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SPRINt
Strategie integrate per la
Prevenzione e il monitoraggio
del Rischio Incendi e la
sensibilizzazione delle comunità
Soggetto Responsabile:
Centro di Geomorfologia
Integrata per l’Area del
Mediterraneo
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Finanziatore
Fondazione Con il Sud
Titolo del Progetto
SPRINt (Strategie integrate per la Prevenzione
e il monitoraggio del Rischio di Incendi e la
sensibilizzazione delle comunità)
Durata
Marzo 2019 - Giugno 2022
Sito del Progetto
https://sprint.cgiam.org/
Responsabile tecnico-scientico
Giuseppe Mancino (CGIAM)
Coordinamento amministrativo-nanziario
Maria Lucia Trivigno (CGIAM)
Partner di Progetto
Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del
Mediterraneo (CGIAM)
Dipartimento delle Culture Europee e del
Mediterraneo dell’Università della Basilicata
(DICEM)
Fondazione Ambiente Ricerca Basilicata (FARBAS)
Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri
Lagonegrese (PNAL)
Blog: https://www.esperienzeconilsud.it/sprint/
4 5
1. Il Progetto SPRINt
a) Il problema degli incendi boschivi
Il fuoco rappresenta attualmente la più grave minaccia per le foreste e le aree boschive
dell’Europa meridionale (Francia mediterranea, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna).
Attualmente, l’85 % delle aree bruciate in Europa è localizzata nell’Europa meridionale a
causa delle condizioni meteorologiche maggiormente predisponenti al rischio di incendio.
Nel 2017, in Portogallo circa mezzo milione di ettari di terra sono stati percorsi dal fuoco,
causando 118 morti, tra i civili e il personale preposto allo spegnimento. Nel 2018, la Grecia
ha subito 102 morti a causa degli incendi. L’analisi dei dati a livello europeo inoltre mostra
come negli ultimi anni anche paesi non tradizionalmente considerati soggetti al rischio
di incendi (Svezia, Norvegia) sono stati fortemente colpiti. Anche il regime degli incendi,
analizzando i dati 2019 e 2020, pare stia mutando con l’allungamento della stagione
degli incendi e la precocità di inizio della stessa. Le cause sono complesse e articolate
e possono ricondursi ai cambiamenti climatici ma anche a sostanziali mutamenti nella
struttura sociale, come l’abbandono delle terre rurali, l’espansione urbana, le variazioni
nei comportamenti umani relativi alla gestione delle terre e alle attività turistico-ricreative.
Nonostante gli sforzi profusi negli ultimi decenni, gli incendi boschivi continuano a
rappresentare una minaccia per gli ecosistemi, le infrastrutture e, in ultima analisi, le
comunità che vivono in ambienti rurali a causa dei sempre più frequenti fuochi di interfaccia.
Per rispondere a queste tendenze, prioritaria dovrebbe essere una maggiore comprensione
del fenomeno degli incendi boschivi e delle cause che, nelle varie aree geograche, lo
determinano in maniera tale da mettere in atto pratiche di prevenzione in grado di
contrastare più ecacemente il fenomeno e/o ridurne gli effetti dannosi. L’analisi accurata
del fenomeno, in denitiva, consentirebbe di ottimizzare metodi, mezzi, strumenti e risorse
umane per rendere i paesaggi, in una visione integrata, maggiormente resistenti e resilienti
agli incendi e le comunità locali, attraverso educazione e sensibilizzazione, più preparate
per far fronte ai rischi che ne derivano.
Il progetto SPRINt (Strategie integrate per la Prevenzione e il monitoraggio del Rischio
Incendi e la sensibilizzazione delle comunità) si inserisce in questo contesto, in quanto mira
da una parte alla conoscenza molto approfondita del fenomeno in un’area di particolare
valenza ambientale, sviluppando metodi di monitoraggio del fenomeno e messa a punto
di strumenti per la gestione ottimale del territorio allo scopo di contrastare un fenomeno
così deleterio per l’ambiente e la vita umana. D’altro canto, attraverso campagne di
sensibilizzazione delle comunità locali e di training dei vari soggetti coinvolti nella lotta
antincendio, il Progetto ha mirato a rafforzare quella fase importante della lotta AIB che è
rappresentata dalla prevenzione.
SPRINt, progetto nanziato da Fondazione Con il Sud nell’ambito del Bando Ambiente
2018, ha visto coinvolti diversi partner con competenze multisettoriali nel corso della sua
durata triennale. Il Soggetto Capola, che ha avuto il coordinamento tecnico-scientico
e amministrativo-nanziario, è stato il Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del
Mediterraneo (CGIAM). Il Centro è stato aancato da Dipartimento delle Culture Europee
e del Mediterraneo dell’Università della Basilicata (DICEM), che ha coadiuvato il CGIAM
nella messa a punto di una metodologia per l’individuazione delle aree percorse dal fuoco,
e dalla Fondazione Ambiente Ricerca Basilicata (FARBAS) che si è occupata degli aspetti
relativi alla formazione, informazione e comunicazione. Inne, altro partner di progetto
è stato il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese (PNAL), che ha
rappresentato l’area di studio di SPRINt rendendone disponibili i dati in suo possesso e
fornendo preziose informazioni sul territorio di competenza.
S
P
R
I
N
t
6 7
b) Obiettivi del Progetto
Il Progetto SPRINt, avviato a marzo 2019, ha avuto quale obiettivo generale la denizione di
una metodologia di monitoraggio del territorio, in particolare delle aree protette, in relazione
ai rischi legati agli incendi boschivi, relativamente a basso costo ed esportabile in altri
contesti territoriali. La conoscenza approfondita del fenomeno ha avuto, o avrà nel futuro,
ricadute sulla sicurezza e conservazione dei servizi ecosistemici, sulla consapevolezza e sul
coinvolgimento delle comunità locali, e su una più adeguata formazione di tutti gli addetti
alla protezione dell’ambiente.
Le attività implementate al ne di perseguire l’obiettivo generale di progetto sono state
volte alla denizione di una metodologia integrata, innovativa, esportabile e low cost che ha
consentito:
Denizione di una metodologia automatica di individuazione delle aree percorse dal
fuoco tramite elaborazione di immagini da satellite;
I principali output del Progetto possono, dunque, così riassumersi:
Redazione di mappe della severità del danno (burn severity) delle aree percorse da
incendio e loro capacità di resilienza (restauro naturale) in seguito al passaggio del
fuoco;
Redazione di mappe relative al comportamento del fuoco (Carta dei modelli di
combustibile, Carta dell’Intensità lineare, Carta della velocità di avanzamento
del fuoco, Carta degli impatti attesi, ecc.) e alle Modalità di intervento in funzione
dell’energia emessa dal fronte di amma;
Sviluppo di un’applicazione smartphone per l’avvistamento di incendi boschivi, utile
sia in fase di lotta attiva per la segnalazione degli incendi sia per la sensibilizzazione
degli stakeholder e la formazione dei volontari coinvolti nella lotta AIB.
l’individuazione, attraverso l’utilizzo di open data satellitari di ultima generazione, le
aree percorse da incendio e le loro caratteristiche legate alla severità del danno e alla
capacità di resilienza in funzione della tipologia vegetazionale interessata.
a )
1 )
2 )
Redazione di mappe relative al Rischio di Incendio (Rischio di incendio, Pericolosità,
Vulnerabilità, Gravità, ecc.).
