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Flora
Comune di Cervia
Associazione
di Volontariato
Ravenna
ASSOCIAZIONE DI
VOLONTARIATO
a Fiordaliso e Papavero, signori delle bionde messi
a Malva principessa dei cigli delle strade
a Margherita, regina dei prati urbani
a Veronica, Violetta, Speronella
e tante altre nobili compagne
della nostra vita
Quaderni dell’IBIS
PREFAZIONE
Con la stampa dell’ottavo Quaderno dell’IBIS (In-
ventari della BIodiversità Specica ) dedicato alla
Flora del Comune di Cervia, si conclude il progetto
di ricerca scientica dedicato dalla nostra Associa-
zione all’aggiornamento delle conoscenze naturali-
stiche della ora del territorio costiero romagnolo.
I primi cinque Quaderni, editi dal 2007 al 2011,
hanno censito la ora degli ambienti naturali più
importanti sul piano della conservazione della
Natura, inseriti dalle pubbliche Amministrazioni
locali e nazionali nelle azioni di salvaguardia del
territorio a partire dall’adozione dei Piani Paesisti-
ci, dall’apposizione dei vincoli paesistici, dall’isti-
tuzione delle Riserve Naturali del Corpo Forestale
dello Stato e del Parco Regionale Delta del Po, Emi-
lia Romagna.
Il sesto Quaderno è stato dedicato a tutti i Siti della
Rete Natura 2000 della fascia costiera ravennate (undici
Siti di Interesse Comunitario (SIC), tra i quali otto
Zone di Protezione Speciale (ZPS), estesi su una su-
percie di 10 254 ettari, al 2012, con oltre 1000 spe-
cie censite), sintesi della ricerca botanica de L’Arca
nelle aree naturali di maggior pregio ed interesse ai
ni della conservazione e salvaguardia ambientale.
Con il settimo Quaderno, Flora di Ravenna urbana e
suburbana, 2013, si è rivolta l’attenzione ad un am-
biente molto diverso da quelli no ad allora inda-
gati, per valutare no a che punto anche territori
fortemente antropizzati ed industrializzati possa-
no conservare un patrimonio naturalistico. Come
tutte le ore urbiche censite in varie parti del pia-
neta, anche Ravenna ha mostrato di conservare un
apprezzabile valore vegetazionale e oristico, con
la presenza di oltre il 50 % delle specie di ora va-
scolare presenti nei siti di maggior interesse natu-
ralistico. Anche se di queste specie circa il 18% è
costituito dalle cosiddette aliene – piante cioè non
autoctone, introdotte volontariamente o arrivate
accidentalmente – le restanti rappresentano un va-
lore ambientale non trascurabile, con oltre 550 spe-
cie censite.
Il Quaderno che qui presentiamo, dedicato alla o-
ra del Comune di Cervia, non poteva che dare un
risultato intermedio, considerando che il territorio
comunale, esteso su una supercie di oltre 8.200 et-
tari, comprende anche la Pineta storica, quella de-
maniale di Stato e le Saline, già investigate in pre-
cedenza, oltre all’abitato cittadino ed i terreni agri-
coli limitro, prevedibilmente meno ricchi di specie
della ora vascolare. Con circa 840 entità censite si
raggiunge per il Comune di Cervia circa l’80 % del-
le specie del totale della ora stimata per tutto il
territorio costiero, mentre il contingente alieno si
attesta su circa il 10%, percentuale decisamente mi-
nore che per Ravenna, dovuta alla presenza delle
suddette pinete e saline, serbatoi di naturalità.
Il progetto IBIS si può ora ritener concluso, perché
sta prendendo l’avvio l’Atlante corologico oristi-
co della Romagna, sotto l’egida della Società per gli
Studi Naturalistici della Romagna, che prenderà in
considerazione l’intero territorio della nostra biore-
gione, come delineato dal grande naturalista forli-
vese Pietro Zangheri.
Grande impegno – anche nostro – per il futuro, cui
auguriamo n d’ora il miglior successo.
Nel ringraziare in primis i soci de L’Arca autori delle
ricerche dell’IBIS, e tutti i collaboratori e ricercatori
italiani e stranieri che li hanno generosamente aiu-
tati, posso esprimere la mia viva soddisfazione di
Presidente dell’Associazione di Volontariato L’Arca
e di Primo Massaro dell’ordine della Casa Matha
per l’importante risultato conseguito, testimone
dell’impegno assunto n dai primi anni del XXI se-
colo ed ora assolto con successo, nell’interesse della
comunità scientica e di tutti i cittadini sensibili ai
valori della Natura ed alla sua conservazione.
Paolo Bezzi
Primo Massaro
Ordine della Casa Matha
Flora del Comune di Cervia
Quad r a n ti CFCE 1739/2, 1739/4, 1740/1, 1740/3
Indice
Prefazione ................................................................................................................................................................................................................................................. 2
Presentazione ...................................................................................................................................................................................................................................... 4
Introduzione ........................................................................................................................................................................................................................................ 6
La Cartograa Floristica Centro Europea e i quadranti di Cervia ................................................................... 8
Lineamenti geomorfologici e caratteri pedologici ................................................................................................................. 10
Andamenti climatici: indizi di aridità crescente ....................................................................................................................... 12
La Rete Natura 2000 ............................................................................................................................................................................................................. 14
La pineta di Cervia ................................................................................................................................................................................................................. 21
Le dune costiere e le saline, ambienti per specialisti .......................................................................................................... 27
Elenco delle specie vascolari del territorio cervese .............................................................................................................. 29
Analisi dell’informazione oristica .............................................................................................................................................................. 52
Valore vegetazionale del territorio cervese ....................................................................................................................................... 56
Bibliograa ......................................................................................................................................................................................................................................... 59
– 4 –
PRESENTAZIONE
Una società umana consapevole, responsabile e
lungimirante deve porsi la seguente domanda: quale
eredità lasciare alle generazioni future?
Noi crediamo che ad esse vada riconosciuto il
diritto di ricevere dalla nostra un ambiente di vita
sano, in cui soddisfare al meglio i propri bisogni ma-
teriali e spirituali.
Un obiettivo che si può conseguire tramite l’ado-
zione di uno sviluppo sostenibile, tale cioè da ricon-
durre l’entità ed i trend evolutivi socio-economici
entro i limiti naturali imposti dalle leggi dell’ecolo-
gia: purtroppo oggi sul piano ambientale lo sviluppo
sostenibile è gravemente minacciato dalla crescente
globalizzazione, dai mutamenti climatici e dalla per-
dita di biodiversità.
L’ambiente, il paesaggio in senso lato e quello ve-
getale in particolare, mostrano i segni di un degrado
che deve essere riconosciuto, quanticato e contra-
stato con misure di salvaguardia: il monitoraggio
della biodiversità è il primo passo per intervenire.
Alla base di una reale gestione sostenibile sta in-
fatti la conoscenza dei bilanci di energia, intesa in
tutte le sue forme; tra queste, nella catena alimenta-
re che consente il perpetuarsi della vita nel pianeta,
si devono conoscere e quanticare i vari anelli che,
partendo dall’input di energia solare, passano per
le biomasse vegetali (produttori) a quelle animali
(consumatori del 1° e 2° ordine). Conoscere signi-
ca non solo disporre di un ‘catalogo’ il più completo
possibile dei beni in oggetto, ma anche denire le
complesse interazioni che li collegano (interrelazioni
ecologiche).
Purtroppo, al momento, non solo il catalogo di
tutte le forme viventi è ancora ben lungi dall’essere
completato, ma le decisioni e le scelte delle politiche
socio-economiche sono già responsabili di un grave
degrado dell’ambiente e del territorio.
Nell’intento di ridurre, per quanto possibile a
forze volontarie ed assai limitate, la carenza di co-
noscenze in grado di condurre a scelte sostenibili,
l’Associazione di volontariato L’Arca ha affrontato
l’ambizioso progetto di redigere un elenco della bio-
diversità denominato Progetto IBIS 2000 (acronimo
di Inventario della BIodiversità Specica), delle più
importanti aree naturali della costa ravennate. Come
noto, il territorio di Ravenna ha conservato no ad
oggi un signicativo patrimonio di ambienti natu-
rali ancora relativamente integri, soprattutto lungo
la fascia costiera che si estende per una lunghezza
di una trentina di chilometri da nord a sud e per una
larghezza di pochi chilometri da est ad ovest.
Oltre alle varie misure di salvaguardia ambienta-
le e naturalistica già adottate nel tempo a scala na-
zionale, regionale e locale, recenti politiche comuni-
tarie europee hanno portato al riconoscimento degli
ambienti naturali più signicativi e bisognosi della
massima tutela ed alla emanazione di linee-guida ed
indirizzi gestionali mirati alla loro conservazione.
È sorta così la Rete Natura 2000, che individua per
ogni Stato europeo i cosiddetti siti SIC e ZPS (Siti di
Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale, in
base a speciche direttive comunitarie recepite dai
singoli Stati); essa comprende aree naturali signi-
cative e rappresentative in cui studiare la situazio-
ne ecologica e controllare l’evoluzione dei principali
parametri ambientali, con apposite denominazioni,
delimitazioni e con specici indirizzi gestionali.
Nella fascia costiera ravennate ricadono ben un-
dici siti SIC/ZPS ed il monitoraggio della loro bio-
diversità specica vegetazionale è entrato a far parte
di un costante impegno di ricerca scientica e di at-
tività divulgativa dei volontari de L’Arca, dapprima
per singoli ambienti naturali preesistenti al loro rico-
noscimento come SIC/ZPS e diversamente denite
come conni (ad esempio l’oasi di Punte Alberete-
Valle Mandriole, la Bassa del Bardello, le Riserve
Naturali dello Stato, le pinete ‘storiche’ di S. Vitale,
Classe e Cervia), poi per aree specicatamente ri-
conosciute, delimitate e denominate come siti della
Rete Natura 2000 (ad esempio quelli pertinenti la
Foce del Fiume Reno, SIC/ZPS IT4060003 – per la
parte ricadente in Comune di Ravenna – e la Foce del
Torrente Bevano, SIC/ZPS IT407009).
Il sesto Quaderno IBIS ha raccolto i risultati delle
ricerche oristiche dei volontari de L’Arca, relativi
agli undici siti della Rete Natura 2000 ricadenti nella
fascia costiera di Ravenna; l’area investigata presen-
ta una supercie di 10.264 ettari ed ospita oltre un
migliaio di specie e sottospecie della ora vascolare
spontanea.
Senza falsa modestia questo censimento ha rap-
presentato un importante punto di riferimento scien-
tico per la conoscenza delle biodiversità vegetale
del territorio costiero romagnolo e delle sue rilevanti
emergenze naturalistiche.
Con l’edizione del sesto Quaderno il lavoro nelle
aree protette poteva considerarsi concluso, ma l’in-
teresse de L’Arca nel frattempo aveva cominciato
da qualche anno a rivolgersi all’intero territorio dei
Comuni di Ravenna e di Cervia, con l’obiettivo -
nale, ancor più ambizioso di quella nora raggiun-
to, di addivenire ad un Atlante corologico di questo
ben più vasto territorio (Ravenna 65.382 ha + Cervia
8.442 = 73.824 ha).
Si è deciso allora di passare ad aree denite, anche
non formalmente protette, a cominciare da quella ur-
– 5 –
Ravenna, febbraio 2017 GL - NM - DS
bana di Ravenna, usando come reticolo di riferimen-
to geograco i cosiddetti quadranti della Cartograa
Floristica Centro Europea (di seguito CFCE, vedi in
seguito). Il primo quadrante preso in esame è quello
corrispondente alla sigla 1539/3, comprendente l’in-
tero territorio urbano di Ravenna e dei suoi dintorni,
esteso su un’area di oltre 3.600 ettari.
Nonostante la limitata estensione e la natura
prevalentemente urbica della sua ora, nel settimo
Quaderno IBIS (Flora. Ravenna urbana e suburbana,
Quadrante CFCE 1539/3), il censimento ha riporta-
to ben 557 entità tassonomiche, cioè oltre la metà di
tutte quelle ritrovate nelle aree costiere naturalistica-
mente rilevanti, un numero che pone Ravenna a ben
reggere il confronto con importanti situazioni nazio-
nali ed internazionali, come si evince dal seguente
prospetto:
Il signicativo risultato ottenuto per Ravenna,
spiegabile con la sopravvivenza seppur relittuale
di diversi habitat, ci ha indotto ad censire un altro
territorio urbano e suburbano, ma dove la presen-
za di habitat naturali è più signicativa, il territorio
dell’intero Comune di Cervia, con le sue pinete e
saline, già oggetto di speciche ricerche da oltre un
ventennio.
In questo ottavo Quaderno IBIS si riporta l’elenco
della ora del Comune di Cervia, come meglio det-
tagliato inn seguito, riconfermando la rilevanza an-
che naturalistica di questo lembo di terra romagnola.
Ricchezza floristica del territorio: confronto tra zone diverse
Area di riferimento Superficie Numero Fonte:
Kmq specie Autori, anno
Italia 301.277 5.600 Pignatti S. e coll., Flora d’Italia, 1982
Berlino (Ovest) 480 1.245 Sukopp H., 1990
Varsavia 430 1.110 Sudnik-Wojcikowska B., 1987
Roma 300 1.285 Celesti Grapow L., 1995
Siti Rete Natura Ravenna 110 1.050 Lazzari G., Merloni N., Saiani D., IBIS 6, 2012
Ravenna 1539/3 36 557 Lazzari G., Merloni N., Saiani D., IBIS 7, 2013
Comune di Cervia 84 840 Lazzari G., Merloni N., Saiani D., IBIS 8, 2017
– 6 –
INTRODUZIONE
La scelta di continuare con i quadranti del Comune
di Cervia il censimento della ora vascolare che ter-
minerà (ci auguriamo) con l’Atlante corologico, nasce
da una considerazione già sommariamente anticipata
nelle conclusioni di un precedente Quaderno, dove si
affrontava l’argomento della stima della biodiversità
e della ricchezza oristica nei quadranti CFCE (sesto
Quaderno IBIS, pag. 73).
Con i dati nora rilevati nel corso delle ricerche
oristiche nelle aree protette, riassunti nelle tabelle
del Quaderno relativo ai siti della Rete Natura 2000, si
sono potute già fare alcune stime abbastanza attendi-
bili sulla ricchezza oristica di diversi quadranti, per-
ché nel loro perimetro ricadono parti o totalità dei siti
della Rete già in gran parte da noi esaminati.
Nella vasta supercie comunale di Cervia, pari a
8.442 ha, ricompresi in quattro quadranti, sono in re-
altà presenti diversi habitat, ed è noto che la diversità
degli habitat costituisce uno dei più forti predittori del-
la diversità biologica e quindi anche della ricchezza
oristica, che ne costituisce un indice sintetico (vedi
tabella Numero e percentuale di specie per sito, sesto Qua-
derno IBIS, pag. 74).
Va anche considerato che gli habitat di origine
antropica (agricoli, urbani, ruderali, stradali, ecc.)
pur ospitando in genere un minor numero di specie
rispetto ad un territorio naturalmente diversicato,
come quello preesistente alle attività antropiche, ne
contengono però una percentuale non irrilevante di
altre che prima erano rare o addirittura assenti.
Si ricordi ad esempio che le sole specie aliene o
esotiche superano il 10 % negli ambienti naturali, ma
molte di queste sono ruderali o comunque presentano
caratteristiche biologiche utili alla sopravvivenza pro-
prio in ambienti ostili come quelli antropizzati
Nel 2014 e 2015 sono continuati i sopralluoghi mi-
rati (molte decine) nei quadranti cervesi sia in ambito
urbano, ed in ambienti naturali (pinete, saline) che in
aree agricole dismesse o ancora in coltivazione, com-
presa la rete di canali e scoli, sopravissuti testimoni
dell’antica lotta tra terra ed acqua.
Non deve stupire se l’elenco di seguito riportato
è salito a 840 entità, un numero che rende conto di
una biodiversità vegetale tutt’altro che trascurabile;
ma va ricordato che tutti i numerosi lavori pubblica-
ti che trattano di ore urbane arrivano a conclusioni
simili ed ogni naturalista conosce bene la capacità di
sopravvivenza della ora anche in ambienti relativa-
mente ostili.
Va inne considerato che in generale, a livello pla-
netario, la biodiversità aumenta con l’aumentare della
temperatura e delle precipitazioni: i gradienti globali
della diversità biologica impongono che le specie ter-
mole siano più disponibili a colonizzare nuove aree,
qualora queste presentino temperature più alte, come
avviene nell’ambiente urbano (non a caso la città in
meteorologia è considerata un’isola di calore).
Purtroppo al piacere molte gradite sorprese ha
fatto da amaro contrappunto la constatazione di una
sorta di accanimento tosanitario pubblico e priva-
to contro quelle che per tanti (troppi) cittadini sono
ancora solo erbacce. Le ragioni della tradizionale
avversione dei contadini anche romagnoli verso ciò
che appare non produttivo, quindi inutile, quindi da
estirpare sono note e da un punta di vista storico an-
che comprensibili, ma il loro passaggio ad una realtà
contemporanea che ambisce proclamare e praticare la
salvaguardia della biodiversità ci sembra quantome-
no anacronistico. Soprattutto quando si traduce in un
accanimento che vede in perenne movimento moto-
falciatrici e decespugliatori, no a ridurre a pochi cen-
timetri l’altezza della vegetazione.
Un effetto che potremmo denire efciente come
quello di una bomba daisy-cutter, alla lettera taglia-
margherite, certamente stimolato dalle proteste di
tanti (troppi) cittadini e quindi prontamente raccolto
dalle amministrazioni, ma che ci priva della bellez-
za di tante specie vitali, ostinate e ribelli, ma alla ne
spesso soccombenti.
