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Un anno di DAD e isolamento Una review degli effetti a breve e medio termine

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Abstract

ABSTRACT TESI GIULIA FANTONI A più di un anno di distanza dall’inizio della pandemia che ci ha colpiti, e ad un anno circa dalla nascita della mia seconda bambina, scorgo qualche piccolo sorriso che Maria Sole, nata in piena pandemia, nei giorni dei picchi massimi dei contagi e morti, rivolge a figure estranee ed esterne al nucleo familiare; mentre Diego Mattia primogenito, di 29 mesi, utilizza nel gioco simbolico la mascherina alzandola e abbassandola con estrema naturalezza senza aver mai,almeno apparentemente, chiesto la funzionalità di questo oggetto fino a poco tempo fa, sconosciuto. I bambini sono stati direttamente meno colpiti di altre categorie dal COVID-19, si sono ammalati molto meno e con sintomi molto meno gravi degli adulti, ma hanno comunque subito gravi conseguenze negli ultimi mesi. Forse serviranno anni alle ricerche prima di osservare ed arrivare a constatare quali effettive conseguenze, i più piccoli si porteranno con sé dopo la pandemia e un lungo periodo di lockdown. La riduzione dei contatti sociali, degli affetti più cari ha avuto un impatto importante sui bambini che, non si ferma soltanto al valore dell’amicizia, ma anche a quei rapporti che permettono al bambino di sviluppare la collaborazione con i pari, ad essere empatici, a fidarsi degli altri, tutti passi importanti verso lo sviluppo della propria personalità, passi che in questo momento storico sono stati interrotti da una pandemia. Questa tesi prende in osservazione, una serie di piccole ricerche che sono state possibili ed attuabili in breve tempo, osservando i cambiamenti, le regressioni, i comportamenti problematici in bambini con patologie per arrivare infine a riflettere sugli esiti positivi o meno della DAD (Didattica a distanza) per gli alunni.
Master in
Psicopatologia
dell'età evolutiva
*
Un anno di DAD e isolamento
Una review degli effetti a breve e medio termine
Relatore Prof.ssa Simona Leone
Candidato Dott.ssa Giulia Fantoni
Anno Accademico 2020/201
Sommario
Introduzione............................................................................................................... 3
1. Covid19, un’emergenza non solo sanitaria ma anche educativa .......................... 4
1.2 L’importanza della routine, quando questa viene a mancare ............................ 7
1.3 Conseguenze di una routine interrotta nei bambini con diagnosi speciali......... 8
2. Il Covid-19 cambia la scuola ................................................................................. 9
3. Didattica a distanza, conseguenze per i bambini speciali ................................... 12
Conclusione .............................................................................................................. 14
Introduzione
A più di un anno di distanza dall’inizio della pandemia che ci ha colpiti, e ad un anno
circa dalla nascita della mia seconda bambina, scorgo qualche piccolo sorriso che
Maria Sole, nata in piena pandemia, nei giorni dei picchi massimi dei contagi e morti,
rivolge a figure estranee ed esterne al nucleo familiare; mentre Diego Mattia
primogenito, di 29 mesi, utilizza nel gioco simbolico la mascherina alzandola e
abbassandola con estrema naturalezza senza aver mai, almeno apparentemente,
chiesto la funzionalità di questo oggetto fino a poco tempo fa, sconosciuto. I
bambini sono stati direttamente meno colpiti di altre categorie dal COVID-19, si
sono ammalati molto meno e con sintomi molto meno gravi degli adulti, ma hanno
comunque subito gravi conseguenze negli ultimi mesi. Forse serviranno anni alle
ricerche prima di osservare ed arrivare a constatare quali effettive conseguenze, i
più piccoli si porteranno con dopo la pandemia e un lungo periodo di lockdown.
La riduzione dei contatti sociali, degli affetti più cari ha avuto un impatto importante
sui bambini che, non si ferma soltanto al valore dell’amicizia, ma anche a quei
rapporti che permettono al bambino di sviluppare la collaborazione con i pari, ad
essere empatici, a fidarsi degli altri, tutti passi importanti verso lo sviluppo della
propria personalità, passi che in questo momento storico sono stati interrotti da una
pandemia. Questa tesi prende in osservazione, una serie di piccole ricerche che sono
state possibili ed attuabili in breve tempo, osservando i cambiamenti, le regressioni,
i comportamenti problematici in bambini con patologie per arrivare infine a
riflettere sugli esiti positivi o meno della DAD (Didattica a distanza) per gli alunni.
