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Da Ausonio a Giovanni di Garlandia: un possibile percorso della rota Vergilii .

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Abstract

The rota Vergilii, which in the Poetria of John of Garland is the pattern for the three rhetorical styles, can be considered as the result of an evolution from the widespread classical metaphor of the Muses' chariot. Ausonius and Sidonius Apollinaris witness that this image was also exploited by schoolmasters during the late antiquity and from this background it was handed down to medieval culture.
1Sul metodo dell'esegesi poetica antica, v. D. van Berchem, «Poètes et grammariens.
Recherche sur la tradition scolaire d'explication des auteurs», MH 4, 1952, pp. 75-87.
2Un nuovo canone artistico si stabilizzava ad opera dei grammatici e dei retori: in pro-
posito, v. A. La Penna, «Testo e letteratura: la critica letteraria», in Il sapere degli antichi, a
cura di M. Vegetti, Torino, 1992, pp. 63-82; V. Tandoi, «Un probabile omaggio a Cornelio
Gallo», in Disiecti membra poetae, I, Foggia, 1984, pp. 101-116 (in collaborazione con A. M.
Morelli) (= V. Tandoi, Scritti di Filologia e di storia della cultura classica, I, Pisa, 1992, pp.
317-328).
EMERITA. Revista de Lingüística y Filología Clásica (EM) – LXV 2, 1997, pp. 281-285
AVISO
Por no disponer de los correspondientes originales informáticos, la maquetación de este artículo difiere
de la del publicado en papel. Por lo demás, los contenidos no han sufrido ninguna alteración.
Artículo publicado en el fascículo 2º del tomo LXV (1997) de EMERITA, pp. 281-285
Autor: Maria Grazia Bajoni
DA AUSONIO A GIOVANNI DI GARLANDIA: UN POSSIBILE PERCORSO DELLA
ROTA VERGILII.
The rota Vergilii, which in the Poetria of John of Garland is the pattern for the three rhetori-
cal styles, can be considered as the result of an evolution from the widespread classical meta-
phor of the Muses' chariot. Ausonius and Sidonius Apollinaris witness that this image was
also exploited by schoolmasters during the late antiquity and from this background it was
handed down to medieval culture.
La prima attestazione della lettura scolastica di Virgilio risalirebbe ad un
periodo di poco successivo al 26 a.C., anno in cui morì Cornelio Gallo:
scrive infatti Svetonio che Q. Cecilio Epirota, dotto neoterico, liberto di
Attico il destinatario delle epistulae ciceroniane, e amico di Cornelio Gallo,
dopo la morte di questi scholam aperuit e aggiunge: Primus dicitur Latine ex
tempore disputasse, primusque Vergilium et alios poetas novos praelegere
coepisse. (gramm. XVI, p. 20 ed. Brugnoli).
Fu dunque una praelectio1 neoterica attenta ai poeti attuali, stimati al pari
dei ueteres poetae accolti nell'insegnamento curricolare2, a consegnare
Virgilio alla scuola, ambiente in cui l'autore avrebbe goduto di una fortuna
diffusa e duratura nei secoli a venire: questa fortuna, peraltro, finì con
l'essere irrigidita e logorata dall'utilizzo didattico, sì da provocare il sarcasmo
3Il commento di T. C. Donato è stato a lungo sottovalutato: di recente lo ha riletto F.
Caviglia, Note sulle Interpretationes Vergilianae di Tiberio Claudio Donato, Milano, 1995.
Necessario anche il rinvio al saggio di M. Squillante Saccone, Le Interpretationes Vergilianae
di T. C. Donato, Napoli, 1985, preceduto da uno studio della medesima in BStudLat 13, 1983,
pp. 3-28.
4In proposito è d'obbligo citare: S. Timpanaro, Per la storia della filologia virgiliana
antica, Roma, 1986.
5Sul rapporto fra arte poetica ed eloquenza, v. H. North, «The uso of poetry in the trai-
ning of the ancient orator», Traditio 8, 1952, pp. 1-33.
