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Il rilievo del complesso di Monte Senario. Strategie per la documentazione e la valorizzazione

Authors:
Atti del convegno nAzionAle di studi
MontesenArio 19-20 MAggio 2010
A curA di stefAno Bertoccci e sAndro PArrinello
L’eremo è un luogo di difcile accesso, dove gli eremiti o anacoreti
si ritirano escludendosi volontariamente dalla società per condurre
una vita di preghiera e ascesi. Se la realizzazione di luoghi isolati
di preghiera è comune a numerose religioni, si deve soprattutto al
Cristianesimo la diffusione in Italia di un gran numero di eremi che,
dal Medioevo ad oggi, costituiscono una grande parte del patrimonio
culturale di interesse storico ed architettonico del nostro paese.
Tale patrimonio è inoltre testimone di un processo evolutivo, religioso,
culturale ed anche scientico che ha posto le basi della civiltà con-
temporanea e fa parte della nostra specica identità culturale; questi
luoghi costituiscono infatti un coagulo straordinario di testimonianze
dei processi storici che ne hanno determinato le modicazioni e che
li hanno spesso trasformati in eccezionali complessi di interesse mo-
numentale. Lo studio di questi impianti architettonici costituisce una
tappa fondamentale nel doveroso impegno per la conservazione del
nostro patrimonio.
“Dovendo allora fermarsi su questo monte vi fecero tre tende, una materiale,
una mistica e una morale. La tenda materiale fu la povera dimora sul mon-
te,(…) fondata sulla sommità del monte, costruita con materiale di poco valo-
re, irrigata da una fonte di acqua abbondante, circondata da una bella selva
di alberi, abbellita da un prato di erbe verdeggianti, fornita da Dio di un’aria
purissima,(…). La tenda morale fu la dimora speciale di Cristo nella mente di
ciascuno di loro, (…) edicata (…) sul fondamento profondo della carità. La
tenda mistica, poi, fu il particolare rifugio che vi trovarono i frati del nostro
Ordine: rifugio costruito soprattutto dalla Nostra Signora, fondato sull’umil-
tà dei nostri padri, costruito con la loro concordia, conservato dalla povertà,
abbellito dalla purezza. La presenza di frati santi, che si avvicenderanno no
al giorno del giudizio, è la sua perfezione” (Legenda de Origine, n. 44)
€ 16,00
ArchitetturA ereMiticA
sisteMi ProgettuAli e PAesAggi culturAli
Atti del convegno nAzionAle di studi MontesenArio 19-20 MAggio 2010
ArchitetturA eremiticA
SiStemi progettuAli e pAeSAggi culturAli
Atti del Convegno nAzionAle di Studi
Monte SenArio 19-20 giugno 2010
A CurA di
StefAno BertoCCi e SAndro PArrinello
La presente pubblicazione e il convegno ‘Architettura eremitica, sistemi progettuali e paesaggi culturali’
sono stati realizzati con il contributo e il patrocinio della Provincia di Firenze - Presidenza, Assessorato
alla Cultura e Assessorato alla Programmazione territoriale, Parchi e Aree protette - del Comune di Vaglia
e della Comunità Montana del Mugello.
CoMitAto orgAnizzAtore
StefAno BertoCCi
- Università degli Studi di Firenze
SAndro PArrinello
- Università degli Studi di Firenze
PAdre HuBert M. MoonS
- O.S.M. Priore Conventuale
PAdre giovAnni M. SPerMAn
- O.S.M.
AdriAnA SgolAStrA
- Direzione Urbanistica Parchi e Aree protette della Provincia di Firenze
CoMitAto SCientifiCo
MArCo Bini
- Università degli Studi di Firenze
eMMA MAndelli
- Università degli Studi di Firenze
StefAno BertoCCi
- Università degli Studi di Firenze
SAndro PArrinello
- Università degli Studi di Firenze
MArzio dAll’ACquA
- Università degli Studi di Bologna
CArlo Cinelli
- Università Americana Middlebury College
P. HuBert M. MoonS
- O.S.M. Priore Conventuale
P. giovAnni M. SPerMAn
- O.S.M.
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AndreA PAgAno
AntonellA zAnni
MAtteo PASquini
SerenA orlAndi
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Università degli
Studi
di Firenze
Provincia
di Firenze Comune
di Vaglia Comunità Montana
del Mugello
Dipartimento
Architettura
Disegno,
Storia,Progetto
Lab.
Landscape Survey
& Design
O.S.M.
ringrAziAMenti
Si ringrazia la comunità dei Serviti di Monte Senario per l’accoglienza ed il costante supporto alle attività condotte dai
ricercatori e dagli studenti della Facoltà di Architettura di Firenze.
Si ringraziano inoltre i collaboratori e gli studenti dei corsi di Rilievo dell’Architettura per il costante impegno profuso
nelle operazioni di rilievo e documentazione dei complessi eremitici e monastici toscani.
INDICE
prefAzioni
PAdre giovAnni M. SPerMAn
Il Convento di Monte Senario 5
StefAno BertoCCi, SAndro PArrinello
Monte Senario: modello per una ricerca 7
preSentAzioni
AndreA BArduCCi
- Presidente della Provincia di Firenze 10
MArCo gAMAnnoSSi
- Assessore Territorio Provincia di Firenze 10
fABio Pieri -
Sindaco del Comune di Vaglia 11
eMMA MAndelli
-Università degli Studi di Firenze 12
1. leremo di monte SenArio
SAndro PArrinello
Il rilievo del complesso di Monte Senario.
Strategie per la documentazione e la valorizzazione 17
MArCo frAti
Prima di Monte Senario: eremi romanici in Toscana 35
MArCello SCAlzo
Eremi rupestri in Toscana (III –XVI sec.) 47
.
BArBArA Aterini
L’acqua elemento vitale di Monte Senario
Tecnologie d’avanguardia a servizio della comunità monastica 53
CArlo Cinelli
Testimonianze rivissute attraverso una schedatura ministeriale:
spunti di storia e cronaca di Monte Senario “letti”
tra suppellettile liturgica, arredi sacri e altro ancora 65
2. eremi e cASi di Studio
StefAno BertoCCi
La documentazione delle decorazioni delle chiese monastiche
in epoca barocca, Monte Senario, Vallombrosa
e Camaldoli 75
fAuziA fArneti
Il «dipinger prospettive, cioè dipingere di quadratura»
nei monasteri orentini dei Servi di Maria e dei Vallombrosiani 83
elenA MAnzo
Fondazioni benedettine dopo la riforma cluniacense.
