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Controllo e riduzione del rumore antropogenico nei Mari Italiani e mitigazione dei suoi effetti

Conference Paper

Controllo e riduzione del rumore antropogenico nei Mari Italiani e mitigazione dei suoi effetti

White Paper
Controllo e riduzione del rumore antropogenico nei Mari
Italiani e mitigazione dei suoi effetti
Workshop “Il rumore acustico e il suo impatto sui cetacei”
Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Laboratori Nazionali del Sud
21 Aprile 2017
White Paper “Controllo e riduzione del rumore antropogenico nei Mari Italiani e mitigazione dei suoi effetti”
3 Agosto 2017
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Premessa
L’Associazione Italiana di Acustica (AIA) e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) hanno
organizzato a Catania il 21 Aprile 2017 il workshop “Rumore acustico e suo impatto sui cetacei”.
Scopo principale del workshop è stato quello di fare il punto sulle attività di studio e ricerca sul
tema dell’inquinamento acustico sottomarino e i suoi effetti sulla vita dei cetacei lungo le coste
italiane. Fisici, biologi, ingegneri, geologi, naturalisti di enti di ricerca, università, enti ed
associazioni per la protezione ambientale hanno presentato le loro attività di monitoraggio,
modellizzazione acustica, analisi dei dati e sviluppo di nuovi sensori, confrontando tra loro
metodiche e risultati, facendo emergere una ricchezza di dati consolidati ed interessanti
prospettive per il futuro che fanno ben sperare per una concreta applicazione della Strategia
Marina definita dalla direttiva comunitaria. Il presente documento, basato sui risultati dei lavori
presentati, vuole proporre azioni di sviluppo coerenti con quanto finora svolto nell’ambito della
Marine Strategy Framework Directive 2008/56/CE (MSFD, nota anche come Marine Strategy),
capaci di supportare in maniera organica attività altrimenti saltuarie e purtroppo da sole non
sufficienti a incidere in maniera significativa sulle politiche di sviluppo delle attività commerciali,
turistiche e industriali in mare, politiche che dovrebbero promuoverne la sostenibilità riducendone
l’impatto ambientale. Tali effetti sono conosciuti e monitorati solo in parte, ad esempio attraverso la
Banca Dati Nazionale sugli spiaggiamenti di Mammiferi Marini, gestita dall’Università di Pavia e dal
Museo di Storia Naturale di Milano per conto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare (http://mammiferimarini.unipv.it).
Le attività condotte dagli Enti di ricerca, dalle Università e dalle organizzazioni non governative
continuano a fornire al nostro Paese (pur ancora in assenza di un piano organico di monitoraggio e
ricerca) dati di altissimo valore scientifico, fondamentali per la definizione di azioni di tutela dei
nostri mari finalizzate a uno sviluppo sostenibile dell’economia.
Le competenze e le attrezzature di altissimo livello presenti in Italia insieme a un tessuto di piccole
e medie aziende, estremamente qualificate, pongono potenzialmente il nostro Paese in una
posizione di leadership Europea nel settore della misura e mitigazione dell’inquinamento acustico
in mare. La prospettiva è quella di passare da una fase “pionieristica” - che ha visto alcuni dei
principali enti di ricerca italiani (INFN, INGV, CNR) e Università impegnati nella realizzazione di
osservatori e infrastrutture sottomarine di altissimo livello tecnologico - a una nuova fase in cui
formalizzare un corpus che metta insieme, utilizzi e valorizzi i dati raccolti e le competenze
scientifiche e tecnologiche acquisite.
In vista di ciò, non si deve trascurare la realizzazione di un momento di raccordo fra i principali enti
scientifici nazionali impegnati in questo campo di ricerca (primi tra tutti CNR, INFN, INGV, OGS e
Università) per coordinare e gestire l’enorme massa di dati che provengono e perverranno sia dai
siti cablati sottomarini che da vari enti, organizzazioni non profit, istituti e organismi vari che si
sono occupati e si occuperanno dello studio degli aspetti acustici della fauna marina, dei cetacei in
particolare, e delle sorgenti antropiche di rumore. Tale momento di raccordo deve essere gestito
con un piano coordinato e condiviso in cui gli enti di ricerca e le università essere fornitori di dati,
esperienze, know how.
