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Nel parco Naturale Regionale Costa Otranto Santa Maria di Leuca - Bosco di Tricase sono presenti cavità carsiche che rappresentano preziosi archivi naturali dei cambiamenti climatici avvenuti nel corso del Quaternario e dell ' antica presenza umana sul territorio. Tra queste cavità, Grotta Romanelli ha attirato l' attenzione degli studiosi sin dalla fine del 1800. Grazie alle loro ricerche, la grotta ha restituito numerosi reperti archeologici (manufatti in calcare e in selce), sepolture umane, arte parietale e mobiliare, e reperti paleontologici, come il pinguino boreale alca impenne (Pinguinus impennis) divenuto una vera e propria icona della cosiddetta "era glaciale". La straordinaria ricchezza dei depositi ha reso Grotta Romanelli un sito chiave per lo studio dei cambiamenti climatici e delle relazioni tra uomo e ambiente nell'area mediterranea durante il Quaternario. Il contenuto della grotta, che si apre direttamente sul mare, è esposto ad un alto rischio di degrado per alterazione ad opera delle acque sia continentali (precipitazione, percolazione, ruscellamento), sia marine (mareggiate e spray marino). Pertanto, la nuova fase di scavi, iniziata nel 2015 e tuttora in corso, pone un'attenzione particolare alla documentazione e alle azioni atte alla conservazione della cavità, del deposito che vi è ancora conservato, delle pareti decorate con centinaia di incisioni. A tal fine è stato avviato il monitoraggio sistematico dei fattori di degrado, il rilievo speleologico e archeologico delle evidenze di arte rupestre e la realizzazione di modelli 3D, importante risorsa per la musealizzazione e la valorizzazione interattiva di grotte di difficile accesso ai non addetti ai lavori, come è Grotta Romanelli.
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Periodico della Società Geologica Italiana
n. 2 | luglio 2020
GROTTA
ROMANELLI
(CASTRO, LECCE)
un sito chiave
del Quaternario
mediterraneo
GEOPARCHI
E GEOSITI
“Learning Objects”
per l’insegnamento
delle Scienze della Terra
UNA MISSIONE
PER LA SCUOLA,
UN IMPEGNO
PER I GEOLOGI
una carta geologica
per la conoscenza
del territorio
I FOSSILI
DI BOLCA
icone della
Paleontologia
italiana
MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE
https://doi.org/10.3301/GM.2020.02
ISSN 2705-0149
P. 4 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
Rivista quadrimestrale SGI - Società Geologica Italiana | Numero 2 | luglio 2020 | SOCIETÀ GEOLOGICA ITALIANA Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma | www.socgeol.it | Tel: +39 06 83939366
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 34/2020 del Registro stampa del 24 marzo 2020
DIRETTORE EDITORIALE Enrico Capezzuoli
COMITATO EDITORIALE Fabio Massimo Petti, Elena Bonaccorsi, Francesca Cifelli, Alessandro Danesi, Riccardo Fanti, Giulia Innamorati, Susanna Occhipinti, Domenico Sessa, Marco Chiari,
Anna Giamborino, Eugenio Nicotra e Eleonora Regattieri.
COORDINAMENTO SCIENTIFICO Sandro Conticelli, Domenico Cosentino, Elisabetta Erba e Vincenzo Morra
DIRETTORE RESPONSABILE Alessandro Zuccari
MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE
GEOPARCHI E GEOSITI
“Learning Objects”
per l’insegnamento
delle Scienze della Terra
GROTTA ROMANELLI
(CASTRO, LECCE)
un sito chiave
del Quaternario
mediterraneo
UNA MISSIONE
PER LA SCUOLA,
UN IMPEGNO
PER I GEOLOGI
una carta geologica
per la conoscenza
del territorio
I FOSSILI DI BOLCA
icone della Paleontologia italiana
P. 8
P. 18
P. 28
Associazione Italiana
VULCANOLOGIA
SOCIETÀ
PALEONTOLOGICA
Italiana
Associazione Italiana
PER LO STUDIO DEL
QUATERNARIO
Associazione Nazionale
INSEGNANTI
SCIENZE NATURALI
Associazione
PALEONTOLOGICA
PALEOARTISTICA
ITALIANA
Sezione
GEOETICA
e cultura geologica
Sezione
GEOLOGIA
strutturale
P. 48
P. 50
P. 55
P. 58
P. 60
P. 61
P. 63
P. 66
P. 68
P. 69
P. 70
P. 38
P. 71
P. 53
Sezione
GEOLOGIA
Himalayana
Sezione
GEOLOGIA
planetaria
Sezione
Giovani
GEOLOGI
Sezione
GEOLOGIA
ambientale
Sezione
GEOSCIENZE
e tecnologie
informatiche
Sezione
GEOsed
Sezione
storia delle
GEOSCIENZE
P. 62
GEOLOGICAMENTE P. 5MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
GRAFICA, IMPAGINAZIONE E PUBBLICITÀ Agicom srl | Viale Caduti in Guerra, 28 - 00060 - Castelnuovo di Porto (RM) | Tel. 06 90 78 285 - Fax 06 90 79 256
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STAMPA digitale.
Distribuzione ai soci della Società Geologica Italiana e delle società scientifiche associate e agli Enti e Amministrazioni interessati.
Gli articoli e le note firmate esprimono solo l’opinione dell’autore e non impegnano la Società Geologica Italiana né la Redazione del periodico.
Foto in copertina: Grotta Romanelli (Castro, Lecce). Foto di Luca Forti | Immagini interne: freepik.com
Chiuso in Redazione il 20 luglio 2020.
