari riferimenti al valore storico e/o naturalistico dei siti
proposti.
L’osservazione attenta dei fondali circostanti e l’esame delle attività che si svolgono quotidianamente
nei pressi della struttura evidenziano come una gestione non attenta possa contribuire al persistere di
impatti antropici nel medio e lungo periodo con conseguenze poco favorevoli al mantenimento della
qualità ecologica degli ecosistemi naturali, sia sommersi che emersi, presenti nell’area. In particolare,
i fondali della baia nel lato antistante l’isolotto di Ortano, caratterizzati dalla presenza abbastanza
diffusa di Posidonia oceanica, sono regolarmente soggetti ad ancoraggio e frequentazione abituale
da parte di diportisti specialmente nel fine settimana (Fig.12).
Le attività diportistiche e gli sport acquatici promossi dalla struttura, in parte già si svolgono evitando
pratiche di questo genere e l’alaggio e l’avvicinamento di natanti e imbarcazioni in direzione della
costa avviene normalmente entro i limiti di una corsia di lancio appositamente posizionata ad inizio
stagione, con ricovero notturno delle imbarcazioni in dotazione al diving della struttura nella limitrofa
località di Rio Marina. Tuttavia l’eventuale introduzione di un campo boe con gestione contingentata
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degli accessi nelle zone limitrofe interessate da diporto nautico, come già avviene anche in altre zone
della Riserva o in alcune Aree Marine Protette italiane, potrebbe essere una soluzione auspicabile al
fine di garantire l’integrità estetica e funzionale dei fondali potenzialmente impattati.
Figura 12 Versante meridionale della Baia di Ortano e soluzioni adottate in altre zone della Riserva della Biosfera (presso l’Isola di
Capraia)
PROSPETTIVE FUTURE
In una prospettiva unicamente finalizzata all’individuazione di strategie di miglioramento dell’offerta
futura, per un obiettivo di pubblico beneficio e interesse come qualunque contributo di carattere
scientifico dovrebbe avere, abbiamo individuato una serie di aree di potenziamento attuabili sia in
termini di gestione che di programmazione e pianificazione stagionale delle attività al fine di ridurre
l’impatto ambientale della struttura e integrare al meglio il rapporto di coesistenza tra fruizione
turistica e ambiente circostante. Le andiamo di seguito ad elencare anche tenendo a mente gli obiettivi
di sviluppo sostenibile (SDGs) più in linea con le finalità di gestione e conservazione auspicate e
sintetizzate in strumenti attuativi come il Piano del Parco, previsto dalla stessa Legge Quadro sulle
Aree Protette (394/1991), o come riassunto nei principali obiettivi dell’Agenda 2030, che rappresenta
l’attuale quadro normativo di riferimento a livello globale.
Nello specifico tra i principali aspetti implementabili in linea con le capacità tecniche e/o
professionali di nostra competenza sono stati individuati i seguenti assi prioritari di intervento
tenendo conto sia dei principali obiettivi prefissati e auspicati da iniziative di governance a livello
locale (Piano del Parco), sia nell’ambito dei più recenti interventi promossi anche a livello
intergovernativo (UN Conference, Lisbona) con riferimento specifico alle priorità ravvisabili nel
negli stralci del Piano del Parco allegati (in corsivo) che evidenziano aspetti particolarmente
importanti, specialmente nell’ambito di realtà insulari ad elevata vocazione turistica che costituiscono
ambienti sempre un po’ più complessi rispetto alla terraferma da un punto di vista socio-economico
(SDG target 8.9, 12.b; 14.7):
Integrazione di un dataset funzionale all’implementazione di un Sistema Informativo Territoriale per la gestione
dei dati faunistici, costituito da una Banca dati delle presenze faunistiche, articolata per specie e per comunità!,
contenente i dati biologici fondamentali, lo status complessivo e locale delle popolazioni e aggiornata con le
segnalazioni provenienti dalle attività! specifiche di censimento e monitoraggio, e da un supporto GIS per la
realizzazione di analisi di tipo spaziale
Realizzazione di elaborazioni cartografiche relative a distribuzione attuale e potenziale, aree di conflitto tra
specie marine e attività! antropiche, ecc.
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Interventi di risanamento o ammodernamento dei manufatti preesistenti atti a perseguire l’obiettivo definito
nel PdG del Parco come: “Divieto di alterare in qualsiasi modo i fondali e le biocenosi bentoniche con attività
di scavo, costruzione, risospensione dei sedimenti nonché di immettere rifiuti e sostanze tossiche ed
inquinanti”
Predisposizione di campi ormeggio idonei e conduzione delle attività subacquee con modalità atte a garantire la
“Protezione di ecosistemi delicati, quali le praterie di Posidonia oceanica o le biocenosi del circalitorale con
concrezionamento biologico”.