Dal workshop è chiaramente emerso che le attività di ricerca e monitoraggio potranno definire un
piano di azione tanto più efficace quanto più sarà efficiente il coordinamento tra i gruppi nazionali
che svolgono attività di ricerca nel campo della misura e degli effetti del rumore in mare. Tale
coordinamento permetterà anche di proporre progetti di altissima qualità in sede europea.
Il presente documento ha lo scopo di:
- fornire supporto al piano di monitoraggio del rumore sottomarino (Indicatore 11 della
Marine Strategy Framework Directive) per il quale il Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare ha incaricato il CNR con Protocollo d’Intesa del
15/12/2015 e il CoNISMa attraverso successive Convenzioni operative (2015-2016);
- proporre alle Autorità Italiane linee guida per avviare uno studio organico e
sistematico degli effetti del rumore sottomarino, fenomeno ancora da comprendere
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nelle sue dinamiche e le relative azioni atte a mitigare e possibilmente eliminare i
suoi effetti negativi sulla fauna marina nei mari Italiani.
Il documento è diviso in quattro parti raggruppate in
1. Perché
2. Come
3. Quanto, dove e quando
4. Opportunità e vantaggi per il Paese
1 - Perché
La ricerca ha dimostrato che moltissime specie, dai molluschi ai crostacei, dai pesci ai mammiferi
marini, sono in grado di produrre e percepire suoni. La fauna marina ha fatto della percezione
acustica uno dei sensi principali, sfruttando le caratteristiche del mezzo in cui vive, poco luminoso
o buio ma buon conduttore di suoni. I mari, un tempo ambienti relativamente quieti in cui numerose
specie riuscivano a utilizzare il suono come canale di comunicazione primario e ad avvalersi di
questo con grande efficienza, sono rapidamente diventati estremamente rumorosi. I suoni prodotti
dall’uomo, infatti, proprio come quelli naturali, si diffondono molto efficacemente sott’acqua,
innalzando il livello di rumore generale e quindi sovrapponendosi in maniera antagonista ai primi.
In particolare, due categorie di suoni di origine antropica sono in grado di danneggiare
direttamente o indirettamente la fauna marina: i suoni impulsivi ad alta intensità e il rumore
di fondo persistente.
I suoni impulsivi sono legati a particolari attività, principalmente connesse all’ambiente militare (per
esempio utilizzo di sonar ed esplosioni) e industriale (esplorazioni minerarie, costruzione di campi
eolici, lavori sulla costa).
Il rumore diffuso, invece, è principalmente legato alla presenza di centinaia di migliaia di
imbarcazioni costantemente in navigazione in tutti i mari del mondo. Ognuna di queste
imbarcazioni produce rumore a bassa frequenza che si propaga per decine di chilometri,
sommandosi a quello delle altre. Il risultato è che molti mari, primo fra tutti il Mediterraneo, sono
diventati luoghi molto rumorosi a causa dell’intenso e continuo traffico navale.
Studi sugli effetti dei suoni impulsivi sono stati, almeno in parte, eseguiti, e le relative procedure di
mitigazione degli stessi sono già in atto, anche se la dinamica degli effetti è ancora lontana
dall’essere pienamente compresa. La scala di effetti dei rumori impulsivi sulla fauna marina va dal
disturbo (mascheramento dei segnali, allontanamento dall’habitat) per i rumori a bassa intensità
alla morte per barotrauma, passando per danni all’udito temporanei o permanenti, come
suggeriscono indagini condotte su cetacei spiaggiati.
Lo studio del rumore diffuso presenta difficoltà ancora più grandi. Gli effetti deleteri
dell’esposizione al rumore continuo sono stati ben documentati nell’uomo e in altre specie terrestri.
Essa provoca innalzamento dello stress, indebolimento fisiologico, difficoltà di comunicazione con i
conspecifici, impossibilità di rilevare prede o predatori. E' ragionevole ipotizzare che quanto detto
possa essere valido anche per tutti gli organismi marini che utilizzano il suono come senso
privilegiato, ma necessita di ulteriori indagini a più livelli. L’osservazione degli effetti a breve e a
lungo termine del rumore provocato dal traffico navale, a livello di specie, popolazione ed
ecosistema, richiede monitoraggi su ampia scala temporale (decine di anni) che forniscano
serie storiche di dati in grado di descrivere come gli ecosistemi rispondono nel tempo a
questa pressione (es. variazioni nella distribuzione e uso dell’habitat per i mammiferi marini).
