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Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 LA QUALITÀ DELL’ARIA NELLE SCUOLE E RISCHI PER MALATTIE RESPIRATORIE E ALLERGICHE Quadro conoscitivo sulla situazione italiana e strategie di prevenzione

Authors:

Abstract

Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche" 1 LA QUALITÀ DELL'ARIA NELLE SCUOLE E RISCHI PER MALATTIE RESPIRATORIE E ALLERGICHE Quadro conoscitivo sulla situazione italiana e strategie di prevenzione
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
1
LA QUALITÀ DELL’ARIA NELLE SCUOLE
E RISCHI PER MALATTIE RESPIRATORIE E ALLERGICHE
Quadro conoscitivo sulla situazione italiana e strategie di prevenzione
2
Questi materiali sono stati preparati a cura del Gruppo di Lavoro GARD-I Progetto n°1
Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e
allergiche”.
COMPONENTI DEL “GRUPPO GARD-I n°1”
Lamberto Baccini - ANCI, Dipartimento Servizi Sociali, Roma
Adriana Baglioni - Dip. di Scienza e Tecnologia dell’Ambiente costruito, BEST,Politecnico di
Milano
Giacomo Bazzoni - ANCI, Commissione Affari Sociali e Welfare, Integrazione Servizi socio-
sanitari,Roma
Guglielmo Bruno - Ospedale Sant’Andrea, Università “Sapienza” di Roma
Paolo Carrer - Dipartimento di Medicina del Lavoro, Ospedale Luigi Sacco, Università degli
Studi di Milano
Giovanni Cavagni - Centro Diagnostico Europeo, Parma
Giovanni Cerimoniale - Federazione Italiana Medici Pediatri –FIMP, Lecce
Elisabetta Colaiacomo - M.A.T.T. DG Sviluppo sostenibile, Cambiamenti climatici ed Energia,
Roma
Daniela D’Alessandro - Dip. di Ingegneria Civile Edile Ambientale, Università Sapienza Roma
Francesco de Blasio - Delegato Nazionale ERS, Referente Nazionale ACCP Capitolo Italiano
Francesca De Maio - Settore determinanti ambientali di salute, ISPRA, Roma
Barbara De Mei - C.N.E.S.P.S., Istituto Superiore di Sanità, Roma
Maurizio Dottorini - ACCP Capitolo Italiano, Azienda Ospedaliera di Perugia
Speranzina Ferraro - MIUR, DG per lo studente, l’integrazione, la partecipazione, la
comunicazione, Roma
Sandra Frateiacci - FEDERASMA onlus, ALAMA, Roma
Sergio Fuselli - Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria, ISS, Roma
Giuliana Gasparrini - M.A.T.T. DG Sviluppo sostenibile, Cambiamenti climatici ed Energia,
Roma
Maria Angela Grassi - ANCI, Comune di Roma
Dimitris Kotzias- Institute Health Consumer Protection European Commission-Joint Research
Centre, Ispra
Stefania La Grutta - Direttivo SIMRI, ARPA Sicilia, IBIM-CNR, Palermo
Giuseppe Mele - Federazione Italiana Medici Pediatri –FIMP, Lecce
Umberto Moscato - Istituto di Igiene - Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
Luciana Sinisi - Settore determinanti ambientali di salute, ISPRA, Roma
Stefania Trinca - Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria, ISS, Roma
Giovanni Viegi - Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare (IBIM), CNR- Palermo
Coordinatori:
Annamaria de Martino - Ministero della Salute, DG Prevenzione, Roma
Luciana Indinnimeo - Presidente SIAIP, Centro Immunologia e Allergologia, Università
"Sapienza", Roma
Segreteria tecnica: Giuseppe Dattoli - Ministero della Salute, DG Prevenzione, Roma
4
AUTORI DI CONTRIBUTI SPECIFICI
Adriana Baglioni, Elisabetta Colaiacomo, Francesca De Maio, Annamaria de Martino, Barbara
De Mei, Speranzina Ferraro, Ilaria Giovannelli1, Stefania La Grutta, Umberto Moscato, Marzia
Simoni2, Luciana Sinisi, Giovanni Vieg
Si ringrazia il “Gruppo di Studio Multidisciplinare Indoor” della Regione
Toscana” per la realizzazione dell’Allegato: Case Study: “Progetto indoor: Studio sul comfort
e sugli inquinanti fisici e chimici nelle scuole”
COMITATO REDAZIONALE
Giovanni Cavagni, Daniela D’Alessandro, Annamaria de Martino, Speranzina Ferraro, Sandra
Frateiacci, Luciana Indinnimeo, Stefania La Grutta, Umberto Moscato, Luciana Sinisi, Stefania
Trinca, Giovanni Viegi
REVISIONE FINALE
Tutti i contributi sono stati revisionati a cura di Annamaria de Martino della Direzione
Generale della Prevenzione del Ministero della Salute e con la collaborazione di Sonia
Cerrai2, Daniela D’Alessandro, Sandra Frateiacci, Stefania La Grutta, Sara Maio2, Patrizia
Silvi2, Stefania Trinca, Giovanni Viegi.
1C.N.E.S.P.S., Istituto Superiore di Sanità, Roma
2Istituto di Fisiologia Clinica CNR, Pisa
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
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INDICE
Presentazione pag. 6
Documento di strategia pag. 9
Conclusioni finali pag. 14
Destinatari del documento pag. 17
CAPITOLO 1. Analisi delle evidenze epidemiologiche sui fattori di rischio indoor per
malattie respiratorie e allergiche nelle strutture scolastiche
pag. 18
CAPITOLO 2. Analisi della situazione dell’igiene edilizia ed ambientale nelle
strutture scolastiche dell’infanzia e dell’obbligo
pag. 25
CAPITOLO 3. Analisi degli aspetti normativi, gestionali e organizzativi inerenti l’igiene
edilizia e ambientale delle scuole dell’infanzia e dell’obbligo: la normativa,
le iniziative istituzionali, i soggetti coinvolti, i modelli organizzativi e
gestionali ai vari livelli
pag. 31
CAPITOLO 4. Ricognizione e valutazione delle strategie ottimali, attuabili nel nostro
Paese, per migliorare la qualità dell’aria interna (IAQ) nelle scuole
pag. 41
CAPITOLO 5. Informazione/Comunicazione/Promozione della Salute nella scuola
pag. 56
Bibliografia pag. 61
ALLEGATO Case study: Progetto Indoor-Studio sul comfort e sugli inquinanti fisici e
chimici nelle scuole
pag. 67
6
Presentazione
Il presente documento è stato messo a punto dal Gruppo di Lavoro denominato Progetto
n.1 Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e
allergiche”(GARD-I n°)1, istituito nell’ambito della GARD Italia (GARD-I), nata in seguito
all’adesione del Ministero della Salute alla GARD internazionale3. La GARD-I è un’alleanza
nazionale volontaria che coinvolge i principali stakeholder delle malattie respiratorie (società
scientifiche, associazioni dei pazienti, università ed Enti di ricerca), finalizzata
all’elaborazione ed applicazione di una strategia globale ed integrata per ridurre incidenza,
morbosità e mortalità delle malattie respiratorie croniche nel lungo periodo.
Il Gruppo di lavoro GARD-I n°1, si è insediato l’8 aprile 2010, presso la Direzione Generale
della Prevenzione, per assolvere al mandato di promuovere l’attuazione del documento:
"Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed
asma”; tale documento, in data 18 novembre 2010, acquisiva la veste giuridica di Accordo
Stato Regioni4.
Lo scopo di questo documento è quello di fornire un quadro conoscitivo sulla qualità
dell’aria nelle scuole in Italia ed i relativi rischi per la salute respiratoria degli studenti e
fornire delle evidenze rispetto ai vantaggi che può offrire una strategia di promozione della
salute nelle scuole.
Il documento mostra come le problematiche inerenti la promozione della salute nelle scuole
siano legate ad un approccio globale e intersettoriale che comprende le politiche per una
scuola sana che comprendono anche l’ambiente degli istituti scolastici. Il documento illustra
in chiave sintetica i principali passi da compiere per costruire azioni efficaci nel ridurre i rischi
indoor negli ambienti scolastici e garantire il benessere degli studenti, migliorando anche i
risultati in termini di rendimento scolastico.
L’iniziativa promossa dalla GARD-I e dal Ministero della Salute si allinea con i recenti
orientamenti di politica sanitaria in ambito europeo, internazionale e nazionale, che hanno
via via consolidato una visione della salute intesa come promozione attiva del benessere a
partire dall’infanzia. Recentemente l’Unione Europea ha intensificato i suoi sforzi nella lotta
alle malattie croniche nell’infanzia e nell’adolescenza ed ha promosso importanti iniziative5,6,
volte a sensibilizzare le istituzioni sanitarie affinché adottino nei loro programmi l’approccio
preventivo intersettoriale della “salute in tutte le politiche”, fondato sulla creazione di
sinergie tra politiche della salute, dell’istruzione, dell’ambiente, del lavoro e della ricerca.
La prevenzione delle malattie respiratorie, dell’asma e delle allergie nell’infanzia si configura
come un obiettivo prioritario della Strategia per l’ambiente e la salute dell’Unione Europea.
Tale Strategia, denominata SCALE, trova riscontri tangibili nel nuovo Programma di Azione
Comunitario in materia di Salute (2008-2013)7, che raccomanda alle istituzioni sanitarie di
3 Global Alliance Against Chronic Respiratory Diseases è un’alleanza volontaria, lanciata ufficialmente dall’OMS il 28 marzo 2006, con
l’obiettivo finale di ridurre l’incidenza delle malattie respiratorie croniche attraverso un approccio globale (diagnosi, prevenzione e
controllo) http://www.who.int/respiratory/gard/en/
4GU del 13 gennaio 2011, n. 9 SG
5EU Health Council, Childhood asthma - Council Conclusions, June 2, 2004 [9507/04 (Press 163)].
6Conferenza di Varsavia "Prevention and control of childhood asthma and allergy in EU from p66ublic health point of view: urgent need to
fill the gaps" (Ossa- Polonia, 21-22 settembre 2011).
7Decision N. 1350/2007/EC of the European Parliament and of the Council of October 2007 establishing a second programme of
Community action in the field of health (2008-2013) (O) L301, 20.11.2007, p.3).
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promuovere misure intersettoriali e multidisciplinari volte a migliorare la qualità dell'aria
indoor specialmente nelle scuole e in tutti gli ambienti frequentati dai bambini.
In questi ultimi anni la Commissione Europea, attraverso la DG SANCO (Direzione Generale
della Commissione Europea per la Salute ed il Consumatore), ha promosso e finanziato
importanti programmi e progetti sulla IAQ nelle scuole, per migliorare le conoscenze in tale
materia e produrre un impatto positivo sulla riduzione dei casi di malattie respiratorie e
asma infantile in Europa. In tale contesto si ricorda il progetto “SINPHONIE” (Schools Indoor
Pollution and Health: Observatory Network in Europe8), che include un totale di 38 Istituti
per l’ambiente e la salute di 25 Paesi, che lavorano per ridurre e prevenire le malattie
respiratorie causate dall’inquinamento dell’aria outdoor e indoor. Con il suo speciale focus
sulle scuole e le strutture per l’infanzia, il progetto SINPHONIE ha lo scopo di definire
raccomandazioni per le politiche delle misure di recupero dell’ambiente scolastico.
Un’ulteriore conferma dell’importanza della IAQ per la salute dei bambini e dei giovani arriva
dalla V Conferenza paneuropea “Ambiente e Salute”, organizzata dall’OMS e dal Ministero
della Salute Italiano a Parma nel marzo 2010. In tale occasione i Ministri della Salute e
dell’Ambiente dei 53 Paesi dell’OMS/Euro, con la sottoscrizione della Dichiarazione di Parma,
si sono impegnati a promuovere politiche intersettoriali, finalizzate a garantire entro il 2020
che tutti i bambini della Regione Europea possano vivere e studiare in ambienti sani e sicuri.
L’iniziativa dell’OMS “Global School Health”9 sostiene che una scuola che promuove salute
può essere descritta come una scuola che rafforza costantemente la sua capacità di essere
un setting salutare in cui vivere, imparare e lavorare”.
“Rispetto a questo obiettivo, una scuola che promuove salute coinvolge funzionari della
salute e dell’istruzione,insegnanti, studenti, genitori ed i leader della comunità nel tentativo
di promuovere la salute. Essa promuove la salute e l’apprendimento con tutte le misure a sua
disposizione, e lotta per fornire ambienti favorevoli alla salute e una vasta gamma di
programmi e servizi per l’educazione e la promozione della salute nelle scuole (Rapporto
tecnico OMS n. 870, Ginevra, 1997)
A livello nazionale il Ministero della Salute ha promosso importanti iniziative per garantire
ambienti di vita sani e per tutelare la salute delle fasce più vulnerabili della popolazione,
come i bambini e gli adolescenti e prevenire le malattie respiratorie e allergiche in questa
fascia di età.
La Commissione “indoor”, istituita presso il Ministero della Salute l’8 aprile 1998 (1998-
2001), ha definito le linee di indirizzo per la realizzazione di un programma nazionale per la
prevenzione delle malattie correlate all’inquinamento degli ambienti confinati. Dall’attività
della Commissione sono derivati importanti provvedimenti, come l’Accordo Stato-Regioni
del 27.9.2001 recante: “Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti
confinati” (G.U. del 27 novembre 2001, n. 276 S.G., S.O. n. 252) ed il citato Accordo Stato
Regioni del 18 novembre 2010, che delinea un quadro integrato di interventi da realizzare
nelle scuole, per limitare il contatto degli studenti con i fattori di rischio indoor
maggiormente implicati nell’induzione e nell’aggravamento dell’asma e delle allergie.
8Il progetto rientra nel piano d’azione europeo su Ambiente e Salute 2004-2012.
9 The International Union for Health Promotion and Education (IUHPE) –
http:// www.iuhpe.org/index.html?page=516&lang=en#sh_guidelines.
8
Recentemente, con l’intesa Stato Regioni del 29 aprile 201010, è stato varato il nuovo Piano
Nazionale della Prevenzione 2010-2012. Tra le linee centrali del Piano Nazionale (sulla base
delle quali le Regioni predispongono i rispettivi Piani regionali di prevenzione), sono state
incluse linee strategiche mirate a migliorare i requisiti igienici di IAQ nelle scuole e negli altri
ambienti frequentati dai bambini.
Inoltre, il Centro per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (CCM) ha finanziato uno
specifico progetto triennale (2010-2013): Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per
la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle misure per la
tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti”(Indoor-School) che è
coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e coinvolge le scuole di 7 Regioni italiane
(Lombardia, Friuli, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna, Sicilia).
Tutte le iniziative sopraindicate sono coerenti con il Programma di Governo “Guadagnare
Salute”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 febbraio 2007, che mira a promuovere la
salute in tutte le politiche e influire positivamente sugli stili di vita e sull’ambiente di vita del
bambino e dell’adolescente.
10Con la quale le Regioni e le Province autonome hanno destinato, analogamente al 2005, 200 milioni di euro per la completa attuazione
del Piano di prevenzione per il triennio 2010-2012.
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Documento di Strategia
Il Problema
La 55a Assemblea Mondiale della Sanità ha riconosciuto le enormi sofferenze causate dalle
malattie croniche ed ha indicato la lotta globale a queste patologie come una priorità di
sanità pubblica. Nel corso dei prossimi 20 anni, le “malattie non trasmissibili” costeranno
all'economia mondiale più di 30 miliardi di dollari, ovvero il 48% del PIL mondiale del 2010 e,
senza un’adeguata prevenzione, il loro peso sulla salute globale potrebbe crescere del 17%
nei prossimi 10 anni [1]. Alla base dell’aumento della prevalenza delle patologie croniche
non c’è solo l’invecchiamento progressivo della popolazione - infatti queste patologie sono
diventate più frequenti anche nei giovani e nei bambini - ma entrano in gioco fattori di
rischio modificabili, legati agli stili di vita, a determinanti sociali e ambientali ed a
disuguaglianze socioeconomiche.
Tra le malattie croniche, le malattie respiratorie rappresentano una vasta gamma di gravi
condizioni patologiche, che costituiscono le principali cause di morbosità e mortalità e si
prevede un trend in crescita per i prossimi anni. I dati forniti dall’Organizzazione Mondiale
della Sanità [2] stimano che:
ogni giorno centinaia di milioni di persone soffrono per malattie respiratorie croniche;
circa 235 milioni di persone nel mondo soffrono di asma; l’asma rappresenta la malattia
cronica più frequente nell’infanzia [3];
nel 2004 circa 64 milioni di persone nel mondo soffrivano di broncopneumopatia cronica
ostruttiva (BPCO); nel 2005 più di 3 milioni di persone sono morte a causa di questa
patologia (il 5% delle morti totali) [4];
altri milioni di persone soffrono le conseguenze di forme lievi di BPCO, riniti allergiche e
altre patologie respiratorie croniche, spesso sotto diagnosticate.
Le malattie respiratorie in età giovanile sono un fattore di rischio per BPCO.
In Europa attualmente oltre un bambino su tre soffre di asma bronchiale o allergie e
l’incidenza delle malattie respiratorie aumenta di anno in anno, in particolare in Europa
Centrale e Meridionale-Orientale. L’asma e la rinite allergica sono le più comuni malattie
respiratorie croniche nei bambini europei; ogni ora in Europa si verifica una morte per asma,
soprattutto nei giovani; il 90% di queste morti potrebbe essere prevenuto riducendo le
esposizioni ai fattori di rischio ambientali, migliorando la diagnosi precoce e le terapie
mediche11.
Nonostante che le patologie respiratorie croniche (asma, allergie respiratorie, BPCO,
malattie professionali polmonari, sindrome dell’apnea ostruttiva nel sonno e ipertensione
polmonare), possano essere efficacemente prevenute, allo stato attuale, esse sono ancora
sottovalutate, sotto-diagnosticate, sotto-trattate ed insufficientemente prevenute.
Nei prossimi 10 anni le morti totali per malattie croniche ostruttive potranno aumentare più
del 30% se non verranno posti in essere interventi adeguati per prevenire/ridurre i fattori di
rischio, in particolare l’esposizione a fumo di tabacco, che costituisce il principale fattore di
rischio evitabile; altri importanti fattori di rischio sono: l’inquinamento indoor e outdoor, gli
allergeni e le esposizioni occupazionali.
11Summit for change in asthma management, Declaration, Presented for European Parliament, Brussels, June 2007.
10
In Italia l’asma e la rinite allergica, assieme all’obesità, sono le patologie croniche più diffuse
nell’infanzia e nell’adolescenza [5]. In particolare, l’asma rappresenta una causa importante
di accessi al PS e ospedalizzazione [6]. Il 12.3% dei bambini asmatici subisce almeno un
ricovero per le conseguenze di tale patologia e il 19% visite di urgenza [6]. L’incidenza
dell’asma infantile negli ultimi anni è rimasta stabile (9,5 % nei bambini e 10,4 % negli
adolescenti), al contrario si registra un forte incremento della rinite allergica (prevalenza fino
al 35,2% in soggetti pediatrici, con un incremento del 5% negli ultimi 5 anni) e dell’eczema
(5,8% nella popolazione di riferimento). Considerando l’impatto socio-economico dell’asma,
è stato stimato che negli ultimi anni vi sia stato un incremento del 40%, passando da un
costo medio per paziente di 1000 Euro anno nel 2002 ad un costo di 1400 euro anno nel
2007 [7].
Il 50% circa di queste spese sono attribuibili alle forme di asma grave e poco controllato. La
concomitanza di rinite nel soggetto asmatico aumenta i costi per il trattamento del 46%
rispetto ai pazienti che presentano solo la patologia asmatica.
L’impatto della patologia asmatica sulle attività quotidiane dei pazienti e delle famiglie è
considerevole: i costi indiretti rappresentano il 50-60% dei costi complessivi, cui vanno
aggiunti i costi “intangibili”, in termini di disagio e qualità della vita del paziente [8-9].
Inoltre, l’asma infantile pinfluire negativamente sullo sviluppo psicologico del bambino
che ne è affetto, rallentare il processo di apprendimento scolastico e le relazioni con i
coetanei: questi costi indiretti si associano a perdita di giorni di scuola e assenze dal lavoro
per i genitori che devono assistere i loro bambini quando si ammalano.
Il ruolo dei fattori ambientali
Le malattie respiratorie, le allergie e l’asma sono malattie multifattoriali, nelle quali giocano
un ruolo determinante le interazioni tra fattori genetici, ambientali e stili di vita.
Un importante studio [10] dimostra che in Europa il 4,6% delle morti per tutte le cause ed il
31% delle inabilità (DALY)12 nei bambini da 0 a 4 anni di età sono attribuibili all’inquinamento
dell’aria indoor.
Secondo l’OMS, l’incremento delle patologie allergiche e dell’asma è correlabile a fenomeni
di urbanizzazione ed alla crescente tendenza delle popolazioni occidentali a vivere gran parte
del tempo in ambienti chiusi (indoor), spesso scarsamente ventilati, con microclima caldo-
umido e con presenza di elevati livelli di inquinanti chimici e di allergeni.
È dimostrato, inoltre, che i fattori ambientali possono influenzare la possibilità di sviluppare
asma in soggetti predisposti e sono causa di riacutizzazioni e/o di persistenza della
sintomatologia asmatica. I seguenti fattori di rischio portano all’insorgenza di asma e
allergie: acari, muffe, pollini, derivati di animali domestici e scarafaggi [11].
Alcuni inquinanti chimici (fumo di tabacco ambientale (ETS), benzene, biossido di azoto
(NO2), particolato e formaldeide) possono causare un incremento della frequenza di sintomi
respiratori cronici, iper-reattività bronchiale, aumentato rischio di sviluppare patologia
asmatica, un incremento del numero di episodi broncospastici e ridotta risposta alla terapia
antiasmatica, nei soggetti asmatici [12]. Nei Paesi industrializzati il 13% dei casi di asma dei
bambini è correlabile ad un eccesso di umidità negli edifici [13].
