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1L’indagine archeologica è stata condotta sul campo, per conto della Soc. Coop. Archeologica Ares di Ra-
venna, dal Dott. F. Benassi e dalla Dott.ssa F. Guandalini, sotto la direzione scientifica del Dott. D. Labate della
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna; alle indagini hanno partecipato la Dott.ssa S. Sca-
ruffi, la Dott.ssa L. Berni, la Dott.ssa L. Diamanti e il Dott. F. Scacchetti. G. BENASSI - GUANDALINI 2011.
2Diretto dal Prof. Giorgio Gruppioni.
3Per la diagnosi del sesso BRUZEK 2002; ACSADI - NEMESKERI 1970. Riguardo alla determinazione del-
l’età alla morte degli adulti KIMMERLE et al. 2008 , dello stato di sinostosi delle suture endocraniche ACSADI -
NEMESKERI 1970, dello stato di sinostosi delle suture ectocraniche MEINDL - LOVEJOY 1985, della morfologia della
superficie auricolare SCHMITT – 2005 e del grado di usura dentaria LOVEJOY 1985. Nel caso di soggetti ancora
in fase di accrescimento si applicheranno i metodi esposti in SCHEUER et al. 2000. Per le malattie dentarie in ge-
nerale RUBINI 2008, anche se taluni aspetti particolari sono stati trattati su una base bibliografica più specifica;
in particolare per quanto attiene alle ipoplasie dello smalto ci si è basati su quanto proposto in GOODMAN - ROSE
1990, per la valutazione del tartaro dentario BROTHWELL 1981. Per il calcolo dei principali indici cranici e post-
craniali MARTIN - SALLER 1957, 1962, per il calcolo della statura in vita TROTTER - GLESER 1952, 1957.
LA NECROPOLI TARDOANTICA DI VIALE CIRO MENOTTI-MODENA,
ANALISI ANTROPOLOGICA PRELIMINARE
ANTONINO VAZZANA, SILVIA PELLEGRINI, MIRKO TRAVERSARI,
DONATO LABATE, GIORGIO GRUPPIONI
Il ritrovamento
La necropoli è stata individuata nel 2009 in seguito ai lavori di scavo neces-
sari per la costruzione di un nuovo edificio all’incrocio tra Viale Ciro Menotti e
via Bellini, a Modena. L’indagine archeologica, compiuta dall’11 giugno al 31 lu-
glio dello stesso anno, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i
Beni Archeologici dell’Emilia Romagna1ha permesso di indagare la stratigrafia
del sottosuolo fino alla quota massima di 7,50 m dall’attuale piano stradale.
L’area era caratterizzata da una successione di livelli alluvionali riferibili ad
un corso d’acqua di età romana. Sono stati indagati, inoltre, parte di una necropoli
tardoantica in uso tra V e VI secolo d.C., di cui sono state portate alla luce 11 tombe,
i resti di un edificio presumibilmente rustico, che fu poi adibito a discarica dopo es-
sere stato abbandonato; infine una calcara di età romano-imperiale (fig.1).
La necropoli e i suoi individui
La necropoli ha restituito complessivamente gli scheletri di 13 individui. Lo
studio dei reperti sul piano del profilo biologico, condotto dagli antropologi del La-
boratorio di Antropologia Archeologica (fig. 2) del Dipartimento di Beni Culturali,
Università di Bologna, Campus di Ravenna2, ha prodotto i risultati riassunti in ta-
bella3(fig. 3).
4 CAPASSO 1999.
5 SANTANGELI - VALENZIANI 2009.
A. VAZZANA, S. PELLEGRINI, M. TRAVERSARI, D. LABATE, G. GRUPPIONI
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Le tombe erano disposte su due file. Nella fila ad est, in posizione di rilievo,
quelle di sei uomini, coperte da strutture monumentali realizzate in mattoni. Nella
fila ad ovest sono stati sepolti indistintamente donne, uomini e bambini di età dif-
ferenti, dai 5 - 6 anni agli oltre 50; le sepolture di questa fila erano scavate diret-
tamente nel terreno e coperte da laterizi posti in piano, a sigillare tutto il corpo o
solo il cranio (fig.4).
Le tombe contenevano un solo scheletro, ad eccezione della tomba 16, con
i due defunti sepolti mano nella mano (v. infra pp. 269-275), e della tomba 12.
