Topologia: identificazione, significato e valenza nella ricerca archeologica

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Abstract
Topology is the science to manage and identify spatial relationships between geometrical features. Application of topology in archaeology means the possibility of analysing the logic of space as it was in the mind of ancient communities or as it has been fixed in stratigraphical contexts by post-depositional effects. Qualitative definition of proximity, continuity, connection and of many other spatial properties, included since the earlier registration on the field for each archaeological feature, broaden the capability to find out spatial relationships and formal representation of logical expression of space. The intent of this paper is to deal with the apparently difficult aspect of topology, starting from recent applications in architecture or, only partially, in archaeology. It suggests to find out methods of approach through a new form of stratigraphical unit and through representations of system theories and graphs. A case study of architectural protohistorical complex is presented for application of these principles and facilitate the comprehension of the use of topology. The development of GIS is always more directed to record and ensure spatial topological data and it appears to be the best way for future applications in archaeology. pp. 317-340
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Topologia: identificazione, significato e valenza nella ricerca archeologica
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TOPOLOGIA:
IDENTIFICAZIONE, SIGNIFICATO E VALENZA
NELLA RICERCA ARCHEOLOGICA
1. INTRODUZIONE
La topologia è la scienza che si occupa delle proprietà qualitative del-
le figure geometriche, in altre parole si interessa delle proprietà di relazione
spaziale trascurando la quantificazione di distanza e misure1. In archeolo-
gia, fino ad oggi, si sono indagate in maniera approfondita solo alcune rela-
zioni spaziali2, ma attraverso il recupero della topologia si possono deriva-
re altre definizioni qualitative dello spazio (relazioni di intorno, di prossi-
mità, di continuità, di connessione, di separazione, di chiusura, di succes-
sione) che suggeriscono un filtro analitico più efficiente basato sulla cono-
scenza intuitiva dello spazio che è propria dell’esperienza sensibile dell’uo-
mo (Figg. 1-2).
L’ipotesi da cui è partita la ricerca è che esista uno stretto rapporto tra
archeologia e topologia e che sia necessario sottolinearne le ricadute sul pia-
no concettuale e sul piano operativo nella disciplina archeologica.
A creare le condizioni per questa nuova direzione hanno avuto un’impor-
tanza determinante l’evoluzione delle tecnologie e la considerazione della tri-
dimensionalità dello spazio. Entrambe permettono di anticipare la fase di inter-
pretazione delle “forme” archeologiche, suggerendo di descrivere i significati
dello spazio fin dalla fase di schedatura degli elementi. Questi elementi possono
essere considerati una parte di un contesto più ampio, un sottoinsieme, o un
insieme indipendente (Fig. 3). Una “forma” archeologica è pertanto un insieme
di sottoinsiemi relazionati, e in quanto tale definisce uno spazio topologico, in
cui il contenuto formale viene a corrispondere con il valore spaziale.
2. LA RAPPRESENTAZIONE DELLE RELAZIONI SPAZIALI
Le relazioni spaziali sono studiate in molte aree scientifiche (la Scienza
Cognitiva, la Psicologica, l’Intelligenza Artificiale, l’Informatica e la Geogra-
1 Il termine “topologia” fu usato per la prima volta nel 1847 da J.B. Listing nel suo
libro Vorstudien zur Topologie (Studi introduttivi alla topologia). Ma la nascita ufficiale
di quel ramo della matematica, che oggi si chiama topologia, si deve a Jules-Henri Poincaré
(1854-1912) con il volume intitolato Analysis Situs (letteralmente Analisi della posizio-
ne) pubblicato nel 1895. Cfr. DI CRISTINA 2001, 7-13.
2 I rapporti fisici formalizzati nella scheda US dell’ICCD che descrivono un con-
tatto (copre/coperto da, si appoggia/gli si appoggia, taglia/è tagliato, riempie/è riempito)
e quelli che descrivono un’uguaglianza (uguale a, si lega a).
Archeologia e Calcolatori
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Fig. 1 – Relazioni topologiche: grafica, definizione e descrizione, parte 1.
Fig. 2 – Relazioni topologiche: grafica, definizione e descrizione, parte 2.
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fia) attraverso l’impiego di software sviluppati secondo i più diffusi schemi
grafico-deduttivi di natura topologica (spatial logics, graph representations,
2D strings, symbolic arrays e semantic networks) (PAPADIAS, KAVOURAS 1994,
3-4, dell’estratto). Questi dispositivi analitici sono utilizzati per formalizzare
le relazioni esistenti tra gli oggetti, per individuare quelli che soddisfano cer-
te condizioni spaziali e fornire spunti per la formulazione di ipotesi sul signi-
ficato dei rapporti individuati.
Basate sulla teoria dei grafi sono ad esempio le “reti di costrizione spa-
ziale” (spatial constraint networks), uno schema grafico capace di mostrare la
struttura essenziale di un insieme di relazioni rappresentando come nodi gli
oggetti della scena e come archi le relazioni spaziali più significative (Fig. 4).
Lo stesso modo di descrivere gli oggetti è oggi adottato dai software GIS che
permettono di strutturare i dati geometrici secondo i modelli topologici più
diffusi (MOGOROVICH 2001, 9).
Interessanti analogie con il metodo di suddivisione dello spazio voxel si
riscontrano nel sistema di codifica degli oggetti chiamato 2D-G string, una
sequenza di codici generata attraverso una “funzione di taglio” che registra
l’ordine degli oggetti lungo gli assi cartesiani (Fig. 5). In questo caso le rela-
zioni topologiche non sono esplicitate ma possono essere estratte attraverso
il trattamento informatico della sequenza bidimensionale dei codici.
Un metodo per rappresentare le relazioni topologiche consiste nella
redazione di una struttura di matrici simboliche (symbolic arrays) che rap-
presentano gli oggetti a vari livelli di astrazione (Fig. 6). Aumentando il
Fig. 3 – Insiemi di parti interconnesse (elaborato da SCHIAVONI, IOANNILLI 2002-2003).
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Fig. 4 – Rappresentazione schematica di un gruppo di oggetti bidimensionali nello spazio bidi-
mensionale con la relativa “rete di costrizione spaziale” (elaborato da PAPADIAS, KAVOURAS 1994, 3,
fig. 3).
Fig. 5 – La costruzione del 2D-G string sull’eidotipo stratigrafico del prospetto ovest della torre
medievale di Roccella, Palermo (elaborato da FIORINI 2001-2002).
Fig. 6 – Rappresentazione schematica di un gruppo di oggetti bidimensionali nello spazio bidi-
mensionale con la relativa “matrice di simboli” a diversi livelli di astrazione (elaborato da PAPADIAS,
KAVOURAS 1994, 4, fig. 5).
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numero delle celle è possibile definire con maggiore cura le caratteristiche
formali degli oggetti e rappresentare un maggior numero di relazioni topo-
logiche.
Questa breve rassegna sugli schemi grafico-deduttivi di natura topologica
si conclude con la proposta metodologica di identificazione di tutte le possi-
bili relazioni spaziali fra due oggetti bidimensionali nello spazio bidimensio-
nale e relativa esplicitazione in forma testuale dei rapporti individuati (Fig.
