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Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
S O M M A R I O
ABBIAMO EFFETTUATO DELLE ANALISI FUNZIONALI DEI COMPORTAMENTI DI PICA DI TRE PARTECIPANTI. PER UNO DI ESSI,
LA PICA SEMBRAVA MANTENUTA DA RINFORZAMENTO AUTOMATICO, MENTRE PER GLI ALTRI DUE IL RINFORZAMENTO
SEMBRAVA ESSERE SIA AUTOMATICO CHE SOCIALE.
PER IDENTIFICARE GLI STIMOLI IN GRADO DI SOSTITUIRE LA FUNZIONE
AUTOMATICA DELLA PICA DEI TRE PARTECIPANTI È STATA EFFETTUATA UNA VALUTAZIONE DELLE PREFERENZE
E UN’ANALISI DELL’INTERVENTO INDIVIDUANDO ANCHE LE CARATTERISTICHE SPECIFICHE DELLA STIMOLAZIONE ORALE
CHE AGIVA DA RINFORZAMENTO AUTOMATICO PER DUE DEI PARTECIPANTI. SULLA BASE DEI RISULTATI DELL’ANALISI
FUNZIONALE SONO STATI SVILUPPATI DEGLI INTERVENTI PER POTER AGIRE ANCHE SULLE FUNZIONI SOCIALI DELLA PICA.
I RISULTATI SONO DISCUSSI IN RIFERIMENTO SIA ALL’IMPORTANZA DI SVILUPPARE DEGLI INTERVENTI SULLA PICA BASATI
SULL’ANALISI FUNZIONALE, SIA AI VANTAGGI DELL’UTILIZZO DI ANALISI INDIRETTE PER IDENTIFICARE LE FONTI SPECIFICHE
DI RINFORZAMENTO PER I COMPORTAMENTI MANTENUTI DA RINFORZAMENTO AUTOMATICO.
Cathleen C. Piazza
Wayne W. Fisher
Gregory P. Hanley
Linda A. LeBlanc
April S. Worsdell
Steven E. Lindauer
Kris M. Keeney
Kennedy Krieger Institute e Johns Hopkins
University School of Medicine, Baltimore
Handicap Grave Vol. 2, n. 2, giugno 2001 (pp. 193-224)
Edizioni Erickson - Trento
Intervento sulla pica
attraverso l’analisi delle
funzioni rinforzanti
2
La pica, ovvero l’ingestione di sostanze non commestibili, è un problema grave
per le persone con ritardo mentale. Da uno studio di Danford e Huber (1982)
risultò che essa si manifestava nel 25,8% degli individui con ritardo mentale resi-
denti in istituto. Si tratta di un comportamento problema che può determinare
una serie di rischi sul piano medico, tra cui il blocco intestinale, l’infezione da
parassiti, la necessità di intervenire chirurgicamente per rimuovere oggetti dallo
stomaco, l’avvelenamento da piombo o da altre sostanze e perfino la morte (Fisher
et al., 1994; Foxx e Martin, 1975; Moncrieff et al., 1964). Il rischio di morte
connesso alla pica può essere infatti più elevato che per le altre forme di comporta-
menti autolesionistici (Foxx e Livesay, 1984; McLoughlin, 1988).
Gli interventi comunemente sperimentati per la pica si basano su strategie
che utilizzano rinforzi e punizioni scelti casualmente (Donnelly e Olczack, 1990;
Paisey e Whitney 1989); tali metodi, tuttavia, non si sono dimostrati sempre
efficaci (Bucher, Reykdal e Albin, 1976). Tra i pochi studi che hanno valutato gli
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Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
interventi basati sui risultati di analisi funzionali sistematiche vi sono le ricerche di
Fisher e colleghi (1994) e di Mace e Knight (1986). Nella prima ricerca, per ridur-
re a livelli prossimi allo zero il comportamento di pica di tre bambini, si utilizzaro-
no i risultati di un’analisi funzionale nella quale i rinforzi e le punizioni erano stati
identificati attraverso procedure empiriche e poi applicati nell’intervento. Nella
seconda, Mace e Knight (1986) trovarono che la frequenza del comportamento di
pica del partecipante al loro studio variava in relazione alla quantità di interazione
sociale disponibile: a livelli elevati di interazione sociale corrispondevano bassi
livelli di pica, mentre a livelli più bassi di interazione sociale corrispondevano
elevate frequenze di pica. I risultati di questa indagine furono utilizzati per attuare
un intervento fornendo al soggetto livelli di interazione sociale tali da ridurre la
frequenza della pica.
L’analisi funzionale (Iwata et al., 1994) è una forma di valutazione del compor-
tamento che viene utilizzata per studiare una serie di comportamenti problema —
come ad esempio l’autolesionismo (Vollmer et al., 1993), l’aggressività (Fisher et
al., 1993; Piazza et al., 1997), gli scoppi d’ira (Carr e Newsom, 1985), le verbaliz-
zazioni non funzionali (Mace e Lalli, 1991) — e intervenire su di essi. Solo in
qualche caso essa è stata applicata alla valutazione e al trattamento della pica.
Chapman e colleghi (1993) effettuarono un’analisi funzionale della pica di un
giovane con doppia diagnosi che ingeriva pastiglie di farmaci mettendo a rischio la
sua vita, e rilevarono che questo suo comportamento veniva mantenuto da una
dinamica funzionale di fuga dai compiti. L’intervento consisté nell’offrire al parte-
cipante la possibilità di svolgere le sue attività preferite quando completava i com-
piti o consegnava le pastiglie che trovava. Quando invece ingeriva le pillole, gli
veniva dato come conseguenza un compito che non gradiva. Questo tipo di inter-
vento riuscì a eliminare la pica.
Piazza, Hanley e Fisher (1996) effettuarono un’analisi funzionale del com-
portamento di ingestione di sigarette di un giovane, rilevando che esso persisteva
in assenza di conseguenze sociali rinforzanti. Gli autori ipotizzarono che tale
comportamento fosse mantenuto dal rinforzamento automatico provocato dagli
effetti della nicotina, e trovarono conferma a questa loro interpretazione attraver-
so analisi indirette. La pica del soggetto infatti persisteva con le sigarette che con-
tenevano del tabacco, ma non con quelle che contenevano altre erbe. Inoltre, i
risultati di una valutazione degli stimoli preferiti indicarono che il tabacco era la
componente della sigaretta che il soggetto preferiva rispetto alle altre (carta, fil-
tro). L’intervento consisté nel bloccare i comportamenti di pica del ragazzo (inter-
rompendo così la relazione instauratasi tra di essi e gli effetti nella nicotina).
Quando una risposta persiste anche in assenza di conseguenze sociali ed è
presumibilmente mantenuta da un rinforzamento automatico, spesso è difficile,
se non impossibile, scindere il rinforzo (ad esempio, la stimolazione orale) dal
comportamento (ad esempio, la pica) che lo produce (Vollmer, 1994). In questi
casi, i metodi di valutazione indiretti possono essere utili per identificare gli
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Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
stimoli che producono rinforzamento automatico, fornendo dati a conferma delle
ipotesi formulate ed escludendo quelle alternative. Per esempio, Piazza, Hanley e
Fisher (1996) utilizzarono dei metodi indiretti (come ad esempio la valutazione
delle preferenze) che confermarono che la nicotina era effettivamente la fonte di
rinforzamento per l’ingestione di sigarette. Similmente, Kennedy e Souza (1995)
usarono dei metodi indiretti nel caso di una persona che si metteva le dita negli
occhi, comportamento che si riteneva mantenuto dalla stimolazione visiva che
esso produceva. Con il loro studio essi dimostrarono che il comportamento di
mettersi le dita negli occhi (a) non veniva mantenuto da conseguenze sociali, (b)
poteva essere ridotto facendo indossare al soggetto occhialini da nuoto (probabil-
mente perché in questo modo si sopprimeva la relazione risposta-rinforzamento) e
(c) diminuiva significativamente anche fornendo al soggetto una stimolazione visi-
va (ma non uditiva), probabilmente perché questa fonte alternativa di rinforza-
mento sensoriale riduceva la motivazione a mettersi le dita negli occhi.
Favell, McGimsey e Schell (1982) dimostrarono che fornire oggetti da mettere
in bocca (giocattoli di gomma) o pop corn era un metodo efficace per ridurre la
pica dei tre partecipanti al loro studio. Questi autori ipotizzarono che tale risulta-
to fosse dovuto alla somministrazione ai soggetti di fonti alternative di stimolazio-
ne orale. Infine, Goh e colleghi (1995) rilevarono che il comportamento di metter-
si le mani in bocca di dieci dei dodici partecipanti al loro studio veniva mantenuto
da un rinforzamento automatico. Valutando le preferenze di quattro dei parteci-
panti, mostrarono poi che la stimolazione della mano era preferita a quella orale.
In sintesi, i risultati di questi studi evidenziano che i dati forniti da valutazioni
indirette possono essere utili per identificare le fonti di rinforzamento dei compor-
tamenti mantenuti da fattori non sociali.
Scopo del nostro studio era identificare la funzione della pica di tre persone e
valutare l’efficacia degli interventi basati sull’analisi funzionale nel ridurre la pica
mantenuta da rinforzo sociale. Nei casi in cui essa persisteva indipendentemente
dall’ambiente sociale, si sono effettuate valutazioni indirette volte a identificare
degli stimoli sostitutivi e il rinforzamento sensoriale specifico prodotto dalla pica.
