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Indici psicofisiologici (potenziali corticali evento-correlati) nel decoding dell'espressione facciale delle emozioni. Effetto della stimolazione sovraliminale e subliminale sull'indice N200

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La ricerca si propone di analizzare la presenza di uno specifico processo cognitivo per il "decoding" delle espressioni facciali delle emozioni mediante i correlati ERPs (potenziali evento-correlati). Nell'Esperimento 1 (condizione sovraliminale) a 20 soggetti sono state sottoposte cinque diverse espressioni emotive (rabbia, paura, sorpresa, gioia e tristezza) e un volto neutro (configurazione di baseline). Il riconoscimento emotivo ha indotto l'elicitazione di una deflessione negativa intorno ai 230 ms post-stimolo (effetto N2, finestra temporale 180-300), successiva alla variazione ERP N1, maggiormente localizzata nelle aree corticali posteriori (Pz). Tale effetto appare specifico per la mimica emotiva, distinto dall'indice strutturale elicitato da N1. La N2 presenta inoltre variazioni in relazione alla valutazione espressa sulle singole emozioni, in termini di valenza edonica e di "arousal" della configurazione. Inoltre, è stato osservata un'asimmetria corticale per alcune delle emozioni, con lateralizzazione destra per le espressioni negative (rabbia, paura e tristezza). Nell'Esperimento 2 (20 soggetti) è stata predisposta una condizione di stimolazione subliminale (tempi di esposizione di 10 ms), che impedisse l'elaborazione consapevole degli stimoli emotivi, al fine di analizzarne l'impatto sul piano cognitivo. Il profilo ERP per stimolazione subliminale appare morfologicamente simile a quello rilevato in condizione sovraliminale, ma con tempi di latenza maggiori (240 ms). Ciò fa ipotizzare una parziale somiglianza dei processi cognitivi sottostanti all'elaborazione sovraliminale e subliminale, seppure con variazioni temporali dovute alla condizione sperimentale.
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STUDI E RICERCHE
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GIORNALE ITALIANO DI PSICOLOGIA / a. XXXIII, n. 4, dicembre 2006
INDICI PSICOFISIOLOGICI (POTENZIALI
CORTICALI EVENTO-CORRELATI) NEL DECODING
DELL’ESPRESSIONE FACCIALE DELLE EMOZIONI.
EFFETTO DELLA STIMOLAZIONE
SOVRALIMINALE E SUBLIMINALE
SULL’INDICE N200
MICHELA BALCONI E CLAUDIO LUCCHIARI
Università Cattolica di Milano e Ospedale Neurologico C. Besta – Milano
Riassunto. La ricerca si propone di analizzare la presenza di uno specifico processo co-
gnitivo per il decoding delle espressioni facciali delle emozioni mediante i correlati ERPs
(potenziali evento-correlati). Nell’Esperimento 1 (condizione sovraliminale) a 20 soggetti
sono state sottoposte cinque diverse espressioni emotive (rabbia, paura, sorpresa, gioia
e tristezza) e un volto neutro (configurazione di baseline). Il riconoscimento emotivo ha
indotto l’elicitazione di una deflessione negativa intorno ai 230 ms post-stimolo (effetto
N2, finestra temporale 180-300), successiva alla variazione ERP N1, maggiormente lo-
calizzata nelle aree corticali posteriori (Pz). Tale effetto appare specifico per la mimica
emotiva, distinto dall’indice strutturale elicitato da N1. La N2 presenta inoltre variazioni
in relazione alla valutazione espressa sulle singole emozioni, in termini di valenza edonica
e di arousal della configurazione. Inoltre, è stato osservata un’asimmetria corticale per al-
cune delle emozioni, con lateralizzazione destra per le espressioni negative (rabbia, paura
e tristezza). Nell’Esperimento 2 (20 soggetti) è stata predisposta una condizione di stimo-
lazione subliminale (tempi di esposizione di 10 ms), che impedisse l’elaborazione consa-
pevole degli stimoli emotivi, al fine di analizzarne l’impatto sul piano cognitivo. Il profilo
ERP per stimolazione subliminale appare morfologicamente simile a quello rilevato in
condizione sovraliminale, ma con tempi di latenza maggiori (240 ms). Ciò fa ipotizzare
una parziale somiglianza dei processi cognitivi sottostanti all’elaborazione sovraliminale e
subliminale, seppure con variazioni temporali dovute alla condizione sperimentale.
INTRODUZIONE
È possibile ipotizzare l’esistenza di un processo cognitivo specifico
per il riconoscimento della mimica emotiva? Quali effetti può pro-
durre il livello di elaborazione dell’informazione emotiva sul processo
di riconoscimento e, in particolare, una condizione di stimolazione
sub liminale? La presente ricerca si prefigge di esplorare tali ambiti,
facendo ricorso al contributo della psicofisiologia e, in particolare, di
indici elettroencefalografici quali i potenziali corticali evento-correlati
(ERPs). In precedenza gli ERPs di natura endogena hanno consentito
di monitorare, attraverso una rilevazione temporale puntuale, alcuni
processi cognitivi, tra cui, in particolare, alcune funzione cognitive su-
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periori, quali la comprensione del linguaggio (Federmeier, van Petten,
Schwartz e Kutas, 2003; Münte, Heinze, Matzke, Wieringa e Johan-
nes, 1998; Osterhout e Hagoort, 1999), i processi attentivi (Hillyard,
Vogel e Luck, 1999), i meccanismi connessi alle funzioni mnestiche
(Rugg e Coles, 1995; Rugg e Allan, 2000), nonché la comprensione
semantica degli stimoli (quali oggetti, volti, ecc.) (Kutas e Federmeier,
2000; Federmeier e Kutas, 1999)1. Il primo esperimento prenderà in
considerazione il processo di riconoscimento della mimica emotiva in
condizione di stimolazione sovraliminale. Rispetto al decoding delle
espressioni facciali, come già sottolineato dalla ricerca in ambito neu-
ropsicologico mediante strumenti di rilevazione quale bioimmagine
(Grelotti, Gauthier e Schultz, 2002; Kanwisher, McDermontt e Chun,
1997; Lang, Bradley, Fitzsimmons, Cuthbert, Scott, Moulder e Nangia,
1998) o da contributi in ambito clinico (Adolphs, Tranel e Damasio,
1998, 2003), nonché dalla ricerca psicofisiologica (Adolphs, Dama-
sio, Tranel e Damasio, 1996), la comprensione della mimica emotiva
sarebbe supportata da specifiche strutture corticali e sottocorticali
(Ekman, 1992). In particolare, è stato dimostrato che l’amigdala costi-
tuisce una fonte privilegiata nell’elaborazione di pattern facciali espri-
menti emozioni (LeDoux, 1996), nonché i gangli della base e l’insula
(Gorno-Tempini, Pradelli, Serafini, Baraldi e Porro, 2001). Parimenti,
la corteccia orbitofrontale è stata considerata prioritaria nel decoding
della mimica emotiva (Hornak, Rolls e Wade, 1996; Rolls, 2000).
Parallelamente, sul piano cognitivo alcuni modelli teorici hanno
supposto l’esistenza di uno specifico «codice» cognitivo dedicato al
decoding dell’espressione dei volti, distinto da altri codici, quale quello
relativo all’elaborazione delle componenti strutturali o dell’identità del
volto (Bruce e Young, 1998). A questo riguardo l’impiego di rileva-
zioni ERPs è stato considerato uno strumento prioritario per definire
la natura del processo sottostante tale «codice», al fine di precisarne
l’autonomia funzionale (Eimer, 2000). In aggiunta, le cosiddette teorie
discrete delle espressioni facciali hanno ipotizzato che la percezione
di differenti espressioni emotive, coinvolgendo distinte regioni del si-
stema nervoso centrale, chiami in causa meccanismi cognitivi distinti
(Ekman, 1992; Izard, 1993; Haxby, Hoffman e Gobbini, 2000). Ad
esempio, il riconoscimento della rabbia induce l’attivazione automa-
tica dell’amigdala, parallelamente alla paura e diversamente da altre
1 Un esempio esplicativo del rapporto esistente tra marcatori elettrofisiologici e pro-
cessi cognitivi ad essi correlati è fornito dalle tradizionali ricerche ERPs sull’elabora-
zione di stimoli linguistici, per i quali la rilevazione di differenze elettroencefalografiche
nel decoding di proprietà strutturali sintattiche e semantiche di enunciati ha consentito
di convalidare l’esistenza di processi cognitivi qualitativamente differenziati e autonomi
(Balconi e Pozzoli, 2003a; Kutas e Hillyard, 1984).
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emozioni quali la tristezza o la gioia (Morris, Frith, Perrett, Rowland,
Young, Calder e Dolan, 1996; per una rassegna completa si veda Po-
samentier e Abdi, 2003).
Secondo un modello alternativo al precedente (approccio dimensio-
nale) (Russell, 1997), le differenze riscontrate tra le emozioni sareb-
bero piuttosto legate al significato assunto dalle singole espressioni sul
piano valutativo e motivazionale, poiché, ad esempio, espressioni a va-
lenza negative, quali la paura, risulterebbero prioritarie in termini di
salvaguardia della specie ed avrebbero pertanto una priorità nell’atti-
vare processi attentivi rispetto ad altre espressioni. In particolare, tale
differenziazione sarebbe strettamente correlata sia al parametro della
valenza edonica (positiva vs. negativa) che delle valutazione del grado
di arousal (elevato o basso arousal) dell’emozione espressa (Calder,
Lawrence e Young, 2001; Dimberg e Öhman, 1996; Mogg e Bradley,
1999; Winston, O’Doherty e Dolan, in stampa).