Quest’ultima conservava due corpi sepolti in momenti diversi: per primo fu de-
posto un bambino, di età compresa tra i 5 e i 6 anni, poi la sepoltura fu riaperta per
seppellire una giovane donna tra i 20 e i 29 anni.
Durante l’analisi dei resti scheletrici rinvenuti non si sono osservati caratteri
assimilabili ad uno specifico mestiere, ma in generale si può dire che la popola-
zione esaminata fosse generalmente impegnata in lavori pesanti e di diversa na-
tura, in cui ad essere maggiormente sollecitati erano i muscoli utilizzati nel
movimento del collo e del capo, nella flessione e nell’abduzione dell’avambrac-
cio, nell’atto di tenere serrate le dita e nella deambulazione forzata in terreni ac-
cidentati o nella postura accovacciata.
Il complesso delle alterazioni riscontrate fa pensare che alcuni si occupassero,
maggiormente di altri, di attività che prevedevano una frequente flessione del-
l’avambraccio, per lungo tempo e in condizioni di sovraccarico, muovendo anche
l’articolazione della spalla, come ad esempio accade sollevando dei pesi con en-
trambe le braccia4. Su due individui (T.11 e T.13) queste alterazioni sono asso-
ciate alla presenza di faccetta sacroiliaca accessoria, un marker occupazionale
conseguente al trasporto prolungato di pesi distribuiti asimmetricamente sul dorso,
su altri ancora ad ernie del disco vertebrale. Inoltre, la compresenza costante delle
faccette di Poirier e delle faccette da squatting, dovute o ad una postura accovac-
ciata abituale o al percorrere lunghe distanze con marcia sostenuta e in terreni ac-
cidentali, porta ad ipotizzare che almeno una parte della comunità si dedicasse
nelle sue attività quotidiane al reperimento e al trasporto sul dorso di materiali pe-
santi su lunghe distanze, e che utilizzasse strumenti quali l’aratro, la falce lunga
o il falcetto, comuni nelle normali pratiche agricole.
Non è da escludere la possibilità che gli abitanti della comunità indagata fos-
sero impegnati anche in operazioni di spoglio di edifici antichi ormai in disuso, uti-
lizzati come cava a cielo aperto, pratica comune nel periodo in esame5, come
potrebbe testimoniare ad esempio la presenza di materiali di reimpiego, usati per
la costruzione delle tombe.
In seguito alla scoperta di alcuni segni da fendente su quattro diversi indivi-
dui (T.4, T.5, T.6 e T.11) associata alla robustezza generale delle entesi, tanto a
carico degli arti superiori e del collo, quanto degli arti inferiori, in un primo mo-
mento si è avanzata l’ipotesi che ci si potesse trovare di fronte a soggetti impegnati
nelle arti militari. Ad un confronto con i casi di studio già editi, quali il pugile de-
287
La necropoli tardoantica di viale Ciro Menotti - Modena
Fig.1 - Modena, viale Ciro Menotti. Sezione est-ovest dell’area di scavo.
Fig. 2 - Ravenna, Laboratorio di Antropologia Archeologica. Panoramica ambiente di lavoro.
288 A. VAZZANA, S. PELLEGRINI, M. TRAVERSARI, D. LABATE, G. GRUPPIONI
Fig.3 - Tabella sintetica dei risultati dello studio antropologico della necropoli.
Fig.4 - Modena, viale Ciro Menotti, Panoramica della necropoli in fase di scavo.
289
La necropoli tardoantica di viale Ciro Menotti - Modena
Fig.5 - Modello digitale del cranio e delle vertebre cervicali, in evidenza sono le diverse lesioni ri-
scontrate sull’inumato della Tomba 11.
Fig. 6 - Modena, viale Ciro Menotti. La Tomba 11 al momento del ritrovamento.
6 CAPASSO et al. 2001.
7 BELCASTRO - FACCHINI 2001.
8 CATTANEO - GRANDI 2004.
nominato E14 rinvenuto tra i fuggiaschi di Ercolano6o i cavalieri provenienti dalla
necropoli di Vicenne in Molise7, ci si è resi conto in realtà della mancanza di quei
segni tipici (entesi, faccette accessorie, fratture ecc.) riscontrati su soggetti impe-
gnati costantemente nel combattimento, a mani nude o con l’utilizzo di armi, o
nella pratica equestre. L’ipotesi avanzata in prima istanza è stata quindi scartata,
senza escludere però che alcuni soggetti che portavano segni lesivi da fendente po-
tessero essere ad esempio parte di un gruppo selezionato che in caso di bisogno
difendesse la comunità da attacchi esterni.
