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I Registri di sanità marittima di Marciana alla metà del XVIII secolo

Authors:
  • Liceo "Foresi", Portoferraio

Abstract and Figures

The subject of the study are two maritime registers kept in the historical archives of the municipality of Marciana on the island of Elba. Drawn up around 1750 by the Maritime Health Officer the registers record all arrivals and departures, along with useful indications for a quantitative analysis of the coastal navigation of small size ships. The results show quite a lively traffic and confirm what was already known from various historical sources: there was a strong polarization of trade. In particular it can be seen that wine represented about three-quarters of the exports and grain about half of the imports. There is evidence too of the strong commercial link with Genoa, which absorbed most of the wine exports. The data examined also allow a fairly accurate estimate of the journey times, particularly on the routes to Genoa.
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Proposte e ricerche, anno XXXIX, n. 77 (2016), pp. 139-158
ISSN 0392-1794 / ISBN 978-88-6056-511-2 / © eum 2016
Carlo Anselmi
I Registri di sanità marittima di Marciana alla metà del XVIII secolo
1. Introduzione. La parte occidentale dell’Elba, dove sorge Marciana, ha
un territorio aspro e scosceso, dominato dal massiccio del monte Capanne, le
cui pendici precipitano a strapiombo sul mare. Lo spazio per l’agricoltura è
poco: ogni lembo di terra deve essere strappato con fatica al granito. La parte
occidentale e quella meridionale del massiccio sono molto aride e caratteriz-
zate da terreni caotici con estesi affioramenti granitici. L’unica coltivazione
possibile in questo contesto è quella della vite, mediante la tecnica dei ter-
razzamenti, le cui tracce sono visibili ancora oggi. Il versante a nord è invece
ricco di acque e di boschi, prevalentemente a castagni, ma l’orografia non
consente neanche qui la coltivazione del grano, se non sporadicamente. Per
questo motivo Marciana, fin dai tempi più remoti, per la propria sopravvi-
venza ha dovuto contare su un’economia di scambio. In estrema sintesi: vino
contro grano. Per motivi evidenti gran parte di questi scambi avvenivano via
mare e lo scopo principale di questo lavoro è di studiare le direttrici di questi
scambi.
Marciana sorge in alto, arroccata sul fianco della montagna, con la fortez-
za pisana a difenderla dalle incursioni barbaresche. Sulla riva del mare, come
in tantissimi borghi mediterranei, troviamo la marina. All’inizio solo poche
baracche di pescatori, qualche magazzino, la spiaggia e la torre della Nova-
glia con i suoi cannoni a difendere l’approdo. Alla metà del XVIII secolo non
c’era ancora un porto, né un molo: solo una spiaggia e qualche magazzino. I
bastimenti dunque restavano all’ancora e caricavano le merci utilizzando dei
pontili di legno. L’approdo non è protetto dai venti settentrionali e col mare
grosso occorreva mettere in salvo le barche portandole a ridosso o tirandole in
secca. Nonostante la marina fosse così poco accogliente e sicura, vi si svolgeva
un traffico fiorente e in alcuni giorni si registravano decine di arrivi e partenze
di bastimenti.
Il contesto storico generale in cui va inserita la nostra analisi è quello com-
preso tra la fine della guerra di successione austriaca (1748) e l’inizio della
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guerra dei sette anni (1756). In quest’epoca il territorio di Marciana, come
gran parte dell’isola d’Elba, fa parte del Principato di Piombino, retto dalla
famiglia Ludovisi-Boncompagni. Le varie comunità del territorio sono ammi-
nistrate da un’assemblea elettiva di anziani sotto la supervisione di un gover-
natore nominato dal principe, secondo uno schema istituzionale codificato
negli Statuti, risalente in buona parte all’età comunale.
2. Le fonti documentali. Dopo le grandi pestilenze del Trecento si andò
progressivamente sviluppando in Italia una rete di presidi sanitari, localizzati
nelle città e nei porti, il cui scopo era di prevenire la diffusione delle epidemie
mediante un rigido controllo dei movimenti delle persone e delle merci prove-
nienti da zone ritenute a rischio.
Il controllo sui traffici marittimi era basato essenzialmente sul sistema delle
patenti di sanità1. Prima della partenza dal porto di origine, il padrone del
bastimento doveva farsi rilasciare la patente, che materialmente era una at-
testazione di buona salute pubblica e di assenza di contagi. Su di essa erano
indicati il nome del padrone, il numero di marinai e, talvolta, la merce tra-
sportata. Anche a Marciana, presumibilmente nella prima metà del XVIII se-
colo, fu insediato un Deputato di sanità e da quel momento venne tenuta una
registrazione precisa di tutto il traffico marittimo in arrivo e in partenza, che
costituisce appunto la fonte dei nostri dati. Nell’Archivio storico del Comune
di Marciana sono conservati due serie di documenti redatti dal Deputato di
sanità: il registro delle “Pratiche dei bastimenti”, in cui sono annotati gli arri-
vi, e quello delle “Patenti rilasciate della sanità”, in cui troviamo le partenze.
L’arco di tempo studiato è molto limitato: dal 1752 al 1757, corrisponden-
te al più antico registro degli arrivi disponibile. I registri di arrivi e partenze
non si sovrappongono temporalmente, nel senso che il più antico registro
delle partenze disponibile inizia con il 1756. Volendo avere un’immagine
complessiva di arrivi e partenze, si è quindi studiato integralmente il registro
degli arrivi e per le partenze solo il biennio dal 1756-1757. Quella ottenuta è
quindi sostanzialmente una fotografia “istantanea” dei traffici marittimi, che
può comunque essere estesa, con le dovute cautele, ad altri periodi storici. A
suscitare interesse è una caratteristica peculiare di queste fonti: l’insieme dei
dati è notevolmente “chiuso”, nel senso che gran parte delle registrazioni ri-
guardano bastimenti di Marciana. Non solo: molto spesso si riferiscono alle
stesse persone che partono e arrivano molte volte. Ciò consente l’analisi di
alcuni aspetti che difficilmente sarebbe possibile evidenziare se le registrazioni
1 Si veda C.M. Cipolla, Il burocrate e il marinaio. La Sanità toscana e le tribolazioni degli inglesi a
Livorno nel XVII secolo, il Mulino, Bologna 1992.