3 )
4 )
5 )
la realizzazione di una serie di strati informativi territoriali relativi al rischio di incendio,
messi a punto con metodologie ranate di integrazione di dati (anche telerilevati da
satellite) e susseguente validazione dei risultati nali.
b )
la predisposizione di linee guida per l’aggiornamento dei piani AIB denite ai sensi
dell’art.3 della Legge 353/2000;
c )
la realizzazione di un’applicazione smartphone per l’avvistamento di incendi, quale
strumento operativo utile in fase di programmazione delle attività di previsione,
prevenzione, monitoraggio e lotta attiva contro gli incendi boschivi;
d )
la messa a punto di una campagna di comunicazione attraverso attività di formazione
e informazione rivolta ai volontari di protezione civile, alle comunità locali e ai diversi
stakeholder coinvolti nella tematica degli incendi boschivi (personale tecnico dei
diversi Enti).
e )
8 9
c) L’area di indagine
L’area di indagine è stata il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese
che ha una estensione di ca. 69.000 ha e interessa 29 comuni che rientrano, per la maggior
parte, solo parzialmente all’interno dei conni dell’area protetta. Il Parco Nazionale è costituito
da un mosaico di ambienti naturali la cui valenza è testimoniata dalla presenza di 12 Siti
di Importanza Comunitaria (SIC), di 2 Zone a Protezione Speciale (ZPS), di riserve naturali
regionali e di aree soggette a Piano Paesistico.
In una prima fase, l’analisi si era concentrata su questa area di indagine; approfondimenti
successivi, però, sulle aree percorse da incendio, hanno evidenziato l’esiguità degli eventi
incendiari, sia in termini di numerosità che di area percorsa dal fuoco, in area parco.
Per una più congrua ed eciente analisi si è dunque optato sulla estensione dell’area di
indagine, ricomprendendo le intere superci comunali dei comuni che rientrano, anche solo
parzialmente, all’interno dei conni del Parco. La scelta è stata dettata dall’attenta analisi
delle superci percorse dal fuoco che ha messo in evidenza la presenza di incendi numerosi
e di supercie elevata nelle aree, soprattutto nella parte meridionale, appena al di fuori del
limite dell’area protetta.
L’estensione dell’area di indagine (ca. 190.000 ha) ha inoltre il vantaggio di fornire una
informazione territoriale rilevante per tutti i 29 i comuni interessati che hanno così a
disposizione uno strumento pianicatorio importante per le decisioni di allocazione delle
risorse in tema di protezione ambientale.
L’analisi delle aree percorse dal fuoco è stata condotta utilizzando i dati RSDI 2005-2018
(Fig. 1), dai quali si evince che gli anni più gravosi, in termini di numerosità degli eventi e di
estensione delle superci percorse dal fuoco sono stati il 2007, il 2008, il 2017 e, inne, il
2011. Analizzando le tipologie di superci percorse dal fuoco, si evidenzia che le superci a
bosco sono state quelle generalmente più colpite.
Fig. 1 – Regime degli incendi nell’area di studio
10 11
2. Metodologia per l’individuazione delle
aree percorse da incendio
a) Utilizzo dei dati satellitari
L’individuazione delle aree percorse da incendio è sempre una operazione onerosa e
spesso incerta. L’incertezza deriva dalla oggettiva dicoltà di rilevare a terra i segni”
del fuoco e dal fatto che sovente i sopralluoghi vengono effettuati diverso tempo dopo
il vericarsi dell’evento, quando ormai molte evidenze del passaggio del fuoco possono
essere sparite.
L’analisi da satellite, consentendo di elaborare mappe delle aree percorse in tempi
immediatamente successivi all’evento, coadiuva molto nella individuazione più precisa del
perimetro dell’area percorsa, oltre a consentire una visione sinottica dell’intero territorio.
La disponibilità, inoltre, delle immagini telerilevate da satellite, delle missioni più recenti o
di storica rilevanza (Landsat, Copernicus, Prisma, ecc.) nel campo ottico, in forma gratuita
consente di abbattere fortemente i costi di queste elaborazioni.
Per SPRINt, allo scopo di rilevare le aree percorse, sono state testate le immagini derivanti
dalla missione Landsat, in modo particolare Landsat 8 OLI e Sentinel-2 (g. 2) dalla
missione Copernicus. Si tratta di immagini ottiche, multispettrali, in vari range dello spettro
elettromagnetico e con diversa risoluzione spaziale (g. 3).
Una analisi preliminare, basata sulle anomalie (separability index), utilizzando diversi
Indici di Vegetazione (NDVI, NBR, NBR2, BAI, ecc.) derivanti dalla combinazione di bande
diverse, ha portato ad individuare che le immagini maggiormente performanti per la
detection delle aree percorse sono quelle Landsat OLI. Anche l’analisi preliminare basata
su VI-differencing (differenza pre- e post- evento tra Indici di Vegetazione) ha confermato
la migliore capacità interpretativa di Landsat 8 OLI rispetto a Sentinel-2, sebbene anche i
risultati di questa ultima missione sono, specialmente per alcuni VI, confortanti.
L’Indice di Vegetazione, inoltre, che ha fornito i risultati migliori (e per entrambi i satelliti) è
NBR2, sebbene anche NBR, RBR e NDVI hanno fornito, per l’area in esame, buoni risultati.
La metodologia nale, dunque, ha previsto l’utilizzo delle immagini Landsat 8 OLI, e l’indice
NBR2 per l’individuazione delle aree percorse da incendio.
L’analisi consente di affermare che:
-
-
-
-
il fenomeno degli incendi, pur presente nell’area del Parco, è sucientemente
contenuto, con valori, in termini di numerosità, più bassi rispetto alla media regionale
e con un trend, a partire dall’ultimo decennio, decisamente decrescente;
la supercie media dei vari eventi calamitosi è decisamente contenuta a testimonianza
del fatto che il sistema di lotta attiva, all’interno dell’area di interesse, risulta essere
eciente;
le aree maggiormente colpite dal fenomeno sono esterne al Parco ma in immediata
contiguità delle stesse, interessando comunque i comuni che rientrano parzialmente
in area Parco;
la distribuzione mensile degli incendi evidenzia un trend stagionale tipico delle regioni
dell’Italia meridionale e delle aree del bacino del Mediterraneo, con picchi molto
elevati nella stagione estiva. Il mese che presenta il numero maggiore di eventi è
agosto, mentre è da rilevare che il mese di settembre risulta, nell’area di interesse,
maggiormente rischioso rispetto al mese di luglio. Ciò è da mettere in relazione,
probabilmente, sia con le condizioni di stress della vegetazione che con pratiche
agro-silvo-pastorali non idonee.
Parco Nazionale Appennino Lucano
Val d’Agri Lagonegrese
12 13
Fig. 2 – Immagini Sentinel-2 (a sinistra) all’infrarosso e Landsat 8 OLI (a destra) in
composizione vero colore
Tabella 1 – Indici di Vegetazione utilizzati per l’individuazione delle aree percorse
Fig. 3 - Differenze, in termini di bande, ampiezza di banda e risoluzione geometrica tra il
Landsat-8 OLI e Sentinel-2
b) Metodologia per l’individuazione delle aree
percorse
La metodologia adottata nel progetto SPRINt, dopo aver confrontato diversi approcci di
change detection, è riconducibile a quella che viene chiamata VI-differencing (Vegetation
Index Differencing) che si basa sulla valutazione delle immagini da satellite (nel caso
specico, Landsat 8 OLI) prima e dopo l’evento. L’approccio innovativo della procedura
messa a punto nel progetto è stato quello di valutare non il singolo evento incendiario
bensì tutti gli incendi ricadenti nell’ampia area di interesse in step temporali (es. 15 giorni
o 1 mese) in funzione della disponibilità di immagini da satellite di buona qualità e scarsa
copertura nuvolosa. In questo modo è suciente elaborare poche immagini (es. 1 al mese)
nel periodo di massima incidenza degli incendi (che nei nostri ambienti è tipicamente quello
estivo) per ricomprendere e perimetrare la stragrande maggioranza delle aree percorse dal
fuoco. L’approccio si è dimostrato valido e funzionale agli obiettivi preposti, che erano quelli
di elaborare una procedura eciente e low cost, in termini di impiego di risorse umane e
acquisizione dei dati di input.
