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IL PROGETTO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE: DAI BIG DATA ALL'APPRENDIMENTO COLLETTIVO

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La presenza del digitale si pone oggi come un'istanza di orientamento del progetto di rigenerazione urbana per comprendere un contesto in trasformazione tecnologica, culturale, sociale, economica e ambientale e definire i contenuti di un rapporto uomo-natura destinato a offrire, attimo per attimo, modelli di esistenza individuale e collettiva considerati "i migliori applicabili"; e ciò avviene impercettibilmente, con fluidità, in una data-driven society, dove ogni manifestazione del reale si trova a essere assoggettata a una serie di operazioni che seguono criteri pun-tualmente definiti.
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IL PROGETTO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE: DAI BIG DATA ALL’APPRENDIMENTO COLLETTIVO
Alessandra Battisti1
Abstract
La presenza del digitale si pone oggi come un’istanza di orientamento del progetto di rigenerazione urbana per comprendere un contesto
in trasformazione tecnologica, culturale, sociale, economica e ambientale e denire i contenuti di un rapporto uomo-natura destinato a orire,
attimo per attimo, modelli di esistenza individuale e collettiva considerati “i migliori applicabili”; e ciò avviene impercettibilmente, con uidità,
in una data-driven society, dove ogni manifestazione del reale si trova a essere assoggettata a una serie di operazioni che seguono criteri pun-
tualmente deniti.
Keywords: data-driven society, asset informativi, complessità, IoT, IoP, intelligenza collettiva
1 Alessandra Battisti, Professore Associato presso il Dipartimento PDTA Pianicazione Design Tecnologia dell’Architettura, Università degli Studi di Roma La
Sapienza
Fig. 1
345
Introduzione
Internet of Things, Internet of Everything e Internet of Peo-
ple sono concetti che fanno immaginare come nella città sica
oggetti, dispositivi e persone saranno sempre più interconnes-
si attraverso l’infrastruttura, operazione questa che nell’ambito
della rigenerazione urbana produrrà una raccolta crescente di
dati per elaborare con coscienza e conoscenza il progetto. Paral-
lelamente a tutto questo assistiamo alla celebrazione della città
intelligente e della sua condivisione, come visioni di politica
urbana che, basandosi fortemente sulle nuove tecnologie, pro-
mette resilienza, ecienza ecologica e controllo ambientale, an-
che in luoghi distanti dagli hub produttivi, attraverso l’accesso
alla rete per tutti (con azzeramento di ogni digital divide), smart
working e smart learning ripensati secondo delle logiche che
non siano il semplice lavorare o il seguire lezioni da casa, ma su
concetti evoluti di servizi al territorio, produzione ed educazione
aggiornate e riviste attraverso congurazioni innovative di ag-
gregazione spaziale e temporale.
Inevitabilmente questo apre un dialogo tra le nostre forme
di vita immobili, lente, straticate, che si confrontano con la
velocità dei collegamenti telematici e le più evolute tecnologie
smart, che custodiscono sacralmente il valore della distanza -
sica e culturale dall’altro e - in tempi di pandemia - la paura
del rischio di avvicinarlo. Un dialogo messo in atto attraverso
l’ausilio dell’Internet of Things per favorire e facilitare uno stile
di vita sano attraverso alcuni device che ci potrebbero permet-
tere di regolare la qualità della architettura degli spazi pubblici
e di interno controllandone i requisiti ambientali, quelli legati
al benessere non solo termo-igrometrico o psicologico, ma an-
che epidemiologico (Evans et.al. 2016). Parallelamente a ciò
si dischiude un universo di questioni relative alla privacy, alla
discriminazione, alla sicurezza o alle questioni legate alla pro-
duzione e all’uso di big data e dei servizi pubblici digitali, al
ne di capire se e come la tecnologia può migliorare la qualità
ambientale dei luoghi pur garantendone la protezione di diritti
umani e la giustizia sociale (Iaione et al, 2019).
