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Narrare il Territorio: Dispositivi e Strategie d'Innovazione per gli Spazi Percepiti

Authors:
  • Information Technologies Institute (ITI) / LARSyS

Abstract

Osserviamo due importanti cambiamenti che coinvolgono molte realtà territoriali. Da una parte la loro identità è in costante trasformazione; un cambiamento che si traduce nella progressiva perdita del senso di appartenenza al luogo. Contemporaneamente, l'industria turistica registra un aumentato interesse verso le mete minori e il turismo motivazionale, alla ricerca di un'esplorazione culturale e esperienziale dei luoghi. Per affrontare le sfide che l’attuale scenario propone, il design della comunicazione per lo spazio urbano necessita di nuovi paradigmi. Il degrado delle identità territoriali è proporzionale alla caducità dei significati e alla rapidità con cui tutto si trasforma. Rappresentare i luoghi è un'operazione concettuale prima che estetica. Occorre sempre di più un design che funzioni da ‘dispositivo di decodifica’ e rilettura, capace di mostrare punti di vista e memorie ancora esistenti anche se invisibili. In questo paper saranno trattati i temi dell’ ‘accesso comunicativo’, inteso come strumento per tradurre e rappresentare lo spazio urbano, le sue molteplici identità e alterità. Il design della comunicazione si avvia così a diventare un punto d’incontro tra comunicazione funzionale (di orientamento) e il progetto di contenuti di approfondimento – dalla rappresentazione cartografica allo ‘spazio percepito’ -, al fine di creare una connessione tra cultura, turismo e territorio.
A Matter of Design|Proceedings of the 5th STS Italian Conference
201
Narrare il Territorio: Dispositivi e Strategie
d'Innovazione per gli Spazi Percepiti
Giovanni BAULE, Daniela Anna CALABI and Sabrina SCURI*
Politecnico di Milano
Osserviamo due importanti cambiamenti che coinvolgono molte realtà
territoriali. Da una parte la loro identità è in costante trasformazione; un
cambiamento che si traduce nella progressiva perdita del senso di
appartenenza al luogo. Contemporaneamente, l'industria turistica registra un
aumentato interesse verso le mete minori e il turismo motivazionale, alla
ricerca di un'esplorazione culturale e esperienziale dei luoghi. Per affrontare
le sfide che l’attuale scenario propone, il design della comunicazione per lo
spazio urbano necessita di nuovi paradigmi. Il degrado delle identità
territoriali è proporzionale alla caducità dei significati e alla rapidità con cui
tutto si trasforma. Rappresentare i luoghi è un'operazione concettuale prima
che estetica. Occorre sempre di più un design che funzioni da ‘dispositivo di
decodifica’ e rilettura, capace di mostrare punti di vista e memorie ancora
esistenti anche se invisibili. In questo paper saranno trattati i temi dell’
‘accesso comunicativo’, inteso come strumento per tradurre e rappresentare
lo spazio urbano, le sue molteplici identità e alterità. Il design della
comunicazione si avvia così a diventare un punto d’incontro tra
comunicazione funzionale (di orientamento) e il progetto di contenuti di
approfondimento dalla rappresentazione cartografica allo ‘spazio
percepito’ -, al fine di creare una connessione tra cultura, turismo e territorio.
Keywords: Communication design; aesthetics of innovation; perception
1. Scenari Contemporanei
I territori sono, per loro natura, realtà dinamiche e in continua
trasformazione; un processo questo che nel contesto attuale è diventato
ancora più rapido. L'effetto di tale accelerazione si traduce nella difficoltà a
metabolizzare i cambiamenti in atto e quindi nella progressiva perdita del
senso di appartenenza al luogo. Ne risulta che molte realtà territoriali si
* Corresponding author: Sabrina Scuri | e-mail: sabrina.scuri@polimi.it
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trovano oggi ad affrontare una profonda crisi di identità, riducendosi spesso
a meri spazi di transito e mancata appropriazione.
Contemporaneamente, anche l'industria turistica registra importanti
cambiamenti quali l'aumentato interesse verso le mete minori e il turismo
motivazionale, alla ricerca di esperienze autentiche (MacCannell, 1976). Gli
attori di questo complesso sistema sono oggi più attenti alle realtà locali,
all’esplorazione dei territori diffusi e a quelle esperienze che contemplano
contemporaneamente gli aspetti naturali e sociali del territorio. Il cosiddetto
‘turismo culturale’ si sta diffondendo, determinando la crescita della
domanda (Martelloni, 2007).
In questo contesto diventano fondamentali le identità inedite che
potremmo definire di transizione perché descrivono il processo evolutivo di
un luogo; sono gli ‘habitus’ che nel tempo lo hanno modellato. Descriverle
significa favorire la comprensione della realtà profonda del territorio,
portando le comunità locali alle radici della memoria condivisa. Per ricucire
questo legame bisogna rendere visibile il ‘paesaggio’ - inteso come una
determinata parte di territorio ‘il cui carattere risulta dall'azione di fattori
naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni’ (Council of Europe, 2000, p. 9)
e quindi soddisfare i turisti motivati a entrare in contatto con gli aspetti
naturali, culturali e sociali di un territorio. L'assunto è che il paesaggio è un
fenomeno percettivo e pertanto rientra nell'ambito delle esperienze
estetiche (D'Angelo, 2003).