Proprio per quanto illustrato, a livello istituzionale il rumore antropico sottomarino è oggi
considerato come vera e propria sorgente inquinante con impatti sia a livello di individui che di
popolazione.
La direttiva quadro sulla gestione ed utilizzo degli ambienti marini (Marine Strategy Framework
Directive 2008/56/C) inserisce il "rumore sottomarino prodotto dall'uomo" all'interno della
definizione di "inquinamento" (art. 3, punto 8) e lo elenca nella lista di pressioni (Descrittore 11) da
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analizzare e monitorare (Tabella 2 dell'Allegato III) ai fini della determinazione del buono stato
ecologico degli ambienti marini (Allegato I, punto 11) e della preparazione delle strategie di tutela.
Inoltre la Direttiva sulla Strategia Marina prevede, entro il 2020, il raggiungimento del “Good
Environmental Status”, un equilibrio che permetta di svolgere le attività marine e marittime in
condizioni sostenibili per l’ambiente.
Le leggi sull'inquinamento, tuttavia, affrontano un'enorme sfida transfrontaliera: la diffusione del
rumore subacqueo, infatti, così come gli spostamenti della fauna marina, vanno al di là dei limiti
delle acque nazionali di ogni paese rendendo ancora più ardua la definizione e l’applicazione di
regole condivise in materia di rumore e inquinamento acustico.
La Direttiva sulla Strategia Marina e la Direttiva sulla Pianificazione dello Spazio Marittimo
(adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel 2014) tendono alla gestione efficace delle
attività marittime e all’utilizzo sostenibile delle risorse marine e costiere a livello
internazionale, indicando ai singoli paesi la via da perseguire.
2 - Come
In virtù delle Direttive Europee sul mare e sulla pianificazione dello spazio marittimo, le
amministrazioni pubbliche, che si devono esprimere in maniera preventiva su nuove opere ed
infrastrutture che si vogliono realizzare in mare (campi eolici, metanodotti e oleodotti, campagne di
prospezione geofisica, sfruttamento minerario e petrolifero, eccetra), devono valutarne gli effetti
sulla fauna marina. Tale attività di valutazione preventiva necessita di linee guida non sempre
disponibili o solo parzialmente adatte allo scopo, data la mancanza di conoscenze di base sulla
reale diffusione e impatto del rumore sull’ambiente. Occorre quindi che il Sistema Nazionale per
la Protezione Ambientale (SNPA) - nato a seguito della emanazione della legge 28 giugno 2016
n. 132, Istituzione del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell'Ambiente e disciplina
dell'Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale” - predisponga tali linee guida e
sviluppi progetti di ricerca e sperimentazioni per mettere a punto e testare documenti di
riferimento. A tale scopo sarà necessario considerare la risoluzione
UNEP/CMS/COP12/Doc.24.2.2 “Marine Noise” recante indicazioni e linee guida per la valutazione
d’impatto di attività generanti rumore in mare.
Altro settore fondamentale che accompagna quello dell’espressione di pareri preventivi vincolanti,
è il monitoraggio ambientale per la definizione del Good Environmental Status e la verifica,
attraverso controlli mirati, delle prescrizioni rese in sede autorizzativa. Tali attività, proprie del
SNPA, devono trovare nello sviluppo e implementazione della Direttiva sulla Strategia Marina,
coordinata dal Ministero dell’Ambiente, l’attuazione del piano di monitoraggio del rumore acustico.
Un fondamentale passo in questa direzione è la creazione, a partire dalle infrastrutture presenti, di
una rete nazionale di osservatori acustici sottomarini (cablati a terra e autonomi-recuperabili),
che consentano la misura e il monitoraggio non solo del rumore acustico a lungo termine e in
tempo reale ma anche dei dati biologici, supportati da un idoneo gruppo di scienziati competenti
per la corretta pianificazione delle campagne di raccolta e la relativa analisi dei dati. La rete potrà
inoltre fornire dati di confronto per i modelli, e sarà uno strumento di controllo delle soglie di
rumore e della presenza di sorgenti non modellate o inattese. La stessa rete fornirà dati sulla
presenza di specie marine acusticamente identificabili permettendo di quantificare la presenza
stanziale e stagionale e, per alcune specie, la composizione delle popolazioni e l’habitat use. I dati
dell’infrastruttura dovranno confluire presso un database nazionale. La realizzazione della rete di
monitoraggio potrà consentire, inoltre, l’individuazione di quiet areas di rilevanza biologica (ad
esempio siti natura 2000) e di aree particolarmente vulnerabili all’inquinamento acustico (perché
soggette ad altre fonti d’inquinamento o a condizioni peculiari di propagazione del suono o
presenza di specie a rischio). Tali aree potrebbero fornire dei pilot case per verificare l’efficacia
delle norme e delle strategie di tutela, come restrizioni delle attività umane temporalmente
circoscritte ai periodi di migrazione e riproduzione, come già accade in altre parti del mondo.
