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Modello per la valutazione della attitudine al miglioramento dei pascoli dei suoli della Sardegna

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Abstract

Obiettivo del Modello per la valutazione della attitudine al miglioramento dei pascoli presentato in queste pagine è la realizzazione di uno strumento operativo ai fini di una corretta e obiettiva valutazione della attitudine dei suoli al pascolo e al loro miglioramento all’interno di un progetto complessivo di incremento della produttività del territorio e della conservazione e difesa della risorsa suolo. L’applicazione del modello può permettere infatti la individuazione, con un livello di dettaglio variabile dall’area vasta all’aziendale in funzione delle informazioni disponibili, le situazioni territoriali a differente risposta agli input produttivi finalizzati al miglioramento dei pascoli e quindi al loro successivo razionale utilizzo. Questo modello rappresenta una applicazione alle peculiarità del territorio sardo e dei suoli pascoli del più noto Framework for Land Evaluation (FAO, 1976) e del successivo Guidelines: Land Evaluation for Extensive Grazing (FAO, 1988). Essi rappresentano i due strumenti utilizzati a livello mondiale nella programmazione dello sviluppo delle aree agricole e delle superfici a pascolo. Il vantaggio della metodologia FAO e di quelle da esse derivate è la sua obiettività in quanto l’articolazione nei diversi livelli di valutazione e dei relativi giudizi si basa fondamentalmente su attributi del territorio che possono essere misurati direttamente in campo o ottenibili dalle analisi pedologiche comunemente eseguite o, infine facilmente ottenibili dalla cartografie ufficiali. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal fatto che essendo questi attributi riferiti agli aspetti fisici del territorio, essi possono essere considerati come permanenti e quindi pienamente riutilizzabili quando il mutare delle situazioni economiche dovessero imporre nuove valutazioni. Questo aspetto è fondamentale soprattutto ai fini della impostazione di procedimenti di valutazione e di cartografia automatizzati (GIS). Inoltre la scelta degli attributi utilizzabili ai fini della valutazione della suscettività ad un determinato uso, gruppo di colture o singola coltura agraria può variare da territorio a territorio in funzione delle sue specifiche caratteristiche, permettendo quindi una valutazione effettivamente rispondente alla specificità fisica e socio-economica degli stessi territori. In particolare l’applicazione di questo nostro modello potrà permettere la individuazione, sulla base delle caratteristiche fisiche del territorio, delle diverse situazioni di potenzialità produttiva delle aree soggette a miglioramento pascoli. L’individuazione di queste aree rappresenta lo strumento indispensabile agli zootecnici per una corretta impostazione dei carichi animali e dei turni di pascolamento e agli economisti per formulare un giudizio di convenienza basato sulla potenzialità reale delle territorio e delle aziende. Con il contributo di questi specialisti sarà quindi possibile giungere alla realizzazione nell’isola di gerarchia di priorità di intervento e di disponibilità delle risorse economiche pubbliche concentrandole la dove è ipotizzabile la massima risposta produttiva.
ASSISTENZA TECNICA IN AGRICOLTURA
ENTE REGIONALE DI SVILUPPO E
ERSAT
Nucleo Ricerca Desertificazione - Università di Sassari
ERSAT - Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in Agricoltura
Sassari -settembre 1998
Modello
per la valutazione della attitudine
al miglioramento dei pascoli
dei suoli della Sardegna
2
Modello per la valutazione della attitudine al miglioramento dei pascoli
dei suoli della Sardegna
Madrau S.*, Loj G.**, Baldaccini P*.,
Studio realizzato nell’ambito dei:
- programma Operativo Plurifondo (POP), Regolamento 2052/88. Misura 8.5.3. Sottoprogetto Valorizzazione
delle risorse naturali. Censimento dei terreni a pascolo. Valutazione della attitudine al pascolo dei suoli della
Sardegna.
. Mediterranean Desertification and Land Use – MEDALUS III. progetto 1UE contratto n. ENVA –CT95-0115
* - Dipartimento di Ingegneria del Territorio, Nucleo Ricerca Desertificazione, Università di Sassari
** - ERSAT Cagliari
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PREFAZIONE
Negli ultimi decenni importanti Conferenze delle Nazioni Unite (UNCED, 1992; UNEP,
1994) hanno richiamato l’attenzione pubblica mondiale sul degrado ambientale. questo
problema riveste un carattere globale ed è particolarmente accentuato nei Paesi in via di
sviluppo, sebbene esso stia gradualmente interessando anche quelli ad economia più
avanzata. Infatti, nei Paesi europei che si affacciano nel bacino del Mediterraneo
(Portogallo, Spagna meridionale, Italia meridionale e insulare, Grecia) i fenomeni di
degradazione delle terre hanno, in alcuni casi, già raggiunto uno stadio irreversibile.
In queste aree il rischio di desertificazione è dovuto non solo alle particolari condizioni
fisico-climatiche, ma anche alla progressiva intensificazione dell’attività antropica, che ha
profondamente modificato ecosistemi già intrinsecamente fragili. Tra i fattori che hanno
contribuito alla sempre maggiore diffusione di fenomeni di degrado, le attività
agropastorali rivestono una importanza fondamentale.
Il problema del degrado ambientale causato dalle attività agropastorali è particolarmente
pressante nell’ambiente mediterraneo sia per le sue peculiari caratteristiche climatiche,
sia per l’importanza che il pascolamento riveste nella economia agricola dei Paesi
mediterranei.
L’Unione Europea si è dimostrata sensibile alle problematiche ambientali finanziando
programmi di ricerca specifici volti alla conoscenza dei processi di degradazione per la
formulazione di direttive finalizzate alla loro mitigazione.
A questo proposito, nel Quarto Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo - Programma
Ambiente e Clima, la Commissione Europea ha individuato tra le tematiche prioritarie lo
studio di tecnologie per la prevenzione e riduzione dei rischi naturali, (European
Commission, 1997).
Negli ultimi anni l’Università degli Studi di Sassari con il Nucleo di Ricerca sulla
Desertificazione (NRD) ha avviato un progetto di ricerca multidisciplinare finalizzato allo
studio dell’impatto delle attività antropiche sull’ambiente nell’ambito di un vasto
programma di ricerca (MEditerranean Desertification And Land USe - MEDALUS)
condotto a livello comunitario. Tra le tematiche affrontate particolare importanza riveste lo
studio dell’impatto delle attività agropastorali in Sardegna.
4
Tra gli output dell’attività di ricerca svolta nel progetto MEDALUS si inserisce il presente
lavoro, la cui finalità principale è stata la predisposizione di una efficace metodologia di
valutazione della attitudine dei suoli della Sardegna agli interventi di miglioramento dei
pascoli.
L’applicazione del modello di valutazione proposto nelle pagine successive, può
permettere, sia ai tecnici del settore che a coloro che si occupano di programmazione
territoriale, una obiettiva individuazione – dall’ambito aziendale a quello di area vasta –
delle situazioni a differente potenzialità e quindi la predisposizione di interventi tecnici ed
economici che tengano effettivamente conto dei diversi “paesaggi” dell’Isola.
è nostro auspicio che l’applicabilità di questo modello possa essere in futuro estesa ad un
più ampio ambito mediterraneo e possa costituire uno degli strumenti di controllo del
degrado ambientale di questa regione.
Prof. Giuseppe Enne
Coordinatore del Nucleo Ricerca Desertificazione Università di Sassari
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1 - Premessa
Obiettivo del Modello per la valutazione della attitudine al miglioramento dei pascoli
presentato in queste pagine è la realizzazione di uno strumento operativo ai fini di una
corretta e obiettiva valutazione della attitudine dei suoli al pascolo e al loro miglioramento
all’interno di un progetto complessivo di incremento della produttività del territorio e della
conservazione e difesa della risorsa suolo.
L’applicazione del modello può permettere infatti la individuazione, con un livello di
dettaglio variabile dall'area vasta all’aziendale in funzione delle informazioni disponibili, le
situazioni territoriali a differente risposta agli input produttivi finalizzati al miglioramento dei
pascoli e quindi alla loro successivo razionale utilizzo.
Questo modello rappresenta una applicazione alle peculiarità del territorio sardo e dei
suoli pascoli del più noto Framework for Land Evaluation (FAO, 1976) e del successivo
Guidelines: Land Evaluation for Extensive Grazing (FAO, 1988).
Essi rappresentano i due strumenti utilizzati a livello mondiale nella programmazione dello
sviluppo delle aree agricole e delle superfici a pascolo.
Il vantaggio della metodologia FAO e di quelle da esse derivate è la sua obiettività in
quanto l’articolazione nei diversi livelli di valutazione e dei relativi giudizi si basa
fondamentalmente su attributi del territorio che possono essere misurati direttamente in
campo o ottenibili dalle analisi pedologiche comunemente eseguite o, infine facilmente
ottenibili dalla cartografie ufficiali.
Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal fatto che essendo questi attributi riferiti agli
aspetti fisici del territorio, essi possono essere considerati come permanenti e quindi
pienamente riutilizzabili quando il mutare delle situazioni economiche dovessero imporre
nuove valutazioni. Questo aspetto è fondamentale soprattutto ai fini della impostazione di
procedimenti di valutazione e di cartografia automatizzati (GIS).
Inoltre la scelta degli attributi utilizzabili ai fini della valutazione della suscettività ad un
determinato uso, gruppo di colture o singola coltura agraria può variare da territorio a
territorio in funzione delle sue specifiche caratteristiche, permettendo quindi una
valutazione effettivamente rispondente alla specificità fisica e socio-economica degli
stessi territori.
In particolare l’applicazione di questo nostro modello potrà permettere la individuazione,
sulla base delle caratteristiche fisiche del territorio, delle diverse situazioni di potenzialità
produttiva delle aree soggette a miglioramento pascoli. L’individuazione di queste aree
rappresenta lo strumento indispensabile agli zootecnici per una corretta impostazione dei
carichi animali e dei turni di pascolamento e agli economisti per formulare un giudizio di
convenienza basato sulla potenzialità reale delle territorio e delle aziende. Con il
contributo di questi specialisti sarà quindi possibile giungere alla realizzazione nell’Isola di
gerarchia di priorità di intervento e di disponibilità delle risorse economiche pubbliche
concentrandole la dove è ipotizzabile la massima risposta produttiva.
2 - Importanza della attività pastorale per l’economia della Sardegna
Per giustificare i motivi che hanno portato in questi anni la nostra attenzione verso la
predisposizione di un modello di valutazione della attitudine del territorio regionale al
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superfici a pascolo
ha patrimonio zootecnico: numero di capi
ovini bovini caprini suini equini
Totale
1° censimento Generale dell'Agricoltura, 1961 1.482.629 2.356.291 231.131 321.757 93.778 56.344
3.059.301
2° censimento Generale dell'Agricoltura, 1970 1.328.047 2.153.226 273.050 250.697 206.769 32.578 2.916.320
3° censimento Generale dell'Agricoltura, 1982 929.807 2.375.041 287.798 226.615 216.791 23.455 3.129.700
4° censimento Generale dell'Agricoltura, 1991 789.499 3.131.647 286.840 228.735 258.102 17.756
3.923.080
% categoria su carico animale complessivo
ovini bovini caprini suini equini
Totale
1° censimento Generale dell'Agricoltura, 1961 77,02 7,56 10,52 3,07 1,84 100,00
2° censimento Generale dell'Agricoltura, 1970 73,83 9,36 8,60 7,09 1,12 100,00
3° censimento Generale dell'Agricoltura, 1982 75,89 9,20 7,24 6,93 0,75 100,00
4° censimento Generale dell'Agricoltura, 1991 79,83 7,31 5,83 6,58 0,45 100,00
Tabella 1 - Censimenti Generali dell'Agricoltura anni 1961 - 1991: dati riepilogativi delle superfici a pascolo e del carico
animale nella regione Sardegna
7
miglioramento dei pascoli, si ritiene opportuno illustrare brevemente l’importanza che il
pascolo e la pastorizia hanno nel paesaggio agricolo ed economico della Sardegna.
Il pascolo ha rappresentato per l’isola (Le Lannou, 1979), la destinazione d’uso
prevalente per tutte quelle aree dove la morfologia, il clima, la copertura vegetale e il suolo
le rendeva inadatte ad un uso agricolo intensivo: cerealicoltura, olivo, vite, agrumi, colture
ortive.
Venivano destinate al pascolo anche la gran parte di quelle aree, soprattutto di proprietà
pubblica o collettiva - i cosiddetti comunali - dove gli usi civici locali impedivano una
qualsiasi destinazione diversa dalla cerealicoltura in rotazione al pascolo. Un esempio di
questa destinazione è rappresentato dal viddazzone ripetutamente citato dagli storici
dell’ottocento.
A queste aree, quasi sempre diffuse in situazioni di media e alta collina, devono
aggiungersi quelle di pianura, Campidano, Nurra, Logudoro, ecc., che durante la stagione
estiva erano soggette al pascolo delle stoppie o che erano interessate da rotazioni da,
biennali a quadriennali, nel cui ciclo era previsto un turno di riposo a pascolo. Erano
queste le superfici su cui gravava la gran parte delle transumanze stagionali.
Questa situazione ha caratterizzato il paesaggio agrario sardo fino ai primi anni 60. A
partire da questo periodo è iniziato a venire meno il ricambio generazionale degli
operatori agricoli e dei pastori.
Le migrazioni verso il continente ma soprattutto quelle interne verso le aree metropolitane
e industriali hanno portato all’abbandono di vaste superfici di interesse agrario in tutta
l’Isola.
Contemporaneamente la politica regionale finalizzata alla creazione e alla estensione
della proprietà diretta delle terre ha messo a disposizione ingenti finanziamenti pubblici.
Questa massa monetaria ha permesso ai pastori e agli allevatori l’acquisto di vaste
superfici fino ad allora sfuggite alla occupazione permanente dei pascoli, modificando
quindi il paesaggio e i modelli di destinazione d’uso del territorio che si erano create -
spesso in condizioni di conflitto - nel corso dei secoli.
Le maggiori disponibilità economiche, il crescere del livello tecnologico del settore
agropastorale hanno accelerato la naturale diminuzione del numero degli addetti presenti
nel settore ma al contempo hanno permesso l’incremento del carico animale gravante sui
pascoli e quindi di produttività complessiva degli stessi. L’incremento del carico animale
nelle situazioni di marginalità al pascolo - cioè di quelle al limite della condizione di arabile
descritta successivamente 1 - è stata ed è la causa principale del degrado di queste aree.
Pulina e Cappio-Borlino (1998), sottolineano come sia la specializzazione verso la
produzione del latte dei piccoli ruminanti a fare si che l’allevatore abbia costante necessità
di foraggi freschi per gran parte dell’anno, particolarmente di erbe da pascolo, senza le
quali non sarebbe possibile ottenere produzioni significative. È questa necessità che
costringe l’allevatore a mantenere inerbito lo stesso pascolo e ad estenderne la superficie
interessata attraverso le classiche pratiche della aratura e dell’incendio, che sono causa
diretta dei gravi fenomeni di degrado.
Senza questa costante pressione antropica - non animale - sul pascolo, queste superfici
tenderebbero naturalmente, in ambiente mediterraneo, ad evolversi verso formazioni a
sclerofille (macchia - foresta).
Una conferma a quanto affermato dai due autori è offerta dai dati riassuntivi dei
Censimenti Generali dell’Agricoltura riportati nella successiva tabella 1. Non potendo fare
1 Vedere cap. 4
8
una analisi particolareggiata dei dati - le caratteristiche dei Censimenti non permettono
infatti un confronto riferibile alle singole aziende - è possibile comunque evidenziare sulla
base di questi dati, come nell’ultimo trentennio siano stati abbandonate vaste superfici a
pascolo, probabilmente le più marginali, con un aumento del carico animale unitario più
che raddoppiato.
Negli anni 1961-91 si è registrata infatti una progressiva diminuzione della superficie
occupata dai pascoli che sono passati dal 1.482.629 ha del 1961 (ISTAT, 1968) ai
789.499 ha del 1991 (ISTAT, 1992), pari rispettivamente al 61,54% e al 32,77% della
superficie regionale.
