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I massmedia e la simulazione della trasparenza nella comunicazione politica

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Abstract

Il tema della comunicazione politica nell'era digitale rischia di inciampare nelle facili trappole ed esemplificazioni tipiche del cyberutopismo che tanto affascina sia i protagonosti della scena politica sia gli spin-doctor sia un pubblico i cerca di vie messianiche che ci parlino di partecipazione diretta e democrazia dal basso. È essenziale ritornare a considerare complessivamente le categorie dell'informazione, attraverso cui appunto avviene la comunicazione politica, e ripensare il web semplicemente come un nuovo medium attraverso cui questa informazione si compie. Partirò valori dell'informazione, in particolar modo dell'informazione e comunicazione politica, affrontando termini come obiettività, imparzialità, neutralità, verità e del contributo dei media di massa a quell'insieme di valori politici di apertura e di responsabilità democratica che vanno sotto il nome di 'trasparenza', e di come i mezzi di comunicazione ed informazione non solo non contribuiscano alla trasparenza politica, ma anzi diventino strumento di una vera e propria opacità, se non simulazione. Un ruolo specifico in questa azione mistificatoria è esercitato dal mezzo televisivo, sia attraverso la spettacolarizzazione sia attraverso la creazione di eventi mediatici come strumento di comunicazione politica, sia attraverso una vera e propria cultura dello scandalo ed il conseguente assottigliamento del confine pubblico/privato come strumento di apparente trasparenza. Affronterò la trasformazione dei media dell'informazione. Attraverso queste nuove declinazioni e questi nuovi territori fatti di spazi e tempi nuovi parleremo delle caratteristiche della comunicazione (in particolar modo politica) nell'era del web, la chiameremo "comunicazione 2.0" e ne affronteremo il nuovo vocabolario; il web come "contenitore utopico", le dinamiche di gruppo al'interno di questo contenitore e gli atteggiamenti di approccio, in particolare analizzando gli aspetti peculiari delle nuove socializzazioni, tipiche della dimensione online, e della percezione e auto-percezione che ne derivano. ABSTRACT-CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 1 Infine vedremo alcune forme tipiche della comunicazione online (non solo politica): blogger, webjournalism, influencers, ed attraverso la quali-quantificazione di questi soggetti cercheremo di comprendere come ed in che modo misurare la rilevanza di queste nuove grandezze della comunicazione sociale. Il nuovo villaggio globale è sempre più simile ad un mondo "iperinformato" in cui la domanda di informazione viene spesso confusa con l'offerta di opinione, ed in cui mancano gli strumenti di discernimento e di individuazione del corretto confine tra ciò che è fatto, ciò che è notizia, ciò che è informazione e ciò che è opinione. Eppure è solo attraverso un corretto processo informativo che può trovare le sue basi quella coscienza e consapevolezza attraverso cui il cittadino esercita i suoi diritti, risponde e chiede conto dei doveri, e determina la vita dei processi democratici. Qualsiasi sia quindi il medium di cui parliamo, occorre una riflessione critica sul sistema dell'informazione e dei mass media, su come spesso attraverso un legame non sempre chiaro e limpido la politica trasforma se stessa in fenomeno mediatico e il sistema dell'informazione diventa un pezzo della comunicazione politica ed in cui il web finisce con l'essere territorio di amplificazione di questo o quel messaggio. Introduzione 1 Obiettività, imparzialità, neutralità e verità 2 I massmedia e la simulazione della trasparenza nella comunicazione politica 3 L'informazione politica televisiva in Europa 4 L'informazione politica televisiva in Italia 5 Dal villaggio globale al tempo di Internet 6 La comunicazione 2.0 7 Il nuovo vocabolario della comunicazione politica 8 I luoghi del web 9 La social-auto-percezione 10 Influencer e blogger di area 11 Chi sono e cosa fanno gli influencers 12 Cosa fa e come si diventa influencer nel web 13 La misurazione della web influence FULL TEXT AVAILBLE HERE https://www.amazon.it/Informazione-comunicazione-politica-tempi-del-ebook/dp/B07GDPBBQH/
Il tema della comunicazione politica nell'era digitale rischia di inciampare nelle facili
trappole ed esemplificazioni tipiche del cyberutopismo che tanto affascina sia i
protagonosti della scena politica sia gli spin-doctor sia un pubblico i cerca di vie
messianiche che ci parlino di partecipazione diretta e democrazia dal basso.
È essenziale ritornare a considerare complessivamente le categorie dell'informazione,
attraverso cui appunto avviene la comunicazione politica, e ripensare il web
semplicemente come un nuovo medium attraverso cui questa informazione si compie.
Partirò valori dell'informazione, in particolar modo dell'informazione e comunicazione
politica, affrontando termini come obiettività, imparzialità, neutralità, verità e del
contributo dei media di massa a quell'insieme di valori politici di apertura e di
responsabilità democratica che vanno sotto il nome di 'trasparenza', e di come i mezzi
di comunicazione ed informazione non solo non contribuiscano alla trasparenza
politica, ma anzi diventino strumento di una vera e propria opacità, se non simulazione.
Un ruolo specifico in questa azione mistificatoria è esercitato dal mezzo televisivo, sia
attraverso la spettacolarizzazione sia attraverso la creazione di eventi mediatici come
strumento di comunicazione politica, sia attraverso una vera e propria cultura dello
scandalo ed il conseguente assottigliamento del confine pubblico/privato come
strumento di apparente trasparenza.
Affronterò la trasformazione dei media dell'informazione.
Attraverso queste nuove declinazioni e questi nuovi territori fatti di spazi e tempi nuovi
parleremo delle caratteristiche della comunicazione (in particolar modo politica)
nell'era del web, la chiameremo "comunicazione 2.0" e ne affronteremo il nuovo
vocabolario; il web come "contenitore utopico", le dinamiche di gruppo al'interno di
questo contenitore e gli atteggiamenti di approccio, in particolare analizzando gli
aspetti peculiari delle nuove socializzazioni, tipiche della dimensione online, e della
percezione e auto-percezione che ne derivano.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 1
Infine vedremo alcune forme tipiche della comunicazione online (non solo politica):
blogger, webjournalism, influencers, ed attraverso la quali-quantificazione di questi
soggetti cercheremo di comprendere come ed in che modo misurare la rilevanza di
queste nuove grandezze della comunicazione sociale.
Il nuovo villaggio globale è sempre più simile ad un mondo “iperinformato” in cui la
domanda di informazione viene spesso confusa con l'offerta di opinione, ed in cui
mancano gli strumenti di discernimento e di individuazione del corretto confine tra ciò
che è fatto, ciò che è notizia, ciò che è informazione e ciò che è opinione. Eppure è solo
attraverso un corretto processo informativo che può trovare le sue basi quella coscienza
e consapevolezza attraverso cui il cittadino esercita i suoi diritti, risponde e chiede
conto dei doveri, e determina la vita dei processi democratici.
Qualsiasi sia quindi il medium di cui parliamo, occorre una riflessione critica sul
sistema dell'informazione e dei mass media, su come spesso attraverso un legame non
sempre chiaro e limpido la politica trasforma se stessa in fenomeno mediatico e il
sistema dell'informazione diventa un pezzo della comunicazione politica ed in cui il
web finisce con l'essere territorio di amplificazione di questo o quel messaggio.
Introduzione
1 Obiettività, imparzialità, neutralità e verità
2 I massmedia e la simulazione della trasparenza nella comunicazione politica
3 L'informazione politica televisiva in Europa
4 L'informazione politica televisiva in Italia
5 Dal villaggio globale al tempo di Internet
6 La comunicazione 2.0
7 Il nuovo vocabolario della comunicazione politica
8 I luoghi del web
9 La social-auto-percezione
10 Influencer e blogger di area
11 Chi sono e cosa fanno gli influencers
12 Cosa fa e come si diventa influencer nel web
13 La misurazione della web influence
FULL TEXT AVAILBLE HERE
https://www.amazon.it/Informazione-comunicazione-politica-tempi-del-
ebook/dp/B07GDPBBQH/
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 2
I massmedia e la simulazione della trasparenza nella comunicazione politica
In questo capitolo cercherò di approfondire il contributo dei media di massa a
quell'insieme di valori politici di apertura e di responsabilità democratica che vanno
sotto il nome di 'trasparenza'.
L'idea stessa di trasparenza non è un corpus unico, ma comprende tre caratteristiche
politiche distinte, che spesso operano insieme, ma sono analiticamente distinte.
Il primo tipo di trasparenza riguarda l'informazione: la conoscenza dei protagonisti
dell'azione di governo, le decisioni e l'accesso alle informazioni governative. La
trasparenza “informativa” può essere favorita richiedendo dichiarazioni pubbliche delle
ragioni dell'azione di governo, o richiedendo la divulgazione di informazioni che il
governo ha raccolto.
Un secondo tipo di trasparenza è quella partecipativa: la capacità di partecipare alle
decisioni politiche attraverso un'equa rappresentanza o anche attraverso la
partecipazione diretta.
