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La Ricchezza Finanziaria Nei Conti Finanziari E Nell'Indagine Sui Bilanci Delle Famiglie Italiane

Authors:

Abstract

The Survey on Household Income and Wealth, conducted every two years by the Bank of Italy, and the Italian Financial Accounts, published quarterly, provide information on the wealth of Italian households which are independent and, for the time being, not directly comparable. In this paper we perform a detailed comparison of the estimates of the households' various financial assets and liabilities coming from the two sources, identifying the causes responsible for the observed discrepancies. In general, the outstanding amounts reported in the Financial Accounts are significally larger than those arising from the Survey. Reconciling the data in terms of classification criteria and of valuation methods reduces the differences only to a small extent. Once the variability due to sampling and measurement errors is taken into account, the discrepancies are mainly caused by under-reporting on the survey results; the bias from non-response is less important. As a by-product of the analysis, suggestions for some methodological improvements to both the Survey and the Financial Accounts do also arise, possilby from the joint use of the two sources.
Temi di discussione
del Servizio Studi
La ricchezza finanziaria nei conti finanziari
e nell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane
Numero 565 - Novembre 2005
di R. Bonci, G. Marchese e A. Neri
La serie “Temi di discussione” intende promuovere la circolazione, in versione prov-
visoria, di lavori prodotti all’interno della Banca d’Italia o presentati da economisti
esterni nel corso di seminari presso l’Istituto, al fine di suscitare commenti critici e
suggerimenti.
I lavori pubblicati nella serie riflettono esclusivamente le opinioni degli autori e non
impegnano la responsabilità dell’Istituto.
Comitato di redazione: GIORGIO GOBBI, MARCELLO BOFONDI, MICHELE CAIVANO, ANDREA LAMORGESE,
FRANCESCO PATERNÒ, MARCELLO PERICOLI, ALESSANDRO SECCHI, FABRIZIO VENDITTI, STEFANIA ZOTTERI.
Segreteria: ROBERTO MARANO, CRISTIANA RAMPAZZI.
LA RICCHEZZA FINANZIARIA NEI CONTI FINANZIARI
E NELL’INDAGINE SUI BILANCI DELLE FAMIGLIE ITALIANE
di Riccardo Bonci*, Grazia Marchese* e Andrea Neri*
Sommario
L’Indagine sui bilanci delle famiglie, realizzata dalla Banca d’Italia ogni due anni, e i
Conti finanziari, prodotti con cadenza trimestrale, forniscono informazioni indipendenti e,
allo stato attuale, non immediatamente raccordabili, sulla ricchezza finanziaria delle famiglie
italiane. Il lavoro pone a confronto in modo analitico le stime delle attività e delle passività
finanziarie delle famiglie desunte dalle due diverse fonti, mettendo in luce i fattori esplicativi
delle discordanze osservate. In generale, le consistenze dei conti finanziari sono
significativamente più elevate di quelle ricavabili dall’indagine. La riconciliazione dei dati
rispetto alle definizioni e ai criteri di valutazione degli aggregati riduce in misura modesta le
distanze tra le stime. Queste, tenuto conto della variabilità dovuta agli errori campionari e di
misura, dipendono principalmente dalle conseguenze dell’under-reporting sui risultati
dell’indagine; più contenuto è il bias imputabile alle mancate risposte. Un corollario
dell’analisi è costituito dall’identificazione di alcune aree di possibile affinamento
metodologico, sia per l’indagine sia per i Conti finanziari, anche attraverso l’utilizzo
integrato delle due fonti.
Classificazione JEL: C8, C42, R2.
Parole chiave: ricchezza delle famiglie, Conti finanziari, indagini campionarie.
* Banca d'Italia, Servizio Studi.
Abstract
The Survey on Household Income and Wealth, conducted every two years by the Bank
of Italy, and the Italian Financial Accounts, published quarterly, provide information on the
wealth of Italian households which are independent and, for the time being, not directly
comparable. In this paper we perform a detailed comparison of the estimates of the
households’ various financial assets and liabilities coming from the two sources, identifying
the causes responsible for the observed discrepancies. In general, the outstanding amounts
reported in the Financial Accounts are significally larger than those arising from the Survey.
Reconciling the data in terms of classification criteria and of valuation methods reduces the
differences only to a small extent. Once the variability due to sampling and measurement
errors is taken into account, the discrepancies are mainly caused by under-reporting on the
survey results; the bias from non-response is less important. As a by-product of the analysis,
suggestions for some methodological improvements to both the Survey and the Financial
Accounts do also arise, possilby from the joint use of the two sources.
Indice
1. Introduzione.....................................................................................................................9
2. La ricchezza finanziaria nei Conti finanziari e nell’Indagine sui bilanci delle
famiglie..........................................................................................................................13
2.1 La riconciliazione del settore di riferimento.............................................................14
2.2 L’identificazione degli strumenti finanziari da confrontare......................................15
2.3 La riconciliazione dei criteri di valutazione .............................................................17
3. Le componenti della ricchezza finanziaria netta a confronto...........................................18
3.1 Il confronto tra le stime delle consistenze................................................................19
3.2 Il confronto dei portafogli e della loro dinamica......................................................26
4. Le determinanti delle discordanze fra le due fonti...........................................................27
4.1 La mancata partecipazione all’indagine e l’under-reporting.....................................28
4.2 Gli altri errori di misura...........................................................................................32
5. Alcuni suggerimenti per una migliore integrazione.........................................................36
6. Conclusioni....................................................................................................................39
Appendice I: Tavole...........................................................................................................42
Appendice II: Note metodologiche......................................................................................54
Riferimenti bibliografici .....................................................................................................56
1. Introduzione1
Le principali fonti per la stima della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane e delle
sue componenti sono costituite dai Conti finanziari (CF) e dall’Indagine sui bilanci delle
famiglie (IBF). Al momento le due fonti producono informazioni indipendenti e non
immediatamente raffrontabili.
I Conti finanziari dei settori istituzionali sono pubblicati trimestralmente dalla Banca
d’Italia2 e seguono le definizioni e i metodi stabiliti nel Sistema Europeo dei Conti (SEC95);
serie coerenti con lo schema SEC95 sono disponibili a partire dal 1995. I dati di base per la
compilazione del conto finanziario del settore delle famiglie, le cui unità non redigono un
bilancio, sono tratti in ampia misura dalle segnalazioni statistiche di vigilanza delle banche e
degli altri intermediari finanziari. Per alcuni strumenti finanziari, tuttavia, non sono
disponibili informazioni dirette a frequenza trimestrale; le consistenze possedute dalle
famiglie vengono quindi stimate ricorrendo, principalmente, al cosiddetto “metodo
residuale”. Un caso rappresentativo è quello delle “azioni e altre partecipazioni”: noti il
totale del passivo, desunto dai bilanci delle società, e le detenzioni degli altri settori,
anch’esse tratte dai bilanci o da altre fonti dirette, quali ad esempio le statistiche della
posizione patrimoniale sull’estero nel caso del settore “resto del mondo”, l’ammontare in
mano alle famiglie è ottenuto per differenza3. Un discorso analogo vale per i titoli (del debito
pubblico o di imprese), per i quali solo una parte delle attività delle famiglie, e cioè quelle a
custodia presso le banche e gli altri intermediari finanziari, può desumersi dalle segnalazioni
statistiche di vigilanza senza ricorrere a procedure di stima; per la parte detenuta
direttamente si procede come per le azioni, attribuendo al settore delle Famiglie i titoli sul
mercato non in possesso degli altri settori. Le stime ottenute “a residuo” soffrono
1 Desideriamo ringraziare Luigi Cannari, Giovanni D’Alessio, Andrea Generale e Luigi Federico
Signorini per gli utili suggerimenti; Giacomo Cau e Massimo Coletta per l’ausilio fornito nelle elaborazioni sui
Conti finanziari.
2 Supplemento trimestrale al Bollettino Statistico “Conti finanziari”.
3 Tale approccio costituisce la procedura standard seguita per la stima del portafoglio di titoli e azioni
delle famiglie anche nei conti finanziari di numerosi altri paesi.
10
inevitabilmente di errori di misura più elevati, risentendo delle approssimazioni nei dati
relativi a tutti i restanti settori istituzionali.
L’indagine sui bilanci delle famiglie è realizzata dalla Banca d’Italia a partire dal 1965
ed è condotta ogni due anni su un campione di circa 8000 famiglie, selezionate secondo uno
schema a due stadi (comuni e famiglie), con stratificazione delle unità di primo stadio
(comuni) secondo la regione e la classe di ampiezza demografica del comune.
In accordo con il piano di campionamento, a ciascuna famiglia viene attribuito un peso
inversamente proporzionale alla sua probabilità di inclusione nel campione; i pesi vengono
successivamente modificati sia per aumentare la precisione degli stimatori (correggendo gli
eventuali problemi di copertura della lista e di mancata risposta), sia per allineare la struttura
del campione a quella della popolazione per alcune caratteristiche note4.
Una quota consistente del campione (il 45 per cento nell’Indagine relativa all’anno
2002) è rappresentata da famiglie panel, ossia già intervistate in occasione di precedenti
rilevazioni. L’obiettivo principale dell’Indagine consiste nel fornire un quadro approfondito
della situazione economica e della ricchezza delle famiglie italiane, nonché delle relazioni
tra le caratteristiche economiche e quelle socio-demografiche dei nuclei e della loro
evoluzione nel tempo.
I dati utilizzati nel lavoro sono quelli dell’archivio storico (release 3.2 del dicembre
2004) e sono disponibili sul sito internet della Banca d'Italia (www.bancaditalia.it).
Il presente lavoro, dopo aver posto su base confrontabile i singoli strumenti finanziari
considerati nelle due fonti, si propone di analizzare le cause delle ampie discordanze che si
osservano fra le rispettive stime. Lo sforzo preliminare di armonizzazione dei dati costituisce
la peculiarità della ricerca, inquadrabile in un filone recente di letteratura rivolto al confronto
tra i risultati delle indagini campionarie e le corrispondenti stime macroeconomiche:
Antoniewicz (2000) e Eymann e Börsch-Supan (2002), ad esempio, hanno condotto analisi
4 I risultati dell’indagine sono allineati alle distribuzioni Istat per sesso, classe di età, condizione
professionale, ampiezza comunale e area geografica di residenza degli individui.
11
simili a quella che ci si prefigge con questo lavoro, rispettivamente per gli Stati Uniti e la
Germania5.
Le differenze fra stime macro e stime campionarie della ricchezza finanziaria possono
essere attribuite, in linea di principio, a una molteplicità di fattori, dei quali ci si propone di
indagare il ruolo e l’importanza relativa.
Una prima causa va ricercata nelle differenze di natura definitoria, ossia nelle diverse
definizioni del settore di riferimento, nell’insieme degli strumenti finanziari considerati e nei
diversi criteri di valutazione di ciascun aggregato.
Dal lato delle fonti campionarie, inoltre, ogni indagine produce inevitabilmente errori
legati alla natura stessa del procedimento di inferenza statistica (errori campionari). Gli
errori di questo tipo vengono valutati misurando la precisione degli stimatori.
Ulteriori fonti di errore sono riferibili al processo di misurazione e di stima (errori non
campionari). In generale, tali errori vengono distinti nelle seguenti tipologie (cfr. Cicchitelli
e altri, 1992):
errori di copertura, causati dall’incompletezza delle liste dalle quali le unità vengono
estratte (noncoverage);
errori da mancate risposte di alcune unità estratte per la rilevazione;
errori di misura intesi in senso lato, come discrepanze tra dati rilevati e dati effettivi. Tale
situazione può verificarsi quando gli intervistati non ricordano (effetto memoria) o non
desiderano rivelare quali strumenti possiedano (non-reporting) e/o il loro ammontare
(under-reporting).
Studi specifici sono stati cond otti per valutare, in particolare, l’effetto delle suddette
cause sulle stime delle principali variabili rilevate nell’IBF6. Tali studi hanno confermato che
le grandezze di fonte indagine sottostimano sia le componenti della ricchezza reale sia quelle
5 Antoniewicz (2000) confronta i dati della Survey on Consumer Finance, realizzata ogni tre anni dalla
Federal Reserve, con i dati dei Flow of Funds per gli anni 1989, 1992, 1995 e 1998. Eymann e Börsch-Supan
(2002) mettono a confronto i dati della Income and Expenditure Survey, condotta da Statistisches Bundesamt,
con le stime aggregate della Bundesbank per il 1993.
6 Cfr., fra gli altri, Cannari e D’Alessio (1990, 1992, 1993), Brandolini, Cannari, D’Alessio e Faiella
(2002) e Biancotti, D’Alessio e Neri (2004).
12
della ricchezza finanziaria; per queste ultime, inoltre, il fenomeno risulta maggiormente
accentuato.
Nei CF le principali fonti di errore sono rappresentate dagli errori di misura e, tra
questi, dai potenziali errori commessi nel ripartire le consistenze degli strumenti finanziari
tra i diversi settori istituzionali. L’importanza di simili errori, naturalmente, varia con lo
strumento considerato, in relazione alle particolari caratteristiche dei dati elementari e alle
differenze nelle metodologie statistiche adottate; ad esempio, è probabile che risultino più
elevati quando la stima è effettuata a residuo.
Anche le stime macro, inltre, sono potenzialmente affette da errori di tipo campionario,
in quanto non tutte le fonti su cui si basano i CF hanno natura censuaria. In linea teorica,
dunque, sarebbe opportuno considerare anche la variabilità di tali stime. Nei fatti, però, la
complessa struttura dei CF e l’eterogeneità delle basi-dati utilizzate, rendono l’operazione
estremamente complessa e praticamente non realizzabile. Si è comunque tentato di
quantificare il grado di affidabilità dei dati macro prendendo come proxy la stabilità delle
stime presenti nelle varie pubblicazioni dei CF (ovvero l’assenza di revisioni troppo grandi
sui dati già pubblicati), come sarà descritto nel paragrafo 4.
Un altro importante fattore di divergenza, che tuttavia esula dal campo di analisi di
questo lavoro, è legato alle diverse finalità informative delle due fonti. L’IBF si propone di
fornire stime rappresentative del portafoglio della famiglia mediana rispetto alla
distribuzione della ricchezza; i CF intendono misurare il valore aggregato di ciascuna voce
della ricchezza finanziaria del settore: nelle stime macro, quindi, il peso delle famiglie più
abbienti è maggiore che nei dati di fonte campionaria7. Se le scelte d’investimento delle
famiglie più ricche sono significativamente diverse da quelle dei nuclei la cui ricchezza
assume un valore mediano, ciò si rifletterà necessariamente in una diversa rappresentazione
del portafoglio tra le due fonti.