La metodologia VI-differencing, come accennato, si basa sull’analisi degli Indici di Vegetazione
prima e dopo l’evento incendiario, valutando le differenze dei valori dell’indice tra le due
immagini. Il problema, dunque, risiede nella individuazione della soglia ottimale (optimal
threshold), che riesca a discriminare gli incendi dagli altri disturbi. Si è dunque individuata,
per iterazione e attraverso una valutazione statistica, la soglia ottimale che consente da
una parte di individuare in maniera eciente il perimetro delle aree percorse e dall’altra di
eliminare i disturbi (falsi positivi) dovuti a fattori esogeni. Pur avendo, in fase preliminare,
individuato quale fosse l’indice di vegetazione più performante, sono stati sottoposti a
valutazione gli indici che, da letteratura scientica, vengono generalmente utilizzati per
l’individuazione delle aree percorse dal fuoco (tabella 1)
Tabella 1 Indici di Vegetazione utilizzati per l’individuazione delle aree percorse
Indice
Formula
Autore
NDVI
(NIR Red) / (NIR + Red)
Rouse et al., 1974
BAI
1 / ((0.1 - Red)2 + (0.06 - NIR)2)
Martin Pilar & Chuvieco, 1998
NBR
(NIR − SWIR2) / (NIR + SWIR2)
Key & Benson, 1999
NBR2
(SWIR1 SWIR2) / (SWIR1 + SWIR2)
Key & Benson, 1999
MIRBI
10 * SWIR2 - 9.5 * SWIR1 + 2
Trigg & Flasse, 2001
NDMI
(NIR − SWIR1) / (NIR + SWIR1)
Wilson & Sader, 2002
RBR
(NBR
prefire
- NBR
postfire
) / (NBR
prefire
+ 1.001)
Park et al., 2014
Tabella di Figura 17
Tabella 2 Superfici assolute e percentuali dei Modelli di combustili presenti nellarea di
indagine
Modello di combustibile
Superficie %
0
Nessuno
1.6
1
Pascolo a struttura fine
7.4
2
Pascolo arbustato
28.6
3
Pascolo a struttura grossolana
12.6
4
Cespugliame denso
2.3
5
Cespuglieti bassi
11.2
6
Cespuglieti a carico intermedio
0.3
8
Lettiera indecomposta o compattata
7.5
9
Lettiera di latifoglie poco compattata
28.5
Totale
100.0
Classi di vulnerabilità
Superficie (ha)
Superficie (%)
1 - Bassa
116770.20
60.4
2 - Media
66585.96
34.4
3 - Alta
10086.09
5.2
Totale
193442.30
100.0
14 15
L’indice di vegetazione che si è rivelato maggiormente idoneo è NBR2, sebbene anche
alcuni altri indici abbiamo mostrato una buona capacità interpretativa del fenomeno. La
metodologia non solo ha consentito di individuare i perimetri delle aree bruciate in maniera
eciente (g. 4a) ma anche di rilevare eventi del passato sfuggiti al rilevamento a terra (Fig.
4c) o di “correggere” le aree censite in maniera tradizionale (g. 4b e 4d).
a
Fig. 4 – Individuazione delle aree percorse dal fuoco
Fig. 5 – Individuazione della severità del danno
c) Metodologia per l’individuazione della severità
del danno
Il Progetto, oltre ad individuare le aree percorse da incendio, si è occupato della individuazione
della severità dei singoli eventi incendiari (burn severity). L’individuazione della severità del
danno è importante per la programmazione, da parte dei decisori politici e dei responsabili
tecnici dei vari Enti, delle operazioni di restauro, consentendo di individuare le aree, e le
tipologie vegetazionali, sulle quali intervenire prioritariamente. Dalla severità del danno con
cui sono investite le varie tipologie vegetali, inoltre, dipende la loro capacità di resilienza,
in termini di ripristino della quantità di biomassa e della congurazione strutturale prima
dell’evento disastroso.
L’indice adottato, ampiamente utilizzato in letteratura, è NBR (Normalized Burn Ratio) che
utilizza le informazioni spettrali nelle regioni dell’infrarosso.
La burn severity è dunque calcolata come differenza di NBR prima e dopo il passaggio del
fuoco e opportunamente riclassicata.
I risultati hanno mostrato, confrontando le mappe ottenute (g. 5) con le schede AIB degli
incendi, che il dato satellitare e l’Indice di Vegetazione prescelto sono ecienti nell’interpretare
il fenomeno oggetto di indagine.
b
c d
16 17
Una metodologia differente è stata testata utilizzando l’intero dataset Landsat a disposizione
(Landsat 5, Landsat 7 ETM+ e Landsat 8 OLI) e l’indice NBR (g. 7)
d) Individuazione della capacità di resilienza delle
aree percorse dal fuoco
Un aspetto fondamentale nell’analisi della problematica degli incendi boschivi è la capacità
delle diverse tipologie di uso investite, e in particolare dei soprassuoli forestali, di ripristinare
le condizioni ante-evento, vale a dire, in ultima analisi, della capacità di resilienza dei sistemi
ecologici interessati dal passaggio del fuoco. L’individuazione delle diverse risposte in
relazione al fuoco può fornire importanti indicazioni dal punto di vista operativo e della
programmazione degli interventi di ripristino e restauro delle aree incendiate. È possibile, in
ultima analisi, prevedere se su una determinata area percorsa dal fuoco, dopo gli interventi
di bonica, sia necessario e con quale tempistica intervenire per le operazioni di restauro.
L’analisi di recovery sulle aree percorse da incendio è stata analizzata tramite i trend di
NDVI. Si tratta di un indice di vegetazione, elaborato a partire da dati telerilevati e di cui si è
ampiamente detto nelle sezioni precedenti, in grado di individuare la quantità di tomassa
(biomassa vegetale) presente in una determinata area. Nel caso di un incendio, l’indice si
abbassa molto signicativamente, anche in relazione alla sua “severità”. Sono stati dunque
analizzati i valori di NDVI, nelle condizioni ante-evento e quelle immediatamente post-evento,
seguendo poi, il trend di NDVI negli anni successivi allo scopo di individuare le modalità e i
tempi di ripristino naturale (g. 6). La valutazione è stata condotta sia considerando il valore
medio di NDVI dell’intera area percorsa da incendio (indipendentemente dall’uso del suolo)
sia considerando macro-categorie omogenee di copertura del suolo, (boschi di latifoglie,
boschi di conifere, copertura arbustiva, copertura erbacea) che presentano comportamenti
diversi in ragione della capacità/velocità di restauro naturale.
L’individuazione, in denitiva, di un differenziato arco temporale necessario per il ripristino
naturale delle varie tipologie di uso del suolo fornisce utili indicazioni al decisore per
l’allocazione temporale delle risorse per l’attuazione degli strumenti pianicatori.