In un secondo esperimento (Esperimento 2) è stato impiegato
il paradigma di stimolazione subliminale, al fine di confrontare una
condizione di elaborazione consapevole delle espressioni emotive (sti-
molazione sovraliminale) con una condizione di elaborazione inconsa-
pevole (stimolazione subliminale). In precedenza sono stati analizzati
gli effetti prodotti dal tipo di stimolazione confrontando una condi-
zione di stimolazione sovraliminale con una condizione subliminale
mediante generici stimoli a contenuto emotivo, con l’intento di veri-
ficare se i processi cognitivi sottostanti alle due condizioni siano tra
loro confrontabili (Brázdil, Rektor, Dufek, Jurák e Daniel, 1998). Un
filone di ricerca focalizzato sull’effetto di priming ha evidenziato, da
un lato, che gli stimoli possono essere elaborati a livello non consa-
pevole, dall’altro, che i processi cognitivi implicati non differiscono se
non superficialmente da quelli attivati in presenza di codifica consape-
vole (LeDoux, 1996; Öhman, Flykt e Lundqvist, 2000).
Parallelamente, con riferimento alla mimica emotiva, stimoli target
facciali della gioia o della paura presentati subliminalmente appaiono
in grado di condizionare sovraliminalmente le scelte dei soggetti circa
il grado di piacevolezza o spiacevolezza dello stimolo, in modo del
tutto analogo a quanto avviene per via consapevole (Murphy e Zajonc,
1993). Inoltre, sebbene i soggetti non appaiano in grado di distin-
guere consapevolmente la valenza degli stimoli subliminali, le rispo-
ste psicofisiologiche risultano differenziate in funzione della valenza
nella medesima direzione di quanto rilevato in condizione sovralimi-
nale (Crites, Cacioppo, Gardner e Bernston, 1995). Ciò indurrebbe
a supporre che una stimolazione subliminale possa rendere conto di
processi cognitivi almeno in parte analoghi a quelli attivati in seguito
a elaborazione sovraliminale (Mogg e Bradley, 1999). Anche in am-
bito psicofisiologico, secondo il modello proposto da Shevrin (2001)
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gli ERPs prodotti in condizione subliminale avrebbero una struttura
morfologica simile a quella sovraliminale. Come rilevato dallo studio
di Bernat, Bunce e Shevrin (2001) le componenti di picco derivate da
stimoli emotivi in condizione sovraliminale appaiono elicitare varia-
zioni analoghe a quanto rilevato per stimoli sovraliminali. Tuttavia, i
dati attualmente disponibili rispetto al decoding di espressioni facciali
in condizione subliminale appaiono esigui e non esaustivi e meritano,
pertanto, un ulteriore approfondimento.
ESPERIMENTO 1
Specificità cognitiva e indici ERPs nel riconoscimento delle espressioni
facciali delle emozioni
La dissociazione tra l’elaborazione delle informazioni strutturali
dei volti (come l’identità o il genere) e l’elaborazione delle compo-
nenti emotive è stata ampiamente documentata da una serie di studi
empirici sia sul versante cognitivo (Kanwisher et al., 1997) che neuro-
psicologico (Posamentier e Abdi, 2003). Rispetto al primo, il modello
di Bruce e Young (1986, 1998) ha supposto l’esistenza di almeno
sette tipi differenti di informazioni che possono essere estrapolati dai
volti, quali le componenti strutturali, di identità e familiarità, non-
ché le proprietà emotive. Tali livelli informativi sono stati associati a
processi funzionalmente distinti, rappresentabili mediante «codici»
ad hoc per le diverse tipologie di informazioni. Un esempio dell’indi-
pendenza funzionale dell’elaborazione di proprietà emotive è derivato
dall’ambito clinico, per cui, ad esempio, pazienti prosopagnosici sono
in grado di riconoscere le proprietà emotive dei volti, nonostante non
abbiano la capacità di identificare volti di personaggi loro noti (Ben-
tin, Deouell e Soroker, 1999; de Gelder, Frissen, Barton e Hadjikhani,
2003; De Renzi, Perani, Carlesimo, Silveri e Fazio, 1994). Sulla base
di queste evidenze empiriche è possibile chiedersi se i processi cogni-
tivi coinvolti nell’elaborazione di aspetti differenti del volto possano
essere rappresentati sul piano strutturale da percorsi corticali «dedi-
cati», localizzati in regioni encefaliche specifiche (Bentin e Deouell,
2000; Gur, Schroeder, Turner, McGrath e Chan, 2002; Herrmann,
Aranda, Ellgring, Mueller, Strik, Heidrich e Fallgatter, 2002; Pizza-
galli, Koenig, Regard e Lehmann, 1999).
Alcuni studi PET (Bernstein, Beig, Siegenthaler e Grady, 2002;
Haxby et al., 2000), con RMf (Lang et al., 1998; Narumoto, Yamada,
Iidaka, Sadato, Fukui, Itoh e Yonekura, 2000) ed elettroencefalogra-
fici (Lucchiari, 2006; Balconi e Pozzoli, 2003a; Caldara, Thut, Servoir,
Michel, Bovet e Renault, 2003; Eimer, 2000; Herrmann et al., 2002;
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Holmes, Vuilleumier e Eimer, 2003) fanno ipotizzare la presenza di
una specificità corticale del decoding della mimica emotiva. In parti-
colare, il processo di riconoscimento avrebbe inizio in tempi rapidi
dalla presentazione dello stimolo, dopo circa 200 ms dalla percezione
dello stesso, successivamente alla rilevazione delle componenti strut-
turali, collocata tra i 120 e i 170 ms post-stimolo (Bentin et al., 1996;
Boetzel e Grusser, 1989; Linkenkaer Hansen, Palva, Sams, Hietanen,
Aronen e Ilmoniemi, 1998; Maurer, Le Grand e Mondloch, 2002). A
sostegno di tale ipotesi, mediante studi ERPs, Vanderploeg, Brown e
Marsh (1987) hanno rilevato che l’elaborazione di espressioni emotive
elicita una variazione negativa di maggiore ampiezza rispetto a stimoli
neutri nell’intervallo 200-400 ms post-stimulus. Marinkovic e Halgren
(1998) hanno osservato l’insorgenza di un picco specifico per espres-
sione di emozioni nelle aree occipito-temporali alla latenza di 240 ms.
Parimenti, Streit, Wölwer, Brinkmeyer, Ihl e Gaebel (2000) hanno
rilevato differenze significative nei tracciati ERPs per stimoli facciali
emotivi e volti mascherati attorno ai 270 ms, nelle aree temporali po-
steriori, mentre i due profili appaiono morfologicamente simili negli
intervalli temporali precedenti. Dati più recenti confermano l’esistenza
di un processo selettivo per le proprietà emotive dei volti, identificato
con un effetto ERP negativo posteriore (effetto EPN), con picco mas-
simo intorno ai 260-280 ms (Schupp, Stockburger, Weike, Mohrmann
e Hamm, 1999). Tali dati ERPs sarebbero a favore di una differen-
ziazione dei due processi di elaborazione «strutturale» ed «emotiva»,
rappresentati rispettivamente dalle due deflessioni negative N170 (N1)
e N220 (N2).
Una seconda variabile di picco potenzialmente correlata al deco-
ding emotivo è rappresentata da una deflessione positiva con latenza
intorno ai 300 ms (P3), rilevata in risposta ad aggettivi o oggetti,
nonché volti a contenuto emotivo (Bernat et al., 2001; Keil, Müller,
Gruber, Stolarova, Wienbruch e Elbert, 2001). Tuttavia tale compo-
nente, pur avendo dimostrato rilievo anche nel decoding di espressioni
emotive, mostra una maggiore eterogeneità dei dati sperimentali per
stimoli facciali, poiché in alcuni casi gli stimoli emotigeni presentano
variazioni di picco più positive degli stimoli neutri (Herrmann et al.,
2002; Keil, Müller, Gruber, Stolarova, Wienbruch, Elbert, 2001; Keil,
Bradley, Hauk, Rockstroh, Elbert e Lang, 2002); in altri casi sono
questi ultimi a far registrare una maggiore positività del correlato ERP
(Krolak-Salmon, Fischer, Vighetto e Mauguière, 2001; Vanderploeg et
al., 1987); in altri ancora, non sono state rilevate differenze sostanziali
tra i profili ERPs dal confronto stimolo emotivo/neutro (Sato, Taka-
nori, Sakiko e Michikazu, 2000). Inoltre, oltre ad essere temporal-
mente ritardata rispetto alla deflessione negativa N200, essa sarebbe
maggiormente influenzata da fattori cognitivi di diverso ordine (ad
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esempio un compito di riconoscimento implicito o esplicito) (Brázdil,
Rektor, Daniel, Dufek e Jurák, 2001; Iragui, Kutas, Mitchiner e Hill-
yard, 1993; Hugdahl, 2003). Focalizzandoci sulla variazione N200, è
nostro intento evidenziare componenti precoci e per così dire «spe-
cifiche» della mimica emotiva, immediatamente successive all’elabora-
zione delle componenti strutturali dello stimolo.