7). Questa soluzione raggiunge il livello massimo di astrazione ma allo stesso
tempo fornisce la base per l’implementazione di interessanti schemi di lavoro
mirati alla ricerca di relazioni significative fra rapporti spaziali e temporali
(CLARAMUNT, JIANG 2000, 2001).
3. LA TOPOLOGIA APPLICATA ALLARCHITETTURA
Oltre all’intuizione, l’architetto ha sempre seguito criteri e regole per
costruire edifici. L’ipotesi è che la costruzione di un edificio avvenga, in via
più o meno consapevole, anche attraverso concetti di natura topologica (DI
CRISTINA 2001, 17-18).
Oggi l’architetto è in grado di sperimentare nuove forme progettua-
li basate su meccanismi di natura topologica grazie all’avvento delle nuo-
ve tecnologie ed in particolare ai software per la modellazione solida. La
modellazione topologica di edifici, attuata ad esempio dagli architetti-
artisti appartenenti alla corrente “neo-organica”, prevede la modifica di
primitive solide tramite operazioni di unione, intersezione e sottrazione
corrispondenti alle nozioni insiemistiche di combinazione topologica.
Unitamente alle operazioni di combinazione elementare, gli architetti-ar-
tisti applicano nel processo formale dell’edificio operazioni di trasforma-
Fig. 7 – Rappresentazione schematica di un gruppo di oggetti bidimensionali nello spazio bidi-
mensionale con la relativa tabelle delle relazioni spaziali (elaborato da CLARAMUNT, JIANG 2000, 7,
fig. 2 e tavola 4).
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zione topologica quali: torsione, piegatura e stiramento. L’impiego di queste
tecniche di modellazione è fondamentalmente motivato dalla necessità di
costruire edifici-opere in grado di trasmettere al fruitore un messaggio
emozionale.
Come dimostrato da un recente esperimento di osservazione com-
portamentale, i concetti topologici “vicinanza a”, “contatto con”, “alline-
amento a”, “inclusione in”, “prossimità da”, “in successione”, suggeriti
per descrivere le relazioni spaziali fra gli oggetti, possono essere applicati
nel processo di “ammassamento” delle forme architettoniche (CLARAMUNT,
JIANG 2000; CLARAMUNT, JIANG 2001). La traduzione informatica del pro-
getto architettonico è solitamente eseguita tramite software in grado di
garantire l’esistenza di determinate condizioni topologiche fra oggetti tri-
dimensionali nello spazio tridimensionale. La formulazione di costrizioni
geometriche come strumento di supporto nell’assemblaggio di elementi
geometrici verifica, in altre parole, che il criterio di natura topologica
utilizzato per ideare la composizione sia rispettato anche nella versione
digitale del progetto architettonico. Allo stesso tempo, attraverso i vinco-
li pre-configurati è possibile evitare situazioni architettoniche che non
garantiscano le condizioni di stabilità, resistenza ai carichi e indeformabi-
lità strutturale3.
La modellazione “assistita” da vincoli topologici trova interessanti ap-
plicazioni anche nella modellazione dei monumenti antichi. Le ricerche con-
dotte da alcuni studiosi mostrano come sia possibile rappresentare edifici
attraverso una “modellazione per primitive architettoniche”, in altre parole,
una ricostruzione virtuale tramite librerie di forme precostituite e assemblate
secondo i tipi architettonici universalmente accettati4.
A livello strutturale il capitello di una colonna di ordine corinzio è un
unico solido, ma si descrive con quattro termini architettonici principali (Tav.
IV, b). Ogni termine può essere formalizzato attraverso un percorso predefi-
nito di operazioni di modellazione compiuto su primitive tridimensionali af-
ferenti a quella determinata forma teorica. In questo caso, le costrizioni geo-
metriche impediscono l’uso di primitive o di opzioni di modellazione non
3 Si possono scegliere molti tipi di costrizioni spaziali da imporre agli elementi
geometrici del modellatore. I vincoli imposti possono prevedere ad esempio che fra
l’oggetto “pavimento” (un poligono con determinate caratteristiche geometriche) e l’og-
getto “muro” possa esistere solo la relazione topologica di contatto in uno specifico
punto ed escludere tutte le altre. Cfr. DE VRIES, JESSURUN, KELLENERS 2000, 1-8 del-
l’estratto.
4 Una libreria di primitive architettoniche, definite nelle parti e nelle relazioni
compositive secondo le conoscenze dedotte dai trattati di architettura dell’epoca roma-
na, è presentata in DUDEK, DRAP, BLAISE 1999; FLORENZANO, BLAISE 2000; DE LUCA 2001-
2002; DEKEYSER, GASPARD, FLORENZANO, DE LUCA, CHEN-LERAY 2003. Lo stesso approccio
analitico, ma applicato al restauro conservativo di edifici antichi, è proposto in forma
teorica in CONFORTO 1988, 1-4 dell’estratto.
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previste per quella forma architettonica e impongono i corretti rapporti spa-
ziali tra le parti del modello. Il momento della ricostruzione virtuale “assisti-
ta” diventa quindi una vera e propria produzione di informazioni giacché
suggerisce all’operatore una identificazione precisa degli elementi che costi-
tuiscono l’edificio mettendone in risalto le relazioni gerarchiche. Inoltre molto
spesso il processo di modellazione, formalizzato da un grafo che si compone
in tempo reale accanto alla scena tridimensionale, combacia con il processo
costruttivo reale (Tav. V).
In genere la fase del disegno di progetto, che parte dallo schizzo e si
conclude con il modello digitale, è anticipata dalla redazione di schemi grafi-
co-concettuali finalizzati allo studio della posizione e delle relazioni gerarchi-
che tra gli ambienti. Già da molti anni si ribadiscono i vantaggi e gli aspetti
funzionali e produttivi nell’uso di schemi connettivi nella progettazione ar-
chitettonica e di schemi grafici di natura topologica come strumento di ana-
lisi finalizzato all’ottimizzazione dello spazio abitativo (DI CRISTINA 2001, 39-
45). Questi dispositivi analitici assumono che il costruito possa essere letto in
termini di confini (i perimetri strutturali di un edificio), regioni (lo spazio
abitativo) e connessioni (gli elementi che permettono di varcare i confini e di
passare da uno spazio ad un alto). Questi tre elementi fondamentali sono
formalizzati come nodi e archi orientati di un grafo arricchito da abbondanti
annotazioni testuali (AKIN, MOUSTAPHA 2003, 11). Il contenuto informativo
dello schema grafico elaborato riguarda principalmente le relazioni topologi-
che di adiacenza ed accessibilità tra gli ambienti raggruppati per zone funzio-
nali. Nell’analisi del manufatto architettonico antico i dispositivi topolo-
gici fin qui descritti possono essere utilizzati in quanto è proprio attraver-
so la valutazione delle relazioni di connessione fra gli ambienti che si
compie lo studio della distribuzione gerarchica degli spazi e dei percorsi,
uno studio finalizzato al confronto della configurazione osservata con quel-
la di altri edifici o con modelli teorici di riferimento (edificio di tipo ri-
tuale, simbolico o culturale) (BROGIOLO 1997, 182). Inoltre nel caso di
edifici ridotti in condizione di rudere, attraverso la valutazione delle rela-
zioni di connessione degli elementi murari e degli spazi abitativi, si com-
pie il processo di ricostruzione dei passaggi originari che consente, in par-
ticolare, di individuare eventuali anomalie di percorso, come uno o più
ambienti non raggiungibili, da riferirsi a fasi costruttive successive (MEDRI
2003, 93-94).
