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Un notaio "di successo". Profilo biografico e professionale di Gio. Battista Baldini (1691-1772).

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Abstract

Figlio di Felice Baldini, notaio ad omnia laudatus dal 1690 ed Abate del Collegio notarile di Milano nel 1715 e nel 1734, Gio. Battista, al centro del saggio, a sua volta notaio e causidico collegiato attivo tra il 1716 ed il 1762, fu Conservatore degli Ordini e ricoprì per ben quattro volte la carica di Abate del Collegio. Autore della nota Collectanea ordinum aliorumve memorabilium Nobilis Collegii DD. Causidicorum, et Ven. Collegii DD. Notariorum Mediolani, una copiosa raccolta di ordini collegiali su una serie di tematiche che spaziano dagli organi della corporazione notarile ad istituti giuridici di varia natura, fu cancelliere e sindaco del Consorzio della Misericordia, uno degli enti benefici più conosciuti ed influenti dell’epoca, per buona parte della propria esistenza sino alla morte, sopraggiunta nel maggio del 1772. Protagonista a tutto tondo tra gli operatori giuridici ambrosiani, rivela, attraverso l’esperienza attestata, una approfondita competenza professionale, esercitata in vari settori della vita associata, non ultimo quello, assai ricco e complesso, delle istituzioni caritative, non di rado implicate in negoziazioni patrimoniali di notevole interesse per la ricostruzione della storia cittadina dell’epoca.
1. Premessa
Nel corso delle indagini condotte sul notariato lombardo settecen-
tesco ho avuto la possibilità di reperire cospicue notizie sulla biografia e
l’attività professionale di alcuni dei numerosi notai che rogarono in Mi-
lano al tramonto dell’antico regime. L’importanza della ricostruzione sto-
rica delle figure più emblematiche dell’universo notarile, tendenzial-
mente trascurate, soprattutto dalla storiografia meno recente1, a van-
taggio di altri operatori del diritto, di cui sono state illustrate vita e car-
riera, mi è subito parsa evidente, considerando che i protocolli notarili
costituiscono oggi una delle fonti più consultate e numericamente con-
sistenti all’interno dei nostri Archivi, in qualsivoglia periodo sia incen-
trata una ricerca2.
Il notaio di età moderna, venuti meno il prestigio ed il potere che lo
avevano caratterizzato nei secoli medievali, è stato spesso dipinto come
l’anonimo estensore della volontà altrui, il materiale esecutore di docu-
menti chiamato a dare forma ad ampie e complesse strategie familiari,
talvolta addirittura ad interi processi di ordine sociale non da lui com-
presi e dominati in maniera completa, data la sua scarsa preparazione teo-
STEFANIA T. S ALVI
UN NOTAIO “DI SUCCESSO”.
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE
DI GIO. BATTISTA BALDINI (1691-1772)
1Cfr. M. ASCHERI, I problemi del successo: i notai nei Comuni tardo-medievali italia-
ni, in Aragón en la Edad Media. Perspectivas actuales sobre las fuentes notariales de la Edad
Media, Zaragoza 2004, pp. 113-125, in particolare p. 113.
2Cfr. A. CARACCIOLO, Gli archivi notarili come fonte storica, in ID., L’unità del la-
voro storico. Note di ricerca, Napoli 1967, pp. 119-137.
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rica e culturale. Tale miope visione del notariato è, ad avviso di chi scri-
ve, all’origine del poco spazio dedicato in passato alla figura del rogatario
ed alla sua vita intesa in tutte le sue manifestazioni, quindi alla persona del
professionista, che pure costituisce il primo e fondamentale artefice di una
fonte – quella notarile per l’appunto – così massicciamente utilizzata da-
gli storici.
Lungi dal corrispondere a questo scialbo ritratto, la classe notarile mi-
lanese settecentesca si rivela dotata del dinamismo e della versatilità ne-
cessari e sufficienti per incunearsi nei diversi settori istituzionali in cui si
articolava il potere periferico nella società di antico regime, dalle magi-
strature maggiori e minori al ricco entourage della curia arcivescovile, pur
rimanendo fortemente ancorata al rogare per i privati che, sul finire dell’età
moderna, definitivamente perduto lo splendore di epoca medievale, era la
principale – sebbene non unica – funzione del notaio.
Nell’ambiente notarile del XVIII secolo la figura di Gio. Battista Bal-
dini può dirsi una delle più imponenti e rappresentative, innanzitutto per
il ruolo esercitato nella sua corporazione, all’interno della quale compì una
mirabile parabola ascendente: attivo sulla piazza milanese come notaio ad
omnia laudatus tra il 1716 ed il 1762, fu Conservatore degli ordini e Aba-
te del Collegio per ben quattro volte, dapprima nel 1732, poi nel 1737,
successivamente nel 1741 ed infine nel 1755. Oltre che per la sua folgo-
rante carriera notarile, coronata dal raggiungimento dei più alti vertici
della struttura collegiale in cui già il padre Felice (1691-1735)3rivestì un
ruolo di primo piano, e la florida professione privata, esercitata senza so-
sta per quasi un cinquantennio soprattutto al servizio del Consorzio del-
la Misericordia di Milano, di cui fu cancelliere e sindaco fino alla morte4,
Baldini merita di essere ricordato come autore della nota Collectanea ordi-
num aliorumve memorabilium Nobilis Collegii DD. Causidicorum, et Ven. Col-
legii DD. Notariorum Mediolani, un’ampia raccolta dei principali ordini
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3Gli anni riportati in parentesi si riferiscono alla data di inizio e di fine dell’at-
tività notarile, secondo i riferimenti rinvenuti presso l’Archivio di Stato di Milano.
Si precisa, tuttavia, che tali indicazioni cronologiche corrispondono agli estremi di
data della documentazione conservata. La produzione notarile di Felice Baldini, at-
tivo sulla piazza milanese tra il 1691 ed il 1735, è conservata presso l’Archivio di
Stato di Milano (d’ora in poi ASMi), Notarile, cartelle 37143-37163; ASMi, Rubri-
che notarili, cartella 341, rubrica del notaio Baldini Felice quondam Gio. Battista.
4La produzione notarile di Gio. Battista Baldini, il quale rogò per la propria
clientela dal 1716 al 1762, è conservata in ASMi, Notarile, cartelle 40652-40675.
Si veda pure ASMi, Rubriche notarili, cartella 342, rubrica del notaio Baldini Gio.
Battista quondam Felice.
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collegiali, realizzata sull’esempio dell’analoga opera che Gio. Battista Bian-
chini, Abate e Conservatore degli ordini del Collegio, nonché cancelliere
del luogo pio delle Quattro Marie, aveva messo a punto poco meno di un
secolo prima5.
Vale la pena, dunque, illustrare brevemente il percorso compiuto da
un notaio che, per tradizione familiare e meriti personali, si affermò nel
milieu professionale coevo distinguendosi come pochi altri: le sue vicende
riflettono, lato sensu, l’inventiva e la capacità di adattamento di un’intera
classe di operatori giuridici in quell’entusiasmante e tormentato periodo
che fu il XVIII secolo.
2. La scalata ai vertici del Collegio notarile
Nella Lombardia di antico regime il controllo sulla professione nota-
rile era prerogativa esclusiva del Collegio, vero dominus della procedura di
ingresso nei ranghi dei notai.
Com’è noto, i criteri di ammissione furono compiutamente ridefiniti ne-
gli Ordini del Senato di Milano sull’esercizio della professione di notaio e causidico
del 22 agosto 16866, in base ai quali il “petente” doveva dimostrare di pos-
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5Giovanni Battista Bianchini, causidico collegiato dal 1655, fu Conservatore
degli ordini e Abate del Collegio dei notai di Milano, nonché cancelliere del luogo
pio delle Quattro Marie, rogando per la propria clientela privata tra il 1634 ed il
1699 (ASMi, Notarile, cartelle 29848-29900; ASMi, Rubriche notarili, cartella 632,
rubrica del notaio Bianchini Gio. Battista quondam Gio. Pietro). Per ricostruire la fi-
gura di questo notaio v. ASMi, Amministrazione del fondo di religione, cartella 938, S.
Ambrogio, Legati Eredità Donazioni A-Z (fascicolo Bianchini). In storiografia A. GIU-
LINI, Un’audace falsificazione del Bianchini, “Archivio Storico Lombardo”, 41 (1914),
pp. 554-559; A. PETRUCCI, Bianchini, Giovanni Battista, in Dizionario Biografico de-
gli Italiani, X, Roma 1968, pp. 196-197; A. BELLÙ, Il testamento di Giovanni Battista
Bianchini, notaio e presunto falsario del sec. XVII, “Archivio Storico Lombardo”, VIII
(1969), pp. 335-352, ove è pubblicato il testamento del notaio, rogato nel 1698 da
Giuseppe Imbonati quondam Gio. Battista, consultabile in ASMi, Notarile, cartella
33924; A.R. NATALE, Falsari milanesi del Seicento, in Contributi dell’istituto di storia me-
dioevale, II, Raccolta di studi in memoria di Sergio Mochi Onory, Milano 1972, pp. 459-
506, in particolare pp. 483-488; M.A. CONTE, La biblioteca di Giovanni Battista Bian-
chini (1613-1699): fra i Cistercensi di S. Ambrogio e il Collegio dei notai di Milano, “Ar-
chivio Storico Lombardo”, CXVIII (1992), pp. 405-470.
6Sulle differenze rispetto alla normativa tre-quattrocentesa in merito ai requi-
siti e all’esame per l’immatricolazione v. P. CONFALONIERI, Il Collegio dei notai mila-
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sedere una serie di requisiti, dai contorni talvolta sfumati, circa l’origine sua
e degli avi, la fonte delle sue entrate, la residenza cittadina, le conoscenze teo-
riche e le abilità pratiche. Inutile sottolineare come la voluta genericità de-
gli ordini senatori in materia andasse a tutto vantaggio delle autorità colle-
giali che, attraverso abili strategie di chiusura sociale, riuscivano a monopo-
lizzare l’accesso alla professione notarile, giocando sulla voluta oscurità di ti-
toli come la prova della nobiltà negativa7. In merito alle conoscenze profes-
sionali si richiedeva, invece, che l’aspirante notarius provasse di aver svolto un
apprendistato di cinque anni presso lo studio di un notaio collegiato, per poi
sottoporsi ad un esame pubblico, consistente nella redazione di un instru-
mentum estratto a sorte tra una rosa di quindici atti differenti.
Le modalità di ammissione al Collegio, fissate nell’ordine del 22 agosto
1686, restarono pressoché inalterate fino all’emanazione del Regolamento ge-
nerale per i notari della Lombardia austriaca del 1794, con il quale per la pri-
ma volta si fece chiarezza sulle qualità necessarie, senza più ammettere de-
roghe. Nel periodo di tempo che separa questi due monumenti della rego-
lamentazione notarile lombarda non furono attuate significative modifiche
concernenti i requisiti o l’esame di ammissione, ma si cercò di limitare l’ac-
cesso al Collegio ed alle professioni, come quella di sollecitatore e di causi-
dico approvato, che dipendevano dall’approbatio degli organi collegiali e di
circoscrivere il più possibile la concessione di pareri favorevoli alla richiesta
di dispense8.
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nesi nel periodo visconteo-sforzesco, “Acme”, 18 (1965), pp. 161-198, in particolare pp.
170 ss.; A. LIVA, Notariato e documento notarile a Milano. Dall’Alto Medioevo alla fine
del Settecento, Roma 1979, pp. 146 ss.
7Sul requisito della nobiltà negativa, ovvero il mancato esercizio di arte “vile”
cfr. G. VISMARA, Le istituzioni del patriziato, in Storia di Milano, XI, Il declino spagnolo
(1630-1706), Milano 1958, pp. 225-282, specialmente pp. 229 ss. Si veda, inoltre,
LIVA, Notariato e documento notarile cit., pp. 162-168, in cui si affronta la problema-
tica relativa al requisito del mancato esercizio di arte “vile”, richiesto ai candidati
per essere ammessi nel Collegio dei notai e dei causidici di Milano.
8La progressiva limitazione dell’accesso alle professioni legali, che si verificò
nella Lombardia austriaca nel corso del XVIII secolo, fu dettata dall’esigenza di ri-
durre il grande numero di operatori forensi. Nel corso delle ricerche è emerso che
Giambattista Nicolini e Felice Antonio Castiglioni, Abati del Collegio dei notai e
dei causidici di Milano nel 1784, indirizzarono all’autorità imperiale una nota, da-
tata 27 luglio 1784, in cui lamentavano l’eccessivo numero di sollecitatori attivi a
Milano. Cfr. ASMi, Studi parte antica, cartella 166, Collegio de’ Notari e Causidici di
Milano, P.G. Sollecitatori, Si proibisce l’ulteriore ammissione di Sollecitatori stante l’eccessi-
vo numero degli attuali, con annesso Elenco dei Sollecitatori approvati ed Elenco de’ Nota-
ri esercenti anche di Sollecitatore. È stato reperito un elenco di sollecitatori milanesi an-
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Nel XVIII secolo, come nei secoli precedenti, due erano le qualifiche no-
tarili, corrispondenti a due diversi gradi di esercizio del notariato: esisteva,
infatti, il notaio ad omnia laudatus, che aveva raggiunto il livello più alto
della professione notarile, ed il notaio tantum laudatus o laudatus pro secundo
notario, chiamato anche, più semplicemente, pronotaio9. Soltanto agli ad om-
nia laudati era concesso “tradere, rogare et omnia alia quae pertinent ad ar-
tem notarie facere”, mentre i pronotai, non potendo rogare in prima perso-
na, sottoscrivevano la documentazione stilata dai notai ad omnia laudati, op-
pure venivano impiegati presso un ufficio. Quando, tra medioevo ed età mo-
derna, il ruolo politico e sociale dei notai cominciò a decadere in tutto il ter-
ritorio lombardo, il servizio prestato ai privati, dapprima avvertito come
un’integrazione dei più prestigiosi incarichi svolti in ambito pubblico, pre-
se il sopravvento e si consolidò la prassi di lasciare l’impiego ‘pubblico’, or-
mai divenuto di scarsa rilevanza e poco redditizio, ai pronotai: dal 1396 per
fare il notaio presso un ufficio milanese non fu più necessario il titolo di ad
omnia laudatus, essendo sufficiente la laudatio tantum, circostanza già di per
sé indicativa del declino che stava investendo il ruolo notarile. Di conse-
guenza, benché alcuni notai ad omnia laudati continuassero ad operare ne-
gli uffici spesso contemporaneamente all’attività privata, erano per lo più i
pronotai ad aspirare al ‘pubblico’ impiego10.
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 259
che in ASMi, Miscellanea storica, cartella 63, Elenco per l’anno 1787 dei sollecitatori di
Milano approvati: si tratta complessivamente di centosette sollecitatori, dei quali tren-
tadue risultano notai attivi a Milano nel XVIII secolo. Si veda pure, per l’anno 1790,
ASMi, Giustizia civile parte antica, cartella 3, Elenco Per l’Anno Giudiziario principiato
nel giorno I. Novembre 1790. de’ Sollecitatori di Milano approvati.
9Sui secundi notarii o pronotarii si rinvia a R. PERELLI CIPPO, “Notarii” e “secundi
notarii” a Milano nel Duecento, “Nuova Rivista Storica”, LXVI (1982), pp. 594-598.
Nel 1661 fu avanzata l’idea di abolire l’intervento dei pronotai negli atti che lo ri-
chiedevano; tuttavia, per l’opposizione della categoria, la proposta non ebbe segui-
to. Cfr. Responsum Abbatum Ven. Collegij DD. Causidicorum et Notariorum Mediolani ad
litteras Senatus Excellentissimi diei 26. Ianuarij 1661. pro executione Ordinis S.E. an sint
adimendi pronotarij ab instrumentis, et solvendo gabella solidorum viginti pro instrumento ad
beneficium Banci Sancti Ambrosij Mediolani, in G.B. BIANCHINI, Compendium ordinum,
stilatuum, et aliarum scripturarum decorem, et splendorem Ven. Collegii DD. Causidicorum,
et Notariorum Mediolani ostendentium, Mediolani MDCCI, De Pronotarijs, pp. 76-77. L’o-
riginale dell’opera di Bianchini è conservato in ASMi, Amministrazione del fondo di
religione, cartella 2166. Cfr. pure G.B. BALDINI, Collectanea ordinum aliorumve memo-
rabilium Nobilis Collegii DD. Causidicorum, et Ven. Collegii DD. Notariorum Mediola-
ni, Mediolani MDCCXLII, voce Pronotarii, p. 314.