Il secondo obiettivo della presente ricerca è relativo all’impatto
delle differenti espressioni facciali sul correlato N2. In ambito clinico
sono stati rilevati deficit categoria-specifici nella codifica delle espres-
sioni facciali (ad esempio per la paura e non per la gioia) in seguito
a lesioni dell’amigdala (Adolphs, Tranel, Damasio, 1998; Philips,
Young, Senior, Brammer, Andrew, Calder, Bullmore, Perrett, Row-
land, Williams, Gray e David, 1997). In generale, rispetto all’espres-
sione delle diverse emozioni è stato sottolineato come esse siano in
grado di elicitare risposte emozioni-specifiche nel sistema nervoso au-
tonomo e somatico (Lang, Bradley e Cuthbert, 1997), tra cui le rea-
zioni del sistema simpatico o cardiovascolare (Bernston, Cacioppo e
Quigley, 1994), della conduttanza cutanea (Esteves, Parra, Dimberg
e Öhman, 1994), così come specificamente dei correlati EEG (Dim-
berg, 1997; Hamm, Shupp e Weike, 2003; Schupp et al., 1999; Srini-
vasan, Tucker e Murias, 1998). Anche dagli studi sui volti è possibile
evincere una possibile differenziazione di risposte fisiologiche, in fun-
zione della tipologia di emozioni analizzate (Philips et al., 1997). Tali
risposte appaiono altamente consistenti al loro interno e mostrano
una chiara covariazione con la valutazione espressa dal soggetto per
le diverse espressioni analizzate (Emery e Amaral, 2000): complessi-
vamente, il significato delle espressioni facciali produce importanti ef-
fetti sul processo di elaborazione dello stimolo, con potenziali riflessi
sul piano fisiologico. In particolare, un ruolo prioritario è svolto dalla
valutazione dello stimolo, sia in termini di valenza edonica che di li-
velli di arousal attribuito all’emozione rappresentata (Ito, Cacioppo e
Lang, 1998; Ito, Larsen, Smith e Cacioppo, 1998; Öhman e Wiens,
2003). Ad esempio espressioni facciali negative di emozioni ad elevato
arousal (quali la rabbia e la paura) mostrerebbero un maggior impatto
attentivo e motivazionale sui soggetti rispetto a stimoli positivi (come
la gioia) o neutri (Balconi e Pozzoli, 2003b; Bradley, 2000; Cuthbert,
Schupp, Bradley, Birbaumer e Lang, 2000; Ito et al., 1998; Öhman e
Mineka, 2001).
In relazione alle variazioni ERPs, studi precedenti hanno per lo
più esplorato la specificità corticale del decoding emotivo senza ana-
lizzare sistematicamente gli effetti prodotti dal tipo di espressione. In
alcuni casi è stato considerato un numero limitato di emozioni, tra cui
emozioni di base tra loro contrapposte, «positive» e «negative» (come
l’espressione della paura e della gioia) (Sato et al., 2000). In una re-
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cente ricerca Herrmann et al. (2002) hanno confrontato l’espressione
della gioia, della tristezza e uno stimolo neutro, senza tuttavia rilevare
sostanziali differenze ERP tra le due espressioni facciali. Al contra-
rio, differenze nei profili ERPs sono rilevabili tra paura e gioia (in
particolare nei lobi temporali – T5 e T6), con una deflessione N200
di maggiore ampiezza per la paura rispetto alla gioia e allo stimolo
neutro (Sato et al., 2000). A partire da tali risultati è nostro intento
verificare se il tipo di emozione rappresentata elaborata possa avere
incidenza sulla variazione N200. Rispetto al ruolo dell’arousal nel dif-
ferenziare diverse tipologie di emozioni non esistono studi sistematici.
Il presente contributo considera, al contrario, centrale tale aspetto di
analisi.
METODO
Partecipanti
Venti soggetti afferenti alla Facoltà di Psicologia dell’Università
Cattolica di Milano hanno preso parte all’esperimento, dopo aver dato
il proprio esplicito consenso. I soggetti, tutti destrimani, con capacità
visive normali o corrette al normale e con un profilo neurologico nella
norma, risultano equidistribuiti rispetto al sesso (9 femmine) e all’età
(M = 22.87, Ds = 0.36, range 21-24).
Stimoli
Il materiale stimolo è stato estrapolato da un set precodificato di
espressioni facciali, bilanciate rispetto all’intensità della singola espres-
sione rappresentata (secondo il sistema FACS) (Ekman e Friesen,
1976). Esso è costituito da figure in bianco e nero (11 15 cm) di
volti maschili e femminili, identiche rispetto ai parametri di luminosità
e angolo visivo, raffiguranti rispettivamente cinque emozioni di base
(gioia, rabbia, paura, sorpresa e tristezza). Un volto neutro costituiva la
condizione di confronto, essendo privo di valore emotivo. Ciascuno
stimolo è stato rappresentato per venti volte, per una sequenza com-
plessiva di 120 stimoli. In una fase pre-sperimentale a un campione di
11 soggetti sono state sottoposte le sei espressioni facciali, per verifi-
care la corretta categorizzazione e il valore semantico degli stimoli. La
procedura di categorizzazione semantica rappresenta il dato di cor-
retta identificazione dell’espressione emotiva, rispettivamente per la
gioia (98%), la sorpresa (95%), la rabbia (97%), la paura (97%) e la
tristezza (96%). Nel caso dello stimolo neutro i soggetti esprimevano
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una valutazione di assenza di emozione (98%). In modo analogo alla
fase pre-sperimentale di validazione degli stimoli, al termine dell’espe-
rimento i soggetti sperimentali sono stati sottoposti alla categorizza-
zione dei volti. Al riguardo si veda lo specifico paragrafo nell’analisi
dei dati.
Procedura
Apparato di stimolazione e consegna sperimentale. Le immagini pre-
cedentemente selezionate sono state presentate secondo un ordine
casuale al centro di un monitor collocato a circa 80 cm dal soggetto
(angolo visivo orizzontale 4° e verticale 6°) mediante l’utilizzo del soft-
ware STIM 4.2. Inoltre, è stato predisposto un punto di fissazione
(croce bianca su sfondo nero) al centro dello schermo, precedente
alla comparsa di ciascuno stimolo. Lo stimolo permaneva sul moni-
tor per la durata di 500 ms, con una latenza inter-stimolo (parame-
tro ISI) di 1500 ms, consentendo pertanto al soggetto l’elaborazione
consapevole del pattern visivo. I soggetti erano collocati in una stanza
isolata acusticamente e schermata elettricamente presso il Laboratorio
di Psicologia Cognitiva dell’Università Cattolica ed erano fatti sedere
comodamente di fronte allo schermo del PC, con l’esplicita richie-
sta di ridurre al minimo la chiusura delle palpebre e di contenere i
movimenti corporei durante l’elaborazione degli stimoli. La consegna
sperimentale prevedeva l’osservazione dei volti, per una successiva
fase di riconoscimento (identificazione del genere), analogamente a
quanto impiegato in precedenti esperimenti (Sato et al., 2000). Tale
compito di osservazione passiva (compito di elaborazione indiretta)
con istruzioni motivanti era finalizzato a mantenere alto il livello at-
tentivo durante la codifica. Ai soggetti era richiesto di prestare atten-
zione e di elaborare ciascuno stimolo, senza fare esplicito riferimento
al valore emotivo dello stesso, in primo luogo al fine di non inficiare
i dati ERP con possibili artefatti motori di risposta; in secondo luogo,
la presenza di un compito esplicito di codifica delle proprietà emotive
dello stimolo avrebbe potuto indurre una maggiore attenzione nel-
l’elaborazione dell’espressione delle emozioni rispetto ai volti neutri
(Posamentier e Abdi, 2003). Prima della fase di registrazione i sog-
getti sono stati sottoposti a una fase di training, nella quale hanno vi-
sionato le sei espressioni (stimoli facciali similari a quelli sperimentali)
con una sequenza di 12 stimoli, ciascuno stimolo ripetuto due volte.
Registrazione e misure ERPs. L’EEG è stato registrato con una cuf-
fia a 32 canali polarizzati (DC amplifer), mediante il software di ac-
quisizione digitale NEUROSCAN 4.2. Rispetto al totale dei 32 canali
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disponibili, 12 sono stati attivati per la registrazione (4 centrali, Fz,
Cz, Pz e Oz; 8 laterali, F3/F4, T3/T4, P3/P4, O1/O2) (sistema inter-
nazionale 10-20, Jaspers, 1958), con elettrodi di riferimento collocati
sul lobo dell’orecchio2. Il tracciato EEG è stato registrato in modalità
continua utilizzando un filtro passa banda .01-50 Hz e con frequenza
di campionamento di 256 Hz. L’elettro-oculogramma (EOG) è stato
registrato impiegando due elettrodi collocati sopra e sotto l’occhio de-
stro e ciascun singolo trial di onde è stato monitorato, al fine di rile-
vare artefatti indotti dai movimenti oculari (verticali ed orizzontali),
muscolari o effetti di deriva degli elettrodi. Le singole epoche e il pro-
filo dell’onda media, calcolati per ciascun soggetto e per il campione
(grand average) in relazione agli elettrodi di registrazione e al tipo di
emozione, sono compresi tra i 100 ms precedenti lo stimolo (grand
average) e i 1900 ms successivi alla sua presentazione. L’impedenza è
stata mantenuta al di sotto dei 5 KW e i trial eccedenti i 50 mV sono
stati esclusi dalla media complessiva (6% del totale).
