ArticlePDF Available

Abstract and Figures

Sono moltissimi i casi di cronaca che in questi anni sono stati resi noti dai media: dai fatti di Cogne a quelli di Garlasco, da quelli di Perugia a quelli di Avetrana e più recentemente di Motta Visconti. Tutti omicidi finiti sotto le luci dei riflettori della stampa e della televisione. In questo lìautore, mette in luce la pluralità dell’informazione, dei mezzi e dei canali a disposizione che disperdono l’attenzione e la percezione dello spettatore. Si tratta di nuove narrazioni che sostituiscono, affiancano, sostenendo o demolendo i grandi sistemi simbolici precedenti: mitologici, filosofici, con i quali i produttori di contenuti mediatici costruiscono senso e attra- verso i quali gli utenti danno senso alla realtà. Per l’A. i mass media sono, allora, forme culturali e fattori primari nei processi di socializzazione e nella formazione della coscienza collettiva. Se il linguaggio mediatico costruisce la realtà, essa assume nei media forme nuove, che dipendono, dalle stesse “grammatiche” dei media. Le notizie si contaminano, le situation comedy o le serie Tv diventano fonti di ispirazione per la vita quotidiana, secondo quanto sostengono i television studies e la funzione bardica della televisione. Dalla realtà si prendono i materiali grezzi che vengono lavorati in forma di fiction e restituiti al pubblico come dei modelli, delle norme, dei valori in grado di agganciare le aspirazioni quotidiane delle persone e determinare i loro comportamenti sociali.
Content may be subject to copyright.
99
ARTICOLI
PREMESSA
Vermicino e la Magliana: vicini geograficamente ma non solo
Vernicino e la Magliana: due zone dell’area romana. Ad accomunarle
non è solo la posizione geografica.
Vermicino è nota per i fatti accaduti a partire dal 10 giugno 1981,
quando un bambino di sei anni, Alfredo Rampi, detto Alfredino, cadde
in un pozzo artesiano. Dopo tre giorni, il 13 giugno, di vani tentativi
per trarlo fuori, purtroppo, morì.
La Magliana è una zona di Roma situata a sud ovest dal centro della
città, in corrispondenza della via da cui prende il nome. In questo luo-
go si formò una vera e propria associazione criminale, la tristemente
famosa banda della Magliana, che voleva fare quanto facevano la Ca-
morra a Napoli e la Mafia in Sicilia, ma nel territorio romano.
Ma non è neanche la tragicità degli eventi che hanno caratterizzato
questi luoghi a definire il loro legame. La questione risiede nella rap-
FATTI, FICTION, FACTION
di Riccardo Giumelli
presentazione mediatica che questi hanno avuto e che definiscono un
percorso, una continuiche va dalle telecamere puntate intorno al
pozzo fino a Romanzo Criminale, la storia romanzata della banda del-
la Magliana; libro poi film ed, infine, serie Tv.
Questi fatti rappresentano due punti di vista sulla costruzione sociale
della realtà, così come che la raccontano Bergman e Luckmann (1966,
trad. it. 1997).
Come arriviamo a sostenere questo? Facciamo qualche passo indietro
e ricostruiamo il percorso, più generale e astratto, che ci ha portato a
soffermarsi sui casi qui presentati.
1. Fatti sociali: dalla pretesa oggettiva alla costruzione sociale
Tutte le teorie che si sono occupate della conoscenza, del rapporto con
la realtà per comprenderla, si sono situate, generalmente, su due posi-
zioni differenti. Quella del “realismo gnoseologico”, scientista, che va
da Aristotele, Pitagora a Galileo e Cartesio fino, in campo sociologico,
alla scuola francese da Auguste Comte ad Emile Durkheim, che pre-
tende di considerare la real come oggettivamente osservabile. Il
mondo, i fatti, la realtà esistono fuori da noi, indipendentemente dallo
sguardo di chi osserva. La conoscenza è la scoperta e la descrizione di
un fenomeno, del quale si rivelano le leggi che lo governano. È la su-
premazia di una concezione positivista.
L’altra posizione è quella idealista, di Kant e dei neokantiani, ed in
sociologia, tra gli altri, di Weber, Simmel e Shutz,. In questo caso la
soggettividiventa determinante nel processo di conoscenza della
realtà. Questa non è esterna del tutto da noi, ma è connaturata al pun-
to di vista dell’osservatore che ne fa esperienza entro le proprie cate-
gorie mentali. In altre parole, quelle di Alfred Schutz, “Tutta la cono-
scenza del mondo, nel senso comune così come nella scienza, com-
porta costrutti, cioè un insieme di astrazioni, di generalizzazioni, di
formalizzazioni, di idealizzazioni [...]. In termini rigorosi non vi sono
puri semplici fatti [...] vi sono sempre fatti interpretati [...]. Ciò non
significa che, nella vita quotidiana o nella scienza, noi non siamo ca-
paci di afferrare la realtà del mondo. Significa solo che afferriamo so-
lamente certi aspetti di essa, cioè quelli che sono rilevanti i per noi o
al fine di condurre i nostri affari nella vita”1.