10 Sulla decadenza del ruolo pubblico del notaio in età moderna si veda M. BEREN-
GO, Lo studio degli atti notarili dal XIV al XVI secolo, in Fonti medioevali e problematica storio-
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Se per conseguire il titolo di pronotaio occorreva superare un esame
non molto complesso, l’ingresso nel Collegio come ad omnia laudati, con-
dizione necessaria per essere abilitati al rogito di qualsiasi atto, era ben
più selettivo11: talvolta passavano diversi anni prima che colui che aveva
ottenuto la laudatio tantum si sottoponesse alla prova per diventare notaio
ad omnia laudatus, senza contare il fatto che molti si accontentavano della
qualifica di secundus notarius, operando presso un ufficio, oppure eserci-
tando, come pronotai, presso un ad omnia laudatus12.
Al contrario, il percorso di Gio. Battista Baldini fu rapidissimo: nel
1715, a soli ventitré anni, diventava pronotaio13, per poi immatricolarsi,
nello stesso anno, fra gli ad omnia laudati14.
Ma andiamo per ordine.
Primogenito del notaio e causidico collegiato Felice Baldini e di Ma-
rianna Terranea, Gio. Battista nasce a Milano il 23 luglio 1691 e pochi gior-
ni dopo è battezzato nella chiesa parrocchiale di San Pietro alla Vigna15: il
padrino è il conte Gio. Battista Landriani16. Frequenta le Scuole di Sant’A-
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grafica, Atti del Congresso Internazionale tenuto in occasione del 90° anniversario del-
la fondazione dell’Istituto Storico Italiano (1883-1973), Roma, 22-27 ottobre 1973,
Roma 1976, pp. 149-172, in particolare p. 151; LIVA, Notariato e documento notarile cit.,
pp. 192 ss., pp. 262-268; da ultimo M.G. DI RENZO VILLATA, Per una storia del notaria-
to nell’Italia centro-settentrionale, in Handbuch zur Geschichte des Notariats der europäischen
Traditionen, hrsg. von M. Schmoeckel - W. Schubert, Baden-Baden 2009, pp. 15-64.
11 I pronotai dovevano iscriversi ad una specifica matricola – diversa da quella
degli ad omnia laudati – dopo aver superato un esame, da sostenersi dinanzi gli Aba-
ti del Collegio, del tutto facile e privo di formalità rispetto a quello, ben più com-
plesso, previsto per diventare notaio ad omnia laudatus (LIVA, Notariato e documento no-
tarile cit., pp. 140 ss., pp. 156-160).
12 Tutti i rogiti milanesi settecenteschi necessitavano, per la loro validità, della
sottoscrizione di due pronotai e tre testimoni, oltre a quella del notaio rogante che,
in calce al testo dell’imbreviatura, apponeva anche il proprio segno di tabellionato.
13 ASMi, Matricole notai, cartelle 28-29, Pronotarij ab anno 1682 ad 1739, anno 1715.
Si segnala che il libro delle matricole dei pronotai per gli anni dal 1682 al 1739 è pre-
sente in duplice copia ed è conservato nelle cartelle 28 e 29 del fondo Matricole notai.
14 ASMi, Matricole notai, cartelle 9-10, Notarij ab anno 1599 ad 1753, anno 1715.
Si segnala che pure il libro delle matricole dei notai per gli anni dal 1599 al 1753 è pre-
sente in duplice copia ed è conservato nelle cartelle 9 e 10 del fondo Matricole notai.
15 Il padre Felice era invece nato a Suna nel 1664 ed era stato battezzato nella
chiesa parrocchiale in cui i genitori, Gio. Battista Baldini e Diana Maria Malacrida,
si erano uniti in matrimonio. Il padrino, Giovanni Battista Bianchetti, era all’epo-
ca pretore del borgo di Intra (ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 95, 1690.
Notai, fascicolo di Felice Baldini, fede di battesimo).
16 È lo stesso Felice a menzionare nascita e battesimo del figlio nella sua rubri-
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lessandro e fa pratica nello studio paterno17 ed in quello dell’Avvocato Car-
lo Maria Cavalli, con il quale collaborerà anche dopo aver conseguito la lau-
datio ad omnia18. Segue in tutto e per tutto le orme del padre che, pur es-
sendo figlio di un gentiluomo di Suna, località nei pressi del Lago Maggio-
re, che “viveva delle sue entrate” possedendo una “casa da nobile” insieme
ad alcune “case da pigionanti” con “vigne, campi e brughiere”19, aveva in-
trapreso la carriera notarile, diventando notaio ad omnia laudatus nel 169020
e successivamente Abate del Collegio nel 1715 e nel 173421.
Il 9 gennaio del 1715, anno in cui Felice è Abate insieme a Cesare Car-
cano, Gio. Battista non ha ancora ventiquattro anni e “comparet coram
Abbatibus Venerandi Collegii DD. Notariorum Mediolani” presentando
domanda per essere approvato secondo notaio22. La procedura è rapidissi-
ma: lo stesso giorno gli Abati “visis informationibus sumptis aliisque vi-
dendis” ordinano la registrazione del candidato “in membranis Pronota-
riorum eiusdem Venerandi Collegii”23.
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ca notarile (ASMi, Rubriche notarili, cartella 341, rubrica del notaio Baldini Felice
quondam Gio. Battista). Sulla chiesa di San Pietro alla Vigna G.B. SANNAZZARO, Pie-
tro alla Vigna, chiesa di S., in Dizionario della Chiesa ambrosiana, V, Milano 1992, p.
2794.
17 Si veda l’attestazione, a firma di Felice Baldini, in cui il causidico dichiarava,
in data 22 gennaio 1715, che il figlio Gio. Battista “militavit sub mea paterna di-
sciplina per quinquennium et ultra pro ediscenda Notaria Arte, ac causarum patro-
cinio” (ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 136, 1715. Notai, fascicolo di
Gio. Batta Baldini).
18 A titolo esemplificativo v. ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quon-
dam Felice, cartella 40653, 16 maggio 1721, atto n. 65, Laudum.
19 Si vedano in proposito le dichiarazioni dei tre testimoni interrogati dalle au-
torità collegiali in occasione dell’ingresso di Gio. Battista tra i causidici collegiati
(ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 137, 1715. Causidici di Collegio, fa-
scicolo di Gio. Batta Baldini).
20 Cfr. ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 95, 1690. Notai, fascicolo
di Felice Baldini; ASMi, Matricole notai, cartelle 9-10, Notarij ab anno 1599 ad 1753,
anno 1690. Felice veniva cooptato tra gli ad omnia laudati pur non godendo, in qua-
lità di filius familias, del reddito di cento scudi annui richiesto dagli Ordini del 1686,
dopo aver ottenuto l’opportuno provvedimento senatorio che lo dispensava da det-
to requisito.
21 LIVA, Notariato e documento notarile cit., Appendice, I. Elenco degli Abati del
Collegio dei causidici e dei notai di Milano, pp. 339-340.
22 ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 137, 1715. Secondi notai, fa-
scicolo di Gio. Batta Baldini, verbale della comparizione dinanzi al Collegio datato
9 gennaio 1715.
23 Ivi, fascicolo di Gio. Batta Baldini.
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Il giovane non perde tempo ed il giorno successivo chiede di essere
cooptato tra i notai ad omnia laudati24, benché gli Ordini del 22 agosto del
1686 richiedessero l’età minima di venticinque anni25. S’innesca quindi il
consueto procedimento di verifica, ad opera degli ufficiali del Collegio, dei
requisiti previsti dalla normativa per il conseguimento della laudatio ad om-
nia. Nel Broletto Nuovo, sede dei notai milanesi dalla metà del XIII seco-
lo26, il 21 gennaio 1715 sono interrogati, come da prassi, i testimoni in-
dicati dal petente, che forniscono alle autorità collegiali notizie utili circa
l’origine, la provenienza familiare e sociale, il reddito, gli studi, la forma-
zione professionale e le qualità morali e personali dell’aspirante notaio27.
262 STEFANIA T. SALVI
24 ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 136, 1715. Notai, fascicolo di Gio.
Batta Baldini, verbale della comparizione dinanzi al Collegio datato 10 gennaio 1715.
25 Ordines pro Notariis et Collegio Causidicorum, MDCLXXXVI, Die xxii Augusti, in
Ordines Excellentissimi Senatus Mediolani ab anno MCDXC usque ad annum MDCXXXIX col-
lecti, et scholiis ornati ab olim J.C. Angelo Stephano Garoni, additis Ordinibus supra cen-
tum vigenti Eidem incompertis, ab anno vero MDCXXXIX usque ad annum MDCCXLIII collecti
ab egregio J.C. Don Joanne Petro Carlio regio ducali a secretis apud eundem praecelsum or-
dinem et a sociis Mediolanensis Athenaei, nec non perutilibus annotationibus illustrati ab
egregio J.C. et Advocato Pio Antonio Mogno Fossato ejusdem Athenaei consocio, Mediolani
1743, pp. 427-429, riprodotto anche in BIANCHINI, Compendium ordinum cit., De Or-
dinibus, & Ordinationibus, pp. 71-73.
26 Le prime adunanze di cui furono protagonisti i notai milanesi risalgono al
principio del XIII secolo, quando i professionisti cittadini cominciarono a riunirsi
presso il Broletto Vecchio, finché nel 1228 non fu intrapresa la costruzione del Bro-
letto Nuovo, situato nell’odierna piazza Mercanti, ove, per ordine del Podestà Gio-
vanni da Riva, intorno alla metà del Duecento fu trasferita la sede del Collegio dei
notai, composta semplicemente da un’anticamera e da un salone che terminava in
una piccola cappella, sotto la sala di Provvisione. Il 30 luglio 1399 il Duca di Mila-
no concesse al Collegio una nuova parte del Broletto, dove i notai potevano rogare
gli atti. Cfr. G. GIULINI, Memorie della città e campagna di Milano, IV, Milano 1855,
pp. 311 ss.; CONFALONIERI, Il Collegio dei notai milanesi cit., pp. 164-165; A. GRI-
MOLDI, Il palazzo della ragione, Milano 1983, p. 30; G. MEZZANOTTE,La Piazza dei
Mercanti a Milano, Milano 1989; F. BOCCHI, Il Broletto, in Milano e la Lombardia in
età comunale secoli XI-XIII, Cinisello Balsamo 1993, pp. 38-42. Si veda, inoltre, LIVA,
Notariato e documento notarile cit., pp. 201 ss.
27 La maggior parte delle notizie su Gio. Battista si evince dai fascicoli formati
in occasione della sua ammissione tra i pronotai, tra i notai ad omnia laudati e tra i
causidici del Collegio notarile ambrosiano. Nel fondo Collegio dei notai e dei causidi-
ci dell’Archivio di Stato di Milano sono conservati, in ordine alfabetico, i fascicoli
composti all’epoca delle “comparizioni” davanti al Collegio. Sul punto mi sia con-
sentito rinviare al mio Tra privato e pubblico. Notai e professione notarile a Milano (seco-
lo XVIII), Milano 2012, p. 56, nt. 122.
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I tre testimoni, tutti conoscenti di lunga data del candidato e colla-
boratori dello studio di Felice28, dopo aver prestato il consueto “iura-
mentum veritatis dicendae”, confermano che Gio. Battista è un giovane
di buoni costumi, timorato di Dio e membro della Congregazione di San
Fedele29. Brillante negli studi, si è distinto nell’ufficio del padre ed in
quello dell’Avvocato Cavalli come “giovane molto virtuoso, e di buonis-
sima aspettativa”, è ancora celibe ed a tutti noto come figlio legittimo e
naturale del notaio e causidico collegiato Felice Baldini e della consorte
Marianna Terranea30. Dalle interrogazioni rivolte ai testi per valutare l’am-
missibilità del candidato al Collegio possono trarsi informazioni molto
utili per un’accurata ricostruzione delle vicende familiari e professionali
di quanti si affacciavano sul mondo della professione notarile: in questo
caso, dalle risposte del primo testimone si apprende che Felice Baldini,
originario di Suna, ove possedeva una “casa da nobile”, ereditata dal pa-
dre Gio. Battista, e diversi vigneti, era titolare di alcuni terreni anche nel-
le vicine località di Pallanza, Leggiuno, Corte Cerro e Laveno31. Raccolti
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 263
28 Costantino Scaramuzzi, figlio di Giovanni, abitava a Milano presso la par-
rocchia di Sant’Eufemia, pur essendo originario del borgo di Intra, sul Lago Mag-
giore, ove aveva conosciuto anni prima il giovane Baldini. Carlo Gallenti, sollecita-
tore milanese figlio di Ludovico, abitante a Milano presso la parrocchia di Sant’Am-
brogio in Solariolo, all’epoca dell’esame da parte delle autorità collegiali lavorava già
da quindici anni nello studio di Felice Baldini. Bartolomeo Moises, figlio di Gio.
Battista, dimorava presso la parrocchia di Santa Maria Pedone di Milano, vicino al-
la casa dei Baldini, che conosceva da circa otto anni, avendo frequentato per molto
tempo lo studio di Felice in qualità di procuratore.
29 Nella Milano d’età moderna le confraternite attive all’interno del corpo so-
ciale cittadino avevano penetrato, in maniera assai capillare, le varie forme della vi-
ta associata. Presso San Fedele esistevano sodalizi che, fondati sull’identità corpora-
tiva, raccoglievano uomini delle professioni forensi, mercanti, musici, barbieri ed
ecclesiastici. Cfr. R. BOTTONI, Le confraternite milanesi nell’età di Maria Teresa: aspetti
e problemi, in Economia, istituzioni, cultura in Lombardia nell’età di Maria Teresa, Atti
dei Convegni per il secondo centenario di Maria Teresa d’Austria (Mantova - Mila-
no - Pavia, 2 ottobre - 27 novembre 1980), III, Istituzioni e società, Bologna 1982, pp.
595-607; D. ZARDIN, Confraternite e “congregazioni” gesuitiche a Milano fra tardo Sei-
cento e riforme settecentesche, in Ricerche sulla Chiesa di Milano nel Settecento, a cura di A.
Acerbi - M. Marcocchi, Milano 1988, pp. 180-252, in particolare pp. 189-213; ID.,
Le confraternite e la religione del popolo, in Storia illustrata di Milano, a cura di F. Della
Peruta, IV, Milano moderna, Milano 1993, pp. 1161-1180, p. 1168.
30 ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 136, 1715. Notai, fascicolo di
Gio. Batta Baldini, interrogazione dei testimoni.
31 Ibid.
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tutti i dati necessari per deliberare, il 30 gennaio gli Abati si riuniscono
nell’Aula Magna del Collegio per votare l’ingresso del giovane “in nume-
rum aliorum DD. Notariorum huius Venerandi Collegii” e la sua lauda-
tio ad omnia32.
Ottenuto il grado di ad omnia laudatus, che gli avrebbe consentito di
rogare per i propri clienti continuando la prospera attività avviata dal pa-
dre, l’ambizioso notaio mira a conseguire, nello stesso anno 1715, anche il
titolo di causidico, che gli avrebbe aperto la strada all’esercizio della pro-
fessione forense ed alla conquista delle più prestigiose cariche del Collegio
milanese. È il 26 marzo 1715 quando Gio. Battista presenta agli organi
collegiali una petizione in cui chiede di essere cooptato “in numerum DD.