12DALY (Disability-adjusted life years) è un indice che combina morbosità e mortalità, comunemente impiegato dall’OMS per misurare
l’impatto globale delle malattie (le malattie respiratorie croniche ne rappresentano una parte rilevante).
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Numerose evidenze dimostrano che la rimozione degli allergeni indoor causa un
miglioramento dei sintomi nei pazienti allergici, mentre l’abbattimento degli inquinanti
indoor (in particolare, fumo passivo ed inquinanti derivati dalla combustione di biomasse)
possono determinare importanti benefici per la salute respiratoria, specialmente nei
bambini.
Oltre ai fattori ambientali, sembrano svolgere un ruolo significativo nell’incremento
dell’incidenza delle allergie respiratorie, anche il livello di igiene, tipico delle società
occidentali, ed il peso di altri elementi legati agli stili di vita, come l’aumento dell’obesità ed
il ridotto esercizio fisico.
La qualità dell’aria nelle scuole
Nei Paesi Europei i bambini trascorrono in classe circa un terzo della loro giornata. Le scuole
primarie e secondarie nella Comunità Europea annoverano circa 71 milioni di studenti e
quasi 4,5 milioni di insegnanti, che rappresentano circa il 20% della popolazione totale13. La
scadente qualità dell’aria nelle scuole può determinare seri problemi sanitari tra i bambini
che, come è noto, sono più sensibili degli adulti alle conseguenze dell’inquinamento. Alcuni
studi condotti in Nord-Europa hanno dimostrato come l’asma corrente in bambini ed
adolescenti sia risultata positivamente associata a numerosi fattori presenti nell’ambiente
scolastico, fra cui l’umidità, le muffe, i composti organici volatili (COV), la formaldeide, gli
allergeni (inclusi i derivati epidermici animali) ed i batteri. Gli studi hanno evidenziato anche
che una cattiva qualità dell’aria e condizioni microclimatiche non ottimali possono
influenzare negativamente la performance del lavoro scolastico degli studenti.
La presenza di inquinamento biologico nell’aria può essere causa di trasmissione di
numerose malattie infettive a carattere epidemico delle alte e basse vie aeree. Gli agenti
patogeni possono essere dispersi nell’aria oltre che dalle persone (che possono incubare
l’agente infettivo e disperderlo nell’aria come bio-aerosol tossendo o starnutendo) anche dai
sistemi di condizionamento dell’aria nei quali, grazie a condizioni di habitat ideali, a una
carente manutenzione dei filtri e di altre sezioni dell’impianto, i patogeni possono
colonizzare e moltiplicarsi e, successivamente, essere diffusi nell’ambiente.
Spesso le dimensioni delle aule scolastiche sono insufficienti e non adeguate al numero
medio di studenti. Il sovraffollamento e la scarsa aerazione degli ambienti aumentano le
occasioni di esposizione degli studenti per via aerogena ad agenti patogeni provenienti da
portatori sani o asintomatici, o anche da portatori di malattie in fase di incubazione.
È dimostrato che le misure volte a migliorare la qualità dell’aria nelle scuole, anche se non
evitano necessariamente l’insorgenza di malattie respiratorie o allergiche, possono
contribuire ad attenuarne i sintomi, limitare l’aggravamento della malattia, prevenire forme
acute anche gravi, attacchi d’asma o episodi di anafilassi ed, in ogni caso, contribuiscono al
benessere ed al miglioramento della qualità della vita di tutte le persone che frequentano
abitualmente la scuola per studio o per lavoro. Inoltre, molte delle misure più efficaci, come
13Indoor Air Pollution in Schools, Progetto EFA (European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients Associations) 2001.
12
ad esempio l’adeguata aerazione, non incidono sui costi di gestione delle strutture
scolastiche.
Alcuni organismi internazionali, come il Centro per la prevenzione ed il controllo delle
malattie (Center for Disease Control and Prevention - CCD) e l’Agenzia ambientale USA
(Environmental Protection Agency - EPA) hanno pubblicato diversi documenti-guida per
promuovere la salute del bambino-adolescente allergico-asmatico a scuola e realizzare
programmi educativi per dirigenti scolastici, personale docente e non docente. Inoltre, sono
stati predisposti specifici programmi formativi rivolti alle persone che svolgono un ruolo
chiave nell’ambiente sociale del bambino, quali genitori, personale docente e non docente e
medici responsabili delle cure primarie affinché, a loro volta, possano farsi parte attiva
nell’azione di prevenzione e gestione dei rischi.
La situazione in Italia
In Italia i ragazzi trascorrono negli edifici scolastici da 4 a 8 ore al giorno, per almeno 10 anni.
Si stima che il 15% della popolazione, pari a circa 10.000.000 persone, fra alunni e docenti,
studi o lavori ogni giorno in circa 45.000 edifici pubblici su tutto il territorio nazionale.
Nelle strutture scolastiche italiane si rilevano numerose criticità igienico sanitarie e di qualità
dell’aria indoor, attribuibili a problematiche di tipo ambientale (legate all’aria di
insediamento dell’edificio), a carenze progettuali, architettoniche, edilizie o a carenze
gestionali (es. operazioni di pulizia e manutenzione); manca, una normativa organica e
aggiornata volta a disciplinare i requisiti igienici e funzionali degli ambienti scolastici, come
ad esempio: standard di ventilazione/valori guida e valori soglia di qualità dell’aria,
commisurati alle peculiarità della popolazione esposta ed in particolare alle esigenze
fisiologiche dell’organismo umano in età evolutiva; mancano, inoltre, regole omogenee per il
monitoraggio periodico della IAQ ed una chiara regolamentazione sull’attribuzione di
compiti e responsabilità. I pochi studi epidemiologici sulla qualità dell’aria nelle scuole ed i
risvolti sulla salute degli studenti, condotti nell’ambito di progetti Europei (come i progetti
HESE [14] e SEARCH [15]), hanno evidenziato la stretta relazione tra esposizione ad
inquinanti indoor e comparsa di sintomi respiratori ed allergici nell’infanzia. La
sintomatologia descritta può compromettere in modo significativo la qualità della vita degli
studenti e la loro performance scolastica.
L’assenza di regole precise su requisiti e standard igienicosanitari, su procedure e compiti,
nonché l’esistenza di modelli organizzativi diversi da Regione a Regione costituiscono di fatto
importanti ostacoli alla concreta applicazione dell’Accordo del 2010 su "Linee di indirizzo per
la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed asma”14, che allo stato
attuale rappresenta un utile riferimento normativo per limitare il contatto degli studenti con
i fattori di rischio indoor maggiormente implicati nell’induzione e nell’aggravamento
dell’asma e delle allergie.
Sotto il profilo più strettamente sanitario, inteso come benessere psicofisico degli studenti,
manca la presenza costante nella scuola di una figura professionale con competenze
sanitarie, dal momento che le funzioni di “controllo dello stato di salute di ogni scolaro”,
nonché le “prestazioni sanitarie di medicina preventiva e di urgenza”, originariamente del
medico scolastico (DPR n. 264/1961, ancora vigente), già da alcuni anni sono state attribuite
14GU del 13 gennaio 2011, n. 9 SG
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13
al pediatra di famiglia (PLS). Tale circostanza non garantisce nella scuola una continuità tra
interventi di prevenzione, diagnosi e cura e soprattutto la gestione di eventuali situazioni di
emergenza sanitaria, come attacchi di asma o episodi di anafilassi.
Strategia di prevenzione
Le evidenze scientifiche dimostrano che le misure intese a ridurre la concentrazione
ambientale di allergeni indoor dovrebbero essere sempre applicate ai fini del controllo e
prevenzione delle malattie allergiche [16]. Recenti iniziative avviate a livello europeo dall’
European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients Associations- EFA, in tema di
prevenzione dell’asma e delle allergie, confermano l’importanza delle politiche di
prevenzione volte a migliorare ed a mantenere una buona IAQ nelle scuole.
In Italia, con l’emanazione nel 2010 dell’Accordo Stato Regioni, concernente linee di indirizzo
per la prevenzione dei fattori di rischio indoor per asma e allergia, è stato delineato un
programma integrato di interventi di prevenzione, da sviluppare nel contesto scolastico, volti
a limitare il più possibile il contatto dei bambini allergici con i fattori di rischio indoor
maggiormente implicati nell’induzione e nell’aggravamento delle allergie e promuovere la
realizzazione di ambienti scolastici sani e sicuri per l’intera comunità scolastica.
L’obiettivo strategico è contrastare l'aumento di incidenza/prevalenza dell'asma e delle
allergie nei bambini e negli adolescenti, ridurne l’impatto sulla salute ed evitare l’evoluzione
verso forme conclamate o croniche.
La strategia indicata nel provvedimento si fonda sui seguenti principi fondamentali:
garantire ai bambini ed agli adolescenti, in particolar modo ai soggetti più suscettibili
come gli allergici e asmatici, il diritto sancito dall’OMS di respirare aria sana negli
ambienti scolastici;
garantire a tutta la popolazione scolastica il diritto alla salute, definita come uno
stato di completo benessere psicofisico e sociale, e non soltanto come assenza di
malattia;
garantire ai bambini ed agli adolescenti il diritto di essere protetti da ogni forma,
diretta ed indiretta, di promozione dell'uso del tabacco e di ricevere ogni
informazione e sostegno utile a scoraggiare la tentazione di iniziare a fumare.
Per la realizzazione della strategia proposta è necessaria l’adozione di linee di intervento,
intersettoriali e multidisciplinari, che coinvolgono le istituzioni centrali, le regioni i comuni, il
personale della scuola, compresi gli studenti e le loro famiglie e la società civile.
I primi passi da compiere sono:
rafforzare gli strumenti normativi vigenti, ancora validi; prima di tutto garantire
l’applicazione del divieto assoluto di fumo nelle scuole;
promuovere l’emanazione di una normativa nazionale per il controllo dell’IAQ,
specifica per gli ambienti scolastici, che preveda la fissazione di standard di qualità
dell’aria e di ventilazione che tengano conto della particolare sensibilità della
popolazione pediatrica; al riguardo si ricordano i recenti documenti pubblicati
dall’OMS: “WHO Guideline for indoor air quality: Dampness and mould (2009)”, che
forniscono gli indirizzi operativi per garantire la salubrità dell'aria indoor, finalizzate a
prevenire la crescita di microrganismi, umidità e muffe sulle pareti interne degli
edifici scolastici e WHO Guidelines for indoor air quality: selected pollutants (2010)”,
14
finalizzate a realizzare la sicurezza chimica dell’aria indoor;
definire raccomandazioni, protocolli operativi per la corretta pulizia e manutenzione
degli ambienti scolastici, compresi gli spazi esterni;
promuovere l’aggiornamento e la revisione dell’attuale legislazione edilizia per il
risanamento degli edifici scolastici esistenti e la progettazione/costruzione di edifici
nuovi;
promuovere programmi specifici di informazione ed educazione sanitaria per ridurre
la prevalenza dei fumatori tra i giovani;
promuovere attraverso l’istituzione scolastica comportamenti e stili di vita salutari.
Tale modello operativo si inserisce a pieno titolo nella cornice della strategia per la
prevenzione ed il controllo delle malattie croniche proposta nel programma di
Governo “Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari", che ha già avviato
importanti iniziative politiche capaci di coinvolgere tutti i settori di governo, per
garantire che i temi della salute dei bambini e degli adolescenti ricevano appropriate
risposte intersettoriali.
Infine, il lavoro del Gruppo Gard-I sottolinea che per assicurare agli studenti con patologia
cronica una vita normale a scuola, oltre a sviluppare misure generali e specifiche
sull’ambiente (es. “allergy free school”), occorre superare anche i problemi giuridici, tecnico-
organizzativi e gestionali che ostacolano l’assistenza sanitaria durante l’orario scolastico. Si
tratta di creare servizi legati alla scuola o ad essa integrati, responsabili del percorso di salute
e che contribuiscono alla promozione della salute di bambini e adolescenti.
Un aspetto chiave è l’importanza del dialogo e della collaborazione tra i Ministeri
dell’Istruzione e della Salute a livello nazionale, che devono perseguire obiettivi comuni. Vi è
un numero sempre crescente di evidenze su scala internazionale che attestano che la salute
e l’istruzione sono intrinsecamente connesse l’una all’altra. In tale contesto si auspica la
costituzione di un tavolo tecnico interministeriale (Istruzione-Salute) con l’obiettivo di
definire linee guida per tutelare il diritto allo studio e alla salute all’interno della scuola, con
particolare riferimento agli studenti portatori di malattie croniche, come asma bronchiale,
allergie e diabete.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
15
Conclusioni finali del Gruppo GARD Italia
L’OMS sostiene che15 malgrado le attuali difficoltà esistenti in termini di risorse economiche,
conferire priorità agli investimenti volti a rafforzare le iniziative di tutela e promozione della
salute e di prevenzione delle malattie croniche può avere importanti risultati in termini di
salute con un buon rapporto costo-benefici. Numerose evidenze scientifiche ed esperienze
pratiche sviluppate nella Regione Europea su strategie e programmi nazionali di promozione
della salute mirati a gruppi di malattie di maggior rilievo, come le malattie cardiovascolari ed
il diabete, dimostrano che associando leadership di governo, ambienti favorevoli e approcci
che promuovono l’empowerment, si può ridurre l’incidenza di tali patologie ed il loro
impatto sulla salute, con significativi risparmi economici per il sistema sanitario. Migliorare la
salute e l’equità nella salute inizia dalla prima infanzia. I bambini in buona salute
apprendono meglio e vivono meglio.
La GARD Italia
PONE PARTICOLARE ATTENZIONE:
alle esigenze delle fasce di popolazione più vulnerabili, in particolare i bambini e gli
adolescenti, per i quali le malattie respiratorie ed allergiche rappresentano un
importante problema, sia in relazione alla fragilità tipica della popolazione infantile, sia
perché il carico di patologie respiratorie è in continuo aumento tanto nei bambini che
negli adolescenti;
SOTTOLINEA CHE:
in Italia le malattie respiratorie, allergiche e l'asma infantile hanno un importante
impatto sanitario, sociale ed economico;
il fumo passivo e l’inquinamento dell'aria sono tra i principali pericoli per la salute
respiratoria, specialmente nei primi anni di vita e sono fattori aggravanti dell'asma, delle
allergie e delle malattie respiratorie;
l’inquinamento dell’aria nelle scuole contribuisce ad una parte significativa dell’aumento
e aggravamento di malattie respiratorie nell’infanzia;
gli studi italiani confermano che le esposizioni indoor a scuola ad elevati livelli di PM10 e
di CO2 si associano a presenza di effetti sulla salute respiratoria dei bambini e che
scadenti condizioni dell’IAQ e del microclima nelle aule scolastiche possono influenzare
negativamente la performance del lavoro scolastico degli studenti;
RICHIAMA:
la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, che sancisce il diritto dei
bambini al godimento del più alto livello possibile di salute;
la Carta dei Servizi Scolastici, Titolo III DPCM 7 giugno 199516, la quale stabilisce che
studiare in un ambiente confortevole, igienico e sicuro è un diritto fondamentale dello
studente;
la Raccomandazione del Consiglio europeo 2009/C 296/02, del novembre 2009, che
invita gli Stati membri a realizzare ambienti liberi dal fumo17;
la Comunicazione della Commissione riguardante la strategia europea per l'ambiente e la
15 Regional Committee for Europe, Health 2020: a European policy framework supporting action across government and society for health
and well-beingEUR/RC62/9, Sixty-second session + EUR/RC62/Conf.Doc./8, 2012 WHO Regional Office for Europe
16GU n.138, del 15 giugno 1995.
17OJ C 296, 5.12.2009, p.4.
16
salute pervenuta al Consiglio il 13 giugno 2003, che mette in rilievo l'importanza di un
approccio preventivo incentrato sui bambini come investimento fondamentale per
garantire lo sviluppo umano ed economico. Il primo ciclo in cui si articola la strategia
(2004-2010) punta a comprendere bene la relazione tra fattori ambientali e malattie
respiratorie dei bambini, asma e allergie;
l’“Action Plan for the Global Strategy for the Prevention and Control of Noncommunicable
Diseases”, WHO 2008-201318, che propone un set di interventi nell’ambito della
prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie croniche che, se messi in atto
sinergicamente dai governi e dagli altri stakeholder, potranno contrastare il crescente
impatto delle principali malattie croniche, tra cui le malattie respiratorie e allergiche nei
bambini;
AUSPICA che le istituzioni coinvolte ed in particolare: Salute, Istruzione e Ambiente,
rafforzino l’impegno congiunto per garantire:
l’applicazione del Regional Priority Goal3 – RPG-3 del Piano di Azione Europeo Ambiente
e Salute dei bambini CEHAPE19 (2004), riproposto nella Dichiarazione di Parma per
l’Ambiente e la Salute20(2010), in base al quale l’Italia, in qualità di Stato membro della
Regione Europea dell’OMS, si è impegnata a garantire ad ogni bambino entro il 2020 un
ambiente indoor sano nei nidi, negli asili, nelle scuole e nelle strutture ricreative
pubbliche, attuando le linee-guida dell’OMS sulla qualità dell’aria indoor e assicurando,
conformemente alla Convenzione Quadro dell’OMS sul controllo del tabagismo, che tali
ambienti siano liberi dal fumo entro il 2015;
la creazione di nuove partnership per la prevenzione ed il controllo delle malattie
respiratorie nell’infanzia includendo il raccordo tra strumenti sanitari, sociali, ambientali,
ricerca, educazione, istruzione e lavoro, progettazione edilizia (urbana e scolastica)21;
PROPONE:
l’attivazione di un tavolo inter-istituzionale permanente presieduto dai Ministeri della
Salute e dell’Istruzione sul tema della tutela della salute dello studente nell’ambiente
scolastico, con lo scopo di implementare l’uso di linee guida basate sull’evidenza
scientifica (evidence based prevention), integrando, ove fattibile, la prevenzione
ambientale con una gestione efficace delle situazioni sanitarie di rischio che possono
verificarsi in ambiente scolastico.
di superare, li ove possibile, gli ostacoli che impediscono l’applicazione dell’Accordo
Stato Regioni del 201022, anche tenendo conto delle indicazioni operative formulate nel
presente documento della Gard-I e, come primo passo, promuovere l’elaborazione di
un’indagine sul patrimonio edilizio scolastico nazionale relativamente al numero e tipo
di edifici esistenti ed al loro “stato di salute” per quanto riguarda le fonti di
inquinamento presenti. Questo potrà consentire di effettuare una valutazione sanitaria
e socio-economica dell’impatto delle strategie proposte;
18 http://www.who.int/nmh/publications/9789241597418/en/
19 Children’s Environment and Health Action Plan for Europe (CEHAPE) EUR/04/5046267/7 25 June 2004 ORIGINAL: English
http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0006/78639/E83338.pdf
20 Parma Declaration on Environment and Health World Health Organization Regional Office for Europe
http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0011/78608/E93618.pdf
21L’importanza di tale approccio è stata recentemente ribadita nell’ambito le Conclusioni del Consiglio, del 7 dicembre 2010 “Innovative
approaches for chronic diseases in public health and healthcare systems” ed in particolare l’Annex: “Council conclusions on prevention,
early diagnosis and treatment of chronic respiratory diseases in children” e nel Working Party sulla Prevenzione, diagnosi precoce e
trattamento delle malattie croniche respiratorie dei bambini tenutosi a Varsavia (Polonia) il 21-22 September 2011.
22Accordo del 18.11.2010 recante Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie e asma (GU 13
gennaio 2011, n. 9, S.O).
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
17
definire linee guida per la IAQ delle scuole, che dovranno rappresentare uno standard di
riferimento per progettisti, costruttori e gestori degli edifici scolastici. In prima istanza, si
può far riferimento ai dati disponibili a livello internazionale, in particolare alle citate
Linee Guida per la qualità dell’aria dell’OMS e della Commissione Europea;
definire linee guida che forniscano un approccio metodologico per sviluppare un’idonea
strategia di campionamento (biologico e chimico), finalizzata al monitoraggio dell'aria
all'interno delle strutture scolastiche e che definiscano con chiarezza anche ruoli e
responsabilità;
contribuire a sensibilizzare e formare sulle problematiche correlate alla IAQ i tecnici del
Sistema Sanitario Nazionale, delle Agenzie Regionali per l’Ambiente (ARPA), i medici e gli
altri professionisti coinvolti in tale materia (architetti, ingegneri, costruttori, etc.);
contribuire a sensibilizzare e formare sulle problematiche correlate all’IAQ i dirigenti
scolastici, il personale docente e non docente, gli operatori della scuola, i funzionari e gli
amministratori pubblici.
Destinatari del documento
Questo documento si rivolge a tutti i professionisti che si occupano della salute degli
studenti, ossia ai decisori politici, alle Amministrazioni centrali e locali dell’Istruzione e della
Salute, all’insieme della comunità educativa, compresi insegnanti, genitori e studenti e, più
in generale, a tutti coloro che a titolo istituzionale o associativo, possono concorrere a
garantire ambienti scolastici sani e sicuri e a tutelare il diritto alla studio e alla salute di ogni
bambino, con particolare riferimento ai portatori di malattie respiratorie, asma e allergie.
18
CAPITOLO 1. Analisi delle evidenze epidemiologiche sui fattori di rischio indoor per
malattie respiratorie e allergiche nelle strutture scolastiche.
Molti studi hanno evidenziato gli effetti negativi dell’inquinamento indoor sulla salute di
adulti e bambini [12, 17-19]. In Italia, gli alunni trascorrono a scuola da 4 a 8 ore al giorno,
per almeno 10 anni e, soprattutto in inverno, trascorrono molto tempo anche in altri
ambienti confinati (casa, palestra, etc.). Nella valutazione degli effetti sanitari è importante
considerare che le esposizioni indoor nell’ambiente scolastico devono essere sommate
quelle degli altri ambienti indoor, oltre che alle esposizioni outdoor. Inoltre, occorre
sottolineare che l’ambiente scolastico costituisce una realtà lavorativa piuttosto complessa,
che comprende un numero consistente di persone, coinvolte come lavoratori (personale
docente e non docente) e studenti e, di conseguenza, è più difficile, rispetto ad altri ambienti
indoor, valutare le esposizioni indoor ed i relativi rischi per la salute. Forse anche per questo
la maggior parte delle indagini epidemiologiche sono state rivolte principalmente ad
analizzare gli effetti associati ad esposizioni domestiche e solo pochi studi hanno cercato di
approfondire e migliorare le conoscenze sulle relazioni tra IAQ nell’ambiente scolastico e
salute [20].
