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Voice Attractiveness: Studies on Sexy, Likable, and Charismatic Speakers

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Abstract

This book addresses various aspects of acoustic–phonetic analysis, including voice quality and fundamental frequency, and the effects of speech fluency and non-native accents, by examining read speech, public speech, and conversations. Voice is a sexually dimorphic trait that can convey important biological and social information about the speaker, and empirical findings suggest that voice characteristics and preferences play an important role in both intra- and intersexual selection, such as competition and mating, and social evaluation. Discussing evaluation criteria like physical attractiveness, pleasantness, likability, and even persuasiveness and charisma, the book bridges the gap between social and biological views on voice attractiveness. It presents conceptual, methodological and empirical work applying methods such as passive listening tests, psychoacoustic rating experiments, and crowd-sourced and interactive scenarios and highlights the diversity not only of the methods used when studying voice attractiveness, but also of the domains investigated, such as politicians’ speech, experimental speed dating, speech synthesis, vocal pathology, and voice preferences in human interactions as well as in human–computer and human–robot interactions. By doing so, it identifies widespread and complementary approaches and establishes common ground for further research.
... Tutto ciò si traduce in significati sociali e sistemi di aspettative e valore: mentre la naturalezza sembrerebbe essere definita in base al rapporto che la voce artificiale è in grado di instaurare con il suo modello umano, l'analisi rivela che è piuttosto la voce stessa a essere definita in base al concetto di naturalezza concepito in laboratorio per finalità operative. Come messo in evidenza da Weiss et al. (2021), e come riscontrato nella mia ricerca sul campo insieme ai programmatori (cfr. parr. ...
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La voce artificiale si confronta con la crescente diffusione della tecnologia parlante, dagli assistenti vocali come Siri e Alexa, alla sintesi vocale per persone con disabilità fino alla clonazione vocale e al deepfake. La voce artificiale non è solo una tecnologia, ma una pratica culturale: essa riguarda il modo di concepire la comunicazione, il ruolo delle macchine e l’espressività vocale stessa, sempre più ibridata con processi informatici ed elettro-acustici che ridefiniscono i rapporti tra voce, corpo e soggettività. La voce artificiale indaga in parallelo l’impatto della tecnologia vocale sull’immaginario dell’Intelligenza Artificiale, con le narrazioni che ne alimentano il mito, e le pratiche di programmazione messe in campo per realizzare quelle tecnologie, le quali promuovono saperi ed epistemologie che si traducono in strutture sociali e modelli organizzativi, fino a interessare la condizione antropologica della contemporaneità. Perché il computer parlante è la materializzazione di significati sociali e modi di pensare la voce che si esprimono tanto a livello sonoro quanto a livello delle operazioni di misurazione, modellizzazione e apprendimento automatico che ingegnerizzano la voce. Perché indagare media-archeologicamente la voce significa spingersi oltre l’antropomorfismo della macchina parlante e rivolgersi all’ecosistema socio-materiale e tecno-culturale nel quale ogni voce, umana o non umana che sia, diventa ascoltabile. Perché il suono dà accesso a una conoscenza del mondo in grado di cogliere le mediazioni, le relazioni, le tracce e gli affetti. Se ne consiglia la lettura a chi abbia voglia di affrontare un viaggio articolato tra artefatti, saperi, storie, desideri, immaginari antichi e moderni, ma anche interessi, pratiche di laboratorio e pratiche artistiche che insieme compongono la voce artificiale come fenomeno molteplice e storicamente determinato. Se ne sconsiglia la lettura a chi sia soddisfatto dalle narrazioni deterministiche e soluzioniste che vedono l’Intelligenza Artificiale come forza misteriosa e magica o come semplice sinonimo di progresso.
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In this perspective paper we explore the question how audible smiling can be integrated in speech synthesis applications. In human-human communication, smiling can serve various functions, such as signaling politeness or as a marker of trustworthiness and other aspects that raise and maintain the social likeability of a speaker. However, in human-machine communication, audible smiling is nearly unexplored, but could be an advantage in different applications such as dialog systems. The rather limited knowledge of the details of audible smiling and their exploitation for speech synthesis applications is a great challenge. This is also true for modeling smiling in spoken dialogs and testing it with users. Thus, this paper argues to fill the research gaps in identifying factors that constitute and affect audible smiling in order to incorporate it in speech synthesis applications. The major claim is to focus on the dynamics of audible smiling on various levels.
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