6Parlare della fortuna di Virgilio nel Medioevo, significa prendere in considerazione la
sopravvivenza stessa della tradizione latina nella cultura dell'occidente: cf. D. Comparetti,
Virgilio nel Medioevo, Firenze, 1937 (rist. 1943, rist. anast. 1981).
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di Giovenale: quot stabant pueri, cum totus decolor esset / Flaccus et
haereret nigro fuligo Maronis. (VII 226-227).
Dopo qualche secolo, Tiberio Claudio Donato contesterà la troppo
riduttiva tradizione scolastica: intelleges Vergilium non grammaticos sed
oratores praecipuos tradere debuisse. (Prooem., p. 4, 27-28 ed. Georgii)3.
L'interrogativo che Floro poneva come titolo di un dialogo, Vergilius poeta
an orator, permane, oltre i termini di una controversia, nell'esegesi virgiliana
antica4: dato che la validità poetica di un'opera veniva riconosciuta, fra
l'altro, anche in base all'aspetto retorico, la lectio poetarum doveva servire
all'oratore sia a livello formativo, sia a livello operativo: Quintiliano, fedele a
questo precetto della critica, tiene a precisare che Lucano è magis oratoribus
quam poetis imitandus (inst., X 1,90)5. Così, nei Saturnalia di Macrobio si
dice che eloquentia Maronis ad omnium mores integra est, nunc breuis,
nunc copiosa, nunc sicca, nunc florida, nunc simul omnia, interdum lenis aut
torrens; sic terra ipsa ... Ignoscite nec nimium me uocetis, qui naturae rerum
Vergilium comparaui. Infra ipsum enim mihi uisum est, si dicerem decem
rhetorum qui apud Athenas Atticas floruerunt stilos inter se diuersos hunc
unum permiscuisse (V 1,19-20), e Simmaco replica a un detrattore della glo-
ria di Virgilio: Sed quaero, utrum, cum poetica tibi in tanto poeta
displicuerit, nervi tamen oratorii, qui in eodem ualidissimi sunt, placere
uideantur? (I 24,8). Il medesimo detrattore, poco convinto, esclama: Id
hercle restat denique ut et oratorem Vergilium renuntietis (I 24,9).
Superata fin troppo agevolmente la «selezione» della scuola,
reinterpretato secondo le esigenze messianiche e apologetiche dell'ideologia
cristiana, Virgilio si impone nel Medioevo quale modello di morale e di stile6
e, come nell'antichità, anche nel Medioevo, i tre genera dicendi – l'umile, il
7Cf. E. Faral, Les arts poétiques du XIIe et du XIIIe siècle. Recherches et documents sur
la technique littéraire du Moyen Age, Paris, 1924, pp. 87-88; H. Lausberg, Elementi di retori-
ca, traduz. ital., Bologna, 1969, pp. 261-262; R. Barthès, La retorica antica, traduz. ital.,
19916, pp. 36-37; G. Stabile, in Enciclopedia Virgiliana, IV, Roma, 1988, s.v. rota Vergilii.
Sul sistema degli stili nel Medioevo, v. E. R. Curtius, Letteratura europea e Medio Evo lati-
no, traduz. ital. a cura di R. Antonelli, Firenze, 1992, pp. 168-174.
8G. Stabile, o. cit.
9Sulle scelte stilistiche e letterarie di Sidonio Apollinare, si vedano: A. Loyen, Sidoine
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medio, e il sublime – hanno ciascuno, rispettivamente, il proprio exemplum
nelle tre opere virgiliane autentiche, Bucoliche, Georgiche, Eneide, consider-
ate secondo una gradatio ascendente adatta a rendere, in una visione
gerarchizzata dell'umanità, i tre livelli del genus hominum: tale premessa
ontologica, assunta a fondamento dell'interpretazione di Virgilio nella
Poetria di Giovanni di Garlandia, trova uno sviluppo iconografico nello
schema della rota Vergilii indicante la tripartizione degli studi retorici7.