Gli studi condotti in alcuni Paesi del mondo su inquinamento scolastico ed effetti sulla salute
dei bambini, hanno evidenziato associazioni significative delle esposizioni a muffe, polvere,
particolato respirabile, biossido di carbonio (CO2) e d’azoto (NO2), composti organici volatili
(VOCs) e allergeni con gli esiti respiratori, quali fischi o sibili, difficoltà di respiro, insorgenza
di asma, attacchi d’asma, tosse persistente ed allergie.
Di seguito sono riassunti i risultati dei principali studi epidemiologici condotti sulla IAQ in
ambito scolastico. In Europa, i primi studi riguardanti gli effetti dell’ambiente scolastico sulla
salute dei bambini sono stati eseguiti nei paesi del Nord. In Svezia, l’asma in bambini ed
adolescenti è risultata positivamente associata a molti fattori presenti nell’ambiente
scolastico, fra cui umidità, COV, inclusa la formaldeide, muffe, batteri e allergeni [21]. Nelle
scuole di questo paese, esposizioni crescenti agli allergeni del cavallo o del cane sono
risultate associate ad un maggior rischio di fischi/sibili respiratori, difficoltà di respiro, asma
e allergie [22]; esposizioni agli allergeni del gatto o alla polvere erano fattori di rischio per
asma, mentre la polvere respirabile era positivamente associata alle allergie ad animali
domestici [23]; infine, la concentrazione di composti organici volatili di origine microbica
(MVOCs) è risultata positivamente e significativamente associata a difficoltà respiratoria
notturna o diurna e a diagnosi di asma [24]. Inoltre, questo studio ha posto l’attenzione sulle
elevate concentrazioni indoor di alcuni composti, il TMPD-MIB (2,2,4-trimetil-1,3-
pentanediol monoisobutirrato, Texanol) ed il TMPD-DIB (2,2,4-trimetil-1,3-pentanediol
diisobutirrato) che potrebbero essere rilasciati dai materiali plastici presenti negli ambienti,
particolarmente quelli nuovi, dove materiali in PVC sono spesso utilizzati per il rivestimento
dei pavimenti.
Recentemente, Sarigiannis e coll. [25] hanno effettuato una revisione in merito alle
concentrazioni medie di alcuni COV rilevate in ambienti indoor europei. La revisione ha
evidenziato significative differenze di IAQ tra i paesi nei quali si disponeva di dati. Per quanto
riguarda le scuole, nella Tabella 1 si riportano le concentrazioni medie rilevate in alcuni paesi
dell’Unione Europea.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
19
Tabella 1 Concentrazione medie di alcuni COV rilevate in ambienti scolastici in alcuni paesi
dell’Unione Europea.
VOC valore (µg/m3) Sede
Benzene 0.98 scuola
3.2 scuola vicino autostrade
3.8 scuola -asilo
Xilene 2.64 scuola
In studi condotti in Finlandia è stato evidenziato che i bambini che soggiornavano in aule con
evidenti segni di muffa o di umidità, rispetto a quelli che si trovavano in aule esenti da
questo tipo di problematiche, riportavano una maggior prevalenza di fischi e tosse, ed
avevano un maggior rischio di ricorrere a visite urgenti e fare uso di antibiotici [26, 27]. Negli
scolari norvegesi e olandesi, l’esposizione ad elevate concentrazioni di CO2 in classe è
risultata un fattore di rischio per sintomi irritativi delle prime vie respiratorie e per la
sindrome da edificio malato, quadro sindromico caratterizzato da irritazione ad occhi, naso,
gola, da problemi neurologici, reazioni allergiche in generale, etc. [28, 29]. In Portogallo,
l’esposizione a valori elevati di CO2 aumentava negli scolari esposti il rischio di tosse
notturna e di broncocostrizione da esercizio fisico [30].
Per quanto riguarda l’Italia, essa ha partecipato, negli ultimi anni, a studi internazionali
multicentrici promossi dalla Commissione Europea con lo scopo di indagare sugli effetti
dell’inquinamento dell’aria indoor in ambiente scolastico. Nello specifico si tratta dello
studio pilota HESE (Health Effects of School Environment) [14] e dello studio SEARCH (School
Environment And Respiratory Health of Children) [15]. I risultati dello studio HESE hanno
messo in evidenza associazioni positive tra esposizione a CO2 e maggior rischio di tosse secca
notturna e rinite [14]. Il rischio di tosse secca notturna e rinite è risultato, rispettivamente,
quasi tre volte e due volte superiore nei bambini esposti a concentrazioni di CO2 >1.000ppm,
standard per una buona IAQ proposto dall’American Society of Heating, Refrigerating and
Air-Conditioning Engineers (ASHRAE). Oltre a ciò, si è evidenziata una minore pervietà nasale
(area delle narici) in bambini esposti in aula a livelli di PM10 >50g/m3 (limite proposto
dall’Environmental Protection Agency, EPA, per esposizioni a lungo-termine e che
attualmente rappresenta il limite per esposizioni a breve-termine) [14].
Dalle analisi dei dati raccolti durante lo studio HESE risulta che i bambini esposti a livelli di
muffe superiori a 300cfu (colony forming unit) per metro cubo d’aria (limite massimo
suggerito dall’ASHRAE per una buona IAQ), rispetto a quelli esposti a livelli inferiori, hanno
un maggior rischio di riportare tosse secca notturna (OR: 3.10, IC 95% 1.61–5.98), rinite (OR:
2.86, IC 95% 1.65–4.95) e tosse persistente (OR: 3.79, IC 95% 2.40–5.60) [31].
La Tabella 2 riporta alcuni risultati di studi europei e non, mirati a descrivere gli effetti
associati alla presenza di specifici inquinanti nelle aule scolastiche. Tali studi si basano sui
risultati di valutazioni igienico-ambientali effettuate nelle aule e in altri ambienti scolastici,
20
accompagnate dalla somministrazione di questionari e/o interviste dirette agli alunni che vi
soggiornano.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
21
Tabella 2 - Studi sulle evidenze di associazioni tra la qualità dell’aria indoor in ambiente scolastico e
sintomatologia respiratoria/allergica nei bambini.
Studio Paese,
N. soggetti,
Età Tipo d’esposizione Esiti Associazione
*Odds Ratio
Taskinen et
al,
1999 [27]
Finlandia
N 622
7-13 aa
Muffa/umidità
(si vs no) Visite urgenti
Antibiotici 2.0
2.1
Smedje et al,
2001 [23]
Svezia
N 1347
7-13aa
Allergene gatto
Polvere
Particelle Respirabili
Asma
Asma
Allergia animali domestici
1.4 per 10 ng
1.4 per 50 g
1.8 per 10g/m3
Fraga et al,
2008 [30]
Portogallo
N 1607
14 aa
CO2
Tosse notturna
Broconcostrizione da
esercizio fisico
Per CO2>2100 ppm:
1.40
1.86
Simoni et al,
2010 [14]
Studio HESE**
N 654
10aa
CO2 (x100 ppm)
Tosse secca notturna
Rinite recente 1.06
1.06
Mi et al,
2006 [32]
Cina
N 1414
13-14aa
Muffa
Temperatura
CO2
NO2
Attacchi d’asma
Difficoltà di respiro
Asma
Farmaci antiasmatici
Asma
Farmaci antiasmatici
2.40
1.26
1.18 per 100 ppm
1.15 per 100 ppm
1.51 per 10 g/m3
1.45 per 10 g/m3
Zhao et al,
2008 [33]
Cina
N 1993
11-15aa
SO2
Formaldeide
SO2
Formaldeide
NO2
Fischi
Fischi
Diff. Respiro notturno
Diff. respiro notturno
Diff. respiro notturno
1.18 per 100 g/m3
1.24 per 1 g/m3
1.28 per 100 g/m3
1.40 per 1 g/m3
1.45 per 10 g/m3
Marks et al,
2010 [34]
Australia
N 400
10aa
Riscaldatori a gas:
non ventilati vs ventilati Tosse serale
Fischi al mattino 1.16
1.38
Kim JL et al,
2007 [24]
Svezia
N 1014
scuola
primaria
Temperatura
Umidità relativa
CO2
n° di cambi aria /ora
MVOC totali
Muffa
Formaldeide
Sibili
Diagnosi di asma
Difficoltà respiratoria
diurna
Difficoltà respiratoria
notturna
Le più alte
concentrazioni di MVOC
con difficoltà respiratoria
notturna (P < 0.01),
diagnosi di asma (P <
0.05)
Simoni M. et
al, 2011 [31]
Italia,
Norvegia,
Svezia,
Danimarca,
Francia
N=654
10aa
Muffa > 300 cfu/m3
Tosse secca notturna
Rinite
Tosse persistente
3.10
2.86
3.79
*OR, Odds Ratio – (rapporto tra esposti ad un fattore di rischio e l’evoluzione di una patologia rispetto ai non esposti che abbiano comunque
sviluppato quella patologia. Se il valore dell’OR è maggiore di 1 (>1), il fattore di rischio è o può essere associato nella comparsa della
malattia; **Italia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Francia.
Studi internazionali hanno permesso di effettuare il confronto, tra diverse popolazioni, sulla
frequenza dei disturbi asmatici nei bambini. Uno di questi è lo studio ISAAC (International
22
Study of Asthma and Allergies in Childhood) al quale l’Italia ha partecipato dando l'avvio ad
un’iniziativa più articolata denominata SIDRIA (Studi Italiani sui Disturbi Respiratori
nell'Infanzia e l'Ambiente), realizzata per la prima volta nel biennio 1994-1995 in dieci aree
del Nord e Centro Italia. A sette anni di distanza dal primo studio, è stata condotta una
seconda indagine (SIDRIA-2, 2002) da un gruppo collaborativo nazionale composto da centri
di ricerca di diversa collocazione istituzionale (Servizio sanitario nazionale, Università, CNR) e
geografica, che è stato coordinato dall’Agenzia Sanitaria Regionale dell’Emilia Romagna. Lo
studio, in corrispondenza con un nuovo progetto mondiale ISAAC, aveva come obiettivo
principale quello di verificare se l’incidenza dell’asma e delle allergie respiratorie fosse
ulteriormente cresciuta. Attraverso la compilazione di un questionario si è indagato sui
disturbi respiratori e sono state raccolte informazioni su fattori familiari, ambientali, stili di
vita e cure praticate. Nell’ambito dello studio SIDRIA-2, che ha rilevato una prevalenza di
asma pari al 9,5% nei bambini e al 10,4% negli adolescenti [5], è stata realizzata un’indagine
specifica sull’occorrenza di attacchi di asma e sintomi respiratori durante l’orario scolastico
negli adolescenti di 13-14 anni affetti da asma con l’obiettivo di fornire indicazioni utili sui
problemi che i ragazzi asmatici debbono affrontare in ambiente scolastico. È stato riferito dal
23,8% dei ragazzi asmatici almeno un attacco di respiro sibilante a scuola negli ultimi 12
mesi. Gli attacchi si erano verificati in classe nel 42,6% dei casi, in palestra nel 55,4%, in
bagno nel 4,5%, all’aperto nel 28,7% e in altri luoghi (soprattutto ingresso, scale, mensa) nel
4% [35].
1.1 Criticità e proposte
Gli studi descritti evidenziano la stretta relazione tra esposizione ad inquinanti indoor e
comparsa di sintomi respiratori ed allergici nell’infanzia. La sintomatologia descritta può
compromettere in modo significativo la qualità della vita dei bambini e la loro performance
scolastica. L’esposizione a muffe, documenta un OR almeno doppio negli esposti e risulta
essere la tipologia di esposizione maggiormente associata alla comparsa di sintomi
respiratori e/o allergici, alla richiesta di prestazioni sanitarie e di farmaci. Tali effetti sono
associati anche all’esposizione a numerosi agenti chimici ed al particolato. Per quanto
riguarda gli inquinanti chimici indoor, il riscontro di disturbi respiratori associati alla loro
elevata concentrazione pone in evidenza la necessità di valutare con attenzione, nelle
procedure costruttive, i rischi correlati all’utilizzo estensivo di alcuni materiali (es. PVC), che
possono costituire una continua ed incontrollata fonte emittente. Il problema dei Composti
Organici Volatili (COV) è molto rilevante in considerazione dell’ampia diffusione di questi
prodotti volatili (benzene, toluene, xilene, stirene, formaldeide, acetaldeide) e terpeni quali
α-pinene, limonene, etc., che sono presenti in molti prodotti detergenti (solventi, deodoranti
per ambienti, prodotti per la pulizia) e vengono emessi anche durante l’uso di prodotti
elettronici (fotocopiatrici, stampanti, etc.). Data la molteplice natura dei fattori di rischio
potenzialmente presenti negli ambienti scolastici, è importante avviare azioni preventive su
più fronti, descritte più in dettaglio nel capitolo IV di questo documento. È, inoltre,
importante focalizzare l’attenzione sugli aspetti legati alla corretta manutenzione degli
edifici scolastici, con l’applicazione di misure specifiche da adottare caso per caso
L’individuazione e la segnalazione da parte del personale scolastico di casi (spesso anche
multipli) di alunni affetti da patologie respiratorie o allergiche è un metodo alquanto valido
per verificare e valutare la presenza di fattori di rischio negli ambienti scolastici e mettere in
atto interventi mirati volti a ridurre l’esposizione a specifici inquinanti e allergeni. È
opportuno sottolineare, inoltre, che dato che la figura del medico scolastico è stata sostituita
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
23
dai PLS, è importante sensibilizzare questi ultimi affinché rilevino tra i propri assistiti
l’eventuale presenza di casi di scolari affetti da patologie respiratorie e li segnalino al
responsabile della scuola.
A prescindere da un’accurata valutazione delle cause alla base dell’eventuale presenza di
muffe negli ambienti (es. infiltrazioni d’acqua, condensazione, etc.), è comunque
fondamentale formare in modo adeguato tutto il personale docente e non docente della
scuola, anche al fine di adottare misure preventive comportamentali che riducano
l’accumulo di inquinanti (es. rispetto della normativa vigente sul divieto di fumo) e di umidità
(es. ricambi d’aria, ventilazione mediante sistemi meccanici o apertura delle finestre)
evitando la condensazione di quest’ultima e l’accumulo nei materiali da costruzione.
Va poi sottolineato che i pur pochi studi epidemiologici condotti fino ad oggi in Italia, oltre a
fornire indicazioni generali su come affrontare la problematica dell’IAQ nelle scuole,
indicano interessanti esempi di lavoro multidisciplinare, basati sulla collaborazione di varie
istituzioni ed enti e sulle competenze e le esperienze di tecnici, ricercatori, insegnanti e
studenti; tali modelli potrebbero essere proficuamente riprodotti e diffusi sul territorio per
garantire una condivisione di conoscenze ed esperienze ed una maggiore tutela della salute
dei bambini.
1.2 Progetti in atto
L’Italia partecipa, attualmente, a tre progetti finalizzati a valutare la qualità dell’aria nelle
scuole e i relativi effetti sulla salute dei bambini.
Il primo, un progetto triennale iniziato alla fine del 2010, è stato approvato e finanziato dal
Ministero della Salute e rientra nel programma di attività del Centro Nazionale per la
Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (CCM). Lo studio, dal titolo Esposizione ad
inquinanti indoor: linee guida per la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e
definizione delle misure per la tutela della salute respiratoria degli scolari e degli
adolescenti”, avrà come obiettivo primario quello di implementare le linee guida sul
controllo dei rischi dell’esposizione a una cattiva IAQ per malattie respiratorie e allergiche
nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Lo studio includerà scuole di 7 Regioni
italiane (Lombardia, Friuli, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna, Sicilia).
Il secondo, un progetto pilota della durata di due anni che si concluderà a fine 2012, è stato
approvato e finanziato dalla Commissione europea tramite la DG SANCO (Directorate
General for Health and Consumer Affairs, Luxembourg), e rientra nel piano d’azione europeo
su Ambiente e Salute 2004-2012. Il progetto, denominato SINPHONIE (Schools Indoor
Pollution and Health: Observatory Network in Europe), include 24 Paesi europei. Gli obiettivi
primari dello studio sono: 1) revisione critica sugli effetti più rilevanti dell’esposizione ad
inquinamento nell’ambiente scolastico, e 2) valutazione della qualità dell’aria nelle classi
delle scuole selezionate e degli effetti sulla salute degli alunni. L’Italia partecipa con 3
Regioni (Lombardia, Toscana, Sicilia). Nell’ambito di questi studi vengono raccolti dati sulla
salute dei bambini e degli insegnanti per mezzo di questionari, e vengono effettuate
misurazioni oggettive di inquinanti all’interno e all’esterno delle scuole. Inoltre, su
sottocampioni di scolari, vengono anche effettuati esami clinici e strumentali.
24
Il terzo (Indoor and outdoor Air quality and Respiratory Health in Malta and SicilyRESPIRA)
è un progetto biennale sviluppato nell’ambito del Programma di Cooperazione
Transfrontaliera (P.O. 2007-2013) Italia-Malta che si concluderà nella primavera del 2013.
Esso coinvolge 1200 ragazzi della provincia di Caltanissetta (Sicilia) e 600 coetanei Maltesi: i
dati sanitari verranno incrociati con quelli ambientali rilevati – ed è questa la peculiarità
dello studio – sia all’interno delle aree scolastiche sia nelle abitazioni, con particolare
attenzione nei confronti degli inquinanti chimici (gassosi e PM2.5) e biologici (allergeni ed
endotossine batteriche). Sarà valutato anche un campione di genitori per meglio
comprendere la componente familiare delle patologie respiratorie allergiche.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
25
CAPITOLO 2. Analisi della situazione dell’igiene edilizia ed ambientale nelle strutture
scolastiche dell’infanzia e dell’obbligo.
La qualità dell’aria all’interno delle scuole è determinata da due principali gruppi di fattori. Il
primo gruppo riguarda le caratteristiche architettoniche, edilizie ed impiantistiche della
struttura scolastica che influenzano direttamente il microclima (temperatura, umidità,
ventilazione e ricambi d’aria) ed indirettamente le potenziali fonti di inquinamento indoor.
Queste costituiscono un secondo gruppo di fattori di rischio, di origine sia esterna che
interna, responsabili dell’immissione nell’aria indoor di inquinanti chimici fisici e biologici. Il
rapporto tra questi due gruppi di fattori influenza qualitativamente e quantitativamente la
IAQ.
Un’analisi della situazione dell'igiene edilizia ed ambientale nelle strutture scolastiche
dell'infanzia e dell'obbligo con riferimento alla IAQ dovrebbe quindi comprendere:
1. informazioni sull’area di insediamento dell’edificio scolastico, sulle caratteristiche
architettoniche, edilizie ed impiantistiche;
2. informazioni sulle concentrazioni nell’aria outdoor ed indoor e sulle potenziali fonti
interne di emissione degli inquinanti;
3. informazioni per la valutazione dell’interrelazione tra questi gruppi di fattori.
2.1 Quadro generale sulla situazione dell’igiene edilizia e ambientale nelle strutture
educative e scolastiche in Italia
L’analisi intende fornire un quadro di insieme delle maggiori problematiche ricorrenti
nell’edilizia scolastica esistente in Italia ed illustrare i livelli di adeguatezza funzionale
dell’attuale patrimonio edilizio che, per numero di edifici e indice di popolazione (10.800
istituzioni scolastiche, escluse le scuole paritarie e quelle private, articolate in più di 47.000
edifici pubblici su tutto il territorio nazionale, in cui operano ben 9 milioni di persone, tra
alunni e personale scolastico), risulta essere una realtà non trascurabile nelle politiche
economiche di sviluppo ed ai fini della salute pubblica.
Tabella 3 – Età degli edifici scolastici al 2010 in Italia (MIUR 2012).
Range Anno di Costruzione Numero Edifici Scolastici Percentuale %
Prima del 1800 1.249 3
1800-1899 1.140 2
1900-1920 1.671 4
1921-1945 3.951 8
1946-1960 8.713 18
1961-1975 11.477 24
a partire dal 1976 13.119 28
Dati non disponibili 5.993 13
Ad oggi, a livello nazionale, disponiamo di un numero sostanziale di informazioni relative alla
sicurezza strutturale degli edifici scolastici, grazie ad iniziative istituzionali, come quella del
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) pubblicata nel Febbraio
26
200223, effettuata coinvolgendo un campione di 9.590 istituzioni scolastiche su 10.824, che
testimonia di una situazione ancora distante dagli standard normativi in materia di sicurezza
e salubrità nei luoghi di lavoro. Lo stesso MIUR, nel Rapporto Nazionale sullo Stato
dell’Edilizia Scolastica riferito al Febbraio 2010, evidenzia come il patrimonio edilizio
scolastico italiano abbia una percentuale di scuole ancora troppo vecchie, ben il 17%
costruite prima del 1945 ed il 59% costruite prima del 1975 (tabella 3) [36].
Lo stato di efficienza energetica del parco scolastico è critico perché gran parte di esso è
stato costruito nel trentennio 1950-1980, in assenza di normative specifiche sul risparmio
energetico negli edifici. Le scuole realizzate nel periodo che va dagli anni ‘80 ai ‘90 sono state
realizzate secondo i criteri definiti dalla legge 373/76 e sicuramente insufficienti per gli
standard degli anni successivi. A partire dal 1991, in realtà, con l’emanazione della Legge
9.1.1991 n. 10, “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso
razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia“,
le scuole, come tutti gli edifici pubblici nuovi od in ristrutturazione, avrebbero dovuto
integrare il risparmio energetico e le fonti rinnovabili negli edifici dichiarati di pubblica utilità
e di pubblico interesse, ma tali norme restano per lo più ancora inapplicate in tutto il
territorio nazionale.