Il primo studio consisteva in un’analisi funzionale della pica dei singoli parte-
cipanti, volta a stabilire se questo comportamento fosse mantenuto da conse-
guenze sociali o se si manifestasse anche in loro assenza (e fosse mantenuto quin-
di da rinforzamento automatico). Lo studio 2 valutava un intervento (rinforza-
mento non contingente) volto a ridurre la pica di uno dei partecipanti (Tad) che
nel primo studio risultava essere mantenuta soltanto da rinforzamento sociale.
Poiché questo intervento ha dato risultati solo parziali, sono state effettuate suc-
cessivamente una serie di sessioni da solo per valutare se la sua pica si mantenes-
se anche in assenza di conseguenze sociali.
Lo studio 3 includeva una valutazione delle preferenze e dell’intervento. La
prima si proponeva di indagare se gli stimoli in grado di fornire la stimolazione
orale (il tipo di rinforzamento ipotizzato per la pica) venissero effettivamente pre-
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Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
feriti a quelli che non producevano stimolazione orale e di valutare se gli interventi
basati sulla fonte ipotizzata di rinforzamento della pica (stimolazione orale) fosse-
ro più efficaci rispetto ad altri che non consideravano questo aspetto. Lo studio 4
ha valutato in maniera più sistematica gli aspetti specifici della stimolazione orale
(ad esempio, sapore vs consistenza) che contribuivano a mantenere la pica di due
partecipanti (Mary e Brenda) attraverso la valutazione delle preferenze e dell’effi-
cacia dell’intervento. Infine, lo studio 5 ha valutato alcuni interventi (rinforzamen-
to non contingente con oggetti e attenzione) volti a ridurre la pica mantenuta da
rinforzamento sociale di uno dei partecipanti (Brenda) il cui comportamento di
pica, sulla base dei risultati dello studio 1, sembrava essere mantenuto da rinforza-
mento sia automatico che sociale.
Metodo
Partecipanti
I tre partecipanti hanno preso parte a un programma ospedaliero per la va-
lutazione e il trattamento del picacismo. Mary era una bambina di quattro anni,
con un ritardo mentale gravissimo, disfunzioni congenite al cuore e un disturbo ai
polmoni che richiedeva un rifornimento costante di ossigeno. Mary sapeva cam-
minare, non parlava e in genere non rispondeva a istruzioni anche semplici. Era
già stata ricoverata due volte in passato per far rimuovere degli oggetti dal suo
stomaco o dall’esofago. Gli oggetti da lei ingeriti in genere erano parti di mobili, di
vestiti, il suo tubo per l’ossigeno, lacci e capelli. Brenda era una ragazza di 17 anni,
con diagnosi di ritardo mentale grave, autismo e sindrome di Cornelia de Lange.
Brenda sapeva camminare e comunicava mediante tre segni («per piacere», «man-
giare», «bere»). Era già stata ricoverata cinque volte per far rimuovere degli ogget-
ti dal suo stomaco o dall’esofago. Ingeriva in genere oggetti come chiavi, sassi, pezzi
di giochi di plastica, pastelli e monetine. Tad era un bambino di cinque anni, con
diagnosi di autismo, disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, ritardo mentale
moderato e gravi esofagiti. Sapeva camminare, era in grado di rispondere a istruzio-
ni semplici e comunicava mediante un solo segno. Le sue feci contenevano spesso
pezzi di stoffa, carta, parti di giocattoli, bastoncini e sassi. Una volta sua madre lo
aveva scoperto mentre mangiava uno scoiattolo morto nel cortile di casa sua.
Studio 1 Analisi funzionale
Raccolta dati e accordo tra osservatori
Nel corso di tutte le sessioni dell’analisi funzionale, gli osservatori hanno utiliz-
zato dei computer portatili per registrare la frequenza dei comportamenti di pica
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Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
di tutti i partecipanti. Il comportamento di pica consisteva nel portare oltre al
livello delle labbra degli oggetti-stimolo forniti come esca per la pica o qualsiasi
altro oggetto non commestibile (ad es. capelli, tubo dell’ossigeno, stoffa, tappeto).
Due osservatori hanno registrato la frequenza dei comportamenti di pica contem-
poraneamente ma separatamente nel 45%, 59% e 56% delle sessioni, per Mary,
Brenda e Tad. I coefficienti di accordo sono stati calcolati suddividendo ciascuna
sessione in intervalli di dieci secondi e dividendo il numero di accordi sul verificarsi
del comportamento problema per la somma degli accordi e dei disaccordi, moltipli-
cando il tutto per 100. La media dell’accordo tra osservatori per i comportamenti di
pica è risultata del 95% per Mary, del 93% per Brenda e del 99% per Tad.
Disegno e procedura
L’analisi funzionale è stata effettuata utilizzando un disegno a più elementi per
ciascun partecipante. Ogni sessione durava 10 minuti e veniva condotta in una
stanza (3 x 3m) dotata di uno specchio unidirezionale. La stanza era riempita di
oggetti ritenuti sicuri da un’équipe medica nel caso i partecipanti li avessero porta-
ti alla bocca o li avessero ingeriti. Tra questi, strisce di velcro, nastri, pezzi di carta,
il cuscino della sedia e un bastoncino di plastica blu per Mary; pezzi di carta,
candeline di compleanno, fagioli e pasta crudi e barrette di riso per Brenda; pezzi
di carta, un orsetto imbottito, un asciugamano di stoffa e uno yo-yo per Tad. La
pica con qualsiasi altro oggetto (ad es., il tubo di plastica, oggetti estranei) è stata
bloccata con un’interazione minima (solo nel caso di Mary).
Nella condizione di attenzione sociale venivano consegnati dei giocattoli a ognu-
no dei partecipanti e veniva detto loro di giocare tranquillamente. L’attenzione, in
caso di pica, era fornita sotto forma di rimprovero verbale (ad es.: «Non fare
così!»). L’obiettivo di questa fase di ricerca era verificare se la pica potesse essere
rinforzata dall’attenzione degli adulti.
Nella condizione di richiesta, era insegnato ai partecipanti a completare una
serie di compiti pre-scolastici e relativi alla cura di sé utilizzando una procedura di
aiuto composta da aiuti verbali, gestuali e fisici. Al verificarsi dei comportamenti
di pica il terapeuta toglieva i materiali del compito e sospendeva la sequenza edu-
cativa per 30 secondi. L’obiettivo di questa condizione era verificare se la pica
fosse rinforzata dalla fuga dai compiti educativi, vissuti come spiacevoli.
Nella condizione da solo, Brenda e Tad venivano lasciati soli nella stanza forni-
ta di oggetti-stimolo per la pica. Mary aveva bisogno di un rifornimento costante
di ossigeno; per questa ragione, nella condizione «ignora», il terapeuta restava in
un angolo della stanza per impedire l’eventuale pica del suo tubo di ossigeno, ma
non entrava in contatto con lei per nessun altro motivo. L’obiettivo delle condizio-
ni da solo (per Brenda e Tad) e «ignora» (per Mary) era quello di determinare se la
pica continuasse anche in assenza di conseguenze sociali. È stata effettuata una
sessione della durata di 30 minuti nelle condizioni «da solo» per Brenda e «igno-
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Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
ra» per Mary per poter osservare, per un periodo di tempo relativamente prolun-
gato, la pica di questi due partecipanti in una condizione in cui non fossero dispo-
nibili conseguenze sociali per questo comportamento.
Nella condizione di gioco, sono stati messi a disposizione i giochi preferiti da
ciascuno dei partecipanti. Il terapeuta lodava Mary e Tad ogni volta che non at-
tuavano comportamenti di pica per 5 secondi di seguito. Se uno dei partecipanti si
avvicinava al terapeuta, cercava un contatto visivo o faceva dei gesti verso di lui, il
terapeuta rispondeva, prestandogli attenzione fisica o verbale. Nella fase di gioco,
Brenda ha ricevuto un’attenzione continua e non contingente. Per tutti i parteci-
panti la pica non provocava conseguenze differenziali.
È stata effettuata una condizione con oggetti per Brenda, perché i suoi genitori
hanno riferito che, al presentarsi di comportamenti di pica, erano abituati a darle
della coca-cola per incoraggiarla a togliere gli oggetti dalla bocca. In questa condi-
zione, in corrispondenza della pica, le veniva dunque offerta una piccola quantità
di coca-cola.
Risultati
I livelli di pica per Mary restavano più o meno invariati in tutte le condizioni
dell’analisi funzionale (attenzione sociale, M = 2,7 risposte al minuto; richiesta, M
= 3,0; gioco, M = 2,3; ignora, M = 2,9; figura 1, grafico superiore). Questi risultati
fanno supporre che nel suo caso la pica potesse essere mantenuta da rinforzamen-
to automatico. È stata effettuata una sessione «ignora» prolungata per verificare
se la pica continuasse a verificarsi in assenza di conseguenze sociali (Vollmer, Mar-
cus, Ringdahl e Roane, 1995); anche durante questa sessione i valori di pica sono
rimasti invariati.
