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Rumination at work: Caratteristiche del contesto lavorativo e differenze di genere

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Abstract

Rumination at work: Gender differences and working contexts - To address the impact of working conditions upon quality of life has become an important scientific goal. In fact, cognitive and emotional demanding jobs may contribute to a poor quality of life with possible consequences on health and wellbeing. The study presented in this paper, thus, was aimed at investigating the relationship between some working features (working category, working contract type), gender and the self-perceived stress. To evaluate the working related stress, with have used different instruments addressing depression, anxiety and rumination. In particular, we hypothesized that the level of working related rumination could contribute to a poor quality of life implying stress and a reduced working fitness. Thus we investigated the level of working related stress among workers with repetitive or creative jobs. Our results show that men with a repetitive work have higher scores on the rumination scale than women, while women have higher rumination scores when involved in a creative job than men. Generally speaking, repetitive workers showed higher scores on depression, while creative workers have an higher anxiety level. In particular, for repetitive workers the best predictors of stress seem to be depression, while for creative workers rumination and anxiety seem to play a key role in produce working related stress. Our data suggest the need to use sophisticated research designs and instruments to better understand the impact of the working context to quality of life and wellbeing. In particular, both working context and subjective variables such as gender have to be addressed. - KEY WORDS: Rumination, Stress, Creative Works, Work Conditions.
Giornale di Psicologia, Vol. 2, No.
3
, 2008
ISSN 1971-9558
Giornaledip
s
icologia.it, Vol. 2, No.
3
, 2008
ISSN 1971-9450
151
© PSICOTECNICA
Rumination at work: Caratteristiche del contesto
lavorativo e differenze di genere
Claudio LUCCHIARI, Gabriella PRAVETTONI
Dipartimento di Studi Sociali e Politici, Università degli Studi di Milano
ABSTRACT - Rumination at work: Gender differences and working contexts - To address the impact of working condi-
tions upon quality of life has become an important scientific goal. In fact, cognitive and emotional demanding jobs
may contribute to a poor quality of life with possible consequences on health and wellbeing. The study presented in
this paper, thus, was aimed at investigating the relationship between some working features (working category, work-
ing contract type), gender and the self-perceived stress. To evaluate the working related stress, with have used differ-
ent instruments addressing depression, anxiety and rumination. In particular, we hypothesized that the level of work-
ing related rumination could contribute to a poor quality of life implying stress and a reduced working fitness. Thus
we investigated the level of working related stress among workers with repetitive or creative jobs. Our results show
that men with a repetitive work have higher scores on the rumination scale than women, while women have higher
rumination scores when involved in a creative job than men. Generally speaking, repetitive workers showed higher
scores on depression, while creative workers have an higher anxiety level. In particular, for repetitive workers the best
predictors of stress seem to be depression, while for creative workers rumination and anxiety seem to play a key role
in produce working related stress. Our data suggest the need to use sophisticated research designs and instruments to
better understand the impact of the working context to quality of life and wellbeing. In particular, both working con-
text and subjective variables such as gender have to be addressed. - KEY WORDS: Rumination, Stress, Creative
Works, Work Conditions.
RIASSUNTO – I rapidi e sostanziali cambiamenti delle condizioni lavorative tipiche degli ultimi decenni, implicano
la necessità di uno studio sistematico dell’impatto del contesto di lavoro sulla qualità della vita e, in generale, sulla sa-
lute dell’individuo. A questo scopo, abbiamo condotto uno studio volto ad indagare la relazione fra condizioni lavo-
rative, genere sessuale e stress percepito. In particolare, abbiamo indagato alcune caratteristiche psicologiche, quali
l’ansia, la depressione e la rumination, nell’ipotesi che le caratteristiche lavorative e di genere possano diversamente
modulare tali variabili e influire, così, sullo stress percepito correlato al lavoro. A tal fine abbiamo somministrato una
batteria di scale psicometriche a 107 soggetti, divisi per genere sessuale, tipologia di lavoro (creativa vs. routinaria) e
contratto lavorativo (a tempo determinato vs. tempo indeterminato). I nostri dati, mostrano come i lavoratori routi-
nari presentino maggiori livelli di depressione, mentre i lavoratori creativi sono caratterizzati da alti livelli di ansia.
Inoltre, le donne sembrano più vulnerabili allo stress ,attraverso la mediazione del rumiginio mentale, in condizioni
di lavoro ruotinario, mentre gli uomini si mostrano più rumiginativi in condizione di lavoro creativo.
