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Competenti si diventa? Elementi di efficacia di una formazione in servizio sulle metodologie cooperative

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Abstract

L’Apprendimento Cooperativo è una delle metodologie didattiche attive e partecipative più efficaci, come confermato dalla ricerca internazionale, che ne dimostra la validità in modo trasversale per i diversi ordini scolastici. Tuttavia, spesso i percorsi formativi sono inadeguati e non riescono a trasmettere ai docenti adeguati strumenti e competenze per promuovere metodologie attive a scuola. Con questo obiettivo, nel presente studio si intendono analizzare alcuni elementi di efficacia di una proposta formativa rivolta nel 2017 e 2018 a 669 docenti in servizio dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Secondo un approccio esperienziale, il training comprendeva almeno 4 moduli simili con attività cooperative relate alle strutture di Kagan e ai modelli di Johnson e Aronson. Si sono monitorati 17 corsi di 15-25 ore condotti da 9 formatori diversi in 12 città (di 4 regioni italiane) attraverso un questionario self-report di gradimento post-training (con domande aperte e su scala Likert a 10 punti). I risultati mostrano un alto livello di soddisfazione (µ=8.82; Mo=10.00; Ds= 1.18) e di coinvolgimento dichiarato dai corsisti nei lavori di gruppo (µ=9.03; Mo=10.00; Ds= 1.12), indipendentemente dal calendario formativo e dalla scuola di appartenenza. Modelli di regressione logistica, seppur con una varianza spiegata contenuta (R2=.085), evidenziano tra i predittori di applicabilità didattica percepita dai docenti il contesto della scuola primaria e la variabile formatore. Nella discussione si metteranno in luce elementi di forza e debolezza della proposta formativa, suggerendo l’importanza della presenza di esperti preparati e competenti anche “sul campo” per promuovere percorsi fattibili di apprendimento cooperativo nella scuola.
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Newsletter di
Psicologia Positiva
Giugno 2019 – N° 41 www.psicologiapositiva.it
ISSN 1828-1842
Benvenuti al quarantunesimo numero della newsletter positiva, edizione speciale
interamente dedicata ai contributi presentati alle 12° Giornate Nazionali di Psicolo-
gia Positiva!
Le Giornate Italiane di Psicologia Positiva, inaugurate nel 2007, sono giunte alla 12° edi-
zione. Molta strada è stata fatta, sia a livello concettuale che empirico, in questo breve
lasso di tempo; un articolato processo di esplorazione teorica e sperimentale ha messo
in evidenza le possibilità conoscitive e applicative oerte dai modelli di benessere e
salute mentale sviluppati nell’ambito della psicologia positiva. Contemporaneamente si
sono vericati profondi cambiamenti nell’organizzazione della vita e dell’ambiente quo-
tidiano, sia nelle società post-industriali che in quelle emergenti, in particolare per
quanto riguarda la sempre più capillare diusione delle nuove tecnologie. Proprio que-
sti due aspetti – la molteplicità dei modelli di benessere sviluppati nelle ultime due de-
cadi e le potenzialità positive di impiego delle nuove tecnologie – sono stati arontati
dalle keynote speaker del convegno, rispettivamente Rosa Maria Baños dell’Università di
Valencia e Daiva Daukantaité dell’Università di Lund. Questi ed altri temi sono stati ulte-
riormente approfonditi nelle numerose presentazioni orali e poster che hanno arricchi-
to il programma: dall’invecchiamento positivo alla costruzione di risorse nella malattia,
dalla promozione del benessere nei contesti educativi e lavorativi allo sviluppo di co-
munità armoniose. Secondo tradizione, il convegno si è chiuso con una tavola rotonda
nella quale si sono confrontati esponenti di istituzioni pubbliche e associazioni impe-
gnate nella promozione del benessere individuale e sociale. La cornice di questa 12°
edizione delle Giornate è stata l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, non solo
sede accademica prestigiosa ma anche fucina di innovazioni e sperimentazioni nell’am-
bito di una varietà di aree della psicologia, inclusa la psicologia positiva.
Vi ricordiamo che sono benvenuti i contributi da parte dei soci con articoli su temi spe-
cici della psicologia positiva e/o la segnalazione di volumi, eventi, novità che possano
interessare la comunità positiva della SIPP. Chi desidera contribuire può scrivere a
info@psicologiapositiva.it. Buona lettura!
KEYNOTE SPEAKER
SIMPOSI
COMUNICAZIONI ORALI DELLE SES-
SIONI TEMATICHE
POSTER
INDICE
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dualistic conceptualization of hope as well as the confounding risks of multidimensional measurements of hope, there has
been a call for new short and psychometrically sound instruments to measure hope as perceived by ordinary people. Employ-
ing data collected in several waves of a yearly cross-sectional internet survey called Hope-Barometer, this contribution has the
purpose to present a scale to measure hope as perceived by the people, which was called Perceived Hope Scale (PHS). The PHS
is a unidimensional measure that comprises six items to be rated on a six-point-scale (0=strongly disagree to 5=strongly agree).