La suddetta differenza non elimina i potenziali vantaggi che potrebbero scaturire da
una riconciliazione fra CF e IBF. Da un lato i CF potrebbero essere utilizzati, almeno per gli
7 Sul punto cfr. Cannari, D’Alessio e Paiella (2004).
13
strumenti misurati con ridotto margine di errore, come informazioni ausiliarie per migliorare
le stime campionarie, ad esempio attraverso tecniche di calibrazione, ossia di modifica dei
pesi utilizzati per il riporto all’universo. D’altro lato, le stime campionarie potrebbero essere
impiegate per colmare, almeno in parte, le lacune presenti nei dati aggregati del settore
Famiglie.
Il lavoro è strutturato come segue. Come primo passo viene disegnata la mappa delle
corrispondenze tra l’impianto metodologico alla base dei Conti finanziari (il SEC95) e quello
dell’Indagine, per quanto riguarda definizioni e concetti relativi agli aggregati che
compongono la ricchezza finanziaria delle famiglie. Diventa così possibile identificare un
insieme di strumenti, comuni alle due fonti, ricondotti a criteri di valutazione omogenei (par.
2). Per ciascuno strumento vengono quindi illustrate le differenze fra stime aggregate e stime
campionarie (par. 3). Successivamente, sono presentati i risultati di un esperimento volto ad
individuare il peso delle cause che spiegano le differenze fra le stime provenienti dalle due
fonti (par. 4). Nel percorso seguito per i raffronti emergono alcuni aspetti dell’IBF e dei CF
suscettibili di miglioramenti; si avanzano quindi primi suggerimenti in tal senso e si indicano
i possibili vantaggi di un utilizzo integrato delle due fonti (par. 5). Si sintetizzano, infine, le
principali conclusioni (par. 6).
2. La ricchezza finanziaria nei Conti finanziari e nell’Indagine sui bilanci delle
famiglie
Un passo propedeutico al confronto tra le stime della ricchezza finanziaria delle
famiglie fornite dall’IBF e dai CF è quello della riconciliazione delle definizioni del settore e
degli strumenti finanziari; per questi ultimi, inoltre, vanno uniformate le modalità di
valutazione.
In generale, per riconciliare le due fonti si è agito principalmente dal lato dei CF,
correggendo i dati fino al raggiungimento della coerenza con i criteri seguiti nell’IBF; la
direzione dell’aggiustamento è stata determinata dal fatto che le informazioni più dettagliate,
necessarie per il raccordo, sono presenti solo nei CF. La definizione del settore delle
Famiglie ha invece richiesto un aggiustamento in entrambi i sensi: i dati dell’IBF sono stati
corretti per avvicinarli alla definizione ufficiale della contabilità nazionale e, allo stesso
14
tempo, da quest’ultima è stato escluso il settore delle Istituzioni senza scopo di lucro al
servizio delle famiglie.
Nei paragrafi che seguono vengono illustrate nel dettaglio le strategie adottate per
rendere omogenei il settore di riferimento, gli strumenti finanziari ed i criteri di valutazione.
2.1 La riconciliazione del settore di riferimento
Nei CF (coerentemente con il SEC95 e così come indicato dall’Istat) il settore delle
Famiglie include le famiglie consumatrici, le famiglie produttrici e le Istituzioni senza scopo
di lucro al servizio delle famiglie (ISF)8. Le famiglie produttrici si identificano con quelle
che svolgono un’attività non organizzata in forma societaria e, comunque, con un numero di
addetti non superiore alle cinque unità. Nell’IBF, d’altra parte, oltre alle famiglie
consumatrici sono comprese nel settore tutte le famiglie che svolgono un’attività produttiva,
indipendentemente dalla forma societaria e dal numero dei dipendenti.
La situazione di partenza e gli aggiustamenti effettuati sono riassunti nella tavola 1.
Tavola 1
IL SETTORE FAMIGLIE NEI CONTI FINANZIARI E NELL’INDAGINE
Famiglie produttrici
Fonte Famiglie
consumatrici Fino a 5 addetti
Più di 5
addetti
Ist. senza scopo di
lucro (ISF)
CF
IBF
Nel presente confronto
Dal lato dei CF i dati sono stati depurati delle componenti imputabili alle ISF,
ricorrendo a elementi di stima di entità variabile a seconda dei casi: per i depositi bancari, le
obbligazioni ed i titoli di Stato italiani (tra le attività) e i prestiti bancari (tra le passività) si
sono utilizzate informazioni dirette sull’ammontare detenuto dalle ISF, desunte dalle
8 Cfr. l’Appendice II.
15
segnalazioni statistiche di vigilanza (pur disponibili solo a partire dal 1998); per il 1995 si è
ipotizzato un peso delle ISF sul totale (ISF e famiglie in senso stretto) pari alla media degli
anni 1998-2002 (calcolata per singolo strumento)9.
In assenza di informazione diretta, per alcune voci si è scelto di applicare agli
aggregati il peso assunto dalle ISF in strumenti finanziari simili (riportati tra parentesi) e per
i quali tale dettaglio è invece noto. Si è proceduto in questo modo per i conti correnti postali
(assimilati ai c/c bancari), i buoni postali fruttiferi (assimilati ai BOT), le azioni e quote di
fondi comuni italiani, le obbligazioni estere (obbligazioni italiane) e i titoli di Stato esteri
(titoli di Stato italiani).
Infine, anche in considerazione della natura non-profit delle ISF, si sono ipotizzate
nulle le attività di queste istituzioni in titoli esteri diversi dai titoli di Stato (azioni,
partecipazioni e altri titoli emessi da non residenti), in crediti commerciali e in riserve
tecniche di assicurazione.
I risultati, riportati nella tav. A2, indicano che l’importanza delle ISF è del tutto
marginale: il loro peso sul totale (famiglie e ISF) è inferiore al 2 per cento quando si guarda
al totale delle attività finanziarie; la quota è leggermente superiore (intorno al 3 per cento)
per i depositi e le passività finanziarie.
Dal lato dell’IBF, invece, la disponibilità di informazioni dirette sul numero dei
dipendenti ha reso possibile escludere dal calcolo delle grandezze finanziarie le componenti
possedute dalle famiglie produttrici con più di cinque addetti, consentendo l’avvicinamento
alla definizione propria dei CF senza alcun ricorso a ipotesi di stima.
2.2 L’identificazione degli strumenti finanziari da confrontare
Le componenti della ricchezza finanziaria disponibili in ciascuna delle due fonti e i
relativi criteri di valutazione sono sintetizzati nella tav. A1, in appendice. Come si vede, le
classificazioni adottate presentano un diverso grado di dettaglio e in qualche caso coprono
9 La scelta è stata supportata dall’osservazione che il peso delle ISF nei singoli strumenti si è mantenuto
relativamente stabile negli anni per cui il dettaglio è disponibile.
16
fenomeni diversi. Gli strumenti finanziari posti a confronto nel lavoro sono elencati nella
tav. A3.
La ricchezza detenuta sotto forma di contante (biglietti e monete) è stata esclusa
dall’analisi, per l’impossibilità di ricavare dall’Indagine un ammontare direttamente
paragonabile a quello dei CF10. Altri strumenti sono stati esclusi per la non disponibilità del
dato nell’una o nell’altra fonte: è questo il caso dei prestiti alle cooperative e del TFR11, dal
lato delle le attività, e dei debiti commerciali, nonché di quelli verso le altre famiglie, dal lato
delle passività.
Ulteriori correzioni hanno riguardato le assicurazioni vita, i fondi pensione e le
gestioni patrimoniali.
Nell’IBF non viene attualmente chiesto agli intervistati il montante complessivo
accumulato in fondi pensione e assicurativi; vengono però chiesti i premi pagati annualmente
e l’anno in cui sono iniziati i versamenti: la consistenza ad una certa data è stata dunque
ricostruita a partire da tali informazioni.
I dati sulle gestioni patrimoniali, per i quali si prevede una domanda esplicita nell’IBF,
non sono pubblicati in evidenza separata nei CF, dove le varie poste sono incluse nei singoli
strumenti d’investimento. Per tale ragione, la stima campionaria è stata attribuita agli
strumenti in base alla composizione media del portafoglio delle Società di gestioni
patrimoniali rilevata nei vari anni (dati pubblicati nel Bollettino Statistico della Banca
d’Italia).
10 La parte del questionario che potrebbe essere utilizzata per stimare l’ammontare detenuto dalle famiglie
in biglietti e monete è quella in cui si chiede “Di solito, che somma di denaro avete in casa per le normali
esigenze della famiglia?”. Tale domanda però fornisce una stima media dell’ammontare posseduto nel corso
dell’anno che non è immediatamente confrontabile con la stima dei CF riferita a fine anno. La scelta di
escludere biglietti e monete dall’analisi della ricchezza delle famiglie è stata adottata anche in altri studi (cfr.
Brandolini e altri., 2003; Guiso e altri,, 2002).
11 La consistenza del TFR non può essere agevolmente stimata a partire dall’Indagine in quanto la stima
richiederebbe per ciascun dipendente informazioni sul numero di anni in cui ha lavorato nella sua ultima
occupazione e il valore lordo degli stipendi percepiti in tale periodo. Dall’Indagine sono invece disponibili i
redditi netti. Inoltre, manca ogni indicazione del TFR pagato dalle famiglie ai propri collaboratori domestici.
17
2.3 La riconciliazione dei criteri di valutazione
I criteri generali seguiti per la registrazione degli strumenti finanziari nei CF sono
quelli del valore di mercato (con l’eccezione di depositi e prestiti) e della competenza
economica (in contrapposizione alla registrazione per cassa).
La valutazione di mercato richiede che la valorizzazione degli strumenti finanziari
rifletta in ogni momento la loro effettiva quotazione e tenga quindi conto delle variazioni di
prezzo dovute, ad esempio, ai movimenti dei tassi d’interesse (ciò accade in particolare per i
titoli di Stato e le obbligazioni). La registrazione per competenza, ossia nel momento nel
quale si manifesta il diritto alla prestazione economica, indipendentemente dal fatto che ad
esso sia effettivamente associato un movimento di cassa, comporta, tra l’altro, la
contabilizzazione degli interessi nel momento della loro maturazione, sotto forma di
reinvestimento nel relativo strumento finanziario12.
Tavola 2
LA VALUTAZIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI NELLE DUE FONTI
(raggruppati per categorie)
Strumenti CF IBF (e usata nel confronto)
Depositi valore nominale + ratei d’interesse valore nominale
Titoli di Stato valore di mercato + ratei d’interesse valore nominale
Obbligazioni valore di mercato + ratei d’interesse valore nominale
Azioni valore di mercato valore di mercato
Prestiti valore nominale + ratei d’interesse valore nominale
Entrambi i fattori sono motivo di differente valutazione rispetto all’IBF. La tav. 2
sintetizza il metodo di valutazione di alcune macro-categorie di strumenti finanziari nelle
due fonti poste a confronto.
Per uniformare la valutazione delle attività e delle passività finanziarie si è
intervenuti unicamente sulle consistenze dei CF, riconducendole ai criteri di valutazione
12 Nel caso dei titoli di Stato, in particolare, la registrazione per competenza si applica sia alla cedole in
corso di maturazione sia agli scarti all’emissione.
18
propri dell’IBF.
Poiché si utilizzano dati a frequenza annuale, per alcuni strumenti, quali i depositi
bancari (in conto corrente e a risparmio), i conti correnti e i libretti di deposito postali, la
valutazione per cassa coincide, almeno in linea di principio, con quella per competenza: alla
fine dell’anno, infatti, gli interessi vengono effettivamente contabilizzati e pertanto anche gli
intervistati dovrebbero includere tale componente negli ammontari dichiarati. Sulla base di
questa ipotesi non sono state apportate correzioni alle consistenze dei CF.
Nel caso dei certificati di deposito e dei buoni fruttiferi postali, invece, gli interessi
vengono contabilizzati solo alla scadenza: i dati dei CF sono quindi stati consederati al netto
dei ratei, rendendo il criterio di valutazione omogeneo con quello dell’IBF.
Per i titoli di Stato e le obbligazioni la valutazione dei CF, originariamente al mercato,
è stata ricondotta al nominale. Pare infatti ragionevole assumere che, nel rispondere al
questionario, gli intervistati dell’Indagine valutino tali attività al valore nominale e al netto
degli interessi maturati ma non accreditati, di non facile determinazione da parte delle
famiglie13.
Per quanto riguarda il valore delle azioni e delle quote di fondi comuni, si è ipotizzato
che la valutazione nell’IBF sia, così come nei CF, ai prezzi di mercato: in questo caso non è
stato dunque apportato alcun correttivo alle due fonti.
Il valore dei prestiti di fonte CF, infine, è stato ricondotto al valore nominale detraendo
i ratei di interesse.
3. Le componenti della ricchezza finanziaria netta a confronto
Il confronto fra stime aggregate e stime campionarie è realizzato da due punti di vista:
(i) nel paragrafo 3.1 si calcolano le differenze, sia in valore sia come percentuale di
13 Nel questionario, comunque, viene chiesto per ogni strumento finanziario l’ammontare posseduto a fine
anno dalla famiglia. Anche se in linea teorica tale valore dovrebbe essere vicino al valore di mercato, nel
presente lavoro abbiamo ipotizzato che le famiglie tendano a rispondere pensando al valore di acquisto (valore
nominale).
19
copertura del dato micro rispetto a quello macro, tra le consistenze dei vari strumenti
finanziari in essere alla fine dell’anno secondo le due fonti, dopo la riconciliazione per le
definizioni e i criteri di valutazione; (ii) nel paragrafo 3.2 si confronta la composizione del
portafoglio (guardando ai pesi relativi dei vari strumenti sul totale attivo/passivo) e la sua
evoluzione nel periodo analizzato.
3.1 Il confronto tra le stime delle consistenze
I depositi
La categoria dei depositi comprende i depositi bancari, i certificati di deposito, i pronti
contro termine, i libretti postali e i buoni postali fruttiferi. La stima nei CF è basata sulle
segnalazioni statistiche di vigilanza delle banche14, dei fondi comuni monetari e degli
intermediari finanziari non bancari, dal bilancio della Banca d'Italia, da segnalazioni
dell’UIC e delle Poste S.p.A. (per il risparmio postale). Per questa categoria di attività
finanziarie, la disponibilità di informazioni settorizzate fa sì che i dati sulle famiglie non
risentano di particolari ipotesi di stima.
A partire dal 1998 la stima campionaria dei depositi bancari rappresenta quasi il 70 per
cento della corrispondente stima aggregata (tav. A3). Negli stessi anni, considerando la
variabilità campionaria, la differenza fra le due stime è pari a circa 8 volte l’errore standard
delle stime IBF (tav. A4).