100
Il realismo
gnoseologico
101
1.1 Realtà primaria e secondaria
In questo dualismo tra oggettività e soggettività si pongono altri livelli
di realtà, che rendono più complesso il processo di comprensione. Esi-
ste una realtà primaria ed una secondaria.
La realtà primaria, o immediata, è quella nella quale il soggetto è inse-
rito personalmente. È la realtà fisica, del contatto, del faccia a faccia,
dei rapporti sociali in presenza, quindi, senza mediazione. La realtà
secondaria, o mediata, è quella percepita tramite uno strumento che
crea la mediazione. Il riferimento, in età moderna, è ai mezzi di comu-
nicazione di massa. Essi permettono di diffondere un messaggio a
molti (one to many o many to many) anche se non in presenza, a di-
stanza e in tempi diversi. La comunicazione mediata ridefinisce le ca-
tegorie dello spazio e del tempo, in quanto oltrepassa i limiti imposti
dagli stessi, muovendosi oltre i confini dell’immediatezza e perdura
nel tempo, agendo non solo in sincronia, ma soprattutto attraverso
quello che Castells (2009) definisce il tempo acrono. In altre parole in
differita, dove passato, presente e futuro perdono le loro caratteristiche
di contiguità ma vengono rimescolate in un presentismo costante.
Il passaggio dall’oralità alla scrittura aveva già modificato gli assetti
sociali delle civiltà, come ci ha insegnato Harold Innis (2001) nei suoi
studi sui rapporti tra mezzi di comunicazione e potere economico-po-
litico. La scrittura e il supporto del papiro furono determinanti, nelle
parole del sociologo americano, per lo sviluppo della civiltà egizia. Il
passaggio dal geroglifico alla scrittura per caratteri alfabetici contribuì
a diffonderla. Tuttavia, la lettura e la scrittura rimasero facoltà elitarie.
Solo ai più istruiti era possibile. Non solo: i testi erano pochi, in quan-
to opere complesse e di difficile riproduzione2. A “parlare” alle masse
erano, molto spesso, le rappresentazioni iconografiche, ad esempio,
all’interno delle chiese. Esse rappresentavano delle forme di costru-
zione sociale della realtà, come vedremo fra breve. In Santa Maria No-
vella, a Firenze, è possibile osservare, all’interno delle navate laterali,
due enormi raffigurazioni, una dell’inferno e degli orrori che avrebbe
dovuto patire il dannato, l’altra del paradiso con la beatitudine e l’eter-
na armonia per il cristiano che si fosse comportato, in terra, secondo i
dettami cattolici. Senza altre fonti di comunicazione le idee e le emo-
zioni del praticante risultavano, pertanto, fortemente influenzate da
quel tipo di rappresentazione mediata.
La realtà
secondaria
o mediata
Gli effetti sociali della comunicazione diventano di massa quando gli
stessi mezzi di comunicazione sono in grado di raggiungere masse più
ampie. La stampa a caratteri mobili sarà determinante nella diffusione
della Bibbia, attivando processi di alfabetizzazione ed anche riforme,
come quella protestante. Comunicazione di massa e protestantesimo,
quest’ultimo, in particolare, nel pensiero di Max Weber, saranno deter-
minanti per definire “lo spirito del capitalismo”3, quindi l’era moderna
occidentale. Walter J. Ong (1982; trad. it. 1986) osserva che con la
stampa la scrittura diventa “profondamente interiorizzata” determi-
nando modelli più astratti e precisi di pensiero. Non solo, ma dà luogo
ad una diffusa “lettura solitaria in angolo tranquillo”, che contribuisce
a definire quel senso di privacy della persona che è tipico delle società
moderne (Sciolla, 2012, 234).
Radio e televisione, soprattutto, faranno divenire le masse delle au-
dience, cioè un insieme esteso di persone che ricevono i messaggi tra-
smessi dai suddetti mezzi di comunicazione. Tuttavia, la realtà che i
mezzi di comunicazione di massa diffondono non è semplicemente lo
specchio della realtà primaria (Landowski, 2003). Il motivo, nelle pa-
role del sociologo francese, è apparentemente molto semplice: “quan-
do si comunica una realtà sociale essa sarà sempre una ricostruzione”4.
Berger e Luckmann hanno dedicato un testo divenuto di riferimento su
questo tema, La realtà come costruzione sociale5. La realseppur
possa apparire come oggettiva, non è mai indipendente dall’azione
umana che l’ha prodotta. La società è un prodotto umano e l’uomo è
un prodotto sociale, secondo quello che è un processo di interdipen-
denza continua, come il grande sociologo tedesco Norbert Elias
(1990) ci ha insegnato, superando la dicotomia antagonista società vs
individuo.
Sulla base di quanto esposto non possiamo pensare ai mass media co-
me semplici distributori di informazioni. Essi trasformano la realtà, la
interpretano proprio nel momento in cui la trasmettono.
