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Abstract

Il pulcino di rapace notturno è uno dei pazienti più comuni nei centri di recupero e spesso può capitare che venga portato a visita anche in clinica o in ambulatorio. I giovani Strigiformi lasciano il nido all’incirca dopo 30 giorni dalla schiusa delle uova, prima che il loro piumaggio sia completamente sviluppato. A questo stadio i piccoli dipendono ancora dai loro genitori per il cibo per altri 1-3 mesi e si spostano fra i rami (‘branching’) o sul terreno nelle aree circostanti il nido. Molti dei piccoli vengono raccolti dai passanti in questa fase, quando sembrano apparentemente indifesi e abbandonati. Sono state ipotizzate diverse cause per il comportamento dell’involo prematuro, come ad esempio evitare l’arrivo di predatori al nido, impedire fenomeni di parassitismo nel nido, una miglior termoregolazione (i pulcini ricercano posatoi più freschi) ed evitare l’interferenza umana. Le specie più rappresentate nei CRAS sono la Civetta (A thene noctua) e l’Allocco (Strix aluco), in considerazione di una maggior presenza di coppie nidificanti sul territorio nazionale. Molti dei pulcini che vengono ricoverati nei CRAS sono soggetti sani, raccolti perché supposti ‘orfani’ o perché la posizione del loro nido confliggeva con attività umane (es. lavori nei sottotetti, pulizia di canne fumarie, etc); meno frequentemente si tratta di soggetti debilitati, feriti, con il piumaggio imbrattato o vittime di predazione (in genere da Corvidi o gatti). Scopo di questo articolo è fornire indicazioni per il primo soccorso dei pulli di rapace notturno, nonché suggerire delle norme di comportamento per il pubblico in presenza di piccoli strigiformi, con il fine di ridurre ove possibile il numero di ricoveri non necessari.
EXOTIC
EXOTIC
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D irettore Cristina Stocchino
Med Vet Sassari
Medicina e biologia della
Medicina e biologia della
fauna selva t i c a a u t o c t o n a
fauna selva t i c a a u t o c t o n a
A cura di
Cristiano Papeschi
Specialista in Tecnologia e patologia delle
specie avicole, del coniglio e della selvaggina
D ipartimento di Ecologia e Scienze Biologiche
Università degli Studi della Tuscia
Rivista ufficiale della SIVAE
n. 1 2013
INTRODUZIONE
Il pulcino di rapace notturno è uno dei pazienti più co-
muni nei centri di recupero e spesso può capitare che
venga portato a visita anche in clinica o in ambulatorio.
I giovani Strigiformi lasciano il nido all’incirca dopo 30
giorni dalla schiusa delle uova, prima che il loro piu-
maggio sia completamente sviluppato.
A questo stadio i piccoli dipendono ancora dai loro geni-
tori per il cibo per altri 1-3 mesi e si spostano fra i rami
(‘branching’) o sul terreno nelle aree circostanti il nido.
Molti dei piccoli vengono raccolti dai passanti in questa
fase, quando sembrano apparentemente indifesi e ab-
bandonati (Southern
et al
, 1954; Petty and Thirgood,
1989; Griffiths
et al
, 2010; M olina-Lopez and Darwich,
2011).
Sono state ipotizzate diverse cause per il comportamen-
to dell’involo prematuro, come ad esempio evitare l’ar-
rivo di predatori al nido, impedire fenomeni di parassi-
tismo nel nido, una miglior termoregolazione (i pulcini
ricercano posatoi più freschi) ed evitare l’interferenza
umana (Kristan
et al
, 1996).
Le specie più rappresentate nei CRAS sono la Civetta
(
A thene noctua
) e l’Allocco (
Stri x aluco
), in considerazio-
ne di una maggior presenza di coppie nidificanti sul ter-
ritorio nazionale (Tabella 1).