Realizzazione di attività di censimento e monitoraggio delle popolazioni di vegetali ed animali marini per
l’accertamento e l’aggiornamento continuo dei dati relativi alla consistenza, alla distribuzione e alla
localizzazione dei siti critici in fasi vitali del ciclo biologico delle diverse specie
1. AZIONI SPECIFICHE: TUTELA DELLE BIOCENOSI BENTONICHE
2. Approfondimento delle indagini sulla presenza e distribuzione delle biocenosi bentoniche e delle specie marine,
loro cartografia mediante SIT.
3. Creazione di campi boa per l’ancoraggio e l’ormeggio di imbarcazioni in aree non portuali.
4. Attività di tutela attiva e passiva delle praterie di Posidonia.
5. Monitoraggio delle misure di protezione
6. Controllo e/o riduzione di popolamenti di specie alloctone come Caulerpa racemosa e Caulerpa taxifolia
In merito a specifiche azioni di tutela delle acque marine, facendo seguito ad alcune testimonianze
storiche acquisite da interviste e conversazioni intercorse con attori locali emerge un evidente
impoverimento della biodiversità a livello locale a fronte di un crescente impatto antropico con
scomparsa di specie iconiche del Mediterraneo (e.g. Hippocampus hippocampus) conseguente ad una
compromissione della naturalità del luogo, inevitabilmente alterato dai manufatti di epoca più recente
e dalla frequentazione massiva con cadenza stagionale nell’area in questione.
AZIONI SPECIFICHE: TUTELA DELLE ACQUE MARINE
mantenimento e/o riqualificazione, dal punto di vista fisico-chimico-biologico e batteriologico, delle acque
marine
interventi per monitorare il grado di torbidità, la concentrazione di nutrienti, la presenza di metalli pesanti
potenzialmente tossici, di inquinanti organici e di microrganismi patogeni.
Particolare attenzione deve essere posta per le misure di controllo da attuarsi in prossimità dei siti di scarico di
acque reflue, dei porti, degli impianti di acquicoltura.
Rafforzamento nei porti dei sistemi di raccolta e trattamento dei rifiuti e delle acque di sentina o di scarico delle
imbarcazioni
In quanto all’individuazione di misure di mitigazione per contenere gli impatti conseguenti alla
fruizione turistica si propone una regolamentazione più stringente in merito all’utilizzo di
imbarcazioni consone e con il minore impatto ambientale possibile da parte del diving locale, una
gestione dei pasti all’interno della struttura che minimizzi lo spreco di cibo giornaliero fornendo una
scelta tra poche pietanze individuate utilizzando risorse locali o comunque tracciabili e raccogliendo
anticipatamente le preferenze da parte degli ospiti (SDG 2), l’individuazione di misure di fruizione
dell’ambiente marino guidate da personale effettivamente specializzato e qualificato in grado di
fornire linee guida ai subacquei e snorkelisti fornendo un contributo concreto nell’acquisizione di dati
utili per eventuali interventi di gestione delle risorse e di restauro di habitat già degradati o identificati
come vulnerabili (sensu Dir. 92/43/CEE; SDG 6.6).
Per quanto attiene la possibilità di implementare la formazione dei subacquei garantendo una
formazione migliore e lo sviluppo di competenze anche negli ospiti non subacquei sui temi della
tutela ambientale e della sostenibilità in termini di ricettività e servizi alberghieri (SDG 4) si rimanda
al contributo personale della Tourist Expert e collega F. Bocciolini allegato di seguito.
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“ANALISI OFFERTA TURISTICA ISOLA D'ELBA E SUGGERIMENTI”
Contributo a cura di Francesca Bocciolini
Dal 9 giugno 2022 al 30 giugno 2022 ho collaborato come Tour Expert dell'azienda Nausdream con
il resort Th Ortano, sito all'Isola d'Elba. Il villaggio ha circa 500 camere per quanto riguarda la
zona hotel, villette private e zona residence per lo più occupata da turisti tedeschi. Nel periodo in cui
ho lavorato come figura esterna presso il resort,, la clientela era per lo più composta da famiglie e
persone anziane quindi ho riscontrato diverse difficoltà nella vendita, anche per la zona marginale
che mi era stata assegnata come desk escursioni . Il mio lavoro si è svolto prettamente presso l'ufficio
escursioni posizionato accanto alla zona occupata dallo staff dell'animazione e in giro per il resort.