ANALISI DEI DATI E RISULTATI
Valutazione degli stimoli
In una fase post esperimento ai soggetti è stato chiesto di ana-
lizzare le espressioni facciali delle emozioni precedentemente viste
al fine di definire, da un lato, la categoria emotiva di appartenenza
(categorizzazione delle emozioni), dall’altro, di valutarne la valenza
edonica (positiva o negativa) e il grado di arousal percepito («quanto
reputi attivante lo stimolo?»). I soggetti sperimentali hanno ricono-
sciuto correttamente il valore emotivo degli stimoli (correttezza di
riconoscimento 94%). In aggiunta, essi ne hanno valutato la valenza
e il grado di attivazione per ciascuna espressione mediante scala
Likert a 5 punti. Rispetto al valore delle emozioni, rabbia (M = 4.59,
Ds = 0.41), paura (M = 4.70, Ds = 0.33) e tristezza (M = 4.43, Ds = 0.54)
sono state classificate come emozioni negative, mentre gioia e sorpresa
come emozioni positive (rispettivamente M = 4.23, Ds = 0.58; M = 4.19,
Ds = 0.38). Sul piano dell’arousal è possibile distinguere rispettiva-
mente le due emozioni negative della rabbia (M = 4.49, Ds = 0.56) e
della paura (M = 4.12, Ds = 0.29), da sorpresa (M = 3.18, Ds = 0.38),
gioia (M = 3.17, Ds = 0.33) e tristezza (M = 2.86, Ds = 0.34). Infine,
per l’espressione neutra i soggetti hanno espresso la valutazione di
2 La scelta di tali elettrodi ha consentito infatti un confronto più puntuale con i
principali studi presenti in letteratura (tra cui Sato et al., 2000; Streit et al., 2000).
730
un basso arousal (M = 1.58, Ds = 0.22). La differenza tra i sei stimoli è
stata verificata mediante due distinte analisi univariate della varianza
(ANOVA), che hanno rilevato la significatività del fattore principale
emozioni, sia per la valenza edonica (F5,19 = 8.97, p = .001), che per
le variazioni di arousal (F5,19 = 6.93, p = .001). Una successiva analisi
post hoc (confronti appaiati, test di Tukey) ha rilevato la significati-
vità delle differenze tra coppie di emozioni per valenza e coinvolgi-
mento e più specificamente per le emozioni negative della rabbia e
della paura rispetto alla gioia (per la valenza F1,19 = 10.57, p = .001;
F1,19 = 11.34, p = .001; per l’arousal F1,19 = 8.16, p = .001; F1,19 = 7.79,
p = .001), alla sorpresa (valenza F1,19 = 9.03, p = .001; F1,19 = 8.62,
p = .001; arousal F1,19 = 9.75, p = .001; F1,19 = 8.88, p = .001) e alla
tristezza (esclusivamente per l’arousal F1,19 = 13.01, p = .001 e non
per valenza F1,19 = 1.11, p = .23). Infine, lo stimolo neutro presenta
un profilo distinto da tutte e cinque le emozioni considerate in rela-
zione all’arousal (rispettivamente per la rabbia F1,19 = 16.52, p = .001,
la paura F1,19 = 15.17, p = .001, la sorpresa F1,19 = 11.27, p = .001, la
gioia F1,19 = 9.02, p = .001 e la tristezza F1,19 = 6.10, p = .001).
Variazioni ERP (effetto N2)
In una fase preliminare all’analisi statistica vera e propria è stata
applicata una procedura di esplorazione visiva del profilo d’onda, con
l’obiettivo di definire le caratteristiche morfologiche delle variazioni
di picco (Rugg e Coles, 1995). Da tale esplorazione è emersa la pre-
senza sistematica di due variazioni di picco rilevanti e consistenti tra
le cinque emozioni: una deflessione negativa intorno ai 170 ms post
stimolo (riconducibile all’effetto N1) e una successiva negatività in-
torno ai 220 ms (N2), la quale è stata oggetto di successiva analisi3. Al
fine di rilevare differenze nel profilo d’onda tra le differenti emozioni
in relazione all’effetto N2, è stato considerato quale finestra tempo-
rale l’intervallo 180-300 ms. Due variabili dipendenti, il valore di picco
(calcolato a partire dal baseline dei valori di pre stimolo) e la latenza
(comparsa della variazione rispetto alla stimolazione) dello stesso sono
state sottoposte ad analisi univariata della varianza (ANOVA) per mi-
sure ripetute a tre vie, con fattori ripetuti (within-subjects) tipo di sti-
molo (6), posizione (4) e lateralizzazione (2). In riferimento all’effetto
3 La variazione N1, correlata al processo di elaborazione strutturale, pur essendo
rilevante nel decoding delle proprietà percettive, non è stata sottoposta ad analisi sta-
tistica. L’esplorazione dell’onda fa rilevare complessivamente una presenza omogenea
tra gli stimoli, come peraltro rilevato in un precedente esperimento sull’effetto N1 (al
riguardo si veda Balconi e Lucchiari, 2005).
731
di lateralizzazione (destra e sinistra), esso è stato estrapolato quale
fattore risultante rispettivamente dalla media dei quattro elettrodi F4,
T4, P4 e O2 (lateralizzazione destra) e F3, T3, P3 e O1 (lateralizza-
zione sinistra). L’effetto posizione è stato analizzato, al contrario, me-
diante quattro elettrodi distinti (Fz, Cz, Pz e Oz). L’errore di primo
tipo (I) associato alla disomogeneità della varianza è stato controllato
mediante l’indice Greenhouse-Geiser.
L’ANOVA applicata al valore di picco ha consentito di rilevare
la significatività dell’effetto principale tipo (F5,19 = 6.17, p = .001)
e posizione (F3,19 = 8. 17, p = .001), e non della lateralizzazione
(F1,19 = 1.07, p = .13). Tra gli effetti di interazione, soltanto l’inte-
razione a due vie tipo lateralizzazione (F5,19 = 7.53, p = .001) ap-
pare differenziare i profili medi di N2. Una successiva analisi post
hoc (test di Tukey) applicata all’effetto tipo ha consentito di rile-
vare differenze significative tra alcuni dei confronti appaiati. Nello
specifico, paura e rabbia presentano una componente N2 simile
(F1,19 = 1.04, p = .20), mentre si differenziano rispettivamente dalla
sorpresa (F1,19 = 9.13, p = .001; F1,19 = 8.04, p = .001), dalla gioia
(F1,19 = 15.38, p = .001; F1,19 = 10.27, p = .001) e dalla tristezza
(F1,19 = 22.56, p = .001; F1,19 = 20.28, p = .001), nonché dallo stimolo
neutro (F1,19 = 23.14, p = .001; F1,19 = 25.44, p = .001). Quest’ultimo
appare inoltre differenziato rispettivamente da sorpresa, gioia e tri-
stezza (F1,19 = 14.60, p = .001; F1,19 = 10.08, p = .001; F1,19 = 9.64,
p = .001). La tabella seguente (tab. 1) riporta i valori medi relativi
alle sei espressioni facciali.
L’analisi post hoc applicata al fattore posizione ha consentito di ri-
levare una maggiore ampiezza posteriore della N2, in particolare per
Pz, rispetto alla posizione frontale (Fz) (F1,19 = 12.09, p = .001), cen-
trale (Cz) (F1,19 = 13.93, p = .001) e occipitale (Oz) (F1,19 = 10.93,
p = .001).
La figura seguente (fig. 1) rappresenta il profilo di picco in fun-
zione della localizzazione cerebrale.
Infine i confronti post hoc applicati all’interazione tipo x lateraliz-
zazione (calcolo degli effetti semplici) hanno consentito di rilevare
una maggiore ampiezza destra per le emozioni negative della rab-
bia (F1,19 = 7.61, p = .03), della paura (F1,19 = 6.12, p = .001) e della
tristezza (F1,19 = 5.34, p = .001). Al contrario, gioia (F1,19 = 0.98,
p = .23), sorpresa (F1,19 = 1.06, p = .17), poiché lo stimolo neutro
(F1,19 = 0.75, p = .38) non appaiono differenziate in funzione della la-
teralizzazione. La figura 2 rappresenta l’effetto di lateralizzazione per
ciascuna emozione.
Una seconda ANOVA a misure ripetute è stata applicata alla va-
riabile dipendente latenza di picco. Per i fattori principali analizzati
e le rispettive interazioni a due e tre vie non sono state rilevate diffe-
TAB. 1. Valori medi dell’intensità e della latenza di picco N2 per ciascuna emozione e ciascun elettrodo (condizione sopraliminale)
Intensità di piccoaLatenza di piccob
Fz Cz Pz Oz Destro Sinistro Totale Fz Cz Pz Oz Destro Sinistro Totale
N2 MDsMDsMDsMDsMDsMDsMDs MDsMDsMDsMDsMDsMDsMDs
Gioia 2.38 .23 2.33 .30 2.49 .33 2.35 .42 2.18 .24 2.28 .28 2.35 .30 221 28 235 23 226 24 235 30 243 44 242 40 233 32
Sorpresa 2.45 .29 2.40 .32 2.51 .23 2.40 .28 2.30 .36 2.26 .34 2.38 .30 235 31 226 34 230 16 237 42 234 32 241 33 233 31
Tristezza 2.23 .31 2.30 .35 2.40 .35 2.16 .23 2.50 .45 2.13 .28 2.29 .32 214 34 225 30 236 48 235 33 232 27 230 38 228 35
Paura 2.98 .32 2.73 .18 3.21 .31 3.05 .39 3.02 .29 2.39 .29 3.29 .29 227 22 231 27 226 53 227 25 225 41 222 25 226 32
Rabbia 2.74 .20 2.64 .25 3.03 .30 2.70 .41 3.08 .28 2.04 .23 3.10 .27 231 45 219 33 245 37 231 42 220 35 223 31 228 37
Neutro 2.06 .21 2.12 .50 2.08 .26 2.10 .26 2.05 .22 2.20 .36 2.10 .30 225 36 241 25 232 40 218 29 238 38 228 29 230 33
Totale 2.47 .26 2.42 .31 2.62 .29 2.46 .33 2.52 .31 2.21 .30 2.58 .36 225 32 229 29 232 36 230 33 232 36 231 33 229 33
a = espressa in mvolt.
b = espressa in millisecondi.
733
1mV
+ 100 200 300 400 500 ms
Fz Cz Oz Pz
N2
FIG. 1. Grande media delle epoche nelle quattro posizioni Fz, Cz, Pz e Oz (condizione
sopraliminale).