Causidicorum huius Venerandi Collegii, credens in se concurrere qualita-
tes omnes ex illius ordinibus requisitas”33. Dopo due adunanze collegiali,
svoltesi l’11 aprile ed il 2 maggio 1715, sabato 11 maggio gli ufficiali pro-
cedono a verbalizzare le risposte dei testimoni, convocati per essere senti-
ti sulla provenienza, il livello sociale e patrimoniale e le qualità morali del
candidato. Tra le informazioni assunte dagli Abati ricorre pure l’albero ge-
nealogico del giovane che, sotto la dicitura “Linea Petentis”, illustra nome
e cognome degli avi fino al quarto grado di parentela in linea retta, com-
provati da una serie di instrumenta accuratamente citati34.
Il contenuto delle domande formulate risulta pressoché identico a quel-
lo dei quesiti rivolti in occasione dell’ammissione fra i notai ad omnia lau-
dati35. Poiché anche in questo caso i testimoni interrogati sono tutti no-
tai, alla richiesta “se sappi cosa un anno con l’altro si ricavi d’entrata dal
detto Sig. Don36 Felice Baldini da suddetti Beni in sua Casa posseduti”
rispondono con la precisione dell’uomo di legge in contatto quotidiano
con gli aspetti economici della società coeva. In particolare Francesco Fran-
zosini, notaio e causidico originario di Intra, attivo da molto tempo sulla
264 STEFANIA T. SALVI
32 Ivi, ordine del Collegio datato 30 gennaio 1715.
33 ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 137, 1715. Causidici di Colle-
gio, fascicolo di Gio. Batta Baldini, petizione datata 26 marzo 1715.
34 Il parente più lontano è indicato come “D. Jo. Baptista Baldinus Abavus Pe-
tentis”. I suoi figli furono “Rev.dus D. Jo. Ant. Prepositus Burgi Intri” e “D. Jo.
Stephanus”, il quale a sua volta generò “D. Jo. Baptista”, padre di Felice Baldini e
nonno di Gio. Battista. Cfr. ibid.
35 Cfr. ivi, interrogazione dei testimoni.
36 Sull’uso della qualifica di “Don” in Lombardia fra XVII e XVIII secolo si veda
C. MANARESI, Le qualifiche di “don” e “donna” in Lombardia, “Archivio Storico Italia-
no”, 11 (1929), pp. 269-307; E. GENTA, Titoli nobiliari (storia), in Enciclopedia del di-
ritto, XLIV, Milano 1992, pp. 674-681, in particolare pp. 677-678.
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piazza milanese37, dichiara: “A mio credere penso che computati li beni
spettanti a detto Rev. Sig. Giuseppe38 se ne caveranno in circa quattro-
cento scudi l’anno”. A detta del causidico nessuno ha mai pronunciato pa-
role di doglianza nei confronti del giovane Gio. Battista, né del padre,
“sendo detti Signori di buonissima indole, ben inclinati, et tali che anzi
sento da tutti lodarli”.
Accertati lo svolgimento del periodo di pratica “pro ediscendis causa-
rum patrocinijs”, confermato dal padre Felice39, e l’assenza di condanne
da parte del Regio Capitano di Giustizia40 e del Cancelliere del Collegio41,
nel giugno 1715 Gio. Battista entra a pieno titolo tra i causidici collegiati
del capoluogo ambrosiano. In pochi mesi ha raggiunto il massimo grado
previsto dall’organizzazione notarile milanese: tuttavia, il rapido ingres-
so tra i membri della corporazione, lungi dal costituire un punto di arri-
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 265
37 Cfr. ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 95, 1690. Notai, fascicolo
di Francesco Franzosini.
38 Il Reverendo Giuseppe Baldini, titolare di una cappellania nella chiesa mila-
nese di San Lorenzo, era l’unico fratello maschio di Felice Baldini, con il quale con-
divideva l’abitazione milanese. Le due sorelle di Felice e Giuseppe erano entrambe
maritate: l’una con il Sig. Ottaviano Canna di Somma, l’altra con il Sig. Zoppi di
Vogogna.
39 Si riporta di seguito la dichiarazione compilata da Felice Baldini per il figlio
Gio. Battista: “Fit fides per me Notarium et C.C. ac alterum ex egr. DD. Abbatibus
Ven. Coll. DD. Notariorum et Causidicorum Mediolani, sicuti J.C. et Mediolani
Notarius Jo. Baptista Baldinus filius meus militavit in meo studio per quinquen-
nium et ultra pro ediscendis causarum patrocinijs, et in omnibus semper bene se
gessit et pro fide. Mediolani die prima Maij 1715. J.C. et C.C. Felix Baldinus Me-
diolani Notarius attestat ut supra cum juramento” (ASMi, Collegio dei notai e dei cau-
sidici, cartella 137, 1715. Causidici di Collegio, fascicolo di Gio. Batta Baldini).
40 “Attestatur Actuarius infrascriptus sicuti Joannes Baptista Baldinus filius J.C.
et C.C. Mediolani Felicis P.V. P.S. Mariae Pedonis Mediolani in Officio Regii D. Ca-
pitanei Iust. Mediolani non fuit de ullo crimine compertus, impictus, processatus,
delatus, inquisitus, neque damnatus, ut liquet. In quorum fidem. Dat. ex Officio
Regii Capitanei praedicti die vigesima prima januarij 1715. Joannes Pyrabos de Col-
legio Mediolani Notarius et in dicto Regio Officio Actuarius pro fide” (ibid.).
41 “Fit fides per me Notarium Cancellarium Ven. Collegij DD. Notariorum, et
Causidicorum Mediolani quemadmodum D. Jo. Baptista Baldinus fil. J.C. et C.C.
Domini Felicis P.V. P.S. Mariae Pedonis Mediolani in actis meis uti Cancellarius ut
supra non fuit de ullo crimine repertus, impictus, processatus, inquisitus, neque
damnatus, ut liquet ex dictis actis. In quorum fidem etc. Dat. ex dicto Collegio die
15 Januarij 1715. Gaetanus Castillioneus de dicto Collegio Notarius et eiusdem
Cancellarius Criminalis” (ibid.).
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vo nella sua luminosa carriera, non è che la necessaria premessa ad un’al-
trettanto rapida ascesa tra le più alte cariche del Collegium.
In breve tempo Gio. Battista diventa Conservatore degli ordini e suc-
cessivamente Abate per ben quattro volte42. La conquista della prestigio-
sa posizione di vertice non di rado rappresentava il momento finale di un
preciso iter ascendente, che aveva condotto in precedenza al raggiungi-
mento di altre cariche, come quella di Tesoriere43 o, come nel caso del No-
stro, di Conservatore degli ordini.
Raggiunto l’apice del cursus honorum all’interno della corporazione col-
legiale con la nomina ad Abate, il Baldini, “convinto apologeta della no-
biltà dei causidici”44, si adopera per far ottenere ai collegiati il privilegio
della caccia, riservato agli esponenti del patriziato: nel luglio del 1755
scrive una supplica45 in cui, illustrando meriti e prerogative dei causidi-
ci collegiati, prega di ricomprenderli tra i beneficiari del privilegio della
libertà di caccia “non perché siano questi in caso di attendere al diverti-
mento della Caccia, essendo bastantemente occupati nel loro Officio, che
esigge una continua applicazione nel patrocinio delle Cause, ma al solo
266 STEFANIA T. SALVI
42 Gio. Battista Baldini fu Abate del Collegio notarile milanese dapprima nel
1732, poi nel 1737, successivamente nel 1741 ed infine nel 1755. Cfr. LIVA, Nota-
riato e documento notarile cit., Appendice, I. Elenco degli Abati del Collegio dei cau-
sidici e dei notai di Milano, pp. 340-341.
43 Il notaio Bernardo Curioni, che nel 1705 era stato nominato “Tesoriere del
Collegio de’ Notaj e Causidici di Milano” in seguito alla morte del predecessore An-
gelo Maria Crivelli, ricoprì successivamente la carica di Abate nel 1719, 1732 e 1736
(ASMi, Studi parte antica, cartella 169, Nomine (1680-1722), 1705. Curioni Bernar-
do). Il nuovo Tesoriere poteva subentrare nella carica rimasta vacante non soltanto
per morte del predecessore, bensì pure in seguito ad una promozione di chi prece-
dentemente la occupava: si pensi, ad esempio, alla vicenda di Gio. Battista Del Con-
te che, nel 1722, fu nominato “Tesoriere del Collegio de’ Notaj e Causidici di Mi-
lano” in conseguenza della promozione ad Abate iuniore di Ignazio Brambilla. Cfr.
ivi, 1722. Del Conte Gio. Battista.
44 E. PAGANO, Avvocati ed esercizio della professione legale in Lombardia nel secondo
Settecento. I causidici collegiati di Milano, “Rivista di Storia del Diritto Italiano”, 74
(2001), pp. 355-418, in particolare p. 387.
45 Tra le numerose incombenze degli Abati vi era la gestione dei rapporti ester-
ni del Collegio, rispetto alla quale fungevano da vero e proprio anello di congiun-
zione tra la corporazione e la società, rappresentando la struttura collegiale nelle re-
lazioni con altri Collegi e con il potere pubblico. Erano, infatti, gli Abati – come si
evince dalla documentazione archivistica – a rivolgere, in nome del Collegio de’ No-
tari e Causidici, ogni supplica, petizione o istanza al Governatore, se non al sovrano
in persona.
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oggetto, che siano distinti da chi non ha verun Carattere nè di Nobiltà,
né d’Officio”46.
Nel memoriale l’Autore ricorda il privilegio, concesso dall’imperato-
re Carlo VI ai causidici collegiati ed ai loro successori il 4 dicembre 1715,
di portare sul petto una “medaglia d’oro con scolpita in mezzo della me-
desima una croce della stessa materia”, che era stato all’origine di un’an-
nosa disputa scoppiata fra i membri del Collegio dei causidici e dei notai
e quelli del Collegio dei giureconsulti. Questi ultimi, infatti, temendo
che la concessione di Carlo VI riducesse la distanza sociale avvertita, ormai
da secoli, tra i nobili dottori ed i semplici notai, erano insorti, rivendi-
cando che soltanto ai primi spettava la prerogativa, attribuita da Papa Pio
IV, di mettersi al collo una medaglia47. I notai, dal canto loro, avevano re-
plicato che il loro Collegio era più antico di quello dei giureconsulti e il
dissidio aveva avuto termine una decina d’anni più tardi, quando il Sena-
to aveva confermato, a favore dei causidici, il privilegio imperiale della
medaglia, da portare, tuttavia, soltanto su una toga corta48.
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 267
46 La difesa delle prerogative vantate dal Collegio milanese si articola attraver-
so la solenne menzione dei numerosi privilegi riconosciuti nei secoli passati ai notai
ed ai causidici collegiati. In particolare, il Collegio dei causidici di Milano aveva me-
ritato la lode e la stima degli antichi Duchi di Milano, tra i quali Galeazzo Maria
Visconti , Ludovico Maria Sforza e Massimiliano Maria Sforza Visconti (BALDINI, Col-
lectanea ordinum cit., voce Collegium, pp. 154-172). La supplica, che si conclude con
l’indicazione “J. C. Jo. Baptista Baldinus Causidicus Collegiatus, et Abbas Senior
praefati Venerandi, et Nobilis Collegii pro currenti anno 1755”, è conservata in
ASMi, Studi parte antica, cartella 169, 1755. 8 Luglio, Il Collegio dei Causidici suppli-
ca l’Ecc.ma Giunta perché abbia presenti le prerogative al medesimo competenti, al qual effet-
to vengono le dette prerogative da questo Collegio diffusamente spiegate in detto ricorso.
47 Papa Pio IV aveva concesso ai membri del Collegio dei giureconsulti, già ti-
tolari del privilegio di “portare il baldacchino”, con vesti di porpora e di seta, in oc-
casione di solenni ingressi di sovrani e legati apostolici, il diritto di esibire sul pet-
to una collana con medaglia d’oro a forma di croce acuminata agli angoli e, al cen-
tro, l’immagine di Sant’Ambrogio e lo stemma mediceo. Cfr. F. CALVI, Il patriziato
milanese, Milano 1875, rist. anast. Bologna 1970, pp. 67-68; R. LEVI PISETSKY, La
moda spagnola a Milano, in Storia di Milano, X, L’età della riforma cattolica (1559-1630),
Milano 1957, pp. 877-927, in particolare p. 910. Il Collegio dei medici di Milano
godeva di un analogo privilegio, sul quale si veda D. PANEBIANCO, Lo stemma e l’in-
segna del Collegio dei Medici di Milano, “Archivio Storico Lombardo”, VIII (1969), pp.
323-325.
48 Il diploma di Carlo VI è riportato per esteso in BALDINI, Collectanea ordinum
cit., voce Causidici collegiati, pp. 86-126, in particolare pp. 86-87, ed è consultabile
pure in ASMi, Amministrazione del fondo di religione, cartella 2163, Privilegio della Me-
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La supplica prosegue poi menzionando il requisito del non esercizio
di arte “vile”, importante conferma della serietà e del rigore dei requisiti
previsti per l’ammissione al Collegio dei notai e dei causidici: “Ritengasi
che per entrare nel Collegio de’ Causidici, si richiede per disposizione de-
gl’Ordini la prova indispensabile di tre gradi illibati, cioè del Petente, Pa-
dre, ed Avo sempre conservati esenti da qualunque Arte Vile, o mecani-
ca, etiam communi existimatione, ed anche non Vile, quallora siasi esercitata
in publica Bottega”49. A riprova della considerazione sociale goduta dai
collegiati, l’Abate milanese specifica che, nelle lettere indirizzate al Col-
legio, il Governatore di Milano si rivolge agli Abati con l’appellativo di
“Signori”, come pure il Magistrato Ordinario, mentre il Magistrato Straor-
dinario addirittura attribuisce loro il titolo di “Nobili”. Inoltre, il Colle-
gio dei causidici è regolarmente invitato a partecipare alle funzioni eccle-
siastiche celebrate nella chiesa metropolitana “coll’intervento di tutti li
Tribunali”, ove i causidici collegiati dispongono di un proprio banco “per
sedere con Tappeto, e Cuscino”, accompagnando il Principe ed il Senato
nelle diverse processioni50.
268 STEFANIA T. SALVI
daglia d’Oro concesso dall’Imperatore Carlo Sesto alli SS.ri Causidici Collegiati del medesi-
mo Nobile e Venerando Collegio de SS.ri Notari di Milano. Cfr. sul punto CALVI, Il patri-
ziato milanese cit., p. 176, nt. 2; C. SANTORO, Collegi professionali e corporazioni d’arti e
mestieri della vecchia Milano, Catalogo della mostra a cura di C. Santoro, Premessa sto-
rica di A. Visconti, Milano 1955, pp. 19-21, in particolare p. 26; R. LEVI PISETSKY,
La vita e le vesti dei Milanesi nel ’700, in Storia di Milano, XII, L’età delle riforme (1706-
1796), Milano 1959, pp. 855-946, in particolare p. 926; C. MOZZARELLI, Strutture
sociali e formazioni statuali a Milano e a Napoli tra ’500 e ’700, “Società e Storia”, 3
(1978), pp. 431-463, in particolare p. 448, nt. 50; LIVA, Notariato e documento nota-
rile cit., p. 183; C. CAPRA, La Lombardia austriaca nell’età delle riforme (1706-1796),
Torino 1987, pp. 46-47.
49 ASMi, Studi parte antica, cartella 169, 1755. 8 Luglio, Il Collegio dei Causidi-
ci supplica l’Ecc.ma Giunta perché abbia presenti le prerogative al medesimo competenti, al
qual effetto vengono le dette prerogative da questo Collegio diffusamente spiegate in detto ri-
corso, p. 2. Il corsivo è nel testo.