2.2 Dati disponibili sulla situazione attuale del patrimonio scolastico italiano,
relativamente alla qualità dell’aria indoor ed al microclima
Le iniziative sopra descritte non forniscono dati esaustivi sulle caratteristiche che
contribuiscono allo IAQ e al microclima negli ambienti scolastici. Le informazioni relative
all’inquinamento indoor nelle scuole ci pervengono quasi esclusivamente da attività di
ricerca e studi epidemiologici e non da dati rilevati da una rete istituzionale di monitoraggio
degli ambienti confinati. Gli studi in seguito descritti, delineano la sussistenza di un problema
significativo di inquinamento degli ambienti scolastici, come ad esempio la diffusa abitudine
al fumo sia da parte del personale, che degli studenti, nonostante l’assoluto divieto di fumo
nelle scuole, a fronte di una elevata prevalenza di malattie allergiche e/o respiratorie, in
particolare in età pediatrica. Queste osservazioni devono richiamare l’attenzione
istituzionale sull’esigenza di mettere quanto prima in atto appropriate ed efficaci misure
preventive, come già sottolineano nel 2002 dai risultati dello studio Indoor Air Pollution in
Schools”, condotto dalla “European Federation of Asthma and Allergy Associations(EFA)
[37] che, attraverso la revisione di 73 studi europei, inclusi 2 studi effettuati in asili e scuole
elementari a Milano, ha documentato la scarsa attenzione riposta dalle istituzioni e dagli
esperti sul problema della qualità dell’aria nelle scuole e la mancanza di direttive specifiche
per contrastare l’inquinamento indoor nelle scuole europee.
Le più significative evidenze sull’IAQ nelle scuole in Italia derivano da studi Europei, ai quali
hanno partecipato alcuni gruppi di ricercatori italiani (es. HESE e SEARCH), e da indagini
italiane (es. Studio della Regione Toscana).
Il Progetto Indoor “Studio sul comfort e sugli inquinanti fisici e chimici nelle scuole” [38],
promosso dalla Regione Toscana, ha interessato, negli anni 2004-2006, 61 scuole elementari
e medie dislocate sul territorio regionale. Lo studio (riportato come case study nell’Allegato
A) ha previsto valutazioni ispettive, rilevazioni dell’inquinamento indoor ed interviste ad
allievi e personale sulla percezione soggettiva del comfort ambientale. Circa la metà delle
scuole risultava costruita prima del 1970. I valori p elevati di inquinanti (es. CO2,
Formaldeide e PM2,5) si registravano quando nelle aule erano presenti i bambini, senza
23Circolare n 85 dell’8 maggio 2001 MIUR - Monitoraggio sulla sicurezza nelle scuole - Dati anno 2001. La cultura della sicurezza nella
scuola: il punto sullo stato di applicazione della Legge 626/94, Febbraio 2002.
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27
significative differenze tra le aule più o meno esposte al traffico veicolare. Si è invece
registrata un’associazione statisticamente significativa tra il benzene presente all’interno
delle aule e l’intensità di traffico automobilistico ed una buona correlazione tra benzene
interno ed esterno nelle 24 ore.
Sulla base delle evidenze riportate dall’EFA negli anni 2004-2005, è stato effettuato lo Studio
HESE [14, 31], che, per la prima volta, ha raccolto informazioni su un campione di scuole in
Francia (Reims), Svezia (Uppsala), Norvegia (Oslo), Danimarca (Arhus) e Italia (Siena e Udine).
Circa un terzo delle scuole esaminate aveva più di 50 anni. Molto frequentemente è stata
riscontrata la presenza di umidità, di polvere e di allergeni di cane e gatto, sia nell’aria che
nella polvere. In generale, le condizioni illuminotecniche e microclimatiche all’interno delle
aule (temperatura e umidità relativa) rispettavano le indicazioni delle norme tecniche
vigenti. La concentrazione di PM10 superava il valore soglia di 50 microgrammi (g) per m3
suggerito dall’EPA per esposizioni a lungo termine in tutte le aule di Danimarca, Italia e
Francia, nel 33% delle aule norvegesi e nell’11% di quelle svedesi. I valori medi più elevati
sono stati misurati in Danimarca (170g/m³), in Italia (153g/m³) e in Francia (112g/m³).
Decisamente più bassi i valori medi di Norvegia (54g/m³) e Svezia (33g/m³), dove era
installato un sistema di ventilazione meccanica, rispettivamente, in parte (Norvegia) ed in
tutte le aule (Svezia). Si tenga presente che, nel 2007, l’Organizzazione Mondiale della Sanità
ha drasticamente ridotto tale limite a 20g/m3.
Per quanto riguarda la CO2, i risultati dello studio HESE non erano meno allarmanti. Il valore
standard suggerito dall’ASHRAE per esposizione a lungo termine (1000 parti per milione,
ppm) veniva superato globalmente nel 66% delle aule e, precisamente, in tutte le aule
francesi, nell’86% delle aule danesi, nel 33% di quelle norvegesi e in nessuna delle aule
svedesi. Per l’Italia, a Siena il valore limite di CO2 era superato in tutte le aule, mentre ad
Udine si superava il limite nell’80% dei casi, facendo sì che in Italia sia stata misurata la
concentrazione media più elevata di CO2 (quasi 1900 ppm). Secondo l’ASHRAE, la portata
minima di ventilazione nelle scuole (ricambio d’aria) dovrebbe essere di 8 litri al secondo per
persona. Questo valore non era raggiunto nel 100% delle aule francesi, nel 94% delle
italiane, entrambe con una media di 3.2 l/s/p, e nell’86% di quelle danesi (6.1 l/s/p). Un
maggior tasso di ventilazione si poteva osservare in Norvegia (il 33% delle aule mostrava un
superamento del limite della CO2, media 12.1 l/s/p) ed in Svezia (solo l’11% oltre il limite di
CO2, media 16.9 l/s/p) [14]. Nel 50% delle aule italiane monitorate la concentrazione media
dei miceti nell’aria è risultata superiore alle 300 ufc/m3 proposte dall’ASHRAE [31]. Tali
concentrazioni non risultavano essere influenzate da fattori ambientali esterni, confermando
l’origine indoor degli inquinanti misurati nelle aule. La qualità dell’aria è risultata accettabile
nelle scuole in cui veniva garantito un adeguato numero di ricambi d’aria.
Uno studio volto a misurare la concentrazione delle polveri e della CO2 nelle scuole è stato
effettuato anche in Germania, negli anni 2004-05. Rispetto alle 16 aule italiane monitorate
nello studio HESE avevano una concentrazione mediana di PM10 di 147 g/m3, mentre le 92
tedesche avevano una concentrazione mediana di PM10 meno elevata 92g/m3 [39]. Per
quanto riguarda la CO2, valori superiori a 1.000 ppm sono stati misurati nel 92% delle aule
tedesche [40], una proporzione molto simile a quella trovata per le aule italiane dell’HESE
(90%).
28
Si tiene qui a precisare, per altro, che ad eccezione dei gruppi partecipanti allo studio HESE,
per i quali sono state adottate metodiche standardizzate, i risultati provenienti da studi
effettuati negli altri paesi potrebbero essere scarsamente confrontabili tra loro, a causa delle
diverse metodiche e strumentazioni adottate.
Nel 2008, con il progetto multicentrico europeo SEARCH [15] coordinato dal Regional
Environmental Center for Central and Eastern Europe (REC), che ha coinvolto Ungheria, Italia,
Albania, Bosnia e Erzegovina, Serbia, e Slovacchia, sono stati raccolti dati sulle caratteristiche
di edifici e aule scolastiche ed effettuate misurazioni ambientali per valutare la qualità
dell'aria all’interno e all’esterno delle scuole selezionate. In particolare, l’indagine italiana è
stata coordinata a livello nazionale dal Ministero dell’Ambiente, ed ha visto la partecipazione
di FEDERASMA Onlus, della Fondazione Maugeri di Varese (per il coordinamento del
monitoraggio sanitario), dell’Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente (ARPA) della
Regione Lombardia (coordinamento del monitoraggio ambientale nelle scuole) e delle ARPA
di Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Sardegna. Il progetto ha coinvolto 13 scuole (55
classi frequentate da 939 alunni con età media 11 anni), ed ha previsto: a) la misura della
qualità dell’aria nelle aule scolastiche; b) la valutazione dello stato e della manutenzione
dell’edificio scolastico; c) la valutazione dell’ambiente domestico dove vive il bambino. Ha
inoltre valutato lo stato di salute dei bambini tramite: a) un questionario compilato dai
genitori; b) la misura della funzionalità respiratoria del bambino (spirometria), effettuata
direttamente nelle scuole da tecnici specializzati. I risultati di maggior interesse dell’indagine
sono i seguenti: più del 50% delle scuole studiate era antecedente al 1970; la concentrazione
media di PM10 nelle aule italiane dello studio SEARCH (98g/m3) risultava inferiore a quella
misurata nelle scuole italiane dello studio HESE (153g/m3) ma, come sottolineato in
precedenza, tali risultati potrebbero essere scarsamente confrontabili a causa della mancata
standardizzazione delle metodiche di rilevamento. Tuttavia, anche in questo studio, in più
della metà delle aule era presente una concentrazione superiore ai limiti ambientali per
esposizioni a breve ed a lungo-termine (se riferita all’outdoor, la soglia è di 40 µg/m³).
Inoltre, nel 70% dei casi le concentrazioni di PM10 all’interno delle aule sono risultate
superiori a quelle misurate all’esterno. In poco più del 50% delle aule, le finestre venivano
aperte durante tutti gli intervalli e, nell’11% dei casi, solo una volta al giorno. Nel 94% delle
aule si usavano i gessi per scrivere sulla lavagna. Solo una scuola sorgeva in una zona con
traffico limitato; per tutte le altre il traffico autoveicolare era moderato, eccetto due scuole
(17%), prossime a strade molto trafficate. All’interno degli edifici scolastici italiani, inoltre, le
concentrazioni di formaldeide (inquinante chimico che si libera nell’aria da mobili, colle
adesive, vernici, detergenti per le pulizie degli ambienti e spray mangia polvere, inserito
dall’IARC in classe I, tra le sostanze cancerogene per la specie umana [41] sono risultate più
elevate rispetto alla media delle altre scuole europee, pur rimanendo lontane dai livelli di
pericolosità indicati dall’OMS, di 100µg/m3, pari a 0,1 ppm. Il risultato sintetico dell’indagine
effettuata su circa 1000 bambini intervistati (13 scuole in 6 diverse Regioni) è che quasi il
30% soffre di rinite allergica ed il 20% tossisce frequentemente, spesso anche la notte per il
14%. Una delle conseguenze registrate riguarda anche l’aumento dei giorni di assenza da
scuola.
2.3 Criticità e proposte
Da quanto fin qui descritto emerge che gran parte degli edifici scolastici sono stati costruiti
prima degli anni ’70 e spesso versano in condizioni strutturali ed igieniche critiche,
riflettendo quanto già evidenziato nell’indagine nazionale di monitoraggio della sicurezza
delle scuole del 2001 (Circolare 85/2001 MIUR).
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
29
Le carenze riscontrate possono essere attribuibili, in parte, a problematiche di tipo
ambientale (es. inquinamento atmosferico, presenza di vegetazione altamente allergenica,
intenso traffico autoveicolare e rumore, localizzazione della scuola in aree a rischio
ambientale, etc.), evenienze risolvibili solo parzialmente attraverso misure di contenimento
adottate “a posteriori” dalla scuola. Questi problemi dovrebbero trovare, in realtà, una
risposta a livello territoriale, attraverso un’attenta valutazione delle cause di inquinamento e
la ricerca di soluzioni strategiche condivise con i diversi attori sociali ed istituzionali coinvolti
(es. installazione di specifici sistemi di ventilazione/filtrazione dell’aria, sfalci ed eliminazione
delle piante allergeniche, doppi vetri alle finestre per il rumore, etc.).
In altri casi, il problema è determinato da evidenti carenze progettuali, architettoniche,
edilizie e manutentive degli edifici e degli impianti o da carenze nella gestione igienica delle
scuole. In queste situazioni, l’adozione di misure specifiche da individuare caso per caso (es.
interventi di deumidificazione, isolamento e pulitura di muri e/o revisione e sanificazione
degli impianti, definizione della giusta frequenza degli interventi di manutenzione ordinaria e
straordinaria, revisione dei protocolli di pulizia dei locali, ventilazione adeguata, etc.)
possono contribuire a ridurre sensibilmente il rischio. Non minore attenzione dovrebbe
essere posta, sin dal livello progettuale, sia in caso di nuova costruzione che di
ristrutturazione degli edifici, nell’adozione di sistemi edilizi, impiantistici ed in particolare di
arredo, prediligendo quei metodi costruttivi e quei materiali che rispondano a requisiti di
basso impatto sull’ambiente e sulla salute. In particolare, dovrebbe essere attuata una
“policy” di certificazione ed adozione di materiali “ecosostenibili” e che risultino ipo-
allergenici, oltre che atossici e non-nocivi, al fine di garantire una effettiva attenzione alla
IAQ per la tutela e sicurezza degli studenti e del personale scolastico. In tal senso, all’utilizzo
di pur innovativi metodi progettuali, edilizi e di nuovi materiali strutturali e/o di arredo, non
adeguatamente sperimentati in relazione al loro impatto sulla salute e/o sull’ambiente,
dovrebbero essere preferiti metodi progettuali, edilizi e materiali di consolidata, evidente e
provata efficacia ed a ridotto o, meglio, assente impatto sulla salute e sull’ambiente, con
particolare attenzione al grado di allergenicità.
Infine, si evidenziano gravi carenze comportamentali (es. fumo di sigaretta da parte di
docenti e studenti, la scarsa cura dell’igiene dei locali e la scarsa aerazione dei locali, etc.),
che contribuiscono in modo rilevante ad alterare la IAQ ed ad aumentare il livello di
esposizione di bambini ed adolescenti ad inquinanti pericolosi, come il fumo passivo,
disapplicando specifiche norme come il divieto di fumo nei luoghi pubblici, in particolare
nelle scuole. Ciò denota evidenti carenze sia culturali che di “governance”, che richiedono
un’attenta sensibilizzazione dei docenti, degli allievi e dei diversi “attori” addetti alla
gestione e manutenzione del patrimonio edilizio delle scuole e al controllo e rispetto delle
norme vigenti. Fondamentale appare l’esigenza di una formazione continua ai diversi livelli
di responsabilità, sia in ambito scolastico che extra scolastico, al fine di promuovere più
elevati standard di qualità dell’edilizia scolastica e della sicurezza, considerando la possibilità
di favorire la creazione di figure professionali specifiche nella valutazione e gestione dei
rischi in ambito scolastico.
Si ritiene, inoltre, necessaria una maggiore flessibilità e attiva condivisione dei ruoli e delle
responsabilità degli Enti coinvolti nei processi di programmazione e gestione e una maggiore
sensibilizzazione verso il problema della suscettibilità dei bambini e adolescenti alle
30
esposizioni ambientali, in modo particolare nei confronti degli studenti con patologie
respiratorie ed allergiche.
Tutto ciò non può prescindere da un serio e costante monitoraggio delle condizioni degli
edifici scolastici, creando opportune banche dati (preferibilmente on-line), continuamente
aggiornabili dalle istituzioni scolastiche e dagli Enti preposti, sulla base delle quali
dovrebbero essere impostati i programmi per gli interventi di risanamento e di nuova
realizzazione del patrimonio scolastico territoriale, in particolare, dando impulso al
completamento ed integrazione dell’Anagrafe Scolastica (L. 23/1996) con i dati derivanti
dall’attività di rilevazione delle criticità connesse ad elementi strutturali e non strutturali,
attivata con l’Intesa sottoscritta in Conferenza Unificata il 28/1/2009. Ciò consentirebbe di
dare sistematicità e costanza nel tempo all’allocazione di risorse, per elaborare una
metodologia di intervento che non sia regolare conseguenza dell’esigenza emergenziale, ma
frutto di una programmazione ragionata.
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31
CAPITOLO 3. Analisi degli aspetti normativi, gestionali e organizzativi inerenti l’igiene
edilizia e ambientale delle scuole dell’infanzia e dell’obbligo: la normativa, le iniziative
istituzionali, i soggetti coinvolti, i modelli organizzativi e gestionali ai vari livelli.
3.1 Disposizioni in materia di igiene edilizia, qualità dell’aria e comfort degli ambienti
scolastici
Per le condizioni igieniche, di sicurezza e di comfort degli ambienti e dei servizi scolastici si fa
riferimento ad una serie di norme generali e specifiche che regolamentano i diversi aspetti
della materia:
disposizioni nazionali e locali in materia di edilizia residenziale e scolastica;
disposizioni e prassi in materia di qualità dell’aria ambientale: standard e valori guida di
IAQ, norme per il controllo delle sorgenti indoor: divieto di fumo, sicurezza chimica dei
prodotti di consumo, certificazione e etichettatura materiali, comprese le norme per una
corretta gestione e manutenzione degli impianti;
disposizioni per le operazioni di gestione degli spazi e degli arredi;
disposizioni in materia di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Alle sopraccitate disposizioni deve aggiungersi: il corposo quadro normativo per il controllo
dell’inquinamento dell’aria atmosferica, che comprende provvedimenti di recepimento di
numerose Direttive europee, norme urbanistiche, Piani di qualità dell’aria, etc., nonché le
norme per il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.
3.1.1 Disposizioni in materia di edilizia scolastica
3.1.1.1 La legislazione nazionale
La legislazione nazionale comprende disposizioni generali in materia di edilizia e urbanistica
e disposizioni specifiche in materia di edilizia scolastica. Col citato quadro normativo devono
confrontarsi i progetti di nuovi edifici, così come la ristrutturazione degli edifici esistenti.
3.1.1.1.1 Disposizioni generali in materia edilizia e urbanistica
Il D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari
in materia edilizia, come modificato dal D.Lgs. 27 dicembre 2002 n. 301, finalizzato alla
semplificazione amministrativa in materia di attività edilizia.
Il D.M. 2 aprile 1968, n.1444 fissa i limiti di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i
fabbricati e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a
parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della
revisione di quelli esistenti. La localizzazione degli edifici scolastici sul territorio è definita
sulla base degli standard minimi indicati dall’art.3 (per ogni abitante, devono essere
riservati m2 4,5 destinati a: asili nido, scuole materne, scuole dell’obbligo).
3.1.1.1.2 Disposizioni in materia edilizia scolastica
La Carta dei servizi scolastici (Titolo III- D.P.C.M. 7 giugno 1995), sancisce il principio che
L’ambiente scolastico deve essere pulito, accogliente, sicuro. Le condizioni igieniche e di
sicurezza dei locali e dei servizi devono garantire una permanenza a scuola confortevole
per gli alunni e il personale”. Il D.M. 18 dicembre 1975 reca norme tecniche aggiornate
relative all'edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica,
edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica,
tuttora validi perché non sono state ancora emanate le norme tecniche annunciate dalla
32
successiva legge 23/96.
D.M. 13/09/1977, Modificazioni alle norme tecniche relative alla costruzione degli edifici
scolastici.
Legge 11 gennaio 1996, n. 23 "Norme per l'edilizia scolastica" prevede la stesura di
nuove norme in materia di edilizia scolastica, salvo quanto previsto al comma 3 dell'art. 5
del D.M. 1975.
3.1.1.2 Regolamenti Locali di Igiene Tipo e Regolamenti Edilizi Comunali
Gli ambienti da adibire a edifici scolastici devono osservare i requisiti prescritti dai Locali
Regolamenti Edilizi, che trovano fondamento nelle norme nazionali.
Il Regolamento locale di Igiene Tipo è approvato con delibera regionale. Con tale
regolamento le Regioni emanano norme integrative e complementari alla legislazione
nazionale. Il regolamento regionale viene recepito nel regolamento edilizio comunale,
che adegua le disposizioni generali alle particolari condizioni locali24.
Il Regolamento Edilizio Comunale25 (o Regolamento Comunale di Igiene o d’Igiene
Edilizia, come variamente denominato) provvede a dettare norme tecniche, procedurali
e sanitarie connesse alle attività di costruzione o di trasformazione delle opere edilizie e
infrastrutturali a livello del territorio comunale, come: disposizioni relative alla
progettazione; definizioni di carattere urbanistico-edilizio riguardanti modalità di
applicazione degli indici urbanistici (distanze, superfici, volumi, altezze, etc.); norme
tecniche riguardanti la sicurezza ed il benessere per una maggiore qualità del costruito
(indicazioni sull’allocazione sul territorio, sulla compatibilità degli edifici, l’esposizione,
l’aerazione degli alloggi, la superficie degli spazi abitativi, le altezze ed i volumi interni dei
locali, illuminazione naturale, ventilazione e microclima, la presenza di canne di
esalazione, di canne fumarie e di camini, etc.).
3.1.1.3 Legislazione ambientale
Nell’ambito del corpo normativo che disciplina tale materia occorre distinguere diversi livelli
di cogenza delle norme: norme cogenti (Leggi e Decreti) e norme volontarie.
Le norme cogenti sono dettate dal legislatore o derivano da altre fonti di legislazioni e, in
quanto tali, prevedono l’obbligo dell’osservanza.
Le norme volontarie non hanno natura legislativa; sono emanate da organismi nazionali
(UNI) o da organismi europei (Comitato Europeo di Normazione o CEN) o da organismi
internazionali (ISO), attraverso il consenso di tutte le parti interessate, e sono recepite e
adottate spontaneamente. La norma tecnica è considerata una norma di qualità e diventa
obbligatoria, quando una legge dello Stato o un regolamento locale rinvia espressamente ad
essa.
La conformità alle Norme Tecniche (certificazione volontaria) è indice di rispondenza ai più
avanzati requisiti costruttivi, prestazionali e funzionali.
3.1.1.3.1 Disposizioni in materia di qualità dell’aria atmosferica
La legislazione in tale ambito discende principalmente dal recepimento di Direttive Europee
che fissano i valori di qualità dell’aria, in termini di valori limite e valori guida per i principali
inquinanti atmosferici.