2. Agenda setting e framing
Il potere di agenda setting6(Lippman 1922; McCombs, D. Shaw 1972;
Castells 2009) e di framing7(Entman 2004; Castells 2009) propri di chi
fa comunicazione, giornalismo in particolare, determinano tale costru-
102
Il passaggio
dall’oralità
alla scrittura
e la modifica
degli assetti
sociali
I massmedia
non informano
soltanto, ma
trasformano
la realtà
103
zione sociale e gli effetti sulle persone. Far parte di una società signifi-
ca riconoscere la necessità irrevocabile di entrare in contatto con tali
rappresentazioni, in quanto la realtà è troppo grande, complessa e in-
certa per avervi accesso completamente e per comprenderla appieno.
Gli individui utilizzano, quindi, tali rappresentazioni per cucire qual
gap tra la propria esperienza primaria, limitata, e quella, altrimenti, ir-
raggiungibile, impercettibile, ma con possibili conseguenze se non at-
traverso un processo di mediazione. Queste rappresentazioni, tuttavia,
si caratterizzano per una maggiore aderenza alla realtà oggettiva, “fuori
da noi”, come nelle scienze, cosiddette, esatte; oppure per una maggio-
re libertà espressiva e soggettiva come nell’arte.
La stampa, come teorizzato da Walter Lippmann (1963), assume il
ruolo più importante e strategico per risolvere l’impotenza individuale
di accesso alla realtà più distante. Questo processo implica vari rischi:
semplificazione, tipizzazione, stereotipizzazione e classificazione, per
l’inadeguatezza strutturale del giornalismo a riportare il fatto chiara-
mente ed estesamente per come è. Il giornalismo segue le sue routine8
che vanno a determinare le agende setting. Il fatto sociale, inoltre, sarà
costruito sulla base delle logiche mediatiche: format, tempi, linguaggi,
tecnologie, deontologia professionale, forme di concorrenza, ecc.... A
queste “manipolazioni” inevitabili mediatiche se ne aggiunge un’al-
tra: l’eccesso di informazione, spesso contraddittoria, che genera
spaesamento e confusione. Si tratta della nuova ignoranza (Bechello-
ni, 2007) tipica delle società postmoderne e ipermediatizzate9. La real-
tà dei media non si affianca a quella della vita quotidiana. È essa stessa
realtà quotidiana, è l’ambiente (Meyrowitz 1993), entro il quale si
svolge, ad esempio, quello politico, che si costruisce intorno ai media.
I mass-media sono il mondo reale (McLuhan 1962, 1964).
3. Vermicino come l’Asso nella manica di Billy Wilder
Vermicino diventa, in Italia, caso esemplare e unico, fino a quel mo-
mento, di come la realtà mediata fagociti quella primaria e si sostitui-
sca ad essa. Cos’era, infatti, successo dopo che il bambino era caduto
dentro il pozzo?
La zona intorno non viene transennata, né controllata. Cominciano ad
affluire curiosi dalle zone limitrofe. Tutta l’area, tramite il passa paro-
Il fatto sociale
costruito
sulla base
di logiche
mediatiche
la, inizia ad affollarsi. La notizia si diffonde anche al di fuori. Un mes-
saggio su una rete televisiva locale chiede, a chi ne fosse stato in pos-
sesso, una trivella per scavare un buco parallelo per poi raggiungere
trasversalmente il bambino, che situava a trentasei metri di profondità.
Tra coloro che rispondono, c’è un proprietario di uno scavatore, anche
giornalista, inviato del Tg2, Pierluigi Pini. Da quel momento la noti-
zia, attraverso un gioco incrociato di specchi, inizia a circolare a livel-
lo nazionale. Ben presto tutti i canali Rai seguono il caso. Si arriva alla
diretta a reti unificate per diciotto ore consecutive e ventun milioni di
persone difronte lo schermo, trepidanti per quello che stava accadendo
al povero Alfredino. La sera di venerdì 12 giugno la diretta viene inter-
rotta per trasmettere una tribuna politica. I telespettatori tempestano
immediatamente i centralini Rai per farla riprendere. Non era più un
fatto di cronaca era diventato un evento mediatico, come mai ce n’era-
no stati prima10. Era una storia, un racconto, o come lo definì il giorna-
lista Rai Piero Badaloni: “Era diventato un reality show terrificante”.
Vernicino, a molti ricorda quanto aveva previsto Billy Wilder nel suo
film L’asso nella manica. In questo caso si tratta di un uomo intrappo-
lato in una caverna per una frana. Un giornalista senza scrupoli, Ta-
tum, interpretato magistralmente da Kirk Douglas, comprende che
può trarci fuori un grande scoop. Cerca di ritardare i soccorsi per crea-
re clamore e attenzione intorno al fatto, che via via diventa sensazio-
nale. Intorno al luogo si piazzano curiosi, chioschi, baracconi, giostre,
concerti. Una sorta di Luna Park surreale.
Così sembrava diventare, ora dopo ora, la zona intorno al pozzo. Si af-
follavano telecamere e venditori ambulanti di panini e bottigliette
d’acqua.
Renato Zero, quello stesso anno, a distanza di pochi mesi cantava: “se
muore un bambino,/c’è un teleobiettivo!». Nasceva la cosiddetta “te-
levisione del dolore”.