Problemi su cui dobbiamo interrogarci al più presto essen-
do messi di fronte a una sistematica classicazione dei rapporti
uomo-salute, costruito-società, natura-cambiamenti climatici
destinata a essere applicata a tutti gli ambiti della vita umana e,
in particolare, nella rigenerazione dello spazio dove i big data
divengono: asset informativi ad alto volume, alta velocità e alta
varietà che richiedono nuove forme di lavorazione ed elabora-
zione delle informazioni che permettono di migliorare le deci-
sioni, intuire scoperte e ottimizzare processi” (Duncan, 2015).
Denizione questa che mette al centro di ogni metodologia di
rinnovo urbano il processo di lavorazione e aggregazione dei
dati e loro estrazione algoritmica all’interno di azioni progettuali
che si misurano con condizioni di contesto ad elevata complessi-
tà dal soddisfacimento della domanda di servizi pubblici, al pro-
blema del reperimento delle risorse, alla denizione di percorsi
di decisione collettiva per la salvaguardia del capitale naturale e
architettonico.
Apprendere di nuovo ad apprendere
Nel processo di rigenerazione il progetto è chiamato ad una
continua tensione atta a evitare forme di inerzia e a perseguire
strategie progettuali capaci di riconoscere e adattarsi, secondo
quel carattere selettivo ed evolutivo dei sistemi naturali, nonché
di riorganizzazione dei legami tra sistemi tecnologici, ussi di
risorse, articolazioni di spazi e funzioni e componenti sociali.
Da taluni questo processo viene vissuto quale assioma tecnolo-
gico che pretende di edicare una governance infallibile e inde-
nitamente dinamica delle vicende umane. Processo etichettato
come “industria della vita” (Sadin, 2018), dove in una prospet-
tiva IoT ogni singolo gesto genera un usso di dati e l’architetto
è chiamato a identicare tra varie esperienze quali sono in grado
di dare risposte puntuali e resilienti alle controversie emergenti
nello spazio naturale, sico, economico, politico e sociale, in un
universo multiforme dove gli algoritmi rappresentano la domi-
nazione ecace del progetto, soltanto se si è in grado di sceglie-
Fig. 2
346
re con saggezza la pratica di azione e imparare dagli errori che
costituiscono dei potenti dispositivi di apprendimento collettivo.
Questo a sottolineare la dicotomia esistente tra le applicazio-
ni tecnologiche basate sul mercato e quelle basate sulla società,
le prime da rivedere come una fonte di probabile aumento di di-
vario digitale tra le persone e quale sda ai diritti umani urbani,
le altre da salutare come la promessa per promuovere la parità di
accesso alla tecnologia su scala territoriale. Attuare la sostenibi-
lità in questo contesto di mondializzazione per arontare le sde
epocali che abbiamo di fronte richiede una cultura del progetto
matura, aperta e critica del ruolo della scienza nella società che
non oscilli tra chiusura pregiudiziale e aspettativa miracolistica,
nella consapevolezza che stiamo vivendo una svolta ingiuntiva
della tecnologia (Bucchi, 2010). Un fenomeno unico che vede la
natura e l’ambiente richiederci di agire al più presto e a diversi
livelli, da quello “incentivo” a fare meglio, al “prescrittivo” a
fare diversamente. Ma allo tesso tempo però il progetto non si
costruisce solo con i data, ma soprattutto attraverso spazi di vita
quotidiana, rappresentazioni, fenomeni, simboli e valori condi-
visi che marcano gli spazi. Per fare questo non basta limitarsi a
comprendere attraverso i dati, come farebbe un geografo, ragio-
ni, modalità e dinamiche con cui le localizzazioni esprimono la
dimensione spaziale della società. Occorre interrogarsi sui modi
grazie ai quali è possibile comprendere e suscitare resilienza ur-
bana e solidarietà potenziali, relazioni che connettono da una
parte lo spazio geograco-ambientale e dall’altra gli individui, i
gruppi, le società “per apprendere di nuovo ad apprendere” (Mo-
rin, 2014).
Un progetto come quello sopra descritto deve necessaria-
mente integrare processi ricorsivi che combinino la generazione
delle idee e l’analisi basata su benchmark di progettazione speci-
ci a livello locale con input di dati di vita specici del contesto.