24giusto il disposto dell'art. 344 del T.U. LL. SS. approvato con R.D. 27/7/34, n.1265, titolo III, Cap. IV, “dell’igiene degli abitati urbani e rurali
e delle abitazioni”.
25di cui all’articolo 33 della Legge urbanistica statale 17.8. 1942, n.1150, successivamente modificata e integrata (legge 17.2.1992, n.179).
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33
I valori di qualità dell’aria atmosferica, sono fissati dal Presidente del Consiglio su proposta
del Ministero dell'Ambiente e indicano il massimo inquinamento ammissibile e si dividono
in: Valori limite (indicano, per ogni sostanza, la quantità massima accettabile) e Valori guida
(indicano, per ogni sostanza, la quantità massima desiderabile), cioè i livelli che permettono
la prevenzione a lungo termine in riferimento alla salute umana e alla protezione
dell’ambiente.
Le regioni possono fissare limiti per gli inquinanti atmosferici più severi di quelli indicati a
livello nazionale e devono adoperarsi perché i valori limite non vengano superati. A tal fine
elaborano un “piano di risanamento e tutela della qualità dell'aria”. Le autorità competenti
hanno l’obbligo di mantenere costantemente informati i cittadini sulle concentrazioni degli
inquinanti atmosferici e sono tenute a garantire la costante informazione delle associazioni
ambientaliste e degli organismi sanitari responsabili della tutela della salute pubblica.
Per gli aspetti relativi alla tutela della qualità dell’aria, in senso generale, vanno menzionate
le recenti azioni del Ministero dell’Ambiente per il controllo di sorgenti outdoor di inquinanti
in ingresso negli ambienti confinati:
il Decreto Legislativo 13 agosto 2010, n. 155, in recepimento della Direttiva sulla Qualità
dell’Aria Ambiente e Aria più Pulita per l’Europa n. 50/2008 del 21 maggio 2008, fissa i
valori limite e gli obiettivi di qualità per le concentrazioni nell’aria ambiente di biossido di
zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo, particolato PM10,
particolato PM2.5 e ozono.
3.1.1.3.2 Disposizioni in materia di qualità dell'aria indoor e microclima
In Italia, diversamente da quanto accade per l’aria atmosferica, non si dispone ancora di una
normativa nazionale per gli ambienti indoor, che definisca in maniera organica e puntuale i
diversi aspetti dell’IAQ. I parametri di salubrità delle abitazioni e degli abitati in genere sono
fissati dai Regolamenti di Igiene, mentre per gli ambienti di lavoro si fa riferimento al D.Lgs.
81/2008.
Il Ministero della Salute nell’ambito delle proprie funzioni di indirizzo, ha promosso negli
anni una serie di iniziative, volte a colmare il vuoto normativo esistente in materia di IAQ e
contrastare gli effetti sulla salute correlati all’inquinamento dell’aria indoor.
L’Accordo del 27 settembre 2001, tra Ministro della Salute, Regioni e Province Autonome, sul
documento concernente: "Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli
ambienti confinati" (G.U. Serie Generale n. 276 del 27 novembre 2001) fornisce un’analisi dei
principali inquinanti indoor ed i relativi effetti sulla salute e linee di indirizzo tecnico per
migliorare l’aria degli ambienti confinati. Il documento raccomanda l’emanazione di una
normativa che definisca i valori guida di IAQ e gli standard di ventilazione per i diversi
ambienti e le azioni necessarie per garantirne il rispetto.
3.1.1.3.2.1 Disposizioni e prassi per il controllo delle sorgenti e degli inquinanti indoor
Per il controllo dell’inquinamento indoor si fa riferimento a norme che agiscono sulle fonti
attraverso la limitazione delle emissioni di sostanze inquinanti da prodotti (es. regolamento
REACH - Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals - e Marchio ECOLABEL) o un
divieto generale di esposizione (es. legislazione sul divieto di Fumo), o attraverso un divieto
esplicito di utilizzo di alcune sostanze (es. legislazione sull’Amianto).
Il Regolamento REACH (CE n. 1907/2006) disciplina le attività di Registrazione,
34
valutazione, autorizzazione e restrizione di tutte le sostanze prodotte o importate
nell’unione Europea.
Il Marchio ECOLABEL è un sistema volontario del marchio di qualità ecologica dell’Unione
europea, disciplina le norme per l’istituzione e l’applicazione del Marchio comunitario di
qualità ambientale di un prodotto (Regolamento CE n. 66/2010).
La Direttiva sui prodotti da costruzione 89/106/CEE, denominata CPD (Construction
Products Directive), recepita in Italia dal DPR n. 246 del 21 aprile 1993 e dal Regolamento
305/2011 sui prodotti da Costruzione, ha l'obiettivo di assicurare che i prodotti da
costruzione che vengono immessi sul mercato siano costruiti o realizzati in modo che
l’opera di costruzione nella quale sono integrati rispetti alcuni requisiti ritenuti essenziali
per la sicurezza, la salute e altre esigenze di ordine collettivo dell’utenza.
Nella tabella sinottica n. 4 (pag. 33 e successive) sono indicati i principali riferimenti
normativi in materia di IAQ e le norme tecniche e gli standard nazionali e internazionali che
regolamentano i principali aspetti dell’IAQ e del microclima.
Si precisa che per quanto concerne il controllo degli allergeni indoor nelle aule scolastiche si
fa riferimento alle indicazioni e misure specifiche riportate nell’Accordo del 18 novembre
2010, recante “Linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor
per allergie ed asma”.
3.1.1.3.2.2 La normativa sul divieto di fumo
È del 1975 la prima norma italiana, la Legge 11 Novembre 1975 n. 584, che proibisce di
fumare nelle aule scolastiche delle scuole di ogni ordine e grado. Questo divieto viene
esteso, con direttiva P.C.M. 14/12/1995, ad ogni pertinenza scolastica aperta al pubblico,
come corridoi o biblioteche.
Il divieto di fumo nelle scuole viene confermato dalla Legge 16 gennaio 2003, n. 3
“Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione” che, all’art.51 “Tutela
della salute dei non fumatori”, ha esteso il divieto di fumo a tutti i locali chiusi, con le sole
eccezioni dei locali riservati ai fumatori e gli ambiti strettamente privati, per tutelare la
salute dei bambini e dei nascituri e prevede sanzioni più gravi per chi fuma in presenza di
bambini o di donne incinte. Rimane però la possibilità di fumare in tutti i luoghi all'aria
aperta, come i cortili delle scuole, salvo specifica direttiva del Preside da emanare con
circolare interna. Il D.P.C.M. 23 dicembre 2003 Attuazione dell'art. 51, comma 2 della L. 16
gennaio 2003, n. 3, come modificato dall'art. 7 della L. 21 ottobre 2003, n. 306, in materia di
«tutela della salute dei non fumatori» recepisce l'Accordo tra Stato, regioni e province
autonome di Trento e Bolzano sulla tutela della salute dei non fumatori, sancito nella seduta
della Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, regioni e province autonome del 24
luglio 2003 e definisce, nell'allegato 1, i requisiti tecnici dei locali per fumatori, dei relativi
impianti di ventilazione e di ricambio d'aria e dei modelli dei cartelli connessi al divieto di
fumare.
A supporto delle azioni di contrasto del fumo, la Legge 22 febbraio 1983 n. 52 vieta qualsiasi
propaganda pubblicitaria di prodotti da fumo nazionali o esteri. Infine, nel 2008 l’Italia ha
ratificato la Convenzione quadro per il controllo del tabacco”, approvata nel maggio 2003,
durante la 56° assemblea Mondiale della Salute dell’OMS (Legge 18 marzo 2008 n.75,
pubblicata in GU n. 91 del 17 aprile 2008) allineando pienamente la normativa attuale al
programma di azione proposto dall’OMS.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
35
3.1.1.3.3 Norme e prassi in materia di performance ambientale, sostenibilità e risparmio
energetico degli edifici
La Direttiva Europea 2002/91/CE (comunemente nota come EPDB) ha introdotto il concetto
di certificazione energetica degli edifici, invitando gli istituti normatori europei (CEN-
mandato EPDB M343) a fornire i necessari supporti normativi e, allo stesso tempo, gli Stati
membri a recepirne i contenuti, attraverso le norme e le leggi nazionali. Sostanzialmente,
questa direttiva stabilisce criteri generali per la classificazione energetica dei nuovi edifici e
degli edifici ristrutturati, ai quali dovranno aderire i singoli stati membri, a livello nazionale o
regionale, pur nella salvaguardia delle singole particolarità.
Inoltre, esiste un corposo quadro normativo relativo al miglioramento dell’efficienza
energetica delle costruzioni26 alle quali fanno seguito le disposizioni nazionali:
D.Lgs. 19 agosto 2005, n.192, Attuazione della Direttiva 2002/91/CE relativa al
rendimento energetico nell’edilizia; e relativo Regolamento di attuazione D.P.R. 2.4.2009,
n. 59;
D.Lgs. 29 dicembre 2006, n.311, Disposizioni correttive e integrative al D.Lgs. 192/2005;
D.M. 26 giugno 2009, Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici.
È opportuno ricordare che con il termine “Green Building”, a livello internazionale, si indica
un edificio progettato costruito e gestito in maniera sostenibile ed efficiente nonché
certificato come tale da un ente terzo indipendente. Un green building viene realizzato
utilizzando “Green Materials”, cioè materiali e prodotti raccolti da fonti gestite in modo
sostenibile, durevoli, riciclabili e dotati di una certificazione.
3.2 Disposizioni in materia di tutela della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro
Gli istituti scolastici, di ogni ordine e grado, sono considerati a tutti gli effetti ambienti di
lavoro e quindi sottoposti in modo indifferente al D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (Testo Unico di
Sicurezza sul Lavoro). In attesa dell’emanazione dei previsti Decreti Attuativi, per l'ambiente
scolastico si fa riferimento alla precedente normativa. La responsabilità in materia di salute e
sicurezza negli ambienti scolastici e di quelle di tipo gestionale fa capo al datore di lavoro,
che per la scuola è il Dirigente scolastico di ciascun Istituto (D.M. 292/1996). I lavoratori, in
base al D.M. 382/98, sono il personale docente, non docente ed amministrativo. Gli studenti
sono equiparati alla figura del generico lavoratore, se nella scuola sono presenti laboratori
appositamente attrezzati, con possibile esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici e in
caso di utilizzo di macchine, apparecchi e strumenti di lavoro, comprese apparecchiature con
videoterminali.
3.3 Responsabilità e compiti
3.3.1 Gli Enti Locali
In base alla legge 23/1996, gli Enti locali (Comuni e Province) sono preposti sia agli
adempimenti in ordine alla fornitura dei locali da adibire a uso scolastico e agli obblighi di
manutenzione ordinaria o straordinaria, finalizzata alla “messa a norma” degli edifici, sia alla
istituzione e gestione dell'Anagrafe degli edifici scolastici (con la descrizione del loro stato),
concorrendo alla formazione dell'Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica e l’istituzione
26Direttiva 2009/28/CE, Sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili e Direttiva 2010/31/UE, Sulla prestazione energetica
nell’edilizia.
36
dell’Osservatorio nazionale. È anche un loro compito verificare (periodicamente e in maniera
programmata) le esigenze di manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici
(art. 3), oltre che la vigilanza e il controllo della conformità alle norme relative alla sicurezza,
all'igiene e al risparmio energetico, avvalendosi anche dei Dipartimenti di Prevenzione delle
ASL.
In particolare, la legge n. 23/96 definisce le competenze e all’articolo 3 attribuisce:
al Comune le competenze in materia di edilizia scolastica, discendenti dalla legislazione
statale e regionale, connesse alla istruzione materna, elementare e media, compresi gli
oneri per l'arredamento e per le attrezzature;
alle Province le competenze nell’ambito della legislazione statale e regionale, per gli
edifici sede di istituti e scuole per l’istruzione secondaria superiore e per la formazione
professionale, comprese le sede di Convitti ed istituzioni educative statali;
alle Regioni spetta il compito di predisporre, sentiti gli uffici scolastici regionali, i Piani
generali triennali e i Piani annuali di attuazione per il finanziamento di interventi in
materia di edilizia scolastica e per il rispettivo territorio, le funzioni amministrative in
materia di lavori pubblici concernenti le opere di edilizia scolastica.
3.3.2 Il Dirigente scolastico
Sulla base della normativa vigente, il Dirigente scolastico, in quanto datore di lavoro, deve
svolgere una serie di compiti e funzioni di carattere generale concernenti essenzialmente le
attività di formazione ed informazione del personale interessato, nonché la valutazione dei
rischi, la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione e
l’elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR). Per l’esercizio delle funzioni in
materia di vigilanza e controllo ambientale, il Dirigente scolastico, nei casi in cui le
competenze interne all’istituto non risultano adeguate, ha l’obbligo di rivolgersi a
competenze esterne, quali il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL del territorio di
appartenenza. In pratica il dirigente scolastico prende i contatti con i Dipartimenti di
Prevenzione, segnala ogni situazione di rischio per la salute legata all’ambiente e comunica
al Comune o alla Provincia eventuali criticità o inosservanze della normativa vigente,
adoperandosi, comunque, nella riduzione dei rischi, in attesa delle verifiche e dei
provvedimenti degli Enti locali.
3.3.3 Attività di vigilanza, sorveglianza sanitaria e tutela del benessere psicofisico dello
studente
Il D.P.R. n. 264/1961, recante “Disciplina dei servizi e degli organi che esercitano la loro
attività nel campo dell’igiene e della sanità pubblica”, titolo III, all’art. 9 dispone che la
tutela della salute della popolazione scolastica e la vigilanza sull’igiene delle scuole, degli
istituti di educazione ed istruzione e delle istituzioni parascolastiche spettano al Ministero
della Sanità, d’intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione e con il Ministero del Lavoro e
della Previdenza Sociale”. Il D.P.R. stabilisce, inoltre, all’art. 11 che “la vigilanza igienica delle
scuole e la tutela sanitaria della popolazione scolastica vengono esercitate con sevizi medico-
scolastici a carattere prevalentemente profilattico e con servizi specialistici”.
Per quanto riguarda le funzioni di sorveglianza dello stato di salute degli studenti e le
prestazioni sanitarie di medicina preventiva e di urgenza, in passato la normativa di
istituzione del servizio di medicina scolastica27, peraltro mai abrogata, imponeva l’obbligo
27DPR 22.12.1967, n.1518 “Regolamento per l’applicazione del Titolo III del DPR 11.12.1961, n. 264”, relativo ai servizi di medicina
scolastica.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
37
della presenza nella scuola del Medico scolastico, come responsabile del “controllo dello
stato di salute di ogni scolaro” nonché delle “prestazioni sanitarie di medicina preventiva e di
urgenza”; tanto che anche le normative edilizie prevedevano che: “In ogni scuola, insieme
agli spazi per l'educazione fisica, dovranno essere previsti adeguati locali per il servizio
sanitario e per la visita medica, di dimensioni tali da consentire, nella scuola secondaria,
ricerche e studi psicotecnici e che siano forniti dei servizi necessari”.
Attualmente, in base all’art. 29 del DPR 28 luglio 2000, n. 272, «Regolamento di esecuzione
dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti pediatri
di libera scelta», tali compiti sono affidati al Pediatra di Libera Scelta.
Di fatto, però tali compiti non sono stati regolamentati nell’organizzazione scolastica, creando
non pochi problemi per la tutela della salute di scolari con patologie croniche (es. allergie,
malattie respiratorie o diabete), principalmente per la gestione di situazioni di emergenza
sanitaria.
Appare, quindi, evidente che in ogni struttura scolastica è possibile riconoscere la
sussistenza di due responsabilità concorrenti in materia di sicurezza e tutela della salute: 1)
quella del dirigente scolastico, tenuto a predisporre le misure volte a garantire la salubrità
ambientale e ridurre i rischi per l’incolumità e la salute degli studenti (e dei lavoratori) e
richiedere, nei casi previsti, all’Amministrazione locale di intervenire per risolvere situazioni
di insalubrità e rischio all’interno della struttura scolastica e 2) una responsabilità di
carattere più strettamente sanitario, a cui spetta il compito di garantire la tutela del
benessere psico-fisico di ogni studente e che coinvolge anche competenze esterne alla
scuola, quali: il Dipartimento di Igiene e Prevenzione dell’ASL ed il Pediatra di Libera Scelta.
Si ricorda, infine, che quando nella scuola vengono svolte attività che possono costituire un
rischio per la salute degli studenti (es. uso videoterminali, laboratori), la sorveglianza
sanitaria (accertamenti preventivi e periodici finalizzati a verificare l'assenza di
controindicazioni allo svolgimento di determinate attività) viene effettuata dalla figura del
medico competente.
38
Tabella 4 – Normativa essenziale in materia di edilizia scolastica, qualità dell’aria interna e
microclima.
Settore Rif. normativo Descrizione
D.M. 18 dicembre 1975 Norme tecniche aggiornate relative all'edilizia
scolastica, ivi compresi gli indici minimi di
funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da
osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia
scolastica
Legge 11 gennaio 1996,
n. 23 Norme per l'edilizia scolastica
UNI 7713
D.M. 2 marzo 1978 Arredamenti scolastici. Tavolini e sedie (G.U.
n.100 del 12-4-78)
EDILIZIA SCOLASTICA
ARREDAMENTI
PALESTRE E IMPIANTI
SPORTIVI
Legge 7 febbraio 1958
n.88, art 5-6/
Palestre negli edifici scolastici
Standard ASHRAE, 62-
198929
Ventilation for acceptable Indoor Air Quality
Standard ISO/FDIS 7730 Indicazioni per la qualificazione e valutazione
del confort
UNI EN 13779 Ventilazione edifici non residenziali
UNI 15251 Criteri per la progettazione dell'ambiente
interno e per la valutazione della prestazione
energetica degli edifici, in relazione alla qualità
dell'aria interna, all'ambiente termico
IAQ
VENTILAZIONE
MICROCLIMA28
Circolare Lavori Pubblici
n. 6795 del 6.3.1970 Criteri di valutazione delle grandezze atte a
rappresentare le proprietà termiche,
igrometriche, di ventilazione e di illuminazione
negli edifici scolastici
CAMPIONAMENTO
ARIA INDOOR UNI EN ISO 16000-
1:2006 Strategie generali di campionamento dell’aria in
ambienti confinati - Parte generale
Linee-guida prevenzione
e controllo legionellosi
del 4 aprile 2000 (G.U. n.
103 del 05-05-2000)
Indicazioni tecniche per la gestione degli
impianti per la prevenzione della legionellosi
IMPIANTI
Accordo Stato-Regioni
del 5. 10. 2006 (G.U. del
3.11.2006, S.G. n.256)
Linee Guida per la definizione di protocolli
tecnici di manutenzione predittiva sugli impianti
di climatizzazione
28Si ricordano anche le “Linee Guida relative a microclima, aerazione e illuminazione sui luoghi di lavoro – requisiti standard – indicazioni
operative e progettuali”, elaborate dall’ex ISPESL in collaborazione con il Coordinamento delle
Regioni(http://www.ispesl.it/linee_guida/tecniche/LGMicroClima062006.pdf).
29Lo standard ASHRAE 62-1989 “Ventilation for acceptable indoor air quality” definisce l’aria indoor “accettabile “quando in essa non sono
presenti contaminanti conosciuti in concentrazioni dannose, secondo quanto stabilito dalle autorità competenti, e rispetto alla quale una
notevole quantità di persone, almeno l’80%, non esprime insoddisfazione”.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
39
D.M. n. 37 del
28/01/2008-
Regolamento
concernente
l'attuazione dell'art. 11-
quaterdecies. comma
13, lettera a) della Legge
n. 248 del 02.12.2005
“recante riordino delle disposizioni in materia di
attività di installazione degli impianti all'interno
degli edifici"
REGOLAMENTO
SOSTANZE CHIMICHE
E PREPARATI
PERICOLOSI
Regolamento REACH
Registration, Evaluation,
Authorisation of
Chemicals (CE) n.
1907/2006
Registrazione, valutazione, autorizzazione e
restrizione di tutte le sostanze prodotte o
importate nell’unione
89/106/CEE recepita in
Italia con il D.P.R. n. 246
del 21 aprile 1993
PRODOTTI DA
COSTRUZIONE Regolamento 305 /2011
sui prodotti da
costruzione
Conformità dei prodotti da costruzione ai
requisiti essenziali
Regolamento CE n.
66/2010 Marchio comunitario di qualità ambientale di
un prodotto
ECOLABEL Decreto 2.8.1995 n.413 Regolamento recante norme per il
funzionamento
del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit
ISO 21931-1:2010
Quadro di riferimento unico sui metodi utilizzati
per la valutazione del loro impatto per il
miglioramento delle prestazioni degli edifici
ISO13823:2008 Principi generali e procedure idonee per la
verifica della durabilità delle strutture edilizie a
eventi di tipo naturale.
Decreto 2002/91/CE
recepito D.Lgs. 192 del
19 Agosto 2005
Metodologia per il calcolo del rendimento
energetico degli edifici
Norme UNI TS 11300
Specifiche tecniche per il calcolo del fabbisogno
energetico degli edifici
PERFORMANCE
AMBIENTALE,
SOSTENIBILITÀ E
RISPARMIO
ENERGETICO
AMBIENTALE DEGLI
EDIFICI
Direttiva 2010/31/CE Miglioramento della prestazione energetica
degli edifici.
AMBIENTE DI
LAVORO
D.L.vo 9 aprile 2008, n.
81 (G.U. n. 101 del 30
aprile 2008 - SO n. 108)
in materia di tutela della salute e della sicurezza
nei luoghi di lavoro
FUMO PASSIVO
L. 16 gennaio 2003, n. 3
,
come modificato dall'art.
7 della L. 21 ottobre
2003, n. 306
D.P.C.M. 23 dicembre
2003 (GU n. 300 del 29
Tutela della salute dei non fumatori
Requisiti tecnici dei locali per fumatori, dei
relativi impianti di ventilazione e di ricambio
d'aria e dei modelli dei cartelli connessi al
40
dicembre 2003)
divieto di fumo.
