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Zeoliti e zeolititi per la coltivazione e difesa di piante ornamentali e floricole, applicazioni e sperimentazioni

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Le zeoliti sono minerali formatisi naturalmente nella reazione delle ceneri vulcaniche con le acque superficiali o sotterranee. Possono anche sorgere nell'ambiente non vulcanico durante un'interazione tra le particelle saline del suolo con forti soluzioni di base. Sono alluminosilicati cristallini e idratati di metalli, tra cui calcio, magnesio, sodio, potassio, stronzio e bario. Grazie alle loro proprietà fisico-chimiche uniche, hanno trovato ampia applicazione in molti campi legati all'agricoltura. Le zeolititi nel suolo o nei substrati possono stimolare la crescita vegetativa e radicale delle piante, incrementando nelle piante ornamentali le fioriture. Mentre per quanto riguarda la protezione aerea possono ridurre l’incidenza di malattie fungine e l’attacco degli insetti e influenzare positivamente la resistenza della pianta nei confronti degli stress termici
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Zeoliti e zeolititi per la coltivazione di piante ornamentali e floricole:
applicazioni e sperimentazioni
Domenico Prisa
CREA Research Centre for Vegetable and Ornamental Crops, Council for Agricultural Research
and Economics, Via dei Fiori 8, 51012 Pescia, PT, Italy
Introduzione
Il primo minerale zeolitco, lo stilbite, fu scoperto nel 1756 dal chimico e mineralogista svedese
Axel Fredicka Cronstedt. Egli notò che durante il riscaldamento, questo minerale naturale perde
intensamente l'acqua e lo chiamò con le parole greche: “dzeo” bollire e “lithos” pietra, roccia. (Polat
et al., 2004). Attualmente ci sono oltre 40 tipi noti di zeoliti naturali, ma solo sette di esse
(chabasite, clinoptilolite, mordenite, erionite, ferrierite, analcime, phillipsite) vengono sfruttate.
Le zeoliti sono composte da pori e tetraedri di alluminosilicati (AlO4 e SiO4), uniti in strutture
tridimensionali.
Fig.1. Struttura schematica della zeolite naturale (Ciciszwili G.W. et al., 1990)
La formula chimica generale delle zeoliti è scritta come [Barrer 1978, Chen 1978]:
Mx/n[AlxSiyO
2
(x+y)]·pH
2
O
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dove M è (Na, K, Li) e/o (Ca, Mg, Ba, Ba, Sr), n è carica cationica; y/x = 1-6, p/x = 1-4. Vengono
utilizzate anche altre formule, ad esempio utilizzando modelli di ossido (Ciciszwili G.W. et al.,
1990)
Le zeoliti sono minerali formatisi naturalmente nella reazione delle ceneri vulcaniche con le acque
superficiali o sotterranee. Possono anche sorgere nell'ambiente non vulcanico durante un'interazione
tra le particelle saline del suolo con forti soluzioni di base (Gworek e Suchard-Kozera 1999;
Kumpiene 2010). Sono alluminosilicati cristallini e idratati di metalli, tra cui calcio, magnesio,
sodio, sodio, potassio, stronzio e bario. Grazie alla loro struttura interna sono caratterizzate da
proprietà fisico-chimiche uniche: elevata capacità di assorbimento a scambio cationico, selettività
ionica, setacci molecolari, attività catalitica ed elevata stabilità termica fino a 750°C (Hubick et al,
2000, Pitcher et al., 2004).
L’uso delle zeoliti nel risanamento
L'aumento dell'inquinamento del suolo da metalli pesanti è uno dei principali problemi
dell'agricoltura moderna. L'aumento dell'accumulo di metalli nel suolo è fortemente influenzato
dall'attività umana e dal relativo sviluppo dell'industria e dall'uso irrazionale dei fertilizzanti. I
metalli pesanti possono persistere nel suolo per centinaia di anni, il che è associato al rischio della
loro inclusione in una catena trofica. I metodi di prevenzione della degradazione chimica dei suoli
sono complessi e dipendono da molti fattori. Il fattore principale che determina la solubilità dei
metalli pesanti nel suolo è il basso pH. Ciò si spiega con la lenta dissoluzione degli ossidi di ferro,
alluminio e manganese e con il rilascio di metalli pesanti dai minerali primari e secondari in
ambienti acidi (Karczewska, 2002). Un altro fattore importante che determina la ritenzione di ioni
metallici pesanti è la capacità di assorbimento dei suoli, che è determinata dal numero e dalla
qualità del complesso di assorbimento del suolo.
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La continua preoccupazione per la purezza del suolo e la necessità di ripristinarne le proprietà
originarie ci ha costretti a cercare nuovi e alternativi metodi di pulizia del suolo. Le zeoliti naturali e
sintetiche sono utilizzate tra gli altri additivi (Leggo et al. 2006) per ridurre la biodisponibilità dei
metalli pesanti nel suolo. L'effetto benefico della zeolite sul pH e l'aumento della capacità di
assorbimento del suolo è oggetto di studi da molti anni. L'uso di zeoliti nei terreni acidi provoca un
aumento del pH che influisce significativamente sulla riduzione della solubilità dei metalli pesanti e
sulla biodisponibilità delle piante. Ad eccezione delle reazioni di scambio ionico, l'aumento del pH
favorisce l'assorbimento dei metalli pesanti sulla superficie delle zeoliti e la precipitazione degli
ossidi (Wei-yu et al. 2009).
L'uso delle zeoliti in agricoltura
Le zeoliti naturali e sintetiche, grazie alle loro proprietà fisico-chimiche uniche, hanno trovato
ampia applicazione in molti campi legati all'agricoltura. Sono sempre più utilizzati nella produzione
di fertilizzanti minerali a lento rilascio e come barriere meccaniche per la protezione delle piante.
Uno dei principali vantaggi dell'uso dell'additivo di zeolite nei fertilizzanti è il loro effetto benefico
di ritenzione dei nutrienti nel terreno (Anonimo, 2004a). I nutrienti vengono rilasciati gradualmente,
non solo nel primo anno del periodo vegetativo, ma anche nel secondo o negli anni successivi. Le
sostanze nutritive più importanti, necessarie per la corretta crescita e lo sviluppo delle piante, sono
azoto, potassio, calcio e magnesio. Esse incidono non solo sulle dimensioni della coltura, ma anche
sulla sua qualità. Le zeoliti hanno la capacità di trattenere i nutrienti nel terreno, che vengono
lentamente e gradualmente lisciviati. Ciò consente l'uso di dosi minori di fertilizzante, che è
associato ad una riduzione dei costi di produzione delle colture (DeLuca DK, 1997).
L'aggiunta di zeolite al fertilizzante ha un impatto significativo sul contenuto di forme assimilabili
di azoto nel suolo, soprattutto su terreni leggeri e sabbiosi (Polat et al., 2004). La produzione di
fertilizzanti a base di zeoliti, consiste nel riscaldare la zeolite appunto a 400°C. Durante questo
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processo l'acqua contenuta nei vapori della zeolite viene sostituita dall'urea (17% in peso). L'urea,
intrappolata nella zeolite, richiede una lenta conversione in ioni di ammonio, ciò fa si che l’azoto
venga rilasciato lentamente alle piante (Kowal, D., 2009).
Fig.2. Schema di scambio ionico di ioni ammonio per il sodio
Un altro vantaggio delle zeoliti è la loro capacità di idratazione e reidratazione che può avere un
impatto significativo sul mantenimento di un corretto equilibrio idrico nel suolo e per prevenire
l'essiccazione di terreni e substrati simili al suolo. A causa dell'elevata porosità, la zeolite può
immagazzinare grandi quantità d'acqua. Ciò è particolarmente importante durante gli eventi di
deficit idrico. La siccità contribuisce in modo significativo alla riduzione della produzione agricola,
soprattutto durante la crescita attiva (Phillips, 2006). L'uso di zeolite nei periodi di siccità ha un
effetto significativo sulla produzione di olio essenziale di menta piperita medicinale (Ghanbari e
Ariafar, 2013).
Un'interessante applicazione delle zeoliti è la produzione di agenti antibatterici. Si ottengono
introducendo ioni Ag+ nella struttura della zeolite. L'attività antibatterica è dovuta al lento rilascio
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dell'ossigeno attivo. Studi hanno dimostrato l'efficacia contro batteri come Pseudomonas
aeruginosa, Escherichia coli, Staphylococcus aureusm (Yoshihiro I. et al. 2002).
Le zeoliti sono utilizzate anche come additivo dietetico per i mangimi. Aiutano a neutralizzare
parzialmente gli effetti negativi delle micotossine presenti nel mangime. L'azione della zeolite si
svolge prevalentemente nel tratto gastrointestinale; consiste nel distacco della micotossina dalla
particella del foraggio e nel suo assorbimento. Poi viene rilasciato con le feci. L'aggiunta di zeolite
naturale alle miscele di mangimi a basse dosi di circa l'1-2% influenza funzioni molto importanti
finora non registrate da altri composti naturali (Rehakova et al., 2004).
Le zeolititi
In campo agronomico, le zeolititi, classificabili come tali solo se il contenuto in zeolite della roccia
di appartenenza è superiore al 50% sulla base di analisi ai raggi X utilizzando esclusivamente la
metodologia Rietveld-RIR (allegato al Decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali del 27 Gennaio 2014 n. 1377 supplemento n.12), sono state inserite tra gli ammendanti con
Decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 3 Marzo 2015 ed in
Agricoltura biologica con Decreto del 17 Gennaio 2017 pubblicato Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana del 3 Marzo 2017 Serie generale n.52.
