ArticlePDF Available

"Note Generazionali. Il diversificato panorama musicale in Tanzania. (Generational Notes. The diversified musical landscape in Tanzania)". In Nigrizia, Luglio/Agosto 2016, Anno 134(7-8): 76-77

Authors:

Figures

No caption available
… 
Content may be subject to copyright.
76
Dalle strade terrose dei villaggi tanzaniani, fino alle
vie affollate di Dar es Salaam, il sottofondo musi-
cale, proveniente dal telefonino di qualche giovane
o dalle radio dentro i negozi, è quasi sempre il me-
desimo: muziki wa dansi (musica per ballare), muziki wa in-
jili (musica Gospel) o brani bonga flava. Il genere musicale
che incontra i gusti dei giovani in Tanzania, e in molte altre
aree dell’Africa orientale, è, per antonomasia, il bonga flava,
anche definito come la musica della nuova generazione (mu-
siki ya kisasi kipya). Musicisti come T.I.D., Keisha, Afande
Sele e Ali Kiba, appaiono in televisione, sui giornali scandali-
stici o sono ritratti nei cartelli pubblicitari delle compagnie
telefoniche. Spesso non è difficile trovare i musicisti che si
esibiscono per la campagna elettorale di qualche candidato.
Un esempio eclatante è stato quando il pluripremiato, in pa-
tria e all’estero, Diamond Platnumz ha appoggiato pubblica-
mente il Ccm (Chama cha Mapinduzi) e il suo candidato alle
presidenziali del 2010 Jakaya Kikwete.
Genesi di un genere. L’etimologia del termine bonga fla-
va è molto incerta anche se la spiegazione più diffusa vuole
che la parola sia nata a Dar es Salaam. L’epiteto gergale per la
metropoli, in seguito diffuso in tutto il paese, è infatti ubongo
(cervello) e si riferisce a coloro che, attraverso la loro furbizia,
sono riusciti a guadagnarsi denaro e successo o anche soltanto
di che sopravvivere in città, specialmente durante la crisi eco-
nomica dei primi anni ’90. Il termine bonga flava non si rife-
risce solo a questo, ma ha radici molto più profonde. In se-
guito alla fine dell’ujamaa (famiglia estesa), il concetto di
sviluppo economico di Nyerere, e ai piani di ristrutturazione
voluti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario interna-
zionale – tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 –,
a Dar es Salaam iniziarono a circolare generi musicali prove-
nienti dagli Stati Uniti quali R&B e hip-hop. I giovani musi-
cisti tanzaniani iniziarono ad appropriarsi di beat e melodie
di matrice straniera e a mescolarli con generi musicali già pre-
senti, come il zouk, il reggae, la dancehall e il bolingo congo-
lese o del tutto autoctoni come il taarab, la ngoma e la musiki
wa dansi. Da tale commistione nacquero melodie arricchite
da un gusto (flava dall’inglese flavour, gusto/sapore) autocto-
no, diffuse dalle nuove stazioni radio (sotto Nyerere, l’unica
funzionante era Radio Tanzania Dar es Salaam o RTD), ascol-
tate per lo più dalle giovani generazione e cantate in kiswahi-
li. Primo esempio di questo processo di creazione del bonga
flava fu Saleh J che, nel lontano 1991, realizzò la versione
swahili del brano Ice Ice Baby di Vanile Ice o II Proud che
Tra i giovani spopola
il bonga fl ava, dai contenuti
leggeri e popolari. L’hip-hop,
mescolato con generi locali,
coinvolge, invece, chi crede
nel ruolo sociale della musica.
di GIORGIO BROCCO, da Dar es Salaam
Tanzania / Il diversifi cato panorama musicale
NOTE GENERAZIONALI
D. D. KINALILO
61-77 LUGLIO AGOSTO 2016.indd 7661-77 LUGLIO AGOSTO 2016.indd 76 23/06/16 10:3423/06/16 10:34
77
Nigrizia luglio-agosto 2016
produsse l’album Ndani ya Bongo (Dentro Dar es Salaam).
Questi artisti, tra cui bisogna citare anche il professor Jay e
Juma Nature, non furono soltanto pionieri in quel processo
di “localizzazione di generi musicali stranieri”, che in seguito
portò alla creazione del bonga flava. Differentemente dalla
maggior parte della musica odierna, i loro brani erano anche
impegnati socialmente. Attraverso la loro musica volevano
denunciare il malaffare, le ingiustizie sociali e la diffusione di
malattie croniche come l’HIV e la malaria.
Contenuti superficiali. Con il tempo e la commercializ-