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I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
riguardassero un porto più grande, con decine e decine di arrivi al giorno e
provenienze disparate.
Il primo volume delle “Pratiche dei bastimenti” risulta disperso, quindi
quello studiato è il secondo. In esso sono presenti circa 2.400 registrazioni la
cui struttura logica è in gran parte ripetitiva e quindi adatta a uno studio di
tipo statistico. Di seguito ne riportiamo un tipico esempio:
al dì 8 detto [dicembre 1752] arrivò a questa spiaggia con suo leuto nominato S. Difen-
dente, carico di grano, il Padrone Domenico Pavoni di Marciana, con marinari quattro in
tutto, esso Padrone compreso, procedendo da Baratti, e doppo le solite diligenze, esami, fu
ammesso a pratica, havendo presentato patente di Marciana in data del 25 novembre, e
doppo varie rafferme, vista con pratica in Baratti il dì 7 dicembre, come in filza 123.
Oltre a questo tipo di registrazioni, molto raramente se ne trovano altre
che riportano fatti inusuali, quali a esempio naufragi o ritrovamenti di relitti
alla deriva.
L’analisi è stata effettuata inserendo i dati in un archivio informatico, la
cui struttura logica è riportata in tab. 1.
Tab. 1. Struttura logica dell’archivio per il registro arrivi
descrizione
progressivo registrazione (chiave)
numero pagina
data arrivo
nome del padrone del bastimento
cognome del padrone
luogo di origine del padrone
tipo di imbarcazione
nome dell’imbarcazione
numero di marinai
carico
luogo di emissione della patente
data emissione patente
ultimo porto in cui è stata vistata la patente
data in cui è stata vistata la patente
numero progressivo nella filza
Il registro delle partenze è denominato “Patenti rilasciate della sanità”. Il
primo e il secondo volume sono entrambi andati perduti. Quello studiato è
quindi il terzo, che copre gli anni dal 1756 al 1763. Di esso, per il momento, è
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stata completata l’analisi solo per i primi due anni, corrispondenti a poco più
di mille registrazioni. Di seguito ne riportiamo un tipico esempio:
159 A di 24 detto [febbraio 1756] Padron Gio Luigi Mazzei di Marciana levò patente
nuova per andare a Genova con suo leuto nominato la Madonna del Rosario carico di vino
e marinari cinque in tutto esso Padrone compreso.
In tab. 2 è riportata la struttura logica utilizzata per l’archivio informatico.
Tab. 2. Struttura dell’archivio informatico per il registro delle partenze
descrizione
progressivo registrazione (chiave)
pagina
numero registrazione
data rilascio patente
nome del padrone del bastimento
cognome del padrone
luogo di origine del padrone
destinazione
tipo di imbarcazione
nome dell’imbarcazione
carico
numero di marinai
3. Gli arrivi
3.1. Andamento temporale. Il dato più semplice, che possiamo ottenere
immediatamente, è il numero medio giornaliero di arrivi. Considerato che
nei circa cinque anni considerati abbiamo 2.400 registrazioni, si ottiene una
media di 1,3 arrivi al giorno. Questo dato preso da solo ci dice però ben poco
sull’attività che si svolgeva alla marina di Marciana. Un quadro più significa-
tivo si ottiene considerando gli arrivi mensili, come riportato nella figura 1.
Si nota, come prevedibile, una forte componente stagionale, con un massi-
mo di arrivi nei mesi estivi e un minimo in quelli invernali. Questo andamento
stagionale risulta più evidente se si considerano tutti gli arrivi avvenuti per
ogni mese, come riportato nella figura 2.
Questo andamento è il risultato della sovrapposizione di vari fattori: i cicli
stagionali della produzione del vino, l’arrivo dei tonni e le mattanze, le caro-
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I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
vane dei pescatori napoletani in transito, ma soprattutto è il risultato dei cicli
meteorologici annuali, che per un’isola come l’Elba costituiscono un condi-
zionamento ineludibile. Esaminando la figura 2 si nota un andamento quasi
perfettamente simmetrico rispetto al massimo di giugno, a cui si sovrappone
un picco molto netto nel mese di ottobre. Esso corrisponde al massiccio flusso
delle barche da pesca e coralline napoletane che dalla Sardegna e dalla Cor-
Fig. 1. Arrivi mensili
Fig. 2. Numero totale di arrivi suddivisi per mese
144 CARLO ANSELMI
sica, a fine stagione, rientrano alle basi, viaggiando spesso in convoglio per
proteggersi dagli attacchi dei pirati.
La figura 1 evidenzia anche una chiara tendenza alla crescita del traffico che,
in effetti, nei cinque anni considerati passa da circa 30 a circa 50 arrivi mensili.
3.2. Merci in arrivo. Il primo dato che colpisce è il gran numero di ba-
stimenti che arrivano vacanti, cioè vuoti: circa i due terzi del totale. In effetti
quelli che arrivano vacanti sono quasi sempre bastimenti marcianesi che ritor-
nano dopo aver trasportato il vino. Se a questi aggiungiamo le barche da pe-
sca, cioè quelle che trasportano «attrezzi da pesca», si vede che solo il 20 per
cento dei bastimenti in arrivo trasporta effettivamente delle merci. Un’analo-
ga analisi sulle partenze mostra invece che circa il 70 per cento dei bastimenti
parte carico. Dal semplice confronto di questi due dati si può dedurre che il
traffico marittimo di Marciana è fortemente polarizzato sull’esportazione.