Molti dei pulcini che vengono ricoverati nei CRAS sono
soggetti sani, raccolti perché supposti ‘orfani’ o perc
la posizione del loro nido confliggeva con attività uma-
ne (es. lavori nei sottotetti, pulizia di canne fumarie,
etc); meno frequentemente si tratta di soggetti debilita-
ti, feriti, con il piumaggio imbrattato o vittime di preda-
zione (in genere da Corvidi o gatti).
Scopo di questo articolo è fornire indicazioni per il pri-
mo soccorso dei pulli di rapace notturno, nonc sugge-
rire delle norme di comportamento per il pubblico in
presenza di piccoli strigiformi, con il fine di ridurre ove
possibile il numero di ricoveri non necessari.
NOTE DI BIOLOGIA
Gli Strigiformi sono uccelli predatori dalle abitudini cre-
puscolari e notturne; occasionalmente possono essere
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EXOTIC FILES 1 - 2013
Primo soccorso e gestione
Primo soccorso e gestione
dei nidiacei di strigiformi
dei nidiacei di strigiformi
Alessia M ariacher Riccardo Gherardi
M ed Vet, l ibero professionista M ed Vet, l ibero professionista
TABELLA 1 - Consistenza delle popolazioni di rapaci notturni in Italia (numero di coppie nidificanti)
secondo Brichetti e Fracasso (2006)
Specie Consistenza Trend
Allocco (
Stri x aluco
) 30.000-50.000 Stabilità, decremento locale
Allocco degli Urali (
Stri x uralensis
) 1-5 Colonizzazione recente
Assiolo (
O tus scops
) 5.000-11.000 Decremento, stabilità o fluttuazione locale
Barbagianni (
Tyto alba
) 6.000-13.000 Decremento, stabilità locale
Civetta (
A thene noctua
) 40.000-70.000 Stabilità, decremento o fluttuazione locale
Civetta capogrosso (
A egolius funereus
) 1.500-3500 Stabilità, fluttuazioni locali
Civetta nana (
G l acidium passerinum
) 700-1.400 Situazione poco conosciuta, stabile
Gufo comune (
A sio otus
) 6.000-12.000 Incremento, fluttuazione locale
con espansione in centri urbani
Gufo di palude (
A sio flammeus
) 0 Sporadiche segnalazioni di nidificazione mai
documentate
Gufo reale (
Bubo bubo
) 250-340 Stabilità, decremento locale
EXOTIC FILES 1 - 2013
visti predare di giorno, soprattutto nella stagione in cui
hanno i piccoli da alimentare. Si caratterizzano per una
visione notturna ed un udito molto sviluppati e per il lo-
ro volo silenzioso. Le particolarità anatomiche salienti
sono l’assenza del gozzo e la disposizione delle orecchie
(Figura 1), una posta all’altezza degli occhi e una più in
basso per favorire la localizzazione delle prede; quelle
che vengono comunemente indicate come orecchie (ad
esempio nei nomi inglesi come ‘long-eared owl’ per il
gufo comune) sono in real dei ciuffi di piumaggio (Fi-
gura 2). In generale sono specie sedentarie ma alcune
manifestano comportamento migratorio, come l’assiolo.
Si nutrono prevalentemente di piccoli roditori, uccelli e
insetti e in minor misura anche di rettili, anfibi e lom-
brichi. Il consumo di prede intere consente di soddisfa-
re i fabbisogni nutrizionali di calcio, fosforo e vitamine.
Il materiale indigerito viene espulso dopo circa 12-24
ore dal pasto in forma di borra (Figura 3). La nidificazio-
ne avviene generalmente in cavità di alberi o all’interno
di edifici, anche abitati; alcune specie, come ad es. il gu-
fo comune, possono sfruttare anche nidi abbandonati di
rapaci diurni o Corvidi, oppure più raramente nidifica-
re sul terreno. Molte specie sono spiccatamente sinan-
tropiche, come ad esempio la civetta. Il periodo ripro-
duttivo avviene con maggior frequenza nei mesi prima-
verili-estivi (tra aprile e giugno); vengono deposte in me-
dia da 2 a 8 uova a seconda della specie, uova che ven-
gono incubate per circa 30 giorni generalmente dalla
femmina. Se vi è abbondanza di cibo possono prodursi
anche 2 o 3 nidiate per stagione, in caso contrario vi è
un ridotto tasso riproduttivo e possono verificarsi episo-
di di fratricidio nel nido. Alcune delle differenze più ri-
levanti tra le specie sono presentate nella Tabella 2.