L’utilizzo di zeolititi sia allo stato naturale che arricchite in NH4 (mediante scambio cationico o
prodotto “esaurito” di processi di depurazione di reflui) come correttivo dei terreni e substrati
comporta: incremento della ritenzione idrica, della capacità di scambio cationico (CSC), della
permeabilità e del grado di aerazione dei terreni, solubilizzazione di fosfati tricalcici,
neutralizzazione degli eccessi di acidità e riduzione dell’assimilazione da parte delle colture di
elementi nocivi (Pb, Cd) e radiogenici (Cs, Sr), debole ma significativa riduzione dell’intensità
dell’escursione termica del suolo, importante riduzione della salinità di acque ad uso irriguo
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La quantità ottimale di zeolitite da apportare come correttivo varia con il tipo di terreno: 1 - 2
Kg/m2 nei terreni a prevalente componente sabbiosa; 2 - 4 Kg/m2 nei terreni a prevalente
componente argilloso-limosa.
Di fondamentale importanza economica ed ambientale è il fatto che una volta introdotte nel
terreno le zeolititi ne fanno parte integrante e indistruttibile e sono quindi per sempre nella
possibilità di svolgere i loro specifici effetti positivi con conseguenti notevoli vantaggi sia
ambientali (riduzione dell’inquinamento da nitrati del sistema idrologico e dell’accumulo di sali
nei terreni) che economici (aumento quali- quantitativo della produzione; risparmi dell’uso di
acqua e di fertilizzanti).
L'entità dei risultati agronomici sono tanto più evidenti quanto maggiore è la CSC della zeolitite e
minore il contenuto in Na (elemento dannoso per le colture) della specie zeolitica utilizzata.
Poiché lo ione NH4 presenta con l’impalcatura tetraedrica un solo legame nella chabasite (Gualtieri
& Passaglia, 2006), due nella heulandite-clinoptilolite (Yang & Armbruster, 1998) e tre nella
phillipsite (Gualtieri, 2000), il suo rilascio per scambio cationico è facile e completo nel primo caso,
più difficoltoso nel secondo, difficile ed incompleto nel terzo. Pertanto, è di fondamentale
importanza ai fini agronomici l’utilizzo di zeolitite a chabasite (Tufo rosso a pomici nere del Lazio
e della Toscana) anziché di zeolitite a prevalente contenuto in phillipsite (Tufo Campano; Tufo
giallo Napoletano) come testimoniato dai risultati sulla coltivazione del sedano (Bazzocchi et al.,
1996) e geranio (Passaglia et al., 2005c).
Le specie zeolitiche più comuni nelle “zeolititi” sono: clinoptilolite (Figura 1) presente in quantità
variabile (40-60%) nei tufi “acidi” diagenizzati diffusi in moltissime nazioni europee (Slovenia,
Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia) ed extraeuropee (Turchia, Iran, Russia,
USA, Cuba, Giappone, Cina, Australia); chabasite (Figura 2) e phillipsite (Figura 3) presenti in
quantità variabile (30–70%) nelle ignimbriti “basiche” alcalino-potassiche Italiane.
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Figura 1.- Foto al SEM di cristalli lamellari
di clinoptilolite di zeolitite Greca
Figura 2.- Foto al SEM di cristalli pseudocubici di chabasite
del “Tufo rosso a pomici nere” (Lazio-Toscana).
Figura 3.- Foto al SEM di cristalli prismatici
di phillipsite del “Tufo giallo napoletano
Perché utilizzare le zeolititi nel suolo o in substrato?
Esperimenti che riguardano la Zeolitite a chabasite nel suolo (0-3 mm; 3-6 mm)
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richiama i Microrganismi nelle zone in cui la zeolitite viene inserita (possiede cariche
elettriche che richiamano batteri e funghi a corta e lunga distanza);
possiede dell'acqua interna un 10% circa che viene utilizzata da batteri e funghi durante
i periodi di stress. I Microrganismi superano lo stress idrico e di temperatura al loro
interno ed iniziano a colonizzare l'ambiente dopo che la situazione ambientale è tornata
alla normalità;
garantisce approvvigionamento di acqua e nutrienti per la pianta al momento del
bisogno, acqua e nutrienti che non sono adsorbiti solo a livello strutturale della
chabasite, ma che rimangono adesi come goccioline alla radice che a contatto con la
zeolitite produce una sorta di muco. La pianta richiama queste goccioline all'interno
della radice al momento del bisogno;
riduce il compattamento del suolo e favorisce l'ossigenazione e il drenaggio;
induce la stimolazione radicale (di piante e talee), grazie alle sue proprietà elettriche;
facilita la germinazione dei semi e la radicazione delle talee perché rispetto ad altri
materiali (pomice, perlite, vermiculite) può garantire un'umidità costante più a lungo.
A che dosaggi utilizzare la zeolitite in suolo e fuori suolo (da valutare secondo la situazione
specifica)?
Secondo le mie sperimentazioni in particolare su zeolitite a chabasite (3-6 mm):
Per superficie:
terreno sabbioso 2 kg metro quadro, terreno argilloso 1 kg metro quadro;
per buca 500 g al momento della messa a dimora;
per metri lineari, 1 kg ogni metro lineare;
I dosaggi possono essere aumentati in base alla situazione specifica, che va studiata sul tipo di
terreno, sulla specie vegetale, sulla stagione
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A che dosaggi utilizzare la zeolitite in vaso e bancale (da valutare secondo la situazione
specifica)?
Secondo le mie sperimentazioni in particolare su zeolitite a chabasite (3-6 mm):
zeolitite a chabasite per piante in vaso 10-15% massimo per volume di substrato (3-6 mm);
bancale per piante da talea, 30% zeolitite a chabasite e 70% perlite (3-6 mm);
compost in miscela con zeolitite a chabasite (3-6 mm) 15% in volume;
per la semina zeolitite a chabasite (0-3 mm), 300g per metro quadrato di substrato. 10% in
miscela di substrato oppure micronizzata 150 micron 500g per metro quadro di substrato.
Perché utilizzare le zeolititi micronizzate per la protezione della parte aerea delle
piante?
Secondo le mie sperimentazioni in particolare su zeolitite a chabasite (150 micron; 10
micron):
fra tutte le Zeolititi, la chabasite, possiede una struttura scabrosa in grado di determinare
problemi all'aderenza degli insetti sui tessuti vegetali (figura 2 mostrata precedentemente);
possiede una grossa capacità disidratante in particolare sulle larve e durante la muta degli
insetti, quando l'esoscheletro risulta più sensibile agli agenti esterni. Questa capacità è
allargata anche ai funghi (disidratazione delle spore e assorbimento dell'umidità necessaria ai
funghi per spostarsi);
È in grado di assorbire i fitormoni in particolare l'etilene, che può veicolare gli insetti sui
frutti;
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provoca problemi all'apparato respiratorio (soprattutto degli insetti che non hanno peli a
protezione) e nel volo. Effetto che si riduce sugli insetti che hanno un esoscheletro peloso
come le api e grosse capacità di pulizia (grooming);
possiede la capacità di riflettere la luce e di mantenere costante, (mediante processi
esotermici) la temperatura nelle zone in cui la zeolitite aderisce, foglie, frutti, radici. Le
zeoliti, costituenti prevalenti (>50%) delle zeolititi, contengono all’interno delle loro cavità
strutturali molecole di acqua sempre in perfetto equilibrio con le condizioni di temperatura e
di umidità dell’ambiente a contatto. Il contenuto in acqua strutturale (sino ad un 10% nel
caso della chabasite) subisce, pertanto, una graduale perdita (disidratazione = processo
endotermico) in conseguenza di un aumento della temperatura e/o di una diminuzione del
grado di umidità circostante e, successivamente un graduale recupero di acqua (reidratazione
= processo esotermico) in conseguenza di un abbassamento della temperatura e/o di un
aumento del grado di umidità circostante. Tale processo, reversibile all’infinito, è alla base
della peculiare caratteristica delle zeolititi di mantenere nell’ambiente in cui si trovano
condizioni di temperatura e di umidità pressoché costanti eliminandone in tal modo i picchi
sia positivi che negativi (Fig. 4).
Fig.4 Effetto del freddo su piante in substrato senza chabasite (sx) e piante con
Chabasite (dx)
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può essere utilizzata anche nella protezione dei frutti nel post-raccolta;
utilizzata spesso come cicatrizzante e disinfettante dopo le potature, riduce gli stress sulla
pianta e la possibile entrata di funghi patogeni nei vasi linfatici e tessuti interni;
prolunga l'effetto dei prodotti convenzionali e protegge le foglie dallo stress e microferite
che questi trattamenti possono comportare
A che dosaggi utilizzare la zeolitite micronizzata per la protezione aerea delle piante (da
valutare secondo la situazione specifica)?
Secondo le mie sperimentazioni in particolare su zeolitite a chabasite (150 micron; 10
micron):
attacco immediato di insetto o fungo, forma polverulenta 12-15 kg ettaro prevenzione
3 kg zeolitite micronizzata ha + 70% rame e zolfo ogni 12-15 giorni
6Kg zeolitite micronizzata ha + 50% rame e zolfo ogni 15-20 giorni
Oppure
6 Kg zeolitite micronizzata ogni 12-15 giorni e intervento chimico al momento del bisogno
Utilizzo delle zeolititi in floricoltura (sperimentazioni)
Camellia japonica
Sperimentazione iniziata i primi giorni di Novembre 2013 presso l’azienda agricola Giusti
Massimiliano di Montecarlo (PT) (Prisa & Burchi, 2015).
Le talee del cv. Margherita, dopo essere state trattate con ormone radicante, sono state poste in
plateau da 54 fori con turnover irrigui programmati elettronicamente.
