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Abstract

Polemica e tesi su "Democrazia Pura" sul Repubblicanesimo Geopolitico, di Massimo Morigi
COPIA-INCOLLA ALL’INDIRIZZO:
http://www.democraziapura.altervista.org/?page_id=
1119#comment-129
Democrazia pura
democrazia pura giuseppe mazzini repubblicanesimo
republicanism tivoli repubblica romana 1849 repubblica
romana del 1849
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4 PENSIERI SU “SUGGERIME NTI”
1. Renato Traquandi il 08/12/2013 alle 14:56 scrive:
Sono più di quarant’anni che ho in tasca ala tessera della Associazione Mazziniana, e quella
del P.R.I. dopo esservi confluito da Nuova Repubblica (Pacciardi). In tutto questo tempo, tra
gli impegni di lavoro e la famiglia, oltre alla frequentazione di vere amicizie, è maturata in me
la consapevolezza della predicazione mazziniana. Il Partito Repubblicano Italiano è e resta il
frutto nobile di questa unica ed irripetibile lezione di civiltà democratica, che non può e non
deve essere stravolta. Sono d’accordo nella affermazione che le problematiche di oggi devono
essere affrontate con moderna tecnologia, ma non devono e non possono essere
“reinterpretate” dai seguaci di coloro che ferocemente le avversarono. Se la sinistra italiana ed
europea di oggi, dopo essersi accorte della inadeguatezza dei temi socialisti, vuoi essi laici o
religiosi che siano, non ha alcun diritto di appropriarsi e distorcere le tematiche proprie del
mazzinianesimo. Ugo La Malfa, ex partito d’azione, rinnegò la prima parte dell’assioma,
relegando il “pensiero” in soffitta; quindi per me fu come un innesto ( propiziato persino da
Pacciardi) che però dava frutti diversi da quelli naturali; certo non velenosi, ma, comunque
diversi. “Capitale e lavoro nelle stesse mani”, repubblica altamente rappresentativa di ogni
classe sociale, etica amministrativa e comportamentale, “Dio e Patria”, e tanti altri sono i
principi che non ho trovato. Se volete, sono disponibile, ad un leale confronto, purchè la vostra
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iniziativa non confluisca in uno dei tanti rivoli che alòimentano il Partito democratico, ex PDS,
ex Margherita, ex, ex, ex, ma affatto repubblicano mazziniano.
Rispondi ↓
admin il 11/12/2013 alle 16:26 scrive:
Egr. Dr. Traquandi, la ringraziamo per il contributo ed esprimiamo il più grande rispetto per la
Sua storia personale e politica. E proprio per il riguardo che Le dobbiamo ci sentiamo di dover
chiarire alcuni aspetti del nostro “sentire” politico. Gli autori ed i contributori di questo sito
uscirono dal PRI nel 1990, in epoca pre-tangentopoli, convinti ormai che questo partito non
esprimesse più i valori della tradizione repubblicana. Gli avvenimenti successivi confermarono
in noi la bontà della scelta. In particolare abbiamo giudicato che una forza laica di sinistra,
come lo stesso Ugo La Malfa definiva il PRI, non potesse allearsi con una delle destre più
reazionarie d’Europa, i cui connotati assumevano aspetti francamente eversivi. Il partito
dell’Unità d’Italia non poteva allearsi con una Lega che non faceva mistero di perseguire
l’obiettivo secessionista (i giorni pari) o quello di un federalismo disgregatore (i giorni dispari).
Il partito del libero mercato non poteva allearsi con il principale monopolista del Paese che
gestiva e gestisce da una posizione dominante un settore, quello dell’informazione televisiva,
che è vitale per l’agibilità democratica del Paese. La scelta delle alleanze è state esiziale per il
PRI collocandolo irreversibilmente al di fuori del perimetro della sinistra democratica. Detto
questo, il sito non è costruito in funzione di questa o quella forza politica per il semplice fatto
che non è il livello politico che interessa. Lo scopo del sito è, invece, quello di offrire uno
spazio di confronto tra la cultura democratica e le altre correnti di pensiero della civiltà
occidentale: la tradizione liberale, quella socialista, quella cristiana. E’ con questo intento che
proponiamo gli argomenti ed invitiamo a discutere.
Rispondi ↓
2. Massimo Morigi il 18/07/2014 alle 15:37 scrive:
PRO NOVA RE PVBLICA AEDIFICANDA, AMICIS MITTO ‘REPUBBLICANESIMO
GEOPOLITICO’:
http://corrieredellacollera.com/2013/11/28/alla-ricerca-della-identita-italiana-dialogo-tra-morigi-
e-stefanini
http://corrieredellacollera.com/2013/11/23/alla-ricerca-dellidentita-italiana-di-massimo-morigi/
http://corrieredellacollera.com/2013/11/18/dal-post-del-19-gennaio-2013-un-altro-errore-
economico-che-ha-provocato-disoccupati-a-milioni-senza-provvedimenti-a-carico-dei-
responsabili-perche-i-sindacati-non-reagiscono/
MASSIMO MORIGI
Rispondi ↓
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admin il 21/07/2014 alle 18:24 scrive:
Si ringrazia il prof. Morigi per i contributi suggeriti che contengono diversi e interessanti
riflessioni e che rappresentano anche l’occasione per precisare il nostro pensiero sul
repubblicanesimo.