Insediamenti monastici ed eremitici dei Verginiani
lungo il versante tirrenico 91
MArio MAngAnAro
Eremi e paesaggio tra Sicilia e Calabria 105
Ciro roBotti
Un eremo francescano nel paesaggio vesuviano 113
luigi Corniello
Un eremo seicentesco tra i boschi del Matese 123
MAriAngelA liuzzo
Disegni per una lettura del convento di S. Maria di Gesù a Taormina 129
AdriAnA roSSi
Il buon Dio si rileva nei dettagli. Eremo di San Michele in Val di Susa 141
AleSSiA BiAnCo, vittorio CerAdini, frAnCeSCo A. Cuteri,
MAnuelA PrAtiCo’, AleSSAndrA SurACi
Il progetto di restauro dell’eremo di sant’Ilarione a Caulonia (RC)
Tra istanze strutturali e conservative 151
17
Il progetto di ricerca per la conoscenza e le valorizzazione del San-
tuario di Monte Senario è stato nalizzato allo studio dei caratteri
compositivi e dei sistemi costruttivi di un complesso, eremitico e
conventuale, la cui storia, dal Medioevo ad oggi, ha caratterizzato
un’architettura estremamente articolata ed unica nel suo genere.
Le sperimentazioni condotte nei cinque anni di ricerca si basano su
un nutrito corpus di campagne di rilievo e attività di documentazio-
ne, di rilevamento diretto, topograco e laser scanner, che hanno
prodotto elaborati di supporto alle attività di analisi ed alle indagini
di archivio, nalizzati alla denizione di un quadro conoscitivo ge-
nerale dello sviluppo cronologico dei singoli manufatti architettoni-
ci, per quanto riguarda ciò che è possibile dedurre dalla rappresenta-
zione delle murature in elevato. Lo sviluppo di procedure integrate
per la documentazione del patrimonio storico e architettonico si av-
vale oggi di tecnologie avanzate che afancano processi metodolo-
gici consolidati, ma pur in continua evoluzione, per l’effettuazione
di rilievi aggiornati e articolati nelle caratteristiche mensorie, ge-
ometriche, morfologiche, materiche e conservative del patrimonio
esistente, permettendo la costruzione di apparati informativi anali-
tici aperti. L’acquisizione delle misure, momento conoscitivo, è mi-
rata oggi a denire non più un organico quadro di riferimento “sta-
tico”, ma una banca dati strutturata dall’interrelazione del cospicuo
capitale di coordinate tridimensionali appartenenti ad un modello
di riferimento che è già parte integrante di un processo di lettura,
prima idealizzante e poi criticamente interpretabile, tale che i dati
qualitativi inerenti l’ambiente ed i manufatti architettonici, possano
divenire oggetto di molteplici livelli di lettura che non si devono
necessariamente esaurire in uno stretto rapporto temporale, ma pos-
sono essere integrati e sviluppati interdisciplinarmente nel tempo.
Rilevare un sistema complesso come quello costituito dalla strut-
tura del Santuario di Monte Senario ha richiesto questa interazione
di attività e competenze, sinergie, ma anche l’elaborazione di un
progetto di documentazione dove l’esigenza di porre assieme, nel
medesimo riferimento, dati ricavati da diversi momenti di indagine
e da diverse letture del sistema, ha implicato l’adeguamento nella
lettura ad un orientamento pluricomposto, connesso ad una esigen-
za rappresentativa multidimensionale. L’immagine, afdabile, di-
viene qui spazio informativo dove, nel raccogliere a più riprese e
su più livelli le informazioni ricavate dalla lettura dell’architettura,
acquisizione e ripresentazione si palesano nel disegno come unico
espediente di ricerca.
IL RILIEVO DEL COMPLESSO DI MONTE SENARIO
StrAtegie Per lA doCuMentAzione e lA vAlorizzAzione
Sandro Parrinello
Pagina a fronte: porzione
del prospetto nord del
Santuario. Rilievo di B.
Masiani, C. Gambassi, L.
Ercoli.
18
il SAntuArio di Monte SenArio e lA SuA evoluzione
Non è questa la sede per affrontare concretamente l’analisi delle
vicende storiche che hanno condotto il convento di Monte Senario
all’immagine attuale, tuttavia, considerata la qualità dell’architettu-
ra e l’esigenza di confermare la validità di un processo documen-
tario come supporto alle considerazioni storiche, appare necessaria
una riessione sulle ipotesi evolutive no ad oggi dedotte e riscon-
trate dall’analisi del rilievo.
Come ricorda il Canalini: da circa un cinquantennio gli studiosi di
storia servitana hanno sottoposto le documentazioni delle “origini”
dei Servi ad un ltraggio critico, creando opinioni divergenti e con-
trapposizioni che spesso hanno coinvolto appassionatamente tutto
l’Ordine. Come frutto di questo periodo di studio oggi possediamo
un’opera fondamentale che raccoglie ed analizza criticamente tutto
il materiale documentario conosciuto: non c’è più, quindi, il timore
di dover lavorare su premesse scienticamente “traballanti”, tutta-
via, le interpretazioni di questa ricchezza documentaria non sono
giunte ancora a conclusioni univoche1.
I fatti principali dai quali è possibile ricostruire la storia delle origini
di Monte Senario sono contenuti in tre documenti, tre lettere, la pri-
ma del 13 marzo del 1249 del Cardinale Raniero Capocci, indiriz-
zata al priore dei frati di Monte Senario, le altre due, del 1250, sono
inviate da Ancona, dal Cardinale Pietro di S. Giorgio al Velabro,
successore del Cardinal Ranieri nella delegazione papale2.
E’ tuttavia nella Legenda de origine Ordinis fratrum Servorum
Virginis Mariae3 che si trova il primo tentativo di sintesi di storia
dell’Ordine e della nascita di Monte Senario per quanto si riferisce
al secolo di gestazione, iniziato, secondo la Legenda, nel 1233 e
conclusosi con l’approvazione denitiva nel 1304. Ciò che rende
complicata l’analisi evolutiva del sistema architettonico è fonda-
mentalmente il passaggio da un insediamento eremitico a carattere
parzialmente rupestre, sul modello della Tebaide4, a quello monasti-
co organizzato sostanzialmente sulla regola compositiva benedet-
tina5. Il primo insediamento al quale si accenna è caratterizzato da
una struttura aperta con un edicio in pietra, di cui la prima pietra fu
benedetta dal Vescovo orentino, ed altri semplici edici di legno6.
La connessione con le autorità politiche della vita orentina non
sono secondarie per delineare un processo di assestamento “clerica-
le” riguardante la nascita dell’Ordine dei Servi di Maria, che coin-
cide con un periodo nel quale la società è “un corpo tutt’altro che
unito compatto; presenta, anzi, i segni di una grande trasformazione
ed evoluzione, di fermenti molto vivi che ne lacerano il tessuto,
dove si risvegliano forze sociali ed economiche, politiche ed anche
culturali, che reclamano uno spazio vitale e un peso prima di allora
sconosciuti”7.
Il sapere non è più e soltanto elaborato nei monasteri e nelle scuole
episcopali, alle quali, anzi, sono destinate a sostituirsi le cosiddette
1 Cfr. E. CASALINI, I
fatti delle origini: visione
d’insieme, in Alle origini
dei servi. I fatti e la loro
rilettura nell’ordine lungo
i secoli, Edizioni Monte
Senario, Firenze, 1979.
2 Ibidem
3 La Legenda de origine
Ordinis fratrum Servorum
Virginis Mariae ci è perve-
nuta in un solo esemplare.
Il codice completo, scrit-
to su pergamena in due
colonne e da due mani, è
composto di 65 fogli e la
L.O. ne copre solamente i
primi dieci.