In generale, lo studio mostra la necessità di tenere in considerazione sia le differenze soggettive che le caratteristiche
lavoarative nell’analisi del rapporto fra qualità del lavoro e qualità della vita. – PAROLE CHIAVE: Rumination,
Stress, Lavori Creativi, Condizioni Lavorative.
Gli ultimi decenni hanno portato a un sostanzia-
le cambiamento del mercato del lavoro nel contesto
italiano. L’analisi delle dinamiche del mercato del
lavoro, infatti, mostra come il contesto si sia com-
plessificato, determinando non solo una diversa in-
terazione fra le varie categorie del lavoro, ma anche
la creazione di nuove categorie (CNR, 1999). In
particolare, lo sviluppo della cosiddetta società
dell’informazione ha determinato la diffusione di
nuove opportunità di lavoro, magari meno sistema-
tiche ma più creative. Lo sviluppo di questa classe
creativa è stato così importante da rappresentare og-
gi circa il 30% della popolazione attiva.
Inizialmente questa nuova categoria di lavoratori
veniva compresa nella categoria “post-industriale”
insieme a coloro che si occupavano dei servizi. Tut-
tavia, le occupazioni dei servizi riguardano la salute,
la ristorazione, il commercio, etc. Ben diverse sono
le occupazioni “creative” (o della conoscenza). Esse
comprendono lavori in informatica, ingegneria, ar-
chitettura, ricerca, arte, design etc. Vengono ricon-
dotti a questo gruppo anche livelli manageriali alti,
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impegnati nell’ideazione e nella gestione dei cam-
biamenti nelle organizzazioni, nella finanza, nel
marketing.
Tutti questi mestieri, compresi fra i lavori creati-
vi, hanno due caratteristiche in comune: non pro-
ducono né scambiano prodotti fisici, ma informa-
zioni e idee, e il valore della prestazione è
determinato solo in maniera minima dal tempo im-
pegnato, quanto piuttosto dal grado di innovazione
e dalla qualità delle idee che producono.
La società dell’informazione, oltre a detiminare
la diffusione di nuove classi lavorative, presenta an-
che alcune peculiarità che hanno modificato il modo
di vivere il lavoro (Bufera, Donati & Cesaria, 1997).
In primo luogo, non può essere assicurata la sta-
bilità. Una soluzione di successo potrà venire rapi-
damente messa fuori mercato da una soluzione mi-
gliore, determinando l’instabilità del posto di lavoro
e del lavoro stesso (Bauman, 1999).
L’identità professionale diviene assai meno robu-
sta, in quanto è più difficile che un individuo ri-
manga in un’impresa per un tempo sufficiente a svi-
luppare un senso di appartenenza. Ciò comportata
che l’instabilità diviene uno dei tratti distintivo
dell’esperienza lavorativa.
L’etica prevalente, dunque, diventa quella del
successo individuale e della qualità della prestazione
nel lavoro in cui si sarà, in un dato momento, impe-
gnati. Il lavoro viene così visto come realizzazione di
sé. Questo approccio al lavoro può favorire
l’emergere di un insieme di sindromi da ansia, incer-
tezza e isolamento sociale (Gallino, 2001).
In particolare, i lavoratori con contratto a tempo
determinato, sembrano esposti a specifiche proble-
matiche. La rappresentazione di una meta da dover
raggiungere entro un certo periodo e la rappresenta-
zione di un interruzione del compito che si sta ese-
guendo può rappresentare, in persone con tratti di
personalità ansiosi o depressi, un evento stressante.
L’interruzione di un compito che non viene portato
a termine comporta un continuo rimuginio rispetto
al compito che, se possibile, viene portato a termine
spontaneamente dalla persona che lo aveva interrot-
to. L’obiettivo non portato a termine permane a li-
vello cognitivo: il pensiero si fissa su un determinato
elemento, in questo caso il compito. Ciò può con-
durre a una condizione psicologia definita rumina-
tion.
Il termine rumination, viene generalmente utiliz-
zato per descrivere un processo mentale caratterizza-
to da pensieri pervasivi orientati alla soluzione di un
evento stressante. La caratteristica cognitiva dei pen-
sieri ruminanti è che sono di natura negativa, cioè
piuttosto che orientarsi verso la soluzione dei pro-
blemi sono invasi da temi riguardanti la percezione
della propria auto-efficacia (Adams, 2003; Schwar-
zer, 1994).