1. Covid19, un’emergenza non solo sanitaria ma anche educativa
Un’emergenza non soltanto sanitaria, ma anche educativa. Un periodo
estremamente intenso e faticoso che ha coinvolto grandi e piccoli senza preavviso.
La recente pandemia, avvenuta ad inizio anno 2020, ha cambiato in modo repentino
molte quotidianità. I bambini, a causa del divieto di spostamento da un luogo
all’altro dovuto all’imposizione di mantenere un distanziamento sociale per
contrastare la diffusione del coronavirus, si sono visti improvvisamente privati dei
loro più cari affetti, delle loro abitudini e, nella maggior parte dei casi, senza una
spiegazione che potesse giustificare il loro sentirsi persi.
L’impossibilità degli spostamenti, l’obbligo di “reclusione” da parte dei cittadini nelle
loro abitazioni, ha messo a dura prova la capacità di adattamento, richiedendo una
riorganizzazione rispetto alla routine giornaliera.
Per molti soggetti con pre-esistenti difficoltà adattive (anche senza conclamati
disturbi medici o relazionali) riporta la ricerca svolta presso l’Università degli studi di
Genova, Gaslini, la condizione di confinamento è risultata essa stessa un fattore
stressogeno per la perdita di consuetudini, ritmi e mansioni che mitigavano o
compensavano alcuni disagi latenti.
Alcune condizioni precedentemente latenti hanno coinvolto i ppiccoli anche dal
punto di vista emotivo. I bambini si sono trovati infatti, durante tutto il periodo
pandemico a vivere in prima persona anche condizioni più o meno favorevoli dal
punto di vista familiare.
Molti studi ci hanno aiutato a comprendere tutte le reazioni e le azioni che si
sviluppano e si susseguono di seguito ad una novità, ad un cambiamento. Se
pensiamo ai più piccoli, dobbiamo osservare come in conseguenza ad un
cambiamento sia opportuna l’informazione, la conoscenza, condizioni che
permettano una partecipazione attiva da parte dei più piccoli. “L'incertezza rischia di
alimentare le paure, in maniera anche immotivata - afferma Alberto Villani,
responsabile del reparto di pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale
pediatrico Bambin Gesù di Roma. I bambini, dai 3 anni in su, percepiscono cosa sta
accadendo e riconoscono il cambiamento nelle abitudini quotidiane.
Senza preavviso, e con pochi strumenti, i genitori si sono trovati a gestire una
situazione carica emotivamente. Dare spiegazioni in merito a cos'è un virus, come si
trasmette, quali malattie può causare e quali strumenti abbiamo per difenderci,
riportare messaggi chiari e adeguati all’età è stato il difficile compito che i genitori si
sono trovati ad affrontare durante la pandemia.
L’obiettivo della tesi è quello di raccogliere alcune conseguenze che si sono
susseguite nei bambini dopo l’emergere del virus.
A questo riguardo, però, emergono con fatica gli esiti delle ricerche. È ancora
complesso capire quali effetti il coronavirus ha lasciato, e continuerà a lasciare,
servirà difatti sicuramente del tempo e così tanta ricerca. Tra le poche informazioni
che ci arrivano, quello che ad oggi è stato possibile osservare, grazie all’aiuto di
alcuni dottori, specialisti che hanno continuato a vedere i propri pazienti, sono tutti
quegli aspetti da tenere sotto osservazione. Risvegli notturni, comportamenti
regressivi, la presenza di qualche tic nervoso, possono essere chiari segnali della
presenza di un disagio interiore.
“Sicuramente sono stati gli adulti a manifestare in modo più grave ed immediato
forti forme di stress e ansia causati dalla pandemia”. Apparentemente, sembra che i
bambini abbiano avuto una maggiore resilienza rispetto agli adulti, dice la
Dottoressa Roberta Rubbino dell’Istituto Beck. Gli effetti veri e propri sulle
generazioni più giovani saranno osservati soltanto con il tempo.