FIG 2. Mappa topografica (visione da destra) dell’attivazione cerebrale alla latenza di
230 ms per le sei espressioni facciali.
230 ms
rabbia paura tristezza
gioia sorpresa neutro
renze statisticamente significative. Complessivamente, la componente
N2 appare omogenea rispetto al dato di comparsa temporale (230 ms
post stimolo) per ciascuna delle emozioni considerate e per ciascun
elettrodo.
734
DISCUSSIONE
L’analisi dell’effetto N2 ha consentito di porre in luce due princi-
pali risultati, in primo luogo rispetto al significato di tale componente
per il riconoscimento del valore emotivo del volto, in secondo luogo
relativamente al possibile impatto dello specifico contenuto emotivo
sulla variazione ERP. Un primo aspetto è rappresentato dall’emer-
genza dell’indice di picco N2 immediatamente dopo la presentazione
dello stimolo. Al contrario, dal confronto tra il profilo ERP prodotto
dal volto neutro con le espressioni emotive, si rileva con un incre-
mento significativo dell’ampiezza di picco di N2 solo in presenza di
emozioni. Un risultato altrettanto rilevante riguarda la localizzazione
della N2, più ampia nelle aree posteriori dello scalpo (Pz), indipen-
dentemente dallo specifico contenuto emotivo veicolato (assenza di
differenze tra le cinque emozioni)4. Infatti, come già rilevato in studi
precedenti, il decoding di stimoli emotivi sarebbe prevalentemente lo-
calizzato in specifiche aree corticali, quali la giunzione occipito-tem-
porale, oltre che frontale (Marinkovic e Halgren, 1998).
Il secondo dato di rilievo è relativo alla differenziazione dell’am-
piezza di picco e della sua localizzazione in funzione delle singole
emozioni, poiché l’effetto N2 risulta attuare un’interessante discrimi-
nazione «tra-emozioni». I profili di picco appaiono, infatti, simili in
termini di ampiezza in stretta relazione a sottoinsiemi di espressioni
facciali e, nello specifico, per il binomio paura-rabbia rispetto all’asse
sorpresa-gioia-tristezza. I dati a nostra disposizione consentono di
ipotizzare il ruolo della valutazione espressa dai soggetti sulle singole
espressioni, in particolare rispetto alla valenza edonica e, in modo par-
ticolare, al parametro dell’arousal dell’emozione rappresentata. La pre-
senza di un picco N2 più ampio potrebbe riflettere una risposta cogni-
tiva specifica legata al processo di valutazione per stimoli emotivi con
valenza negativa e con valore di arousal maggiore, come nel caso della
rabbia e della paura. Queste ultime condividerebbero la proprietà di
richiedere al soggetto una rapida elaborazione dello stimolo, in rispo-
sta a situazioni di emergenza e in cui appare in gioco la salvaguardia
del soggetto (Fanselow, 1994; Lang, Bradley e Cuthbert, 1990). Infatti,
gli indici comportamentali di risposta dei soggetti appaiono esplicativi
rispetto a quanto rilevato sul piano elettrofisiologico: paura e rabbia
vengono rappresentate come espressioni negative e maggiormente at-
tivanti rispetto alla sorpresa, alla gioia e alla tristezza, nonché in rela-
zione allo stimolo neutro. Al riguardo è possibile ipotizzare che non
4 Va tuttavia sottolineato che la scelta di utilizzare un numero limitato di elettrodi
di rilevazione e non una distribuzione ad alta densità non consente di ottenere conclu-
sioni definitive circa la localizzazione corticale degli ERPs.
735
solo le espressioni negative (come la rabbia e la paura) possano in-
durre livelli attentivi e motivazionali differenti rispetto alle emozioni
positive (come la gioia), ma che essi possano variare in presenza di
espressioni facciali di emozioni ad alto arousal rispetto ad espressioni
di emozioni a basso arousal (come la tristezza) (Dimberg e Öhman,
1996; Schupp, Cuthbert, Bradley, Cacioppo, Ito, Lang, 2000).
Il secondo effetto di differenziazione tra emozioni è costituito dalla
lateralizzazione destra rilevata per le emozioni negative (rabbia, paura
e tristezza) rispetto agli stimoli positivi (sorpresa e gioia) e allo stimolo
neutro. Alcune ricerche precedenti hanno individuato una specificità
corticale delle emozioni, con una maggiore lateralizzazione destra nel
riconoscimento di pattern emotivi (Davidson, 1993). Secondo il mo-
dello della «superiorità destra» si ipotizza che tale emisfero abbia un
ruolo prioritario nell’elaborazione di stimoli emotivi, sia con valenza
positiva che negativa (Adolphs et al., 2003; Boetzel e Grusser, 1989;
Borod, Cicero, Obler, Welkowitz, Erhan, Santschi, Grunwald, Agosti
e Whalen, 1998). Al contrario, secondo l’ipotesi della «valenza» l’emi-
sfero destro interverrebbe direttamente nella mediazione delle emo-
zioni negative ma non di quelle positive (Anderson, LaBar e Phelps,
1996). I dati da noi rilevati appaiono maggiormente conformi a que-
st’ultimo modello, dal momento che la sola superiorità emisferica de-
stra non consente di rendere conto dell’asimmetria corticale rilevata.
ESPERIMENTO 2
Mimica emotiva e consapevolezza. Effetto della stimolazione subliminale
sugli ERPs
La maggior parte degli studi precedenti sul decoding emotivo si
è focalizzata sull’elaborazione di stimoli in condizioni di consapevo-
lezza del soggetto. Tuttavia, la consistenza dei dati sperimentali a di-
sposizione induce a supporre che esistano processi di decoding emo-
tivo inconsapevoli (Bunce, Bernat, Wong e Shevrin, 1999; Dimberg,
Elmehed e Thunberg, 2000; Kubota, Sato, Murai, Toichi, Ikeda e
Sengoku, 2000; LeDoux, 1996), per cui è possibile elaborare stimoli
che non hanno accesso alla coscienza mediante percezione implicita
degli stessi. Processi di natura inconsapevole sono stati osservati, ad
esempio, in ambito clinico (esperimenti sul disturbo da neglect) (Vuil-
leumier e Schwartz, 2001). LeDoux (1990) ha sottolineato come il si-
stema corticale deputato all’elaborazione del significato affettivo degli
stimoli operi prevalentemente a livello inconsapevole e che l’infor-
mazione che giunge a livello della coscienza sia solo il risultato di un
percorso più complesso ad esso antecedente e in parte inconsapevole.
736
Kunst-Wilson e Zajonc (1980) hanno dimostrato l’effetto dell’elabora-
zione inconsapevole sul processo di valutazione degli stimoli. Risultati
simili sono stati ottenuti da Öhman (1999) mediante esperimenti sul
condizionamento emotivo con stimoli facciali. Ad esempio, nell’in-
durre un effetto di condizionamento tra stimoli emotigeni facciali e
shock elettrici, è stato rilevato che volti esprimenti paura sottoposti a
procedura di masking (che ne impedisce la percezione consapevole)
sono, tuttavia, in grado di produrre risposte condizionate.
Da una prospettiva neuropsicologica, la percezione inconsapevole
di stimoli emotivi è stata studiata principalmente mediante il para-
digma della stimolazione subliminale, seppure in un numero ridotto di
casi (Balconi, 2003; Batty e Taylor, 2003; Bernat et al., 2001; Shevrin
e Fritzler, 1968; Tranel e Damasio, 1985; Wong, Shevrin e Williams,
1994). Tale risultato ha evidenziato la possibilità di inferire processi di
elaborazione analoghi tra le due condizioni, sulla base di caratteristi-
che morfologiche (di picco e di latenza) simili (Brázdil et al., 2001). Più
specificamente, alcuni studi hanno sottolineato come i correlati elet-
troencefalografici siano «sensibili» alla stimolazione subliminale operata
mediante parole a contenuto emotivo (Bernat et al., 2001; Cacioppo,
Crites e Gardner, 1996; Chapman, McCrary, Chapman e Martin, 1980;
Skrandies e Weber, 1996), volti (Kayser, Tenke, Nordby, Hammerborg,
Hugdahl e Erdmann, 1997; Eger, Jedynak, Iwaki e Skrandies, 2003) e
immagini (Johnston, Miller e Burleson, 1986; Yee e Miller, 1987).
Sulla base di risultati precedenti, è possibile ipotizzare che i pro-
fili ERPs elicitati da stimolazione sovraliminale e subliminale siano
confrontabili e, in secondo luogo, che le differenze riscontrate tra i
pattern emotivi a livello sovraliminale possano essere riprodotte an-
che a livello subliminale? Nonostante sia attualmente riconosciuta la
presenza di processi affettivi non consapevoli occorre valutare quale
sia il loro ruolo effettivo nel decoding di stimoli emotivi e in parti-
colare nell’elaborazione della mimica facciale. Sinora nessuno studio
ha esplorato sistematicamente la relazione esistente tra l’elaborazione
inconsapevole di espressioni facciali e i correlati ERPs, nonché l’ef-
fetto prodotto dallo specifico contenuto emotivo. In secondo luogo,
è nostro intento esplorare le proprietà temporali dei correlati ERPs in
funzione della condizione di stimolazione. Da un lato, in precedenza
è stata rilevata una maggiore latenza di picco in condizione di elabo-
razione subliminale rispetto a quella sovraliminale. Tale dato è stato
ricondotto alla maggiore complessità del processo cognitivo attivato
nella comprensione di informazioni presentate subliminalmente (Ber-
nat et al., 2001; Junghöfer, Bradley, Elbert e Lang, 2001), che può
essere spiegata chiamando in causa sia differenti livelli attentivi ri-
chiesti dai due processi, sia la presenza di generatori delle variazioni
ERP parzialmente differenti (Brázdil et al., 1998; Kiefer e Spitzer,
737
2000; Kihlstrom, Barnhardt e Tataryn, 1992). Tuttavia, data l’esiguità
dei dati relativi alla variabile temporale e la presenza di risultati non
sempre concordanti, occorre effettuare ulteriori approfondimenti nella
presente ricerca. Infine, è nostro intento esplorare l’effetto di lateraliz-
zazione emisferica dei correlati ERPs, in funzione della variazione del
livello di coscienza. In particolare Gazzaniga (1993) ha sottolineato la
centralità dell’emisfero sinistro nei processi di elaborazione conscia.