Un terzo tipo di trasparenza riguarda la responsabilità: la capacità di ritenere i
funzionari di governo responsabili - sia per il sistema legale sia per l'opinione pubblica
- quando violano la legge o quando agiscono in modo che incida negativamente sugli
interessi delle persone1.
Almeno in teoria, i mass media, nella loro accezione letteraria di “sistemi di
comunicazione di massa”, possono rendere il sistema politico più 'trasparente' sotto
tutti e tre gli aspetti: possono aiutare le persone a comprendere le attività di governo,
partecipare alle decisioni politiche, e rendere responsabili delle proprie attività i
funzionari della pubblica amministrazione2.
In pratica, tuttavia, gli effetti sono spesso molto diversi. Nell'era dei mass media,
governi democratici e politici possono trovare utile simulare le virtù politiche di
trasparenza attraverso la manipolazione retorica e dei media. Questa “trasparenza
simulata” non è al servizio dei valori politici di fondo che motivano l'idea di
trasparenza; si tratta di una è una trasparenza che oscura e offusca, che frustra la
1 Questa responsabilità può essere responsabilità diretta, responsabilità indiretta o responsabilità delegata a
qualche altro organismo che agisce nel pubblico interesse, come un tribunale.
2 In Europa noi abbiamo vari livelli di "pubblica amministrazione", spesso con livelli assolutamente indipendenti e
che talvolta possono anche entrare in conflitto. Nella cultura politica americana il tema è più "essenziale" e si
parla genericamente di "governo", non tanto in seno tecnico (esistendo soprattutto in quela società un forte
decentramento anche legislativo, finanche in materia penale) quanto in senson di "percezione"; e parlando di
sistemi di comunicazione di massa è corretto considerare la percezione dei cittadiini più che l'ordinamento
giuridico amministrativo.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 3
responsabilità e nasconde informazioni importanti in una massa di realtà politiche
fabbricate. Si tratta di una forma di trasparenza che non è trasparente per tutti.
Oggi la trasparenza politica è praticamente impossibile senza una qualche forma di
copertura mediatica di massa. Tuttavia i mass media possono frustrare il valore della
trasparenza politica pur apparendo al servizio di quei valori. Quando i soggetti politici
(siano essi singoli individui, funzionari, leadr, partiti o organizzazioni e lobby) tentano
di simulare la trasparenza e usano la retorica dell'apertura e della responsabilità, i mass
media non contrastano sempre questa simulazione. Tendono in realtà ad amplificarla.
Le persone3 spesso pongono in antitesi i concetti di trasparenza e segreto. Tuttavia, i
governi e i politici possono manipolare la presentazione e la rivelazione di informazioni
per raggiungere gli stessi obiettivi di base come una politica di segretezza e di
offuscamento. Ci sono due strategie fondamentali: distogliere l'attenzione del pubblico,
e di integrare la politica con nuove realtà esterne per poi spostare l'attenzione verso
altre realtà politiche e questioni politiche. In questo modo la trasparenza politica può
essere sconfitta da quelli che sembrano essere i propri meccanismi: sovrabbondanza di
informazioni in possesso di funzionari politici responsabili, per poi scoprire che queste
informazioni sono soggette a segreto.4
3 Quelle che nella costituzione americana vengono definite complessivamente “il popolo”, mentre nella cultura
europea questo concetto assume le due accezioni (differenti) di cittadini e di persone.
4 Jean Baudrillard (1994) è famoso per la sua enfasi sulla nascita di 'simulacri' - i segni che costituiscono la propria
realtà. Egli descrive una progressione storica in cui prime immagini ritraggono la realtà, quindi vengono distorte,
per poi nascondere ciò che manca nella realtà che rappresentano e, infine, producono la propria 'iperrealtà'. In
questa progressione, le 'simulazioni' iniziano come false rappresentazioni della realtà e finiscono come mattoni
della costruzione di una iperrealtà. In questa sede mi distacco, per obiettivi e quindi anche nelle sintassi da
Baudrillard in quanto il mio interesse centrale è sui modi con cui i mass media possono distogliere l'attenzione
del pubblico e integrare la realtà politica.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 4
Strategie di simulazione
La stessa idea, quasi metaforica, di trasparenza suggerisce un mezzo attraverso cui
vediamo le cose. Vogliamo che il mezzo fornisca una “visione” trasparente in modo che
possiamo osservare con precisione ciò che c'è o avviene “dall'altra parte”5.
Questa metafora presuppone:
a) che il mezzo sia concettualmente separato dall'oggetto dall'altra parte;
b) che il processo di vedere attraverso il mezzo non alteri sostanzialmente la natura
dell'oggetto osservato.6
Entrambe queste ipotesi si rivelano false quando il mezzo è la televisione e l'oggetto da
visualizzare è il governo.
Il mezzo non è concettualmente distinto dalle azioni governo, perché la governance
avviene attraverso l'uso del mezzo. Inoltre, vedere le cose attraverso il mezzo televisivo
altera sostanzialmente l'oggetto osservato.
Infatti, la televisione crea una propria realtà politica: una politica televisiva e una sfera
pubblica di dibattito organizzata attorno alla copertura mediatica della politica.
Questa sfera è auto-riflessiva e auto-riproducente – la copertura televisiva della politica
è parte della politica, e quindi i discorsi politici attraverso il medium televisivo si
integrano continuamente e alterano la politica che pretendono di rappresentare.
Come fanno i mass media a simulare e modificare la trasparenza politica?
L'idea di base è semplice. A volte la strategia più efficace per nascondere qualcosa è
quella di lasciarla “in bella vista”, e limitarsi a modificare il contesto in cui le persone
la vedono. Invece di creare un “nascondiglio” viene modificata la realtà di fondo.
I grandi studi legali negli Stati Uniti hanno da tempo capito questo concetto. Di fronte
alle richieste di trasparenza nelle cause civili, hanno compreso che il semplice
ostruzionismo per evitare la divulgazione di informazioni sensibili non è sempre la
strategia più efficace. Hanno invece scelto di adottare una duplice strategia di
overcompliance aggressiva accoppiata ad una manovra strategica. Essi inondano le
controparti con così tante informazioni e documenti - la maggior parte irrilevanti e non
pertinenti - che all'altra parte manca il tempo o la capacità di trovare le informazioni
5 Nel caso di trasparenza di partecipazione o responsabilità, vogliamo rendere il mezzo 'trasparente' per volontà
politica affinché ciò che è sul lato opposto risponderà efficacemente alle affermazioni della volontà politica.
6 In questa sede ci limitiamo ad un'analisi della comunicazione di massa legata ai media tradizionali ed alla
televisione in particolare. Ben altro ragionamento andrebbe fatto includendo la sfera dell'informazione web – di
per sé interattiva – e larga parte di questa analisi andrebbe integrata con il pernsiero di McLuhan, in particolare
con le tesi espresse – e con il concetto prima di tutto filosofico – del suo "Il Medium è il Messaggio".
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 5
davvero utili. Allo stesso tempo, lo studio legale può sollevare obiezioni tecniche
continue a seconda del progresso della controparte, senza che si arrivi mai a nulla di
definitivo e certo.7
Queste tattiche sono più utili contro un avversario debole, più piccolo, con meno risorse
e capacità di elaborazione delle informazioni. Sono progettate per demoralizzare la
controparte, aumentare i costi del contenzioso, e deviare tempo ed energia dalle più
importanti questioni di merito nella causa.
In questo modo si può utilizzare il "processo di scoperta" - che ha lo scopo di realizzare
un certo tipo di informazione trasparente - per minare i valori stessi della trasparenza.
Si può utilizzare il modulo della trasparenza per ottenere sostanziali oscurità.
Questo esempio mostra le due strategie di base per la simulazione di trasparenza:
deviazione di attenzione e integrazione della realtà. L'obiettivo è quello di consumare il
tempo dell'avversario e l'attenzione. Altrettanto importante, si cerca di spostare il
terreno di battaglia su questioni di gestione delle informazioni e domande tecniche
procedurali. In breve, si crea una nuova realtà giuridica concreta per l'avversario.
Questa nuova realtà concorre con la prima e sposta le questioni sostanziali che avevano
originariamente motivato la querela.
In altre parole, la battaglia per la verità sapientemente giocata crea nuovi oggetti di
contesa: produce cose sempre nuove per cui essere preoccupati, per essere arrabbiati, e
per combattere.
Se riteniamo che tutto questo attenga ai tribunali, o a specifiche cause civili, a un solo
Stato o ad un unica nazione, stiamo sbagliando. Attraverso queste tecniche, ad esempio,
viene messo in dubbio che vi sia – in tutto il mondo – una correlazione tra il fumo e il
cancro, tra l'uso di fonti di energia fossile e effetto serra, tra i campi elettromagnetici e
l'inquinamento e malattie devastanti e di massa.
Di fatto viene creata una realtà parallela, dubbia, attraverso cui non vi è una effettiva
trasparenza su dati scientifici e validi per tutti i cittadini.