Fig. 6 – Capacità di
resilienza di un’area
percorsa dal fuoco
Fig. 7 – Capacità di restauro naturale utilizzando NBR elaborato sull’intero dataset Landsat
18 19
3. La redazione della Carta del Rischio e delle
Carte derivate
a) La Carta del Rischio e la validazione
La Carta del Rischio di Incendio è un elaborato fondamentale per il decisore politico al ne di
programmare l’allocazione delle risorse sul territorio in termini, soprattutto, di prevenzione
e previsione, e dunque per la redazione e l’aggiornamento dei Piani Antincendio. In ultima
analisi, i Piani annuali e pluriennali AIB si avvantaggeranno delle informazioni ottenute
in quanto la base metodologica da adottare per la formulazione dei suddetti strumenti
di pianicazione è quella di porsi come obiettivo, la riduzione delle superci percorse
dal fuoco, attraverso una serie di interventi specici ed economicamente accessibili, in
particolare nelle aree a maggior rischio di incendi. La realizzazione della Carta del Rischio,
è stata ottenuta calibrando, con apposite procedure, i fattori predisponenti per l’area
oggetto di studio allo scopo di rendere maggiormente performante l’analisi. I processi
di validazione inoltre hanno consentito di confermare la bontà dell’approccio complesso
(in termini di layer di input e di procedure di integrazione) utilizzato per la redazione della
Carta.
Per la redazione della Carta del Rischio si è fatto riferimento al “Manuale Tecnico di
Pianicazione Antincendi Boschivi dei Parchi Nazionali” del Ministero dell’Ambiente (Bertani
et al., 2016), approfondendo però l’analisi per l’area oggetto di studio sia in termini di dati di
input del modello relativi ai fattori predisponenti sia per le procedure di calibrazione.
Il rischio di incendio, dunque, può essere denito come la probabilità che un evento si
verichi non senza considerare gli impatti che questa, in funzione dell’intensità degli eventi,
ha sul capitale naturale e sociale. La probabilità è denita in funzione di una serie di fattori
predisponenti il rischio mentre la gravità viene denita in rapporto alla qualità intrinseca
degli ambienti che vengono interessati dagli incendi e dalla intensità degli stessi. Si è
dunque proceduto, in SPRINt, alla realizzazione di una carta del rischio che tiene conto
della predisposizione dei vari territori ad essere percorsi dal fuoco e a una serie di elaborati
cartograci che esprimono la potenziale gravità dei fenomeni incendiari.
Il diagramma di usso per la realizzazione della carta del rischio di incendio è riportato in
gura 8.
Altitudine
Pendenza
Esposizione
Topographic
Wetness Index
(TWI)
Distanza dalle
strade
Distanza dalle
infrastrutture
Indice di Bagnouls
e Gaussen (BGI)
Potenziale pirologico
NDWI
Vegetation Health
Index (VHI)
VALIDAZIONE
STRATI DEL CLIMA
STRATI DELLA
MORFOLOGIA
STRATI DELLA
VEGETAZIONE
STRATI DEI FATTORI
ANTROPICI
Procedura di calibrazione WOE
e individuazione delle classi Dati incendi 2005-2019
Pesatura dei singoli layer tramite
Weighted Multicriteria Analysis
Combinazione degli strati e
riclassificazione
CARTA DEL RISCHIO DI INCENDIO
Fig. 8 – Diagramma di usso per l’elaborazione della Carta del Rischio di Incendio
È possibile individuare come i fattori predisponenti presi in considerazione sono numerosi
e complessi, alcuni di recente acquisizione nella letteratura scientica per la redazione di
carte del rischio di incendio (es. TWI), altri, innovativi per queste applicazioni, che sfruttano i
dati telerilevati da satellite (es. NDWI, VHI) per fornire informazioni importanti sul contenuto
idrico della vegetazione e del reale stato di stress eco-siologico della stessa nel periodo
di massima pericolosità degli incendi per l’area in esame (giugno-settembre). Sono stati
implementati anche fattori di tipo antropico, sebbene questi ultimi siano risultati spesso
di dicile modellazione, in virtù della complessità del fenomeno degli incendi in relazione
soprattutto alle cause di tipo doloso. Per questa tipologia di incendi, infatti, il comportamento
umano sfugge sovente alla predisposizione stessa del territorio al vericarsi degli incendi.
Un elemento fondamentale della procedura messa a punto è che tutti i fattori predisponenti
(layer di input) sono stati calibrati per l’area in esame.
Fig. 9 – Dataset incendi
2005-2019 (a) e calibrazione
del layer “Altitudine (b)
20 21
Il risultato nale della procedura WOE ha portato ha portato alla classicazione, in classi di
rischio, di ognuno dei singoli strati di input e alla individuazione dell’importanza dei singoli
strati nella spiegazione del fenomeno di indagine.
I pesi derivanti da WOE hanno fornito indicazioni utili per la procedura nale di pesatura degli
strati, ottimizzandone la calibrazione per l’area in esame.
Per l’attribuzione nale dei pesi dei singoli strati si è utilizzata una procedura Analytic Hierarchy
Process (AHP), un metodo generale di valutazione che si basa su valori e su giudizi di singoli
esperti e di gruppi di essi, determinati in base a una struttura gerarchica multilivello. AHP,
dunque, appartiene ai Processi Decisionali Multicriteria, in cui la valutazione/decisione nale
dipende da una molteplicità di fattori/criteri (g. 10).
Fig. 10 – Procedura AHP per la pesatura dei fattori predisponenti
Inne i singoli layer sono stati integrati i in maniera tale da ottenere la carta nale del rischio
(g. 11):
Un ulteriore elemento
di pregio nella
redazione della Carta
del Rischio è stato il
fatto che essa è stata
sottoposta a procedure
di validazione. Infatti
“nella modellazione
di una previsione,
una componente
assolutamente
essenziale è quella
di effettuare una
validazione dei risultati
della previsione. Senza
un qualche tipo di
convalida, il modello
di previsione e la
mappa ottenuta sono
generalmente inutili e
non hanno quasi alcun
signicato tecnico o
scientifico (Chung
e Fabbri, 1993). Per
la validazione sono
state seguite varie
procedure che hanno
tutte mostrato la buona
capacità interpretativa
dell’elaborato nale.
In modo particolare, un
Fig. 11 – Carta del Rischio di Incendio
test molto utile per valutare la capacità predittiva di un modello è quello del prediction rate
curve” ampiamente impiegato per rischi ambientali in diversi settori. È possibile distinguere
tra la curva success rate e quella prevision rate. La prima si basa sul confronto tra la mappa
di rischio e l’intero dataset di eventi vericatisi nell’area di studio. Questa curva può essere
considerata come una misura del grado di adattamento del modello. La curva prevision
rate (g. 12) fornisce, invece, la convalida della previsione perché si basa sul confronto
tra la mappa di rischio ed un separato (spazialmente o temporalmente) dataset di incendi
boschivi.
22
La prediction rate curve può essere
realizzata over space e over
time”. Nel primo caso lo scopo è di
valutare la capacità previsionale del
modello nello spazio (l’intera area
di studio), qualora si tema possano
esserci differenti pattern spaziali.
Nel secondo caso la capacità
previsionale nel tempo, vale a
dire quanto il modello è adabile
nella previsione degli incendi futuri
(Chung e Fabbri, 2008).
La success rate curve mostra un
buon good-of-t, vale a dire una
buona capacità del modello di
spiegare il fenomeno degli incendi
boschivi nell’area di studio. La
curva, infatti, si discosta dalla
bisettrice evidenziando, dunque
un buon adattamento della Carta
del rischio alla realtà investigata
(numero e distribuzione degli
incendi). In termini numerici è
possibile esprimerlo con l’AUC
(Area Under Curve), più elevato è il
valore maggiormente performante
risulta essere il modello. LAUC è un
indice sintetico, dunque, in grado
di esprimere l’ “eciency” score del
modello. Nel caso specico l’AUC
= 0.76 che conferma la buona
capacità adattativa del modello,
considerando la peculiarità del
fenomeno degli incendi boschivi.