Schemi grafici di natura topologica sono dunque impiegati per forma-
lizzare queste configurazioni spaziali osservate. Pierre GROS (2001, 435, fig.
439) riporta, ad esempio, nel suo libro sull’architettura romana un grafo per
la «classificazione schematica delle terme in relazione al tipo di pianta e al
tipo di percorso che i frequentatori dovevano seguire» (Fig. 8). RAGIA e LEOPOLD
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(2003) sfruttano le definizioni topologiche e l’applicazione dei grafi per inte-
grare le fonti classiche all’uso delle immagini.
4. LA TOPOLOGIA APPLICATA ALLA RICERCA ARCHEOLOGICA
Si è già affermato che la topologia è una disciplina che permette di
codificare ed analizzare le relazioni spaziali tra oggetti o insiemi di oggetti.
Applicata all’archeologia rappresenta pertanto un metodo innovativo di ana-
lisi avanzata che può costituire, insieme con altre applicazioni, un approfon-
dimento nella ricerca ed in particolare nella comprensione ed interpretazio-
ne sia dei depositi stratigrafici, sia delle strutture in elevato.
La funzione delle relazioni fisiche tra le unità stratigrafiche ha assunto un
ruolo fondamentale nella attribuzione delle fasi cronologiche attraverso la co-
struzione del diagramma stratigrafico di HARRIS (1983), ma non soddisfa la ne-
cessità di comprendere la dinamicità e la complessità dei contesti archeologici
(GUIDI 1994, 46). A quasi trenta anni di distanza dalle prime applicazioni si intu-
isce che lo studio delle relazioni spaziali potrebbe essere potenziato con nuove
Fig. 8 – Classificazione schematica delle terme in relazione al tipo di pianta e al tipo di percorso
che i frequentatori dovevano seguire (ridisegnato da GROS 2001, 435, fig. 439 particolare).
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definizioni. Con lo strumento informatico e con il controllo sempre più sofistica-
to del dato tridimensionale, l’analisi delle relazioni topologiche può rappresenta-
re un meccanismo di selezione, controllo e navigazione nello scavo archeologico
o nell’analisi tecnica di un monumento antico. L’analisi dei significati, insiti nelle
relazioni tra oggetti, deve essere pertanto arricchita dall’estensione topologica,
intesa come strumento di raggruppamento (o di rete neurale) controllato e con-
validato dai singoli elementi. Attraverso gli aspetti della topologia logica o geo-
metrica si possono far interagire in modo più dinamico i contenuti informativi
qualitativi, tipologici e quantitativi di ogni dato spaziale.
Il contesto archeologico è infatti costituito da una massa di informazioni
connesse da reti di complesse relazioni spaziali e semantiche, che solo con una
ricerca appropriata possono essere individuate, descritte, codificate ed utilizza-
te nella fase di interpretazione. L’attenzione verso il controllo delle relazioni
topologiche viene ad aggiungersi ad una documentazione sempre più sofistica-
ta del contesto archeologico, che ha trasformato i metodi e le tecniche di inda-
gine e ha individuato nell’utilizzo dello strumento informatico e nell’applica-
zione del GIS la risoluzione delle difficoltà nel controllo di questa enorme
quantità di dati (GOTTARELLI 1995; CANDELATO et al. 2002; CATTANI 2003).
Nell’indagine archeologica si fa spesso uso di dispositivi grafici topologi-
ci per rappresentare in forma schematica, grafico-deduttiva (diagrammi, grafi,
mappe mentali e concettuali) le conoscenze acquisite su un determinato conte-
sto. Costruire “mappe concettuali” non è inteso come una mera semplificazio-
ne della complessità di condizioni che compongono un sistema di relazioni tra
gli elementi, ma piuttosto un modo per rendere esplicito e conscio ciò che è
spesso implicito, obbligando a fissare i concetti e ad amplificare ulteriormente
le potenzialità cognitive di chi crea o consulta la mappa. È necessario estendere
le attuali forme di codifica topologica utilizzate nella documentazione archeo-
logica e rappresentare in modo più dinamico le relazioni spaziali esistenti.
Il diagramma stratigrafico di Harris è sicuramente il dispositivo grafico
topologico più utilizzato in archeologia. Il matrix è di fatto lo strumento che
può gestire le connessioni temporali tra le informazioni raccolte nello scavo
ed indirizzarne la prosecuzione se elaborato contestualmente. Le applicazio-
ni informatiche permettono di costruire il matrix in tempi rapidissimi (con-
temporaneamente alla fase di scavo) e quindi di considerarlo, unitamente al
GIS, come lo strumento di controllo e di individuazione delle fasi archeologi-
che. Seguire l’evoluzione del diagramma stratigrafico dalla sua adozione fino
ad oggi può risultare utile per identificare le nuove direzioni di sviluppo5,
tenendo presente che l’evoluzione dell’informatica ha sempre risolto i pro-
5 Nonostante sia stato applicato nello scavo stratigrafico, non dobbiamo escludere un
suo utilizzo nell’identificazione delle fasi archeologiche del paesaggio o in altri specifici con-
testi di dettaglio. Un esempio costruttivo è quello proposto, unitamente a diagrammi di flus-
so nell’analisi delle sepolture ad incinerazione (LEONARDI 1992a, 1992b; VANZETTI 1992).
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blemi di una iniziale sperimentazione realizzata con tecnologie in continuo
aggiornamento. Basato sul riconoscimento delle unità stratigrafiche, il dia-
gramma Harris prevede di descrivere le relazioni fisiche di contatto che per-
mettono di stabilire un collegamento reciproco e di costruire una sequenza
cronologica. Altro presupposto del diagramma è la necessità di una semplifi-
cazione delle relazioni ridondanti quando queste sono superflue a definire la
successione temporale.
Dalla presentazione del metodo ad oggi, il diagramma stratigrafico è
stato sviluppato secondo diverse direzioni che comprendono la critica o l’in-
tegrazione del modello originale e la digitalizzazione dei rapporti spaziali
con appositi programmi che restituiscono un formato grafico. Va segnalato
inoltre un ritorno ad una descrizione testuale o, in anni recenti, multimediale
dei dati di scavo (HODDER 2002). La contestualizzazione logica delle unità
riconosciute nello scavo prevede una serie di relazioni che definiscono la
anteriorità (copre, si appoggia a, riempie, taglia), la posteriorità (è coperto,
gli si appoggia, è riempito, è tagliato) o la contemporaneità, compresa l’ugua-
glianza (si lega a, uguale a). Non va dimenticato che nella prima versione di
schede US importate dagli archeologi inglesi erano presenti anche alcune re-
lazioni gerarchiche (fa parte di, consiste di) (scheda elaborata da H. Blake in
HUDSON 1979), in seguito eliminate nella redazione della scheda proposta
dall’ICCD6, divenuta lo standard per le Soprintendenze Archeologiche (PARI-
SE BADONI, RUGGERI GIOVE 1984). Una critica al diagramma di Harris prende
in esame la durata temporale delle unità, con una coesistenza differenziata
che spesso va oltre il momento della loro realizzazione e/o formazione. Carver
ha proposto l’elaborazione di un diagramma stratigrafico più complesso, sot-
tolineando gli elementi (soprattutto strutturali) che durano nel tempo e pro-
ponendo uno schema grafico diverso da quello di Harris (CARVER 1983, 1990
con successiva risposta di HARRIS 1991).