Coltivazione di 54 talee x 4 repliche randomizzate per ognuno dei seguenti substrati:
Controllo 1 (C1): 50% torba + 50% vermiculite in dischetti di torba
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Controllo 2 (C2): 50% torba + 50% vermiculite in plateau (i.e., senza dischetti di torba)
Tesi 1 (T1): 50% torba + 40% vermiculite + 10% zeolitite a chabasite in dischetti di torba
Tesi 2 (T2): 50% torba + 40% vermiculite + 10% zeolitite a chabasite in plateau
Tesi 3 (T3): 50% torba + 30% vermiculite + 20% zeolitite a chabasite in dischetti di torba
Tesi 4 (T4): 50% torba + 30% vermiculite + 20% zeolitite a chabasite in plateau
Tesi 5 (T5): 50% torba + 20% vermiculite + 30% zeolitite a chabasite in dischetti di torba
Tesi 6 (T6): 50% torba + 20% vermiculite + 30% zeolitite a chabasite in plateau
A fine coltivazione, i risultati dei rilievi effettuati sulle piante (percentuale di radicazione, tempo di
radicazione, lunghezza e peso fresco delle radici) sono riportati in Tabella e confrontati visivamente
in Figura.
Fig. 5 – Fioritura di Camellia japonica
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Tab. 1 Effetto dei substrati sulla crescita di piante di Camellia japonica
Fig. 6 Effetto dei substrati sulla crescita di piante di Camellia japonica
I risultati della sperimentazione hanno dimostrato una positivo effetto della zeolitite a chabasite sui
parametri biometrici presi in esame per la radicazione delle talee in quanto la sua presenza in
percentuale dal 10 al 30% nel substrato in sostituzione della vermiculite ha comportato:
un progressivo incremento della percentuale di talee radicate e del peso fresco delle radici;
una progressiva riduzione del tempo medio di radicazione e della lunghezza media delle
radici.
L’apparente contrasto tra incremento del peso fresco e riduzione della lunghezza media delle radici
è dovuto al fatto che la zeolitite è una riserva di sostanze nutritive e di acqua che vengono
lentamente cedute alle piante i cui apparati radicale non hanno, di conseguenza. necessità di
svilupparsi in lunghezza per soddisfare le loro necessità nutritive e idriche.
Di rilevante interesse è, inoltre, la possibilità di inserire la zeolitite direttamente nel plateau evitando
in tal modo l’utilizzo del dischetto di torba in quanto le radici delle talee riescono a colonizzare la
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zeolitite (roccia ad elevata micro e macroporosità) evitando in tal modo la perdita di substrato al
momento del trapianto.
Articolo: PRISA D., BURCHI G. (2015).- Radicazione, la forza della chabasite. Il Floricultore,
Maggio-Giugno 2015, 40-44.
Ciclamino
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Crassula portulacea
Sperimentazione effettuata presso un coltivatore di Rosignano Solvay (LI) (inizio Ottobre 2016) allo
scopo di verificare l’influenza del tipo di substrato sulla resistenza delle piante allo stress salino.
Talee radicate di 4cm poste
in vaso 10cm) contenenti tre diverse miscele di substrati concimati
con trivalente
7-14-21 ed
aggiunta di 50 mM di NaCl ogni 15 giorni.
Sono state utilizzate 50 piante per 3 repliche (150 per tesi) in uno schema randomizzato.
Controllo (C): terriccio per acidofile 40%, lapillo vulcanico 30%, sabbia quarzosa 30%
Tesi 1 (T1): terriccio per acidofile 40%, zeolitite a chabasite 20%, sabbia quarzosa 40%
Tesi 2 (T2): terriccio per acidofile 40%, zeolitite achabasite 20%, sabbia quarzosa 40%,
microrganismi EM diluizione 1:100 (bagnatura radicale e trattamento una volta al mese)
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Effetto della somministrazione di NaCl sulla crescita delle piante coltivate sui diversi substrati
Crisantemo
Sperimentazione in serra riscaldata del CRA-VIV di Pescia (Prisa & Burchi, 2013).
Talee radicate del cv. Euro (10 x 4 repliche per Tesi) piantate (inizio Maggio) in cassette di 0.24
m
2
; dopo circa un mese, è stata effettuata la cimatura per far che la pianta producesse alla fine
del ciclo un solo stelo con 2-4 fiori
Fertlizzazione (gr/cassetta): 40 di concime organico Stallgrena
®
+ 20 di Nitrophoska blu spezial
®
Substrati e livelli di fertilizzazione
Controllo (C): torba di sfagno (terriccio Brill) + fertilizzazione piena
Tesi 1 (T1): 80% torba di sfagno + 20% di zeolitite a clinoptilolite (< 0.2 mm) + 1/2 fertilizzazione
Tesi 2 (T2): 90% torba di sfagno + 10% di Litonita (zeolitite a chabasite) senza fertilizzazione
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Parametri biometrici delle piante
Echinopsis
(Cactacee)
Sperimentazioni presso coltivatore di Rosignano Solvay (LI) su diversi ibridi (Prisa, 2017):
Substrati: terriccio per acidofile; sabbia quarzosa; vermiculite; perlite; pomice, lapillo, zeolitite a
chabasite associata ad inoculo di microrganismi EM costituiti da 83 ceppi batterici e fungini di
specie diverse di tipo aerobico e anaerobico facoltativo (Prisa, selezione 2012 – 2015).
Concime: trivalente 7-14-21
1
a
sperimentazione
Polloni degli ibridi “Maria Piazza” e “Arabesque” posti in vaso (Ø 10); 3 polloni per vaso per 20
vasi per 3 repliche (totale: 180 polloni sia per il Controllo che per la Tesi).
20
Coltivazione di “Maria Piazza”: inizio 1.1.2015; fine 1.1.2016
Coltivazione di “Arabesque”: inizio 12.6.2015; fine 12.6.2016
Controllo (C): 40% terriccio per acidofile + 30% lapillo + 30% sabbia quarzosa; concime
Tesi (T): 40% terriccio per acidofile + 30% zeolitite a chabasite + 30% sabbia quarzosa; concime;
microrganismi EM (diluizione 1:100): bagnatura radicale e trattamento una volta al mese
Parametri morfo-fisilogici delle piante al termine della coltivazione
per entrambi gli ibridi, la presenza di zeolitite a chabasite nel substrato ed il trattamento con
microrganismi EM ha comportato un incremento significativo delle dimensioni dei polloni,
del numero di spine e del peso radicale.
2
a
sperimentazione
Piante dell’ibrido “Calida” di 3 anni concimate con trivalente 7-14-21 e coltivate sui seguenti
substrati:
Controllo 1 (C1): 40% terriccio per acidofile + 30% lapillo + 30% sabbia quarzosa
Controllo 2 (C2): 80% terriccio per acidofile + 20% perlite
Controllo 3 (C3): 80% terriccio per acidofile + 20% pomice
Tesi (T): 70% terriccio per acidofile + 30% zeolitite a chabasite; microrganismi EM (diluizione
1:100): bagnatura radicale e trattamento una volta al mese
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Numero e durata (gg) dei fiori dell’ibrido “Calida”
la presenza di zeolitite a chabasite nel substrato ed il trattamento con microrganismi EM ha
comportato un incremento significativo sia del numero che della durata dei fiori
Euphorbia
Sperimentazione effettuata presso un coltivatore di Rosignano Solvay (LI) (inizio Ottobre 2016) allo
scopo di verificare l’influenza del tipo di substrato sulla resistenza delle piante allo stress salino.
Talee radicate di 3cm poste
in vaso 10cm) contenenti tre diverse miscele di substrati concimati
con trivalente
7-14-21 ed
aggiunta di 50 mM di NaCl ogni 15 giorni.
Sono state utilizzate 50 piante per 3 repliche (150 per tesi) in uno schema randomizzato.
Controllo (C): terriccio per acidofile 40%, lapillo vulcanico 30%, sabbia quarzosa 30%
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Tesi 1 (T1): terriccio per acidofile 40%, zeolitite a chabasite 20%, sabbia quarzosa 40%
Tesi 2 (T2): terriccio per acidofile 40%, zeolitite a chabasite 20%, sabbia quarzosa 40%,
microrganismi EM diluizione 1:100 (bagnatura radicale e trattamento una volta al mese)
Effetto della somministrazione di NaCl sulla crescita delle piante coltivate sui diversi substrati
Garofano
Sperimentazione effettuata dal Dipartimento di Agronomia, Selvicoltura e Gestione del
Territorio dell’Università di Torino
presso il Centro Regionale di Sperimentazione ed Assistenza
Agricola di Albenga svolto. Coltivazione condotta con gli stessi substrati nel 1995 (inizio 30
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Maggio) e nel 1996 (inizio 20 Febbraio) su garofano per fiore reciso cv. Indios a fiore rosso alla
densità di 22 piante/m
2
a blocchi randomizzati con 4 replicazioni/tesi e 60 piante/replicazione.
Fertirrigazione con controllo della soluzione nutritiva e due cimature.
Controllo 1 (C1) : miscela di terreno da orto, torba e foglie di faggio
Controllo 2 (C2): perlite “Agripan” (Ø 2 mm)
Tesi 1 (T1): 95% perlite “Agripan” (Ø 2 mm) + 5% (v/v) di zeolititea chabasite (Ø 3 – 6 mm)
Tesi 2 (T2): 85% perlite “Agripan” (Ø 2 mm) + 15% (v/v) di zeolitite a chabasite (Ø 3 – 6 mm)
Sperimentazione del 1995.- Numero di steli fioriti per pianta ed altezza media degli steli in tre
successivi rilievi e rispettivo cumulativo finale (C.F.) e altezza media finale degli steli (M.F.) al
29/12. A = % di steli fioriti sul totale dei germogli prodotti per pianta. B = numero totale di steli
prodotti per pianta.