Ma si sa, l’erba fa paura…
Comunque sia, la vita vegetale si insinua nelle
fessure dei marciapiedi, si abbarbica nelle crepe del-
le mura, si estende nei prati delle piazzole, corre ai
margini dei sentieri e delle strade, invade i giardini e
gli orti agricoli ed urbani. Per far questo sfrutta stra-
tegie biologiche di sopravvivenza antiche e nuove, si
avvale di una rapida evoluzione, si adatta ed accetta
di buon grado le specie cosiddette aliene, in denitiva
ci stupisce per la sua straordinaria vitalità..
Noi crediamo che la salvaguardia della rete del
vivente non possa prescindere dal fatto che questa
rete è in continua evoluzione; conoscere e quantizzare
questa evoluzione è uno degli impegni principali per
la conservazione delle specie nel loro insieme, in una
lungimirante ottica di sostenibilità ambientale.
Questo Quaderno intende non soltanto contribuire
alla conoscenza delle specie ‘urbane’, ma anche alla
loro conservazione e se possibile riservare nel futuro
altre gradite sorprese.
Si può comprendere che la richiesta di alcuni, molti
cittadini terrorizzati dalle erbacce possa preoccupare
i politici di governo ed anche essere facilmente stru-
mentalizzata da quelli di opposizione, ma siamo con-
vinti che un maggior rispetto per queste forme di vita
che ci accompagnano n dentro la città sia doveroso.
– 7 –
Nella Strategia Nazionale per la Biodiversità le tre tematiche
cardine mettono in relazione la biodiversità del nostro Paese con
gli obiettivi di conservazione dei servizi eco sistemici, con le possi-
bili risposte ai cambiamenti climatici e con lo sviluppo di politiche
economiche sostenibili.
Queste relazioni sono evidenti quotidianamente nella vita di
ogni cittadino che percorre a piedi, in auto, in bicicletta o in tram le
vie della propria città. Che siano piccoli borghi o grandi metropoli,
gli insediamenti urbani rappresentano il primo ambito d’incontro
in cui osservare le molteplici forme degli elementi che compongono
la biodiversità e la vita umana.
Con la legge 10 del 2013 Norme per lo sviluppo degli spazi
verdi urbani l’Italia si è dotata di uno strumento normativo volto
a promuovere e sviluppare le competenze urbanistiche degli Enti
locali (regioni, province e comuni) con azioni e misure indirizzate
verso un equilibrio maggiormente sostenibile tra aree urbanizzate
e aree destinate a verde pubblico avendo come obiettivo anche il
risparmio e il recupero di suolo che prevengono il dissesto idro-
geologico, e conducono al miglioramento della qualità dell’aria e
ad una sana vivibilità degli insediamenti urbani. In tale contesto
l’utilizzo della ora spontanea, dalle specie erbacee ai grandi alberi,
è una risorsa in grado di fornire nuove opportunità sia in termini
di costi che di efcacia di prestazione. E soprattutto in tempi di
crisi, come quello che stiamo vivendo, che si riscoprono le “semplici
opportunità fornite dalla natura nei territori” spesso testimoniate
dalle antiche certezze delle tradizioni popolari.
Ecco dunque che il Manuale Specie erbacee spontanee me-
diterranee per la riqualicazione di ambienti antropici rap-
presenta un tempestivo ed esauriente supporto tecnico a quanto
denito nell’Area di lavoro dedicata alle Aree Urbane della Strate-
gia Nazionale per la Biodiversità.
Esso permette di rispondere a diverse priorità di intervento
quali la riqualicazione ecologica delle aree urbane, la preservazio-
ne e implementazione dei corridoi ecologici in ambito urbano e la
piena applicazione degli standard urbanistici relativi al verde pub-
blico con particolare attenzione alla dimensione della biodiversità,
compresa quella dei suoli urbani.
L’uso delle specie erbacee mediterranee nelle aree urbane e/o de-
gradate rappresenta un’opportunità alla quale possiamo aderire sia
a livello di singolo cittadino, a partire dal cortile delle nostre abi-
tazioni, sia a livello di professionista o di istituzione, contribuendo
alla conoscenza e conservazione della ora nazionale.
Ministero dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio e del Mare
Direzione per la protezione della Natura e del Mare
Il Direttore Generale
Renato Grimaldi
L’intento di contribuire alla salvaguardia del nostro territorio
e al risanamento di ambienti compromessi attraverso metodologie,
linee guida e soluzioni tecniche percorribili è uno dei compiti del
nostro Istituto.
In tal senso il Manuale Ispra Specie erbacee spontanee me-
diterranee per la riqualicazione di ambienti antropici in-
tende fornire indicazioni utili in un ambito, quello mediterraneo,
che non sempre risulta idoneo per l’insediamento di prati oriti
e intende, inoltre, sottolineare la possibilità di aumento della bio-
diversità all’interno degli ecosistemi urbani mediante l’uso delle
nostre piante spontanee.
Negli arredi urbani e periurbani di aree mediterranee solo le
piante che vi vegetano spontaneamente possono contribuire con-
cretamente al contenimento dei prelievi idrici ed alla riduzione del
costo delle cure colturali.
L’impiego di piante erbacee spontanee autoctone negli spazi a
verde è, però, una tecnica recente nel nostro paese e perciò rite-
niamo necessario l’intensicazione degli studi al riguardo, sia per
quanto riguarda la valutazione del comportamento in opera delle
numerose specie della nostra ora, sia per il raggiungimento della
conoscenza approfondita delle esigenze eco-siologiche delle piante
più idonee.
Il Manuale, tra i primi nel panorama scientico italiano a trat-
tare le criticità e le possibilità d’impiego delle specie erbacee spon-
tanee mediterranee in aree degradate, rappresenta una sda che,
se opportunamente colta, potrà contribuire alla riqualicazione di
ambienti antropizzati.
Inne, lo sviluppo di nuovi metodi di progettazione e di gestio-
ne del verde rispettosi della biodiversità, attenti ai consumi d’ac-
qua, impegnati nell’educazione ambientale, rispondenti, quindi, a
principi di reale sostenibilità, sono in armonia con gli obiettivi del
nostro Istituto.
Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale
Dipartimento Difesa della Natura
Il Direttore a.i.
Emi Morroni
MANUALE GUIDA ISPRA 86/2013
Introduzione
Si riportano di seguito integralmente le signicative note introduttive del Direttore Generale della Direzione per la
Protezione della Natura e del Mare, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Direttore del
Dipartimento Difesa della Natura di ISPRA, riportate nel Manuale guida ISPRA 86/2013.
– 8 –
D’altronde non è la convinzione di pochi natura-
listi, con scarso peso elettorale, ma anche dello stes-
so Stato italiano, che con la Legge 10/2013 ha ssato
Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, per la va-
lorizzazione del patrimonio arboreo urbano e poi, tra-
mite il suo Istituto Superiore per la Protezione e la Ri-
cerca Ambientale (ISPRA) ha pubblicato un pregevole
documento (Specie erbacee spontanee mediterranee per
la riqualicazione di ambienti antropici. Manuale guida
86/2013), che non solo riconosce il valore naturalisti-
co ed estetico della ora spontanea anche urbana, ma
considera e suggerisce l’opportunità del suo impiego
per l’incremento della biodiversità all’interno degli
ecosistemi urbani e periurbani (vedi pag. 7, introdu-
zione del Manuale guida 86/2013).
Una sda del mondo scientico ad una revisione
di atteggiamenti tanto tradizionali quanto anacroni-
stici, che a nostro avviso dovrebbe essere raccolta da-
gli amministratori e tradotta in azioni concrete.
Da vari decenni i botanici europei hanno avviato
un progetto internazionale di cartograa oristica al
ne di conoscere e documentare in modo omogeneo
la distribuzione delle specie vascolari presenti nei
territori nazionali: è nato così il progetto Cartogra-
a Floristica Centro Europea, in seguito CFCE, vedi
Ehendorfer & Hamann, 1965, cui hanno contribuito
in particolare Germania, Gran Bretagna e Olanda.
Come base dell’omogeneità territoriale è stato
scelto un reticolo cartograco denito da una maglia
concordata convenzionalmente a livello europeo;
l’unità di base del reticolo si denisce appunto area
di base ed è rappresentabile come un rettangolo le
cui dimensioni sono date da un lato di 6’ di latitudi-
ne (altezza, pari a 11,12 km) ed uno di 10’ di longitu-
dine (base, pari a 13,2 km nel nostro territorio, tra 44°
e 45°), equivalente ad una supercie di 146,78 Kmq.
Per ottenere una informazione abbastanza det-
tagliata della distribuzione territoriale delle specie
ogni area di base è stata suddivisa in quattro parti
uguali denite quadranti; ovviamente ogni qua-
drante è rappresentato da un rettangolo di altezza
3’ di latitudine (5,56 Km) e di base 5’ di longitudine
(6,6 Km, alla latitudine di 45°), equivalente ad una
supercie di 36,7 Kmq, ovvero 3.670 ettari.
Questo reticolo si integra molto bene con il siste-
ma cartograco nazionale dell’Istituto Geograco
Militare perché ogni area di base corrisponde esatta-
mente ad un quarto dei Fogli della Carta Topograca
d’Italia IGM alla scala 1:50.000, realizzati secondo la
proiezione conforme universale traversa di Mercato-
re, U.T.M, con altezza di 12’ di latitudine e base di 20’
di longitudine.
La raccolta dei dati di presenza vegetazionale av-
viene principalmente attraverso rilevamenti diretti a
vista, nalizzati alla determinazione di tutte le spe-
cie vascolari osservate all’interno di ogni quadrante.
Il numero di specie rilevate in un quadrante co-
stituisce un indice di ricchezza oristica e quindi
concorre a determinare la rilevanza naturalistica del
territorio compreso nel quadrate stesso. Conoscendo
poi la presenza di una specie nei vari quadranti di
un territorio si può giungere alla denizione di una
mappa cartograca di distribuzione della specie e
da questa al cosiddetto Atlante corologico della ora
vascolare di quel territorio, per tutte le specie in esso
ritrovate.
L’Associazione di Volontariato L’Arca ha avviato
da alcuni anni un progetto di Atlante corologico re-
lativo alla ora vascolare dei Comuni di Ravenna e
di Cervia, che come visto si estendono su di un’area
di 73.824 ettari, compresi in poco più di una venti-
na di quadranti. Al momento le aree più ricche di
dati registrati sono quelle incluse dei siti della Rete
Natura 2000 (vedi sesto Quaderno IBIS), che però
coprono solo circa un settimo del territorio target; il
lavoro richiederà quindi un ulteriore forte impegno
del volontariato.
In questo Quaderno si riporta l’elenco delle spe-
cie vegetali vascolari rinvenute dai ricercatori de
L’Arca nei quadranti CFCE 1739/2, 1739/4, 1740/1
e 1740/3, compreso tra 44°12’ e 44°18 di latitudine
Nord e tra 12°15’ e 12°25’ di longitudine Est. Il ter-
ritorio considerato ha una supercie ridotta rispet-
to alla somma teorica di quattro quadranti (3670 x 4
= 14.680 ha), perché i due quadranti orientali com-
prendo aree marine ovviamente escluse dalla ricerca
(oltre il 60 % nel 1740/1 e oltre il 30 % nel 1740/3)
ed inoltre il conne con Cesena esclude oltre un 30
% nel 1739/4, per cui l’area censita si riduce a quella
uciale del Comune di Cervia, pari a 8442 ha
Il numero delle specie rilevate supera le 800 uni-
tà, ma va considerato suscettibile di aumenti qua-
lora lo sforzo di ricerca si spingesse ad investigare
diverse aree risultate nora inaccessibili in quanto di
proprietà di privati cittadini, non sempre disponibi-
li ad accettare uno sconosciuto che viene a ccare il
naso in casa propria, o in aree sotto controllo militare
(Tantlon, Pisignano).
Come valutare questo indice della ricchezza ori-
stica dei quadranti cervesi?
LA CARTOGRAFIA FLORISTICA CENTRO EUROPEA E I QUADRANTI DI CERVIA
– 9 –
Territorio comunale di Cervia e relativi quadranti CFCE
1739/2 1740/1
1740/3
1739/4
12° 15’
44°
18’
44°
18’
12° 25’
44°
15’
12° 25’
12° 15’ 12° 20’
44°
12’
44°
12’
44°
15’
– 10 –
Abbiamo già riportato nel sesto Quaderno che il
quadrante CFCE 1439/3 comprende i siti di Punte
Alberete, Valle Mandriole, Bardello più parte della
pineta San Vitale e della pialassa Baiona, rappresen-
tando quindi una prevedibile eccellenza dei valori
ambientali e della biodiversità. Questo quadrante
annovera la presenza di almeno 768 specie e sotto-
specie (l’almeno è cautelativo, perché considera una
situazione che per sua natura è in continuo diveni-
re…), confermando quantitativamente la previsione
di un elevato valore della biodiversità vegetale.
Per altri quadranti comprendenti siti di ricono-
sciuta importanza naturalistica si ricordano per con-
fronto le oltre 600 specie relative i siti di Bellocchio
e foce Reno, a quelli di Ortazzino e foce Bevano,
a quelli attorno alla pineta di Classe e di quella di
Cervia.
Se poi si prendono a riferimento i recenti Atlan-
ti corologici pubblicati in Lombardia, come quello
della provincia di Crema (Bonali et al., 2006) e quel-
lo della Lombardia centro-orientale (Martini et al.,
2012), si nota che le aree planiziarie meno ricche di
biodiversità contengono dalle 300 alle 400 specie per
quadrante, mentre al crescere della ricchezza oristi-
ca si arriva mediamente tra le 600 ed 800 specie.
Valori simili sono riportati per alcune ore urbane
venete, come risultano dai lavori di Martini F. e col-
laboratori, pubblicati negli anni 2005, Udine; 2006,
Trieste; 2008; Pordenone; 2010, Cividale (507 taxa in
2,3 Kmq; 2011 Tolmezzo (484 taxa in 3,6 Kmq).
Inne, nelle zone montane bresciane e bergama-
sche si possono raggiungere elevati picchi di biodi-
versità, arrivando e superando le mille specie per
quadrante; ma in questo caso si tratta di ambienti
non soltanto poco antropizzati, ma con presenza
di habitat specici del livello montano, spesso con-
viventi nel quadrante con quelli degli ambienti pe-
demontani e planiziari, giusticando così l’elevata
biodiversità presente.
E, come ricordato, in una determinata area a più
habitat corrispondono più specie.
Alla luce delle considerazioni sopra esposte il
numero di più di 800 specie trovate nei quadranti
cervesi - pari ad oltre i tre quarti di quelle di tutti i
siti protetti della costa ravennate - pone il Comune
di Cervia in una posizione assai importante, e che
a nostro avviso suggerisce alle Amministrazioni re-
sponsabili del verde pubblico di riconsiderare seria-
mente gli interventi ‘tosanitari’ nelle aree di propria
competenza ed avviare anche politiche di riquali-
cazione urbana tramite l’impiego di specie erbacee
spontanee, come richiesto e suggerito da dispositivi
di legge e direttive ministeriali (vedi riquadro Intro-
duzione Manuale guida ISPRA 86/2013).
LINEAMENTI GEOMORFOLOGICI
E CARATTERI PEDOLOGICI
Il territorio comunale cervese presenta i linea-
menti geomorfologici caratteristici della pianura al-
luvionale padana, a testimonianza della sua millena-
ria vicenda idrogeologica.
La linea di costa sul mare Adriatico si è spostata
nel corso dei millenni per le note vicende climatiche
(glaciazioni), che hanno visto un alternarsi di periodi
molto freddi, con relativo avanzamento del litorale
verso sud-est, durante l’ultima grande glaciazione
Wurmiana, c. 75.000-15.000 anni fa, e successivo ar-
retramento verso nord-ovest, no a 20 km dall’attua-
le linea di costa, durante l’Optimum Climatico Post-
Glaciale, circa 5.500 anni fa (Bondesan et al., 1995).
Negli ultimi 25 secoli, corrispondenti circa alla
presenza storica dell’uomo, è prevalso un avanza-
mento omogeneo del litorale verso est, con alcune
disomogeneità in corrispondenza di cuspidi fociali
più a nord, dapprima protese ad est, ma poi rimodel-
late dalle correnti costiere.
Fin dall’epoca romana l’azione antropica ha con-
corso al rimodellamento del territorio sia con ope-
razioni di ‘bonica’ (dalla centuriazione romana a
quelle dei secoli scorsi) sia con interventi strutturali
sui corpi idrici; interventi motivati da ragioni di dife-
sa dall’attacco di nemici, nei primi tempi storici, poi
di regolazione idraulica a difesa dalle ricorrenti allu-
vioni, principalmente in epoca medioevale, ma an-
che a ni produttivi, negli ultimi decenni (vedi Cassa
di colmata del Fiume Lamone, dall’inizio dell’800 a
metà del ’900)
Nella cartina topograca a fronte (Fig. 1) viene
riportata una sintesi delle posizioni del litorale a
partire dal VI sec. al XXI sec. a.C. e sono stati sta-
to evidenziati il rettangolo corrispondente ai qua-
dranti cervesi ed il conne comunale. Pur nella
essenzialità della cartina appare ben riconoscibile
la vicenda geomorfologica del territorio, caratte-
rizzata dal progressivo avanzamento della linea di
costa dovuto agli apporti solidi dei umi appennici
aerenti al territorio costiero romagnolo.