Processo da attuare ai ni della congurazione di scenari (Betsill
& Bulkeley, 2006) che, attraverso metodi computazionali gene-
rativi e analitici integrati, facilitino la produzione e la visualiz-
zazione di condizioni spazialmente essibili che si sviluppano
su uno spartito di tempo diacronico e un altro sincronico convi-
venti al ne di integrarsi in forme di fruizione di vita migliore,
coinvolgendo il soggetto umano, l’ambiente e l’organizzazione
spaziale e materiale delle architetture come agenti attivi nella
produzione di un location-specic hetero-geneous space (Hen-
sel & Sørensen, 2014).
In questa prospettiva l’impiego e gli eetti degli strumenti
digitali urbani possono essere valutati a diversi livelli. Piani-
care la resilienza e consentire risultati di progettazione positivi
richiede metodi traslitterati per lavorare con i dati e scenari che
possono essere rapidamente e iterativamente adattati sulle aree
di studio. Per fare ciò, si deve riunire insieme in modo dinamico
dati e informazioni, spesso provenienti da discipline diverse e
divergenti, con lo scopo di arrivare a risultati di analisi ambien-
tale, modellazione predittiva per la costruzione di sistemi di sup-
porto alla ricerca urbana, alla progettazione e alla formulazione
di politiche.
Quattro forme innovative di adattamento e di ecienza eco-
logica per i processi di rigenerazione dei sistemi insediativi
In questa prospettiva si iniziano a stagliare i caratteri prin-
cipali di quattro nuove forme di adattamento, resilienza e di
ecienza ecologica per i processi di rigenerazione dei sistemi
insediativi: la città sensibile, la città creativa, la città produttiva
e la città che cura.
La città sensibile è dotata di sistemi intelligenti che fanno rife-
rimento in maniera specica alle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione (ICT), individuando all’interno due te-
matiche orizzontali complementari: Internet of Things (IoT) e
Big Data con valenza abilitante per lo sviluppo tecnologico in
numerose aree di interesse per il territorio. Elemento chiave di
questa traiettoria è rappresentato da un giusto mix di investimen-
ti, pubblici e privati, atti a favorire la realizzazione di attività di
ricerca applicata ed industriale e la loro traduzione in soluzioni
ad alto contenuto innovativo.
La città sensibile è connotata da una rete sensoristica non
intrusiva e il più possibile trasparente inserita negli “oggetti” e
da un eco-sistema di protocolli e applicazioni che consentano,
da un lato, la connessione agli oggetti come elementi di rete che
forniscono dati e servizi e che comunicano il loro stato, dall’altra
la raccolta, l’aggregazione e l’elaborazione di tali dati per imple-
mentare il monitoraggio, l’ottimizzazione e tecniche di intera-
zione e collaborazione machine to machine (Figg.1 e 2).
Una città che oltre ad un monitoraggio ed un controllo molto
più eciente e pervasivo, opera anche lo sviluppo di tecniche di
gestione autonoma o semiautonoma delle risorse grazie alla pos-
sibilità, messa a disposizione dalle tecnologie per Big Data, di
classicare ed interpretare l’enorme quantità di dati generati dai
nodi sensore che costituiscono l’infrastruttura portante dell’IoT.
La città creativa che promuove attraverso servizi cloud ba-
sed la raccolta dati con accesso aperto a tutti gli utenti. In que-
sta congurazione il concetto di IoT è parzialmente collegato al
concetto di Internet of People IoP, dove quest’ultimo si basa, in
primo luogo, sul fatto che gli esseri umani sono sempre più al
centro della progettazione dei dispositivi mobili che usano e in
seconda battuta sul riconoscimento che i comportamenti umani
devono essere necessariamente presi in considerazione durante
la progettazione di dispositivi che permettono nuovi tipi di si-
nergie tra ambiente, utenti, istituzioni locali, università e impre-
Fig. 3
347
se. In questa forma innovativa dell’abitare il concetto stesso di
creatività si dilata in un’accezione sempre più ampia in grado di
generare nuove soluzioni e progettualità innovative, accresciute
da una rifondata coscienza sociale, vere e proprie manifestazioni
collettive che, in virtù di un legame radicato e profondo con gli
spazi della città riescono a coglierne l’innito potenziale di dati
e informazioni in grado di trasformare gli spazi in nuclei propul-
sori di moderne e vivaci identità urbane (Figg. 3 e 4).