50 Se in varie occasioni, tra cui l’incoronazione di Maria Teresa, avvenuta nel
1741, i membri del Collegio milanese furono invitati a partecipare alla “Messa Pon-
tificale e successivo Te Deum”, le indagini condotte presso l’Archivio di Stato di Mi-
lano hanno però dimostrato che la solenne funzione organizzata a Milano per l’inco-
ronazione di Giuseppe II, nel 1781, non contemplò l’intervento del Collegio de’ No-
tari e Causidici, tanto che gli Abati Carlo Vincenzo del Maino e Gio. Battista Nico-
lini supplicarono il sovrano di concedere loro l’onore di presenziare. La secca rispo-
sta del 20 agosto 1781 fu, tuttavia, negativa (ASMi, Studi parte antica, cartella 169,
Supplica degli Abati del Collegio dei notai e causidici Del Maino e Nicolini [1781]).
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Di fronte ai privilegi sapientemente enumerati dall’Abate e tenuto
conto, in particolare, del fatto che nel Collegio non si ammette chi non
sia in grado di fornire “la prova delli tre gradi sempre conservati illibati”
che, per quanto non determini “quella generosa Nobiltà, che ha radici più
alte”, tuttavia comporta “una Nobiltà sufficiente per doversi li Causidici
di questo Collegio dire, e considerare per Nobili”51, sembra difficile im-
maginare il notariato un “vile ufficio”, come pure da secoli lo dipingeva
buona parte della dottrina di diritto comune52.
L’appassionata difesa del Baldini, minuziosa e convincente sotto vari
profili, si inserisce perfettamente nel coevo dibattito sulla “nobiltà” o
“viltà” della professione notarile e non è certo l’unica di quel periodo, dal
momento che gli interventi degli Abati in difesa dell’“arte del rogare” ri-
sultano numerosi anche nei decenni successivi53.
3. La professione privata. Il Consorzio della Misericordia di Milano
Un così rapido ingresso tra i ranghi dei notai collegiati e la possibilità
di contare su uno studio rinomato come quello paterno, in cui Gio. Batti-
sta si era impratichito per diversi anni prima di conseguire la laudatio ad
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 269
51 Emerge, dunque, chiarissima dalle parole del Baldini la distinzione tra no-
biltà positiva, riservata esclusivamente ai membri del Collegio dei giureconsulti, e
nobiltà negativa, ossia la prova del mancato di esercizio di arte “vile”, necessaria per
accedere al Collegio dei notai e dei causidici di Milano. Cfr. ASMi, Studi parte anti-
ca, cartella 169, 1755. 8 Luglio, Il Collegio dei Causidici supplica l’Ecc.ma Giunta per-
ché abbia presenti le prerogative al medesimo competenti, al qual effetto vengono le dette prero-
gative da questo Collegio diffusamente spiegate in detto ricorso, p. 3. Cfr. BALDINI, Collecta-
nea ordinum cit., voce Antiquitas, p. 68; ivi, voce Collegium, pp. 154-172; ivi, voce
Nobilitas, p. 287.
52 Sul tema mi permetto di rinviare al mio Tra privato e pubblico cit., pp. 70-104.
53 Il 3 luglio 1770 i capi della corporazione milanese rivolsero una supplica al
Tribunale araldico, allegandovi un promemoria in cui erano enunciate le prerogati-
ve del Collegio e dei suoi membri, allo scopo di conservare tali attribuzioni. Dopo
aver esaminato la documentazione prodotta dai ricorrenti, con sentenza del 9 aprile
1771 il Regio Tribunale, in risposta a tale supplica, stabilì che la professione di “no-
taro” e causidico del Collegio ambrosiano, esercitata con probità ed osservanza de-
gli statuti collegiali, non pregiudicava la nobiltà della famiglia del professionista,
consentendo così ai collegiati di mantenere il possesso di quei “distintivi e predica-
ti d’onore, che dalli Sovrani e dai suoi Tribunali gli sono stati accordati” (ASMi,
Araldica parte antica, cartella 18, Promemoria all’Ecc.mo e Reale Tribunale Araldico del
Collegio de’ Causidici; ivi, Sentenza del Tribunale araldico del 9 aprile 1771).
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omnia, farebbero presumere che il giovane Baldini abbia rogato il primo at-
to all’indomani della cooptazione. Così non è: la prima volta che agisce in
qualità di notaio ad omnia laudatus e non come assistente del padre è il 29
luglio 171654. L’attività prende avvio lentamente; Gio. Battista non roga
più di una ventina di atti all’anno: nel 1716 sono undici, l’anno successi-
vo diciotto, nel 1718 una decina, nel 1720 soltanto cinque e talvolta si trat-
ta di documenti che gli commissiona il genitore55. La tutela paterna è an-
cora molto stretta e il figlio di un notaio facoltoso e potente come Felice,
a cui deve tutto, studi, formazione professionale e rapidissima ammissione
nel Collegio – il padre ne è una delle massime autorità –, non riesce anco-
ra ad affermarsi autonomamente.
L’anno di svolta è il 1724: a partire da questo momento Gio. Battista
sembra guadagnare indipendenza e comincia a rogare progressivamente di
più; al contrario Felice, ormai sessantenne, sembra cedere il passo al figlio,
ora in grado di prendere in mano le redini di uno studio così ben avviato
in decenni di costante esercizio professionale nel capoluogo ambrosiano56.
La documentazione di Gio. Battista rispecchia quella del padre, dal qua-
le eredita una clientela numerosa e di un certo prestigio: nel corso della sua
quarantennale attività Felice ha lavorato soprattutto per notai, causidici ed
esponenti del patriziato milanese, rogando atti dal contenuto assai vario, in
cui non è dato scorgere alcuna specializzazione di rilievo57. A partire dal
1724, quando Gio. Battista assume un ruolo preminente nello studio pa-
terno parallelamente al lento eclissarsi dell’anziano genitore58, coloro che
270 STEFANIA T. SALVI
54 ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40652,
29 luglio 1716, atto n. 1, Confessio et obligatio; ASMi, Rubriche notarili, cartella 342,
rubrica del notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice.
55 A titolo esemplificativo ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam
Felice, cartella 40653, 13 luglio 1720, atto n. 55, Procura: si tratta della nomina di Fe-
lice a procuratore speciale di tale Stefano Biondini, originario di Vogogna in Val d’Os-
sola. Si veda altresì ivi, 7 febbraio 1724, atto n. 100, Dos: l’atto dotale, materialmen-
te rogato da Gio. Battista, era il risultato di una serie articolata di accordi patrimoniali
conclusi dalle famiglie dei nubendi attraverso la mediazione svolta da Felice.
56 Per queste ed altre riflessioni sulla produzione notarile di entrambi i notai si
confrontino le rispettive rubriche: ASMi, Rubriche notarili, cartella 341, rubrica del
notaio Baldini Felice quondam Gio. Battista; ASMi, Rubriche notarili, cartella 342,
rubrica del notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice.
57 ASMi, Rubriche notarili, cartella 341, rubrica del notaio Baldini Felice quon-
dam Gio. Battista.
58 Felice continua a rogare, seppure in misura progressivamente ridotta, fino al
luglio 1735, anno della sua morte. Cfr. ibid.; ASMi, Popolazione parte antica, cartella
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erano stati i maggiori clienti di Felice si rivolgono al giovane Baldini per le
necessità più diverse. E così il Nostro entra in contatto con l’élite aristocra-
tica milanese, rogando a ritmo sostenuto per conti e marchesi59.
Gio. Battista mantiene poi uno stretto legame, già evidente nei rogiti
paterni, con alcuni notai originari delle zone vicine al Lago Maggiore, co-
me il causidico collegiato Carlo Girolamo Poroli, attivo sulla piazza mila-
nese tra il 1716 ed il 175660. Come ho rilevato per altre realtà settecente-
sche61, i notai iscritti al Collegio milanese, che provengono da località pe-
riferiche, sovente creano tra loro legami professionali e, talvolta, familiari,
intrecciando vincoli di parentela, quasi in risposta al bisogno di perpetua-
re le comuni origini che, in un ambiente cosmopolita come quello mila-
nese, rischiavano di perdersi per sempre. I notai collegiati nativi del Lago
Maggiore non fanno eccezione, rivolgendosi gli uni agli altri per la stesu-
ra di rogiti notarili e per affidarsi reciproche incombenze62. Gli stessi Bal-
dini mantengono per tutta la vita collegamenti costanti con il Lago Mag-
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 271
160, Registri mortuari (1733-1736), Liber in quo descripta sunt Nomina, et Cognomina
Mortuorum Civitatis et Corporum Sanctorum Mediolani, 5 settembre 1735, laddove si
apprende che Felice Baldini, all’epoca dimorante presso la parrocchia di San Seba-
stiano, morì “ex morbo cronico”. La data di morte trova conferma nel libro mastro
del Consorzio della Misericordia relativo agli anni 1722-1735, dal quale si appren-
de che, a partire dal settembre 1735, Gio. Battista subentrò al padre nel disbrigo
delle sue incombenze: Archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri (Azienda di Servizi al-
la Persona “Golgi-Redaelli”) di Milano (d’ora in poi ALPE), Mastri Misericordia, 78
(1722-1735), foglio 298.
59 Cfr. ASMi, Rubriche notarili, cartella 342, rubrica del notaio Baldini Gio. Bat-
tista quondam Felice. Nell’ambito di una clientela tanto prestigiosa spicca in manie-
ra ricorrente il nome del conte Arconati: per brevità si omette l’indicazione di tutti
gli atti stesi dal Baldini per il conte Antonio Arconati, membro del Consorzio del-
la Misericordia nei decenni centrali del XVIII secolo, sul quale v. F. CALVI, Il codice del
pio luogo della Misericordia in Milano, “Archivio Storico Lombardo”, XIX (1892), pp.
725-775, in particolare p. 769.
60 Cfr. ASMi, Rubriche notarili, cartelle 3796-3797, rubrica del notaio Poroli Car-
lo Girolamo quondam Francesco Domenico; ASMi, Notarile, cartelle 40695-40706.
61 Mi permetto di rinviare al mio Il notariato nella Magnifica Communitas Va-
risij tra prima e seconda metà del XVIII secolo: alcuni profili di notai varesini iscritti al Col-
legio notarile di Milano, in Fonti per la storia del territorio varesino, 1. Tardo Medioevo ed
Età Moderna (secoli XIV-XVIII), a cura di G.P.G. Scharf, Varese 2010, pp. 169-230, in
particolare pp. 193-194.
62 Provengono dal Lago Maggiore quasi tutti i notai indicati da Gio. Battista
come testimoni per le indagini compiute dagli organi collegiali all’epoca della sua
ammissione tra gli ad omnia laudati e tra i causidici collegiati.
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giore, per visitare i parenti lontani63 e per curare gli interessi patrimonia-
li della famiglia, riconducibili soprattutto al discreto numero di beni ere-
ditati nel Verbano64. Sia il padre che l’avo paterno di Felice erano agiati
possidenti terrieri nel territorio di Suna, luogo di villeggiatura vicino a
Verbania ove i Baldini trascorrono le ferie: il patrimonio immobiliare ac-
cumulato dagli ascendenti viene poi ulteriormente accresciuto dall’accor-
ta gestione di Gio. Battista, il quale nel 1742 acquista a Suna un appezza-
mento di terreno “campo e vigna” con annessa brughiera al prezzo di 505
lire imperiali e dieci soldi65. L’autore del rogito è Carlo Girolamo Poroli,
che l’anno successivo roga anche un’altra vendita che vede Gio. Battista
nella veste di compratore: nel 1743 il Nostro acquista da due fratelli di
Pallanza sedici pertiche di terreno con salici e pioppi nel territorio di Ca-
sale Corte Cerro, nei pressi del Lago d’Orta, all’epoca ricompreso nel Du-
cato di Milano, al prezzo di 560 lire imperiali. Il terreno non è distante dal-
la casa di Suna, ove è rogato l’atto di acquisto66.
Il grande protagonista della produzione notarile di padre e figlio Bal-
dini non è però un notaio amico di famiglia, né un aristocratico dall’in-
tricata situazione patrimoniale, bensì un ente di beneficenza, costante-
mente presente nelle filze di entrambi i notai. È il Consorzio della Mise-
ricordia, uno dei più antichi luoghi pii elemosinieri di Milano, fondato
nel 1368 da un gruppo di mercanti, il principale cliente di Felice e Gio.
Battista, che ne furono ambedue cancellieri lungo buona parte della loro
non breve carriera67.
Fin dalle origini il Consorzio milanese, ubicato nel cuore cittadino68,
272 STEFANIA T. SALVI
63 Penso soprattutto a Felice, che si recava spesso ad Intra per fare visita ad uno
zio, prevosto in quel borgo (ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 137, 1715.
Causidici di Collegio, fascicolo di Gio. Batta Baldini, interrogazione del causidico
Francesco Franzosini, originario del borgo di Intra, ma da tempo residente a Mila-
no, ove svolgeva la professione di notaio e causidico).
64 ASMi, Collegio dei notai e dei causidici, cartella 95, 1690. Notai, fascicolo di Fe-
lice Baldini, interrogazioni dei testimoni.
65 ASMi, Notarile, notaio Poroli Carlo Girolamo quondam Francesco Domenico,
cartella 40705, 4 maggio 1745, atto n. 5, Confessio.
66 “Actum in una ex salis inferioribus domus habitationis ferensis praefati J.C. D.
Baldini sitae in dicto loco Sunae” (ivi, 26 novembre 1743, atto n. 14, Venditio et cessio).
67 L’informazione è tratta dai libri mastri oggi conservati presso l’Archivio dei
Luoghi Pii Elemosinieri (Azienda di Servizi alla Persona “Golgi-Redaelli”) di Mila-
no, sfuggiti ai bombardamenti del 1943 che incenerirono quasi novecento volumi e
cartelle.
68 La sede del Consorzio, inizialmente posta nella parrocchia di San Tommaso in
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fu un sodalizio laico di ispirazione cristiana, retto da dodici deputati a ca-
rica vitalizia, due per ciascuna porta cittadina. Eletti per cooptazione a vo-
ti segreti, i deputati si riunivano solitamente tutti i sabati non festivi ed
il capitolo era presieduto da un rettore, che rimaneva in carica un anno.
Dal capitolo dipendeva tutto il personale stipendiato, dagli agenti che
informavano i deputati sullo stato delle proprietà, facendo da intermediari
con i fittavoli, al tesoriere, che provvedeva al pagamento delle doti e del-
le elemosine in denaro, ai ragionati, che tenevano la contabilità del Con-
sorzio, al sindaco e cancelliere che, coadiuvato dal vice cancelliere, si oc-
cupava della stesura degli atti69.
Il carattere laico dell’istituzione era fortemente tutelato negli statuti
dell’ente: se fino alla seconda metà del Seicento, fermo restando il divie-
to, per i chierici, di rivestire la carica di rettore, i sacerdoti erano, tutta-
via, ammessi a far parte del consiglio di amministrazione, con la deter-
minazione capitolare del 6 febbraio 1664 gli ecclesiastici furono total-
mente estromessi dagli incarichi direttivi e si stabilì che, se un deputato
del Consorzio avesse abbandonato lo stato laicale per indossare la tonaca,
sarebbe stato dichiarato dimissionario70. La comprovata onestà degli ade-
renti e l’esperienza nella gestione di patrimoni sono all’origine del gran-
dissimo numero di offerte e lasciti di cui sempre godette l’istituto ele-
mosiniero, tanto da superare, per importanza e consistenza patrimoniale,
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 273
Cruce Sichariorum, a partire dal 1377 fu ubicata presso la parrocchia di San Protaso
ad Monachos con ingresso sulla contrada Solata, l’odierna via Broletto, per poi essere
trasferita, nel 1785, in contrada Tre Monasteri, oggi via Monte di Pietà (B. VIVIA-
NO, Le sedi dei 39 luoghi pii elemosinieri di Milano (1305-1980), in A. NOTO - B. VI-
VIANO, Visconti e Sforza fra le colonne del Palazzo Archinto. Le sedi dei 39 luoghi pii ele-
mosinieri di Milano (1305-1980), Milano 1980, pp. 221-340, specialmente pp. 244-
249). Sulla parrocchia milanese di San Protaso ai Monaci si vedano ASMi, Censo par-
te antica, cartella 1520, 1524. Descrizione delle Porte, Parrocchie, e popolazione della città
di Milano, Porta Comasina,S. Protaso ai Monaci; ASMi, Culto parte antica, cartella 1029,
Sommarione delle dodici Parrocchie di Porta Comasina, Parrocchia di S. Protaso ai Mona-
ci. Stato delle anime [1768].