Periodico della Società Geologica Italiana | n. 2 | luglio 2020
P. 73
P. 75
P. 7 7
P. 85
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P. 78
P. 80
P. 82
P. 86
GEOLOGIA PER GLI
INSEGNANTI
le Summer School del piano
lauree scienti che
LA DAMA
DELLE DOLOMITI
Maria Matilda
Ogilvie Gordon
(1864-1939) Geologia e
emancipazione femminile
in Europa tra il XIX
e il XX secolo
L’ANGOLO DEI
NEOLAUREATI
giovani ed Esame di Stato
I PREMI
della Società
OUTCROPEDIA
un viaggio tra i più
spettacolari aforamenti
geologici del mondo
SISMABONUS
E ECOBONUS
qualche nota positiva
nella prospettiva
del post-COVID
EDITORIALE
INCONTRA GLI AUTORI
MUSEO CIVICO
GEOPALEONTOLOGICO
Ardito Desio”
di Rocca di Cave
P. 18 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
a cura di Luca Forti, Ilaria Mazzini, Beniamino Mecozzi,
Dario Sigari e Raffaele Sardella
un sito chiave
del Quaternario
mediterraneo
GROTTA
ROMANELLI
P. 18 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
(Castro, Lecce)
GEOLOGICAMENTE P. 19MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
Nel parco Naturale Regionale Costa Otranto Santa
Maria di Leuca - Bosco di Tricase sono presenti
cavità carsiche che rappresentano preziosi archivi
naturali dei cambiamenti climatici avvenuti nel
corso del Quaternario e dell’antica presenza umana sul territorio.
Tra queste cavità, Grotta Romanelli ha attirato l’attenzione degli
studiosi sin dalla ne del 1800. Grazie alle loro ricerche, la
grotta ha restituito numerosi reperti archeologici (manufatti in
calcare e in selce), sepolture umane, arte parietale e mobiliare,
e reperti paleontologici, come il pinguino boreale alca impenne
(Pinguinus impennis) divenuto una vera e propria icona della
cosiddetta “era glaciale”. La straordinaria ricchezza dei depositi
ha reso Grotta Romanelli un sito chiave per lo studio dei
cambiamenti climatici e delle relazioni tra uomo e ambiente
nell’area mediterranea durante il Quaternario. Il contenuto
della grotta, che si apre direttamente sul mare, è esposto ad
un alto rischio di degrado per alterazione ad opera delle acque
sia continentali (precipitazione, percolazione, ruscellamento),
sia marine (mareggiate e spray marino) (Fig. 1). Pertanto,
la nuova fase di scavi, iniziata nel 2015 e tuttora in corso, pone
un’attenzione particolare alla documentazione e alle azioni atte
alla conservazione della cavità, del deposito che vi è ancora
conservato, delle pareti decorate con centinaia di incisioni.
A tal ne è stato avviato il monitoraggio sistematico dei
fattori di degrado, il rilievo speleologico e archeologico delle
evidenze di arte rupestre e la realizzazione di modelli 3D,
importante risorsa per la musealizzazione e la valorizzazione
interattiva di grotte di difcile accesso ai non addetti ai lavori,
come è Grotta Romanelli.
GEOLOGICAMENTE P. 19MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
Fig. 1 - Vista panoramica sulla baia e Grotta Romanelli (foto L. Forti).
P. 20 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
Autori Luca Forti
I
l Salento presenta numerose grotte costiere che sono
state oggetto di studio sin dalla ne dell’Ottocento (Figs.
2a-c). All’interno di esse sono conservate successioni
stratigrache continue, ricche di fossili e reperti archeologici,
che costituiscono un prezioso archivio di informazioni. In
questo contesto Grotta Romanelli, che si apre a 7.3 m s.l.m.
quasi a picco sul mare, è morfologicamente caratterizzata
da un salone di 7 m di altezza, 12 di larghezza e 42 m di
lunghezza, con un cunicolo di 8 m di lunghezza orientato verso
Ovest (Fig. 2d). La grotta ha fornito, e continua a fornire,
importanti informazioni sulla presenza umana nel territorio e
sulle variazioni climatico-ambientali che hanno caratterizzato
l’area a partire dal Pleistocene Medio (Sardella et al., 2019).
Gli studi condotti su Grotta Romanelli hanno da sempre avuto
un forte impatto sulla comunità scientica suscitando dibattiti e
diventando, a partire dal 1914, un riferimento per l’innovativo
metodo di scavo archeologico proposto da Gian Alberto Blanc.
Dopo decenni di scavi coordinati da Blanc, negli anni Sessanta le
attività a Grotta Romanelli continuarono sotto il coordinamento
di altri illustri studiosi no agli inizi degli anni Settanta quando
Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio”, Università degli Studi di Milano.
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Geoscienze e Georisorse, Pisa.
INTRODUZIONE
Beniamino Mecozzi
Dipartimento Scienze della Terra (Laboratorio
PaleoFactory), Sapienza, Università di Roma.
gli scavi nella grotta cessarono lasciando in sospeso numerose
questioni scientiche. A partire dal 2015 nuove ricerche sono
state intraprese da un team multidisciplinare coordinato dal
Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza Università
di Roma, in collaborazione con istituti di ricerca ed università
italiane ed internazionali autorizzati dalla Soprintendenza
Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Brindisi, Lecce e Taranto
(Sardella et al., 2018, 2019). L’obiettivo del nuovo progetto
di ricerca, nanziato dai progetti Grandi Scavi di Sapienza,
Università di Roma, è molteplice: analizzare e interpretare in
dettaglio la successione stratigraca, denire la cronologia
degli eventi geologici e archeologici della grotta, revisionare il
materiale delle collezioni storiche, illustrare e contestualizzare
i reperti archeologici e paleontologici raccolti durante le nuove
campagne, realizzare una mappatura ed un’analisi completa
dell’arte parietale, costruire un modello 3D virtuale della grotta
che possa anche servire come strumento di divulgazione, per
avvicinare il pubblico a una grotta di difcile accesso e con un
ecosistema interno estremamente fragile.
Fig. 2 - a) Ubicazione dell’area di studio (Google Earth); b) carta geologica semplicata del tratto di costa fra Santa Cesarea Terme e Castro (modicato da
Sardella et al., 2018); c) modello digitale del terreno del Salento; d) rilievo e sezione della cavità (modicato da Sardella et al. 2019).
a
b
c
d
Ilaria Mazzini
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto
di Geologia ambientale e Geoingegneria,
Monterotondo (Roma).