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3 - Quanto, dove e quando
L’adozione di un limite strettamente conservativo per minimizzare l’effetto del rumore
esteso a tutti i mari Italiani è di difficile applicazione, soprattutto nelle aree prossime a porti
commerciali o alle linee navali commerciali.
Compito della ricerca è, quindi, fornire dati sulla eco-sostenibilità del livello del rumore di
origine antropica e delle sue periodicità, ed evidenziare rischi e vulnerabilità in termini di aree
geografiche, periodi temporali, specie ed ecosistemi in generale. La complessità di tali studi,
in particolare per ciò che concerne il rumore diffuso, necessita di un approccio sperimentale e
dell’utilizzo di metodologie statistiche e previsionali. Le osservazioni in mare aperto richiedono un
grande dispiegamento di mezzi, risorse e nuove tecnologie. Uno sforzo sistematico deve essere,
quindi, immediatamente pianificato, organizzato e condotto per valutare l’effetto del rumore nei
mari italiani. Le attività di ricerca dovranno indirizzarsi verso tre principali ambiti:
1) Descrizione qualitativa e quantitativa del rumore acustico nei mari italiani
L'istituzione di un registro marino sui suoni e le informazioni ad essi associate potrebbe
rappresentare il sistema che fornisce tutte le informazioni necessarie sui tre pilastri legali
conosciuti come diritti, restrizioni, responsabilità legate alle attività umane sull'ambiente marino.
La efficace compilazione del registro richiede dati il più possibile realistici sul numero e sulla
localizzazione delle sorgenti. A tale scopo occorre sincronizzare e armonizzare i database che
forniscono informazioni sulla presenza di imbarcazioni e natanti commerciali, militari, da pesca e
diporto e le loro attività. I dati provenienti dalle postazioni AIS (Automatic Identification System)
potranno essere arricchiti con i dati ottenuti con tecnologie differenti, ad esempio telecamere, radar
o immagini satellitari.
In parallelo, occorrerà realizzare modelli affidabili delle emissioni delle sorgenti, che, sulla base
delle caratteristiche delle stesse, siano in grado di prevederne con sufficiente accuratezza
l’emissione acustica e la relativa propagazione. La caratterizzazione delle sorgenti potrà essere
validata con registrazioni acustiche e con misure dirette in scala per la valutazione del rumore
delle eliche e dei motori e delle sorgenti impulsive quali gli air-guns, cilindri metallici che generano
impulsi ad aria compressa utilizzati nelle esplorazioni geofisiche per scopi di ricerca scientifica e di
esplorazione mineraria.
Ciò permetterà di formare un database di emissioni tipiche per diverse tipologie di sorgente,
aumentando la validità statistica del campione e arricchendo e migliorando la loro classificazione,
validando i modelli esistenti e proponendo, se necessario, specifici interventi di riduzione del
rumore.
Il registro fornirà l’input per la realizzazione di mappe dettagliate del rumore, in funzione della
posizione, della profondità, del tempo, della frequenza e della periodicità del rumore. Le
mappe saranno corredate da informazioni statistiche aggregate come valori medi sulla colonna
d’acqua, su specifiche aree, percentuali di superamento di determinate soglie, e così via.
La creazione di mappe acustiche affidabili richiede a sua volta il consolidamento dei modelli di
propagazione del suono, che dipendono dalle caratteristiche fisiche del mezzo di propagazione,
della colonna d’acqua, dei profili batimetrici e delle condizioni della superficie. È fondamentale la
realizzazione di uno strumento software condiviso dalla comunità scientifica italiana e
certificato dai Ministeri competenti, che utilizzi banche dati affidabili, certificate e aggiornate.
2) Mappe di presenza della fauna marina.