La persona che rimugina affronta i dubbi rispetto
a se stessa, rispetto alle proprie attitudini e rispetto
alle previsioni future. In questa prospettiva la sin-
drome della rumination è conseguenza di un livello
percepito di efficacia personale particolarmente bas-
so (Nolan-Hoeksema & Morrow, 1993; Nolan-
Hoeksema, Parker & Larson, 1994).
L’evento stressante che da origine alla rumina-
tion viene dunque percepito come irrisolvibile, in
ragione sia della bassa valutazione della propria effi-
cacia personale sia dell’incapacità di condurre
un’analisi critica e costruttiva del problema in que-
stione.
Secondo alcuni studi la sindrome della rumina-
tion è associata a caratteristiche soggettive (Conway,
Csank, Holm & Blake, 2000; Cox, Enns & Taylor,
2001). In primo luogo è stato posto in evidenza una
forte correlazione fra stati depressivi e rumination;
inoltre molti autori hanno dimostrato che i soggetti
ruminanti hanno dei pensieri sia di natura svalutati-
va che a contenuto ansioso (Treynor, Gonzales e
Nolen-Hoeksema, 2003).
Quando si parla di rimuginio ansioso si descrive
un distacco cognitivo del soggetto dalla risoluzione
del problema. Il soggetto, infatti, rappresentandosi
l’evento come insormontabile alimenta con pensieri
negativi e intrusivi la propria ansia, rendendosi in-
capace di focalizzare l’attenzione sugli elementi del
problema e di concentrarsi per adottare una adegua-
ta strategia di coping.
Per quanto riguarda, invece, il rimuginio svaluta-
tivo, l’evento non è rappresentato come insormon-
tabile per caratteristiche intrinseche, ma in virtù di
una incapacità del soggetto.
L’analisi di questi vari aspetti della rumination
connotano questo processo cognitivo come non a-
dattivo, in quanto non rivolto alla risoluzione
dell’evento stressante.
La persona rimuginante è invasa da pensieri in-
trusivi e negativi, che a seconda dei tratti di persona-
lità del soggetto stesso, comportano ansia e rabbia,
oppure senso di inutilità e di depressione (McCul-
lough et al., 2001). Il circolo vizioso di pensieri atti-
vato dalla rumination incide sulle capacità cognitive
della persona la quale perde in capacità attentive e di
concentrazione non riuscendo nella soluzione del
problema (Davis e Nolem-Hoeksema, 2000). In
termini più generali, alcuni autori hanno evidenzia-
to che le persone portate a rimuginare sono mag-
giormente più vulnerabili allo stress rispetto a chi
non è portato a rimuginare (Morrison e O’Connor,
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2005). Di conseguenza, il fattore rumination, può
essere considerato come un fattore chiave nella
comprensione della qualità della vita lavorativa, e
delle relative ricadute sulla perfomance lavorativa e
sul benessere in genere delle persone.
Naturalmente, le caratteristiche del contesto la-
vorativo possono influenzare in modo sostanziale la
qualità della vita di un individuo e il relativo stato di
benessere. In particolare, un mestiere dove il prodot-
to rappresenta la propria realizzazione professionale
comporta una serie di eventi stressanti cui far fronte.
Schieman, McBrier e Gundy (2003) analizzando il
livello di stress percepito in lavorati impegnati in
mestieri routinari e in mestieri creativi, hanno con-
cluso che i lavoratori “creativi” hanno maggiori li-
velli di stress e presentano sindromi da ansia più
marcate rispetto alle altre figure professionali.
Del resto recenti dati (National Institute for Oc-
cupational Safety and Health, 2002) hanno eviden-
ziato una forte correlazione fra il nuovo mercato del
lavoro e il benessere dei lavoratori. In particolare,
alcuni ricercatori (Karasek and Theorell, 1990; Sau-
ter et al., 1998; Schnall et al., 2000) hanno posto
l’accento sul nesso esistente tra i cambiamenti
nell’organizzazione del lavoro (contratti a tempo de-
terminato, richiesta di flessibilità, etc.) e l’aumento
di stress da lavoro. Inoltre, gli autori hanno sottoli-
neato l’esistenza di una stretta relazione fra lo stress
lavorativo e l’incidenza di patologie a livello psicolo-
gico e cardiovascolare. Il profilo del lavoratore ri-
chiesto dai nuovi mestieri sembra aumentare la vul-
nerabilità allo stress del lavoratore stesso, il quale
deve rispondere a una richiesta sempre maggiore di
specializzazione, di flessibilità e di efficienza (Git-
tleman et al., 1998; Kamiski et al., 2001).