Raffaele Sardella
Dipartimento Scienze della Terra (Laboratorio
PaleoFactory), Sapienza, Università di Roma.
Dario Sigari
Geosciences Center Coimbra University, Portogallo.
Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli
Studi di Ferrara.
GEOLOGICAMENTE P. 21MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
GROTTA ROMANELLI (CASTRO, LECCE)
un sito chiave del Quaternario mediterraneo
INQUADRAMENTO GEOLOGICO-GEOMORFOLOGICO
Fig. 3 - Ingresso della grotta con le evidenze dei fenomeni erosivi e franosi che hanno modicato l’attuale morfologia e il solco di battente evidente a destra della foto
(foto L. Forti).
GEOLOGICAMENTE P. 21MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
Keywords
Puglia
Geologia
Quaternario
Paleontologia
Archeologia
Grotta Romanelli è situata nella regione carsica della Penisola
Salentina geologicamente appartenente alla Piattaforma
Carbonatica Apula e inquadrata geodinamicamente nell’avam-
paese dell’Appennino meridionale. La Piattaforma Carbonatica
Apula è composta da carbonati e dolomie giurassiche e
cretacee che passano verso l’alto a sequenze carbonatiche
e terrigene mio-plioceniche ricoperte in discordanza da
successioni di età quaternaria (Bosellini et al., 1999) (Fig.
2b). A partire dal Pleistocene Medio la denitiva emersione
dell’area ha favorito l’alterazione carsica sia superciale,
sia ipogea (Doglioni et al., 1994). In questo contesto,
Grotta Romanelli si sviluppa nel Calcare di Altamura
(Cretaceo Superiore) (Martinis, 1967; Parente, 1994), posto
stratigracamente al di sotto dei Calcari di Castro (Oligocene
Superiore) (Martinis, 1967). Morfologicamente, il paesaggio
costiero della Penisola salentina fra Otranto e S. Maria di Leuca
è caratterizzato dalla presenza di cinque ordini di terrazzi marini,
risultato dell’interazione tra le uttuazioni eustatiche del livello
marino e il sollevamento tettonico a partire dal Pleistocene
Medio (Mastronuzzi et al., 2007; Antonioli et al., 2018). Presso
Grotta Romanelli sono osservabili diverse testimonianze delle
variazioni del livello marino, in particolare un solco di battente,
posto a un’altezza compresa tra 10 e 6 m (9.25 ± 0.135 m
s.l.m.) e visibile già all’esterno della grotta, recentemente
attribuito alla parte nale del Pleistocene Medio (Antonioli et
al., 2018) (Fig. 3).
P. 22 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
Sin dalla sua scoperta ad opera di Ulderico Botti nel 1874, Grotta
Romanelli ha restituito numerose testimonianze della presenza
umana, oltre a preziosi dati geo-paleontologici (Sardella et al.,
2019). Le prime ricerche sistematiche, condotte a partire dal
1900 da Paolo Emilio Stasi, permisero di riconoscere per la
prima volta il Paleolitico Superiore in Italia (Stasi & Regalia,
1904) ed ebbero un notevole peso nella comunità scientica
internazionale. Nel 1914, a Grotta Romanelli, Blanc introdusse
metodologie di scavo che diventarono standard di riferimento
per gli scavi archeologici a venire, mediante un approccio
rigoroso che univa in modo armonico la cultura classica e
quella scientica (Blanc, 1920). Nello stesso periodo produsse
una documentazione completa del materiale archeologico,
paleontologico e geologico con le prime interpretazioni di natura
paleoclimatica e paleoambientale (Blanc, 1928). La lungimirante
scelta di Gian Alberto Blanc alla direzione delle ricerche a Grotta
Romanelli è dovuta al Soprintendente agli scavi e ai Musei
Archeologici di Puglia, il noto studioso Quintino Quagliati, che
comprese la necessità di un approccio integrato tra archeologia
e geo-paleontologia e individuò in Blanc la gura che meglio
incarnasse quest’approccio interdisciplinare (Quagliati, 1936).
Le ricerche guidate da Blanc, sospese da ben due Guerre
Mondiali, produssero una grande quantità di dati e di scoperte
rilevanti e si interruppero alla ne degli anni ’50. Durante gli
anni ’60 e no agli inizi degli anni Settanta l’Istituto Italiano di
Paleontologia Umana (IsIPU) organizzò numerose campagne di
scavo, sotto la direzione di Luigi Cardini con la partecipazione
di Marcello Piperno, Italo Biddittu, Gianluigi Carancini, Pier
Francesco Cassoli, Mariella Taschini e con il supporto del
Gruppo Speleologico Salentino (Blanc et al., 1962; Cardini
& Biddittu, 1967). L’impatto delle ricerche condotte da Blanc
fu tale che una specie di uccello estinto rinvenuto nei depositi
della Grotta, l’alca impenne o pinguino boreale, indicatore di un
clima molto più freddo dell’attuale, fu utilizzato come simbolo
per il Congresso internazionale INQUA (International Union
for Quaternary Research). Il congresso, organizzato in Italia nel
1953, portò il sito all’attenzione degli studiosi di tutto il mondo
(Fig. 4). L’alca è divenuto anche il simbolo del Museo Civico di
Paleontologia e Paletnologia di Maglie che custodisce molti dei
reperti provenienti dagli scavi storici.
Fig. 4 - Foto storiche di Grotta Romanelli: in alto momenti di scavo degli anni
’50 (gentile concessione dell’Archivio Ciccarese) e logo del convegno INQUA
del 1953 svoltosi in Italia; in basso lezione di Gian Alberto Blanc sul deposito
di Grotta Romanelli ad un pubblico eterogeneo agli inizi degli anni ’20 (da
Sigari & Sardella, 2018).
La storia delle ricerche
P. 22 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
GEOLOGICAMENTE P. 23MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
Fig. 5 - a) Stratigraa di Grotta Romanelli (da Blanc, 1928); b) foto di confronto di una sezione stratigraca analizzata da Blanc negli anni ’20 e c) congurazione
attuale della stessa (2019) (foto L. Forti).