Tra questi, il caso più emblematico è rappresentato dall’individuo che occu-
pava la tomba 11. Su di esso sono state osservate diverse lesioni a carico del cra-
nio e di alcune delle vertebre cervicali. Le lesioni riscontrate sono: una a carico del
parietale destro, che ha comportato la perdita di una porzione ellittica di tavolato
cranico e causato l’esposizione della diploe; una seconda lesione ha l’aspetto ca-
ratteristico del segno lasciato sull’osso da una lama liscia ed affilata, i cui margini
si presentano netti e con una conformazione a “V”; un’altra ancora, localizzata
sul processo mastoideo sinistro, ha causato la perdita di una notevole porzione di
materiale osseo.Altre due lesioni sono state riscontrate sulle vertebre cervicali, più
esattamente sulla parte inferiore di C2 e su quella superiore di C3 (fig. 5).
Con l’ausilio di strumenti per l’acquisizione tridimensionale e di software di
post-processamento, è stato possibile ricollocare anatomicamente le varie com-
ponenti scheletriche ed evidenziare i vari segni lasciati dalle lesioni su di esse,
rendendo agevole la lettura della lesione che ha causato la probabile morte del-
l’individuo. Il segno sul processo mastoideo e quelli sulle vertebre C2 e C3 sem-
brano essere il risultato di un solo evento, volto probabilmente alla decapitazione
dell’individuo8per mezzo di un fendente, portato da un’arma dalla lama affilata e
tagliente. La lesione a carico di C3 fa pensare che il colpo, dato dall’alto verso il
basso e da sinistra a destra, si sia fermato tra C2 e C3 dopo aver attraversato il pro-
cesso mastoideo, il processo spinoso inferiore di C2 e quello superiore di C3, al-
l’altezza della faccetta articolare superiore destra di C3 (fig.4).
L’arma che ha causato le lesioni non è stata ancora identificata. Tuttavia al-
cuni indizi fanno pensare che si possa trattare di un’arma lunga e affilata, come
suggeriscono le lesioni che coinvolgono il processo mastoideo sinistro e le verte-
bre C2 e C3 del soggetto e la facilità con cui il colpo sferrato sembra aver attra-
versato il tessuto osseo.
In seguito all’analisi della posizione in cui è stato trovato lo scheletro si è
inoltre desunto che colui chi si occupò di seppellire il corpo si preoccupò anche
di posizionare il defunto in modo da celare la ferita, ruotando cioè il capo del-
l’individuo verso sinistra.
A prova di ciò, si rende necessario un piccolo approfondimento: la decom-
posizione del corpo sembra essere avvenuta in spazio pieno; sembra infatti che, no-
nostante la presenza della copertura, la terra si sia sostituita alle parti molli man
A. VAZZANA, S. PELLEGRINI, M. TRAVERSARI, D. LABATE, G. GRUPPIONI
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mano che queste si decomponevano. Il cranio quindi risulta in posizione origina-
ria, così come le coste e lo sterno; anche le vertebre sono in connessione, il bacino
ha mantenuto la propria articolazione e le rotule non sono scivolate verso il fondo
della fossa. Le braccia sono disposte lungo il corpo, in maniera non simmetrica,
le mani invece sono rivolte con i palmi verso il basso9(fig. 6).
Conclusioni
Non è ancora possibile definire l’origine di questa comunità sepolta ai mar-
gini della città di Mutina, appena fuori dalle mura, fra la fine del V e il VI secolo,
anche se il rituale funerario, improntato sulla scelta di allineare le sepolture su file
parallele, la deposizione dei corpi con il capo rivolto a ovest e forse anche la ti-
pologia degli oggetti ritrovati potrebbero rimandare a popolazioni di origine ger-
manica, la cui presenza nel territorio si era venuta intensificando negli ultimi secoli
dell’Impero.