Il successo riscosso nella cultura anglosassone dagli storici contemporanei del
repubblicanesimo (a partire da Pocock, Skinner e Pettit) si è sviluppato in almeno tre
dimensioni. Il repubblicanesimo, da filone storiografico che identifica una tradizione ideale, è
stato utilizzato anche come criterio alternativo di lettura della storia moderna e, nella sua
accezione più ampia, come base ideologica di una nuova prospettiva politica. E questo perché
il repubblicanesimo attraverso l’uso di categorie filosofiche adeguate (un’idea di libertà non
univoca ma in qualche modo unitaria) riesce a fornire una lettura di aspetti decisivi della
modernità (la storia come progressiva affermazione della libertà) offrendo così lo strumento
per approcci futuri (quale libertà garantire ai cittadini, quali meccanismi di controllo adottare
nei confronti del potere). Proprio a quest’ultimo aspetto sembra riferirsi il prof. Morigi nei testi
suggeriti. Sul criterio di lettura della storia e sulla prospettiva politica del repubblicanesimo non
mancano interpretazioni tendenzialmente finalistiche che non possono non suscitare forti
perplessità per il loro carattere intrinsecamente assolutista.
Infatti, il successo ottenuto dal repubblicanesimo in America ha fatto sì che esso tenda a
trasformarsi in un contenitore così largo da includere molte concezioni diverse e persino
contrastanti. In questo filone storiografico, e soprattutto nei suoi sviluppi politici, hanno tentato
di inserirsi interpretazioni molto diverse, sia postmarxiste che francamente di destra. Noi
riteniamo che il repubblicanesimo appartenga ad una cultura di sinistra non marxista così
come la definiva Bobbio. Due essenzialmente i criteri di inclusione da utilizzare per una
identificazione più selettiva delle teorie repubblicane. Innanzitutto l’idea di libertà alla quale si
fa riferimento. In secondo luogo la positività del conflitto come strumento essenziale di
assestamento degli equilibri politici su livelli sempre più rappresentativi della complessità
sociale. Non si tratta di criteri astratti. Ad esempio, proprio per discutere un aspetto trattato dal
prof. Morigi, il primo conflitto mondiale fu interpretato dai mazziniani come ultimo atto del
Risorgimento ovvero di quel processo di costruzione di una comunità al cui interno solamente
può realizzarsi l’uomo. L’unità della patria come costruzione di una comunità, non come
spazio vitale. A questo aspetto positivo della libertà (l’unità della patria) il mazzianianesimo
faceva seguire altri elementi che possono essere interpretati in termini di accezione negativa
(l’indipendenza della nazione e l’emancipazione sociale). Insomma, nel repubblicanesimo, gli
elementi positivi e quelli negativi della libertà non vanno intesi in parallelo ma secondo la
successione mazziniana (unità della patria, indipendenza della nazione, riscatto sociale).
Questo il nostro convincimento.
Nei testi proposti dal prof. Morigi viene molto valorizzata la radice tedesca del
repubblicanesimo ed inoltre si pone la questione dell’irresponsabilità dei poteri economico-
finanziari. Su questo argomento, riconducibile alla concezione dell’accountability
anglosassone, è stata proposta una prima riflessione all’indirizzo
http://www.democraziapura.altervista.org/?page_id=2631
Rispondi ↓
3. Massimo Morigi il 22/07/2014 alle 00:51 scrive:
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Il commento è in attesa di moderazione.
22 luglio 2014
Ringrazio “Democrazia Pura” per l’attenzione prestata al Repubblicanesimo geopolitico e
questa cortesia mi farebbe quasi dissuadere dal ribattere ad alcune osservazioni avanzate.