Stasi e Regalia (1904) aprirono le prime trincee all’interno
della grotta, dividendo il deposito di Grotta Romanelli in due
grandi complessi: “terre brune”, il deposito superiore, e “terre
rosse” quello inferiore. Blanc rafnò la descrizione dei due
complessi rilevando all’interno delle “terre brune” ben cinque
livelli composti da una ricca fauna a vertebrati e industria
litica del Paleolitico Superiore (livelli “A-E”) (Pleistocene
Superiore-Olocene Inferiore) (Blanc, 1928). Se per il complesso
superiore non furono descritte grandi differenze, la stratigraa
del complesso inferiore apparve più articolata. Oltre al deposito
delle “terre rosse”, nel quale Blanc riconobbe numerosi reperti
fossili e industria litica musteriana (livello “G”), furono
identicati uno speleotema (livello “H”) datato < 69.000 anni fa
(Fornaca-Rinaldi & Radmilli 1968), una breccia ossifera (livello
“I”) e un conglomerato basale (livello “K”) interpretato come un
deposito di spiaggia riferibile al Tirreniano (MIS 5.5 ca 125.000
anni fa) (Fig. 5a). Il livello basale rappresentava un forte vincolo
cronostratigraco, che per molto tempo permise di riferire tutta
la sequenza sedimentaria della grotta al Pleistocene Superiore.
I due complessi sono separati da uno speleotema (livello “F”)
datato a 40.000 ± 3.250 anni fa (Fornaca-Rinaldi & Radmilli,
1968). I due speleotemi “H” e “F”, sono stati riconosciuti
durante i nuovi scavi, sono stati analizzati e campionati per
effettuare nuove datazioni Uranio-Torio (U/Th). Secondo
Blanc, il livello “F” rappresentava un vero e proprio conne
tra due “mondi” distinti, quello inferiore caratterizzato dalla
presenza dell’uomo di Neanderthal e da una fauna a vertebrati
considerata tipica di clima caldo e umido, quello superiore
caratterizzato dalla presenza dell’uomo anatomicamente
moderno e da una fauna adattata ad un clima freddo e arido.
La prima attribuzione cronologica delle “terre brune” si basava
sull’analisi delle industrie litiche attribuite alla parte nale
del Paleolitico Superiore (Blanc, 1928). Successive datazioni
al radiocarbonio, realizzate negli anni ’60, confermarono la
cronologia delle “terre brune” ipotizzata da Blanc (bibliograa
da Sardella et al., 2018). Durante le nuove attività di scavo, sono
stati prelevati diversi campioni nelle “terre brune” e sottoposti
nuovamente a datazioni radiocarbonio con acceleratore di massa
spettroscopica (AMS14C) presso i laboratori del CEDAD di
Unisalento (Calcagnile et al., 2019). I nuovi dati cronologici
confermano il quadro generale precedentemente descritto, ma
forniscono anche elementi di novità, posizionando il livello
“D” al limite Pleistocene Superiore-Olocene Inferiore (11.700
anni fa) e il livello “B” all’interno dell’Olocene Medio (8.000
anni fa). Il livello “A” risulta quasi completamente assente nel
deposito attualmente conservato nella grotta. Gli scavi compiuti
nel passato hanno modicato profondamente l’estensione e la
consistenza dei depositi. Per valutare l’entità delle trasformazioni
avvenute, è stato particolarmente interessante consultare gli
archivi fotograci di alcune istituzioni che conservano questi
preziosi documenti (Figs. 5b-c). È stato così possibile ricostruire
elementi della stratigraa oggi poco evidenti, realizzare una
stima della quantità di materiale che gli scavi del passato hanno
sottratto al deposito e dare volto ai protagonisti, più o meno
famosi, di decenni di scavi e di ricerche. I fossili di vertebrati
raccolti in decenni di attività di scavo sono migliaia che,
insieme ai numerosi campioni geologici e alle ricche collezioni
archeologiche (Fig. 6), sono conservati in collezioni ubicate in
diversi musei in Italia e all’estero (Stasi & Regalia, 1904; Blanc,
1928; Tagliacozzo, 2003). Di particolare importanza sono gli
oltre 32.000 reperti di avifauna provenienti dalle “terre brune”
(livelli “A-E”) riferibili a 109 differenti specie (Tagliacozzo,
2003) tra cui l’alca impenne Pinguinus impennis (Blanc, 1928).
Questa collezione osteologica rappresenta il campione più
numeroso di avifauna del Pleistocene europeo. Solo alcuni dei
L’ETÀ DEL DEPOSITO
E I FOSSILI
a b c
GROTTA ROMANELLI (CASTRO, LECCE)
un sito chiave del Quaternario mediterraneo
P. 24 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
resti di vertebrati rinvenuti nel complesso inferiore sono stati
oggetto di pubblicazione, come il cranio di lupo proveniente
dalle “terre rosse”, recentemente studiato tramite analisi TAC
(Sardella et al., 2014). Nel corso delle campagne di scavo del
periodo 2015-2019 è stato rinvenuto un gran numero di resti di
vertebrati fossili. Una particolare attenzione è stata posta nella
ricerca dei microvertebrati, attraverso una minuziosa setacciatura
del sedimento e una attenta catalogazione. Questa attività ha
prodotto nora un elevatissimo numero di reperti, in particolare
denti di alcune specie di roditori mai documentati in precedenza.