Il presente studio, così, è stato realizzato proprio
al fine di indagare ulteriormente la relazione fra ca-
ratteristiche soggettive, contesto lavorativo e alcune
variabili psicologiche, come la rumination e, più in
generale, lo stress. L’obiettivo principale della nostra
ricerca consiste nell’analizzare il livello di stress per-
cepito da soggetti inseriti in diversi contesti lavorati-
vi caratterizzati da mansioni creative o routinarie e
con diverso grado di stabilità contrattuale. Inoltre,
lo studio intende analizzare le componenti dello
stress lavorativo in relazione ad alcune caratteristiche
psicologiche con particolare riferimento al costrutto
di rumination, che secondo la nostra ipotesi può es-
sere descritta come uno dei sintomi precoci dello
stress. Infine, è nostro scopo indagare il ruolo della
variabile genere rispetto allo stress percepito al fine
di caratterizzare i lavoratori da questo punto di vista
e delineare eventuali punti di forza e aspetti critici
legati al genere sessuale.
Come già ricordato, secondo gli studi condotti
dal NIOSH nel 2002, il mutare del profilo richiesto
dalle nuove tipologie di mestieri, tende a mettere
sotto pressione il lavoratore, determinando un au-
mento del livello di stress percepito e, in generale,
influenzando la sua salute. Da questo punto di vista
è interessante indagare il ruolo del genere sessuale
nella percezione di stress in diverse condizioni lavo-
rative e contrattuali. Infatti, viste le richieste, tanto
sul piano psicologico che su quello pragmatico, delle
nuove figure professionali è ipotizzabile che il genere
femminile si mostri più vulnerabile allo stress in
condizioni lavorative in cui sia richiesto un livello di
coinvolgimento tale da comportare la presenza di
pensieri intrusivi e, quindi, di rumination.
Metodi
Soggetti
Centosette soggetti, di cui 62 di sesso femminile
e 45 di sesso maschile hanno preso parte allo studio
(età media 38,11; D.S.: 10,41; range 24-66). I par-
tecipanti sono stati reclutanti all’interno della popo-
lazione della città di Milano. Il reclutamento è stato
svolto in base a precise categorie definite dalla tipo-
logia lavorativa e dal genere sessuale. All’interno di
queste, i soggetti sono stati ulteriormente suddivisi
in base al contratto di lavoro (a tempo determinato
vs. a tempo indeterminato).
Strumenti
Lo strumento principale è costituito da un com-
plesso questionario formato da diverse scale stan-
dardizzate. La prima parte del questionario è stata
utilizzata per analizzare il profilo sociale della perso-
na (età, sesso, professione e tipo di contratto).
Rispetto alla tipologia del lavoro che svolgevano i
partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi, colo-
ro che avevano un lavoro creativo e coloro che ave-
vano un lavoro routinario (la suddivisione è stata
strutturata in base alla differenziazione proposta dal-
lo Standard Occupation Classification System sta-
tunitense). Rispetto alla tipologia del contratto lavo-
rativo i soggetti sono stati suddivisi in lavoratori a
tempo determinato e lavoratori a tempo indetermi-
nato.
La seconda parte del questionario è composta da
una serie di scale: la Self-Rating Anxiety State
(Zung, 1971), la Perceived Stress Scale (Cohen et
al., 1983), la Rumination Scale (Fritz, 1999) e la
Beck Depression Inventory (Beck et al., 1988).
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La Self-Rating Anxiety state è una scala in grado
di misurare lo stato di ansia percepito dal soggetto.
Essa è costituita da 17 items, su una scala likert a
quattro punti.
La Perceived Stress Scale misura il livello perce-
pito di stress e presenta 15 items su una scala likert a
quattro punti.
La Beck Depression Inventory è una scala per la
misura della dello stato depressivo. Essa si compone
di 15 items, su una scala likert a quattro punti.
La scala per la Rumination si compone di sei i-
tems, su una scala likert a quattro punti (da 1 mai a
4 sempre).
I soggetti sono stati contattati per telefono e la
somministrazione del questionario è stato svolta di-
rettamente sul posto di lavoro.
Risultati
All’interno del nostro campione 47 persone (età
media 31,15; D.S.: 7,4l; range età 24-54 anni) ave-
vano un contratto lavorativo a tempo determinato e
60 (età media 43,25; s.d.: 13,44; range 28-65 anni)
un contratto lavorativo a tempo indeterminato.
La media del gruppo delle persone con un con-
tratto di lavoro a tempo determinato, rispetto alla
scala della rumination, è di 17,3 (D.S. 1,8), mentre
il valore medio della scala rumination delle persone
con un contratto di lavoro a tempo indeterminato è
di 14.2 (D.S. 1,1).