Fra le varie categorie di depositi, quelli bancari in conto corrente presentano il divario
più contenuto: dal 1998 il grado di copertura delle stime micro raggiunge circa i tre quarti
delle stime CF. La maggiore differenza si rileva per i certificati di deposito e i pronti contro
termine (per questi ultimi, il dato IBF nel 2002 è inferiore al 10 per cento della stima CF).
Considerando l’ultimo anno disponibile, il 2002, i depositi postali stimati dall’IBF
sono un terzo di quelli dei CF; la discrepanza è ancora più accentuata per i buoni fruttiferi
postali, per i quali le stime campionarie sono pari al 14 per cento delle stime macro.
14 Dal settembre 2000 le poste relative a depositi e impieghi bancari sono calcolate sull’universo delle
banche. In precedenza la stima era effettuata su un campione rappresentativo di circa il 92 per cento dei
depositi e di circa il 95 per cento dei prestiti.
20
I titoli di Stato
Nei titoli di Stato sono compresi i titoli a breve e a medio/lungo termine emessi dalle
Amministrazioni centrali (BOT, CCT, BTP, CTZ, ecc.) e dalle Amministrazioni locali.
Nei CF le consistenze di titoli di Stato esistenti sul mercato sono calcolate a partire da
fonti interne alla Banca d’Italia (dati raccolti nelle procedure d’asta), integrate da fonti del
Mercato Telematico dei titoli di Stato (MTS). Nella stima di questa voce è tuttavia presente,
come accennato nel paragrafo introduttivo, una componente residuale: l’ammontare dei titoli
nel portafoglio delle famiglie viene stimato utilizzando le informazioni sulla parte detenuta a
custodia presso le banche (informazioni di vigilanza), sullo stock in circolazione (passivi
del settore pubblico) e sulla detenzione degli stessi titoli da parte dei settori che redigono un
bilancio.
Il rapporto di copertura micro/macro oscilla tra il 30 ed il 57 per cento (cfr. tav. A3).
Le stime sui BOT, per i quali la correzione per i diversi criteri di valutazione è la meno
rilevante, sono molto simili nel 1998 e nel 2002; nel 2000 la fonte IBF indica, invece, un
valore quasi doppio rispetto ai CF.
La distanza fra le stime aumenta per gli strumenti con un minor grado di diffusione fra
le famiglie ed in particolare per i BTP, per i quali il valore nell’IBF è circa un quinto di
quello dei CF.
Le obbligazioni e le quote di fondi comuni
Come per i titoli di Stato, nei CF la stima delle obbligazioni detenute dalle famiglie
incorpora una componente residuale. Il totale delle obbligazioni sul mercato, da cui vengono
sottratte le quantità all’attivo degli altri settori, è ottenuto a partire dalle informazioni di
fonte Borsa Italiana S.p.A. (per gli scambi sul Mercato Obbligazionario Telematico), dalle
segnalazioni statistiche di vigilanza (per le obbligazioni bancarie) e dall’anagrafe titoli
dell’UIC (per i titoli emessi dalle Società non finanziarie, dagli Altri intermediari finanziari,
dalle imprese di assicurazione e dagli Enti locali). Gli aggregati sono calcolati al valore di
mercato, tenendo conto delle rivalutazioni/svalutazioni dei titoli (a seguito, tra l’altro, di
variazione dei tassi d’interesse) e degli scarti all’emissione. Il peso delle ISF è stimato in
misura dell’1 per cento.
21
Le differenze con l’IBF sono rilevanti: le stime campionarie delle obbligazioni sono
prossime al 16 per cento delle stime macro (tav. A3). La sola variabilità campionaria non
consente di colmare il gap.
Diversamente dalla ricchezza in obbligazioni, il valore aggregato delle quote di fondi
comuni detenuti dalle famiglie è rilevato in maniera diretta nei CF, a partire dalle
informazioni di vigilanza prodotte dalle società di gestione dei fondi (con l’informazione sul
sottoscrittore delle quote). Tale aggregato comprende anche i redditi da capitale conseguiti
sulle quote stesse, stimati dall’Istat.
Anche per questo strumento le due fonti forniscono informazioni significativamente
diverse: in media i valori di origine campionaria rappresentano circa il 30 per cento delle
stime macro (tav. A3).
Le azioni e altre partecipazioni
In base alle definizioni del SEC95, nella voce “azioni e altre partecipazioni” sono
classificate tutte le attività finanziarie, escluse le quote di fondi comuni, che rappresentano
un diritto di proprietà su una società o quasi-società, detenute dal settore delle Famiglie. In
particolare, lo strumento dovrebbe comprendere:
1. il valore delle partecipazioni in famiglie–imprese individuali, società semplici e
società di fatto con numero di addetti superiore a cinque15;
2. il valore delle partecipazioni in società di persone;
3. il valore delle partecipazioni in società di capitali (quotate e non).
È importante sottolineare come il valore complessivo delle aziende classificate tra le
famiglie produttrici (imprese individuali, società semplici e di fatto fino a cinque addetti)
non debba essere invece incluso nella voce “azioni ed altre partecipazioni”. In tali casi, per
convenzione, non è infatti possibile distinguere fra “impresa” e “famiglia”, in quanto la
15 La soglia dimensionale di cinque addetti distingue, nei dati di contabilità nazionale, le “società e quasi-
società” dalle famiglie. Le imprese individuali, società di fatto e società semplici con più di cinque addetti
vengono considerate, per convenzione, dotate di autonomia decisionale rispetto alle famiglie proprietarie. Il
riferimento al numero di cinque addetti, pur coerente con i principi generali del SEC95, è una scelta peculiare
adottata dall’Italia (Istat).
22
prima non gode di autonomia decisionale e non ha un proprio bilancio separato da quello
della famiglia (o comunque non è possibile ricostruirlo); dunque non ha neppure un proprio
valore di mercato. I CF registrano le sole componenti finanziarie dell’ipotetico stato
patrimoniale dell’azienda, attribuendole alla famiglia che la possiede. Le altre componenti,
quali lo stock di capitale fisso, le scorte e l’avviamento (anch’esse attribuite alla famiglia)
sono invece considerate componenti della ricchezza reale (cfr. tav. A8, in appendice).
Nei CF la stima delle azioni e altre partecipazioni complessivamente presenti sul
mercato è ottenuta a partire dalle informazioni sui bilanci delle società di capitali contenute
nell’archivio Cerved, una fonte di tipo censuario per questa categoria di imprese. Sono
invece del tutto assenti stime per il valore delle quasi-società con più di cinque addetti e delle
società di persone (le componenti 1 e 2 nella classificazione utilizzata sopra).
Il valore attribuito alle famiglie è ottenuto in modo residuale, sottraendo al totale in
circolazione le consistenze che risultano detenuti dagli altri settori istituzionali, per i quali
sono invece disponibili informazioni dirette.
Dal lato dell’IBF, gli investimenti in azioni e altre partecipazioni sono distinti
(seguendo la terminologia utilizzata nella compilazione della Bilancia dei pagamenti) in
investimenti diretti, costituiti dalle partecipazioni in società nelle quali la famiglia detiene
una quota di controllo o che comunque permetta di svolgere un ruolo attivo di gestione, e
investimenti indiretti, che comprendono le restanti partecipazioni che costituiscono il
portafoglio finanziario delle famiglie.
Ai fini del confronto con i CF, la stima campionaria è stata costruita come somma del
valore degli investimenti indiretti in azioni, di società quotate e non, e partecipazioni in
società a responsabilità limitata (di cui alla sezione C del questionario16) e del valore delle
partecipazioni in società di capitali sulle quali si esercita un ruolo di controllo o gestione, per
16 La domanda recita quanto segue: “Qual è l’ammontare di azioni di società quotate in borsa (al valore di
mercato), di azioni di società non quotate (al valore di presumibile realizzo) e di quote di società a
responsabilità limitata (al valore di presumibile realizzo) posseduto dalla sua famiglia (a fine anno di
riferimento)?”.
23
la quota di competenza (di cui all’allegato B4 del questionario17). Per uniformità con i CF
sono stati dunque esclusi dalla stima campionaria sia il valore delle imprese non societarie
con oltre 5 addetti sia il valore delle società di persone. Nel questionario (allegato B318) è
identificata un’ulteriore tipologia di attività produttive, denominata “imprese familiari”. Tra
queste, quelle eventualmente costituite in forma di società di capitali avrebbero dovuto
essere incluse nelle stime; tuttavia, l’assenza di informazioni riguardo alla forma giuridica e
al valore della partecipazione preclude al momento questa possibilità.
In media, nel periodo considerato, le stime campionarie costituiscono circa il 23 per
cento delle corrispondenti stime aggregate. Le differenze risultano minori per le
partecipazioni in società quotate, che in media, nel periodo, sono circa il 30 per cento del
valore riportato nei CF (tav. A3).
Il confronto risente in modo rilevante della scarsa diffusione di tali strumenti finanziari
e della loro concentrazione nelle mani delle famiglie più abbienti, che hanno una minore
probabilità di partecipare all’indagine o rispondere in modo veritiero: secondo stime
campionarie la quota di famiglie che possiede azioni di società quotate non raggiunge, nel
periodo in esame, il 10 per cento; le famiglie che risultano, invece, soci/gestori di società di
capitali sono circa il 2 per cento.
I titoli esteri
La voce include i titoli di Stato e le obbligazioni emesse da Amministrazioni estere, le
azioni e partecipazioni in società estere e gli altri titoli emessi dal Resto del mondo.
Le statistiche macro sono basate principalmente su informazioni settorizzate fornite
dall’Ufficio italiano dei cambi (UIC). Le stime campionarie coprono circa il 3 per cento dei
valori aggregati, facendo registrare la maggiore distanza fra gli strumenti finanziari
considerati nel confronto (tav. A3).
17 In questo caso il valore della partecipazione è rilevato sulla base della seguente domanda: “Qual è il
valore di mercato della società, con riferimento alla sola quota spettante?”.
18 Lo schema del questionario dell’IBF è riportato in appendice al Supplemento al Bollettino Statistico
della Banca d’Italia: “Note metodologiche e informazioni statistiche – I bilanci delle famiglie italiane nell’anno
2002”, disponibile anche sul sito Internet della Banca (www.bancaditalia.it).
24
Le assicurazioni vita e i fondi pensione
La voce comprende il montante accumulato dalle famiglie per investimenti in polizze
assicurative e fondi pensione.
Il dato dei CF è basato sulle statistiche ottenute dai bilanci delle compagnie di
assicurazione e dei fondi pensione (forniti dall’Isvap e dalla Covip), integrate da
informazioni di fonte Istat, e include le somme accantonate per la liquidazione del
trattamento di fine rapporto ai dipendenti (TFR), assimilate ai fondi pensione.
Non potendo stimare tale grandezza anche dall’IBF, nel confronto tra le fonti il TRF è
stato escluso dalle stime macro. Per quanto riguarda le restanti componenti (assicurazioni
vita e fondi pensione) la stima campionaria è stata costruita a partire dalle informazioni sul
premio annuo pagato e sull’anno in cui sono iniziati i versamenti di ciascun componente
della famiglia19.
Il gap tra le due fonti aumenta negli anni esaminati: nel 1995 il valore dell’IBF è circa
l’80 per cento dei CF, ma scende al di sotto del 40 per cento nel 2002 (tav. A3).
I crediti commerciali
Il confronto dei crediti commerciali tra i dati aggregati e quelli provenienti dall’IBF, a
parità di definizione dello strumento, non può essere effettuato. Le stime nei CF, infatti,
nonostante le integrazioni apportate con il passaggio al SEC95, ultimato nel 2000, sono
ancora incomplete. In quella circostanza è stata per la prima volta pubblicata una stima dei
debiti e dei crediti commerciali interni al settore delle società non finanziarie e tra queste e le
famiglie (produttrici); in precedenza la rilevazione era limitata ai rapporti tra le società non
finanziarie e i non residenti (fonte Bilancia dei pagamenti)20. Sono tuttora assenti i dati
19 Per la stima del montante è stato ipotizzato un tasso di rivalutazione del 3 per cento. Inoltre per l’IBF del
2000 è stato necessario un ulteriore processo di ricostruzione, in quanto in tale anno è stato chiesto solo il totale
dei versamenti effettuati a livello familiare. La stima finale è stata ottenuta in due passi: in primo luogo,
utilizzando la componente panel, è stato ricostruito il montante a livello familiare per le famiglie presenti anche
nelle altre edizioni dell’IBF. Per i restanti casi il valore è stato stimato sulla base all’età del capo famiglia e
all’area geografica (risultate le variabili più rilevanti in un’analisi preliminare).
20 I crediti commerciali erano inclusi nei prestiti fino al 1998.
25
relativi agli altri settori istituzionali, primo tra tutti il settore delle Amministrazioni
pubbliche.
Le stime correntemente pubblicate nei CF, ottenute aggregando i dati dell’archivio
Cerved sui bilanci delle società di capitali, risentono inoltre di diversi problemi: (i) come
ricordato in precedenza, non sono incluse le imprese che non hanno la forma giuridica di
società di capitali; (ii) l’archivio Cerved non riporta informazioni sui crediti e debiti
commerciali per circa il 60 per cento delle imprese che redigono il bilancio in forma
abbreviata; (iii) la componente attribuita alle famiglie come contropartita dei debiti delle
società non finanziarie (si assume che le famiglie non abbiano passività nella forma di crediti
commerciali e non intrattengano rapporti con unità non residenti) è calcolata a residuo,
deducendo dal passivo delle imprese la parte finanziata dal resto del mondo.
La corrispondente stima campionaria, invece, almeno in linea teorica è esaustiva dei
rapporti di credito delle famiglie produttrici, non escludendo a priori alcun settore fra le
controparti. Essa è ottenuta dai crediti commerciali dichiarati dai liberi professionisti, gli
imprenditori individuali e le imprese familiari fino a cinque addetti. Nel periodo in esame, la
stima campionaria risulta pari a 3-4 volte quella dei CF.
Le passività finanziarie
Tra le passività finanziarie, per il confronto IBF-CF si sono considerati i prestiti (sia a
breve che a medio/lungo termine) concessi alle famiglie da banche, assicurazioni e altre
società finanziarie21. Sono stati invece esclusi i prestiti da altri soggetti interni al settore delle
Famiglie, quali parenti o amici, poiché il fenomeno non è rilevato nei CF.
Dal lato dei CF la stima è ottenuta a partire dalle segnalazioni di vigilanza, che
indicano in modo esplicito il settore di destinazione dei finanziamenti. L’incidenza delle
Istituzioni senza scopo di lucro è pari a circa il 3 per cento per questo fenomeno. Una volta
sottratta tale quota, la stima campionaria risulta pari a circa la metà di quella aggregata.