Fig. 12 – Procedura di validazione
23
Inne, a conferma della bontà dell’elaborato redatto si sono sovrapposti alla Carta del Rischio
i perimetri delle aree percorse relative all’anno 2020 (un dataset dunque indipendente) reso
disponibile successivamente alla data di elaborazione della Carta.
Dalla sovrapposizione del le vettoriale (g. 13), si evidenzia come gli incendi vericatisi nel
2020 ricadono quasi integralmente nelle classi di rischio più elevate, classi 4 (“rischio alto”)
e 5 e (“rischio molto alto”).
Fig. 13 – Perimetro degli incendi 2020 in sovrapposizione alla Carta del Rischio
24 25
b) La redazione delle Carte derivate (Carta della
Vulnerabilità, Carta dei Modelli di Combustibile,
Carta della Gravità)
Unitamente alla Carta del Rischio, che rappresenta l’elaborato fondamentale, sono state
redatte alcune carte importanti per la denizione di quanto gli eventi incendiari possano
risultare gravi in funzione della vulnerabilità degli ecosistemi e della loro valenza ambientale.
La Carta della Vulnerabilità (g. 14) dipende dalle caratteristiche intrinseche della vegetazione
in relazione soprattutto alle due aspetti fondamentali: la resistenza e la resilienza dei
popolamenti al passaggio del fuoco. La resistenza viene in genere valutata in funzione
degli adattamenti morfologici che la vegetazione ha adottato nel corso della evoluzione per
poter “resistere” al passaggio del fuoco, come ad esempio l’ispessimento della corteccia.
La resilienza si riferisce invece alla capacità di una determinata formazione vegetale di
rigenerarsi autonomamente, nel breve/medio periodo, senza la necessità di interventi esterni.
Per la sua redazione, dunque, si è proceduto alla attribuzione di punteggi alle varie classi
di uso del suolo adeguando le tipologie sionomico-strutturali delle cartograe locali alle
tipologie silvo-pastorali delle tabelle ministeriali.
Fig. 14 – Carta della Vulnerabilità
La Carta dei Modelli di Combustibile (g. 15 e g. 16, tabella 2) si è basata sulla classicazione
originaria di Rothermel (1972) che ha avuto una vastissima applicazione a livello globale e
utilizzata anche molto nei paesi del bacino del Mediterraneo. In base agli standard NFFL
(Northern Forest Fire Laboratory) i combustibili sono riconducibili a 13 modelli appartenenti
a 4 gruppi principali.
Per la redazione della Carta dei Combustibili, che rappresenta sempre un elaborato di input
fondamentale nei modelli di propagazione dell’incendio, si è proceduto incrociando i dati
della “Carta di Uso del Suolo” e della Carta Tree cover”. Quest’ultima rappresenta il grado
di copertura, espresso percentualmente, dei soprassuoli forestali ed è stata ottenuta dalla
elaborazione di dati telerilevati Sentinel-2.
Tabella 2 – Superci assolute e percentuali
dei Modelli di combustili presenti nell’area di
indagine
Fig. 15 – Carta dei Modelli di
Combustibile
Tabella 1 Indici di Vegetazione utilizzati per l’individuazione delle aree percorse
Indice
Formula
Autore
NDVI
(NIR Red) / (NIR + Red)
Rouse et al., 1974
BAI
1 / ((0.1 - Red)2 + (0.06 - NIR)2)
Martin Pilar & Chuvieco, 1998
NBR
(NIR SWIR2) / (NIR + SWIR2)
Key & Benson, 1999
NBR2
(SWIR1 SWIR2) / (SWIR1 + SWIR2)
Key & Benson, 1999
MIRBI
10 * SWIR2 - 9.5 * SWIR1 + 2
Trigg & Flasse, 2001
NDMI
(NIR SWIR1) / (NIR + SWIR1)
Wilson & Sader, 2002
RBR
(NBRprefire - NBRpostfire) / (NBRprefire + 1.001)
Park et al., 2014
Tabella di Figura 17
Tabella 2 Superfici assolute e percentuali dei Modelli di combustili presenti nellarea di
indagine
Modello di combustibile
n. pixel
Superficie %
0
Nessuno
306353
1.6
1
Pascolo a struttura fine
1463008
7.4
2
Pascolo arbustato
5613688
28.6
3
Pascolo a struttura grossolana
2480299
12.6
4
Cespugliame denso
455462
2.3
5
Cespuglieti bassi
2205529
11.2
6 Cespuglieti a carico intermedio 53960 0.3
8
Lettiera indecomposta o compattata
1470258
7.5
9
Lettiera di latifoglie poco compattata
5607990
28.5
Totale
19656547
100.0
Classi di vulnerabilità
Superficie (ha)
Superficie (%)
1 - Bassa
116770.20
60.4
2 - Media
66585.96
34.4
3 - Alta
10086.09
5.2
Totale
193442.30
100.0
Tabella 1 Indici di Vegetazione utilizzati per l’individuazione delle aree percorse
Indice
Formula
Autore
NDVI
(NIR Red) / (NIR + Red)
Rouse et al., 1974
BAI
1 / ((0.1 - Red)2 + (0.06 - NIR)2)
Martin Pilar & Chuvieco, 1998
NBR
(NIR SWIR2) / (NIR + SWIR2)
Key & Benson, 1999
NBR2
(SWIR1 SWIR2) / (SWIR1 + SWIR2)
Key & Benson, 1999
MIRBI
10 * SWIR2 - 9.5 * SWIR1 + 2
Trigg & Flasse, 2001
NDMI
(NIR SWIR1) / (NIR + SWIR1)
Wilson & Sader, 2002
RBR
(NBRprefire - NBRpostfire) / (NBRprefire + 1.001)
Park et al., 2014
Tabella di Figura 17
Tabella 2 Superfici assolute e percentuali dei Modelli di combustili presenti nellarea di
indagine
Modello di combustibile
n. pixel
Superficie %
0
Nessuno
306353
1.6
1
Pascolo a struttura fine
1463008
7.4
2
Pascolo arbustato
5613688
28.6
3
Pascolo a struttura grossolana
2480299
12.6
4
Cespugliame denso
455462
2.3
5
Cespuglieti bassi
2205529
11.2
6
Cespuglieti a carico intermedio
53960
0.3
8
Lettiera indecomposta o compattata
1470258
7.5
9
Lettiera di latifoglie poco compattata
5607990
28.5
Totale
19656547
100.0
Classi di vulnerabilità
Superficie (ha)
Superficie (%)
1 - Bassa
116770.20
60.4
2 - Media
66585.96
34.4
3 - Alta
10086.09
5.2
Totale
193442.30
100.0
26 27
MODELLO 2
(Macchia a lentisco con copertura <40%)
MODELLO 8
(Faggeta ad agrifoglio con copertura >70%)
MODELLO 4
(Boschi di leccio)
MODELLO 9
(Querceti con roverella prevalente, con
copertura >70%)
Fig. 16 – Alcuni Modelli di Combustibile presenti nell’area di studio
La Carta della Gravità esprime gli effetti indotti sugli ambienti investiti dal fuoco e, dunque,
delle alterazioni sulla complessità strutturale e funzionale degli ecosistemi. La Carta deriva
da operazioni di overlay di informazioni che attengono alla “qualità” dei vari ambienti presenti
nell’area di studio: Carta di uso del suolo e delle tipologie forestali, Carta della zonizzazione
del parco, Carta di SIC/ZSC e di RNS (Riserve Naturali Statali), Carta degli Habitat e delle
Specie Prioritarie (g. 17).