L’istituto Giannina Gaslini fin dalle prime fasi della pandemia, ha attuato un
programma di monitoraggio e di intervento dedicato al supporto della popolazione
pediatrica e delle loro famiglie. Grazie alla ricerca possiamo quindi individuare
precocemente possibili situazioni di criticità in ambito psichico comportamentale. In
questa ottica è stata avviata una indagine per monitorare l’impatto della pandemia
Covid19/Sars2 sullo stato psicologico di bambini e famiglie nella popolazione. A circa
tre settimane di distanza dal “lockdown”, in forma anonima è stato attivato un
sondaggio. In due settimane hanno aderito 6800 soggetti di tutta Italia, riporta la
ricerca svolta dall’Istituto Gaslini di Genova. 3245 persone che hanno aderito al
sondaggio hanno dichiarato di avere figli con età inferiore a 18 anni. Il 64.7% delle
persone che hanno compilato il questionario è di sesso femminile, con un’età media
che si colloca nella fascia dei 40-45 anni. Dall’analisi dei dati relativi alle famiglie con
figli minori di 18 aa a carico (3251 questionari) è emerso che nel 65% e nel 71% dei
bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte
problematiche comportamentali e sintomi di regressione. Per quel che riguarda i
bambini al di sotto dei sei anni (Figura 2) i disturbi più frequenti sono stati l’aumento
dell’irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da
separazione). Nei bambini e adolescenti (età 6-18 anni) i disturbi più frequenti
hanno interessato la “componente somatica” (disturbi d’ansia e somatoformi come
la sensazione di mancanza d’aria) e i disturbi del sonno (difficoltà di
addormentamento, difficoltà di risveglio per iniziare le lezioni per via telematica a
casa). In particolare, è stata osservata una significativa alterazione del ritmo del
sonno, con tendenza al “ritardo di fase” (adolescenti che vanno a letto molto più
tardi e non riescono a svegliarsi al mattino), come in una sorta di “jet lag”
domestico. In questa popolazione di più grandi è stata inoltre riscontrata una
aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell’umore
(Impatto psicologico e comportamentale sui bambini delle famiglie in Italia, Istituto
Giannina Gaslini). In conclusione, questi dati sottolineano come la situazione di
limitazione verso gli spostamenti, abbia determinato una condizione di stress
notevolmente diffusa nei bambini e negli adulti.
1.2 L’importanza della routine, quando questa viene a mancare
In breve tempo, tutti i rituali, i contatti interpersonali si sono fermati; un periodo
particolarmente intenso sul piano emotivo. Una routine interrotta. Nonostante
sappiamo ancora molto poco sugli effetti che il Covid-19 può aver provocato sui
bambini, sappiamo però attraverso molti studi, quanto sia importante per loro
mantenere costante un certo schema abituale.
La costruzione della routine permette al bambino, anche molto piccolo, di
interiorizzare lo schema della giornata e quindi essere parte attiva e centrata,
donandogli la possibilità di conoscere cosa aspettarsi nel suo prossimo futuro. In
questo senso, il bambino vive il suo ruolo da protagonista e non solo come fruitore
passivo: è lui stesso che partecipa alla costruzione di quella routine che gli adulti
hanno pensato per lui. In tal modo, si riduce moltissimo l'ansia del non sapere che
cosa accadrà: la routine è rassicurante. Proprio per le sue caratteristiche di
ripetitività, prevedibilità e intellegibilità, essa fa che il bambino impari a muoversi
in maniera sempre più indipendente giorno dopo giorno.
Se prendiamo in esame l’autonomia, possiamo osservare quanto, la routine incida
su questa. La routine può essere definita come l’insieme di consuetudini e di
abitudini personali. Diventa cioè una sorta di cornice all'interno della quale ogni
bambino può agire sempre più autonomamente. Mantenere gli stessi schemi
diventa positivo sia nella vita dei bambini perche si sentono sicuri e tranquilli, sia per
gli adulti poiché impedisce che il numero delle decisioni da prendere si moltiplichi.
Una vita routinaria è particolarmente comoda, tutti gli aspetti del mondo circostante
sono estremamente chiari, le relazioni familiari sono ben definite, gli amici di
sempre, la giornata lavorativa, la giornata scolastica. La routine ci libera pertanto da
momenti in cui la pressione è particolarmente forte. Non va sottovalutato però, che
se da un lato la routine aiuta tutti, maggiormente i più piccoli, a far sì che gli
ambienti circostanti siano chiari e fonti di sicurezza, lungo il percorso della vita
possono esserci dei cambiamenti che devono essere accolti positivamente in modo
da evitare che rappresentino poi dei traumi. Queste condizioni non appartengono
però ad un periodo di pandemia mondiale.
