ChapterPDF Available

Lo strano caso del cranio di Francesco Petrarca

Authors:

Abstract

This article regards the FFR (Forensic Facial Reconstruction) of the Italian poet Francesco Petrarca, performed in 2014 for the open source exhibition "Facce. I molti volti della storia umana". The article is part of the catalogue of the exhibition "Imago animi. Volti dal passato".
42
Cicero Moraes (Arc-Team)
Ricostruzione digitale del viso di Petrarca, 2015
Computer graphic
Museo di Antropologia
Università degli Studi di Padova
43
Gli eventi storici
Il famoso poeta italiano Francesco Petrarca
morì nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374
all’età i 70 anni ad Arquà, paese dei Colli
Euganei in provincia di Padova che ha tuttora
il nome di Arquà Petrarca in suo onore.
Rispettando le sue volontà, fu seppellito nella
chiesa parrocchiale. Qualche anno dopo,
nel 1380, le sue spoglie furono trasferite
all’interno di un sarcofago in marmo collocato
davanti alla chiesa, grazie all’interessamento
del genero Francesco da Brossano.
Il 27 maggio 1630, il sarcofago fu violato
dal frate domenicano Tommaso Martinelli.
Secondo quanto riportato da Giovanni
Canestrini (1874), il frate fu incaricato
dai Fiorentini di sottrarre alcune ossa del
Petrarca. Martinelli ruppe una parte del
sarcofago e rubò le ossa del braccio destro:
i resti sottratti non furono mai recuperati.
Nel 1813 il conte Carlo Leoni – storico ed
epigrasta – decise di restaurare il sarcofago
danneggiato. Il giorno 24 maggio di quello
stesso anno il sarcofago fu riaperto e così il
Leoni descrive quei momenti, evidenziando
come il cranio del poeta fu ritrovato integro:
«Alla vista di que’ venerandi resti mi assalì un
brivido; e là mi parve ripalpitasse l’Italia del
Trecento con tutte le sue glorie e sventure:
un profumo di antico mi inebriò... pareami
parlargli... tremante accostai la mano al
teschio glorioso, lo sollevai a vista di tutti
dicendo: ecco il cranio di Petrarca e con quel
sacro terrore onde si toccano le venerande
cose lo contemplai, indi lo ricollocai nel
sito primiero al centro del lato di ponente,
ove starà nei secoli dei secoli, sicché non
si desti al suon dell’angelica tromba. Oh
amico, quello fu il più bel momento della
mia vita». Terminato il restauro, prima della
chiusura, Leoni prese per una costola e
un frammento della tunica. Il 10 luglio 1855,
per ordine delle autorità asburgiche che
vedevano nella celebrazione del Petrarca il
desiderio dell’unità nazionale italiana contro
gli invasori stranieri, il Leoni fu obbligato a
riporre nuovamente all’interno del sarcofago
i resti trattenuti.
La riapertura del sarcofago di Petrarca
In occasione del quinto centenario dalla morte,
il 6 dicembre 1873, fu autorizzata una nuova
apertura del monumento funebre e indagini
sui resti del poeta. Il prof. Giovanni Canestrini
(1835-1900), allora docente di Zoologia,
Anatomia comparata e Fisiologia generale
all’Università di Padova, fu incaricato della
direzione di tutte le operazioni. Un anno dopo
lo stesso Canestrini pubblica un dettagliato
resoconto del lavoro nell’opera Le ossa di
Francesco Petrarca: studio antropologico. A
quell’epoca l’Antropologia muoveva i primi
passi come nuova disciplina e Canestrini fu,
indubbiamente, uno dei precursori. Dichiarò
così il suo approccio metodologico allo studio
dello scheletro: «Era mio progetto prendere
sul cranio tutte quelle misure che oggi
l’antropologia considera come interessanti,
illustrare il cranio con gure fotograche e con
disegni, e farne eseguire il modello in gesso».
I piani dello studioso trentino vennero però
disattesi. «Il cranio, che per cinque secoli
avea resistito all’azione demolitrice del tempo,
fra il 1855 ed il 1873, si era reso talmente
debole, che il 6 dicembre 1873, esposto
all’aria, spontaneamente si disaggregava.