La formalizzazione della scheda US e l’evoluzione tecnologica hanno
permesso di gestire il diagramma stratigrafico all’interno dei programmi in-
formatici con la creazione di grafici automatici (raramente collegabili però
con la gestione delle schede US nel database).
Un discreto avanzamento nella gestione è stato proposto da N. Ryan
tra il 1988 e il 2001 con “gnet”, un modello di scavo stratigrafico basato su
un sistema interattivo di database e dati grafici e alfanumerici e con il succes-
sore “jnet”, pensato e improntato a sviluppare sempre più dinamicamente
l’interazione del sistema (RYAN 2001). Gnet, oltre a presentare una risoluzio-
ne della necessità di creare layout automatici e di poterli stampare, affronta-
6 È probabile che abbia influito in questa eliminazione la scelta della semplificazio-
ne concettuale, in un momento non ancora maturo per prendere in considerazione le
relazioni spaziali e ancora privo o fortemente limitato delle applicazioni informatiche.
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va l’esigenza di interagire con il diagramma e cercare di comprendere la strut-
tura del sito, contemporaneamente alla prosecuzione dello scavo. Alla base
di questa e di altre applicazioni è sempre un grafo gerarchico ad albero, che
nonostante alcuni tentativi di estensione dei rapporti, esprime sempre la rela-
zione temporale e non completamente quella spaziale.
Parallelamente alla proposta di Ryan, la comparsa dei pacchetti statistici
per l’archeologia ha preso in esame la stessa capacità di costruire graficamente
il diagramma stratigrafico (modulo Harris per DOS nel BASP7), ampliata ed
adattata ai sistemi operativi più aggiornati con la creazione dei programmi
Arched (HERZOG, SCOLLAR 1991) e Stratify per Windows (HERZOG 2004), at-
tualmente quelli più funzionali e disponibili gratuitamente. Non sono mancate
diverse altre applicazioni, sia come prodotti sperimentali frutto dell’interfaccia
tra il mondo informatico e quello archeologico (tra cui Stratigraph), sia come
software commerciali di gestione integrata del sistema gerarchico dello scavo
(Proleg). Infine si deve notare come sia ancora molto attivo ed efficace il dibat-
tito sul matrix, con numerose discussioni nei convegni dedicati alle applicazio-
ni informatiche in archeologia (BARCELÓ 2003). In nessuno di questi contributi
si menziona però il rapporto con l’analisi topologica.
Il diagramma stratigrafico non tratta gli aspetti legati alla tridimensio-
nalità degli oggetti che rappresenta. I limiti dell’elaborazione del matrix stan-
no nell’impossibilità di formalizzare il concetto di spessore, di quota delle US
e la cardinalità (direzionalità) delle relazioni topologiche fra US (l’US 21 si
trova a nord, sud, ovest o a est dell’US 3? L’US 23 tocca in direzione ovest
l’US 3?).
Le potenzialità informative di questi aspetti hanno portato allo studio di
nuove elaborazioni informatiche del matrix (RYAN 2001). In questo caso accan-
to al diagramma bidimensionale ne viene proposto uno in configurazione pro-
spettica e con etichette rappresentate in accordo con la forma e la quota della
superficie di ogni unità stratigrafica (oggetti 2d nello spazio 3d). Alle configu-
razioni bidimensionali si affiancano quindi grafi tridimensionali informatizzati
e caratterizzati da simbologie più realistiche e spazio-referenziate generate ela-
borando dati di scavo (Tav. VI, a). È necessario sottolineare che già Harris nel
suo volume aveva proposto una visualizzazione esplosa del deposito archeolo-
gico dove fra le altre cose era rappresentato anche l’andamento di tutta la
superficie che delimita la regione di volume di ogni US (oggetti 3d nello spazio
3d) (HARRIS 1983, 136). Ryan elabora quindi un sistema informatico in grado
di riproporre a video la stessa esperienza cognitiva ma trattando, almeno allo
stato attuale delle ricerche, sempre e solo le superfici di contatto.
7 The Bonn Archaeological Statistics Package, a cura di I. Scollar, I. Herzog, J.
Rehmet e M.J. Greenacre, ha avuto un ampio successo tra gli archeologi, soprattutto tra
quelli che si sono impegnati fin dalla prima ora nell’uso dell’informatica.
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Uno dei momenti dello scavo in cui l’informazione topologica ha sempre
avuto un’importanza fondamentale è quello del rilievo e della documentazione
grafica. Spesso applicata in modo intrinseco, rischia di non essere messa in
risalto e di conseguenza ignorata. La fase del rilievo necessariamente prende in
esame alcune relazioni topologiche, sia nella realizzazione dell’eidotipo, sia
nella misurazione diretta o indiretta dei punti essenziali (MEDRI 2003, 94-95).
L’eidotipo rappresenta la base di analisi del contesto da misurare e procede con
l’identificazione delle parti mettendo in evidenza le relazioni topologiche di
“contiene” o “è contenuto” o degli accessi e dei percorsi di collegamento.
La complessità delle relazioni topologiche negli edifici e una schematizza-
zione per insiemi sono già state messe in risalto nel fondamentale lavoro di Gian
Pietro BROGIOLO (1988a, 1988b). Se l’edificio storico è un problema complesso
che può essere capito e risolto solo attraverso la sua scomposizione in sotto-
problemi di piccole dimensioni allora può essere considerato come un sistema,
cioè un insieme di parti strutturate. La scomposizione del complesso architetto-
nico proposta da Brogiolo nelle sue unità di riferimento segue logiche corrispon-
denti alla teoria matematica degli insiemi applicata alla topologia.
La “topologia degli insiemi” suggerisce dunque l’idea di edificio come
insieme di sottoinsiemi di elementi relazionati, dove i sottoinsiemi corrispon-
dono alle forme architettoniche che interagiscono fra loro. Attraverso un
grafo ad albero è quindi possibile rappresentare le relazioni gerarchiche fra le
parti di un edificio. Definendo concettualmente e graficamente le parti e le
relazioni esistenti è possibile quella scomposizione necessaria per una pro-
gressiva discretizzazione e semplificazione della sua apparente complessità,
favorendone la comprensione; inoltre è possibile una suddivisione ottimale,
che consente indagini parallele, ciascuna con documentazione indipendente,
e definire gli elementi formali significativi indirizzando quindi la procedura
di rilievo architettonico tridimensionale, nonché elaborare un sistema di ar-
chiviazione dei dati in ambiente GIS8.
Un’integrazione della topologia con le unità pedostratigrafiche all’in-
terno del contesto stratigrafico è stata proposta da Giovanni LEONARDI e Clau-
dio BALISTA (1992), suggerendo un’indispensabile attenzione verso i meccani-
smi deposizionali e post-deposizionali nella stratigrafia.