Informazioni essenziali per compiere scelte effettivamente consapevoli. E ciò vale per
7 Hare (1994) rilevando tentativi di impedire di scoprire informazioni rilevanti rispondendo alle richieste
specifiche con volumi di documenti indifferenziati per materia.; Dombroff (1984;.. 1988 Supp, p 35); TN Tanke
Corp. v Marine Midland Mortgage Corp., 136 FRD 449, 456 (WDNC 1991) (di ordinare i documenti da
produrre indicando chiaramente quali documenti rispondono direttamente alla richiesta del querelante); Holben v
Coopervision, Inc., 120 FRD 32 (ED Pa. 1988) (trovando risposta a interrogatori che cercano informazioni
riguardanti i risultati dei test era improprio scaricate informazioni alla rinfusa).
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 6
le scelte comuni e quotidiane, per i prodotti da acquistare, ma anche per il partito
politico da scegliere alle elezioni. E spesso gli interessi si intersecano inscindibilmente,
quando le imprese sono le stesse che fanno pubblicità in televisione e sui giornali,
finanziano candidati politici e semmai contemporaneamente sono coinvolte in cause
civili miliardarie.
In ambito pubblico, la simulazione di trasparenza utilizza anche la deviazione e la
supplementazione.
Anche se il pubblico di massa sta cercando di ottenere informazioni, non è nella stessa
posizione di una parte in una causa giudiziaria.
I politici e i mass media non necessariamente considerano il pubblico come un
avversario. Piuttosto i politici cercano di modellare e beneficiare dell'opinione pubblica
e i mass media cercano di intrattenere il pubblico e mantenere l'attenzione del pubblico
e la loro influenza su di esso.
Tuttavia concorrono entrambi al raggiungimento di questi fini, politici e dei media, sia
insieme che in contrapposizione, distogliendo l'attenzione del pubblico e integrando la
politica con le nuove realtà politiche.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 7
Il ruolo speciale della televisione
Si può ben capire perché i politici vogliano distogliere l'attenzione dalle informazioni
dannose per i propri interessi. Ma perché i mass media hanno un interesse nel simulare
la trasparenza?
Gli interessi dei media sono molto diversi rispetto a quelli dei politici. Tuttavia esistono
sforzi comuni dei media in questa direzione anche - e forse soprattutto - quando i media
e i politici si vedono reciprocamente come avversari.
Molti diversi tipi di mass media possono simulare la trasparenza. Ma il medium
dominante della comunicazione politica nella nostra epoca - e quindi il mezzo
dominante della trasparenza politica - è la televisione.8
Per comprendere come la televisione simuli la trasparenza dobbiamo capire come la
televisione modella ciò che vediamo attraverso di essa. Quando usiamo la televisione
per capire la politica, vediamo le cose in modo che la televisione permette che vengano
viste. Allo stesso tempo, la televisione crea nuove forme di realtà politica che esistono
solo perché sono viste in televisione.
La televisione tende a sottolineare il carattere di intrattenimento (non solo della
politica).
In questo senso è come se assoggettasse la cultura a un processo darwiniano: il meno
divertente è da eliminare, il più divertente sopravvive e va trasmesso.
Quindi la copertura di eventi pubblici, della politica, e perfino la legge deve essere
conforme ai requisiti di 'buona televisione', che è il tipo di televisione che “guadagna
pubblico” e tiene alta (o almeno a lungo) l'attenzione degli spettatori.9
La televisione incoraggia e stimola tutto ciò che si concentra sulla celebrità personale
dei partecipanti e sugli elementi agonisti del conflitto politico10.
8 Il motivo è essenzialmente legato alla sua diffusione, al fatto di essere il medium di massa per eccellenza per
almeno due motivi. Il primo, la sua apparente autorevolezza, sintetizzata nella percezione di massa per cui "se lo
dice la televisione è vero" (partendo dall'errato presupposto che proprio perchè di massa, certamente qualcuno si
accorgerebbe della menzogna). Il secondo motivo è perchè la televisione è "passiva". A differenza di radio,
giornali, web, non richiede interazione, impegno mentale, fatica di immaginazione, comprenione, attenzione.
Questo fa sì che anche nella comunicazione politica divenga il medium privilegiato che ha la caratteristica
duplice di "far conoscere" (un nome, un simbolo, un candidato) senza scendere davvero in profondità (dei
contenuti, dei temi, delle parole) sia per ragioni di tempo che di configurazione delle sintassi e del messaggio,
che per essere di massa deve essere semplice e atecnico.
9 Questa non è una pretesa di determinismo tecnologico. Ciò che noi chiamiamo “il mezzo televisivo” coinvolge
non solo i sistemi elettronici di consegna ma i rapporti sociali: l'economia e la cultura della produzione
televisiva. La definizione di 'buona televisione' è cambiata nel corso degli anni, e continua ad evolversi. Tuttavia,
ha avuto la tendenza ad evolvere nel modo descritto (cfr. Balkin).
10 Fallows, James 1996: La notizia . New York: Pantheon Books - Postman, Neil 1985 divertirci a morte . New
York: Penguin Books; - Bennett, W. Lance 1996: News: The Politics of Illusion . New York: Longman
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 8
Nel corso del tempo, la copertura televisiva della politica tende a concentrarsi meno
sulle questioni politiche di fondo piuttosto che sulle tecniche finalizzate ad assicurarsi
un vantaggio politico. La questione del 'chi sta vincendo' e come avviene il
raggiungimento di questa vittoria tende a dominare la copertura mediatica televisiva.
Per un verso si tratta di una sorta di racconto del backstage delle manovre politiche e la
pretesa di offrire una sorta di trasparenza, perché pretende di dare agli spettatori un'idea
di presenza 'dentro' le considerazioni strategiche di politici e funzionari pubblici.
Ma in un altro verso viene completamente distratta l'attenzione dai dibattiti politici
sostanziali.
Dato il poco tempo a disposizione per la trasmissione e la limitata attenzione del
pubblico, il racconto del 'dentro' la strategia politica tende a togliere spazio alla
narrazione delle questioni politiche sostanziali.
Inoltre, dato che i politici comprendono quanto siano diventati importanti i mass-media
nel mantenere il potere e influenzare i cittadini, la televisione contribuisce a creare una
nuova realtà popolata da spin doctors, sondaggisti, esperti e consulenti mediatici. Così
alla fine la vita politica comincia a conformarsi più strettamente all'immagine della
politica che la televisione racconta essere.
La televisione rappresenta un mondo di manipolazione delle immagini e di controllo
degli effetti in gran parte privo di un dibattito di merito o di analisi ragionata. Perché la
televisione è così centrale per il successo della politica di massa che alla fine aiuta a
produrre gli stessi elementi che ritrae. Potremmo chiamare questo fenomeno una
rappresentazione che si autoavvera.
La copertura televisiva del diritto ha effetti analoghi.
La televisione trasforma la legge in una forma di intrattenimento adatto per il consumo
da parte del pubblico “laico”.
La televisione ha creato un mondo di spettacoli realtivi a legge, diritto, strumenti di
indagine giudiziaria con un proprio circuito di commentatori giuridici il cui obiettivo
fondamentale è quello di descrivere la legge in modi che siano comprensibili al
pubblico televisivo e che possano mantenere la sua attenzione.
Questo significa, tra le altre cose, che la legge "deve diventare divertente"11. Alcune
11 Balkin, 1992 e Postman 1985 per citare i primi in tal senso
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO 9
caratteristiche della legge - l'accusa e la difesa in cause e processi penali, la
ricostruzione di scene, le testimonianze, la ricosctruzione di indagini e controindagini -
sembrano fatti su misura per la copertura televisiva. Ma l'immagine della legge che la
televisione ritrae rimodella il sistema sul modello dell'immagine televisiva.
La legge-intrattenimento sembra portare il sistema giuridico più vicino al pubblico, ma
in realtà la sostituisce con un prodotto trasformato in “diritto televisivo”.
L'immaginazione del pubblico sul diritto viene usata per essere alimentata dalle fiction
televisive e a sua volta la programmazione televisiva è sempre più plasmata dalla
copertura degli eventi giuridici stessi che sono serviti come intrattenimento popolare e
visualizzati attraverso la lente del commento televisivo.
In un periodo di tempo molto breve Internet è diventato un importante mezzo di
comunicazione politica rivale della la televisione. In un primo tempo internet non era
ancora televisivo;12 impiegava principalmente testo e immagini fisse. Anche così
Internet ha plasmato e valorizzato gli effetti della televisione in tre modi.
In primo luogo, il web ha contribuito ad abbreviare il ciclo di notizie, in parte perché le
storie possono essere costantemente aggiornate su Internet con relativa facilità. Un
ciclo di notizie più breve tende a promuovere una maggiore copertura televisiva
continua di eventi di cronaca.