L’analisi è in corso, ma i dati preliminari denotano importanti
indicazioni cronologiche e paleoambientali che saranno
presentate in future pubblicazioni. Nel complesso inferiore sono
I depositi di Grotta Romanelli conservano numerose
testimonianze relative alla presenza umana. Sepolture umane
furono scoperte da Stasi nella porzione sommitale delle “terre
brune”, altri resti frammentari furono rinvenuti durante gli scavi
condotti da Blanc (Stasi & Regalia, 1904: Sardella et al., 2018;
Sardella et al., 2019). Dalle “terre rosse” provengono numerosi
manufatti litici su calcare, in misura minore su selce e quarzite
attribuiti al Paleolitico Medio (Piperno, 1974; Spinapolice,
2018) (Fig. 8a). Nei livelli “I-H” fu riconosciuta la presenza di
focolari in associazione a strumenti in calcare, selce e quarzite
con ciottoli di ocra (Piperno, 1974). In tutta la sequenza delle
“terre brune”, decenni di ricerche hanno restituito più di 10.000
manufatti litici (grattatoi, bulini, lame, lamelle con ritocco,
microliti geometrici) (Blanc, 1928; Bietti, 2003), 56 strumenti
in osso e oltre 200 reperti con segni e gurazioni varie, che
rimandano ad una produzione di tipo simbolica. Un gran
numero di strumenti litici presenta caratteristiche proprie che
hanno portato alla denizione del “Romanelliano”, un’industria
tipica della ne del Paleolitico Superiore (Blanc, 1928) (Fig.
8b). Tra i supporti decorati, 110 riportano gurazioni incise
riconoscibili e determinabili, mentre uno solo ha un motivo
dipinto in ocra. Oltre ai reperti provenienti dai depositi,
è certamente degna di nota la grande quantità di incisioni
parietali. Queste furono scoperte nel 1905, in un periodo di
grande fermento e di importanti avanzamenti negli studi sul
Paleolitico Superiore in Europa. Nello stesso periodo, in grotte
spagnole e francesi vennero identicate numerose pitture
rupestri che offrirono un valido supporto a Stasi e Regalia per
l’attribuzione al Paleolitico Superiore di un “motivo decorativo”
e di un “mammifero” posti sulla parete Nord della grotta (Fig.
8c). L’avanzamento delle attività di scavo e la relativa messa in
luce delle superci rocciose interne portò a scoprire via via un
palinsesto ricchissimo di unità grache, molte interpretate come
gure fusiformi ed ovali, mentre altri segni incisi furono ritenuti
incomprensibili (Figs. 8d-e) (Graziosi, 1973). In recenti lavori,
nuove gure furono identicate, tra cui una sagoma femminile
e uno zoomorfo attributo ad un bovide (Ciccarese, 2000; Mussi
& De Marco, 2008). Le nuove attività di ricerca, tutt’ora in
corso, stanno dimostrando come alcune delle linee disordinate
ed incomprensibili formano unità grache denite (Sigari &
Sardella, 2018).
Fig. 6 - Alcuni reperti raccolti da Blanc: a sinistra tavola con ampolle di sedimento proveniente dal
complesso delle “terre brune” e “terre rosse”; a destra tavola con ciottoli usati come percussori con prove
delle schegge staccatosi da esse (pubblicazione autorizzata dall’ Istituto Italiano di Paleontologia Umana).
Fig. 7 - Documentazione di vertebrati fossili nelle
“terre rosse” (foto B. Mecozzi).
stati individuati e raccolti fossili di grandi vertebrati come lupi,
rinoceronti e cervidi; in alcuni casi, le ossa si presentano in
connessione anatomica, fornendo utili indicazioni tafonomiche
sulle modalità di formazione del deposito, che contiene anche
manufatti in calcare.
Alcuni fossili selezionati sono stati analizzati attraverso l’utilizzo
della fotogrammetria, una tecnica che, attraverso l’utilizzo di
fotograe e video digitali, rileva forma e posizione di un oggetto
(dati metrici) partendo da un minimo di due fotogrammi distinti
(coppia stereoscopica). Questa tecnica permette di identicare
tutti i punti d’interesse spaziale dell’oggetto e quindi, attraverso
l’utilizzo di programmi dedicati (Agisoft Photoscan) di
realizzare modelli tridimensionali.
La presenza umana
P. 24 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
GEOLOGICAMENTE P. 25MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
Dopo oltre un secolo di ricerche Grotta Romanelli continua a
suscitare grande interesse negli studiosi del Quaternario della
regione mediterranea. La grotta non ha cessato di rappresentare
un riferimento per la comprensione dell’evoluzione ambientale
e climatica della regione, una fucina di indicazioni sul
popolamento di differenti gruppi umani nell’area - rappresentati
prevalentemente dai loro manufatti e dalle loro rappresentazioni
artistiche - e sulle associazioni di animali che popolavano il
territorio nel corso del Quaternario. Anche nel lungo periodo
di chiusura di ogni attività sul campo, dal 1972 al 2015, la
grande quantità di dati e di tematiche emerse dai decenni di
scavi precedenti è rimasta presente nelle elaborazioni di molti
studiosi. Le tante scoperte, ma anche la ricerca delle risposte ai
molti quesiti rimasti aperti, hanno incentivato la riapertura degli
scavi. Grotta Romanelli presenta una molteplicità di questioni di
grande interesse per studiosi di campi differenti che riguardano
l’età del deposito, ampiamente dibattuta, l’evoluzione della
cavità durante il Quaternario, l’origine dei manufatti calcarei
provenienti dal complesso inferiore e il signicato enigmatico
delle cospicue incisioni presenti sulle pareti interne della
grotta. Solo un approccio integrato tra discipline differenti
può consentire agli studiosi di procedere in questo tentativo
con successo. Questa sinergia è alla base del metodo messo
in atto dal gruppo di lavoro che a partire dal 2015 ha ripreso
CONCLUSIONI
le opere di scavo a Grotta Romanelli. Le attività sono in corso
e hanno visto la costituzione di un team multidisciplinare e
la cooperazione di differenti istituzioni scientiche. Con la
riapertura del cantiere dopo una chiusura di oltre quaranta anni,
è stata svolta una dettagliata documentazione dello stato del
deposito e della grotta, permettendo così di raccogliere una mole
di nuovi dati, alcuni dei quali pubblicati, altri in elaborazione
(Fig. 9). In particolare, è stato possibile: estendere l’attribuzione
cronologica del deposito, denire una più dettagliata stratigraa,
posizionare nuovi manufatti e fossili in un preciso contesto
spaziale e stratigraco, realizzare una mappatura delle incisioni
parietali presenti (Fig. 10). Ai tradizionali metodi di indagine
delle ricerche geologiche e archeologiche è stata afancata la
fotogrammetria, che ha permesso di produrre un modello 3D
dell’intera cavità oggetto di indagine (Fig. 11) e di alcuni fossili.