Le prime attestazioni di gruppi di origine germanica stanziati nel modenese,
evidentemente ormai poco popolato, risalgono infatti al IV secolo. Nel V secolo
Mutina dovette affrontare le conseguenze del passaggio dei Visigoti condotti da
Alarico (410 d. C.) e degli Unni capeggiati da Attila (452 d. C.). Circa un secolo
dopo, è probabile che la città sia stata conquistata dai Longobardi (569 d. C.), ai
quali possono essere riferiti alcuni significativi ritrovamenti nell’area urbana, fra
cui la tomba di un guerriero in Via Valdrighi e una sepoltura entro sarcofago rin-
venuta in Piazza Grande. La lastra sepolcrale di Gundeberga, una donna di pro-
babile origine gota, morta il 12 giugno 570, costituisce la più antica testimonianza
scritta della presenza in città di popolazioni di origine germanica.
Sulla base delle osservazioni antropologiche condotte, ad esempio la statura
media degli individui, non è tuttavia possibile affermare con certezza che la co-
munità in esame avesse origini germaniche; sono comunque tuttora in corso le
analisi del DNA antico10 di tutti gli individui della necropoli, che consentiranno di
acquisire nuove informazioni su questo gruppo e sull’origine di coloro che ne fa-
cevano parte.
9DUDEY 2006
10 Presso presso il Laboratorio del DNA antico del Dipartimento di Beni Culturali di Ravenna, Univer-
sità di Bologna, sotto la supervisione del Prof. Giorgio Gruppioni e della dott.ssa Elisabetta Cilli.
La necropoli tardoantica di viale Ciro Menotti - Modena 291
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A. VAZZANA, S. PELLEGRINI, M. TRAVERSARI, D. LABATE, G. GRUPPIONI
292
... The site probably extends southward, beyond the A. Vazzana et al. Journal of Archaeological Science: Reports 17 (2018) 550-559 current borders of the excavation, beneath Bellini Street, as a burial (Burial 4) was discovered near the southern limit of the archaeological area (Figs. 1, S1), and appears to be cut by this limit (Vazzana et al., 2015). ...
... Radiocarbon dating result ranges between 380 and 580 CE (95.4% accuracy) (Fig. S2), which is consistent with the previous dating of the alluvial layers that covered the necropolis (Cremonini et al., 2013). This confirms the attribution of the human remains (and hence the weaponrelated injuries) to the chronological period inferred by the archaeological data (Vazzana et al., 2015). A thorough examination of each traumatic lesion follows. ...
Article
Human skeletal remains from archaeological contexts occasionally present signs of traumatic injuries from weapons, revealing, for example, the degree of interpersonal violence, the type of weapon and the sequence of events of a specific historical context. Traumatic lesions are generally analyzed using macroscopic and microscopic methods, which are not necessarily integrated in the same study. In this study, we employed a multi-analytical approach to determine if new, or more refined information could be gained compared to traditional analyses. Here, we describe and analyze interpersonal skeletal peri-mortem sharp-force trauma in remains recovered in 2009 during archaeological excavations of a cemetery in the 4th to 6th century AD the city of Modena (Italy). Evidence for sharp force trauma was observed in four of the 13 individuals recovered at site. The traumatic lesions were analyzed using an integrated multi-analytical approach that combines traditional macroscopic examination, light microscopy, and three-dimensional digital modeling. We aimed to determine the number, size, and the position of the lesions, and the direction (angles) of weapon penetration in the bone. In particular, we applied digital protocols for the orientation of the skeletal regions of interest involved in the trauma to provide useful results for future comparisons and investigations.
... Immediately after the discovery of the 'Lovers' tomb, news about this peculiar finding spread all over the world and mass media rumored that the skeletons belonged to a man and a woman who had fallen in love 13 . However, due to the bad preservation of the skeletal dimorphic districts, sex determination based on the canonical osteological methods was not possible 14 . Moreover, preliminary genetic analyses were not consistent, due to diagenetic alterations of bone tissue, visible as a black-reddish coloration (see Fig. 1c) 15 , and low collagen content. ...
Article
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Recent work has disclosed the critical role played by enamel peptides in sex classification of old skeletal remains. In particular, protein AMELY (amelogenin isoform Y) is present in the enamel dental tissue of male individuals only, while AMELX (isoform X) can be found in both sexes. AMELY can be easily detected by LC-MS/MS in the ion extracted chromatograms of the SM(ox)IRPPY peptide (monoisotopic [M + 2 H]+2 mass = 440.2233 m/z). In this paper, we exploited the dimorphic features of the amelogenin protein to determine the sex of the so-called ‘Lovers of Modena’, two Late Antique individuals whose skeletons were intentionally buried hand-in-hand. Upon discovery, mass media had immediately assumed they were a male-female couple, even if bad preservation of the bones did not allow an effective sex classification. We were able to extract proteins from the dental enamel of both individuals (~1600 years old) and to confidently classify them as males. Results were compared to 14 modern and archaeological control samples, confirming the reliability of the ion chromatogram method for sex determination. Although we currently have no information on the actual relationship between the ‘Lovers of Modena’ (affective? Kin-based?), the discovery of two adult males intentionally buried hand-in-hand may have profound implications for our understanding of funerary practices in Late Antique Italy.