Da un giorno all’altro è stata stravolta la routine di ognuno di noi, tutto ciò che
sembrava normale, che faceva parte dello scorrere delle giornate dei bambini è
stato drasticamente interrotto. Lo sconvolgimento delle routine affettive e sociali,
dice la Dottoressa Roberta Rubbino dell’Istituto Beck, potrebbero trasformarsi in
disturbo da stress post traumatico. In questo momento è ancora difficile però
parlare di DSPT in quanto tempistiche e studi devono ancora essere portati avanti.
1.3 Conseguenze di una routine interrotta nei bambini con diagnosi speciali
Quello che ad oggi sappiamo grazie alle ricerche messe in atto, è chi ha subito
maggiori conseguenze negative. I bambini con disabilità, specie con autismo e altre
disabilità intellettive, sono quelli colpiti maggiormente.
Sappiamo molto bene quanto questi bambini siano legati ai loro schemi, alle loro
abitudini, ai loro affetti. È d’accordo con questa ricerca anche la dottoressa Roberta
Bacchio che insieme alla collega Morena Salvati dell’istituto Beck nel sito Estreme
conseguenze hanno riportato quanto hanno osservato dei loro piccoli pazienti
affetti da autismo. “Per un bambino autistico, le routine sono ancora più importanti
rispetto ad un bambino neurotipico, e per le loro famiglie è stato un momento
davvero difficile da gestire”.
Continuando a parlare di bambini con disturbo dello spettro autistico, le ricerche ci
riportano che, tra gli effetti del lockdown, sembra emergere una sintomatologia
ancora più aggravata, comportamenti più aggressivi sia verso gli altri che verso
stessi con aumento delle stereotipie.
Gli effetti del lockdown si fanno sentire anche quando parliamo di isolamento.
Impedire questo aspetto, o perlomeno cercare di limitarlo è estremamente
importante. Ecco che qui entra in gioco l’importanza della tecnologia, quanto l’uso
dei social e delle piattaforme di comunicazione possono essere davvero utili per
limitare il più possibile casi di isolamento.
Per un bambino con diagnosi di spettro autistico, diventa un ulteriore trauma il
ritorno alla normalità. Sono passaggi inevitabili in un momento come questo, certo,
attuando alcune semplici strategie e attenzioni, possono vivere con meno difficoltà
questi cambiamenti.
Nel capitolo successivo analizzeremo come da un punto di vista organizzativo, di
funzionalità o meno nell’ambito degli apprendimenti, di cambiamenti, l’uso della
tecnologia all’interno dell’istituzione scolastica abbia ottenuto risvolti più o meno
positivi.
2. Il Covid-19 cambia la scuola
L’anno 2020 è stato segnato da un periodo particolarmente intenso. La scuola ha
subito un drastico cambiamento. Una corsa contro il tempo ha interessato
l’istituzione scolastica per evitare lunghi periodi di stop.
Non tutte le istituzioni scolastiche hanno risposto allo stesso modo e con la stessa
tempestività.
La DAD ha preso forma, con grosse difficoltà iniziali e che comunque si sono
protratte nel tempo. Alunni distanti, famiglie affaticate, insegnanti in difficoltà sono
il risultato della tecnologia didattica.
Gli alunni del 2020, coinvolti nella DAD durante il periodo pandemico da COVID-19,
saranno fonte di ricerche e studi in futuro, per poter osservare e comprendere più
nello specifico quali conseguenze hanno subito gli alunni e quali ricadute hanno
interessato e interesseranno la nuova scuola. Al momento non è ancora possibile,
alcune ricerche hanno iniziato solo a pubblicare alcuni dati sull’impatto della
didattica a distanza su docenti e studenti. Quello che, ad oggi però, appare evidente
a tutti i professionisti del settore è che, il contatto personale con gli alunni, la
relazione quotidiana faccia a faccia, il legame che questa relazione costruisce, la
presenza e l’intervento del docente, sicuramente tendono ad affievolire le diversità
tra gli studenti, mentre la DAD, nonostante non tenga conto di tali differenze, pone
l’attenzione in tali diversità.
Uno studio di Microsoft e PerLAB, con i risultati della ricerca “Emotion Revolution”
interessata a monitorare gli effetti emotivi della recente emergenza nel mondo della
scuola, tra insegnanti, studenti e Didattica a Distanza, ha riportato che, con la DAD
migliorano le competenze digitali dei docenti e degli studenti, cresce la coesione tra
compagni di classe ma aumentano stress e stanchezza.