Ad occidente della città l’ampio bacino articiale
delle saline testimonia la presenza di antiche bassu-
re retrodunali di tipo lagunare, sfuttate n dall’età
etrusca per la produzione del sale, mentre ancora
più ad occidente, verso Cesena. si nota il reticolo
della centuriazione di età romana
La bonica del territorio tra Cervia e Cesena
portò, tre il III ed il II sec. a.C., alla sua suddivisione
in aree quadrate di 710 m di lato (= 20 acta romani,
pari a 24.000 piedi romani da 29,6 cm), a loro vol-
ta suddivise in 100 appezzamenti (centum heredia,
da cui il nome ager centuriatus). Le centurie erano
1739/2
44°
18’
12° 25’
12° 25’
12° 15’
12° 15’
12° 20’
1740/1
44°
12’
44°
12’
44°
15’
44°
15’
Milano
Marittima
Castiglione
Pisignano
Pinarella
XXI SEC.
I SEC. d.C.
VII SEC. d.C.
X SEC. d.C.
X SEC.
VII SEC.
I SEC. d.C.
IV SEC. a.C.
VI SEC. a.C.
XV SEC.
XVII SEC.
XVIII SEC.
XXI SEC.
IV SEC. a.C.
XVII SEC. d.C.
XVIII SEC. d.C.
Cesenatico
Tagliata
Villa
Inferno
Bagnile
Ronta
Montaletto
Capannaguzzo
Zadina
CERVIA
RAVENNA
Foce Savio
Foce Bevano
Lido di Classe
Lido di Savio
Porto Fuori
Punta
Marina
Lido
Adriano
Lido
di Dante
Borgo
Faina
Foce
Fiumi Uniti
Fiume Ronco
Fiume Montone
Fiumi Uniti
Porto di
S. Maria
la Torrazza
PINETA DI CLASSE
Porto
Candiano
Fosso Ghiaia
T. Bevano
T. Bevano
F. Savio
Fiumi Uniti 1739 -
attuale
Foce Fiumi Uniti sec. XVII
Delimitazione con ne comunale
Delimitazione quadranti CFCE
1739/2: 44° 15’ - 44° 18’ N
12° 15’ - 12° 20’ E
1739/4: 44° 12’ - 44° 15’ N
12° 15’ - 12° 20’ E
1740/1: 44° 15’ - 44° 18’ N
12° 20’ - 12° 25’ E
1740/3: 44° 12’ - 44° 15’ N
12° 20’ - 12° 25’ E
Tracce della centuriazione romana
1740/3
1739/4
01 2 3 Km
PINETA DI CERVIA
SALINE DI CERVIA
Territorio cervese:
evoluzione
della linea di costa
dal sec. VI a.C.
al sec. XXI
N
44°
18’
– 12 –
delimitate da due assi viari: decumanus maximus,
in direzione est-ovest, cardo maximus, in direzione
nord-sud nel caso del classico orientamento secun-
dum caelum, (reticolo indicato in cartina), mentre tra
saline e via del Conne (non riportato in cartina)
era prevalso l’orientamento secundum naturam, per
sfruttare al meglio le pendenze naturali del suolo.
Non va scordato che alla rete viaria della centuria-
zione era associata una rete scolante, fondamentale
per la bonica dei territori, rete di drenaggio che si
è mantenuta per secoli ed è ancora in parte visibile
nelle riprese aerofotograche e nella cartograa di
dettaglio.
I caratteri pedologici del territorio cervese si
possono facilmente desumere da quelli geomorfo-
logici: alle formazioni dunose degli antichi litorali
si sono andati sovrapponendo depositi alluvionali
di provenienza appenninica, giusticando così la
presenza di livelli marini sabbiosi sovrapposti o in-
tercalati a livelli uviali limosi o argillosi: la ora
tipica prevalente è quindi quella dei substrati sab-
biosi ed argillosi.
Inne, nel teatro del millenario scontro fra ter-
ra ed acqua fa la sua comparsa n dall’inizio il
fenomeno della subsidenza, naturale dapprima,
antropica poi, a partire dagli anni ’60 del secolo
scorso: per la costa in oggetto si stima in circa un
mm all’anno l’abbassamento naturale del suolo, e
mediamente in dieci volte tanto quello antropico,
causato da estrazione di uidi sotterranei. Questo
abbassamento del suolo si traduce poi nella perdita
di cospicue quantità di sabbia sul litorale (stimato
in un milione di metri cubi all’anno su tutta la costa
romagnola) per notevoli fenomeni di erosione co-
stiera, con ingressione del cuneo salino nelle falde
freatiche e lungo i corsi d’acqua e perniciosi alla-
gamenti presso gli stabilimenti balneari, gli abitati
e le residue zone agricole costiere, non escluse le
Riserve Naturali dello Stato, ricadenti in prossimità
della linea di costa ed i limitro siti della Rete Na-
tura 2000, tutelati per il loro alto valore paesistico e
scientico.
ANDAMENTI CLIMATICI:
INDIZI DI ARIDITÀ CRESCENTE
A somiglianza di quanto accertato per Ravenna
(si veda il settimo Quaderno IBIS, pagg. 12-14) an-
che a Cervia l’analisi dei dati meteo realizzata po-
nendo a confronto un periodo pre-2000 (qui assun-
to come ‘passato’) con uno post-2000 (= ‘presente’)
mostra una evoluzione climatica caratterizzata da
un aumento delle temperature medie mensili an-
nuali, accompagnato da una signicativa diminu-
zione delle precipitazioni nei mesi caldi, anche se le
piogge medie dei due periodi risultano molto simili
(vedi Tab. 1)
I diagrammi di Bagnouls-Gaussen risultano
molto eloquenti (Figg. 1 e 2) e comparando le aree
incluse tra le spezzate relative alle precipitazioni
e quelle relative alle temperature medie mensili si
vede che in passato la supercie era assai poco este-
sa (clima non arido), mentre nel presente l’area con-
siderata arida (quella in cui le piogge sono inferiori
al doppio della temperatura) appare molto eviden-
te, segnalando un preoccupante trend evolutivo di
siccità estiva.
La preoccupazione è giusticata dal fatto che
questo mutamento climatico sta avvenendo in un
lasso di tempo molto breve e che le stime di un pro-
gressivo aumento medio della temperatura sono
sempre più attendibili, per di più non limitandosi
al circa +1 °C già vericato in poco tempo; gli am-
bienti naturali ed anche quelli agricoli non risul-
tano in grado di adattarsi a cambiamenti climatici
così rapidi, per cui nella gestione del territorio gli
amministratori ne dovrebbero tener conto ed agire
di conseguenza.
Temperatura media, °C Precipitazioni, mm
Periodo 1970-2000 2001-2014 Differenza 1970-2000 2001-2014 Differenza
Gennaio 2,5 3,4 +0,9 40 46 +6
Febbraio 4,3 4,8 +0,5 41 45 +4
Marzo 8,4 9,0 +0,6 50 58 +8
Aprile 12,0 13,0 +1,0 51 65 +14
Maggio 17,0 17,8 +0,8 47 46 -1
Giugno 21,1 22,2 +1,1 49 29 -20
Luglio 23,4 24,7 +1,3 48 32 -16
Agosto 23,3 24,2 +0,9 55 57 +2
Settembre 18,9 19,5 +0,6 80 86 +6
Ottobre 14,2 15,1 +0,9 70 78 +8
Novembre 7,7 10,1 +2,4 79 70 -9
Dicembre 3,4 4,6 +1,2 60 55 -5
MEDIA 13,02 14,02 +1,01 670 667 -3
Tab. 1
Confronto fra
le temperature
medie mensili e
le precipitazioni
mensili, mediate per
i periodi 1970-2000
(passato), 2001-
2014 (presente)
e loro differenze,
per Cervia.
– 13 –
Da parte nostra si raccomanda l’impiego di spe-
cie arboree ed arbustive più adatte alle nuove con-
dizioni climatiche, e quindi: da un lato, meno sen-
sibili alle ingressioni marine e all’innalzamento re-
lativo della falda – sia d’acqua dolce, sia salmastra
– per i reimpianti nelle pinete litoranee, dall’altro
specie più termoxerole per resistere alla maggiore
siccità estiva (lecci, lliree, ecc..).
Gli impianti ed i reimpianti di specie arboree
andrebbero eseguiti con minore densità, memori di
quanto è successo recentemente a Pinarella di Cer-
via, dove un impianto troppo tto ha prodotto la
caduta di decine di pini a seguito dell’allagamento
riconducibile alla subsidenza.
Come raccomandazione di carattere generale oc-
corre implementare tutte le misure di salvaguardia
dell’acqua, dalla creazione di invasi, casse di espan-
sione, alla riduzione delle perdite nella rete idrica
pubblica, al risparmio ed uso consapevole della
risorsa, ecc., no agli studi sperimentali di specie
vegetali commestibili o comunque utili più xe-
role ed alole delle attuali (come risulta stiano fa-
cendo in Australia ed in California).
Fig. 1 - Diagramma ombrotermico, per Cervia:
periodo 1970-2000 (passato)
Fig. 2 - Diagramma ombrotermico, per Cervia:
periodo 2001-2014 (presente)
20
40
60
80 40
30
20
10
DICNOVOTTSETAGOLUGGIUMAGAPRMARFEBGEN
50100 mm °C
20
40
60
80 40
30
20
10
DICNOVOTTSETAGOLUGGIUMAGAPRMARFEBGEN
50100 mm °C
– 14 –
LA RETE NATURA 2000
La Rete Natura 2000, nata dalle due Direttive
Comunitarie “Uccelli” (Dir. 79/409/CEE) e “Habi-
tat” (Dir. 92/43/CEE), è un sistema coordinato e co-
erente di aree naturali e seminaturali, caratterizzate
dalle presenza di habitat e di specie di interesse co-
munitario, la cui funzione è la tutela e la conser-
vazione della biodiversità sul continente europeo.
Questo sistema vuole essere profondamente inno-
vativo per quanto riguarda la conservazione della
natura: non solo semplice tutela di piante, animali
e aree, ma conservazione organizzata di habitat e
specie.
Sul sito della Regione Emilia-Romagna vengono
riportate indicazioni che bene chiariscono lo spiri-
to che dovrebbe animare questo nuovo concetto di
protezione:
«Viene denita la biodiversità come oggetto fonda-
mentale della tutela, attraverso la protezione di specie e
degli habitat che le ospitano, e si mira a costituire una
rete funzionale di aree dedicate allo scopo, un insieme
armonico di ambienti biotici e abiotici rappresentativi
per l’intera Europa. Non un semplice insieme di territori
isolati tra loro, ma un sistema di siti studiato per ridurre
l’isolamento di habitat e di popolazioni e per agevolare gli
scambi e i collegamenti ecologici.
Sono di particolare interesse le aree ad alta naturalità
e i territori connanti che collegano ambiente antropico e
ambiente naturale, soprattutto con funzione di corridoio
ecologico, e si individuano i territori utili a mettere in
relazione aree distanti spazialmente ma vicine per fun-
zionalità ecologica.
Le due Direttive comunitarie tendono a ricucire gli
strappi di un territorio, quello europeo, che ha subito così
tante frammentazioni degli ambienti naturali a favore
dell’urbanizzazione, dell’attività industriale, dell’agri-
coltura intensiva e delle infrastrutture. Garantire la so-
pravvivenza di molte specie signica tutelarne l’area mi-
nima vitale e ripristinare le possibilità di comunicazione
tra queste aree, promuovendo interventi che rimuovano
le minacce alle specie e agli habitat e che indirizzino con-
venientemente le modalità di rinaturalizzazione.
Il ne ultimo di assicurare il mantenimento o il ripri-
stino in uno stato di conservazione soddisfacente degli
habitat naturali e delle condizioni di vita delle specie,
viene perseguito concretamente sia mediante l’applica-
zione di speciche direttive, indirizzi gestionali e veri-
che, sia attraverso lo studio e la valutazione di incidenza,
vincolanti per piani, progetti e interventi da realizzare
all’interno o nelle adiacenze degli stessi Siti della Rete
Natura 2000.»
Rimandando ai numerosi siti internet dedicati
per maggiori approfondimenti, ricordiamo solo che
la Rete Natura 2000 è costituita da:
- SIC, Siti di Importanza Comunitaria;
- ZPS, Zone di Protezione Speciale.
Il territorio oggetto della nostra ricerca è interessato
da due di questi ambiti: il SIC IT4070008 – Pineta di
Cervia, ed il SIC-ZPS IT4070007 – Salina di Cervia.
Gran parte degli ambienti naturali del territorio
cervese fanno inoltre parte del Parco Regionale del
Delta del Po (Stazione: “Pineta di Classe e Saline
di Cervia”), e pertanto questi luoghi dovrebbero
essere oggetto di una particolare… attenzione na-
turalistica. Nei fatti, questa attenzione non sempre
viene esercitata, e gli ambienti pinetali ad esempio
vengono talvolta gestiti con criteri poco in sintonia
con le peculiarità ecologiche delle diverse comunità
biotiche. Duole riscontrarlo e ripeterlo, ma eccessi-
vi decespugliamenti, praticati forse più per asse-
condare un’impropria idea di fruizione di questi
ambienti, e l’impianto di specie esotiche o non op-
portunamente inserite nelle dinamiche vegetazio-
nali, non rispettano quell’idea di gestione integrata
dell’ambiente che è alla base del Sistema Natura
2000 e della gestione delle aree protette. Ma ovvia-
mente si può sempre migliorare!
L’elenco degli habitat individuati fa riferimento
al sito uciale per gli habitat presenti sul territorio
nazionale: http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp
In alcuni casi gli habitat sono presenti nel terri-
torio in modo diuso ed inequivocabile, con molti
degli elementi caratterizzanti le diverse comunità.
In altri casi gli habitat sono frammentari e disturba-
ti, e talvolta sono addirittura… scomparsi, rispetto
ad un passato per lo più recente. La scelta di indi-
carli ugualmente è motivata soprattutto dalla con-
vinzione che una gestione più attenta ed informata
a criteri naturalistici potrebbe determinare sicura-
mente un loro recupero ed un aumento della loro
naturalità ed estensione.
1150* - Lagune costiere
Questo tipo di habitat, prioritario ai sensi della
Direttiva Habitat, è di norma ben rappresentato alle
foci dei umi, ma nel nostro caso le stesse comu-
nità vegetali ed animali si trovano all’interno delle
Saline di Cervia. Questo habitat si trova in contatto
diretto o indiretto con il mare, dal quale è in genere
separato da cordoni di sabbie. Nel caso delle saline
l’acqua del mare raggiunge i caratteristici bacini con
canali immissari. La salinità può variare da acque
salmastre a iperaline in relazione con la pioggia,
l’evaporazione e l’arrivo di nuove acque marine.
Sono ascrivibili a questa tipologia sia la categoria
tosociologica Ruppietalia, poco diusa ma impor-
tante per la presenza del Ruppietum drepanensis al-
thenietosum liformis (Cirujano 1980), un’associazio-
ne tosociologica molto rara al nord rinvenuta di
– 15 –
recente proprio nelle Saline di Cervia, sia le lagune
salmastre povere di vegetazione fanerogamica ma
ricche di macroalghe (Ulvetalia). Questo habitat può
prendere contatti verso il mare con quello del tratto
terminale dei umi (1130: Estuari) e all’interno con
salicornieti annuali o perenni (1310, 1420), spartine-
ti (1320) e giuncheti aloli (1410).
1210 - Vegetazione annua delle linee di deposito
marine
Sono riconducibili a questa tipologia due distin-
te alleanze tosociologiche dell’ordine Euphorbie-
talia peplis: i popolamenti pionieri delle sabbie lito-
ranee (Euphorbion peplis, con l’associazione Salsolo
kali-Cakiletum maritimae) e i popolamenti pionieri
alo-nitroli degli accumuli di detriti e materiali or-
ganici portati dal moto ondoso, ma anche presenti
all’interno delle saline di Cervia (Thero-Suaedion,
con l’associazione Salsoletum sodae). Si tratta in ogni
caso di formazioni assai rarefatte in tutti i litorali
nordadriatici, che come è noto vengono per lo più
ripuliti regolarmente dagli accumuli di detriti per
favorire il turismo balneare. L’estensione di questi
ambienti è limitata e frammentaria nel territorio
in esame, soprattutto la prima, legata alle sabbie
litoranee. I piccoli nuclei di questo tipo di habitat
riscontrabili qua e là sono quindi di grande impor-
tanza ecologica sia per le piante tipiche che vi cre-
scono, sia per la ricca fauna vertebrata ed inverte-
brata ad essi correlata.
1310 - Vegetazione pioniera a Salicornia e altre
specie annuali delle zone fangose e sabbiose
Le comunità ascrivibili a questa tipologia (Thero-
Salicornietalia) sono rappresentate nelle nostre zone
umide salmastre da due associazioni: Salicornietum
venetae e Suaedo maritimae-Salicornietum patulae. Po-
polamenti di chenopodiacee annuali riconducibili a
questo habitat sono presenti all’interno delle Saline
di Cervia, ed in misura minore in alcune bassure
pinetali e lungo i canali salmastri.
Va ricordato, per inciso, che Salicornia veneta è
specie considerata prioritaria ed inclusa nell’Alle-
gato II della Direttiva 92/43/CEE. L’associazione
Suaedo maritimae-Salicornietum patulae, oltre a predi-
ligere substrati più grossolani, è tipica di situazioni
soggette ad un più rapido e pronunciato dissecca-
mento estivo ed è meno rappresentata rispetto al
Salicornietum venetae, anche se appare in aumento
rispetto al passato.
1410 - Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia
maritimi)
Le formazioni di Juncetalia maritimi sono ben
rappresentate lungo tutta la costa nordadriatica,
formando talvolta popolamenti che separano le for-
mazioni alole più interne (salicornieti) da quelle
arbustive di impianto articiale – e psammole
più prossime al mare; oppure formando cinture più
o meno regolari a ridosso dei canali e delle bassure
salmastre presenti all’interno della Pineta di Cervia
e nelle saline.