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Sperimentazione del 1996.- Numero medio di fiori per pianta (cumulativo di tre raccolte
successive) e altezza media dei fiori in 4 raccolte successive. A = numero medio di steli per pianta
al 17/07. B = cumulativo finale steli per pianta
Geranio
a) Sperimentazione (Passaglia et al., 1998a,b) in serra su 8 piante di 4 cultivar (Atlantis, Bravo,
Diabolo, Samba) per un totale di 32 piante per tesi con 3 - 4 irrigazioni alla settimana.
Substrato base: Brill 3 special (50% torba nera, 50% torba bianca, 1 Kg/m
3
di fertilizzante NPK
14.16.18 e microelementi)
Controllo 1 (C1): substrato base
Controllo 2 (C2): substrato base + 1.5 Kg/m
3
di fertilizzante ternario (NPK) a lenta cessione
(Nitrophosca Gold 15.9.15+2 ,18.5% S e microquantità di Fe, Mn, Zn)
Tesi 1 (T1): substrato base + 15% v/v di zeolitite a chabasite arricchita in NH
4
Tesi 2 (T2): substrato base + 30% v/v di zeolitite a chabasite arricchita in NH
4
25
Parametri morfo-fisilogici (numero totale fiori e boccioli e altezza media delle piante) al termine
della coltivazione di 90 giorni (30 Aprile). (*) numero di fiori al 17 Aprile
26
Numero di fiori al 17 (A) e al 30 Aprile (B). Numero di boccioli (C) ed altezza media delle piante
(D) al termine della coltivazione (30 Aprile). Dati di Tabella.
Piante di geranio var. Diabolo coltivate su substrato senza (Controllo 1, Controllo 2) e con
correzione di zeolitite arricchita in NH
4
(Tesi 1, Tesi 2).
27
Piante di geranio del cv. Diabolo (A) e del cv. Bravo (B) coltivate su substrato senza (Controllo
1, Controllo 2) e con correzione di zeolitite arricchita in NH
4
(Tesi 1, Tesi 2).
I dati rilevati al 17 Aprile rivelano un carattere di precocità delle piante coltivate su substrati
contenenti NH
4
-zeolitite in quanto il numero totale di fiori delle Tesi 1 e 2 non solo è
significativamente maggiore di quello dei Controlli 1 e 2, ma, mediamente, è confrontabile con
quello rilevato per questi ultimi al termine della coltivazione (30 Aprile).
I dati a fine coltivazione (30 Aprile) evidenziano che tutti i parametri presi in esame (altezza
media delle piante, numero di fiori e boccioli) delle piante delle Tesi 1 e 2 con NH
4
-zeolitite sono
nel complesso significativamente superiori non solo a quelli del solo substrato base (Controllo 1),
ma anche a quelli del substrato base + fertilizzante (Controllo 2).
b) Coltivazione del cv. Charmant ’98 iniziata il 4 Febbraio 2004 con l’invaso di talee radicate (h
media = 5-6cm) in vasi (Ø 4cm) posti su bancale mobile alla temperatura di 20 °C (Passaglia et al.,
2005)
Substrato: 50% di terriccio di base (40% di terreno agricolo limoso, 30% di letame maturo e 30% di
torba nera) + 50% di torba bionda
Fertirrigazione (settimanale) con soluzione contenente 2g/l di NPK 15.20.25 e 40 g/l di nitrato di Ca
Controllo (C): 10 piante su substrato tal quale + fertirrigazione intera
Tesi (T): 10 piante su 70% di substrato + 30% (p/p) di zeolitite + fertilizzazione ridotta del 50%
28
Altezza media (cm
con deviazione standard) delle piante (h), numero totale di infiorescenze (i), di
fiori (f) e di boccioli (b) rilevati dal 15 Marzo al termine della coltivazione (9 Aprile)
Altezza media delle piante, numero totale di fiori e di boccioli al termine della coltivazione(9Aprile)
29
Rispetto alle piante coltivate su substrato tradizionale (Controllo), quelle coltivate su substrato
contenente il 30% di zeolitite a chabasite e fertilizzazione ridotta al 50% (Tesi) presentano:
altezza media costantemente minore ma più uniforme (vedi deviazioni standard)
numero di infiorescenze (fiori + boccioli) superiore sino al termine della coltivazione
numero di fiori costantemente superiore
numero di boccioli superiore sino al 29 Marzo e quindi inferiore
Le piante della Tesi mostrano pertanto una precocità sia nella comparsa dei boccioli che nella loro
fioritura (al 2 Aprile presentavano un numero totale di fiori identico a quello delle piante del
Controllo al 9 Aprile) e, mostrando al termine della coltivazione un maggior numero di fiori,
risultano esteticamente più attraenti e, quindi, commercialmente più pregiate.
Nel complesso, la correzione del substrato tradizionale con il 30% di zeolitite a chabasite, oltre ad
un consistente risparmio di fertilizzante (- 50%) comporta, a parità di tempo di coltivazione, una
produzione di piante più pregiate o, a parità di produzione, la possibilità di ridurre di circa una
settimana il tempo di permanenza in serra con conseguenti ulteriori risparmi economici.
30
Confronto tra piante del Controllo (C) e della tesi sperimentale (T) durante il ciclo di coltivazione
c) Coltivazione (Passaglia et al., 2005) in serra del cv. Charmant ’98 in vasi (Ø 4 cm) posti su
bancale mobile alla temperatura di 20 °C
Substrato: 50% di terriccio di base (40% di terreno agricolo limoso, 30% di letame maturo e 30% di
torba nera) + 50% di torba bionda
Fertirrigazione (settimanale) con soluzione contenente 2g/l di NPK 15.20.25 e 40 g/l di nitrato di Ca
Controllo: 10 piante invasate su substrato tal quale + fertirrigazione tradizionale
Tesi 1: 9 piante invasate su miscela di NH
4
-K - zeolitite a phillipsite e apatite (5:1); sola irrigazione
Tesi 2: 4 piante invasate su miscela di NH
4
-K - zeolitite a chabasite e apatite (5:1); sola irrigazione
Coltivazione iniziata il 4 Febbraio 2004 con l’invaso di talee radicate (altezza media di 5 - 6 cm)
Parametri morfologici delle piante del Controllo e delle Tesi sperimentali rilevati dal 15 Marzo al
termine della sperimentazione (9 Aprile).
Delle 9 piante coltivate nella Tesi 1, tre sono collassate, le altre hanno mostrato uno sviluppo
vegetativo ridotto sia in altezza (~ 4 cm) che in numero di inflorescenze (fiori + boccioli)
Sebbene in numero (4) statisticamente poco significativo, tutte le piante della Tesi 2 hanno rivelato
un’elevata uniformità con normale presenza di inflorescenze (fiori + boccioli), di aspetto vegetativo
ridotto nei riguardi dell’altezza (~8 cm) ma in continuo e progressivo sviluppo
Esempio di pianta della Tesi 2 (A) al termine della coltivazione in serra (9 Aprile), (B) al 20
Novembre con sola irrigazione e (C) e suo confronto con pianta del Controllo alla stessa data.
31
d) Vivaio Vincenzo Cogliati – Castellamonte (Torino)
Specie floricola: Geranio cultivar Pelfi Exoticas, Happy Orange (Ditta Lazzeri) in ecopot (Ø 5 cm)
Substrato base: Vegetar Radic leggero (Ditta TER-COMPOSTI di Brescia): Torba bionda (40%) +
Torba nera (20%) + Montmorillonite (4-5%) + Sfagno (a 100%)
Fertilizzante: 1.5 Kg/m
3
di TRIABON (BASF) a pronta cessione + 2.5 Kg/m
3
di BASACOT
(BASF) a lenta cessione
Fertirrigazione: soluzione con 1g/l di GERCAP contenente (%): N-nitrico 7.6, N-ammoniacale 3.5,
N-ureico 6.9, Anidride fosforica 12, K
2
O 23, MgO 2, B 0.02, Cu 0.05 ed altri microelementi.
Controllo: substrato base + fertilizzante + fertirrigazione ogni 4 giorni
Tesi: 80% substrato + 20% (p/p) di zeolitite a chabasite; fertilizzante ridotto del 50%,
fertirrigazione 1 volta alla settimana
Sviluppo piante dopo 40/50 giorni in vasi (diam. 15 cm) posti alla stessa distanza nelle due tesi.
Le piante del Controllo sono arrivate alla fioritura 15/20 giorni dopo quelle della Tesi
32
Gerbera
Sperimentazione in serra riscaldata del CRA-VIV di Pescia (Prisa & Burchi, 2013).
Talee radicate del cv. Barbara (10x4 repliche per Tesi) piantate (inizio Gennaio) in vasi (Ø 18 cm).
Al momento dell’apertura del fiore, su tutti gli steli sono stati misurati altezza dello stelo, diametro
dello stelo e del fiore, numero di foglie per pianta. Durante tutto il ciclo di coltivazione è stata
valutata la produzione di steli per pianta. Gli steli, dopo essere stati recisi, sono stati posti in acqua
per valutarne le durata in vaso fino alla piegatura dello stelo e alla senescenza del fiore.