L’utilizzo del matrix è per ora molto riduttivo in quanto limitato al solo
controllo della sequenza cronologica. È facile intuire che se fosse arricchito
di nuove funzionalità potrebbe diventare uno strumento ancora più sofistica-
to per l’interpretazione della complessità topografica e formativa del deposi-
to archeologico, soprattutto se appoggiata ad una documentazione grafica
tridimensionale delle unità stratigrafiche (CATTANI, FIORINI, RONDELLI 2004) e
8 Per una rassegna completa delle strutture topologiche dei dati tri-dimensionali si
veda S. ZLATANOVA in http.www.gdmc.nl/zlatanova/thesis/thesis.htm.
Topologia: identificazione, significato e valenza nella ricerca archeologica
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ad un’analisi geoarcheologica (LEONARDI, BALISTA 1992, 86-95). La necessità
di rappresentare le relazioni topologiche (oltre a quelle fisiche finora già con-
siderate) costituisce un valore aggiunto utile non solo per l’interpretazione
finale del contesto archeologico, ma soprattutto per aprire nuove prospettive
metodologiche nella ricerca archeologica, in cui la “riflessione” deve avveni-
re sempre più in modo interattivo e contestuale alle fasi di ricerca sul campo
(HODDER 2002).
Da segnalare infine i tentativi di descrizione simbolica delle relazioni
spaziali nei contesti di scavo, tra cui il contributo di Diego JIMÉNEZ e Dave
CHAPMAN (1998), che propongono un sistema alternativo per estrarre e forma-
lizzare le relazioni spaziali tridimensionali dei reperti archeologici in strato. Il
metodo si basa sui Proximity Graphs (Gabriel Graph, Relative Neighbourhood
Graph, Beta-Skeleton, ecc.) con i quali si può interagire. Questo tipo di grafo fu
sviluppato in Geometria Computazionale per risolvere e mostrare condizioni
di relativa connessione fra le parti di un insieme. Il sistema identifica e formalizza
graficamente la posizione e la connessione fra gli oggetti a diversi livelli di riso-
luzione, mettendo in luce la presenza di “forme” (strutture) significative. Se-
condo gli autori l’analisi topologica dei reperti può fornire gli elementi per una
corretta interpretazione della situazione stratigrafica. La formalizzazione e l’ana-
lisi di questo carattere possono quindi essere d’aiuto nella comprensione del
processo che ha determinato quello stato di fatto (Fig. 9).
5. LAPPLICAZIONE DELLA TOPOLOGIA NELLO SCAVO DI HD-6
La topologia può quindi essere utilizzata sia per individuare le fasi pro-
gettuali, le modificazioni e l’uso di un complesso architettonico, sia per met-
tere in relazione episodi di formazione e trasformazione del deposito archeo-
logico ed arricchire in questo modo le fasi di elaborazione e interpretazione.
Per illustrare le potenzialità e cosa si intende più precisamente per relazioni
topologiche, si presenta l’analisi dello scavo dell’abitato di HD-6 a Ra’s al-
Hadd (Sultanato d’Oman), che fa parte delle attività del Joint Hadd Project,
una cooperazione italo-francese diretta dal Prof. Maurizio Tosi dell’Universi-
tà di Bologna e dal Prof. Serge Cleuziou del CNRS di Parigi. Si tratta di un
complesso architettonico (Tav. VI, b) databile tra la fine del IV e gli inizi del
III millennio a.C., formato da una piattaforma con muro di cinta e da una
serie di edifici posti all’interno costruiti con muri in argilla e pietra (TOSI et
al. 2001-2002; CATTANI 2003).
Un primo passo nell’identificazione delle relazioni topologiche è costi-
tuito dalla proposta di integrare la scheda di unità stratigrafica (US e USM)
con le relazioni topologiche (Fig. 10). Questa formalizzazione della scheda è
necessaria per l’elevata complessità delle relazioni che possono essere con-
trollate con una definizione per ogni singolo contesto.
M. Cattani, A. Fiorini
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L’inserimento delle relazioni topologiche nella scheda US corrisponde
alla finalità di agevolare e talvolta di indirizzare l’identificazione delle rela-
zioni tra vari tipi di informazione. Apporta pertanto il vantaggio di operare
più velocemente e automaticamente nel collegamento delle entità spaziali,
utile per la valutazione interpretativa.
La relazione topologica inserita nella scheda suggerisce di:
1) identificare insiemi di complessità, utili nella valutazione del complesso
archeologico e in un’analisi comparativa estesa ad altri complessi;
2) navigare tramite la selezione nelle possibili connessioni tra le unità;
3) procedere ad un’analisi geostatistica.
La formalizzazione delle relazioni topologiche nella scheda US forza
l’operatore a cercare tali relazioni e ad esplicarle, anticipando in parte il pro-
cesso interpretativo e fornendo le indicazioni necessarie al GIS per procedere
nella creazione di poligoni che corrispondono a insiemi di dati. Un passaggio
successivo a questa formalizzazione potrà essere rappresentato dall’elabora-
zione di un programma che crea un matrix di insiemi, in cui le connessioni
non siano solo di tipo temporale, ma anche di tipo logico e spaziale (Fig. 11).
Fig. 9 – Grafo per l’analisi topologica dei reperti (ridisegnato da JIMÉNEZ, CHAPMAN 1998).
Topologia: identificazione, significato e valenza nella ricerca archeologica
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La caratterizzazione per insiemi permette di semplificare, dal punto di vista
della realizzazione grafica, l’elaborazione del diagramma sfruttando la possi-
bilità di evidenziare le relazioni topologiche per blocchi gerarchici visualizza-
bili anche nel grafo ad albero (Fig. 12).
L’applicazione nel caso dello scavo di HD-6 mostra questo percorso,
nonostante sia stato costruito fissando i parametri e i legami logici non auto-
maticamente, ma in seguito a ragionamenti per verificarne la correttezza e
l’applicabilità. In questo processo il risultato è stato ampiamente soddisfa-
cente perché ha indicato la via per rispettare le formalizzazioni. Il simboli-
smo grafico qui adottato segue pertanto una scelta provvisoria che potrà es-
Fig. 10 – Modello di scheda di US modificata con l’aggiunta delle relazioni topologiche.
M. Cattani, A. Fiorini
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Fig. 11 – HD-6. Insiemi che rappresentano la gerarchia logico-spaziale dell’abitato con le relazioni
topologiche principali.
Fig. 12 – HD-6. Grafo della gerarchia logico-spaziale dell’abitato.
Topologia: identificazione, significato e valenza nella ricerca archeologica
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sere modificata quando dovrà corrispondere ad una formalizzazione infor-
matizzata.
I dati archeologici distribuiti nello spazio corrispondono a fenomeni di
deposizione, che possono mettere in evidenza attività o modalità del conte-
sto antico. In altri casi corrispondono invece a fenomeni postdeposizionali,
ugualmente importanti per l’interpretazione del deposito archeologico. La
distribuzione dei dati può essere esaminata con l’analisi geostatistica e può
essere interpretata correttamente attraverso un’operazione quantificabile, ri-
petibile e controllata. Le relazioni topologiche permettono di effettuare delle
selezioni tematiche e ottenere un risultato proiettato su un piano interpreta-
tivo più efficace.
Un esempio di analisi geostatistica prevede che se esiste la relazione “in-
terno a” nelle US collocate all’interno del blocco è possibile effettuare una
query per “materiale” ed effettuare l’analisi spaziale di densità per una propo-
sta di identificazione delle aree di attività artigianali distribuite per intensità.