Conference Paper
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A site inspection at the Church of Santa Maria in Vico nel Lazio led to the discovery of a crypt whit numerous burials related to the medieval settlement, which is dated between the 13th and the 15th century. The human remains belongs to both male and female individuals and fully represent the demographic sample for the presence of either adults and infants. We present a skull of a woman which was about 30-35 years old. Despite of the young age she was affected by the complete loss of teeth, with a significant alveolar reabsorption. Most remarkably the calvarium shows numerous perforations with irregular or even jagged edges, along with the evident cribra on the right parietal bone, and the intense pyogenic activity which involves part of the frontal bone and the nasal bones. The differential diagnosis excludes either diseases that produces lesions similar to the observed ones (such the syphilis and the leukemia) or surgical complications (trepanation). Thus for the strictly characterizing morphology of the “open space” fenestrations, which most probably refer to the metastatic activity of a neuroblastoma.
Conference Paper
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The arrival of leprosy in Italy is a very controversial topic, as is its diffusion in Europe. According to the most accredited theories on a molecular basis, leprosy spread in Eurasia from Eastern Africa about 80,000 years ago (Monot et al 2005) following the migratory routes of H. sapiens “out of Africa”. To date, in ancient time dissemination strategies seem to have followed terrestrial rather than maritime routes (at least until to the late Middle Ages), favored in this by the long incubation period of leprosy and its low pathogenicity. The suggestion of Monot based on the identification of SNPs can also be confirmed on a paleopathological basis. Although controversial the case of the oldest leprosy described is that reported in India and referable to about the second millennium BCE. In Italy the paleopathological history of leprosy is more recent at the moment. The oldest case is that identified in Casalecchio del Reno (Mariotti et al., 2005) in northern Italy referable to the 4th century BCE. All the other cases of leprosy described are mainly from the Roman and early Middle Ages and are mostly concentrated in central Italy, while late Middle Ages and Renaissance cases have been reported in southern Italy. From the chronological analysis of the findings it would seem that in Italy too the initial leprosy diffusion path has followed terrestrial routes coming from central and eastern Europe and reaching Italy through the Alps. This hypothesis could also be indirectly confirmed by the presence of leprosy in a protoBulgarian population allocated in the 7th century CE in central Italy and coming from Eastern Europe. In contrast, since the late Middle Ages the disease certainly spread also by sea as evidenced by the case of Montecorvino (Fg, Puglia) where a case of a Byzantine individual coming from the Anatolian coasts was described (Rubini et al., 2015). This was certainly due to the phenomenon of crusades in the Holy Land where the roundtrip routes often had a crossing point in southern Italy. The advent of the spread of leprosy also by sea route was the cause that made leprosy a global disease such as happened for the colonies of West African slaves deported to the US cotton plantations.
Article
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A new method for estimation of age-at-death based on the degree of suture closure is presented. The method employs simple ectocranial scoring of specific sites on the external table. Composite scores for two groups of sutures, lateral-anterior and vault systems, which are used to provide estimates of age-at-death, have been developed from a sample of 236 crania from the Hamann-Todd Collection. A variety of tests show that the lateralanterior sutures are superior to the sutures of the vault, that ectocranial is superior to endocranial observation, and that age estimates are independent of race and sex. It is concluded that suture closure can provide valuable estimates of age-at-death in both archaeological and forensic contexts when used in conjunction with other skeletal age indicators.
Article
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Modal patterns of occlusal attrition are presented for the Libben population based on a sample of 332 adult dentitions. Maxillas and mandibles were reviewed independently by seriation prior to assessment of complete dentitions. The Spearman rank order coefficient for upper and lower dentitions was .96. Wear patterns are very similar to those reported by Murphy (1959a: Am. J. Phys. Anthropol. 17:167-178) for Australian aborigines. There were no significant sexual differences in wear rate. Dental wear is concluded to be a highly reliable and important indicator of adult age at death for skeletal populations if seriation procedures are employed.
