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7. La febbre al rientro dal viaggio

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Abstract

Negli ultimi decenni e in particolare in questo nuovo millennio, le frontiere della Terra si sono progressivamente allargate, tanto che oggi non è più infrequente viaggiare per svago, per ragioni professionali o per altre necessità in aree del pianeta considerate una volta irraggiungibili o frequentate solo da viaggiatori esperti e particolarmente equipaggiati. I bambini non fanno eccezione. Famiglie con figli anche molto piccoli si muovono oggi con una certa disinvoltura per turismo, per lavoro o per ricongiungersi con le famiglie di origine. Questi viaggiatori, grazie ai mezzi di trasporto odierni, sono in grado di raggiungere nel giro di poche ore aree anche molto remote. Con la stessa facilità le stesse famiglie fanno ritorno ai luoghi di residenza, così che nell'arco di 24-48 ore qualunque luogo della Terra può essere potenzialmente collegato con qualsiasi altra località. Non è quindi improbabile che malattie contratte in un'area tropicale possano manifestare i propri sintomi una volta rientrati a casa. Sintomi che possono comparire da poche ore a diverse settimane o mesi, o in rari casi anni, dal momento del contagio. Sebbene non tutte le malattie tropicali si manifestino con la febbre, questa rimane un sintomo guida e potenzialmente di allarme che deve sempre far insospettire il medico quando compare a ridosso da un viaggio in aree endemiche per patologie tropicali, o qualora ci sia stata storia di viaggi relativamente recenti nella storia clinica del paziente. Se in molti casi ci si può trovare davanti a banali virosi che potrebbero risolversi spontaneamente nel corso di qualche giorno e senza bisogno dell'intervento del medico, il rischio anche improbabile che ci si possa trovare davanti a patologie anche gravi non può essere trascurato. Due considerazioni principali infatti devono guidare il giudizio del medico davanti a questa possibilità: la prima che ci si trovi davanti a una patologia che può peggiorare nel giro di poco tempo, con possibilità di mettere a rischio la vita stessa del bambino. La seconda implicazione è che ci si trovi davanti a patologie anche gravi che possono dar vita a focolai epidemici in regioni che per altro non sono preparate a diagnosticare e a trattare una data patologia. E' questo per esempio il caso delle febbri virali contagiate da artropodi presenti anche nel nostro territorio, o del caso delle febbri emorragiche che richiedono un intervento tempestivo e coordinato per arginare il caso 0 ed evitare il propagarsi dell'infezione a macchia d'olio. 17.1 Scenari possibili Le situazioni che possono presentarsi variano di volta in volta ed è molto complesso riassumere in maniera esaustiva le possibili combinazioni di eventi che possono aver portato un bambino ad affrontare un viaggio in aree endemiche per patologia tropicale, e successivamente che possono averlo portato all'attenzione del pediatra.

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