Questa diminuzione della superficie regionale a pascolo non è accompagnata da una
analoga diminuzione dei capi, che passano dai 3.059.301 del 1961 (ISTAT, cit.) ai
3.923.080 del 1991 (ISTAT, cit.), con un incremento del 28%. I maggiori incrementi si
sono verificati per gli ovini da 2.356.291 a 3.131.647 capi (33%) e per i suini da 93.778 a
258.102 capi (275%).
Una altro aspetto di questi dati deve essere segnalato per giustificare alcune nostre
successive affermazioni circa l’importanza sociale del pascolo per la Sardegna.
I dati (tab. 1), indicano che fino al 1982 si stava registrando una diminuzione delle
superfici a pascolo mentre il carico animale, pur con una certa variabilità, rimaneva quasi
costante. Nel decennio 1982 - 1991 si osserva un aumento del bestiame al pascolo di
circa 793.380 capi di cui 756.606 (95,36%) costituito da ovini.
È questo dato, forse più di ogni altro, che dimostra come l’allevamento degli ovini abbia
rappresentato per coloro che sono stati dismessi nelle aree interne dell’isola - ma non
solo in queste - dai settori minerario e petrolchimico a seguito della grave crisi iniziatasi
negli anni 80, l’unica possibilità di ottenere un reddito da lavoro.
La Regione Autonoma della Sardegna ha sempre riconosciuto l’importanza economica e
sociale che ha la pastorizia per l’isola. Tramite l’adozione di una politica di sovvenzioni ha
permesso sia la sopravvivenza di piccole realtà aziendali, - spesso situate al di fuori di
qualsiasi logica di mercato - sia la realizzazione di importanti e significative strutture
aziendali, veri e propri modelli di corretta conduzione e di strutture e servizi per una più
moderna pastorizia.
Nel caso specifico della erogazione di contributi finalizzati alla realizzazione di interventi di
miglioramento dei pascoli la Regione Sardegna nella maggior parte dei casi ha seguito
una politica di distribuzione a pioggia. Assai spesso infatti unico requisito per l’erogazione
del contributo - oltre alla ovvia disponibilità di fondi - era la giustificazione economica
dell’intervento (giudizio di convenienza economica), formulata nella relazione tecnica
allegata agli elaborati del progetto di miglioramento.
Questi giudizi e relazioni erano, e sono spesso tuttora, basati prevalentemente su stime di
produttività dei pascoli puramente soggettivi in quanto ottenuti da valori medi regionali o
da altre situazioni aziendali più o meno conosciute dal tecnico e pertanto prive di
qualsiasi riscontro sulla effettiva potenzialità delle superfici oggetto di miglioramento.
Le gravissime deficienze progettuali sono state la causa del fallimento, immediato o a
breve termine, di molti di questi interventi di miglioramento. Fallimento che viene
evidenziato dalla situazione di degrado in cui versano numerose superfici a pascolo
nell’isola.
Questi fallimenti diffusi non sono assolutamente giustificabili dal punto di vista agronomico
e zootecnico e non sono imputabili a deficienze di progettazione in questi specifici settori.
La letteratura specifica è estremamente ricca sia di contributi finalizzati al miglioramento
delle metodologie colturali, es. tecniche di lavorazione, miglioramento genetico delle
9
specie di interesse pabulare, ecc. sia di contributi relativi a nuove forme di allevamento,
miglioramento delle specie di interesse zootecnico, ecc. È stata l’applicazione corretta di
questi studi che ha permesso quell’incremento di produttività che ha consentito nel
trentennio 1961-91 il raddoppio del carico animale.
Essi pertanto possono essere imputati, come già accennato, solo carenza di informazioni
sulla attitudine del territorio al miglioramento dei pascoli.
Per ovviare a questa carenza di informazioni sono state proposte diverse metodologie.
Rivoira (1972) e Rivoira e Bullitta (1980), hanno proposto degli schemi di valutazione
basati su caratteristiche prevalentemente agronomiche. Madrau (1986), ha ripreso questi
due lavori integrandoli e predisponendo uno schema in cui venivano considerate anche
alcune caratteristiche fisiche del territorio.
Aru et al. (1989), hanno pubblicato una prima serie di schemi per la valutazione della
attitudine al miglioramento dei pascoli secondo la metodologia del Framework FAO. Nello
stesso anno l’ERSAT ha ripreso il lavoro di Aru e collaboratori integrandolo e
pubblicandolo sotto il nome di Miglioramento e utilizzo dei pascoli. Direttive.
Gli schemi proposti da tutti questi autori, come sottolineato nella premessa, avevano ed
hanno tuttora, l’obiettivo di realizzare, attraverso la classificazione del territorio, una
gerarchia delle priorità di intervento in modo che i finanziamenti pubblici siano indirizzati
verso quelle situazioni dove è possibile ottenere la massima risposta produttiva associata
alla conservazione della fertilità.
Si è accennato come la realizzazione di numerosi progetti di miglioramento dei pascoli sia
stata in realtà la causa o una delle cause del degrado degli stessi pascoli. Oggi non sono
più ammissibili usi del territorio - specie se godono del contributo pubblico - che siano
causa di degrado2 che spesso rappresenta il primo passo verso quell’insieme di processi
complessivamente intesi con il termine desertificazione.3
Poiché il suolo è una risorsa non rinnovabile4 deve essere chiaro a tutti che gli interventi
pubblici, siano essi diretti o indiretti, devono privilegiare tutti gli usi del territorio che
condotti in modo rispettoso per l’ambiente consentono di raggiungere il duplice obiettivo
dell’incremento della produttività ( e quindi di riflesso del tenore di vita dell’operatore
agricolo) e della conservazione della potenzialità produttiva.
Il corretto utilizzo del territorio e la conservazione, per le generazioni future, della fertilità
rappresenta l’obiettivo delle politiche di uso sostenibile del territorio5 che le più importanti
agenzie di sviluppo agricolo e di cooperazione allo sviluppo considerano uno degli obiettivi
principali della politica mondiale per i prossimi decenni.
3 - Evoluzione del Modello di valutazione della attitudine al miglioramento dei
pascoli
2 Il degrado dei suoli deve essere inteso come una diminuzione della loro capacità produttiva, si veda a
questo proposito la esauriente definizione di K.G. Steiner (1996), pag. VII e seguenti.
3 La desertificazione è il degrado delle terre in ambienti aridi, semiaridi e secco subumidi, derivante da diversi
fattori, comprese le variazioni climatiche e l’impatto antropico. UNEP, 1994.
4 I processi pedogenetici richiedono intervalli di tempo variabile da poco meno di un secolo a qualche migliaio
di anni per cui la perdita di suolo, nell’ottica della durata media di una generazione umana deve essere
ritenuta irreversibile.
5 L’utilizzazione sostenibile dei suoli permette di preservare i suoli di un territorio per le generazioni
successive, assicurando al minimo il mantenimento del loro potenziale di utilizzazione (Hurni H. citato da
K.G. Steiner,1996),
10
Aru et al, hanno proposto nel 1989, nell’ambito di rapporto conclusivo di un progetto di
ricerca del P.F. IPRA del CNR, quella che possiamo considerare la prima versione del
modello di valutazione della attitudine al miglioramento dei pascoli.
In questa prima versione gli autori non si sono limitati alla realizzazione della prima
articolazione della metodologia adottando lo schema di valutazione in 4 livelli previsti dal
Framework FAO, ma hanno proposto l’adozione, ai fini di una valutazione che tenesse
conto della grande variabilità dei pascoli in Sardegna, di più schemi differenti per le
diverse unità fisiografiche presenti nell’isola. Queste ultime sono intese come delle
porzioni di territorio omogenee nelle loro caratteristiche geolitologiche e nelle forme del
rilievo. Questo concetto è stato ampliato in quello di unità di paesaggio per poter includere
nell’insieme degli attributi del territorio anche quelli climatici e di vegetazione.
La considerazione di questi ultimi attributi permette di ipotizzare per le diverse unità di
paesaggio, una relativa omogeneità anche nelle caratteristiche pedologiche e quindi nelle
risposte che le singole unità possono dare agli interventi di miglioramento dei pascoli.
Le unità di paesaggio proposte sono le seguenti:
- paesaggi delle formazioni metamorfiche del Paleozoico
- paesaggi delle formazioni intrusive del Paleozoico
- paesaggi delle formazioni calcaree mioceniche
- paesaggi delle formazioni effusive basiche (basalti)
- paesaggi delle formazioni effusive acide (rioliti, ignimbriti, tufi e trachiti)
- paesaggi dei sedimenti pleistocenici
- paesaggi dei sedimenti olocenici
Per ciascuno di questi paesaggi vengono indicati le caratteristiche (tessitura, profondità,
reazione, ecc.), del tipo pedologico più diffuso e viene fornito lo schema di valutazione
per l’attribuzione delle diverse situazioni, in valutazione, ad una delle 5 classi previste.
Le caratteristiche, indicate da Aru et al., negli schemi di valutazione sono le seguenti:
- pendenza - permeabilità
- rocciosità affiorante - idromorfia
- pietrosità superficiale - saturazione in basi
- profondità del suolo - carbonio organico
- tessitura del suolo - acqua utile
- stabilità della struttura del suolo - lunghezza periodo arido in gg/anno
Nello stesso anno l’ERSAT ha ripreso gli schemi proposti da Aru e collaboratori
inserendoli all’interno di un progetto più complessivo di gestione del territorio pubblicandoli
come Miglioramento e utilizzo dei Pascoli. Direttive.
Obiettivo di queste Direttive, che facciamo proprie ed estendiamo al modello di
valutazione proposto in queste pagine, è quello di giungere alla regolamentazione
dell’uso del suolo, che deve essere considerato una risorsa economica e come tale
disponibile in quantità limitata, non riproducibile e soprattutto soggetta a usura6.
Le Direttive Ersat hanno sottolineato la molteplicità delle cause che hanno determinato, e
determinano tuttora, sensibili danni alla potenzialità produttiva dei pascoli regionali su
ambiti vastissimi.
6 Miglioramento ed utilizzo dei pascoli. Direttive, pag. 1
11
Tra queste cause indicano:
-eccessivi carichi di bestiame e irrazionalità del pascolamento effettuato senza il rispetto
delle contingenti condizioni del suolo e della cotica pabulare,
-crescente necessità di estendere la superficie a pascolo su plaghe di collina e di
montagna interessando terreni molto acclivi con interventi tendenti ad eliminare la
vegetazione presente,
-nella irrazionale esecuzione degli interventi di miglioramento che danneggiano
gravemente la vegetazione utile e il suolo, fondamentali risorse naturali da difendere e
valorizzare, aprendo la strada a irrimediabili gravi devastazioni da parte delle piogge.
-nell’impiego di attrezzature e di macchine inadatte nelle opere e nei lavori di
conservazione e/o ricostruzione delle cotiche erbose (ruspe aratri, ecc.)
-nella diffusa insufficiente conoscenza delle complessive nozioni tecnico scientifiche
pertinenti il suolo e la vegetazione e nella conseguente carenza o assenza di preventiva
percezione dei potenziali danni economici, oltreché ecologici, derivanti da interventi non
razionali e/o non adeguati alle singole situazioni,
-nella inadeguatezza dell’attuale normativa sia in materia di utilizzo dei pascoli che in
materia di progettazione, esecuzione e collaudo dei relativi interventi miglioratori7.
Le Direttive sottolineano come sia indispensabile e urgente porre fine agli errori finora
commessi, promuovendo allo stesso tempo le necessarie azioni che favoriscano l’effettivo
aumento, ove possibile e in modo stabile, della produttività dei pascoli. Aumento che deve
essere ottenuto con il rispetto, valorizzazione e dove possibile, dalla esaltazione delle
risorse produttive naturali rappresentate dalle essenze pabulari locali e dal terreno agrario
che le ospita8
Obiettivo delle Direttive che rappresentano un primo passo verso un sistema unitario di
gestione della politica regionale per la difesa del suolo 9 è di razionalizzare gli interventi
nel settore specifico del miglioramento dei pascoli. Razionalizzazione intesa come10:
-privilegiare le risorse naturali esaltandone la produttività e difendendole allo stesso tempo
dai pericoli potenziali e reali di danno,
-curare laddove le risorse naturali fossero state precedentemente danneggiate, il loro
recupero nel modo più economico ed efficace possibile,
-curare con metodo e con l’ausilio di competenze adeguate, la scelta dei mezzi miglioratori
idonei e dei relativi criteri di impiego rispondenti (sotto i molteplici aspetti dei costi e dei
risultati ottenibili) a ciascuna delle numerose e diverse situazioni micro - ambientali
isolane,
-evitare l’uso indiscriminato dei mezzi meccanici ed in particolare di quelli impropri che
sono stati causa in passato di peggioramento delle originarie condizioni di potenziale
produttività del suolo,
-non asportare ne rimuovere gli orizzonti superficiali del suolo,
-non arrecare danni al cotico pabulare naturale,
-non asportare indiscriminatamente i cespugli e gli arbusti, specie quelli “nobili” della
macchia mediterranea, ne tanto meno asportare o danneggiare gli alberi.
Significa anche difendere le aree a pascolo prevenendo possibili potenziali pericoli di
danni -fra i quali i più ricorrenti sono rappresentati:
-dalle erosioni superficiali del suolo causate dalle piogge intense,
7 Miglioramento e utilizzo dei pascoli. Direttive, pag. 1-2
8 Miglioramento e utilizzo dei pascoli. Direttive, pag. 2
9 Miglioramento e utilizzo dei pascoli. Direttive, pag. 3
10 Miglioramento e utilizzo dei pascoli. Direttive, pag. 4 e seguenti
12
-dal degrado del pabulum (per irrazionale o eccessivo pascolamento),
-dal degrado di entrambi, pabulum e suolo, oltre che per le cause sopraccennate, per il
mancato rispetto delle caratteristiche di minore o maggiore trafficabilità del terreno nei vari
periodi di utilizzo del pascolo,
-dall’uso scorretto del pascolo per errata scelta della specie animale da allevare,
-dai danni causabili da alcune specie animali (ad esempio suini), allevate irrazionalmente
allo stato brado.
Nelle Direttive l’ERSAT inoltre, sono definite in modo univoco alcune delle principali
attività colturali connesse al miglioramento dei pascoli, es. operazioni di rinettamento,
spietramento, miglioramento del regime di umidità dei suoli, ecc.
Vengono altresì fissati dei principi normativi per una corretta redazione dei progetti di
miglioramento pascoli. In particolare sono specificati gli studi preliminari che dovrebbero
essere realizzati nell’area oggetto di intervento, studi che devono evidenziarne gli aspetti
geologici, morfologici, pedologici, climatici, floristici.
Riguardo alla metodologia di valutazione le Direttive rispettano la impostazione proposta
da Aru e collaboratori: adozione dei livelli del Framework FAO, adozione del concetto di
unità di paesaggio, schemi differenziati per le diverse unità.
Rispetto allo schema di Aru e collaboratori le Direttive introducono le seguenti modifiche:
- inserimento della unità di paesaggio dei calcari cristallini del Paleozoico e del Mesozoico,
- predisposizione di un elenco di limitazioni al miglioramento dei pascoli,
- redazione di un preziario delle opere di miglioramento
Il vantaggio della indicazione dei costi per le opere di miglioramento è evidente, rende
infatti possibile la predisposizione a livello regionale di unità di attitudine al miglioramento
dei pascoli (il quarto livello di valutazione), omogenee per ambiti territoriali molto vasti e
soprattutto aggiornabili facilmente al mutare dei prezzi.
Madrau (1991, 1993), ha realizzato alcune applicazioni delle Direttive su due territori
comunali ritenuti rappresentativi delle condizioni dei pascoli nella Sardegna centrale.
La prima di queste applicazioni, comuni di Gavoi e Lodine11 (NU), ha permesso di
evidenziare la necessità di una modifica delle caratteristiche utilizzate nella valutazione, di
una loro univoca definizione e soprattutto di una variazione dei valori che esse presentano
nelle singole classi, adottando quei valori che di norma vengono determinati nel corso dei
rilevamenti pedologici. In questo modo si può ottenere una più facile applicabilità della
metodologia in quanto è possibile l’utilizzo anche di rilevamenti pedologici eseguiti nel
passato o comunque non concepiti per la valutazione della attitudine al miglioramento
pascoli.