Ciò che i telespettatori vedevano, osservavano, percepivano era la ri-
costruzione, a volte confusa, caotica di quegli eventi, dove le persone
coinvolte sembravano diventare personaggi di una narrazione ben più
complessa: la vittima, i genitori e le loro angoscia, speleologi, un fat-
torino magro e coraggioso soprannominato “Uomo ragno”, contor-
sionisti e nani; eroi improvvisati pronti a calarsi in un pozzo largo ap-
104
Vermicino
la realtà
mediata
fagocita
la realtà
primaria
Un fatto
di cronaca
che diventa
un fatto
mediatico
105
pena trenta centimetri per salvare il protagonista invisibile. E poi cu-
riosi increduli, e addirittura l’ex Presidente della Repubblica Sandro
Pertini che si recò nel luogo, e le facce di giornalisti che da allora di-
ventarono note. L’attenzione mediatica e quella dei telespettatori si
alimentava in una spirale continua. Il pubblico voleva sapere come
sarebbe andata a finire. I media li tenevano informati e alimentavano,
con il loro racconto spesso intriso di toni drammatici, emozionati, ta-
le sete di sapere.
La storia di Alfredo mostra, allora, il cambiamento di paradigma so-
ciologico rispetto alla funzione sociale dei media che si sta via via de-
clinando, come descritto dalla sociologa Laura Bovone (1999):
a) alla real soggettiva si sostituisce la costruzione sociale della
real
b) al senso comune come intenzionalità del soggetto si sostituisce il
senso comune. “Ciò che, infatti, è dotato di senso non è l’azione del
singolo ma è sempre un processo; non si dà senso alla propria azio-
ne ma interagendo si contratta il senso di ciò che accade.” (Bovone
1999, pp. 33,34)
c) alla razionalità a priori si sostituisce quella a posteriori
d) alla morale e ai valori si sostituisce la realtà definita nella pratica
interattiva
e) alla progettualità dell’azione si sostituisce “il qui e ora”.
In altre parole la definizione della situazione si costruisce mediatica-
mente mano a mano che si sviluppano e si raccontano i fatti. Non né
esiste una a priori pensata e organizzata secondo modelli di riferimen-
to definiti.
I mass media propongono frames e prospettive. Sono un ambiente or-
ganizzato del reale.
La notiziabilità è il criterio attraverso il quale si decide cosa diventa
fatto giornalistico da diffondere, secondo “criteri di selezione di pre-
sentazione dell’informazione (che nda) non sono determinati in primo
luogo dalle caratteristiche degli eventi (dalla realtà in sé) ma dalle
scelte di tipo ideologico, pragmatico di coloro che hanno il potere di
condizionare l’esperienza degli altri”11.
Alla realtà
soggettiva
si sostituisce
la costruzione
sociale
della realtà
I massmedia
propongono
frames
e prospettive
È la decisione del rilievo e della priorità da dare alle notizie, secondo
criteri condivisi all’interno di una redazione. La conseguenza princi-
pale è che il cittadino ha consapevolezza solo di quel parziale di realtà
comunicato.
E se i fatti di Vermicino accadessero oggi, a distanza di più di trent’an-
ni,? Quale la risonanza mediatica? Innanzitutto, quei fatti si troverebbe-
ro in competizione con altri potenziali di diventare storie o, come vengo-
no ormai definiti, con altri media events (Katz 1980, Buonanno 2008).
Quanti i casi di cronaca che in questi anni sono diventati tali: dai fatti
di Cogne a quelli di Garlasco, da quelli di Perugia a quelli di Avetrana
e più recentemente di Motta Visconti. Tutti omicidi finiti sotto le luci
dei riflettori della stampa e della televisione.
La pluralità dell’informazione, dei mezzi e dei canali a disposizione
disperde l’attenzione e la percezione dello spettatore, che invece in
quei giorni del 1981 rimase, come sotto effetto di un incantesimo, in-
collata alla Tv. C’erano meno canali, solo la Rai e qualche canale loca-
le. Non c’erano vie di fughe informative. Tutta l’Italia, insieme, spera-
va e stava in ansia per le sorti di Alfredino.
Si tratta di nuove narrazioni che sostituiscono, affiancano, sostenendo
o demolendo i grandi sistemi simbolici precedenti: mitologici, filoso-
fici, con i quali i produttori di contenuti mediatici costruiscono senso e
attraverso i quali gli utenti danno senso alla realtà.
I mass media sono, allora, forme culturali e fattori primari nei processi
di socializzazione e nella formazione della coscienza collettiva.
Se il linguaggio mediatico costruisce la realtà, essa assume nei media
forme nuove, che dipendono, dalle stesse “grammatiche” dei media.
Le notizie si contaminano, le situation comedy o le serie Tv diventano
fonti di ispirazione per la vita quotidiana, secondo quanto sostengono
i television studies (Fiske 1978, Hartley 1994, Buonanno 2009) e la
funzione bardica della televisione (Newcomb 1988; Bechelloni,
2010). Dalla realtà si prendono i materiali grezzi che vengono lavorati
in forma di fiction e restituiti al pubblico come dei modelli, delle nor-
me, dei valori in grado di agganciare le aspirazioni quotidiane delle
persone e determinare i loro comportamenti sociali (Gili: ibid.)
106
Se il fatto
di Vermicino
accadesse
oggi?