La città produttiva è quella che comprende reti di piccoli im-
prenditori interconnessi che promuovono attività urbane, come
la generazione di energia rinnovabile. In questi settori la pro-
duzione digitale distribuita supportata da reti globali di proget-
tazione digitale costituisce un modello egemonico emergente.
All’interno di questa congurazione giocano un ruolo altamente
importante le tecnologie energetiche rinnovabili e non inqui-
nanti e i distretti energetici diusi in cui diventano sempre più
importanti e signicativi gli apporti progettuali e di sperimenta-
zione oerti dall’impiego delle smart grid, quali sistemi di reti
in grado di integrare intelligentemente le azioni di tutti gli utenti
connessi - produttori e consumatori - al ne di distribuire energia
in modo eciente, sostenibile, economicamente vantaggioso,
sicuro e in grado di favorire un rilancio della produzione locale
grazie alla individuazione di unità di generazione energetica su
piccola scala, in cui vengono applicati processi di produzione
aperti, supportati da un’interconnessione orizzontale con piatta-
forme di progettazione, in cui artefatti e natura costituiscono un
sistema biologico co-evolutivo (Fig.5).
La città che cura ha origine dalla persistente minaccia di
epidemie infettive (vedi il recente caso della pandemia da co-
ronavirus), malattie mentali, dipendenze e rischi di violenza che
rappresentano le principali preoccupazioni per la salute pubblica
nelle aree urbane, dove i progressi nella salute dipendono non
solo dalla forza dei sistemi sanitari, ma soprattutto dalla costru-
zione di ambienti urbani più sani (Fig.6).
.All’interno di questo modello trovano spazio, come deter-
minanti di salute, non solamente l’ambiente di vita e di lavo-
ro, ma anche l’ambiente costruito con le proprie specicità, e
soprattutto elementi immateriali relativi alla comunità, come la
‘coesione sociale’ e il ‘capitale sociale’ (Cattel, 2001). La disu-
guale distribuzione dei determinanti sociali, secondo il modello
proposto dalla “Salute Globale”, genera “Disuguaglianze Sociali
in Salute”. In questa direzione le ricerche dell’epidemiologo so-
ciale Marmot che, oltre all’impegno scientico per dimostrare
la presenza, la natura e l’entità delle disuguaglianze nella salute,
sta segnalando la concreta possibilità di aggregare, a livello lo-
cale, responsabilità e interventi tra tutti gli attori istituzionali e
non istituzionali interessati, come dimostra l’esperimento delle
‘Marmot cities’ (Marmot, 2015).
Conclusioni
I big data possono modellare la qualità della vita per una
parte crescente della popolazione mondiale, e insieme con l’IoT
rappresentano un’enorme opportunità per contribuire a uno svi-
luppo equo e sostenibile degli insediamenti. I processi che i go-
verni delle città stanno iniziando a riconoscere come prioritari,
in cui i residenti non sono semplicemente clienti o utenti nali
dei servizi, ma anche parti interessate, sono di estrema importan-
za per comprendere i problemi che devono arontare le loro co-
munità. Tutte le tendenze menzionate inuenzano la governance
urbana dalla protezione legale degli abitanti alla pianicazione
urbana, dai trasporti alla partecipazione politica, dai servizi
pubblici alla gestione dell’energia su scala urbana.
I governi che guidano con successo il vero cambiamento lo
faranno allineando l’innovazione tra i dipartimenti delle città e
dando potere agli abitanti a diventare risolutori di problemi e
partner che svolgono un ruolo chiave nell’ecosistema dell’in-
novazione. Man mano che l’accesso all’infrastruttura digitale
diventerà cruciale, aumenteranno anche i problemi di discri-
minazione delle minoranze etniche, culturali ed economiche
nell’accesso a Internet e nel divario digitale nelle aree servite, di
qui l’importanza di mettere a punto una nozione volta a integrare
quella che potremmo chiamare “la giustizia tecnologica” per la
salvaguardia di quei diritti naturali e umani nella città che l’era
digitale potrebbe danneggiare.