I livelli di pica per Brenda (figura 1, grafico centrale) erano più elevati nella
condizione con oggetti (M = 2,8) e si riducevano progressivamente nelle condizio-
ni da solo (M= 2,6), di attenzione sociale (M = 2,4), di gioco (M = 1,3) e di richiesta
(M = 0,5). Questi risultati lasciano pensare che (a) la pica poteva essere mantenuta
da varie fonti di rinforzo (ad es. la disponibilità degli oggetti, l’attenzione degli
adulti, il rinforzamento automatico) o che (b) la pica poteva essere mantenuta da
rinforzamento automatico, poiché essa si verificava più frequentemente nelle con-
dizioni in cui erano fornite meno stimolazioni (condizione con oggetti, attenzione
sociale, da solo) e più raramente quando le stimolazioni erano invece piuttosto
numerose (condizione di richiesta, di gioco). Nella sessione prolungata della con-
dizione «da solo» i livelli di pica sono rimasti invariati. Da ciò si può dedurre che
la pica nel caso di Brenda persisteva in assenza di conseguenze sociali, coerente-
mente con l’ipotesi secondo la quale essa veniva mantenuta, perlomeno in parte,
da rinforzamento automatico. Questi risultati comunque non escludono la possi-
bilità che la disponibilità di oggetti e l’attenzione da parte di un adulto possano
anch’esse aver contribuito al suo mantenimento.
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Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
I risultati dell’analisi funzionale per Tad (figura 1, grafico inferiore) mostrano
livelli di pica più elevati nella condizione di attenzione sociale (M = 3,2) rispetto a
tutte le altre condizioni (richiesta, M = 0,2; gioco, M = 0,2; da solo, M = 0,4); questo
lascia supporre che la pica di Tad fosse mantenuta da attenzione contingente.
5
3
2
0
15105302520 35
Comportamenti di pica al minuto
4
1
40
Mary
Richiesta
Brenda
Tad
5
3
2
0
15105302520 35
4
1
40
6
4
2
0
15105302520 35 40
Fig. 1 Comportamenti di pica al minuto nel corso dell’analisi funzionale per Mary (grafico supe-
riore), Brenda (grafico centrale) e Tad (grafico inferiore).
Sessioni
Gioco
Attenzione
sociale
Ignora
Ignora (30 min)
Da solo
Con oggetti
Da solo (30 min)
Attenzione sociale
Richiesta
Da solo
Attenzione
sociale
Gioco
Richiesta
Gioco
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Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
I risultati di questo primo studio dimostrano che l’analisi funzionale può
essere uno strumento molto importante nella valutazione del picacismo. Per due
dei partecipanti i risultati hanno confermato l’ipotesi del rinforzamento auto-
matico; sembra però che la pica di Tad fosse mantenuta da rinforzamento socia-
le e che questo tipo di rinforzamento possa aver contribuito anche al persistere
della pica di Brenda; questi risultati indicano quindi che, anche nel caso della
pica, non è corretto assumere la presenza di una certa funzione comportamenta-
le basandosi esclusivamente sulla topografia delle azioni del soggetto.
Studio 2 Intervento sui comportamenti di pica mantenuti
da rinforzamento sociale
Raccolta dati e accordo tra osservatori
Nel corso di tutte le sessioni, gli osservatori hanno utilizzato dei computer
portatili per registrare la frequenza dei comportamenti di pica di Tad. Il compor-
tamento di pica era definito come in precedenza. Due osservatori hanno regi-
strato la pica contemporaneamente ma separatamente nel 40% delle sessioni; la
media dell’accordo era del 99%.
Disegno e procedura
Le sessioni duravano 10 minuti ciascuna e avevano luogo in una stanza fornita
di oggetti-stimolo per la pica. Le sessioni di linea di base erano le stesse usate nella
condizione di attenzione sociale dell’analisi funzionale, in cui ogni comportamen-
to di pica veniva seguito da un rimprovero verbale. L’intervento mediante atten-
zione non contingente consisteva nel prestare attenzione continua verbale (ad esem-
pio, «Stai giocando proprio bene») e fisica (ad esempio, dare un colpetto sulla
spalla, fare il solletico). Il presentarsi della pica non determinava conseguenze dif-
ferenziali. L’intervento è stato valutato mediante un disegno ABAB.
Risultati
I risultati dell’intervento per Tad sono esposti in figura 2. Nel corso della
linea di base i livelli di pica erano elevati e variabili (M = 3,2 risposte al minuto).
Prestando attenzione non contingente e continua per tutto il corso della sessio-
ne, i valori di pica diminuivano (M = 0,3). Nel ritorno alla linea di base essi
aumentavano di nuovo (M = 2,3) e nella seconda fase dell’intervento con atten-
zione non contingente tendevano nuovamente a scomparire (M = 0,3).
Anche se la frequenza di pica nella fase dell’intervento era inferiore a quella
della linea di base, essa restava comunque clinicamente inaccettabile data la
201
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
sua gravità. Per questa ragione sono state effettuate alcune sessioni «da solo»
per verificare se la pica di Tad continuasse a verificarsi in assenza di conse-
guenze sociali. I risultati ci mostrano che la pica persisteva anche in queste
sessioni (M = 1,2). Non è chiaro il motivo per cui i valori di pica in questo caso
fossero più elevati di quelli delle sessioni «da solo» svolte durante l’analisi
funzionale, ma il fatto che la pica persistesse anche in assenza di conseguenze
sociali suggerisce il coinvolgimento del rinforzamento automatico nel suo man-
tenimento.
Studio 3 Intervento sui comportamenti di pica mantenuti
da rinforzamento automatico
Si è ipotizzato che la pica dei partecipanti alla nostra ricerca fosse mantenuta
almeno in parte dalla stimolazione orale che essa stessa produceva perché (a) i
comportamenti di pica persistevano anche in assenza di conseguenze sociali e (b) è
stata dimostrata l’esistenza di una relazione inversa tra la pica e la disponibilità di
forme alternative di stimolazione orale (Favell et al., 1982). Per questo motivo
abbiamo condotto una valutazione delle preferenze per determinare se gli stimoli
che producevano una stimolazione orale (gli stimoli equivalenti) venissero preferi-
ti ad altri tipi di stimoli (gli stimoli non equivalenti) e una valutazione dell’inter-
vento per determinare se la possibilità di accedere in modo non contingente agli
stimoli equivalenti potesse ridurre maggiormente la pica rispetto a un accesso non
contingente a stimoli non equivalenti.
5
3
2
0
105252015 30
4
1
6
Tad
Comportamenti di pica al minuto
Sessioni
Fig. 2 Comportamenti di pica al minuto nel corso dell’analisi dell’intervento per la pica di Tad
mantenuta dall’attenzione.
Linea
di base
Attenzione non
contingente
Da solo
Linea
di base
Attenzione non
contingente
202
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
Raccolta dati e accordo tra osservatori
Nel corso della valutazione delle preferenze per gli stimoli sono state misurate
la durata della manipolazione o dell’interazione con gli oggetti (in secondi) per i
tre partecipanti, la durata della pica (in secondi) per Mary e Tad e la frequenza dei
comportamenti di pica per Brenda. Per Brenda è stata misurata la frequenza per-
ché i suoi comportamenti di pica consistevano in una risposta molto rapida e
precisa, mentre per Mary e Tad essi di solito richiedevano più tempo ed erano
meno precisi. Il tipo di interazione è stato definito singolarmente per ciascuno
stimolo, ma in generale consisteva nell’orientarsi verso l’oggetto, manipolarlo nel
modo corretto o mangiare cose commestibili (Piazza, Fisher, Hanley, Hilker e Der-
by, 1996). La durata dell’interazione è stata calcolata in percentuale dividendo la
durata totale dell’interazione con lo stimolo per la durata totale della prova. La
durata dei comportamenti di pica (per Mary e per Tad) è stata calcolata in modo
simile. Dato che nel caso di Mary gli stimoli sono stati presentati più di una volta, la
percentuale delle prove in cui si sono verificate interazione e pica è stata calcolata
sommando la durata complessiva dell’interazione o della pica per tutte le presenta-
zioni dello stimolo, dividendo per il tempo totale di presentazione dello stimolo.
Gli osservatori hanno utilizzato dei cronometri per registrare la durata delle
interazioni e della pica nel corso di ciascuna prova; le prove duravano 30 secondi
per Mary e 5 minuti per Tad. Due diversi osservatori hanno registrato contempo-
raneamente ma separatamente i comportamenti nel 41% e nel 100% delle valuta-
zioni delle preferenze per gli stimoli, rispettivamente per Mary e per Tad. I coeffi-
cienti di accordo sono stati calcolati dividendo la durata minore per quella mag-
giore, e moltiplicando per 100. Le medie dei coefficienti di accordo erano del 99%
per l’interazione e del 99% per la pica nel caso di Mary, mentre nel caso di Tad
erano del 93% per l’interazione e dell’86% per la pica.
In tutte le prove (che duravano 5 minuti) i dati di Brenda sono stati raccolti
con un computer portatile. Due osservatori hanno assegnato i punteggi per i com-
portamenti di interazione con l’oggetto e di pica, contemporaneamente ma sepa-
ratamente nel 100% delle prove per Brenda. La media dell’accordo era dell’81%
per le interazioni e del 98% per la pica.
Nelle successive fasi dell’intervento, gli osservatori hanno utilizzato computer
portatili per registrare la frequenza di pica di tutti i partecipanti. Due osservatori
hanno assegnato i punteggi per la pica, contemporaneamente ma separatamente, nel
42%, 72% e 35% delle sessioni, per Mary, Brenda e Tad. La media dell’accordo
esatto per la pica era del 97% per Mary, del 96% per Brenda e del 98% per Tad.