In secondo luogo, perché Internet rende la distribuzione di massa di informazioni
relativamente poco costoso, ha aiutato a far proliferare nuovi tipi di informazioni da
nuove fonti - compresi i pettegolezzi e le relazioni di seconda mano - che la televisione
può raccogliere e diffondere, supponendo che l'informazione possa essere ricompresa
sotto gli standard esistenti di giornalismo televisivo.
In terzo luogo, per ragioni analoghe, Internet rende possibili nuove fonti giornalistiche
che competono con la copertura televisiva, e le nuove pratiche giornalistiche che
possono occasionalmente influenzare la forma e il contenuto della copertura televisiva e
gli standard di giornalisti televisivi.
Quindi Internet ha finito con il contribuire nell'aiutare ad esacerbare la tendenza della
televisione a mettere in evidenza le celebrità, tra strategia e gossip, e la conversione
della televisione del diritto e della politica in forme di intrattenimento, e questo già da
12 Ciò a causa della velocità di navigazione, dei supporti hardware – processori e memoria – ed anche della
conseguente mancanza di sviluppo di piattaforme di contenuti come oggi son i canali YouTube o quelli
proprietari delle emittenti televisivi o in livestreaming.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
10
quando Internet non era ancora un mezzo completamente televisivo.
Quando la tecnologia è cresciuta, si sono velocizzate le connessioni e sono sorti i primi
canali video per il web, e quando i network sono sbarcati in rete, le basi del “video in
rete” erano già state determinate da questi fattori, ed oggi abbiamo un prodotto, anche
giornalistico, di televisione digitale, che estremizza – anche nell'approfondimento – le
caratteristiche che abbiamo descritto e che il web ha contribuito a determinare quando
non era televisivo.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
11
Le dieci strategie della manipolazione attraverso i media
Anche se per qualcuno possono essere considerate come superate dal tempo e dalle
evoluzioni tecnologiche, nonostante queste e nonostante gli affinamenti docuti anche
all'esperienza massmediale, almeno a livello di esemplificazione di base restano ancora
oggi validi alcuni principi cardine del passaggio tra "informazione a distrazione" come
arma (non solo) della politica espressi da Noam Chomsky.
1. La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste
nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi
dalle élite politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di
continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è
anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali,
nell'area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica.
Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da
temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza
nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali.
2. Creare problemi e poi offrire le soluzioni
Questo metodo è anche chiamato "problema- reazione- soluzione". Si crea un
problema, una "situazione" prevista per causare una certa reazione da parte del
pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far
accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o
organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi
sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi
economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali
e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3. La strategia della gradualità
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce,
per anni consecutivi. È in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente
nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
12
minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non
garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una
rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.
4. La strategia del differire
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come
"dolorosa e necessaria", ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per
un’applicazione futura. È più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio
immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo,
perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che "tutto
andrà meglio domani" e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più
tempo al pubblico per abituarsi all'idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato
quando arriva il momento.
5. Rivolgersi al pubblico come ai bambini
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti,
personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla
debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente
mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono
infantile. Perché? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o
meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una
risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12
anni o meno.
6. Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi
razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo
permette aprire la porta d’accesso all'inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri,
paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.
7. Mantenere il pubblico nell'ignoranza e nella mediocrità
Far sì che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il
suo controllo e la sua schiavitù. "La qualità dell’educazione data alle classi sociali
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
13
inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza
dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga
impossibile da colmare dalle classi inferiori".
8. Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.
9. Rafforzare l’auto-colpevolezza
Far credere all'individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa
della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di
ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che
crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione.
E senza azione non c’è rivoluzione!
10. Conoscere agli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario
crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites
dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il "sistema"
ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che
psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli
stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita
un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo
stesso individuo esercita su sé stesso.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
14
I Media Eventi
Gli eventi mediatici (o media eventi) sono strumenti comuni per manipolare la
trasparenza politica.
I politici mettono in scena eventi appositamente progettati per essere coperti dai mass
media.
Gli eventi mediatici mostrano i politici impegnati in attività di amministrazione o a
deliberare accuratamente su questioni di politica pubblica. Un'altra tipologia di media
evento mostra il politico con la sua famiglia, mentre partecipa ad attività occasionali, o
in un momento apparentemente privato e intimo.13
Eventi mediatici che mostrano la struttura del governo sono progettati per offrire un
punto di vista sul governo mentre gli eventi mediatici che coinvolgono le persone in
maniera “negativa” sono progettati per dare un punto di vista “spontaneo”. La politica
americana ha usato eventi mediatici per molti anni. L'amministrazione Reagan gli ha
dato uno sviluppo tale da farli quasi diventare una forma d'arte.14
Quasi tutte le apparizioni presidenziali pubbliche americane oggi consistono in una
qualche forma di evento mediatico, fondendo l'atto di governo con display
multimediale. L'amministrazione Clinton ad esempio ha utilizzato eventi mediatici con
un enorme vantaggio: quando il presidente Clinton ha perso la capacità di promuovere
riforme su larga scala in un Congresso recalcitrante, ha iniziato a governare attraverso
iniziative di basso profilo, come incoraggiare l'adozione di uniformi scolastiche. Queste
iniziative tuttavia sono state annunciate e propagandate in una serie di eventi mediatici
proggettati per far apparire la sua presidenza attiva, vigorosa, e impegnata su temi
vicini al sentire popolare.
Gli eventi mediatici sono come mosse di un'arte marziale nella trasparenza politica.
L'obiettivo della trasparenza è quello di aiutare le persone a guardare oltre le azioni di
governo e il comportamento dei funzionari governativi. Il punto centrale dell'evento
13 Membri della famiglia dei candidati possono servire come oggetti di scena in questi spettacoli. Un esempio ben
noto è la copertura mediatica del presidente Clinton che balla con la moglie Hillary in un momento
apparentemente privato durante una vacanza nelle Isole Vergini. Le fotografie sembravano rivelare un momento
di apparente armonia coniugale nel bel mezzo dei problemi del Presidente per la querela di Paula Jones e
l'inchiesta su Monica Lewinsky, ma alcuni hanno ipotizzato che il momento privato è stato previsto per il
consumo pubblico.
14 Hertsgaard (1988) descrive con precisione l'istituzionalizzazione nell'amministrazione Reagan della pratica di
presentarsi ai media con notizie preconfezionate.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
15
mediatico è quello di incoraggiare a guardare. L'evento mediatico è una forma di
esibizionismo politico che simula un governo efficace e candore personale.
Chiedendo la nostra attenzione, e l'attenzione dei mezzi di informazione, gli eventi
mediatici sembrano offrirci informazioni sostanziali, anche se quello che effettivamente
offrono è prevalentemente immagine politica e spettacolarità. Inoltre, gestendo
l'attenzione dei media, gli eventi mediatici traggono vantaggio da una difficoltà
fondamentale di tutte le forme di trasparenza politica: la scarsità pubblico.
La maggior parte delle persone hanno un tempo e attenzione limitati da dedicare a
questioni pubbliche. Il valore politico della trasparenza non richiede che i cittadini
spendono tutto il proprio tempo sui soggetti pubblici e questi "costruiscono"
informazione a disposizione degli individui in modo che ne possano fruire, se lo
desiderano.
Ma quando c'è troppa informazione, il filtraggio avviene necessariamente. Questo
filtraggio avviene sia in termini di ciò cui i media decidono di dare copertura mediatica
sia su ciò che gli individui decidono di guardare. Le media company devono scegliere
tra centinaia di possibili argomenti da discutere. Gli individui devono scegliere tra
migliaia di ore di copertura potenziale di eventi pubblici.
E tuttavia proprio questa necessità di filtraggio aumenta la potenza degli eventi
mediatici.
Inondando i media con comunicati stampa pronti, più che di fatti, e mettendo in scena
spettacoli che funzionano come “buona televisione” (pensiamo alle conventions, ai
meeting, alla spettacolarizzazione di happening di partito o parte di partiti politici che
chiameremo ad esempio "correnti") i politici forniscono supporto alla programmazione
televisiva con contenuti facilmente modificabili che possono essere messi insieme in
sequenze televisive. Fornire un supporto di 'buona televisione' permette ai politici di
accaparrarsi sempre più la copertura dei media. Questo distoglie l'attenzione dei media
dalle informazioni che potrebbero effettivamente essere più utili per gli obiettivi politici
di partecipazione, di informazione e responsabilità dei cittadini, che è appunto lo scopo
del valore della trasparenza nella vita politica.
Gli eventi mediatici non aggiungono semplicemente nuove informazioni al mix, ma
guidano il processo di formazione di altre forme di copertura attraverso una sorta di
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
16
legge di Gresham15 dei mass media.
L'evento mediatico è volutamente progettato per essere un guardabile modulo ready-
made di intrattenimento politico, che può essere facilmente tagliato e modificato per
telegiornali (ed oggi anche per la comunicazione web, specie se viralizzabile attraverso
i socialnetworks).
È relativamente economico da produrre, e facile da trasmettere. Chi si occupa
dell'organizzazione delle notizie impara presto che ci vuole meno sforzo per accettare
ciò che è dato loro dai politici che sviluppare la programmazione di notizie “divertenti”
per conto proprio16.