21 Si tratta di prestiti, mutui e credito al consumo.
26
3.2 Il confronto dei portafogli e della loro dinamica
Poiché i totali di riferimento differiscono, le diversità nella composizione del
portafoglio tra le due fonti non riflettono necessariamente le discrepanze osservate tra le
consistenze in valore. In generale il portafoglio delle famiglie è “meno rischioso” secondo i
dati dell’indagine che secondo quelli dei Conti finanziari. Tale risultato riflette, in parte, la
circostanza che gli strumenti a più alto rischio sono anche i più concentrati nella fascia delle
famiglie più abbienti, alle quali si associa una più bassa probabilità di partecipazione
all’indagine (come già osservato in occasione del confronto tra le consistenze di azioni e
partecipazioni).
Se si classificano tra le attività “meno rischiose” i depositi, bancari e postali, e i titoli
di Stato e tra le attività “più rischiose” le obbligazioni (di imprese), le quote dei fondi
comuni, le azioni, le partecipazioni e i titoli esteri, l’immagine dell’attitudine verso il rischio
che emerge dalle due fonti è molto diversa (cfr. tav. A5). Se in base all’indagine le attività
meno rischiose pesano per più del 50 per cento nel portafoglio del 2002, contro il 31 per
cento delle attività più rischiose, secondo i dati dei Conti finanziari le percentuali sono
praticamente invertite, con quasi la metà del portafiglio investito in attività “rischiose”.
Nel 1995, invece, il peso degli strumenti meno rischiosi era simile per le due fonti
(circa il 30 per cento). Dalla tav. A6 emerge come la divergenza nel seguito manifestatasi sia
riconducibile principalmente a una crescita delle consistenze dei depositi (in particolare
quelli postali) molto più sostenuta nell’indagine che nei CF. La dinamica del peso dei titoli
di Stato è invece somigliante nelle due fonti: la quota del portafoglio investita in questi titoli
scende dal 30 al 9 per cento sia per l’indagine sia per i CF, a fronte di consistenze dimezzate
in valore tra il 1995 e il 2002.
Anche nell’ambito degli strumenti più rischiosi emergono alcune differenze: mentre
l’incidenza dei fondi comuni è simile nelle due fonti (il loro peso passa da circa il 5 a circa il
12 per cento negli anni considerati), la quota di ricchezza investita in azioni e obbligazioni
risulta circa il doppio nei Conti finanziari rispetto all’Indagine; per entrambe le fonti, e per i
CF in misura maggiore, il loro peso sul totale delle attività si è accresciuto
significativamente nel periodo considerato, raggiungendo un picco nel 2000 (28 e 18 per
cento, rispettivamente nei CF e nell’IBF) a cui ha fatto seguito una flessione nel biennio
27
successivo. Il peso dei titoli esteri, che nel 2002 non arriva a coprire l’1 per cento del
portafoglio secondo l’IBF, è invece superiore all’8 nei CF; il trend, in crescita sino al 2000 e
poi in ripiegamento, è simile nelle due fonti.
Per finire, le dinamiche temporali delle passività finanziarie appaiono coerenti sia nella
direzione sia nell’intensità e indicano un trend crescente: dal 1995 al 2002 l’indebitamento
delle famiglie risulta aumentato del 65 per cento secondo l’IBF e del 78 per cento secondo i
CF.
4. Le determinanti delle discordanze fra le due fonti
L’analisi sin qui condotta ha evidenziato l’esistenza di significative differenze fra le
stime campionarie e quelle aggregate delle componenti della ricchezza finanziaria delle
famiglie. Eliminate, per quanto possibile, le cause di discordanza legate alle definizioni e ai
criteri di valutazione delle variabili, quelle residue sono riconducibili agli errori di stima e di
misura da cui sono affette le due fonti.
Le principali tipologie di errori possono essere individuate in:
i) errori campionari, valutabili attraverso la precisione degli stimatori;
ii) errori non campionari, fra cui emergono per importanza:
ii.a) mancata partecipazione: questo errore riguarda sostanzialmente l’IBF ed è causato
dall’esistenza di una correlazione negativa fra probabilità di partecipazione e livello di
reddito/ricchezza familiare;
ii.b) errori di misura legati all’under-reporting: possono essere causati da “effetti memoria”
o dalla reticenza degli intervistati. Nell’Indagine, ad esempio, è ragionevole assumere
che le famiglie più ricche siano più reticenti a dichiarare informazioni veritiere;
ii.c) errori di misura legati ad ipotesi di stima: riguardano principalmente i CF e possono
verificarsi, ad esempio, al momento della ripartizione del valore di un determinato
strumento fra i vari settori istituzionali (in certi casi, infatti, la ripartizione è effettuata
in base a coefficienti stimati);
ii.d) altri errori di misura legati alle tecniche di raccolta e produzione dei dati: rientrano in
questa tipologia una vasta gamma di errori che possono colpire entrambe le fonti.
Alcuni esempi sono: gli errori dovuti al questionario; quelli causati dall’intervistatore;
28
gli errori nell’immissione dei dati; nel caso delle principali fonti dei CF, ossia delle
segnalazioni di vigilanza, gli errori nella classificazione delle operazioni e/o
nell’identificazione del settore istituzionale di appartenenza del cliente, ecc.
Mentre nei CF la stima delle attività e passività delle famiglie si fonda su una
molteplicità di fonti e di metodi che rendono estremamente complessa, e nei fatti non
praticabile, l’individuazione e la quantificazione dei vari errori, nell’IBF questa operazione è
possibile per gli errori campionari e per i primi due tipi di errori non campionari (mancata
partecipazione e under-reporting), grazie soprattutto a precedenti studi in materia. Per tale
motivo l’approccio di seguito adottato per identificare il peso delle componenti ricordate è
basato su una simulazione che parte dalle stime campionarie. L’idea di fondo è quella di
valutare come cambierebbe il valore delle attività finanziare delle famiglie risultante dai dati
micro qualora venissero rimosse alcune cause di distorsione.
4.1 La mancata partecipazione all’indagine e l’under-reporting
Il nucleo centrale del procedimento consiste nel correggere il bias dovuto alla mancata
partecipazione all’IBF e all’under-reporting.
Per far fronte al problema della mancata partecipazione, si è fatto ricorso al metodo
proposto da D’Alessio e Faiella (2002). Alla base del loro contributo vi è l’idea che le
famiglie con maggiore probabilità di non risposta siano sottorappresentate nel campione e
che dunque occorra aumentarne il peso nel riporto all’universo. I due autori stimano le
probabilità di non partecipare all’indagine delle varie tipologie familiari (distinte a seconda
delle modalità di alcune variabili socio-economiche e demografiche) attraverso un modello
logistico che utilizza come input le caratteristiche delle famiglie classificate come “non
rispondenti”, ossia che è stato necessario contattare più volte per ottenere l’intervista.
L’ipotesi sottostante al modello è dunque che il comportamento dei non rispondenti sia
simile a quello dei rispondenti più difficili da contattare (ad es. quelli che avevano
inizialmente rifiutato l’intervista). Nel presente lavoro, per ottenere stime corrette delle
attività finanziare delle famiglie, i pesi originari per il riporto all’universo sono stati
dapprima aggiustati per le probabilità di non partecipazione all’indagine (ottenute applicando
29
il modello di D’Alessio e Faiella) e successivamente riallineati alle caratteristiche note della
popolazione.
Per sanare le conseguenze indesiderate dell’under-reporting, le attività finanziarie
sono state corrette, con riferimento sia alla composizione del portafoglio sia alle consistenze
di ciascuno strumento detenuto, utilizzando la procedura di Cannari, D’Alessio, Raimondi e
Rinaldi (1990), rivista poi in Cannari e D'Alessio (1993). Il metodo è basato
sull’integrazione dei dati dell’IBF con quelli rilevati da un’apposita indagine condotta nel
1987 dalla Banca Nazionale del Lavoro sulle caratteristiche della propria clientela e sulle sue
scelte finanziarie. L’ipotesi sottostante è che le risposte all’indagine BNL, grazie alla più
stretta relazione tra intervistatore e intervistato, siano più attendibili di quelle dell’IBF e
quindi possano essere utilizzate per correggere i risultati di quest’ultima. La procedura di
correzione è articolata in due stadi. In primo luogo, utilizzando i dati dell’indagine BNL è
stata stimata per ciascuna tipologia familiare la probabilità di possedere uno specifico
strumento finanziario; tali probabilità sono state quindi fittiziamente imputate alle famiglie
rilevate dall’IBF. Nella seconda fase si è proceduto alla valorizzazione della consistenza di
ciascuna attività detenuta, desumendola dal valore medio dei corrispondenti dati BNL.
Il risultato delle procedure di aggiustamento per la mancata partecipazione e per
l’under-reporting è sintetizzato nella tav. A9. Per vincoli sulla disponibilità dei dati BNL,
l’esperimento è stato condotto solo su quattro “macro aggregati” finanziari: i depositi, i titoli
di Stato, gli altri titoli (azioni, partecipazioni, obbligazioni e fondi comuni; sono escluse le
gestioni patrimoniali, che non sono state rilevate nel 1987) e le passività finanziarie. Per
quanto riguarda le azioni, tuttavia, è stato possibile aggiustare i dati campionari solo per la
componente relativa agli investimenti di tipo indiretto (indicati nella sezione C del
questionario) e non anche per le partecipazioni in società di cui si riveste un ruolo di
controllo o gestione. Di conseguenza, per effettuare il confronto su basi più omogenee, si è
provveduto a scorporare la componente di investimento diretto anche dai CF, utilizzando
una stima del suo peso ricavata dall’IBF.
La prima e la seconda colonna della tav. A9 indicano il rapporto fra stime campionarie e
stime aggregate prima e dopo le sole correzioni legate alle definizioni e ai criteri di
valutazione, i cui effetti sono stati illustrati nel precedente paragrafo. La terza e quarta
colonna mostrano come cambia il rapporto dopo aver aggiustato, rispettivamente, per la
30
mancata partecipazione e l’under-reporting. L’ultima colonna mostra l’intervallo di
confidenza delle stime campionarie finali: quando l’intervallo contiene il valore 100 (casi
contrassegnati da un asterisco) il gap residuale tra le due fonti è imputabile alla variabilità
campionaria (le due stime sono quindi statisticamente equivalenti). La procedura presenta
comunque alcuni limiti che suggeriscono di interpretare i risultati finali con molta cautela. In
primo luogo, come ricordato, la voce altri titoli non è perfettamente confrontabile fra le due
fonti22. Inoltre, i coefficienti utilizzati per la correzione dell’under-reporting sono rimasti
invariati rispetto allo studio (su dati del 1987) nel quale il metodo è stato originariamente
proposto. Infine, per mancanza di informazioni, tale correzione non è stata applicata alle
passività finanziarie.
La prima fase della correzione, quella cioè in cui i risultati dell’indagine vengono
modificati per tener conto della mancata partecipazione, recupera solo in parte il gap con i
CF: nel 2002 ad esempio, il rapporto tra le stime micro e quelle macro sale di circa 9 punti
percentuali per i depositi, di 6 punti per i titoli di Stato e di circa 3 punti per le passività
finanziarie totali e gli altri titoli.
Tale risultato deve comunque essere interpretato come la correzione massima
consentita dai dati a disposizione. Non essendo infatti note informazioni sui non partecipanti,
l’unica ipotesi possibile è che la ricchezza dei non rispondenti sia simile a quella dei
rispondenti difficili da contattare. In realtà, però, esistono varie tipologie di non risposta. In
particolare, una categoria di non rispondenti che sicuramente la procedura non riesce a
cogliere è costituita dalle famiglie con ingenti patrimoni, che non solo hanno una bassa
probabilità di entrare a far parte del campione (dato il loro esiguo numero nella
popolazione), ma sono anche estremamente difficili da contattare. La ricchezza finanziaria di
tali famiglie è presente nei CF, mentre non è catturata dalle indagini campionarie.
La seconda fase della procedura di aggiustamento, che aggiunge la correzione per
l’under-reporting, consente di avvicinare in modo significativo le stime delle due fonti. I
22 Nella tabella, per ragioni di chiarezza, si è preferito adottare una definizione degli strumenti quanto più
omogenea possibile con la tav. A3. Nelle ultime due colonne però, le correzioni riguardano aggregati definiti in
modo leggermente diverso. Le stime IBF dei titoli di Stato e degli altri titoli non includono infatti le gestioni
patrimoniali (comprese invece nella tav. A3). La ragione è che nel 1987 tale strumento finanziario non è stato
rilevato dall’indagine.
31
migliori risultati sono ancora una volta registrati per i depositi e i titoli di Stato: a partire dal
1998, con la sola eccezione del secondo aggregato nel 2000, le stime macro cadono
nell’intervallo di confidenza delle stime campionarie. Anche per la voce altri titoli, sebbene
il gap tra le stime micro e quelle macro resti rilevante soprattutto negli anni più recenti, la
correzione avvicina notevolmente le due stime: considerando nel confronto il dato CF
depurato dalle partecipazioni dirette, il rapporto di copertura giunge al 90 per cento circa nel
1998, salvo ridiscendere al 55 nel 2002.
Per le passività finanziarie, come si è detto, la correzione dell’under-reporting non è
disponibile. Osservando però l’effetto medio di tale correzione sulle altre voci, l’impressione
è che il gap con le stime macro (considerando anche la variabilità campionaria) possa essere
colmato.
Nel valutare la coerenza tra le stime IBF "aggiustate" e quelle macro si deve tener
presente che le prime sono influenzate dalla particolare struttura del portafoglio delle
famiglie alla fine degli anni '80, significativamente diversa da quella prevalente nel periodo
del confronto23. Quanto più il peso attribuito a un determinato strumento finanziario in fase
di aggiustamento dei risultati dell’IBF per un determinato anno è elevato rispetto a quello
che si registra effettivamente nella popolazione in quell’anno, tanto più la procedura seguita
tenderà a sovra-espandere i risultati originari dell’indagine, e viceversa. Al contempo,
tuttavia, il confronto con i CF potrebbe risentire anche dell’eventuale bias indotto dal
limitato grado di diffusione di certi strumenti e dalla loro concentrazione nelle mani di
famiglie più agiate che hanno una minore probabilità di partecipare all’indagine. Tale
distorsione tenderebbe naturalmente a deprimere le stime IBF. Per gli strumenti come i
depositi, per i quali si può assumere che l’influenza di quest'ultimo fattore sia scarsa, i
risultati sembrano riflettere piuttosto chiaramente il primo aspetto. Il rapporto fra le stime
IBF e i CF sale infatti vistosamente fra il 1995 e il 1998 (anno in cui arriva a superare
l’unità), mentre la quota dei depositi sul totale delle attività finanziarie (nelle accezioni della
tav. A9) risultante dai CF subisce una drastica caduta (dal 31,3 al 22,5 per cento); il rapporto
23 Come si è detto, nella procedura di aggiustamento la probabilità di possedere un determinato strumento
finanziario e il valore mediano posseduto sono stimati sui dati dei clienti BNL del 1987. Attualmente è in corso
un esperimento, simile a quello realizzato in collaborazione con la BNL, che consentirà, fra l’altro, di superare
molti dei limiti dell’esercizio qui condotto.