Valutazione delle preferenze
Per la valutazione delle preferenze tra gli stimoli, sono stati presi in esame 19
oggetti per Mary, 20 per Brenda e 18 per Tad. Gli oggetti sono stati scelti in base a:
203
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
1. un resoconto fornito da chi si prendeva cura del ragazzo, utilizzando il Reinforcer
Assessment for Individuals with Severe Disabilities (Valutazione dei Rinforzatori
per Individui con Gravi Disabilità; Fisher, Piazza, Bowman e Amari, 1996);
2. stimoli ritenuti equivalenti alla stimolazione orale prodotta dalla pica;
3. osservazione delle preferenze dei partecipanti in situazioni naturali.
Sono stati presentati stimoli appartenenti a diverse categorie sensoriali (orali,
visive, uditive, tattili, termiche).
La lista degli oggetti scelti per ognuno dei partecipanti è presentata in figura 3.
Gli oggetti sono stati presentati ai partecipanti individualmente nel corso di cia-
scuna prova. Per Mary sono state utilizzate tre categorie di stimoli equivalenti:
cibi, altri oggetti che potevano essere portati alla bocca e oggetti con i quali il
terapeuta forniva stimolazione orale (ad esempio, uno spazzolino da denti). A
Mary sono state presentate più categorie di stimoli equivalenti, innanzitutto per-
ché il numero di cibi che si potevano utilizzare nel suo caso era limitato, dato che
si temeva che ci fossero dei rischi per la respirazione (in seguito questo timore si è
dimostrato infondato). In secondo luogo, Mary presentava dei deficit nelle abilità
fino-motorie e non c’era la certezza che sarebbe stata in grado di manipolare da
sola tutti gli stimoli presentati. Gli stimoli equivalenti per Brenda e Tad erano
invece tutti dei cibi, ad eccezione di un giocattolo di gomma per Brenda. Gli stimo-
li non equivalenti, per tutti e tre i partecipanti, erano degli oggetti che potevano
provocare diversi effetti sensoriali (ad es., una borsa del ghiaccio, un ventaglio,
della musica).
Prima dell’inizio della prova il partecipante poteva esaminare l’oggetto per 5
secondi e acquisire familiarità con esso. Per Mary le prove duravano 30 secondi;
ogni oggetto veniva proposto dieci volte, per un totale di 190 presentazioni, in
sequenza alternata a seconda della categoria. Ogni stimolo equivalente (cibo e
non) veniva posizionato in ogni prova a circa 10 cm dalla bocca di Mary per 30
secondi. Lo stimolo non equivalente veniva messo a circa 10 cm da Mary. Se Mary
prendeva in mano l’oggetto, le era permesso di interagire con esso per 30 secondi.
Gli oggetti con i quali il terapeuta forniva la stimolazione orale venivano presenta-
ti iniziando la stimolazione (ad es., spazzolare i denti) all’inizio della prova, e
continuando finché Mary mordeva lo stimolo (registrato come pica) o lo spingeva
via. Al termine dei 30 secondi lo stimolo veniva rimosso e poteva cominciare la
prova successiva. La valutazione delle preferenze per Mary si è conclusa in quattro
sessioni da 30 minuti.
Per Brenda le prove per le preferenze tra gli stimoli duravano 5 minuti ciascu-
na; veniva condotta una prova per ogni stimolo, per un totale di venti prove. La
durata delle prove variava tra i partecipanti a seconda delle loro frequenze di pica
nella linea di base. Brenda rimaneva da sola in una stanza delle attività. Lo stimolo
veniva sistemato su un vassoio posto al centro della stanza e al termine dei 5
minuti della prova veniva rimosso. Sono state condotte circa quattro prove al
204
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
giorno, e la valutazione delle preferenze si è conclusa in cinque giorni. Anche per
Tad le prove per la valutazione delle preferenze duravano 5 minuti, e veniva con-
dotta una prova per ciascuno stimolo, per un totale di 18 prove. Un terapeuta
restava nella stanza con Tad nel corso di tutte le prove e interagiva con lui solo in
quelle che richiedevano la mediazione di un adulto (poteva battere le mani, fornire
attenzione sociale e fare le bolle di sapone). Tutte le sessioni si sono svolte in una
stanza delle attività, e lo stimolo veniva posto al centro della stanza per essere poi
rimosso, al termine dei 5 minuti della prova. Sono state effettuate circa nove prove
al giorno, completando la valutazione delle preferenze in due giorni.
Risultati
I risultati della valutazione delle preferenze per Mary, Brenda e Tad sono rap-
presentati in figura 3. Le percentuali più elevate di interazione e le più basse di pica
durante le prove per la valutazione delle preferenze di Mary si sono ottenute con il
cibo (M = 54,5% della prova per le interazioni e 19,7% per la pica) o con stimoli
non alimentari che Mary poteva mettere in bocca (M = 47,5% della prova per le
interazioni e 23,6% per la pica). Gli oggetti con i quali il terapeuta forniva a Mary
una stimolazione orale erano associati a bassi livelli di interazione (M = 11,0%
della prova) e a elevati livelli di pica (M = 45,1% della prova). Rispetto agli altri
stimoli valutati quelli non equivalenti erano invece associati a livelli moderati sia
di interazione (M = 35,7% della prova) che di pica (M = 36,0% della prova).
Le percentuali più elevate di interazione (M = 75,5% della prova) e i più bassi
livelli di pica (M = 0,2 risposte al minuto) durante la valutazione delle preferenze
per Brenda comparivano in presenza degli stimoli equivalenti. Gli stimoli non equi-
valenti erano invece associati ai livelli più bassi di interazione (M = 15,7% della
prova) e ai livelli più elevati di pica (M = 1,8 risposte al minuto).
Allo stesso modo, per Tad, le più alte percentuali di interazione (M = 89,8%
della prova) e i più bassi livelli di pica (M = 0,5% della prova) erano associati alla
presentazione di stimoli equivalenti. Gli stimoli non equivalenti invece erano asso-
ciati ai più bassi livelli di interazione (M = 54,9% della prova) e ai maggiori livelli
di pica (M = 15,9% della prova).
Una delle teorie più accreditate sul picacismo sostiene che tale comportamento
sia mantenuto dalla stimolazione orale che esso stesso produce (Favell et al., 1982).
Per verificare indirettamente questa ipotesi è stata condotta un’analisi dell’inter-
vento in cui sono stati analizzati gli effetti degli stimoli che potevano determinare
una stimolazione orale (stimoli che potevano essere messi in bocca) e quelli degli
stimoli che fornivano altre conseguenze sensoriali (ad es., un ventaglio).
Per l’analisi dell’intervento sono stati scelti degli stimoli, equivalenti e non,
basandosi sui risultati della valutazione delle preferenze e su alcune considerazioni
pratiche. Questi stimoli sono contrassegnati con un asterisco in figura 3. In genere
sono stati scelti gli stimoli (equivalenti e non) che hanno ottenuto i valori più
205
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
Fig. 3 Durata delle interazioni con gli oggetti (per tutti i partecipanti), durata dei comportamenti di pica
(per Mary e Tad) e comportamenti di pica al minuto (per Brenda) nel corso della valutazione
delle preferenze per Mary (grafico superiore), Brenda (grafico centrale) e Tad (grafico inferiore).
La durata delle interazioni con gli oggetti è rappresentata dalle colonne nere per gli stimoli equi-
valenti e dalle colonne grigie per gli stimoli non equivalenti. La durata dei comportamenti di pica
è rappresentata dalle colonne tratteggiate per entrambi i tipi di stimolo. Gli oggetti contrassegnati
con un asterisco sono stati utilizzati nella valutazione degli stimoli equivalenti e non.
100
60
40
0
80
20
100
60
40
0
80
20
Mary
Brenda
Tad
Crackers
Ciuccio
Massaggiatore
Borsa del ghiaccio
Ventaglio
Chiavi giocattolo
Cereali
Carota di gomma
Altalena
Salatini
Massaggiagengive
Spazzolino da denti
Orologio a forma di orso
Telefono giocattolo
Budino
Lucidalabbra
Succhiotto
Glicerina al limone
Durata dell’interazione con gli oggetti
(% della durata della prova)
Durata dei comportamenti
di pica (% della durata
della prova)
Durata dei comportamenti
di pica (% della durata
della prova)
Comportamenti di pica
al minuto
Stimoli
Equivalenti
Non Equivalenti
Pica
Lecca lecca
Giocattolo di gomma
Gelatina
Frutta secca
Rapanello
Popcorn
Caramella (dura)
Grissini
Biscotti
Tortina di riso
Pezzo di carota
Carota (intera)
Rullo
Carillon
Bacchetta luminosa
Specchio
Massaggiatore
Sonaglio
Palla
Frutta secca
Musica
Carota (intera)
Crackers
Borsa del ghiaccio
Merendina
Uva passa
Liquirizia
Specchio
Rullo
Noce di cocco
Arachidi
Sprite
Bolle di sapone
Trottola
Attenzione
Battere le mani
Controllo
100
60
40
0
80
20
5
3
2
0
4
1
100
60
40
0
80
20
100
60
40
0
80
20
Controllo
Cerchietti
206
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
elevati di interazione e i valori più bassi di pica nella fase della valutazione delle
preferenze, con alcune eccezioni. Il massaggiagengive non è stato usato con Mary
perché nella fase di valutazione delle preferenze non restava integro quando veni-
va morso. Non è stata usata inoltre l’altalena perché non era a disposizione nella
stanza. Molti degli oggetti preferiti da Brenda (ad esempio, le tortine di riso) e da
Tad (ad esempio, la frutta secca) non sono stati utilizzati perché non ritenuti adatti
dai loro genitori.