It has been applied in several languages such as English, German, French, Czech, Polish, Hebrew, Spanish, and Portuguese and
systematically validated with 18’000 participants in Germany, Switzerland, South Africa, and the Czech Republic. The usefulness
of the PHS has been assessed by evaluating the structural validity, the reliability and the discriminant value vis-à-vis the Adult
Dispositional Trait Hope Scale as well as the LOT-R. Based on the analysis of predictive and incremental utility as well as the
relation to basic beliefs, human values and hope targets and activities, we derive conclusions in relation to the diering psycho-
logical concepts of hope.
Lo sviluppo socio-emotivo a sostegno dell'alto potenziale cognitivo
Alice Lizzori, Elena Carelli, Maria Assunta Zanetti (Università degli Studi di Pavia)
La plusdotazione è una complessa costellazione di caratteristiche che si esprimono in modi dierenti e che talvolta hanno rica-
dute sulla socializzazione a causa dell’asincronia che la caratterizza. Bambini gifted, a livello scolastico, possono sperimentare
noia, sotto-rendimento e problemi comportamentali. Per sostenere pienamente le potenzialità di ciascuno studente, in ottica
inclusiva, è stato proposto un percorso di supporto socio-emotivo a sostegno del potenziale cognitivo, attraverso l’implemen-
tazione di un programma SEL- Social and Emotional Learning, insegnando ai bambini le abilità per riconoscere e gestire le emo-
zioni, dimostrarsi d'aiuto, stabilire relazioni positive, prendere decisioni responsabili, risolvere problemi. Inoltre, il SEL favorisce
la buona salute dei partecipanti, lo sviluppo di una coscienza etica e di analisi delle situazioni, della motivazione ad apprendere
nuove informazioni, un apprendimento partecipato e l’utilizzo di strategie di autoregolazione, nell’ottica secondo cui bambini
emotivamente competenti, che stanno bene in contesto scolastico sperimentano maggior soddisfazione e motivazione a scuo-
la, con una ricaduta positiva anche sui risultati accademici.
Il progetto ha previsto diversi step: formazione dei docenti e progettazione delle attività; pre-test con somministrazione di una
batteria di questionari per gli studenti; implementazione delle attività; post-test agli studenti; consegna di report di classe ed
individuali.
I risultati sottolineano ricadute positive sia sugli apprendimenti che nel miglioramento delle relazioni nel contesto classe, un
aumento del benessere degli studenti in quanto le attività hanno promosso un clima di condivisione e partecipazione attiva
che ha permesso di potenziare competenze trasversali, quali la motivazione e la regolazione emotiva.
Competenti si diventa? Elementi di ecacia di una formazione in servizio sulle metodologie cooperative
Giovanna Malusà1,2, Claudia Matini1, Daniela Pavan3 (1 Scintille.it Srl, Treviso. 2 Università di Trento. 3 IUVSE)
L’Apprendimento Cooperativo è una delle metodologie didattiche attive e partecipative più ecaci, come confermato dalla ri-
cerca internazionale, che ne dimostra la validità in modo trasversale per i diversi ordini scolastici. Tuttavia, spesso i percorsi
formativi sono inadeguati e non riescono a trasmettere ai docenti adeguati strumenti e competenze per promuovere metodo-
logie attive a scuola.
Con questo obiettivo, nel presente studio si intendono analizzare alcuni elementi di ecacia di una proposta formativa rivolta
nel 2017 e 2018 a 669 docenti in servizio dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Secondo un approccio esperienziale, il training
comprendeva almeno 4 moduli simili con attività cooperative relate alle strutture di Kagan e ai modelli di Johnson e AronsonSi
sono monitorati 17 corsi di 15-25 ore condotti da 9 formatori diversi in 12 città (di 4 regioni italiane) attraverso un questionario
self-report di gradimento post-training (con domande aperte e su scala Likert a 10 punti).
I risultati mostrano un alto livello di soddisfazione (µ=8.82; Mo=10.00; Ds= 1.18) e di coinvolgimento dichiarato dai corsisti nei
lavori di gruppo (µ=9.03; Mo=10.00; Ds= 1.12), indipendentemente dal calendario formativo e dalla scuola di appartenenza.
Modelli di regressione logistica, seppur con una varianza spiegata contenuta (R2=.085), evidenziano tra i predittori di applicabi-
lità didattica percepita dai docenti il contesto della scuola primaria e la variabile formatore. Nella discussione si metteranno in
luce elementi di forza e debolezza della proposta formativa, suggerendo l’importanza della presenza di esperti preparati e
competenti anche “sul campo” per promuovere percorsi fattibili di apprendimento cooperativo nella scuola.
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