zazione del genere musicale è divenuto più complesso defini-
re quali melodie possano essere etichettate come afferenti al
bonga flava e quali no. La diatriba nasce, soprattutto, dalle
tematiche affrontate nei brani bonga flava, le quali sono dedi-
te per lo più all’intrattenimento del pubblico e descrivono
tematiche “superficiali”, quali ad esempio i problemi amoro-
si, la bellezza del corpo femminile, il divertimento nelle feste
e la ricerca della ricchezza. Molti artisti hip-hop tanzaniani,
ritenendo frivoli i contenuti di molte canzoni odierne, hanno
così preso, con il tempo, le distanze dagli autori bonga flava,
convinti del ruolo sociale e di educazione (kuelimisha jamii)
della musica.
Nel periodo antecedente la nascita di questa “nuova gene-
razione” di artisti bonga flava più avvezzi all’intrattenimento,
la commistione tra bonga flava e hip-hop era molto più pro-
fonda. Non è un caso che rinomati artisti bonga flava, quali
professor Jay e Juma Nature, vantano la produzione di brani
con una matrice sonora e un contenuto polemico molto vi-
cini agli stilemi dell’hip-hop americano. Ne è un esempio il
brano Ndio Mzee (Sì, Vecchio) che descrive lo scontro gene-
razionale in Tanzania. Alla sepa-
razione tra hip-hop e bonga flava
hanno contribuito anche le scelte
compiute dall’industria musica-
le tanzaniana. Se da una parte il
bonga flava si è commercializzato
nei contenuti, dall’altra l’hip-hop
è stato riconosciuto come genere
musicale dal Basata (il Consiglio
tanzaniano per le arti) nel 2001
e, successivamente, incluso co-
me categoria musicale nella più
prestigiosa rassegna musicale in
Tanzania, il Kilimanjaro Music
Awards, nel 2002.
Nonostante queste diatribe, il
bonga flava può essere comun-
que definito come uno stile musicale comprendente molti
sottogeneri e i cui contorni sono molto fluidi. Non è difficile,
infatti, ascoltare artisti, definiti come bonga flava, i cui brani
musicali sono molto differenti tra loro in termini di contenu-
to e melodia. Per esempio, le sonorità e i brani di Mzungu
Kichaa (musicista danese cresciuto in Tanzania) hanno una
forte influenza reggae e hanno uno scopo educativo, mentre
le creazioni artistiche di un gruppo come gli XPlastaz sono
più vicine all’hip-hop, con venature etniche e sono caratteriz-
zati da un forte spinta critica. Nella diffusione e commercia-
lizzazione dei brani musicali, un ruolo importante è giocato
dai media. L’industria musicale locale, infatti, ha iniziato a
produrre video musicali trasmessi in vari reti televisive. East
Africa TV Channel 5 (EATV5), per esempio, propone una
selezione giornaliera di video clip provenienti dalla Tanzania,
dal Kenya e dall’Uganda e i suoi programmi sono trasmessi in
tutta l’Africa dell’est. Oltre alla televisione, e ultimamente il
cinema, un ulteriore mezzo di comunicazione sono le stazioni
radio che, oltre a diffondere la musica bonga flava, organizza-
no festival ed eventi musicali in collaborazione con altre im-
prese commerciali, quali industrie della telefonia (es. Voda-
com) e della birra (es. Kilimanjaro e Tusker). Accanto alla
commercializzazione del bonga flava, molte Ong, attraverso
eventi di sensibilizzazione sulle tematiche più varie, spingono
gli artisti ad approfondire con la loro musica le problemati-
che che affliggono la società contemporanea e a educare le
generazioni future. Uno spirito di critica che affonda le sue
radici nelle vite di quei vijana (giovani) e o masela (cattivi
ragazzi) che esprimevano inconsciamente in musica la loro
volontà di ribellarsi alle condizioni precarie di vita in cui era-
no costretti a vivere. Q
Dar es Salaam (Tanzania). Alcune
ragazze che hanno partecipato al
concerto di Judith Wambura al Royal
Village della città. In apertura: il
concerto organizzato da Radio EFM
nella zona di Posta, distretto di Ilala,
di Dar es Saalam.
D. D. KINALILO
61-77 LUGLIO AGOSTO 2016.indd 7761-77 LUGLIO AGOSTO 2016.indd 77 23/06/16 10:3423/06/16 10:34
ResearchGate has not been able to resolve any citations for this publication.
ResearchGate has not been able to resolve any references for this publication.