Il design della comunicazione per lo spazio urbano necessita di nuovi
strumenti e format per l'interfacciamento comunicativo con i luoghi.
Interfacciarsi con il territorio significa prima di tutto interpretarne il
significato, passando dallo spazio percepito allo spazio praticato e esperito:
è una questione estetica - intesa come conoscenza derivante dall'esperienza
sensibile - e quindi percettiva. Le strategie d'innovazione qui suggerite
risiedono perciò nelle dinamiche estetico-percettive attraverso cui narrare
le identità dei luoghi.
Esistono già diverse interessanti sperimentazioni, spesso a cavallo tra
arte e design, che costituiscono un possibile corpus d'analisi utile ad una
ricerca fenomenologica finalizzata ad individuare modelli progettuali per
una comunicazione del territorio inteso come spazio percepito. Di seguito
sono presentati tre casi studio che differiscono rispettivamente tra loro per
il peso dato alla componente immersiva, emozionale e interattiva della
narrazione.
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1.1. Meditazioni Mediterraneo
Meditazioni Mediterraneo è uno degli ambienti sensibili progettati da
Studio Azzurro, allestito nel 2002 a Castel Sant'Elmo (Napoli). Si tratta di un
percorso espositivo realizzato mediante video-installazioni che riproducono
cinque paesaggi emblematici di un ‘itinerario nei sensi e nei luoghi del
Mediterraneo’ (Studio Azzurro, n.d.). L'esperienza del territorio qui
rappresentato è interattiva, emozionale e fortemente immersiva, ma è
proprio in quest'ultimo aspetto che risiede l'elemento di maggior interesse
del progetto. L'ambiente di Studio Azzurro è uno spazio dialogico all'interno
del quale ha luogo la percezione e l'esperienza del paesaggio. La dinamica
estetica che guida l'innovazione risiede nel processo relazionale e di mutuo
scambio che si instaura tra spazio espositivo e fruitore. Tale dinamica
produce un effetto immersivo grazie anche al supporto di tecnologie e
linguaggi espressivi specifici.
L'identità culturale e il paesaggio che caratterizzano l'area del
Mediterraneo sono resi visibili e sintetizzati nelle loro componenti più
evocative: gesti, materie, suoni e colori. La componente tecnologica, che
permette all'ambiente di essere ‘sensibile’, è lo strumento per produrre un
coinvolgimento attivo. Lo spazio, attraverso l'uso di sensori, reagisce alla
presenza dello spettatore. I paesaggi si aprono alla sua vista, gli vanno
incontro; si fanno sentire, toccare, esplorare.
1.2. Smellmap Milan
La Smellmap di Milano è una delle sensory maps realizzate da Kate
McLean, designer e appassionata di cartografia. Il concept alla base di
questa sperimentazione progettuale è ‘from Preconception to Perception’
(McLean, n.d.). Sulla mappa di Milano poggiano dei modelli che riproducono
gli edifici e le architetture simbolo della città. Da questi, per mezzo di
diffusori, vengono sprigionati gli odori che li caratterizzano - il profumo di
pomodoro e basilico esce da un ristorante, l'aroma dell'incenso circonda il
Teatro alla Scala mentre quello dell'erba si diffonde nei pressi dell'Arco della
Pace (McLean, n.d.). Qui la mappa non è il semplice piano della
raffigurazione, ma il terreno da cui sorge la città e sul quale si sviluppa
l'esperienza sensibile, resa possibile mediante l'impiego di soluzioni di tipo
tecnologico - che permettono di diffondere fragranze e grazie al
comportamento attivo degli utenti, invitati a spostarsi, interagire ed
esplorare lo spazio cartografico in tutta la sua fisicità.
In questo caso l'esperienza risiede prima di tutto nell'emozione.
L'innovazione è guidata da una dinamica di tipo simbolico e l'azione estetica
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riguarda la sfera del linguaggio espressivo. L'osservatore diventa esploratore,
individua i volumi, li può toccare con mano; ma è soprattutto grazie alla
stimolazione del senso dell'olfatto che la McLean riesce a trasformare
l'esperienza in emozione. Il dato olfattivo ha la caratteristica di essere tra
tutti il più memorabile; accompagnato da un'elevata carica emotiva, è
capace di evocare immagini e ricordi e stimolare gli altri sensi. L'odore è un
‘particolare immenso’ (Bachelard, 1973); è lo strumento che ci porta fino al
cuore delle cose, alla scoperta dell'intimo della città.