INDICAZIONI PER IL PUBBLICO
Il cliente telefona:Ho trovato un gufetto abbandonato!.
Potremmo in tal caso fornire i seguenti suggerimenti:
1. In assenza di una immediata minaccia (es. gatti), evi-
tare di raccoglierlo subito, spiegando che i piccoli di
questi uccelli lasciano il nido prima di saper volare be-
ne. Osservare la situazione a distanza, eventualmente
ricontrollare dopo qualche ora se il piccolo sia ancora
li, se vi siano altri fratelli o se compaiano i genitori per
nutrirlo, in tal caso lasciarlo dove si trova. In caso di
dubbi contattare almeno telefonicamente un centro di
recupero per farsi consigliare sul da farsi.
2. Se il piccolo sta bene ma è in una posizione potenzial-
mente pericolosa, es. ai bordi di una strada o troppo
allo scoperto, può bastare spostarlo delicatamente in
un punto più riparato e sicuro, ma nelle immediate
vicinanze perc dipende ancora dai genitori.
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FIGURA 1 - Dettaglio dell’orecchio di un Gufo co-
mune.
FIGURA 2 - Ciuffi auricolari in un Gufo comune. FIGURA 3 - Borra di Gufo comune.
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TABELLA 2- Principali differenze tra le specie di Strigiformi in Italia relativamente alla fenologia, al-
la dieta, alla riproduzione ed al comportamento dei pulli (Chiavetta, 1992; Brichetti e Fracasso, 2006;
Della Pietà e Mastrorilli, 2008)
Specie Comportamento Dieta Covata Incubazione Età all’involo Periodo di
dipendenza
dai genitori
Allocco
(
Strix aluco
)Specie boschiva,
sedentaria.
Prevalentemente
notturno e
crepuscolare.
Principalmente
roditori, ma anche
uccelli, anfibi,
insetti, lombrichi.
Preda anche altri
rapaci notturni
come l’assiolo e la
civetta.
2-5 (1-6) uova.
Covata
singola.
28-30 giorni 32-37 giorni 3 mesi
Allocco
degli Urali
(
Strix uralensis
)
Specie boschiva,
sedentaria.
Prevalentemente
notturno e
crepuscolare.
Principalmente
piccoli mammiferi e
uccelli.
Marginalmente
anfibi e insetti.
2-4 (1-6) uova.
Covata singola. 27-29 giorni 33-40 giorni 3 mesi
Assiolo
(
Otus scops
)Migratrice regolare,
parzialmente
sedentaria nelle
regioni meridionali
e insulari.
Notturno.
Prevalentemente
insetti.
Secondariamente
anellidi e crostacei.
Più raramente piccoli
mammiferi, uccelli,
rettili e anfibi.
4-5 (2-7) uova
Una covata annua. 24-25 giorni 21-29 giorni 20-30 giorni
Barbagianni
(
Tyto alba
)Sedentaria,
migratrice
irregolare,
dispersiva;
crepuscolare
notturno.
Specializzato in
micrommammiferi,
meno
frequentemente
uccelli, anfibi e
rettili.
4-6 (2-11) uova
anche 2-3 nidiate
per anno se vi è
abbondanza di cibo.
27-34 giorni 50-55 giorni 3-5 settimane
Civetta
(
Athene noctua
)Sedentaria;
parzialmente
diurna;
sinantropica.
70% insetti, piccoli
mammiferi, uccelli,
rettili e anfibi.
3-6 (1-7) uova.
Covata singola, a
volte 2.
23-35 giorni 30-35 giorni 1 mese
Civetta capogrosso
(
Aegolius funereus
)Specie alpina,
sedentaria.