Specie caratteristiche sono: Juncus maritimus,
Carex extensa, Aster tripolium, Plantago cornutii, Sa-
molus valerandi, Spartina versicolor, Inula crithmoides
(=Limbarda crithmoides), Bolboschoenus maritimus,
Limonium narbonense, Puccinellia palustris, Artemisia
coerulescens, Aeluropus litoralis, Agropyron elongatum.
1420 - Praterie e fruticeti aloli mediterranei e
termo-atlantici (Sarcocornietea fruticosi)
Questa tipologia è forse quella più diusa nelle
depressioni salmastre delle saline e della pineta, e
comprende diverse associazioni tosociologiche:
Puccinellio festuciformis-Sarcocornietum fruticosae,
Puccinellio convolutae-Arthrocnemetum macrostachyi,
Sarcocornietum deexae, Puccinellio festuciformis-Ha-
limionetum portulacoidis.
Rimandando ai lavori citati in bibliograa per
una descrizione di queste associazioni, è opportuno
però sottolineare che il Puccinellio festuciformis-Ha-
limionetum portulacoidis e il Sarcocornietum deexae
sono associazioni vegetali estremamente rarefatte
non solo nel litorale nordadriatico, ma in tutto il
territorio nazionale. La prima è caratterizzata dal-
la presenza assolutamente dominante dell’alota
Halimione portulacoides, pianta di per sé comune nei
luoghi salmastri, ma che raramente forma compa-
gini compatte e monospeciche come quelle che si
possono trovare qua e là all’interno delle saline; la
seconda è caratterizzata invece da Sarcocornia fruti-
cosa var. deexa, specie di salicornia perenne la cui
denizione tassonomica continua a far discutere:
alcuni studi (Papini et al., 2004) presentano risultati
che tendono a minimizzare le dierenze genetiche
fra Sarcocornia fruticosa e la sua varietà prostrata
(Sarcocornia fruticosa (L.) A.J. Scott var. deexa Rouy)
presente nelle Saline di Cervia. Nonostante le die-
renze a livello morfologico ed ecologico siano evi-
denti, gli Autori concludono che la varietà prostra-
ta sarebbe solo un ecotipo radicante di Sarcocornia
fruticosa che cresce principalmente in aree più fre-
quentemente soggette a variazioni di livello dell’ac-
qua salata durante l’anno. Già altri Autori (Gehu &
Biondi, 1994) avevano evidenziato come Sarcocor-
nia fruticosa var. deexa sia stata a lungo confusa
con Sarcocornia perennis (Mill.) Scott (= Salicornia
radicans Smith), presente solo sulle coste atlantiche
e diversa dalla nostra sia dal punto di vista morfo-
logico che ecologico. Tale confusione è stata verosi-
milmente favorita dall’aver attribuito un’eccessiva
importanza tassonomica alla capacità di radicare ai
– 16 –
nodi, che sembra invece comune a molte salicornie
perenni (Sarcocornia e Arthrocnemum) in particolari
condizioni ecologiche.
2110 - Dune embrionali mobili
Viene ricondotta a questa tipologia l’associazio-
ne vegetale Echinophoro spinosae-Elymetum farcti,
aggruppamento pioniero di specie per lo più peren-
ni, responsabili dell’edicazione delle prime dune
embrionali. Questa comunità vegetale, importantis-
sima perché in grado di trattenere e consolidare le
sabbie trasportate dal vento, è caratterizzata dalla
presenza della graminacea Agropyron junceum (=
Elymus farctus), cui si accompagnano Echinophora
spinosa, Eryngium maritimum, Calystegia soldanella
e talvolta, in relazione ad un elevato contenuto di
nutrienti nel substrato, Xanthium italicum. La pre-
senza della leguminosa Medicago marina indica un
invecchiamento dell’agropireto, che non evolve in
ammoleto per la mancanza di apporti sabbiosi e
la ripresa di fenomeni erosivi. Di questo habitat si
possono rinvenire solo lembi frammentari e tem-
poranei nei tratti di litorale liberi da insediamenti
balneari permanenti, ma sono destinati con tut-
ta probabilità a scomparire del tutto. Una ripresa
dell’agropireto potrebbe aversi lungo il tratto di li-
torale antistante la Ex Colonia Varese, se vi fossero
maggiore rispetto e protezione. Sarebbe compito
delle amministrazioni regionale e locali far rispet-
tare i vincoli naturalistici che prescriverebbero una
maggiore tutela di questi luoghi e queste comunità
biotiche.
2120 - Dune mobili litoranee con presenza di
Ammophila arenaria (dune bianche)
A causa della forte erosione costiera queste
formazioni (Echinophoro spinosae-Ammophiletum
arundinaceae) sono molto rarefatte e frammentarie
in tutti i litorali emiliano-romagnoli, come si può
constatare anche all’interno delle vicine Riserve
del Corpo Forestale dello Stato a Foce Bevano. Per
quanto riguarda il territorio cervese, no a poco
tempo fa si trovavano frammenti di questo habitat
nella duna antistante la Ex Colonia Varese, ma ora
sono scomparsi. Non è escluso che si possano rifor-
mare, qualora la sensibilità degli amministratori e
dei frequentatori della zona concorrano a proteg-
gere e a non ostacolare l’insediamento e l’evoluzio-
ne delle tipiche forme di vegetazione delle dune.
Viceversa, nché chiunque si sentirà autorizzato a
parcheggiare mezzi e natanti su questo esiguo trat-
to di duna, a prelevarvi la sabbia per gli scopi più
diversi, ma soprattutto nché gli amministratori
locali non si renderanno conto della delicatezza e
dell’importanza di questi luoghi, le speranze sono
davvero ridotte. Aiuterebbe sapere che, con tutta
probabilità, le dune bianche sono diventate l’ha-
bitat più a rischio dei litorali emiliano-romagnoli e
forse nordadriatici.
2130* - Dune costiere sse a vegetazione erbacea
(dune grigie)
Questo habitat prioritario può formarsi lungo il
margine orientale delle pinete litoranee e talvolta
anche all’interno di queste, nelle zone sabbiose più
aperte e luminose. Specie frequenti di queste pra-
terie aride sono le piccole graminacee Phleum are-
narium e Lagurus ovatus, e le cariollacee Cerastium
semidecandrum, Petrorhagia saxifraga, Silene conica e
Silene otites. Di ambienti simili sono anche alcune
rade formazioni con Scabiosa argentea e Teucrium po-
lium, su suoli sabbiosi spesso ricoperti dai muschi
Tortula ruraliformis e Pleurochaete squarrosa (Tortulo
scabiosetum). Rientrano in questa tipologia anche le
praterie retrodunali più dense e ricche di specie, su
sabbie più o meno consolidate, con Fumana procum-
bens, Helianthemum apenninum, H. nummularium e
Sanguisorba minor, su un substrato non di rado ri-
coperto dai muschi sopra citati e dal lichene Clado-
nia convoluta (Brometalia erecti). Non è infrequente
trovare consorzi di queste specie all’interno delle
zone più aride e sabbiose della Pineta di Cervia,
ma il frequente disturbo antropico impedisce, nella
maggior parte dei casi, la formazione estese e ben
caratterizzate biocenosi.
2160 - Dune con presenza di Hippophae rhamnoi-
des
Può essere riferita a questa formazione l’asso-
ciazione Junipero communis-Hippophaetum uviati-
lis, tocenosi arbustiva insediata in depressioni e
dune arretrate, caratterizzata da Juniperus commu-
nis e Hippophae rhamnoides subsp. uviatilis. Questi
arbusteti retrodunali costituiscono il primo indizio
di quella dinamica, sui nostri litorali pressoché teo-
rica, che in assenza di disturbo potrebbe condurre
ad una macchia con leccio (Quercus ilex) e poi a for-
mazioni forestali più mature. Di formazioni abba-
stanza naturali ascrivibili all’associazione Junipero-
Hippophaetum uviatilis non sono rimasti che pochi
frammenti sui nostri litorali (Piccoli et al., 1999).
Alcuni esempi, purtroppo assai frammentari e di-
sturbati, si possono ancora trovare presso la pineta
litoranea di Casal Borsetti e tra la foce del Bevano
e Lido di Classe. Qualche frammento è rimasto
anche nella Pineta di Cervia, soprattutto nella sua
parte nordorientale. Abbastanza costanti in queste
formazioni sono alcune specie termole mediterra-
nee, per lo più arbustive, quali Asparagus acutifolius,
Phillyrea angustifolia, Clematis ammula, Osyris alba,
Lonicera etrusca, Pyracantha coccinea, Rhamnus alater-
nus. Non mancano inoltre arbusti a distribuzione
– 17 –
eurosiberiana, comuni anche nelle pinete storiche:
Ligustrum vulgare, Rubus ulmifolius, Crataegus mo-
nogyna, Rhamnus catharticus.
Le specie dello strato erbaceo, in gran parte ap-
partenenti all’ordine Brometalia erecti, confermano il
contatto spaziale e dinamico di questi cespuglieti
con le cenosi vegetali delle dune grigie sopra de-
scritte. L’associazione Junipero-Hippophaetum u-
viatilis è endemica dell’alto Adriatico (Géhu et al.,
1984b), e raggiunge nelle stazioni ravennati del
Parco del Delta del Po il suo limite meridionale di
diusione. L’importanza ecologica e togeograca
di queste formazioni è pertanto notevole e la loro
diusione andrebbe favorita, magari a partire dai
ben più diusi cespuglieti articiali ottenuti con
l’impianto di specie esotiche (es. Eleagnus spp.) o da
tratti di pinete litoranee distrutti da incendi.
2230 - Dune con prati dei Malcomietalia
Vegetazione erbacea a prevalenza di specie an-
nuali a sviluppo primaverile, insediata su sabbie
aride retrodunali. La composizione oristica è ca-
ratterizzata da Silene colorata, Vulpia membranacea e
poche altre specie per lo più annuali (Sileno colora-
tae-Vulpietum membranaceae). In queste formazioni
non sono infrequenti alcune specie alloctone (es.
Ambrosia coronopifolia, Cenchrus incertus, Oenothe-
ra spp. divv.). La distribuzione di questa tipologia
nelle zone oggetto della nostra indagine oristica
è alquanto frammentaria e rarefatta, soprattutto a
causa del forte disturbo antropico nelle zone retro-
dunali. Se ne possono rinvenire alcuni lembi nella
già citata duna di Milano Marittima, nella zona an-
tistante la cosiddetta Ex Colonia Varese.
2250* - Dune costiere con Juniperus spp.
Queste formazioni non sono dissimili da quelle
a ginepro e olivello sopra descritte. Si tratta anche
in questo caso di una vegetazione arbustiva retro-
dunale in cui è dominante il ginepro (Juniperus com-
munis), cui si accompagnano altre specie arbustive
e lianose mediterranee quali Asparagus acutifolius,
Phillyrea angustifolia, Clematis ammula, Osyris alba,
Lonicera etrusca, Pyracantha coccinea, Rhamnus alater-
nus. Questi arbusteti retrodunali sono in contatto
spaziale e dinamico con le formazioni erbacee re-
trodunali, sia xeriche sia igrole, da un lato (2230
- Dune con prati dei Malcomietalia, 2130* - Dune
costiere sse a vegetazione erbacea (dune grigie),
6420 - Praterie umide mediterranee con piante er-
bacee alte del Molinio-Holoschoenion), e dall’altro
con le macchie e i boschi della classe Quercetea ilicis
(9340 - Foreste di Quercus ilex) e con le pinete (2270*
- Dune boscate con Pinus pinea e/o Pinus pinaster).
Questi cespuglieti presentano un carattere più
termoxerolo rispetto alle formazioni a ginepro e
olivello spinoso precedentemente descritte (2160 -
Dune con presenza di Hippophae rhamnoides), e al
pari di quelle hanno subito nel tempo forti ridu-
zioni per il notevole disturbo antropico e la sostitu-
zione con formazioni tte e monospeciche a pino
marittimo di impianto articiale.
2270* - Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus
pinaster
Le pinete ravennati, sia quelle storiche (San
Vitale, Classe e Cervia), sia quelle litoranee di im-
pianto più recente, sono formazioni semiarticiali,
in quanto create con rimboschimenti a pino dome-
stico e marittimo (Pinus pinea e Pinus pinaster). Per
questo motivo non sempre i naturalisti e quasi mai
gli studiosi di vegetazione le considerano impor-
tanti come le formazioni delle dune sabbiose e delle
bassure salmastre sopra descritte. In eetti una loro
collocazione tosociologica è alquanto problemati-
ca e, anche se ritenute particolarmente importanti
nell’ambito del sistema Natura 2000 dove compa-
iono addirittura come habitat prioritario, nelle car-
te della vegetazione (Piccoli et al., 1999) vengono
poste in secondo piano in favore delle formazioni
spontanee (Prunetalia spinosae e Quercion ilicis) che
di volta in volta è possibile individuare sotto una
compagine di pini, a copertura sempre molto eleva-
ta, talvolta addirittura totale. In linea di massima si
può dire che la contemporanea presenza delle spe-
cie tipiche della macchia mediterranea (Asparagus
acutifolius, Phillyrea angustifolia, Osyris alba, Lonicera
etrusca, Rubia peregrina, Clematis ammula, Rosa sem-
pervirens, Rhamnus alaternus, Quercus ilex), tanto più
se con elevati valori di copertura, suggerisce l’attri-
buzione delle compagini arbustive alle formazioni
della macchia mediterranea (9340 - Foreste di Quer-
cus ilex), mentre una più elevata presenza di spe-
cie erbacee ed arbustive a distribuzione eurasiatica
(Buglossoides purpurocaerulea, Crataegus monogyna,
Ligustrum vulgare, Rubus ulmifolius, Rhamnus cathar-
ticus, Quercus pubescens, Acer campestre, Prunus spi-
nosa, Cornus sanguinea, Coronilla emerus, Euonymus
europaeus) consiglia l’attribuzione agli arbusteti più
mesoli (Prunetalia spinosae), tipici del sottobosco
dei querceti termoli caducifogli. Naturalmente,
non di rado, tutte le specie sopra citate possono co-
esistere e formare compagini miste di dicile at-
tribuzione tosociologica, ma questo è normale in
un territorio caratterizzato da una certa marginalità
togeograca, cioè situato subito a nord dell’area
mediterranea vera e propria e al limite meridiona-
le della zona medioeuropea. In realtà le formazioni
vegetali che è possibile ‘immaginare’ ove si potesse
prescindere dalla tta pineta, sono ben più nume-
rose rispetto alle due sopra citate, essendo anche
frequenti, ma di norma limitate in estensione, le
– 18 –
comunità delle bassure retrodunali (Holoschoeneta-
lia, ed in particolare l’associazione Eriantho raven-
nae-Schoenetum nigricantis), dei cespuglieti litoranei
(Junipero communis-Hippophaetum uviatilis), delle
dune grigie (Corynephoretalia canescentis e Brome-
talia erecti), delle depressioni salmastre (Juncetalia
maritimi). L’importanza di queste pinete litoranee è
quindi enorme, se non da un punto di vista vege-
tazionale sicuramente per motivi oristici, e quin-
di per la difesa di una ricchissima biodiversità. Per
questo motivo esse vanno decisamente difese e, se
possibile, favorite e potenziate nella loro naturale
evoluzione verso compagini più naturali ed ecolo-
gicamente stabili.
3150 - Laghi eutroci naturali con vegetazione del
Magnopotamion o Hydrocharition
Habitat lacustri, palustri e di acque stagnanti
eutroche ricche di basi con vegetazione idrotica
d’acqua dolce, sommersa o natante, ottante o ra-
dicante, ad ampia distribuzione, riferibile alle classi
tosociologiche Lemnetea e Potametea. Le specie più
frequenti sono, fra le idrote natanti: Lemna minor e
Azolla liculoides, e fra quelle sommerse: Potamoge-
ton nodosus, P. crispus, P. pectinatus, Ceratophyllum
demersum e Zannichellia palustris. Le formazioni ri-
feribili a questo habitat sono molto frammentarie
nel territorio cervese, e le specie elencate si possono
trovare per lo più in fossati e canali d’acqua dolce,
spesso in continuità o compenetrate con le forma-
zioni di elote (canneti) che formano bordure attor-
no ai corpi idrici.
3260 - Fiumi delle pianure e montani con vegeta-
zione del Ranunculion uitantis e Callitricho- Ba-
trachion.
Non molto dissimile per composizione speci-
ca dall’habitat precedente, ma distinto da questo
perché tipico delle acque uenti, anche debolmen-
te. Fra le specie indicatrici si possono aggiungere
a quelle dell’habitat 3150 già descritto le idrote
Ranunculus trichophyllus e R. peltatus ssp. baudotii, e
le elote Butomus umbellatus e Sparganium erectum.
Nel territorio in esame si possono trovare, sempre
in modo frammentario e disturbato, accenni di que-
ste comunità lungo i corsi d’acqua – per lo più pic-
coli canali e fossati – a debole scorrimento.
3270 - Fiumi con argini melmosi con vegetazione
del Chenopodion rubri p.p. e Bidention p.p.
Comunità vegetali che si sviluppano sulle rive
fangose, periodicamente inondate e ricche di nitra-
ti dei umi di pianura e della fascia submontana,
caratterizzate da vegetazione annuale nitrola pio-
niera delle alleanze Chenopodion rubri p.p. e Biden-
tion p.p.. Il substrato è costituito da sabbie, limi o
argille anche frammisti a uno scheletro ghiaioso.