Prendendo in considerazione i soli arrivi di bastimenti carichi di merce,
riportati in tab. 3, si vede che la voce di importazione di gran lunga più impor-
tante è il grano, che da solo pesa per il 55 per cento degli arrivi. Ciò conferma
il fatto, già accennato nell’introduzione, che per il grano Marciana era total-
mente dipendente dalle importazioni. Le zone di provenienza del grano sono
spesso annotate sul registro. Si tratta per la maggior parte di approdi della
vicina terraferma: Piombino, Baratti, Follonica e Scarlino, ma anche Montal-
to e Civitavecchia.
Tab. 3. Carico dei bastimenti in arrivo
merce arrivi
grano 250
attrezzature e materiali 40
vino 29
casalinghi 28
carne secca e formaggi 23
bestiame 18
olio 18
legumi 11
sale 11
varie 25
totale 453
Non è facile calcolare la quantità precisa di grano importato; 250 carichi
nei circa cinque anni considerati corrispondono a una media di poco meno di
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I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
un carico a settimana. Nella maggior parte dei casi sul registro troviamo scrit-
to solo «carico di grano», senza specificazione della quantità. Inoltre, anche
quando la quantità è riportata, risulta molto variabile: si va un minimo di 8
sacchi a un massimo di 120, con una media di circa 30.
Sotto la voce «attrezzature e materiali» sono raccolti diversi tipi di ma-
teriali, che vanno dalle attrezzature per la tonnara alle botti, dalle tavole ai
cerchi in ferro per costruire botti. Troviamo poi un certo numero di carichi
di vino. Si tratta per lo più di vino che veniva acquistato a Campo, località
situata anch’essa nell’isola d’Elba, per essere poi esportato insieme al vino di
Marciana.
Troviamo poi i casalinghi, cioè stoffe, vestiti, mercerie, stoviglie, sapone, e
la voce salumi e formaggi. È interessante osservare che questo tipo di commer-
cio era esercitato non dai marcianesi, ma quasi esclusivamente da forestieri
che approdavano, vendevano un po’ di merce e poi ripartivano. Nelle merci
varie troviamo un po’ di tutto, dalla pasta alimentare fino a un carico molto
speciale: due cannoni completi di palle e polvere «ad uso di questa terra».
3.3. Provenienza dei bastimenti. Nello studio di questo aspetto si è pre-
ferito distinguere tra luogo di origine del padrone (cioè il comandante) del
bastimento e luogo di emissione della patente. Infatti le due informazioni
chiariscono aspetti complementari ma diversi del traffico. L’analisi del luogo
di origine del padrone, riportata in tab. 4, è stata svolta considerando sempli-
cemente la provenienza riportata nelle registrazioni. Gli arrivi ripetuti dello
stesso padrone sono quindi considerati come distinti.
Tab. 4. Origine dei padroni dei bastimenti in arrivo
origine del padrone arrivi %
Marciana 1793 75
Campania 308 13
Riviera ligure 130 6
Corsica 33 1
altre 120 5
totale 2384 100
Il luogo di provenienza in alcuni casi è specificato in maniera precisa, con
il nome del paese, in altri invece in maniera generica (napoletano, genovese
ecc.). Inoltre, questa variabilità spesso si riscontra per la stessa persona in oc-
casione di ripetuti arrivi. Per questi motivi si è ritenuto preferibile aggregare i
dati per aree regionali.
146 CARLO ANSELMI
Appare evidente la schiacciante maggioranza di padroni marcianesi rispetto
a quelli forestieri, per cui si evince che esistesse di fatto una qualche forma di
protezionismo nel commercio marittimo, soprattutto nell’esportazione del vino.
Il secondo gruppo per importanza è quello dei campani, in particolare pro-
venienti da Capri e dalle isole vicine. Si tratta nella quasi totalità di bastimenti
da pesca. Il terzo gruppo testimonia le forti relazioni che da sempre legavano
Marciana alla Riviera ligure, soprattutto quella di levante. Il gruppo dei corsi
è piccolo ma molto importante: quasi sempre si tratta di commercianti che
fanno tappa a Marciana per vendere carne salata, formaggi, bestiame e altre
mercanzie.
Nella tab. 5 sono riportati i luoghi di origine delle patenti per i bastimenti
in arrivo. Questo dato consente di identificare le principali direttrici commer-
ciali del traffico marittimo. Inoltre, come vedremo più avanti, il confronto tra
la data di emissione della patente e quella di arrivo a Marciana consente di
stimare la durata della navigazione. Nell’insieme delle registrazioni analizza-
te, come luoghi di emissione delle patenti troviamo 78 diverse località. Nella
maggior parte dei casi tali località compaiono una sola volta oppure molto
sporadicamente. Per semplificare l’analisi si è quindi ritenuto utile raccogliere
sotto un’unica voce diverse località della medesima zona geografica.
Esaminando la tabella si nota che quasi metà delle patenti sono emesse da
Marciana stessa. Ciò corrisponde al gran numero di brevi viaggi di andata e
ritorno con destinazione gli approdi di Baratti, Piombino e altre località della
vicina terraferma o dell’Elba. In questi casi la patente emessa da Marciana
veniva di norma ritoccata nel luogo di destinazione senza essere sostituita e la
ritroviamo quindi quando il bastimento rientra a Marciana.