L’ERSAT nel 1995 nell’ambito di un programma POP - il sottoprogetto dal titolo
Valorizzazione delle risorse naturali: valutazione della attitudine al pascolo dei suoli della
Sardegna, ha predisposto una serie di verifiche organiche delle Direttive.
A tal fine sono state scelte 16 aree campione - per complessivi 48.000 ha circa -
variamente distribuite nel territorio regionale e per ciascuna di esse si è provveduto ai
rilievi pedologici, geologici e floristici e alla valutazione della attitudine al miglioramento dei
pascoli.
È stato quindi possibile redigere per ciascuna unità di paesaggio nuovi schemi di
valutazione, più rispondenti alla caratteristiche delle unità stesse.
Nell’ambito del Progetto POP l’ERSAT ha inoltre predisposto la realizzazione di modelli
per la informatizzazione e automatizzazione delle valutazioni.
11 Frazione del comune di Gavoi, ha ottenuto l’autonomia amministrativa con la L.R. n. 20 1988
13
Infine, anche nell’ambito del progetto CEE MEDALUS (Mediterranean Desertification and
Land Use), si è provveduto all’utilizzo di queste nuove Direttive (Baldaccini et al., 1995;
D’Angelo et al., 1997; Enne et al., 1997; Madrau e Previtali 1997; Madrau 1997;Pulina et
al., 1997). In particolare si è ipotizzato il loro uso per una valutazione non tanto a livello
aziendale quanto a livello di area vasta (comprensori, comuni, comunità montane, ecc.),
cioè quale strumento di programmazione territoriale finalizzato alla lotta al degrado dei
pascoli e dei suoli in ambiente mediterraneo. Nel corso di questi studi si stanno
predisponendo delle applicazioni GIS (Zucca, tesi di laurea, 1997; D’Angelo et al., cit.),
delle Direttive e soprattutto si sta ipotizzando le possibilità di estensione delle stesse ad
un più vasto ambito nel Mediterraneo.
Il risultato del progetto POP ERSAT e la successiva revisione e validazione degli schemi
nell’ambito del programma MEDALUS ha permesso la realizzazione dei nuovi schemi di
valutazione descritti nel successivo capitolo 6.
14
4-
La metodologia di valutazione
4. 1- Concetti fondamentali
Prima di descrivere la metodologia di valutazione proposta dalla FAO e adottata nel
modello si ritiene opportuno definire e chiarire alcuni termini e concetti utilizzati nelle
stesse in modo il loro significato, in questo contesto, sia univoco.
i- territorio
Il territorio è una specifica porzione della superficie terrestre, le sue caratteristiche
abbracciano tutti gli attributi della biosfera, ragionevolmente stabili nel tempo o soggetti a
variazioni presumibilmente cicliche, siano essi estesi al disopra o al disotto della
superficie, includendo quindi quelle relative alla atmosfera, al suolo e alla sottostante
geologia, l’idrogeologia, le popolazioni animali e vegetali e il risultato della passata e
presente attività dell’uomo. Questi attributi sono in grado di esercitare una significativa
influenza sull’uso attuale e futuro del territorio da parte dell’uomo (Brinkman e Smith, citati
da Mc Rae e Burnham, 1981).
Territorio rappresenta la migliore traduzione possibile del termine inglese Land. La FAO
nel citato Framework utilizza, nella versione in lingua francese il termine Terres, traducibile
a sua volta in italiano con terre, termine che a giudizio degli scriventi non ha la stessa
univocità del termine territorio
Nel nostro modello, nonostante sia una applicazione ad un caso specifico del Framework,
si è preferito fare riferimento alla definizione di Land proposta dai due autori anglosassoni
anziché a quella proposta nel Framework FAO stesso12. Infatti pur essendo le due
definizioni molto simili, quella da noi adottata ci appare più completa nel descrivere
l’oggetto della valutazione.
A costo di apparire ripetitivi deve essere quindi chiaro che l’oggetto della valutazione è il
territorio e non il suolo, che ne costituisce uno dei componenti.
ii-
caratteristica del territorio
È una proprietà che si può misurare o stimare. (FAO Framework). Esse sono quegli
attributi del territorio che possono essere determinate direttamente sul campo es.
pietrosità superficiale, o che comunque possono essere ottenute dalla comune
bibliografia tecnica es. la pendenza può essere misurata sulle carte topografiche, il grado
di copertura vegetale può essere derivato dalle fotografie aeree.
12 Nel Framework for Land Evaluation, (pp. 7 e seg.) la FAO indica con Land l’ambiente fisico ivi compreso il
clima, la morfologia, i suoli, l’idrogeologia e la vegetazione nella misura in cui esse possono influire sul
potenziale di utilizzazione. Essa comprende anche i risultati postivi o negativi, della attività umana passata e
presente.
15
Qualità del territorio Caratteristica del territorio
disponibilità idrica
lavorabilità
fertilità
clima
topografia
drenaggio
tessitura
struttura
pietrosità e scheletro
profondità del suolo
contenuto in carbonati
contenuto in gesso
CSC
saturazione in basi
contenuto in sostanza organica
salini
Figura 1 - Schema esemplificativo dei rapporti tra qualità e caratteristiche del territorio
16
iii- qualità del territorio
Si tratta di un insieme di attributi che non possono essere stimati o misurati direttamente
ma che possono essere ottenuti sulla base delle interdipendenze tra queste e un certo
numero di caratteristiche (FAO Framework), (fig. 1).L’esempio che viene normalmente
citato è quello della qualità rischio di erosione che in funzione diretta di alcune
caratteristiche quali la pendenza, l’erodibilità del suolo, la permeabilità del suolo, la sua
struttura, il grado e tipo di copertura vegetale, frequenza e intensità delle piogge, ecc.
Sia le caratteristiche che le qualità devono essere scelte tra gli attributi del territorio che
sono in grado di esercitare una influenza negativa sulle possibilità di successo di quella
specifica destinazione d’uso (Mc Rae e Burnham, 1981).
iv- limitazione d’uso
Con questo termine vengono indicate quelle caratteristiche o qualità o la loro espressione
sotto forma di criterio diagnostico esercitanti un effetto negativo per un determinato uso13
(FAO Framework).
La eliminazione o la sensibile riduzione delle limitazioni richiede da parte dell’operatore
degli inputs, generalmente quantificabili in termini economici.
v- arabile
Con questo termine viene indicato quella porzione di territorio, di dimensioni adeguate,
che opportunamente sistemato - livellazione, drenaggio, irrigazione - ha una capacità
produttiva tale da permettere, una volta pagate tutte le spese connesse alla produzione,
ivi comprese quelle per l’irrigazione e la remunerazione dei capitali investiti nella azienda,
un soddisfacente livello di vita alla famiglia dell’operatore agricolo (Mc Rae e Burnham,
1981)
Questa definizione è stata proposta dall’U.S. Bureau of Reclamation nell’ambito della
Irrigation Suitability Classification (1953). La corretta applicazione di questa definizione è
ciò che permette nella maggior parte delle metodologie di valutazione alla attitudine d’uso,
di potere essere applicate a situazioni territoriali spesso assai differenti da quelle dove le
metodologie stesse sono state predisposte, in quanto ne impone l’adattamento al livello
tecnologico locale.
La definizione di arabile non è infatti statica. Essendo legata alla capacità di pagamento
che deve avere quella porzione di territorio per soddisfare i fabbisogni della famiglia
dell’operatore agricolo, questa capacità deve variare in funzione del tenore medio di vita
nella società in cui quell’operatore vive e lavora. Per cui ferme restando tutte le condizioni
geologiche, pedologiche, ecc., superfici ritenute arabili in una regione dal basso tenore di
vita saranno considerate marginali o non arabili in altre regioni dal tenore di vita più
elevato, mentre superfici attualmente indicate come arabili potranno a loro volta,
diventare marginali o non arabili - nello stesso territorio - in futuri più o meno prossimi al
crescere della necessità della famiglia dell’operatore agricolo.
Questo concetto permette inoltre la conservazione14 nel tempo delle valutazioni di
attitudine in quanto è necessario ripetere le operazioni di rilevamento ma è sufficiente
13 Evidenziamo, qualora fosse necessario, che la valutazione della attitudine secondo il Framework FAO e le
metodologie da esso derivate, sono sempre riferite ad una coltura, gruppo di colture o uso specifici, per cui
una caratteristica o qualità possono essere negative o limitanti solo per la coltura, gruppo di colture o uso in
oggetto e risultare favorevoli o limitanti in altre valutazioni. L’esempio che normalmente viene citato è la
difficoltà di drenaggio negli orizzonti più superficiali, limitazione più che negative per la maggior parte delle
colture, aspetto più che positivo nel caso delle risaie.
17
aggiornare di volta in volta le condizioni economiche per cui una superficie è ritenuta
arabile.
4.2 - I livelli di valutazione
Il Framework FAO e le metodologie di valutazione che ad esso fanno riferimento,
prevedono più livelli di valutazione della attitudine in funzione della maggiore o minore
disponibilità di informazioni disponibili o del dettaglio che si vuole raggiungere
I livelli previsti sono quattro: (fig. 2)
ordine
classe
sottoclasse
unità di attitudine d’uso.
I primi tre sono quelli che consentono la valutazione e la quindi la programmazione a
livello di area vasta. L’ultimo livello, l’unità di attitudine, è quello che permette, grazie
all’elevato numero di informazioni richieste, la valutazione e la programmazione a livello
aziendale o su comprensori non molto estesi.
i- ordine
È il livello superiore, permette di raggruppare i territori in due situazioni, adatte o
suscettibili e non adatte o non suscettibili in funzione della loro attitudine all’uso in oggetto.
Nel caso specifico delle Direttive per il miglioramento dei pascoli gli ordini sono cosi
definiti:
- suscettibile o adatto - indicato con la lettera maiuscola S - racchiude quelle terre dove la
destinazione continua all’uso in oggetto, il miglioramento pascoli, fornisce dei benefici
economici senza comprometterne la potenzialità e comunque tali da giustificare gli input
di natura necessari per il raggiungimento dei benefici stessi.
- non suscettibile o non adatto - indicato con la lettera N maiuscola - racchiude quelle
terre le cui caratteristiche e qualità sembrano o possono interdire la destinazione continua
al pascolo migliorato.
ii- classe
Il livello di valutazione successivo è la classe di miglioramento pascoli. Nelle Direttive, In
accordo con il Framework FAO, sono riconosciute 5 classi di cui tre ricadenti nell’ordine
suscettibile o adatto S, due nell’ordine non suscettibile o non adatto N.
La classe è sempre indicata con un numero arabo suffisso al simbolo dell’ordine.
Le classi previste nelle Direttive per il miglioramento dei pascoli possono essere descritte
nel modo seguente:
- classe S1, comprende le terre o unità cartografiche di terre molto adatte al pascolo.
Appartengono a questa classe le terre per le quali il miglioramento pascoli e l’uso
14 Conservazione intesa come aggiornamento costante delle valutazioni in modo da adeguarle al mutare
delle condizioni sociali ed economiche del territorio.
18
successivo comportano benefici senza rischio alcuno per la risorse. Queste superfici
possono essere utilizzate per la costituzione di prati pascoli.
- classe S2, comprende le terre o le unità cartografiche di terre che presentano limitazioni
da moderate a severe per il miglioramento pascoli e il successivo uso. La gravità di queste
limitazioni è tale da ridurre sensibilmente la produzione che comunque rimane entro limiti
accettabili.
- classe S3, vi sono ascritte le terre o le unità cartografiche di terre che presentano
limitazioni severe al miglioramento pascoli e al successivo uso a pascolo. Poiché
presentano limitazioni solo in parte modificabili o che ne limitano la fruibilità nell’arco
dell’anno gli investimenti necessari a consentire l’aumento della produttività e la
conservazione del suolo devono essere attentamente valutati sotto gli aspetti tecnico -
economici ed ecologici.
- classe N1, comprende le terre o le unità cartografiche di terre che presentano potenziali
produttivi molto bassi nelle quali esistono severe limitazioni al miglioramento dei pascoli e
al successivo uso il cui superamento con i mezzi e le tecnologie attualmente disponibili è
possibile solo con costi elevati e con grave rischio ambientale. Queste limitazioni possono
o potranno essere superate nel tempo o per il progredire delle conoscenze e disponibilità
tecnologiche o per il mutare delle condizioni di convenienza economica.
- classe N2, alla classe N2 sono ascritte le terre e le unità cartografiche di terre che
presentano limitazioni tanto severe al miglioramento pascoli e al successivo uso escludere
in ogni modo e nel tempo le possibilità di utilizzo a pascolo migliorato.
Sulla base delle descrizione delle classi possiamo fare subito due considerazioni
fondamentali:
- le classi permettono la quantificazione della limitazione o delle limitazioni al
miglioramento pascoli. Esse sono pertanto omogenee per la gravità delle limitazioni ed in
una stessa classe possono essere ascritte superfici con limitazioni di natura differente.
- il limite tra le classi S3 e N1 - e quindi tra l’ordine S e quello N - non è statico ma è
dinamico nel tempo in funzione delle condizioni economiche di mercato e delle
disponibilità tecnologiche.
iii- sottoclasse di attitudine d’uso
La qualificazione o indicazione delle limitazioni al miglioramento pascoli avviene a livello di
sottoclasse di attitudine al miglioramento pascoli.
I livelli del modello di valutazione della attitudine al miglioramento
dei pascoli
19
Esse sono evidenziate mediante l’uso di lettere minuscole suffisse al simbolo della
sottoclasse, es. S3f, S2tv, ecc.
In accordo con il sistema originario valgono le seguenti indicazioni di carattere generale:
- la classe S1 non ha sottoclassi in quanto priva, per definizione, di limitazioni
- il numero massimo di lettere suffisso utilizzabili è 2
- le limitazioni ammesse possono essere variate in funzione delle situazioni locali.
Nella figura 3 è presentato un primo elenco delle possibili limitazioni al miglioramento dei
pascoli sardi e dei relativi codici.
iv- unità di attitudine d’uso
L’ultimo livello di valutazione ammesso è l’unità di attitudine al miglioramento pascoli.
Questo livello è quello che permette l’applicazione della valutazione a livello aziendale in
quanto consente la quantificazione economica degli interventi necessari per eliminare o
ridurre in modo accettabile le limitazioni al miglioramento dei pascoli.
Le unità sono indicate con un numero arabo suffisso al simbolo della propria sottoclasse,
es. S2t-1, S3fv-4, N1e-5
Non esiste limite al numero delle unità di attitudine ammesse per ciascuna classe. In
accordo con Il Framework FAO è comunque raccomandabile non superare il numero di 5.
Natura della limitazione Lettera
suffisso Natura della limitazione Lettera
suffisso
scarsa umidità del suolo
m
eccessiva umidità del suolo
w
e t
Classe S1
attitudine elevata
unità di attitudine
Sottoclasse
di attitudine
Classe S2
attitudine media
unità di attitudine
Sottoclasse
di attitudine
Classe S3
attitudine marginale
ORDINE
ADATTO S
unità di attitudine
sottoclasse
di attitudine
Classe N1
temporaneamente
non adatta
Classe N2
permanentemente
non adatta
ORDINE
NON ADATTO N
Figura 2 - I livelli del modello di valutazione della attitudine al miglioramento dei pascoli
20
pericolo di erosione condizioni morfologiche
avverse
scarsa fertilità dei suoli f
eccesso di alcalinità
a
caratteristiche della vegetazione v
caratteristiche pedologiche
(rocciosità, pietrosità,
potenza, ecc.)
s
Tabella 2 – Possibili limitazioni al miglioramento dei pascoli della sardegna e relativi codici
La impostazione delle unità di attitudine richiede preliminarmente la quantificazione dei
costi necessari per ridurre o eliminare in modo sensibile la limitazione.
La quantificazione si deve basare su dei preziari, predisposti dagli organismi tecnici
regionali, relativi alle opere di miglioramento che annualmente vengono ammesse o
consentite sulla base dei regolamenti regionali, nazionali e comunitari.