Sull’uso della topologia in archeologia, rispetto alle applicazioni in ar-
chitettura dobbiamo fare alcune considerazioni.
1) Il contesto può essere esposto completamente o può essere ancora parzial-
mente sepolto e oggetto di scavo. In entrambi i casi la documentazione è
parziale e spesso lo stato di conservazione è lacunoso rendendo impossibi-
le una valutazione ordinata e completa come si potrebbe applicare in un
contesto architettonico (attuata spesso ancora nella fase di progettazione).
L’analisi topologica assume in questo caso un valore di modellazione
simulativa, che può interagire con la programmazione dello scavo.
2) Ogni complesso archeologico, compreso quello con edifici e strutture ar-
chitettoniche, è composto di strati che rappresentano il risultato dei pro-
cessi di formazione e di trasformazione. La topologia deve occuparsi an-
che di questi contesti caratterizzati da una notevole complessità analitica e
interpretativa.
3) La topologia non può appoggiarsi a modelli precostituiti in quanto nei
contesti archeologici non esiste una oggettiva ripetitività nei contesti (come
invece è stato proposto per i modelli architettonici: DE LUCA 2001-2002).
6. LA TOPOLOGIA NEI GIS
Nella tecnologia GIS la topologia suggerisce il modo per esplicitare
una serie di relazioni spaziali tra primitive geometriche e ciò avviene attra-
verso una particolare struttura dei dati che conserva i rapporti topologici9.
«Le relazioni si potrebbero anche calcolare direttamente dalla geometria, ma
sarebbe molto più costoso. Nello spazio della topologia le operazioni sono
più semplici, in quanto simili a quelle che si fanno sugli attributi» (MOGOROVICH
2001, 7 dell’estratto). Anche il settore archeologico ha da tempo beneficiato
M. Cattani, A. Fiorini
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dei vantaggi offerti dall’archiviazione delle relazioni spaziali a livello tabella-
re e molti ricercatori trattano il record archeologico come dato topologica-
mente strutturato. La possibilità di eseguire tecniche avanzate di analisi spa-
ziali unitamente ad operazioni automatizzate per manipolare e trattare gli
errori di digitalizzazione e modifica giustifica infatti l’impiego di coverage
bidimensionali. Tuttavia, anche se meno “performanti”, si registra già da molti
anni un aumento di tendenza nell’utilizzo di strutture dati non topologiche,
ad esempio quella degli shapefiles, un fenomeno che dipende da una maggio-
re semplicità d’uso rispetto alla coverage10.
In questi ultimi anni molti ricercatori appartenenti al settore urbani-
stico e geologico hanno presentato, in collaborazione con le software house
più affermate, applicativi GIS prototipali in grado di “sentire” le relazioni
spaziali fra oggetti tridimensionali nello spazio tridimensionale (ZLATANOVA,
RAHMAN, SHI 2002; ARENS 2003; ARENS, STOTER, OOSTEROM 2003). Lo scopo
di questa nuova generazione di sistemi informativi “geo-scientifici” è di
descrivere gli oggetti reali attraverso tecniche di modellazione solida e –
tramite operatori geometrici e topologici – investigarne le proprietà fisiche
e le relazioni spaziali (LOCK, HARRIS 1999, 3). È questo sostanzialmente
l’impianto topologico che vige nella realtà materiale che ci circonda: una
serie di relazioni spaziali (intersezione, contatto, inclusione e prossimità)
fra volumi (gli oggetti) collocati all’interno di un volume (lo spazio).
Nello specifico la Delft University of Technology (TU Delft) riveste
oggi un ruolo centrale nella sperimentazione di applicativi GIS 3D11. L’aspet-
to innovativo delle ricerche condotte dalla Sezione GIS-technology del Di-
partimento di Geodesia (Facoltà di Ingegneria civile e Geoscienza) consiste
nell’impiego dei concetti sviluppati nell’ambito della modellazione tridimen-
sionale per la prima implementazione prototipale in ambiente DBMS (Oracle
9 Una coverage è un esempio di struttura topologica dei dati che registra in modo
esplicito le relazioni topologiche tra i poligoni confinanti nella Arc Attribute Table (AAT)
registrando l’ID dei poligoni adiacenti nei campi LPoly e RPoly. Le linee adiacenti sono
connesse attraverso i nodi, e questa informazione è registrata nella tabella arc-node. I
comandi di ArcInfo, CLEAN e BUILD, forzano la topologia planare sui dati ed aggiorna-
no la tabella della topologia. Sulla topologia nella tecnologia GIS cfr. EGENHOFER,
CLEMENTINI, DI FELICE 1994, 3-4 dell’estratto; TARLE 1995, 3-6 dell’estratto; HEDORFER
1997, cap. 1; HEYWOOD, CORNELIUS, CARVER 1998, 33, 53-54; MOGOROVICH 2001, 1-10
dell’estratto; THEOBALD 2001.
10 Gli shapefiles sono stati introdotti con il rilascio di ArcView 2 all’inizio degli
anni ’90 (ZEILER 1999, 68). Uno shapefile è una struttura dati non topologica che non
conserva esplicitamente i rapporti topologici ed è pertanto semplice da creare e più velo-
ce da modificare rispetto ad una coverage (cfr. THEOBALD 2001, 2 dell’estratto). In questo
caso la versione 8.3 del software ArcGIS mette a disposizione una serie di tool per il
calcolo immediato delle relazioni spaziali e per le operazioni di modifica degli elementi
geometrici nel rispetto della loro integrità topologica (CHILDS 2003, 48-49 dell’estratto).
11 Sulle attività svolte dalla Sezione GIS-technology del Dipartimento di Geodesia
(Facoltà di Ingegneria civile e Geoscienza) consultare il sito: http://www.geo.tudelft.nl/
gist/UK/mainpage/index.htm.
Topologia: identificazione, significato e valenza nella ricerca archeologica
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Fig. 13 – HD-6. Pianta dell’agglomerato B5.
Fig. 14 – Modello di archiviazione dei dati geometrici nel rispetto delle relazioni topologiche
tra le USM.
M. Cattani, A. Fiorini
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Spatial 9i Spatial) di una primitiva solida 3D. I Geo-DBMSs commerciali
possono infatti registrare entità bidimensionali nello spazio tridimensionale
(poligoni orientati nello spazio) ma non supportano primitive 3D. Gli oggetti
possono essere rappresentati attraverso l’uso di primitive 2D (poligoni) adia-
centi ma solo adottando la modellazione solida è possibile ottenere informa-
zioni più realistiche sulle caratteristiche geometriche e le relazioni spaziali degli
oggetti rappresentati (ARENS 2003, 1; ARENS, STOTER, OOSTEROM 2003, 1).
Attualmente la gestione topologica nei GIS12 avviene sempre tramite
collegamenti spaziali diretti rappresentati da connessioni, adiacenze ecc. L’ap-
plicazione della topologia nel GIS deve essere implementata con le relazioni
logiche ed estesa agli insiemi. Come sempre è avvenuto, saranno le prossime
versioni dei software commerciali a risolvere un problema attuale se ci saran-
no richieste da più parti in questa direzione.
Per ora la funzione di gestione del GIS è affidata alla convalida delle
relazioni topologiche, necessaria per procedere alla selezione di oggetti. Inol-
tre le connessioni possono essere sfruttate se è stata costruita precedente-
mente una rete di collegamenti in base alle definizioni di topologia logica
fornite nel database (Fig. 13).