1.3. Pulse Front
Pulse Front è un'installazione realizzata nel 2007 dall'artista Rafael
Lozano Hemmer presso l'Harbourfront di Toronto. L'opera consiste nella
proiezione ad intermittenza di dieci fasci luminosi che si perdono nel cielo
della città. Ciascun proiettore è governato da una installazione in metallo
che, attraverso un sistema integrato di sensori, misura le pulsazioni dei
passanti che si fermano ad interagire con essa. La frequenza cardiaca del
soggetto e le sue variazioni vengono registrate e convertite in impulsi
luminosi, tramite un sistema computerizzato che orienta i proiettori e li
attiva. Ne risulta una visualizzazione su scala urbana, scenografica ed
emozionale, dei ritmi vitali di un'intera città. Questo progetto ha un
carattere fortemente interattivo. L'innovazione è guidata dalla componente
tecnologica che, attraverso i linguaggi espressivi impiegati e i
comportamenti messi in atto dagli utenti, dà luogo all'esperienza. I soggetti
coinvolti sono allo stesso tempo osservatori e creatori di uno spazio da
percepire e praticare; uno spazio dinamico, mutevole e umorale. La
presenza dell'utente è l'elemento che connota il paesaggio che, a sua volta,
restituisce l'immagine dei suoi abitanti.
Quelle descritte sono solo alcune delle numerose sperimentazioni
artistico progettuali in cui la dimensione percettiva si fa strumento per la
narrazione del territorio. Interazione, emozione ed immersione sono tutti
aspetti dell'esperienza sensibile, che ritroviamo, con pesi diversi, all'interno
di ciascuno dei progetti presentati. Nel caso di Meditazioni Mediterraneo, è
prevalente il carattere immersivo supportato dalla componente emozionale
(data dall'uso di linguaggi evocativi) e da quella interattiva (ottenuta grazie
all'impiego di specifiche tecnologie). Qualunque sia l'aspetto che più di tutti
caratterizza l'esperienza vi è una costante: la presenza di un corpo
impegnato nella percezione dell'ambiente, sia esso reale o rappresentato. A
livello progettuale questo si traduce nella necessità di adottare strategie di
innovazione basate sull'azione estetica intesa come ‘puro concetto
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razionale della bellezza’ (Schiller, 1998, p. 103) -, capaci di svelare e rendere
percepibili i segni del legame profondo e intangibile che esiste tra uomo e
territorio.
2. Estetica dell'Accesso
L'accentuato degrado degli assetti territoriali, dei vincoli di appartenenza
e di autoriconoscimento e, dunque, la generalizzata perdita di quelle che
vengono generalmente individuate come identità dei territori, vanno
rapportate ai ‘processi di scomposizione degli assetti spaziali esistenti e alla
loro ricomposizione territoriale secondo le esigenze funzionali e i modelli
organizzativi propri delle nuove realtà economiche, sociali, culturali,
urbanistiche’ (Scaramellini, 2012).
Va dunque ipotizzato un complessivo ripensamento dei modi e delle
culture che stanno alla base della comunicazione del territorio in tutte le sue
forme, nei contenuti di narrazione e nei formati comunicativi.
La condizione di riconfigurazione dei codici spazio-territoriali induce,
infatti, a tipologie di innovazione anche sul piano comunicativo: a una
radicale riconfigurazione dei modi e dei dispositivi della comunicazione che
a loro volta, quasi specularmente, possano agire in termini di una
‘ricomposizione comunicativa’ e di una riabilitazione di senso a fronte della
frammentazione e della perdita semantica degli assetti territoriali.
Assumiamo, tra i molti possibili, alcuni riferimenti atti a circoscrivere i
paradigmi di innovazione relativi che interessano la narrazione dei territori.
In primo luogo, va tenuto in conto l'ampio dibattito suscitato dalle tesi di
Carlson (1979) e i tre modelli di ‘apprezzamento estetico dell'ambiente’
(‘object model’, ‘landscape model’, ‘enviromental model’ - quest'ultimo da
lui patrocinato -) che hanno posto in evidenza, da una parte, i limiti delle
categorie che assimilano l'apprezzamento estetico dei luoghi a quello delle
opere d'arte - il modello formalista -, dall'altra, i limiti dei modelli basati sul
puro cognitivismo scientifico, non ultimo il principio dell'order appreciation
(Carlson, 2000) che instaura rigide relazioni tra categorie scientifiche e
esperienza estetica, così come tutte le varianti scientiste a partire dall'
‘habitat theory’ in Appleton (1996).
In secondo luogo va considerata la necessità di una costante critica alle
teorie della riduzione del paesaggio a veduta che coinvolgono
strumentalmente la stessa duplicità semantica del termine paesaggio
presente negli idiomi europei (Franceschi, 1997); così come va considerata
la divaricazione terminologica declinata secondo altre accezioni (‘territoriale’
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per i geografi, ‘ambientale’ per gli ecologi). Nel loro insieme, hanno ridotto
la ricchezza e la convergenza di connotazioni del principio unitario di
geosistema.