Tab. 5. Luogo di emissione della patente per i bastimenti in arrivo
luogo di emissione patente arrivi %
Marciana 1123 47
Genova 586 25
Riviera ligure 167 7
Campania 156 7
Livorno 106 4
Sardegna 77 3
Corsica 50 2
altri 123 5
totale 2388 100
147
I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
La seconda provenienza in ordine di numerosità è Genova, che rappresenta
circa un quarto del totale. Nella larga maggioranza dei casi si tratta di imbar-
cazioni marcianesi che tornano vacanti dopo aver trasportato vino. Se al dato
di Genova si aggiunge quello degli altri porticcioli della Riviera ligure, si ar-
riva a circa il 30 per cento del totale delle provenienze. Ciò conferma il ruolo
preponderante della Liguria, e di Genova in particolare, nei traffici marittimi
di Marciana.
La successiva provenienza, con 106 arrivi, è Livorno. Per quanto riguarda
questo dato, c’è da tenere presente che esso è riferito a un periodo di soli sei
mesi, tra il febbraio e il novembre del 1757. Infatti, per gran parte del periodo
studiato il traffico con Livorno era rimasto bloccato. Non sappiamo quando
iniziò il blocco, ma nel 1752 era già in atto. Il motivo ufficiale del blocco era
che tale località risultava «sospesa», cioè insicura dal punto di vista sanitario
per presunte epidemie. Lo stesso blocco riguardava Portoferraio, il capoluogo
dell’isola d’Elba, distante poco più di un’ora di navigazione e raggiungibile
comunque anche via terra. In effetti in questo lasso di tempo i contatti con
Livorno e con Portoferraio, almeno ufficialmente, furono pochissimi. È ragio-
nevole pensare che le vere motivazioni di questo blocco non fossero di caratte-
re sanitario, ma piuttosto politico-diplomatico, viste le crescenti tensioni alla
vigilia della guerra dei Sette anni. Infatti Marciana faceva parte del Principato
di Piombino, che all’epoca era vassallo del Regno di Napoli, mentre Livorno e
Portoferraio appartenevano al Granducato di Toscana, ma con forti influenze
di potenze straniere, in particolare quella degli inglesi.
Anche quando il blocco dei traffici venne rimosso, gli scambi commercia-
li tra Marciana e Livorno rimasero molto limitati. Infatti, delle 106 patenti
emesse a Livorno, la gran parte si riferiva a bastimenti marcianesi che si fer-
mavano durante il viaggio di ritorno da Genova. A questa conclusione si è
giunti incrociando i dati del registro delle partenze con quello degli arrivi. C’è
poi da tenere presente che la principale voce di esportazione di Marciana, cioè
il vino, era quasi del tutto assente nei traffici con Livorno: nei sei mesi analiz-
zati troviamo un solo bastimento lì diretto con un carico di vino.
3.4. Durata del viaggio. Come già detto, nel registro degli arrivi trovia-
mo indicati il luogo e la data di emissione della patente. Queste informazio-
ni ci consentono, con qualche cautela, di stimare la durata del viaggio. La
cautela è necessaria per vari motivi. In primo luogo la data di emissione non
coincide necessariamente con quella della partenza. A causa del maltempo, o
per altri motivi, tra i due momenti potevano trascorrere anche diversi giorni.
Inoltre quasi sempre, soprattutto sulle lunghe distanze, il viaggio prevedeva
delle soste intermedie, la cui durata era molto variabile. Dalla differenza tra
data di emissione della patente e data di arrivo a Marciana abbiamo quindi
148 CARLO ANSELMI
un’approssimazione per eccesso della effettiva durata del viaggio. Questo da-
to è riportato nella fig. 5.
Si nota, come era prevedibile, una forte preponderanza dei viaggi brevi,
con un massimo sui tre-quattro giorni. C’è da tenere presente che questo pri-
Fig. 5. Durata dei viaggi
Fig. 6. Durata dei viaggi sulla rotta di Genova
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I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
mo livello di analisi non distingue tra i viaggi di due tratte (andata e ritorno
con patente emessa da Marciana) e quelli di una sola tratta (con patente emes-
sa da altre località). In effetti il massimo sui tre giorni corrisponde ai viaggi
di andata e ritorno tra Marciana, Piombino, Baratti e gli altri approdi della
vicina terraferma. Questo risultato è coerente con l’immagine di un traffico
marittimo intenso ma di corto o cortissimo raggio.
3.5. La rotta per Genova. Essendo disponibile una mole significativa di
dati sulla rotta da Genova a Marciana, si è deciso di studiare la durata del
viaggio dal punto di vista statistico.
I risultati, ottenuti da circa 600 registrazioni, sono riportati nella fig. 6.
Gran parte dei viaggi durava da tre a dieci giorni, ma talvolta molto di più.
A questo proposito c’è da tenere presente che solo un quarto dei bastimenti
effettuava il viaggio diretto da Genova a Marciana, mentre per il resto si effet-
tuavano soste intermedie, come risulta dalle rafferme riportate sulla patente.
Il viaggio diretto in genere durava tre o quattro giorni; tuttavia vi sono una
decina di casi in cui il viaggio è durato solo due giorni e in un singolo caso
addirittura un solo giorno. La cosa appare abbastanza sorprendente per una
barca da carico del XVIII secolo; infatti Genova dista in linea retta 204 km da
Marciana. Inoltre è molto probabile che la rotta scelta non fosse diretta, ma
sotto costa, con un sensibile aumento della lunghezza del tragitto.
3.6. Gente di mare. L’analisi del registro degli arrivi consente di ricavare
il numero di viaggi compiuti da ogni singola persona. Dal momento che gran
parte delle registrazioni riguarda padroni marcianesi, ciò consente di studiare
praticamente i movimenti marittimi di un’intera comunità. È un’opportunità
che deriva dal fatto che l’approdo di Marciana è nel contempo sufficientemen-
te piccolo da vedere una forte prevalenza di movimenti locali e abbastanza
grande da avere un Ufficio di sanità marittima. Scopo principale di questa
analisi era quello di stabilire se il grado di sviluppo economico legato alla
produzione ed esportazione del vino era tale da aver creato la figura del tra-
sportatore di professione, cioè colui che trasporta per conto terzi il vino verso
i mercati lontani.