Per queste ragioni gli eventi mediatici possono influenzare il comportamento dei
network dell'informazione, che sono pienamente consapevoli del loro carattere
simulato.
Eventi mediatici ben pianificati possono soppiantare altre forme di reporting che
richiedono più tempo e fatica per essere prodotti.
Mettendoci davanti l'intrattenimento, i politici ci impediscono di guardare altre cose in
modo efficace. E dal momento che i politici, e soprattutto chi detiene il potere
esecutivo, governano attraverso eventi mediatici, i network dell'informazione televisiva
sentono l'obbligo di dare loro copertura mediatica.
Gli eventi mediatici, insomma, da un lato distolgono l'attenzione politica e dall'altro
integrano la stessa realtà politica.
15 La legge di Gresham, teorizzata dal mercante e banchiere inglese Thomas Gresham nel XVI secolo, afferma
l'assunto per cui "la moneta cattiva scaccia quella buona". Essa definisce in altre parole la tendenza degli
operatori economici (all'epoca in cui fu concepita, mercanti, cambiavalute, banchieri) a disfarsi delle monete con
valore intrinseco svilito, per accettare in pagamento moneta derivante da nuove emissioni con contenuto di fino
più alto, più conforme al valore nominale.
16 Fallows (1996) sostenne che i giornalisti tendono a fare affidamento sull'accessibilità a fonti vicine di
informazione; Behr e Iyengar (1993), descrivono come i politici impostano l'agenda dell'informazione come veri
e propri ordini del giorno per i giornalisti.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
17
Il pubblico e il privato
Molte persone hanno notato e denunciato la crescente intrusione dei mass media nella
vita privata dei personaggi pubblici. Anche se la copertura mediatica della cd. “vita
privata” di personaggi pubblici e dello sport è stata elemento diffuso per anni, il
fenomeno ha chiaramente invaso la vita politica.
Al variare dei costumi della società, anche la cronaca della vita politica e dei suoi
protagonisti ha superato molti confini e tabù inimmaginabili anche solo pochi decenni
fa.
Gli scandali Clinton hanno reso possibile la discussione della condotta sessuale privata
sulla stampa mainstream, cosa impensabile solo relativamente pochi anni prima
(pensiamo alla vita dei Kennedy).17 Per non parlare delle vicende legate – sia nel gossip
che nella cronaca giudiziaria – ai casi Strauss-Khann e Berlusconi.
La copertura mediatica della vita privata dei personaggi pubblici è in realtà una forma
di trasparenza informativa, anche se non necessariamente qualcosa di utile ai valori
democratici.
Sempre più spesso i massmedia hanno cercato di rendere la vita privata di personaggi
pubblici "nota" allo spettatore comune.
Per molte persone questa evoluzione degli standard giornalistici è una farsa, perché
distoglie l'attenzione dai problemi "pubblici". Ma, come detto prima, aumentando
l'intrusione nella vita privata non ci si limita a distogliere l'attenzione, quanto si
contribuisce anche a creare e integrare la comunicazione pubblica; si favorisce il
nascere di nuove realtà politiche che non possono essere facilmente evitate.
L'attenzione continua alla sfera privata infine altera i confini tra pubblico e privato
stesso; cambia la natura di ciò che viene opportunamente tenuto fuori dal controllo
pubblico. Rivelazioni su ciò che prima era 'privato' alterano anche il significato di
'dibattito pubblico' o 'questioni pubbliche'.
17 Ad esempio Baker (1998) usa l'espressione “pornografic reporting”; Goodman (1998) che descrive la
copertura dello scandalo Lewinsky come 'unusual salacius'); secondo Gumbel (1998) i commentatori
politici americani e i comici hanno fatto riferimenti sessualmente espliciti che sarebbero stati
impensabili prima dello scandalo; Gurdon (1998) che documenta la pratica dei media, sulla copertura
Lewinsky, di fissare le avvertenze per le loro trasmissioni per avvisare gli spettatori che le notizie
avranno contenuto sessualmente esplicito.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
18
La stessa pervasività e la disponibilità delle informazioni (o indiscrezioni) sulla vita
privata dei funzionari pubblici rafforza l'idea che tale comportamento privato non è del
tutto privato – e che solleva questioni pubbliche o di cui il pubblico dovrebbe essere
informato.
Nelle campagne presidenziali del 1992 e del 1996 gli oppositori di Clinton hanno usato
l'espressione 'questione di carattere' per mostrare la connessione tra cose già note e tra
preoccupazioni private e pubbliche.
La questione legata al personaggio non era una creazione artificiale degli avversari
repubblicani di Clinton. È stata promossa da ripetute inchieste dei media nelle vite
private di molti diversi funzionari pubblici prima di Clinton, ed è stata incoraggiata dai
cambiamenti nel dibattito pubblico provocate da queste indagini.
I giornalisti, a loro volta, hanno adattato la retorica della trasparenza politica per
difendere le loro “nuove” pratiche investigative, per rendere razionale la “maggiore
franchezza” sul tema sessuale nella segnalazione di notizie, e per giustificare la propria
idea di maggiore diritto di indagare e riferire sulla vita privata dei dipendenti pubblici,
comprese le loro infedeltà, i loro orientamenti sessuali, e le loro abitudini sessuali.
Molti giornalisti difendono le loro pratiche come una evoluzione del linguaggio, che
suona molto come una difesa della trasparenza politica: il pubblico, sostengono, ha il
diritto di sapere. Inoltre, anche se alcune rivelazioni potrebbero risultare in ultima
analisi irrilevanti per i temi politici, i giornalisti dovrebbero mettere tutte le
informazioni potenzialmente rilevanti davanti al pubblico e lasciare che sia il pubblico
a scegliere cose e se sia rilevante al processo decisionale democratico.
Questa retorica ha tre effetti.
In primo luogo, essa pone sullo stesso piano la conoscenza pubblica, ad esempio, delle
abitudini sessuali del politico con la conoscenza pubblica su particolari di politica
interna o estera, e con le informazioni che il governo raccoglie su privati cittadini
attraverso la sorveglianza.
In secondo luogo, rendendo queste nuove forme di conoscenza parte del processo
decisionale democratico, i giornalisti cambiano i contorni del dibattito pubblico e la
definizione di 'questione pubblica.' I giornalisti non si limitano a rispettare i confini
attuali tra pubblico e privato, ma li rimodellano attivamente. Semplicemente parlando
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
19
di scandali sessuali e incoraggiando altri a farlo, i giornalisti fanno di questi temi una
parte del dibattito pubblico e del commento pubblico.
In terzo luogo, con l'aggiunta di informazioni precedentemente riprese sulla condotta
sessuale, i giornalisti creano inevitabilmente competizione per l'attenzione del pubblico
tra storie personali e private della vita dei politici su altri aspetti di interesse pubblico,
ad esempio, i dettagli di dibattiti politici pubblici.
In questa competizione, storie di questioni sessuali e personali possono ottenere
maggiore attenzione. Con l'aggiunta dello scandalo sessuale al mix di storie
concorrenti, i giornalisti cambiano le probabilità che altre forme di informazione
sopravviveranno il filtraggio inevitabile che si verifica quando l'informazione è troppo
abbondante.
È un po' come l'introduzione di una pianta infestante particolarmente virulenta in un
giardino di fiori: non ci si deve sorprendere se l'erbaccia monopolizza quantità crescenti
di spazio, mentre le piante meno resistenti vengono soffocate.
Questo effetto si verifica anche se il pubblico non pensa che le questioni 'private' o
sessuali siano idonee nel giudicare le prestazioni e la condotta pubblica dei funzionari
pubblici. Perchè ciò che attira l'attenzione del pubblico non è quello che riguarda i gli
aspetti pubblici rilevanti per l'ordine pubblico ma quello che considera "divertente".
Ad esempio, i sondaggi hanno ripetutamente suggerito che la maggior parte degli
americani non pensano che i peccatucci di Clinton minino la fiducia nella sua
performance come presidente, anche se hanno minato il loro rispetto verso di lui.18
Tuttavia, i dettagli dello scandalo Lewinsky hanno fornito continuo materiale per i talk
show, e per mesi hanno consumato una porzione considerevole del tempo dei notiziari
serali.
Le notizie dello scandalo catturano l'attenzione, anche se lo scandalo in sé è considerato
irrilevante per il pubblico dallo stesso pubblico che guarda i reportage.
Come risultato, l'espansione presunta di informazioni in nome del 'diritto di sapere da
18 Per esempio, Burke (1998) citando una New York Times sondaggio / CBS documenta che il punto di
vista del pubblico di carattere morale del Presidente ha raggiunto il suo livello più basso, ma che la
maggior parte degli americani credono ancora che Clinton sia un leader vigoroso; un sondaggio della
CBS registra l'indice di gradimento di Clinton al 67%, nonostante il fatto che la maggior parte degli
americani ha affermato di rispettare il Presidente di meno come persona. Il rilascio della videocassetta
della testimonianza del presidente Clinton davanti al grand jury il 21 settembre 1998 in realtà ha
comportato un aumento temporaneo nelle sue valutazioni complessive di approvazione (Connelly
1998; Baer 1998; Lawrence 1998).