3.4 Criticità e proposte
Allo stato attuale, non sono state ancora emanate le Norme tecniche quadro previste
dall’art.5 delle Legge 23/96, provvedimenti per lo sviluppo dell’edilizia scolastica. A causa di
tale carenza il D.Lgs. 18.12.1975 resta tutt’ora l’unico riferimento normativo, benché
formalmente abrogato dalla legge del 1996 (fatto salvo l’articolo 5 comma 3 sulla qualità
dell’aria) e superato dalle evidenze scientifiche e, soprattutto, non rispondente alle attuali
esigenze legate a: risparmio energetico degli edifici, requisiti bio-climatici, materiali bio-
compatibili e salubrità dell’ “aria indoor”.
A fronte di ciò, un elemento nuovo, nonché di buon auspicio, è intervenuto e fa ben sperare
in un cambiamento positivo per il futuro. Si tratta dell’Intesa istituzionale, raggiunta in
Conferenza Unificata il 28 gennaio 2009, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 10
febbraio 2009, relativamente agli indirizzi per prevenire e fronteggiare le eventuali situazioni
di rischio connesse alla vulnerabilità di elementi anche non strutturali negli edifici scolastici.
Tale Intesa prevede la costituzione di Gruppi di lavoro integrati, incaricati di effettuare
sopralluoghi negli edifici scolastici di ciascun territorio e di raccogliere elementi di
conoscenza destinati a confluire e completare l’Anagrafe Nazionale dell’edilizia scolastica,
prevista dall’art. 7, Legge 11 gennaio 1996, n. 23.
Per quanto concerne le attività di vigilanza e controllo ambientale, in assenza di una chiara
regolamentazione nazionale, queste seguono modelli organizzativi diversi da Regione a
Regione e, soprattutto, non esistono criteri omogenei e procedure operative univoche per il
monitoraggio dell’aria indoor; inoltre, manca una programmazione preventiva di tali attività,
che generalmente avvengono in maniera occasionale a seguito di segnalazioni e richieste
specifiche inoltrate dal responsabile scolastico; molte volte gli accessi del personale tecnico
dell’ASL avvengono sulla base di un calendario di accessi stabilito sulla base di uno specifico
programma di interventi.
Infine, per quanto attiene la tutela della salute ed il benessere psicofisico degli studenti, si
rileva la necessità di istituire all’interno della scuola un sistema autonomo di sorveglianza e
visite di controllo periodiche (fornito in passato dal servizio di medicina scolastica), in grado
di assicurare, specialmente agli studenti con patologie croniche, oltre che la continuità tra le
attività di prevenzione, diagnosi e cura, anche le competenze sanitarie necessarie per la
gestione di possibili emergenze, quali: gravi crisi allergiche o episodi di anafilassi.
Nell’attesa di una regolamentazione in tale ambito, il pediatra di famiglia può svolgere, già
da ora, funzioni importanti per migliorare la gestione a scuola dei bambini malati cronici,
asmatici o allergici, attraverso la compilazione del libretto sanitario pediatrico individuale, la
stesura di protocolli personalizzati per la terapia farmacologica, protocolli personalizzati per
la prevenzione sanitaria e ambientale, l’educazione sanitaria, la sorveglianza sanitaria dei
bambini allergici a rischio; inoltre, il PLS può di fatto essere l’anello di unione tra la scuola e
l’organizzazione distrettuale sanitaria.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
41
CAPITOLO 4. Ricognizione e valutazione delle strategie ottimali, attuabili nel nostro paese
per migliorare la qualità dell’aria interna (IAQ) nelle scuole.
4.1 Linee strategiche e strumenti per la messa in opera del programma di prevenzione per
la salubrità indoor dell’ambiente scolastico
La consapevolezza dell’importanza della IAQ per la tutela della salute pubblica ha avuto solo
nell’ultimo decennio una maggiore e più consistente attenzione da parte di organismi di
ricerca e decisori pubblici, a livello europeo ed internazionale, tra cui spicca l’azione
dell’OMS. L’attenzione sulla maggiore vulnerabilità della salute respiratoria dei bambini negli
ambienti scolastici è ancora p recente, e gli studi fatti sul campo ci indicano
sostanzialmente che “il problema indoor ”nelle scuole esiste e che, in considerazione dei
cambiamenti sociali e produttivi, la gestione della IAQ non è esclusivamente ascrivibile alle
Autorità scolastiche, dipendendo anche dall’azione coordinata di altri settori (sanità,
ambiente, attività produttive, mobilità e pianificazione urbana), e necessita di diversi
strumenti di prevenzione.
Da qui la necessità e l’urgenza di promuovere un nuovo approccio gestionale basato su una
strategia multisettoriale integrata e sull’adeguamento/rafforzamento di capacità e strumenti
già disponibili e creazione di nuovi strumenti fattibili, tesi a migliorare la IAQ nelle scuole,
con risultati di salute nel medio e lungo termine.
Nel panorama europeo l’Italia si distingue per aver già avviato a livello governativo
importanti iniziative, sia sui temi in generale dell’indoor e salute con le "Linee di indirizzo per
la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati" (Accordo del 27 settembre
2001), che sulla qualità dell’aria nelle scuole con le “Linee di indirizzo per la prevenzione nelle
scuole dei fattori di rischio indoor per allergie ed asma” (Accordo Stato Regioni del 18
novembre 2010). Quest’ultima iniziativa ha ambizioni sostanzialmente operative, è cioè
finalizzata a delineare un programma integrato di interventi di prevenzione, da sviluppare
nel contesto scolastico, volti a limitare il più possibile il contatto dei bambini, allergici e non,
con i fattori di rischio indoor e a promuovere un approccio multidisciplinare e intersettoriale
per la realizzazione di ambienti scolastici sani e sicuri.
L’obiettivo finale è contrastare l'aumento di incidenza/prevalenza dell'asma e delle allergie
nei bambini e nei ragazzi, ridurre il loro impatto sulla salute ed evitarne l’evoluzione verso
forme conclamate o croniche e, nel contempo, garantire condizioni di benessere a tutti gli
utenti della scuola. La strategia di prevenzione proposta si articola su tre obiettivi specifici:
realizzare ambienti scolastici salubri e sicuri, liberi da sostanze inquinanti e allergeni
indoor (allergen free);
migliorare la conoscenza e la consapevolezza sui principali fattori di rischio indoor per
asma, allergie e sulle misure di prevenzione disponibili, di efficacia documentata;
promuovere attraverso l’istituzione scolastica comportamenti e stili di vita salutari.
La realizzazione di tali obiettivi richiede interventi che ricadono nei settori della prevenzione
sanitaria e ambientale, della comunicazione, educazione, istruzione e ricerca, ed in
particolare sono indicate le seguenti linee operative:
1. individuazione e valutazione dei fattori di rischio per asma e allergia presenti negli
ambienti scolastici;
2. definizione e attuazione di interventi generalizzati e, ove necessari, interventi mirati,
42
volti a ridurre l’esposizione della popolazione scolastica ad allergeni ed inquinanti;
3. definizione di linee guida per migliorare la IAQ;
4. collegamento con iniziative sviluppate a livello nazionale e locale per la lotta al fumo
attivo e passivo;
5. applicazione di strumenti di controllo per garantire l’applicazione ed il rispetto della
normativa vigente (es. su divieto di fumo, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro);
6. aggiornamento e revisione dell’attuale legislazione edilizia per il risanamento degli
edifici scolastici esistenti e la progettazione/costruzione di edifici nuovi;
7. definizione di raccomandazioni, protocolli operativi per la corretta pulizia e
manutenzione degli ambienti scolastici, compresi gli spazi esterni;
8. definizione di raccomandazioni per la progettazione e manutenzione del verde
scolastico;
9. definizione di raccomandazioni e protocolli operativi per migliorare la qualità e la
sicurezza dei pasti erogati nelle scuole;
10. definizione e promozione di campagne di informazione ed educazione sanitaria,
rivolte agli studenti, alle famiglie ed a tutto il personale scolastico per favorire
l’adozione di comportamenti in grado di contrastare l’insorgenza di patologie
croniche nell’infanzia, in particolare: malattie respiratorie, allergie, asma, obesità;
11. promozione di sinergie tra diverse istituzioni, ai vari livelli: istituzioni sanitaria,
scolastica e altre istituzioni con regioni ed Enti locali, nella prospettiva
dell’affermazione di una "cultura della sicurezza e della salute", individuando la
scuola come sede primaria, istituzionale e strategica per la diffusione di tale cultura,
anche attraverso l’introduzione nei programmi di studio di argomenti relativi ai temi
della prevenzione sanitaria e ambientale;
12. promozione di studi epidemiologici e progetti di ricerca per migliorare le informazioni
sulla prevalenza dei fattori di rischio per asma e allergia presenti negli ambienti
scolastici e sulla prevalenza nella popolazione scolastica di soggetti sensibili per
ciascun specifico determinante; nonché iniziative di sorveglianza di eventi acuti.
Gli interventi sopraccitati per essere efficaci devono essere supportati ed integrati da
iniziative di politica generale per il controllo dell’inquinamento atmosferico, la sicurezza
chimica dei prodotti di consumo, la certificazione e etichettatura dei materiali e le politiche
energetiche e di sostenibilità ambientale, nonché dalla creazione di un sistema di controllo e
monitoraggio dell’aria indoor.
4.1.2 Indicazioni per la programmazione
Sulla base delle analisi condotte nei precedenti capitoli e delle recenti evidenze scientifiche
in materia di inquinamento indoor, si ritiene opportuno proporre un programma trasversale
di interventi, finalizzati a facilitare l’attuazione dell’Accordo del 2010, recante le linee di
indirizzo per la prevenzione indoor nelle scuole.
Tali interventi possono essere portati avanti contemporaneamente o in sequenza, a seconda
delle finalità a cui sono destinati e delle concrete possibilità di realizzazione; essi interessano
diversi ambiti ed in particolare: politiche generali, iniziative normative (norme a carattere
cogente o volontario), indoor risk assessment e indoor risk management,
informazione/educazione, formazione e ricerca scientifica.
.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
43
4.2.1 L’azione Politica
La premessa operativa: l’aria pulita a scuola è un dovere di tutti
Un’efficace governance della IAQ nelle scuole richiede un approccio integrato e
multidisciplinare, in grado di superare limiti e competenze di settore e favorire le
collaborazioni interistituzionali (l’istruzione, la sanità pubblica, l’ambiente, i trasporti e le
attività produttive), attraverso la creazione di strumenti permanenti di concertazione e
programmazione che, nell’ottica di un’efficiente gestione delle risorse, siano in grado di
definire ambiti comuni di intervento e priorità. È necessario, inoltre, programmare strumenti
e risorse per sostenere iniziative a livello locale di carattere informativo/educativo e
formativo per dirigenti scolastici, personale scolastico, studenti e famiglie.
4.2.2 Politiche ambientali
Le evidenze scientifiche [42] dimostrano che il miglioramento della IAQ è strettamente
legata all’adozione di efficaci politiche ambientali, che richiedono soluzioni di intervento
integrate, in ambito locale, regionale e nazionale; esse comportano importanti benefici sulla
salute a breve, medio e lungo termine. In particolare recenti studi dimostrano che:
adeguate politiche ambientali nei settori della costruzione e aerazione degli edifici
possono favorire il controllo delle esposizioni indoor a particolato atmosferico, allergeni,
ozono, radon e rumore, apportando elevati benefici a lungo termine;
adeguate politiche per la gestione degli edifici, la prevenzione della formazione di
umidità e muffa e la prevenzione dell’esposizione a prodotti della combustione possono
arrecare benefici sostanziali a medio e lungo termine;
adeguate politiche per i consumatori che implementano l’etichettatura di materiali per
interni e i prodotti da costruzione o arredamento apportano benefici sostanziali a breve
e medio termine;
recenti valutazioni delle fonti e dell’esposizione all’inquinamento dell’aria all'interno
degli edifici e delle relative politiche, hanno evidenziato che i benefici più rilevanti per la
salute si ottengono dall’attuazioni di efficaci politiche di restrizione del fumo.
Parallelamente bisogna promuovere politiche ambientali finalizzate alla riduzione delle
emissioni da due principali sorgenti: trasporto urbano e produzione energetica, che
rappresentano attualmente i due maggiori fattori che contribuiscono alle emissioni primarie
in Italia.
4.2.3 L’azione normativa
Per realizzare ambienti scolastici sani e sicuri, lo strumento normativo è sicuramente tra i più
efficaci. Si devono seguire due direttrici principali: 1) adeguamento e rafforzamento della
normativa vigente, in particolare sul divieto di fumo; 2) emanazione di nuove norme in
edilizia residenziale/scolastica ed in ambito ambientale e sanitario. In particolare, occorre
aggiornare ed integrare le norme edilizie e definire i requisiti igienici e funzionali per le
scuole (standard di ventilazione/valori guida e limiti soglia di qualità dell’aria), commisurati
alle peculiarità specifiche della popolazione scolastica, composta in gran parte da soggetti in
età evolutiva, più suscettibili degli adulti all’effetto degli inquinanti ambientali.
4.2.3.1 Azione 1: Applicazione e rafforzamento della normativa vigente
44
In questa sede si ritiene opportuno focalizzare l’attenzione sull’applicazione della normativa
vigente in materia di divieto di fumo. La lotta al fumo di tabacco (attivo e passivo) nelle
scuole è tutt’ora un obiettivo prioritario e attuale: come risulta dagli studi condotti in Italia
ed in Europa, nonostante il divieto assoluto di fumare, nelle aule scolastiche gli studenti
sono spesso esposti al fumo passivo ed ai rischi correlati. Accanto a interventi normativi più
restrittivi per l’applicazione del divieto di fumo, volti a garantire l’eliminazione delle
esposizioni a fumo passivo in tutti gli ambienti interni ed esterni alla scuola, occorre
promuovere la riduzione del numero di fumatori attraverso iniziative di sensibilizzazione ed
educazione alla salute. Si ricorda che la lotta al fumo nelle scuole rientra tra le iniziative del
progetto di governo “Guadagnare salute - Rendere facili le scelte salutari”
(http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_605_allegato.pdf.).
4.2.3.2 Azione 2: Adeguamento delle normative vigenti in materia di edilizia scolastica,
urbanistica e ambientale
È necessario riformulare la normativa esistente in campo edilizio e urbanistico secondo
un’ottica di prevenzione, sia per il risanamento e la ristrutturazione degli edifici esistenti che
per la progettazione di nuovi edifici ed in particolare è necessario:
- l’aggiornamento delle norme tecniche relative all'edilizia scolastica (ivi compresi gli indici
minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica), adeguati alle attuali conoscenze;
- la definizione di criteri e regole che integrino gli strumenti normativi vigenti, finalizzandoli
al controllo della qualità dell’aria ed a soluzioni di ventilazione (portate di aria esterna
minime, misura del numero di ricambi d’aria nelle aule);
- la definizione di regole per la manutenzione degli edifici;
- la definizione di criteri per la scelta dei materiali e degli arredi;
- la definizione di regole per la progettazione, gestione e manutenzione dei sistemi di
ventilazione e di climatizzazione;
- interventi normativi, ove necessari, per migliorare il contesto urbanistico attorno all’aria di
insediamento della scuola.
Inoltre, è opportuno prevedere di inserire tra le attività dell’Osservatorio e dell’Anagrafe
dell’edilizia scolastica (previsti dall’ex L. 23/96) anche informazioni specifiche sull’ IAQ.
A titolo informativo, si fa presente che nell’ambito di una collaborazione tra Ministero
dell’Istruzione, Osservatorio dell’edilizia scolastica e Università degli Studi di Firenze-Facoltà
di Architettura, Dipartimento TaeD, sono state realizzate le “Linee guida per la redazione
della normativa tecnica per l’edilizia scolastica”30, finalizzate alla definizione di criteri
normativi adeguati e omogenei sul territorio nazionale nel settore scolastico. Esse fornisce
alle Regioni linee procedurali per definire gli indici minimi e massimi di funzionalità
urbanistica, edilizia e didattica.
4.2.3.2.1 Indicazioni per le buone prassi
I regolamenti comunali edilizi ed i piani regolatori possono integrare tutte le norme nazionali
e regionali, là dove carenti o non aggiornate, con norme tecnicamente adeguate volte a
prevenire o mitigare le principali cause di insalubrità degli edifici scolastici o di inquinamento
dell’area di insediamento.
30Linee guida per la redazione della normativa tecnica per l’edilizia scolastica, Rapporto di ricerca per la Convenzione tra il Dipartimento di
Processi e Metodi della Produzione Edilizia (Università degli Studi di Firenze-Facoltà di Architettura, Dipartimento TaeD) ed il Ministero
della Pubblica Istruzione ed il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Firenze, 2000.
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45
Le scuole devono essere costruite lontano da fonti di inquinamento e da siti inquinati
soggetti a bonifica. Molte informazioni utili per la scelta dell’area di insediamento sono
disponibili a livello comunale, nei quadri conoscitivi degli strumenti di pianificazione o nei
piani di settore e nelle cartografie tematiche regionali e provinciali, nei dati forniti dai servizi
delle ARPA e nei piani di protezione civile.
In caso di edifici scolastici esistenti, costruiti in aree dove sono presenti importanti fonti di
inquinamento (alti livelli di traffico veicolare o emissioni industriali), è possibile prevedere
interventi di mitigazione per ridurre l’inquinamento (ad esempio: riduzione del traffico
veicolare e dei limiti di velocità nei pressi della scuola; zonizzazione e massima estensione
delle zone pedonali e ciclabili attorno alla scuola; introduzione nell’area di elementi naturali
o artificiali con funzione di barriera ed antinquinamento, come ad esempio aree verdi).
Ove possibile, dovrebbero essere incentivate iniziative volte a promuovere la realizzazione di
percorsi sicuri casa-scuola, come il progetto europeo “Pedibus”, coordinato a livello
nazionale dal Ministero dell’Ambiente, che coinvolge molte città italiane. Tali iniziative che
spingono gli studenti a muoversi a piedi, oltre a ridurre gli impatti ambientali in prossimità
delle scuole (generati dai veicoli dei genitori che accompagnano i figli), promuovono anche
una maggiore attività fisica.
4.2.3.3 Azione 3: Norme per migliorare la qualità dell’aria indoor ed il comfort
La maggior parte delle norme in materia di inquinamento dell’aria sono mirate all’ambiente
esterno, manca invece una normativa organica per fissare standard e valori guida per la IAQ.
Per colmare tali carenze, che ostacolano di fatto l’applicazione dell’Accordo sulle scuole del
18 novembre 2010, è necessario promuovere la realizzazione delle seguenti iniziative:
Regolamentazione dei requisiti funzionali degli ambienti e standard/valori guida di
IAQ
Regolamentazione per la corretta gestione degli edifici scolastici, comprese le
palestre e gli spazi esterni;
Norme per la manutenzione degli edifici, istituzione obbligatoria del libretto di
manutenzione;
Regolamentazione specifica per il controllo dei principali inquinanti indoor e delle fonti,
ed in particolare:
norme sui materiali per l’edilizia (compresi gli isolanti) e l’arredo (scelta di materiali
a ridotto livello emissivo, privi di sostanze tossiche);
norme per la regolamentazione dei prodotti chimici di largo consumo che
aumentano il carico inquinante, quali per es. deodoranti, incensi, insetticidi, prodotti
per la pulizia etc.;
norme specifiche per il controllo di alcuni inquinanti chimici indoor (es. COV)
norme specifiche per il controllo dei fattori di rischio biologico, come allergeni,
umidità, muffe, etc.;
norme per la progettazione, gestione, e manutenzione dei sistemi di ventilazione e
climatizzazione.
4.2.3.3.1 Requisiti funzionali degli ambienti e standard/valori guida di qualità dell'aria
indoor
46
Per la fissazione di standard minimi di IAQ e livelli di azione, l’OMS ha messo a punto linee
guida specifiche:
1)“WHO Guideline for indoor air quality: Dampness and mould (2009)”, finalizzate a
prevenire la crescita di microrganismi, umidità e muffe sulle pareti interne degli edifici
scolastici, forniscono gli indirizzi operativi per garantire la salubrità dell'aria indoor in
riferimento al controllo delle variabili microclimatiche (temperatura, umidità e ventilazione);
2)“WHO Guidelines for indoor air quality: selected pollutants (2010)”, finalizzate a realizzare
la sicurezza chimica dell’aria indoor. Il documento è rivolto agli operatori sanitari ed alle
autorità coinvolte nella progettazione di edifici e nell’utilizzo di materiali che possono
rilasciare inquinanti chimici nell’aria indoor.
4.2.3.3.2 Norme per la scelta dei prodotti da costruzione
Quando vengono selezionati prodotti o manufatti per le superfici interne ed esterne, la
scelta deve ricadere su materiali certificati che seguono criteri specifici e standard
prestazionali, con caratteristiche tali da essere duraturi, facilmente pulibili e con livelli di
inquinamento accettabili.
Attualmente, a livello europeo, esiste il marchio di qualità Ecolabel (Regolamento CE n.
66/2010)31 uno strumento volontario, selettivo che ha come scopo principale quello di
informare ed aiutare i consumatori a scegliere prodotti in base alle loro caratteristiche
ambientali. L'obiettivo non è di mettere al bando alcuni materiali nocivi, ma piuttosto di
promuovere la diffusione di quei prodotti che abbiano effetti trascurabili sulla salute e sul
comfort. Per raggiungere questo obiettivo deve essere promosso il sistema di (labelling)
etichettatura "positiva" che identifichi i prodotti "salubri" (ECA-IAQ, 1997). L’etichetta
attesta che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale nel suo intero ciclo di
vita,
Nella tabella 5 sono riportate, solo a scopo indicativo, alcune categorie di materiali e
sostanze da prendere in considerazione nella scelta, in base alle caratteristiche certificate dal
marchio Ecolabel.
Tabella 5 - Categorie di materiali da considerare per la qualità dell’aria indoor (Ecolabel).