Quel cranio, che all’aprirsi della tomba io vidi
integro, dopo pochi minuti era ridotto in una
moltitudine di frammenti maggiori e minori
che offrivano ben poca messe all’esame
antropologico. In tali condizioni fui costretto
ad abbandonare l’idea di far eseguire la
fotograa ed il modello in gesso del cranio,
Lo strano caso del cranio di Francesco Petrarca
Nicola Carrara – Museo di Antropologia, Università degli Studi di Padova
Luca Bezzi – Arc-Team s.n.c., Cles (Tn)
44
e mi limitai a prendere su di esso quelle
misure che si potevano. Dapprima si ruppe
l’osso occipitale in direzione trasversale al
disotto del tubercolo occipitale esterno e
dietro i condili; poi si staccarono dal cranio
il temporale sinistro, il parietale sinistro ed il
frontale, scomponendosi essi pure in più pezzi.
Anche le ossa della faccia si disaggregarono
in parte, e la mandibola si divise in due
metà in corrispondenza della sua sinsi.
L’impressione che gli astanti riportarono di
questa disaggregazione può essere espressa
colle parole che da alcuni udii: Sembrava che
il cranio fosse composto di calce viva, e gli
venisse gettata sopra dell’acqua».
«Non ostante la decomposizione del cranio,
che rapidamente si compiva, potei prendere
le misure che darò in appresso, validamente
aiutato dal dott. Filippo Fanzago e dal dott.
Ferdinando Moroni. In pari tempo l’ingegnere
dott. B. Belzoni eseguiva alcuni disegni,
che mi furono poi utilissimi nei tentativi di
ricostruzione scientica del teschio».
Canestrini, inoltre, elencò le ossa mancanti
dello scheletro, sottolineando che l’omero e
l’ulna destri nonché le ossa della mano destra
erano quelle sottratte dal Martinelli nel 1630:
- 2 vertebre cervicali
- il coccige
- una costola
- l’omero destro
- l’ulna destra
- 68 ossa di mani e piedi
La descrizione sica del poeta ricavata dallo
studio antropologico permise di descrivere
Petrarca come una persona alta (184 cm),
con inserzioni muscolari ben evidenti e con gli
arti inferiori più sviluppati rispetto ai superiori.
Seguendo un interesse della seconda metà
del XIX secolo, Canestrini tracciò anche un
prolo frenologico del poeta: «noi dovremo
ammettere che nel Petrarca i sentimenti e gli
istinti prevalessero sulla intelligenza che pur
era elevatissima».
Gli ultimi eventi
Nel 1943, durante la II Guerra Mondiale,
le ossa del Petrarca furono traslate e
45
conservate nei sotterranei del Palazzo Ducale
di Venezia (sotto pesanti lastre di marmo),
per proteggerle dai bombardamenti. Solo al
termine delle vicende belliche le ossa furono
ricollocate nel sarcofago di Arquà.
Il 18 novembre 2003, in occasione dei 700
anni dalla sua nascita, il sarcofago fu di
nuovo aperto e investigato da un team di
ricercatori dell’Università di Padova, diretti dal
prof. Vito Terribile Wiel Marin. Uno degli scopi
del lavoro era quello di ricostruire le fattezze
del poeta con le tecniche più avanzate
del tempo. All’apertura del sarcofago, il
cranio ritrovato parve subito sospetto. Dopo
l’analisi antropologica condotta dalla prof.ssa
Maria Antonia Capitanio, la determinazione
del sesso era femminile. Al contrario, lo
scheletro post-craniale era riconducile al
sesso maschile. Inoltre, lo scheletro post-
craniale mostrava i segni dei traumi che il
Petrarca subì durante la sua vita a seguito
di una caduta da cavallo. Un campione
del cranio fu datato con il radiocarbonio
dall’Università di Tucson in Arizona ssando
l’anno di morte del soggetto al 1207, con
un intervallo di condenza tra il 1134 e il
1280 (Povolo, 2014). Il cranio apparteneva
dunque ad un individuo più antico, vissuto più
o meno un secolo prima di Petrarca (1304-
Giovanni Canestrini
Calco del cranio di Francesco Petrarca,
seconda metà del XIX secolo
gesso, 20x20x30 cm
Museo di Antropologia
Università degli Studi di Padova
1374). Nel 2004 fu condotta dal prof. David
Caramelli (Università di Firenze) l’analisi
genetica: il DNA del cranio era femminile,
mentre quello dello scheletro post-craniale
maschile (Caramelli et al., 2007). L’analisi
del DNA chiuse denitivamente la questione
sul cranio ritrovato all’interno del sarcofago di
Arquà: il cranio non apparteneva a Francesco
Petrarca. Allo stesso tempo emergeva una
nuova domanda: cos’era successo al cranio
del poeta?