In primavera e no all’inizio dell’estate questi am-
bienti, a lungo inondati, appaiono come rive mel-
mose prive di vegetazione in quanto questa si svi-
luppa, se le condizioni sono favorevoli, nel periodo
tardo-estivo o autunnale. Tali siti sono soggetti nel
corso degli anni a modiche spaziali determinate
dalle periodiche alluvioni. Specie caratteristiche
sono: Chenopodium rubrum, C. album, Bidens fron-
dosa, B. tripartita, Xanthium italicum, Polygonum la-
pathifolium, P. persicaria, P. hydropiper, Rumex sangui-
neus, Echinochloa crus-galli, Alisma plantago-aquatica,
Mentha aquatica, Lycopus europaeus, Cyperus fuscus,
C. glomeratus, C. avescens, C. michelanius. Le cenosi
terotiche nitrole che colonizzano i suoli più ni
e con maggiore inerzia idrica sono incluse nell’al-
leanza Bidention tripartitae, mentre quelle presenti
su suoli con granulometria più grossolana e sog-
getti a più rapido disseccamento rientrano nell’al-
leanza Chenopodion rubri. Entrambe queste alleanze
rientrano nell’ordine Bidentetalia tripartitae. Il for-
te carattere esotico della ora presente costituisce
un elemento caratteristico di questo habitat. Tra le
specie tipiche del 3270 vi sono infatti anche molte
specie alloctone tra cui Bidens frondosa, Xanthium
italicum, Helianthus tuberosus, Solidago canadensis, S.
gigantea, Erigeron annuus, Conyza canadensis, Ama-
ranthus retroexus, Cyperus glomeratus.
3280 - Fiumi mediterranei a usso permanente con
vegetazione dell’alleanza Paspalo-Agrostidion e
con lari ripari di Salix e Populus alba.
Vegetazione igro-nitrola paucispecica pre-
sente lungo i corsi d’acqua mediterranei a usso
permanente, su suoli permanentemente umidi e
temporaneamente inondati. È un prato perenne
denso, prostrato, quasi monospecico dominato
da graminacee rizomatose del genere Paspalum, al
cui interno possono svilupparsi alcune piante come
Cynodon dactylon e Polypogon viridis. Colonizza i
depositi uviali con granulometria ne (limosa),
molto umidi e sommersi durante la maggior parte
dell’anno, ricchi di materiale organico provenien-
te dalle acque eutroche. Le specie caratteristiche
sono Paspalum paspaloides (= P.distichum), Lotus te-
nuis, Saponaria ocinalis, Elymus repens, Ranunculus
repens, Rumex sp. pl., Cynodon dactylon, Cyperus fu-
scus, Salix sp. pl., Populus alba, P. nigra.
Le praterie igrole a Paspalum paspaloides occu-
pano gli spazi potenzialmente colonizzabili dai bo-
schi planiziali riferibili agli habitat 91E0* “Foreste
alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior
(Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)”, 92A0
“Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba”, 91B0
“Frassineti termoli a Fraxinus angustifolia” e 91F0
“Foreste miste riparie di grandi umi a Quercus ro-
– 19 –
bur, Ulmus laevis e Ulmus minor, Fraxinus excelsior o
Fraxinus angustifolia (Ulmenion minoris)”.
L’habitat è può essere in contatto con altre tipo-
logie di vegetazione idrotica e igrola (3150 “La-
ghi eutroci naturali con vegetazione del Magnopo-
tamion o Hydrocharition”, 3170 “Stagni temporanei
mediterranei”, 3260 “Fiumi delle pianure e montani
con vegetazione del Ranunculion uitantis e Callitri-
cho-Batrachion”), con la vegetazione erbacea del Bi-
dention e Chenopodion rubri (3270 “Fiumi con argini
melmosi con vegetazione del Chenopodion rubri p.p.
e Bidention p.p.”), con la vegetazione di megaforbie
igrole dell’habitat 6430 “Bordure planiziali, mon-
tane e alpine di megaforbie idrole“ e con i saliceti
ripariali arbustivi dell’habitat 3240 “Fiumi alpini
con vegetazione riparia legnosa a Salix elaeagnos”.
6210 (*) - Formazioni erbose secche seminaturali
e facies coperte da cespugli su substrato calca-
reo (Festuco-Brometalia) (*stupenda oritura di
orchidee)
Rientrano in questo tipo di habitat sia i lembi
di prato arido, sia la rara associazione Schoeneto-
Chrysopogonetum grylli. La prima tipologia è presen-
te in modo diuso sia nelle pinete storiche e litora-
nee sia al Bardello e a Foce Bevano, ma per la sua
discontinuità e frammentarietà non è stata riportata
in cartograa; le specie più frequenti sono quelle
dell’ordine Brometalia erecti: Bromus erectus, Galium
verum, Euphorbia cyparissias e altre specie erbacee
che si sviluppano sui suoli sabbiosi caratterizzati
da aridità estiva, con facies anche particolarmente
xeriche, riconducibili alle formazioni erbacee retro-
dunali, caratterizzate da Fumana procumbens, He-
lianthemum apenninum, H. nummularium e Sangui-
sorba minor.
L’associazione Schoeneto-Chrysopogonetum grylli,
riportata nella cartograa regionale (Piccoli et al.,
1999), è una comunità rara e localizzata su sabbie
di dune fossili erose e livellate, ma con falda super-
ciale nelle stagioni piovose. Questa formazione è
dominata sionomicamente dalla bella gramina-
cea Chrysopogon gryllus, che potendo raggiungere
un’altezza di 130 cm conferisce a questa formazio-
ne l’aspetto di una tta e alta prateria di gramina-
cee. Nella Pineta di Cervia crescono sia Chrysopogon
gryllus sia Schoenus nigricans, ma in modo disconti-
nuo e assai frammentario, per cui riteniamo che la
rara associazione vegetale sopra citata non sia pre-
sente nel nostro territorio.
6220* - Percorsi substeppici di graminacee e pian-
te annue dei Thero-Brachypodietea
Sono riconducibili a questa tipologia molte delle
formazioni erbacee annuali che si trovano all’inter-
no della Pineta di Cervia, soprattutto nelle ‘spazza-
te erbose’ della parte nordorientale. Le specie più
frequenti sono alcune piccole piante annuali quali
Lagurus ovatus, Hypochaeris achyrophorus, Tuberaria
guttata, Trifolium scabrum, Saxifraga trydactylites, Ce-
rastium semidecandrum.
Dal punto di vista del paesaggio vegetale, que-
ste formazioni si collocano generalmente all’inter-
no di serie di vegetazione che presentano come tap-
pa matura le pinete mediterranee dell’Habitat 2270
‘Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster
oppure la foresta sempreverde dell’Habitat 9340
‘Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia’.
6420 - Praterie umide mediterranee con piante
erbacee alte del Molinio-Holoschoenion
Giuncheti mediterranei e altre formazioni erba-
cee igrole, di taglia elevata, del Molinio-Holoscho-
enion, prevalentemente ubicate presso le coste in
sistemi dunali, su suoli sabbioso-argillosi, ma tal-
volta presenti anche in ambienti umidi interni ca-
paci di tollerare fasi temporanee di aridità.
Possono essere assimilate a questo habitat sia le
praterie umide delle bassure interdunali, sia i pra-
ti umidi con Molinia arundinacea, ricchi di orchidee
igrole. Quest’ultima tipologia non sembra essere
presente nel territorio in esame, sebbene molte del-
le specie caratteristiche crescano qua e la nelle zone
più depresse ed umide delle pinete.
La vegetazione delle bassure interdunali è ca-
ratterizzata dalla presenza di Erianthus ravennae,
la bella e vistosa canna di Ravenna, cui si accom-
pagnano di norma Juncus litoralis, Holoschoenus
romanus, Schoenus nigricans; si tratta spesso di for-
mazioni frammentarie e discontinue, ma le specie
sopraelencate si trovano sparse nel sottobosco di
tutte le pinete litoranee, ad indicare una buona po-
tenzialità per queste cenosi. L’estrema rarefazione
di compagini ben strutturate di queste formazioni
è soprattutto imputabile a cause antropiche, ed in
particolare all’impianto delle pinete litoranee. Que-
ste tocenosi vengono inquadrate nell’associazione
tosociologica Eriantho ravennae-Schoenetum nigri-
cantis.
6430 - Bordure planiziali, montane e alpine di
megaforbie igrole
Comunità di alte erbe igrole e nitrole che si
sviluppano, in prevalenza, al margine dei corsi
d’acqua e dei boschi igromesoli, distribuite dal
piano basale a quello alpino. Si tratta perlopiù, nella
tipologia planiziale, di formazioni lineari e discon-
tinue, e pertanto dicilmente cartografabili; sono
caratterizzate dalla presenza di Lythrum salicaria,
Calystegia sepium, Eupatorium cannabinum, Lysima-
chia vulgaris, Typhoides arundinacea, Thalictrum lu-
cidum, Symphytum ocinale, Humulus lupulus, So-
– 20 –
lanum dulcamara, Sambucus nigra, Viburnum opulus,
Rubus caesius. Questo tipo di ambiente, tipicamente
ecotonale, riveste una notevole importanza per la
fauna, soprattutto ornitica ed entomologica, e per
questo motivo andrebbe ove possibile favorito o
addirittura reimpiantato, a formare cinture di pro-
tezione e fasce di collegamento fra ambienti ora
frammentati e disgiunti.
91AA* - Boschi orientali di quercia bianca
Querceti termoli mediterranei e submediter-
ranei caratterizzati dalla presenza di Quercus pu-
bescens, Quercus virgiliana, Fraxinus ornus, Carpinus
orientalis, Coronilla emerus, Asparagus acutifolius, Cor-
nus sanguinea, Crataegus monogyna, Epipactis hellebo-
rinae, Hedera helix, Ligustrum vulgare, Rosa sempervi-
rens, Rubia peregrina, Smilax aspera, Viola alba subsp.
dehnhardtii. Tali formazioni sono molto diuse sia
nella Pineta di Classe, sia in quella di Cervia. Que-
sti querceti termoli si possono trovare in contatto
spaziale con le foreste di Quercus ilex (9340) e con
formazioni arbustive termole (caratterizzate dalla
presenza con grande copertura di Asparagus acu-
tifolius, Ligustrum vulgare, Rosa sempervirens, Rubia
peregrina, Rhamnus alaternus, Osyris alba, Coronilla
emerus, Viola alba subsp. dehnhardtii).
91F0 - Foreste miste riparie di grandi umi a Quer-
cus robur, Ulmus laevis e Ulmus minor, Fraxinus
excelsior o Fraxinus angustifolia (Ulmenion mino-
ris).
Sono riferibili a questa tipologia le formazio-
ni boschive più igrole delle pinete, caratterizzate
dalla presenza di Fraxinus oxycarpa, Ulmus minor,
Populus alba, Alnus glutinosa, Sambucus nigra, Salix
cinerea, Quercus robur. In alcuni casi il substrato può
essere più o meno lungamente allagato, e allora alle
specie arboree citate si accompagnano erbe igro-
le quali Carex spp. divv., Iris pseudacorus, Cladium
mariscus. Tali formazioni sono in contatto dinami-
co e spaziale con quegli aspetti, meno igroli e più
maturi, riconducibili ai querceti climax della pianu-
ra padana, che non di rado si possono incontrare
all’interno delle pinete, soprattutto di San Vitale
e di Classe, ma in modo frammentario anche in
quella di Cervia. Può essere riconducibile a questa
tipologia anche il bel bosco di querce denominato
“Bosco del Duca” presente a Castiglione di Cervia,
all’interno del SIC-ZPS Saline di Cervia.
92A0 - Foreste a galleria di Salix alba e Popu-
lus alba Boschi ripariali a dominanza di Salix spp.
e Populus spp. presenti lungo i corsi d’acqua del ba-
cino del Mediterraneo, attribuibili alle alleanze Po-
pulion albae e Salicion albae. Generalmente le cenosi
di questo habitat colonizzano gli ambiti ripari e cre-
ano un eetto galleria cingendo i corsi d’acqua in
modo continuo lungo tutta la fascia riparia, a stret-
to contatto con il corso d’acqua, in particolare lungo
i rami secondari attivi durante le piene. Sono rife-
ribili all’habitat i boschi ripariali presenti lungo il
ume Lamone, ma anche in alcuni tratti del Savio,
in particolare nei meandri del tratto terminale di
questo ume. Specie tipiche sono: Salix alba, Popu-
lus alba, P. nigra, Ulmus minor, Alnus glutinosa, Fran-
gula alnus, Fraxinus oxycarpa, Acer campestre, Rubus
caesius, Calystegia sepium, Symphytum bulbosum.
9340 - Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundi-
folia
Le formazioni arbustive termole riconducibili a
questa tipologia sono molto diuse in tutte le pine-
te, sia litoranee sia storiche, e soprattutto in quelle
di Classe e Cervia. Il leccio (Quercus ilex), allo stato
arboreo o più spesso arbustivo, si accompagna ad
altre specie arbustive e lianose termole quali le già
citate Phillyrea angustifolia, Lonicera etrusca, Osyris
alba, Clematis ammula, Asparagus acutifolius, Rosa
sempervirens, Rubia peregrina, Ruscus aculeatus e, li-
mitatamente alla più termola delle pinete storiche,
quella di Cervia, anche Rhamnus alaternus, Smilax
aspera, Laurus nobilis. I pini (Pinus pinea, Pinus pina-
ster) sembrano trovare nelle boscaglie termole con
leccio le migliori condizioni di crescita, riuscendo
in talune stazioni più aperte e luminose a rinnovare
spontaneamente.
– 21 –
LA PINETA DI CERVIA
«Nel caratteristico complesso forestale, oggi alquanto
ridotto nella sua lunghezza e larghezza, che in passato si
snodava, quasi senza interruzioni, sul litorale adriatico
da sud del Reno no ad oltre la città di Cervia, rientrava-
no non solo le pinete di San Vitale e di Classe che, molto
rimpicciolite, esistono ancora, ma anche i boschi di Porto
e di San Giovanni, da tempo distrutti, ed inne la vec-
chia, ampia Pineta di Cervia. Quest’ultima quando era
integra e vasta non era, come adesso, staccata dalle altre
che le stanno a nord, ma continuandone la ininterrotta
fascia, costituiva di esse l’ultima propaggine meridiona-
le. Si congiungeva, o quasi, con la pineta di Classe attra-
verso la pineta di San Giovanni, abbattuta nel 1896, la
quale, da chi ancora la ricordava in decenni da poco tra-
scorsi, era descritta come molto bella e assai densa di ve-
getazione. La pineta di San Giovanni si protendeva a sud
del Savio no al Fosso Via Cupa, e poiché questo piccolo
corso d’acqua non poteva costituire in alcun modo una
vera e propria divisione, si può dire che veniva addirittu-
ra a confondersi con la pineta cerviense vera e propria
Così il grande naturalista Pietro Zangheri scri-
veva in una interessante (e purtroppo ormai intro-
vabile) guida naturalistica, composta di poche pa-
gine e da lui stesso denita «a carattere divulgativo
e turistico», ma pregevole sintesi di quei lunghi ed
accurati studi botanici sulle pinete che sarebbero
poi diventati un riferimento per tutti i ricercatori
interessati a queste formazioni vegetali. Come si
può capire dall’introduzione, la storia delle pine-
te ravennati – quella di Cervia non fa eccezione –
continua ad identicarsi con quella della loro pro-
gressiva distruzione. La pineta di Cervia alla metà
del 1700 era lunga quasi cinque chilometri e larga
in media due. Il Ginanni ne stimava l’ampiezza in
2600 tornature ravennati, pari a 890 ettari. E nel
1900 cominciò la distruzione: ben 400 ettari caddero
sotto la scure e in seguito, durante la prima guerra
mondiale, buona parte fu trasformata in terreni col-
tivati e venduta ai privati. Inoltre, quando fu edi-
cata Milano Marittima, molti pini furono abbattuti
per far posto alle strade ed alle prime ville ed alber-
ghi, ma in questo caso, soprattutto, venne interrotta
quella continuità con le formazioni litoranee retro-
dunali – oggi pressoché scomparse da gran parte
del litorale nordadriatico – preziose per compren-
dere la dinamica evolutiva che lega le cenosi erba-
cee pioniere alle formazioni forestali costiere, ormai
del tutto ipotetiche. Per nire, nell’inverno del 1944
circa 40 ettari di pineta furono rasi al suolo con le
ruspe per far posto ad una pista d’atterraggio per
gli aerei alleati.
Dei quasi 900 ettari oggi ne restano meno di 200,
e per di più molto rimaneggiati e disturbati. No-
nostante ciò, anche se può sembrare impossibile, la
pineta di Cervia conserva luoghi di grande bellezza
ed è anche molto interessante dal punto di vista -
togeograco. Come già più volte accennato infatti,
le specie vegetali, e meglio ancora la combinazione
non casuale di queste, ci possono fornire indicazio-
ni sulle vicende geologiche, climatiche e vegetazio-
nali del passato, ed inoltre ci possono indicare quali
siano le tendenze naturali in atto e quali possano
essere, quindi, i più corretti interventi di gestione.
La pineta di Cervia si dierenzia abbastanza
dalle due più settentrionali di Classe e di San Vita-
le per alcuni aspetti: essa appare innanzittutto più
ricca sia di specie termole sia di quelle delle sabbie
litoranee, e poi, nei lembi di querceto che ne rappre-
sentano gli aspetti più maturi e naturali, la quercia
prevalente non è più la farnia (Quercus robur) come
a Classe, e ancora di più a S.Vitale, ma la roverella
(Quercus pubescens), e talvolta il leccio (Quercus ilex).