Fig. 17 – Carta della Gravità
Uso di Uso del Suolo e
dei Tipi forestali
Carta zonizzazione del
Parco
Carta dei SIC/ZPS e
RNS
Carta degli Habitat e
Specie prioritarie
28 29
4. Il comportamento del fuoco
a) Il comportamento del fuoco
È importante caratterizzare come un potenziale fuoco si comporterebbe in seguito alla
ignizione di un determinato combustibile. È così possibile valutare alcuni parametri
fondamentali (velocità di avanzamento del fuoco, altezza di amma, intensità lineare, ecc.)
allo scopo di valutare gli Impatti attesi e le modalità di spegnimento del fuoco. Questa
serie di informazioni risulta utile sia in fase di prevenzione perché fornisce indicazioni
importanti per la gestione dei fattori predisponenti (in modo particolare il combustibile)
sia in fase di lotta attiva per la determinazione dei mezzi necessari per lo spegnimento del
fuoco.
I modelli di simulazione del comportamento del fuoco non possono prescindere
(unitamente ad altri fattori del clima e della morfologia) dalla caratterizzazione della
tipologia di combustibile mediante la quale è possibile valutare parametri fondamentali
(velocità di avanzamento del fuoco, altezza di amma, intensità lineare, ecc.) per la
prevenzione, attraverso la gestione del combustibile, e la lotta attiva agli incendi attraverso
l’individuazione dei mezzi necessari per lo spegnimento del fuoco. Per la denizione
del comportamento del fuoco si sono utilizzati software, ormai lungamente testati e
ampiamente utilizzati a livello internazionale, messi a punto da U.S. Forest Service. I modelli
prevedono come dati di input la Carta dei Modelli di Combustibile e una serie di informazioni
di tipo morfologico (Altitudine, Pendenza, Esposizione), climatico (Temperatura, Piovosità,
Ventosità, ecc.) e della struttura dei soprassuoli (tree cover, altezza di inserzione delle
chiome, ecc.). Il diagramma di usso per la redazione della Carta degli Impatti attesi è
riportato in g. 18.
DEM
Pendenza
Esposizione
Tree cover
Modello di
simulazione del
comportamento
del fuoco
Carta dei «Modelli di
Combustibile»
Carta della
Vulnerabilità
Carta della Intensità
lineare
CARTA DEGLI IMPATTI ATTESI
Fig. 18 – Diagramma di usso per la redazione della Carta degli Impatti Attesi
b) La Carta dell’Intensità lineare e la Carta degli
Impatti attesi
L’intensità lineare esprime l’energia emanata nell’unità di tempo e di spazio da un’ideale
sezione del fronte di fuoco di un metro di larghezza e della profondità di un metro. È espresso
in kW/m. È un parametro fortemente legato all’altezza di amma, a sua volta dipendente da
vari fattori legati al combustibile, energia emessa, pendenza ecc.
La Carta dell’Intensità lineare elaborata dal modello di simulazione è stata riclassicata nelle
classi proposte dal manuale ministeriale (g. 19).
L’intensità lineare, è stata quindi utilizzata per ricavare, unitamente alla vulnerabilità intrinseca
della vegetazione, l’impatto atteso. L’intensità lineare, però, fornisce anche indicazioni sul
grado di dicoltà nel controllo del focolaio e suggerisce come intervenire per spegnere il
fuoco.
Fig. 19 – Carta dell’Intensità lineare
Gli strati informativi relativi alla Carta della Intensità lineare e la Carta della Vulnerabilità sono
stati combinati, con overlay additivo, e successiva opportuna riclassicazione, per derivare
la Carta degli Impatti attesi (g. 20)
30 31
Fig. 20 – Carta degli Impatti attesi
L’analisi dei dati evidenzia come la maggior parte della supercie dell’area di studio (oltre
l’80%) presenta valori di Impatto atteso “basso”, in modo particolare nelle aree che ricadono
all’interno del parco. Il 13% ca. interessa invece la classe di “impatto mediomentre poco
meno del 4% presenta impatto “alto”. Queste aree interessano particolarmente aree al di
fuori, ma limitrofe, dei conni del Parco (Rivello, Lagonegro e Lauria) ma comprendono
anche aree all’interno del Parco Nazionale (Gallicchio, Armento, Castelsaraceno, ecc.). Si
tratta, tra l’altro, di aree particolarmente vulnerabili e di gravità medio-alta anche in virtù della
presenza della ZSC “Murge di S. Oronzio” (codice: IT9210220).
c) La Carta delle modalità di intervento
La Carta della Intensità lineare ha consentito la redazione di carte delle modalità di intervento,
in quanto dalla intensità lineare dipende il grado di dicoltà di controllo del focolaio
suggerendo tra l’altro le modalità (mezzi, strumenti, azioni, ecc.) per lo spegnimento del
fuoco. Utilizzando la classicazione di Alexander e Cole del 1995 (tabella 3), si è ottenuta la
Carta delle modalità di intervento (g. 21)
Tabella 3 – Modalità di
spegnimento del fuoco in
funzione dell’intensità lineare
Fig. 21 – Carta delle modalità di intervento
Tabella 3 Modalità di spegnimento del fuoco in funzione dellintensità lineare
Classe
Indicazioni e interpretazioni
6
Situazione esplosiva o super critica.
Seri problemi di controllo.
Impossibile attacco diretto, unici interventi possibili sul retro del- l’incendio e
sui fianchi.
5
Prevalgono fuochi di chioma intermittenti nonché fuochi di chioma
continui.
Controllo estremamente difficile
Attacco diretto raramente possibile se non ai fianchi e al retro del- l’incendio.
Attacco indiretto, con mezzi aerei.
4
Iniziano fuochi di chioma intermittenti e fuochi secondari
Attacco diretto sul fronte solo per poco tempo dopo l’inizio
Attacco sul fronte deve essere limitato all’uso di elicotteri con secchio al gancio
oppure ad aerei
3
Incendi di superficie moderati o vigorosi, con fiamme alte fino a 1,5 m
Incendi di chioma intermittenti (torching), di moderata difficoltà. Tentare con
fasce ripulite a mano.
Uso di acqua sotto pressione e macchinari pesanti
Elicotteri leggeri
2
Fuoco di superficie con fiamme inferiori a 1,3 m.
Controllo generalmente facile
Attacco manuale diretto lungo il perimetro con attrezzi a mano e pompe
spalleggiate
1
Difficile inizio di incendio e il suo sostentamento
Fuochi di bivacco, cumuli di residui in fiamme; gli incendi così generati si
espandono poco rispetto al punto di origine e comunque sono di agevole
controllo.
32 33
5. La realizzazione dell’App per
l’avvistamento degli incendi e la campagna
di informazione e sensibilizzazione
L’avvistamento e la segnalazione degli incendi rappresentano una fase fondamentale
della lotta attiva agli incendi boschivi. È stato realizzato per SPRINt un tool, in fase di
sperimentazione, per l’avvistamento e segnalazione degli incendi partendo dalle potenzialità
dell’applicazione PubblicApp!”, personalizzandola per il tema degli incendi boschivi. Ciò
che è stato realizzato dunque è una applicazione smartphone con un’interfaccia user-
friendly attraverso cui è semplice e intuitivo caricare un’immagine georiferita, selezionare la
localizzazione dell’incendio e utilizzare campi descrittivi per fornire indicazioni importanti
per gli operatori addetti al controllo/spegnimento del fuoco (g. 22). Il sistema di gestione
di segnalazioni incendi avviene tramite l’invio di foto georiferite e testo ed è stata testata
tramite l’invio di alcune segnalazioni alla SAV (Sala Operativa Virtuale).