Tuttavia, in alcuni casi sono state osservate discordanze nei risultati
sperimentali, con una prevalenza emisferica destra per condizioni di
stimolazione conscia (Henke, Landis e Markowitsch, 1993). Nel pre-
sente contributo è previsto il monitoraggio degli effetti di asimmetria
emisferica in relazione al tipo di stimolazione.
METODO
Partecipanti
Venti soggetti hanno preso parte al secondo esperimento. Essi sono
stati selezionati tra gli studenti della Facoltà di Psicologia dell’Uni-
versità Cattolica di Milano (età M = 22.56 Ds = 0.41 range = 21-25). Le
medesime condizioni previste per l’Esperimento 1 sono state mante-
nute nel secondo esperimento (soggetti destrimani, con buona acuità
visiva e con assenza di disturbi neurologici o cognitivi). In particolare
il compito di riconoscimento indiretto (identificazione del genere) è
stato mantenuto nel secondo esperimento.
Stimoli
Nel secondo esperimento sono stati utilizzati gli stessi stimoli fac-
ciali (120 stimoli) e lo stesso apparato sperimentale impiegati in pre-
cedenza, ad eccezione dei parametri di stimolazione.
Stimolazione subliminale. Per la condizione di stimolazione sublimi-
nale sono stati impiegati stimoli sottosoglia, utilizzando quale criterio
discriminante il parametro della soglia oggettiva (Bernat et al., 2001).
Ciascuno stimolo facciale è stato proiettato sullo schermo secondo le
modalità presentate in precedenza (medesima sequenza e presenza di
un punto di fissazione) per un tempo complessivo di esposizione di
10 ms (ISI 1500 ms) (Shevrin, 2001). Come rilevato in precedenza,
l’esposizione per un tempo così ridotto rende impossibile la perce-
zione cosciente dello stimolo e, al contempo, impedisce al soggetto
di rendere conto delle proprietà strutturali e semantiche dello stesso
738
(per le procedure di stimolazione subliminale mediante «soglia ogget-
tiva» si rimanda a Macmillan, 1986; Snodgrass, 2000)5. Inoltre, al fine
di verificare l’effettiva incapacità di identificare gli stimoli presentati
in modalità subliminale da parte dei soggetti, in una fase post espe-
rimento è stato sottoposto ai partecipanti un test di riconoscimento
(compito di detezione). Secondo la teoria della detezione del segnale
(SDT) la scelta sistematica di uno stimolo (detezione) costituisce un
criterio sufficientemente esaustivo per discriminare una percezione
cosciente da una inconsapevole, mentre nel caso in cui la scelta sia
casuale, è improbabile che vi sia una percezione consapevole dello
stimolo stesso (Macmillan, 1986). A ciascun soggetto è stato chiesto
di identificare gli stimoli precedentemente visti all’interno di una se-
quenza randomizzata costituita da stimoli nuovi (60 espressioni fac-
ciali presentate ex novo) e vecchi (i 60 volti visti in precedenza). Gli
stimoli target appaiono indifferenziati dagli stimoli non target nella
valutazione dei soggetti (t = 0.68, p = .67) e, pertanto, la detezione ha
rivelato una distribuzione casuale di riconoscimento.
ANALISI DEI DATI E RISULTATI
Comparazione del profilo morfologico nelle due condizioni sovraliminale
e subliminale
Il profilo d’onda così ottenuto è stato inizialmente sottoposto ad
esplorazione morfologica, al fine di rilevare le principali componenti
di picco elicitate. In secondo luogo, al fine di garantire una diretta
comparabilità delle due condizioni sperimentali in termini numerici
oltre che sul piano morfologico, è stata utilizzata una correlazione bi-
variata tra i due profili delle grandi medie ERPs e per ciascuno dei
canali di registrazione (Bernat et al., 2001). Come è possibile rilevare
dai coefficienti di correlazione generale (R = 0.92, p = .001) e per cia-
scun elettrodo (rispettivamente Fz R = 0.70; Cz R = 0.52; Pz R = 0.48;
Oz R = 0.63; F3 R = 0.60; F4 R = 0.58; T3 R = 0.46; T4 R = 0.51; P3
R = 0.45; P4 R = 0.63; O1 R = 0.55; O2 R = 0.72; p = .001 per tutti i
confronti) le due condizioni appaiono direttamente confrontabili.
Tale dato consente di affermare che le deflessioni positive e negative
presenti nei profili ERPs per stimolazione sovraliminale e subliminale
tendono ad avere uguale forma e a verificarsi alla stessa latenza e,
5 In particolare, alla procedura di mascheramento (masking) si è preferita la proce-
dura di riduzione dei tempi di esposizione dello stimolo, in quanto essa rende possibile
una verifica più puntuale e fedele dei tempi di risposta del soggetto a stimolazione sub-
liminale (Reingold e Merikle, 1988).
739
conseguentemente, è possibile escludere a livello elettrofisiologico la
presenza di componenti di picco differenti tra le due condizioni. La
comparabilità del profilo d’onda (sia in termini morfologici che nu-
merici) ha, infine, legittimato l’utilizzo della stessa finestra temporale
(180-300 ms) per le due condizioni sperimentali.
Variazioni ERP
Due distinte ANOVA per misure ripetute sono state applicate alle
variabili dipendenti dell’ampiezza di picco e della latenza, i cui valori
medi sono riportati nella tabella 2.
La prima delle due analisi (tipo posizione lateralizzazione)
ha consentito di rilevare la significatività dell’effetto principale tipo
(F5,19 = 8.12, p = .001) e posizione (F3,19 = 7.16, p = .001), ma non del
fattore lateralizzazione (F1,19 = 0.93, p = .13). Tra le interazioni a due
e tre vie, solo tipo lateralizzazione risulta statisticamente significa-
tiva (F5,19 = 6.17, p = .001). La figura seguente (fig. 3) riporta i profili
di picco per la componente N2 in funzione della localizzazione sullo
scalpo.
L’analisi post hoc applicata al fattore tipo ha consentito di rilevare
la significatività delle differenze tra alcune delle espressioni emotive
considerate. In particolare, rabbia e paura mostrano profili differenti
rispetto alla sorpresa (F1,19 = 9.87, p = .001; F1,19 = 9.37, p = .001), alla
gioia (F1,19 = 14.63, p = .001; F1,19 = 12.17, p = .001), e alla tristezza
(F1,19 = 16.17, p = .001; F1,19 = 15.42, p = .001), poiché allo stimolo
neutro (F1,19 = 20.15, p = .001; F5,19 = 18.31, p = .001). Inoltre, anche
le due espressioni della gioia e della tristezza mostrano profili di picco
differenti dallo stimolo neutro (rispettivamente F1,19 = 13.88, p = .001;
F1,19 = 10.06, p = .001). Dalla scomposizione degli effetti semplici per
il fattore posizione è stata rilevata una maggiore attivazione postero-
occipitale dell’effetto N2, come rilevato dai confronti appaiati tra
Pz/Fz (F1,19 = 9.67, p = .001) e Pz/Cz (F1,19 = 8.69, p = .001) da un
lato e Oz/Fz (F1,19 = 6.31, p = .001) e Oz/Cz (F1,19 = 6.03, p = .001)
dall’altro. Nessun altro confronto risulta significativo. Dalla scompo-
sizione dell’interazione tipo lateralizzazione emerge una sostanziale
lateralizzazione destra per le emozioni negative (rispettivamente dal
confronto destro/sinistro per la rabbia F1,19 = 5.42, p = .01, la paura
F1,19 = 6.28, p = .001 e la tristezza F1,19 = 4.63, p = .01) e una maggiore
equidistribuzione tra gli emisferi per quelle positive, parallelamente a
quanto rilevato nella condizione di stimolazione sovraliminale. Le im-
magini seguenti (fig. 4) rappresentano il dato di lateralizzazione dei
potenziali per ciascuna emozione.
Una successiva ANOVA applicata alla variabile latenza ha consen-
TAB. 2. Valori medi dell’intensità e della latenza di picco N2 per ciascuna emozione e ciascun elettrodo (condizione subliminale)
Intensità di piccoaLatenza di piccob
Fz Cz Pz Oz Destro Sinistro Totale Fz Cz Pz Oz Destro Sinistro Totale
N2 MDsMDsMDsMDsMDsMDsMDs MDsMDsMDsMDsMDsMDsMDs
Gioia 2.08 .33 2.10 .23 2.48 .58 2.32 .22 2.24 .28 2.37 36 2.26 .37 230 25 244 36 236 33 246 32 238 23 228 33 237 30
Sorpresa 2.28 .30 2.30 .34 2.59 .38 2.43 .42 2.27 .22 2.19 .41 2.34 .28 225 32 243 45 235 42 238 30 243 28 236 17 236 32
Tristezza 1.89 .28 2.18 .33 2.33 .53 2.17 .38 2.59 .43 2.30 .73 2.24 .44 243 34 247 44 242 40 241 41 233 32 241 49 241 40
Paura 2.84 .44 2.77 .28 3.06 .24 2.80 .47 3.04 .39 2.69 32 2.87 .37 244 26 237 42 248 52 240 26 254 30 242 35 243 35
Rabbia 2.69 .41 2.60 .44 2.94 .28 2.74 .31 3.21 .23 2.83 .45 2.84 .35 239 37 241 36 237 32 233 43 250 26 244 41 241 36
Neutro 2.03 .56 2.09 .31 2.14 .30 1.95 .29 2.15 .20 2.06 .39 2.07 .31 224 36 229 24 238 34 242 35 242 31 238 42 235 34
Totale 2.30 .39 2.34 .32 2.59 .39 2.40 .35 2.59 .29 2.40 .44 2.44 .36 234 32 240 38 239 39 240 35 243 28 238 36 239 34
a = espressa in mvolt.
b = espressa in millisecondi.