Nella fig. 7 sono riportati i risultati dell’analisi, che è stata ristretta ai soli
padroni di origine marcianese. Innanzitutto si osserva che, nei cinque anni
considerati, sono in 130 a essere arrivati almeno una volta al comando di un
bastimento. La grande maggioranza di essi però ha compiuto pochi viaggi:
solo una cinquantina ne ha fatti in media più di due all’anno. Possiamo ragio-
nevolmente ritenere che queste persone abbiano utilizzato il bastimento per
motivi occasionali, quali la vendita di vino in proprio o il disbrigo di faccende
150 CARLO ANSELMI
sulla terra ferma. Si nota però che vi sono alcuni padroni che nello stesso pe-
riodo hanno effettuato decine e decine di viaggi. Ponendo una soglia intorno
ai 30 viaggi, cioè in media uno ogni due mesi, troviamo che a questo gruppo
appartengono 23 padroni, riportati in tab. 6.
Tab. 6. Elenco dei padroni che viaggiano con maggior frequenza
padrone viaggi
Lorenzo Pieruzzini 70
Gio Anselmi 68
Benedetto Pieruzzini 56
Frediano Pavolini 52
Ventura Galanti 50
Domenico Pavolini 50
Matteo Barsalini 48
Teodoro Ricci 48
Pavolo Pavolini 47
Giacomo Carnevali 43
Giuseppe Pieruzzini 43
Fig. 7. Numero dei viaggi effettuati da ciascun padrone
151
I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
Fortunato Marchiani 42
Giuseppe Leonardi 41
Cristoforo Franco 39
Domenico Bianchi 38
Marco Bianchi 37
Gio Berti 36
Antonio Ricci 36
Girolamo Palillo 35
Gio Segnini 35
Pietro Bernotti 33
Giacomo Murzi 33
Simone Bianchi 32
Possiamo ragionevolmente ritenere che essi siano dei professionisti del ma-
re, nel senso chiarito sopra. A questo numero vanno aggiunti poi i membri
dell’equipaggio, che in media era formato da due-tre persone oltre al padrone.
Si arriva così a stimare un totale di circa 80-100 marinai. Questo dato è ab-
bastanza significativo in rapporto alla popolazione di Marciana, che all’epoca
era di circa 1.300 persone2.
Parlando di «gente di mare» naturalmente non si possono trascurare i pe-
scatori. Le barche da pesca sono facilmente identificabili perché nella descri-
zione del carico è indicato «attrezzi da pesca». Nel registro sono riportati
poco più di trecento arrivi di questo tipo. È interessante osservare che vi è
una forte polarizzazione nel luogo di origine dei padroni: oltre l’80 per cento
proviene da Capri o da altre località campane; il 13 per cento proviene dalla
Riviera Ligure e solo il 6 per cento è di Marciana. Dunque Marciana era pra-
ticamente assente da questa attività economica, che pure si svolgeva, almeno
in parte, nei mari circostanti l’Elba. È possibile che le ragioni di questa assenza
siano da ricercare da un lato nella presenza della tonnara, che permetteva uno
sfruttamento più redditizio delle risorse ittiche, e dall’altro dalla forte specia-
lizzazione della marineria marcianese nel trasporto del vino.
3.7. Tipi di imbarcazioni. Nelle registrazioni è sempre riportato il tipo
imbarcazione in arrivo. Prendendo in considerazione questo dato si ottengo-
no i risultati riportati in tab. 7.
2 Archivio storico Comune di Piombino, Stati di anime di diverse cure dell’isola dell’Elba, n. 137,
1745, c.68 r.
152 CARLO ANSELMI
Tab. 7. Tipi di imbarcazioni che compaiono negli arrivi
tipo equipaggio arrivi
leuto 4 1625
filuca 8 585
gozzo 5 131
gondola 6 11
navicello 9 6
filucone 40 2
tarchia 5 2
bastimento 3 1
bastimento a due alberi 6 1
castardella 5 1
filuca a due alberi 13 1
filuca pescatora 6 1
filuchetta 5 1
schifo 4 1
tartana 5 1
latino 4 1
Si nota la forte preponderanza del leuto, che da solo rappresenta quasi il
70 per cento di tutti gli arrivi. Si tratta della più tipica delle imbarcazioni del
Mar ligure, la spina dorsale del commercio di piccolo cabotaggio, che veniva
utilizzata principalmente per il trasporto del vino. Aveva una chiglia di circa
10 metri e larghezza di circa 4, con una capacità di carico di circa 75 tonnella-
te3 e un equipaggio, a quanto risulta dai nostri dati, di tre o quattro persone.
A seguire, molto distanziata come numero di occorrenze, troviamo la filu-
ca, un’imbarcazione utilizzata quasi esclusivamente dai pescatori provenienti
dalla Campania. Le dimensioni erano un po’ superiori a quelle del leuto, con
uno o due alberi e un equipaggio in genere di otto-nove uomini. Tra le altre
imbarcazioni, l’unica che compare con una certa frequenza è il gozzo, che
veniva utilizzato principalmente come barca da carico.
4. Le partenze. Il registro delle «patenti levate» consente di effettuare
l’analisi dei movimenti in uscita e in particolare dei flussi delle esportazioni
3 Si veda S. Marzagalli, Types d’embarcations entre Gênes et Marseille à la fin de l’Ancien Régime.
Quelques aperçus à partir de la base de données Navigocorpus, Cahiers de la Méditerranée, 84, 2012.
153
I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
e offre quindi una visione complementare rispetto al registro degli arrivi. Lo
studio è stato effettuato su una base di circa mille registrazioni, relative al
biennio 1756-1757.