Notturna.
Piccoli mammiferi e
uccelli. Più
raramente piccoli
rettili e insetti.
3-7 (1-10) uova.
Covata singola. 28-36 giorni 28-36 giorni 5-6 settimane
Civetta nana
(
Glacidium
passerinum
)
Specie alpina,
sedentaria.
Notturna.
Piccoli mammiferi e
uccelli. Più
raramente piccoli
rettili e insetti.
4-7 (3-8) uova.
Covata singola. 28-29 giorni 27-34 giorni 1 mese
Gufo comune (
Asio
otus
)Frequenta ambienti
boscati, crepuscolare
notturno. Migratrice
regolare, dispersiva
tra ago-dic e
tra mar-apr.
Svernante regolare:
in inverno si
raccolgono in
dormitori comuni
(roost).
Piccoli mammiferi
(soprattutto
arvicole), uccelli,
ma anche rettili,
anfibi e insetti.
4-5 uova (2-7).
Covata singola,
raramente 2.
27-28 giorni 30 giorni 60-70 giorni
Gufo di palude
(
Asio flammeus
)Migratrice regolare.
Frequenta zone
umide, prati, pascoli
e incolti.
Parzialmente
diurno.
Piccoli mammiferi,
soprattutto arvicole,
uccelli, ma anche
rettili, anfibi e
insetti.
4-8 (4-16) uova.
Covata singola, a
volte 2.
24-29 giorni 24-27 giorni Alcune settimane
Gufo reale (
Bubo
bubo
)Sedentaria,
migratrice
irregolare,
dispersiva;
crepuscolare
notturno. Frequenta
zone accidentate
collinari e montane.
Mammiferi e uccelli
anche di grandi
dimensioni, anfibi e
rettili.
2-3 (1-6) uova. Una
covata annua, a
volte 2
34-37 giorni 50-60 giorni 3 mesi
EXOTIC FILES 1 - 2013
3. In presenza di lesioni evidenti o situazioni di perico-
lo raccogliere il pulcino (ci possiamo aiutare usando
dei guanti o un telo). Ricordare sempre alle persone
di preservare la propria incolumità e quella altrui pri-
ma di pensare a soccorrere un animale che si trovi in
una posizione sfavorevole (carreggiate stradali, albe-
ri, etc). Ricordare inoltre che i rapaci notturni feri-
scono con gli artigli piuttosto che con il becco.
4. Sistemare il pulcino in una scatola di cartone in cui
siano stati precedentemente praticati dei fori per
l’aerazione (i fori devono essere posti in basso, non
all’altezza degli occhi dell’animale); sul fondo della
scatola è possibile mettere dei fogli di giornale. La
scatola di cartone deve essere di dimensioni suffi-
cienti per non causare danno al piumaggio delle ali e
della coda (per lo stesso motivo, non utilizzare gabbie
in rete; in caso siano disponibili dei trasportini da
gatto preferire quelli in plastica chiusi). Tenere in
ambiente buio e tranquillo. Non somministrare asso-
lutamente acqua o cibo (l’animale potrebbe non esse-
re in grado di deglutire a causa di uno stato di debi-
litazione o di un trauma cranico, pertanto la valuta-
zione veterinaria è prioritaria).
5. Consegnare direttamente il pulcino al centro di recupe-
ro più vicino: l’elenco dei CRAS è disponibile sul sito
www.recuperoselvatici.it nella SezioneElenco CRAS.
6. Le autorità da contattare in caso di bisogno sono in
primis la Polizia Provinciale competente per territo-
rio, o eventualmente i Vigili del Fuoco al 115 per ca-
si particolari che richiedano un intervento in situa-
zioni di rischio (ad esempio animali intrappolati in
bacini idrici).
7. Se non è possibile consegnare il piccolo immediata-
mente, si dovrà provvedere ad alimentarlo, ma solo
in un secondo momento e dopo aver contattato il
CRAS più vicino per avere le adeguate informazioni.