Pavimentazioni
le pavimentazioni resistenti/resilienti devono essere testate per
le emissioni di COV, devono essere mantenute con prodotti di
pulizia low COV
Muri e Soffitti32
dovrebbero essere privi di formaldeide, i materiali non
dovrebbero contenere COV, è necessario un adeguato impianto
di ventilazione durante l’istallazione o la manutenzione dei
materiali che emettono inquinanti indoor, rimuovere ogni causa
di umidità per evitare le muffe, evitare materiali contenenti
asbesto o formaldeide per i soffitti
31Regolamento CE N. 66/2010 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 novembre 2009 relativo al marchio di qualità ecologica
dell’Unione europea (Ecolabel UE). http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2010:027:0001:0019:IT:PDF
2726/03/2009 Sviluppo dei criteri Ecolabel per gli edifici Il Settore Ecolabel di ISPRA, su mandato della Commissione Europea, sta
sviluppando i criteri Ecolabel per il Gruppo di Prodotti Edifici.
28Prodotti vernicianti: http://www.isprambiente.it/certificazioni/site/itIT/Ecolabel/Documentazione/Prodotti/
30/07/2009 Nuovi criteri Ecolabel per il Gruppo Prodotti Vernicianti per esterni Decisione della Commissione (2009/543/CE) contenente i
nuovi criteri Ecolabel europeo relativi ai prodotti vernicianti per esterni.
30/07/2009 Nuovi criteri Ecolabel per il Gruppo Prodotti Vernicianti per interni Decisione della Commissione (2009/544/CE) contenente i
nuovi criteri Ecolabel europeo relativi ai prodotti vernicianti per interni.
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47
Vernici e
Rivestimenti33 vernici “low toxicity”, “Zero-COV” o “Low COV” possono
minimizzare l’inquinamento indoor e ridurre i rischi per la
salute. Solitamente le vernici a base di acqua (idropitture)
hanno un basso contenuto di COV. Vernici senza piombo,
mercurio, cromo, cadmio, arsenico, bario (escluso il solfato di
bario), selenio e antimonio.
Colle e Sigillanti
Preferire le formulazioni a base di acqua a basso contenuto di
VOC. Utilizzare le preparazioni meno tossiche e la minore
quantità di prodotto possibile.
Prodotti di
legno34 porte, mobili, armadietti, pannelli di compensato possono
contenere formaldeide, urea.
Detergenti
multiuso35 devono rispettare alcuni criteri quali: Tossicità; Sostanze o
preparati pericolosi; Biocidi; Tinture o sostanze coloranti;
Fragranze; Sostanze sensibilizzanti; Composti organici volatili;
Fosforo.
4.2.3.3.3 Norme per la corretta pulizia e sanificazione degli ambienti
Le polveri presenti negli ambienti confinati, inclusi quelli scolastici, contengono allergeni di
varia natura (es. acari, animali domestici, muffe, pollini) provenienti dai materiali da
costruzione e dai rivestimenti, dalle attività didattiche, dall’aria outdoor, dalle persone e dai
loro abiti. Per ridurre la concentrazione delle polveri aerodisperse le misure certamente più
efficaci e che non incidono sui costi di gestione sono: la ventilazione dei locali e modalità
corrette di pulizia delle superfici e degli arredi. L’adeguata ventilazione contribuisce da un
lato a diluire gli allergeni ed inquinati aerodispersi, dall’altro ad ostacolare l’accumulo di
umidità che predispone l’ambiente al degrado ed allo sviluppo di spore fungine e,
conseguentemente, muffe. Si sottolinea che in alcuni casi la ventilazione attraverso
l’apertura di finestre, può aumentare l’esposizione ad allergeni o ad inquinanti outdoor,
come durante la stagione pollinica, oppure in caso di cantieri edili in prossimità della
struttura scolastica, soprattutto durante le attività caratterizzate da una rilevante
produzione di polveri (es. demolizioni) [43, 44], ovvero in caso di edifici scolastici siti in
contiguità di zone con traffico veicolare od insediamenti industriali e/o produttivi a rischio di
impatto ambientale. In tali situazioni sarà necessario prestare particolare attenzione alle
modalità di pulizia dei locali e programmare una pulizia ambientale più accurata per ridurre il
2918/03/2010 Criteri Ecolabel per il gruppo Mobili in Legno Decisione della Commissione del 30 novembre 2009 che stabilisce i criteri
ecologici per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica ai mobili in legno.
30Criteri Ecolabel per il gruppo Detersivi multiuso GUCE L. 115/42 del 4 maggio 2005. Decisione della Commissione del 23 marzo 2005 che
stabilisce i criteri ecologici per l'assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica ai detergenti multiuso e ai detergenti per servizi
sanitari.
31Durante le demolizioni si liberano nell’aria elevatissime quantità di spore fungine veicolate dalle polveri del cantiere. Alcuni studi hanno
dimostrato l’incremento della carica fungina nell’aria prima, durante e dopo la demolizione di edifici. A partire da materiale organico in
decomposizione le spore di A. fumigatus, facilitate dalle loro dimensioni (2-3 micron di diametro), possono essere disperse nell’aria e
raggiungere le vie respiratorie degli individui esposti.
48
rischio di diffusione e di deposito negli ambienti interni di quantità significative di allergeni e
polveri.
Un altro aspetto importante è la scelta del tipo di prodotto da utilizzare nelle operazioni di
spolvero, pulizia e sanificazione. Come è noto questi prodotti incidono sulla concentrazione
di inquinanti chimici primari, specialmente COV, e secondari (ad es. formaldeide). Nella
prassi sono in uso prodotti per la pulizia o deodoranti per ambienti che possono costituire, di
per sé, una potenziale fonte d’inquinamento indoor. Particolare attenzione deve essere
posta nella scelta dei prodotti per la pulizia degli ambienti e anche nella scelta di saponi che
vengono utilizzati dagli scolari e dal personale, che dovranno possedere caratteristiche di
anallergenicità ed indicazioni circa la sperimentazione clinica degli stessi.
È importante definire un corretto protocollo specifico delle operazioni di pulizia,
sanificazione e gestione igienica degli ambienti scolastici, anche in considerazione che,
sempre più spesso, le pulizie vengono svolte da ditte esterne, ed è per questo
raccomandabile adottare un protocollo univoco. Occorre prevedere anche un programma di
verifica periodica delle operazioni effettuate, documentando, ad esempio,
sistematicamente, su un apposito registro, le operazioni ed i controlli effettuati. L’insieme di
queste informazioni sulle operazioni di pulizia dovrebbe essere utilizzato dalle
amministrazioni per la definizione dei capitolati che regolamentano i contratti per le pulizie
nelle scuole e per l’acquisto dei materiali.
È, infine, indispensabile promuovere l’adeguata formazione del personale coinvolto nelle
operazioni di pulizia, per istruirlo sui metodi idonei di pulizia e igiene ambientale, sull’utilizzo
appropriato di detergenti e disinfettanti, sulle misure di prevenzione e protezione
individuale e sui criteri e modalità di verifica della corretta esecuzione di tali operazioni.
4.2.3.3.3.1 Indicazioni per le buone prassi
Nel protocollo sulle operazioni di pulizia, specifico per ogni scuola, dovrebbero essere
riportate alcune indicazioni precise sui seguenti parametri:
frequenza dei cicli di pulizia, in funzione dell’uso dei locali e dei rivestimenti presenti
nella scuola, elaborando cicli di sanificazione specifici, all’occorrenza, nei periodi di
assenza degli studenti e del personale;
orario di effettuazione delle pulizie, per consentire l’adeguata ventilazione dei locali,
prima dell’uso (almeno 2 ore prima);
modalità di segnalazione di situazioni interne o esterne all’edificio scolastico che
possono modificare la concentrazione di particolato aerodisperso e quindi anche la
dislocazione di inquinanti dall’esterno (non dimenticando il trasporto attraverso gli abiti
delle persone e gli oggetti) e prevedere la necessità di cicli diversificati di pulizia;
impiego di tecnologie senza uso di detergenti chimici, più appropriate per rimuovere la
polvere, in modo da impedire il sollevamento del pulviscolo, delle particelle organiche e
delle fibre vegetali giacenti sul pavimento e/o sulle superfici (es. aspirapolveri dotati di
filtri ad alta efficienza (High Efficiency Particulate Air Filters - HEPA, sistemi ad
assorbimento e/o adsorbimento per contatto, etc.);
informazioni sulla tossicità dei prodotti detergenti e disinfettanti in termini di emissione
in aria di VOC o di altre sostanze tossico-nocive, possibilmente certificati in relazione al
loro impatto sulla salute e l’ambientale. In particolare, i prodotti detergenti/disinfettanti
debbono essere stati sperimentati clinicamente in relazione alla possibilità di indurre
allergie, asma od altri fenomeni respiratori e possedere una documentazione di rischio
con idonei simboli riportati in etichetta e sulla scheda di sicurezza, che recepiscano
quanto previsto nel Sistema Globale Armonizzato (GHS) adottato nel 2002 dall’ECOSOC,
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
49
al fine di eliminare la possibilità di difformità nella classificazione del prodotto a seconda
della nazione di produzione [45]. In base a ciò, le caratteristiche tipo dei detergenti e/o
dei disinfettanti di eventuale impiego devono essere, necessariamente: ad ampio spettro
d’azione; non tossici né nocivi e/o cancerogeni; anallergici; innocui per l’ambiente e/o le
superfici; a rapida azione, di lunga durata di effetto, ed a rapida eliminazione
dall’ambiente di utilizzo; di facile applicazione, ad elevato potere di penetrazione ed
economici.
eventuali interventi di disinfestazione (es. eliminazione di parassiti infestanti, insetti,
ratti, etc.) da eseguirsi all’occorrenza, nei periodi di assenza degli scolari e del personale
a scuola, prevedendo l’impiego di disinfestanti a basso impatto sulla salute e
sull’ambiente, certificati e sperimentati clinicamente per caratteristiche di assenza di
allergenicità, nocività e/o tossicità e/o cancerogenicità (utilizzo di prodotti che riportino
in etichetta e nella scheda di sicurezza, simbologia e definizioni armonizzate ai sensi del
GSH) ed effettuando, dopo l’utilizzo dei prodotti, un’adeguata ventilazione in assenza
degli scolari e del personale;
precauzioni specifiche da adottarsi, caso per caso, quando nella scuola è segnalata la
presenza di bambini atopici o allergici, asmatici o con altre patologie.
4.2.3.3.4 Norme per la gestione del verde scolastico e degli spazi esterni
Come si sa le norme che regolano l’edilizia scolastica e le attività di monitoraggio non
comprendono gli spazi esterni della scuola (compreso il verde scolastico), nonostante il loro
ruolo importante nel contribuire all’inquinamento indoor, specialmente da polveri, pollini,
spore e altri fattori di rischio. La programmazione e la gestione dei fattori ambientali di
rischio indoor dovrebbe sempre considerare, tra gli aspetti da regolamentare e monitorare
anche il verde scolastico e gli spazi all’aperto. Nella scelta delle specie arboree è opportuno
considerare tutti i possibili elementi di criticità per i soggetti allergici: i rischi connessi alle
fasi di pollinazione e quelli connessi all’effetto dei pollini trasportati dal particolato outdoor,
che possono contribuire ad aumentare i rischi per problemi respiratori o allergici.
In alcune città e/o province sono stati adottati regolamenti comunali/provinciali e previsti
capitolati di appalto per la gestione del verde urbano/scolastico nell’ambito dei Regolamenti
Edilizi Comunali. Tali regolamenti prevedendo la destinazione urbanistica delle aree verdi,
entrano nel merito anche di problematiche legate agli aspetti di prevenzione del rischio
allergenico, con particolare riferimento ai giardini scolastici.
Un esempio interessante è l’esperienza sviluppata dal Dipartimento Tutela Ambientale e del
verde – Protezione Civile di Roma Capitale che, su sollecitazioni di alcune Associazioni delle
famiglie e dei pazienti asmatici e allergici (ALAMA, FEDERASMA Onlus), ha promosso
un’importante iniziativa di riorganizzazione delle attività di manutenzione ordinaria e
straordinaria del verde scolastico finalizzata alla tutela della salute degli alunni affetti da
malattie allergiche. Questa iniziativa ha posto le basi per l’inserimento di specifiche misure di
prevenzione divenute attività previste e regolamentate nel capitolato per la gestione del
verde scolastico di Roma Capitale. Alcune attività sviluppate nell’ambito di tale iniziativa
sono:
1. attivazione nelle scuole di tutti i Municipi di Roma di un sistema di segnalazione della
presenza nella scuola di bambini con certificata allergia a pollini e a talune specie di
erbe allergizzanti;
2. controllo delle erbe infestanti e sfalcio delle piante erbacee prima della loro
pollinazione (primaverili/estive: graminacee e urticacee; estivo/autunnali: composite)
50
3. attenzione della scelta delle piante nella progettazione, piantumazione e sostituzione
delle piante arboree
4. controllo della presenza di nidi di imenotteri;
5. protocolli operativi e svolgimento delle attività di manutenzione ordinaria e
straordinaria negli orari in cui non sono presenti gli alunni allergici;
Si segnalano, infine, altre iniziative locali, quali:
le linee Guida per la redazione del Piano e del Regolamento Comunale del verde
urbano nella Provincia di Viterbo [46];
il Regolamento comunale di Genova, entrato in vigore dal 22 novembre 2010 [47].
4.2.3.3.5 Esempi di buone prassi per la gestione dell’aria indoor a scuola
Nell’ambito delle buone pratiche per la gestione dell’aria indoor nelle scuole, si ricorda
l’esperienza dell’ EPA (Environmental Protection Agency)-USA che, nell’ambito di un
programma di prevenzione per il risk management nelle scuole nei diversi Stati americani
[48-51], ha elaborato, oltre a linee guida di management, un Action KIT che prevede, tra
l’altro, una guida per il responsabile della prevenzione36. La guida contiene una checklist
delle cose da controllare all’interno e all’esterno dell’edificio scolastico per una corretta
gestione della IAQ (vedi tabella 6)
Tabella 6 - Checklist per una corretta gestione della qualità dell’aria indoor.
temperatura, umidità
ventilazione, concentrazioni di CO2 (sono raccomandati livelli inferiori a 1000
ppm)
tipologia di combustibile utilizzato all’interno dell’edificio
fonti di inquinanti outdoor (traffico veicolare, industrie, etc.)
fonti biologiche di inquinamento, prodotti utilizzati per la pulizia e procedure di
pulizia
fonti di inquinamento indoor (materiali da costruzione, ristrutturazione, pesticidi,
arredi)
Nel kit è riportata anche una guida di riferimento37 che indica le misure preventive che
richiedono il minimo impegno economico. La guida si propone anche di fornire un utile
supporto a tutto il personale scolastico, agli studenti ed ai loro genitori per la comprensione
delle principali problematiche indoor e la loro risoluzione (IAQ Backgrounder38).
Oltre a questa iniziativa dell’EPA, si ricorda il progetto europeo Indoor Air Pollution in Schools
[52] realizzato nel 2001 dall’EFA (The European Federation of Asthma and Allergy
32PDF Version (PDF, 63 pp., 3.65 M)
33PDF Version (PDF, 99 pp., 1.8 M)
34PDF Version (PDF, 5 pp., 770 K)
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
51
Associations), per analizzare le dimensioni del problema dell’inquinamento indoor a scuola e
fornire raccomandazioni per realizzare un ambiente scolastico salubre. L’iniziativa dell’EFA è
stata successivamente realizzata in alcune regioni italiane: Friuli Venezia Giulia, Toscana,
Sicilia, Sardegna, Lazio (progetto del Comune di Roma “una scuola dall’aria sana”, promosso
da FEDERASMA, aderente all’ EFA).
Nella tabella 7 sono riportate le principali regole da rispettare, secondo l’EFA, per garantire
una buona gestione della qualità dell’aria.
Tabella 7 - Requisiti necessari per una buona gestione della qualità dell’aria a scuola.
Divieto assoluto di fumo a scuola
Assenza di muffe nell’edificio scolastico
Adeguato sistema di pulizia e manutenzione
Adeguato controllo dei sistemi di ventilazione nelle classi
Monitoraggio periodico dei parametri della qualità dell’aria nella scuola
Formazione degli studenti, insegnanti e personale scolastico, responsabile della gestione,
della manutenzione e pulizia
4.2.3.4 Norme per le attività di monitoraggio e valutazione
Le attività di monitoraggio e valutazione dei fattori di rischio indoor sono propedeutiche
all’individuazione delle misure necessarie a prevenire o ridurre (a livelli accettabili) i rischi
per la sicurezza e salute di lavoratori e studenti presenti nella scuola. A livello di
programmazione, la normativa attuale è carente per tutti gli aspetti relativi a monitoraggio,
valutazione e gestione dei fattori di rischio indoor.
Per superare tali carenze è necessario definire tecniche qualificate per la valutazione del
rischio biologico e chimico indoor, metodi standard di misura, valori guida di riferimento.
4.2.3.4.1. Programmi e protocolli di monitoraggio dei parametri ambientali dell’aria indoor
In Italia la programmazione del monitoraggio dei fattori di rischio nell’aria indoor è un
problema sia di definizione di procedure di rilevazione e monitoraggio, che di definizione di
competenze.
Per le operazioni di monitoraggio dell’aria indoor occorre definire criteri omogenei per la
pianificazione delle metodologie e delle modalità di campionamento/analisi in quanto
generalmente i frequentatori degli edifici scolastici sono esposti non ad una singola sostanza
ma ad una miscela di sostanze inquinanti, in concentrazioni variabili nello spazio e nel
tempo, determinate da sorgenti che possono essere differenti per numero e tipologia (vedi
tabella 8).
Sul piano istituzionale è necessario avviare appropriate attività per la definizione di criteri
uniformi per il sistema di campionamento e valutazione dei dati e per la formazione dei
tecnici e degli organi competenti.
Molte indicazioni sugli aspetti generali della strategia di campionamento, obiettivi,
metodologie e tempi sono riportati nella norma tecnica 06/07/2006 UNI EN ISO 16000-
1:2006 Aria in ambienti confinati - Parte 1: Aspetti generali della strategia di
campionamento. Esistono, inoltre, norme UNI EN ISO 16000 – Aria ambienti confinati,
52
specifiche per alcuni inquinanti come Formaldeide, VOC e prodotti da finitura.
Recentemente nell’ambito di un gruppo di esperti internazionali dell’OMS e della
Commissione Europea è stato elaborato il documento tecnico “Methods for monitoring
indoor air quality in schools, Report” (WHO 2011, Germany, April 4-5 2011), che fornisce un
set di indicatori ambiente e salute per valutare l’esposizione ad alcuni inquinanti selezionati
presenti nell’aria delle scuole. Il documento definisce un approccio metodologico per la
sorveglianza nelle scuole che può servire come base per lo sviluppo di linee guida.
Altre esperienze a livello internazionale sono contenute nei seguenti documenti tecnici:
Health Hazard Evaluation Report, HETA 2009-0172-3124, Elementary school, North Carolina;
Health Hazard Evaluation Report, HETA 2005-0112-2980, Taft Elementary School Santa Ana,
California;
Health Hazard Evaluation Report, HETA 2005-0234-2984, Liberty Central School District
Liberty, New York:
Health Hazard Evaluation Report, HETA 2000-0168-2871, Nassau Community College,
Garden City, New York.
Tabella 8 - Sorgenti d’inquinamento presenti negli ambienti scolastici, unitamente agli agenti
chimici che da esse originano.
fonti di inquinamento indoor relativi agenti inquinanti
materiali da costruzione e isolanti amianto, fibre vetrose artificiali, PM
materiali di rivestimento e moquette formaldeide, acrilati, COV
Arredi formaldeide, COV
Liquidi e prodotti per la pulizia alcoli, fenoli, COV
fotocopiatrici ozono (O3), polvere di toner, idrocarburi volatili
(COV)
fumo di sigaretta idrocarburi policiclici, VOC, formaldeide, CO,
particolato fine
impianti di condizionamento CO2 e COVper scarso numero di ricambi orari o
eccesso di riciclo
Negli ultimi anni sono stati finanziati in ambito europeo alcuni progetti per migliorare le
conoscenze sull’inquinamento indoor nelle scuole e negli asili e per lo sviluppo di metodi
armonizzati per il monitoraggio e la valutazione dell’inquinamento (Progetti: HESE, SEARCH,
AIRMAX e SINPHONIE).
A livello nazionale sono operativi gruppi di lavoro in tema di monitoraggio e valutazione dei
rischi indoor, presso ISPRA [39], ISS, Ministero della Salute e CCM [40]con i quali il Gruppo
GARD-I-1, ha stabilito collaborazioni e sinergie. In particolare, si cita il “Gruppo di studio
nazionale indoor”, dell’ISS, nell’ambito del quale è operativo un sottogruppo di lavoro ad
hoc, con il compito specifico di definire criteri omogenei e un protocollo operativo per il
monitoraggio della IAQ; inoltre. nell’ambito delle attività del Centro per la Prevenzione e
Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute, è stato finanziato uno specifico
progetto triennale (2009-2012): “Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per la
39Rapporto ISPRA 117/2010.
40Progetto “Esposizione ad inquinanti indoor: linee guida per la valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle
misure per la tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti (Indoor-School)
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
53
valutazione dei fattori di rischio in ambiente scolastico e definizione delle misure per la
tutela della salute respiratoria degli scolari e degli adolescenti”(Indoor-School), coordinato
dall’Istituto Superiore di Sanità, che include nello studio le scuole di 7 Regioni italiane
(Lombardia, Friuli, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna, Sicilia).
4.2.3.4.1.1 Il monitoraggio degli allergeni indoor
È un problema particolarmente complesso ed ancora aperto. A differenza di quanto avviene
con il rischio di natura chimica, per gli agenti biologici non esistono limiti di esposizione
utilizzabili con funzioni di valori soglia e non sono disponibili sul mercato italiano metodiche
semplici e validate che consentano di misurare nella pratica le concentrazioni di allergeni (di
Acari, di Gatto e di Cane).