L’analisi qualitativa mette in luce come il pensie-
ro rimuginante risulti cognitivamente ed emotiva-
mente intrusivo durante il periodo non lavorativo
soprattutto nei lavoratori con contratto a tempo de-
terminato. Infatti, ben il 62% di questi afferma che
il momento in cui pensa in modo pervasivo al lavoro
è di sera a casa, o durante la notte.
I soggetti sono stati ulteriormente suddivisi in
due gruppi in base alla tipologia lavorativa. Il primo
gruppo si compone di soggetti che descrivono il
proprio lavoro come routinario e ripetitivo (per la
maggior parte composto da impiegati). Il secondo
gruppo, invece, raccoglie i lavoratori che descrivono
il proprio lavoro come creativo (manager, architetti,
docenti e così via)
La tabella 1 riporta i valori di media e deviazione
standard delle scale considerate rispetto ai due grup-
pi di lavoratori.
Il test Anova mostra una differenza significativa
fra i due gruppi (F = 12,54; p = 0.001), mettendo in
luce punteggi di rumination più alti all’interno del
gruppo dei lavoratori creativi. Inserendo nel model-
lo la variabile genere sessuale, viene messa in luce,
inoltre, la differenza fra uomini e donne, data
l’interazione significativa fra la varabile tipologia di
lavoro e genere sessuale (F = 3,48; p = 0,047) (vedi
tabella 2).
Mentre le donne mostrano livelli di rumination
più alti degli uomini nei lavori routinari, gli uomini
si mostrano più rimuginativi quando fanno un lavo-
ro creativo.
Considerando la variabile dipendente stress, i la-
voratori creativi e quelli routinari si mostrano alta-
mente differenziati. Il test Anova mostra come i la-
voratori routinari abbiano dei punteggi di stress
significativamente superiori rispetto ai lavoratori
creativi (F= 7,33; p=0.013).
In termini generali, i dati relativi alle scale della
depressione e dell’ansia si mostrano particolarmente
interessanti. Infatti, i lavorativi routinari mostrano
punteggi di depressione significativamente più alti
(F= 4,63; p=0,012) rispetto ai lavoratori creativi.
Per quanto riguarda il livello di ansia percepito,
infine, i dati mostrano come i lavoratori creativi ri-
portino un livello di ansia significativamente supe-
riore rispetto ai lavoratori routinari (F = 4,331; p =
0,028). Inoltre risulta significativa l’interazione fra
le variabili tipo di lavoro (creativo vs. routinario),
contratto di lavoro (a tempo indeterminato vs. a
tempo determinato) e genere sessuale (F = 3,661; p
= 0,40). Gli uomini mostrano livelli di ansia mag-
giori in condizioni di lavoro routinario con contrat-
to a tempo determinato, mentre le donne percepi-
scono un livello di ansia decisamente maggiore degli
uomini in condizioni di lavoro creativo e con con-
tratto a tempo determinato (vedi tabella 3).
Considerando i dati nella loro globalità lo stress
percepito appare correlato significativamente con le
altre scale considerate e in particolare con la depres-
sione (P = 0,614; p < 0,000). Al fine di verificare,
quindi, la possibilità di predire il livello di stress in-
dividuale a partire dalla depressione, l’ansia e la ru-
mination abbiamo effettuato una regressione lineare
considerando come criterio il livello di stress e come
predittori le altre tre scale. Considerando separa-
mente i due gruppi di soggetti in base alla tipologia
lavorativa (creativo vs. routinario), si nota come per
i lavoratori routinari l’unico predittore significativo
dello stress risulta il valore di depressione (t = 4,072,
p < 0,000), mentre per i lavoratori creativi risultano
significativi, in qualità di predittori, sia il livello di
depressione che quello di rumination (t = 6,004; p
<0,000; t =1,776, p = 0,044 rispettivamente).