La situazione che abbiamo vissuto ad inizio marzo ha portato infatti insegnanti e
studenti a dover rivoluzionare le proprie abitudini, applicando le proprie
competenze in uno scenario completamente nuovo valutando nuove opportunità di
apprendimento.
Non solo la scuola, anche le abitudini delle famiglie hanno subito variazioni,
influenzando in modo inevitabile il vissuto emotivo di tutti i componenti della
famiglia. Nello specifico, il 70% degli insegnanti dichiara un miglioramento
significativo nel loro rapporto con la tecnologia, riporta la ricerca. La necessità di
avvicinarsi agli strumenti digitali ha reso infatti i docenti p motivati (17%), più
concentrati (9%) e più soddisfatti in generale del loro lavoro (9%). Altri punti di forza
della DaD sono stati un generale miglioramento della pianificazione della didattica
(10%) e un’ottimizzazione dei tempi e dei costi (9%).
Purtroppo però, la necessità di utilizzare in modo repentino e senza anticipo, una
modalità esclusivamente digitale, anche per alcuni docenti poco tecnologici, ha fatto
sì che gli insegnanti si trovassero in difficoltà a coinvolgere in modo efficace gli
studenti durante la lezione.
Le difficoltà incontrate dai docenti nell’uso della tecnologia, hanno influito
negativamente a tal punto da rendere poco interessanti le lezioni, da coinvolgere
attivamente i giovani ragazzi che di tecnologia invece se ne intendono. Anche se con
difficoltà, lo sviluppo di competenze digitali da parte degli studenti è il primo
vantaggio concreto delle lezioni a distanza, secondo il 17% degli insegnanti e genitori
che hanno partecipato alla ricerca, seguita dall’acquisizione di una maggiore
autonomia nella fase di apprendimento, secondo il 9% del campione. I corsi da
remoto infatti hanno permesso agli studenti, dai più grandi ai p giovani, di
acquisire capacità informatiche, un valore aggiunto che li aiuterà nel loro percorso
futuro. Mentre un maggiore senso di coesione con docenti e compagni di classe
sembra, secondo la ricerca Microsoft, essere invece un altro risultato positivo
generato dalla DaD, stanchezza e stress sono le due emozioni negative legate all’uso
della tecnologia che accomunano docenti e studenti. Ciò conferma l’importanza di
considerare questa modalità una forma di apprendimento attuata esclusivamente
per far fronte all’emergenza e non una modalità che possa sostituirsi
completamente alla didattica in presenza, che rimane appunto fondamentale e
necessaria.
Emerge il bisogno perciò di ripensare la didattica a distanza per poter essere
integrata in modo permanente con la didattica tradizionale. Elvira Carzaniga,
Direttore della Divisione Education di Microsoft Italia.
Nonostante tutte le difficoltà che si sono create, possiamo concludere osservando
quanto i docenti hanno lavorato duramente su due fronti. La cooperazione con
colleghi con minori competenze informatiche e con i genitori dei bambini. Per
quanto riguarda la DAD e le famiglie, qui, si è venuta a creare la prima evidente
“diversità” tra studenti. Genitori più tecnologici e genitori meno tecnologici è una
delle differenze che la DAD si porta dietro, in aggiunta a famiglie con più figli e
pertanto alle prese con il numero di dispositivi informatici disponibili per i
collegamenti. La didattica a distanza è comunque partita, anche se in forme diverse,
nel giro di pochi giorni le aule sono diventate virtuali, le lezioni, i libri e pure le voci
dei bambini.
Uno scenario di luci ed ombre ruota attorno alla DAD, se da un lato è stata
fondamentale per garantire continuità ai ragazzi, contribuendo anche a migliorare le
competenze in campo tecnologico di alunni e docenti, dall’altra è stata anche fonte
di stress e stanchezza per entrambe le categorie, evidente allarme e dimostrazione
di quanto sia importante e opportuno che la scuola sia luogo di insegnamento e
apprendimento fisico.
3. Didattica a distanza, conseguenze per i bambini speciali
Oltre che per la didattica a distanza (DAD), la tecnologia ci aiuta a conoscere con
anticipo le novità in modo da poter preparare per tempo i bambini.