Fertlizzazione ogni 15 giorni mediante soluzione nutritiva
Substrati e livelli di fertilizzazione
Controllo (C): torba di sfagno (terriccio Brill) + fertilizzazione piena
Tesi 1 (T1): 80% torba di sfagno + 20% di zeolitite a clinoptilolite (< 0.2 mm) + 1/2 fertilizzazione
Tesi 2 (T2): 90% torba di sfagno + 10% di Litonita (zeolitite a chabasite) senza fertilizzazione
33
Parametri biometrici delle piante rilevati durante il ciclo di coltivazione
34
Durata in vaso dello stelo e dei fiori
Impatiens
a) Coltivazione (Accati et al, 1993) in ambiente protetto del cv. Impulse bianco in vasi
(10x10x12 cm) contenenti, ciascuno, 250 g di substrato Cultural.
Trapianto delle piante (20 per tesi) in vaso a 40 giorni dalla semina.
Controllo 1 (C1): Cultural (torba delle Prealpi bavaresi a pH 5.7 con 105 mg/l di N-NH
4
, 5.6 di
P, 97 di K, 176 di Ca, 20 di Mg, 318 di Fe, 7 di Zn);
Controllo 2 (C2): Cultural + fertirrigazione quindicinale con 10 g/l di N:P
2
O
5
: K
2
O 20:10:10
Tesi 1 (T1): Cultural + 10 g/vaso di zeolitite a phillipsite allo stato naturale
Tesi 2 (T2): Cultural + 20 g/vaso di zeolitite a phillipsite allo stato naturale
Tesi 3 (T3): Cultural + 40 g/vaso di zeolitite a phillipsite allo stato naturale
Tesi 4 (T4): Cultural + 10 g/vaso di zeolitite a phillipsite scambiata con NH
4
Tesi 5 (T5): Cultural + 20 g/vaso di zeolitite a phillipsite scambiata con NH
4
Tesi 6 (T6): Cultural + 40 g/vaso di zeolitite a phillipsite scambiata con NH
4
35
Parametri morfologici delle piante rilevati a 15 (28/04) e 38 (21/05) giorni dal trapianto
Confronto dei parametri morfologici delle piante rilevati a 38 (21/05) giorni dal trapianto nelle
coltivazioni senza zeolitite (Controlli C1 e C2) e con 10 g/vaso di zeolitite allo stato naturale (T1)
e scambiata con NH
4
(T4)
36
37
ACCATI E., FRANCHINI ANGELA M., DEVECCHI M., BOERO V. (1993).- Zeolititi nella
produzione di ornamentali in contenitore. Colture Protette, 9, 77-80.
b) Sperimentazione in serra (Prisa & Burchi, 2015) sulla coltivazione in vaso 14 cm) di 30
piante per tesi suddivise in repliche di 10 piante ciascuna.
Concimazione con nutricote 6-8 mesi: piena = 5 gr/L di substrato; ridotta = 2.5 gr/L di substrato
Controllo 1 (C1): 100% torba + concimazione piena
Tesi 1 (T1): 80% torba + 20% zeolitite a chabasite + concimazione piena
Controllo 2 (C2): 100% torba + concimazione ridotta
Tesi 2 (T2): 80% torba + 20% zeolitite a chabasite + concimazione ridotta
Parametri agronomici al termine della coltivazione
Considerazioni finali:
a parità di concimazione, tutti i parametri agronomici delle piante coltivate su substrato con
zeolitite (T1 e T2) sono molto superiori a quelli coltivate su substrato di sola torba (C1 e C2)
tutti i parametri agronomici delle piante coltivate su substrato con zeolitite e concimazione ridotta
(T2) sono significativamente superiori a quelli delle piante coltivate su substrato di sola torba e
concimazione piena (C1) (= riduzione dell’apporto di fertilizzante)
l’incremento dello sviluppo radicale delle piante coltivate su substrato con zeolitite (T1 e T2),
garantisce una maggiore loro resistenza agli stress idrici e salini nella fase post-trapianto in
ambiente a pieno campo.
38
PRISA D., BURCHI G. (2015).- Piante più forti con la chabasite. Il Floricultore, Ottobre 2015, 2-
5
Leucospermum
Sperimentazione iniziata i primi giorni di Novembre 2013 presso l’azienda agricola Giusti
Massimiliano di Montecarlo (PT) (Prisa & Burchi, 2015).
Le talee del cv. Succession, dopo essere state trattate con ormone radicante, sono state poste in
plateau da 54 fori con turnover irrigui programmati elettronicamente.
Coltivazione di 54 talee x 4 repliche randomizzate per ognuno dei seguenti substrati:
Controllo 1 (C1): 50% torba + 50% vermiculite in dischetti di torba
Controllo 2 (C2): 50% torba + 50% vermiculite in plateau (i.e., senza dischetti di torba)
Tesi 1 (T1): 50% torba + 40% vermiculite + 10% zeolitite a chabasite in dischetti di torba
Tesi 2 (T2): 50% torba + 40% vermiculite + 10% zeolitite a chabasite in plateau
Tesi 3 (T3): 50% torba + 30% vermiculite + 20% zeolitite a chabasite in dischetti di torba
Tesi 4 (T4): 50% torba + 30% vermiculite + 20% zeolitite a chabasite in plateau
Tesi 5 (T5): 50% torba + 20% vermiculite + 30% zeolitite a chabasite in dischetti di torba
Tesi 6 (T6): 50% torba + 20% vermiculite + 30% zeolitite a chabasite in plateau
A fine coltivazione, i risultati dei rilievi effettuati sulle piante (percentuale di radicazione, tempo di
radicazione, lunghezza e peso fresco delle radici) sono riportati in Tabella e confrontati visivamente
in Figura.
39
Parametri biometrici al termine della coltivazione
Considerazioni finali
40
I risultati della sperimentazione hanno dimostrato una positivo effetto della zeolitite a chabasite sui
parametri biometrici presi in esame per la radicazione delle talee in quanto la sua presenza in
percentuale dal 10 al 30% nel substrato in sostituzione della vermiculite ha comportato:
un progressivo incremento della percentuale di talee radicate e del peso fresco delle radici
una progressiva riduzione del tempo medio di radicazione e della lunghezza media delle radici
L’apparente contrasto tra incremento del peso fresco e riduzione della lunghezza media delle radici
è dovuto al fatto che la zeolitite è una riserva di sostanze nutritive e di acqua che vengono
lentamente cedute alle piante i cui apparati radicali non hanno, di conseguenza, necessità di
svilupparsi in lunghezza per soddisfare le loro necessità nutritive e idriche.
Di rilevante interesse è, inoltre, la possibilità di inserire la zeolitite direttamente nel plateau evitando
in tal modo l’utilizzo del dischetto di torba in quanto le radici delle talee riescono a colonizzare la
zeolitite (roccia ad elevata micro e macroporosità) evitando in tal modo la perdita di substrato al
momento del trapianto.
PRISA D., BURCHI G. (2015).- Radicazione, la forza della cabasite. Il Floricultore, Maggio-
Giugno 2015, 40-44.
Liatris spicata
Sperimentazione in serra (Prisa et al., 2009) sulla coltivazione di bulbi dei cv. Alba a fiore bianco
e Callilepis a fiore viola di calibro 8 - 10 disposti a 10 cm uno dall’altro in cassette di 30x1 m
Controllo (C); terreno di coltura concimato con 0.5 Kg per cassetta di concime organigo Stallgrena
(letame bovino, C organico 30%, N totale 2%, C/N 15) + 1.5 Kg di OrganFerro 250 (letame bovino
ed avicolo, C totale di origine biologica 25%, N totale 3%, Fe totale 5%, C/N 8.3)
Tesi (T): come Controllo + 200 g/m2 di clinoptilolite (2.5 – 5 mm) distribuita e mescolata
uniformemente nella parte superficiale del terreno, prevalentemente in prossimità dei bulbi.
Al momento della maturazione commerciale (stadio in cui nella parte apicale della spiga i fiori
cominciavano ad aprirsi) sono stati prelevati 40 steli del Controllo e della Tesi recidendoli a 5 cm
dal terreno e su di essi sono stati misurati i parametri riportati in Tabella e confrontati in Figura.
41
Lilium
Sperimentazione in serra (Prisa et al., 2008) sulla coltivazione in cassette (superficie di 0.08 m
2
) di
bulbi di due cultivar di Lilium Orientale (“Pandora” e “Time out”) e di un cultivar di Lilium
Asiatico (“Royal sunset”).
50 piante bulbi per ogni varietà coltivati sui seguenti substrati:
Controllo (C): 100% torba di sfagno
Tesi 1 (T1): 90% torba di sfagno + 10% di “litonita” (“chabasite arricchita in macro e
micronutrienti”)
Tesi 2 (T2): 80% torba di sfango + 20% di clinoptilolite
42
A fine coltivazione, i risultati dei rilievi effettuati sulla circonferenza dei bulbi sono riportati in
Tabella e confrontati visivamente in Figura.
PRISA D., BALLARIN A., BURCHI G. (2008).- Impiego di clinoptilolite e litonita nel substrato di
coltivazione di Lilium. Flortecnica, 6, 32-38.
Lilium asiatico
Coltivazione in due periodi stagionali [primavera (inizio Aprile-fine Luglio); estate (inizio Luglio–
fine Ottobre)] dei cv. Original Love, Indian Diamond, Brindisi, Nashville (Prisa & Burchi, 2012).