Di entrambi questi aspetti, assai rilevanti dal punto
di vista vegetazionale, possiamo trovare, nella gui-
da dello Zangheri, una spiegazione:
«Giova premettere che delle varie pinete litoranee,
dalla San Vitale in giù, la pineta di Cervia fu l’unica che
sempre restò (press’a poco) nei luoghi dove ancor oggi si
vedono i suoi ultimi residui, e ininterrottamente si spin-
se n sulla spiaggia del mare. Anche la San Vitale e la
Classense cinsero da vicino la spiaggia in certi periodi,
ma rimasero poi (e da lungo tempo) staccate, per lo svi-
luppo che presero le vaste aree lagunari o vallive fra mare
e pinete. Del tutto insignicante fu invece la presenza di
specchi d’acqua fra la pineta di Cervia e la linea di batti-
gia. È legittimo pensare che diverso è l’ambiente che ha
paludi da ogni lato da quello che risente la diretta azione
mitigatrice del mare, ed i riessi della vegetazione non
potevano mancare. I motivi della diversa situazione han-
no il loro fondamento più lontano nella storia geologica
dei luoghi, quello più recente nelle vicende del grande
estuario padano.»
Per comprendere a quali vicende geologiche si
riferisca Pietro Zangheri bisogna ricordare che all’i-
nizio del quaternario, quindi in epoca geologica as-
sai recente, buona parte della pianura romagnola,
appena formata dagli apporti sedimentari uviali,
sprofondò di nuovo sotto le acque del mare, a par-
tire dai territori a nord di Cesena e no a Ravenna
ed oltre. Tale sommersione non riguardò però il ter-
ritorio di Cervia, che divenne quindi la propaggine
nordorientale di una tozza penisola. Questi territo-
ri, rimasti quindi pressoché sempre emersi n dalla
loro formazione, ed in continuità con le vicine rupi
calcaree della valle del Marecchia, furono interes-
sati solo marginalmente dalle fresche alluvioni pa-
dane che in seguito, invece, avrebbero avuto tanta
importanza per la formazione della pianura raven-
nate ed in generale dei territori più settentrionali.
Fiume Lamone
Fiume Lamone
Canale in Destra Reno
SS 309 Romea
Scolo
Fossatone
Scolo
Fossatone
Scolo
Via Cerba
Scolo
Via Cerba
Scolo
Fiumetto
Scolo
Fiumetto
ex canale del Molino
MARE ADRIATICO
MARE ADRIATICO
Canale Candiano
Zona
industriale
Fiumi
Uniti
Fiumi Uniti
SS 16 Adriatica
Fosso
Ghiaia
Fosso
Ghiaia
Torrente
Bevano
Torrente
Bevano
Fiume
Savio
Fiume
Savio
CERVIA CERVIA
RAVENNA RAVENNA
EVOLUZIONE DELLE PINETE DI RAVENNA
RicostRuzione delle pinete
allepoca del Ginanni (c. 1750),
dalla caRta dello zanGheRi (1936).
stato attuale delle pinete Ra-
vennati (2010), compRese
le pinete demaniali costieRe.
0123Km
Scala 1:145.000 c.
– 23 –
Questo particolare è della massima importanza e
spiega, da un lato, le peculiarità vegetazionali della
pineta di Cervia, come ad esempio la pressoché to-
tale mancanza di quegli aspetti dinamicamente col-
legabili al bosco climax con farnia ben rappresentati
invece a Classe e a San Vitale, dall’altro la notevole
ricchezza in questa pineta di essenze termole, che
non potendo certo beneciare di un clima molto di-
verso da quello delle altre pinete, di soli pochi chi-
lometri più settentrionali, devono piuttosto la loro
presenza alla continuità con le vicine rupi calcaree
dove queste piante hanno trovato rifugio in periodi
climatici avversi, per potersi poi diondere di nuo-
vo nel nostro territorio.
Sempre Zangheri, nel già citato “Flora e vege-
tazione delle pinete di Ravenna e dei territori limi-
tro fra queste e il mare”, a conclusione di un’inte-
ressante e approfondita analisi sulla diversa origine
delle pinete ravennati scrive: «Ho dunque cercato di
dimostrare che nel territorio in esame appaiono i segni che
in passato vi si aancavano due formazioni ad esigenze
ambientali dierenti: la foresta di Quercus peduncolata
(= Q. robur) nelle plaghe più umide e paludose della par-
te meridionale (o ravennate) dell’estuario padano, e la
macchia abbastanza ricca di tipici elementi mediterranei
più a sud ancora nei terreni asciutti e consolidati, anti-
chi (e per questo anche in parte decalcicati), posti fuori
del sistema idrograco e acquitrinoso del Po. Formazio-
ni distinte, più che da altro, dalle condizioni idriche del
suolo, ma che certamente interferirono, giacché elemen-
ti termoli della seconda (come Asparagus acutifolius,
Osyris alba, Clematis ammula, Phillyrea angustifolia,
Rubia peregrina, ecc.) s’irradiano in mezzo al querceto.
Dominio della prima le selve di San Vitale e di Classe e
della seconda le pinete di Classe, di San Giovanni e di
Cervia: zone di contatto i settori attorno al romano “Por-
to di Classe”, cioè la Pineta di Classe».
Le vicende geologiche e le conseguenti dieren-
ze edache dei territori in esame, quindi, pur se
alla base di evidenti dierenze vegetazionali, non
possono tuttavia aver creato dei limiti netti, ove si
consideri che ancora nel 1800 un’unica grande pi-
neta si estendeva, senza soluzione di continuità,
dal Lamone a sud del Savio. Vorrei ricordare an-
cora una volta che i fattori climatici, edaci, storici
e quindi le opportunità che le varie specie vegeta-
li hanno avuto di giungere o meno in certi luoghi,
per quanto importanti, passano in secondo piano
se confrontati con le frequenti e sempre più pesanti
attività di rimaneggiamento e disturbo antropico.
Le possibilità che i popolamenti vegetali avrebbero
avuto di insediarsi ed avvicendarsi in questi luoghi,
seguendo le naturali tendenze dinamiche, sono sta-
te da tempi ormai remoti ostacolate, in modo diret-
to o indiretto, dall’opera umana. Questo attraverso
abbattimenti, incendi, inquinamenti di ogni tipo,
rimboschimenti, subsidenza e altre pesanti modi-
cazioni idrogeologiche. Ciò che resta di naturale è
poco, ma nonostante ciò il valore ambientale delle
pinete è enorme, per la ricchezza di diversità bio-
logica che ospitano, e di cui sono fatte. E poi, con
ottimismo, si può sperare che sull’onda di nuove
e sempre più diuse sensibilità ecologiche le cose
potranno, per il futuro, migliorare.
La pineta di Cervia è separata dal canale immis-
sario delle Saline in due parti, con evidenti die-
renze anche nella struttura e nel tipo di vegetazio-
ne. Quella più settentrionale, più prossima al mare,
conserva talvolta l’aspetto di una boscaglia perili-
torale: vi hanno trovato rifugio, costituendovi una
specie di relitto, le piante delle dune e delle sabbie
aride. In questo tratto di pineta, una fascia larga
non più di 400 metri che si estende in direzione
N-S fra l’abitato di Milano Marittima ed il campo
da golf, si può accedere da vari punti, sia dal viale
principale di Milano Marittima, che da sud, in pros-
simità di un parco giochi. È piuttosto frequentata
e percorrendola si ha l’impressione di trovarsi in
un ambiente rimaneggiato di cui è dicile coglie-
re gli aspetti naturali e spontanei. Questi non sono
rappresentati dai pini, domestici o marittimi, ma
in gran parte dalla componente arbustiva che pe-
raltro, a volte, viene ancora eliminata per favorire i
rimboschimenti con essenze non sempre autoctone.
La zona più interessante di questo tratto di pineta
è costituita dalle “montagnole”, cosi chiamate dai
locali, e cioè quel poco che rimane degli antichi
complessi dunosi consolidati che si trovano nel-
la sua parte sudorientale. Interessanti perché, pur
se limitate in estensione, presentano una vegeta-
zione piuttosto peculiare, rappresentativa forse di
ciò che si estendeva, per decine di chilometri ver-
so nord, a formare un primo accenno di boscaglia
subito a ridosso degli arbusti pionieri retrodunali.
Fisionomicamente dominata da grandi e rigogliosi
cespugli di ginepro e di leccio, vi abbondano nu-
merose essenze termole quali la llirea (Phillyrea
angustifolia), l’alaterno (Rhamnus alaternus), l’alloro
(Laurus nobilis), la robbia (Rubia peregrina), l’aspa-
rago pungente (Asparagus acutifolius), la lonicera
etrusca (Lonicera etrusca), la rosa di San Giovanni
(Rosa sempervirens), la ginestrella (Osyris alba), il vi-
burno tino (Viburnum tinus) e perno, anche se spo-
radico, il cisto a foglie di salvia (Cistus salvifolius).
Non che queste presenze siano rare nel resto della
pineta (dove peraltro si possono rinvenire anche
altre specie più termole, come ad esempio Smilax
aspera), ma qui esse si rinvengono con particolare
frequenza, dando luogo a formazioni riconducibi-
li, pur con le ovvie dierenze oristiche, a bosca-
glie mediterranee di leccio (Quercion ilicis). Questo
– 24 –
aspetto più termolo del bosco è determinato dalla
particolare collocazione: alla sommità di antichi, e
ancora piuttosto rilevati, cordoni dunosi. Ai piedi
della duna, a soli pochi metri di distanza, una falda
freatica prossima alla supercie favorisce altri tipi
di vegetazione, come le cenosi ebaceee retrodunali
ed i prati umidi (Holoschoenetalia), oppure le cenosi
arbustive più mesole, che preludono ai querceti
con farnia e roverella. Nonostante la sua limitata
estensione questa boscaglia termola, assai simile
per composizione oristica e struttura ai boschi di
leccio dell’area mediterranea, è molto interessante
in quanto rivelatrice di una tendenza che, se le vi-
cende storiche e le modalità di gestione l’avessero
consentito, sarebbe ben più diusa. Bisogna infatti
ricordare che nell’inverno del 1944 circa 40 ettari di
pineta, subito a nord del tratto ora considerato, fu-
rono spianati con le ruspe per ricavare un aeroporto
militare: una ferita larga in media 220 metri e lunga
1700. I segni di tale scempio sono ancora evidenti e
anche se in seguito furono eettuati reimpianti di
pini (peraltro solo marittimi ed in compagini molto
tte) l’assetto naturale del luogo, ondulato per la
successione di dune, formate nei secoli dall’azione
combinata dei umi, del mare, del vento e della ve-
getazione erbacea, è andato perso per sempre. Alla
luce di ciò che si trova sulle “montagnole” è possi-
bile pertanto ipotizzare che i querceti termoli con
leccio sarebbero oggi ben più rappresentati nella
pineta di Cervia, anche perché la tendenza a forma-
re tali compagini sembra manifestarsi qua e là, non
appena il substrato si rilevi, anche di poco, rispetto
alle zone circostanti.
Un aspetto ben diverso dalla boscaglia di leccio
si trova nella parte nordoccidentale della pineta, a
ridosso del campo da golf: qui alcune farnie e rove-
relle abbastanza vecchie formano un bosco fresco
ed ombroso, favorito dal tipo di suolo in parte argil-
loso e a diretto contatto con i campi coltivati. Anco-
ra una volta si tratta di un lembo ridotto in estensio-
ne, ma importante in quanto rappresentativo di un
tipo di bosco che costituisce l’aspetto più maturo
e stabile delle formazioni vegetali costiere. Qui un
suolo ricco di sostanza organica in decomposizione
favorisce la germinazione di molte plantule, in gran
parte di farnia, ed in parte di arbusti più mesoli
di quelli citati in precedenza. Si tratta soprattutto
biancospini (Crataegus monogyna), prugnoli (Prunus
spinosa), ligustri (Ligustrum vulgare) e aceri campe-
stri (Acer campestre), che in alcuni casi assumono
dimensioni e portamento arborei; anche l’edera
(Hedera helix), in questi ambienti umidi e freschi,
è molto abbondante. Degne di nota poi sono due
specie erbacee, poco appariscenti e quindi non fa-
cilmente individuabili: si tratta del brachipodio sel-
vatico (Brachypodium sylvaticum), un’elegante gra-
minacea cespitosa dalle foglie mollemente pendule,
e dell’erba perla (Buglossoides purpurocaerulea), una
borraginacea dai ori di un bellissimo colore azzur-
ro violaceo. L’importanza di queste specie discen-
de dalla loro spiccata preferenza per il sottobosco
del querceto, tanto da divenirne indicatrici. Anche
quando gli interventi gestionali abbiano stravolto
l’assetto e la struttura originarie del bosco, la pre-
senza di queste ed altre essenze erbacee indicatrici
ci testimonia quale sia la tendenza naturale e che
cosa possiamo attenderci per il futuro, una volta
che le ferite inferte dall’uomo saranno rimarginate.
Altrove – per la verità in gran parte della pineta
le cose sono meno chiare. Le due situazioni ora
descritte, e cioè la boscaglia con leccio ed altre pian-
te termole ed il querceto più maturo ed ombroso,
possono essere considerate quali casi limite. Osser-
vando la composizione e la struttura di buona parte
della pineta si ha spesso l’impressione che i diver-
si aspetti possano essere assimilati ora all’una ora
all’altra di queste due situazioni, ma quasi sempre
elementi di disturbo rendono problematica un pre-
ciso inquadramento vegetazionale. È il caso delle
zone indicate nelle carte della vegetazione come
Prunetalia spinosae, cioè quelle situazioni talvolta
disturbate, spesso decespugliate e rimboschite con
pini, nelle quali la componente naturale è costitu-
ita da erbe e pochi arbusti. Queste cenosi potran-
no evolvere verso formazioni più stabili e denite,
ad esempio i querceti, nel volgere anche di pochi
anni, se non soggette a continuo rimaneggiamen-
to. Numerose querce (qui per lo più roverelle) vi si
trovano infatti come plantule o allo stato arbustivo.
La composizione specica di questi arbusteti può
variare anche molto, in dipendenza di diversi fat-
tori, ad esempio edaci. Nella fascia di pineta più
prossima al mare, con suoli sabbiosi meno maturi,
è ad esempio molto elevata le presenza del ginepro
(Juniperus communis), tipico arbusto pioniero delle
zone retrodunali, che si accompagna alla llirea ed
all’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides).
Aspetti ancora interessanti della pineta di Cer-
via sono le spazzate erbose, così denite da Zangheri,
e cioè le radure prive di vegetazione arbustiva, ric-
che di quelle specie per lo più annuali che un tem-
po crescevano abbondanti in prossimità delle dune
litoranee. Interessanti perché molte di queste spe-
cie, spesso dotate di caratteristici adattamenti agli
ambienti aridi ed assolati, sono ora poco frequenti,
e devono la loro possibilità di sopravvivenza pro-
prio agli ambienti caratterizzati da periodico sfal-
cio. Queste piante formano caratteristici consorzi,
sempre molto interessanti per l’elevato numero di
specie psammole altrove rare, quali gli eliantemi
(Helianthemum nummularium, H. apenninum), la fu-
mana (Fumana procumbens), e le numerose specie
– 25 –
di orchidee selvatiche (Orchis simia, Orchis triden-
tata, Anacamptys pyramidalis, Aceras anthropopho-
rum, Cephalanthera rubra, Cephalanthera longifolia,
Himantoglossum adriaticum). Nelle spazzate erbose
compare a volte anche Chrysopogon gryllus, una bel-
la graminacea dalle inorescenze dorate e essuo-
se nota localmente come “erba da spazzole” o col
nome dialettale di “busmarôla”, a volte associata al
giunco nero (Schoenus nigricans). Una vera e propria
rarità, almeno per quanto riguarda il territorio na-
zionale, è la presenza dell’apocino veneto (Tracho-
mitum venetum), un piccolo arbusto dai ori rosati
il cui sterminato areale eurasiatico trova sui nostri
litorali nordadriatici i suoi limiti occidentali. Nella
Pineta di Cervia questa specie, per lo più diusa
sui litorali veneti, raggiunge il limite meridionale
di distribuzione nella nostra penisola. Se ne pos-
sono ancora rinvenire alcuni esemplari nella parte
nord della pineta di Cervia, sui suoli sabbiosi che
corrispondono ad antichi cordoni dunosi litoranei,
ormai in gran parte spianati per cause naturali ed
antropiche.
La Pineta di Cervia presenta dunque molti
aspetti interessanti dal punto di vista naturalistico,
nonostante si possa considerare, da un certo punto
di vista, una formazione articiale: i pini, sia ma-
rittimi sia domestici, vi sono stati piantati da tempi
ormai remoti, ma si tratta in realtà di specie al di
fuori del loro areale di spontanea diusione, ben
più meridionale. La loro estraneità togeograca
non di rado si è manifestata, con cadute e schian-
to di rami conseguenti ad abbondanti nevicate, at-
tacchi parassitari, crescita stentata. Ma i pini sono
molto amati dalla popolazione, non solo da quel-
la locale, e hanno contribuito negli anni a rendere
famose le nostre località balneari. Per questo mo-
tivo il loro utilizzo nei rimboschimenti non viene
neppure messo in discussione. Per limitare i danni
futuri e compensare il più possibile la loro estranei-
togeograca, bisognerebbe però piantarli nelle
zone giuste, chiaramente indicate dalla vegetazione
spontanea e dal tipo di suolo presente, ma non sem-
pre questi accorgimenti vengono osservati. Altri er-
rori gestionali, ancora più deleteri, sono rappresen-
tati dalle drastiche ‘ripuliture’ del sottobosco, come
ad esempio è stato fatto in tempi recenti lungo via
Stazzone. La completa eliminazione delle compo-
nenti arbustiva ed erbacea, che peraltro costituireb-
bero l’unica componente spontanea della pineta,
oltre a distruggere buona parte della biodiversità
presente, nisce per favorire negli anni successivi
l’espansione delle specie invasive a più rapida cre-
scita, come i rovi e la robinia, che magari proprio
con quei decespugliamenti si volevano contrastare.
A questi errori si sommano poi l’impianto di arbu-
sti esotici (Berberis sp.) o il rimboschimento con pini
in compagini regolari che fanno assomigliare la pi-
neta più ad un vivaio che ad un ambiente naturale.