Alla quantificazione dei costi deve seguire la loro classazione15, ovvero la ripartizione degli
stessi in gruppi omogenei per livello di input. Per ciascuna caratteristica il numero delle
unità ammesse è in funzione dei valori che la stessa caratteristica assume in quella
azienda o in quell’areale.
È la possibilità di adattare il numero e quindi l’ampiezza delle unità alle condizioni locali
che permette l’utilizzo della metodologia a questi livelli di dettaglio.
v- la valutazione
Per realizzare la valutazione della attitudine di una porzione di territorio al miglioramento
dei pascoli si può pertanto procedere nel modo seguente:
- sulla base della cartografia esistente, e delle informazioni disponibili (pedologiche,
morfologiche, geologiche, copertura e uso del suolo, ecc.), si procede caratteristica per
caratteristica 16, alla valutazione delle unità cartografiche pedologiche presenti nell’area.
Si ottiene una griglia dove l’unità viene attribuita, per le diverse caratteristiche, ad una o
più classi.
Nel caso che le caratteristiche della unità in oggetto ricadano in più classi, l’unità viene
attribuita alla situazione più negativa ai fini delle possibilità di miglioramento.
Per compensare questa automaticità di giudizio è buona norma comunque attribuire una
superficie ad una classe solo se ricadono in questa almeno due delle caratteristiche più
negative17.
15 Un esempio chiarirà meglio il concetto. In una data area la limitazione al miglioramento pascoli è
rappresentata dalla roccia affiorante che interessa per es. il 5% della superficie. Ciò fa si che l’area in oggetto
ricada nella classe S3 in quanto per l’unità di paesaggio in cui essa è ascrivibile, è prevista per la classe S3
una presenza di roccia affiorante del 2 al 10%. Questa classe di ampiezza può essere ulteriormente
suddivisa es. 2-4, 4-6, 6-8, 8 -10, a cui faremo corrispondere le unità di attitudine. A questo punto la
quantificazione monetaria dell’intervento è pressoché immediata. Ipotizzando per es. un costo unitario di
rimozione della rocciosità di lire 1000 per mc/ha, sarà possibile predisporre i limiti monetari delle stesse
unità. Il nostro esempio potrebbe pertanto ricadere nella unità S3r-3 dove è previsto un costo di rimozione
della rocciosità affiorante fino a lire 6000 per ha.
16 le caratteristiche le qualità utilizzate ai fini della valutazione sono descritte nel paragrafo 5
17 Degli esempi chiariranno meglio il concetto. Un unità ha tutte le sue caratteristiche ricadenti nella classe S2
eccetto una, la rocciosità nella classe S3. L’unità è attribuita alla classe S3. Un altra unita presenta tutte le
caratteristiche ricadenti nella classe S1 eccetto per la rocciosità e la pendenza che ricadono nella classe S2.
L’unità deve essere ascritta nella classe S2 . Infine, una terza unità presenta alcune caratteristiche della
21
Una volta definita la classe, in funzione del dettaglio delle informazioni disponibili sulle
caratteristiche è possibile l’attribuzione alle sottoclassi.
L’attribuzione viene fatta indicando, con l’apposita lettera suffissa, le limitazioni al
miglioramento pascoli e al successivo uso. Di norma le limitazioni coincidono con le
caratteristiche che hanno imposto l’attribuzione alla classe o alle situazioni - non
considerate ai fini della classazione - ancora più negative.
Nel caso siano presenti più caratteristiche limitanti, dovranno essere indicate con
l’apposito simbolo solo quelle che esercitano il maggiore effetto.
Qualora esse siano più di due e il livello cartografico dei rilevamenti lo consenta, si
raccomanda la suddivisione della classe in più sottoclassi distinte.
Si ricorda ulteriormente che a questo livello di classificazione si ottengono pertanto delle
unità cartografiche di attitudine che sono omogenee sia per la natura delle limitazioni che
per la gravità delle stesse, (sottoclasse di attitudine).
Solo in presenza di informazioni dettagliate è possibile spingere la valutazione fino al
livello di unità di attitudine, mediante la classazione degli oneri necessari per la
eliminazione o riduzione delle limitazioni come indicato nella nota 14.
Appare evidente pertanto come l’attività di valutazione della attitudine possa essere
eseguita in via automatica es. tramite un GIS18, qualora siano disponibili informazioni a
livello areale e puntuale sulle caratteristiche del territorio. Maggiore è il dettaglio e il
numero di queste informazioni più accurate potranno essere le valutazioni e le
quantificazioni dei costi.
A questo punto è doveroso segnalare come la predisposizione di un GIS sarebbe
notevolmente facilitata e semplificata con la realizzazione di cartografie ed elaborati
tecnici computerizzati e quindi aggiornabili in tempo reale.
Questo è possibile solo se si utilizza una moderna classificazione tassonomica dei suoli.
La classificazione infatti, oltre ad avere lo scopo di mettere ordine nell’universo delle
nostre conoscenze sui suoli presenti nelle aree oggetto di valutazione e di consentire
correlazioni tra suoli ed aree diverse, permette la identificazione e la descrizione sintetica,
uniforme ed univoca sia di tipi pedologici che sono stati individuati in campagna sia delle
caratteristiche e delle qualità, di natura pedologica, geologica, morfologica, che
concorrono alla valutazione dell’unità di territorio.
La classificazione tassonomica contribuisce pertanto ad affinare la rappresentazione
cartografica delle conoscenze pedologiche ed a rendere possibile una loro efficace
divulgazione.
Pertanto per avere la massima efficienza del processo valutazione della attitudine al
miglioramento pascoli e si sottolinea a tutti gli usi agricoli e non agricoli a cui il territorio
può essere destinato, sarebbe necessario possedere una cartografia pedologica di
dettaglio adeguato che copra, anche in fasi successive, tutto il territorio regionale.
Questa cartografia è realizzabile attraverso la costituzione di un apposito servizio
regionale (Servizio del Suolo), che istituzionalmente fosse predisposto alla realizzazione di
un sistema di informazione territoriale e di rilevamento regionale, tramite banche dati, GIS,
ecc., utilizzabili da tutti gli operatori che sono interessati ad un intelligente e razionale uso
del suolo in tutti i settori, agricoli o non agricoli.
Lo studio pedologico non sarebbe cosi esclusivamente uno studio scientifico limitato alla
sola conoscenza dei processi pedogenetici verificatisi in un dato territorio e alla
classe S1, due della classe S2, tre della classe S3 e 1 della classe N1, l’unità viene ascritta alla classe S3
evidenziando nelle sottoclassi le caratteristiche negative di classe S3 e N1.
18 Si veda a questo proposito Zucca 1997, (tesi di Laurea) e D’Angelo et al., 1997.
22
individuazione della distribuzione dei pedotipi nello stesso, ma avrebbe finalità pratiche
ed applicative per prevederne il loro comportamento e per valutare e pianificare a livello
regionale il loro corretto uso. Il servizio del suolo potrebbe quindi rappresentare lo
strumento per l’adozione anche nell’isola delle politiche di uso sostenibile del territorio
verso cui gli interventi di sostegno comunitario al settore agricolo si stanno
progressivamente indirizzando.
23
5- Le caratteristiche e le qualità del territorio utilizzate ai fini della valutazione della
attitudine al miglioramento dei pascoli.
Nelle pagine seguenti sono riportate le caratteristiche e le qualità del territorio utilizzate ai
fini della valutazione della attitudine al miglioramento dei pascoli.
Poiché il nostro obiettivo è quello di uniformare il più possibile la valutazione, riducendo al
minimo la soggettività della stessa, per ciascuna di esse ne viene data la sia definizione,
spesso derivata dalle Guide FAO per la descrizione del suolo (FAO, 1977; 1990), sia le
fonti bibliografiche a cui fare riferimento per la loro corretta determinazione.
L’inserimento dei dati cosi raccolti rappresenta uno dei principali strumenti con cui è
possibile raggiungere, in tempi brevi, quell’obiettivo di automazione delle valutazioni
indicato nelle pagine precedenti.
Per la valutazione della attitudine al miglioramento dei pascoli sono state proposte le
seguente caratteristiche e qualità del territorio:
- altitudine - ampiezza della superficie alluvionale
- pendenza - rischi di esondazione
- esposizione - profondità del suolo
- copertura vegetale - tessitura
- rocciosità affiorante - stabilità della struttura
- pietrosità superficiale - saturazione in basi
- drenaggio - acqua utile
- lunghezza periodo arido - processi morfogenetici
- gelate
Come vedremo nelle pagine successive alcune sono comuni a tutte le unità di paesaggio
altre invece sono specifiche per una o poche unità.
i- Altitudine
Studi sul pedoclima dei suoli sardi (Aru et al, 1992; Raimondi et al., 1997) hanno
dimostrato l’esistenza di una variazione del regime di temperatura dei suoli, da termico a
mesico19. Tale variazione si osserva a partire da una quota variabile da 800-1000 m s.l.m.
in funzione della esposizione della stazione e ovviamente della sua latitudine. Nella
figura 3 successiva si riporta uno schema della distribuzione regionale dei due regimi di
temperatura.
19 Il regime di umidità mesico e termico sono definiti dalla Soil Taxonomy (U.S.D.A., 1975) nel modo
seguente:
- regime di temperatura mesico: la temperatura media annua del suolo è uguale o maggiore di 8 °C, ma è
inferiore a 15 °C, e la differenza tra la temperatura media estiva e media invernale del suolo è maggiore di 5
°C ad una profondità di 50 cm o ad un contatto lithico o paralithico, quale di essi sia il meno profondo.
- regime di temperatura termico: la temperatura media annua del suolo è uguale o maggiore di 15 °C, ma è
inferiore a 22 °C, e la differenza tra la temperatura media estiva e media invernale del suolo è maggiore di 5
°C ad una profondità di 50 cm o ad un contatto lithico o paralithico, quale di essi sia il meno profondo.
24
Regime di temperatura
Figura 3 – Regimi di temperatura del suolo (Raimondi et al., 1995)
Queste differenze nel pedoclima, in concorso con la temperatura dell’aria, comportano
variazioni nel periodo di crescita delle essenze pabulari, nella trafficabilità delle superfici a
pascolo, nelle possibilità di intervento meccanizzato, ecc.
25
Questa caratteristica è poco o nulla influenzata dalla natura del substrato per cui si
propongono per tutte le unità fisiografiche le seguenti classi di attitudine al miglioramento
pascoli:
S1 = quote < 600 m s.l.m.
S2 = quote 600-800 m s.l.m.
S3 = quote 600-800 m s.l.m.
N1 = quote 800-1000 m s.l.m.
N2 = quote >1000 m s.l.m.
In particolare nella classe S1, situazioni con quote inferiori a 600 m s.l.m., il regime di
temperatura è sempre di tipo termico, con rischi di gelate praticamente assenti o
comunque limitate a poche giornate annue e non in tutti gli anni, senza quindi che si
abbiano ritardi nella crescita pabulare dovuti alla basse temperature del suolo.
Nelle classi S2-S3, sono racchiuse delle situazioni di regime di temperatura del suolo
intermedie tra il termico e il mesico che, più che alle condizioni altimetriche, sono dovute
principalmente alla esposizione.
In queste situazioni possono esservi pertanto limitati rischi di gelate tardive o moderati
ritardi, nell’ordine di poche giornate annue e non tutti gli anni, nella emergenza o nello
sviluppo della cotica pabulare,
Nella classe N1 è una situazione intermedia come la precedente ma con significativi
rischi di gelate tardive o di ritardi nella emergenza o nello sviluppo della cotica pabulare.
Nella classe N2 sono ascritte tutte le situazioni con quote superiori a 1000 m s.l.m.
L’attribuzione di un area ad una delle classi previste per questa caratteristica si deve
basare sui dati delle stazioni termometriche più prossime riportati negli annali del Genio
Civile, dal SAR, dall’ISTAT
Si ricorda che in Sardegna non esistono serie storiche di stazioni termopluviometriche a
quote superiori a 1000 m s.l.m.
ii- Pendenze
Questa caratteristica è stata introdotta principalmente per porre un limite fisico alle
lavorazioni: arature, erpicature, decespugliamento, spietramento, ecc., che se eseguite
su superfici dalle pendenze elevate sono sempre causa dell’insorgere di gravi processi
erosivi e di degrado ambientale, oltre che fonte di infortunio per gli stessi operatori delle
macchine agricole.
Si ritiene che il valore di pendenza del 15%, (che è di poco superiore al valore massimo
previsto dalla classe 3 di pendenza della FAO20), debba essere considerato il valore limite
oltre il quale non è più possibile eseguire correttamente le lavorazioni, ordinarie e
straordinarie, con le macchine più comuni.
Oltre questo limite di pendenza, indipendentemente dalle caratteristiche del substrato, del
grado di copertura vegetale, di rocciosità, ecc., non devono essere consentite in alcun
modo, eventualmente ricorrendo anche a strumenti legislativi regionali, tutte le lavorazioni
che comportino il rivoltamento del suolo, quali il classico ritocchino, erpicatura, uso del
ripper, o pratiche quali la distruzione totale della copertura erbacea o arbustiva,
spietramento e decespugliamento eseguiti con lame frontali.
20 Guidelines for soil profile descriptions, 1977, 1990
26
In caso di pendenze ascrivibili alla classe S3 e N1 devono essere inoltre richiesti, degli
schemi di massima di sistemazione idraulico - agraria.
In tutte queste situazioni di marginalità possono essere ammesse solo lavorazioni o
pratiche colturali, eseguite sia con macchine comuni che speciali, che non siano causa
diretta di processi erosivi, quali per es. semina su cotica, idrosemina, ecc., pratiche di
minima lavorazione, per le quali possono anche essere predisposti delle forme di pubblico
sostegno.
La pendenza deve essere determinata sulla base della cartografia IGM o delle Carte
Tecniche Regionali nelle loro più recenti edizioni. Per la realizzazione delle carte delle
pendenze è raccomandato l’uso di programmi CAD
Si propongono, per tutte le unità fisiografiche, le seguenti classi di attitudine che sono
derivate dalle classi di pendenza proposte dalla FAO nella Guida alla descrizione dei
profili pedologici:
Classe S1: 0-2%, pendenza assente. (classe 1 FAO). Non esistono limitazioni
nella scelta delle macchine e delle lavorazioni
Classe S2: 2 - 6%, pendenza debole. (classe 2 FAO). Non esistono limitazioni nella
scelta delle macchine e delle lavorazioni
Classe S3: 6-15%, pendenza moderata (classe 3 e 4 FAO). Al limite della classe
possono aversi rischi di erosione da moderati a severi in funzione del tipo
pedologico, del substrato, del grado di copertura vegetale. Devono essere pertanto
adottate tutte le tecniche di controllo della erosione e sono sempre da preferire le
macchine e le lavorazioni che non comportino il rovesciamento del suolo e la
distruzione della cotica.
Classe N1: 15-55%, pendenza forte. (classe 4 e 5 FAO). Rischi di erosione severi.
È possibile il solo uso di macchine speciali che non comportino il rovesciamento
del suolo e la distruzione della cotica.
Classe N2: > 55%, pendenza molto forte. (classe 6 FAO). Rischi di erosione molto
severi. È da sconsigliare l’uso di qualsiasi macchina.
iii- Esposizione
Questo parametro fisico esercita una notevole influenza sulla quantità di calore che la
superficie riceve e quindi con variazioni giornaliere e stagionali delle temperature dell’aria
e del suolo rispetto a quelle medie locali. Queste variazioni a loro volta comportano
modifiche a carico del:
i- periodo di germinazione, accrescimento, fioritura ecc. delle specie pabulari più lento nei
versanti settentrionali più rapido in quelli meridionali,
ii- periodi più lunghi di non accessibilità dei pascoli alle quote più alte, per neve, ghiaccio,
ecc.
iii- maggiore frequenza di gelate e brine alle quote superiori nei versanti settentrionali.
Per una maggiore comprensione del fenomeno si ricorda che il Bonciarelli (1976) indica,
nel caso di un pendio inclinato di 30° le seguenti variazioni nella quantità di calore ricevuto
(fatto pari a 100 quello di una superficie pianeggiante):
27
E= 92 S= 129 W= 90 N=50
Lo stesso autore sottolinea che nel caso di una superficie inclinata di 5° l’esposizione a N
comporta una riduzione della temperatura media del suolo pari ad uno spostamento verso
il polo di 450 km.