10 bulbi per cassetta (40 x 60 cm) con 4 repliche sia per il Controllo che per la Tesi
In ogni cassetta sono stati aggiunti 60g di letame Stallgrena (letame bovino, C organico 30%, N
totale 2%, C/N 15) e gli interventi irrigui sono stati effettuati settimanalmente per riportare
l’umidità relativa dei substrati alla capacità di campo
Controllo (C): substrato costituito da 100% torba
43
Tesi 1 (T1): substrato costituito da 90% torba + 10% di zeolitite a clinoptilolite
Tesi 2 (T2): substrato costituito da 90% torba + 10% di zeolitite a chabasite
Coltivazione primaverile. I valori medi nella stessa colonna con lettere uguali non sono
significativamente diversi per P 0.05 (test Snk)
44
Coltivazione estiva. I valori medi nella stessa colonna con lettere uguali non sono
significativamente diversi per P 0.05 (test Snk)
Oleandro
Sperimentazione in serra (Prisa & Burchi, 2015) iniziata nei primi giorni dell’Aprile 2015 sulla
coltivazione in vaso (Ø 14 cm) di 30 piante per tesi suddivise in repliche di 10 piante ciascuna.
Concimazione con nutricote 6-8 mesi: piena = 5 gr/L di substrato; ridotta = 2.5 gr/L di substrato
Controllo 1 (C1): 100% torba + concimazione piena
Tesi 1 (T1): 80% torba + 20% zeolitite a chabasite + concimazione piena
Controllo 2 (C2): 100% torba + concimazione ridotta
Tesi 2 (T2): 80% torba + 20% zeolitite a chabasite + concimazione ridotta
A fine coltivazione, i risultati dei rilievi effettuati (altezza delle piante, numero di foglie, peso fresco
vegetativo, peso fresco radicale) sono riportati in Tabella e confrontati visivamente in Figura.
45
Parametri agronomici al termine della coltivazione
Considerazioni:
a parità di concimazione, tutti i parametri agronomici delle piante coltivate su substrato con
zeolitite (T1 e T2) sono nettamente superiori a quelli coltivate su substrato di sola torba (C1 e C2)
tutti i parametri agronomici delle piante coltivate su substrato con zeolitite e concimazione ridotta
(T2) sono significativamente superiori a quelli delle piante coltivate su substrato di sola torba e
concimazione piena (C1) (= riduzione dell’apporto di fertilizzante)
l’incremento dello sviluppo radicale delle piante coltivate su substrato con zeolitite (T1 e T2),
garantisce una maggiore loro resistenza agli stress idrici e salini nella fase post-trapianto in
ambiente a pieno campo.
Rispetto alle piante coltivate su substrato con sola torba (C1 e C2), quelle coltivate su substrato
con zeolitite (T1 e T2) hanno mostrato una precocità di fioritura di circa 7 giorni.
PRISA D., BURCHI G. (2015).- Piante più forti con la chabasite. Il Floricultore, Ottobre 2015, 2-
5.
46
Ranuncolo
E’ il maggior esponente della famiglia delle Ranunculaceae. Intollerante sia alla basse temperature
che alle alte, viene coltivato nelle zone a clima mediterraneo. I terreni devono essere ben drenati, il
pH ideale è alla neutralità, mentre le temperature ottimali sono comprese tra 5 e 10°C la notte e 15-
25°C il giorno. I ranuncoli fioriscono quando sono soggetti a fotoperiodo breve (lunghezza del
giorno inferiore alle 12 ore). Se superiore alle 12 ore la fioritura viene anticipata ma gli steli sono di
scarsa qualità. I rizomi devono essere stimolati in celle frigo a 1-2°C per 24 or, ciò stimola la
fioritura. Oppure predisporre I rizomi in cella a temperatura controllata a 10°C per 30 giorni e poi
piantare su porche sopraelevate di larghezza di 60cm. Fare attenzione all’irrigazione, in particolare
la prima deve scendere ad almeno 40cm, la seconda deve essere effettuata dopo 48 ore. A seconda
del tipo di terreno e di acqua è bene garantire un apporto bilanciato di elementi. Concime NPK in
rapporto. 1-1,2-1,2 alla dose di 250gr./mq. Diserbo manuale perché il ranuncolo è molto sensibile.
La produzione varia a seconda delle date di trapianto e delle condizioni di coltivazione, i fiori dopo
la raccolta vanno messi subito in acqua. Il ranuncolo può essere utilizzato sia come fiore fresco, ma
può essere destinato anche ad essiccazione naturale o artificiale. E’ il fiore più venduto nel
Sanremese dopo la rosa e ha conquistato mercati Europei come Paesi Bassi, Germania, Francia
Svizzera.
47
Test effettuati su Phytium
Disegno a blocchi randomizzati, 200 piante x 3 replicati, ambiente sperimentale Toscana
Trattamento fogliare 1 ogni 10 giorni
Test effettuati su Rhizoctonia solani
Disegno a blocchi randomizzati, 100 piante x 4 replicati, ambiente sperimentale Toscana
Trattamento fogliare 1 ogni 10 giorni
Trattamento
% piante colpite
Control 17.11 ± 1.88 a
Tolclofos-metile 12.44 ± 1.36 b
Zeolitite a chabasite 3Kg +
Trichoderma
harzianum + bacillus
subtilis
10.21 ± 1.45 b
Trattamento
% piante colpite
Control 15.67 ± 1.34 a
Propamocarb, Matalaxyl 7.45 ± 1.09 b
Zeolitite a chabasite 3Kg
+ rizobatteri + neem
– equiseto - propoli
6.88 ± 1.00 b
48
Test effettuati su fusarium oxysporum
Disegno a blocchi randomizzati, 100 piante x 5 replicati, ambiente sperimentale Toscana
Trattamento fogliare 1 ogni 10 giorni
Trattamento
% piante colpite
Control 19.34 ± 1.12 a
Procloraz, Thiofanate-
methil
11.46 ± 1.21 b
4 Kg zeolitite a chabasite,
streptomyces
griseoviridis
10.31 ± 1.06 b
Test effettuati su Sclerotinia sclerotiorum
Disegno a blocchi randomizzati, 200 piante x 4 replicati, ambiente sperimentale Toscana
Trattamento fogliare 1 ogni 10 giorni
Trattamento
% piante colpite
Control 22.10 ± 1.26 a
Tolclofos-metile 11.96 ± 1.34 b
Zeolitite a chabasite 3Kg +
coniothyrium minitans
+ trichoderma viride
8.77 ± 1.23 c
49
Test effettuati su tripidi
Disegno a blocchi randomizzati, 100 piante x 4 replicati, ambiente sperimentale Toscana
Trattamento fogliare 1 ogni 10 giorni
Trattamento
% piante colpite
Control 20.10 ± 1.00 a
Spinosad, dimetoato 10.21 ± 1.04 b
3 Kg zeolitite a chabasite,
neem, manuka
8.88 ± 1.12 b
Test effettuati su afidi
Disegno a blocchi randomizzati, 150 piante x 3 replicati, ambiente sperimentale Toscana
Trattamento fogliare 1 ogni 10 giorni
Trattamento
% piante colpite
Control 16.70 ± 1.21 a
Alfametrina,
imidacloprid
10.11 ± 0.90 b
4 Kg zeolitite a
chabasite, neem,
tanaceto
7.46 ± 1.10 c
50
Test effettuati su Liriomyza trifolii
Disegno a blocchi randomizzati, 250 piante x 3 replicati, ambiente sperimentale Toscana
Trattamento fogliare 1 ogni 10 giorni
Trattamento
% piante colpite
Control 18.45 ± 1.06 a
Spinosad, dimetoato 14.13 ± 1.19 b
3 Kg zeolitite a chabasite,
equiseto, neem, manuka
11.00 ± 0.89 c
Rosa
Rosa (fam. Rosacee)
Caratteri botanici. Il genere rosa (fam. Rosacee) comprende piante perenni arbustive riunite in
specie numerose che raggruppano piccole specie elementari ed un gran numero di ibridi. La
spinosità(aculei) è una caratteristica generale, le foglie sono composte da 3-11 foglie di norma
caduche, stipulate. I fiori possono essere solitari o riuniti in cime; il calice è composto da 5 sepali
verdi, interi o laciniati ai margini, persistenti; la corolla ha 5 petali; l’androceo è costituito da
50100 stami inseriti alla base del calice. Le radici producono annualmente dei getti che portano
soltanto foglie durante il primo anno od anche nel secondo; poi fioriscono per vari anni e servono a
sostituire i getti invecchiati. Moltiplicazione per polloni radicati, ma soprattutto per talea. Secondo
il numero di petali, la disposizione e lo sviluppo, varia il modo di presentarsi del fiore. Questo può
51
essere: semplice, se i petali sono 5 disposti in un solo piano; semidoppio, quando ha da 2 a 5 piani
o serie; doppio, se le serie sono 5 ed a schiusura completa tutti gli stami sono visibili; quando la
massa dei petali, è cosi’numerosa e compatta da non rendere facile l’individuazione degli organi
sessuali.
Tecnica colturale. La rosa si adatta a tutti i tipi di terreno; offrono i migliori risultati quelli
profondi, soffici, freschi ed irrigabili. Il terreno si prepara con un accurato lavoro di scasso e
concimando lautamente con letame e fosfatici. La piantagione si esegue durante l’inverno,
disponendo le piante a file e a distanze diversa a seconda della varietà: si va da m 0.40 ed anche
meno, per le ibride di di scarso sviluppo, coltivate in serra, a m 0.70 per le ibride rifiorenti in
pien’aria. L’epoca ed i criteri di potatura cambiano da varietà a varietà e secondo le condizioni
ambientali e sono in relazione al tempo nel quale si desidera la fioritura. Le multiflore nane, le Tè,
le ibride Tè, le ibride rifiorenti e ibride, non sottoposte a forzatura, si potano sul finire dell’inverno.
Fioriscono sul legno dell’anno precedente; perciò dapprima si asportano i rami secchi od esauriti e
quelli deboli, poi si tagliano le cacciate dell’anno precedente.