Possono essere delle semplici attenzioni da tenere in considerazione quando
parliamo di bambini, soprattutto se questi bambini vivono una disabilità. Non
servono diagnosi complesse per capire quanto la DAD può risultare complessa e
poco efficace. Gli studenti con DSA ad esempio, faticano a gestire in autonomia
argomenti nuovi. Se da un lato la tecnologia in un momento come questo può averci
aiutato, secondo una ricerca condotta dalla Fondazione Agnelli, dalla Libera
Università di Bolzano, dall’Università LUMSA di Roma e dall’Università di Trento, la
didattica a distanza di questi mesi ha creato ulteriori problemi agli alunni e alle
alunne con disabilità, specie con autismo e altre disabilità intellettive.
Quest’importante ricerca online è stata condotta al fine di comprendere quali siano
state le difficoltà maggiori per gli alunni e le alunne con disabilità in rapporto con la
didattica a distanza.
Le disabilità maggiormente prese in considerazione sono state quelle riferite
all’autismo (31%) e ad altre forme di disabilità intellettive (57%).
Solamente pochi docenti hanno dichiarato di avere già utilizzato la didattica a
distanza prima dell’emergenza coronavirus, perciò la maggior parte di loro è stata
colta impreparata. Gli stessi insegnanti hanno denunciato la poca attenzione
durante i Consigli di Classe nei confronti della capacità dell’utilizzo immediato del
materiale da parte degli allievi con disabilità. Solamente il 27% dei suddetti alunni è
in grado di utilizzarlo senza il bisogno di fare modifiche, il 50%, invece, necessita di
un adattamento parziale del materiale mentre nel 23% dei casi occorre un piano
completamente personalizzato.
L’adeguamento del materiale didattico per gli alunni e le alunne con disabilità nel
92% dei casi è stato fatto dai singoli insegnanti di sostegno.
Anche le famiglie hanno fatto registrare molte difficoltà.
I maggiori problemi incontrati riguardano sia le scarse dotazioni (computer e
connessione), sia le loro poche competenze informatiche.
E ancora, molti insegnanti hanno dichiarato la loro preoccupazione per lalontananza
prolungata dalle scuole, manifestando timori che il comportamento,
l’apprendimento, l’autonomia e la comunicazione siano seriamente compromessi.
Queste apprensioni sono pienamente condivise dalla FISH (Federazione Italiana
Superamento Handicap). In particolare, si teme per la continuità scolastica e la
socializzazione degli alunni con disabilità. Secondo la FISH, l’attuale didattica a
distanza non è in grado di rispondere ai reali bisogni degli studenti con disabilità e
rischia di emarginarli e isolarli.
Per rimediare occorrono, perciò, programmi più personalizzati, un maggiore
coordinamento tra gli insegnanti curricolari e quelli di sostegno, e più che mai
l’esigenza della presenza di assistenti specialistici.
Tutti i bambini, a loro modo si sono trovati ad affrontare con difficoltà il momento.
Conclusione
Quando ho scelto di affrontare questo tema come argomento principale della tesi,
mi immaginavo una tesi con una conclusione ben definita. Non avrei mai pensato di
arrivarci ancora in piena pandemia, con poche risposte e con ancora davanti diversi
anni prima di poter capire quali conseguenze un lungo periodo come questo si
porterà con .
Tante sono state le strategie messe in atto, i cambiamenti repentini, le modalità di
adattamento di grandi e piccini, e di tutti quelli che lavorano con il mondo dei
piccoli. Il periodo di criticità, per certi aspetti si è quindi rivelato un periodo di
ricchezza in cui si è potuto mettere a fuoco cambiamenti, nuove competenze, nuovi
strumenti e nuove modalità di lavoro. Tante sono le criticità emerse, i punti da
rivedere soprattutto nell’uso della DAD. Il tempo, il carico cognitivo, il rapporto con
la tecnologia, l’organizzazione e la valutazione, sono tutti aspetti con i quali, il
mondo intero, e a maggior ragione il mondo della scuola, si trova a fare i conti.
Bibliografia
Dr.ssa Roberta Bacchio Istituto Beck
Omar Vitali
Roberta Rubbino
Elvira Carzaniga, Direttore della Divisione Education di Microsoft Italia.
IRCCS Giannina Gaslini, ospedale Pediatrico di Genova
Sitografia
https://www.unicef.org/
fondazione veronisi www.fondazioneveronesi.it
news.microsoft.com ricerca “Emotion revolution”
https://www.gaslini.org
https://www.fishonlus.it
https://www.aiditalia.org
https://news.microsoft.com
https://www.fondazioneagnelli.it
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