Solo a titolo indicativo, si segnala che la Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e
Prevenzione dell'INAIL (CONTARP) nel 2001 ha avviato un progetto mirato allo studio delle
diverse problematiche relative al monitoraggio degli allergeni di origine biologica negli
ambienti di lavoro confinati, in particolare negli uffici, che, nel 2003, ha portato
all’elaborazione delle Linee Guida Allergeni indoor nella polvere degli uffici, campionamento
e analisi [53].
4.2.3.4.1.2 Indicazioni per le buone prassi
In un edificio scolastico sono presenti ambienti con differenti destinazioni d’uso: aule, uffici,
laboratori didattici (chimico-fisico, multimediale), biblioteche, palestre, servizi igienici,
mense, etc. Ciascuno di questi ambienti può presentare sorgenti ed inquinanti diversi fra di
loro oltre a condizioni microclimatiche particolari (tabella 8).
Il datore di lavoro nella redazione del documento di valutazione dei rischi deve individuare
tutti i fattori di rischio indoor (potenziali e reali) e le cause di discomfort, che possono
causare effetti sulla salute e ridurre la performance degli studenti. Nella fase di risk
assessment devono essere analizzati i pericoli tenendo conto delle caratteristiche della
popolazione esposta: età, tempo di permanenza, l’eventuale presenza di soggetti atopici,
asmatici, allergici o con altra patologia. Dopo un’accurata analisi si possono definire
strumenti, mezzi e modalità operative più idonee per eliminare i rischi individuati (o ridurli a
livelli accettabili), inserendoli in un programma di prevenzione/mitigazione (risk
management), che deve prevedere anche iniziative informative e formative indirizzate a tutti
i soggetti coinvolti nella prevenzione, ai lavoratori della scuola e agli studenti. Una corretta
valutazione dei rischi implica l’esame dei seguenti elementi:
caratteristiche costruttive degli edifici: localizzazione dell’edificio (presenza di fonti
esterne di inquinamento), criteri di progettazione e costruzione, materiali,
rivestimenti/arredi, (moquette, materassi, cuscini etc.), spazi esterni;
attività che possono produrre inquinamento: attività didattiche e ricreative, pulizia e
prodotti utilizzati, preparazione e cottura di alimenti (in caso di mense scolastiche),
verificare l’eventuale presenza di fumo passivo;
caratteristiche di esercizio degli edifici: uso dei locali, stato di manutenzione e gestione
degli edifici, strumenti di lavoro, funzionamento e manutenzione degli impianti, pulizie
degli ambienti etc.;
parametri microclimatici (soprattutto temperatura, umidità relativa e velocità dell’aria).
aerazione degli ambienti: ventilazione naturale o meccanica, utilizzo di unità di
ventilazione e/o climatizzazione;
54
aria outdoor può rappresentare un’ulteriore sorgente di inquinamento, se la scuola è
situata in un’area inquinata;
Un indicatore ambientale frequentemente misurato negli ambienti indoor è la
concentrazione di biossido di carbonio (CO2) per il quale può essere appropriata la verifica
del rispetto dello standard ASHRAE 62-1989, che impone il valore di 1000 ppm quale limite al
di sopra del quale possono venire meno le condizioni di comfort per gli occupanti. Altri tipici
inquinanti indoor aerodispersi possono includere composti organici volatili (COV)
provenienti da prodotti per la pulizia, materiale da stampa e prodotti di consumo, come pure
emissioni di formaldeide da sorgenti quali mobili e tappezzeria. Diversi studi documentano la
presenza nelle aule scolastiche di particolato aerodisperso proveniente dall’ambiente
esterno agli edifici, ma anche dall’interno, attribuibile a diverse attività scolastiche e anche al
fumo di sigaretta. Infine, nei locali in cui sono presenti fotocopiatrici e stampanti,
potrebbero rilevare significativi i livelli di concentrazione di ozono.
Gli impianti di aerazione/condizionamento, se non sottoposti ad una corretta manutenzione,
possono divenire importanti sorgenti di inquinanti fisici, chimici e biologici.
Un utile riferimento per la corretta manutenzione degli impianti è l’Accordo del 5 ottobre
2006 “Linee guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli
impianti di climatizzazione”.
4.3 La sorveglianza dei bambini allergici e gestione delle crisi allergiche, asmatiche e
respiratorie in ambito scolastico
L’individuazione preventiva dei soggetti a rischio o con patologie come asma e allergie può
risultare utile per una corretta valutazione del rischio, per definire specifiche misure di
prevenzione per il controllo di sostanze chimiche irritanti (trigger) e l’individuazione
dell’allergene (o allergeni) specifico per prevenire o gestire una crisi allergica o respiratorie
nel contesto scolastico. Questa procedura può risultare utile soprattutto in caso di allergie
poco note (es. al latice), per le quali è evidente che reazioni gravi o gravissime possono
presentarsi in occasioni diverse e, per le quali, è indispensabile conoscere i soggetti a rischio
per evitare situazioni di pericolo o per intervenire adeguatamente in caso di emergenza. Può
essere utile la predisposizione di appositi questionari da far compilare dai familiari degli
studenti, nei quali si possono riportare la tipologia delle manifestazioni allergiche (es. da
farmaci, da alimenti, da punture di imenotteri, latice etc.) e tutte le informazioni utili a
prevenire situazioni di rischio o intervenire correttamente in caso di situazioni di emergenza.
In pratica, nell’ambito di una più ampia collaborazione con i servizi sanitari (Pediatra di
famiglia, ASL), le scuole potrebbero dotarsi di una Identification Student Card”, in grado di
riassumere le caratteristiche di patologia e le informazioni per la somministrazione di
farmaci di emergenza e/o per contattare il medico referente.
Per superare le difficoltà derivanti dalla carenza normativa e fornire alcune risposte utili per
fronteggiare il problema dell’assistenza a scuola, l’Associazione “FEDERASMA Onlus”,
assieme alla Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), ha elaborato le
“Raccomandazioni per la gestione del bambino allergico a scuola” recepite dalla GARD I [55],
mentre in alcune realtà regionali e locali (es. Regione Lazio[54]) sono state promosse
specifiche iniziative legislative e progetti pilota con l’obiettivo di garantire agli studenti
allergici, asmatici e malati cronici un’adeguata assistenza a scuola e interventi tempestivi in
caso di situazioni di emergenza, come l’istituzione di presidi sanitari scolastici.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
55
4.4. Programmazione integrata delle aree prioritarie di ricerca in tema di IAQ nelle scuole
Per l’individuazione delle aree prioritarie di ricerca occorre tener presente delle seguenti
criticità:
la ricerca focalizzata sui rischi in ambiente scolastico e sugli impatti sulla salute degli
studenti è quantitativamente e qualitativamente meno avanzata rispetto alle
esperienze sugli altri ambienti indoor (come uffici, residenze private, etc.) e sulla salute
della popolazione adulta;
le azioni strategiche riassunte finora hanno bisogno di specifici strumenti operativi per
lo studio dell’esposizione (monitoraggio inquinanti primari e secondari, interazioni
inquinanti e microclima, materiali atossici e ipoallergizzanti) e dell’impatto dei vari
inquinanti sulla salute dei bambini e dei ragazzi: pertanto devono avvalersi di
conoscenze che solo la ricerca di base e applicata può fornire.
56
CAPITOLO 5. Informazione/Comunicazione/Promozione della Salute nella scuola.
Gli interventi di prevenzione volti a limitare nel contesto scolastico i fattori di rischio indoor
maggiormente implicati nell’induzione e aggravamento delle malattie respiratorie e delle
allergie, riconoscono un ruolo fondamentale alla comunicazione, considerata essenziale per
garantire la circolazione di informazioni corrette, per accrescere la consapevolezza in merito
alle condizioni e ai comportamenti che possono contribuire ad alterare la qualità dell’aria,
per favorire la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nella promozione della salute nella
scuola.
Un’efficace comunicazione sui rischi presenti nel contesto scolastico riguardanti in
particolare bambini e ragazzi soggetti ad allergie o a malattie respiratorie, deve assumere le
caratteristiche di comunicazione per la promozione della salute.
È, infatti, parte integrante di un processo globale fondato, non solo su un’attenta valutazione
e gestione del rischio e sulla promozione di progetti di ricerca e indagini epidemiologiche,
ma anche su azioni orientate allo sviluppo di programmi intersettoriali e multidisciplinari
volti a garantire il rispetto della normativa e a creare sinergie tra scuola e servizi sanitari, tra
istituzioni e soggetti sociali impegnati nella prevenzione e nella promozione della salute41.
Secondo tale ottica la finalità dell’attività di comunicazione è duplice: da una parte è
orientata a sviluppare la conoscenza di coloro che frequentano la comunità scolastica
(alunni, genitori, insegnanti, dirigenti scolastici, personale addetto alle pulizie e alle mense,
etc.) sui rischi presenti nella scuola, in particolare per ragazzi allergici e asmatici, e sulle
iniziative di prevenzione disponibili, con l’obiettivo di rafforzare le competenze dei singoli
individui, facilitare scelte consapevoli e comportamenti responsabili (empowerment);
dall’altra favorisce il dialogo e la sinergia tra istituzioni diverse, tra operatori sanitari e non
sanitari, e tra questi e la società civile, affinché ognuno si impegni, in base al proprio ruolo e
al proprio livello di responsabilità, in interventi integrati e intersettoriali, necessari per la
modifica delle condizioni strutturali che alimentano i fattori di rischio per la salute.
Questo approccio alla salute, intersettoriale “multi-stakeholder”, ispirato al principio della
“Salute in tutte le politiche” trova ampio spazio in importanti documenti di indirizzo del
Paese: nel Programma di Governo “Guadagnare Salute: rendere facili le scelte salutari”
(approvato con Dpcm 4 maggio 2007 in accordo con Regioni e Province autonome), con il
quale l’Italia condivide la strategia europea Gaining Health per la prevenzione e il controllo
delle malattie croniche non trasmissibili, nel Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012
(PNP) e nei Piani regionali (PRP), che hanno incluso tra le loro linee progettuali numerosi
interventi finalizzati alla promozione di stili di vita salutari soprattutto tra i giovani,
considerando l’alleanza con la scuola un aspetto fondamentale per iniziative rivolte ai singoli
e alla collettività.
5.1 Il ruolo della comunicazione nell’ambito della gestione del rischio indoor per
malattie respiratorie e allergiche
È importane sottolineare che la comunicazione è una componente fondamentale e
integrante nel processo di gestione dei rischi e, in quanto tale, è opportuno che venga
organizzata dalle Istituzioni di riferimento in modo strategico secondo criteri metodologici e
41Secondo Programma d’azione comunitaria in materia di salute (2008-2013). Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea serie L 301 del 20
novembre 2007.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
57
passaggi pianificati, identificando in modo chiaro: obiettivi, target coinvolti, mezzi, tempi e
criteri di valutazione.
La pianificazione delle iniziative di comunicazione rappresenta dunque un presupposto
fondamentale per garantire interventi non improvvisati, concordati tra i soggetti e le
Istituzioni coinvolte, monitorati e orientati al raggiungimento di obiettivi comunicativi
identificati in modo chiaro nella strategia del piano.
Affinché si possano realizzare interventi efficaci, è necessario identificare le istituzioni
deputate alla gestione dei processi comunicativi e fare in modo che tali Istituzioni decidano
di condividere informazioni, percezioni e scelte con i diversi interlocutori, prediligendo un
approccio di tipo partecipativo [56] ed evitando di ricorrere alla comunicazione quando non
se ne può fare a meno o per fronteggiare “un’emergenza”, improvvisando gli interventi e
perdendo in tal modo credibilità.
Coerentemente con tale impostazione le strategie di comunicazione basate su flussi
d’informazione dall’alto verso il basso [57] sono affiancate e/o sostituite da strategie
fondate sul dialogo e la partecipazione attiva e integrata.
Secondo tale impostazione il rischio non rappresenta soltanto il contenuto di un messaggio
che un soggetto esperto invia a persone non esperte, ma l’argomento intorno al quale le
parti interessate (stakeholder) comunicano tra loro ed elaborano strategie condivise per
affrontarlo e gestirlo [58, 59].
Il dialogo tra le parti, e la partecipazione, sono condizioni fondamentali per la diffusione
delle conoscenze e soprattutto per l’attivazione del processo di consapevolezza del
problema, necessario per la messa in atto di scelte comportamentali salutari. Tale approccio
comunicativo è fondamentale nella gestione di tutti i fenomeni che rappresentano un rischio
per la salute e che coinvolgono Istituzioni competenti, organizzazioni pubbliche e private,
singoli individui e collettività.
Ciò assume un particolare significato nello scenario che caratterizza la multisettorialità del
Programma di prevenzione da attuare nella scuola, che prevede l’integrazione delle
competenze sanitarie con quelle dell’architettura, dell’ingegneria, delle scienze gestionali,
con il coinvolgimento diretto dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, delle
Amministrazioni regionali, centrali dello Stato, degli Istituti di ricerca e della società civile.
5.2 L’importanza della “comunicazione interna”
Affinché l’impostazione sopra descritta possa trovare applicazione operativa, è necessario
prevedere una strategia comunicativa che ponga particolare attenzione ai processi della
“comunicazione interna” tra i soggetti direttamente coinvolti nell’analisi, valutazione e
gestione del rischio.
Un’efficace comunicazione interna può infatti favorire l’integrazione dei dati epidemiologici
e ambientali e può rafforzare l’interazione tra tutti i soggetti impegnati con ruoli e
responsabilità diversi, creando condizioni favorevoli per comunicare in modo omogeneo ed
efficace verso l’esterno.
La “comunicazione interna” rappresenta infatti, un presupposto fondamentale per una più
efficace “comunicazione esterna”, basata sulla partecipazione di tutti gli attori sociali
58
coinvolti a vari livelli nella prevenzione e promozione della salute nella scuola (alunni,
genitori, personale docente e non docente, dirigenti scolastici, personale addetto alle pulizie,
alla manutenzione e alle mense, medici di medicina generale, pediatri) che devono
necessariamente essere informati sia sulle cause d’inquinamento e sulla ricerca di soluzioni
condivise, che sui comportamenti più adeguati per la prevenzione del rischio e la
promozione degli stili di vita salutari.
È fondamentale sottolineare che l’efficacia della comunicazione interna è potenziata quando
gli Enti e i soggetti che partecipano con ruoli, funzioni e responsabilità diverse alla gestione
del rischio, sono sostanzialmente orientati allo scambio e al dialogo e quando considerano
realmente importante la creazione di sinergie essenziali per la costruzione e il
mantenimento della “rete”. Spesso la rete coinvolge figure e istituzioni chiave non
direttamente impegnate nella gestione dei rischi, ma strategicamente importanti per
rafforzare la comunicazione con i cittadini, come ad esempio i medici di medicina generale, i
pediatri di famiglia o la stessa realtà scolastica.
Pertanto, la collaborazione integrata e la circolazione delle informazioni tra tutte le figure
professionali delle Istituzioni e Servizi partecipanti alla gestione del rischio può senz’altro
favorire la pianificazione coordinata delle attività e delle priorità, facilitare il processo
comunicativo con la popolazione, i media e i soggetti sociali e attivare una partecipazione
responsabile e consapevole della collettività, coinvolgendo e valorizzando figure credibili,
che rivestono un ruolo significativo e di orientamento.
In questa ottica è importante evidenziare come a livello territoriale il Dipartimento di
Prevenzione delle ASL assuma sempre più un ruolo rilevante, non solo per quanto riguarda la
tradizionale competenza di vigilanza e controllo, ma anche per quanto riguarda l’importante
funzione di advocacy, facendosi promotore di iniziative d’informazione, educazione e
formazione all’interno e all’esterno della scuola, nonché d’interventi preventivi mirati al
coinvolgimento attivo delle altre istituzioni e degli altri attori sociali.
Il Dipartimento di Prevenzione rappresenta a livello locale l’istituzione di riferimento a cui di
fatto è possibile affidare il compito di pianificare, attivare, condurre e valutare il processo
comunicativo assumendo la funzione di “porta voce”, non solo nelle fasi di emergenza.
A ciò va aggiunto che il Dipartimento di Prevenzione è in grado di svolgere un ruolo
importante nel creare sinergie, condivisione di obiettivi e coordinamento tra le altre parti
che, a vario titolo, sono impegnate nella prevenzione e nella gestione del rischio che a loro
volta, possono assumere in fasi diverse, ma organizzate, il ruolo di conduttori del processo
comunicativo:
scuola (Dirigente Scolastico e personale docente);
amministrazioni locali, provinciali e regionali;
figure professionali delle Istituzioni Sanitarie presenti sul territorio (operatori delle ASL,
medici di medicina generale (MMG), pediatri di libera scelta (PLS), etc.);
associazioni e figure significative presenti nel contesto sociale (associazioni dei cittadini e
di pazienti);
associazioni ed istituzioni scientifiche (Istituto Superiore di Sanità, Università, etc.);
altre istituzioni locali (ARPA);
media locali;
Ministero della Salute ed altri Ministeri.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
59
Molti dei soggetti sopra indicati (MMG, PLS, Associazioni dei cittadini, etc.) possono svolgere
un significativo ruolo all’interno della comunità locale; essendo in grado di interagire con le
persone in spazi, tempi e modi diversi, possono non solo collaborare alla diffusione di
informazioni corrette, omogenee, libere da opinioni e giudizi personali, ma anche raccogliere
indicazioni sulla percezione dei singoli e sulle preoccupazioni prevalenti. Quest’ultimo
aspetto risulta di fondamentale importanza per impostare le iniziative di comunicazione.
Il modello di comunicazione al quale si fa qui riferimento è il modello partecipativo basato
sulla valorizzazione dello scambio interattivo tra tutte le parti, sull’attenzione alla
componente emotiva della percezione del rischio individuale e collettiva, nonché sulla
comprensione delle problematiche sociali e individuali, essenziale per rendere il dato
scientifico conoscenza utilizzabile dai cittadini [60, 61].
5.3 La percezione del rischio: l’importanza dell’ascolto attivo
L’ascolto attivo da parte delle Istituzioni alimenta il rapporto di fiducia [62] e rappresenta
senza dubbio una risorsa fondamentale per cogliere i principali timori delle persone
coinvolte nelle problematiche relative alla prevenzione dei fattori di rischio indoor, il
bagaglio di conoscenze che hanno a disposizione e il loro livello di consapevolezza, al fine di
conoscere la loro percezione del rischio che non sempre corrisponde a quella degli esperti
[63].
Gli studi sui fattori che influenzano la percezione del rischio evidenziano che le persone
tendono a basare la propria valutazione del rischio non su ragionamenti di tipo statistico-
probabilistico, ma sulla presenza percepita di caratteristiche specifiche delle situazioni di
rischio e su alcune proprietà percepite della fonte di rischio, come ad esempio la familiarità,
il controllo personale, la comprensione, gli effetti sui bambini, il coinvolgimento personale,
l’incertezza dei dati scientifici, la volontarietà di esposizione e la fiducia nelle istituzioni [64].
Pertanto, l’impegno delle istituzioni deve necessariamente essere rivolto, non solo a
garantire condizioni di sicurezza effettive nella scuola, ma anche ad ascoltare e a prendere in
considerazione i “determinanti” che caratterizzano il rischio percepito, nonché il livello di
conoscenza e di consapevolezza delle persone coinvolte. Ciò, al fine di favorire la
circolazione di informazioni centrate sulle caratteristiche e le esigenze specifiche degli
interlocutori, argomentate anche in merito alle azioni già messe in atto o che si potranno
attuare, in modo tale che i diversi soggetti coinvolti, in particolare i genitori, possano fare
scelte funzionali alla tutela della salute dei propri ragazzi ed avere fiducia nelle istituzioni di
riferimento [65].
5.4 Indicazioni per la programmazione
La comunicazione rappresenta un’importante risorsa per la prevenzione nel contesto
scolastico dei fattori di rischio indoor maggiormente implicati nell’induzione e aggravamento
delle malattie respiratorie e delle allergie. Può infatti favorire la circolazione delle
informazioni, accrescere la consapevolezza del problema e attivare lo scambio ed il
confronto tra soggetti e Istituzioni coinvolte nella promozione della salute nella scuola. Si
configura come un processo molto complesso in cui le Istituzioni hanno un ruolo
fondamentale nella scelta dei temi da affrontare, degli obiettivi da raggiungere e delle
modalità attraverso le quali farlo.
Per delineare puntualmente questi aspetti ed evitare che la comunicazione diventi
un’attività improvvisata ed episodica, è essenziale che essa venga pianificata e gestita con
60
competenza e intenzionalità, affinché possano essere realizzati interventi omogenei,
coerenti, strategicamente definiti e integrati tra loro. È importante avvalersi di metodi e
strumenti di comunicazione adeguati al contesto e al target di riferimento in grado di
coinvolgere sia i singoli individui che la comunità.
A tal proposito è essenziale utilizzare mezzi di comunicazione differenziati, da quelli più
tradizionali a quelli più aggiornati, che in alcuni casi può richiedere una formazione specifica.
È anche importante sottolineare che l’efficacia di alcuni mezzi di comunicazione può essere
potenziata se questi vengono utilizzati congiuntamente ad interventi comunicativi vis a vis,
quali incontri sul tema o incontri personalizzati all’interno di contesti istituzionali specifici,
soprattutto se i conduttori sono in grado di utilizzare competenze comunicativo-relazionali e
di counseling, da poter eventualmente approfondire in contesti formativi dedicati.
Gruppo Lavoro GARD-I Progetto n°1 ”Programma di prevenzione per le scuole dei rischi indoor per malattie respiratorie e allergiche
61
Bibliografia
1] World Economic Forum and the Harvard School of Public Health. The Global Economic
Burden of Non-communicable Diseases. September 2011,
http://www3.weforum.org/docs/WEF_Harvard_HE_GlobalEconomicBurdenNonCommunica
ble Diseases_2011.pdf.
2] WHO. Chronic Respiratory Diseases.2012,
http://www.who.int/respiratory/about_topic/en/index.html.
3] WHO. Asthma Fact sheet N° 307.
May 2011, http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs307/en/index.html.
4] WHO. Chronic obstructive pulmonary disease (COPD) Fact sheet N° 315.
Nov 2011, http://www.who.int/mediacentre/f