CONTENIMENTO
La presa del piccolo deve essere delicata ma allo stesso
tempo decisa, in modo da non farlo spaventare e limi-
tando il più possibile il rischio che si possa ferire o dan-
neggiare il piumaggio nel tentativo di fuggire. Lo stress
deve essere sempre ridotto al minimo. Volendo ci possia-
mo aiutare con un paio di guanti o con un piccolo telo.
Un volta bloccato il modo migliore per contenere il pul-
cino e visitarlo è con una tecnica definita a mazzo di
fiori” oa cono gelato” (Figura 4), tenendo con una ma-
no le zampe, le ali distese dietro la schiena e la coda.
Questa posizione impedisce all’animale di poterci nuo-
cere e con l’altra mano abbiamo la possibilità di visitar-
lo. Se il piccolo è molto spaventato è consigliabile coprir-
gli gli occhi con un piccolo cappuccio.
PRIMA VALUTAZIONE CLINICA E
STABILIZZAZIONE
Inizialmente è consigliabile lasciare che il nuovo arriva-
to si calmi lasciandolo in una scatola chiusa, in luogo cal-
do, buio e tranquillo per qualche minuto. Quando l’ani-
male è tranquillo si può procedere alla pesata, alla valu-
tazione dello stato di idratazione e ad un esame fisico.
Assumere sempre una disidratazione del 5% per tutti i
nuovi pazienti. Nel caso sia ritenuto necessario reidra-
tarli, utilizzare una soluzione salina tiepida (ad esempio
NaCl 0.9% o Ringer lattato) per via sottocutanea (ad
esempio nella plica inguinale) o, nei casi gravi, endove-
nosa o intraossea (nel tibiotarso o nell’ulna). Non appa-
re consigliabile somministrare grandi volumi di fluidi
per via orale per il rischio di aspirazione (Fosco, 2007).
Nella valutazione clinica tenere presente che tra i proble-
mi pfrequenti negli Strigiformi vi sono le lesioni ocula-
37
FIGURA 4 - Esempio di contenimento in un gufo comune
EXOTIC FILES 1 - 2013
ri (Cousquer, 2005; Harris
et al
, 2008; Seruca
et al
, 2011),
quindi esaminare accuratamente gli occhi soprattutto in
caso di anamnesi di trauma (ulcere corneali, ifema). Suc-
cessivamente è consigliabile effettuare un esame delle fe-
ci (sia a fresco che in flottazione con soluzione salina) per
controllare l’eventuale presenza di endoparassiti.
STIMA DELL’ETÀ
La valutazione dell’e si basa principalmente sull’aspet-
to fisico del pulcino. Si veda ad esempio la Figura 5 che
mostra un piccolo di civetta in diverse fasi dell’accresci-
mento. Una galleria fotografica utile per la stima dell’età
negli allocchi può essere consultata online all’indirizzo
http://tinyurl.com/cnrpyya.
Per informazioni più precise si rimanda a testi speciali-
stici (ad esempio Ornitologia Italiana di Brichetti e Fra-
casso descrive i piumaggi di pullus, giovane, primo in-
verno-prima estate, secondo autunno-seconda estate e
soggetto adulto).
ALIMENTAZIONE
Ogni pulcino in grado di assumere e digerire corretta-
mente l’alimento dovrebbe ricevere una dieta il più pos-
sibile simile a quella naturale (prede intere, ad es. topo-
lini o pulcini). In caso ciò non fosse possibile e si ricor-
resse ad altri tipi di alimento (ad es. colli di pollo) procu-
rare anche un’idonea integrazione vitaminico-minerale.
ll tipo e la grandezza dei bocconi offerti andrebbero va-
riati in base alle capacità digestive dello stadio di svilup-
po del pulcino. Ad esempio i pulcini molto giovani non
hanno un sistema digerente completamente sviluppato,
in tal caso ridurre il cibo in pezzettini di dimensioni
compatibili con la taglia del piccolo. Man mano che il
piccolo cresce fornire bocconi di maggiori dimensioni
che includano anche pelle, penne e altre parti indigeri-
bili delle prede (Fosco, 2007).