741
1mV
+ 100 200 300 400 500 ms
Fz Cz Oz Pz
N2
FIG. 3. Grande media delle epoche nelle quattro posizioni Fz, Cz, Pz e Oz (condizione
subliminale).
FIG 4. Mappa topografica (visione da destra) dell’attivazione cerebrale alla latenza di
240 ms per le sei espressioni facciali.
240 ms
rabbia paura tristezza
gioia sorpresa neutro
tito di rilevare una distribuzione temporale omogenea per l’effetto N2
tra gli stimoli emotigeni e per le aree corticali, dal momento che nes-
sun effetto principale o interazione fa registrare differenze statistica-
mente significative.
742
Confronto stimolazione sovraliminale/subliminale
Al fine di confrontare direttamente le due condizioni sperimentali,
ai dati sono state applicate due successive ANOVA con disegno misto
(condizione – fattore between-subjects tipo posizione latera-
lizzazione – fattori within-subjects). La variabile di picco N2 mostra
differenze in funzione dei fattori tipo (F4,19 = 7.50, p = .001), posi-
zione (F3,19 = 6.18, p = .001) e dell’interazione tipo lateralizzazione
(F1,19 = 9.53, p = .001), in linea con quanto emerso nei due esperi-
menti (Esperimento 1 e 2). Per quanto concerne la localizzazione, la
variazione di picco è caratterizzata da una maggiore distribuzione po-
steriore. In secondo luogo, come rilevato dall’effetto interazione tipo
x lateralizzazione, una maggiore lateralizzazione destra distingue le
emozioni negative da quelle positive. Il dato più rilevante dell’analisi
è costituito dall’omogeneità dei due profili medi per le condizioni so-
vraliminale e subliminale, come evidenziato dalla mancanza di signifi-
catività statistica del fattore condizione (F1,19 = 1.05, p = .31). Nessun
altro effetto principale o interazione risulta significativo all’ANOVA.
La figura 5 riporta il profilo di picco (grandi medie) in funzione della
condizione sperimentale.
La seconda ANOVA applicata al dato della latenza ha rilevato l’in-
cidenza dell’effetto principale condizione (F1,19 = 10.59, p = .001). Al
contrario, nessun altro fattore o interazione appare discriminare il dato
di latenza. Come è possibile rilevare dal tracciato (figura 5), l’effetto N2
presenta un ritardo dei tempi di latenza per la condizione subliminale.
Infatti, mentre per la condizione sovraliminale il picco negativo rag-
giunge valori di massima ampiezza intorno ai 230 ms post-stimolo, nel
caso della condizione subliminale esso è massimo intorno ai 240 ms.
DISCUSSIONE
La relazione tra l’elaborazione consapevole e inconsapevole di stimoli
emotivi è stata esaminata grazie al paradigma di stimolazione sublimi-
nale. I due ordini di dati ottenuti appaiono innanzitutto simili rispetto
alle componenti di picco elicitate (in particolare la N2). In secondo
luogo, sono state osservate variazioni sistematiche dei valori di picco
in relazione alla differente tipologia di espressioni facciali, parallela-
mente a quanto emerso nell’Esperimento 1. Sulla base di tali risultati,
due considerazioni ci sembrano particolarmente rilevanti. Come suppo-
sto, in primo luogo l’informazione presentata in condizione subliminale
è in grado di elicitare profili ERP del tutto simili a quelli osservati per
la condizione sovraliminale (Kihlstrom et al., 1992). Inoltre, rispetto alla
localizzazione corticale, la variazione N2 risulta più ampia nelle aree po-
743
steriori dello scalpo per entrambe le condizioni. Più in generale, l’unifor-
mità dei profili morfologici e della localizzazione per l’indice di picco N2
evidenzia una potenziale consonanza dei processi attivati dalle due condi-
zioni di stimolazione nel decoding emotivo o che essi possano operare su
basi qualitativamente omologhe (Pizzagalli et al., 1999; Snodgrass, 2000;
Vuilleumier, Armony, Clarke, Husain, Driver e Dolan, 2002).
Al dato di ampiezza e di localizzazione occorre aggiungere quello
dell’asimmetria corticale della N2, che accomuna le due condizioni di
stimolazione. Infatti, per entrambe è presente una chiara asimmetria
nella rappresentazione delle emozioni in base alla valenza edonica. L’ef-
fetto di lateralizzazione destra per le emozioni negative (rabbia, paura
e tristezza) rispetto a quelle positive (sorpresa e gioia), maggiormente
simmetriche, individua una chiara dicotomia delle emozioni in funzione
del contenuto positivo/negativo, come peraltro ipotizzato dal modello
della valenza (Harmon-Jones, Sigelman, Bohlig e Harmon-Jones, 2003).
Al contrario, l’effetto di maggiore lateralizzazione sinistra previsto per
l’elaborazione consapevole non appare confermato dai dati a nostra di-
sposizione, poiché entrambi gli emisferi contribuiscono al processo di
riconoscimento delle espressioni emotive. Tuttavia, a questo riguardo
occorre prevedere un ulteriore approfondimento del dato relativo al-
l’asimmetria emisferica, includendo indici di localizzazione integrativi
ai correlati ERPs, che consentano una migliore rappresentazione della
localizzazione corticale. Inoltre, è possibile notare un’analoga direzio-
nalità delle differenze rilevate per l’ampiezza di picco N2 in funzione
1mV
+ 100 200 300 400 500 ms
sopraliminalesubliminale
N2
FIG. 5. Grande media delle epoche per la condizione sopraliminale e subliminale (tutti
gli elettrodi).
744
della tipologia di espressioni facciali. In contrapposizione ad alcuni mo-
delli che ipotizzano una scissione tra sistema di valutazione degli stimoli
e stati inconsapevoli, il soggetto sembrerebbe in grado di elaborare gli
stimoli estrapolandone il significato, indipendentemente dallo stato di
coscienza, poiché anche nella condizione subliminale i dati mostrano
una «specificità emotiva» delle risposte ERPs (Pizzagalli et al., 1999).
In particolare, una maggiore ampiezza di picco per le emozioni nega-
tive considerate ad alta attivazione (ad esempio la rabbia e la paura)
rispetto a emozioni positive (come la gioia) o a bassa attivazione (come
la tristezza) induce a ritenere rilevante la valutazione del significato de-
gli stimoli anche in caso di decoding subliminale.
Tuttavia, i due profili, seppure morfologicamente simili rispetto alle
componenti di picco elicitate, mostrano una chiara differenziazione
per quanto concerne il dato di latenza, con un maggior ritardo della
N2 in condizione di stimolazione subliminale rispetto a quella sovrali-
minale. Al fine di comprendere la divergenza temporale tra i due pro-
cessi è possibile ipotizzare che il tempo impiegato per elaborare subli-
minalmente gli stimoli aumenti progressivamente e sia funzione diretta
dell’incremento di risorse attentive necessarie per attribuire significato
al pattern visivo. Come sottolineato da Brázdil et al. (1998), un dif-
ferente investimento attentivo può incidere direttamente sui tempi
di risposta. Un’ipotesi alternativa alla precedente chiama in causa
meccanismi di elaborazione parzialmente differenti tra le due condi-
zioni, con un aumento nei tempi di elaborazione delle informazioni
inconsapevoli (Kiefer e Spitzer, 2000). Tuttavia, un maggiore appro-
fondimento dell’effetto determinato dalla complessità del compito in
funzione della condizione sperimentale, nonché la sua incidenza sulle
risorse impiegate dal soggetto, appare necessario in futuro.
DISCUSSIONE GENERALE
Obiettivo principale del presente contributo è costituito, da un
lato, dall’analisi degli effetti ERPs elicitati da espressioni emotive, dal-
l’altro, ci si è prefissi di esplorarne la variabilità in relazione all’etero-
geneità delle espressioni facciali e alla condizione di stimolazione. In-
nanzitutto è stato possibile evidenziare una specifica deflessione nega-
tiva (effetto N2), successiva al correlato N1, di rapida comparsa e con
una chiara localizzazione corticale posteriore (in particolare Pz). Tale
pattern di attivazione corticale suggerisce una possibile dissociazione
tra uno specifico meccanismo visivo responsabile delle codifica di in-
formazioni strutturali del volto (Kanwisher et al., 1997) e un meccani-
smo di più alto livello, in grado di rappresentare il contenuto emotivo
dello stimolo, come previsto dal modello di Bruce e Young (1998)
745
che ipotizza l’esistenza di differenti percorsi cognitivi nell’elabora-
zione di pattern facciali. In secondo luogo, la variazione N2 appare
in parte modulata dal contenuto emotivo dell’espressione: l’ampiezza
della deflessione negativa risulta variabile in relazione al significato
dei pattern facciali. I risultati ottenuti nella presente ricerca presen-
tano interessanti similitudini con quanto emerso in precedenti studi,
che hanno esaminato l’impatto delle diverse espressioni emotive sulle
risposte cognitive e psicofisiologiche dell’organismo (Keil et al., 2002;
Kok, 1997; Hamm et al., 2003; Schupp et al., 2000) e, in particolare,
dei due parametri della valenza edonica e dell’arousal. Questi ultimi
sono in grado di incidere in misura differente sia sulle risposte au-
tonomiche in stretta relazione alla valutazione espressa dai soggetti e
più in particolare al «significato motivazionale» attribuito allo stimolo.
