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L'ululato del lupo non è un grido di dolore

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Abstract

Non è pensabile curare un animale di cui non si conoscono i comportamenti etologici. Se può essere difficile accertare il reato di maltrattamento negli animali domestici, in quelli selvatici lo è in modo particolare. Ancor più complicato dialogare con le autorità giudiziarie e di polizia. Spesso quello che per un medico veterinario è un chiaro caso di maltrattamento, non appare tale per la Legge. Il compito più difficile è di riuscire a far capire che la presenza di ferite e/o malattie non indica necessariamente un chiaro caso di maltrattamento. Viceversa, ci può essere maltrattamento di un animale an- che in assenza di ferite o malattie.
di Adriano Argenio
Med. Vet. Lp Consulente del Corpo
Forestale dello Stato e del Parco
Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Spesso quello che per
un medico veterina-
rio è un chiaro caso di
maltrattamento, non ap-
pare tale per la Legge. Il compito
più difficile è di riuscire a far ca-
pire che la presenza di ferite e/o
malattie non indica necessaria-
mente un chiaro caso di maltrat-
tamento. Viceversa, ci può essere
maltrattamento di un animale an-
che in assenza di ferite o malattie.
Nell’accertamento di maltratta-
mento nei confronti di un ani-
male selvatico, è importante ac-
certare la provenienza dell’esem-
plare. Un animale selvatico nato
libero, catturato e chiuso in gab-
bia, è un animale che patirà molto
più di un animale domestico, la
cattività e il contatto con l’uomo.
Questa sofferenza è evidente
quando si manifesta con ferite
con l’insorgenza di comporta-
menti stereotipati, ma più spesso
è silente e può passare inosser-
vata ad occhi non esperti. I fattori
stressanti che agiscono ripetuta-
mente nel tempo, portano ad un
esaurimento delle risposte adat-
tative messe in atto dall’animale.
La conseguenza è l’insorgenza di
risposte metaboliche (debolezza
etremoremuscolare,alopeciabi-
laterale simmetrica, perdita di
peso, deterioramento della reat-
tività del sistema immunitario
con una maggiore suscettibilità
alle malattie, poliuria, elevato
consumo di acqua, ecc.) e di al-
terazioni comportamentali (au-
mento dell’aggressività, rifiuto
del cibo o iperfagia, autocanni-
balismo, alterazioni del compor-
tamento sessuale, ecc.).
“CONVINCERE” E
RELAZIONARE
La difficoltà in questi casi non è
solo quella di riuscire ad associare
queste alterazioni alle condizioni
di stress cronico, ma anche di
“convincere” Forze di Polizia e
Magistrati che questi sintomi sono
RICONOSCERE IL MALTRATTAMENTO ANIMALE
L’ululato
di un lupo
non è un grido
di dolore
Non è pensabile curare un animale di cui non si
conoscono i comportamenti etologici. Se può
essere difficile accertare il reato di
maltrattamento negli animali domestici,in quelli
selvatici lo è in modo particolare. Ancor più
complicato dialogare con le autorità giudiziarie e
di polizia…
In casi particolari, soprattutto in presenza di animali selvatici, il medico ve-
terinario può essere affiancato da biologi o naturalisti, fermo restando
però che solo il medico veterinario può relazionare su una lesione, una ma-
lattia o sulla sofferenza psichica di un animale: diagnosi e certificazioni sono
atti medico veterinari, anche nello svolgimento delle attività di collabora-
zione con la polizia giudiziaria.
NEI FATTI
diretta conseguenza delle errate
modalità di detenzione in cattività.