L’applicazione di questa metodologia ha un riscontro che va
oltre l’ambito della ricerca scientica e ha grandi potenzialità
nel campo della diffusione della cultura. Grotta Romanelli
è un sito di eccezionale interesse scientico che presenta una
vulnerabilità legata all’azione degli agenti erosivi e che pone
quindi dei vincoli di tutela. Lo scavo stesso deve essere protetto
dall’azione di clandestini che in passato hanno prodotto danni
e sottratto materiali. La grotta è ubicata in un’area di rilevante
interesse turistico e il sito suscita la curiosità di una vasta platea
di appassionati. La realizzazione di
strumenti multimediali di qualità, in
grado di far coesistere le legittime
necessità di tutela e fruizione,
è una strada praticabile per
permettere ad un pubblico sempre
più ampio di conoscere la storia di
Grotta Romanelli. L’interazione
tra la Soprintendenza, le istituzioni
del territorio e il team di ricerca
è indispensabile per sviluppare
azioni sinergiche efcaci, di
impatto e durature.
Fig. 8 - a) Industria litica musteriana
su calcare delle “terre rosse” di Grotta
Romanelli (da Piperno,1974); b) industria
litica del Paleolitico Superiore, cosiddetta
“Romanelliana”, proveniente dalle “terre
brune” (modicata da Bietti, 2003); c) arte
mobiliare: gura di bovide incisa su blocco
litico proveniente dalle “terre brune”; d) arte
parietale: il cosiddetto “Bos di Romanelli”
inciso nella parete Nord (foto: D. Sigari); e)
arte parietale: fusiforme inciso nella parete
Sud (foto D. Sigari).
a b c
d e
MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
GROTTA ROMANELLI (CASTRO, LECCE)
un sito chiave del Quaternario mediterraneo
P. 26 MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020GEOLOGICAMENTE
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di
Brindisi, Lecce e Taranto ha autorizzato lo scavo e la ricerca (2015–2017
e 2018–2020, responsabile R. Sardella, Maria Piccarreta, Laura Masiello,
Serena Strafella e Gianni Nardin). Un ringraziamento speciale va ai
cittadini del Comune di Castro (Lecce) a partire dal Sindaco Luigi Fersini
e dal Vicesindaco Alberto Antonio Capraro. L’accesso alla grotta via
mare è stato autorizzato dalle Capitanerie di Porto di Castro e di Otranto.
Uno speciale ringraziamento va a Michele Rizzo e a tutto lo staff di Red
Coral per la preziosa assistenza nella navigazione e il puntuale supporto
logistico. Si ringrazia Francesco Minonne responsabile del Parco Naturale
Regionale Costa Otranto S.M. di Leuca - Bosco di Tricase e il Gruppo
Speleologico Salentino. Un sentito ringraziamento a Ninì Ciccarese e Toto
De Santis per la loro costante assistenza. Un sentito grazie anche a Don
Piero Frisullo e allo staff di Genesareth per l’impareggiabile e duraturo
supporto logistico. Le ricerche in corso si avvalgono della collaborazione
con: il MAR di Castro “Antonio Lazzari”, Filomena Ranaldo (Museo della
Preistoria, Nardò), Francesca Alhaique e Ivana Fiore (MUCIV, Roma),
Medica Assunta Orlando (Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia
“Decio De Lorentiis”, Maglie). Inoltre gli studi si avvalgono del supporto
e della collaborazione con le seguenti istituzioni scientiche: CNR IGAG
(Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria); IIPP (Istituto Italiano di
Preistoria e Protostoria); IsIPU (Istituto Italiano di Paleontologia Umana);
AIQUA (Associazione Italiana Quaternario); SPI (Società Paleontologica
Italiana); SGI (Società Geologica Italiana); CEDAD (Centro di Fisica
applicata, Datazione e Diagnostica) di Lecce; Dipartimento di Scienze della
Terra, Università di Torino; Dipartimento di Studi Umanistici, Università di
Ferrara; Dipartimento di Scienze della Terra, dell’ambiente e delle risorse,
Università Federico II di Napoli; High-precision mass spectrometry and
environment change lab (HISPEC), National Taiwan University, Taipei;
Institut de Paleontologie Humaine, Fondation Albert Ier, Prince de Monaco,
Parigi. Le attività di ricerca, in corso dal 2015, hanno visto il contributo
di Jean-Jacques Bahain, Luca Bellucci, Andrea Billi, Fabio Bona, Mauro
Brilli, Mauro Coltorti, Jacopo Conti, Cristophe Falgueres, Fabio Massimo
Frattale Mascioli, Rosalia Gallotti, Giovanni Gaglianone, Gianluca
Gandini, Biagio Giaccio, Francesca Giustini, Alessio Iannucci, Dawid
Adam Iurino, Giuseppe Lembo, Alessandro Marra, Massimo Massussi,
Brunella Muttillo, Maria Nicoli, Carlo Peretto, Pierluigi Pieruccini, Marina
Pinna, Simona Rosselli, Elda Russo Ermolli, Laura Sadori, Antonella
Sciancalepore, Chuan-Chou Shen, Flavia Strani, Sonia Tucci e di un gran
numero di studenti e giovani collaboratori. Gli scavi, le analisi e gli studi in
corso sono sostenuti da Sapienza (Finanziamento Ricerche di Ateneo 2015,
Progetto Grandi Scavi 2016-2017-2018-2019).
COLLABORAZIONI
Fig. 9 - Momenti di scavo delle “terre brune” nei settori Nord
della cavità (foto di L. Forti).
Fig. 10 - Documentazione di arte rupestre nei pressi del settore
Nord, con visione della morfologia interna e del cancello posto
a protezione della cavità (foto L. Forti).