MAURIZIO CATTANI
ANDREA FIORINI
Dipartimento di Archeologia
Università degli Studi di Bologna
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ABSTRACT
Topology is the science to manage and identify spatial relationships between geo-
metrical features. Application of topology in archaeology means the possibility of analys-
ing the logic of space as it was in the mind of ancient communities or as it has been fixed
in stratigraphical contexts by post-depositional effects. Qualitative definition of proxim-
ity, continuity, connection and of many other spatial properties, included since the ear-
lier registration on the field for each archaeological feature, broaden the capability to
find out spatial relationships and formal representation of logical expression of space.
The intent of this paper is to deal with the apparently difficult aspect of topology,
starting from recent applications in architecture or, only partially, in archaeology. It sug-
gests to find out methods of approach through a new form of stratigraphical unit and
through representations of system theories and graphs. A case study of architectural proto-
historical complex is presented for application of these principles and facilitate the com-
prehension of the use of topology. The development of GIS is always more directed to
record and ensure spatial topological data and it appears to be the best way for future
applications in archaeology.
  • ... Given two time intervals A and B, the possible relations between them are: A equals B; A before B, i.e., the end of A occurs before the beginning of B; A meets B, i.e., the end of A corresponds to the beginning of B; A overlaps B, i.e., the end of A occurs after the beginning, but before the end, of B; A during B, i.e., A is fully contained in B, the beginning of A being after the beginning if B, and the end of A being before the end of B; A starts B, i.e., the beginning if A is the same of B, and the end of A is before the end of B; and fi nally A ends B, i.e., the beginning of A is after the beginning of B and the two ends of A and B coincide. In archaeology, this kind of temporal reasoning is based on original ideas by E. Harris (1975Harris ( , 1979Harris ( , 1989) and it has been developed recently by Cattani and Fiorini 2004, Desachy 2008, Herzog 2002, Holst 2001, Traxler and Neubauer 2008. ...
  • ... They were treated with Adobe Photoshop and, in some cases, the information was completed in situ. These photographs, when juxtaposed to analytical studies topologically placed [6], they could provide a more accurate characterization of the fabric. The combination of multiple information emphasized the mode of bricklaying, grouts and coating mortars, in order to give awareness of brick technical development, important as a São Paulo heritage. ...
    Conference Paper
    Full-text available
    This article presents an experience in São Paulo, Brazil, conducted on a historical house with more than 120 years with different kind of alterations (morphological and ambient decorations), difficult to explain to the common visitor. Acknowledged as an important city heritage, related to Italian immigration history in São Paulo, it´s today a university house dedicated to heritage research and education. Because of its importance as also a research centre, it´s a national reference on methodological studies on building archaeology, with more than 20 years of stratigraphical studies for the conservation of its multi-layered mural paintings and procedures for identification of architectural chronology. Today, it holds an important database of photographs, drawings and paper documents about the building that should be available to a general public and to specialized scientists. Because of these very different groups to address to, computer graphics were a tool that sought to combine database organization needs, documentation of in situ reconstructions of general ambiances and representation discussions on heritage studies, being aware of historical, archaeological and scientific restoration approaches towards the building. With these premises, it was possible to understand that, independently of the tools used, any geometric model should be a critical synthesis that must turn possible, for the common viewer or for the expert, to clarify and analyze scientifically the fabric that is being represented, the true reality of the architectural "document" that matters as heritage itself.
  • ... In altri termini, non si tratta semplicemente di una questione legata alla rappresentazione di elementi puramente formali, anche perché, negli ultimi tempi, si è assistito al fiorire di una serie di applicazioni informatiche che consentono la realizzazione del matrix in modo automatico e in tempi rapidissimi (ArcED, Gnet, Stratigraph, etc.), quanto piuttosto di questioni sostanziali, che riguardano da vicino la costruzione dei significati. Sebbene il tema continui ad essere ampiamente dibattuto, sono tuttora pochi i contributi scientifici che avanzano la proposta, per altro pienamente condivisa in questa sede, di stabilire un rapporto molto più stretto tra topologia e archeologia (Cattani, Fiorini 2004). ...
  • ... El proceso de confección del diagrama Harris constituye a nuestro juicio una buena muestra de ello. Obsérvese al respecto cómo en su estado primario de elaboración éste tiene un carácter topológico más que cronológico (Cattani y Fiorini, 2004: 325), puesto que para confeccionarlo hay que tomar en consideración todas las relaciones físicas registradas en las fichas (redundantes o no); estas relaciones físicas constituyen el material en bruto sin el cual no se podrían dar los siguientes pasos para lograr el diagrama con la secuencia temporal relativa, pero a pesar de su importancia es probable que no pasen al papel ni siquiera como borrador. A nuestro juicio es tal el énfasis el que se ha puesto sobre el hecho (indiscutible por otra parte) de que «la representación global de la estratigrafía no puede ser topográfica sino estratigráfica, es decir, reducida a la dimensión del tiempo relativo», y tan taxativa la directriz que establece que en el diagrama «sólo deben expresarse las relaciones esenciales entre unidades, descartando las líneas de conexión redundantes» (Carandini, 1996: 79-80), que el problema del análisis topológico viene sistemáticamente soslayado. ...
    Article
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    En el siguiente artículo analizamos uno de los más modernos instrumentos de documentación gráfica del patrimonio, el láser escáner. Aunque profundizaremos en todos aquellos aspectos técnicos, logísticos y de método relativos a su empleo, nos centraremos en su efectiva aplicabilidad dentro del campo de la Arqueología de la Arquitectura, incidiendo en aquellas capacidades diagnósticas que pueden ayudar al estratígrafo a determinar la secuencia evolutiva de un edificio. Tomaremos como base nuestra experiencia en la iglesia de San Miguel de Vitoria-Gasteiz.
  • ... They were treated with Adobe Photoshop and, in some cases, the information was completed in situ. These photographs, when juxtaposed to analytical studies topologically placed [6], they could provide a more accurate characterization of the fabric. The combination of multiple information emphasized the mode of bricklaying, grouts and coating mortars, in order to give awareness of brick technical development, important as a São Paulo heritage. ...
    Conference Paper
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    This article presents an experience in São Paulo, Brazil, conducted on a historical house with more than 120 years with different kind of alterations (morphological and ambient decorations), difficult to explain to the common visitor. Acknowledged as an important city heritage, related to Italian immigration history in São Paulo, it's today a university house dedicated to heritage research and education. Because of its importance as also a research centre, it's a national reference on methodological studies on building archaeology, with more than 20 years of stratigraphical studies for the conservation of its multi-layered mural paintings and procedures for identification of architectural chronology. Today, it holds an important database of photographs, drawings and paper documents about the building that should be available to a general public and to specialized scientists. Because of these very different groups to address to, computer graphics were a tool that sought to combine database organization needs, documentation of in situ reconstructions of general ambiances and representation discussions on heritage studies, being aware of historical, archaeological and scientific restoration approaches towards the building. With these premises, it was possible to understand that, independently of the tools used, any geometric model should be a critical synthesis that must turn possible, for the common viewer or for the expert, to clarify and analyze scientifically the fabric that is being represented, the true reality of the architectural “document” that matters as heritage itself.