Inoltre non va sottovalutata a riguardo la generalizzata produzione di
culture-spettacolo, e conseguentemente di cittadini spettatori, che ha oggi
un'indiscutibile incidenza sui modelli della cultura diffusa. La
spettacolarizzazione del quotidiano, la mediatizzazione degli oggetti e degli
scenari di vita, l'estetizzazione del landscape urbano e del paesaggio
appaiono come processi inarrestabili e carichi di conseguenze. Installano
punti di vista, modificano modi della percezione, favoriscono tutti quegli
atteggiamenti che costruiscono quell' ‘uomo-spettatore’ che ne é il
principale prodotto collaterale. La costruzione dello sguardo come ‘sguardo
dello spettatore’ è l'elemento predominante nella storia presente e nel
sistema dei media che l'avvolge; in evidente, paradossale contraddizione
con le mitologie correnti della democrazia in rete e delle comunità
partecipanti.
Anche la comunicazione del territorio, e qualunque progetto per
dispositivi comunicativi che riguardino quest'ambito, sottintende dunque
due possibili e differenti concezioni alle quali poter fare riferimento: da una
parte, un ‘territorio-paesaggio-spettacolo’ di fronte al quale lo sguardo si
dispone passivamente; dall'altra, un paesaggio praticato, dove uno sguardo
attivo può penetrare quanto gli sta davanti in forma partecipata, con un
intento performativo.
‘É tenendo presente questi antitetici approcci che, tramite la
comunicazione e i suoi artefatti, si può riprodurre uno sguardo disposto per
il ‘già configurato’ o, all'opposto, uno sguardo predisposto alla continua
riconfigurazione di ciò che ci sta davanti e intorno. Nel primo caso si opera
nel senso della produzione, o della conferma, di stereotipi; nel secondo caso
ci si apre ad un paesaggio mobile, carico di possibili mutazioni di senso, di
feconde risemantizzazioni’ (Baule, 2013, p. 8).
Di conseguenza, si conferma l'ipotesi che la percezione estetica di un
luogo/paesaggio si pone sempre come organizzazione di dati percettivi e al
tempo stesso di dati di altro ordine: proiezioni immaginative, conoscenze
storiche, suggestioni letterarie e figurative, valori ecologico ambientali.
Si tenga presente, sul piano critico, quanto oggi l'immaginario tenda a
prevalere, il regime delle immagini a esondare fino a istituire quel regime
confuso di realtà e finzione che caratterizza il nuovo statuto
dell'immaginario e dunque, nel nostro caso, il nuovo statuto
dell'immaginario paesaggistico-territoriale. Ed è quanto, già secondo Morin
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(1982) con il suo ‘homme immaginarie’ - l'individuo metà reale e metà
immaginario -, la cultura di massa alimenterebbe, oggi più che in altre
epoche, il compromesso tra reale e immaginario. È all'interno di questo
‘compromesso’ che operano i dispositivi di comunicazione alla ricerca di un
equilibrio basato sulla connessione con il territorio praticato che escluda gli
effetti illusionistici di realtà sostitutive.
Si afferma così un generale principio di continuità sul piano comunicativo
che superi la separazione tra percezione ambientale e contenuti culturali
restituendo dimensione di complessità all'identità estetica dei luoghi; e in
particolare in favore dei luoghi ‘non convenzionali’, cioè non riconosciuti
dalle suggestioni della cultura di massa ed estranei agli stereotipi
comunicativi.
È conseguente il riconoscimento, sul piano generale, che tutti i luoghi
hanno una valenza estetica e che è questa valenza a costituirne l'identità e
l'individualità. Ne conseguono anche: a) il superamento dell'eccezionalismo,
dell' extra-ordinario nell'attribuzione di valore, che comporta un
ribaltamento della tradizionale nozione di ‘emergenze territoriali’ (fondata
sulla tradizione dei ‘mirabilia’ e, poi, dei ‘landmark’) e delle relative
gerarchie che selezionano ed escludono a discapito dei contesti e dei luoghi
genericamente classificati come ‘minori’; b) una critica di fondo al modello
turistico di massa, nonché dello stesso turismo culturale di consumo, già
propugnata nell'ambito dei Cultural Tourism Studies.
In questo quadro si conferma il ‘design dell’accesso’ come parte
fondante del design della comunicazione; il progetto della comunicazione ne
determina, infatti, le modalità, mette in figura le forme di accesso al
contenuto, al messaggio. Riferirsi al design dell’accesso significa concentrare
l’attenzione sull’ingresso, sul momento di passaggio che conduce
all’obiettivo, che rende concreti la possibilità e il diritto di accedere a un
contenuto. È il baricentro in cui si focalizza l’essenza di un atto comunicativo,
ma anche il passaggio che ne decreta l’esito. Assume una funzione
strategica nel progetto di comunicazione per il territorio.