4 Per evitare il contatto
umano e per vivere ancora
più austeramente la loro
vocazione, essi si ritirano
nel silenzio del Monte Se-
nario, abitando in grotte,
nutrendosi di erbe e di ac-
qua, e meditando la pas-
sione di Cristo e i dolori
che la vergine soffrì sotto
la croce. E. CASALINI, I
fatti delle origini: visione
d’insieme, in Alle origini
dei servi. I fatti e la loro
rilettura nell’ordine lungo
i secoli, Edizioni Monte
Senario, Firenze, 1979.
5 La Regula Monachorum
(Regola Benedettina).
6 Vi fecero edicare un
oratorio, dedicandolo alla
gran Madre di Dio, et al-
cune cellette in legname,
separate l’una dall’altra
secondo il costume de’ ro-
miti. Prologo alla costitu-
zioni della vita eremitica,
in Regola del Padre Sant
Agostino e Costituzioni de
Romiti del sacro Eremo di
S. Maria de Servi di Mon-
te Senario… in Firenze,
nella stamperia Bartolom-
meo Sermartelli e fratelli,
1613, pp.25-35, Cfr. anche
P. BRANCHESI, Le origi-
ni degli eremiti di Monte
Senario, in Alle origini
dei servi. I fatti e la loro
rilettura nell’ordine lungo
19
universitates, un periodo dove le inquietudini spirituali e cultura-
li conducono all’elaborazione di pensieri la cui sintesi non risulta
sempre in linea con la tradizione ecclesiastica, che tendono ad of-
frire strumenti di interpretazione più adeguati ai nuovi bisogni della
società.
Se si andava delineando la sionomia di una chiesa sentita come
società religiosa, strettamente unita al potere accentrato di una ge-
rarchia ecclesiastica8, la quale fonda la sua autorità nella funzione
di amministratrice dei carismi9, i grandi Ordini Mendicanti si po-
sero come gli eredi delle correnti spirituali precedenti assumendone
gli elementi essenziali, privati però di ogni carica di contestazione
aperta al clero e ai suoi costumi, e nalizzati a costituire forze le
quali, pur nella obbedienza della chiesa gerarchica e nel rispetto
della dottrina ortodossa, svolgevano opera di riforma del corpo ec-
clesiale dal suo interno. I nuovi ordini, che in un primo momento si
insediano all’esterno delle città proprio come i Sette fondatori che
abitarono in una casa vicino le mura della città, niranno per venire
assorbiti dalle medesime, inuenzando con la loro predicazione e
il loro tenore di vita, la pietà, gli studi e persino gli ordinamenti
politici cittadini; ponendosi non di rado anche come fattori di rappa-
cicazione delle diverse fazioni che si fronteggiavano nell’ambito
dei comuni10. La connessione con queste attività politiche cittadine
caratterizzò in larga parte la nascita dell’Ordine che, alternandosi
tra diverse fazioni religiose nell’intento di preservare l’Ordine stes-
so, fu sempre vincolato alle vicende orentine ed in particolare alle
vicende dell’Annunziata, luogo destinato ad accoglierne il centro
amministrativo.
Ad oggi vi sono dubbi sulla continuità della vita eremita presso Mon-
te Senario durante il quattordicesimo secolo a seguito della prima
comunità che vi si stabilì agli inizi del Duecento; è solo a seguito del
capitolo generale di Ferrara del 1404 che si hanno notizie continuati-
ve sulle attività dell’eremo. In quei duecento anni di quasi abbandono
della struttura credo che, pur diminuendo drasticamente il numero dei
frati e pur considerando le variazioni climatiche che caratterizzarono
quei secoli così ostili, come fanno intuire alcuni documenti11, la vita
a Monte Senario continua e non poche sono le modiche che coin-
volgono la struttura dell’eremo. Se terremoti, numerosi nel Trecento,
costringono la struttura a svariate modiche e ad un progressivo ab-
bandono no ad un parziale stato di rudere, a seguito del Capitolo
Generale del 1404 la vita presso l’eremo rinasce, promossa proba-
bilmente dalle ispirazioni dei frati accese dalla lettura dei primi padri
fondatori nella L.O. del 1375. La piccola comunità che torna ad abita-
re l’eremo restaurandolo progressivamente, edica una nuova chiesa
appoggiata con l’abside all’antico oratorio superstite e forse no ad
allora variamente utilizzato come luogo di culto, l’antiporto con il
nuovo accesso, il chiostrino con le celle, una stanza ed un refettorio
comuni modicando l’immagine compositiva del villaggio aperto in
i secoli, Edizioni Monte
Senario, Firenze, 1979.
pag. 84.
7 T. CIMIERO, Panora-
mica del contesto storico
delle origini dei servi,
in Alle origini dei servi.
I fatti e la loro rilettura
nell’ordine lungo i secoli,
Edizioni Monte Senario,
Firenze, 1979.
8 Cfr. R. MORHEN, Me-
dioevo cristiano, Univer-
sale Laterza, 5 ed., Bari,
1978.
9 Ibidem.
10 Vandenbroucke, Laici e
chierici nel XIII secolo.
11 Per una trattazione det-
tagliata Cfr. F. A. DAL
PINO, La rinascita di
Monte Senario nel 1404
e l’origine dell’osservan-
za dei Servi nel 1430. in
1304 -1404 due centenari
ed oltre, Edizioni Monte
Senario, Firenze, 2004,
pp. 45-60
20
quella del convento12. Queste modiche in verità si sviluppano in un
periodo di circa un secolo, il Quattrocento, nel quale l’inuenza dei
serviti è tale da coinvolgere tra i più importanti nomi della scena ar-
tistica orentina per promuovere restauri ed ampliamenti delle strut-
ture esistenti specialmente alla SS. Annunziata13. L’espressione della
struttura formale del convento muta radicalmente nell’immagine at-
traverso un continuo intervallarsi di opere di restauro e riqualica-
zione formale e se nel primo ventennio a seguito del 1404 l’attenzio-
ne riposta verso l’eremo è tale da garantire una forte ripresa, questa
stessa non cessa negli anni successivi nonostante l’accumulazione
di debiti nei confronti della signoria orentina proprio a causa delle
spese di restauro. L’immagine rinascimentale con il porticato anti-
stante comunicante con gli ambienti del chiostro è probabilmente la
più signicativa riguardante questo periodo in cui l’impianto occupa
l’intera estensione del massiccio roccioso.
Nel Cinquecento la vita del convento è caratterizzata da una serie di
accidenti, quali un terremoto del 1523 che causa numerosi danni alle
strutture, oltre all’assedio di Carlo V del 1529, così che nel 1593 si
assiste alla seconda rifondazione del Monte Senario14 .
La rinascita del Senario è afancata da un movimento di riforma che
nasce all’interno dell’ Ordine dei Servi di Maria15 espresso nella bolla
“Decet Romanum Ponticem” emanata da Clemente VIII il 23 Ot-
tobre 1593, rilasciata ad istanza del Priore Generale dei Servi Lelio
Baglioni.