Fin dall'inizio ho riscontrato una carenza di comunicazione tra la Nausdream e lo staff e ho dovuto
risolvere dei problemi che non erano di competenza della mia figura professionale. Per quanto
riguarda la vendita dei pacchetti, ho notato che le offerte di escursioni sono per lo più “standard”
senza conoscere particolarmente il territorio dell'Isola d'Elba. L'escursione più venduta è risultata
essere quella della mezza giornata alla Baia di Porto Azzurro, con partenza direttamente dalla
spiaggia del resort. Qualche persona mi ha chiesto anche delle escursioni in e-bike e dell'intera
giornata alle spiagge di Cavoli e Fetovaiq, ma purtroppo essendoci un numero minimo di
partecipanti non ho raggiunto la quota delle iscrizioni. Ho notato che la clientela del resort sarebbe
molto più interessata al lato naturalistico dell'isola, perchè per esempio l'escursione a Portoferraio
con la visita alla Villa dei Mulini dove ha soggiornato Napoleone è organizzabile anche
privatamente. Un suggerimento potrebbe essere inviare un collaboratore Nausdream nei mesi
invernali per vedere l'effettiva offerta del luogo dal punto di vista delle escursioni, e poter così
proporre una lista che risponde ai gusti dei clienti. Il grosso scoglio che ho riscontrato è stato il
numero minimo di partecipanti. Al di là di strategie di marketing che comprendo, visto anche i costi
sostenuti per i fornitori, una buona idea potrebbe essere proporre direttamente delle offerte “tailor
made”. Ho avuto molto più interesse da parte di chi mi chiedeva informazioni proponendo questa
soluzione, piuttosto che per i pacchetti offerti. Una proposta che manca totalmente per quanto
riguarda le escursioni è quella relativa alle altre isole dell'Arcipelago Toscano ricadenti nella
Riserva della Biosfera. Con la Dott.ssa Martina Gaglioti, con la quale ho collaborato per
l'organizzazione delle escursioni in gommone a cura del diving, avevamo programmato alcune
attività inerenti a questa tematica. Secondo me potrebbe essere una buona idea potersi avvalere della
collaborazione da parte della ditta “Nausdream” di figure professionali come quella della Dott.ssa
Gaglioti, per poter proporre pacchetti che comprendano la visita sia dell'Arcipelago Toscano con
riferimento a nozioni specifiche sulla Riserva della Biosfera.
Ho avuto una splendida esperienza sia professionale che personale con la Dott.ssa Gaglioti e penso
che sia una professionista seria, preparata e che fa il suo lavoro con passione e molta competenza.
Con il resto dello staff ho riscontrato un certo “attrito”, clima riconducibile secondo me alla poca
comunicazione che c'è tra i vari reparti. Ho collaborato con lo staff dell'animazione per quanto
riguarda l'accoglienza del sabato, giorno degli arrivi settimanali al resort . Ho riscontrato poca
professionalità e poca esperienza in questa mansione, ovviamente perchè non è il loro campo.
Per quanto riguarda la mia precisa mansione, credo che da parte di Nausdream sia sbagliato voler
approcciare il cliente appena arrivato dopo (spesso e volentieri) un viaggio molto lungo. Qui entra
in gioco di nuovo lo staff del TH Ortano, perchè non viene data nessuna indicazione circa i servizi
presenti all'interno della struttura. Ho trovato tutto un po' improvvisato da questo punto di vista,
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senza informazioni precise da dare ai clienti. Per quanto riguarda il servizio ristorazione, i pasti si
svolgono presso la sala attigua alla hall dell'albergo. Lo staff di cucina e di sala è molto preparato,
cordiale e gentile. Il servizio si svolge sia a buffet che distribuito direttamente dallo staff in 2
postazioni distinte per i primi e secondi piatti. Sia che a pranzo che a cena l'offerta era di due primi
e due secondi. Penso che da questo punto di vista entri in gioco un discorso più profondo e serio
circa gli sprechi alimentari. Credo che le quantità di cibo cucinato siano in quantità maggiore
rispetto agli effettivi avventori. Da questo punto di vista bisogna considerare che i clienti che
effettivamente frequentano la sala è esclusivamente quella della zona hotel, perché al 90% gli ospiti
delle villette e del residence hanno pacchetti diversi. Infatti all'interno del resort è presente anche un
ristorante-pizzeria, ma per assurdo lo spreco si raddoppi. È capitato spesso che nel termine di due
giorni consecutivi sia stato proposto lo stesso menù, sintomo che le materie prime non erano state
consumate nei turni precedenti.