Fig. 4
348
References
Betsill, M. M. and Bulkeley, H., (2006), “ Cities and the multilevel governance of global climate change”, Global Governance, 12(2), pp. 141–59.
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Morin, E. (2014,. Enseigner à vivre. Manifeste pour changer l’éducation, Actes Sud, Arles.
Sadin, É., (2018), L’Intelligence articielle ou l’enjeu du siècle : Anatomie d’un antihumanisme radical, L’Échappée, Paris.
Fig. 5
349
Fig. 1-2 - La città sensibile - progetto del MIT Senseable City Lab. Si tratta di una visualizzazione interattiva che invita a esplorare i modi in
cui oltre 170 milioni di viaggi in taxi collegano la Città di New York in un determinato anno. Questa interfaccia fornisce una visione unica del
funzionamento interno della città, di una prospettiva precedentemente invisibile del sistema di taxi. HubCab consente di esaminare esattamente
come e quando i taxi raccolgono o lasciano le persone e di identicare le zone di attività di raccolta e riconsegna combinate, consente di na-
vigare verso i luoghi in cui iniziano e terminano i viaggi in taxi e scoprire quante persone seguono gli stessi schemi di viaggio.(copyright MIT
Senseable City Lab).
Fig. 1 - La città sensibile - Schermata di HubCab, che mostra i pickup e gli spostamenti di tutti i 170 milioni di viaggi in taxi nell’arco di un anno
a New York City.
Fig. 2 - La città sensibile - Schermata di HubCab, che mostra tutti i trasferimenti in taxi e gli scali all’aeroporto JFK tutti i giorni dalle 3:00 alle
6:00.
Fig. 3-4 - La città creativa – progetto di Ecosistema Urbano Malaga Campus. L’app dell’University Malaga Campus funziona grazie a moduli
open source che consentono l’accesso a un ambiente aumentato di interattività e informazioni attraverso sensori (source: https://ecosistemaur-
bano.com/malaga-university-campus/). L’apparecchiatura principale nell’hub digitale è uno schermo a LED mobile in grado di ricevere dati in
tempo reale tramite telecamere di monitoraggio video o tramite l’app uciale dell’università che interagisce con lo spazio pubblico. Una cortina
d’acqua digitale, installata nel Climatic Hub, può essere programmata per reagire al movimento delle persone che la circondano e rendere più
confortevole l’area circostante. Gli utenti possono controllare l’illuminazione e i sistemi audio trasmettendo contenuti in streaming dal proprio
dispositivo. Inne, i sistemi di condizionamento dell’aria di rareddamento evaporativo, i ventilatori e i nebulizzatori d’acqua possono esse-
re attivati quando si rileva la presenza di persone e attivate dagli utenti quando le condizioni meteorologiche sono al di fuori della gamma di
comfort.
Fig. 5 - La città produttiva – Il progetto Iris riguarda un distretto situato nel centro della città meridionale di Göteborg. Si tratta di zona residen-
ziale con circa 8.000 abitanti e di 7.000 studenti del campus della Chalmers University of Technology. Il progetto è un energy positive district
con capacità di stoccaggio di energie rinnovabili prodotte in loco e gestione responsabile a livello distrettuale. Questo approccio riduce le perdite
nel sistema e aumenta notevolmente l’ecienza dell’intero sistema di teleriscaldamento. La produzione locale di rareddamento, riscaldamento
ed elettricità, insieme ai depositi energetici locali, può essere integrata nel sistema energetico della città per ottimizzare l’uso delle risorse e ri-
durre al minimo l’energia primaria necessaria.
Fig. 6 - Great Manchester La città che cura –Il Manchester Health Population Plan è il piano generale della città per la riduzione delle disugua-
glianze in salute e il miglioramento dei risultati sanitari ottimizzato grazie al Greater Manchester Connected Health City (GM CHC) è un pro-
gramma sanitario digitale che utilizza i dati dei pazienti per migliorare il ritmo dei progressi nei servizi sanitari locali.