P. 26 GEOLOGICAMENTE MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
GEOLOGICAMENTE P. 27MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020
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Fig. 11 - Modello tridimensionale della cavità (da sinistra verso destra: planimetria, area Ovest-Est; visione Sud-Est ingresso) (da Sardella et al., 2019).
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nel centenario della sua scoperta (1900-2000). Congedo
Editore, Galatina (Lecce), 91-111.
MAGAZINE DI ATTUALITÀ E CULTURA DELLE GEOSCIENZE | n. 2 | luglio 2020 GEOLOGICAMENTE P. 27
GROTTA ROMANELLI (CASTRO, LECCE)
un sito chiave del Quaternario mediterraneo
... In Fig. 1e (yellow box), where it is reported the coronal section of the proximal end, it is evident the starting of that process, called billowing (White et al. 2011). This evidence, very common on the epiphyses of sub-adults, Forti et al. 2020); sedimentary succession of SS3 (c) and its stratigraphic log (d). Superior view of the digital model of the human phalanx RR1127 (center), reconstructed from microCT-scan. ...
Article
Grotta Romanelli can be counted among the most interesting sites for the late Upper Palaeolithic of the Mediterranean area, since returned a consistent record of lithic artefacts, faunal remains, mobiliary and parietal art, and human fossils which represent the least-known materials from the context. The resumption of the investigations in 2015, after 40 years of inactivity in the cave, provided relevant results. During the 2019 campaign, a distal phalanx of the hand was recovered in the so-called terre brune levels, providing for the first time a clear stratigraphic and chronological reference for the human fossils record of Grotta Romanelli. In addition to morphological description and age estimation, the new finding is here analyzed using 3D Micro-CT scans. The new human fossil confirms the exceptional richness of the paleoanthropological record of Grotta Romanelli, opening new avenues of investigation and posing crucial questions on the use of the cave and cultural practices at the Late Pleistocene-Holocene boundary.
Article
Full-text available
During the last century, Grotta Romanelli (Southern Italy) has been a reference site for the European Late Pleistocene stratigraphy, due to its geomorphological setting and archaeological and palaeontological content. The beginning of the sedimentation inside the cave was attributed to the Last Interglacial (MISs 5e) and the oldest unearthed evidence of human occupation, including remains of hearths, was therefore referred to the Middle Palaeolithic. Recent surveys and excavations produced new U/Th dates, palaeoenvironmental interpretation and a litho-, morpho- and chrono-stratigraphical reassessment, placing the oldest human frequentation of the cave between MIS 9 and MIS 7, therefore embracing Glacial and Interglacial cycles. These new data provide evidence that the sea reached the cave during the Middle Pleistocene and human occupation occurred long before MISs 5e and persisted beyond the Pleistocene- Holocene boundary.
Article
Pollen analyses have been carried out on the infilling deposits of Grotta Romanelli (Apulia, Italy), a reference site for the Middle and Upper Palaeolithic of Italy. The analysis focused on Terre rosse, a fine unit till now ascribed to an interstadial phase following the Würm acme, and on the uppermost unit (Terre brune), recently dated to the latest Late Pleistocene-Early Holocene. Despite the diffuse barrenness and low pollen concentration of many levels, pollen data from Grotta Romanelli gives insights into the palaeoenvironmental setting of the deposits and their chronological attribution. The presence of Olea in all levels of Terre rosse strongly suggests their attribution to the Last Interglacial (Eemian), during which this plant was diffused in the Mediterranean area. The Terre brune deposition occurred when the environment was open, with rare trees and shrubs and prevailing steppe elements. This association reflects the climatic conditions of the Lateglacial, with evidence of both the warm interstadial Bølling/Allerød and the cold stadial Younger Dryas. Mediterranean, mesophilous and riparian arboreal elements are present, especially in the Early Holocene levels. Comparison with modern pollen material allowed some fossil grains, found in high amounts and in clusters, to be tentatively ascribed to the species Crithmum maritimum (Apiaceae), Muscari comosum and to Asparagus maritimus/Ornithogalum (Asparagaceae). The significant occurrence of such entomophilous plants reveals differential transportation inside the cave and, since most of them are edible and/or have medicinal properties, suggests an intentional introduction and possible use during time, by both Neanderthals and modern humans.
Article
The Romanelli Cave in south-east Italy is an important reference point for the so-called ‘Mediterranean province’ of European Upper Palaeolithic art. Yet, the site has only recently been subject to a systematic investigation of its parietal and portable art. Starting in 2016, a project has recorded the cave's interior, discovering new parietal art. Here, the authors report on a selection of panels, featuring animal figures, geometric motifs and other marks, identifying the use of different types of tools and techniques, along with several activity phases. These panels are discussed with reference to radiocarbon dating of nearby deposits, posing questions about chronology, technology and wider connections between Upper Palaeolithic cave sites across western Eurasia.
Article
Full-text available
Grotta Romanelli, located on the Adriatic coast of southern Apulia (Italy), is considered a key site for the Mediterranean Pleistocene for its archaeological and palaeontological contents. The site, discovered in 1874, was re-evaluated only in 1900, when P. E. Stasi realised that it contained the first evidence of the Palaeolithic in Italy. Starting in 1914, G.A. Blanc led a pioneering excavation campaign, for the first-time using scientific methods applied to systematic paleontological and stratigraphical studies. Blanc proposed a stratigraphic framework for the cave. Different dating methods (C14 and U/Th) were used to temporally constrain the deposits. The extensive studies of the cave and its contents were mostly published in journals with limited distribution and access, until the end of the 1970s, when the site became forgotten. In 2015, with the permission of the authorities, a new excavation campaign began, led by a team from Sapienza University of Rome in collaboration with IGAG CNR and other research institutions. The research team had to deal with the consequences of more than 40 years of inactivity in the field and the combined effect of erosion and legal, as well as illegal, excavations. In this paper, we provide a database of all the information published during the first 70 years of excavations and highlight the outstanding problems and contradictions between the chronological and geomorphological evidence, the features of the faunal assemblages and the limestone artefacts.