32
aumenta ancora nel 2000, quando, in base ai CF la quota dei depositi si colloca sotto il 20
per cento, per flettere nel 2002, in concomitanza con una ripresa dell’incidenza dei depositi
sul totale delle attivi finanziarie risultanti dai CF.
4.2 Gli altri errori di misura
Una ulteriore causa di discrepanza fra le stime dell’indagine e quelle dei Conti
finanziari è costituita dagli errori di misura elencati nei precedenti punti ii.c) e ii.d); per
questi sono però disponibili solo informazioni di natura qualitativa.
Dal lato dei CF, le informazioni di base utilizzate per le voci della ricchezza finanziaria
netta sono tratte in gran parte dalla Matrice dei conti, nell’ambito delle segnalazioni
statistiche rese all’Istituto dagli intermediari vigilati (in primo luogo le banche)24, o dalle
segnalazioni sulle transazioni finanziarie con l’estero, fatte all’UIC; queste fonti, che
complessivamente coprono circa tre quarti dei dati elementari alla base dei CF, sono
assoggettate dalla Banca a severi controlli di qualità25. Tuttavia, fra le restanti fonti
compaiono basi informative di grande dimensione, quali l’archivio Cerved (bilanci
dell’universo delle società di capitali italiane), sulle quali è difficile attuare controlli di
qualità esaustivi; in altri casi, i dati elementari sono essi stessi frutto di stime26. Altri
importanti motivi di revisione delle stime aggregate sono legati al processo di affinamento
metodologico, reso possibile dalla disponibilità di nuove fonti o, più in generale, di
24 Gli intermediari bancari e finanziari trasmettono alla Banca d’Italia, in virtù delle prescrizioni normative
da questa emanate ovvero su base volontaristica, flussi informativi periodici necessari all’esercizio delle
funzioni di vigilanza creditizia e finanziaria, di politica monetaria e di sorveglianza del sistema dei pagamenti.
25 I dati provenienti dalla Matrice di conti, ad esempio, sono assoggettati dalla Banca a svariate tipologie di
controlli prima di essere resi disponibili per l’utilizzo interno. In sintesi, si effettuano (i) controlli di
archiviazione, per il rispetto dei protocolli tecnici previsti; (ii) controlli formali, sulla rispondenza dei dati alle
caratteristiche dei fenomeni censiti; (iii) controlli sulla coerenza tra le varie parti della singola segnalazione e
tra questa e altre segnalazioni concernenti fenomeni correlati; (iv) controlli statistici (o andamentali), volti a
verificare la congruità anche dinamica dei dati. Di norma, pertanto, vengono recepiti nei CF già nella versione
rettificata; è tuttavia possibile che, limitatamente a fenomeni specifici, quali ad esempio i titoli in deposito, i
dati possano risentire di eventuali aggiornamenti normativi e/o di segnalazioni problematiche di alcuni
intermediari.
26 I controlli andamentali e di plausibilità economica sulle serie storiche, eseguiti di routine durante il
processo di produzione dei CF, sia sulle informazioni di input sia sugli aggregati finali oggetto di
pubblicazione, pur conducendo non di rado all’individuazione di errori residui, non azzerano la probabilità di
successive revisioni dei dati elementari.
33
informazioni aggiuntive che inducono a modifiche dei modelli di stima o all’inclusione nello
schema di fenomeni prima non rilevati. Vi sono, infine, revisioni non connesse a “errori” ma
a cambiamenti di classificazione a fronte di mutamenti nelle funzioni delle unità
istituzionali, o conseguenti a decisioni assunte nelle competenti sedi internazionali sul
trattamento contabile di determinate transazioni.
Come proxy di affidabilità dei dati CF, si è costruito un indicatore descrittivo della loro
variabilità, che sia di ausilio nell’individuare i casi in cui è più plausibile considerare le stime
aggregate come un benchmark per quelle di fonte campionaria. A questo fine, nella tav. A10
sono riportati rispettivamente il numero di revisioni di entità significativa (maggiori, in
valore assoluto, del 5 per cento), la media delle revisioni sui dati annuali (in valore e in
termini di variazioni percentuali rispetto alla pubblicazione precedente) e il coefficiente di
variazione (rapporto tra la deviazione standard dei dati pubblicati e la loro media) per gli
strumenti considerati nell’analisi27.
La situazione che emerge è piuttosto eterogenea. Per gli strumenti la cui fonte è
costituita da informazioni dirette tratte dalle segnalazioni statistiche degli intermediari
bancari e finanziari, quali i depositi bancari, le quote di fondi comuni e le passività
finanziarie, le revisioni sono di importi percentuali ridotti (meno del 3 per cento, in media,
nel periodo 1995-2003). La situazione è analoga per le principali attività sull’estero (titoli e
azioni), che si avvalgono delle segnalazioni rese all’UIC direttamente o tramite il sistema
bancario, e per le riserve assicurative.
Laddove le componenti stimate sulla base di fonti indirette e/o determinate a residuo
hanno un peso maggiore, anche l’ampiezza e la variabilità delle revisioni sono più elevate.
E’ questo il caso dei titoli di Stato a breve termine, con oscillazioni per i BOT e i CCT
rispettivamente del 6 e del 15 per cento rispetto alla media nel periodo considerato, e delle
27 Nel leggere i risultati non bisogna dimenticare, tuttavia, che esiste una certa discrezionalità dello stesso
produttore delle statistiche nello scegliere se, e in che misura, recepire le revisioni: la decisione può dipendere
anche da considerazioni sulla grandezza relativa del fenomeno rispetto alle altre voci e sull’impatto che la
revisione avrebbe sulle altre statistiche (la spaccatura per settore di contropartita di molti strumenti finanziari,
fa sì che i Conti finanziari siano caratterizzati da un’elevata interdipendenza tra i dati). Ne consegue che le
revisioni sul passato non possono essere attribuite soltanto alla disponibilità di informazioni nuove e/o diverse,
come sarebbe invece necessario per ottenere una buona misura di affidabilità (o robustezza) costruita in questo
modo.
34
Azioni e altre partecipazioni. Per questo strumento il coefficiente di variazione delle stime,
già elevato per le azioni quotate (6,3 per cento) per le quali sono note con modesto margine
di errore le quantità in essere e i portafogli degli investitori istituzionali, sale ulteriormente
(quasi l’8 per cento) per le non quotate e le quote di S.r.l., per le quali anche l’ammontare
complessivo in circolazione risente di procedure di stima. Nonostante l’impiego di
metodologie “a residuo”, la variabilità delle stime è invece più contenuta per gli altri titoli di
Stato (principalmente i BTP) e per le obbligazioni (rispettivamente il 2 e il 3,5 per cento),
probabilmente per effetto di una migliore qualità delle informazioni analitiche di base.
Anche l’IBF prevede una serie di controlli di qualità sulle informazioni rilevate,
realizzati dall’intervistatore, dalla società di rilevazione e dal Servizio Studi28.
I controlli di qualità, pur limitando il fenomeno degli errori di misura, non possono
comunque eliminarlo completamente. Un’indicazione della sua importanza (tav. A11) può
ricavarsi dall’indice di Heise (1969) che, a condizione di disporre di almeno tre rilevazioni
sulle stesse unità panel e sotto ipotesi non troppo restrittive, permette di separare l’effettiva
variazione temporale della grandezza esaminata dagli errori di misura (cfr. Biancotti,
D’Alessio e Neri, 2004)29. Tale indice varia fra un valore minimo di zero ed un valore
massimo di uno; a valori maggiori corrispondono crescenti gradi di affidabilità delle stime.
Tra le attività finanziarie (per il cui totale l’indice è pari a 0,68), i titoli di Stato
presentano una maggiore affidabilità degli altri titoli, dei depositi, e delle passività
28 La rilevazione dei dati è effettuata in prevalenza con l’aiuto del computer (CAPI, Computer-Assisted
Personal Interviewing). L’intervistatore, qualora rilevi un dato anomalo o un’incoerenza tra risposte fornite a
diverse domande richiede – se possibile – spiegazioni all’intervistato e le annota sul questionario. La società di
rilevazione controlla singolarmente ogni questionario nella fase di codifica prima di trasferire i dati su supporto
elettronico. I questionari privi dei fondamentali requisiti di qualità vengono eliminati. In una fase successiva,
mediante programmi di controllo, la stessa società individua i dati anomali e le incoerenze; per questi casi, si
verifica dapprima se l’errore ha origine nel processo interno (ad esempio nella fase di codifica o di digitazione
dei dati), nel qual caso viene rimosso. Se viceversa, l’errore risiede nel questionario viene contattata
direttamente la famiglia (in generale telefonicamente) per chiedere conto della reale situazione. Il Servizio
Studi effettua ulteriori verifiche di qualità; i dati anomali riscontrati sono sottoposti all’attenzione della società
di rilevazione che provvede alla verifica diretta presso le famiglie.
29 Il metodo si basa sulla considerazione che, in presenza di errori di misura indipendenti nel tempo e non
legati alla variabile osservata, i coefficienti di autocorrelazione stimati risultano in valore assoluto minori di
quelli che si otterrebbero su variabili rilevate senza errore; l’entità della sottostima è funzione dell’errore di
misura. Ipotizzando che le variabili rilevate nei tre tempi siano tra loro legate tramite modelli autoregressivi del
primo ordine, il metodo ricava una stima dell’affidabilità della misurazione del fenomeno confrontando il
prodotto delle correlazioni tra i periodi adiacenti con la correlazione tra il primo e il terzo periodo.
35
finanziarie (rispettivamente 0,74 contro 0,64, 0,38 e 0,54). Questo ordinamento sembra
riflettere, da un lato, il fatto che, nella percezione delle famiglie, che tendono a mantenerli in
portafoglio sino alla scadenza, i titoli di Stato, differentemente dalle azioni o dalle quote dei
fondi comuni, non sono esposti a fluttuazioni di mercato e ne viene dichiarato il valore
facciale, piuttosto facile da ricordare. Dall’altro, è presumibile che per i depositi di vario tipo
intervengano difficoltà di memoria, in ragione del grado di liquidità dello strumento e alla
frequenza con cui vi si attinge.
Questi risultati consentono di aggiungere alcune qualificazioni a quanto osservato in
precedenza riguardo alla prossimità tra le stime micro “aggiustate” e quelle dei CF (tav. A9).
Ad esempio, per l’aggregato dei depositi, poiché il dato dei CF appare altamente affidabile,
ne esce rafforzata l’ipotesi che la procedura di correzione per l’under-reporting, riflettendo,
come si è detto, una composizione del portafoglio delle famiglie (quella del 1987) molto
diversa dall’attuale, comporti una sovrastima dello strumento da parte del dato di fonte IBF.
L’aggregato dei titoli di Stato mostra un buon grado di affidabilità sia nell’Indagine sia
nei CF. Anche in questo caso è molto plausibile che i pesi utilizzati per la correzione per
l’under-reporting abbiano condotto a un sovra-aggiustamento dei dati IBF, persino più
marcato di quello dei depositi. Nell’ultimo decennio la caduta della quota dei titoli di Stato
nell’attivo finanziario delle famiglie è stata infatti molto drastica: secondo i CF è passata da
oltre il 30 per cento nel 1995 al 7 per cento nel 2000 (quando la stima micro “aggiustata” è
pari a 1,7 volte il dato macro), per tornare lievemente a crescere negli anni successivi.
Inoltre, poiché i titoli di Stato hanno una diffusione piuttosto modesta tra le famiglie (9,4 per
cento, secondo l’IBF, nel 2002, contro il 78 per cento dei depositi bancari e il 17 di quelli
postali) non si può escludere che i dati micro siano anche affetti, all’origine, da un bias
negativo non trascurabile; in tal caso, la sovrastima risultante dalla correzione per l’under-
reporting sarebbe anche maggiore di quella che traspare dai dati della tav. A9.
L’aggregato degli altri titoli, dominato dalla componente azionaria, in entrambe le
fonti è quello misurato con minore affidabilità; per tale ragione la ricerca di una coerenza fra
stime campionarie e dati macro presenta un maggior grado di aleatorietà. Si può tuttavia
ipotizzare che le correzioni apportate alle stime micro siano state, in questo caso,
insufficienti: si è infatti assistito a un forte aumento del peso di questo aggregato nel
portafoglio finanziario delle famiglie rispetto a quello utilizzato nella procedura di
36
aggiustamento dei dati (secondo i CF, nel solo quinquennio 1995-2000 il peso è cresciuto dal
33 al 65 per cento).
Infine, per le passività, la forte stabilità delle stime CF autorizza a considerare queste
ultime come un benchmark per quelle di fonte IBF, per le quali non è disponibile la
correzione per l’under-reporting, da utilizzare eventualmente per procedure alternative di
calibrazione dei dati.
5. Alcuni suggerimenti per una migliore integrazione
L’esame delle differenze di definizione e classificazione tra l’Indagine e i Conti
finanziari ha messo in luce alcuni aspetti suscettibili di miglioramenti, sia nella metodologia
dell’indagine sia in quella dei Conti finanziari. In questo paragrafo si espongono
sinteticamente alcuni suggerimenti in tal senso, demandando a futuri progetti di ricerca il
compito di svilupparli e sperimentarli.
Per quanto riguarda l’indagine, un aspetto cruciale del raccordo con le grandezze della
contabilità finanziaria è quello della misurazione del valore delle imprese30. Ai fini del
presente lavoro rileva, in particolare, la quota del valore dell’impresa, assimilabile
all’investimento diretto, che entra a far parte della ricchezza finanziaria delle famiglie. Nel
questionario questa informazione è contenuta in tre distinte sezioni, riferite rispettivamente:
1) ai capifamiglia che sono gestori di società; 2) ai liberi professionisti, imprenditori
individuali, lavoratori autonomi e simili; 3) alle imprese familiari. Mentre per il primo
gruppo di soggetti viene rilevato direttamente il valore di mercato della quota posseduta, agli
altri due gruppi viene rivolta una domanda sul supposto valore dell’azienda in caso di
cessione, che tuttavia non specifica in modo chiaro se tale valore sia da considerarsi al lordo
o al netto delle passività finanziarie. Per migliorare la misurazione di questa grandezza
sarebbe opportuno un duplice intervento. Da un lato la domanda in questione potrebbe essere
riformulata in modo più chiaro, escludendo esplicitamente le passività. Dall’altro, la struttura
delle due corrispondenti sezioni del questionario, che già prevede la rilevazione delle
30 Per un’analisi sulle differenze che esistono fra definizioni e metodi usati in contabilità nazionale rispetto
a quelli usati nell’IBF nella definizione della ricchezza in aziende cfr. Bonci e altri (2005).