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
20
parte del pubblico' ha geberato a tutti gli effetti una contrazione del dibattito pubblico,
perché il tempo pubblico è limitato. Attraverso un meccanismo darwiniano, le
informazioni relative allo scandalo sessuale proliferano e riducono quelle informazioni
che costituiscono o potrebbero costituire altri elementi di dibattito pubblico, e quindi
utili ad una informazione consapevole alla base delle scelte poltiche e pubbliche dei
cittadini.
La stessa questione di ciò che è appropriato per una “emittente pubblica” o di cosa sia
una storia “appropriata” da trasmettere non è basata su un insieme fisso di standard.
Piuttosto, è il prodotto delle attività congiunte di tutti coloro che rientrano a titolo
allargato nel mondo della professione giornalistica, e dipende dai loro standard
professionali pregressi e le loro aspettative sulla probabile reazione del pubblico ai loro
"prodotti di informazione".
Poiché ogni giornalista ha la potenziale capacità di modificare il mix di storie in
competizione nella sfera pubblica, i giornalisti nel loro complesso compiono un'azione
collettiva nel delineare i confini di ciò che è pubblico e ciò che è privato.
Se un giornalista ridefinisce i confini del pubblico attraverso una serie di rivelazioni,
altri giornalisti possono sentirsi obbligati a seguirlo. I giornalisti possono sentirsi in
dovere di segnalare tutto ciò che è in realtà nella sfera di dibattito pubblico.
Una volta che un giornalista ha rotto un confine e una storia è stata inserita nell'arena
pubblica, si riduce il senso di responsabilità avvertito da altri giornalisti. Inoltre, una
volta che una storia è stata inserita nella discussione pubblica, gli incentivi degli attori
dei media seguono una logica familiare: poiché i giornalisti credono che certi tipi di
storie hanno più probabilità di attrarre l'attenzione del pubblico rispetto ad altre, devono
rispondere quando altri giornalisti producono storie che possono raccogliere la maggior
parte di attenzione a causa dei loro contenuti.
Il risultato è un fuoco di auto-amplificazione o di una 'frenesia' su determinati
argomenti.
È importante riconoscere che questo effetto può verificarsi anche se tutti i giornalisti
non condividono gli stessi standard di ciò che è notizia. Può verificarsi anche se i
giornalisti "più professionali" di solito richiedono più conferme o fonti più affidabili di
altri giornalisti prima di "rendere pubblica" una storia.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
21
Ad esempio negli Stati Uniti i giornalisti dei quotidiani tradizionali delle aree
metropolitane compiono un enorme sforzo per distinguere i propri standard e le proprie
pratiche da quelle del Drudge Report di Matt Drudge19. Le colonne di Drudge si
comportano adeguandosi agli standard giornalistici dei media mainstream. Tuttavia, una
volta che un giornalista come Drudge pubblica una storia la invia ad altri giornalisti che
si attivano per confermarla. Se non possono confermarlo secondo i loro standard più
elevati, la storia non si diffonde ai giornali più tradizionali.
Tuttavia, una volta che ci sono prove a conferma – secondo le norme e gli standard di
un dato gruppo di giornalisti professionisti - c'è pressione su quei giornalisti perché
venga data amplificazione alla storia. Alla fine, questo crea una sorta di effetto a
cascata. Questa cascata si verifica anche se ci sono diversi gruppi di giornalisti con
differenti livelli di verifica. E una volta che una storia sfonda un certo livello di giudizio
giornalistico 'tradizionale', è molto difficile da fermare.
In definitiva, la questione non è se i giornalisti pubblicano storie non confermate sul
comportamento privato perché qualcun altro privo dei loro standard di indagine
pubblica queste storie. La questione è se i giornalisti debbano pubblicare informazioni
'private', che si ritiene siano vere con le loro convenzioni giornalistiche esistenti dopo
che qualcun altro le ha pubblicate. Una volta che ciò accade, ci sono forti pressioni
perchè la notizia poi abbia diffusione.
In quarto luogo, sostenendo che il pubblico ha il diritto di essere informato su questioni
"private", i giornalisti di oggi possono presentarsi come più dediti alla trasparenza di
giornalisti del passato. Mentre i giornalisti in passato avrebbero eliminato storie sul
comportamento sessuale privato, i giornalisti contemporanei possono sostenere che
stanno offrendo una forma più aperta e libera di dibattito pubblico in cui essi non
svolgono più il ruolo di gatekeeper paternalistici.
Alcuni giornalisti possono persino convincere se stessi che sono stati utili al pubblico
con queste rivelazioni. Ma invece di rendere più forte il proprio pubblico o di
aumentare il numero delle informazioni, semplicemente modificando il mix di storie
presentate al pubblico; l'effetto pratico può essere un restringimento del perimetro del
19 Per Williams (1998) sulla copertura di Drudge Report sullo scandalo Lewinsky e Noè (1998) che ha
sostenuto che Drudge Report ha intensificato l'intensità e la esplicitazione della copertura sul caso
Lewinsky. - Ciò avviene maggiormente in Europa, dove la distinzione tra siti web di informazione e
giornali tradizionali (e i loro siti internet) si dovrebbe fondare proprio su questa attendibilità e verifica
dell'informazione. Va anche detto che questa linea di demarcazione è sempre più labile.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
22
dibattito pubblico.
Tuttavia, non dobbiamo gettare la colpa per questi cambiamenti interamente sui
giornalisti e in generale sugli operatori dei media. In realtà i politici stessi hanno
contribuito al graduale cambiamento nei confini del dibattito pubblico.
I politici, come altre figure pubbliche, hanno scoperto nel tempo che in un mondo
plasmato dalla televisione, è sempre più importante per comunicare non solo
l'informazione ma anche l'ethos.
I personaggi pubblici sperano di convincere ed eventualmente trasformare il proprio
pubblico presentandosi come simpatici o con determinati caratteri che un pubblico
televisivo può interessare. L'utilizzo della televisione come mezzo per umanizzare i
personaggi pubblici è legato alla crescita degli eventi mediatici come forma di governo.
Rendendo visibile la propria personalità per il consumo da parte del pubblico televisivo,
i personaggi pubblici simulano un'altra forma di trasparenza: la trasparenza dell'ethos.20
L'audience televisiva aumenta la percezione di accesso a ciò che il personaggio
pubblico è 'veramente' come se fosse 'privato e personale.' Celebrità e personaggi
pubblici che appaiono regolarmente in televisione cercano di conquistare un giudizio di
alta popolarità per apparire vicini ai loro spettatori. In questo senso la televisione è un
po' diversa da “semplici immagini in movimento”; attori di cinema possono
deliberatamente tentare di stabilire distacco o distanza dai loro fans. I fan degli attori
20 Ethos (ἦθος) è un termine greco originariamente significante "il luogo da vivere" che può essere
tradotto in diversi modi. Può significare "inizio", "apparire", "disposizione" e da qui "carattere" o
"temperamento". Dalla stessa radice greca deriva il termine ethikos (ἠθικός) che significa "teoria del
vivere", da cui il termine moderno etica. In retorica ethos è uno dei tre metodi di persuasione; gli altri
sono logos e pathos e sono indicati nella Retorica di Aristotele come componenti del ragionamento.
Per prima cosa l'oratore deve instaurare ethos. Da un canto questo può voler dire capacità morale, ma
Aristotele amplia il significato sino a includere competenza e conoscenza. Egli rimarca espressamente
che l' ethos sarà raggiunto soltanto da quello che l'oratore dice e non da ciò che la gente pensava del
suo carattere prima che egli cominciasse a parlare. Questa asserzione è spesso confutata e altri
scrittori di retorica sostengono che l' ethos è connesso alla morale e alla storia dell'oratore (cfr.
Isocrate).
Quando dobbiamo decidere se un argomento è utile, bisogna chiedersi che ethos l'oratore sia riuscito a
stabilire.
Violazioni dell'ethos possono implicare le seguenti situazioni:
L'oratore ha un diretto interesse nell'uscire da una discussione (per esempio una persona si dichiara
innocente di un crimine del quale è stato accusato);
L'oratore ha un interesse particolare per uscire dalla discussione;
L'oratore non ha competenza (per esempio un avvocato nel parlare della diminuzione della forza di
gravità in un'astronave sarà meno convincente di un astronauta).
Si sarà notato che respingere un argomento basato sulle suddette violazioni dell'ethos è un errore
formale che invalida il respingimento dell'argomento.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
23
televisivi d'altra parte spesso pensano di essere vicini agli attori come persone.