La bolla riguarda un progetto presentato al pontece dal Priore Gene-
rale nel precedente mese di Agosto dello stesso anno e così riassunto:
“volendo per tanto il sopradetto priore generale e il priore dell’An-
nunziata di Firenze, rimettere in piedi quella regolare osservanza, già
dai primi Sette fondatori dell’Ordine ivi praticata, hanno stabilito di
mandare in quel luogo sette sacerdoti professi e alcuni conversi, i
quali tutti passino 25 anni di età; e che parimente sia ufzio dei me-
desimi il passare il tempo in sante contemplazioni e menar vita soli-
taria. Questi religiosi abitanti nell’eremo del Senario, che dichiaria-
mo Sacro Eremo, oltre ai comuni statuti dell’ordine e della regola di
Sant’ Agostino, vogliamo che soggiacciano agli infrascritti pesi, cioè
che in verun tempo dell’anno si cibino di carne, ma soltanto di latti-
cini, che siano tenuti al digiuno quadragesimale la seconda e quarta
feria (lunedì e mercoledì) di tutto l’anno e la sesta feria (venerdì)
sempre digiunino in solo pane e acqua. Ma l’avvento e la quadragesi-
ma sia digiuno di pane e acqua, oltre la sesta feria, anche la seconda
e la quarta, a ciò in quel convento si osservi quel tenor di vita che si
osservava dai primi Istitutori. Di maniera che, secondo la regola di
Sant’ Agostino, che essi professano, siano tutte le cose comuni e sia
in tutti un istesso cuore e un istessa anima in Dio”16.
Il progetto approvato da Clemente VIII cominciò ad essere concre-
tamente attuato nel 1595, dopo i necessari restauri e adattamenti
del convento di Monte Senario. Ma lo stesso progetto aveva avuto
12 Cfr. L.M. DE VITTO-
RIO, I lavori di restauro
eseguiti a Monte Senario,
Studi Storici O.S.M.,
21, 1971, pp.238-246.
13 Si fa riferimento a per-
sonalità come L.B. Alberti
o Michelozzo di Barto-
lommeo che alla SS: An-
nunziata costruì o restaurò
la sagrestia, la cappella
Villani, la cappella della
Madonna, il chiostro dei
Voti, l’Oratorio di San Se-
bastiano e la parte sinistra
della navata.
14 F. A. DAL PINO, La
rinascita di Monte Sena-
rio nel 1404 e l’origine
dell’osservanza dei Servi
nel 1430. in 1304 -1404
due centenari ed oltre,
Edizioni Monte Senario,
Firenze, 2004, pag.59.
15 Così come era successo
nel secolo XV relativo alla
Congregazione dei frati
servi di Maria Osservanti.
16 Cfr. R. FAGIOLI osm,
Sviluppi del movimento
eremitico di Monte Sea-
rio, in I servi di Maria nel
Seicento, Edizioni Monte
Senario, Firenze, 1985,
pp.51-56.
21
una sua preparazione, che viene narrata da vari scrittori di storia
dell’ordine, tra i quali il p. Arcangelo Giani: (…) essendovi eppiù
divenuto silvestre il luogo e quindi una spelonca di ere, dogni in-
torno ripiena di rovine, era soltanto in piedi la chiesa e un piccolo
tugurio ove ricoveravansi due o tre religiosi. Ciò che sembrava più
improprio si era la vicinanza della ducal villa di pratolino, delizia
dei Principi di Toscana, il cui regio palazzo da Francesco, secon-
do di questo nome, era stato fabbricato, dove spesso portavasi la
corte tutta a villeggiare. Accadde pertanto che un giorno, Ferdinan-
do I fratello del già detto Francesco, essendo venuto in potere del
Granducato di Toscana, portavasi per suo divertimento ad inseguir
le ere, allorché, pervenuto alla sommità del Senario e ivi fermato-
si mentre sperava di riposarsi alquanto, rimirava le rovine di quel
luogo; e come era un piissimo principe, deplorava amaramente le
rovine di quel convento tanto più che intese essere quello il luogo in
cui sette suoi concittadini fondato avevano il Sacr’Ordine de Servi
di Maria”17.
Se il diciassettesimo secolo sigla i più importanti interventi di re-
stauro del Monte Senario, i restauri del 1594 sono in parte eseguiti
con le offerte, i materiali, e le manodopera offerta dalla popolazio-
ne, mentre è il granduca che in tutta la prima metà del Seicento con-
tribuisce per l’ampliamento dell’eremo. La terrazza panoramica e la
grande cisterna sottostante vengono terminate nel 1621 (la cisterna
resta in funzione no al 1936 quando viene costruito l’acquedotto) e
no al 1634 continuano lavori di espansione per la parte retrostante
il refettorio che, in quegli anni, vede ospitare l’affresco del Rosselli.
Il campanile viene terminato nel 1648 ma i lavori al Senario prose-
guono per tutto il Settecento quando, oltre alla chiesa, vengono co-
struite le scalinate di accesso, costruito il porticato davanti la chiesa,
sistemato il piazzale di arrivo a Monte Senario dove, tra il 1750 e
il 1754, vengono poste le due statue di San Bonglio Monaldi e di
San Filippo Benizi. Agli inizi del Settecento vengono realizzati il
coro e la sacrestia, mentre la chiesa viene completamente ristrut-
turata nel 1717 probabilmente sotto la direzione di Giovan Battista
Foggini. I lavori di restauro della chiesa coinvolsero anche la Cap-
pella dell’Apparizione che in quegli anni si vide decorarne l’altare
e la costruzione di una nuova cappella, del Santissimo Sacramento,
edicata nel 1726 per legato di Domenico dell’Antella su disegno
di Giovan Battista Foggini e decorata da stucchi del Portogalli e da
tele dedicate a Storie della vita del Beato Manetto.
Il XVIII secolo vede l’Ordine passare da una condizione di estrema
ricchezza, nella prima metà del secolo raggiunge il più elevato nu-
mero di frati della sua storia, circa tremila, ad uno stato di regressio-
ne quando, alla ne del secolo, per le soppressioni imposte, dovrà
chiudere molti conventi ed assistere alla dispersione della maggior
parte dei frati ed alla decimazione della sua presenza in Europa,
prima nei territori dell’impero austro-ungarico, poi in Francia ed
17 Traduzione dalle Me-
morie dell’Origine e Pro-
gressi degli Eremi, lib. III,
cap. II, pp.104-105.
22
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sito delle nuove frontiere
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logiche: alcune riessioni,
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documentazione dei beni
architettonici e ambientali
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rienze  
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23
Il rilievo scientico è lo strumento e il mezzo per documentare, in-
dagare, capire, conoscere, forma e vicende storiche, direttamente
dall’oggetto rilevato, considerato come il principale “documento”
di se stesso. Tuttavia forse per affrontare adeguatamente il proble-
ma della scienticità, dovremo distinguere un livello epistemologi-
co da quello metodologico, nonostante le relazioni tra loro esisten-
ti. Il livello epistemologico, più astratto, riguarda le assunzioni di
ogni scelta metodologica, ogni metodo utilizzato infatti poggia su
presupposti losoci, come la scelta della procedura sperimentale,
mosse dalla ripetibilità degli eventi e delle condizioni al contorno. Il
livello metodologico, inteso come l’insieme dei criteri e delle norme
che attribuiscono scienticità nella prassi seguita, specica l’ambi-
to epistemologico al quale ci si riferisce. Il livello epistemologico,
dunque, evidenzia i presupposti del metodo utilizzato giusticando
i motivi di quella scelta.