69 L. AIELLO, Il Luogo pio della Misericordia (1368 circa-1784). Profilo storico, in Il
tesoro dei poveri. Il patrimonio artistico delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza
(ex Eca) di Milano, a cura di M.G. Bascapè - P.M. Galimberti - S. Rebora, Milano
2001, pp. 78-80; M.C. BRUNATI, Misericordia, in Milano. Radici e luoghi della carità,
Torino 2008, pp. 135-138.
70 Cfr. CALVI, Il codice del pio luogo della Misericordia cit., pp. 742 ss.; I. RIBOLI -
M. BASCAPÈ, Statuti miniati dei Luoghi Pii Elemosinieri. Notizie storiche sulle istituzioni,
Milano 1990, pp. 25-29, p. 28.
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la più antica Scuola delle Quattro Marie71, divenendo uno degli enti be-
nefici più conosciuti e attivi della città e finendo per assumere un ruolo
di guida nei confronti degli altri luoghi pii, soprattutto in occasione dei
tentativi della curia milanese di sottomettere gli enti benefici al control-
lo ecclesiastico72.
Nei rogiti stilati dal Baldini, che fu eletto cancelliere il 24 gennaio
1714 in luogo di Gio. Agostino Meda73, emerge, mediata dagli aspetti
274 STEFANIA T. SALVI
71 Anche il luogo pio delle Quattro Marie, ubicato originariamente in contrada
San Michele di Porta Orientale, nei pressi dell’arcivescovado, divenuta poi contrada
delle Quattro Marie per assumere, nel 1661, il nome definitivo di contrada Pattari,
godeva di un ingente patrimonio fondiario, incrementato nei secoli dalle numerose
donazioni compiute da privati. Soltanto in Milano il luogo pio possedeva diverse ca-
se. Sulla consistenza patrimoniale di questo istituto di carità v. ASMi, Luoghi pii par-
te antica, cartella 409; ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 412, fascicolo Milano ca-
se diverse. In storiografia v. NOTO -VIVIANO, Visconti e Sforza cit., pp. 225-226; La ge-
nerosità e la memoria. I luoghi pii elemosinieri di Milano e i loro benefattori attraverso i seco-
li, a cura di I. Riboli - M.G. Bascapè - S. Rebora, Milano 1999; P.M. GALIMBERTI, Il
Luogo pio delle Quattro Marie (1305 circa-1784). Profilo storico, in Il tesoro dei poveri cit.,
pp. 63-65; D. BELLETTATI, Quattro Marie, in Milano. Radici e luoghi cit., pp. 51-54.
72 Relativamente all’assistenza benefica in Lombardia, con particolare riferimento
ai luoghi pii milanesi, si veda, senza pretesa di completezza, L. VITALI, La beneficen-
za a Milano. Notizie storico-economico-statistiche, Milano 1880; L.E. ROSSI, Milano bene-
fica e previdente: cenni storici e statistici sulle istituzioni di beneficenza e di previdenza, Mi-
lano 1906; Statuti dei Luoghi Pii Elemosinieri amministrati dall’Ente comunale di assi-
stenza di Milano, a cura di A. Noto, Milano 1948; G.C. BASCAPÈ, L’assistenza e la be-
neficenza a Milano dall’Alto Medioevo alla fine della dinastia sforzesca, in Storia di Mi-
lano, VIII, Tra Francia e Spagna (1500-1535), Milano 1957, pp. 389-419; ID., L’assi-
stenza e la beneficenza fino al termine delle dominazioni straniere, in Storia di Milano, XIV,
Sotto l’Austria (1815-1859), Milano 1960, pp. 801-831; E. CATTANEO, Istituzioni ec-
clesiastiche milanesi, in Storia di Milano, IX, L’epoca di Carlo V (1535-1559), Milano
1961, pp. 509-720; A. NOTO, Gli amici dei poveri di Milano 1305-1964, Milano 1966;
NOTO - VIVIANO, Visconti e Sforza cit., pp. 256-260; A. ANNONI, Assistenza e benefi-
cenza nell’età delle riforme, in Economia, istituzioni, cultura cit., III, pp. 897-990; E. BRES-
SAN, Povertà e assistenza in Lombardia nell’età napoleonica, Milano - Roma - Bari 1985;
ID., Chiesa milanese e assistenza nell’età delle riforme, in Ricerche sulla Chiesa di Milano
nel Settecento cit., pp. 150-179; Dalla Carità all’Assistenza. Orfani, vecchi e poveri a Mi-
lano tra Settecento e Ottocento, Atti del Convegno 20 e 21 ottobre 1992 - Centro Con-
gressi Cariplo, a cura di C. Cenedella, Milano 1993; i saggi raccolti nel volume La
generosità e la memoria cit.; Il tesoro dei poveri cit.; AA.VV., Beneficenza e Risparmio. I do-
cumenti preunitari della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Milano 2005.
73 ALPE, Mastri Misericordia, 77 (1711-1721), 24 gennaio 1714.
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più strettamente economici, la vivace religiosità cittadina che, ancora sul
finire dell’antico regime, permeava di sé la società milanese, invadendo
gli ambienti urbani e del contado limitrofo. Le imbreviature in esame ri-
portano alla luce la fitta rete di scambi patrimoniali abilmente intessuta
dal Consorzio nella prima metà del XVIII secolo74, consentendo di rico-
struire una sorta di mappa delle proprietà di questo ente elemosiniero, che
in età medievale fu uno dei principali destinatari di legati benefici75. An-
cora nel Settecento godeva di un ingente patrimonio, composto preva-
lentemente da immobili situati in Milano e nei Corpi Santi76: con i suoi
frutti erogava elemosine in natura ed in denaro agli indigenti, ai carcera-
ti, ai conventi che versavano in condizioni economiche critiche77 e soc-
correva, su richiesta dei parroci, le povere fanciulle “fatue”78. Le offerte
potevano essere di diversa natura (pane, vino, sale, legumi, vesti, denaro)
e venivano distribuite quotidianamente mediante medaglie, coniate con
l’immagine della Vergine Maria, di Sant’Ambrogio e San Carlo79.
Come si è detto, buona parte del capitale della Misericordia derivava
dai lasciti pii che, in misura maggiore o minore, nel corso dei secoli ave-
vano contribuito ad incrementare il suo patrimonio, privilegiando, tal-
volta, alcune categorie di assistiti e condizionando, quindi, l’articolata at-
tività elemosiniera dell’istituto80. Tra i principali benefattori spicca il no-
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 275
74 Per una panoramica d’insieme circa i numerosi rapporti di credito e debito
intessuti dal Consorzio della Misericordia nel corso del XVIII secolo v. ASMi, Luoghi
pii parte antica, cartella 312.
75 G. ALBINI, Continuità e innovazione: la carità a Milano nel Quattrocento fra ten-
sioni private e strategie pubbliche, in La carità a Milano nei secoli XII-XV, Atti del Conve-
gno, Milano, 6-7 novembre 1987, a cura di M.P. Alberzoni - O. Grassi, Milano 1989,
pp. 137-151; EAD., Presentazione. Vite di mercanti milanesi del Trecento e del Quattrocen-
to: affari e carità, in M. GAZZINI, “Dare et habere”. Il mondo di un mercante milanese del
Quattrocento, Firenze 2002, pp. V-XXI, in particolare pp. IX-XI, già in G. ALBINI, Ca-
rità e governo delle povertà (secoli XII-XV), Milano 2002, pp. 58-59.
76 Sull’origine di questa denominazione cfr. L. MOCARELLI, I Corpi Santi di Mi-
lano tra XVIII e XIX secolo: trasformazioni istituzionali e assetti economici, “Società e Sto-
ria”, a. XXIX, n. 112 (2006), pp. 285-295, in particolare p. 285, nt. 1.
77 Cfr. ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 315, 1772. 27 Luglio. Nota dell’E-
lemosine, che si fanno annualmente dal Consorzio della Misericordia di Milano.
78 Ivi, 1782. 24 Agosto. Insinuazione al L. P. della Misericordia di soccorrere una fi-
glia fatua ed abbandonata. Sul significato del termine, utilizzato nelle fonti consulta-
te, cfr. S. BATTAGLIA, Grande dizionario della lingua italiana, V, Torino 1972, voce Fa-
tuo, p. 739.
79 CALVI, Il codice del pio luogo della Misericordia cit., p. 726.
80 Sui lasciti a scopo religioso si indica qui soltanto una bibliografia essenzia-
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me di Gio. Batta Bianconi che, nel testamento rogato da Baldini nel 1730,
nominava erede universale il Consorzio, disponendo a suo carico il paga-
mento annuale di 24 lire imperiali alle “povere vidove” del luogo di Bag-
gio e la distribuzione di due coperte di lana a “due povere figlie nubili”
del medesimo luogo al tempo del loro matrimonio81. Della scelta delle
giovani da beneficiare, così come della materiale distribuzione del dena-
ro alle vedove, si doveva occupare il curato di Baggio82. Non era infre-
quente che i benefattori destinassero parte delle proprie sostanze alla co-
stituzione di doti per le fanciulle indigenti83: nel luglio 1750 Gio. Batti-
sta Baldini rogava un atto in cui il Reverendo Innocenzo Rozzone della
276 STEFANIA T. SALVI
le: G. SANTACROCE, Legati pii, in Digesto Italiano, XIV, Torino 1928, pp. 214-229; F.
BRANDILEONE, I lasciti per l’anima e la loro trasformazione. Saggio di ricerche storico-giu-
ridiche, in ID., Scritti di storia del diritto privato italiano, a cura di G. Ermini, I, Bo-
logna 1931, pp. 361-476; E. BESTA, Le successioni nella storia del diritto italiano, Pa-
dova 1935, pp. 110-112; D. SCHIAPPOLI, Legato pio, in Nuovo Digesto Italiano, VII,
Torino 1938, pp. 709-716; M. FALCO - A. BERTOLA, Anima (Disposizioni dell’), in
Novissimo Digesto Italiano, I, Torino 1957, pp. 621-627; G. OLIVIERO, Anima, dispo-
sizioni a favore dell’ (diritto canonico), in Enciclopedia del diritto, II, Milano 1958, pp.
430-433; F. DELLA ROCCA, Cause pie, in Novissimo Digesto Italiano, III, Torino 1959,
pp. 49-51; G. VISMARA, La norma e lo spirito nella storia del diritto successorio, “Studia
et Documenta Historiae et Iuris”, 31 (1965), pp. 61-91, altresì in ID., Scritti di sto-
ria giuridica, VI, Le successioni ereditarie, Milano 1988, pp. 3-35; A. BERTOLA, Pie fon-
dazioni, in Novissimo Digesto Italiano, XIII, Torino 1966, pp. 59-61; T. MAURO, Fon-
dazione di culto, in Enciclopedia del diritto, XVII, Milano 1968, pp. 814-846; C. GIAR-
DINA, Successioni (diritto intermedio), in Novissimo Digesto Italiano, XVIII, Torino 1971,
pp. 727-748; T. MAURO, Legato di culto, in Enciclopedia del diritto, XXIII, Milano 1973,
pp. 771-782.
81 Su questa figura si veda il sintetico, ma efficace, profilo di K. VISCONTI, Gio-
vanni Battista Bianconi († 1731), in Il tesoro dei poveri cit., pp. 106-108.
82 Si tratta di un testamento nuncupativo senza scritti con la predisposizione
di numerosi legati, tra cui anche un lascito in favore del notaio Baldini: “Item la-
scio al detto Sig. D. Gio. Batta Baldino un crocifisso d’argento di quelli come so-
pra già preparati, et esistenti nel cassone della mia stanza” (ASMi, Notarile, notaio
Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40657, 26 marzo 1730, atto n. 323,
Testamentum). Sul regime testamentario vigente nella Lombardia settecentesca si ve-
da, in particolare, V. D’ADDA, Arte notarile in tre parti divisa, t. II, parte II, Milano
1796, pp. 1-89; G. MINOJA, Ripetizioni accademiche di diritto comune e patrio coll’ag-
giunta delle veglianti sovrane determinazioni, t. II, Milano 1805 (II ed.), Ripetizione
XXV, Dei Testamenti, pp. 26-43.
83 ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 315, Elenco delle Doti che il Venerando Luo-
go Pio della Misericordia di Milano è tenuto far distribuire ogni anno a Persone, e Famiglie
particolari, a tenore delle pie disposizioni di varj Testatori.
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Compagnia di Gesù stabiliva che si pagassero lire 48.6.8 ciascuna a “quat-
tro figlie povere” dei luoghi di Gerno, Gernetto, Ceredo e Treviglio84.
Il Consorzio provvedeva alla distribuzione di elemosine, alla corre-
sponsione di doti, al mantenimento di giovani studenti e, occasional-
mente, alla liberazione di debitori insolventi rinchiusi nel carcere della
Malastalla o in altri istituti di detenzione, oltre che con i lasciti testa-
mentari, anche attraverso il ricavato degli affitti di case e “possessioni”,
situate in città ed in varie zone del contado milanese. Il patrimonio am-
ministrato dal Consorzio era, infatti, costituito prevalentemente da im-
mobili, case in città e in campagna, “possessioni” rurali di notevole esten-
sione nei corpi Santi di Milano e nei territori di Villandolo (pieve di Ro-
sate)85, Novate (pieve di Bollate)86, Triulzo (pieve di S. Donato)87, Ba-
reggio88, Calvignasco89, Binasco90, Moncucco (vicariato di Binasco)91,
Pozzolo (pieve di Gorgonzola)92, San Vito (pieve di Corbetta)93, Melzo,
Monza, Macconago, Locate, San Giuliano94, Lacchiarella, Zunico, Ne-
sporedo95, Poasco, Mondrugno e Mettone96 per un totale di oltre 30.000
pertiche di terreno agricolo.
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 277
84 ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40671,
13 luglio 1750, atto n. 1200, Confessio, liberatio et cessio.
85 ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40669,
10 aprile 1745, atto n. 1061, Investitura.
86 Cfr. ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 318, fascicolo Novate.
87 ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 319, fascicolo Triulzo.
88 ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 318, fascicolo Bareggio.
89 Ivi, fascicolo Calvignasco.
90 ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40674,
10 maggio 1756, atto n. 1848, Venditio: si tratta della vendita di alcuni beni del
Consorzio della Misericordia nei pressi di Binasco.
91 ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 318, fascicolo Moncucco; ASMi, Notari-
le, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40673, 7 luglio 1755, atto
n. 1836, Venditio.
92 ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 319, fascicolo Pozzolo.
93 ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40666,
19 settembre 1741, atto n. 843, Venditio.
94 ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40657,
15 luglio 1728, atto n. 267, Investitura; ivi, 8 maggio 1730, atto n. 327, Investitura.
95 ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 319, fascicolo Zunico e Nespori. Vedi al-
tresì ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40664, 28
giugno 1738, atto n. 691, Investitura.
96 ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40669,
23 luglio 1746, atto n. 1085, Investitura.
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Affitti e livelli erano rogati al termine di un preciso iter: dapprima ve-
niva pubblicato un avviso recante i termini fondamentali del contratto;
gli aspiranti conduttori si presentavano presso la sede del Consorzio nei
giorni indicati dal bando ed i beni erano assegnati al termine di un’asta,
alla quale si era ammessi solo dopo aver presentato “idonea sigurtà” al sin-
daco del luogo pio, il quale, di regola, redigeva anche i “Capitoli” recan-
ti le dettagliate disposizioni deliberate dall’ente in merito all’affitto in
questione97. Sovente il contratto prevedeva un esonero dalle prestazioni
dovute dal conduttore, in caso di mortalità del bestiame che provocasse
un danno superiore ad un certo ammontare98. Scaduto il termine della lo-
cazione, non era infrequente che gli organi del Consorzio rinnovassero il
contratto allo stesso “fittabile”99.