Linfotainment,
la miscela di
informazione
e spettacolo
107
Non solo ma il passato storico diventa romanzo storico; la cronaca di-
venta fantasy, mistero od horror12. In altre parole si tratta del ben noto
processo di infoteinment, che come dice la parola mescola informazio-
ne e intrattenimento.
4. Fiction, Faction e fatticci
Prevedendo questo trend venne coniato il neologismo faction, commi-
stione tra fiction efact, con l’intenzione di superare la distinzione tra i
due termini. Il primo come narrazione che possa dar vita ad una nuova
realtà, mentre il secondo come informazione pura e/o storiografica. La
fusione dà invece vita ad un genere meticcio, ibrido, un insieme di in-
formazione, intrattenimento e fiction, ormai sempre più diffuso, come
ben descritto anche dalla sociologa Milly Buonanno (1996, 1999,
2004). E il giornalista questo lo sa, perché sa che gli esseri umani han-
no bisogno di storie, hanno bisogno di narrazioni che accompagnino
nel tempo, che scandiscano i momenti della giornata, in grado di far
sospendere il giudizio perché, incuriositi, si ha necessità di sapere co-
me andrà a finire13. E come una “Mille e una notte” contemporanea
(Buonanno 2008), viviamo nel flusso del racconto, con la speranza
che un giorno tutto possa andare meglio. Ma in cuor nostro dobbiamo
rimanere consapevoli che tutto questo non rende il lavoro di leggere la
realtà più semplice, anzi il tutto risulta faticoso. Sta allora, come sem-
pre, all’individuo scovare quelle fonti d’informazione e d’immagina-
zione, migliori di altre, in grado di rendergli il compito più chiaro e,
perché no, più piacevole, nella speranza che i giornalisti siano sempre
più preparati e responsabili delle conseguenze delle loro azioni.
Siamo consapevoli che il riferimento alle due tipologie di linguaggio
non deve far dimenticare la differenza fondamentale tra il falsificare e
il “narrativizzare”. Falsificare come atteggiamento di vera e propria
alterazione del dato reale, che determina falsi giornalistici, mentre la
narrazione mantiene inalterata il contenuto dell’evento, limitandosi
però a creare e ad agire sulle forme espositive. Scrive la sociologa
Milly Buonanno: “Narrare equivale a dare ordine e senso agli eventi,
disporli in sequenza temporale, metterne in luce i nessi causali, rende-
re intellegibili i loro significati simbolici e morali. Sotto ogni profilo
[…] un modo attraverso cui è dato conoscere e comprendere meglio il
mondo in cui viviamo. In più essa è fonte di piacere e di emozione”.14
Il neologismo
faction
fra fiction
e fact
La faction ha una sua corrispondenza, sul piano epistemologico, nei
fatticci (faitiche in francese) definiti da Bruno Latour (1996, 2005).
Latour propone il termine fatticci per distanziare la definizione di fatto
sociale da quelle che fino a quel momento sembravano predominanti,
cioè il fatto scientifico (la realtà esterna e oggettiva) e il feticcio (cre-
denza soggettiva), caratterizzato da superstizione religiosa. Il fattic-
cio, che condivide con fatto e feticcio, la stessa origine latina, facere
(fare), è il termine adatto per le produzioni umane. che non vanno pen-
sate come fabbricazioni distorte, ma come cche rende umani gli
umani. II fatticcio è un ibrido, una cosa fabbricata, con cui dovremo
negoziare. Poi quello che viene fabbricato supera noi stessi e diventa
una realtà con la quale il soggetto deve relazionarsi e che ne limita
l’azione. (Bovone 2008).
5. Romanzo Criminale: quale realtà per la Banda della Magliana?
Probabilmente sarà già comprensibile perché stiamo arrivando ai fatti
della banda della Magliana e alla sua rappresentazione in Romanzo
Criminale. È chiaro che la sovrapposizione di realtà si giochi, rispetto
a quanto accaduto a Vermicino, in direzione inversa: dalla fiction alla
realtà. In altre parole dal verosimile rappresentato nella fiction, che si
basa su fatti veri, ad una percezione della realtà come descritta in Ro-
manzo Criminale.
Diversi anni prima, in questo senso, era stato pioniere La piovra, a
partire dal 1984. La storia raccontava un ambiente, quello mafioso,
senza necessariamente ancorarsi a fatti realmente accaduti. Il commis-
sario Cattani, interpretato da Michele Placido, l’eroe che combatteva
la Mafia rappresentava tutti coloro che lo avevano fatto, lo stavano fa-
cendo e lo faranno successivamente.