Sebbene il matematizzare dati al ne di attribuire carattere scien-
tico sia auspicabile, quanticare i dati non è l’unico modo per
perseguire tale ne; limitandosi ad assurgere al modello matema-
tico del progetto documentativo al ne di presupporre un rilievo
scientico, non potremmo prendere in considerazione i contributi
fondamentali di aspetti soggettivi e, a livello metodologico, delle
teorie percettive sensazionali del secolo scorso. Il metodo dunque
si pregura come un insieme di regole con funzione a carattere
normativo, assoluto, rispetto alle procedure del lavoro scienti-
co. Il procedimento di ricerca potrà essere improntato di volta in
volta secondo una logica di tipo ipotetico-deduttivo, ma spetterà
al metodo dettare i criteri per l’accettazione o il riuto tra diffe-
renti ipotesi in concorrenza. La vericabilità delle ipotesi sarà poi
l’unico modo per stabilire se la conoscenza conseguita è di tipo
scientico o meno e i cardini metodologici di ogni prassi di ricerca
saranno perciò rappresentati dai principi della vericabilità delle
ipotesi teoriche.
Nel caso di un rilievo sperimentale prevale un processo induttivisti-
co per il quale, ogni ricerca, origina con delle osservazioni, da que-
ste induce un’ipotesi plausibile, e conseguentemente ulteriori os-
servazioni che inducono alla formulazione di un’ipotesi probabile.
L’innovazione di una prassi documentaria, scientica, risulterà dun-
que essere il frutto di una serie di induzioni da fatti fra loro legati da
deduzioni. Nel procedimento induttivo, specialmente se connesso
con un’analisi dell’immagine di un luogo o l’analisi della forma-
lità di un contesto architettonico, fondamentale importanza è data
dall’osservazione, spesso ripetuta, dalla quale scaturisce un’ipotesi,
successivamente sottoposta a procedimenti sperimentali che ne va-
lutano la probabilità. Così, la signicatività di un’ipotesi, originata
dall’osservazione dei fatti durante la sperimentazione, deve passare
al vaglio delle tecniche di sperimentazione, tra le quali assume gran
rilievo l’elaborazione e la post produzione dei dati.
Eidotipi del chiostro anti-
co di Monte Senario.
Rilievo di C. Gannucci,
G.Nassi, V. Pagliai, F. Pic-
chio.
24
Il rilievo tende ad un modello di scienticità che adotta prevalente-
mente il metodo di ricerca induttivo, legato alla raccolta di osserva-
zioni ripetute e sistematiche; il rilievo architettonico, non prescin-
dendo dall’essere in genere anche ambientale, è tuttavia improntato
su un metodo di paradigma indiziario per il quale il fatto psicologico,
malgrado il suo essere frammentario ed ambiguo, è colto attraverso
le tracce e gli indizi che il ricercatore stesso interpreterà dal proprio
io. Questi, partendo da particolari che comunemente apparirebbero
irrilevanti, attiverà un’interpretazione critica, tale che osservazione,
valutazione, teoria e spiegazione possano costituirsi come i pilastri
di ogni ricerca scientica dove qualunque osservazione è sempre ed
inevitabilmente una valutazione che, facendo capo ad una teoria,
cerca di interpretare i fatti osservati.
Se la diagnosi è il frutto delle conoscenze teoriche dell’osservatore
che valuta i dati interpretabili, ogni diagnosi, o valutazione, implica
la conoscenza o la formulazione di una teoria, tale che diviene in-
dispensabile distinguere tra le diagnosi consistenti in operazioni di
riconoscimento di elementi rilevabili nell’ambito di casi noti, dove
avviene un riconoscimento in modo preciso all’interno delle cate-
gorie disponibili da una propria esperienza, e le diagnosi tendenti
alla comprensione del senso del caso specico dalla ricostruzione
di un intreccio di eventi, corrispondenti allo schema fondamentale
della spiegazione scientica. In assoluto non si possono proporre
diagnosi se non si conoscono teorie e, queste ultime, rappresentano
la nalità di ogni ricerca scientica.
Nell’impostazione ideograca si raccolgono numerosi aspetti
relazionali di un sistema architettonico allo scopo di ricavarne
un disegno dove l’impostazione nomotetica si fonda sull’utilizzo
di numerosi soggetti e sulla loro messa a confronto. Problema
comune è quello di trovare una spiegazione scientica del sog-
getto considerato dove comprendere e spiegare indicano proces-
si contigui e reciprocamente connessi. Il rilievo dell’architettura
è questo per sua stessa denizione di scienza dove le analisi e le
deduzioni emergono da un disegno che è esso stesso critico. La
questione della scienticità, dove ogni disegno fosse anche uno
Rilievo materico della
Cappella dell’Apparizione
e Cappella di Sant’Ubal-
do. Rilievo di A. Parigi,
S.Pecchioni, E. Perria.
25
schizzo diviene scientico, permette qui di
riconsiderare quella dizione, rilievo inte-
grato, apparentemente passata di moda, ma
che risulta invece essere la vera condizio-
ne di afdabilità per lo sviluppo di sistemi
soddisfacenti di analisi. Il rilievo integra-
to prevede la connessione di processi e di
metodologie, considerando l’interazione
tra queste stesse il punto di forza nel quale
ritrovare il senso espressivo principale, e
inevitabilmente scientico, del fare rilievo.
Come le aperture esprimevano per Gropius
il punto di incontro, di convergenza, tra di-
versi livelli ambientali, tali da esprimere il
senso stesso dell’architettura, è nel rilievo
integrato e nel suo approssimarsi al detta-
glio attraverso l’interazione di diversi strumenti, ciascuno con le
sue specicità e metodi, che si esprime quella scienticità trop-
po spesso intesa come afdabilità metrica, che è però espressio-
ne di una analisi e attività interpretativa orientata all’interno del
progetto di documentazione e che permette di crescere al rileva-
tore nel suo conoscere e documentare in architettura.
Se la pianicazione del rilievo costituisce il momento più im-
portante del processo conoscitivo, dell’attività critica ed inter-
pretativa dell’ambiente dalla quale dipende la qualità del lavoro
ed il raggiungimento dell’obiettivo, è dalla pianicazione del ri-
lievo che dipende la qualità dei dati dai quali poi verrà condotta
la sintesi descrittiva. Comprendere la specica necessità per la
quale si affronta un rilievo comporta denire quali informazio-
ni possono apportare un aiuto alla ricerca e, conseguentemente,
quali elementi é necessario considerare, specicandone le rela-
zioni, per estrarne le informazioni desiderate.