Analisi dell’intervento
Tutte le sessioni di analisi dell’intervento duravano dieci minuti e sono state
effettuate in una stanza delle attività. La pica del tubo di ossigeno, nel caso di
Mary, veniva bloccata; a parte questo, la pica non era seguita da conseguenze
differenziali per i tre partecipanti. Gli effetti della disponibilità di stimoli, equiva-
lenti e non, sono stati paragonati combinando un disegno a più elementi e un
disegno ABAB per tutti i partecipanti.
Linea di base
È stata usata una diversa condizione di linea di base per ciascun partecipante a
causa delle loro differenti modalità di risposta alla medesima analisi funzionale. I
livelli di pica di Mary erano piuttosto elevati in tutte le condizioni dell’analisi
funzionale; per questo motivo è stata scelta come linea di base per lei la condizione
di gioco. Mary aveva costantemente a disposizione i suoi giochi preferiti (un pu-
pazzetto che saltava con una molla, un telefono giocattolo), l’attenzione del tera-
peuta (colpetti sulle spalle) e delle lodi («Ottimo lavoro!») ogni volta che giocava
o cercava di stabilire un contatto sociale. Le veniva presentato un giocattolo ogni
30 secondi (il terapeuta prendeva il pupazzo e diceva: «Ecco qui il tuo pupazzo!»).
Se Mary prendeva il giocattolo dalle mani del terapeuta veniva lodata. Se non lo
faceva, il terapeuta rimetteva il gioco sul pavimento. I giocattoli e gli oggetti-sti-
molo per la pica erano sparsi per tutta la stanza. All’inizio di ogni sessione Mary
veniva portata al centro della stanza, a uguale distanza dagli oggetti, tutti facil-
mente accessibili nel corso dell’intera sessione.
La condizione da solo dell’analisi funzionale è stata scelta come linea di base
per Brenda, in considerazione delle difficoltà di sua madre nel seguirla costante-
mente, avendo in casa altri cinque figli, di età variabile tra i 3 e i 15 anni. Per
questo motivo si è voluto sviluppare un intervento che potesse essere efficace an-
che quando Brenda non era direttamente controllata da un adulto.
Come linea di base per Tad è stata scelta la condizione di attenzione non con-
tingente descritta nello studio 2 dato che la pica vi persisteva a livelli inaccettabili.
La stanza era piena di oggetti che potevano sollecitare la pica e il terapeuta presta-
va attenzione verbale e fisica continua e non contingente.
207
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
Stimoli equivalenti e non equivalenti
Nelle sessioni con gli stimoli equivalenti e non, le condizioni erano le stesse di
quelle della linea di base. In più, ogni ragazzo aveva a disposizione costantemente
sia gli stimoli equivalenti che quelli non equivalenti descritti in precedenza. Questi
stimoli erano accessibili allo stesso modo per tutti i partecipanti.
Gli stimoli equivalenti o non equivalenti (a seconda della condizione) erano
sempre disponibili per Mary; il terapeuta le presentava uno degli oggetti ogni 30
secondi, posizionando l’oggetto vicino alla sua mano, se lei non stava già tenendo-
ne in mano un altro. Se Mary non afferrava l’oggetto, il terapeuta lo rimetteva al
suo posto. Gli oggetti venivano proposti in sequenza alternata. Per ciascuno dei
partecipanti la pica non provocava altre conseguenze se non quelle descritte nella
linea di base.
Stimoli equivalenti e interruzione della risposta (solo per Mary)
Dato che l’introduzione di stimoli non equivalenti non provocava alcuna ridu-
zione nei valori di pica per Mary, l’analisi di questa condizione è stata interrotta.
La possibilità di ottenere cibi o altri stimoli equivalenti riduceva i valori di pica
rispetto alla linea di base, ma sempre a livelli clinicamente inaccettabili. Per questa
ragione gli effetti del blocco della risposta sono stati esaminati in entrambe le
condizioni con stimoli equivalenti. Se Mary cercava di mettere in bocca uno degli
oggetti che sollecitavano la pica, il terapeuta glielo toglieva e lo rimetteva sul
pavimento. Mary veniva poi spostata fisicamente in un altro punto della stanza, di
solito al centro, a una distanza uguale dai giocattoli, dagli oggetti equivalenti e da
quelli stimolo per la pica. Se Mary cercava di ingerire i suoi stessi capelli, la stoffa
o il tubo d’ossigeno, essi le venivano tolti di mano e il terapeuta cercava di renderli
meno accessibili (ad esempio, poteva sistemare il tubo dell’ossigeno in modo che
fosse fissato in modo più sicuro e che restasse al di fuori del campo visivo di
Mary). Gli effetti dell’interruzione della risposta sono stati valutati attraverso un
disegno ABAB.
Risultati
I risultati dell’analisi degli stimoli equivalenti e non equivalenti sono esposti in
figura 4. Nel corso delle due fasi di linea di base il valore medio della pica per
Mary era di 3,6 risposte al minuto. Nelle fasi in cui le veniva fornita la possibilità
di accedere agli stimoli equivalenti la pica diminuiva (M = 0,9 e M = 0,6 per i cibi
e per gli altri oggetti rispettivamente). Nelle fasi in cui invece venivano presentati
oggetti non equivalenti non è stata registrata nessuna variazione (M = 3,6). La
presenza di stimoli equivalenti riduceva effettivamente la pica ma non a livelli
clinicamente accettabili, data la pericolosità di questo comportamento. Per questo
è stata introdotta una procedura di interruzione della risposta, che ha disturbato
208
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
5
3
2
0
4020 8060 100
4
1
120
6
2
0
1052015 25
3
1
30
4
2
0
2010 4030 50
3
1
4
5
Fig. 4 Comportamenti di pica al minuto nella fase di valutazione degli stimoli equivalenti e non
equivalenti per Mary (grafico superiore), Brenda (grafico centrale) e Tad (grafico inferiore).
Comportamenti di pica al minuto
Mary
Brenda
Tad
LB
Stimoli equivalenti
vs. stimoli
non equivalenti
LB
Stimoli equivalenti
vs. stimoli
non equivalenti
Stimoli
equiva-
lenti +
blocco
della
risposta
Stimoli
equiva-
lenti
Stimoli
equiva-
lenti
+ blocco
della
risposta
LB da solo
Stimoli
equivalenti vs.
stimoli non
equivalenti
LB da solo Stimoli equivalenti vs.
stimoli non equivalenti
ANC
ANC + stimoli
equivalenti vs. ANC
+ stimoli non
equivalenti
ANC ANC + stimoli equivalenti
vs. ANC + stimoli non
equivalenti
Sessioni
Nota: LB = linea di base
SE = stimoli equivalenti
SNE = stimoli non equivalenti
ANC = attenzione non contingente
SE
SE
(Cibo)
SNE
209
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
la presunta relazione tra risposta e rinforzamento e ha ridotto la pica a livelli vicini
allo zero (M = 0,2). Tutti gli stimoli equivalenti (cibi e non) hanno fatto diminuire
la pica in modo sostanziale. Gli stimoli non equivalenti, invece, non hanno avuto
alcun effetto. Un limite dei risultati raccolti con Mary consiste nel fatto che non
sono stati esaminati gli effetti del blocco della risposta.
Nel corso della linea di base, Brenda ha mantenuto dei livelli di pica piuttosto
elevati (M = 1,5). Permettendole di accedere a stimoli equivalenti e non, nella
prima fase di introduzione degli stimoli la pica è stata portata a livelli zero. Essa è
aumentata di nuovo nella seconda fase di linea di base (M = 1,5), ed è tornata a
livello zero nella seconda presentazione degli stimoli equivalenti, mantenendo li-
velli variabili nella seconda fase con stimoli non equivalenti (M = 0,5). Questi
risultati suggeriscono che la stimolazione orale era più efficace degli altri tipi di
stimolazione sensoriale nel ridurre la pica di Brenda. È stato ipotizzato quindi che
essa potesse essere una componente importante per il mantenimento dei suoi com-
portamenti di pica.
I risultati ottenuti con Brenda sono importanti, soprattutto perché la pica è
stata eliminata quando Brenda si trovava da sola con gli stimoli equivalenti. Molti
trattamenti per i problemi di comportamento gravi (ad es., il rinforzo differenziale
o il training di comunicazione funzionale) richiedono la supervisione degli adulti
per poter essere attuati, ma un comportamento grave come la pica può essere
molto più pericoloso in assenza di supervisione, perché la persona può ingerire
materiali comunque velenosi o pericolosi senza che gli altri se ne accorgano. Il
rischio di gravi danni o di morte causato dalla pica in questi casi aumenta perché
il primo soccorso o l’intervento medico (ad es., provocare il vomito) possono arri-
vare troppo tardi o non avvenire per niente. In effetti, una radiografia dello stoma-
co di Brenda compiuta al suo arrivo in ospedale ha rivelato la presenza di molti
oggetti (come graffette, monete) che i suoi familiari non sapevano lei avesse inge-
rito. Per questo, è significativo che i risultati della valutazione degli stimoli preferi-
ti siano stati utili per identificare degli stimoli in grado di competere effettivamente
con un comportamento pericoloso mantenuto anche in assenza di conseguenze
sociali.