I politici hanno imparato che l'immagine di intimità o la produzione di un “ethos”
attraente in televisione è molto utile per il proprio successo politico. Come risultato,
molti personaggi pubblici hanno tentato di proiettare, per quanto possibile,
un'immagine di sé un simpatica, calda, accessibile, un'immagine insomma appropriata
per la televisione e per il pubblico tipicamente televisivo. Personaggi pubblici che
appaiono lontani, freddi o indifferenti in televisione in genere riescono ad essere diversi
dalla propria immagine.
Al fine di simulare una trasparenza di ethos, politici e personaggi pubblici hanno ridotto
per qualche tempo la distanza tra la propria immagine pubblica e il proprio personaggio
privato.
Hanno tentato di connettersi con gli spettatori e gli elettori, sottolineando la loro
disponibilità emotiva, amicizia, e la vicinanza agli elettori nei modi dettati dal mezzo
televisivo.
I politici di successo hanno sempre agito su questioni di carattere e hanno sottolineato il
proprio buon carattere. Ma la cultura televisiva cambia gradualmente il tipo di carattere
che un politico di successo deve rappresentare.
Per avere successo come personaggi televisivi, i politici hanno teso a sottolineare
elementi della loro personalità che potrebbero altrimenti essere ritenuti 'privati'. Hanno
dimostrato e mostrato al pubblico più aspetti della loro, apparentemente, vita privata. Si
mostrano 'persone di famiglia.' Si impegnano in confessioni pubbliche, rivelano le
caratteristiche private del proprio passato, del passato della loro famiglia, o le difficoltà
attuali della loro famiglia. Forniscono momenti apparentemente senza difese di
rivelazione e profonda connessione agli elettori. Si emozionano al momento giusto in
pubblico. In larga misura questa presentazione del lato privato della vita di un uomo
politico è un'invenzione (è il lavoro di agenti pubblicitari e del personale della
campagna). Nondimeno, i politici persistono in questa finzione, perché funziona bene
in termini televisivi, il medium dominante della comunicazione politica.
Ma questa trasparenza simulata ha un costo.
La simulazione di un ethos trasparente per la televisione riconfigura necessariamente i
confini tra ciò che è pubblico e privacy. Più i politici tentano di utilizzare la televisione
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
24
come mezzo per stabilire vicinanza con i propri elettori, più cancellano i confini tra
pubblico e ufficiale e ciò che essi promuovono come il proprio personaggio privato.
L'esposizione di una persona privata per consumi pubblici invita il pubblico ad
aspettarsi che gli elementi del privato opportunamente si fondano con il personaggio
pubblico di un politico e quindi sono soggetti adeguati alla discussione pubblica.
I politici hanno manipolato le immagini della televisione per così tanto tempo che
hanno contribuito a creare la stessa cancellazione del personaggio pubblico e privato
che ora li ossessiona.21
I politici sono stati “complici volenterosi e attivi” nella creazione di una nuova cultura
politica che vede gli aspetti privati della vita di una persona come politicamente
rilevanti, che demolisce i confini più antichi tra pubblico e privato.
L'ondata crescente e costante e continua di scandali mediatici (oggi non più solo negli
Stati Uniti) è il prezzo che gli stessi stanno pagando per la costruzione di una
trasparenza simulata tra governo e governati.22
21 Ciò vale anche, con alcune modifiche, per la famiglia reale britannica e dei suoi problemi. A partire
dal 1950 la regina Elisabetta II ha tentato di utilizzare la televisione come un dispositivo per
modernizzare la monarchia ritraendo la famiglia reale britannica come un modello di famiglia che i
britannici potessero imitare. Il risultato di questa campagna nel corso degli anni è stato quello di
rendere la monarchia britannica più umana, e quindi più 'trasparente' al pubblico. Tuttavia, la
campagna ha avuto un effetto collaterale non intenzionale: la famiglia reale si è trasformata in
personaggi televisivi e celebrità televisiva. La Principessa Diana è stata l'esempio più evidente di
questa tendenza. Il problema di rendere la famiglia reale britannica una celebrità televisiva è che è
anche aumentata la considerazione dei media per il diritto del pubblico nel conoscere i dettagli della
loro vita privata. In precedenza i Royals inglesi erano avvolti attorno a un velo di segretezza che ha
sostenuto la loro immagine verso il pubblico come modelli e icone di rispettabilità. Ma sotto i
riflettori dell'opinione pubblica, sono stati rivelati anche i difetti - se non peggio - rispetto alla
famiglia media britannica. La loro immagine e la fiducia del pubblico britannico in loro hanno
sofferto di conseguenza. Vedasi i saggi di Judd (1994) Zweininiger-Bargielowska (1993) Hoggart
(1987).
22 Bill Clinton, per esempio, ha vinto due elezioni presidenziali facendo in modo che gli elettori
ritenessero davvero che lui personalmente si fosse curato di loro. Infatti, uno dei luoghi comuni più
usati per descrivere lo stile personale del Presidente Clinton è la sua famosa frase pronunciata nella
campagna 1992 'Sento il tuo dolore.' Clinton si è dimostrato un maestro a mostrare se stesso - le sue
emozioni, i suoi desideri, la sua empatia, i suoi appetiti, anche i suoi momenti di dolore personale - al
pubblico americano. Clinton è l'esibizionista emotivo per eccellenza, e per questo che è anche uno dei
politici più efficaci del suo tempo. Tuttavia, egli che vive di ethos e morirà di ethos. Non è un caso
che le accuse di "cattivo carattere" hanno continuamente accompagnato la sua presidenza. Il suo stile
politico - che è anche il suo stile personale - invita attivamente a mettere in discussione il suo
carattere, perché gran parte del suo fascino deriva dalla sua personalità e la sua apparente vicinanza
emotiva al pubblico degli elettori.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
25
La cultura dello scandalo
Lo scandalo Clinton / Lewinsky negli Stati Uniti è parte di un fenomeno culturale più
generale, in cui i mezzi di informazione passano rapidamente da 'grande storia' a
'grande storia'. Queste storie contengono di solito, ma non sempre, elementi di
scandalo.
Si va dal Whitewater al processo di OJ Simpson all'omicidio di Gianni Versace alla
morte della principessa Diana allo scandalo del 1996 sulla campagna di finanziamenti
sino allo scandalo sessuale che alla fine ha portato alla richiesta di impeachment di
Clinton nel dicembre del 1998.
E potremmo continuare, con una periodicità che riprende con un nuovo scandalo
mentre il precedente sta esaurendo la sua capacità di attrazione televisiva.
Quando lo scandalo colpisce personalità politiche pubbliche la cultura dello scandalo
sembra coinvolgere atti successivi alla rivelazione come fossero misfatti di funzionari
pubblici. Così sembra di colpire in un sol colpo la trasparenza dell'informazione e la
trasparenza della responsabilità.
In realtà l'attuale cultura dello scandalo non è davvero una cultura di maggiore
trasparenza politica. L'attuale cultura dello scandalo politico è un fenomeno culturale di
auto-riproduzione auto-replicante. Si tratta di un virus culturale che si diffonde come
un'epidemia attraverso la sfera pubblica. Produce e prolifera discussione su elementi
scandalistici, ma non necessariamente ci avvicina alla comprensione dei meccanismi di
governo o di rendere più accessibili i funzionari del governo o responsabili.
Lo scandalo Clinton / Lewinsky è l'esempio perfetto per analizzare un caso completo
della produzione mediatica della cultura dello scandalo, perchè ha generato
innumerevoli discussioni ausiliarie collaterali:
1) Storie di avvocati che rappresentano i principi, storie di persone che possono o
non possono essere trapelate alla stampa, storie di Monica Lewinsky, e storie di suoi
collaboratori, soci, amici, o, anzi, chiunque che aveva mai incontrato o avuto a che fare
con lei a qualsiasi titolo.
2) Racconti del processo legale visto come una forma di competizione sportiva o di
intrattenimento. I giornalisti hanno speculato su chi fosse in vantaggio: il Presidente, il
Procuratore Indipendente Kenneth Starr, i Democratici o Repubblicani del Congresso.
ABSTRACT – CAPITOLO SECONDO MICHELE DI SALVO
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3) Approfondimenti sul vantaggio politico di una parte, la sostenibilità politica di
un'altra tesi, del presidente, del procuratore speciale, e di altri esponenti politici.
4) Programmi di notizie e talk show caratterizzano le accuse senza fine di operatori
politici, esperti, rappresentanti del presidente e dei partiti democratici e repubblicani.
Questi programmi hanno creato innumerevoli opportunità per i difensori e accusatori
presidenziali e con accuse reciproche di malafede da parte dei protagonismi politici, di
rallentare le indagini, di railroading, di nascondere la verità, di impegnarsi in tattiche da
Gestapo nelle indagini, di abusare del grande processo mediatico, di abusare del
processo di trasparenza, di abusare del processo di impeachment, di fraintendere la
Costituzione, di ingannare la stampa, di ingannare il pubblico, di essere in alleanza
segreta con membri senza scrupoli della stampa, di essere in alleanza segreta con
operatori spregiudicati della vita politica, e così via.