Tuttavia non per polemica ma a puro titolo di cortesia e per la crescita di una rinnovata cultura
della Res Publica è mio convincimento quanto segue: 1) È vero nel repubblicanesimo
geopolitico “non mancano interpretazioni tendenzialmente finalistiche” anzi, per essere ancora
più chiari, il repubblicanesimo geopolitico è totalmente finalistico, come del resto erano finalisti
Aristotele, Platone, Machiavelli per finire con Mazzini. Senza voler a questo punto ripercorrere
la storia della filosofia e della filosofia politica, l’abbandono delle spiegazioni finalistiche è uno
dei grandi vulnus della nostra disgraziata modernità. Un disastro politico-culturale che
limitandoci alle scienze politiche, solo recentemente, dopo l’eclisse dell’idealismo, si cerca di
rimediare dal punto di vista teorico (vedi il costruttivismo di Alexander Wendt e vedi anche, sul
terreno dello scontro politico internazionale, il concreto muoversi nell’arena internazionale dei
grandi agenti strategici, i quali peraltro hanno da sempre una visione finalistica e strategica
della lotta politica). Insomma, se vogliamo essere provocatori fino in fondo, sarebbe meglio
per tutti che, se pur con i dovuti onori, i vari Kant e Popper non fossero visti come le ultime
tavole della legge ma fossero inquadrati, pur nella grandezza architettonica del loro pensiero,
nella prospettiva della crisi e del fallimento del pensiero liberale. L’inferno è lastricato di buone
intenzioni e limitandoci ad una prospettiva meramente filosofica, ma con immediate ed
evidenti ricadute anche sulla sfera politica, la stazione finale di questa linea di pensiero di tipo
meccanicista è “il n’y a pas de hors-texte” postsmodernista di Derrida. 2) Secondo Bobbio il
repubblicanesimo apparterrebbe ad una cultura di sinistra non marxista. Ancora una volta, non
intendo scendere nel dettaglio e quindi non voglio ora discutere dal punto di vista storico
questa affermazione ma, dal punto di vista di un rinnovamento teoretico ed assiologico del
repubblicanesimo, invito caldamente a dimenticare tutti i luoghi comuni del Secolo breve. Fino
a non molto tempo fa, in ambiente repubblicano si diceva che la caduta del Muro di Berlino
significava una sola cosa: Mazzini aveva vinto e Marx aveva perso. In realtà oggi vediamo che
hanno perso tutti e due, a meno che non si giudichi l’ “irresponsabilità” degli agenti strategici
economico-finanziari (in realtà il loro pieno e totale potere e prevaricazione sui popoli e sulle
istituzioni rappresentative da essi eletti) come una sorta di singolare bizzarria della storia e
non come il vero “cuore di tenebra” della nostra epoca.
In amicizia e per il contributo al dibattito
Massimo Morigi
Massimo Morigi, Sauro Mattarelli, Vita Activa, postdemocrazia, Repubblicanesimo geopolitico, Republicanismo geopolitico, Geopolitical Republicanism, Republicanisme geopolitique, Geopolitische
Republikanismus, Geopoliticus republicanismus, Geopoliticvs repvblicanismvs, Repubblicanesimo, Republicanismo, Republicanism, Republicanisme, Republikanismus, Republicanismus,
Repvblicanismvs, Geopoliticus Child, Geopoliticvs Child, repubblicanesimo strategico, strategic republicanism, strategical republicanism, repubblicanesimo geostrategico, geostrategic republicanism, geostrategical
republicanism, conflitto repubblicano strategico, strategic republican conflict, strategical republican conflict, razionalità strategica repubblicana, republican strategic rationality, republican strategical rationality, republican
increased common domination”, aumentata comune dominazione repubblicana, dominio comune repubblicano aumentato, republican diffusive domination”, dominazione repubblicana diffusa, dominio repubblicano diffuso,
razionalità strumentale repubblicana, republican instrumental rationality, razionalità strategica repubblicana, republican strategic rationality, republican strategical rationality, razionalità strategica capitalista, razionalità
strategica capitalistica, capitalistic strategic rationality, capitalistical strategical rationality, capitalistical strategic rationality, capitalistic strategical rationality, razionalità strumentale capitalista, razionalità strumentale
capitalistica, instrumental capitalistical rationality, instrumental capitalistic rationality, costruttivismo”, “Constructivism, Konstruktivismus, poliarchia, polyarchy, postdemocrazia, post-democrazia, post-democracy,
postdemocracy, diminuito domi nio comune capitalista, diminuito dominio comune capitalistico, decreased capitalistic common domination”, decreased capitalistical common domination”, republican diffusive domination”,
capitalistic restricted domination”, capitalistical restricted domination”, Lebensraum Republikanismus, Repubblicanesimo, Republicanism, Republikanismus, Neo repubblicanesimo, Neo-repubblicanesimo,
Neorepubblicanesimo, Neo republicanism, Neo-republicanism, Neue Republikanismus, costruttivismo, “Constructivism, marxismo, marxism, m arxismus, marxismus, neo marxismo, neo-marxismo, neomarxismo,
neo marxism, neo-marxism, neue Marxismus, Karl Marx, Hannah Arendt, Giuseppe Mazzini, Carl Schmitt, “Gabriele D’ Annunzio”, Friedrich Ratzel, Karl Ernst Haushofer, Halford John Mackinder, Tucidide,
Alfred Thayer Mahan, Vita Activa, Philip Pettit, Quentin Skinner, Hegel, Pericle, Giuseppe Garibaldi, Alexander Wendt, Colin Crouch, Robert Dahl, Robert Michels, Kels en, Teologia politica, Giuseppe Maranini,
Nuova Repubblica, Randolfo Pacciardi, repubblica presidenziale, Costituzione itali ana, Drang nach Osten, September Programme, Washington consesus, Kurt W. Rothschild, Carl von Clausewitz, Vom Kriege, Della
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Rothschild”, “Hobbes”, “Putin”, “La grande bellezza”, “Carl Schmitt”, John Kerry”, “Sancho Panza”, “dottrina Wolfowitz”, “Wolfowitz”, Wolfowitz Doctrine”, Washington consensus”, “Hugo Chavez”, “Obama”
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