Il design della comunicazione assume in questo senso un ruolo di
facilitatore e rende possibile, grazie al suo ruolo registico e di mediazione,
l’accesso a contenuti comunicativo-informativi da un punto di vista
funzionale e simbolico, permettendo alle diverse fasce di utenza di agire in
contesti in continua evoluzione e per questo sempre più complessi:
consente di interagire con diverse tipologie di dispositivi (analogici/digitali);
aiuta a comprendere e relazionarsi con oggetti tridimensionali, spazi fisici e
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spazi virtuali; facilita l’organizzazione, la diffusione, la condivisione del
sapere; favorisce nuovi modelli di apprendimento.
Il design della comunicazione svolge, sul piano generale, un’attività di
tipo trasformativo e, attraverso gli artefatti e i sistemi progettati, è in grado
di guidare le scelte e i comportamenti dei destinatari, modificando la
percezione che essi hanno della realtà in cui operano, una funzione di
sensibilizzazione verso problemi ed emergenze di natura sociale, ambientale,
in un contesto che presenta rilevanti criticità a livello sia locale, sia globale e
che rende necessarie condotte sostenibili e responsabili.
Nel nostro caso, l'obiettivo perseguito nell'ambito del design della
comunicazione è l'individuazione di dispositivi di accesso comunicativo
basata su narrazioni di inedite forme-significato, nuovi linguaggi e contenuti
‘di profondità’.
La strategie di narrazione propongono la risultante diegetica come
piattaforma di convergenza in grado di unificare componenti simboliche,
valoriali, comportamentali tali da ricondurre la natura e la storia all' identità
estetica dei luoghi.
Selezionati linguaggi di traduzione multimediale sono in grado di
declinare, unificare e orientare i livelli comunicativi di sistemi di narrazione
profondi.
L'esperienza di ‘abitanti’ e ‘viaggiatori’ (figure di ‘turismi’ ampiamente
rivisitate) - può contare su nuovi dispositivi di decodifica all'interno di una
‘rimediazione’ della comunicazione dei territori.
3. Percezione e Comunicazione
Il design della comunicazione può avviare un processo attivo di
interventi con lo scopo di rinnovare, valorizzare e restituire senso: un
cambiamento estetico, inteso come la modifica percettiva che si genera
dall’effetto della pratica del territorio e dall’esplorazione guidata. L’ipotesi è
quella di un approccio progettuale capace di considerare il valore indotto da
un’estetica generata dall’esplorazione, quindi dal corpo in movimento e
dall’immersione in contenuti multimediali. Un'estetica dal basso, fondata sul
concetto di percezione ingenua o di ‘prima impressione’ (Griffero, 2010).
L’approccio del design della comunicazione al territorio si riferisce cioè a
una conoscenza sensibile, non solo logica; un sapere che riflette sulla
presenza corporea e sulla pratica immersiva nel territorio, che assume
seriamente il compito di comprendere la realtà di ciò che si mostra,
prendendo a parametro il sentire nel corpo, per elevare la conoscenza.
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L’esplorazione e la contemplazione dei paesaggi funziona da cerniera tra
le identità e le culture, soprattutto perché implica nuove modalità di
fruizione dei territori. A mutare è il concetto di viaggio: esso si orienta ad
assumere le forme di un'esplorazione finalizzata all’emozione, non per forza
rivolta alle memorie, piuttosto alle trasformazioni.
La risposta progettuale del design nasce da queste considerazioni e
sviluppa una comunicazione strategica, che integra la promozione dei beni,
delle attività e delle tradizioni culturali in una esperienza estetica della
pratica territoriale, del paesaggio e degli ambienti urbani. Il fine è un legame
rinnovato tra le identità, le culture, il territorio.
Il paesaggio italiano è ricco di frammenti di identità, stratificate e non
sempre visibili, di cui restano ‘tracce’ (segni minimi). La loro concentrazione
nell’ambiente connota tali tracce come segni immagine, in quanto
permettono di risalire a fatti, storie e avvenimenti, a loro volta rappresentati
da immagini e narrazioni di varia natura.
L’interpretazione di queste tracce sul territorio, anche minime, e il
progetto della loro associazione all’insieme documentale (multimediale e
multimodale) di riferimenti storici, sociali, antropici, naturali, ecc.,
rappresenta la strategia d'innovazione di un processo comunicativo
coerente e coinvolgente degli spazi percepiti, rivolto ad un moderno
esploratore dell’urbano. Le tecnologie si prestano alla sincronizzazione dei
documenti e alla loro geo-localizzazione, ancorandoli ai luoghi ai quali sono
riferibili; ma l’architettura dei contenuti e i paesaggi non possono essere
semplicemente ‘sovrapposti’ (come in parte tentano le attuali realtà
aumentate) per diventare effettiva esperienza estetica.
Assunto che comunicare le identità compresenti in un luogo è
un’operazione concettuale, prima che estetica, è necessaria piuttosto una
complessa operazione editoriale.