37
principali voci del conto patrimoniale dell’impresa gestita o controllata, potrebbe essere
completata inserendo tra le passività la posta relativa al TFR, che è l’unica mancante; c
consentirebbe di ottenere come differenza tra il totale dell’attivo e quello del passivo
l’ammontare del patrimonio netto31, ossia il valore dell’impresa da includere tra le attività
finanziarie delle famiglie.
Inoltre, nella sezione riferita alle imprese familiari non è possibile distinguere quante
di queste sarebbero da considerare tra le famiglie e quante tra le imprese, mancando
l’informazione sulla forma giuridica dell’azienda che, assieme al numero di addetti, è una
variabile chiave per la classificazione secondo i principi del SEC95. Sarebbe quindi
opportuno aggiungere una domanda che discrimini, se non altro, tra le società semplici e di
fatto, le società di persone e le società di capitali; mediante l’utilizzo incrociato
dell’informazione sul numero degli addetti, g oggi disponibile, sarebbe in tal modo
possibile assegnare ciascun soggetto all’uno o all’altro settore istituzionale e,
conseguentemente, attribuire all’attivo delle famiglie la partecipazione al capitale di quelle
unità classificabili tra le imprese.
Un ulteriore problema dell’indagine riguarda la rilevazione delle assicurazioni sulla
vita e dei fondi pensione. Per tali strumenti le stime campionarie sembrano negli anni
allontanarsi sempre di più da quelle aggregate; potrebbe dunque essere opportuna una più
chiara individuazione nel questionario del tipo di polizze e/o di piani integrativi disponibili
sul mercato.
Per quanto riguarda i Conti finanziari, l’analisi condotta nei precedenti paragrafi ha
posto in evidenza come nell’impianto attuale siano assenti: 1) le partecipazione nelle imprese
costituite in forma diversa dalle società di capitali; 2) i crediti commerciali delle famiglie
produttrici diversi da quelli detenuti nei confronti delle società non finanziarie32; 3) i prestiti
dei soci e degli azionisti alle cooperative. L’indagine, soprattutto se affinata lungo le
31 Questa informazione potrebbe altresì essere sfruttata, in fase di controllo, per verificare la coerenza con
la risposta fornita riguardo al presunto valore dell’azienda.
32 In realtà, anche i crediti e i debiti commerciali delle famiglie consumatrici sono assenti nei CF e
richiederebbero una valutazione; su tali strumenti finanziari non è tuttavia disponibile alcuna fonte.
38
direttrici sopra abbozzate, potrebbe fornire una stima per queste voci, sia pure non con la
frequenza e la tempestività richieste per la pubblicazione dei CF33.
Con riferimento al punto 1), si è accennato a come il questionario dell’indagine,
opportunamente integrato, potrebbe consentire la stima del valore del patrimonio netto delle
imprese in questione34 e dunque della corrispondente attività finanziaria delle famiglie
(partecipazioni). A scopo meramente illustrativo si è tentata una prima, grossolana
valutazione di questo aggregato, dopo aver sopperito alla mancanza del dato sul TFR nello
stato patrimoniale dell’impresa con informazioni tratte da fonti alternative35. La stima
ottenuta in prima battuta è stata successivamente calibrata, allo scopo di attenuare il bias
legato alla mancata partecipazione all’indagine o all’under-reporting, utilizzando come
informazione ausiliaria il numero dei dipendenti di questo tipo di società nella popolazione,
di fonte censuaria. Per il 2002, il valore finale stimato per le partecipazioni delle famiglie in
società non di capitale risulterebbe pari a circa il 6,1 per cento del totale attività finanziarie
delle famiglie (valutate al prezzo di mercato) attualmente pubblicato nei Conti finanziari,
con un intervallo di confidenza fra il 4,3 e il 9,3 per cento.
Per una stima aggregata del valore dei crediti e dei debiti commerciali delle famiglie
produttrici (punto 2) sarebbe possibile utilizzare direttamente il risultato dell’indagine che,
come ricordato, nel rilevare le principali componenti dello stato patrimoniale dell’azienda
gestita o controllata, copre i rapporti di debito/credito commerciale nei confronti di tutte le
possibili controparti36. Per attenuare le distorsioni legate alla non risposta e/o all’under-
33 I Conti finanziari hanno frequenza trimestrale e sono pubblicati con un ritardo di circa quattro mesi
rispetto al mese finale del trimestre di riferimento.
34 In particolare, le componenti dello stato patrimoniale da considerare sarebbero: a) lo stock di capitali
fissi, di scorte e il valore delle immobilizzazioni immateriali, rilevati negli allegati B2 e B3 del questionario con
la seguente domanda: “Quanto crede che potrebbe valere la sua ditta/azienda se lei volesse venderla, cessando
di svolgervi l’attività, considerando gli eventuali strumenti per l’esercizio dell’attività, le scorte di magazzino e
l’avviamento ed escludendo il valore degli immobili?”; b) il valore dei fabbricati non residenziali (allegato
D1); c) i crediti e debiti commerciali e le passività finanziarie (allegati B2 e B3); d) il valore del fondo di
Trattamento fine rapporto (TFR), attualmente non rilevato dall’Indagine.
35 Utilizzando l’archivio Cerved, che contiene i bilanci dell’universo delle società di capitali italiane, si è
calcolato il valore medio del TFR per dipendente e lo si è utilizzato come coefficiente da applicare alle imprese
dell’indagine attraverso l’informazione sul numero dei loro dipendenti.
36 I vari lavori che si sono occupati del problema si sono concentrati sostanzialmente sulla stima dei crediti
e debiti commerciali riferiti al totale delle imprese non finanziarie. Tali studi sono concordi nel ritenere che
39
reporting, il valore campionario potrebbe essere calibrato utilizzando le passività finanziarie
dei CF, dato che, come visto, presenta un’elevata affidabilità. Applicando, sempre a titolo
esemplificativo, tale procedura, nel 2002 i crediti commerciali avrebbero un peso di circa il
2,3 per cento (rispetto all’attuale 0,2) sulla ricchezza finanziaria lorda rilevata dai CF.
Analogamente, i debiti commerciali delle famiglie corrisponderebbero a circa il 4 per cento
delle passività finanziarie complessive.
Infine, una soluzione analoga potrebbe essere adottata per quanto riguarda i prestiti alle
cooperative (punto 3). In questo caso, la stima fornita dall’IBF potrebbe essere calibrata con
la consistenza dei depositi bancari rilevata dai Conti finanziari, anch’essa molto affidabile.
Nel 2002, ad esempio, questa soluzione porterebbe a stimare l’aggregato in misura pari allo
0,2 per cento delle attività totali delle famiglie.
Complessivamente le integrazioni esemplificate comporterebbero una rivalutazione delle
attività e delle passività finanziarie delle famiglie attualmente pubblicate nei CF37
dell’ordine, rispettivamente, dell’8 e del 4 per cento.
6. Conclusioni
Le stime di fonte campionaria della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane e
quelle pubblicate nei Conti finanziari non sono immediatamente raccordabili e producono
risultati “prima facie” fortemente dissimili.
Lo studio effettua in primo luogo una riconciliazione dettagliata dei dati delle due
fonti; successivamente procede all’identificazione delle cause sottostanti alle ampie
discordanze residue, ricercandole fra le diverse tipologie di errori, campionari e di misura,
che affliggono le stime e tenta di quantificarne la relativa importanza.
l’ammontare pubblicato sia sottostimato del 37 per cento circa il valore vero (Bartiloro e Di Giacinto, 2001;
Beretta e Del Prete, 2001; Bronzini e Cannari, 2003); in alcuni casi sono state anche proposte nuove
metodologie di stima (Bronzini e Cannari, 2003; Bartiloro e Coletta, 2004). I crediti e i debiti commerciali delle
famiglie non si esauriscono però nei rapporti con le imprese non finanziarie, ma riguardano anche gli altri
settori istituzionali (ed in particolare le Amministrazioni pubbliche e il Resto del mondo).
37 Il valore delle attività finanziarie è quello utilizzato nell’analisi che non include il fondo TFR.
40
I principali risultati possono riassumersi come segue.
La riconciliazione della definizione del settore e dei criteri di valutazione degli
strumenti tra le due fonti accresce il rapporto di copertura tra le stime campionarie e quelle
aggregate per il totale delle attività finanziarie fra un minimo di 5 e un massimo di 9 punti
percentuali negli anni considerati; per le passività il miglioramento è compreso fra 2 e 4 per
cento. L’apporto della correzione è maggiore per i depositi (postali) e per i titoli di Stato
rispetto agli altri strumenti finanziari ed è da attribuirsi principalmente allo scorporo dei ratei
d'interesse dalla valutazione fornita nei CF. Il grado di accostamento fra le due stime rimane
comunque piuttosto basso, raggiungendo un massimo del 36 per cento per le attività (nel
1998) e del 49 per cento per le passività (1995).
Una delle ragioni principali della discrepanza residua sembra da ricercarsi nella
difficoltà, da parte dell’Indagine, di misurare correttamente l’ammontare degli strumenti
finanziari meno diffusi (ad esempio i titoli esteri, i pronti contro termine, i buoni postali
fruttiferi, le obbligazioni private, le azioni e partecipazioni, ma anche, in misura crescente
negli anni più recenti, i BTP), che tendono ad essere appannaggio delle famiglie più ricche,
per le quali è più bassa la probabilità di partecipare alla rilevazione. Le famiglie con
patrimoni ben superiori alla media non solo hanno una minore disponibilità a “contrattare
l’intervista, ma sono anche molto più difficili da raggiungere. Nell’indagine Survey of
Consumer Finances (SCF) condotta sulle famiglie degli Stati Uniti, pur essendo presenti
problemi simili, le famiglie più abbienti sono sovra-campionate, grazie alla disponibilità di
informazioni di natura fiscale, e dunque tale problema assume una minore rilevanza. Nel
presente lavoro non si è tentato di affrontare questo aspetto, la cui trattazione richiederebbe
la conduzione di indagini ad hoc o il ricorso a informazioni ausiliarie con cui riponderare le
stime.
Si è invece valutato l’effetto della mancata partecipazione, ipotizzando che la
ricchezza dei non rispondenti sia assimilabile a quello dei rispondenti più difficili da
intervistare. Il fenomeno sembra avere un impatto modesto: correggendo i dati per questo
fattore, il rapporto di copertura con le stime macro aumenta nel 2002 di 9 punti percentuali
per i depositi, di 6 punti per i titoli di stato e di circa 3 punti per le passività finanziarie totali
e gli altri titoli.
41
L’impatto maggiore sulle stime è senz’altro quello esercitato dall’under-reporting:
intervenendo sui dati micro per sanare gli effetti di questo fattore, nel caso dei depositi e dei
titoli di Stato, che, per entrambe le fonti, sono gli aggregati meno soggetti ad altre tipologie
di errori di misura, le differenze residue tra il dato di fonte IBF e quello aggregato
raggiungono una dimensione compatibile con quella dell’intervallo di confidenza delle stime
campionarie. Le differenze restano ancora rilevanti per l’insieme degli altri titoli,
comprensivo di azioni, partecipazioni, obbligazioni e quote di fondi comuni; il fatto che la
misurazione di tale aggregato risulti caratterizzata da un ridotto grado di affidabilità priva
comunque il confronto di un solido ancoraggio e assoggetta i risultati dell’esercizio per
questo strumento a un maggior grado di aleatorietà.
Nel corso dell’analisi è altresì emerso che le ipotesi sulla composizione del portafoglio
sottostanti alla procedura di aggiustamento per l’under-reporting, se lontane dalla
composizione effettiva nella popolazione, possono introdurre distorsioni significative nelle
stime di fonte campionaria. Ciò suggerisce l’opportunità di ripetere, a intervalli temporali
non troppo distanti, esperimenti analoghi a quello condotto con la BNL nel 1987, i cui
risultati sono stati presi a riferimento per le elaborazioni contenute in questo studio.
Il lavoro di riconciliazione ha inoltre messo a fuoco alcuni aspetti, sia dell’indagine sia
dei Conti finanziari, suscettibili di miglioramenti, sui quali sono stati avanzati primi
suggerimenti che potranno essere ripresi e sviluppati in studi futuri. L’aspetto più rilevante
riguarda la stima delle partecipazioni delle famiglie nelle imprese diverse dalle società di
capitali. Il dato, attualmente assente dalla struttura dei Conti finanziari, potrebbe essere
stimato con l’ausilio dell’indagine, a condizione di integrare le sezioni del questionario
relative alle principali poste del conto patrimoniale dell’impresa familiare, o della società
non di capitale di cui il capo famiglia è socio o gestore, in modo da poter desumere, per
differenza tra l’attivo e il passivo, l’ammontare del patrimonio netto, ossia il valore da
ascrivere tra le attività finanziarie del settore delle famiglie. Sempre utilizzando le
informazioni dell’indagine sulle voci del conto patrimoniale, potrebbero essere stimati i
crediti/debiti commerciali delle famiglie produttrici, oggi presenti nei Conti finanziari solo
limitatamente ai rapporti con le società non finanziarie.
Appendice I: Tavole
Tavola A1
ATTIVITÀ E PASSIVITÀ FINANZIARIE DELLE FAMIGLIE NELL’INDAGINE E NEI CONTI FINANZIARI:
VOCI PUBBLICATE E CRITERI DI REGISTRAZIONE
Indagine sui Bilanci delle famiglie italiane (IBF)
Conti finanziari (CF)
AF Attività finanziarie Valutazione
Attività finanziarie (consistenze) Valutazione
A Depositi bancari, cert. di deposito e p.c.t.
Biglietti, monete e depositi a vista
A1 Depositi bancari in c/c
presso Istituzioni finanz. monetarie
A2 Depositi bancari a risparmio
presso altri residenti
A3 nominativi
presso Resto del mondo
biglietti e monete al valore facciale;
depositi al valore nominale e comprensivi dei
ratei d’interesse
A4 al portatore
Atri depositi
A5 Certificati di deposito
presso Istituzioni finanz. monetarie
A6 Pronti contro termine
valore nominale
presso altri residenti
B Depositi postali
presso Resto del mondo
valore nominale e comprensivi dei ratei
d’interesse
B1 C/c e libretti di deposito postale
Titoli a breve termine
B2 Buoni fruttiferi postali valore nominale
emessi dalle Amm. Pubbliche
C Titoli di Stato italiani
emessi da altri residenti
C1 BOT
emessi dal Resto del mondo
valore di mercato e comprensivi dei ratei
d’interesse (accettazione bancarie al valore
nominale)
C2 CCT
Titoli a medio/lungo termine
C3 BTP
emessi da Istituzioni finanz. mon.