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    The wreck of the ship Mercurio lies at a depth of 17 m, off Punta Tagliamento, between the Veneto and Friuli Venezia Giulia regions. It was discovered in 2001, and was excavated in 2001, and again between 2004 and 2011, by Carlo Beltrame (Università Ca’ Foscari) in collaboration with the local archaeological superintendency. It was a brigantine, belonging to an Italian-French squadron, sunk during the battle of Grado in the 1812. Problems typical of post-Medieval ships (especially when military), such as the complexity of the aspect because of the presence of metal concretions and a lot of items of different materials and typologies and the difficulties in documenting very small objects (such as the many buttons of uniforms) with the photogrammetrical system, were solved with the use of an intra-site GIS on a Quantum GIS open source application. The GIS allowed us not only to manage the large amount of information (site-plans, topological positions of the items, photos, etc.) produced during the excavations, but also to answer questions about the dynamics both of the sinking and the formation processes and, thanks to the use of a system of virtual frames, about the location of the nautical equipment, the links between the human skeletons and the personal objects and parts of the uniforms and the location of the caulker store-room.
  • Article
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    This article aims to set out the potential of the study of the building development by analyzing the muraria stratigraphy units that comprise the pompeian architectural structures. Retracing the various stages of restoration interventions carried out in the insulae 3 and 4 of the Regio VI of Pompeii, and submitting to confrontation, we individuate the different methodologies and their temporal efficiency before atmospheric and geotechnical agents, in order to understand the organic transformations of the materials, to optimize future restoration projects.
  • Article
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    Hoy día, nadie duda de la eficacia de la prospección superficial como herramienta de valoración, gestión y preservación del patrimonio arqueológico. Sin embargo, su verdadero alcance analítico y cognoscitivo no queda tan claro en la distinta bibliografía existente al respecto. Basándonos en la experiencia obtenida en el yacimiento de Pieza Redonda (Lanciego, Álava), el artículo pretende impulsar una reflexión en torno a las posibilidades, problemáticas y desarrollo teórico-metodológico de la inspección visual dentro de la Arqueología, lo que conlleva necesariamente en nuestra opinión una revisión de conceptos tales como territorio, paisaje y yacimiento.
  • Article
    Exploring the connections between successive phases and overlapping layers from different ages in an ancient building is paramount for its understanding and study. Archaeologists and cultural heritage experts are always eager to unveil the hidden relations of an archaeological building to reconstruct its history and for its interpretation. This paper presents CRMba, a CIDOC CRM extension developed to facilitate the discovery and the interpretation of archaeological resources through the definition of new concepts required to describe the complexity of historic buildings. The CRMba contributes to solving the datasets interoperability issue by exploiting the use of the CIDOC CRM to overcome data fragmentation, to investigate the semantics of building components, of functional spaces and of the construction phases of historic buildings and complexes, making explicit their physical and topological relations through time and space. The approach used for the development of the CRMba makes the model valid for the documentation of different kinds of buildings, across periods, styles and conservation state.
  • Article
    Introduction: the attraction of GIS. The rapid uptake of Geographic Information Systems in archaeology is rooted in the historical importance of maps and plans as basic tools within the discipline. While many other computer-based and quantitative methods remain conceptually remote to the majority of archaeologists, even elementary GIS analysis and especially output in the form of maps is of immediate relevance. The power to visualise the spatial component of archaeological data within the contrasting settings of national and local Cultural Resource Management and at varying scales of analysis from the intra-site to the regional level, has contributed substantially to the current high level of awareness, if not actual usage, of GIS in archaeological circles. It is important to bear in mind, however, the dangers of being seduced by this very attractive technology which has many alluring powers, including the ability to turn the old computer adage of 'garbage in – garbage out' into the GIS equivalent of 'garbage in – pretty maps out'. This chapter offers some comments on GIS approaches to a fundamental aspect of landscape archaeology: that of visualising and measuring change through time. A landscape is a continually evolving three-dimensional space where one of the dimensions is time. In GIS terms this can be envisioned with sites as objects anchored on the three axes. The representation, and compression, of the temporal axis upon an essentially two-dimensional landscape surface creates a palimpsest which is the data of the landscape archaeologist. As the doyen of British field archaeology, O. G. S. Crawford wrote many years ago: The surface of England is a palimpsest, a document that has been written on and erased over and over again; and it is the business of the field archaeologist to decipher it. (Crawford 1953, p. 51) Of course, this does not apply only to England, but to many parts of the world where the task of deconstructing a temporally rich and complex landscape and identifying change through time is fundamental to the understanding of past human activity. This paper explores the current 2 inability of GIS technology to perform this task. It moves on to discuss the next generation of software which promises to be more pertinent to three-dimensional and four-dimensional analysis and proposes a model for change through time, based on a probability quotient of occupation or use, applicable to archaeological landscapes.
  • Book
    Preface Introduction 1. The problem of space 2. The logic of space 3. The analysis of settlement layouts 4. Bindings and their genotypes 5. The elementary building and its transformations 6. the spatial logic of arrangements 7. The spatial logic of encounters: a computer-aided thought experiment 8. Societies as spatial systems Postscript Notes Index.
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    Topology is one of the mechanisms to describe relationships between spatial objects and thus the basics for many spatial operations. In this paper, we present models that are built on the topological properties of the spatial objects. They are usually called topological models and are considered by many the best suited for complex spatial analysis (i.e. shortest path, line of view). There are a number of topological models that are utilized for 2D and 2.5D spatial objects by experimental and commercial software. However, when we move to the next dimension (i.e. 3D), many difficulties are encountered in establishing the topology for the objects (consisting of points, lines, faces, and solids). This paper describes some existing topological models and a comparison between them is made. The advantages and disadvantages of the models and the recent experiments by the authors towards formalizing a 3D topology for 3D objects is discussed. The paper considers the models in object-oriented (OO) environment as well. Finally, we summarise the application of the 3D topological model, highlight the current approaches and the outlook of the works.
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    Laser-based survey techniques gives a possibility to scan a large number of points in a short period of time. However, the creation of a 3D model basing on such results remains a cumbersome and uneasy task. We present a method that aims at making this task easier. It proposes, on one hand, to monitor the survey by the image by means of a linkage between the scanner and the camera, and in addition to use morphological models of the objects being surveyed.These models expresses pieces of the architectural knowledge that history reveal. We will hereafter focus on this second aspect. The authors are involved in a research project conducted in the framework of RIAM, i.e. net of Research and Innovation in Audio-visual and Multimedia.
  • Article
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    If Geographic Information Systems (GISs) contain multiple representations of the same geographic objects at different levels of detail, it becomes necessary to compare the different representations and assess whether they contradict each other or not. Topological information is generally considered first-class geographic information and as such the preservation of topological relations among objects in different representations manifests a critical criterion for the comparison of multiple representations and their consistency evaluation. This paper describes a framework within which the topological consistency of multiple representations can be assessed. The rational for assessing topological similarity is the monotonicity assumption of a generalization, under which the topology of any object and any topological relation between objects must stay the same through consecutive representation levels; or continuously decrease in complexity and detail. Such changes are assessed through object similarity and relation similarity, respectively. Within this framework, only those topological invariants can be changed that are at least on an ordinal scale.