Durante i primi pasti p essere necessario imboccare il
piccolo ma evitando di forzarlo troppo, perché in conse-
guenza dell’esperienza negativa potrebbe poi rifiutare
completamente di alimentarsi (Fosco, 2007). Se è stretta-
mente necessario, è possibile somministrare tramite
sondino dei prodotti come a/d della Hill’s: ad esempio 2
ml q6h per una civetta, 4-5 ml q6h per allocco e barba-
gianni (Forbes, 2003).
Per imboccare i piccoli è possibile utilizzare dei guanti
che mimino le sembianze di un adulto al fine di limita-
re il più possibile la confidenza del soggetto con la figu-
ra umana.
È possibile inizialmente far beccare ai piccoli il cibo da
un paio di pinze (il boccone viene inghiottito intero,
quindi attenzione che non vi siano frammenti di ossa
sporgenti); per incoraggiare la beccata si può sfregare
delicatamente il becco con la carne, o strusciarla sulle
zampe. Alla fine saranno in grado di assumere il cibo da
soli dal fondo della gabbia (Stocker, 2005).
Non è necessario somministrare acqua, è sufficiente ba-
gnare i pezzetti di cibo prima di somministrarli.
La frequenza dei pasti dovrebbe basarsi sui tempi di di-
gestione e svuotamento del tratto gastroenterico: pulcini
molto giovani ad esempio possono assumere 4-5 pasti al
giorno a distanza di poche ore (Fosco, 2007).
La quantità di alimento ad ogni pasto non deve supera-
re il 15% del peso del piccolo. Il peso va monitorato
giornalmente: si dovrebbe rilevare un aumento giorna-
liero del peso a partire da non più di 48 ore dall’inizio
dell’alimentazione (Fosco, 2007). È inoltre importante
monitorare la produzione delle borre.
STABULAZIONE
Per i pulcini più giovani andrebbe preparato un nido
imitando quello naturale e sistemandolo sul fondo della
gabbia (ad esempio scatole o ciotole imbottite di tessuto
messe sul fondo di un trasportino). È bene anche forni-
38
FIGURA 5 - Civette in diverse fasi di accrescimento.
Dall’alto al basso: pulli, giovane, adulto.
EXOTIC FILES 1 - 2013
re dei posatoi naturali per favorire con il tempo la fuo-
riuscita dal nido. Man mano che il piccolo cresce la gab-
bia in cui è tenuto deve essere larga almeno come l’aper-
tura alare (Fosco, 2007).
Ai pulcini implumi o molto giovani dovrebbe essere for-
nita una costante fonte di calore, ad esempio tramite un
tappetino riscaldante, regolato al minimo e ben protetto,
che occupi circa l’80% della superficie. Man mano che
il piumaggio si sviluppa aumentano le capacità di termo-
regolazione e la fonte di calore può essere gradualmen-
te rimossa (Fosco, 2007).
Per ridurre il rischio di imprinting è d’obbligo limitare i
contatti non necessari con l’uomo e allevare i piccoli in
gruppo (Stocker, 2005).
I giovani più cresciuti e in grado di nutrirsi da soli, in at-
tesa della completa maturazione del piumaggio, dovreb-
bero essere preferibilmente alloggiati all’esterno in vo-
liere di dimensioni adeguate.
PROBLEMI PIÙ FREQUENTI E
RELATIVI TRATTAMENTI
I problemi più frequentemente riscontrati nei pulli sono
condizioni di ipotermia e denutrizione. Per trattare l’ipo-
termia è possibile somministrare con una sonda da ali-
mentazione una soluzione salina tiepida e tenere gli ani-
mali in ambiente riscaldato (27-32 °C) anche con l’ausi-
lio di lampade o tappetini riscaldanti. Nei casi di denu-
trizione si rileva una carena dello sterno prominente a
causa della ridotta massa muscolare, in tali soggetti può
essere necessario ricorrere alla nutrizione forzata con
pasti piccoli e frequenti, supplementare con vitamine e
minerali e fornire un trattamento antiparassitario.