Si tratta, in sostanza, di rendere accessibile il ‘paesaggio emozionale’
(inteso connaturato al rapporto dialogico tra esseri umani e paesaggi)
affinché sia restituita quella traduzione sensibile (estetica) di contenuti, in
origine con linguaggi e forme di scrittura diversi e slegati, su di un'unica base
cartografica.
Il design della comunicazione assume il ruolo di strumento di traduzione,
sui piani della ‘raffigurazione’ (rappresentazione) e della ‘trasfigurazione’
(piano dell’espressione).
Entrambi tali piani comunicativi trasmettono immagini. Il primo offre
informazioni sulla realtà esterna percepita (che rappresenta); il secondo
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offre informazioni sulla realtà interiore ed è frutto dei sentimenti, della
cultura e delle proiezioni personali nel mondo (Calabi, 2013).
La fenomenologia della comunicazione di fatto non è espressa soltanto
dal contenuto trasmesso, ma anche e soprattutto da quello che accade con
chi riceve. Il design si fa interprete di questa duplicità nell’interazione
comunicativa, perché i processi della rappresentazione e dell’espressione
richiedono una traduzione in sintesi percettive comprensibili, capaci di
allestire un’esperienza partecipata.
L’indagine filosofica offre molteplici interpretazioni sulla percezione
dello spazio, nel tentativo di chiarire come avviene la comune comprensione
dei dati che provengono dal mondo sensibile esterno. Di certo si può fare
riferimento ai modelli di spatium e topos di matrici cartesiana e aristotelica,
come agli approfondimenti di ‘estetica atmosferica’ di Gernot Böhme (2010).
Parte dello sviluppo della ricerca teoretica e scientifica, dal Novecento
fino agli ultimi anni (Gallese, 2010), pone sempre p attenzione all’essere
umano ‘fisico’ e a ciò che percepisce quando si trova in un ambiente.
L’attenzione, cioè, si sposta dal concetto di spazio cartesiano, misurabile, a
quello determinato dalla presenza corporea, fino a definire il concetto di
‘spazio atmosferico’. In questo senso è significativo il discorso di Gernot
Böhme sull’atmosfera, che evolve dalle riflessioni di Alexander Gottlieb
Baumgarten.
Attraverso la costruzione di moodboard, il designer esplicita l’umore, il
tono, il sentimento, o, ancora, l’ ‘estetica dei contenuti’ come somma di
elementi evocativi; se si tratta di un paesaggio questa immagine riassume gli
aspetti ‘meta-turistici’ con un approccio mirato e più ‘intimo’, adatto per
una comunicazione mirata al coinvolgimento e all'esperienza.
Il design della comunicazione per il territorio si avvia a costituire un
punto d’incontro tra la progettazione di una comunicazione funzionale (di
orientamento) e l’approfondimento dei contenuti a diversi livelli (estetico in
primis); dalla raffigurazione cartografica allo ‘spazio percepito’ (Calabi,
2013).
Il presupposto, per nulla semplice, è una questione di interfaccia.
Interfacciarsi con il territorio significa ‘mettersi nella condizione per cui
quel paesaggio possa svelarsi, fare ancora uno sforzo con il nostro corpo:
bisogna andarci, camminarci, immergersi senza preconcetti culturali, farne
un’esperienza diretta’ (Careri, 2006).
L’interazione con il contesto presuppone la capacità e l’implicita
possibilità di entrare in contatto con il luogo per interpretarne il senso, con
uno spostamento percettivo dall’ottico all’aptico (Panofsky, 1984), cioè dalla
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visione all’esplorazione tridimensionale attraverso il corpo. Questa capacità
interpretativa può essere progettata, per permettere la formazione
dell’esperienza, la produzione di senso e l’emozione della scoperta.
Eric J. Leed (2007) ricorda che alla radice indoeuropea della parola
‘esperienza’ si legano significati relativi al movimento e al viaggio,
quest’ultimo inteso come percorso di accrescimento personale tramite
l’ambiente.
Alcune di queste riflessione sono state applicate a un progetto di ricerca
applicata al territorio della Lomellina, a sud di Milano.
Il territorio presenta caratteristiche rurali e naturali interessanti, con
puntuali presenze architettoniche storiche anche notevoli. Non è
considerabile un territorio con carattere turistico; nonostante abbia identità
culturali decise, non presenta un assetto territoriale leggibile, apparendo
piuttosto diffuso e omogeneo, incomunicante valori e memorie.
L’indagine dei documenti riferiti al territorio in esame ha rivelato la
scarsità di contenuti attrattivi artistici, naturalistici o storici in senso
tradizionale per il profilo turistico medio, tali da incentivare la pratica
territoriale e portare a esplorare fisicamente i luoghi (ricerca dell'esperienza
estetica). Dall’analisi preliminare è stato osservato che il contesto
comunicativo del territorio campione, e le attuali strategie di promozione,
riguardano quasi esclusivamente la produzione editoriale cartacea.