Article
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A revised stratigraphy of the Late Cretaceous to Oligocene units of the southeastern Salento (Apulia, southern Italy) is proposed. In the study area this time interval is represented by six stratigraphic units. Four Paleogene units are recognized as unconformity-bounded stratigraphic units on the basis of the stratigraphic relationships observed in the study area. The hypothesis that the Ciolo Limestone represents a UBSU is put forward on the basis of several arguments deduced from the stratigraphy of the Upper Cretaceous deposits of the Apulian Platform. -from Author
Article
Full-text available
Canis lupus dispersed into Europe in the late Middle Pleistocene. The phylogenetic origin of C. lupus from Canis mosbachensis is widely accepted in the literature although their relationships and taxonomy are debated. In this paper, canid remains coming from the so-called “terre rosse”, Level G at Grotta Romanelli (Apulia, Southern Italy) are described. The Level G was dated between 69,000 and 40,000 +- 3250 years using the 230Th/238U method. Despite the great archeological importance of the site, some of the vertebrate fossil remains have been never described in detail. Among these are cranial remains of a canid that different authors referred to Canis aureus, C. lupus, C. mosbachensis, Canis aff. mosbachensis, or Canis sp.. The skull remains from Grotta Romanelli Level G were analyzed using Computed Tomography and 3D virtual modeling to provide a detailed reconstruction of the specimens and investigate inner structures. In addition, the Grotta Romanelli material was compared with (1) fossil wolves from other Middle-Late Pleistocene sites of Apulia (Melpignano/San Sidero, Ingarano and Grotta Paglicci) and France, (2) C. mosbachensis remains from various Early-Middle Pleistocene European sites, (3) a large sample of the extant Italian subspecies C. lupus italicus. The Late Pleistocene wolves from Apulia can be included in a single group, morphologically and morphometrically homogeneous. Although the wolf from Grotta Romanelli shares some similarities with the Early-Middle Pleistocene C. mosbachensis, its overall morphology and proportions fall into the wide variability of the extant C. lupus. Moreover, this determination is much more parsimonious than the taxonomic attribution of the “Apulian wolves” (including the Romanelli specimens) to C. mosbachensis, a typical late Early-Middle Pleistocene species, whose survival in Apulia during the Late Pleistocene is not adequately supported.
Article
Full-text available
Gönnersdorf-style figurines and silhouettes are well known at over 40 sites in western and central Europe and are found in association with Magdalenian or Azilian lithic industries. We describe an engraving of this type discovered at Grotta Romanelli in south-western Italy, in association with a Romanellian industry, a local facies of the Italian Late Epigravettian. This find considerably extends the known geographical distribution of Gönnersdorf-type figures.
Article
Caves as geosites structurally illustrate the strict dependence of human occupation on geological and geomorphological processes, playing a crucial role in the development of human civilisation. Grotta Romanelli embodies such a kind of geosite, being a coastal cave occupied by humans since the Middle Pleistocene and considered a symbol of the Palaeolithic period in Europe. Research on the cave, derived from the excavation activities carried out last century, consisted of a well-documented stratigraphic framework, abundant fossil remains and archaeological findings which included tools and rock art. The excavation activities stopped for about 40 years, hampering any new research on the cave. In 2015, new fieldwork was initiated and the multidisciplinary team immediately had to face several conservation issues linked to natural processes (erosion, degradation of the walls due to biodeteriogens) and human activities (mainly legal and illegal excavations). The use of 3D technologies to document the different phases of the research, from the field work to the digital reconstruction of fossil remains, has been extensively applied and represents an attempt to solve the issues of accessibility, education and sharing the heritage, which should be further implemented in the future.
Article
We report detailed morphometric observations on several MIS 5.5 and a few older (MIS 11, 21, 25) fossil tidal notches shaped along carbonate coasts at 80 sites in the central Mediterranean Sea and at an additional six sites in the eastern and western Mediterranean. At each site, we performed precise measurements of the fossil tidal notch (FTN) width and depth, and of the elevation of its base relative to the base of the present tidal notch (PTN). The age of the fossil notches is obtained by correlation with biologic material associated with the notches at or very close to the site. This material was previously dated either through radiometric analysis or by its fossiliferous content. The width (i.e. the difference in elevation between base and top) of the notches ranges from 1.20 to 0.38 m, with a mean of 0.74 m. Although the FTN is always a few centimetres wider than the PTN, probably because of the lack of the biological reef coupled with a small erosional enlargement in the FTN, the broadly comparable width suggests that tide amplitude has not changed since MIS 5.5 times. This result can be extended to the MIS 11 features because of a comparable notch width, but not to the MIS 21 and 25 epochs. Although observational control of these older notches is limited, we regard this result as suggesting that changes in tide amplitude broadly occurred at the Early-Middle Pleistocene transition. The investigated MIS 5.5 notches are located in tectonically stable coasts, compared to other sectors of the central Mediterranean Sea where they are uplifted or subsided to ~100 m and over. In these stable areas, the elevation of the base of the MIS 5.5 notch ranges from 2.09 to 12.48 m, with a mean of 5.7 m. Such variability, although limited, indicates that small land movements, deriving from slow crustal processes, may have occurred in stable areas. We defined a number of sectors characterized by different geologic histories, where a careful evaluation of local vertical land motion allowed the selection of the best representative elevation of the MIS 5.5 peak highstand for each sector. This elevation has been compared against glacial isostatic adjustment (GIA) predictions drawn from a suite of ice-sheet models (ICE-G5, ICE-G6 and ANICE-SELEN) that are used in combination with the same solid Earth model and mantle viscosity parameters. Results indicate that the GIA signal is not the main cause of the observed highstand variability and that other mechanisms are needed. The GIA simulations show that, even within the Mediterranean Basin, the maximum highstand is reached at different times according to the geographical location. Our work shows that, besides GIA, even in areas considered tectonically stable, additional vertical tectonic movements may occur with a magnitude that is significantly larger than the GIA.