L’esposizione non deve essere considerata come un dato a se stante ma deve essere
correlato con la quota, è ovvio infatti che il 30% circa in meno di calore ricevuto dai pendii
a N rispetto a quelli a S assume una valenza differente a seconda che il pendio sia in una
situazione di media o di alta collina. Deve essere correlata anche con la latitudine
essendo i rilievi più meridionali sottoposti ad un clima complessivamente più caldo e più
asciutto di quelli settentrionali.
Analoghe considerazioni valgono per le precipitazioni, che sono sempre superiori nei
versanti settentrionali e nord - occidentali rispetto a quelli meridionali.
Per tenere conto delle influenze esercitate anche dalla altimetria e quindi del regime di
temperatura dei suoli, si sono proposti due schemi di valutazione per il carattere
esposizione. Il primo per le quote inferiori a 600-1000 m s.l.m. dove l’influenza della
esposizione della superficie non è un fattore limitante fondamentale per lo sviluppo della
cotica pabulare e per la sua accessibilità, il secondo per le quote superiori a 1000 m s.l.m.
dove tale fattore assume invece un ruolo fondamentale.
_______________________________________________________________________
quote < 600 - 1000 m s.l.m.21
quote > 1000 m s.l.m.
S1 S S1 S
S2 E, W S2 E , W
S3 N S3
N1 N1
N2 N2 N
Tabella 3 – Schemi di valutazione delle differenti condizione di esposizione
_______________________________________________________________________
La determinazione della esposizione deve essere realizzata sulla base della cartografia
IGM o delle Carte Tecniche Regionali nelle loro più recenti edizioni. Per la realizzazione
delle carte delle esposizioni è raccomandato l’uso di programmi CAD.
iv- Copertura vegetale
Scopo delle Direttive dovrebbe essere quello di favorire il miglioramento pascoli e
successivo utilizzo degli stessi attraverso operazioni colturali anche meccanizzate o
meccanizzabili.
21 vedere voce altitudine
28
La copertura vegetale arborea e arbustiva, spesso soggetta a vincoli forestali,
idrogeologici, paesaggistici, può costituire uno degli ostacoli a questa meccanizzazione
ostacolandola o impedendola su quelle superfici dove non può essere ridotta o eliminata.
Si vuole ricordare che nel caso sia presente una copertura arborea o arbustiva queste
possono ricadere in una delle seguenti situazioni:
i - da una copertura vegetale oggi degradata è possibile in tempi brevi il riprodursi di stadi
dinamici prossimi al climax 22.
ii - la copertura arborea effettiva o potenziale interessa più del 20 % della superficie
Entrambe le situazioni sono previste dal Regolamento R.A.S. n. 16210/1986 attuativo
della legge 431/85, legge che, considerando queste superfici come boschi, pone dei
vincoli molto severi sul loro uso.
Pertanto si propongono, per tutte le unità di paesaggio indicate nelle Direttive, due schemi
di valutazione della attitudine.
Il primo da utilizzarsi nel caso di copertura prevalentemente arbustiva, il secondo nel caso
di copertura prevalentemente arborea, in particolare viene stabilito che:
i- nel caso di copertura arborea viene fissato quale limite di possibilità di intervento la
presenza di una copertura effettiva o potenziale, cosi come definita dal regolamento
citato, superiore al 20%.
_______________________________________________________________________
copertura prevalentemente arbustiva1 copertura prevalentemente arborea
S1 < 2% S1 < 2%
S2
2 - 10 % S2 2- 10%
S3
10 - 25% S3 10 - 20%
N1
25 - 50 % N1 > 20%
N2
>50 % N2 > 20 %
1 se la copertura arborea effettiva o potenziale eventualmente presente supera il 20% le superfici sono
ascritte alla classe N2
Tabella 4 - Classi di attitudine per la valutazione del grado di copertura vegetale
_______________________________________________________________________
ii- nel caso di copertura prevalentemente arbustiva, fermo restando l’articolazione in classi
proposta nella tabella successiva, deve essere verificata anche la assenza nell’area di
superfici che avendo i requisiti minimi di legge possono essere definite bosco, caso che
ne comporterebbe la attribuzione immediata alla classe N2, indipendentemente
dall’ammontare complessivo della superficie interessata dalla copertura arbustiva.
Le Direttive dovranno imporre al progettista una accurata descrizione della copertura
arbustiva o arborea eventualmente presente nella superficie da migliorare. Questa
22 secondo la definizione fitogeografica
29
descrizione deve quantificare le specie presenti e la superficie interessata. Sarebbe
opportuno che venissero allegate documenti fotografici e fotografie aeree recenti.
Le classi di attitudine proposte per tutte le unità di paesaggio sono le seguenti:
v- Rocciosità affiorante e pietrosità superficiale
Nelle precedenti versioni delle Direttive queste due caratteristiche non erano state definite
in modo univoco.
La rocciosità affiorante e la pietrosità superficiale devono essere considerate come
ostacoli o impedimenti al miglioramento e successivo utilizzo dei pascoli mediante l’uso
delle macchine più comuni.
Per la descrizione e quantificazione di queste due caratteristiche si chiede l’adozione di
quanto proposto dalla FAO nella Guida alla descrizione del profilo pedologico.
Nei riguardi della pietrosità la FAO indica le seguenti tre classi dimensionali di pietrosità:
ghiaie:
ø 0,2 - 7,5 cm
ciottoli:
ø 7,5 - 25 cm
blocchi:
ø > 25 cm
e indica come ostacolo all’utilizzo dei mezzi meccanici tutti gli elementi pietrosi che hanno
un ø > 15 cm.
Le classi di pietrosità descritte dalla FAO sono:
classe 0: assenza di pietrosità o pietrosità molto scarsa. I pochi elementi pietrosi <
0,01% della superficie non sono di ostacolo alle coltivazioni.
classe 1: pietrosità molto scarsa. Gli elementi pietrosi sono in grado di interferire
con le coltivazioni ma non con quelle in interlinea. Le distanze tra gli elementi
pietrosi con diametro 15 - 30 cm variano da 10 a 30 m. Superficie interessata dalla
pietrosità 0,01 - 0,1%.
classe 2: pietrosità comune. Gli elementi pietrosi sono in grado di impedire le
coltivazioni in interlinea. Le distanze tra gli elementi pietrosi con diametro 15 - 30
cm variano da 1,60 a 10 m. Superficie interessata dalla pietrosità 0, 1 - 3,0%.
classe 3: pietrosità elevata. Gli elementi pietrosi impediscono l’uso di tutte le
macchine eccetto quelle più leggere o degli attrezzi. Le distanze tra gli elementi
pietrosi con diametro 15 - 30 cm variano da 0,75 a 1,60 m. Superficie interessata
dalla pietrosità 3,0 - 15%.
classe 4: pietrosità eccessiva. Gli elementi pietrosi impediscono l’uso di tutte le
macchine e di gran parte degli attrezzi. Le distanze tra gli elementi pietrosi con
diametro 15 - 30 cm è inferiore a 0,75 m. Superficie interessata dalla pietrosità 15 -
90%.
Si propone pertanto di considerare come limite tra la classe S3, marginalmente adatta al
miglioramento pascoli e la N1, temporaneamente non adatta, il valore di pietrosità 15%,
valore limite della classe 3 FAO, oltre il quale è impedito l’uso di tutte le macchine anche
le più leggere.
30
Poiché la pietrosità è una caratteristica comune a tutti i suoli, indipendentemente dalla
natura del substrato, condizioni morfologiche, ecc., si ritiene opportuno proporre il
seguente schema di valutazione per tutte le unità fisiografiche:
Classe di attitudine Classe FAO
% pietrosità
S1 1 < 0,1%
S2 2 0,1 - 3%
S3 3 3 - 15%
N1 4 15 - 50%
N2 > 50
Tabella 5 – Classi di valutazione della pietrosità superficiale
Anche la rocciosità deve essere considerata un fattore limitante la possibilità di
meccanizzazione del miglioramento pascoli e del suo successivo utilizzo.
In accordo con Costantini (1983), nelle Direttive sono considerate come rocciosità
anche gli elementi pietrosi con ø > 50 cm.
Le classi di rocciosità descritte nella Guida FAO sono:
classe 0: rocciosità assente o molto scarsa. Gli eventuali elementi rocciosi non
sono in grado di interferire nelle coltivazioni. La superficie interessata dagli
affioramenti rocciosi è < 2%.
classe 1: debolmente rocciosa. Gli elementi rocciosi sono in quantità tale interferire
con le coltivazioni ma non con quelle in interlinea. La rocciosità interessa dal 2 al
10% della superficie e gli affioramenti distano 35 - 100 m.
classe 2: rocciosa. Gli elementi rocciosi ostacolano anche le coltivazioni i in
interlinea. La rocciosità interessa dal 10 al 25% della superficie e gli affioramenti
distano 10 - 35 m.
classe 3: molto rocciosa. Gli elementi rocciosi sono in quantità tale da impedire
l’uso di tutte le macchine eccetto quelle più leggere. La rocciosità interessa dal 25 -
50% della superficie e gli affioramenti distano 3,5 - 10 m.
Si propone pertanto di considerare come limite tra la classe S3, marginalmente adatta al
miglioramento pascoli e la N1, temporaneamente non adatta, il valore rocciosità del 25%,
31
valore limite della classe 2 FAO, oltre il quale è impedito l’uso di tutte macchine anche le
più leggere.
Vengono pertanto proposte per tutte le unità fisiografiche, eccetto quelle delle alluvioni
pleistoceniche e recenti le cui superfici sono sempre prive di rocciosità, le seguenti
classi:
_______________________________________________________________________
Classe di attitudine Classe FAO
% rocciosità
S1 1 < 2
S2 2 2 - 10 %
S3 3 10 - 25%
N1 4 25 - 50%
N2 > 50%
Tabella 6 – Classi di valutazione della pietrosità superficiale
vi- Drenaggio
Deve essere considerato come presenza o assenza di acque libere nel suolo o alla
superficie dello stesso, per periodi di tempo sufficientemente lunghi da causare danno alla
coltura o da ostacolare l’uso delle macchine più comuni o la pabularità delle superfici.
Come acqua libera nel suolo o ristagnante in superficie non deve essere considerata
quella che sono osservabili per brevi periodi in seguito alle normali precipitazioni o alle
comuni adacquate.
Non devono essere considerate anche tutte quelle situazioni dove il ristagno superficiale
o l’acqua libera possono essere eliminati con le normali lavorazioni, es. arature a colmare,
riperaggio o lavorazioni più profonde per eliminare crostoni subsuperficiali, o piccoli riporti
di materiali, ecc., o comunque con semplici opere di sistemazione superficiale.
Il limite tra l’ordine suscettibile (S) e non suscettibile (N), è dato dalla presenza di un
regime di umidità del suolo di tipo aquico23 entro i primi 50 cm di suolo. Questa profondità
dovrebbe essere considerata come franco ottimale per la maggior parte dei pascoli sardi.
Si propongono pertanto, per tutte le unità di paesaggio, le seguenti classi di attitudine in
funzione della durata e frequenza del ristagno e del tipo di opere necessarie per ridurre il
fenomeno.
Classe S1: assenza di ristagni superficiali o di acqua libera nel suolo in tutto l’arco
dell’anno eccetto che per brevi periodi immediatamente successivi alle
23 La Soil Taxonomy indica come regime di umidità aquico un regime riducente praticamente privo di
ossigeno disciolto perché il suolo è saturato dalla falda freatica o dalla frangia capillare. ... La durata .... del
regime aquico deve essere di almeno alcuni giorni ... perché l’ossigeno disciolto viene rimosso dalla falda
freatica attraverso la respirazione dei microrganismi, delle radici e della fauna del suolo.
32
precipitazioni eccezionali e alle adacquate con volumi notevoli e sempre su
superfici di limitata estensione.
Eventuali ristagni, su superfici di modeste dimensioni, possono essere eliminati con
le normali lavorazioni, arature a colmare, lavorazioni profonde, modesti riporti di
materiali, ecc.
Classe S2: ristagni superficiali e acqua libera per brevi periodi immediatamente
seguenti tutte le precipitazioni e a tutte le adacquate. Il fenomeno interessa gran
parte della superficie.
Essi possono essere eliminati con le normali lavorazioni e pratiche agricole, la
realizzazione di eventuale opere di drenaggio, fossi e dreni, deve interessare meno
del 20% della superficie.
Classe S3: ristagni superficiali e acque libere per lunghi periodi in seguito a tutte le
precipitazioni e a tutte le adacquate. Il fenomeno interessa gran parte della
superficie.
Può essere solo in parte ridotto con le normali lavorazioni e pratiche agricole. È
necessaria la realizzazione di dreni o di fossi che interessano dal 20 al 50% della
superficie.
Classe N1: ristagni idrici e acque libere per lunghi periodi in seguito a tutte le
precipitazioni e a tutte le adacquate. Il fenomeno interessa gran parte della
superficie.
Localmente è osservabile il regime di umidità del suolo di tipo aquico entro i primi
50 cm. Non può essere ridotto con le normali lavorazioni e pratiche agricole, è
pertanto necessaria la realizzazione di fossi o di dreni su oltre il 50% della
superficie.
Classe N2: ristagni idrici e acque libere per lunghi periodi in seguito a tutte le
precipitazioni e a tutte le adacquate. Il fenomeno interessa gran parte della
superficie. Il regime di umidità del suolo è di tipo aquico entro i primi 50 cm è il
prevalente.
La realizzazione di fossi o dreni è necessaria su tutta la superficie o su gran parte
di essa.
vii- Numero di giorni consecutivi in cui la MCS è asciutta
Nella versione originale delle Direttive veniva proposta, quale caratteristica indicatrice
della lunghezza del periodo di aridità estiva e quindi delle possibilità di un maggiore
numero di sfalci primaverili o comunque di disponibilità di foraggi freschi, la lunghezza del
periodo arido espressa in numero di giornate anno.
Non essendo precisato ne le modalità di calcolo, ne le fonti di riferimento l’uso di questa
caratteristica dava indicazioni generiche e soprattutto non confrontabili.
Madrau (1997)ha proposto di sostituire questa caratteristica climatica con il numero di
giorni consecutivi in cui la MCS24 è asciutta dopo il solstizio estivo.
24 Dall’inglese Moisture Control Section traducibile in Sezione di Controllo dell’Umidità. Il valore della MCS
non è un dato costante ma varia da suolo a suolo essendo in funzione di numerosi fattori tra cui tessitura,
porosità, scheletro, profondità del suolo. Secondo la Soil Taxonomy il limite superiore della MCS è
33
Il vantaggio appare evidente:
i- questa caratteristica viene utilizzata per la determinazione del regime di umidità dei
suoli, indispensabile per la loro corretta classificazione secondo la Soil Taxonomy,
ii- esistono delle metodologie di calcolo comunemente accettate, per cui è possibile il
confronto dei risultati a livello regionale e soprattutto la loro esportabilità,
iii- il ricorso a modelli di calcolo computerizzati permette di determinare questa
caratteristica per più valori di AWC25 e quindi di potere rappresentare, anche
cartograficamente, le diverse situazioni di umidità del suolo nell’arco dell’anno, sia a livello
area vasta sia a livello aziendale e quindi in definitiva permettere una programmazione
basata su dati reali delle necessità di irrigazione.
Sulla base dei risultati ottenuti da Madrau per 5 valori di AWC - 25, 50, 100, 200, 300 mm
ritenuti in grado di rappresentare il maggiore numero possibile di situazioni idrologiche
della Sardegna26 - si ritiene opportuno proporre per tutte le unità di paesaggio il seguente
schema di valutazione :
_______________________________________________________________________
classe numero di giorni consecutivi in cui la MCS è asciutta dopo il solstizio
estivo.
S1 < 45
S2 45 - 75
S3 75 - 90
N1 >90
N2 >90
rappresentato dalla profondità media di infiltrazione di 2,5 cm di acqua nelle 24 ore. Il suo limite superiore è
pari alla profondità media raggiunta 7,5 cm in 48 ore.