Fig. 6
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Article
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Internet of Things, Internet of Everything and Internet of People are concepts suggesting that objects, devices, and people will be increasingly interconnected through digital infrastructure that will generate a growing gathering of data. Parallel to this development is the celebration of the smart city and sharing city as urban policy visions that by relying heavily on new technologies bear the promise of efficient and thriving cities. Law and policy scholarship have either focused on questions related to privacy, discrimination, security, or issues related to the production and use of big data, digital public services. Little or no attention has been paid to the disruptive impact of technological development on urban governance and city inhabitants’ rights of equal access, participation, management and even ownership, in order to understand whether and how technology can also enhance the protection of human rights and social justice in the city. This Article proposes complementing the technological and digital infrastructure with a legal and governance infrastructure, the Internet of Humans, by construing and injecting in the policy framework of the city the principle of Tech Justice. Building on a literature review and from an analysis of selected case studies, this Article stresses the dichotomy existing between the market-based and the society-based applications of technology, the first likely to increase the digital divide and the challenges to human rights in the city, the latter bearing the promise to promote equal access to technology in the city. The main argument advanced by this Article is that the principle of Tech Justice if embedded as an empirical dimension of smart city and sharing city policies can steer their developments in the direction of a more just and democratic city.
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This paper discusses research by design efforts in architectural education, focused on developing concepts and methods for the design of performance-oriented and intensely local architectures. The pursued notion of performance foregrounds the interaction between a given architecture and its local setting, with consequences not only for the design product but also for the related processes by which it is generated. Integrated approaches to data-driven computational design serve to generate such designs. The outlined approach shifts the focus of design attention away from the delivery of finite architectural objects and towards an expanded range of architecture-environment interactions that are registered, instrumentalised and modulated over time. This paper examines ongoing efforts in integrating specific architectural goals and approaches, computational data-driven design methods and generative design processes, based on a range of context-specific and often real-time data sets. The work discussed is produced in the context of the Research Centre for Architecture and Tectonics (RCAT) and the Advanced Computational Design Laboratory (ACDL) at the Oslo School of Architecture and Design.
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We explore how the Cities for Climate Protection (CCP) program, a network that is simultaneously global and local, state and nonstate, could be conceptualized as part of global environmental governance. We suggest that traditional approaches to international relations—regime theory and transnational networks—offer limited conceptual space for analyzing such networks. These approaches obscure how the governance of global climate change takes place through processes and institutions operating at and between a variety of scales and involving a range of actors with different levels and forms of authority. We contend that it is only by taking a multilevel perspective that we can fully capture the social, political, and economic processes that shape global environmental governance.
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This paper explores the dynamics between poverty and exclusion; neighbourhood, and health and well being by considering the role of social networks and social capital in the social processes involved. It is based on qualitative research taking two deprived areas as exemplary case studies, and involving depth interviews with residents. Neighbourhood influences on networks and social capital were explored, network typologies developed reflecting structural and cultural aspects of individual's networks, and pathways implicated in health effects considered. The complexity of social capital is addressed. The role of three factors in influencing social networks and social capital are demonstrated: neighbourhood characteristics and perceptions; poverty and social exclusion, and social consciousness. Perceptions of inequality could be a source of social capital as well as demoralisation. Different network structures- dense and weak, homogeneous and heterogeneous- were involved in the creation of social capital and had implications for well being. Coping, enjoyment of life and hope are identified as benefits. Although participation in organisations was confirmed as beneficial, it is suggested that today's heterogeneous neighbourhoods also require regenerated local work opportunities to develop bridging ties necessary for the genesis of inclusive social capital and better health. Despite the capacity of social capital to buffer its harsher effects, the concept is not wholly adequate for explaining the deleterious effects of poverty on health and well being.
Enseigner à vivre. Manifeste pour changer l'éducation
  • E Morin
Morin, E. (2014,. Enseigner à vivre. Manifeste pour changer l'éducation, Actes Sud, Arles. Sadin, É., (2018), L'Intelligence artificielle ou l'enjeu du siècle : Anatomie d'un antihumanisme radical, L'Échappée, Paris. Fig. 5