In questi casi assume molta im-
portanza l’anamnesi ambientale,
in particolare la descrizione delle
condizioni in cui gli animali sono
detenuti. Scrivere che un rapace è
in uno stato di sofferenza perché è
chiuso in una gabbia troppo pic-
cola per le sue caratteristiche eto-
logiche è una forma corretta, ma
meno efficace di scrivere nella
propria relazione che un rapace
con due metri di apertura alare è
chiuso in una gabbia di un metro
di larghezza. Indicare i siti di ubi-
cazione delle gabbie perché la vi-
cinanza a luoghi rumorosi o
l’esposizione continua al contatto
con l’uomo sono importanti fat-
tori stressanti. Un altro impor-
tante aspetto da riportare nella re-
lazione è quello relativo alle con-
dizioni igieniche in cui sono te-
nute le strutture di detenzione de-
gli animali e le ciotole per la som-
ministrazione di cibo e acqua per-
ché sono indicative della cura o
meno con cui gli animali vengono
detenuti. Gli aspetti relativi alle
strutture di detenzione possono
essere importanti per la polizia
giudiziaria per configurare un al-
tro reato nei confronti degli ani-
mali, quello contenuto nell’arti-
colo 727 c. p., cioè la detenzione in
condizioni incompatibili con la
propria natura. Anche in questo
caso non è sufficiente la sola de-
tenzione in condizioni incompati-
bili, che deve essere anche pro-
duttiva di gravi sofferenze, altro
aspetto che solo un medico vete-
rinario può certificare.
ACCERTAMENTO E
TRASFERIMENTO
Quando è possibile, l’accerta-
mento del maltrattamento va
concluso con l’esame clinico del-
l’animale o se il numero degli ani-
mali è elevato, con un esame cli-
nico collettivo, ma almeno il 10%
degli animali deve essere sotto-
posto ad un esame clinico appro-
fondito, con esami collaterali per
analisi batteriologiche, virologi-
che e parassitologiche e tutti gli
altri esami che possono aiutarci a
chiarire lo stato di salute del-
l’animale o degli animali. Prima di
sottoporre a manipolazione o a
trasferimento gli animali detenuti
in condizioni stressanti da molto
tempo, è sempre necessario va-
lutare bene lo stato clinico. Il no-
stro intervento con manipola-
zione dell’animale per visitarlo o
per trasferirlo in caso di seque-
stro, può rappresentare un fat-
tore stressante acuto che, in con-
dizioni di esaurimento delle ri-
sposte adattive, può portare a
shock e conseguente morte. De-
cesso evidentemente non impu-
tabile al trasferimento, ma alle
precedenti condizioni di deten-
zione.
UN CASO
EMBLEMATICO
In fatto di accertamento del
reato, il caso dei richiami vivi
nell’attività venatoria è emble-
matico. Dimostra che il lavoro
del medico veterinario, chiamato
a relazionare sulle condizioni di
detenzione degli animali, è fon-
damentale anche di fronte alle
leggi speciali che esulano dal
maltrattamento come appunto
quelle sulla caccia.
La Corte di Cassazione, però, ha
stabilito che nel caso in cui la de-
tenzione degli uccelli da richiamo
sia lecita, e le gabbie siano rego-
lari, per affermare la responsabi-
lità penale, occorre dimostrare,
che i danni alle penne e alla coda
elostresspsichicosianoderivati
da fattori diversi dalla sola de-
tenzione.
Il ruolo del medico veterinario
chiamato ad accertare le condi-
zioni degli uccelli da richiamo è
quindi di accertare lo stato di sa-
lute degli animali e le condizioni
igienico sanitarie delle gabbie di
detenzione.
Sempre la Corte di Cassazione
ha però stabilito che la deten-
zione in gabbia di uccelli da
usare come richiami per la cac-
cia, pur se lecita in sé, può dar
luogo alla configurabilità del
reato di maltrattamento, ove le
gabbie siano di dimensioni così
anguste da non consentire nep-
pure movimenti fisiologici es-
senziali come l’apertura delle ali.
Quindi gli aspetti su cui soffer-
marsi sono quelli relativi alla
possibilità da parte dell’animale
di aprire le ali, e quindi di com-
piere i movimenti minimi per
mantenere vigore fisico, le con-
dizioni igienico sanitarie delle
gabbie in cui sono detenuti e il
rispetto delle ore di luce/buio. In
alcuni casi è stato accertato che
iproprietarideirichiamivivili
inducono a compiere una muta
artificiale. Questa pratica è vie-
tata, il compito del medico vete-
rinario è quello di coadiuvare la
polizia giudiziaria accertando le
gravi sofferenze che patiscono
gli animali sottoposti a questa
pratica. L’accertamento del mal-
trattamento, in conclusione, è
sempre a tutela degli animali, ma
anche di tutti coloro che fanno
parte delle categorie previste
dalle leggi speciali (cacciatori,
circensi, ecc.) e che detengono
gli animali in modo corretto.
NEI FATTI •
30giorni
Ottobre 2011
38
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