Article
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A new method for the determination of adult skeletal age at death based upon chronological changes in the auricular surface of the ilium is presented. Formal stages have been constructed following extensive tests and refinements in observations made of such changes. Two completely "blind" tests were conducted to assess the accuracy and bias of the new method. Results show that the system is equally accurate to pubic symphyseal aging (although somewhat more difficult to apply), and also carries the advantages of a higher preservation rate for the auricular surface in archaeological populations and continued age-related change beyond the fifth decade.
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In the medieval necropolis of Vicenne (Italy) among 130 skeletons, thirteen horsemen, recognized on the basis of the contextual burials with horse, have been found. This rite, rarely found in Europe, recalls an Asian rite, attested from the Iron Age to the Age of Migration in nomadic Asian populations. Local and Germanic goods were also found. In order to study the anthropological composition of this population, some morphometrical skeletal features have been analyzed. Heterogeneity both in the horsemen and in the other males of the necropolis has been observed. Besides the multicultural context testified by archaeological data, a multiethnic society seems to emerge by the anthropological analysis. In these Italian territories, involved by migrations, Asian and Germanic population probably crossed with the local ones.
Article
Dental enamel hypoplasias are deficiencies in enamel thickness resulting from physiological perturbations (stress) during the secretory phase of amelogenesis. The results of a wide variety of experimental, clinical, and epidemiological studies strongly suggest that these defects and their associated histological abnormalities (such as accentuated stria of Retzius and Wilson bands) are relatively sensitive and nonspecific indicators of stress. Because of the inability of enamel to remodel, and the regular and ring-like nature of their development, these defects can provide an indelible, chronological record of stress during tooth crown formation. For these reasons, along with the ease with which they are studied, enamel hypoplasias have been increasingly employed as indicators of nutritional and disease status in paleopathology, and their study has begun to extend into other subdisciplines of physical anthropology.
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  The question of whether age parameters derived from an American population will reliably estimate age-at-death for East European skeletal populations is important since the ability to accurately estimate an individual’s age-at-death hinges on what standard is used. A reference sample of identified individuals with known ages-at-death from the regions of the Former Yugoslavia (n = 861) is used to determine the age structure of victims and serves as the prior in the Bayesian analysis. Pubic symphyseal data in the manners of Todd (Am J Phys Anthropol, 3 [1920], 285; Am J Phys Anthropol, 4 [1921], 1) and Suchey-Brooks (Am J Phys Anthropol, 80 [1986], 167) were collected for n = 296 Balkan males and females and for n = 2078 American males and females. An analysis of deviance is calculated using an improvement chi-square to test for population variation in the aging processes of American and East European populations using proportional odds probit regression. When males and females are treated separately, there is a significant association among females and the population (df = 1, chi-square likelihood ratio = 15.071, p = 0.001). New age estimates for Balkan populations are provided and are based on the calculated age distribution from the Gompertz-Makeham hazard analysis and the ages-of-transition. To estimate the age-at-death for an individual, the highest posterior density regions for each symphyseal phase are provided.
Article
After reviewing various systems of age determination based on analysis of the pubic bone, the discussion concentrates on the collection and preparation of an extensive autopsy sample (n=1225) of pubic bones from modern individuals with legal documentation of age at death (death and/or birth certificates). TheSuchey-Brooks method derived from this sample is described. TheAcsádi-Nemeskéri system is evaluated in terms of the documented collection and it is seen that their five stage method focuses only on the early and late morphological changes. The intermediate stages, in which the ventral rampart is in process of completion, are not described. Their suggested age ranges do not correspond with the documented modern sample. Based on these limitations of theAcsádi-Nemeskéri method, applications of theSuchey-Brooks system are discussed.
Article
A new visual method for the determination of sex using the human hip bone (os coxae) is proposed, based on a revision of several previous approaches which scored isolated characters of this bone. The efficacy of the methodology is tested on a sample of 402 adults of known sex and age of French and Portuguese origins. With the simultaneous use of five characters of the hip bone, it is possible to provide a correct sexual diagnosis in 95% of all cases, with an error of 2% and an inability to identify sex in only 3%. The advantage of this new method is a reduction in observer subjectivity, since the evaluation procedure cannot involve any anticipation of the result. In addition, this method of sex determination increases the probability of a correct diagnosis with isolated fragments of the hip bone, provided that a combination of elements of one character is found to be typically male or female.