Fig. 22 – Alcune screenshot di PubblicApp!
Ogni cittadino in possesso di uno smartphone può installare l’applicazione sul proprio
dispositivo mobile in modo gratuito. L’interazione avviene attraverso una segnalazione
bidirezionale. La Sala Operativa Virtuale (SAV), può inviare tutte le news che ha selezionato
tra le segnalazioni giunte dai cittadini e inoltrare qualsiasi altro tipo di informazione
(emergenze, informazioni sul territorio, campagne di sensibilizzazione, ecc.). Queste
vengono inviate a tutti i cittadini in possesso degli applicativi attraverso una notica push
sul dispositivo mobile. Il cittadino viene così informato in tempo reale sulle attività e le
comunicazioni da parte della SAV.
La versione nale dell’Applicazione è scaricabile da Apple e dal Play Store:
Versione:
Versione:
3534
Al ne di favorire la condivisione con la comunità locale e la diffusione delle
metodologie adottate nell’ambito del progetto, sono state attuate speciche strategie
di comunicazione ed informazione.
Sono stati organizzati corsi di formazione indirizzati ai volontari di protezione civile,
come previsto dal quadro normativo di riferimento per la formazione dei volontari AIB,
nalizzate a fornire utili conoscenze riguardo sia le attività dirette alla prevenzione (ad
esempio la manutenzione delle zone di interfaccia attraverso la rimozione periodica
della biomassa combustibile) sia all’avvistamento degli incendi mediante l’utilizzo
dell’app per smartphone.
COMUNICAZIONE 6. Il WebGIS del Progetto
Il WebGIS del progetto SPRINt è un geoportale basato sulla piattaforma collaborativa
GeoNode, ovvero su tecnologie e standard aperti, caratterizzato da un’interfaccia user
friendly e un layout responsive, che consente la pubblicazione, la catalogazione, la
visualizzazione, l’interrogazione degli strati informativi (layer o livelli) prodotti nell’ambito
del progetto.
Il geoportale, on line da febbraio 2022, è accessibile pubblicamente all’indirizzo
https://sprint.cgiam.org/ e sarà disponibile no a 36 mesi dal termine del progetto.
Il WebGIS è nalizzato essenzialmente alla gestione centralizzata dei principali dati
georeferenziati acquisiti e/o prodotti durante le attività del progetto, alla possibilità di
interazione in tempo reale e creazione di mappe tematiche risultanti e soprattutto alla
condivisione dei prodotti a valore aggiunto del progetto SPRINt con il Parco Nazionale
Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese e i Comuni in area parco aderenti al progetto.
Attualmente nel WebGIS sono presenti oltre 390 layer con differenti privilegi di accesso.
In particolare, i layer relativi all’area parco sono visibili e accessibili pubblicamente, mentre
quelli a scala comunale sono accessibili previa registrazione dai Comuni che ricadono
anche solo parzialmente in area parco e che hanno sottoscritto la “proposta di accordo di
rete” del progetto SPRINt.
Fig. 23 - Homepage del WebGIS del progetto SPRINt
in linea con il piano strategico di comunicazione adottato, è stata creata e gestita la
pagina Facebook di progetto (@ProgettoSPRINt). Sono stati, inoltre, periodicamente
pubblicati articoli di natura tecnica e scientica sul blog “Esperienze con il Sud”.
Questi hanno riguardato, in modo prevalente, le valenze scientiche ed i dati emersi
nelle campagne di studio relative alle tematiche di progetto ed i rapporti sugli eventi di
informazione/sensibilizzazione posti in essere.
Una parte importante delle attività di comunicazione
è stata rivolta alla diffusione della legalità e alla
valorizzazione e conservazione del bene comune
mediante campagne, svolte principalmente
nelle scuole della Regione, di informazione e
sensibilizzazione per la salvaguardia del patrimonio
naturalistico e la prevenzione dei rischi derivanti dagli
incendi boschivi.
Con l’intento di raggiungere, informare e sensibilizzare
in modo celere ed ecace un pubblico assai variegato,
Altra azione attuata, volta a favorire la partecipazione
ed il coinvolgimento delle comunità locali per
amplicare la diffusione delle risultanze di progetto,
è stata l’ampliamento della rete degli stakeholder
attraverso la stipula di appositi Accordi di rete,
Convenzioni e Protocolli d’intesa con Enti, Comuni
ed Associazioni territoriali, esterni alla partnership.
Tale azione di coinvolgimento è riuscita ad attivare
forti collaborazioni sul territorio orientate ad una più
ecace capillarizzazione delle informazioni e delle
risultanze di progetto, oltre che alla creazione di una
rete allargata di comunità locali per il miglior esito
delle azioni progettuali.
36 37
Fig. 24 - Mappe del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese raguranti:
(1) il rischio di incendio, (2) i modelli di combustibile, (3) l’intensità lineare del fuoco, (4) il
grado di copertura forestale, (5) la vulnerabilità al passaggio del fuoco, (6) la carta della
gravità, (7) la carta delle modalità operative secondo Alexander e (8) la carta delle modalità
operative secondo Roussopoulos.
Fig. 25 - Mappe del rischio di incendio dei Comuni di Pignola e Tramutola
39
Fig. 26 - Dashboard sugli incendi nel periodo 2005-2018
CONCLUSIONI
Il progetto SPRINt nasce dalla consapevolezza che gli incendi boschivi, nonostante tutti gli
sforzi profusi a vari livelli di organizzazione territoriale e con impegno di risorse notevoli,
continuino a rappresentare una seria minaccia nei confronti degli ecosistemi e, in denitiva,
dell’uomo stesso. I recenti dati statistici a livello europeo evidenziano come il 2021 sia stato,
ancora una volta, un anno particolarmente infausto sul fronte degli incendi boschivi, soprattutto
per i paesi del bacino del Mediterraneo. In Italia, le aree percorse dal fuoco nel 2021 hanno
superato anche il valore registrato nell’annus horribilis 2017 e addirittura rappresenta il valore
più elevato nel periodo 2008-2021. Le regioni del meridione d’Italia risultano particolarmente
colpite in ragione delle caratteristiche climatiche e, con ogni probabilità, di particolari trend
socio-economici. Il cambiamento, sia nei regimi climatici dovuto al Global Change che della
struttura socio-economica, conduce sempre più all’abbandono colturale delle aree rurali e delle
attività legate alla gestione forestale, portando sempre più ad avere paesaggi particolarmente
propensi ad essere interessati dagli incendi boschivi. L’attuale approccio al problema degli
incendi tende a considerare la struttura complessa del paesaggio, le sue dinamiche e i driver
che causano variazioni negli assetti strutturali in grado di ridurre la capacità di resistenza
o resilienza rispetto al fuoco. L’approccio integrato, inoltre, considera fondamentale l’uomo,
soprattutto in base ai suoi comportamenti e ai cambiamenti sociali in atto a seguito delle
variazioni della struttura produttiva. È pertanto fondamentale una maggiore presa di coscienza
da parte delle comunità locali attraverso campagne di sensibilizzazione che possano condurre
a positivi cambiamenti nella fruizione e gestione delle risorse naturali.