Romanzo Criminale si costruisce su una storiografia riconosciuta ma
la arricchisce di qualcos’altro. Innanzitutto, va sbrogliare e svelare
quella parte di storia che gli storici stessi non osano trattare, soprat-
tutto per mancanza di informazioni certe, ma che i romanzieri intra-
vedono fra le righe e che possono essere determinanti per comprende-
re tutti i fatti. Ad esempio, l’interazione all’interno della banda. Come
si costruisce l’alleanza, cosa li unisce, quali le strategie per conqui-
stare Roma, quale “normalità” oltre la criminalità. Dà, in altre parole,
108
Non
dimenticare
la differenza
tra narrare
e falsificare
Romanzo
Criminale
si basa
su eventi
“arricchiti”
da fatti
inventati
109
un volte umano, seppure sempre spietato, ai vari personaggi. Giusep-
pucci detto “Er Negro” diventa “il Libanese” interpretato da Pierfran-
cesco Favino nel film e da Francesco Montanari nella serie tv, Abba-
tino detto “Crispino” diventa “il Freddo” interpretato da Kim Rossi
Stuart e poi da Vinicio Marchioni, Enrico De Pedis detto Renatino di-
venta “Il dandy” interpretato da Claudio Santamaria e poi da Alessan-
dro Roja, e così via con gli altri. Nei giornali si gioca con la contrap-
posizione tra i personaggi realmente esistiti, ai molti sconosciuti, e
quelli d’immaginazione che sembrano diventare reali. È un gioco di
incroci fra realtà multiple che però danno forma a qualcosa di più
complesso, che ha bisogno di una continua precisazione sul chi erano
davvero i boss della Magliana. Il passaggio, come dice un video po-
stato su youtube, con oltre un milione di visualizzazione è quello:
“Da Romanzo Criminale (Serie) alla banda della Magliana (Realtà)”.
I personaggi veramente esistiti prendono nuova vita nella rappresen-
tazione avuta nella fiction. I piani di rappresentazione s’intersecano
in quella del telespettatore. Si discute del Libanese e del Freddo come
abili e coraggiosi leader. Di quelli veri ci si interessa come fossero il-
luminati da luce riflessa. Anche l’arresto di questi tempi del boss Car-
minati viene subito inquadrato nel frame (Goffman 1974, trad. it.
2001), cioè nella cornice di riferimento interpretativa, di Romanzo
Criminale. Chi era costui? Per sapere chi era dobbiamo passare trami-
te la fiction, o come detto, la faction. Era “il nero”15. Le foto di Carmi-
nati si mescolano con quelle di Riccardo Scamarcio, attore del film e
quelle di Emiliano Coltorti presente nella serie. In questo gioco incro-
ciato il bar “da Franco” in via Silvano a Roma, dove sono ambientate
le scene della fiction, diventa, addirittura, luogo “reale” d’incontro
dei boss romani legati alla Magliana.
Romanzo Criminale suscita interesse perché propone tanti frames so-
vrapponibili: oltre ai fatti storicamente accaduti, c’è la versione narra-
ta nel libro di Giancarlo De Cataldo, c’è poi quella nel film di Michele
Placido e poi quella della serie Tv di Stefano Sollima16, alle quali si
aggiunge le ricostruzione documentaristica fatta su History Channel.
Io stesso, discutendo di questi temi, in particolare modo su alcune vi-
cende della banda, mi accorgevo di mescolare i fatti realmente accadu-
ti, il rapimento del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere, at-
traverso le immagini della ricostruzione di Romanzo Criminale, il ra-
pimento in questo caso del barone Rosellini.
Un gioco
di incroci
tra realtà
multiple
La miscela
di fatti
realmente
accaduti
e quelli
narrati
nel romanzo
Da quanto detto finora si potrebbe dedurre che al giornalismo, alla fic-
tion, al loro ruolo di costruttori di realtà sia connaturato quello della
manipolazione, della falsificazione e soprattutto dell’idea di uno spet-
tatore facilmente controllabile. In altre parole se tutto si riduce alla di-
mensione comunicativa, secondo l’idea che è vero solo ciò che appare,
sembrerebbe anche inutile trovare “una linea di distinzione tra infor-
mazione e fiction, tra newsmaking e propaganda, tra produzione di si-
gnificati e manipolazione”17.
Ovviamente non è così. La definizione della realtà massmediata in-
contra degli ostacoli che la limitano e la controllano.
Eliminando ogni riferimento ad una realtà oggettiva o primaria signi-
fica l’impossibilità di emettere giudizi, critiche sulla base stessa su cui
tali costruzioni e rappresentazioni si costruiscono. Il confronto nelle
persone continua perché “non e possibile una totale auto-referenzialità
o sganciamento dal ‘senso della realtà’ del pubblico. Una certa distan-
za e un certo spazio di re-invenzione sono necessari a creare l’effetto
drammatico che rende attraente un prodotto di fiction e perfino il rac-
conto giornalistico di un avvenimento o l’esposizione di un proble-
ma…Tuttavia tali testi non possono mai prescindere totalmente da una
dimensione della conoscenza del mondo - e soprattutto della realtà
umana e sociale - da parte del pubblico, che segna i limiti all’elabora-
zione di strutture di verosimiglianza troppo avulse dalla realtà”18.
Questa distinzione viene ridefinita, attraverso un processo di eterori-
conoscimento e autoriconoscimento, dagli stessi personaggi reali della
Magliana che discutono delle varie rappresentazioni della loro storia,
come risulta da una conversazione intercettata l’11 gennaio 2013 in un
bar a Roma, tra Massimo Carminati e Riccardo Brugia, suo braccio
destro:
Guarnera: la storia che si avvicina di più, qual è?
Brugia: sta cosa la devi chiedere a Massimo, io..