È possibile ipotizzare, pertanto, che le variazioni ERPs da noi rilevate
possano riflettere differenze nel processo di valutazione del significato
dell’espressione emotiva. Ad esempio, come rilevato in alcuni studi
focalizzati sull’espressione della rabbia e della paura, la mimica di tale
emozione sarebbe privilegiata in quanto ad investimento attentivo,
comportamento che avrebbe un elevato valore «adattativo» (Dimberg
e Öhman, 1996). Più in generale, adottando una prospettiva evolu-
tiva, è possibile ipotizzare che la capacità di decodificare espressioni
negative e soprattutto di più alto arousal risulti prioritaria per la sal-
vaguardia dell’individuo e ciò comporta una chiara differenziazione di
quest’ultime emozioni da quelle che non implicano la necessità di una
risposta immediata (come la tristezza) o non coinvolgano il sistema di
difesa dell’individuo (come la gioia).
Infine, dalla comparazione delle due condizioni di stimolazione so-
vraliminale e subliminale è emersa la sostanziale sovrapponibilità dei
due profili ERPs. Quali implicazioni sono connesse a tale risultato?
Innanzitutto i dati sperimentali consentono di sostenere che i processi
non consapevoli possano essere rappresentati da indici elettroencefa-
lografici e nello specifico da potenziali evento-correlati. In secondo
luogo, la consistenza delle variazioni di picco elicitate durante stimo-
lazione subliminale e sovraliminale fa ipotizzare che i processi cogni-
tivi sottostanti a processi inconsapevoli condividano almeno alcune
proprietà dei processi consapevoli. Un altro risultato della presente
ricerca è rappresentato dall’effetto di localizzazione per le due cate-
gorie delle emozioni positive/negative. In linea con «l’ipotesi della
valenza», l’emisfero destro medierebbe le emozioni negative piuttosto
che quelle positive, parallelamente a quanto ottenuto in precedenti ri-
cerche (Harmon-Jones et al., 2003). Tale effetto di lateralizzazione è
stato rilevato per entrambe le condizioni di stimolazione sovraliminale
e subliminale, risultato che fa ipotizzare l’esistenza di aree corticali
differenziate per il decoding delle emozioni in relazione alla loro va-
746
lenza, indipendentemente dalla consapevolezza del soggetto. A fronte
di quanto osservato e al fine di approfondire in modo più diretto il
significato psicologico di tale convergenza, occorre tuttavia precisare
ulteriormente il ruolo delle singole emozioni e l’impatto dei livelli di
arousal sul riconoscimento, sia mediante l’integrazione dei correlati
ERPs con altri indici di natura psicofisiologica (ad esempio di attiva-
zione del sistema autonomico), sia ampliando il range delle emozioni
analizzate.
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[Ricevuto il 1º aprile 2004]
[Accettato il 2 febbraio 2005]
Summary. The present research aims to explore the presence of a cognitive process for
emotional face recognition by means of ERP correlates (event-related potentials). In the
Experiment 1 (supraliminal condition) twenty subjects saw five emotional facial expres-
sions (anger, fear, joy, surprise, and sadness) and a neutral face (baseline). Emotional
decoding produced a negative ongoing deflection at about 230 ms (temporal window
180-300) post-stimulus (N2 effect), subsequent to N1 ERP variation, more distributed
in the posterior area (Pz). This effect may represent a «facial-emotion-specific» index,
clearly differentiated from the «structural index», elicited by N1 correlate. Moreover,
an emotion-specificity response was observed as a function of the evaluation of each
expression, in terms of both the hedonic valence and the arousal of the stimulus. In
addition, a cortical asimmetry was revealed for the negative emotions (anger, fear and
sadness), more rightly distributed than the positive ones. In the Experiment 2 (twenty
subjects) a subliminal stimulation was carried out (10 ms), preventing a conscious elab-
oration of the emotional face, in order to analyze its effect on the cognitive processes
underlying. A morphological similarity was observed between supraliminal and sublimi-
nal conditions, even if N2 was temporally delayed in the last one (about 240 ms). It
is hypothesizable a partial similarity of the cognitive processes underlying supraliminal
and subliminal elaboration, even if temporally differentiated as a function of the experi-
mental condition.
La corrispondenza va inviata a Michela Balconi, Dipartimento di Psicologia, Università
Cattolica di Milano, Largo Gemelli 1, 20123 Milano, e-mail: michela.balconi@unicatt.it
... We found also a left lateralization effect for subliminal condition associated to negative stimuli and a right lateralization effect for subliminal condition associated to positive stimuli. The N200 is a component used to recognize the emotive value of the faces, of the stimulus and also the specific emotional content has an impact on the ERP variation (Balconi & Lucchiari, 2006). In I CONTRIBUTI V. Trezzi, M. Balconi particular the N200 amplitude increases when there are emotional stimuli compared to neutral stimuli. ...
Article
Full-text available
Neuromarketing and cognitive psychology perspectives underlined the present research which investigated the choice and preference of consumers, by using be-havioural, psychophysiological and neuropsychological measures. In particular, research found that cognitive and affective advertising elicited activity in different cortical brain areas and it was shown that the deliberative and intuitive systems were both involved in decision-making. In the present research we analyzed if the consumer and luxury goods associated with emotional stimuli (neutral, negative or positive) showed in supraliminal or subliminal condition produced variations in response time, subjective preference, autonomic measures (electroder-mal activity, puls, and blood volume pressure) and ERP indexes. Emotive stimuli (high arousal with positive/negative valence) were extracted from the IAPS database. Results revealed that the SCL (skin conductance) was significantly higher for the emotive (positive and negative) stimuli compared to the neutral stimuli and for female subjects in subliminal condition; the ERN effect (error-related negativity) was higher in subliminal condition within the left temporal area; the N200 (attentional index) was higher in subliminal condition and parietal area; the P300 index (alert response) is higher in right parietal area for supraliminal condition. So the research highlighted the hypothesis that consumers do not observe and process information in a neutral way. On the contrary, different conditions of stimulation and of emotional valence influence the choices of consumers, in the way they respond in both in an automatic and deliberative way.
Article
Indagini relative all’espressione facciale delle emozioni da una prospettiva neuropsicologica e cognitiva sono state condotte apartire dai lavori pionieristici di Darwin [1], che ha caratterizzato l’ambito di studio delle emozioni tenendo conto contemporaneamente di un approccio etologico, evolutivo e genetico. Secondo Darwin l’espressione delle emozioni è basata su alcuni principi di base, per cui alcune espressioni facciali sarebbero innate e avrebbero la funzione di riflettere uno stato motivazionale o un’intenzione, utili alla sopravvivenza e all’evoluzione della specie. Proponiamo quattro differenti prospettive di analisi della mimica facciale, al fine di evidenziare il significato eminentemente comunicativo di quest’ultima.
Article
An evolved module for fear elicitation and fear learning with 4 characteristics is proposed. (a) The fear module is preferentially activated in aversive contexts by stimuli that are fear relevant in an evolutionary perspective. (b) Its activation to such stimuli is automatic. (c) It is relatively impenetrable to cognitive control. (d) It originates in a dedicated neural circuitry, centered on the amygdala. Evidence supporting these propositions is reviewed from conditioning studies, both in humans and in monkeys; illusory correlation studies; studies using unreportable stimuli; and studies from animal neuroscience. The fear module is assumed to mediate an emotional level of fear learning that is relatively independent and dissociable from cognitive learning of stimulus relationships.
Article
The significant role of emotions in evolution and adaptation suggests that there must be more than 1 mechanism for generating them. Nevertheless, much of current emotion theory focuses on cognitive processes (appraisal, attribution, and construal) as the sole, or primary, means of eliciting emotions. As an alternative to this position, the present model describes 4 types of emotion-activating systems, 3 of which involve noncognitive information processing. From an evolutionary-developmental perspective, the systems may be viewed as a loosely organized hierarchical arrangement, with neural systems, the simplest and most rapid, at the base and cognitive systems, the most complex and versatile, at the top. The emotion-activating systems operate under a number of constraints, including genetically influenced individual differences. The hierarchical organization of the systems for generating emotions provides an adaptive advantage.
Article
We addressed the questions whether stimuli presented below the threshold of verbal awareness are nevertheless perceived and whether there are perceptual differences between the two cerebral hemispheres. Pictures of line drawn objects and animals were subliminally presented to each visual half-field for subsequent identification in a form as fragmented as possible. The performance of 40 healthy subjects was compared to that of 63 controls. Whereas identification performance after blank presentation in the experimental group did not differ from that of controls, identification in a significantly more fragmented form was achieved after the presentation of the complete picture. This effect, however, occurred only after subliminal stimulation in the left visual field, i.e., of the right hemisphere. Our results show that (i) pictures presented below the threshold of verbal awareness can be perceived, and (ii) that only the right hemisphere can perceive them and make use of the perception. It remains an open question whether this kind of hemispheric specialization represents a right hemisphere dominance for subliminal perception or reflects an inability of the left hemisphere to access and behaviorally use unaware percepts via fragmented picture identification, for which a right hemisphere advantage is known.