25 Dall’inglese Available Water Capacity traducibile in Acqua Utile Disponibile, è pari alla differenza tra il
contenuto idrico del suolo alla capacità di campo e il punto di appassimento permanente. Il valore della AWC
può essere determinato, oltre che sulla base delle analisi di laboratorio, anche mediante l’utilizzo di modelli.
Quello più utilizzato è stato proposto da Salter e Williams (1969). Secondo questi autori il valore di AWC è
ricavabile dalla espressione:
[1,475 - 0,01 x (S) + 0,011 x L + 0,138 (C) ] x h
dove h è la profondità del suolo per la quale si calcola il valore di AWC, S, L C sono rispettivamente i valori
medi nella profondità considerata di sabbia grossolana, limo e carbonio
26 I valori di AWC di 25 e 50 cm permettono di evidenziare il comportamento della maggiore parte dei suoli a
minimo spessore, il valore di AWC di 100 mm , utilizzato tra l’altro da Thornthwaite per i suoli calcoli a livello
mondiale sulla ETP, può essere considerato come quello più prossimo al valore medio regionale. I valori di
AWC 200 e 300 mm permettono di osservare le variazioni idrologiche dei suoli delle piane alluvionali dalla
tessitura franca.
34
Tabella 7 – Classi di valutazione in funzione del numero di giorni in cui la MCS è asciutta
Questi valori sono sempre riferiti a periodi con temperature medie del suolo maggiori di
8°C. Il valore di 45 giorni di MCS asciutta dopo il solstizio estivo è quello limite tra il
regime di umidità xerico tipico degli ambienti mediterranei e quello ustico, che è tipico
degli ambienti subumidi o subaridi dove esistono condizioni climatiche che fanno si che il
suolo sia sempre asciutto, nei nostri ambienti, solo durante la fase più calda della stagione
estiva, cioè durante i mesi di luglio agosto.
L’intervallo di 45 - 90 giorni consecutivi di MCS asciutta dopo il solstizio estivo è quello del
regime di umidità xerico, il più comune nell’isola, mentre quello con MCS asciutta per
oltre 90 giorni con T del suolo > 8°C rappresenta il limite con il regime di umidità aridico,
caratteristico per le aree più meridionali o con suoli a minimo spessore.
Per questa caratteristica climatica si raccomanda di procedere al calcolo per i tutti 5 valori
di AWC proposti in modo da rappresentare tutte le situazioni bilancio idrologico presenti
nell’area. I dati relativi ai regimi di temperatura e di umidità del suolo sono riepilogati nelle
successive figure 3 - 8. In particolare nella figura 3 è riportata la distribuzione nel territorio
regionale dei due regimi di temperatura (Raimondi et al., 1995), mentre nelle figure 4 - 8,
è riportata per i diversi valori di AWC la distribuzione nel territorio regionale dei periodi in
cui la MCS è asciutta dopo il solstizio estivo.
viii- Gelate
Questa caratteristica è correlata con altre caratteristiche climatiche e morfologiche, es.
esposizione, altimetria, ecc. La sua conoscenza è fondamentale in quanto influenza la
trafficabilità e la pabularità delle superfici a pascolo.
Una frequenza eccessiva di gelate compromette la qualità del pascolo, (danni alle colture,
rallentamento o blocco della crescita, ecc.), ne impedisce l’accesso agli animali, può
essere causa di disagio fisico agli stessi talvolta con esiti letali (meteorismo).
35
>75 gg
45 - 75 gg
<45gg
> 75 gg
45 - 75 gg
< 45 gg
>75 gg
45 - 75 gg
<45gg
> 75 gg
45 - 75 gg
< 45 gg
36
Tutti queste situazioni negative si traducono in una diminuzione della produzione che è
pari al numero di giornate in cui il pascolo non è accessibile dal bestiame.
Essendo questo parametro poco studiato a livello regionale vengono una serie di classi di
attitudine al miglioramento, valide per tutte le unità fisiografiche, dove la frequenza di
gelate non è quantificata ma solo descritta.
La frequenza delle gelate deve essere ricavata dalla analisi dei dati metereologici facendo
riferimento agli ultimi 10 anni (o alla serie più lunga disponibile), delle stazioni
termometriche più vicine all’area in progetto.
S1 = assenza di gelate
S2 = gelate rare e non tutti gli anni
S3 = gelate rare ma per più anni consecutivi
N1 = gelate comuni ma per più anni consecutivi
N2 = gelate frequenti tutti gli anni
ix- Ampiezza della superficie
Questa caratteristica viene proposta per la sola unità fisiografica delle alluvioni recenti ed
è riferita non alla ampiezza della azienda ma a quella dei depositi alluvionali lungo i corsi
d’acqua.
Lo scopo è quello di evidenziare le possibilità di una meccanizzazione economicamente
conveniente della superficie oggetto di miglioramento.
Questa necessità sorge dal fatto che i depositi alluvionali, specie nei tratti iniziali dei corsi
d’acqua hanno ampiezze complessive di pochi metri, per cui pur essendo delle superfici
ottimali dal punto di vista strettamente pedologico, non si prestano alla utilizzazione
agronomica in generale e al miglioramento pascoli in particolare.
Spesso il professionista o il programmatore vengono tratti in inganno circa la effettiva
ampiezza delle aree interessate dai depositi alluvionali dal fatto che che nella cartografia
pedologica e geologica - per motivi esclusivamente di natura grafica - si è costretti ad
attribuire alle superfici interessate da questa unità ampiezze superiori a quelle reali.
Si ritiene che l’ampiezza minima di queste superfici superficie non possa essere inferiore
a 20 m, per cui si propongono le seguenti classi:
S1 > 50 m
S2 > 50 m
S3 50 - 20 m
N1 -----
N2 < 20 m
Il progettista deve, per documentare la estensione della superficie, utilizzare rilievi
fotografici e fotografie aeree.
x- Rischi di esondazione:
37
È prevista per la sola unità delle alluvioni recenti, dove eventuali esondazioni fluviali
possono costituire una limitazione alla accessibilità del pascolo o un ostacolo al
miglioramento degli stessi.
Al momento data la estrema variabilità delle situazioni possibili, la frequenza del
fenomeno viene descritta in termini qualitativi: es. da occasionale e per brevi periodi a
frequente e per periodi di tempo prolungati, ecc.
Il progettista deve documentare l’eventuale assenza o presenza del fenomeno esondativo
sulla base dei dati termopluviometrici, indagini di campo, documentazioni fotografiche.
______________________________________________________________________
S1 S2 S3 N1 N2
rischi di esondazione
assenti
scarsi
moderati
frequenti
Tabella 8 - Classi di valutazione in funzione dei rischi di esondazione
_______________________________________________________________________
xi- Profondità del suolo
Questa caratteristica, pur essendo estremamente variabile nelle aree a pascolo della
Sardegna, è fondamentale ai fini della valutazione della esecuzione del miglioramento
pascoli con mezzi meccanici .
La profondità del suolo deve essere tale da evitare tutti i fenomeni dovuti al
rimescolamento del profilo, es. aumento della pietrosità e dello scheletro, aumento del
contenuto in carbonati per rottura degli orizzonti calcici e petrocalcici, ecc., e al contempo
rendere possibile quegli interventi (meccanizzati o meccanizzabili), che possono eliminare
o ridurre alcune limitazioni fisiche del suolo, primo fra tutti il drenaggio sotterraneo.
Devono essere considerate quale limite di profondità - oltre all’usuale contatto con gli
orizzonti C o R - tutte quelle caratteristiche fisiche o chimiche che costituiscono un
ostacolo alla penetrazione degli apparati radicali e al movimento dell’acqua: es. orizzonti
calcici, petrocalcici, petroferrici, gley e pseudogley, ecc.
Nel caso di suoli sviluppatisi sulle alluvioni antiche il limite di profondità da considerare è
quello tra il suolo attuale e il suo orizzonte C, indipendentemente dalla granulometria di
questo orizzonte e dalla presenza di suoli sepolti.
Nei suoli sviluppatisi sulle alluvioni recenti o sui colluvi, eventuali stone-lines27 devono
essere considerate limite di profondità solo se continue e comunque in grado di
ostacolare visibilmente la penetrazione degli apparati radicali.
Le classi di profondità del suolo possono essere pertanto definite nel modo seguente:
27 con questo termine vengono indicati degli accumuli di materiali grossolani - scheletro - discontinui per
spessore e distribuzione la cui presenza nel suolo è dovuta alla estensione e importanza dei fenomeni di
colluviamento o degli episodi di deposito alluvionale.
38
Classe S1: la profondità del suolo o di eventuali caratteristiche limitanti la
penetrazione degli apparati radicali o il movimento dell’acqua è tale da non
costituire alcun ostacolo alle lavorazioni eseguite con le macchine più comuni.
L’eventuale realizzazione di opere di drenaggio sotterraneo permette la
realizzazione di un franco non inferiore alla profondità limite della classe.
Classe S2: la profondità del suolo o di eventuali caratteristiche limitanti la
penetrazione degli apparati radicali o il movimento dell’acqua è tale da non
costituire alcun ostacolo alle lavorazioni eseguite con le macchine più comuni.
L’eventuale realizzazione di opere di drenaggio sotterraneo deve essere valutata
attentamente dal punto di vista economico e deve permette la realizzazione di un
franco non inferiore alla profondità limite della classe.
Classe S3: la profondità del suolo o di eventuali caratteristiche limitanti la
penetrazione degli apparati radicali o il movimento dell’acqua è tale che devono
essere evitate le macchine e le lavorazioni che comportano il rovesciamento del
profilo.
La realizzazione delle opere di drenaggio non assicura un franco conveniente e non
vi è giustificazione economica alla realizzazione delle stesse.
Classe N1: la profondità del suolo o di eventuali caratteristiche limitanti la
penetrazione degli apparati radicali o il movimento dell’acqua è tale che devono
essere evitate le macchine e le lavorazioni che comportano il rovesciamento del
profilo, è ammesso il solo utilizzo di macchine discissorie.
L’eliminazione delle caratteristiche limitanti è comunque possibile, ma non è
giustificabile economicamente.
Classe N2: la profondità del suolo è tale da sconsigliare tutte le lavorazioni
comprese quelle con macchine discissorie. Sono comunque possibili interventi
quale: minimum tillage, semina su cotico, idrosemina, alcuni interventi di
decespugliamento, ecc., che non comportano una azione diretta sul suolo.
Considerando che in alcune unità di paesaggio la natura dei substrati o l’azione
dell’erosione fa si che si che i suoli profondi costituiscano un eccezione anziché la norma,
si propongono le seguenti classi di profondità:28
_______________________________________________________________________
unità di paesaggio
unità di paesaggio
unità di paesaggio
unità di paesaggio
28 nel caso di limiti con il substrato o con un fattore limitante (orizzonti calcici, petrocalcici, duripan, ecc.), di
tipo discontinuo, devono essere indicati i valori medi di profondità.
39
- complesso intrusivo
paleozoico
- calcari marnosi,
marne, marne arenacee
- tufi, ignimbriti, rioliti,
trachiti
- alluvioni antiche29
- alluvioni recenti
- complesso
metamorfico paleozoico
- calcari e dolomie
(Paleozoico e
Mesozoico)
- basalti e basalti
andesitici
S1
> 60 cm
> 40 cm
> 40 cm
> 40 cm
S2
60 - 40 cm
40 - 30 cm
40 - 20 cm
40 - 25 cm
S3
40 - 20 cm
30 - 10 cm
20 - 10 cm
25 - 15 cm
N1
20 -10 cm
< 10 cm
< 10 cm
< 15 cm
N2
10 cm
Tabella 9 - Classi di valutazione in funzione della profondità del suolo
_______________________________________________________________________
xii- Tessitura
Le caratteristiche tessiturali di un suolo ne influenzano direttamente o indirettamente
numerose proprietà fisiche (plasticità e adesività, drenaggio, porosità, penetrabilità agli
apparati radicali, accessibilità per le macchine e del bestiame da umidi, contenuto in
acqua utile, ecc.), in grado a loro volta di agire positivamente o negativamente nei
confronti della meccanizzazione degli interventi di miglioramento pascoli e della
successiva utilizzazione (meccanizzata) del pascolo.
La tessitura può influenzare anche alcune caratteristiche chimiche, es. la capacità di
scambio da cui dipende la risposta quali - quantitativa che un suolo è in grado di dare per
esempio ad una concimazione.
Per le diverse unità di paesaggio si propongono le seguenti classi di attitudine in funzione
delle tessiture che più comunemente è possibile osservare nei primi 40 cm (o meno se in
presenza di altri fattori limitanti), dei suoli più comuni presenti in ciascuna unità.
_______________________________________________________________________
29 nel caso di alluvioni antiche o recenti dove è comune la presenza di più successioni di suoli spesso
separate da pacchi di ciottoli e ghiaie più o meno cementate di varia potenza, la profondità da considerare è
quella del suolo attuale.
40
unità di paesaggio
S1
S2
S3
N1
N2
complesso metamorfico F, FA*
FAS, FS FS gr, FAL
formazioni intrusive F, FA FAS fine,
FS
FAS gr SF S
calcari marnosi, ecc. F, FA FAS fine
FAL
AF, AL, A
basalti
F, FA FAS FAL, A
tufi, ecc.
F,FA FAS A, FL, AL
alluvioni antiche FA
FS, FAS A,FLA, AL S
alluvioni recenti F, FA FS, FAS A, FAS gr.,
AL, FLA,
SF S
calcari cristallini,
dolomie, ecc.
FA FAS A
*per la spiegazione delle sigle utilizzate si veda la successiva figura 9
Tabella 10 - Classi di valutazione in funzione della tessitura
_______________________________________________________________________
A proposito di questa caratteristica occorre segnalare, che nel caso dei depositi alluvionali
recenti e dei depositi eolici, di qualunque età essi siano, si è proposta l’attribuzione alla
classe N2. Questa scelta è motivata dal fatto che le superfici interessate, se private della
copertura vegetale sono soggette a gravi rischi di erosione eolica.
Nella figura 9 successiva è riportato il diagramma U.S.D.A. per la determinazione delle
classi tessiturali.
xiii- Stabilità della struttura
Questa caratteristica è stata introdotta perché influenza direttamente sia la lavorabilità dei
suoli, sia la accessibilità del pascolo da parte delle macchine che dello stesso bestiame.
Le valutazioni relative alla stabilità della struttura devono essere eseguite su un campione
umido dei primi 40 cm di suolo, o meno se in presenza di altri fattori limitanti, secondo la
metodologia ufficiale d’analisi dei suoli. (SISS,1994)
In mancanza di dati analitici la stabilità di struttura può essere determinata in base a due
caratteristiche normalmente registrate durante la descrizione del profilo pedologico in
campagna: grado di aggregazione, consistenza allo stato umido degli aggregati.
41
Per tutte le unità fisiografiche si propongono le classi riportate nella tabella 11 a cui
corrispondono rispettivamente le combinazioni di grado di aggregazione e di consistenza
riportate nella successiva tabella 12
_______________________________________________________________________
S1
S2
S3
N1
N2
molto stabile
mediamente
stabile
poco stabile
struttura scarsa
suoli privi di
struttura
(suoli sabbiosi,
limosi allo stato
umido o
massivi)
Tabella 11 - Classi di stabilità della struttura del suolo
S1
S2
S3
N1
N2
forte,
friabile o
resistente
forte, o intermedia
tra forte e
moderata,
friabile o resistente
moderata,
friabile
debole,
friabile
debole, o forte
molto friabile,
o molto resistente
o estremamente
resistente
Tabella 12 - Classi di aggregazione e consistenza della struttura del suolo
_______________________________________________________________________
42
xiv- Saturazione in basi
Si ricorda che la C.S.C. è in funzione diretta del contenuto e delle caratteristiche
chimiche delle argille presenti nella frazione fine e del contenuto in S.O. nel suolo.
Per la valutazione della attitudine al miglioramento pascoli in funzione del grado di
saturazione della C.S.C. si è pensato di considerare la condizione di saturazione come
quella ottimale.