Carminati: il film...sì la serie è una buffonata
Brugia: sicuramente il film
Carminati: ma poi il libro…il libro è abbastanza veritiero, nel senso
che…il libro di De Cataldo è abbastanza…
110
Gli ostacoli
nel definire
la realtà
mediatica
111
Brugia:…il film?. e… il libro?... e la fiction?
Carminati: compà la fiction…
Brugia: è diven... quella diventa veramente quasi... ma comunque tu...
tu l’hai vista?… in concomitanza per quello... che su Sky...
Guarnera: su History Channel
Brugia: su History Channel la vera banda della Magliana?
Carminati:…quella è una storia vera
Brugia: quella è la storia vera... quella è... quella era.. quella era...
beh.. te devo dì la verità. a me non mi è piaciuta…vederla…
Carminati: quella è la storia vera
Brugia: non per Massimo ma per me sì [ride]
Carminati: no a me che me ne frega, quella è la storia vera compà
Brugia: eh..
Carminati: piaccia o non piaccia..19
Concludendo, abbiamo gettato uno sguardo, attraverso l’analisi di due
casi e le loro analogie, sulla complessità di un campo come quello del
giornalismo e dell’informazione e sui livelli differenti di realtà che lo
caratterizzano. Tuttavia, questa difficoltà, non può diventare giustifi-
cazione per lasciare il giornalismo libero dalla forte responsabilità che
ha e dal suo rapporto con il reale. Responsabilità, imparzialità, com-
pletezza, accuratezza, correttezza e comprensibilità per tutti, devono
essere valori guida insindacabili del giornalismo, seppur l’obiettività
rimanga un’ideale sempre più difficile da cogliere (Schudson, 1987).
Ciò significa dare un senso al flusso delle informazioni, mettere il let-
tore in condizione di sapere e capire, per poter elaborare un suo pro-
prio giudizio. E tutti, sappiamo bene, l’imprescindibile necessità di
senso che andiamo cercando quotidianamente e che attori sociali, ga-
tekeepeers, come i giornali e giornalisti, non possono eludere dalla lo-
ro mission.
Il richiamo
al senso di
responsabilità
del giornalista
NOTE
1Cfr Schutz A. L’interpretazione dell’azione umana da parte del senso comune e
della scienza (1971), in Schutz A. (1979d), pp. 3-47.
2Si pensi ai manoscritti medievali e al lungo e duro lavoro dei monaci amanuensi.
3Cfr. Max Weber (1965) L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Sansoni,
Firenze.
4Cfr.Landowski Eric (2003), La società riflessa. Saggi di sociosemiotica, Melte-
mi, Roma.
5Cfr.Berger P., Luckmann Th. (1969), La realtà come costruzione sociale, II Mu-
lino, Bologna.
6Il potere dell’agenda setting fa riferimento all’attribuzione di priorità ai problemi
da affrontare da parte della fonte del messaggio con l’aspettativa che il pubblico
risponda con accentuata attenzione al contenuto e al formato del messaggio. (Ca-
stells, 2009, p.195).
7Il framing è invece il processo con cui si selezionano e sottolineano alcuni
aspetti o temi, e si stabiliscono tra loro connessioni in modo tale da promuovere
una particolare interpretazione, valutazione e/o soluzione” (Entman, 2004).
8Si pensi al caso curioso dei coccodrilli giornalistici. Si tratta di servizi giornalisti-
ci in occasione della morte di personaggi noti che vengono fatti addirittura prima
del loro decesso. Si tratta di premiare la veloci alla contestualizzazione, per
mantenere costanti i processi di routine e non farsi trovare impreparati.
9La prima ignoranza era quella, nel senso più classico del termine, di mancanza di
sapere e conoscenza. Oggi, che abbiamo tutta la conoscenza a disposizione in po-
chi click, facciamo poi!fatica a riclassificare tale sapere, in particolar modo se si
tratta di conoscenza quotidiana come quella che vendono i giornali.
10 Il caso Moro, dal rapimento del 16 marzo fino alla morte del 9 maggio, seguì in
parte lo schema sopracitato, soprattutto sulla carta stampata, ma per ragioni pro-
fondamente diverse, non ebbe un attenzione televisiva così concentrata come in
quei giorni a Vernicino.
11 Cfr Gili G. (1998), Il fantasma della realtà: prospettive realiste e idealiste nel-
l’analisi dei Mass media, in Studi di Sociologia, Anno 36, Fasc. 2 (Aprile-Giugno
1998), pp. 121-145.
12 In quest’ultimo caso ricordiamo le trasmissioni di Telefono Giallo, Chi l’ha visto,
Blu notte, dove al fatto si mescola la ricostruzione spesso fatta con attori.
13 Non a caso fu un giornalista sui generis, in campo letterario, a dare il via al genere
faction. Fu Truman Capote con In Cold Blood (1965), tr. it. A Sangue Freddo.
14 Buonanno M. (1999) Faction, soggetti mobili e generi ibridi nel giornalismo italia-
no degli anni novanta,., Liguori, Napoli pp. 8-10.
112
113
15 Panorama, “Massimo Carminati, il Nero di Romanzo Criminale” (http://www.pa-
norama.it/news/cronaca/massimo-carminati-nero-romanzo-criminale/).