Intervenire sulle tracce minime, non solo fisiche (dalle leggende alle
rovine di antichi mulini), si è rivelato quindi essenziale; ‘agendo sulle
identità esistenti, compresenti e ‘celate’, il progetto di design della
comunicazione vuole restituire identità riconoscibili e leggibili’ (Calabi, 2013,
p. 24).
Per la Lomellina sono stati quindi sperimentati formati e strategie atti a
coordinare i contenuti sia in forma predittiva (durante l’approfondimento
prima dell’immersione nel territorio), sia in forma geo-localizzata in
prossimità dei luoghi, per ancorarli e localizzarli sul territorio anche laddove
non esiste molto di visibile, mentre può esistere immaginazione.
Lo scopo della ricerca è verificare come progettare l’esperienza dei
luoghi e dei contenuti senza sovrapposizione, piuttosto interazione,
lasciando spazio al moodboard, all’atmosfera e all'esperienza estetica.
Affinché il progetto editoriale dei contenuti sia organizzato, la
rappresentazione degli stessi su base cartografica è il fondamento di un
sistema codificato per l’orientamento e l'interfacciamento con il territorio.
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La base cartografica non è una componente funzionale (strumentale) del
progetto di comunicazione del territorio: è il punto di incontro, lo ‘spazio’
sul quale convergono funzione e significato (Calabi et al., 2013).
Nel progetto per la Lomellina la rappresentazione cartografica del
territorio diventa l’interfaccia del sistema, lo strumento principale che
consente all’utente di orientarsi e accedere ai contenuti (le tracce
significanti), navigando a diversi livelli di approfondimento e di effetto
immersivo.
Essendo il territorio un organismo dinamico, stratificato e frammentato,
la componente comunicativa di approfondimento deve essere
necessariamente strutturata a diversi livelli; si deve cioè innanzitutto
compiere un processo (estesico) di ascolto e interpretazione dei diversi
linguaggi (e codici), per poi procedere con la creazione di contenuti attuali e
comprensibili da tutti (processo poietico). In pratica, le tracce (materiali e
immateriali), raccolte e tradotte in contenuti, devono essere presentate
attraverso modalità ogni volta specifiche. Il fine progettuale è implementare
una modalità di racconto nella quale la realtà dei luoghi viene vissuta
continuamente come ‘aumentata’, perché nella percezione degli spazi
convergono contenuti specifici e comunicazioni coerenti.
Nel progetto di ricerca applicata alla Lomellina, sono stati quindi indagati
e selezionati alcuni modelli (format di linguaggi) per produrre sintesi
percettive e il più possibile ‘immersive’; a partire dalle tradizionali gallerie
fotografiche, per arrivare a immagini ad effetto tridimensionale, si
ricostruiscono i contenuti in un insieme di format coordinati e legati alla
base cartografica.
4. Conclusioni
Le realtà territoriali europee sono soggette a un’evidente e costante
stratificazione di identità sociali che mescolano memorie e culture;
contemporaneamente abbiamo osservato essere in atto un profondo
mutamento che coinvolge il settore del turismo. Si tratta di un processo di
trasformazione profondo, che coinvolge il significato stesso di territorio, lo
amplia avvicinandolo sempre di più al concetto astratto di paesaggio (che
contempla contemporaneamente aspetti naturali, culturali e sociali del
territorio).
Cosa ci incanta di fronte a un paesaggio? Questa è la domanda che si
pone Ugo Morelli (2010).
Narrare il Territorio: Dispositivi e Strategie d'Innovazione per gli Spazi Percepiti
213
Alla identità unica e totalizzante, obiettivo della tradizionale immagine di
marca, non competono più le polifoniche identità contemporanee dei
territori moderni. Da molti anni il design della comunicazione sperimenta
paradigmi multimediali e multimodali, rinnovando i caratteri espressivi e i
canoni estetici, per orientare nell’esplorazione dei paesaggi attuali.
La vocazione archetipa del design della comunicazione riguarda il tema
dell’ ‘accesso comunicativo’: tema fondativo, la cui vocazione alla
traduzione in linguaggi comprensibili ben si presta alla decodifica delle
memorie dell’urbano. Quindi, a fronte della difficile interpretazione delle
nuove identità, il design della comunicazione si concentra sulla definizione
degli strumenti per la risemantizzazione dei luoghi, promuovendo la pratica
di percorsi che privilegiano punti di vista coinvolgenti.
La strategia progettuale si sposta così sull’organizzazione delle
informazioni e dei linguaggi, per aumentare la percezione degli spazi fisici; il
design si articola tra la progettazione di una comunicazione funzionale (di
orientamento) e l’approfondimento dei contenuti, dalla raffigurazione
cartografica, allo spazio fisicamente percepito, alla dimensione estetica.
Se il paesaggio è un'esperienza estetica, fare design della comunicazione
per il territorio significa tradurre, interpretare e rendere accessibili le parti e
il tutto, gli elementi che lo compongono (spesso difficili da rappresentare) e
il sentimento d'insieme; l'estetica diventa processo di innovazione
comunicativa, in una rappresentazione compiuta che si fa identità.