C4 CTZ
emessi dalle Amm. centrali: CCT
C5 Altri titoli di Stato
valore nominale
emessi dalle Amm. centrali: altri
D Obbligaz. e quote di fondi comuni italiani
emessi dalle Amm. locali
D1 Obbligazioni valore nominale
emessi da altri residenti
D2 Quote di fondi comuni valore di mercato
emessi dal Resto del mondo
valore di mercato e comprensivi dei ratei
d’interesse (titoli emessi dalle Amm. locali al
valore nominale)
E Azioni e partecipazione italiane
Azioni e altre partecipazioni
E1 Azioni quotate
emesse da residenti
E3 Azioni di società non quotate
di cui: azioni quotate
E4 Quote di S.r.l.
E5 Quote di società di persone
valore di mercato
emesse dal Resto del mondo valore di mercato
Tavola A1 (continuazione)
ATTIVITÀ E PASSIVITÀ FINANZIARIE DELLE FAMIGLIE NELL’INDAGINE E NEI CONTI FINANZIARI:
VOCI PUBBLICATE E CRITERI DI REGISTRAZIONE
Indagine sui Bilanci delle famiglie italiane (IBF)
Conti finanziari (CF)
AF Attività finanziarie Valutazione
Attività finanziarie (consistenze) Valutazione
F Gestioni patrimoniali
Quote di fondi comuni
F1 Presso banche
emesse da residenti
F2 Presso SIM
emesse dal Resto del mondo valore corrente di rimborso
F3 Gestioni fiduciarie
valore di mercato
Riserve tecniche di assicurazione
G Titoli esteri (emessi da non residenti)
Riserve ramo vita e fondi pensione
G1 Obbligazioni e titoli di Stato esteri valore nominale
Riserve premi e sinistri
valore corrente dei diritti degli assicurati al
pagamento del capitale o di una rendita
G2 Azioni e partecipazioni estere
Altri conti attivi e passivi
G3 Altro emesso da non residenti valore di mercato
Crediti commerciali
H Prestiti alle cooperative (Coop, ecc.)
Altri
I Assicurazioni vita e fondi pensione
L Crediti commerciali valore nominale
PF Passività finanziarie Valutazione
Passività finanziarie (consistenze) Valutazione
PF1 Debiti verso banche e soc. finanziarie
Prestiti a breve termine
PF2 Debiti commerciali
di Istituzioni finanz. monetarie
PF3 Debiti verso altre famiglie valore nominale
di altre Società finanziarie
valore nominale e
comprensivi dei ratei d’interesse
Prestiti a medio/lungo temine
di Istituzioni finanz. monetarie
di altre Società finanziarie
di Amm. pubbliche
valore nominale e
comprensivi dei ratei d’interesse
Riserve tecniche di assicurazione
Riserve ramo vita e fondi pensione valore corrente dei diritti degli assicurati al
pagamento del capitale o di una rendita
45
Tavola A2
IL PESO DELLE ISTITUZIONI SOCIALI PRIVATE E DELLA DIVERSA
VALUTAZIONE DELLE CONSISTENZE NEI CF
Incidenza percentuale sul valore originario dei CF degli importi detenuti dalle Istituzioni senza scopo
di lucro
Strumenti finanziari 1995 1998 2000 2002
AF Attività finanziarie....................................................
1,8 1,4 1,6 1,6
A Depositi bancari.....................................................
2,8 2,6 3,9 3,3
B Depositi postali......................................................
1,5 1,3 1,5 1,8
C Titoli di stato italiani.............................................
2,1 2,4 3,0 2,4
D Obbligazioni, quote di fondi comuni....................
1,1 1,0 1,2 1,2
E Azioni e partecipazioni italiane............................
1,1 0,9 1,2 1,2
G Titoli esteri.............................................................
0,4 0,3 0,3 0,4
H Assicurazioni vita e fondi pensione.....................
0,0 0,0 0,0 0,0
PF Passività finanziarie..................................................
3,6 2,7 2,0 2,8
Incidenza percentuale sul valore originario dei CF dei ratei di interessi e diversi criteri di valutazione
Strumenti finanziari 1995 1998 2000 2002
AF Attività finanziarie....................................................
6,7 11,1 9,5 9,2
A Depositi bancari.....................................................
0,6 0,2 0,1 0,1
B Depositi postali................................................
26,4 30,6 31,4 30,6
C Titoli di stato italiani........................................
2,3 10,2 11,0 8,8
D Obbligazioni, quote di fondi comuni.................
27,7 6,0 3,4 1,2
E Azioni e partecipazioni italiane.........................
0,0 0,0 0,0 0,0
G Titoli esteri.......................................................
0,2 0,5 0,5 0,7
H Assicurazioni vita e fondi pensione...................
0,0 0,0 0,0 0,0
PF Passività finanziarie..................................................
0,0 0,0 0,0 0,0
Tavola A3
LA RICCHEZZA FINANZIARIA DELLE FAMIGLIE: STIME CAMPIONARIE, CF E GRADO DI COPERTURA
(dopo riconciliazione; milioni di euro e percentuale della stima IBF sulla corrispondente voce dei CF)
1995 1998 2000 2002
Codice
IBF Strumenti finanziari IBF CF % IBF CF % IBF CF % IBF CF %
AF Attività finanziarie (= AF1+AF2+AF3+G+AF4) ...
437.258
1.309.452
33,4
667.400 1.837.583 36,3
786.150
2.365.497 33,2
744.961 2.396.453 31,1
AF1 Depositi (= A+B)..................................................
152.799
409.480
37,3
248.796 412.579 60,3
281.634
469.782 59,9
320.351 557.851 57,4
A Depositi bancari, certificati di deposito, p.c.t. ........
138.553
332.316
41,7
229.708 319480 71,9
241.822
360241 67,1
274120 421467 65,0
A1 depositi bancari in c/c..........................................
84.310
169.017
49,9
161.946 210.745 76,8
204.312
246.012 83,0
217.502 296.704 73,3
A2 depositi bancari a risparmio.................................
25.467
40.856
62,3
48.563 43.490 111,7
23.877
49.756 48,0
45.733 53.236 85,9
A5 certificati di deposito...........................................
18.469
75.790
24,4
14.037 34.175 41,1
7.480
26.030 28,7
6.372 24.217 26,3
A6 pronti contro termine...........................................
10.307
46.653
22,1
5.162 31.071 16,6
6.153
38.443 16,0
4.513 47.312 9,5
B Depositi postali.....................................................
14.246
77.165
18,5
19.088 93.099 20,5
39.812
109.541 36,3
46231 136.383 33,9
B1 c/c e libretti di deposito postale............................
6.380
27.106
23,5
10.858 30.205 35,9
28.263
40.717 69,4
35.432 59.689 59,4
B2 buoni fruttiferi postali..........................................
7.866
50.059
15,7
8.230 62.894 13,1
11.549
68.824 16,8
10.799 76.694 14,1
AF2 Titoli di Stato (= C)...............................................
132.437
397.541
33,3
93.672 222.121 42,2
96.274
167.476 57,5
66924 212.926 31,4
C Titoli di stato italiani.............................................
132.437
397.541
33,3
93.672 222.121 42,2
96.274
167.476 57,5
66924 212.926 31,4
C1 BOT...................................................................
75.837
167.283
45,3
42.629 46.542 91,6
46.825
24.809 188,7
30.356 32.094 94,6
C2 CCT....................................................................
30.763
116.445
26,4
21.261 60.450 35,2
19.135
39.193 48,8
14.214 34.849 40,8
C3 BTP....................................................................
20.373
99.777
20,4
21.107 99.052 21,3
24.653
93.437 26,4
18.216 136.492 13,3
C4+C5 CTZ e altri titoli di Stato......................................
5.464
14.036
38,9
8.675 16.077 54,0
5.661
10.037 56,4
4.138 9.492 43,6
AF3 Altri titoli (= D+E+F) ...........................................
84.958
430.467
19,7
228.424 1.081.019 21,1
296.637
1.541.437 19,2
240.670 1.371.269 17,6
D Obbligazioni, quote di fondi comuni italiani...........
32.111
129.071
24,9
106.134 515.846 20,6
142.300
620.376 22,9
131640 598.537 22,0
D1 obbligazioni........................................................
11.143
67.567
16,5
27.676 163.610 16,9
31.656
216.179 14,6
45.020 292.999 15,4
D2 quote di fondi comuni..........................................
20.968
61.504
34,1
78.458 352.235 22,3
110.644
404.197 27,4
86.620 305.538 28,3
E Azioni e partecipazioni italiane..............................
50.720
222.533
22,8
115.680 395.569 29,2
145.0
00
656.107 22,1
102786 577.108 17,8
E1 azioni quotate......................................................
12.109
50.649
23,9
37.197 139.292 26,7
56.907
190.511 29,9
41.696 116.850 35,7
E3+E4 azioni non quotate e quote di S.r.l.. .....................
38.611
171.885
22,5
78.483 256.277 30,6
88.093
465.597 18,9
61.090 460.258 13,3
G Titoli esteri (emessi da non residenti) ....................
2.127
78.863
2,7
6.610 169.605 3,9
9.337
264.953 3,5
6.244 195.624 3,2
G1 obbligazioni e titoli di Stato esteri........................
1.382
30.283
4,6
4.609 56.456 8,2
3.203
73.390 4,4
3.714 89.310 4,2
G2 azioni e partecipazioni estere...............................
345
26.086
1,3
1.834 60.588 3,0
2.780
108.450 2,6
1.995 67.269 3,0
G3 altro, emesso da non residenti..............................
399
22.494
1,8
167 52.561 0,3
3.355
83.113 4,0
535 39.045 1,4
H Assicurazioni vita e fondi pensione........................
55.386
68.257
81,1
83.824 117.692 71,2
92.825
182.653 50,8
93.675 249.140 37,6
AF4 Crediti commerciali...............................................
11.678
3.707
315,0
12.683 4.173 304,0
18.780
4.150 452,6
23.341 5.267 443,1
PF Passività finanziarie (= PF1) .................................
80,793
163,504
49,4
86,456 202,034 42,8
109,782
252,265 43,5
127,622 290,011 44,0
PF1 Debiti verso banche e società finanziarie................
80,793
163,504
49,4
86,456 202,034 42,8
109,782
252,265 43,5
127,622 290,011 44,0
Tavola A4
LA RICCHEZZA FINANZIARIA DELLE FAMIGLIE:
DIFFERENZA FRA STIME CAMPIONARIE E CF DOPO RICONCILIAZIONE
(milioni di euro, l’errore standard è calcolato sulle stime di fonte Indagine)
1995 1998 2000 2002
Strumenti finanziari CF-IBF Err. St. CF-IBF Err. St. CF-IBF Err. St. CF-IBF Err. St.
Attività finanziarie.................................
872.194
15.519
1.170.18
41.157
1.579.346
50.537
1.651.492
36.549
Deposti bancari...................................
193.763
4.417
89.772
12.101
118.418
17.129
147.347
22.802
Depositi postali...................................
62.918
867
74.010
1.383
69.729
7.269
90.152
7.850
Titoli di Stato italiani..........................
265.104
6.324
128.449
9.096
71.202
16.023
146.002
7.526
Obbligazioni........................................
56.424
2.560
135.934
4.489
184.523
5.505
247.979
5.827
Quote di fondi comuni .......................
40.536
2.259
273.777
9.360
293.553
12.676
218.918
7.764
Azioni, partecipazioni italiane...........
171.813
9.977
279.889
25.590
511.107
26.050
474.322
14.840
Titoli esteri..........................................
76.737
401
162.995
1.313
255.616
3.324
189.380
1.105
Assicuraz. vita e fondi pensione........
12.871
2.634
33.868
4.058
89.828
5.039
155.465
4.246
Crediti commerciali............................
-7.971
1.427
-8.510
2.290
-14.630
3.029
-18.074
5.692
Passività finanziarie...............................
82.711
4.166
115.578
6.457
142.483
6.984
162.389
9.142
48
Tavola A5
LA COMPOSIZIONE DEL PORTAFOGLIO FINANZIARIO DELLE FAMIGLIE
(valori percentuali)
1995 1998 2000 2002
Strumenti finanziari IBF CF IBF CF IBF CF IBF CF
Depositi bancari.................................... 31,7 25,7 34,4 17,6 30,8 15,6 36,8 17,9
Depositi postali..................................... 3,3 5,9 2,9 5,1 5,1 4,6 6,2 5,7
Titoli di Stato italiani............................ 30,3 30,5 14,0 12,2 12,2 7,2 9,0 9,0
strumenti “meno rischiosi”.............. 65.3 62.1 51.3 34.9 48.1 27.4 52.0 32.6
Obbligazioni.......................................... 2,5 5,1 4,1 8,9 4,0 9,1 6,0 12,2
Quote di fondi comuni.......................... 4,8 4,7 11,8 19,1 14,1 17,0 11,6 12,7
Azioni, partecipazioni italiane............. 11,6 16,9 17,3 21,4 18,4 27,6 13,8 24,0
strumenti “più rischiosi” ................. 18.9 26.7 33.2 49.4 36.5 53.7 31.4 48.9
Titoli esteri............................................ 0,5 5,9 1,0 9,1 1,2 11,1 0,8 8,1
Assicurazioni vita e fondi pensione..... 12,7 5,1 12,6 6,3 11,8 7,6 12,6 10,2
Crediti commerciali .............................. 2,7 0,3 1,9 0,2 2,4 0,2 3,1 0,2
Attività finanziarie................................ 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Passività finanziarie (1).......................... 18,5 12,9 14,2 11,4 15,1 11,1 17,8 12,6
(1) calcolato sul totale delle attività finanziarie.