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STRESS DEPRESSIONE ANSIA RUMINATION
Lavoro
routinari
Lavoro
creativo
Lavoro
routinari
Lavoro
creativo
Lavoro
routinari
Lavoro
creativo
Lavoro
routinari
Lavoro
creativo
40,4783
(8,33)
35,7609
(7,41)
26,3864
(6,78)
23,3864
(4,9)
36,3696
(7,43)
41,5581
(4,18)
12,6522
(3,2)
15,5
(4,3)
Tabella 1. Medie e Deviazioni standard per categoria lavorativa
Tipo di lavoro
Lavo ro r ou tinario
Media DS Media DS Media DS Media DS
11,542 1,96 13,454 0,868 16,2 1,01 14,27 1,3
Uomini
Lavoro creativo
Uomini DonneDonne
Tabella 2. Valori e medi e deviazioni standard relativi alla scala rumination
Lavoro routinario Lavoro creativo
Contratto a tempo indeterminato
Uomini
Donne
Uomini Donne Uomini Donne Uomini Donne
Media Media Media Media Media Media Media Media
42,0
(2,19)
34
(2,77)
34,0
(2,19)
37,33
(1,3)
39,6
(2,77)
44,0
(4,38)
40,3
(3,57)
40,94
(1,55)
Contratto a tempo determinato Contratto a tempo determinato Contratto a tempo indeterminato
Tipo di lavoro
Tabella 3. Medie e deviazione standard dei valori di Ansia divisi per categoria lavorativa e contrattuale
Discussioni e conclusioni
Dall’insieme dei dati che abbiamo raccolto ed
analizzato e possibile trarre qualche spunto interes-
sante circa il rapporto fra stress lavorativo e variabili
soggettive e di contesto. In primo luogo, si può con-
cludere che chi ha un contratto a tempo indetermi-
nato tende a rimuginare di meno rispetto a chi ha
un contratto di lavoro a tempo determinato.
L’indagine ha evidenziato anche le caratteristiche
qualitative del rimuginio mentale, descrivendo i
contesti, spaziali e temporali, in cui il pensiero ri-
muginante diventa pervasivo e intrusivo nella quoti-
dianità della persona. Questa analisi descrittiva ha
mostrato come il rimuginio relativo ai pensieri cor-
relati al lavoro persista in contesti lontani da quelli
lavorativi, condizionando il tempo libero e la relati-
va qualità. Ciò significa che attraverso la rumination
lo stress può essere portato fuori dall’ambito lavora-
tivo, fungendo da medium fra qualità della vita la-
vorativa e qualità della vita in generale. In questo
modo i due contesti si influenzano a vicenda in un
circolo vizioso potenzialmente pericoloso per la salu-
te dell’individuo.
Questi primi dati, tuttavia, possono condurre a
conclusioni parziali, mettendo i luce solo l’effetto
relativo alla tipologia del contratto lavorativo sullo
stress lavorativo. In realtà, la condizione contrattuale
di lavoro rappresenta solo una delle variabili che
contribuiscono a favorire la sindrome della rumina-
tion, con i potenziali effetti negativi cui abbiamo già
accennato.
Analizzando, infatti, le caratteristiche psicologi-
che delle persone appartenenti al gruppo dei lavora-
tori a tempo determinato, si evince una complessità
di fondo che deve essere tenuta in considerazione
nel tentativo di comprendere le situazioni di disagio
dei lavoratori attraverso lo studio della rumination.
A tal fine, dopo aver analizzato la tipologia dei con-
tratti lavorativi in merito al rimuginio è stata con-
dotta una seconda analisi circa i contenuti delle pro-
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fessioni, le quali sono state suddivise in creative e
routinarie.
Un lavoro che implica il dover ripetere sempre le
stesse operazioni in modo routinario, non permette
al lavoratore di mettersi in gioco in quanto figura
professionale. L’esito del suo lavoro non sarà rappre-
sentativa di se stesso, ma sarà un prodotto freddo e
distante. Il lavoratore routinario vive spesso la pro-
pria professione come frustante e alienante, un luo-
go che non implica scelte e decisioni, un luogo dove
la propria individualità ha, dunque, scarso risalto. I
nostri dati suggeriscono che la natura dello stress di
questa tipologia di lavoratori sembra essere mag-
giormente legata a vissuti depressivi.
Tuttavia, è la categoria professionale dei lavora-
tori creativi che tende a rimuginare maggiormente.
Questo gruppo mostra una percezione del proprio
compito lavorativo differente. Il prodotto del pro-
prio lavoro coincide con la realizzazione della pro-
pria professionalità e con la realizzazione personale.