In generale il progetto del rilievo comporta la denizione di un
metodo attraverso il quale è possibile risolvere i problemi che
puntualmente rendono complessa l’operazione tradizionale e
pertanto, il buon rilevatore sarà colui che possiede un’esperien-
za tale da riuscire a ricondurre il numero più alto possibile di
problemi a soluzioni sperimentate in casi analoghi.
Come spesso capita, la prima cosa da fare è confrontare la realtà
oggettiva e valutare le possibilità di successo dell’operazione
in relazione allo scopo della ricerca, sapere esattamente a cosa
serve il rilievo in questione, qual è il ne delle operazioni per
comprendere se queste ultime risultano poi compatibili con tale
ne. Per giungere a quello che si chiama progetto di rilievo, o
piano esecutivo delle operazioni di rilievo, è necessaria la pro-
gettazione delle operazioni da compiere e la relativa cronologia
o cronoprogramma utile per la denizione della sequenza degli
Rilievo materico dell’estra-
dosso della volta della
Chiesa del convento. Rilie-
vo di A. Bianchini, J. Con-
sani, F. Sofci.
26
interventi e per la valutazione della conformità tra le aspettative
della committenza e le possibilità operative della campagna di
rilevamento, oltre che delle qualità nali del prodotto realizzato.
In generale deniti i limiti del “sistema chiuso” all’interno di
un contesto, sarà opportuno comprendere la struttura del siste-
ma. La necessità di individuare gli elementi che compongono
la struttura dell’ambiente architettonico per comprendere le re-
lazioni siche dell’esistente sono le prime esigenze conoscitive
utili alla realizzazione di un progetto di rilievo. Si procede poi
alla denizione dei livelli di lettura della struttura, giungendo a
denire le esigenze descrittive minime di analisi.
La struttura teorica dell’indagine sarà redatta tramite l’analisi
dei differenti strumenti di lettura programmati, siano questi re-
peribili o da realizzare, siano elaborati graci o testi, compren-
dendo quale sintesi dei dati acquisiti, integrando tra loro i diversi
contributi per la conoscenza che ciascuno strumento apporta alla
ricerca, è necessario sviluppare per estrapolare gli elaborati spe-
cici utili alla risoluzione del problema, conoscitivo o gestiona-
le, per il quale era stato richiesto il rilievo e l’indagine.
L’esigenza generale del processo, nel tentativo di giungere ad
un risultato conforme agli obiettivi, sarà anche quella di man-
tenere una certa coerenza rappresentativa tra le distinte fasi. I
diversi livelli di approfondimento genereranno distinte attenzio-
ni ed elaborati graci tra i quali sarà necessario individuare qua-
li elementi di contatto nel disegno potranno congurarsi come
quelle “soglie” che nell’ambiente reale mettono in comunica-
zione distinti ambienti e livelli, permettendo la visualizzazione
di paesaggi. Il paesaggio rappresentativo, nel quale si struttu-
rano codici e linguaggi della comunicazione, individuerà segni
signicanti in grado di orientare la lettura del testo del rilievo
che rappresenterà lo spazio reale consentendo riessioni durante
tutta l’elaborazione dello strumento nale.
il ContriButo del rilievo Per lA doCuMentAzione: orientAMento
e MiSurA
Rilevare la struttura muraria ed i suoi corredi funzionali ed este-
tici costituisce un’operazione che, se condotta correttamente e
Rilievo materico degli
spazi accessori del con-
vento.
Rilievo realizzato da T.
Panli, E. Ronconi, B.M.
Rulli.
27
nalizzata al confronto con strutture, tessiture dei paramenti,
caratteristiche costruttive e di nitura presenti nello stesso con-
testo culturale, diviene per lo studio storico ed architettonico,
oltre che sotto il prolo delle indagini storiche in generale, una
condizione essenziale per la lettura degli elevati, utile soprattutto
nel corso di analisi che investano resti di edilizia “minore” o dif-
fusa dove, spesso, scarse e sommarie risultano le fonti storiche.
Le diverse campagne di rilevamento condotte hanno prodotto in
una prima fase un corpus documentario costituito da disegni e
modelli tridimensionali che hanno trovato un naturale sviluppo
in una seconda fase di assemblaggio degli stessi modelli, non
solo tridimensionali o graci, ma comportamentali dei singoli ri-
levatori che si sono alternati nei processi documentari, tale che il
modello ultimato dell’intero complesso appare come un grande
archivio sulla misura delle architetture arricchito da un ltraggio
critico del dato interpretato.
Una delle problematiche che emerge con maggiore intensità è
la questione della “gestione della complessità”; questa emerge
come una delle tematiche predominanti dovute allo sviluppo tec-
nologico e allo strutturale incremento dei dati prodotti proprio
della civiltà contemporanea19.
Maurizio Forte ricorda che “nell’era della globalizzazione digi-
tale e della post – modernità il bombardamento di informazione
ha raggiunto vertici impensabili; siamo circondati da informa-
zione che genera rumore prima e conoscenza poi (e non sempre).
Questo forte incremento informazionale genera una maggiore
complessità; un eccesso di informazione che vive ai margini del
caos non è detto che produca conoscenza e, se lo fa, deve costru-
ire un adeguato processo di comunicazione: senza contesto non
c’è comunicazione, (come ci insegna Bateson), senza comunica-
zione non c’è conoscenza”20.
Organizzare la strutture della “conoscenza” in maniera che la
quantità del dato non crei “rumore” comporta una discretizza-
zione delle relazioni, delle procedure impiegate, per redigere un
Rilievo topograco del
convento.
19 Ibidem S. BERTOCCI,
A proposito delle nuove
frontiere delle applicazio-
ni tecnologiche: alcune
riessioni, in P. PUMA a
cura di, La documentazio-
ne dei beni architettonici
e ambientali strumenti,
indagini, esperienze, Saf-
fe, Cadenzano (Fi), 2006,
pag 13.
20 MAURIZIO FORTE
Tra conoscenza e comu-
nicazione in archeologia:
considerazioni in margi-
ne alla terza dimensione,
in S. CAMPANA e R.
FRANCOVICH (a cura
di), Laser scanner e G.P.
S. Paesaggi archeologici
e tecnologie digitali, ed
All’insegna del Giglio, Fi-
renze, 2006, p. 23.
28
quadro organico di rilevamento in grado di produrre conoscen-
za. L’informazione presuppone qualcosa di inatteso ed è quindi
direttamente collegata all’improbabile. L’informazione, in altre
parole, è inversamente proporzionale alla probabilità. Come tale
il progetto di rilievo non potrà stupirci nel riservarci elementi
inattesi o sorprese che modicheranno il progetto documentario
minacciando l’accuratezza e la precisione del lavoro21
Nella creazione di un modello dobbiamo tenere conto quindi
dell’input, la documentazione-acquisizione, e dell’output, la
rappresentazione, consci che non conosciamo ancora adeguata-
mente i processi cognitivi che connettono la complessità geo-
metrica dei modelli con la loro rappresentazione. La percezione
che prima seleziona le informazioni prioritarie e poi le trasforma
in conoscenza è l’elemento cardine su cui costruiamo i nostri
codici, le nostre “mappe cognitive”.