Il limite tra la condizione di saturazione e insaturazione non è costante per tutti i suoli. La
stessa Soil Taxonomy indica nei diversi grandi gruppi più valori di saturazione per
l’attribuzione di un suolo ai sottogruppi Dystric e Ultic che contraddistinguono (dove
previste), le condizioni di insaturazione (del grande gruppo).
Per i suoli più diffusi in Sardegna questi limiti sono riportati nella tabella 13.
_______________________________________________________________________
43
saturazione
sottogruppi
> 75 %
Haploxeralfs, Palexeralfs, Rhodoxeralfs, Xerofluvents
> 60 %
Xerorthents, Xeropsamments, Xerochrepts, Eutrochrepts
> 35 %
Haploxerands
Tabella 13 – Valori limite di saturazione per i sottogruppi più comuni in Sardegna
______________________________________________________________________
Inoltre, per i seguenti sottogruppi presenti in Sardegna: Calcixerolls, Haploxerolls,
Calcixererts, Haploxererts, Vitrixerands, Haplumbrepts, la Soil Taxonomy non prevede
condizioni di complesso di scambio insaturo.
unità di paesaggio
S1
S2
S3
N1
N2
complesso metamorfico 30
rocce effusive basiche, calcari
marnosi, calcari cristallini,
alluvioni antiche, alluvioni
recenti
> 75%
75 - 50%
50 - 30%
< 30%
complesso intrusivo,
complesso metamorfico31
> 50%
50 - 30%
< 30%
basalti
>50% 50 -35% <35%
Tabella 14 – Classi di valutazione in funzione del grado di saturazione della C.S.C.
______________________________________________________________________
In alcune unità di paesaggio, quale quelle delle formazioni intrusive paleozoiche (graniti),
delle formazioni effusive basiche (basalti), in parte nelle formazioni metamorfiche ed in
molti suoli derivanti dalle alluvioni pleistoceniche è normale una condizione di
insaturazione del complesso di scambio. Per cui in queste unità di paesaggio devono
30 se nell’area sono prevalenti i suoli in condizioni di saturazione
31 se nell’area sono prevalenti i suoli in condizioni di insaturazione
44
essere considerate, ai fini della attribuzione alla classe S1, dei valori di saturazione della
C.S.C. inferiori a quelle fissate nella Soil Taxonomy per i sottogruppi tipici.
Tenendo conto di questa particolare situazione dei suoli sardi, ai fini della valutazione
della attitudine al miglioramento pascoli vengono proposte pertanto le classi della
precedente tabella 14.
xv- Acqua utile
Questa caratteristica permette di indicare la quantità di acqua effettivamente disponibile
per le colture. È in funzione diretta della tessitura e della porosità del suolo.
Sulla base di numerose osservazioni compiute durante i lavori del Piano Acque regionale
si propongono le seguenti classi di contenuto di acqua utile per i primi 40 cm di suolo o
meno se in presenza di altri fattori limitanti.
_______________________________________________________________________
unità di paesaggio
S1
S2
S3
N1
N2
-complesso metamorfico
-complesso effusivo
- calcari e dolomie
> 20%
20 - 15%
15 - 10%
<10%
-complesso intrusivo
-alluvioni antiche
> 15%
15 - 10 %
<10
-basalti
> 20%
20 - 18%
18 - 12%
<12%
-alluvioni recenti
> 22%
22 - 15%
15 -10%
<10%
Tabella 15 – Classi di valutazione in funzione del contenuto in acqua utile
______________________________________________________________________
xvi- Processi morfogenetici
Questa qualità del territorio viene introdotta per descrivere sinteticamente la presenza di
processi morfogenetici32 in atto nell’azienda o nell’area oggetto di valutazione.
I processi morfogenetici possono essere ricavati dalle carte morfologiche. Queste carte,
così come quelle pedologiche, della copertura vegetale e dell’uso del suolo, dovrebbero a
nostro giudizio, rappresentare uno degli allegati progettuali fondamentali per una corretta
descrizione delle aziende e dei territori in quanto rappresentano degli strumenti obiettivi
che possono permettere una più ampia visione degli aspetti ambientali e indicare gli
strumenti tecnici per un eventuale lotta ai processi di degrado.
32 Rappresentano i tipi di processi geomorfologici ed antropici di accumulo o di erosione che agiscono su
ciascuna unità fisiografica evidenziandone lo stato di degrado o di equilibrio.
45
Nell’ambito del progetto P.O.P.: Valorizzazione Risorse Naturali: valutazione della
attitudine al pascolo dei suoli della Sardegna già citato nel capitolo 3, sono state redatte,
per le sedici aree campione, le carte morfologiche utilizzando lo schema di legenda per la
Carta Morfologica proposta da Panizza (1991).
Sulla base dei risultati ottenuti si propone il seguente elenco per la individuazione, ai fini
della valutazione al miglioramento dei pascoli, dei processi morfogenetici.
a - equilibrio stabile g - erosione di massa
b - equilibrio instabile h - erosione di sponda
c- equilibrio dinamico i - erosione di fondo
d - erosione laminare l - accumulo
e - erosione laminare e per rivoli m - erosione per gravità
f - erosione per rivoli e incanalata
Pertanto possono essere proposte per tutte le unità paesaggio le seguente
corrispondenza tra classi morfologiche e classi di attitudine d’uso.
_______________________________________________________________________
S1
S2
S3
N1
N2
processo
morfogenetico
a - l
d
e - f
g - b
b - c- i - h - m
Tabella 16– Schema di corrispondenza tra classi morfologiche e classi di attitudine
______________________________________________________________________
46
6 - Gli schemi di valutazione
Nelle pagine successive sono riportati gli schemi di valutazione della attitudine al
miglioramento dei pascoli proposti per le 8 unità di paesaggio che nell’Isola sono
interessate dai pascoli stessi.
47
Unità fisiografica : formazioni metamorfiche paleozoiche
caratteristica S1 S2 S3 N1 N2
altitudine m s.l.m. < 600 600 - 800 600 - 800 800 - 1000 > 1000
pendenza % 0 - 2 2 - 6 6 - 15 15 - 55 > 55
< 1000 m s.l.m.
esposizione
> 1000 m s.l.m.
S
S
E - W
E - W
N
N
prevalentemente arbustiva33
copertura vegetale %
prevalentemente arborea
< 2
< 2
2 - 10
2 - 10
10 - 25
10 - 20
25 - 50
> 50
> 20
rocciosità affiorante % assente < 2 2 - 5 5 - 10 > 10
pietrosità superficiale % < 0,1 0,1 - 3 3 -15 15- 50 > 50
drenaggio (durata, superficie
interessata da eventuali interventi di
drenaggio)
assenza di
ristagni o di
acqua libera
ristagni o
acqua libera
per brevi
periodi.
Fossi o dreni
<20 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
20-50 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
> 50 %
superficie
regime di
umidità del
suolo aquico
in tutta o
quasi tutta la
superficie
numero di giorni
consecutivi in cui la MCS è
asciutta dopo il solstizio
estivo gg
< 45
45 - 75
75 - 90
>90
>90
gelate (durata frequenza) assenti rare
rare, in più
anni
consecutivi
comuni, in
più anni
consecutivi
frequenti in
più anni
consecutivi
ampiezza superficie m
rischi di esondazione
(frequenza)
profondità del suolo cm > 40 40 - 30 30 - 10 < 10
tessitura F, FA FS, FAS FSgr., FAL
stabilità struttura molto
stabile
mediamen
te stabile
poco
stabile
scarsa
struttura
assenza di
struttura
saturazione in basi %
> 75 34
> 5035
75 - 50
50 - 30
50 - 30
< 30
< 30
acqua utile % > 20 20 - 15 15 - 10 < 10
processi morfogenetici a - l d e - f - b g c- i - h - m
33 nel caso di una copertura mista se la copertura arborea raggiunge il 20 %, la superficie deve essere
obbligatoriamente ascritta alla classe N2
34 nell’area sono prevalenti i suoli saturi
35 nell’area sono prevalenti i suoli insaturi
48
Unità fisiografica : complesso intrusivo paleozoico
caratteristica S1 S2 S3 N1 N2
altitudine m s.l.m. < 600 600 - 800 600 - 800 800 - 1000 > 1000
pendenza % 0 - 2 2 - 6 6 - 15 15 - 55 > 55
< 1000 m s.l.m.
esposizione
> 1000 m s.l.m.
S
S
E - W
E - W
N
N
prevalentemente arbustiva36
copertura vegetale %
prevalentemente arborea
< 2
< 2
2 - 10
2 - 10
10 - 25
10 - 20
25 - 50
> 50
> 20
rocciosità affiorante % assente < 2 2 - 5 5 - 10 > 10
pietrosità superficiale % < 0,1 0,1 - 3 3 -15 15- 50 > 50
drenaggio (durata, superficie
interessata da eventuali interventi di
drenaggio)
assenza di
ristagni o di
acqua libera
ristagni o
acqua libera
per brevi
periodi.
Fossi o dreni
<20 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
20-50 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
> 50 %
superficie
regime di
umidità del
suolo aquico
in tutta o
quasi tutta la
superficie
numero di giorni
consecutivi in cui la MCS è
asciutta dopo il solstizio
estivo gg
< 45
45 - 75
75 - 90
>90
>90
gelate (durata frequenza) assenti rare
rare, in più
anni
consecutivi
comuni, in
più anni
consecutivi
frequenti in
più anni
consecutivi
ampiezza superficie m
rischi di esondazione
(frequenza)
profondità del suolo cm > 60 60 - 40 40 - 20 20 - 10 < 10
tessitura F , FA FAS fine,
FS
FAS gr. SF S
stabilità struttura molto
stabile
mediamen
te stabile
poco
stabile
scarsa
struttura
assenza di
struttura
saturazione in basi % > 50 50 - 30 < 30
acqua utile % > 15 15 - 10 < 10
processi morfogenetici a - l d e - f - b g c- i - h - m
36 nel caso di una copertura mista se la copertura arborea raggiunge il 20 %, la superficie deve essere
obbligatoriamente ascritta alla classe N2
49
Unità fisiografica : calcari marnosi, marne arenacee, ecc.
caratteristica S1 S2 S3 N1 N2
altitudine m s.l.m. < 600 600 - 800 600 - 800 800 - 1000 > 1000
pendenza % 0 - 2 2 - 6 6 - 15 15 - 55 > 55
< 1000 m s.l.m.
esposizione
> 1000 m s.l.m.
S
S
E - W
E - W
N
N
prevalentemente arbustiva37
copertura vegetale %
prevalentemente arborea
< 2
< 2
2 - 10
2 - 10
10 - 25
10 - 20
25 - 50
> 50
> 20
rocciosità affiorante % assente < 2 2 - 5 5 - 10 > 10
pietrosità superficiale % < 0,1 0,1 - 3 3 -15 15- 50 > 50
drenaggio (durata, superficie
interessata da eventuali interventi di
drenaggio)
assenza di
ristagni o di
acqua libera
ristagni o
acqua libera
per brevi
periodi.
Fossi o dreni
<20 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
20-50 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
> 50 %
superficie
regime di
umidità del
suolo aquico
in tutta o
quasi tutta la
superficie
numero di giorni
consecutivi in cui la MCS è
asciutta dopo il solstizio
estivo gg
< 45
45 - 75
75 - 90
>90
>90
gelate (durata frequenza) assenti rare
rare, in più
anni
consecutivi
comuni, in
più anni
consecutivi
frequenti in
più anni
consecutivi
ampiezza superficie m
rischi di esondazione
(frequenza)
profondità del suolo cm > 60 60 - 40 40 - 20 20 - 10 < 10
tessitura F, FA FAL, FAS AL, A
stabilità struttura molto
stabile
mediamen
te stabile
poco
stabile
struttura
scarsa
assenza di
struttura
saturazione in basi % > 75 75 -50 50 - 30 < 30
acqua utile % > 20 20 - 15 15 - 10 < 10
processi morfogenetici a - l d e - f - b g c- i - h - m
37 nel caso di una copertura mista se la copertura arborea raggiunge il 20 %, la superficie deve essere
obbligatoriamente ascritta alla classe N2
50
Unità fisiografica : basalti, basalti andesitici
caratteristica S1 S2 S3 N1 N2
altitudine m s.l.m. < 600 600 - 800 600 - 800 800 - 1000 > 1000
pendenza % 0 - 2 2 - 6 6 - 15 15 - 55 > 55
< 1000 m s.l.m.
esposizione
> 1000 m s.l.m.
S
S
E - W
E - W
N
N
prevalentemente arbustiva38
copertura vegetale %
prevalentemente arborea
< 2
< 2
2 - 10
2 - 10
10 - 25
10 - 20
25 - 50
> 50
> 20
rocciosità affiorante % assente < 2 2 - 5 5 - 10 > 10
pietrosità superficiale % < 0,1 0,1 - 3 3 -15 15- 50 > 50
drenaggio (durata, superficie
interessata da eventuali interventi di
drenaggio)
assenza di
ristagni o di
acqua libera
ristagni o
acqua libera
per brevi
periodi.
Fossi o dreni
<20 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
20-50 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
> 50 %
superficie
regime di
umidità del
suolo aquico
in tutta o
quasi tutta la
superficie
numero di giorni
consecutivi in cui la MCS è
asciutta dopo il solstizio
estivo gg
< 45
45 - 75
75 - 90
>90
>90
gelate (durata frequenza) assenti rare
rare, in più
anni
consecutivi
comuni, in
più anni
consecutivi
frequenti in
più anni
consecutivi
ampiezza superficie m
rischi di esondazione
(frequenza)
profondità del suolo cm > 40 40 - 25 25 - 15 15 - 5
tessitura F, FA FAS fine, FAL, A
stabilità struttura molto
stabile
mediamen
te stabile
poco
stabile
struttura
scarsa
assenza di
struttura
saturazione in basi % > 50 50 - 35 < 35
acqua utile % > 20 20 - 18 18 - 12 < 12
processi morfogenetici a - l d e - f - b g c- i - h - m
38 nel caso di una copertura mista se la copertura arborea raggiunge il 20 %, la superficie deve essere
obbligatoriamente ascritta alla classe N2
51
Unità fisiografica : tufi ed ignimbriti in alternanza rioliti e trachiti
caratteristica S1 S2 S3 N1 N2
altitudine m s.l.m. < 600 600 - 800 600 - 800 800 - 1000 > 1000
pendenza % 0 - 2 2 - 6 6 - 15 15 - 55 > 55
< 1000 m s.l.m.
esposizione
> 1000 m s.l.m.
S
S
E - W
E - W
N
N
prevalentemente arbustiva39
copertura vegetale %
prevalentemente arborea
< 2
< 2
2 - 10
2 - 10
10 - 25
10 - 20
25 - 50
> 50
> 20
rocciosità affiorante % assente < 2 2 - 5 5 - 10 > 10
pietrosità superficiale % < 0,1 0,1 - 3 3 -15 15- 50 > 50
drenaggio (durata, superficie
interessata da eventuali interventi di
drenaggio)
assenza di
ristagni o di
acqua libera
ristagni o
acqua libera
per brevi
periodi.
Fossi o dreni
<20 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
20-50 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
> 50 %
superficie
regime di
umidità del
suolo aquico
in tutta o
quasi tutta la
superficie
numero di giorni
consecutivi in cui la MCS è
asciutta dopo il solstizio
estivo gg
< 45
45 - 75
75 - 90
>90
>90
gelate (durata frequenza) assenti rare
rare, in più
anni
consecutivi
comuni, in
più anni
consecutivi
frequenti in
più anni
consecutivi
ampiezza superficie m
rischi di esondazione
(frequenza)
profondità del suolo cm > 60 60 - 40 40 - 20 20 - 10 < 10
tessitura F, FA, FAS, A, FL, AL
stabilità struttura molto
stabile
mediamen
te stabile
poco
stabile
struttura
scarsa
assenza di
struttura
saturazione in basi % > 75 75 - 50 50 - 30 < 30
acqua utile % > 20 20 - 15 15 - 10 < 10
processi morfogenetici a - l d e - f - b g c- i - h - m
39 nel caso di una copertura mista se la copertura arborea raggiunge il 20 %, la superficie deve essere
obbligatoriamente ascritta alla classe N2
52
Unità fisiografica : alluvioni antiche, terrazzi, glacis, (Pleistocene)
caratteristica S1 S2 S3 N1 N2
altitudine m s.l.m. < 600 600 - 800 600 - 800 800 - 1000 > 1000
pendenza % 0 - 2 2 - 6 6 - 15 15 - 55 > 55
< 1000 m s.l.m.
esposizione
> 1000 m s.l.m.