Durante la quotidianità, il lavoro implica autono-
mia, creatività d’idee, efficacia. Queste professioni,
seppur considerabili fonti di stress in modo intrinse-
co, non sembrano essere particolarmente correlate a
vissuti depressivi. Il tratto caratterizzante dei creativi
è piuttosto l’ansia. Il continuo mettersi in gioco,
non solo come figura professionale ma anche come
persona, implica che il processo di costruzione della
propria identità sia sempre in corso. La produzione
del lavoratore creativo ha come finalità il dimostrare
qualcosa di se, sia in termini professionali che uma-
ni. Questo processo di continua tensione personale
implica ansia, stress e incertezza. Queste persone
non riescono a staccarsi dai pensieri legati al lavoro,
perché tendono a far coincidere all’identità profes-
sionale la propria identità personale. Da ciò conse-
gue una maggiore tendenza alla rumination, che
come mostrano i dati della nostra ricerca, si riflette
in un aggravio delle condizioni di stress. La sindro-
me della rumination, così, può essere rappresentata
come una condizione cognitiva caratterizzata
dall’instaurarsi di pensieri intrusivi e pervasivi con-
notati negativamente dal punto di vista emotivo. La
persona che rimugina rimane intrappolata in un cir-
colo vizioso in cui i processi cognitivi vengono con-
gelati da uno stato depressivo e ansioso particolar-
mente pesante.
Da quanto emerge dai nostri dati, i lavoratori
creativi si mostrano quelli in cui la rumination gioca
un ruolo decisivo nel determinare il livello di stress.
Le donne, inoltre, si mostrano più vulnerabili allo
stress in condizioni di lavoro precario quando que-
sto è connotato in termini di creatività. Tuttavia in
questo caso è il livello di ansia ad essere discrimina-
te, in quanto le donne si mostrano decisamente più
ansiose in contesti di incertezza (contratto a tempo
determinato) e quando nel raggiungimento dei pro-
pri obiettivi lavorativi viene messa in gioco la pro-
pria identità (lavoro creativo). Presi nel loro insieme,
uomini e donne non mostrano significative differen-
ze su tutte le scale considerate. Di conseguenza è
sempre l’interazione fra genere sessuale e condizioni
lavorative a determinare un impatto specifico sullo
stress percepito e non già il genere sessuale di per sé.
In conclusione, dall’analisi della relazione tra ti-
pologia contrattuale lavorativa e processi rimuginan-
ti, emerge che la rappresentazione di una meta da
raggiungere, e la rappresentazione di un interruzione
del periodo lavorativo può rappresentare, in persone
con tratti di personalità ansiosi o depressivi, un e-
vento stressante. Ciò può essere spiegato conside-
rando l’effetto Zeigarnik (Zeigarnik, 1927). Secon-
do questo principio, linterruzione di un compito
che non viene portato a termine comporta un con-
tinuo rimuginio rispetto al compito. L’obiettivo non
raggiunto (che nel caso dei lavoratori creativi può
costituire una parte rilevante della quotidianità lavo-
rativa) permane a livello cognitivo, cioè il pensiero si
fissa su un determinato elemento, in questo caso il
compito. Inoltre, come abbiamo detto, le persone
rimuginanti non riescono a dedicare il loro tempo
libero per rilassarsi, ma rimangono incastrati
all’interno del pensiero rimuginante, che si struttura
in un circolo vizioso che comporta un ulteriore cari-
co di stress. Queste persone non riescono a staccare
dal carico negativo ed emotivo del pensiero legato al
lavoro, inoltre, se è vero che si crea un circolo vizio-
so stressante nell’individuo è anche presumibile che
ciò comporti delle ricadute dal punto di vista socia-
le, così come è stato dimostrato da una ricerca con-
dotta da Schieman et al. (2003), i quali correlano
qualità lavorativa, processi di rumination e qualità
delle relazioni sociali. Nel particolare è stato verifica-
to che il rimuginio incide in modo significativo non
solo sulle caratteristiche psicologiche individuale,
ma anche sulla qualità delle relazioni sociali, sia fa-
miliari che amicali.
Queste riflessioni portano a sottolineare la neces-
sita di condurre una linea di ricerca, rigorosa e mul-
tidisciplinare, sulla natura del legame tra rumina-
tion, stress e qualità del lavoro e alle ricadute che si
verificano tanto sul piano della salute individuale
che su quello della vita sociale delle persone. Infatti
entrambi i piani concorrono nel determinare la qua-
lità della vita dell’individuo nel suo complesso e de-
vono essere, dunque, tenuti in considerazione.