Metodologie oPerAtive nelle fASi di ACquiSizione e reStituzione
dAti: lA CreAzione dellAMBiente virtuAle
Ogni architettura è costituita da un complesso sistema di volumi,
colori, materiali, tecniche costruttive, signicati e simboli che
sono il prodotto della nostra cultura e che arricchiscono il nostro
modo di vivere l’ambiente che ci circonda. I rilievi eseguiti si
sono strutturati attraverso una preliminare attività di pianica-
zione del lavoro attuata attraverso la realizzazione di eidotipi
di analisi del costruito, cercando di oggettivare il reale e gli or-
ganismi architettonici, in modo da ottenere una realtà discreta
(insieme limitato di punti signicativi), facile da misurare e rap-
presentare in una trasposizione bidimensionale. Interpretazione,
selezione e organizzazione dei dati ha accompagnato l’intera
presa delle misure che ha come obiettivo la produzione di un’im-
magine chiara ed afdabile dello spazio architettonico.
Le procedure di acquisizione del dato si sono divise nelle di-
stinte fasi procedurali, tra dirette ed indirette, in funzione della
reciproca relazione tra il rilevatore e l’oggetto del rilievo. In ge-
nerale la prima fase delle operazioni che si sono svolte sul luogo
è stata caratterizzata dal rilievo a vista, durante il quale, trovan-
dosi all’interno dell’ambiente da rilevare, è possibile denire at-
traverso il disegno gli ambienti più signicativi, schematizzando
la struttura del costruito attraverso la produzione di schizzi na-
lizzati alla programmazione delle attività di documentazione. La
comprensione della struttura è avvenuta già in previsione delle
attività di rilievo sviluppando un processo di analisi utile alla
comprensione delle possibili difcoltà per il raggiungimento de-
gli obiettivi previsti e programmando i sistemi di analisi (proces-
si) necessari al superamento degli ostacoli. Durante il sopralluo-
go sono state denite le esigenze preliminari per la restituzione
degli elaborati componendo un elenco delle singole campagne,
22 In questo caso si fa ri-
ferimento rispettivamente,
al grado di corrispondenza
del dato teorico desumi-
bile da una serie di valori
misurati con il dato reale o
di riferimento, ed al grado
di convergenza di dati in-
dividualmente rilevati su
un valore medio della serie
cui appartengono. (cita-
zione da Wikipedia) Ne
consegue che un model-
lo potrebbe essere molto
preciso e poco accurato o
viceversa; in ciascun caso,
preciso e accurato, non
preciso e accurato, preciso
e non accurato, trasmette
informazioni qualitativa-
mente e quantitativamente
diverse. A questi fattori
oggettivi ed analitici si
aggiunge il fattore percet-
tivo, quanto cioè siamo in
grado di acquisire cogniti-
vamente da un modello.
29
fotograche, di censimento o di misurazione, necessarie. Attra-
verso il rilievo diretto, individuando le misure principali e di
dettaglio degli elementi si è stati in grado di integrare il rilievo
topograco precedentemente condotto per denire l’orienta-
mento generale del sistema architettonico e per facilitare l’ela-
borazione fotogrammetrica prevista per tutto il complesso e resa
complessa da quegli alzati altrimenti inaccessibili.
Il raccoglimento dei dati ricavati all’interno di un unico sistema
di riferimento ha permesso di procedere con il disegno del mo-
dello e con il processo di verica e post produzione dei dati. In
generale è stato opportuno immaginare il processo di post pro-
duzione graca cercando di denire in che modo poter disegna-
re l’architettura attraverso sistemi di rappresentazione vettoriale
CAD, avendo la necessità di codicare gli strumenti di disegno
del programma (punti, linee, superci) al ne di restituire un
tratto più idoneo alla rappresentazione delle decorazioni e degli
ornati, oltre che dei sistemi costruttivi in genere, denendo poi
in che modo far interagire tra loro i diversi software a disposizio-
ne pianicando connessioni ed interazioni con i disegni prodotti.
Si sono tradotte direttamente le informazioni del rilievo all’inter-
no del sistema informatico così che la restituzione delle misure,
inserita all’interno di un unico processo, potesse già contribuire
alla creazione di uno strumento versatile per la rappresentazione
del luogo. La necessità di denire un compromesso adeguato è
stata individuata ad ogni livello del procedimento, tra rappresen-
tazione di ogni elemento nel dettaglio, con la presa di coscienza
di un impossibile raggiungimento del reale, e rischio di un ec-
cessivo dettaglio che poi non venisse supportato dimensional-
mente dagli strumenti tecnologici ed informatici a disposizione.
Nella compenetrazione di un incredibile archivio di disegni ed
elaborati “tradizionali” prodotti, la realtà virtuale è stata consi-
derata come paradigma unicante della complessità. “Virtualità,
una vecchia parola presa in prestito dalla losoa che designa
ciò che è soloin potenza e non in atto. Lo spazio virtuale sarebbe
il prodotto della fruizione colletiva che si può avere dalle imma-
gini tridimensionali e quindi prospettiche, offerte dal computer
con i diversi programmi”22. La potenzialità delle tecnologie vir-
tuali risiede nella possibilità di sperimentare, a livello divulga-
tivo e di ricerca, particolari scenari che non sarebbero in altro
modo accessibili. Ogni ambiente infatti può essere ricostituito
nei minimi particolari replicando materiali ed effetti, essere vi-
sitato e offrire un notevole supporto alle attività didattiche e cul-
turali. Le simulazioni iperealistiche permettono di comprendere
meglio l’oggetto di studio e quindi integrare il materiale tradi-
zionale a disposizione.
Della ricostruzione ideale i modi del rappresentare riproducono,
nelle tre dimensioni, una visualizzazione dinamica estremamen-
22 P. PORTOGHESI, Geo-
architettura, Skira, Mila-
no, 2005, pag. 44.
30
te intuitiva. “L’azione diretta sul modello, le grandi dimensioni,
l’effetto maquette, l’uso dell’immagine fotograca, il movi-
mento, tutto tende a suggerire, nell’uso di queste tecnologie, un
forte senso di controllo sul reale e un potere di manipolazione
totalizzante”23. All’aumentare della sosticatezza del modello
va inoltre aggiunto un aumento dei caratteri visivi tradotti con
una conseguente riduzione della funzione selettiva della rap-
presentazione, e dunque del suo apporto critico sull’oggetto.
L’illusione di realismo rende difcile riconoscere la natura e la
funzione stessa della simulazione, alimentando l’equivoco co-
stante dell’identità tra reale e modello, dove l’apparente assenza
di parzialità e di funzione critica portano a dare per scontata la
“verità” no a giungere, per paradosso, alla supposizione di una
inutilità dello strumento rappresentativo.
Questi studi tridimensionali evidenziano però come le tecnolo-
gie dell’immagine e della gestione dell’informazione, della cui
più ampia famiglia anche i S.I.T. fanno parte, ricollochino il vi-
suale al centro del conosciuto, offrendo l’immagine di una sorta
di “macchina globale” che costruisce un ambiente virtuale, in
cui dati e spazio sono compiutamente manipolabili. Si delinea
quello che David Gelernter, denisce mirror world, vale a dire
un mondo costituito di immagini spaziali; un modello tanto re-
alistico quanto indifferente, in cui il mondo reale pare, inne,
divenire compiutamente afferrabile e manipolabile24.