Analoga procedura era prevista per la vendita di beni di proprietà del-
l’istituto: anche in questo caso al Baldini spettava sia il compito di redi-
gere, in qualità di sindaco e cancelliere del luogo pio, le “cedole invitato-
rie”, ossia l’avviso di vendita normalmente intitolato “Beni da vendere”,
che la materiale stesura dell’atto come notaio ad omnia laudatus100.
278 STEFANIA T. SALVI
97 Cfr. ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 318, Avviso datato 1° aprile 1785,
epoca in cui sindaco e cancelliere del Consorzio era Francesco Maestri.
98 La somma stabilita si aggirava di solito intorno alle 3/4.000 lire. Cfr. ASMi,
Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40664, 28 giugno
1738, atto n. 691, Investitura; ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam
Felice, cartella 40666, 14 luglio 1741, atto n. 832, Renovatio investiturae: i beni di
Nesporedo, Zunico, Faino e Camatta venivano affittati, concordando che, in caso
di mortalità del bestiame che determinasse un danno superiore a 3.400 lire, il Con-
sorzio non avrebbe preteso parte del raccolto. Il medesimo patto era inserito nel-
l’investitura dei beni di Villarossa del 4 gennaio 1752, rinnovata il 19 agosto 1760.
V. altresì ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 316, 1771. Patto di ristoro nel caso di
epidemia di bestie bovine accordato nelle fittanze di beni del Luogo Pio della Misericordia di
Milano.
99 A titolo esemplificativo ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 319, fascicolo
Pozzolo. Si veda altresì ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice,
cartella 40669, 22 marzo 1746, atto n. 1073, Prorogatio investiturae.
100 Cfr., ad esempio, ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Feli-
ce, cartella 40664, 20 giugno 1739, atto n. 723, Venditio. Si veda, in particolare, l’av-
viso “Beni da vendere nel territorio di Casaletto. Contado di Lodi”, allegato all’atto
notarile, che reca in calce il nome “Joannes Baptista Baldinus C.C. dictique Illu-
strissimi Consortii Sindicus & Cancellarius”. Cfr. inoltre ASMi, Notarile, notaio Bal-
dini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40673, 9 marzo 1754, atto n. 1801, Ven -
ditio; ivi, 5 febbraio 1755, atto non numerato, Venditio; ivi, 7 luglio 1755, atto n.
1836, Venditio.
ASL12 - 12 Salvi:ASL08 - 0x 7-11-2012 17:39 Pagina 278
La gestione del capitale del Consorzio, accuratamente disciplinata ne-
gli statuti del 1422101, contemplava l’obbligo di tenere una serie di scrit-
ture contabili ed un penetrante controllo sull’operato degli amministra-
tori dei beni dell’ente, diretto ad evitare il prevalere di fini personali su-
gli scopi benefici dell’istituzione.
Nel periodo considerato, la Misericordia, oltre a disporre di un ingente
patrimonio, amministrato con notevole libertà d’azione, gode ancora del
favore politico. A fronte dell’abolizione delle esenzioni fiscali, di cui i luo-
ghi pii si erano lungamente avvantaggiati per l’introduzione in città del-
le derrate alimentari destinate ai poveri, il reale dispaccio del 5 dicembre
1754 attribuì al Consorzio un annuo sussidio dell’ammontare di lire 2.000
a compensazione del pagamento del dazio della mercanzia “per tutti li ge-
neri e frutti, che si raccolgono dai suoi fondi”, poi introdotti e venduti
nella città102. Il privilegio era concesso in riconoscimento dei benefici che
l’assistenza prestata ai poveri procurava alla collettività ambrosiana, come
lo stesso Plenipotenziario Cristiani ed il Magistrato Camerale avevano fat-
to presente alla sovrana103.
Fino alla fine del Settecento l’impegno caritativo è ancora avvertito,
nella coscienza collettiva, come essenziale per la salvezza dell’anima ed i
luoghi pii, fortemente eterogenei, rispondono alle esigenze più diverse nel
settore della beneficenza, dall’assistenza ospedaliera ai sussidi indirizzati
a particolari categorie emarginate.
Le riforme dell’ultimo trentennio del XVIII secolo sconvolgeranno la
fitta trama degli enti caritativi milanesi, sottoponendo le finanze dei so-
dalizi ad un controllo statale sempre più capillare e segnando il lento de-
clino delle istituzioni devozionali, duramente colpite dal radicale proget-
to di razionalizzazione e concentrazione di tutta l’attività assistenziale mes-
so in atto da Giuseppe II104.
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 279
101 Statuti dei Luoghi Pii Elemosinieri cit., pp. 9-28; RIBOLI - BASCAPÈ, Statuti mi-
niati cit., pp. 25-29. Si veda altresì CALVI, Il codice del pio luogo della Misericordia cit.,
pp. 725-775.
102 ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 312, documento datato 10 febbraio
1768.
103 Ivi, dispaccio del 5 dicembre 1754.
104 Nel 1784 Giuseppe II inglobava i 34 minori nei 5 maggiori luoghi pii ele-
mosinieri di Milano: Quattro Marie, Misericordia, Divinità, Carità e Loreto, unifi-
candone l’amministrazione. Nel 1800 la Misericordia e gli altri quattro istituti ele-
mosinieri furono riuniti sotto un’unica amministrazione con la denominazione di
Capitolo Centrale dei Luoghi Pii Elemosinieri, perdendo per sempre la propria au-
tonomia. Un’efficace sintesi della riforma giuseppina e dei successivi interventi in I.
ASL12 - 12 Salvi:ASL08 - 0x 7-11-2012 17:39 Pagina 279
Sopravvissuto senza troppe scosse alla temperie giuseppina, il Con-
sorzio della Misericordia risulta vivacemente attivo ancora negli ultimi
decenni del Settecento, durante i quali permane, come attestano le fonti,
una cospicua attività contrattuale in merito a beni immobili di un certo
valore105. Si ha notizia, altresì, di un giudizio, intentato nel 1796 dai suoi
amministratori che, dopo aver riscontrato alcune irregolarità nei registri
contabili, citarono dinanzi al tribunale di prima istanza il cassiere Gia-
cinto Parravicini. L’accusa di indebita sottrazione di un’ingente somma di
denaro era sostenuta in articolate allegazioni dall’Avvocato Giorgio Bian-
chi d’Adda106 che, oltre ad essere il legale rappresentate dell’ente, figura
come uno degli amministratori107.
Un primo dato colpisce chi si appresti a studiare anche sommariamente
gli atti rogati da Gio. Battista per questo luogo pio: nella maggior parte
dei casi l’ente agisce rappresentato dal rettore; talvolta stipula in sua ve-
ce un procuratore – sovente un notaio108 – la cui nomina viene rogata dal
280 STEFANIA T. SALVI
RIBOLI, I Luoghi pii elemosinieri di Milano e i loro benefattori, in La generosità e la memo-
ria cit., pp. 17-36, specialmente pp. 25 ss.; M.C. BRUNATI, I luoghi pii elemosinieri
unificati: dal 1785 ai nostri giorni, in Milano. Radici e luoghi cit., pp. 173-177. Un
corposo elenco di luoghi pii milanesi soppressi tra la fine del XVIII ed i primi anni
del XIX secolo in V. FORCELLA, Chiese e luoghi pii soppressi in Milano dal 1764 al 1808,
Milano 1889; C. CASTIGLIONI, Soppressione di enti religiosi in Milano nel sec. XVIII, “Ar-
chivio Storico Lombardo”, 75-76 (1948-49), pp. 248-253.
105 Si veda, in particolare, ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 317, ove è con-
sultabile la documentazione relativa alle vendite ed ai livelli, stipulati negli anni Ot-
tanta, relativi a beni di proprietà del luogo pio. Notizie sugli ufficiali del Consorzio
attivi nella seconda metà del Settecento sono reperibili invece in ASMi, Luoghi pii
parte antica, cartella 313.
106 Cfr. CALVI, Il codice del pio luogo della Misericordia cit., p. 773.
107 La vicenda ci è tramandata da una serie di allegazioni conservate presso la
Biblioteca del Dipartimento di Diritto privato e Storia del diritto dell’Università
degli Studi di Milano sotto la segnatura 67.XI.C.050.05-09 (Avvertenze di Giacinto
Parravicini allultimo scritto dell’avvocato Giorgio Bianchi D’Adda altro degli Ammini-
stratori del L. P. della Misericordia, [Milano 1796], in testa al frontespizio Tribunale
di prima istanza). Sul genere delle allegazioni si veda il recente volume L’arte del di-
fendere. Allegazioni Avvocati e storie di vita a Milano tra Sette e Ottocento, a cura e con un
saggio introduttivo di M.G. di Renzo Villata, Milano 2006, con particolare riferi-
mento al ricco studio di M.G. DI RENZO VILLATA, L’arte del difendere e l’allegare tra
ancien régime ed età dei codici, ivi, pp. 1-117.
108 Il notaio milanese Cesare Mauri, sindaco e vice cancelliere del Consorzio,
era nominato procuratore dell’ente con atto rogato da Felice Baldini il 20 aprile
1720 (ASMi, Notarile, notaio Baldini Felice quondam Gio. Battista, cartella 37158,
20 aprile 1720, atto n. 900, Procura). Cfr. inoltre ASMi, Notarile, notaio Baldini
ASL12 - 12 Salvi:ASL08 - 0x 7-11-2012 17:39 Pagina 280
cancelliere del Consorzio. Un consistente numero di rogiti riguarda l’in-
gresso di giovani studenti nel Collegio Griffi di Pavia, controllato, com’è
noto, dal capitolo della Misericordia109: Gio. Battista, in qualità di sin-
daco, esprimeva il proprio parere sulle richieste di cooptazione e, come
notaio ad omnia laudatus, stilava l’imbreviatura in cui il neo cooptato si
obbligava ad osservare “Constitutiones, & Ordines ejusdem Collegii Griffo-
rum” e nominava un fideiussore che garantisse l’adempimento dell’ob-
bligazione110.
La competenza notarile del Baldini serviva pure a redimere il contra-
sto verificatosi tra il Consorzio ed il prete della Compagnia di Gesù In-
nocenzo Rozzone riguardo ad alcuni fondi posseduti da quest’ultimo, sui
quali la Misericordia avanzava pretese in quanto facenti parte dell’eredità
Rozzone: in virtù della transazione rogata dal Nostro il 6 marzo 1745 il
Consorzio incamerava 100.000 lire in cambio dell’annua corresponsione
di 1.000 lire per tutta la durata della vita del prete111.
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 281
Gio. Battista quondam Felice, cartella 40653, 15 maggio 1724, atto n. 116, Prote-
statio caducitatis.
109 Fondato da Ambrogio Griffi, protonotario apostolico, insigne consigliere e
medico ducale, con testamento pubblicato dal notaio della curia arcivescovile Gio-
vanni Antonio Cardano il 16 novembre 1493, il collegio universitario accoglieva
giovani, provenienti da Varese e da Lodi, che studiassero medicina e diritto nel ca-
poluogo pavese. Il Consorzio della Misericordia, che era stato nominato erede uni-
versale nelle disposizioni di ultima volontà di Ambrogio, si occupò della redazione
degli statuti collegiali, approvati nel 1496 da Ludovico il Moro e da Papa Alessan-
dro VI. Cfr. P.M. GALIMBERTI, Ambrogio Griffi († 1493), in La generosità e la memoria
cit., pp. 85-91; ID., Il testamento e la biblioteca di Ambrogio Griffi, medico milanese, pro-
tonotario apostolico e consigliere sforzesco, “Aevum”, LXXII, 2 (1998), pp. 447-483; F. SO-
MAINI, Ambrogio Griffi (1420 ca.-1493), in Il tesoro dei poveri cit., pp. 86-87.
110 Cfr., a mero titolo esemplificativo, ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Bat-
tista quondam Felice, cartella 40664, 13 agosto 1738, atto n. 696, Obligatio; ivi, 3 di-
cembre 1739, atto n. 737, Obligatio; ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quon-
dam Felice, cartella 40666, 6 settembre 1741, atto n. 842, Obligatio;ivi, 10 febbraio
1742, atto n. 856, Obligatio et fideiussio; ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista
quondam Felice, cartella 40669, 12 luglio 1745, atto n. 1066, Obligatio; ASMi, Nota-
rile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40671, 15 dicembre 1750,
atto n. 1209, Obligatio et fideiussio; ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quon-
dam Felice, cartella 40673, 20 dicembre 1753, atto n. 1796, Obligatio; ivi, 3 ottobre
1754, atto n. 1821, Obligatio;ivi, 12 dicembre 1754, atto n. 1824, Obligatio; ivi, 6
aprile 1756, atto n. 1846, Obligatio; ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quon-
dam Felice, cartella 40675, 7 ottobre 1758, atto n. 1908, Obligatio.
111 ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40669,
6 marzo 1745, atto n. 1056, Transactio. Cfr. altresì ASMi, Notarile, notaio Baldini
ASL12 - 12 Salvi:ASL08 - 0x 7-11-2012 17:39 Pagina 281
Tuttavia, non sono solo interessi patrimoniali quelli che traspaiono
dalle filze in esame: molti atti riguardano, ad esempio, la nomina degli
ufficiali del luogo pio112; un buon numero registra, invece, l’“electio” di
cappellani, nominati dal rettore per la celebrazione di un certo numero di
messe secondo le indicazioni contenute nei testamenti dei benefattori113.
L’attività al servizio della Misericordia si rivela proficua anche sotto il
profilo della clientela ‘privata’, consentendo al notaio di allargare l’oriz-
zonte del proprio giro di affari. I nobili rettori dell’ente benefico si rivol-
gono, infatti, a Gio. Battista non soltanto in veste di legali rappresentan-
ti del Consorzio, bensì pure per esigenze personali. Inoltre, l’assidua fre-
quentazione della Misericordia lo fa entrare in contatto anche con altri en-
ti benefici milanesi, per i quali sovente presta la sua opera notarile: è il ca-
so, in particolare, del Venerando Luogo Pio del Monte di Pietà, presente,
nelle filze del Baldini, fino alla fine del suo periodo di attività114.
L’ultimo rogito risale al 18 maggio 1762, poi le filze di Gio. Battista
tacciono per sempre. Non è sopraggiunta la morte a impedire al notaio di
continuare il suo ruolo di regolatore degli interessi della collettività; è lui
282 STEFANIA T. SALVI
Gio. Battista quondam Felice, cartella 40671, 13 luglio 1750, atto n. 1200, Confes-
sio, liberatio et cessio.
112 Il 31 agosto 1748 veniva rogata la nomina del vice tesoriere della Miseri-
cordia (ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40670,
31 agosto 1748, atto n. 1147, Obligatio facta per J.C. D. Dionisium Vailatum Vice The-
saurarium electum Ill.mi Consortij Misericordiae Mediolani favore eiusdem Consortii), im-
mediatamente incaricato di esigere e conseguire “ad procuratorio nomine praefati
Ill.mi Consortij et pro eo” qualunque somma dovuta al Consorzio (ASMi, Notarile,
notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40670, 31 agosto 1748, atto n.
1148, Procura).
113 A titolo esemplificativo ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quon-
dam Felice, cartella 40668, 26 marzo 1744, atto n. 1021, Electio in Capellanum vita-
litium; ivi, 29 dicembre 1744, atto n. 1048, Electio Capellani vitalitij Loci Novati;
ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40670, 28 set-
tembre 1746, atto n. 1101, Electio; ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quon-
dam Felice, cartella 40675, 27 marzo 1759, atto n. 1909; ivi, 7 luglio 1760, atto n.
1925, Electio; ivi, 24 dicembre 1761, atto n. 1748. Per tutti gli altri simili rogiti v.
ASMi, Rubriche notarili, cartella 342, rubrica del notaio Baldini Gio. Battista quon-
dam Felice. Si rileva l’incongruenza, in alcuni punti, della numerazione progressiva
dei rogiti, riscontrata sia nelle filze che nella rubrica del notaio.