La Stampa, “Carminati-Scamarcio, fra realtà e ‘Romanzo criminale’” (http://www.
lastampa.it/2014/12/02/multimedia/italia/carminatiscamarcio-fra-realt-e-roman-
zo-criminale-N1KfQ73EZ13MxoHAgTJVpI/pagina.html).
Il Messaggero, “Dalla realtà alla fiction, Carminati ispirò il personaggio del Nero
in Romanzo. Criminale(http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/ma-
fia_roma_banda_della_magliana_massimo_carminati/notizie/1044749.shtml).
Il Giornale, “Dalla fiction alla realtà: in manette Massimo ‘il Nero’ Carminati “,
(http://www.ilgiornale.it/news/cronache/fiction-realt-manette-massimo-nero-
carminati-1072225.html).
16 Così farà poi anche Gomorra, film e poi serie tv tratta dal romanzo di Roberto Sa-
viano.
17 Cfr. Gili G. (ibid: 134).
18 Cfr. Gili G. (ibid: 134).
19 Cfr. Leggo, Carminati su Romanzo Criminale: “il film meglio della serie”, (http://
www.leggo.it/NEWS/ROMA/carminati_romanzo_criminale_meglio_film/noti-
zie/1047008.shtml).
ResearchGate has not been able to resolve any citations for this publication.
il film meglio della serie
  • Cfr
  • Carminati Leggo
  • Su Romanzo Criminale
Cfr. Leggo, Carminati su Romanzo Criminale: "il film meglio della serie", (http:// www.leggo.it/NEWS/ROMA/carminati_romanzo_criminale_meglio_film/notizie/1047008.shtml).
dal rapimento del 16 marzo fino alla morte del 9 maggio, seguì in parte lo schema sopracitato, soprattutto sulla carta stampata, ma per ragioni profondamente diverse, non ebbe un attenzione televisiva così concentrata come in quei giorni a Vernicino
  • Moro Il
Il caso Moro, dal rapimento del 16 marzo fino alla morte del 9 maggio, seguì in parte lo schema sopracitato, soprattutto sulla carta stampata, ma per ragioni profondamente diverse, non ebbe un attenzione televisiva così concentrata come in quei giorni a Vernicino.
Dalla realtà alla fiction, Carminati ispirò il personaggio del Nero in Romanzo
  • Il Messaggero
Il Messaggero, "Dalla realtà alla fiction, Carminati ispirò il personaggio del Nero in Romanzo. Criminale" (http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/ma-fia_roma_banda_della_magliana_massimo_carminati/notizie/1044749.shtml).
Carminati-Scamarcio, fra realtà e 'Romanzo criminale
  • La Stampa
La Stampa, " Carminati-Scamarcio, fra realtà e 'Romanzo criminale' " (http://www. lastampa.it/2014/12/02/multimedia/italia/carminatiscamarcio-fra-realt-e-roman- zo-criminale-N1KfQ73EZ13MxoHAgTJVpI/pagina.html).
nel senso più classico del termine, di mancanza di sapere e conoscenza. Oggi, che abbiamo tutta la conoscenza a disposizione in pochi click, facciamo poifatica a riclassificare tale sapere, in particolar modo se si tratta di conoscenza quotidiana come quella che vendono i giornali
  • La Prima Ignoranza Era Quella
La prima ignoranza era quella, nel senso più classico del termine, di mancanza di sapere e conoscenza. Oggi, che abbiamo tutta la conoscenza a disposizione in pochi click, facciamo poifatica a riclassificare tale sapere, in particolar modo se si tratta di conoscenza quotidiana come quella che vendono i giornali.
Si tratta di servizi giornalistici in occasione della morte di personaggi noti che vengono fatti addirittura prima del loro decesso. Si tratta di premiare la velocità alla contestualizzazione, per mantenere costanti i processi di routine e non farsi trovare impreparati
  • Si Caso Curioso Dei Coccodrilli Giornalistici
Si pensi al caso curioso dei coccodrilli giornalistici. Si tratta di servizi giornalistici in occasione della morte di personaggi noti che vengono fatti addirittura prima del loro decesso. Si tratta di premiare la velocità alla contestualizzazione, per mantenere costanti i processi di routine e non farsi trovare impreparati.
Faction, soggetti mobili e generi ibridi nel giornalismo italiano degli anni novanta
  • M Buonanno
Buonanno M. (1999) Faction, soggetti mobili e generi ibridi nel giornalismo italiano degli anni novanta,., Liguori, Napoli pp. 8-10.
Dalla fiction alla realtà: in manette Massimo 'il Nero' Carminati
  • Il Giornale
Il Giornale, "Dalla fiction alla realtà: in manette Massimo 'il Nero' Carminati ", (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/fiction-realt-manette-massimo-nerocarminati-1072225.html).
tu l'hai vista?… in concomitanza per quello
  • Diven .. Quella Diventa Veramente Quasi
  • Ma Comunque Tu
Carminati: compà la fiction… Brugia: è diven... quella diventa veramente quasi... ma comunque tu... tu l'hai vista?… in concomitanza per quello... che su Sky...