Il presupposto critico arricchisce e storicizza il nuovo disegno
come se strutturato in una nuova dimensione temporale parallela
a quella del rilevato e facente parte di un nuovo meccanismo vir-
tuale, che all’interno di spazi (in rete) favorisce la costituzione
di un dialogo.
L’abbandono allo sviluppo tecnologico della rappresentazione
sembra in parte delineare una sorta di “delega dello sguardo”,
che rischia di fare del modello, trasgurato nell’apparenza e nel-
23 C. CASONATO, Rap-
presentare i paesaggi
minori: dispositivi per la
condivisione delle cono-
scenze.
24 Cfr. D. GELERNTER,
Mirror worlds or the day
software puts the univer-
sity in a shoebox...How il
will happen and what it
will mean, Oxford Uni-
versity Press, New York,
1992.
25 Cfr. R. SENNETT, La
coscienza dell’occhio.
Progetto e vita sociale nel-
le città, Feltrinelli, Milano,
1992, pp. 11-13.
26 A virtual museum is a
collection of electronic
artifacts and informa-
tion resources - virtually
anything which can be
digitized. The collection
may include paintings,
drawings, photographs,
diagrams, graphs, recor-
dings, video segments,
newspaper articles, tran-
scripts of interviews, nu-
merical databases and a
host of other items which
may be saved on the vir-
tual museum’s le server.
Acquisizione da Leica
HDS 6100 della nuvola
di punti della chiesa del
santuario.
31
la materia, lo specchio della credenza che il mondo degli oggetti
sici che si estende al di fuori della stanza (la stanza che rac-
chiude il modello, si potrebbe pensare), sia irreale, scollegato
dall’esperienza umana, divenuta “incerta operazione mentale”25.
Porsi allora sulle tracce di un sistema di segni labile e sfuggen-
te al mito di una neutrale esaustività tecnologica, quale quello
che dà senso e sostanza al luogo, può divenire un’occasione per
recuperare l’importanza dell’esperienza come fondamento della
rappresentazione e riaffermare il ruolo del modello, in tutte le
sue declinazioni: materiali, virtuali e di senso, quale dispositivo
per aprire ad un processo condiviso di conoscenza: un museo
virtuale26.
La multidimensionalità che si sviluppa in questo modello, in-
crementata proprio dalle molteplici informazioni che in un cer-
to senso ne estendono la dimensione non più meramente si-
ca dimensionale se non qualitativa, afancando con le banche
It may also offer pointers
to great resources around
the world relevant to the
museum’s main focus.
Jamie McKenzie, http://
www.bham.wednet.edu/
muse.htm già nel 1994
presso la Bellingham Pu-
blic Schools di Washing-
ton, Building a Virtual
Museum Community,
http://fno.org/museum/
museweb.html.
Processo di modellazione,
di spazi del convento.
Modellazione di R. Moscatelli,
K. Guza, M.C. Marconi.
32
dati alla forma una sorta di anima dell’oggetto, suggerisce una
multitemporalità nell’evoluzione stessa del “museo” alla quale
va aggiunta una differente molteplice connettività di utenti che
rendono ancora una volta dinamico il sistema espresso.
In un’opera multimediale l’approccio cognitivo tende ad essere
di carattere immersivo, ovvero teso a sollecitare le percezioni,
un approccio molto meno astratto di quello stabilito con un libro
da decodicare esclusivamente attraverso le nostre competen-
ze alfabetiche. Se l’interazione sica avviene con l’ambiente,
l’interazione virtuale si compie solo all’interno dello spazio
multi-interattivo, compiendo cioè azioni remote rispetto al con-
testo dell’informazione digitale (ciò che vediamo all’interno di
un monitor è remoto rispetto allo spazio che ci circonda, ma
molto vicino rispetto al coinvolgimento sensoriale, di qui la de-
territorializzazione dello spazio da sico a virtuale)27. In quan-
to struttura-sistema il museo virtuale diventa spazio cognitivo,
quindi si incrementa di signicati in ragione del contesto che
ricompone, cioè della somma di informazioni e associazioni che
accorpa abbattendo ogni limite sico anche virtuale può essere
compreso come una nebulosa costantemente attiva di relazioni
che si estende e si ingigantisce ad una velocità proporzionale
alla correttezza della sua programmazione.
In denitiva l’apporto cognitivo risiede nell’immersione digi-
tale propedeutica alla visita, e, ancora di più, nel tentativo di
musealizzare il virtuale, cioè rappresentando le architetture
multimediali come opere d’arte in un vero e proprio percorso
espositivo composto di una propria grammatica e di un proprio
linguaggio espressivo. Ogni architettura ha un proprio territo-
rio condiviso, rappresentato dallo spazio in cui interagiscono gli
utenti-visitatori, e un territorio connettivo dove si raggiungono
le informazioni multimediali secondo una realtà incrementata
dalla banca dati. Rispetto a questo territorio di pertinenza il vi-
sitatore è portato a sostare più o meno a lungo, interagendo con
27 Cfr. M. FORTE, Muse-
alizzare il virtuale: il pro-
getto di allestimento multi-
interattivo per la Cappella
degli Scrovegni, Archè Srl,
Bologna, 2002.
Ricostruzione tridimen-
sionale dell’esterno del
convento. Modellazione
di S. Franci, E. Giusti, T.
Greco.
33
i contenuti, scambiando esperienze più o meno collettive, ricre-
ando in denitiva la propria mappa mentale rispetto agli stimoli
visivi e sensoriali che riceve e rielabora. Il sistema architettoni-
co virtuale, come sintesi della classicazione di un complesso
apparato sico e culturale, un po’ come la Citè des Sciences
de La Villette, coniuga il principio che sta alla base di un Parco
Tematico intelligente e divertente con quello di un Museo che
accanto alla propria vocazione sacrosanta di conservazione, in
questo caso dell’immagine, contempla un percorso innervato di
soluzioni interattive ad alto valore culturale.
Tra comunicazione e cultura si dissolve quella dicotomia che
alcuni, romanticamente, antepongono all’attenzione diffusa nei
confronti dei beni culturali, concependo in ne l’utente di un
museo come uno spettatore che osserva profondamente un
paesaggio, culturale, immergendosi denitivamente nello stu-
pore di un luogo, consapevole però di viverne solo una parte
remota, ed incentivato quindi ad assaporare nel reale i piaceri,
o i disagi reali che concludono la propria esperienza concreta.
Il progetto di documentazione di Monte Senario ha mirato a que-
sto, cercando di espandere dei limiti sici, inaccessibili, verso
una totale condivisione della conoscenza sviluppabile via rete
dove il rilievo, processo e strumento della conoscenza, ha per-
messo di elaborare una nuova immagine multi composta della
realtà già predisposta per operazioni di valorizzazione e divul-
gazione. Immagini dell’ambiente
virtuale navigabile in real
time.