Tavola A6
LA DINAMICA DEL PORTAFOGLIO FINANZIARIO
(indici: 1995=100)
IBF CF
Strumenti finanziari 1995 1998 2000 2002 1995 1998 2000 2002
Depositi bancari............................... 100,0 165,8 174,5 197,8 100,0 96,0 109,6 127,5
Depositi postali................................... 100,0 134,0 279,5 324,5 100,0 120,3 141,9 177,3
Titoli di Stato italiani.......................... 100,0 70,7 72,7 50,5 100,0 56,0 42,5 53,7
Obbligazioni....................................... 100,0 248,4 349,2 283,3 100,0 241,8 320,3 434,2
Quote di fondi comuni ........................ 100,0 374,2 443,2 410,0 100,0 571,6 657,7 497,1
Azioni, partecipazioni italiane............. 100,0 228,1 285,9 202,7 100,0 177,4 295,0 259,5
Titoli esteri ........................................ 100,0 310,8 439,1 293,6 100,0 214,9 335,5 248,2
Assicurazioni vita e fondi pensione ..... 100,0 151,3 167,6 169,1 100,0 172,4 267,6 365,0
Crediti commerciali............................ 100,0 108,6 160,8 199,9 100,0 112,6 111,9 142,1
Attività finanziarie................................. 100,0 152,6 179,8 170,4 100,0 139,7 180,2 182,6
Passività finanziarie............................... 100,0 116,9 147,0 164,1 100,0 123,9 154,7 178,5
49
Tavola A7
POSSESSO DI ATTIVITÀ FINANZIARIE NELL’IBF
(percentuale di famiglie)
Codice
IBF Strumenti finanziari 1995 1998 2000 2002
AF Attività finanziarie (=AF1+AF2+AF3+G+AF4)......... 86,7 8 6,8 86,1 86,3
AF1 Depositi (=A+B)............................................................ 85,4 86,0 85,4 85,8
A Depositi bancari, certificati di deposito, p.c.t............... 81,3 82,2 79,7 77,9
A1 depositi bancari in c/c................................................. 68,9 73,2 73,2 73,0
A2 depositi bancari a risparmio....................................... 26,7 28,0 17,7 13,5
A5 certificati di deposito.................................................. 5,3 3,7 2,0 1,2
A6 pronti contro termine .................................................. 1,2 0,7 0,6 0,5
B Depositi postali.............................................................. 14,6 15,0 16,6 18,6
B1 c/c e libretti di deposito postale................................. 9,6 11,5 13,8 16,9
B2 buoni fruttiferi postali................................................. 7,4 5,9 5,4 4,8
AF2 Titoli di Stato (=C) ........................................................ 26,4 11,8 11,7 9,4
C Titoli di stato italiani...................................................... 26,4 11,8 11,7 9,4
C1 BOT............................................................................. 22,4 8,7 9,5 7,1
C2 CCT ............................................................................. 7,8 4,4 3,3 2,0
C3 BTP.............................................................................. 4,4 2,5 1,9 2,0
C4+C5 CTZ e altri titoli di Stato ............................................ 1,2 0,8 0,7 0,6
AF3 Altri titoli (=D+E+F) .................................................... 11,7 16,0 19,2 20,5
D Obbligazioni, quote di fondi comuni italiani............... 5,9 12,5 14,4 14,0
D1 obbligazioni................................................................. 2,6 5,1 5,7 6,0
D2 quote di fondi comuni................................................. 4,2 9,6 11,6 10,2
E Azioni e partecipazioni italiane..................................... 7,4 7,8 9,7 11,3
E1 azioni quotate.............................................................. 4,2 7,1 9,2 9,0
E3+E4 azioni non quotate e quote di S.r.l. ........................... 1,8 2,3 1,8 1,8
G Titoli esteri (emessi da non residenti)........................... 0,4 0,8 1,2 1,1
G1 obbligazioni e titoli di Stato esteri............................. 0,3 0,4 0,6 0,7
G2 azioni e partecipazioni estere..................................... 0,1 0,5 0,6 0,4
G3 altro, emesso da non residenti.................................... 0,1 0,1 0,2 0,1
H Assicurazioni vita e fondi pensione.............................. 27,9 29,2 27,6 24,0
AF4 Crediti commerciali....................................................... 4,5 3,5 4,2 4,7
PF Passività finanziarie (=PF1+PF2) ................................. 24,7 22,6 22,6 21,1
PF1 Debiti verso banche e società finanziarie..................... 24,7 22,6 22,6 21,1
PF1 Debiti commerciali ........................................................ 3,8 2,9 3,2 1,5
50
Tavola A8
LA RICCHEZZA IN AZIENDE DEL SETTORE FAMIGLIE
Composizione delle aziende
Aziende
Imprese individuali, società
semplici e società di fatto
addetti
5 N° addetti
> 5
Società di persone Società di capitali
(quotate e non quotate)
Settori
SEC95 Famiglie
produttrici Società e quasi-società
Valutazione della ricchezza in aziende nella Contabilità nazionale e nell’IBF
attività reali attività finanziarie
Contabilità
nazionale
(Conto
patrimoniale)
Valore di:
beni capitali
scorte
avviamento
Valore delle
partecipaz.
complessive
Valore delle
partecipazioni complessive Valore delle
partecipazioni complessive
IBF
Valore di:
beni capitali
scorte
avviamento
Valore di:
beni capitali
scorte
avviamento
Valore delle
partecipazio
ni di
controllo
Valore delle
partecipazioni
finanziarie
Valore delle
partecipazioni
di controllo
Valore delle
partecipazioni
finanziarie
Definizione teorica dello strumento “azioni e altre partecipazioni” nelle due fonti
IBF
CF (SEC95)
Disponibilità delle stime per le varie componenti nelle due fonti
IBF
CF (*)
Confronto
(*) stime macro non disponibili, ma ricostruibili a partire dai dati di flusso.
51
Tavola A9
EFFETTO DELLE CORREZIONI NEL CONFRONTO FRA STIME IBF E CF
(stime IBF in percentuale della corrispondente voce dei CF)
Dati
non
aggiustati
Dati corretti per
differenze
definitorie
Dati IBF corretti
anche per
mancata
partecipazione
Dati IBF corretti
anche per under-
reporting
Variabilità
campionaria
(int. di
conf. al 95%)
Strumenti
finanziari
(a) (b) (c) (c)
1995
Depositi................................. 33,8 37,2 39,3 67,7 57,9 - 77,4
Titoli di Stato...................... 33,4 33,3 36,6 80,5 63,0 - 97,9
Altri titoli............................ 20,9 19,7 22,2 78,7 60,6 - 96,7
Passività finanziarie............ 47,1 49,4 60,2 n.d. 50,5 - 69,9
1998
Depositi............................ 50,7 60,3 67,1 121,4 * 93,7 - 149,2
Titoli di Stato.................... 37,0 42,2 50,0 96,2 * 74,2 - 118,2
Altri titoli.......................... 21,1 21,1 28,0 89,9 * 56,3 - 123,5
Passività finanziarie .......... 40,6 42,8 48,7 n.d. 40,9 - 56,5
2000
Depositi............................ 52,4 59,9 68,9 139,9 * 98,9 - 180,8
Titoli di Stato.................... 49,6 57,5 64,6 173,9 119,4 - 228,3
Altri titoli.......................... 18,8 19,2 22,4 66,0 36,3 - 95,6
Passività finanziarie .......... 41,3 43,5 52,1 n.d. 44,4 - 59,9
2002
Depositi............................ 50,3 57,4 66,7 119,5 * 86,8 - 152,1
Titoli di Stato.................... 33,4 31,4 37,2 100,7 * 71,8 - 129,6
Altri titoli.......................... 17,3 17,6 20,0 54,9 38,0 - 71,7
Passività finanziarie .......... 41,9 44,0 47,8 n.d. 41,3 - 54,3
(a) I dati delle due fonti incorporano le differenze sia per la definizione del settore delle Famiglie che i criteri di valutazione degli strumenti
finanziari. La sola riconciliazione effettuata è quella del grado di aggregazione delle voci riportate. – (b) I dati sono coerenti sia per il settore di
riferimento che per la valutazione degli strumenti. – (c) La correzione non si effettua per le passività finanziarie. Per la voce Altri titoli, inoltre, la
correzione è applicata solo alle azioni, obbligazioni e quote di fondi comuni. Per maggiore omogeneità, dalla voce dei CF è stata esclusa una stima
delle partecipazioni indirette detenute delle famiglie. Le gestioni patrimoniali, non rilevate nel 1987, sono escluse dal dato IBF, mentre sono incluse
nei CF.
52
Tavola A10
LE REVISIONI(a) NEI CONTI FINANZIARI DELLE FAMIGLIE
(variazioni rispetto alla pubblicazione precedente, milioni di euro e valori percentuali)
Strumenti Numero di
revisioni
> 5%
Media delle
revisioni in
valore assoluto
Media delle
revisioni
percentuali
Coeff. di
variazione
(%)
Attività finanziarie............................................. 3 34520 1.4 2.4
Depositi.......................................................... 2 2201 0.5 1.5
Depositi bancari in c/c................................. 2 1249 0.5 1.7
Depositi bancari a risparmio........................ 2 405 1.0 2.9
Certificati di deposito.................................. 2 116 0.5 1.6
Pronti contro termine................................... 2 384 1.1 3.8
C/c e libretti di deposito postale................... 7 830 2.1 4.8
Buoni fruttiferi postali................................. 0 26 0.0 0.1
Titoli di stato italiani....................................... 6 3401 1.2 3.5
BOT (b) ....................................................... 2 622 4.2 6.4
CCT (b) ....................................................... 9 3849 4.4 14.6
BTP............................................................ 2 240 0.2 0.8
CTZ e altri titoli di Stato ............................. 4 226 1.4 2.0
Altri titoli........................................................ 4 30954 2.0 3.5
Obbligazioni............................................... 5 2983 1.5 3.5
Quote di fondi comuni................................. 0 85 0.0 0.1
Azioni quotate............................................. 8 4357 4.2 6.3
Azioni non quotate e quote di S.r.l. ............. 12 14784 5.3 7.7
Obbligazioni e titoli di Stato esteri............... 0 13 0.0 0.0
Azioni e partecipazioni estere...................... 0 94 0.1 0.2
Altro emesso da non residenti...................... 7 1579 3.2 6.3
Assicurazioni vita e fondi pensione.................. 1 933 0.4 0.5
Crediti commerciali......................................... 3 43 0.9 1.6
Passività finanziarie........................................ 0 113 0.0 0.1
(a) si sono confrontate, per i singoli strumenti e per gli anni dal 1995-2002, le stime presenti nelle varie edizioni dei CF (fino a quella del
2003Q4). Le varie voci sono qui presentate con un dettaglio coerente con il resto del lavoro, diverso da quello utilizzato nei CF. Tutte le
revisioni sono considerate in valore assoluto, onde evitare che le variazioni al rialzo fossero sterilizzate da quelle al ribasso. (b) L’entità
delle revisioni sulle consistenze di BOT e CCT detenuti dalle famiglie è il risultato di una significativa variazione dei dati sul 2002, dovuta
ad una riclassificazione di un ammontare di entità rilevante tra i due strumenti (Cfr. l’Appendice alla Relazione sull’anno 2003, in particolare
la nota alla tav. aB80). Se si esclude questa variazione, la media delle revisioni percentuali e il coefficiente di variazione sui BOT scendono
rispettivamente a 0,3% e 0,9%, mentre gli stessi indici per i CCT scendono a 3% e 12%.
53
Tavola A11
INDICE DI AFFIDABILITÀ DI HEISE PER LE STIME CAMPIONARIE
Grandezze 1989, 1991, 1993 1995, 1998, 2000
Ricchezza netta (= AR+AF-PF) ............................................... 0,83 0,82
Attività reali (AR) .................................................................. 0,82 0,79
Immobili............................................................................. 0,82 0,86
di cui abitazione di residenza...................................... 0,83 0,90
Aziende............................................................................... 0,67 0,56
Attività finanziarie (AF) ........................................................ 0,85 0,68
Depositi bancari e postali.................................................. 0,50 0,38
Titoli di Stato...................................................................... 0,99 0,74
Altri titoli (azioni, obbligazioni, f. comuni, etc.) ............ 0,74 0,64
Passività finanziarie (PF) ...................................................... 0,59 0,54
per acquisto o ristrutturazione di immobili ...................... 0,63 0,54
per acquisto di mezzi di trasporto..................................... 0,37 0,72
per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici..................... - 0,11
per l’acquisto di beni non durevoli................................... 0,04 0,16
Fonte: Biancotti, D’Alessio, Neri (2004).
Appendice II: Note metodologiche
Le Famiglie nei Conti finanziari
Nei Conti finanziari i due settori delle Famiglie e delle Istituzioni senza scopo di lucro
al servizio delle famiglie vengono rappresentati in forma aggregata.
Famiglie. Il settore comprende individui o gruppi di individui nella loro funzione di
consumatori e nella eventuale funzione di imprenditori, che producono beni e servizi non
finanziari e servizi finanziari destinabili alla vendita purché, in quest’ultimo caso, il loro
comportamento economico e finanziario non sia tale da configurare una quasi-società. Le
risorse principali di queste unità provengono da redditi da lavoro dipendente, da redditi da
capitale, da trasferimenti effettuati da altri settori, da entrate derivanti dalla vendita della
produzione o da entrate imputate per i prodotti destinati all’autoconsumo.
Nel settore Famiglie rientrano: gli operai, gli impiegati, i lavoratori dipendenti, i
pensionati, i redditieri, i beneficiari di altri trasferimenti. Fanno inoltre parte delle Famiglie
le società semplici, le società di fatto, le imprese individuali, la cui funzione principale sia
produrre beni e servizi non finanziari destinabili alla vendita, con un numero di addetti fino a
cinque unità.
Pur non essendo obbligatorio ai sensi del SEC95, l’Italia distingue tra attività e
passività finanziarie di famiglie consumatrici, da un lato, e imprese individuali (o famiglie
produttrici), dall’altro. Al momento queste informazioni non sono pubblicate con evidenza
separata.
Istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. Il settore comprende le uni
istituzionali senza scopo di lucro al servizio delle famiglie, dotate di personalità giuridica o
alle quali si riconosce rilevanza economica, che producono beni e servizi non destinabili alla
vendita. Le risorse principali delle unità appartenenti a questo settore, oltre a quelle derivanti
da vendite occasionali, provengono da contributi volontari in denaro o in natura versati dalle
famiglie nella loro funzione di consumatori, da pagamenti effettuati dalle Amministrazioni
pubbliche e da redditi da capitale.
55
Per convenzione rientrano nel settore le seguenti istituzioni, pur non ricorrendo le condizioni
sopra indicate: le istituzioni e gli enti ecclesiastici e religiosi; i partiti politici e le
organizzazioni ausiliarie (ad es. le organizzazioni giovanili associate a un partito politico); i
sindacati e le associazioni con fini prevalentemente sindacali; gli ordini professionali.
Le Famiglie nell’Indagine
Ai fini dell’Indagine, per Famiglia si intendono tutte le persone che vivono stabilmente
insieme, nella medesima abitazione, e che mettono in comune tutto o una parte del reddito
considerata famiglia anche quella composta da una sola persona).
Sono considerati componenti della Famiglia anche gli assenti temporanei, quali:
persone in ferie, assenti temporanei per studio o per malattia ed altri eventuali non parenti
che vivono stabilmente nella famiglia e che mettono in comune tutto o parte del reddito. Non
sono invece considerati nella famiglia i soggetti che, pur “convivendo" sotto lo stesso tetto,
gestiscono le loro entrate e le loro spese separatamente dalla famiglia (a