Lucchiari, C., Pravettoni, G. – Rumination at work: Contesto lavorativo e differenze di genere
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Ricevuto : 9 aprile 2008
Revisione ricevuta : 20 ottobre 2008
Article
Full-text available
This paper disentangles a number of closely related cognitions by dividing them into the categories of defensive and functional optimism. Optimistic biases in risk perception are discussed that may represent barriers in the adoption of preventive health behaviors. Instead of defensive optimism, some sense of vulnerability is seen as indispensable for behavioral change operating jointly with beliefs about positive health outcomes, instrumental actions, and appropriate coping resources. A distinction is made between three kinds of functional optimism that depend either on attributional style, outcome expectancies, or personal agency. Findings are presented that corroborate the strength of these constructs in predicting health outcomes. In terms of health behavior change, it is argued that optimistic self-beliefs are the most beneficial because of their operative power that helps to set goals, initiate actions, and maintain motivation.
Article
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Because forgiveness theory has tended to neglect the role of dispositional factors, the authors present novel theorizing about the nature of vengefulness (the disposition to seek revenge following interpersonal offenses) and its relationship to forgiveness and other variables. In Study 1, vengefulness was correlated cross-sectionally with (a) less forgiving, (b) greater rumination about the offense, (c) higher negative affectivity, and (d) lower life satisfaction. Vengefulness at baseline was negatively related to change in forgiving throughout an 8-week follow-up. In Study 2, vengefulness was negatively associated with Agreeableness and positively associated with Neuroticism. Measures of the Big Five personality factors explained 30% of the variance in vengefulness.
Article
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The current study examined the extent to which dimensions of perfectionism are associated with a ruminative response orientation and the experience of cognitive intrusions in response to stressful events. Our main goal was to test the hypothesis that individuals characterized by frequent automatic thoughts involving perfectionistic themes would also be characterized by a ruminative response orientation when distressed and they would report intrusive thoughts and images following the experience of a stressful event. A sample of 65 students completed several measures, including the Perfectionism Cognitions Inventory, the Multidimensional Perfectionism Scale, the Response Styles Questionnaire, the Impact of Events Scale, and indices of depression and anxiety. Correlational analyses confirmed that high scores on the Perfectionism Cognitions Inventory were correlated with a ruminative response orientation and the reported experience of intrusive thoughts and images following the experience of a stressful event. High levels of perfectionism cognitions, socially prescribed perfectionism, and rumination were also correlated with measures of depression and anxiety representingthe tripartite model. The results support the view that there is a salient cognitive aspect to perfectionism and the experience of frequent perfectionistic cognitions and related forms of rumination contribute to levels of psychological distress.
Article
Among a representative sample of employed men and women in Toronto, Canada, home-to-work conflict is associated positively with anxiety and depression. Two hypotheses propose work qualities as moderators. The double disadvantage hypothesis predicts that home-to-work conflict is more distressing when work is nonautonomous, routine, or noxious. The intrusion on job status/rewards hypothesis predicts that conflict is more distressing when work is autonomous, nonroutine, or nonnoxious. Results show that the association between home-to-work conflict and distress is stronger (1) among people in more autonomous jobs; (2) among women in routinized jobs; and (3) among men in noxious environments.
Article
Previous research has found anxiety sensitivity (AS) to be elevated in persons with major depression, and a facet of AS referred to as fear of cognitive dyscontrol or fear of mental incapacitation has been associated with severity of depressed mood. The present study sought to replicate and extend these findings in a sample of 142 outpatients with a primary diagnosis of Major Depressive Disorder. After statistically controlling for the higher order effect of neuroticism, the AS fear of cognitive dyscontrol facet was found to be a significant predictor of severity of depressed mood. However, further analysis provided strong evidence that the effect of this AS facet is mediated by rumination over depressed mood. Results are discussed in the context of depression sensitivity, a proposed cognitive structure that may underlie the cognitive process of rumination over depression symptoms.
Article
Research studies focusing on the psychometric properties of the Beck Depression Inventory (BDI) with psychiatric and nonpsychiatric samples were reviewed for the years 1961 through June, 1986. A meta-analysis of the BDI's internal consistency estimates yielded a mean coefficient alpha of 0.86 for psychiatric patients and 0.81 for nonpsychiatric subjects. The concurrent validitus of the BDI with respect to clinical ratings and the Hamilton Psychiatric Rating Scale for Depression (HRSD) were also high. The mean correlations of the BDI samples with clinical ratings and the HRSD were 0. 72 and 0.73, respectively, for psychiatric patients. With nonpsychiatric subjects, the mean correlations of the BDI with clinical ratings and the HRSD were 0.60 and 0.74, respectively. Recent evidence indicates that the BDI discriminates subtypes of depression and differentiates depression from anxiety.
Article
"Department of Psychology." Thesis (Ph. D.)--Southern Illinois University Carbondale, 2002. Vita. Includes bibliographical references (leaves 75-96).