114 A titolo esemplificativo ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quon-
dam Felice, cartella 40675, 21 aprile 1762, atto n. 1754, Procura. Per tutti gli altri
atti cfr. ASMi, Rubriche notarili, cartella 342, rubrica del notaio Baldini Gio. Batti-
sta quondam Felice.
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stesso, ormai anziano, ad interromperla. Ottenuto il titolo onorifico di Re-
gio Consigliere, concessogli da un dispaccio imperiale del luglio 1762115,
abbandona volontariamente la professione per ritirarsi a vita privata. Tut-
tavia, almeno formalmente, continua a ricoprire la carica di sindaco e can-
celliere della Misericordia, percependo un compenso di lire 300 fino alla
morte, che lo coglie il 3 maggio 1772116.
4. Collectanea ordinum aliorumve memorabilium Nobilis Collegii
DD. Causidicorum, et Ven. Collegii DD. Notariorum Mediolani
Come si è detto, intorno ai cinquant’anni Baldini compone la Collec-
tanea ordinum aliorumve memorabilium Nobilis Collegii DD. Causidicorum, et
Ven. Collegii DD. Notariorum Mediolani, data alle stampe a Milano, per i
tipi di Pietro Francesco Malatesta, nel 1742.
Dedicata, secondo il costume dell’epoca, all’Excellentissimus Senatus Me-
diolani e destinata ai pratici del diritto, l’opera costituisce una collezione
dei principali ordini emanati dal Collegio dei notai e dei causidici di Mi-
lano, suddivisi per materia e raccolti in ordine alfabetico.
Le tematiche affrontate sono molteplici, dalla disciplina dei diversi or-
gani della corporazione notarile a quella di istituti giuridici di vario tipo,
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 283
115 ASMi, Dispacci reali, cartella 235, dispaccio imperiale datato 8 luglio 1762.
116 Cfr. ALPE, Mastri Misericordia, 82 (1764-1772), foglio 451; ASMi, Popola-
zione parte antica, cartella 168, Registri mortuari (1769-1772), Nomina, et Cognomi-
na Defunctorum Civitatis, ac Suburbiorum Mediolani anni 1772 per me Regium Cancella-
rium apud Illustrissimum Magistratum Sanitatis Status registratus. Sedente Preside Ma-
gnifico D. Marchione Don Joseph Foppa. Carolus Brignani Regius Cancellarius, 3 maggio
1772: dai registri mortuari dell’anno 1772 si apprende che “D. Consiliarius Jo. Bap-
ta Baldini” morì “ex apoplexia” in “P. C. P.S. Marcellini”. Il successivo sindaco del
Consorzio della Misericordia fu Carlo Francesco Maestri, eletto nel 1772 a seguito
della morte del Baldini (ALPE, Mastri Misericordia, 82 (1764-1772), foglio 451).
Con testamento rogato dal notaio Giacomo Antonio Poschini il 23 settembre 1767
Gio. Battista nominava erede universale il nipote Carlo Felice Baldini, figlio del fra-
tello Carlo Antonio, contrariamente a quanto indicato nelle precedenti disposizioni
mortis causa, rogate dal medesimo notaio nel 1760, in cui tutte le sostanze del testa-
tore erano destinate al Consorzio della Misericordia: ASMi, Notarile, cartella 45713,
notaio Poschini Giacomo Antonio quondam Antonio, 24 settembre 1760, atto n. 18,
Testamentum; ivi, 23 settembre 1767, atto n. 55, Testamentum. Si veda pure ASMi, Ru-
briche notarili, cartella 3870, rubrica del notaio Poschini Giacomo Antonio quondam
Antonio.
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descritti con il costante richiamo della normativa collegiale e con l’ausi-
lio di altre fonti, tra cui soprattutto gli ordini del Senato di Milano, gli
Statuti cittadini, le Nuove Costituzioni e parte della dottrina di diritto
comune117. Allo storico che intenda studiarla l’opera del Baldini pare,
dunque, il risultato dell’accostamento di una serie di materiali eteroge-
nei, una composizione ‘a mosaico’ che illustra sommariamente i cardini
delle professioni legali settecentesche ed alcuni istituti del coevo diritto
lombardo.
Scopo primario della Collectanea è quello di dare lustro al Collegio no-
tarile milanese, di cui si ripercorre la storia ab origine, rievocando nume-
rosi diplomi e privilegi dei Duchi di Milano118. Pari attenzione è rivolta
alle cariche in seno al Collegium, di cui si prendono in esame caratteri e
funzioni. Agli Abbates Causidicorum et Notariorum Mediolani è dedicata una
delle voci più corpose119, integrata prevalentemente da norme collegiali
dei primi decenni del Settecento, da cui si evincono i numerosi compiti
degli Abati che, al vertice della corporazione, da secoli agivano per conto
del Collegio nei rapporti esterni, soprattutto con le autorità pubbliche120.
Tra le molteplici, ampie attribuzioni si pone l’accento, in particolare, sul
loro potere giurisdizionale, effettivamente assai penetrante: oltre a vigila-
re sull’operato degli altri ufficiali, i capi della corporazione controllavano
l’attività degli immatricolati, sanzionando qualunque violazione delle re-
gole professionali121. Tali figure, su cui, in ultima analisi, ricadeva il pe-
284 STEFANIA T. SALVI
117 Tra le opere maggiormente citate si annoverano i De iurisdictione, imperio et
potestate ecclesiastica ac saeculari libri tres di Jacopo Menochio, il Theatrum veritatis et
iustitiae del cardinale De Luca, il Labyrinthus creditorum concurrentium di Francisco Sal-
gado de Somoza, il De aequitate di Giulio Cesare Calvino, le Controversiarum forensium
partes quinque di Giovanni Francesco Andreoli ed il Practicarum quaestionum rerumque
iudicatarum liber singularis di Giulio Cesare Ruginelli.
118 BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce Collegium, pp. 154-172.
119 Ivi, voce De Abbatibus Causidicorum, et Notariorum Mediolani, pp. 1-42.
120 Sui molteplici compiti degli Abati si rinvia alla disciplina contenuta negli
Statuta Mediolani cum appostillis clarissimi viri iureconsulti mediolanensis Domini Catel-
liani Cottae in meliorem formam, quam antehac typis excusa, Mediolani 1552, l. I, capp.
343-348, ff. 111-114; cap. 358, f. 118; capp. 369-372, ff. 121-122 ed a quanto in-
dicato in BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce De Abbatibus Causidicorum, et Nota-
riorum Mediolani, pp. 1-42. In storiografia v. LIVA, Notariato e documento notarile cit.,
pp. 215 ss.
121 Cfr. altresì BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce Jurisdictio, pp. 264-268;
ivi, voce Notarii, pp. 287-298. In storiografia LIVA, Notariato e documento notarile cit.,
pp. 236 ss.
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so del controllo e dell’immagine sociale dell’intera classe notarile cittadi-
na, conservarono la loro fondamentale importanza fino alla definitiva scom-
parsa del Collegio seguita all’invasione napoleonica122.
A proposito della carica di Notarius seu Cancellarius, che, a partire dal
1768, avrebbe assunto carattere vitalizio come quella di Tesoriere e di Con-
servatore degli ordini123, l’omonima voce richiama i principali provvedi-
menti emanati in materia124. L’importanza della carica, necessaria ai fini
della verbalizzazione dei momenti significativi della vita collegiale, au-
mentò via via che, nel corso dei secoli, l’attività si fece più ampia e com-
plessa, al punto da fare apparire opportuna la presenza di un Vice Cancel-
liere che la coadiuvasse nelle numerose incombenze125.
Non poteva mancare, nell’opera in esame, un cenno ai Conservatori
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 285
122 Prima ancora dell’avvento della temperie napoleonica, il radicalismo giu-
seppino aveva fortemente ridotto l’autonomia dell’antico Collegio milanese, che per
secoli aveva rappresentato la solida roccaforte di un ceto professionale consolidato
nei propri privilegi. Si veda a questo proposito S. LEVATI, Notai e società nello Stato di
Milano alla fine dell’antico regime (1751-1800): reclutamento, strategie familiari e ruolo
sociale di un gruppo professionale, in Le regole dei mestieri e delle professioni. Secoli XV-XIX,
a cura di M. Meriggi - A. Pastore, Milano 2000, pp. 120-151, in particolare p. 125.
123 Il primo ad ottenere l’incarico di Cancellarius Collegii in perpetuum, dopo aver
ricevuto dal Senato specifica dispensa, fu Bernardo Monti. Vana fu la protesta solle-
vata circa un decennio più tardi, nel 1779, dal notaio Giulio Vaccani contro la tra-
sformazione della carica, prima annuale, in vitalizia: ASMi, Senato,Deroghe giudizia-
rie per comunità e corpi, cartella 57, dispensa del Senato di Milano, concessa a Bernar-
do Monti per la carica di Cancellarius perpetuus ed a Gaspare del Monte per quella di
Vice Cancellarius perpetuus del Collegio milanese; ASMi, Studi parte antica, cartella 169,
Cancellieri (1779-1799), 1779, Notari e Causidici Milano, Doglianze del Notaro Giu-
lio Vaccani contro la nomina del Cancelliere del Collegio de’ Notari e Causidici perpetuata in
Bernardo Monti quando deve essere annuale. Sul tema si vedano LIVA, Notariato e docu-
mento notarile cit., pp. 212-213; PAGANO, Avvocati ed esercizio della professione cit., pp.
385-386.
124 Le mansioni di questo ufficiale, dai tratti ancora nebulosi nella normativa
trecentesca, vennero a delinearsi con maggiore chiarezza in età sforzesca, quando si
precisò che il Notaio avrebbe dovuto scrivere in appositi libri, uno per le finanze,
uno per gli ordini ed uno per le condanne, avendo l’obbligo di stendere i verbali del
Collegio e di curarne la conservazione in modo che le scritture potessero essere tra-
smesse al successore (BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce Cancellarius Collegii, pp.
78-83). In storiografia cfr. LIVA, Notariato e documento notarile cit., pp. 205-213.
125 Si veda, in particolare, l’editto collegiale del 1° febbraio 1709, in cui si sta-
biliva che “Cancellarius, et Vice Cancellarius Collegii habent privativam facultatem
faciendi legalitates super Instrumentis, et scripturis”. Cfr. BALDINI, Collectanea ordi-
num cit., voce Cancellarius Collegii, p. 78.
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degli ordini, preziosi custodi della normativa collegiale: in merito a co-
storo, incaricati della delicata mansione di raccogliere e conservare scrit-
ture e ordini del Collegio126 e di assumere informazioni su coloro che chie-
devano di essere ammessi nella corporazione, la Collectanea ricorda la rifor-
ma del primo decennio del Settecento, in virtù della quale i Conservato-
ri furono scelti dall’intero Collegio dei causidici tra i nomi riportati in un
elenco sottoposto dall’Abate iuniore127.
Soltanto al Tesoriere, l’ufficiale che materialmente incassava tutto ciò
che era versato al Collegio, dalla tassa di immatricolazione al contributo
“assumendis informationibus” dei candidati alla laudatio, alle pene pecu-
niarie, l’Autore dedica una scarna voce, che richiama unicamente l’ordine
collegiale del 22 dicembre 1738128.
Se origine ed attività degli ufficiali collegiali sono trattate con parti-
colare attenzione, l’opera nondimeno affronta con notevole ampiezza an-
che altri profili dell’universo professionale del notaio, allora composto da
una varietà di categorie, forse troppo numerose (Pietro Verri stigmatiz-
zerà poco dopo tali “infinite” articolazioni nell’Orazione panegirica sulla giu-
risprudenza milanese129). Baldini, considerandole pure nei rapporti con il
Collegio notarile, alla cui approvazione erano subordinate, distingue tra
causidici collegiati130, causidici approvati131, notai132, attuari133 e solle-
citatori134. Come si può rilevare, i causidici135, diversamente dagli avvo-
286 STEFANIA T. SALVI
126 Il compito di conservare atti e scritture, prima affidato al Cancelliere, a parti-
re dal 1661 fu attribuito ai Conservatori degli ordini (BIANCHINI, Compendium ordinum
cit., De Conservatoribus ordinum Collegij, ordine del 21 dicembre 1661, p. 21). Tra i più
noti Conservatori degli ordini vi furono, come si è detto, Gio. Battista Bianchini e Gio.
Battista Baldini, grazie all’opera dei quali è oggi possibile ricostruire con maggiore
precisione la secolare storia del Collegio dei causidici e dei notai di Milano.
127 BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce Conservatores ordinum, pp. 174-175.
128 Anche il Tesoriere agiva sempre sotto il controllo degli Abati, che lo con-
fermavano in carica ogni anno (Ivi, voce Thesaurarius, p. 342).
129 P. V ERRI, Orazione panegirica sulla giurisprudenza milanese, in C. BECCARIA, Dei
delitti e delle pene. Con una raccolta di lettere e documenti relativi alla nascita dell’opera e
alla sua fortuna nell’Europa del Settecento, a cura di F. Venturi, Torino 1965, pp. 127-
146, in particolare pp. 144-145.
130 BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce Causidici collegiati, pp. 86-126. V. pu-
re ivi, voce Causidici in genere, pp. 127-128.
131 Ivi, voce Causidici approbati, pp. 126-127.
132 Ivi, voce Notarii, pp. 287-298.
133 Ivi, voce Actuarii, pp. 46-56; ivi, voce Judex, pp. 262-264.
134 Ivi, voce Sollicitatores, p. 340; ivi, voce Actuarii, pp. 46-56.
135 Il procuratore di parte, il procurator ad litem, ossia il causidico, che il cardi-
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cati136, non costituivano una categoria compatta perché i causidici lau-
reati, in virtù del titolo dottorale, potevano sostenere le parti anche con
allegazioni de iure, benché fossero considerati pur sempre inferiori, per pre-
stigio sociale e per la diversa professionalità, agli avvocati137, mentre i
semplici causidici approvati si limitavano a puntualizzare il fatto in cau-
sa, raccogliendo e presentando le prove in giudizio138.
È sui causidici collegiati che Baldini si sofferma maggiormente: dopo
aver menzionato il privilegio accordato da Carlo VI nel dicembre del 1715
e la cascata di suppliche che seguì affinché la concessione imperiale fosse
confermata nonostante l’opposizione dei giureconsulti, l’Autore tratteg-
gia il contenuto dei principali ordini, per lo più settecenteschi, relativi ai
requisiti per l’accesso al Collegio, come, ad esempio, la prova della nobiltà
negativa139. Chiarito l’iter di ingresso tra i ranghi dei cooptati, la tratta-
zione prosegue illustrando le numerose prerogative riservate ai causidici
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 287
nale De Luca definiva, nel suo Dottor volgare, come “quel causidico giudiziale col qua-
le si facciano gli atti”, operava principalmente negli uffici giudiziari e nei tribuna-
li, avendo il compito di seguire l’iter delle cause affidategli: un’attività, dunque, di
tipo pratico, che comprendeva la raccolta della documentazione probatoria e la ste-
sura degli atti processuali. Cfr. G.B. DELUCA, Il dottor volgare ovvero il compendio di
tutta la legge civile, canonica, feudale e municipale nelle cose più ricevute in pratica, IV, Fi-
renze 1843, lib. XV, cap. VIII, p. 106. Sul punto si veda, in storiografia, A. PADOA
SCHIOPPA, Brevi note sull’avvocatura nell’età del diritto comune, in Un progetto di ricerca
sulla storia dell’avvocatura, a cura di G. Alpa - R. Danovi, Bologna 2003, pp. 41-53,
nonché in ID., Italia ed Europa nella storia del diritto, Bologna 2003, pp. 301-312; già
M.C. ZORZOLI, Alcune considerazioni sui collegi dei giuristi nella Lombardia d’antico regi-
me, “Annali di Storia moderna e contemporanea”, 7 (2001), pp. 449-475, in parti-
colare p. 470.