Tali mappe dovranno includere dati sulla distribuzione spaziale e temporale in termini di specie,
numero di individui e habitat use della fauna marina, cetacei in particolare. A questo proposito si
devono integrare le informazioni provenienti da diverse fonti, tra le quali la Banca Dati
Spiaggiamenti che fornisce un quadro continuamente aggiornato sugli spiaggiamenti di mammiferi
marini che avvengono sulle coste italiane per le più svariate cause (interazioni con la pesca,
collisioni, inquinamento, rumore, ecc.) e l’informazione proveniente dalle serie osservazionali sulla
presenza delle diverse specie in mare.
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3) Impatto del rumore acustico a livello di specie, individui e popolazione
L’impatto deve essere quantificato e valutato sul piano comportamentale (es. abbandono da parte
della specie di habitat critici) e fisiologico al fine di poter definire degli standard qualitativi sia a
livello di individui che a tutela delle popolazioni. Per tali valutazioni è necessario avere delle solide
conoscenze sull’ecologia delle diverse specie che possono essere generate solo da lunghe serie
di dati osservazionali in mare. Ad oggi, infatti, pur essendo disponibili in alcune aree dei mari
Italiani delle serie temporali relativamente lunghe, ad eccezione di pochi studi, la valutazione degli
impatti del rumore sottomarino diffuso risulta ancora in larga parte mancante.
I risultati delle attività prefigurate renderanno possibile la realizzazione di mappe di vulnerabilità
e di impatto del rumore acustico sull’ecosistema e forniranno al legislatore e agli organi di
controllo e tutela del territorio uno strumento completo ed affidabile per:
- valutare i rischi ambientali delle attività in mare;
- definire le azioni di mitigazione di tipo operativo (es: vincoli a specifiche sorgenti, alla
navigazione, alla velocità, al numero o dimensioni di navi in una certa zona)
- identificare gli sviluppi tecnologici necessari a minimizzare a livello progettuale
l’impatto acustico delle flotte e delle strumentazioni marine
- ottemperare alle direttive comunitarie in materia
4 - Opportunità e vantaggi per il Paese
Grazie alla peculiare collocazione geografica del nostro Paese, i mari italiani sono una delle
principali fonti di ricchezza economica dell’Italia, in termini di commercio, pesca, turismo, risorse
naturali e servizi ecosistemici. I mari italiani sono un corridoio privilegiato non solo per il
commercio marittimo ma anche per la fauna marina. Benché spesso sottovalutato, il rumore
acustico rappresenta una delle principali fonti di pressione sull’ambiente e quindi sulle risorse
naturali dei nostri mari.
L’attuazione di un piano organico e sinergico di ricerca e monitoraggio acustico dei mari italiani
rappresenta un’occasione unica per l’adozione e la messa a punto di metodi innovativi per la
sostenibilità delle risorse marine dal punto di vista economico ed ambientale, nonché
un’opportunità di sviluppo della conoscenza in una disciplina le cui dinamiche sono ancora solo
parzialmente comprese.
Un esempio classico della pressione antropica è la competizione tra delfini e le attività di pesca,
esacerbata negli ultimi anni dall’over-fishing e dalla riduzione di risorse trofiche disponibili. I delfini
vengono percepiti come una minaccia dai pescatori. E’ indubbio che una migliore conoscenza
della distribuzione e dell’ecologia di questi cetacei e una razionalizzazione della pressione
antropica, possano portare anche a un miglioramento per le attività ittiche e a politiche di sostegno
per la piccola pesca artigianale.
Le attività proposte nel documento prevedono anche la creazione di nuove figure professionali
specializzate con nuove competenze tecniche, scientifiche, gestionali e manageriali (vedi blue
carreers "EASME/EMFF/2016/1.2.1.2") distribuite sul territorio. Tali figure in una logica di medio e
lungo termine sono indispensabili per assicurare un’efficace azione di salvaguardia e protezione
non solo in Italia ma a livello internazionale, contesto in cui il nostro paese potrebbe rivestire il
ruolo di top-player.
La definizione di una comune piattaforma operativa porterà certamente allo sviluppo di
collaborazioni tra il settore della ricerca, dell’accademia, delle organizzazioni e dell’industria e
potrebbe portare a nuove e diverse visioni del trasporto marittimo, sia in termini di risparmio
energetico che di progettazione di nuovi propulsori, con una ricaduta immediata anche sulla
navigazione sportiva e turistica e una potenziale rimodulazione delle attività portuali, se non dei
porti stessi.