Questo orientamento del design della comunicazione per il territorio si
concentra sull’accesso comunicativo alla ricerca di nuovi legami empatici
con gli spazi fisici; oltre a essere terreno di sintesi comunicative, finalizza
l’esperienza partecipata dei luoghi intorno a percorsi che privilegiano punti
di vista non convenzionali.
Attribuzione dei paragrafi
Il presente lavoro deriva dalla collegiale condivisione degli autori: il paragrafo 1 è
di Sabrina Scuri, il paragrafo 2 è di Giovanni Baule, il paragrafo 3 è di Daniela Calabi,
il paragrafo 4 di tutti gli autori.
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Article
This paper focuses on the relationship between the reactivation of the built environment and social innovation. This theme is investigated through the triad: "project, technology and creativity", which at the operational level of research, leads to the paradigm of the active protection of patrimony. The research documents possible ways of using common goods to produce lasting socio-spatial effects, strengthening the ecosystem of creative and cultural businesses and contributing to qualitative improvement. The aim is to understand how it is possible to trigger a virtuous renewal process of both the content activities and the containing structures, combining the production of new culture and the regeneration of spaces. This process should be nourished by the continuous exchange between tangible and intangible culture, public and private interest and the crossover between old and new cultural production. Special attention is given to initiatives that support the renewal of vocations and the building of new strategies for various realities in crisis.
Article
Full-text available
This paper explores the relation between art and design shifting it into the relation between aesthetics and innovation. Art, is warm polarity of “aesthetic action”, functions as “agency” in the settlement of innovation, through strategies that can be analysed to define some replicable processes applicable to the design context. The proposal is based on a triad of interactions among aesthetics (art) and innovation (design) that are technological aesthetics, symbolic aesthetics and relational aesthetics, which have respectively as drivers for innovation, new technologies, languages, behaviour and lead to new forms-function, forms-meanings and forms-process, covering the different scales of images/communication, objects/products and spaces/interiors in art/design. Key words: designart, product design, aesthetics of innovation, symbolic, relational, technological aesthetics.
Article
Full-text available
The problem of false consciousness and its relationship to the social structure of tourist establishments is analyzed. Accounts of travelers are examined in terms of Erving Goffman's front versus back distinction. It is found that tourists try to enter back regions of the places they visit because these regions are associated with intimacy of relations and authenticity of experiences. It is also found that tourist settings are arrenged to produce the impression that a back region has been entered even when this is not the case. In tourist settings, between the front and the back there is a series of special spaces designed to accommodate tourists and to support their beliefs in the authenticity of their experiences. Goffman's front-back dichotomy is shown to be ideal poles of a continuum, or a variable.
Conference Paper
The modern urban environment interlinks social and morphological transformations that determine powerful mutations in the landscape. In a time of “dematerialization”, to enhance the value of the place identity is a Communication Design aim: the current necessity is to find some new suitable languages and tool able to describe the contemporary city in its complexity. It is argued the strategic necessity of Communication Design projects able to give back meaning to places through the creation innovative interfacing between the visitors and the places. The model of formats, before designed for traditional media, are changing their structure and are implemented to give answer to the new models of digital communication. New media and digital devices, as smart phones and tablets, allow new access to information fruition; in fact the contents are becoming even more dynamic, interactive and participative. Since many years the Communication Design, Multimedia Format Research Unit of Indaco Department (Politecnico di Milano) is developing researches and projects in order to implement formats and systems to communicate urban spaces. Among several European and international design projects we might mention those most oriented to represent the sense of places and guide to experiential exploration (e.g. digital touristic guide, sound tours, emotional maps, Augmented Reality applications, etc.). These projects use experimental, traditional and artistic forms in order to communicate the city transformations. We can map and analyze the selected project through functional features, properties and communicative aims. Our research has led to the identification of a strong tendency to media convergence. The method used to map communication design projects for urban space and their features were applied in the didactical laboratory and Master thesis. An interesting example of master degree project for place exploration was applied on Lomellina, a non-tourist area of the Lombardia region in Italy. The project used interesting visual representation of the selected area in order to organize an unconventional tourist guide.
Book
Now in paperback, Aesthetics and the Environment presents fresh and fascinating insights into our interpretation of the environment. Traditional aesthetics is often associated with the appreciation of art, but Allen Carlson shows how much of our aesthetic experience does not encompass art but nature--in our response to sunsets, mountains or horizons or more mundane surroundings, like gardens or the view from our window. Carlson argues that knowledge of what it is we are appreciating is essential to having an appropriate aesthetic experience and that a scientific understanding of nature can enhance our appreciation of it, rather than denigrate it.
The Experience of Landscape La poetica della rêverie
  • J Appleton
Appleton, J. (1996) The Experience of Landscape. New York: Wiley. Bachelard, G. (1973) La poetica della rêverie. Bari: Dedalo.