Queste accuse, a loro volta, hanno portato ad ancora altre storie sul se e fino a che
punto il presidente è stato vittima di “politica ordinaria” o di 'una vasta cospirazione di
destra'. Altre storie all'interno di storie apparse sulle fonti e a loro volta origine della
produzione di storie sulla perdita dell'etica e della legalità. Infine ci sono storie di
tattiche giudiziarie di Starr, la sua capacità o incapacità di difendere le accuse mosse
contro di lui, ed i costi della sua indagine, sia in termini di denaro dei contribuenti sia in
termini di spese legali da parte delle persone coinvolte nelle indagini.
5) Storie infinite da parte dei mass media sulla loro copertura di questi eventi,
comprese le discussioni su chi per primo ha scoperto un particolare pezzo di
informazione, come è stato scoperto, le reazioni alla rivelazione, la reazione a tali
reazioni, e così via.
La copertura mediatica della copertura mediatica ha fornito infinite opportunità per
discutere:
A) Le responsabilità professionali ed etiche dei media nella comunicazione o
nell'omissione di comunicare informazioni particolari di cui si è venuti a conoscenza, o
nel porre o meno particolari domande ai soggetti coinvolti nell'inchiesta;
B) La decisione di vari protagonisti dello scandalo per far emergere o non far
trapelare informazioni ai media, tra cui le conseguenze etiche, professionali e politiche
delle relative decisioni;
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C) Se l'informazione dei media abbia proteso in una direzione particolare nella
copertura dei diversi elementi dello scandalo. Alla fine questo dibattito ha finito con
l'involversi su se stesso, e ha prodotto una serie di storie, chiedendosi se l'informazione
non sia stata distorta nella copertura delle proprie attività nel coprire lo scandalo.23
Questo uno dei casi più eclatanti, di cui ha parlato per migliaia di ore l'intera industria
dell'informazione mondiale.24
Ma possiamo applicare questa analisi a qualsiasi episodio scandalistico o di cronaca a
tutta l'informazione occidentale.
Queste diverse forme di proliferazione della notizia assicurano che la cultura dello
scandalo non si limiti a ripetere le stesse storie e le accuse più e più volte. Piuttosto, la
cultura dello scandalo innova e cambia a seconda di come evolve il dibattito. Trova
sempre nuove angolazioni da discutere.
Si ritorna sugli eventi più volte, generando nuove linee di indagine e nuovi modi per
coprire gli eventi. In tal modo, lo scandalo produce sempre nuovi eventi da coprire
mediaticamente, che sono piegati nella cultura generale dello scandalo. La cultura dello
scandalo, insomma, prolifera il dibattito su se stesso.
I mezzi di informazione hanno lanciato diversi spettacoli dando a più esperti
l'opportunità di discutere lo scandalo, eventi legati allo scandalo, la copertura mediatica
di eventi legati allo scandalo e la copertura mediatica della copertura mediatica degli
eventi legati allo scandalo. Nonostante gli scandali sono in una certa misura
intrinsecamente interessanti per il pubblico, gli eventi dello scandalo devono essere
valutati e affrontati da diversi punti di vista, al fine di sostenere l'interesse dello
spettatore. La cultura dello scandalo in sé prolifera, come un virus mutante, in una
continua evoluzione delle sue caratteristiche per crescere e diffondersi più rapidamente.
23 Kurtz (1998) citando un'indagine sciatta e un reportage sbilanciato nella copertura dello scandalo
Lewinsky; Gitlin (1998) nota del rapporto del Committee of Concerned Journalists criticando la
copertura mediatica dello scandalo; Snoddy (1998)
24 Un aneddoto sulla dimensione planetaria di questa vicenda è legato ad una delle prime "guerriglie"
digitali tra stati che vide coinvolto il governo cinese dell'epoca: circa cinquecento persone vennero
impegnate per un mese per effettuare ricerche sui motori di ricerca occidentali sul termine "white
house" e clickando sui link a contenuto hard che scaturivano dalla ricerca. Per un processo
matematico dell'elgoritmo dell'epoca di associazione di ricerca-risultato-rilevanza, per un mese la
pagina ufficiale della Casa Bianca divenne il 25 risultato su Google, mentre le prime due pagine di
risultati associavano la presidenza americana a siti pornografici.
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Ciò è dovuto in parte alla natura della copertura mediatica televisiva.
Nel corso del tempo, i grandi scandali, come altre grandi storie, come la morte della
principessa Diana, hanno creato l'aspettativa - e quindi la necessità - che gli individui
possano accendere la televisione in qualsiasi momento del giorno e apprendere nuovi
dettagli dello scandalo.
Questo è particolarmente vero nei primi giorni di uno scandalo o di una “grande storia”
mediatica: tra i vari canali di trasmissione di solito si trova l'equivalente di una
copertura continua. E il continuo aggiornamento delle informazioni su Internet ha
probabilmente accelerato questa tendenza.
Le aspettative di una copertura continua di una storia e il fatto che essa venga
costantemente trasmessa producono una continua sperimentazione discorsiva e di
innovazione nel corso di un periodo relativamente breve di tempo.
Mentre i media discutono la storia più e più volte, la storia stessa cambia e viene
ricreata letteralmente davanti ai nostri occhi. La necessità di parlare dello scandalo crea
incessantemente la necessità di avere qualcosa di cui parlare, che a sua volta genera più
punti di vista, accuse e contro-accuse mantengono il dibattito in movimento e
producono sempre nuovi dettagli alla storia. Accorciando ulteriormente il ciclo delle
notizie, Internet ha aggiunto benzina sul fuoco, offrendo nuove opportunità di
discussione e diffusione di pettegolezzi.
La proliferazione del dibattito su uno scandalo a volte porta addirittura alla creazione di
nuova televisione, inizialmente un canale dedicato ad alcuni aspetti dello scandalo, ma
che alla fine assumono una vita propria.
Il processo di OJ Simpson, per esempio, ha portato alla creazione dello show su temi
legali 'onere della prova' sul canale CNN e l'avvio di carriere televisive come per Greta
Van Susteren e Roger Cossack. Il padre di tutti i telegiornali della notte - ABC
Nightline – è stato originato dalla madre di tutti gli scandali politici, la crisi degli
ostaggi in Iran del 1979-80. L'interesse iniziale alla crisi ha generato un pubblico
notturno per lo spettacolo, che ha generato la promessa da parte di ABC che avrebbe
continuato a coprire gli eventi fino a quando non sarebbero stati liberati gli ostaggi. La
crisi si trascinò a lungo, ABC ha fatto una di necessità virtù e ha creato un nuovo
genere di programma di notizie.
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Vale la pena qui ricordare che se per molti il primo ingresso della televisione come
strumento determinante in una vittoria presidenziale è certamente il dibattito televisivo
Nixon-Kennedy, la crisi degli ostaggi in Iran può essere parimenti considerata il primo
fenomeno di politica dello scandalo spettacolarizzato che ne ha determinata un'altra:
non è un caso che molti analisti considerano quella cirsi come la vera causa della
sconfitta elettorale di Jimmy Carter contro il suo sfidante, che abbiamo definito il
fondatore della politica gestita attraverso eventi mediatici, ovvero Ronald Reagan.
Lo scandalo fa aumentare il dibattito ma non porta necessariamente alla verità, a
rivelazioni di falsità, o a profondità della copertura mediatica. La crescita delle
discussioni non sempre conducono alla verità, piuttosto si accenna la questione di ciò
che è vero da sempre più diverse angolazioni di indagine.
La traiettoria naturale di un scandalo non è verso la profondità, piuttosto nell'estensione
della copertura: si espande incessantemente verso l'esterno, catturando sempre più
soggetti e individui come possibili argomenti del discussione.
Ancora una volta possiamo vedere in questo fenomeno una logica darwiniana.
Più tempo speso per coprire lo scandalo e le sue implicazioni significa meno tempo per
la copertura di altri eventi. Ancora una volta ciò che inizia come una richiesta di
trasparenza - di informazioni e di responsabilità – si conclude come diversivo e come
creazione di una nuova realtà che affolla le altre informazioni e altre cose rilevanti per
il pubblico.
Come prima, questa crescita e diffusione del dibattito non si limita a distogliere la
nostra attenzione ma crea una nuova realtà politica e giuridica completa di nuovi ordini
del giorno e significati sociali.
Alla fine, lo scandalo genera realtà politiche e rende i suoi discorsi politicamente
importanti e politicamente salienti perchè sono anche diffusi e coperti dai media.
Quindi non si può dire che la cultura di scandalo traveste semplicemente la vita politica.
La favorisce, la moltiplica, si muta, integra e alla fine si sostituisce ad essa.
Come una pianta infestante in un campo, la cultura dello scandalo spinge gradualmente
ai margini altri discorsi e minaccia di consumare una quota sempre maggiore di
attenzione del pubblico, il dibattito pubblico e l'opinione pubblica.
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Diventa politica come se la fosse davvero nella pratica.
Diventa discorso pubblico come se fosse effettivamente discusso.
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