Il τόπος della rota Vergilii è appunto legato al nome di Giovanni di
Garlandia (1195 c. - 1272 c.), quasi egli ne fosse l'inuentor, non essendosi
finora trovata alcuna documentazione antecedente alla Poetria, e infatti ben
risponde a una collocazione medioevale: lo schema a ruota, chiuso, e la
suddivisione gerarchica in tre settori circolari dei quali ciascuno comprende
sette loci disposti in colonna a scalare, offrono una riproduzione allusiva dei
sistemi cardine della cultura del Medioevo, cioè del sistema metafisico delle
essenze e di quello delle sfere celesti, nonchè una visualizzazione dell'ordine
ciclico cui è soggetto tutto il reale. Una ulteriore attualizzazione ideologica
si riscontra nel passaggio dalla sequenza virgiliana miles-agricola- pastor
alla tipologia curiales-ciuiles-rurales8.
Rappresentazione grafica escogitata come mezzo ausiliario
all'apprendimento mnemonico, canone figurato al quale conformarsi per
imitare il modello e ridurlo in categorie, la rota Vergilii sembrerebbe avere
tutte le caratteristiche di un prodotto tipico dell'ars medioevale.
Ma è forse possibile retrodatare l'origine e la diffusione di questo
fortunato strumento didattico, sorprendendolo già nel tardo antico
(prescindendo dallo schema grafico). È difficile non associare l'immagine
della rota Vergilii a una metafora usata da Sidonio Apollinare (in epist. IX
15, 1, 49-50 ed Loyen), come termine di paragone nella valutazione
letteraria di un tale Proculo di cui si dice: Homericaeque par et ipse gloriae,
/ rotas Maronis arte sectans compari9. È probabile che questa metafora del
Apollinaire et l'esprit précieux en Gaule aux derniers jours de l'empire, Paris, 1943; F. E.
Consolino, «Codice retorico e manierismo stilistico nella poesia di Sidonio Apollinare»,
ASNP 4, 1974, pp. 423-460; I. Gualandri, Furtiva lectio. Studi su Sidonio Apollinare, Milano,
1979.
10 E. g., si pensa a Prop. II 8,8: vinceris aut vincis, haec in amore rota est, per la Rota
Veneris di Boncompagno da Signa, «singolare condensa di retorica e letteratura, di mestiere e
divertissement» (cito dall'edizione a cura di P. Garbini, Roma, 1996, p. 7).
11 Il personaggio del quale Ausonio tesse il ricordo funebre è Azzio Patera, un uomo di
scuola, un retore appartenente alla nobiltà gallica, famoso a Roma nel 336 d.C., se diamo cre-
dito alla notizia di Gerolamo, Chron. s.a., ed epist. 120, praef. 2: Maiores tui Patera atque
Delphidius, quorum alter antequam ego nascerer rhetoricam Romae docuit. Sulla situazione
della scuola nel tardo impero, v.: M. Roger, L'enseignement des lettres classiques d'Ausone à
Alcuin, Paris, 1905; M. Pavan, La crisi della scuola nel IV secolo d. C., Bari, 1952; C. Mohr-
mann, Études sur le latin des Chrétiens, II, Roma, 1961, pp. 149-150; e inoltre, P. Riché,
Education et culture dans l'occident barbare, VI-VII siècle, Paris, 19723.
12 Cf. comm. ad loc. in: R. Farnell, Critical Commentary to the Works of Pindar, Ams-
terdam, 1961, pp. 72-73; Pindaro, Olimpiche, introd. di U. Albini, traduz., comm., note e let-
tura critica di L. Lehnus, Milano 19892, p. 160.
