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E’ meglio usare il termine intersessuale, intersessuato o intersex?

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Abstract

Quello terminologico è un dibattito ancora in corso e talora anche molto acceso, nelle comunità di riferimento e in quelle coinvolte più o meno direttamente (attivistɜ, pazienti, genitori, medici, studiosɜ). (...)
Michela Balocchi, È meglio usare il termine intersessuale, intersessuato o
intersex?”, in Paoli B., Ghisoni A., Cikada M. (a cura di), Guida Arcobaleno,
Golem Edizioni, Torino, Maggio 2018, pp.223-225.
È meglio usare il termine intersessuale, intersessuato o intersex?
Quello terminologico è un dibattito ancora in corso e talora anche molto acceso,
nelle comunità di riferimento e in quelle coinvolte più o meno direttamente (attiviste/i,
pazienti, genitori, medici, studiose/i).
A partire dalla Consensus Conference del 2005 di Chicago è stato adottato, da parte
della comunità medica, l’acronimo DSD che sta per Disorders of Sex Development,
termine ombrello per indicare le variazioni cromosomiche, gonadiche e/o anatomiche
nello sviluppo del sesso. Uno degli obiettivi che ha portato all’adozione del termine è
stato quello di avere una terminologia medica che fosse meno stigmatizzante
rispetto a quella fino ad allora in uso di intersex, intersessualità, (pseudo)-
ermafroditismo, e più vicina, invece, all’idea di avere a che fare con singole
variazioni biologiche, che non rimandasse a tematiche identitarie, socio-politiche e
culturali.
Da allora la comunità medica, una parte della comunità scientifica, così come gran
parte dell’associazionismo composto da organizzazioni di pazienti e genitori, usano
principalmente DSD e/o il nome della variazione o (sempre secondo la terminologia
medica) della ‘sindrome’ specifica.
Viceversa, la terminologia del DSD è stata molto contestata dal movimento intersex
che principalmente critica l’uso del termine disorder/disturbo in quanto portatore
dell’idea di una condizione patologica, deviante, nello sviluppo sessuale della
persona, mentre le varie forme di intersessualità non sono necessariamente
correlate ad una patologia o a condizioni mediche.
Così, l’attivismo intersex internazionale e una parte della comunità scientifica spinge
per sostituire almeno al concetto di disorders quello di differenze/differences.
Si parla, perciò, di differenze nello sviluppo sessuale (per cui, personalmente,
adotto l’acronimo in lettere minuscole, dsd, per differenziarlo da quello medico), o
anche di variazioni o atipicità nello sviluppo sessuale.
A livello internazionale i gruppi, le organizzazioni e le/i singoli attiviste/i si sono
riappropriate/i del termine intersex, adottato in ambito medico nei primi del
Novecento, e lo usano come termine ombrello che comprende tutte le variazioni
delle caratteristiche di sesso cromosomico, gonadico e/o anatomico che non
rientrano nelle tipiche nozioni binarie dei corpi femminili/maschili.
Intersex è usato anche come termine con valenza politica e identitaria.
In Italiano la traduzione di intersex è intersesso, ma questo termine viene ancora
usato, in modo informale, nel mondo medico per indicare esclusivamente le atipicità
o ‘ambivalenze’ genitali, ovvero le variazioni visibili, finendo per risultare riduttivo
rispetto alla varietà di forme possibili, poiché non tutte le variazioni interessano le
caratteristiche sessuali esterne o sono visibili a livello anatomico.
Per questo motivo io preferisco mantenere il termine inglese, o, in alternativa, usare
intersessuale come aggettivo per indicare, appunto, chi ha una forma di
intersessualità. In questo caso, però, data l’assonanza con gli orientamenti sessuali,
talora è necessario spiegare che si tratta di altro.
Nella letteratura internazionale intersexed (intersessuato) è stato usato soprattutto
in passato. Attualmente sembra per lo più abbandonato, probabilmente perché
riduce indirettamente la persona ai suoi organi sessuali: così anche in Italiano il
lemma sessuato (sexed) è usato esclusivamente come aggettivo con il significato di
essere vivente provvisto di organi della riproduzione sessuale.
Per concludere, in generale, chiaramente la cosa migliore è usare il termine che la
persona preferisce o con il quale si riconosce.
Alcuni riferimenti bibliografici
- Carpenter M. (2016), The human rights of intersex people: addressing harmful
practices and rhetoric of change”, in «Reproductive Health Matters», 47, pp. 74-84.
- Davis G. (2011), DSD is a Perfectly Fine Term: Reasserting Medical Authority
Through a Shift in Intersex Terminology, in «Sociology of Diagnosis Advances in
Medical Sociology», 12, pp. 155-182.

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Data
June 2018
Michela Balocchi
Data
June 2018
Michela Balocchi
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