Durante la condizione di linea di base dell’attenzione non contingente per
Tad, il punteggio medio di pica era di 1,2. I livelli di pica hanno raggiunto lo
zero quando venivano presentati stimoli equivalenti e lo 0,1 con stimoli non
equivalenti. La pica è aumentata di nuovo nel ritorno alla fase di attenzione non
contingente (M = 1,0). I valori di pica erano inizialmente elevati, ma in seguito
sono diminuiti, fino ad arrivare a livelli prossimi allo zero con gli stimoli non
equivalenti (M = 0,1). Gli stimoli equivalenti erano solo leggermente più efficaci
di quelli non equivalenti nel ridurre la pica di Tad. La pica restava invariata nelle
fasi di attenzione non contingente, ma scendeva a livelli vicini allo zero se veniva
inserita una stimolazione (orale e non). Sembra quindi che qualsiasi tipo di sti-
molazione, piuttosto che la stimolazione orale in sé, fosse importante nella ridu-
210
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
zione della pica per Tad. Anche se nel suo caso non è stata identificata una fonte
specifica di rinforzamento automatico, questi risultati replicano quelli di Voll-
mer e colleghi (1994) e di Ringdahl e colleghi (1997) nei quali la valutazione
delle preferenze è risultata utile nell’identificare degli stimoli che potessero sosti-
tuire dei comportamenti che persistevano in assenza di conseguenze sociali.
Studio 4 Ulteriori analisi sulle proprietà sensoriali del picacismo
I risultati ottenuti nello studio 3 per Mary e Brenda confermano l’ipotesi se-
condo cui la stimolazione orale rappresenta una componente importante del pica-
cismo. Essi non rivelano però quali sono gli aspetti specifici della stimolazione
orale (gusto, composizione, ecc.) che servono da rinforzo per il mantenimento
della pica: nello studio 4 si è cercato di identificarli. Dato che la pica di Tad dimi-
nuiva allo stesso modo in presenza di stimoli equivalenti e non, nel suo caso non si
è ritenuto necessario proseguire l’indagine.
Per prima cosa sono state sviluppate delle ipotesi sulle possibili caratteristi-
che rilevanti della stimolazione orale. In seguito è stata svolta un’analisi delle
preferenze per gli stimoli utilizzandone diverse categorie con lo scopo di deter-
minare quali fossero associati ad alti livelli di interazione e a bassi livelli di pica.
Infine, mediante analisi dell’intervento, è stata esaminata l’efficacia di questi
stimoli nel ridurre la pica.
Sulla base dei risultati della valutazione delle preferenze, dell’osservazione del
tipo di oggetti che i partecipanti sceglievano per i comportamenti di pica e dei
resoconti forniti dalle persone vicine ai due soggetti, gli autori hanno ipotizzato
che la consistenza degli stimoli fosse un elemento essenziale nel verificarsi della
pica di entrambi i partecipanti. All’inizio dei comportamenti di pica, Mary di soli-
to metteva un oggetto tra i denti e poi lo tirava con le mani. Mary sembrava
preferire gli oggetti che opponevano una certa resistenza e che restavano intatti
durante questo processo (ad es., oggetti di pelle). Brenda preferiva oggetti solidi
come pezzi di giocattoli, sassi e chiavi. Sulla base di queste informazioni si è cerca-
to di manipolare la consistenza degli stimoli per esaminare il suo eventuale ruolo
nel mantenimento della pica.
Raccolta dati e accordo tra osservatori
Per Mary e Brenda la durata delle interazioni e della pica sono state misura-
te nella fase di valutazione delle preferenze, come descritto nello studio 3. I
dati sono stati raccolti per ogni prova mediante computer portatile (prove del-
la durata di 30 secondi per Mary e di 5 minuti per Brenda). Due osservatori
hanno registrato contemporaneamente ma separatamente i comportamenti (inte-
211
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
razione e pica) nel 30% e nell’88% delle prove, rispettivamente per Mary e
Brenda. Le medie dell’accordo erano del 98% e 89% per l’interazione e del
90% e 97% per la pica.
Nel corso delle fasi successive due osservatori hanno utilizzato computer por-
tatili per registrare la frequenza della pica per Mary e Brenda, registrando con-
temporaneamente ma separatamente la pica nel corso del 47% e dell’80% delle
sessioni per Mary e Brenda rispettivamente. La media dell’accordo per la pica
era del 98% per Mary e del 96% per Brenda.
Valutazione delle preferenze
Durante la valutazione delle preferenze per gli stimoli sono state utilizzate quattro
categorie di cibi:
1. solidi e saporiti
2. solidi e insapori
3. teneri e saporiti
4. teneri e insapori.
Sono stati scelti degli stimoli che rientrassero nella definizione delle varie
categorie (ad es., il tofu per la categoria teneri e insapori), otto per Mary e sette
per Brenda. I cibi utilizzati sono presentati in figura 5.
Nel corso della valutazione delle preferenze Mary era seduta su un seggiolo-
ne. Le veniva presentato un alimento appartenente a ciascuna categoria per cin-
que volte, in sequenza alternata, per un totale di 40 presentazioni o prove. La
prova cominciava mettendo un piccolo pezzo di cibo nella bocca di Mary per
farle acquisire familiarità con il gusto e la consistenza. In seguito esso veniva
lasciato per 30 secondi sul seggiolone davanti a Mary assieme a un oggetto che
poteva indurre la pica. La posizione dell’alimento e dell’oggetto venivano alter-
nate in modo casuale tra destra e sinistra nel corso delle varie prove. I due stimo-
li erano rimossi dopo 30 secondi, e si passava alla prova successiva. La valuta-
zione delle preferenze per gli stimoli è stata completata in una giornata, per un
totale di 20 prove.
Nella fase di valutazione delle preferenze, Brenda rimaneva da sola in una
stanza delle attività (come nella fase «da solo» descritta nell’analisi funzionale).
Ogni alimento le veniva offerto per tre volte, in ordine casuale, per un totale di
21 presentazioni o prove. Il cibo era appoggiato su un vassoio al centro della
stanza per tutti i 5 minuti della prova. Passati i 5 minuti, si passava alla prova
successiva. Sono state effettuate circa 8 prove al giorno. Si è compiuta anche una
fase di controllo, in cui Brenda doveva rimanere da sola nella stanza, senza avere
a disposizione nessun altro tipo di cibo. La fase di controllo è stata effettuata per
misurare i valori di pica in assenza di qualsiasi altro stimolo alimentare poten-
zialmente equivalente.
212
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
Fig. 5 Durata delle interazioni con gli stimoli (per entrambe le partecipanti), durata dei comporta-
menti di pica (per Mary) e comportamenti di pica al minuto (Brenda) nel corso della valuta-
zione delle preferenze per Mary (grafico superiore) e per Brenda (grafico inferiore). La dura-
ta delle interazioni con gli stimoli è rappresentata dalle colonne nere per gli stimoli solidi e
dalle colonne grigie per gli stimoli teneri. La durata dei comportamenti di pica è rappresen-
tata dalle colonne tratteggiate, per entrambi i tipi di stimolo. Gli stimoli sono disposti dal più
al meno preferito, da sinistra a destra, per entrambe le partecipanti.
100
60
40
0
80
20
100
60
40
0
80
20
Mary
Tortina
di riso
Durata dell’interazione con gli stimoli
(% della durata della prova)
Durata dei comportamenti
di pica (% della durata
della prova)
Stimoli
Comportamenti di pica
al minuto
Stimoli solidi
Stimoli teneri
Pica
Gelatina
Banane
Crackers
Tofu
Pop Corn
Gelatina
di frutta
Patatine
100
60
40
0
80
20
2
0
3
1
Grissini
Controllo
Tofu
Gelatina
di carote
Gelatina
insapore
Tortina di riso
alle carote
Pezzo di carota
Tortina di riso
Brenda
Risultati
I risultati della valutazione delle preferenze sono esposti in figura 5. In generale
gli stimoli associati a livelli più bassi di pica avevano maggior consistenza (tortine
di riso, grissini, ecc.) e gli stimoli associati a livelli di pica più elevati erano invece
più teneri (gelatina, tofu, ecc.), per entrambi i partecipanti. L’unica eccezione era-
no i crackers per Mary. Gli stimoli associati a livelli inferiori di pica erano anche
gli stimoli preferiti da Brenda. Per Mary non c’era invece una relazione così defini-
ta tra le preferenze e i livelli di picacismo.
213
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
Anche se è stato ipotizzato che la consistenza fosse un aspetto fondamentale
per la pica, gli oggetti ingeriti (in passato e nella fase di valutazione delle preferen-
ze) si differenziavano anche per un certo numero di altre dimensioni (ad es., il
gusto). Per questa ragione nel corso delle analisi successive si è cercato di indagare
ulteriormente la relazione tra la consistenza dello stimolo e i livelli di pica.