S
S
E - W
E - W
N
N
prevalentemente arbustiva40
copertura vegetale %
prevalentemente arborea
< 2
< 2
2 - 10
2 - 10
10 - 25
10 - 20
25 - 50
> 50
> 20
rocciosità affiorante % assente < 2 2 - 5 5 - 10 > 10
pietrosità superficiale % < 0,1 0,1 - 3 3 -15 15- 50 > 50
drenaggio (durata, superficie
interessata da eventuali interventi di
drenaggio)
assenza di
ristagni o di
acqua libera
ristagni o
acqua libera
per brevi
periodi.
Fossi o dreni
<20 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
20-50 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
> 50 %
superficie
regime di
umidità del
suolo aquico
in tutta o
quasi tutta la
superficie
numero di giorni
consecutivi in cui la MCS è
asciutta dopo il solstizio
estivo gg
< 45
45 - 75
75 - 90
>90
>90
gelate (durata frequenza) assenti rare
rare, in più
anni
consecutivi
comuni, in
più anni
consecutivi
frequenti in
più anni
consecutivi
ampiezza superficie m
rischi di esondazione
(frequenza)
profondità del suolo 41 cm > 60 60 - 40 40 - 20 20 - 10 < 10
tessitura FA FS, FAS A, FLA,
AL
S
42
stabilità struttura molto
stabile
mediamen
te stabile
poco
stabile
struttura
scarsa
assenza di
struttura
saturazione in basi 43 % > 75 75 - 50 50 - 30 < 30
acqua utile % > 15 15 - 10 < 10
processi morfogenetici a - l d e - f - b g c- i - h - m
40 nel caso di una copertura mista se la copertura arborea raggiunge il 20 %, la superficie deve essere
obbligatoriamente ascritta alla classe N2
41 riferite al suolo attuale
42 la tessitura sabbiosa fa si che queste superfici siano sempre soggette a gravi fenomeni di erosione eolica,
spesso innescata dalle lavorazioni che le privano della copertura vegetale, unico fattore di protezione degli
stessi suoli dalla erosione.
Nel caso che queste superfici non siano state già ascritte alla classe N2 per altre caratteristiche, es.
presenza di una copertura arborea > 20%, la presenza di una tessitura sabbiosa impone tassativamente la
iscrizione della superficie alla classe N2.
43 riferita al suolo attuale
53
Unità fisiografica : alluvioni recenti
caratteristica S1 S2 S3 N1 N2
altitudine m s.l.m. < 600 600 - 800 600 - 800 800 - 1000 > 1000
pendenza % 0 - 2 2 - 6 6 - 15 15 - 55 > 55
< 1000 m s.l.m.
esposizione
> 1000 m s.l.m.
S
S
E - W
E - W
N
N
prevalentemente arbustiva44
copertura vegetale %
prevalentemente arborea
< 2
< 2
2 - 10
2 - 10
10 - 25
10 - 20
25 - 50
> 50
> 20
rocciosità affiorante % assente < 2 2 - 5 5 - 10 > 10
pietrosità superficiale % < 0,1 0,1 - 3 3 -15 15- 50 > 50
drenaggio (durata, superficie
interessata da eventuali interventi di
drenaggio)
assenza di
ristagni o di
acqua libera
ristagni o
acqua libera
per brevi
periodi.
Fossi o dreni
<20 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
20-50 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
> 50 %
superficie
regime di
umidità del
suolo aquico
in tutta o
quasi tutta la
superficie
numero di giorni
consecutivi in cui la MCS è
asciutta dopo il solstizio
estivo gg
< 45
45 - 75
75 - 90
>90
>90
gelate (durata frequenza) assenti rare
rare, in più
anni
consecutivi
comuni, in
più anni
consecutivi
frequenti in
più anni
consecutivi
ampiezza superficie m > 50 >50 50 - 20 < 20
rischi di esondazione
(frequenza) assente scarsi moderati frequenti
profondità del suolo cm > 60 60 - 40 40 - 20 > 20
tessitura
F, FA FS, FAS FAS gr.,
AL, FAL,
A
SF S45
stabilità struttura molto
stabile
mediamen
te stabile
poco
stabile
struttura
scarsa
assenza di
struttura
saturazione in basi % > 75 75 - 50 50 - 30 < 30
acqua utile % > 22 22 - 15 15- 10 < 10
processi morfogenetici a - l d e - f - b g c- i - h - m
44 nel caso di una copertura mista se la copertura arborea raggiunge il 20 %, la superficie deve essere
obbligatoriamente ascritta alla classe N2
24 la tessitura sabbiosa fa si che queste superfici siano sempre soggette a gravi fenomeni di erosione eolica,
spesso innescata dalle lavorazioni che le privano della copertura vegetale, unico fattore di protezione degli
stessi suoli dalla erosione.
Nel caso che queste superfici non siano state già ascritte alla classe N2 per altre caratteristiche, es.
presenza di una copertura arborea > 20%, la presenza di una tessitura sabbiosa impone tassativamente la
iscrizione della superficie alla classe N2.
54
Unità fisiografica : calcari cristallini, dolomie (Paleozoico e Mesozoico)
caratteristica S1 S2 S3 N1 N2
altitudine m s.l.m. < 600 600 - 800 600 - 800 800 - 1000 > 1000
pendenza % 0 - 2 2 - 6 6 - 15 15 - 55 > 55
< 1000 m s.l.m.
esposizione
> 1000 m s.l.m.
S
S
E - W
E - W
N
N
prevalentemente arbustiva46
copertura vegetale %
prevalentemente arborea
< 2
< 2
2 - 10
2 - 10
10 - 25
10 - 20
25 - 50
> 50
> 20
rocciosità affiorante % assente < 2 2 - 5 5 - 10 > 10
pietrosità superficiale % < 0,1 0,1 - 3 3 -15 15- 50 > 50
drenaggio (durata, superficie
interessata da eventuali interventi di
drenaggio)
assenza di
ristagni o di
acqua libera
ristagni o
acqua libera
per brevi
periodi.
Fossi o dreni
<20 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
20-50 %
superficie
ristagni o
acqua libera
per lunghi
periodi.
Fossi o dreni
> 50 %
superficie
regime di
umidità del
suolo aquico
in tutta o
quasi tutta la
superficie
numero di giorni
consecutivi in cui la MCS è
asciutta dopo il solstizio
estivo gg
< 45
45 - 75
75 - 90
>90
>90
gelate (durata frequenza) assenti rare
rare, in più
anni
consecutivi
comuni, in
più anni
consecutivi
frequenti in
più anni
consecutivi
ampiezza superficie m
rischi di esondazione
(frequenza)
profondità del suolo cm > 40 40 - 20 20 - 10
tessitura FA FAS A
stabilità struttura molto
stabile
mediamen
te stabile
poco
stabile
struttura
scarsa
assenza di
struttura
saturazione in basi % > 75 75 - 50 50 - 30 < 30
acqua utile % > 20 20 - 15 15- 10 < 10
processi morfogenetici a - l d e - f - b g c- i - h - m
7 -Conclusioni
46 nel caso di una copertura mista se la copertura arborea raggiunge il 20 %, la superficie deve essere
obbligatoriamente ascritta alla classe N2
55
Riteniamo di avere esposto in queste pagine una metodologia di valutazione della
attitudine al miglioramento dei pascoli sulla base delle caratteristiche fisiche del territorio
in grado di evidenziare la particolare complessità del paesaggio sardo.
Abbiamo volutamente limitato la descrizione e la impostazione degli schemi di valutazione
fino al livello di sottoclasse, dove abbiamo indicato un primo elenco di quelle che a nostro
giudizio rappresentano le principali limitazioni al miglioramento dei pascoli.
L’elenco da noi proposto non deve comunque essere considerato definitivo, sono al
momento in corso alcuni studi finalizzati ad una migliore definizione di alcune
caratteristiche, in particolare quelle relative alla disponibilità idriche nei diversi tipi
pedologici, per le quali a causa della loro estrema variabilità, il numero di dati a
disposizione non è mai sufficientemente elevato.
Non sono state indicate valori economici per la determinazione del quarto livello, quello di
maggior dettaglio, in quanto si è ritenuto opportuno lasciare questo compito agli organismi
tecnici della Regione Sardegna, gli unici che in base alle disposizioni legislative regionali,
nazionali e comunitarie, possono ogni anno indicare quali interventi di miglioramento dei
pascoli possono essere considerati ammissibili.
È nostra speranza che questo modello di valutazione della attitudine al miglioramento dei
pascoli possa essere utilizzato dagli organismi tecnici regionali per la predisposizione di
direttive da utilizzare nella progettazione dei piani di miglioramento aziendale e
territoriale basati sulla effettiva potenzialità del territorio cosi da realizzare interventi di
programmazione territoriale che siano in accordo con le politiche di uso sostenibile le
uniche in grado di assicurare il vero rispetto dell’ambiente.
A questo proposito sottolineiamo come nell’ambito del progetto MEDALUS sono in corso
degli studi tesi a verificare sia la disponibilità degli imprenditori ad accettare i risultati
derivanti dalla applicazione nelle loro aziende del nostro modello di valutazione, sia ad
individuare quei parametri economici e sociali, al momento da noi non considerati, che
possono permettere, sempre a livello aziendale, una programmazione dei pascoli
economicamente valida e quindi conciliabile con le politiche di uso sostenibile.
Si spera infine che gli studi in corso nell’ambito del progetto MEDALUS sulle possibilità di
automazione delle procedure di valutazione - sia a livello aziendale che di area vasta -
consentano la estendibilità della valutazione a tutto il territorio regionale e
successivamente ad altre aree in ambiente mediterraneo.
56
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... However, this model was completely reprogrammed in order to adapt it to the local context. (2) Overgrazing -CAIA (Carico Animale di Impatto Ambientale; Madrau, Loi, & Baldaccini, 1998;Pulina & Zucca, 1998). This model was used to evaluate overgrazing and describe degradation according to grazing intensity and land carrying capacity. ...
Article
Land degradation assessment is a priority when making decisions for environmental protection, particularly so in the Mediterranean area. Among the various approaches adopted to monitor degradation processes and to formulate mitigation action plans, a model-based methodology would appear to be the most effective, because it synergically combines the indicators central to the DPSIR (Driving Forces, Pressure, State, Impact, Response) framework. The approach hereby presented has been applied to evaluate the vulnerability and risk of desertification in Sardinia (Italy).Assuming that desertification is the result of predisposing (geographic), triggering (climatic) and quickening (human impact) factors, a new methodology has been developed which combines, within an integrated model framework, a wide range of desertification indicators which have already been developed by various projects focusing on the Mediterranean area. The modelling procedure was applied to two different time periods (determined by the availability of data): the early 1990s and the present. Data have been compiled and rearranged in a geographic information system (GIS) context, thus facilitating input for the various models applied. This allowed us to highlight both the spatial and the temporal variabilities in the desertification phenomenon, and to estimate the susceptibility of land with regard to each of the degradation processes. The temporal variability was determined by past trends, and future simulations of land use, and climate change.
... By combining the estimation of the cattle load sustained by a specific territory with analysis of its environmental characteristics, the model estimates the sustainable grazing load for that same territory. In Sardinia, this methodology has been successfully applied in the past, specifically to extensive and semi-extensive grazing lands (Madrau, Loi, & Baldaccini, 1998). Any effect relating to the grazing pressure can be evaluated from 20 sub-coefficients, measuring: animal (bovine, ovine and sheep) vegetation consumption and trampling on soil, animal productivity (low, medium or high productive level) and grazing management (extensive or intensive). ...
Article
This study describes a GIS-based software tool for the qualitative assessment of desertification risk. The tool integrates results from several land degradation models into ArcGIS using the object-oriented programming language Visual Basic. The integration of GIS and models is based on different coupling approaches.The proposed methodology was developed and tested on Sardinia Island (Italy). Six driving factors of desertification (overgrazing, vegetation productivity, soil fertility, water erosion, wind erosion and seawater intrusion) were model-simulated over two time periods to investigate the spatio-temporal evolution pattern of desertification-prone areas. Model results were normalized, weighted and combined into an Integrated Desertification Index (IDI) ranging from 0 to 1 (representing the best and the worst conditions, respectively), and classified into five desertification risk levels.The implementation, performance of the methodology and benefits provided by the modelling approach to land management authorities for monitoring processes of land degradation are fully described in the paper.
Article
Full-text available
The author has valued the suitability for agricultural pratices and for pasture improvements for the municipal territory of Sindia (Nu) in the central western Sardinia, by a methodology, came from the FAO Framework for Land Evaluation, introduced by Sardinian agency for agricultural improvements, Ersat.
Article
A QUANTITATIVE ASSESSMENT WAS MADE OF THE PROPORTION EFFECT OF SAND, SILT, CLAY, AND ORGANIC MATTER IN TWENTY-SIX SOILS ON THE MOISTURE AT THE UPPER AND LOWER LIMITS OF AVAILABLE-WATER OF THE SOILS. REGRESSION EQUATIONS WERE OBTAINED WHICH ENABLED THE MOISTURE TO BE ESTIMATED ON A WEIGHT OR VOLUME BASIS FROM MECHANICAL ANALYSIS DATA USING EITHER INTERNATIONAL OR AMERICAN SIZE GRADES. THE ACCURACY OF ESTIMATING THE UPPER LIMIT OF AVAILABLE-WATER FROM THE VARIOUS EQUATIONS RANGED FROM PLUS MINUS 9 TO 22 PER CENT: FOR THE LOWER LIMIT FROM PLUS MINUS 8 TO 16 PER CENT OF THE MEASURED VALUES. MEAN VALUES OF THE MOISTURE CONTENTS AT THE UPPER AND LOWER LIMITS OF AVAILABLE-WATER FOR EACH TEXTURAL CLASS WERE CALCULATED FROM THE AVERAGE PARTICLE-SIZE COMPOSITION FOR EACH CLASS AND FROM THE REGRESSIONS OBTAINED. /RRL/A/
1997 -Desertificazione ed uso dei suoli in ambiente mediterraneo Contributo alla predisposizione di un Sistema Informativo Territoriale per la valutazione dell'attitudine al miglioramenti dei pascoli. Tesi di laurea, Corso di Laurea in Scienze Ambientali
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-Zucca C. 1997 -Desertificazione ed uso dei suoli in ambiente mediterraneo. Contributo alla predisposizione di un Sistema Informativo Territoriale per la valutazione dell'attitudine al miglioramenti dei pascoli. Tesi di laurea, Corso di Laurea in Scienze Ambientali, Università di Milano. A.A. 1996-97
1979 -Pastori e contadini di Sardegna
  • Le Lannou
-Le Lannou M. 1979 -Pastori e contadini di Sardegna. Trad. di M. Brigaglia. Ed. Della Torre, Sassari.
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Metodologia integrata per la gestione dello schema di attitudine al pascolo al fine della conservazione e della difesa dei suoli in Sardegna 1991-La classificazione dei suoli In il suolo . Pedologia nella scienza della terra e nella valutazione del territorio
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  • Ersat-Cras-Università Degli Studi Di Sassari
-Gruppo di Lavoro ERSAT -CRAS -Università degli Studi di Sassari, 1991 -Direttive per l'attitudine dei suoli alla utilizzazione agronomica e per il miglioramento fondiario. Atti Convegno La difesa del suolo in ambiente mediterraneo. Cala Gonone (Nu), giugno 1991, ERSAT -ISTAT, 1968 -1° Censimento generale dell'agricoltura, !5 Aprile 1961. Vol. VI. Dati Generali Riassuntivi.
Sassari -Madrau S., 1990 -Valutazione della attitudine al pascolo dei suoli della Sardegna. I territori comunali di Gavoi e Lodine (Nu). Note. Atti dell' Istituto di Geopedologia e Geologia Applicata
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  • Di Realizzazione Di Uno Schema
  • Di Land Capability Per I Pascoli Della Sardegna
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