Finalità della coltura. Si distinguono le coltivazioni: a) per la produzione del fiore reciso; b) per la
decorazione dei giardini: formazione di aiuole ed impiego delle varietà sarmentose; c) per la
produzione delle piante
Le problematiche fitosanitarie possono variare in rapporto alle situazioni in cui è coltivata
Le principali malattie crittogamiche sono: ticchiolatura, oidio,la ruggine e la Peronospora
Principali fitofagi: ragnetto rosso, tripidi, cicaline, afidi, cetonie, tentredini, argidi
Tecniche micronaturali per la difesa e coltivazione delle rose
-Microrganismi EM 3L su 100L di acqua - Chabasite micronizzata 2Kg su 100L di acqua -oli
essenziali di tagete e pompelmo al 2%+3%.
52
53
Tagetes patula nana
Coltivazione (Accati et al, 1993) in ambiente protetto del cv. Golden boy in vasi (10x10x12 cm)
contenenti, ciascuno, 250 g di substrato Cultural. Trapianto delle piante (20 per tesi) in vaso a 33
giorni dalla semina.
Controllo 1 (C1): Cultural (torba delle Prealpi bavaresi a pH 5.7 con 105 mg/l di N-NH
4
, 5.6 di
P, 97 di K, 176 di Ca, 20 di Mg, 318 di Fe, 7 di Zn)
Controllo 2 (C2): Cultural + fertirrigazione quindicinale con 10 g/l di N:P
2
O
5
: K
2
O 20:10:10;
Tesi 1 (T1): Cultural + 10 g/vaso di zeolitite a phillipsite allo stato naturale
Tesi 2 (T2): Cultural + 20 g/vaso di zeolitite a phillipsite allo stato naturale
Tesi 3 (T3): Cultural + 40 g/vaso di zeolitite a phillipsite allo stato naturale
Tesi 4 (T4): Cultural + 10 g/vaso di zeolitite a phillipsite scambiata con NH
4
Tesi 5 (T5): Cultural + 20 g/vaso di zeolitite a phillipsite scambiata con NH
4
Tesi 6 (T6): Cultural + 40 g/vaso di zeolitite a phillipsite scambiata con NH
4
54
Parametri morfologici delle piante rilevati a 15 (21/04) e 57 (2/06) giorni dal trapianto.
Confronto dei parametri morfologici delle piante rilevati a 57 (2/06) giorni dal trapianto nelle
coltivazioni senza zeolitite (Controlli C1 e C2) e con 10 g/vaso di zeolitite allo stato naturale (T1)
e scambiata con NH
4
(T4)
ACCATI E., FRANCHINI ANGELA M., DEVECCHI M., BOERO V. (1993).- Zeolititi nella
produzione di ornamentali in contenitore. Colture Protette, 9, 77-80.
55
Tulipano
Sperimentazione in serra (Prisa et al., 2009) sulla coltivazione di bulbi del cv. Ciago con fiore
fucsia di calibro 10 12 disposti a 5 cm uno dall’altro in cassette di superficie di 0.24 m
2
(9 bulbi
per cassetta).
Concimazione standard: 40 g/cassetta di concime organigo Stallgrena (letame bovino, C organico
30%, N totale 2%, C/N 15) + 20 g/cassetta di Nitrophoska blu spezial (N totale 12%, P
2
O
5
12%,
K
2
O 17%, MgO 2%, SO
3
20%, B 0.02%, Zn 0.01%).
Controllo (C): 100% torba + concimazione standard
Tesi 1 (T1): 90% torba + 10% di zeolitite a chabasite senza concimazione
Tesi 2 (T2): 80% torba + 20% di zeolitite a clinoptilolite + concimazione standard
Tesi 3 (T3): 80% torba + 20% di zeolitite a clinoptilolite + concimazione standard ridotta del 50%
Rispetto al Controllo, la presenza di zeolititi (a chabasite e a clinoptilolite) non ha comportato
differenze significative nell’altezza e diametro dello stelo e longevità dei bulbi, ma ha incrementato
il diametro dei fiori ed il calibro e peso dei bulbi. In particolare rispetto alla clinoptilolite (Tesi 2 e
3), la zeolitite a chabasite ( Tesi 1) ha consentito la possibilità di eliminare totalmente la
concimazione con risultati non significativamente diversi.
56
PRISA D., BALLARIN A., BURCHI G. (2009).- Substrati alternativi alla torba per il
miglioramento qualitativo di tulipano e Liatris spicata. Floricoltura. Ottobre 2009 no. 10, 35-40.
Tappeto erboso
1) Coltivazione di Agrostis palustris Huds.su sabbia quarzosa senza (0%) e con aggiunta di
diverse quantità ( 5%, 10%, 20 % v/v) di segatura, torba e zeolitite a clinoptilolite (Nus & Brauen,
1991)
Indice di copertura (1 = assente; 9 = totale) nella coltivazione su sabbia quarzosa tal quale (Q) e
corretta con 5%, 10% e 20% di segatura (S), torba (T) e zeolitite (Z)
2) Coltivazione su substrato sabbioso tal quale e miscela di sabbia e zeolitite a clinoptilolite in
rapporto 9:1 (p/p) con apporto di diverse quantità di fertilizzante [(NH
4
)
2
SO
4
] (Petrovic, 1993)
57
Incremento della germinazione e dell’N accumulato e riduzione dell’N lisciviato nella coltivazione
su miscela di sabbia e zeolitite rispetto alla coltivazione su sabbia tal quale in funzione
dell’apporto di fertilizzante.
3) Coltivazione:di Festuca Arundinacea Schreb cv. Villageoise presso il Dipartimento di
Agronomia e Gestione dell’Agroecosistema dell’Università di Pisa (Volterrani et al., 1999)
Substrato di radicazione: USGA (United States Golf Association) costituito da sabbia quarzosa
(85%) e torba (15% v/v)
Controllo (C): substrato USGA
Tesi 1 (T1): substrato USGA (85%) + zeolitite a chabasite (15% v/v)
Tesi 2 (T2): substrato USGA (70%) + zeolitite a chabasite (30% v/v)
58
Biomassa, copertura, colore e aspetto estetico generale (1 = scarso; 9 = ottimo) dei tappeti erbosi
e azoto lisciviato
4) Sperimentazione in bancali non riscaldati sulla percentuale e tempi di radicazione di diversi cv.
(Prisa, 2016).
Schema randomizzatato con 50 vasi (Ø 10) per ogni tesi contenenti ognuno 25 semi
successivamente ripicchettati al momento opportuno.
Controllo: 100 g di torba + 25 g di vermiculite spolverata in superficie
Tesi 1: 100 g di torba + 25 g di perlite spolverata in superficie
Tesi 2 : 100 g di torba + 25 g di zeolitite a chabasite spolverata in superficie
59
Percentuale (A) e tempo medio (B) di germinazione dei tappeti erbosi nel Controllo e nelle tesi
sperimentali
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63
Dr. Domenico Prisa
e-mail (domenicoprisa@gmail.com)
Domenico Prisa, dottore in Biotecnologie Agro-Industriali con specializzazione in Biotecnologie
Vegetali e Microbiche alla Facolta di Agraria di Pisa e Phd in Crops Science Production Scuola di
Studi Universitari e di Perfezionamento S.Anna di Pisa. Autore di oltre 150 pubblicazioni
riguardanti l’individuazione e selezione di microrganismi simbionti e antagonisti per la coltivazione
e difesa delle piante (orticoltura, florovivaismo, frutticoltura); tecniche innovative per la difesa
biologica delle piante; applicazione di microrganismi nelle colture in vitro per la riduzione della
mortalità delle piante nelle fasi di ambientamento e in campo come endofiti, biostimolanti e
induttori di resistenza; individuazione di substrati alternativi alla torba per le coltivazioni in campo
e fuori suolo, in particolare l’utilizzo delle zeolititi per migliorare le capacità chimico-fisiche del
terreno e dei substrati e micronizzate sulle piante come repellenti degli insetti e dei funghi patogeni;
miglioramento della qualità delle specie floricole recise nelle fasi di pre e post-raccolta.
Si occupa inoltre dello studio e della selezione di microrganismi utilizzabili in apicoltura, zootecnia,
risanamento ambientale e bioenergie.
Fondatore di Agricoltura Micronaturale®: metodi innovativi alternativi alla chimica di sintesi per la
coltivazione e difesa delle piante, per l’allevamento e la difesa delle api e animali domestici, per il
risanamento ambientale, compostaggio e centrali a biogas. E selezionato i Symbac®: symbiotic
bacteria, batteri utilizzabili in diversi settori ambientali.
Ha creato per questo motivo un blog: domenicoprisa.com seguito da oltre un milione di persone,
dove pubblica le ricerche scientifiche e le informazioni dei convegni che lo riguardano, svolgendo
anche consulenza tecnico/scientifica alle persone che ne hanno bisogno in tutti i settori ambientali.
Stesso ruolo svolgono la pagina facebook: @dott.domenicoprisa e i gruppi facebook da lui creati:
Microrganismi EM: protocolli e applicazion; Apicoltura Micronaturale: protocollo Domenico Prisa;
Canale Youtube Agricoltura Micronaturale
Ha Partecipato e scritto progetti Nazionali e Internazionali, progetti Life, bandi Miipaf, PSR e PFI
Relatore a diversi congressi Nazionali e Internazionali in Floricoltura, Agricoltura sostenibile,
substrati e biostimolanti innovativi, microbiologia, zootecnia e apicoltura, depurazione reflui e
acque comunali.