Il Progetto FACCE
Nel 2015, il Museo di Antropologia
dell’Università di Padova, ha realizzato la
mostra: FACCE. I molti volti della storia
umana (Bezzi et al., 2016), basata sulle più
moderne tecniche di ricostruzione facciale
forense. In quell’occasione il Museo ha
prodotto anche la ricostruzione del viso di
Petrarca, partendo da un calco di cranio le
cui dimensioni corrispondono perfettamente
a quelle riportate da Canestrini nel 1874. Il
calco è indicato negli inventari universitari
dell’inizio del 1900 con la dicitura “cranio di
Petrarca”.
Come detto sopra, Canestrini dichiarò la sua
intenzione di realizzare un calco del cranio
di Petrarca, ma ne fu impossibilitato perché
il cranio, esposto all’aria, si disgregò. Questo
fatto appare strano non solo per quello che
normalmente accade durante un comune
ritrovamento in campo antropologico, ma
anche per altre importanti evidenze. Ne
Le ossa di Francesco Petrarca: studio
antropologico, Canestrini riportò 55 misure
del cranio, alcuni disegni e anche il prolo
frenologico. Tutte queste operazioni implicano
due assunti: che il cranio sia maneggiabile
e che lo sia per un tempo adeguato. Questi
assunti si scontrano chiaramente con quanto
scritto da Canestrini. Inoltre, la presenza di
un calco del cranio di Petrarca di dimensioni
esattamente uguali a quelle riportate da
Canestrini, ulteriormente contraddice quanto
dichiarato dallo stesso.
Se, dunque, la domanda su cosa sia accaduto
al cranio di Francesco Petrarca rimane
ancora aperta, i nuovi studi pongono molti
dubbi sull’operato di Giovanni Canestrini e
collaboratori.
Bibliograa
Canestrini G., 1874. Le ossa di Francesco
Petrarca: studio antropologico. Padova,
Pietro Prosperini.
Povolo C., 2014. Rivisitazioni petrarchesche.
Quaderni veneti, 3: 149-154.
Caramelli D., Lalueza-Fox C., Capelli C.,
Lari M., Sampietro M.L., Gigli E., Milani L.,
Pilli E., Silvia Guimaraes S., Chiarelli B.,
Terribile Wien Marin V., Casoli A., Stanyon R.,
Bertranpetit J., Barbujani G., 2007. Genetic
analysis of the skeletal remains attributed
to Francesco Petrarca. Forensic Science
International 173: 36-40.
Bezzi A., Bezzi L., Moraes C., Carrara N.,
Pievani T., Tiziani M., 2016. FACCE. I molti
volti della storia umana. Una mostra open
source. In: ARCHEOFOSS. Free, Libre
and Open Source Software e Open Format
nei processi di ricerca archeologica, IX
edizione, Verona 2014. Firenze, Archeologia
e Calcolatori, Supplemento 8.
46
ResearchGate has not been able to resolve any citations for this publication.
Article
Full-text available
This paper presents the open source exhibition "Facce. I molti volti della storia umana" ("Facce. The many aspect of human history"), which was held in Padua in 2014.
Article
Full-text available
We report on the mitochondrial DNA (mtDNA) analysis of the supposed remains of Francesco Petrarca exhumed in November 2003, from the S. Maria Assunta church, in Arquà Padua (Italy) where he died in 1374. The optimal preservation of the remains allowed the retrieval of sufficient mtDNA for genetic analysis. DNA was extracted from a rib and a tooth and mtDNA sequences were determined in multiple clones using the strictest criteria currently available for validation of ancient DNA sequences, including independent replication. MtDNA sequences from the tooth and rib were not identical, suggesting that they belonged to different individuals. Indeed, molecular gender determination showed that the postcranial remains belonged to a male while the skull belonged to a female. Historical records indicated that the remains were violated in 1630, possibly by thieves. These results are consistent with morphological investigations and confirm the importance of integrating molecular and morphological approaches in investigating historical remains.
Le ossa di Francesco Petrarca: studio antropologico. Padova
  • G Canestrini
Canestrini G., 1874. Le ossa di Francesco Petrarca: studio antropologico. Padova, Pietro Prosperini.
Rivisitazioni petrarchesche
  • C Povolo
Povolo C., 2014. Rivisitazioni petrarchesche. Quaderni veneti, 3: 149-154.