In conclusione posso dire che dal punto di vista professionale e personale non è stata molto positiva
come esperienza, però comunque mi è servita per crescere. Ripeto che la parte che ho maggiormente
apprezzato del mio soggiorno è stata la collaborazione con la Dott.ssa Gaglioti, per i motivi già
citati.
BIBLIOGRAFIA
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Systems.
Caruana, S., & Sultana, T. (2021). Exploring Scuba Diving Tourism Sector in Malta and Its Sustainable Impact on the
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RINGRAZIAMENTI & DISCLAIMER
Il presente contributo nasce da un’iniziativa di carattere personale che esula dai termini contrattuali del contributo
professionale prestato nel periodo di permanenza presso la struttura. Tuttavia, alla luce di quanto direttamente
riscontrato e mettendo a frutto esperienze pregresse e competenze tecnico-scientifiche precedentemente acquisite si è
ritenuto doveroso da un punto di vista morale fornire un ulteriore contributo anche in questo senso. Si ringrazia: la
Direzione del TH Ortano per l’accoglienza, SSI (Scuba Schools International) come didattica di appoggio, la A.S.D. Karibu
Diving & Travel per il supporto logistico e operativo fornito, A.A. per l’assistenza da Divemaster, gli allievi brevettati e i
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clienti della struttura coinvolti nelle attività sopra menzionate come attori diretti e i coautori fonte d’ispirazione e
motivazione per azioni e approfondimenti ulteriori.
Qualunque informazione e dato fornito in questo resoconto sono da intendersi come risultato di rielaborazione personale
e come tali sono sottoposti a vincoli di diritto d’autore risultando proprietà esclusiva e riservata del titolare e/o dei suoi
aventi causa e/o di terzi soggetti ove indicati, e salvo diversi accordi opportunamente formalizzati sono protetti dalle
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Article
Full-text available
In the last two decades, coral reefs have become popular among recreational divers, especially inside marine protected areas. However, the impact caused by divers on benthic organisms may be contributing to the degradation of coral reefs. We analyzed the behavior of 142 scuba divers in the Abrolhos National Marine Park, Brazil. We tested the effect of diver profile, reef type, use of additional equipment, timing, and group size on diver behavior and their contacts with benthic organisms. Eighty-eight percent of divers contacted benthic organism at least once, with an average of eight touches and one damage per dive. No significant differences in contacts were verified among gender, group size, or experience level. Artificial reef received a higher rate of contact than pinnacle and fringe reefs. Specialist photographers and sidemount users had the highest rates, while non-users of additional equipment and mini camera users had the lowest contact rates. The majority of contacts were incidental and the highest rates occurred in the beginning of a dive. Our findings highlight the need of management actions, such as the provision of pre-dive briefing including ecological aspects of corals and beginning dives over sand bottoms or places with low coral abundance. Gathering data on diver behavior provides managers with information that can be used for tourism management.
Article
Full-text available
While dive tourism enjoys continued growth worldwide, concern exists that it is contributing to the degradation of coral communities, biologically and aesthetically. This study examined the effect of SCUBA diver contacts with coral and other substrates. Ninety-three percent of divers made contact with substrata during a 10-minute observation period with an average of 97 contacts per hour of diving. Two-thirds of the divers caused some coral damage by breaking fragments from fragile coral forms with an average of 19 breakages per hour of diving. Fin damage was the major type of damage. Underwater photographers caused less damage per contact than non-photographers; as did male divers, compared with females. Diver-induced damage decreases with increasing number of logged dives and attendance at pre-dive briefings. Park managers can help reduce impact by identifying and directing use to sites that are resistant to damage, matching diver competence and site preferences, and alerting operators to dive conditions. Minimising impact requires dive operators to be proactive in promoting minimal impact diving behaviour. This includes selecting sites that match diver expectations and experience, and providing pre-dive briefings in the context of diver activities and physical capacity, and site susceptibility to impact and current strength.
Article
Global demand for SCUBA diving activities in coastal areas continues to grow. Academic research has acknowledged that SCUBA diving can have ecological impacts. To understand the current state of knowledge this study applied the systematic quantitative literature review method (SQLR) to determine what evidence is available on ecological impacts from recreational SCUBA diving. In total 69 research articles about ecological impacts of SCUBA diving were analysed. This paper explored research trends, geographical distribution of research articles, nature of impact and management recommendations for future practice. The research found that SCUBA diving impacted through diver contact with coral reefs caused breakage, fragmentation and led to disease. 10 coral varieties were identified as impacted including some listed as (critically) endangered or vulnerable by the IUCN. Impacts can be minimized using non-regulatory and regulatory management strategies. We present a novel framework that connects diver characteristics with coral reef impacts and discuss how to apply this framework and guide future studies in this area of SCUBA diving research.