136 Cfr. BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce Advocatus, p. 57.
137 Come avveniva per gli avvocati, anche i causidici laureati di regola ottene-
vano il titolo dottorale dal Collegio dei giureconsulti o dall’Università di Pavia. Sul-
le differenze tra giurisperiti e causidici si rinvia alle pagine del saggio di E. BRAM-
BILLA, Genealogie del sapere. Università, professioni giuridiche e nobiltà togata in Italia (XIII-
XVII secolo). Con un saggio sull’arte della memoria, Milano 2005, pp. 142-146.
138 PAGANO, Avvocati ed esercizio della professione cit., pp. 363 ss.
139 “In Causidicum Collegiatum nemo imposterum admittatur, cujus Pater, vel
Avus aliquo tempore etiam supra annos quinquaginta, & ultra exercuerint artem vilem, seu
reprobam; vel etiam non vilem, sed in publica Officina; Item qui non habeat saltem annuum
redditum librarum octo centum Imperialium; ad quem effectum omnes DD. Collegae te-
neantur relevare si quid obstet Petentium admissioni; Hosq. Ordines esse omnino
servandos, una cum aliis in hac materia antecedentibus: Ordo Collegii Magni DD.
Causidicorum diei 4. Septemb. 1707. ut in libro”(B
ALDINI, Collectanea ordinum cit., vo-
ce Causidici collegiati, pp. 112-113. Il corsivo è nel testo).
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milanesi, tra cui, in particolare, le funzioni di protettori dei carcerati140,
l’incarico di sindaci del Ducato di Milano141 e di Syndicatores Curiae Prae-
toriae Mediolani142.
Il ceto forense lombardo, all’interno del quale differenti tipologie di
giuristi operavano su livelli difformi, è rappresentato così in tutta la sua
complessità.
Come si è accennato, l’opera presenta anche una serie non piccola di
voci relative al diritto, analizzato soprattutto nel suo versante privatisti-
co: accanto alla definizione, ad uso precipuo di notai e causidici, di no-
zioni generali quali quelle di instrumenta143, imbreviaturae144, acta145, con-
tractus146 e citatio147, si osserva il prevalente richiamo di fonti, normative
e dottrinali, relative a settori di interesse notarile. Tra questi vi è indub-
biamente il campo successorio, rispetto al quale, peraltro, l’Autore non
sviluppa una trattazione ordinata della materia, limitandosi alla menzio-
ne di questioni specifiche148. Nell’insieme, tuttavia, la Collectanea dimo-
stra che Gio. Battista, oltre a dominare larga parte della normativa colle-
giale, possedeva una discreta cultura giuridica: risulta, infatti, capace di
‘maneggiare’ con facilità i capisaldi della legislazione lombarda – Statuti
e Nuove Costituzioni – e le pronunce del Senato di Milano, ricorrendo al-
288 STEFANIA T. SALVI
140 “Quinque Causidici Collegiati ex nominatis per Abbates eliguntur à Gu-
bernio in Protectores Carceratorum consedentes in Ven. Congregatione Malae Man-
sionis, & in Curiis occasione gratiarum unitim cum totidem quinque Protectoribus
ex Collegio DD. J. P.P., & aliis quinque Nobilibus Patriciis hujus Civitatis ad nor-
mam Statuti Mediolani cap. 150. vol. 2.(...)” (Ivi, voce Causidici collegiati, p. 113. Il
corsivo è nel testo).
141 “Duo ex Causidicis Collegiatis eligi debent in Syndicos Generales Ducatus
Mediolani (...)” (ibid.).
142 Ivi, voce Causidici collegiati, § Duo Causidici Collegiati, p. 113; § Antiqua, p.
113: “Antiqua inolevit consuetudo, quod DD. Abbates per tempora sedentes eli-
gunt in Syndicatores dictae Curiae Praetoriae DD. Protectores per tempora Collegii
nostri, & sunt illi, qui anteacto anno Abbatiae Magistratum gesserunt”; ivi, voce
Syndicatores, pp. 338-339.
143 Ivi, voce Instrumenta, pp. 250-252.
144 Ivi, voce Imbreviaturae, pp. 244-248.
145 Ivi, voce Acta, Actor, Actio, pp. 44-46.
146 Ivi, voce Contractus, p. 183.
147 Ivi, voce Citatio, pp. 145-146.
148 Cfr. ivi, voce Bona, p. 78; ivi, voce Fideicommissum, Fideicommissarius, p. 229;
ivi, voce Haeres, Haereditas, pp. 235-243; ivi, voce Legatum, Legatarius, pp. 269-280;
ivi, voce Legitima, p. 280; ivi, voce Testator, Testamentum, pp. 342-343.
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l’insostituibile apporto della dottrina di diritto comune, come pochi no-
tai milanesi dell’epoca erano in grado di fare.
L’opera si chiude infine con l’elenco degli Abati del Collegio milane-
se a partire dal 1702 fino al 1741149, seguito, nell’esemplare da me con-
sultato150, da un Index Articulorum redatto a mano.
5. Conclusioni
L’immagine che si materializza dinanzi agli occhi dello storico che si
accinga a ricostruire la figura di Gio. Battista Baldini con l’ausilio del pre-
zioso materiale archivistico a disposizione è quella di un professionista af-
fermato: notaio di fama, indubbiamente favorito dalla tradizione familia-
re, scala i vertici del Collegio milanese che, nella prima metà del XVIII se-
colo, costituisce ancora la solida roccaforte della professione notarile e, pa-
rallelamente, prosegue la carriera intrapresa dal padre come cancelliere e
sindaco di uno dei più importanti luoghi pii cittadini.
Il legame tra esponenti del notariato milanese ed enti caritativi è an-
cora fortemente saldo per tutto il Settecento: il Collegio dei causidici go-
deva, infatti, del privilegio di scegliere tra i suoi membri i sindaci delle
principali istituzioni benefiche151 e la pratica dei Baldini nel campo del-
l’assistenza non può certo dirsi un unicum nell’ambito del notariato coevo,
poiché lo studio delle fonti notarili del periodo ha fatto emergere molti
altri esempi di notai, iscritti al locale Collegio, che ricoprirono cariche di
rilievo all’interno di uno o più enti elemosinieri152.
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 289
149 Ivi, Nomina, & Cognomina Egregiorum DD. Abbatum Nobilis Collegii DD. Cau-
sidicorum, & Notariorum Mediolani ab anno 1702, nempe ab editione Blanchin. citra, pp.
347-348.
150 È stato consultato l’esemplare conservato presso la Biblioteca del Diparti-
mento di Diritto privato e Storia del Diritto dell’Università degli Studi di Milano.
Sulla ricchezza della Biblioteca dell’ex Istituto di Storia del Diritto medievale e mo-
derno, oggi Sezione di Storia del Diritto medievale e moderno del predetto Dipar-
timento, si vedano le pagine di M.G. DI RENZO VILLATA, La Biblioteca dell’Istituto di
Storia del diritto medievale e moderno dell’Università degli Studi di Milano, in Annali di
storia delle università italiane, Bologna 2005, pp. 291-294.
151 BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce Causidici collegiati, § Alter ex Causidicis
Collegiatis, p. 113. Cfr. inoltre PAGANO, Avvocati ed esercizio della professione cit., p. 386.
152 Oltre al menzionato Gio. Battista Bianchini, si pensi, ad esempio, a Giu-
seppe D’Adda (1732-1775), padre del più noto Vincenzo, che fu a lungo sindaco e
vice cancelliere del luogo pio delle Quattro Marie di Milano, o a Carlo Negri, no-
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Le due principali attività di Gio. Battista, il notariato e l’incarico nel-
l’istituto caritativo, sono strettamente connesse: il Consorzio della Mise-
ricordia, di cui Baldini è sindaco e cancelliere sino alla morte, è, infatti, il
principale cliente del notaio, che cura con grande attenzione ogni tratta-
tiva, ogni negozio giuridico che coinvolga, in misura maggiore o minore,
gli interessi patrimoniali dell’ente.
Anche la restante clientela di Gio. Battista è in larga parte collegata
al Consorzio ed è quasi sempre patrizia, dato che si spiega se solo si pen-
sa alla progressiva aristocratizzazione, a partire dal XV secolo, degli affi-
liati alla Misericordia, che sovente appartengono a famiglie titolate e svol-
gono mansioni di prestigio nell’ambito delle più potenti magistrature cit-
tadine153. Baldini rappresenta così un punto di riferimento per un buon
numero di casati milanesi, tra cui in particolare gli Arconati, per i quali
roga decine e decine di atti, mettendo a frutto le proprie conoscenze giu-
ridiche ed abilità pratiche. La popolarità che gli deriva dalla posizione ri-
coperta all’interno del Consorzio è accresciuta dal prestigio che, nel corso
degli anni, va accumulando nel Collegio notarile, ove assume il massimo
ruolo direttivo, l’ambita carica di Abate, per ben quattro volte. L’espe-
rienza maturata nella struttura corporativa lo conduce ad elaborare una
delle più importanti opere di raccolta di ordini collegiali dell’ultimo pe-
riodo di vita del Collegium, data alle stampe nel 1742.
La parabola professionale di questo notaio milanese bene esemplifica
la poliedricità dell’intera classe notarile coeva che, lungi dall’inserirsi pas-
sivamente nella ‘selva’ degli operatori giuridici lombardi, seppe, in alcu-
ni casi, conquistare un posto di primo piano nel variegato cosmo delle pro-
fessioni legali.
STEFANIA T. S ALVI
Università degli Studi di Milano
290 STEFANIA T. SALVI
taio camerale che partecipò ai lavori della giunta incaricata da Leopoldo II di riesa-
minare il Regolamento di procedura civile giuseppino, il quale fu sindaco cancel-
liere dell’orfanotrofio di San Pietro in Gessate di Milano. Ma altri esempi potrebbe-
ro farsi.
153 BRUNATI, Misericordia cit., p. 136.
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ABSTRACT
On the biography and professional activity of a successful notary: Giovanni
Battista Baldini (1691-1772)
The son of Felice Baldini, public notary ad omnia laudatus active since
1690 and abate of the Milan notarial college in 1715 and 1734, Giovanni
Battista was in turn a notary public from 1716 to 1762; he was elected
four times to the charge of abate and was also appointed Conservatore degli
ordini of the city. He authored the well-known Collectanea ordinum aliorumve
memorabilium Nobilis Collegii DD. Causidicorum, et Ven. Collegii DD.
Notariorum Mediolani, a full collection of collegiate deliberations on a
number of subjects ranging from the institutions of the notarial guild
to juridical matters of different kinds. For a good part of his existence
Baldini was chancellor and syndic of the Misericordia, one of the richest
and most influential charities in Milan. He was one of the most respected
figures in the Milanese legal world, endowed with a broad professional
experience especially in the field of public assistance.
PROFILO BIOGRAFICO E PROFESSIONALE DI GIO. BATTISTA BALDINI 291
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Abbatum Nobilis Collegii DD. Causidicorum , & Notariorum Mediolani ab anno 1702
  • Nomina Ivi
  • Dd Egregiorum
Ivi, Nomina, & Cognomina Egregiorum DD. Abbatum Nobilis Collegii DD. Causidicorum, & Notariorum Mediolani ab anno 1702, nempe ab editione Blanchin. citra, pp. 347-348. 150 È stato consultato l'esemplare conservato presso la Biblioteca del Dipartimento di Diritto privato e Storia del Diritto dell'Università degli Studi di Milano.
Antiqua inolevit consuetudo, quod DD Abbates per tempora sedentes eligunt in Syndicatores dictae Curiae Praetoriae DD Protectores per tempora Collegii nostri, & sunt illi, qui anteacto anno Abbatiae Magistratum gesserunt " ; ivi, voce Syndicatores
  • Ivi
  • Causidici Voce Causidici Collegiati
  • Collegiati
142 Ivi, voce Causidici collegiati, § Duo Causidici Collegiati, p. 113; § Antiqua, p. 113: " Antiqua inolevit consuetudo, quod DD. Abbates per tempora sedentes eligunt in Syndicatores dictae Curiae Praetoriae DD. Protectores per tempora Collegii nostri, & sunt illi, qui anteacto anno Abbatiae Magistratum gesserunt " ; ivi, voce Syndicatores, pp. 338-339. 143 Ivi, voce Instrumenta, pp. 250-252. 144 Ivi, voce Imbreviaturae, pp. 244-248. 145 Ivi, voce Acta, Actor, Actio, pp. 44-46. 146 Ivi, voce Contractus, p. 183. 147 Ivi, voce Citatio, pp. 145-146.
125 Si veda, in particolare, l'editto collegiale del 1° febbraio 1709, in cui si stabiliva che " Cancellarius, et Vice Cancellarius Collegii habent privativam facultatem faciendi legalitates super Instrumentis, et scripturis
  • In Storiografia Cfr
  • Liva
  • Notariato E Documento Notarile Cit
In storiografia cfr. LIVA, Notariato e documento notarile cit., pp. 205-213. 125 Si veda, in particolare, l'editto collegiale del 1° febbraio 1709, in cui si stabiliva che " Cancellarius, et Vice Cancellarius Collegii habent privativam facultatem faciendi legalitates super Instrumentis, et scripturis ". Cfr. BALDINI, Collectanea ordinum cit., voce Cancellarius Collegii, p. 78.
Le successioni nella storia del diritto italiano, Padova 1935
  • E Besta
E. BESTA, Le successioni nella storia del diritto italiano, Padova 1935, pp. 110-112;
  • D Schiappoli
  • Legato Pio
D. SCHIAPPOLI, Legato pio, in Nuovo Digesto Italiano, VII, Torino 1938, pp. 709-716;
Disposizioni dell'), in Novissimo Digesto Italiano, I
  • M Falco -A
  • Anima Bertola
M. FALCO -A. BERTOLA, Anima (Disposizioni dell'), in Novissimo Digesto Italiano, I, Torino 1957, pp. 621-627;
Studia et Documenta Historiae et Iuris
  • G Vismara
  • La Norma E Lo Spirito
G. VISMARA, La norma e lo spirito nella storia del diritto successorio, "Studia et Documenta Historiae et Iuris", 31 (1965), pp. 61-91, altresì in ID., Scritti di storia giuridica, VI, Le successioni ereditarie, Milano 1988, pp. 3-35;
Item lascio al detto Sig. D. Gio. Batta Baldino un crocifisso d'argento di quelli come sopra già preparati, et esistenti nel cassone della mia stanza
  • Si Tratta Di Un Testamento Nuncupativo Senza Scritti Con La Predisposizione Di Numerosi Legati
  • Asmi
  • Notarile
  • Baldini Notaio
  • Gio
Si tratta di un testamento nuncupativo senza scritti con la predisposizione di numerosi legati, tra cui anche un lascito in favore del notaio Baldini: "Item lascio al detto Sig. D. Gio. Batta Baldino un crocifisso d'argento di quelli come sopra già preparati, et esistenti nel cassone della mia stanza" (ASMi, Notarile, notaio Baldini Gio. Battista quondam Felice, cartella 40657, 26 marzo 1730, atto n. 323, Testamentum). Sul regime testamentario vigente nella Lombardia settecentesca si veda, in particolare, V. D'ADDA, Arte notarile in tre parti divisa, t. II, parte II, Milano 1796, pp. 1-89;
Ripetizioni accademiche di diritto comune e patrio coll'aggiunta delle veglianti sovrane determinazioni, t. II
  • G Minoja
G. MINOJA, Ripetizioni accademiche di diritto comune e patrio coll'aggiunta delle veglianti sovrane determinazioni, t. II, Milano 1805 (II ed.), Ripetizione XXV, Dei Testamenti, pp. 26-43.
Elenco delle Doti che il Venerando Luogo Pio della Misericordia di Milano è tenuto far distribuire ogni anno a Persone
  • Luoghi Asmi
ASMi, Luoghi pii parte antica, cartella 315, Elenco delle Doti che il Venerando Luogo Pio della Misericordia di Milano è tenuto far distribuire ogni anno a Persone, e Famiglie particolari, a tenore delle pie disposizioni di varj Testatori.