Analisi della consistenza: disegno e procedure
Per determinare se la consistenza dei cibi fosse un aspetto importante della
stimolazione orale, si sono presi in esame con Mary un cibo solido (tortina di riso)
e uno tenero (gelatina). I cibi solidi e teneri sono stati poi considerati dal punto di
vista del sapore, per scoprire se esso potesse in qualche modo influenzare la capa-
cità della stimolazione orale di competere con il verificarsi della pica. Il gusto
analizzato era quello di fragola, scelto in base alla valutazione delle preferenze
condotta su un ampio numero di cibi saporiti. Sono stati quindi scelti quattro tipi
di stimoli:
1. una gelatina insapore
2. una gelatina di fragole
3. una tortina di riso insapore
4. una tortina di riso alle fragole.
Per problemi di tempo, nel caso di Brenda è stata presa in esame soltanto la
consistenza degli alimenti (il sapore non è stato considerato per limitare il numero
delle condizioni). Per questo motivo, nel suo caso, tutti i cibi utilizzati nelle analisi
successive erano relativamente insapori. I due cibi solidi erano i grissini e le tortine
di riso, quelli teneri erano la gelatina e il tofu.
L’analisi della consistenza per Brenda si è compiuta combinando un disegno
ABAB e un disegno a più elementi. Tutte le sessioni duravano 10 minuti. Entram-
be le partecipanti si trovavano in una stanza fornita di oggetti per la pica, in tutte
le condizioni.
Nel corso della linea di base (fase di gioco) Mary aveva libero accesso ai suoi
giochi preferiti e il terapeuta le forniva attenzione (pacche sulle spalle) e lodi («Bello
giocare con quei giocattoli!») ogni volta che giocava coi giocattoli o cercava contat-
to sociale; la pica non determinava conseguenze differenziali. Durante la fase di cibo
offerto in modo non contingente sono state attuate le stesse procedure della linea di
base. Uno dei cibi (le tortine di riso alla fragola, le tortine di riso semplici, la gelatina
semplice o alla fragola) era sempre a disposizione in un recipiente o su un vassoio
posto al centro della stanza. Se Mary non stava già mangiando, il terapeuta le
proponeva del cibo ogni 30 secondi. Il contatto e il consumo del cibo venivano
lodati. Il tipo di cibo variava in modo casuale attraverso le varie sessioni.
Nel corso della linea di base Brenda si trovava da sola nella stanza, e la pica
non determinava conseguenze differenziali. Durante la condizione con cibo non
214
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
contingente Brenda era da sola nella stanza e aveva accesso costante o ai due cibi
solidi e insapori (grissini e tortine di riso) o ai due cibi teneri e insapori (gelatina e
tofu) posti su un vassoio nel centro della stanza.
Risultati
I risultati relativi all’analisi della consistenza sono esposti in figura 6. Nel corso
della linea di base Mary presentava una frequenza di pica piuttosto alta (M = 2,9
risposte al minuto). La pica diminuiva quando Mary aveva a disposizione le torti-
ne di riso semplici (M = 0,3) o alla fragola (M = 0,4), mentre aumentava quando le
venivano messe a disposizione la gelatina semplice (M = 1,9) o alla fragola (M =
1,8). Nel ritorno alla linea di base la pica cresceva ancora (M = 2,3), tornando poi
a scendere di nuovo nella fase con le torte di riso semplici (M = 0,03) e alla fragola
Fig. 6 Comportamenti di pica al minuto durante la valutazione con cibo offerto in modo non
contingente (NC) per Mary (grafico superiore) e per Brenda (grafico inferiore).
5
3
2
0
15105302520 35
4
1
40 45
2.0
1.0
0
510
1.5
0.5
15
Mary
Brenda
Sessioni
Comportamenti di pica al minuto
Gelatina
Gioco Cibo (NC)Gioco
Cibo (NC)
Tortina
di riso
Gelatina
di fragole
Tortina di riso
alla fragola
Cibi solidi (NC)
Cibi teneri (NC)
Da solo
215
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
(M = 0,5). Le fasi con la gelatina non sono state ripetute perché non associate a
basse percentuali di pica. I cibi solidi determinavano per Brenda una minor fre-
quenza di pica (M = 0,3 risposte al minuto) rispetto ai cibi teneri (M = 1,3) o a
nessun cibo (M = 1,0) nel corso dell’analisi a più elementi.
I risultati della valutazione delle preferenze sono stati utilizzati per indagare la
relazione tra la consistenza dello stimolo e i livelli di pica. In entrambe le parteci-
panti, essi diminuivano con l’aumentare della consistenza dello stimolo. Si è con-
cluso quindi che la consistenza fosse la componente più importante, perché gli
stimoli usati nella valutazione delle preferenze non avevano in comune nessun’al-
tra caratteristica, come ad esempio la forma, la grandezza, il colore e così via. I
risultati dell’analisi dell’intervento sostengono quelli della valutazione delle prefe-
renze: i più bassi livelli di pica si sono ottenuti con gli stimoli solidi (tortine di riso),
mentre gli stimoli teneri (gelatina) hanno avuto un effetto minimo sulla pica. Dato
che il sapore poteva essere una delle componenti rilevanti della stimolazione orale,
nel corso dell’analisi di Mary i due tipi di stimoli sono stati misurati anche rispetto
a questa dimensione. Abbiamo trovato che il sapore non esercitava sul picacismo
di Mary alcun effetto indipendente dal fattore consistenza.
Studio 5 Ulteriori analisi sulla funzione del picacismo
I risultati dell’analisi funzionale di Brenda indicano che la pica veniva mante-
nuta esclusivamente o in parte da rinforzamento automatico. Un intervento basa-
to su questa ipotesi è risultato efficace nel ridurre i comportamenti di pica di Bren-
da. È comunque possibile che tali comportamenti non fossero mantenuti solo da
rinforzamento automatico ma anche da rinforzamento sociale (disponibilità degli
oggetti, attenzione del terapeuta o entrambi). L’obiettivo dello studio 5 è stato
quindi esaminare le possibili funzioni sociali del picacismo.
Raccolta dati e accordo tra osservatori
Due osservatori hanno utilizzato computer portatili per registrare la frequenza
della pica di Brenda nel corso di tutte le sessioni dell’analisi dell’intervento. Due
osservatori hanno registrato contemporaneamente ma separatamente la pica nel
corso del 71% delle sessioni con oggetti e nel 100% delle sessioni dell’analisi del-
l’attenzione sociale. La media dell’accordo per la pica era del 97% nell’analisi con
oggetti e del 96% nell’analisi dell’attenzione sociale.
Disegno e procedura
Ogni sessione durava 10 minuti; Brenda e il terapeuta si trovavano in una
stanza delle attività senza giocattoli. La linea di base per l’analisi con oggetti era
216
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
simile alla condizione con oggetti dell’analisi funzionale. Al presentarsi della pica
veniva offerta a Brenda una piccola quantità di coca-cola. Successivamente è stata
effettuata una fase di intervento con presentazione di oggetti non contingente. Nel
corso di questa fase veniva data a Brenda una piccola quantità di coca-cola, indi-
pendentemente dalla risposta, circa ogni 15 secondi. La pica o altri comportamen-
ti non provocavano conseguenze differenziali.
La linea di base dell’analisi dell’attenzione sociale era identica alla condizio-
ne di attenzione sociale dell’analisi funzionale, in cui al comparire del picacismo
seguiva un leggero rimprovero. Sono stati in seguito esaminati gli effetti dell’at-
tenzione continua non contingente. Il terapeuta forniva una continua interazio-
ne sociale verbale e fisica, parlando, lodando e applaudendo Brenda nel corso
della sessione. Dato che l’attenzione non contingente non è risultata efficace nel
ridurre la pica, è stata effettuata una terza fase, nella quale il terapeuta prestava
un’attenzione non contingente continua e gli stimoli equivalenti identificati nel-
lo studio 3 (lecca lecca senza zucchero, pezzetti di carota, e grissini) erano sem-
pre a disposizione.
Risultati
I risultati dell’analisi con oggetti sono esposti nel grafico superiore della figura
7. Durante la condizione con oggetti della linea di base il punteggio medio di pica
era 1,6. Offrendo a Brenda in modo non contingente la coca-cola si sono ottenuti
livelli inferiori (M = 0,1). Reintroducendo la linea di base si è verificato un aumen-
to della pica (M = 1,8) e di seguito una nuova diminuzione quando la coca-cola le
veniva offerta in maniera non contingente (M = 0,3).
I risultati dell’analisi dell’attenzione sono esposti nel grafico inferiore della fi-
gura 7. Durante la linea di base i valori di pica erano piuttosto elevati (M = 2,5
risposte al minuto). Prestando a Brenda un’attenzione continua non contingente si
ottiene una leggera riduzione nei livelli di pica (M = 1,2), che restano comunque
clinicamente inaccettabili. Quando vengono messi a disposizione di Brenda degli
stimoli equivalenti alla pica, questa diminuisce fino a livello zero. I comportamenti
di pica aumentano ancora nella seconda fase di attenzione non contingente (M =
1,2), ma scendono nuovamente a livello zero in presenza di stimoli equivalenti.