4.1. Destinazione dei bastimenti. Il primo elemento analizzato è la desti-
nazione dei bastimenti. Poiché risulta che circa il 90 per cento delle patenti
è rilasciata a padroni di origine marcianese, per omogeneità si è ritenuto più
significativo escludere i padroni di origine diversa. I risultati ottenuti sono
riportati in tab. 8.
Tab. 8. Destinazione dei bastimenti di Marciana
destinazione n. %
Genova 425 56
terra ferma vicina
(Piombino, Baratti, Follonica)
175 23
altre località isola d’Elba
(Portoferraio, Longone, Campo)
125 16
altre destinazioni 36 5
totale 761 100
Si nota ancora una volta l’assoluta preponderanza di Genova, meta privi-
legiata dell’esportazione del vino. È interessante osservare che il traffico con
Genova è più che doppio rispetto a quello con la vicina terraferma e tre volte
quello con le altre località della stessa isola d’Elba. Siamo dunque di fronte a
un legame commerciale strettissimo, le cui origini risalgono probabilmente ai
primi secoli dopo il Mille, quando Genova contese a lungo ai pisani il dominio
sull’isola. A ogni modo questo rapporto privilegiato trova conferma anche nei
numerosi cognomi di origine ligure ancor oggi presenti a Marciana4.
4.2. Merci trasportate. L’analisi risulta agevole dal momento che in quasi
tutte le registrazioni è indicata la merce trasportata dai bastimenti in partenza.
A questo proposito osserviamo preliminarmente che vi è circa un 30 per cento
tra pescherecci e bastimenti che partono vacanti. Omettendoli dall’analisi, si
ottengono i risultati riportati in tab. 9.
4 Sulla provenienza dei cognomi si veda C. Anselmi, P. Solero, I registri battesimali di Marciana
(isola d’Elba) nei secoli XVI-XVII, in «Ricerche storiche», 2-3, 2004.
154 CARLO ANSELMI
Tab 9. Merci in partenza da Marciana
carico n. %
vino 517 75
tonno, pesce fresco e sott’olio 134 19
legname 15 2
varie 26 4
totale 692 100
Osserviamo che l’esportazione di Marciana è dominata dal vino, che pesa
per il 75 per cento. In assoluto si tratta di oltre 500 leuti nei due anni analiz-
zati. La seconda voce, molto distanziata, è costituita dal pesce, in particolare
tonno, che viene esportato sia fresco che lavorato (fritto o sott’olio).
Esaminando la destinazione del vino, riportata in tab. 10, risulta che il
mercato di Genova assorbiva oltre l’80 per cento della produzione; quasi tutto
il resto, ma si tratta di poca cosa, veniva esportato sulle località della terra
ferma vicina.
Tab. 10. Destinazione delle esportazioni di vino
destinazione n. %
Genova 428 83
terra ferma vicina:
(Piombino, Baratti, Follonica) 68 13
altre località dell’isola d’Elba 14 3
altre 7 1
totale 517 100
Per quanto riguarda la seconda voce di esportazione, il pesce, si osserva
che nella maggior parte dei casi si tratta di tonni, catturati nella tonnara della
comunità, che vengono trasportati sulla terraferma freschi oppure, meno fre-
quentemente, conservati sott’olio. La tonnara di cui si parla venne costruita
da mastri liguri intorno alla metà del XVII secolo, con capitali forniti dalla
Comunità di Marciana che agì quindi come soggetto imprenditoriale vero e
proprio.
La destinazione del pesce, riportata in tab. 11, presenta una distribuzione
geografica molto più variegata rispetto all’esportazione del vino. Si osserva
che in quasi la metà dei casi compare la dizione “terra ferma”. Probabilmente
ciò significa che quando il padrone partiva carico di pesce, non sapeva dove
lo avrebbe venduto, ma facesse una serie di tentativi finché aveva successo o
il pesce si deteriorava.
155
I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
Tab. 11. Destinazione delle esportazioni di pesce
destinazione n. %
terra ferma 63 47
Baratti 24 18
Livorno 17 13
Genova 9 7
Follonica 8 6
Civitavecchia 7 5
La Spezia 3 2
Portoferraio 1 1
Piombino 1 1
totale 133 100
Appare abbastanza sorprendente che il pesce venisse venduto anche in lo-
calità lontane come La Spezia o Genova, che distavano almeno due o tre
giorni di navigazione, seppure talvolta, ma non sempre, si trattasse di pesce
fritto o sott’olio. Infine c’è da osservare la quasi totalità del pesce esportato
era costituito da tonno, motivo per cui le partenze avvenivano seguendo la
stagionalità della pesca, concentrata nei mesi di maggio, giugno e luglio.
5. Pratiche di sanità. Nei registri sono descritte, talvolta in maniera ab-
bastanza dettagliata, le pratiche di sanità in vigore all’epoca. All’arrivo di un
bastimento, il Deputato di sanità, mantenendosi a debita distanza, per prima
cosa interrogava il padrone sulla sua provenienza e gli chiedeva di mostrargli
la patente. In mancanza di essa la barca di norma veniva immediatamente
mandata via. Se il bastimento proveniva da una zona sicura, dopo i controlli
di rito veniva concessa la libera pratica, cioè la possibilità all’equipaggio di
scendere a terra. Se il viaggio terminava a Marciana, la patente veniva ritira-
ta e messa in filza con un numero progressivo riportato anche nel registro.
Quando veniva raggiunto il numero di circa 500 patenti, la filza veniva con-
segnata agli anziani5 e la numerazione ripartiva da capo.