SPRINt si inserisce in questo contesto contribuendo all’approfondimento delle conoscenze
del fenomeno degli incendi boschivi e nella sensibilizzazione delle comunità, partendo dalla
ferma consapevolezza che eventi così catastroci possono incidere profondamente sul
capitale naturale e, in denitiva, su quello umano. In particolare, SPRINt ha avuto infatti tre
direzioni di approfondimento:
-
-
-
la capacità dei dati satellitari di fornire nuove informazioni, quali l’individuazione delle
aree percorse dal fuoco e la valutazione delle caratteristiche delle aree bruciate;
una serie complessa e articolata di informazioni territoriali importanti nella gestione,
nella programmazione e nella redazione di documenti di pianicazione territoriale
riguardanti la lotta contro gli incendi boschivi;
i mezzi, i metodi e gli strumenti per rafforzare la formazione dei soggetti coinvolti a
vari livelli nella lotta AIB e la consapevolezza delle comunità locali.
40 41
Più nello specico, per quanto riguarda la prima linea di approfondimento, la procedura
metodologica messa a punto partiva dalla dicoltà e dalla incertezza dei rilevamenti a
terra nell’individuare le aree percorse dal fuoco. Si è dunque giunti, dopo aver testato varie
procedure e dati satellitari, a una metodologia che consente di individuare con un buon grado
di precisione le aree percorse dal fuoco, utilizzando poche riprese satellitari nel periodo di
massima incidenza degli incendi. Il metodo non mira a sostituire i rilievi a terra, ma può essere
di importante ausilio per il personale tecnico che dovrà censire in campagna le aree interessate
dal passaggio del fuoco. Spesso i rilievi a terra, sono eseguiti molti mesi dopo il vericarsi
dell’evento, quando molte evidenze del passaggio del fuoco non sono più rilevabili. A questo si
aggiunga la dicoltà oggettiva di un rilievo a terra mirante a censire con la maggior precisione
possibile il perimetro di un’area percorsa dal fuoco. Premesso ciò, avere già a disposizione
in fase di rilevamento i perimetri delle stesse, derivanti dalla procedura messa a punto in
SPRINt, consentirebbe di ottimizzare i tempi e di giungere a risultati sicuramente più accurati.
Inoltre, un ulteriore valore aggiunto derivante dall’utilizzo di dati satellitari consisterebbe nella
possibilità di valutare l’intensità del danno prodotto dal passaggio del fuoco e la capacità di
restauro naturale di queste aree analizzando il tempo necessario per ristabilire le condizioni
precedenti all’evento. La metodologia adottata ha fornito buoni risultati sia nella individuazione
della severità del danno che della capacità di resilienza dei soprassuoli interessati dal fuoco
in funzione del danno e della tipologia di uso del suolo. Queste informazioni sono molto
utili in fase di rilevamento delle aree percorse, soprattutto nella fase post-evento, in quanto
consentono di individuare le aree sulle quali prioritariamente intervenire in funzione del danno
e della tipologia forestale. La programmazione degli interventi di restauro da parte degli Enti
preposti pertanto potrebbe avvalersi di informazioni di questo tipo per ottimizzare tempi e
costi di intervento.
Rispetto alla serie di informazioni necessarie agli Enti preposti per mettere in atto più
ecacemente i propri strumenti pianicatori e redigere in maniera eciente i piani pluriennali
e annuali per la gestione antincendio boschivo, sono state individuate e validate procedure
per l’ottenimento della Carta del Rischio di Incendio e di Carte relative al comportamento del
fuoco. Queste ultime sono importanti sia in fase di prevenzione (es. gestione del combustibile
attraverso l’applicazione di selvicoltura preventiva) e sia in fase di lotta attiva (es. energia
emessa dal fronte di fuoco e Carta delle modalità di intervento). Rispetto a quanto presente
in letteratura tecnico-scientica e allo stesso “Manuale tecnico di pianicazione antincendi
boschivi nei Parchi Nazionali” del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del
Mare (ora Ministero della Transizione Ecologica), le procedure messe a punto in SPRINt per la
redazione della Carta del Rischio di Incendio sono state molto elaborate e complesse e i pregi
possono riassumersi in tre aspetti fondamentali
1. complessità dei fattori predisponenti considerati (anche derivati da dati satellitari);
2. calibrazione degli strati informativi utilizzati come input per l’area di studio in esame;
3. validazione della Carta del Rischio ottenuta secondo varie procedure.
In particolare, la fase di validazione consente di affermare che il prodotto ottenuto è in grado di
rispondere pienamente (e dunque la procedura e le informazioni utilizzate risultano ecienti)
all’obiettivo di individuare aree a diversa propensione ad essere percorse dal fuoco. Non meno
articolata è stata la procedura che ha portato a redigere le mappe relative al comportamento
del fuoco che consentono di vericare la vulnerabilità degli ambienti oggetto di studio, i
parametri fondamentali del comportamento del fuoco e, in ultima analisi, gli impatti che un
eventuale incendio avrebbe sui sistemi naturali interessati. Dalle elaborazioni sono inoltre
scaturite informazioni cartograche su come sarebbe necessario intervenire (mezzi, modalità
e strumenti) qualora, in una determinata area, dovesse vericarsi l’ignizione del combustibile.
Last but not least, SPRINt ha dedicato risorse per il settore fondamentale della prevenzione
che attiene alla formazione, all’informazione e alla sensibilizzazione delle popolazioni locali. La
formazione ha riguardato il coinvolgimento delle associazioni di volontariato che si occupano
di protezione civile sulle tematiche di SPRINt e sull’utilizzo dell’App smartphone di segnalazione
degli incendi messa a punto proprio nell’ambito del Progetto. La formazione ha anche
riguardato il coinvolgimento dei tecnici del Parco, dei tecnici dei comuni della Comunità del
Parco e del personale tecnico regionale coinvolti, a vari livelli, nella pianicazione antincendio.
A tal proposito, sono state esposte le metodologie per la redazione delle carte elaborate nel
progetto, il loro utilizzo e la loro importanza per la redazione dei piani programmatici per la
pianicazione antincendio da parte degli Enti preposti. Le attività di sensibilizzazione sono
state tese ad informare il più possibile le comunità locali sul problema degli incendi boschivi
e questo è stato realizzato attraverso comunicazioni sui social, sul blog del Progetto SPRINt
e tramite giornate di approfondimento presso alcuni Istituti Comprensivi Secondari di Primo
Grado della Regione Basilicata. Notevole è stato anche l’impegno profuso nel tentativo di
coinvolgere gli Enti, i comuni in particolare, nella sottoscrizione di accordi di rete.
Pur non inizialmente previsto nel progetto, è stato inoltre realizzato il WebGIS di SPRINt, ovvero
una piattaforma web in cui sono stati pubblicati i principali prodotti a valore aggiunto elaborati
nel progetto e dove è possibile visualizzare e interrogare gli strati informativi georeferenziati.
Inne, si sottolinea che sono in fase di pubblicazione tre articoli su riviste scientiche
internazionali e alcuni su riviste tecnico-divulgative che consentiranno di far conoscere ad
un’ampia platea qualicata i risultati del progetto SPRINt.
In conclusione, si ritiene che SPRINt rappresenti un complesso di procedure e metodi esportabili
in altri contesti territoriali, regionali o interregionali, specie nel bacino del Mediterraneo, seppure
con altre peculiarità dal punto di vista socio-economico e gestionale. Non si esclude pertanto
in futuro la possibilità di capitalizzare i risultati del progetto in contesti di collaborazione cross-
border.
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Tutti i materiali informativi e divulgativi prodotti nell’ambito del progetto SPRINt
sono stati realizzati utilizzando carta e/o materiali riciclati.
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Contatti e link utili
Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del Mediterraneo
Via Francesco Baracca, 175 - 85100 Potenza
info@cgiam.org
www.cgiam.org
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