64
Sommario
Introduzione ....................................................................................................................................... 1
Uso delle zeoliti nel risanamento ....................................................................................................... 2
Uso delle zeoliti in agricoltura ........................................................................................................... 3
Le zeolititi ........................................................................................................................................... 5
Zeolititi in suolo e substrato ............................................................................................................... 7
Dosaggi Zeolititi in suolo e fuori suolo .............................................................................................. 8
Dosaggi Zeolititi in vaso e bancale ..................................................................................................... 9
Perché le zeolititi micronizzate per la protezione aerea delle piante? .............................................. 9
Dosaggi della zeolitite micronizzata per la protezione aerea delle piante ...................................... 11
Utilizzo delle zeolititi in floricoltura ................................................................................................ 11
Camellia J. ........................................................................................................................................ 11
Ciclamino.......................................................................................................................................... 14
Crassula P. ........................................................................................................................................ 16
Crisantemo ....................................................................................................................................... 17
Echinopsis ......................................................................................................................................... 18
Euphorbia ......................................................................................................................................... 20
Garofano........................................................................................................................................... 21
Geranio ............................................................................................................................................. 23
Gerbera............................................................................................................................................. 31
Impatiens .......................................................................................................................................... 33
Leucospermum ................................................................................................................................. 37
Liatris spicata ................................................................................................................................... 39
Lilium ............................................................................................................................................... 40
Lilium asiatico .................................................................................................................................. 41
Oleandro ........................................................................................................................................... 43
Ranuncolo ......................................................................................................................................... 45
Rosa .................................................................................................................................................. 49
Tagetes .............................................................................................................................................. 52
Tulipano ........................................................................................................................................... 54
Tappeto erboso ................................................................................................................................. 55
Bibliografia ....................................................................................................................................... 55
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Article
Full-text available
Introduzione Le piante grasse, o più esattamente succulente, sono quelle piante in grado di accumulare acqua nei loro tessuti allo scopo di sopravvivere a lunghi periodi di siccità. Succulente è quindi il nome più corretto, dal momento che il rigonfiamento è costituito da succo. Spesso si usa fare distinzione fra cactacee e succulente, per indicare con le prime quelle piante appartenenti alla famiglia omonima, e con le seconde tutte le altre famiglie di succulente non cactacee. La maggiore concentrazione di succulente si riscontra compresa tra il 40° parallelo a nord e a sud dell'Equatore. Possiamo tuttavia trovarne fino a 56° di latitudine nord ed a 50° di latitudine sud. (Anderson, 2001) Questa grande fascia, geomorfologicamente assai diversificata, è caratterizzata da periodi aridi, a volte anche lunghi, alternati da altri piovosi, o dove frequenti sono le nebbie in assenza di piogge, come accade nei deserti della fascia costiera della Namibia e sulle Ande peruviane. Ma incontriamo anche la foresta equatoriale col suo clima caldo-umido, la steppa, la savana, gli altipiani e le montagne (Cecarini, 2011). Gli echinopsis che verranno trattati in questo articolo, hanno come habitat principale la Bolivia, l'Argentina, l'Uruguay e il Paraguay. Sono piante dalla forma prima globulare, poi cilindrica, a costolature spinose, semi-rustiche. Alcune vivono al riparo delle erbe del deserto, altre in montagna anche ad elevate altitudini. Spesso emettono polloni in grande quantità. Fiori molto grandi, a volte profumati, poco duraturi, muniti di un lungo peduncolo; prodotti molti ibridi con stupende sfumature (Fig.1). Il genere Echinopsis hyb. comprende ora anche Pseudolobivia, Lobivia, Trichocereus, Helianthocereus, Soehrensia. (Cecarini, 2011). Gli EM comprendono una selezione di colture vive di microrganismi isolate in natura dai suoli (Mohan, 2008); i microrganismi EM includono 83 ceppi batterici e fungini di specie diverse (Prisa, selezione 2012-2015), di tipo aerobico e anaerobico facoltativo. La principale attività degli EM è quella di incrementare la biodiversità del suolo. I batteri fotosintetici che fanno parte degli EM in sinergia con altri microrganismi aumentano le sostanze energetiche a disposizione delle piante e riducono gli stress (Condor et al., 2007). L'interazione dei microrganismi EM con il sistema pianta-suolo sopprime i patogeni delle piante e gli agenti di malattia, solubilizza le sostanze minerali del terreno, incrementa l'energia, mantiene l'equilibrio della flora microbica del suolo, incrementa l'efficienza fotosintetica e la fissazione dell'azoto (Subadiyasa, 1997). Le zeolititi sono invece particolari minerali con proprietà uniche nel loro genere: capacità di scambio cationico elevata e selettiva (CSC); disidratazione reversibile; assorbimento molecolare; comportamento catalitico. Le zeolititi hanno diverse applicazioni in agricoltura, in particolare la chabasite (una tipologia di zeolite di cui il suolo italiano è molto ricco) può essere utilizzata sia nei substrati per sostituire le matrici inerti (vermiculite, perlite, pomice) con effetti significativi sullo sviluppo delle piante e sulla resistenza agli stress, riducendo l'utilizzo di acqua e concimi, sia in pieno campo determinando un incremento delle proprietà strutturali dei suoli e della colonizzazione microbica. Per le proprietà che possono fornire al substrato di coltivazione l'aggiunta di zeoliti e di microrganismi EM, in questa sperimentazione è stata valutata la possibilità di migliorare la
Article
Full-text available
In order to study the effect of different rates of zeolite and water deficit in Peppermint (Mentha piperita L), an experiment was conducted in factorial based on a randomized complete block design with three replications in institute of agriculture research in university of Zabol, Iran. Factors were considered as three levels of drought stress (70%fc, 50%fc, 30%fc) and four levels of zeolite (0, 1.5, 2, 2.5 g/1kgsoil). Analyze of variance showed that all of growth parameters and essential oil yield were affected by drought stress and zeolite application. Drought stress motivated a significant reduction in all growth parameter except oil percentage. At mainly zeolite application increased the mean of all traits. Results for interaction effects showed that zeolite application in drought stress increased the means of all traits. Analysis of variance for essential yield revealed that the highest oil yield belonged to drought stress 50%fc and 2.5gr zeolite. It seems that zeolite application in dry lands are exposed to drought stress be helpful for growth parameters and oil yield improvement and prevention of decreased oil yield.
Article
Full-text available
Zeolites have been increasingly used in various application areas such as industry, agriculture, environmental protection, and even medicine. Although, there are no certain figures on the total amount of these minerals the world, some countries e.g. and Bulgaria, have important reserves and production potentials. According to reports of 2001, the total consumption of zeolites was 3.5 million tons of which 18% came from their natural resources and the rest from synthetics. More than forty naturally occurring zeolites were reported by different research groups, and clinoptilolite, erionite, chabazite, heulandite, mordenite, stilbit and philipsite are the most well-known. The most common for agricultural applications is clinoptilolite since it has high absorption, cation exchange, catalysis and dehydration capacities. Zeolites are, therefore, used as a promoter for better plant growth by improving the value of fertilizers; retaining valuable nitrogen and improving the quality of resulting manures and sludge. They can also be used as a molecular sieve or filter medium.
Article
Heulandite single crystals from Nasik (India) were treated four weeks at 423 K in 2M NaCl solution. Subsequently, the resulting Na-exchanged form was kept two months at 373 K in 2M NH4Cl solution until all crystals wer NH4-exchanged. The NH4 concentration in heulandite was also confirmed by nitrogen specific electron miroprobe analysis. The crystal structure of completely NH4-exchanged heulandite, (NH4)8.8Al8.79Si27.25O72.16 H2O, space group C2/m, [α = 17.738(4), b = 17.974(5), c = 7.416(2) A, β = 115.91 (2)°] was studied by single-crystal X-ray diffraction at 100 K. The structure was refined on the basis of Fobs by least-square methods to R = 3.78% and Rw = 4.96%. By comparison with previously studied Na-, K-, Rb-, and Cs-exchanged heulandite three NH4 sites and 11 partially occupied H2O positions were determined. H positions of two NH4 groups were located and refined. In constrast to K, NH4 shows only a low population in the regular B channel but prefers the distorted C channel and pockets in the large A channel. IR-powder spectra revealed two well defined NH4 characteristic absorptions ν3 at 3134 and ν4 at 1400 cm-1 and + which are not significantly different to those reported for free NH4.
Article
In a field experiment, clinoptilolitic zeolite was compared to sphagnum peat and sawdust as sand amendments at 5%, 10%, and 209” (v/v) to enhance `Penncross' creeping bentgrass (Agrostis palustris Huds.) establishment and to compare their gravimetric and volumetric cation exchange capacities and their effects on moisture retention and cation exchange capacities of the resultant mixes. In addition, cation exchange capacities and exchangeable K ⁺ and \batchmode \documentclass[fleqn,10pt,legalpaper]{article} \usepackage{amssymb} \usepackage{amsfonts} \usepackage{amsmath} \pagestyle{empty} \begin{document} \(\mathrm{NH}_{4}^{+}\) \end{document} ; were analyzed from clinoptilolitic zeolite of particle sizes ranging from <0.25 mm to >5.0 mm. All amendments, except 10?ZO and 20% sawdust, resulted in superior establishment compared to unamended sand. Peat-amended sand retained significantly more moisture than sawdust- or zeolite-amended sand at –6, –10, –33, and -250 kpa soil matric potentials. Zeolite exhibited a much higher volumetric cation exchange capacity than either sawdust or sphagnum peat. Cation exchange capacity and exchangeable potassium of clinoptilolitic zeolite was greatest when particle size was <0.5 mm; however, little exchangeable ammonium nitrogen was detected.