Non di rado si verificavano delle situazioni che richiedevano variazioni a
questa procedura. Uno dei casi più comuni era l’irregolarità della patente, nel
senso che la firma di ritocco apposta nel porto di provenienza non era rico-
nosciuta dal Deputato di sanità, oppure la patente si era deteriorata durante
il viaggio. In questi casi la situazione si risolveva sottoponendo il padrone a
formale giuramento, come nell’esempio seguente, abbastanza pittoresco:
5 Gli anziani, secondo lo Statuto di Marciana, costituivano la più alta magistratura della comunità.
156 CARLO ANSELMI
[17/08/1754] arrivò a questa spiaggia con suo leuto vacante nominato S. Giuseppe e
l’Anime del Purgatorio, il P. Matteo Barsalini di Marciana con marinari quattro in tutto,
esso P. compreso, quale asserì procedere in ultimo nel di 11 corrente da Lerice, e chiestali la
patente disse mancarli per accidente d’esserli caduta in fra le botti di barca e da’ sorci nella
notte seguente corrosa, e in prova di di ciò mi fece osservare, conforme osservai, nella senti-
na di detta barca, i framenti di detta Patente lacerati e riconobbi esser patente di Genova
e perciò prestagli il giuramento per la verità di quanto sopra, giurò in forma esser la verità
alla presenza di Sebastiano del Capitano Pavolo Pavolini e di Marco Bianchi e Francesco di
Pietro Sardi testimoni a tal effetto chiamati. Onde fu ammesso a pratica.
La situazione era più complicata quando un bastimento proveniva da una
zona sospesa, ossia con epidemia in corso o sospetta tale. In questi casi nes-
suno era autorizzato a sbarcare e il bastimento restava all’ancora sotto la
sorveglianza di guardie di vista. Nei nostri documenti sono presenti numerosi
episodi di questo tipo, di cui riportiamo un esempio:
[15/10/1756] approdò a questa spiaggia con sua barchetta con carico di piatti caricati
a Portoferraio, il P. Biagio Calafati di d. luogo, con due marinari in tutto compreso il P.,
procedente da Portoferraio, e per esser d. luogo in oggi sospeso, secondo gli ordini furono
sbarcati i sudd. piatti in contumacia assistiti da Guardie di vista e da me Deputato fisco,
colle debite cautele di sanità, mi fu esibita in giusta distanza la sua patente in data di
Portoferraio del dì d’oggi e perché versò il solito profumo, a rafferma, se ne partì subito in
contumacia per la volta di Portoferraio.
Da notare che era possibile scaricare i piatti perché erano ritenuti mate-
riale non suscettibile e che la patente viene esibita in giusta distanza ossia,
come avveniva di solito, infilata in cima a una canna. Inoltre la patente viene
raffermata ma solo dopo essere stata cosparsa del solito profumo. Queste
pratiche sanitarie erano uniformate alle conoscenze mediche del tempo, com-
pletamente erronee riguardo alla causa delle pestilenze e alla loro propagazio-
ne. In sostanza si riteneva che esse fossero provocate da miasmi o esalazioni
pestilenziali che tendevano a infiltrarsi in materiali definiti suscettibili, tra cui
in particolare i tessuti, mentre altri materiali ne erano considerati esenti. Per
contrastare i miasmi eventualmente attaccati alla patente, si poteva ricorrere
al profumo o meglio ancora all’affumicatura con zolfo. Queste pratiche ri-
masero in vigore per molto tempo e ancora nel 1831 le troviamo descritte in
maniera sostanzialmente identica nelle Istruzioni di Sanità della Marina6.
Talvolta era necessario “purificare” un intero bastimento, come nel caso
sotto riportato, in cui viene trovato un relitto alla deriva privo di equipaggio:
[02/05/55] essendosi scoperto vagare in abbandono una lancia, o sia gozzo, nel golfo di
Procchio sopra la tonnara e supponendosi poter essere senza equipaggio, si spedì P. Fortu-
6 Si veda: Foglio officiale della Repubblica italiana, Istruzioni di sanità per la marina italiana, vol.
2, Milano 1803; Leggi e provvedimenti di sanità per gli Stati di Terraferma di S.M. il Re di Sardegna,
Torino 1831.
157
I REGISTRI DI SANITÀ MARITTIMA DI MARCIANA ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO
nato Marchiani, con suoi marinari al gozzo a prenderlo, conforme alle dovute diligenze e
cautele fu preso, con haver tirato dentro al medesimo un ancorotto di ferro legato con cavo
d’erba e in questa maniera fu a voto tirato e condotto alla spiaggia alla Torre, dove circa
l’ore 14 colla presenza del Sig. Gov. Di Marciana e del P. Anziano Lorenzo Pieruzzini e
di S. Tancredi e di Antonio di Francesco Berti, e ritrovatolo vacante e privo di qualunque
materia suscettibile a riserva d’un cavo di canapa di circa B. otto, e alcuni stropoli con un
pezzo di corda di canapa di circa B. 10, due sporte d’erba et una stoia simile, e dentro ad
una di dette sporte c’era una quantità di pezzi di pane; fu tirato all’approdo senza cavarlo
d’acqua, e con ganci di ferro estratte diligentemente le suddette robe furono sul lito stesso
di mare intieramente abbruciate, e dopo tal combustione fattoli far da lontano tre fori con
ferro, si fece andar sott’acqua fino ad attenderne l’oracolo di chi sopra.