Vorremmo ricordare agli amministratori locali,
responsabili degli interventi, che la Pineta di Cervia
è soggetta a vincoli naturalistici che discendono sia
dalla sua inclusione nel Parco del Delta del Po (Sta-
zione Pineta di Classe e Saline di Cervia) sia dall’i-
stituzione del SIC Pineta di Cervia (IT 4070008) e
che tali vincoli comportano l’obbligo di una gestio-
ne ispirata a criteri naturalistici, che non consento-
no ad esempio di eettuare al suo interno interven-
ti di giardinaggio. Vorremmo inoltre ricordare che
un bosco, come ogni ambiente naturale, non è un
semplice insieme di organismi, ma è piuttosto un
insieme di «relazioni» fra organismi, e che queste
relazioni, stabilitesi in tempi generalmente lunghi,
sono l’unica garanzia di resilienza e di stabilità nel
tempo. La Pineta di Cervia racchiude ancora, nono-
stante tutto, un grande patrimonio di biodiversità e
di informazioni togeograche ed ecologiche, e an-
drebbe gestita e preservata nel migliore dei modi.
CARTA DELLE PINETE
A SUD DI RAVENNA
Classe, S. Giovanni e Cervia verso il 1750
Classe e Cervia, 2010
Pineta costiera, 2010
Scala 1:60.000
01 2 3 Km
Canale del Molino
Fiumi Uniti
Fosso Ghiaia
Fosso Acquara
Scolo Acquara
Scolo Bevanella
Torrente Bevano
Fiume Savio
Scolo Via Cupa
Scolo S. Giovanni
MARE ADRIATICO
S. APOLLINARE
IN CLASSE
FOSSO
GHIAIA
SAVIO
CERVIA
MILANO
MARITTIMA
LIDO
DI SAVIO
LIDO
DI CLASSE
LIDO
DI DANTE
Foce Bevano
Foce
Fiumi Uniti
PINETA
EX PINETA
PINETA
CERVIA
DI
DI
SAN
GIOVANNI
DI
CLASSE
Ortazzo
Saline
– 27 –
LE DUNE COSTIERE E LE SALINE,
AMBIENTI PER SPECIALISTI
Le piante delle dune costiere
L’ambiente delle sabbie litoranee è particolare,
in un certo senso estremo, e come tale ha seleziona-
to nel tempo una ora specializzata; le caratteristi-
che peculiari di questo ambiente sono:
substrato sciolto ed incoerente, generalmente po-
vero di nutrienti;
esposizione ai venti marini carichi di sabbia e di
particelle di sale;
forte insolazione ed elevatissima temperatura
della sabbia in alcune ore del giorno;
forte aridità, dipendente dalla scarsa ritenzione
idrica della sabbia, aggravata da una sorta di «ari-
dità siologica» dovuta alla presenza del sale;
possibilità di ingressioni di acque salate con le
mareggiate, con possibile accumulo di cloruri in
quantità anche elevate.
Le piante di questi ambienti appaiono quindi dotate
di specici adattamenti, i più evidenti dei quali sono:
spessa cuticola che protegge le foglie dal vento
carico di sabbia;
colore chiaro delle foglie per respingere in parte la
radiazione luminosa;
tta peluria biancastra con funzione analoga, ma
anche come protezione antiabrasiva e antitraspi-
rante;
presenza di uno sviluppatissimo sistema radicale,
che ssa la pianta al substrato mobile e consente
un adeguato approvvigionamento idrico (falda
idrica non di rado profonda);
capacità di riemergere mediante stoloni e nuovi
getti quando la sabbia ricopre la pianta;
portamento prostrato o a pulvino emisferico, a
protezione dal vento;
limitazione della supercie traspirante, con foglie
ridotte o avvolte su loro stesse (graminacee) e ri-
duzione del numero di stomi, spesso infossati in
cripte o protetti da peli;
annualità, ossia attività vegetativa limitata al pe-
riodo meno caldo e arido dell’anno, con la soprav-
vivenza adata ai semi durante il periodo estivo;
presenza di spine, adattamento tipico di molte
piante delle comunità vegetali a bassa copertura.
Gli ultimi tratti di dune che ancora conservano
una copertura vegetale sono di norma scampati
alle trasformazioni balneari grazie all’istituzione di
servitù militari o di Riserve Naturali dello Stato, le
più estese delle quali sono quella di Foce Bevano
(più di 5 km di estensione fra Lido di Classe a sud
e Lido di Dante a nord) e quelle più settentrionali
di Foce Reno e Sacca di Bellocchio, in parte in terri-
torio ferrarese, di estensione paragonabile. Queste
riserve, occupando più di 10 km di litorale, rappre-
sentano gli ambienti litoranei protetti di gran lunga
più estesi del Ravennate.
Purtroppo si tratta di ambiti fortemente minac-
ciati dall’erosione marina, e osservando foto aeree
recenti si può notare come la protezione delle adia-
centi zone balneari con pennelli e scogliere arti-
ciali abbia accentuato i fenomeni erosivi in queste
riserve, non di rado prive di protezione.
Altri piccoli lembi di duna viva si trovano, in
situazioni frammentarie e discontinue, intercalate
alle strutture balneari; è il caso ad esempio delle
due piccole riserve naturali istituite con specici
decreti e gestite dal Corpo Forestale dello Stato, si-
tuate a Porto Corsini e a Marina di Ravenna.
Anche nel territorio cervese no a pochi anni fa
si poteva osservare uno di questi piccoli tratti di
duna scampati allo spianamento; si tratta del lembo
di duna di circa 200 m antistante la Ex Colonia Va-
rese; no ad alcuni anni fa vi si potevano osservare
le piante delle dune embrionali e dei pratelli di spe-
cie annuali tipici degli ammoleti; nella parte arre-
trata della duna c’erano, e in parte ci sono ancora,
le tipiche comunità retrodunali, caratterizzati dal-
la bella canna di Ravenna (Erianthus ravennae), dal
giunchetto nero (Schoenus nigricans) e dai cespugli
dell’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides). Qua e
là si potevano trovare quasi tutte le specie psammo-
le, magari al di fuori delle loro tipiche formazioni
e mescolate fra loro, dando luogo a qualcosa che
poteva assomigliare di più ad un orto botanico che
ad una formazione naturale, ma comunque con una
sua valenza ecologica e soprattutto didattica. Ora
la situazione è ben diversa rispetto a pochi anni fa,
ed un recente sopralluogo ha evidenziato la scom-
parsa di molte specie vegetali tipiche delle dune, la
commistione delle poche specie rimaste e la preva-
lenza delle piante più rustiche e resistenti al distur-
bo, sicuramente qui molto elevato. Non escludiamo
che opportuni interventi di ripristino e protezione
possano riportare la duna di Cervia ai suoi antichi
splendori, ma al momento la situazione è molto
compromessa.
L’elevata frequentazione turistica nei litorali rap-
presenta dunque il più evidente fattore di disturbo,
e le piccole aree naturali incastonate fra le strutture
balneari risultano le più sensibili a questo genere di
pressione antropica.
Facendo un discorso più generale, basato su os-
servazioni eettuate per decenni sulle dune emi-
liano-romagnole, possiamo concludere che sono i
primi radi popolamenti pionieri (Salsolo-Cakiletum
maritimae) a subire i maggiori danni, venendo spes-
– 28 –
so distrutti dalle mareggiate, dal passaggio dei
mezzi motorizzati per la pulizia della spiaggia e
dal calpestìo dei visitatori. Anche le cenosi delle
retrostanti dune embrionali (Echinophoro spinosae-
Elymetum farcti) sono quasi ovunque compromesse
e costrette in sottili fasce compenetrate con i retro-
stanti ammoleti.
L’unica eccezione rispetto a questo trend molto
negativo è rappresentato dalla Riserva di Porto Cor-
sini che, pur essendo di estensione limitata (circa
400 m di litorale), può vantare una buona struttura
grazie non solo alla mancanza di erosione, ma addi-
rittura all’espansione della battigia; qui ad esempio
si possono osservare discreti agropireti, formazioni
delle dune embrionali caratterizzati dalla grami-
nacea edicatrice Elymus farctus (= Agropyron jun-
ceum).
Gli ammoleti (Echinophoro spinosae-Ammophi-
letum arundinaceae), tipici popolamenti delle dune
più mature, sono in forte rarefazione su tutti i lito-
rali, ma dove sono ancora presenti, come nella Ri-
serva di Foce Bevano, il disturbo è tuttavia eviden-
te, come testimoniano estesi popolamenti di specie
favorite dal rimaneggiamento, quali Cyperus kalli
e Medicago marina, di norma in corrispondenza di
varchi, sbancamenti e crolli dei cordoni dunosi più
rilevati.
Altra specie che non di rado tende a divenire in-
vasiva sulle dune erose formando tti popolamenti
monospecici è l’esotica Spartina juncea, più resisten-
te di Ammophila littoralis (con la quale facilmente
può essere confusa) alle frequenti ingressioni di ac-
que salse, e pertanto in aumento in diversi tratti di
litorale. Altre specie esotiche, talvolta favorite dalla
rarefazione delle comunità autoctone e localmente
abbondanti, sono Ambrosia coronopifolia, Cenchrus
incertus, Yucca gloriosa, Oenothera stucchii. Un’as-
sociazione presente in modo discontinuo e fram-
mentario, ma molto interessante, è quella composta
da specie per lo più annuali che si insediano sulle
sabbie aride retrodunali, in cui Silene colorata, sio-
nomicamente dominante, si accompagna piuttosto
fedelmente alla piccola graminacea Vulpia membra-
nacea e a poche altre specie (Sileno coloratae-Vulpie-
tum membranaceae).
Le comunità vegetali più mature strettamen-
te correlate a quelle psammole, cioè i cespuglieti
retrodunali (Junipero communis-Hippophaetum uvia-
tilis) e le formazioni igrole delle depressioni retro-
dunali (Eriantho ravennae-Schoenetum nigricantis),
sono generalmente scomparsi da buona parte del
retroduna, soprattutto per l’impianto di pinete lito-
ranee nei primi anni del secolo scorso e di barriere
frangivento di arbusti, di norma non autoctoni.
È signicativo che nelle parti di pineta litora-
nea distrutte da incendi tendano poi a prendere il
sopravvento sia le specie delle bassure retroduna-
li segnatamente la bella canna di Ravenna ed il
giunchetto nero sia le specie arbustive e lianose
termole, ad indicare una buona potenzialità per
queste importanti e ormai rare forme di vegetazio-
ne. Le specie più frequenti nei cespuglieti retrodu-
nali sono Juniperus communis, Hippophae rhamnoides,
Phillyrea angustifolia, cui si accompagnano, nelle si-
tuazioni più mature, Pyracantha coccinea, Asparagus
acutifolius, Rubia peregrina, Clematis ammula, e cioè
le specie indicatrici della boscaglia di leccio (Quer-
cion ilicis), che è la formazione forestale dinamica-
mente correlata agli arbusteti retrodunali. Questa
boscaglia con leccio è rappresentata in modo di-
scontinuo sui litorali ravennati, soprattutto a causa
dell’impianto delle pinete nelle zone potenzialmen-
te adatte al suo insediamento.
Solo a tratti, soprattutto nelle chiarìe delle pinete
dovute ad incendi o diradamenti, la boscaglia ter-
mola riesce a formare spontaneamente compagini
abbastanza signicative; il leccio può anche esservi
frequente, ma sono soprattutto le specie erbacee ed
arbustive caratteristiche della lecceta ad indicarne
quelle potenzialità che, in un’ottica di riqualica-
zione ambientale, bisognerebbe assecondare. Ad
esempio una buona pratica potrebbe essere quella
di ispirarsi a queste dinamiche naturali per riquali-
care le zone di pineta litoranea degradate presen-
ti a Pinarella di Cervia, ma anche nella parte più
settentrionale della Pineta di Cervia, che giudican-
do dalla natura del substrato e dalle rinnovazioni
spontenee in atto sembrano naturalmente orientate
verso le formazioni arbustive ora descritte.
Le piante delle saline
Le Saline di Cervia costituiscono un ambiente
di inestimabile valore naturalistico non solo per la
ricca avifauna che vi trova nutrimento e opportu-
nità di nidicazione, ma anche per una ricca ora
altamente specializzata. Questa è composta da spe-
cie che non solo tollerano, ma prediligono, no ad
esservi indissolubilmente legate, gli ambienti salati.
Le piante di questi ambienti, in virtù delle loro
particolari preferenze, vengono di solito denite
specie alole, o più semplicemente ‘alote’. In realtà
questa categoria non è omogenea come quella delle
piante amanti delle sabbie, in quanto vi troviamo
sia specie igrole o addirittura acquatiche, sia spe-
cie che crescono su suoli quasi sempre asciutti, e tal-
volta decisamente aridi. Ciò che accomuna tutte le
alote, infatti, è il contenuto in sali del substrato, sia
esso asciutto o più o meno lungamente inondato.
Le alote devono sopportare concentrazioni
saline che possono diventare, in seguito all’evapo-
razione, anche molto elevate. Esse inoltre devono
far fronte alle ampie oscillazioni che questa salinità
– 29 –
può subire, ad esempio in seguito ad abbondan-
ti precipitazioni o in luoghi particolari, quali ad
esempio le foci dei umi. Alcune alote compen-
sano l’abbondante presenza di sale nel terreno pro-
ducendo maggiori concentrazioni saline all’interno
dei succhi cellulari; in questo modo, grazie a po-
tenziali osmotici elevatissimi, riescono comunque
ad assorbire acqua. Tale strategia è quasi sempre
accompagnata da accorgimenti anatomici e mor-
fologici atti a non disperdere poi troppa acqua per
evaporazione: foglie ridotte, pellicole pruinose im-
permeabilizzanti sulle superci fogliari, che in vir-
del loro colore glaucescente respingono anche i
raggi solari, succulenza delle parti vegetative con
ampio sviluppo di parenchimi acquiferi.
Altre alote (es. il genere Limonium) riescono
ad espellere il sale per mezzo di cellule secretrici
nel fusto e nelle foglie: la supercie fogliare di tali
piante può spesso apparire ricoperta di minutissimi
cristalli di sale.
Altre ancora, come l’astro marino (Aster tripo-
lium) e l’assenzio litorale (Artemisia coerulescens
subsp. caerulescens), riescono addirittura a non as-
sorbire il sale grazie alla scarsa permeabilità ai sali
delle loro radici; esse riescono tuttavia ad assorbire
l’acqua producendo elevate tensioni di assorbimen-
to mediante l’accumulo, nelle cellule delle radici, di
alcuni composti organici che ne elevano il potenzia-
le osmotico.
Come già visto per le dune sabbiose, anche nelle
lagune salmastre le specie vegetali tendono a for-
mare comunità caratteristiche e individuabili per
mezzo di poche specie guida. Anche qui non è in-
frequente notare una disposizione per fasce delle
diverse formazioni, questa volta non più determi-
nata dalla distanza rispetto alla battigia, ma dalla
vicinanza e dalla profondità delle acque salmastre,
e dalla loro più o meno forte salinità.
All’interno delle Saline di Cervia la regimazione
idrica connessa alla produzione del sale condizio-
na fortemente la libera espansione dei popolamenti
vegetali, ma questi sono comunque ben rappresen-
tati, anche se concentrati per lo più sugli argini e ai
bordi delle vasche, soprattutto in quelle soggette a
periodici prosciugamenti.
Le formazioni più estese sono quelle degli argi-
ni, ascrivibili per lo più alle cosiddette praterie alo-
le (Juncetalia maritimi), dove la robusta graminacea
Elytrigia atherica tende non di rado a divenire domi-
nante, soprattutto nelle posizioni più rilevate. Altre
specie di questi ambienti sono il giunco marittimo
(Juncus maritimus), cui si accompagnano talvolta
l’assenzio litorale (Artemisia coerulescens), l’astro
marino (Aster tripolium), l’obione (Atriplex portula-
coides = Halimione p.) ed il gramignone marittimo
(Puccinellia festuciformis). Degna di nota, soprattutto
sugli argini da poco rimaneggiati, la cospicua pre-
senza di Suaeda vera, un piccolo arbusto alolo co-
mune al sud, ma molto raro e circoscritto nei litorali
nordadriatici.
Sugli argini più bassi e soggetti talvolta a som-
mersione troviamo i salicornieti perenni, caratteriz-
zati da densi popolamenti di Sarcocornia fruticosa e
talvolta della sua forma prostrata (Sarcocornia fruti-
cosa var. deexa). Altre specie che si accompagnano
quasi fedelmente alle salicornie perenni sono Suae-
da maritima ed il già citato gramignone marittimo.
È soprattutto all’interno di questi salicornieti che si
possono formare popolamenti di Limonium narbo-
nense, il tipico ore di salina che in autunno colora
questi luoghi con le sue inconfondibili oriture vio-
lette.
Nei bordi interni delle vasche, dove l’acqua è af-
orante per buona parte dell’anno, possiamo trova-
re i salicornieti annuali, caratterizzati da Salicornia
veneta, inconfondibile con il suo colore rosso vinoso;
si tratta di un’alota piuttosto circoscritta e diusa,
anche se non esclusivamente, nelle zone salmastre
nordadriatiche. La sua protezione è sancita anche
da disposizioni comunitarie.