Da queste attività è certamente possibile avere anche ricadute relative all’aggiornamento dei
descrittori della MSFD, con conseguenze che qui non sono per il momento ipotizzabili.
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Dal punto di vista della ricerca è opportuno sottolineare che la misura e il monitoraggio del rumore
presentano numerosi aspetti interdisciplinari, poiché le sorgenti da cui è generato sono molteplici e
diversificate: sorgenti naturali geofisiche, fisiche e biologiche; sorgenti antropiche per la ricerca, la
navigazione, la pesca e per attività militari. Proprio questa interdisciplinarie permetterà
l’integrazione di più esperti, che potranno così condividere, disseminare e arricchire il comune
bagaglio di conoscenze.
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8
Proponenti
Nome
Cognome
Affiliazione
Data
Giorgio
Riccobene
INFN-LNS
03/08/2017
Giorgio
Bellia
Univ. Catania, INFN-LNS, CONISMA
03/08/2017
Paolo
Favali
INGV
03/08/2017
Francesco
Filiciotto
CNR-IAMC
03/08/2017
Gaetano
Licitra
ARPAT
03/08/2017
Claudio
Fossati
CIBRA, Univ. Pavia
03/08/2017
Gianni
Pavan
CIBRA, Univ. Pavia, CONISMA
03/08/2017
Angelo
Camerlenghi
INOGS
03/08/2017
Giuseppa
Buscaino
CNR-IAMC
03/08/2017
Elena
Papale
CNR-IAMC
03/08/2017
Rosario
Grammauta
CNR-IAMC
03/08/2017
Vincenzo
Maccarrone
CNR-IAMC
03/08/2017
Gabriella
La Manna
MareTerra Onlus
03/08/2017
Tomaso
Gaggero
Univ. Genova
03/08/2017
Salvatore
Mazzola
CNR-IAMC
03/08/2017
Enrico
Rizzuto
Univ. Napoli
03/08/2017
Michele
Viviani
Univ. Genova
03/08/2017
Caterina
Lanfredi
Tethys Research Institute
03/08/2017
Maria Grazia
Attanasi
WWF Sicilia
03/08/2017
Daniela Silvia
Pace
Oceano Mare Delphis
03/08/2017
Sabina
Airoldi
Tethys Research Institute
03/08/2017
Clara
Monaco
Ketos
03/08/2017
Salvatore
Viola
INFN-LNS
03/08/2017
Virginia
Sciacca
E-Conscience
03/08/2017
Francesco
Caruso
Whoods Hole Institute (US)
03/08/2017
Alessio
Maglio
Sinay (F)
03/08/2017
Elena
Bonaccorsi
FeelLand
03/08/2017
Sara
Pulvirenti
INFN-LNS
03/08/2017
Giuseppina
Larosa
INFN-LNS
03/08/2017
Laura
Beranzoli
INGV
03/08/2017
Mauro
Taiuti
Univ. Genova
04/08/2017
Salvatore
Mellea
Fondazione Michelagnoli - Taranto
04/08/2017
Riccardo
Reitano
Univ. Catania
07/08/2017
Massimiliano
Rosso
Fondazione CIMA
13/08/2017
Aurelie
Moulins
Fondazione CIMA
13/08/2017
Paola
Tepsich
Fondazione CIMA
13/08/2017
Emilio
De Domenico
Univ. di Messina
18/08/2017
Maria
De Francesco
Univ. di Messina
18/08/2017
Nunziacarla
Spanò
Univ. di Messina
18/08/2017
Gioele
Capillo
Univ. di Messina
18/08/2017
Giuliana
Pellegrino
Ketos
23/08/2917
Alessandra
Casale
Univ. Genova
23/08/2917
Technical Report
Full-text available
Redatto ai sensi dell’ art. 25, comma 3, del Decreto Legislativo n.145/2015 Questo Secondo rapporto annuale sugli effetti per l'ecosistema marino della tecnica dell'airgun prende in considerazione le evoluzioni di interesse per la materia, intercorse nell’arco temporale di un anno, riportando aggiornamenti in relazione sia al quadro normativo vigente in materia di rumore sottomarino e di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sia alle attività effettuate con tecnica airgun nelle acque territoriali italiane.
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