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carro di Virgilio, evocata dalla sineddoche rotas, abbia avuto una sua fortuna
e in sèguito sia andata a sovrapporsi al motivo iconografico ricorrente nel
Medioevo della schematizzazione mediante ruote10. Sidonio può aver
recuperato la metafora della rota dall'ambiente scolastico: è verisimile che
tale metafora fosse impiegata dai retori per indicare tout court lo stile di un
autore: lo lascia supporre un distico di Ausonio (Comm. Prof. Burd. 4, 15-
16, ed. Green): doctrina nulli in illo tempore / cursusque tot fandi et rotae11.
Se così non fosse, mal si spiegherebbe l'ellittico dettato di Ausonio che
sembra muoversi nell'àmbito di un lessico notorio e specializzato.
L'immagine poteva essere approdata alla scuola da un'antica e diffusa
lezione classica: la metafora del carro della poesia, con la relativa
sineddoche della ruota, conosce diverse attestazioni, bastino ad esempio:
Pindaro, O. IX 80-83: εÇη εßρησιεπ¬ς ναγεÃσθαι / πρόσφορος ¦ν Μοισν
δίφρåq / τόλμα δ¥ κα μφιλαφ¬ς δύναμις ªσποιτο. (al v. 47 la poesia era
vista come ¦πέων οÍμον λιγύν da percorrere conducendo il carro delle
Muse)12 – Callimaco, Aet. I, fr. 1, 25-28 Pf.: πρÎς δέ σε κα τόδz νωγα, τ
μ¬ πατέουσιν μαξαι / τ στείβειν, ©τέρων Çχνια μ¬ καθz Òμά / δίφρον ¦λν
μηδz οÉμον ν πλατύν, λλ κελεύθους / τρίπτους, εÆ κα στεινοτέρην
¦λάσεις. – Ovidio, ars I 39-40: Hic modus, haec nostro signabitur area
curru, / haec erit admissa meta premenda rota. – Ovidio, ars, I 263-264:
Hactenus, unde legas quod ames, ubi retia ponas, / praecipit imparibus
13 Cf. comm. ad loc. in: Ovidio, L'arte di amare, a cura di E. Pianezzola, comm. di G.
Baldo-L. Cristante-E. Pianezzola, Milano, 1991, pp. 192 e 221.
14 L'opera è dedicata a Olibrio e Probino, fratelli, ancora giovani, consoli nel 395; per il
testo si rinvia a: A. Della Casa, Arusianus Messius. Exempla elocutionis, Milano, 1977. Utile
anche il riferimento a G. F. Gianotti, «I testi nella scuola», in Lo spazio letterario di Roma
antica. II: la circolazione del testo, Roma, 1989, pp. 421-466, in particolare, p. 448.
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vecta Thalea rotis. (in questo caso, il riferimento specifico è al distico
elegiaco)13 – Ovidio, ars, II 426: Interior curru meta terenda meo est.
A rafforzare l'ipotesi che l'origine della rota Vergilii possa ricercarse
nella scuola tardo-antica, contribuisce la presenza della Quadriga di
Arusiano Messio, databile al 395 d.C.14, un manuale che propone quali autori
paradigmatici del genere epico, drammatico, storiografico, e dell'arte
oratoria, rispettivamente, Virgilio, Terenzio, Sallustio e Cicerone. La rota
Vergilii sarebbe quindi l'esito figurale della storia di una metafora
particolarmente produttiva sul piano della letteratura e della retorica.