In questo caso il bastimento è stato affondato e mantenuto sott’acqua per
un certo numero di giorni, affinché ogni miasma venisse lavato via dal ma-
re. Se un bastimento marcianese tornava da una zona infetta, prima di far
scendere a terra l’equipaggio veniva imposto un periodo più o meno lungo di
quarantena, al termine del quale gli uomini venivano visitati prima di ottenere
la libera pratica, come troviamo descritto nel brano seguente:
[01/06/1756] a ore ventitré circa i Padroni Giuseppe Pieruzzini e Gio Pavoni ambi di
questa Terra, con due leuti, e persone tre rispetto al primo e persone quattro rispetto al
secondo, furono ammessi a pratica doppo il consumo di giorni sette intieri di contumacia
prescritta, fatta nello scalo detto spiaggia della Torre in questa giurisdizione, principiato nel
dì 26 maggio circa le ore sei della notte antecedente fino a questo giorno primo giugno a ore
ventitré in circa, osservate pienamente et esattamente la detta contumacia, secondo la solita
regola, con frequenti visite diarie di me deputato per la vigilanza della contumacia esatta
conforme sempre si è ritrovata esser stata osservata colle più esatte diligenze e cautele essen-
do state tratte le persone contenute in detti Bastimenti e procedenti dal genovesato, come
si dice e chiaramente leggesi a pag. 129, visitate attentamente coll’assistenza di me Depu-
tato e del Sergente Olivo Murzi spedito a tal effetto dalla Deputazione, del Sig. Chirurgo
Gregorio Farandi, il quale fatti soliti sperimenti, prove, tutti ed ogni altro, disse esser sani,
liberi e senza male di sorta alcuna e fatte le visite parimenti de’ suddetti due bastimenti con
i sciorini e aperture di panni d’uso delle suddette persone, per non esservi nelle barche altre
balle o altro soggetti a sciorinio, e ritrovando il tutto a dovere, senza segno alcuno di mali,
furono ad uno ad uno ammessi a pratica e ritirate le patenti furono poste in filza 283. Fatto,
e compito il suddetto atto nella maniera predetta, nello scalo suddetto alla presenza del Sig.
P. Pasquale Zecchini e Antonio di Francesco Berti di Marciana testimoni.
6. Cronache della spiaggia. A conclusione di questo lavoro, al fine di
tracciare meglio il quadro della vita alla spiaggia di Marciana, si è ritenuto di
riportare alcune delle sporadiche annotazioni che interrompono l’uniformi-
tà delle registrazioni delle Pratiche dei bastimenti per descrivere avvenimenti
inusuali. Cominciamo con la testimonianza di un attacco di pirati, che all’e-
poca erano ancora attivi nelle acque dell’Elba:
158 CARLO ANSELMI
a di 20 [settembre 1755] detto arrivò a questa spiaggia la lancia della barca nomina-
ta la Mad. Del Rosario del P. Giobatta Raimondo romano con diciotto marinari ed un
passeggere, in tutto persone venti, esso P. compreso, procedente da Napoli e doppo le solite
diligenze, cautele, esami, asserì unitamente con i marinari d’haver havuta caccia da quattro
galeotte barbaresche, e d’haver abbandonato il suddetto bastimento fuori alla punta di
S.Andrea distante circa due miglia e di non haver praticato con verun bastimento, di
haver toccato in nessun luogo, fu presentata patente di Napoli in data 10 settembre anno
corrente 1755, fu ammesso a pratica, e restituita la suddetta patente raffermata in questa
spiaggia sotto il dì 23 di settembre.
Qui è riportato l’arrivo di un convoglio di coralline in viaggio dalla Sar-
degna verso Livorno con la scorta di un filucone armato. L’episodio è inte-
ressante perché a bordo si trovano anche 23 pirati tunisini fatti schiavi dopo
essere stati catturati durante uno scontro.
A di 21 [ottobre 1755] detto arrivò a questa spiaggia con suo filugone nominato Gesù
Maria e Giuseppe, il Capitano Antonio Giuttari di Lipari con trenta persone d’equipaggio,
compreso il suddetto Capitano, e quindici Turchi Tunisini, compreso un rinegato, proce-
denti dalla Sardegna e doppo le solite opportune diligenze, esami, cautele, presentò attestati
del tenore che segue:
“Noi Don Angelo Bigani console generale di S.M. delle due Sicilie in questo regno di
Sardegna. Per quanto parte da questo porto di Cagliari il Capitano Antonio Giuttari di
Lipari con suo filugone nominato Giesù Maria e Giuseppe, armato in guerra, con paviglione
di S.M. delle due Sicilie, armato con due cannoni e sei pietreri e trent’uomini d’equipaggio,
compresi il detto Capitano, conforme va espresso nel rolo qui inserto dei marinari, guardia
costa delle coralline napolitane, che hanno pescato in questi mari di Sardegna corallo, certi-
fichiamo, ed attestiamo, han a bordo del detto filucone oltre il sopraddetto suo equipaggio,
quattordici Turchi Tunisini ed un rinegato, fatti schiavi da una presa dal suddetto fatta in
questi mari di Sardegna d’una galeotta tunisina del numero di 23 rimasti vivi, andando gli
rimanenti otto, compimento dei predetti ventitré, sopra due medesime barche coralline per
doverli giuntamente trasportare tutti a Porto Longone ed in sicurezza lasciarli per prose-
guire il suo viaggio a Livorno per scorta e guardia delle predette coralline, qual terminata
deve ritornare a detto Porto Longone per ivi riprende li schiavi lasciati e poscia proseguir il
suo viaggio per Napoli”.
Concludiamo con la drammatica testimonianza di un naufragio:
[13/11/1753] essendosi veduto, circa l’ore quattordici, naufragare un bastimento d’un
albero, procedente dalla Bastia, distante da terra circa tre miglia, furono spedite in un subi-
to da questa marina due filuche armate […] per andare a dar soccorso a quelle persone che
a momenti si sarebbero affogate nel mare, se presto non gli era prestato ajuto, et havendo
ritrovato sul corpo del bastimento attaccato il padrone con quattro marinari, che tanti
erano senza verun passeggero, furono […] sopra d’una di dette filuche e lasciato in abban-
dono il suddetto bastimento furono condotti a questa spiaggia, quali da me esaminati di
dove veniveno e dove erano per andare, risposero che la sera antecedente erano partiti da
Bastia per andare direttamente alla spiaggia di Rio per caricar di vena et havendo presenta-
ta patente di Bastia in data del 12 novembre, furono ammessi a pratica e posta la suddetta
patente in filza. Nome del suddetto padrone Ruggiero Samidei.

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