Book
This book provides an original review of Ocean Literacy as a component of public policy in Europe and beyond. The impact of the ocean on human activities is one of the most significant environmental issues facing humanity. By offering valuable insights into the interrelationships between geography, environment, marine science and education, the book explores key issues relating to the future of our planet and the way people respond to them. This volume discusses concepts concerning citizenship education and co-creation and the role of public policy and different international initiatives in raising awareness and mitigating the effects of over-use and misuse of valuable resources. A range of innovative projects are presented and evaluated from the local to national and global levels.This book advances knowledge and provides a picture of these advances, presents the issues and challenges, including the important role that geography education and geographical awareness could play in advancing the case for Ocean Literacy. This crossdisciplinary book appeals to students and scientists as well as professionals and practitioners in geography, environmental and marine sciences, international policy and many related fields.
Chapter
Scuba diving is not only a sport, but a niche sector contributing to Malta’s tourism product. During 2018, 4.9% of all inbound tourists were motivated to visit Malta by scuba diving, whereas if one includes those who decided to try it during their stay, the figure goes to 6.5%, which in numeric terms translates to a total of almost 170,000 people. This entails the use of marine environment which outlines the issue of sustainability. Therefore, the scope of this study is to examine legislation and its enforcement in relation to scuba diving but also other sectors ‘competing’ within the marine environment such as fishing and vessel anchoring. A qualitative approach was adopted, where interviews were held with the key stakeholders within the sector. Secondary research was also carried out, in particular documentary analysis of all the legislation that may in one way or another affect the scuba diving sector. A key document was a master plan for the diving industry that was conceived in 2011 and still in the process of implementation. The findings suggest that more laws are needed especially regarding protection of the marine environment upon which the industry depends. However, many of the stakeholders interviewed see the enforcement of existing marine-related legislation as insufficient. They pointed out the lack of coordination between the different bodies entrusted with different aspects of marine law enforcement. A solution would be to have one body with representatives from all the agencies to ensure better coordination of enforcement efforts.
Article
SCUBA divers make a range of accidental and intentional contacts with the benthos during each reef visit. Reefs with high levels of diving tourism can be subjected to major impacts. Whilst strategies currently exist to reduce diver contacts, including pre-dive briefing and carrying-capacity approaches, significant impacts still occur. This study tested the effectiveness of Low-Impact Diver (LID) training on 183 certified SCUBA divers. The aim was to assess if specific training could provide divers with the skill base to avoid, or significantly reduce, contact with the reef, regardless of certification or experience level. Students completed a single pre-training dive, in which a set of tasks was completed to the best of their current ability and which could be used as a baseline for comparison with a similar post-course completion dive. Regardless of an individual diver's certification, or experience level, LID training was shown to significantly reduce contact with the benthos during subsequent dives. This study demonstrated a clear deficiency in current entry-level diver training standards and shows that divers from all experience levels are capable of learning and applying LID techniques. This study presents evidence that LID techniques provide a viable ecotourism management strategy to reduce diver impacts globally. ARTICLE HISTORY
Article
Scuba diving is a growing industry as a form of ‘nature tourism’ allowing enjoyment of the beauty of coral reef ecosystems. However, as the recreational diver population has increased, diving activities in some heavily dived sites have caused negative ecological impacts, with divers unintentionally contacting live corals and causing physical damage. In this research, we investigated the rate of divers' contacts and physical damage by observing divers' underwater behavior in Okinawa, Japan, and tested the effectiveness of pre-dive briefings as a mitigation measure. Of 105 divers observed, 7% contacted the live coral cover and caused skeletal breakage, and 91% made contact at least once but did not cause visible damage. The average contact frequency of the divers during 30 min of dive time was 0.53 times/min. The contact frequency of the divers decreased significantly after they listened to an environmental briefing among the divers who could maintain neutral buoyancy, but not in the divers who could not. This study suggests that buoyancy control training for divers may also be important for coral reef conservation in addition to environmental education.
Implementing Operational Ocean Monitoring and Forecasting Systems
  • E Alvarez Fanjul
  • S A Ciliberti
  • P Bahurel
Alvarez Fanjul, E., Ciliberti, S. A., & Bahurel, P. (2022). Implementing Operational Ocean Monitoring and Forecasting Systems.