MARIA GRAZIA BAJONI
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8: vinceris aut vincis, haec in amore rota est, per la Rota Veneris di Boncompagno da Signa, «singolare condensa di retorica e letteratura, di mestiere e divertissement» (cito dall
E. g., si pensa a Prop. II 8,8: vinceris aut vincis, haec in amore rota est, per la Rota Veneris di Boncompagno da Signa, «singolare condensa di retorica e letteratura, di mestiere e divertissement» (cito dall'edizione a cura di P. Garbini, Roma, 1996, p. 7). 11
Chron. s.a., ed epist. 120, praef. 2: Maiores tui Patera atque Delphidius, quorum alter antequam ego nascerer rhetoricam Romae docuit. Sulla situazione della scuola nel tardo impero
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  • C Nobiltà Gallica D
  • Di Gerolamo
Il personaggio del quale Ausonio tesse il ricordo funebre è Azzio Patera, un uomo di scuola, un retore appartenente alla nobiltà gallica, famoso a Roma nel 336 d.C., se diamo credito alla notizia di Gerolamo, Chron. s.a., ed epist. 120, praef. 2: Maiores tui Patera atque Delphidius, quorum alter antequam ego nascerer rhetoricam Romae docuit. Sulla situazione della scuola nel tardo impero, v.: M. Roger, L'enseignement des lettres classiques d'Ausone à Alcuin, Paris, 1905; M. Pavan, La crisi della scuola nel IV secolo d. C., Bari, 1952; C. Mohrmann, Études sur le latin des Chrétiens, II, Roma, 1961, pp. 149-150; e inoltre, P. Riché, Education et culture dans l'occident barbare, VI-VII siècle, Paris, 1972 3. 12
Farnell, Critical Commentary to the Works of Pindar
  • Cf
  • Comm
  • Loc
Cf. comm. ad loc. in: R. Farnell, Critical Commentary to the Works of Pindar, Amsterdam, 1961, pp. 72-73; Pindaro, Olimpiche, introd. di U. Albini, traduz., comm., note e lettura critica di L. Lehnus, Milano 1989 2, p. 160.
ad loc. in: Ovidio, L'arte di amare
  • Cf
  • Comm
Cf. comm. ad loc. in: Ovidio, L'arte di amare, a cura di E. Pianezzola, comm. di G.
consoli nel 395; per il testo si rinvia a: A. Della Casa, Arusianus Messius Exempla elocutionis Utile anche il riferimento a G. F. Gianotti, «I testi nella scuola»
  • Probino
L'opera è dedicata a Olibrio e Probino, fratelli, ancora giovani, consoli nel 395; per il testo si rinvia a: A. Della Casa, Arusianus Messius. Exempla elocutionis, Milano, 1977. Utile anche il riferimento a G. F. Gianotti, «I testi nella scuola», in Lo spazio letterario di Roma antica. II: la circolazione del testo, Roma, 1989, pp. 421-466, in particolare, p. 448. EMERITA. Revista de Lingüística y Filología Clásica (EM) – LXV 2, 1997, pp. 281-285
Critical Commentary to the Works of Pindar
  • Comm Cf
  • Loc
Cf. comm. ad loc. in: R. Farnell, Critical Commentary to the Works of Pindar, Amsterdam, 1961, pp. 72-73;
note e lettura critica di L. Lehnus
  • Olimpiche Pindaro
  • Albini
  • Comm
Pindaro, Olimpiche, introd. di U. Albini, traduz., comm., note e lettura critica di L. Lehnus, Milano 1989 2, p. 160.
Utile anche il riferimento a G. F. Gianotti, «I testi nella scuola», in Lo spazio letterario di Roma antica. II: la circolazione del testo
  • Fratelli Probino
  • Giovani
L'opera è dedicata a Olibrio e Probino, fratelli, ancora giovani, consoli nel 395; per il testo si rinvia a: A. Della Casa, Arusianus Messius. Exempla elocutionis, Milano, 1977. Utile anche il riferimento a G. F. Gianotti, «I testi nella scuola», in Lo spazio letterario di Roma antica. II: la circolazione del testo, Roma, 1989, pp. 421-466, in particolare, p. 448. EMERITA. Revista de Lingüística y Filología Clásica (EM) -LXV 2, 1997, pp. 281-285
La crisi della scuola nel IV secolo d. C., Bari, 1952; C. Mohrmann, Études sur le latin des Chrétiens
  • M Pavan
M. Pavan, La crisi della scuola nel IV secolo d. C., Bari, 1952; C. Mohrmann, Études sur le latin des Chrétiens, II, Roma, 1961, pp. 149-150; e inoltre, P. Riché, Education et culture dans l'occident barbare, VI-VII siècle, Paris, 1972 3. 12