All’interno dei corpi idrici, dove l’acqua è più
profonda e permane più a lungo possiamo inne
trovare popolamenti di Ruppia cirrhosa, una idrota
alola che fornisce nutrimento a diverse specie di
uccelli acquatici. Purtroppo i contingenti di questa
specie si vanno sempre più rarefacendo nel nostro
territorio, soprattutto per la riduzione delle zone
umide costiere. Ancora più circoscritti sono alcuni
popolamenti di Althenia liformis, una rara idrota
alola a distribuzione normalmente più meridiona-
le, trovati da noi recentemente nelle Saline di Cer-
via (Lazzari G, Merloni N, Saiani D., 2010) e mai
segnalati in precedenza nella nostra regione. Con
tutta probabilità i piccoli contingenti di questa rara
specie devono la loro presenza nelle nostre saline
ai fenicotteri, qui molto abbondanti, che come è
noto eettuano spostamenti anche dalla Sardegna –
dove questa pianta è molto diusa – verso le nostre
zone salmastre: come già documentato con dovizia
di dettagli da Charles Darwin nei suoi scritti sulla
diusione delle specie vegetali, le piume degli uc-
celli possono rappresentare uno dei principali vei-
coli di trasporto di semi e propaguli di piante.
ELENCO DELLE SPECIE VASCOLARI
DEL TERRITORIO CERVESE
LEGENDA SIGLE DI PRESENZA
x segnalata dagli Autori
b segnalata da altri ricercatori, vedi colonna Note
xb segnalata da Autori e da altri, vedi colonna Note
– 30 –
Abutilon theophrasti Medik. Abutilon theophrasti
Medicus
2219
Malvaceae AI x x x x
Acer campestre L.
2156
Sapindaceae
(Aceraceae) x x x
Acer negundo L.
2162
Sapindaceae
(Aceraceae) NI x x x x
Acer platanoides L.
2154
Sapindaceae
(Aceraceae) I x
Acer pseudoplatanus L.
2157
Sapindaceae
(Aceraceae) I x
Achillea collina (Becker ex Rchb.f.)
Heimerl Achillea collina Becker
3975
Asteraceae (Compositae) x x x x
Achillea roseoalba Ehrend.
3974
Asteraceae (Compositae) x x x x
Aegopodium podagraria L.
2464
Apiaceae (Umbelliferae) x
Aeluropus littoralis (Gouan) Parl.
4860
Poaceae (Graminaceae) b x x Faggi G., Saline di Cervia
Agrimonia eupatoria L.
1411
Rosaceae x x x x
Agrostis stolonifera L.
5122
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Ailanthus altissima (Mill.) Swingle Ailanthus altissima (Miller)
Swingle
2124
Simaroubaceae NI x x x x
Ajuga chamaepitys (L.) Schreb. subsp.
chamaepitys
Ajuga chamaepitys (L.)
Schreber
3090
Lamiaceae (Labiatae) x x x x
Ajuga reptans L.
3087
Lamiaceae (Labiatae) x x x x
Alisma lanceolatum With.
4489
Alismataceae x x x x
Alisma plantago-aquatica L.
4490
Alismataceae x b x b Faggi G.: actaplantarum, 2013
Alliaria petiolata (M. Bieb.) Cavara &
Grande
Alliaria petiolata (Bieb.)
Cavara et Grande
933
Brassicaceae (Cruciferae) x x x x
Allium neapolitanum Cirillo Allium neapolitanum Cyr.
4690
Amaryllidaceae
(Alliaceae - Liliaceae) x x x x
Allium pallens L.
4671
Amaryllidaceae
(Alliaceae - Liliaceae) x
Allium porrum L. subsp. polyanthum
(Schult. & Schult. f.) Jauzein &
J.-M. Tison
4659/
nP
Amaryllidaceae
(Alliaceae - Liliaceae) x x
Allium savii Parl.
nP
465X
Amaryllidaceae
(Alliaceae - Liliaceae) b b
Montanari S., Quad. Studi Nat. Romagna,
38: 8-9 (2013), Il rinvenimento, novità per
l’Emilia Romagna, rappresenta la stazione più
orientale della specie e l’unica sino ad ora
nota per il versante adriatico.
Allium vineale L.
4653
Amaryllidaceae
(Alliaceae - Liliaceae) x x x x
Allium tuberosum Rottler ex Spreng. nP Amaryllidaceae
(Alliaceae - Liliaceae) NN b Montanari S. (in litteris 2016)
Alnus cordata (Loisel.) Duby Alnus cordata (Loisel.)
Desf.
186
Betulaceae I x x
Alnus glutinosa (L.) Gaertn. Alnus glutinosa (L.)
Gaertner
184
Betulaceae x x x
Alopecurus myosuroides Huds. Alopecurus myosuroides
Hudson
5191
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Althaea cannabina L.
2215
Malvaceae x x x x
Althaea hirsuta L.
2214
Malvaceae x
Althaea officinalis L.
2216
Malvaceae x x x x
Althenia filiformis Petit subsp. filiformis
4536
Potamogetonaceae
(Zannichelliaceae) x Prima segnalazione per la regione EMR
(Lazzari G., Merloni N., Saiani D., 2010ab)
Amaranthus albus L.
395
Amaranthaceae NI b Montanari S.: Saline, actaplantarum.org
Amaranthus blitum L. subsp. blitum Amaranthus lividus L.
399
Amaranthaceae b b Faggi G.: Pinarella, 2014, actaplantarum.org
Amaranthus blitoides S. Watson
392
Amaranthaceae NI b Faggi G.: Pinarella, 2015, actaplantarum.org
Amaranthus deflexus L.
397
Amaranthaceae NI x x x x
Amaranthus graecizans L.
396
Amaranthaceae b b Faggi G.: Pisignano, 2014, actaplantarum.org
Amaranthus palmeri S. Watson
392/
nP1
Amaranthaceae NN b Faggi G.: Cervia, via Romea Nord, 2014,
actaplantarum.org
Nome scientifico attuale
in Index Plantarum Florae Italicae, IPFI -
Actaplantarum (agg.nov. 2012)
Nome scientifico
in Flora d’Italia - S. Pignatti (1982)
(omesso se uguale al nome attuale)
Codice
Pignatti
Famiglia
Aliena - Introdotta
1739/2 Castiglione
1739/4 Pisignano
1740/1 Cervia
1740/3 Pinarella
Note
– 31 –
Amaranthus powellii subsp. Bouchonii
(Thell.) Costea & Carretero nP Amaranthaceae NN b Faggi G.: Tagliata, 2014, actaplantarum.org
Amaranthus retroflexus L.
390
Amaranthaceae NI x x x x
Amaranthus viridis L.
398
Amaranthaceae NI b Faggi G.: Tagliata, 2014, actaplantarum.org
Amaranthus tuberculatus (Moq.)
J.D. Sauer (Amaranthus rudis Sauer)
399/
nP1
Amaranthaceae x
Ambrosia artemisiifolia L.
3921
Asteraceae (Compositae) NI b b Faggi G.: 2014
Ambrosia psilostachya DC. Ambrosia coronopifolia
Torr. et Gray
3920
Asteraceae (Compositae) NI x x
Ambrosia tenuifolia Spreng.Ambrosia tenuifolia
Sprengel
3922
Asteraceae (Compositae) NN x
Ammophila arenaria (L.) Link Ammophila littoralis
(Beauv.) Rothm.
5164
Poaceae (Graminaceae) x x
Amni majus L.
2548
Apiaceae (Umbelliferae) x x b x Faggi G.: Saline di Cervia, 2014,
actaplantarum.org
Amorpha fruticosa L.
1670
Fabaceae (Leguminosae) NI x x x x
Anacamptis coriophora (L.) R.M.
Bateman, Pridgeon & M.W. Chase
Orchis coriophora L.
subsp. fragrans
5543
Orchidaceae x Specie protetta
Anacamptis morio (L.) R.M. Bateman,
Pridgeon & M.W. Chase subsp. morio Orchis morio L.
5541
Orchidaceae x Specie protetta
Anacamptis pyramidalis (L.) Rich. Anacamptis pyramidalis
(L.) L. C. Rich.
5538
Orchidaceae x x x Specie protetta
Anchusa azurea Mill.
3029
Boraginaceae x b Faggi G.: 2014
Anisantha diandra (Roth) Tzvelev Bromus gussonei Parl.
5013
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Anisantha madritensis (L.) Nevski subsp.
madritensis Bromus madritensis L.
5011
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Anisantha sterilis (L.) Nevski Bromus sterilis L.
5010
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Anthemis arvensis L.
3947
Asteraceae (Compositae) x x x x
Anthoxanthum odoratum L.
5179
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Anthriscus caucalis M. Bieb. Anthriscus caucalis Bieb.
2437
Apiaceae (Umbelliferae) x
Anthriscus cerefolium (L.) Hoffm.
2436
Apiaceae (Umbelliferae) NC b Faggi G.: Pineta di Cervia, Quad. Studi Nat.
Romagna, 40: 11 (2015)
Antirrhinum majus L. subsp. majus Antirrhinum majus L.
3357
Plantaginaceae
(Scrophulariaceae) AN x
Aphanes arvensis L.
1529
Rosaceae x x x x
Apium graveolens L. Apium graveolens L.
2534
Apiaceae (Umbelliferae) x
Arabidopsis thaliana (L.) Heynh.
934
Brassicaceae (Cruciferae) x x x x
Arabis sagittata (Bertol.) DC.
1019
Brassicaceae (Cruciferae) x
Arctium minus (Hill) Bernh.
4111
Asteraceae (Compositae) x x x x
Arenaria leptoclados (Rchb.) Guss.
427
Caryophyllaceae x
Arenaria serpyllifolia L. subsp.
serpyllifolia Arenaria serpyllifolia L.
425
Caryophyllaceae x x x x
Aristolochia clematitis L.
249
Aristolochiaceae x x x x
Aristolochia rotunda L.
251
Aristolochiaceae x x x x
Arrhenatherum elatius (L.) P. Beauv.
ex J. & C. Presl subsp. elatius
Arrhenatherum elatius (L.)
Presl subsp. elatius
5085
(a)
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Artemisia absinthium L.
4028
Asteraceae (Compositae) b Montanari S.: Quad. Studi Nat. Romagna, 38:
10-11 (2013)
Artemisia caerulescens L.
subsp. caerulescens Artemisia coerulescens L.
4030
Asteraceae (Compositae) x x x x
Artemisia verlotiorum Lamotte Artemisia verlotorum
Lamotte
4017
Asteraceae (Compositae) NI x x b x Faggi G. (in litteris 2016)
Artemisia vulgaris L.
4016
Asteraceae (Compositae) x x x x
Arthrocnemum macrostachyum (Moric.)
K. Koch
Arthrocnemum glaucum
(Delile) Ung.-Sternb.
372
Chenopodiaceae x x
Arum italicum Mill. subsp. italicum Arum italicum Miller
5299
Araceae x x x x
Arundo donax L.
5166
Poaceae (Graminaceae) AI x x x x
Arundo plinii Turra Arundo pliniana Turra
5167
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Asparagus acutifolius L.
4711
Asparagaceae (Liliaceae) x x x x
Asparagus maritimus (L.) Mill. Asparagus maritimus
Miller
4709
Asparagaceae (Liliaceae) b x Faggi G.: Saline (in litteris 2016)
Nome scientifico attuale
in Index Plantarum Florae Italicae, IPFI -
Actaplantarum (agg.nov. 2012)
Nome scientifico
in Flora d’Italia - S. Pignatti (1982)
(omesso se uguale al nome attuale)
Codice
Pignatti
Famiglia
Aliena - Introdotta
1739/2 Castiglione
1739/4 Pisignano
1740/1 Cervia
1740/3 Pinarella
Note
– 32 –
Asparagus officinalis L.
4708
Asparagaceae (Liliaceae) x x x x
Asperula cynanchica L.
2870
Rubiaceae x
Astragalus cicer L.
1633
Fabaceae (Leguminosae) x x
Astragalus glycyphyllos L.
1641
Fabaceae (Leguminosae) x
Astragalus sesameus L. 1629 Fabaceae xb Faggi G.: Saline, 2013, actaplantarum.org
Atriplex patula L.
356
Chenopodiaceae x x x x
Atriplex portulacoides L. Halimione portulacoides
(L.) Aellen.
358
Chenopodiaceae x x x x
Atriplex prostrata Boucher ex DC. Atriplex latifolia Wahlenb.
357
Chenopodiaceae x x x x
Atriplex tatarica L.
354
Chenopodiaceae x x
Avena barbata Link Avena barbata Potter
5069
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Avena fatua L.
5070
Poaceae (Graminaceae) x
Avena sterilis L.
5071
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Azolla filiculoides Lam.
105
Azollaceae NI x
Ballota nigra L.
3153
Lamiaceae (Labiatae) x x x x
Barbarea vulgaris R. Br.
975
Brassicaceae (Cruciferae) I
Bellevalia romana (L.) Sweet
4635
Asparagaceae
(Liliaceae) x x x x
Bellis annua L. subsp. annua Bellis annua L.
3835
Asteraceae (Compositae) b Semprini F.
Bellis perennis L.
3836
Asteraceae (Compositae) x x x x
Berberis vulgaris L.
844
Berberidaceae x x
Berula erecta (Huds.) Coville Berula erecta (Hudson)
Coville
2467
Apiaceae (Umbelliferae) xUna sola popolazione in pineta di Cervia.
Confermata anche da Faggi G.
Beta vulgaris L.
322
Chenopodiaceae b Faggi G.: 2014
Bidens frondosus L. Bidens frondosa L.
3907
Asteraceae (Compositae) NI x x x x
Bidens tripartitus L. subsp. tripartitus Bidens tripartita L.
3906
Asteraceae (Compositae) b x Specie poco frequente. Faggi G. (in litteris
2016)
Bidens vulgatus Green.
nP
3904
Asteraceae (Compositae) b Faggi G. e Montanari S.: Montaletto, 2015
Blackstonia perfoliata (L.) Huds. Blackstonia perfoliata (L.)
Hudson
2785
Gentianaceae x x x x
Bolboschoenus maritimus (L.) Palla
5449
Cyperaceae x x x x
Borago officinalis L.
3035
Boraginaceae x
Bothriochloa ischaemum (L.) Keng Bothriochloa ischaemon
(L.) Keng
5289
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Brachypodium caespitosum (Host)
Roem. & Schult.
nP
5032
Poaceae (Graminaceae) bFaggi G., det Banfi E.: Pineta di Cervia, 2015,
actaplantarum.org
Brachypodium rupestre (Host) Roem.
& Schult.
Brachypodium rupestre
(Host) R. et S.
5032
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Brachypodium sylvaticum (Huds.)
P. Beauv.
Brachypodium sylvaticum
(Hudson) Beauv.
5029
Poaceae (Graminaceae) x b Faggi G.: Tagliata
Brassica napus L. subsp. napus Brassica napus L.
1169
Brassicaceae (Cruciferae) AN b x b Faggi G.
Brassica nigra (L.) W.D.J. Koch Brassica nigra (L.) Koch
1170
Brassicaceae (Cruciferae) D x
Brassica rapa L.
1170
Brassicaceae (Cruciferae) b Faggi G. (in litteris 2016)
Briza media L.
4858
Poaceae (Graminaceae) b Semprini F.
Briza minor L.
4859
Poaceae (Graminaceae) x
Bromopsis erecta (Huds.) Fourr.
subsp. erecta Bromus erectus Hudson
4998
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Bromus commutatus Schrad. subsp.
commutatus
Bromus commutatus
Schrader
5025
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Bromus hordeaceus L.
5021
Poaceae (Graminaceae) x x x x
Bromus hordeaceus L. subsp.
molliformis (Lloyd ex Godr.) Maire
& Weiller
Bromus molliformis Lloyd
5023
Poaceae (Graminaceae) x x
Broussonetia papyrifera (L.) Vent.
214
Moraceae x x
Bryonia cretica L. subsp. dioica (Jacq.)
Tutin Bryonia dioica Jacq.
2338
Cucurbitaceae x x x x
Buglossoides arvensis (L.) I.M. Johnst. Buglossoides arvensis (L.)
Johnston
2986
Boraginaceae x b Faggi G. (in litteris 2016)
Nome scientifico attuale
in Index Plantarum Florae Italicae, IPFI -
Actaplantarum (agg.nov. 2012)
Nome scientifico
in Flora d’Italia - S. Pignatti (1982)
(omesso se uguale al nome attuale)
Codice
Pignatti
Famiglia
Aliena - Introdotta
1739/2 Castiglione
1739/4 Pisignano
1740/1 Cervia
1740/3 Pinarella
Note
– 33 –
Buglossoides purpurocaerulea (L.)
I.M. Johnst.
Buglossoides
purpurocaerulea (L.)
Johnston
2984
Boraginaceae x
Bupleurum tenuissimum L.
2523
Apiaceae (Umbelliferae) b x Montanari S. (in litteris 2016)
Butomus umbellatus L.
4498
Butomaceae x x x x
Buxus sempervirens L.
2174
Buxaceae I x
Cakile maritima Scop. subsp. maritima Cakile maritima Scop.
1193
Brassicaceae (Cruciferae) x x
Calamagrostis epigejos (L.) Roth
5129
Poaceae (Graminaceae) x x
Calendula arvensis (Vaill.) L. Calendula arvensis L.
4105
Asteraceae (Compositae) x
Calepina irregularis (Asso) Thell.
1198
Brassicaceae (Cruciferae) x x x x
Calystegia sepium (L.) R. Br.
subsp. sepium
Calystegia sepium (L.)
R. Br.
2957
Convolvulaceae x x x x
Calystegia soldanella (L.) Roem.
& Schult.
Calystegia soldanella (L.)
R. Br.
2956
Convolvulaceae x x
Campanula rapunculus L.
3727
Campanulaceae x x x x
Capsella bursa-pastoris (L.) Medik.
subsp. bursa-pastoris
Capsella bursa-pastoris
(L.) Medicus
1093
Brassicaceae (Cruciferae) x x x x
Capsella rubella Reut. Capsella rubella Reuter
1094
Brassicaceae (Cruciferae) x x
Cardamine flexuosa With subsp. flexuosa
1010
Brassicaceae (Cruciferae) b Faggi G.: Pinarella, 2014, actaplantarum.org
Cardamine hirsuta L.
1011