Tra le parassitosi più comuni ricordiamo la tricomoniasi
(metronidazolo 100 mg/kg/die PO per 3 giorni),
C api lla -
ri a sp.
(ivermectina 200 mcg/kg SC o PO, oppure feben-
dazolo 100 mg/kg PO da ripetere dopo 10-14 giorni),
Syn-
gamus trachea
(ivermectina 200 mcg/kg SC o PO oppure
febendazolo 100 mg/kg PO da ripetere dopo 10-14 gior-
ni) e infestazioni da coccidi (toltrazuril 15-25 mg/kg/die
PO per 2 giorni) (Carpenter, 2005).
Eventuali larve di mosca vanno immediatamente rimos-
se, controllando sempre accuratamente gli orifizi. Acari,
mallofagi e ditteri si possono trattare con spray a base di
piretroidi.
LIBERAZIONE
Generalmente viene utilizzata la tecnica dell’hacking.
Dopo un periodo in voliera esterna situata presso il
CRAS, in cui i piccoli si saranno allenati al volo ed even-
tualmente saranno state effettuate prove di predazione,
vengono valutate le condizioni fisiche e comportamenta-
li dei soggetti da rilasciare.
Gli individui con un comportamento idoneo per la spe-
cie, con piumaggio completo e in buono stato fisico, ven-
gono quindi trasferiti in voliere di ambientamento situa-
te nel luogo giudicato adatto per la specie di appartenen-
za. Qui gli animali restano chiusi per almeno 2 settima-
ne, dopodic la voliera viene aperta e gli animali sono
liberi di uscire e rientrare a loro piacimento.
Dal momento dell’apertura della voliera si continua a
fornire cibo sia in voliera che in carnai allestiti nelle im-
mediate vicinanze per un periodo di circa 2 settimane, o
comunque finc tutti i piccoli si siano allontanati e di-
spersi nell’ambiente circostante.
Quando possibile è auspicabile far inanellare i soggetti
da liberare con un anello ufficiale I SPRA, in modo da
poterne studiare gli spostamenti e la durata di vita in se-
guito ad eventuali ricatture.
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39
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To report ophthalmic findings in the Screech owl (Megascops asio). Sample population Twenty-three, apparently healthy adult captive Screech owls in Maryland. OU of all owls underwent complete ophthalmic examination. One randomly assigned eye of each bird was measured by phenol red thread tear test (PRT), and the other eye by Schirmer tear test (STT). TonoVet rebound tonometry and TonoPen-XL applanation tonometry were performed in each eye to measure IOP. Conjunctival swabs were cultured from one eye of 10 birds, corneal diameter was measured in OU of eight birds, and streak retinoscopy was performed on OU of seven birds. Ten birds were anesthetized, and A-scan ultrasonography using a 15-MHz probe was performed to obtain axial intraocular measurements. Ophthalmic abnormalities were noted in 24/46 (52%) of eyes. Median STT result was < or = 2 mm/min, ranging < or = 2-6 mm/min, and mean +/- SD PRT was 15 +/- 4.3 mm/15 s. Mean +/- SD IOP were 9 +/- 1.8 mmHg TonoVet-P, 14 +/- 2.4 mmHg TonoVet-D, and 11 +/- 1.9 mmHg TonoPen-XL. Coagulase negative staphylococcal organisms were cultured from all conjunctival swabs. Mean +/- SD corneal dimensions were 14.5 +/- 0.5 mm vertically and 15.25 +/- 0.5 mm horizontally. All refracted birds were within one diopter of emmetropia. Mean +/- SD axial distance from the cornea to the anterior lens capsule was 4.03 +/- 0.3 mm, from cornea to the posterior lens capsule was 10.8 +/- 0.5 mm, and from cornea to sclera was 20.33 +/- 0.6 mm. This study reports ophthalmic examination findings in Screech owls, and provide means and ranges for various ocular measurements. This is the first report of rebound tonometry and PRT in owls.
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