Smith, Iwata, Vollmer e Zarcone (1993) hanno suggerito che l’efficacia del-
l’intervento può essere utilizzata come strumento per la conferma della validità
dei risultati dell’analisi funzionale. Essi hanno esaminato degli interventi sui com-
portamenti autolesionistici di tre partecipanti utilizzando delle procedure equi-
valenti ai risultati dell’analisi funzionale (attenzione non contingente per com-
portamenti autolesionistici mantenuti dall’attenzione) o non equivalenti alla fun-
zione dei comportamenti autolesionistici (disponibilità non contingente dei gio-
cattoli per comportamenti autolesionistici mantenuti dall’attenzione). Dato che
il comportamento equivalente è risultato efficace nel ridurre i comportamenti
217
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
autolesionistici, Smith e colleghi hanno concluso che i risultati dell’analisi fun-
zionale erano corretti.
Allo stesso modo sono stati utilizzati i risultati dell’analisi dell’intervento per
valutare la possibile funzione sociale del picacismo di Brenda. L’intervento con
oggetti (accesso non contingente agli oggetti) ha prodotto bassi livelli di pica.
L’efficacia di questo intervento può tuttavia essere spiegata in almeno due modi
differenti: (a) il picacismo di Brenda persisteva in parte allo scopo di ottenere la
coca-cola o (b) la coca-cola poteva competere efficacemente con la stimolazione
orale data dalla pica. Riteniamo che la coca-cola fosse un rinforzo funzionale
piuttosto che un sostituto della stimolazione orale, per vari motivi. Innanzitutto
i risultati dello studio 4 mostrano che gli stimoli solidi erano più efficaci di quelli
Fig. 7 Comportamenti di pica al minuto nel corso dell’analisi dell’intervento per la pica di Brenda
mantenuta dalla disponibilità di oggetti (grafico superiore) e nel corso dell’analisi dell’inter-
vento per la pica mantenuta dall’attenzione (grafico inferiore).
Sessioni
Comportamenti di pica al minuto
3
2
0
63912
1
15
8
4
0
63912
2
15
6
18
Linea di base
con oggetti
Brenda
ONCLinea di base
con oggetti
ONC
Linea di base
dell’attenzione
ANC con
stimoli
equivalenti
ANC con
stimoli
equivalenti
ANC ANC
Nota: ONC = oggetti ottenuti in modo non contingente
ANC = attenzione non contingente
218
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
teneri nel ridurre la pica di Brenda. Secondo, la madre di Brenda le dava spesso
la coca-cola in seguito ai suoi comportamenti di pica ma non in altri casi. Terzo,
in una valutazione separata del rinforzo è stato evidenziato che la coca-cola
determinava l’aumento di una risposta semplice e arbitraria. Comunque, dato
che non sono state compiute altre indagini utilizzando stimoli liquidi e non,
queste conclusioni restano semplicemente delle congetture.
L’intervento per la pica mantenuta dall’attenzione ha prodotto cambiamenti
minimi. Nella condizione di linea di base erano presenti le presunte condizioni
motivazionali per il rinforzamento sociale (assenza di attenzione da parte di un
adulto) e per il rinforzamento automatico (assenza di stimolazione orale), erano
accessibili il rinforzo sociale e automatico e sono stati osservati alti livelli di pica.
Nella condizione dell’attenzione non contingente le condizioni motivazionali per
il rinforzamento sociale della pica (l’attenzione) sono state probabilmente elimi-
nate dalla presenza di una continua attenzione non contingente. Tuttavia, le
condizioni motivazionali presunte per il rinforzamento automatico (assenza di
stimolazione orale) e la disponibilità di rinforzamento automatico (stimolazione
orale nella forma di comportamenti di pica) erano sempre presenti, e la pica
persisteva. Quando sono stati aggiunti degli stimoli che sembravano poter forni-
re una stimolazione equivalente a quella fornita dalla pica, essa è stata ridotta a
zero eliminando probabilmente la funzione di rinforzo della stimolazione orale.
Questi risultati sembrano significare che nella condizione di attenzione persiste-
vano alti livelli di pica soprattutto a causa dell’assenza di stimolazione orale e in
modo minore (se non per niente) in funzione della relazione contingente fra la
pica e l’attenzione da parte degli adulti.
Conclusioni
Nella presente ricerca è stata effettuata una serie di analisi per l’intervento e
la valutazione delle funzioni di rinforzamento sociale e automatico della pica di
tre partecipanti. I risultati degli studi 1 e 2 lasciano supporre che il rinforzamen-
to automatico fosse principalmente (per Mary) o in parte (per Brenda e Tad)
responsabile del persistere dei comportamenti di picacismo. I risultati dello stu-
dio 3 forniscono prove ulteriori a sostegno di questa ipotesi evidenziando che (a)
gli stimoli equivalenti (quelli che provocavano una stimolazione orale) erano in
genere preferiti a quelli non equivalenti da tutti e tre i partecipanti e (b) gli inter-
venti basati su questa funzione ipotizzata della pica (quelli che fornivano ai par-
tecipanti gli stimoli equivalenti) erano più efficaci degli altri per due o tre dei
partecipanti. I risultati dello studio 4 hanno confermato ulteriormente l’ipotesi
secondo la quale il picacismo di Mary e Brenda persisteva a causa della stimola-
zione orale che esso stesso produceva e l’ipotesi secondo cui la consistenza degli
oggetti era un elemento importante per l’efficacia dell’intervento (i cibi solidi
219
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
erano i preferiti e riducevano la pica più dei cibi teneri). I risultati dello studio 5
presentano delle prove a favore del fatto che la pica di Brenda veniva mantenuta
da rinforzamento sia sociale che automatico, dato che la presentazione non con-
tingente di un particolare rinforzo (coca-cola) produceva una sostanziale ridu-
zione di questo comportamento. Al contrario, fornendo attenzione non contin-
gente la frequenza del picacismo si riduceva solo marginalmente.
I risultati della nostra ricerca arricchiscono in diversi modi gli studi finora com-
piuti sulla valutazione e sul trattamento del picacismo. In primo luogo i risultati
dell’analisi funzionale per Tad mostrano chiaramente che nel suo caso il rinforza-
mento sociale (l’attenzione) giocava un ruolo significativo nel perseverare della
pica. I risultati ottenuti con Brenda non sono chiari riguardo al ruolo del rinforza-
mento sociale ma non escludono la possibilità che la presenza di oggetti e di atten-
zione contribuissero al mantenimento della pica. Questi risultati sono significativi
perché mettono in dubbio l’ipotesi ampiamente condivisa secondo cui il picacismo
sarebbe mantenuto esclusivamente da rinforzamento automatico.
In secondo luogo, questi risultati indicano che le analisi indirette, come
quelle compiute negli studi 3 e 4, possono essere utili nella valutazione e nel
trattamento della pica mantenuta indipendentemente dal contesto sociale. I
risultati dell’analisi funzionale suggeriscono che la pica può essere mantenuta
sia esclusivamente da rinforzamento automatico (per Mary), sia da rinforza-
mento sociale e automatico insieme (per Brenda e Tad). Nello studio 3 sono
state compiute valutazioni delle preferenze per identificare gli stimoli che effet-
tivamente potevano competere con la pica rinforzata in modo automatico di
tutti e tre i partecipanti. I risultati dell’analisi delle preferenze e delle valutazio-
ni dell’intervento hanno identificato una potenziale fonte di rinforzamento au-
tomatico (la stimolazione orale con oggetti solidi) e hanno suggerito l’utilizzo
di stimoli equivalenti come componenti importanti dell’intervento per due dei
tre partecipanti.
Prima dello sviluppo delle metodologie di analisi funzionale, il trattamento dei
comportamenti problema si è basato spesso su strategie che utilizzavano stimoli
scelti casualmente e procedure punitive (Iwata et al., 1994). Lo sviluppo di metodi
per l’identificazione della funzione dei comportamenti problema (vedi ad esempio
Iwata et al., 1982/1994) ha portato alla realizzazione di interventi più efficaci, in
cui la fonte del rinforzo, una volta identificata, poteva essere eliminata (estinzione)
o fornita in un contesto appropriato (ad esempio, rinforzo differenziale). L’utilizzo
di questo tipo di interventi ha ridotto il ricorso a strategie punitive per il tratta-
mento dei comportamenti motivati socialmente (Iwata et al., 1994); lo stesso po-
trebbe potenzialmente accadere nel caso dei comportamenti mantenuti da rinfor-
zamento automatico, una volta identificate le fonti specifiche di rinforzo. Nella
nostra ricerca l’identificazione della fonte del rinforzamento automatico per la
pica ci ha permesso di fornire il rinforzo (mettendo a disposizione una stimolazio-
ne orale alternativa) e di bloccarlo (impedendo la pica).
220
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
La combinazione di analisi funzionali e indirette come quelle utilizzate nella
nostra ricerca può essere molto efficace anche per il trattamento dei comporta-
menti rinforzati automaticamente perché esse forniscono un mezzo potenziale
per identificare le condizioni motivazionali dei comportamenti problema. Ab-
biamo visto che quando venivano fornite a due dei partecipanti delle stimolazio-
ni (ad esempio, una radio) che non rispecchiavano le proprietà sensoriali della
pica, questa persisteva, probabilmente perché la condizione motivazionale (l’as-
senza di stimolazione orale) non veniva modificata dalla presenza di un altro
tipo di stimolazione e continuava a essere presente. Al contrario la pica diminu-
iva quando i partecipanti avevano a disposizione degli stimoli equivalenti, pro-
babilmente perché la condizione motivazionale per il rinforzamento automatico
derivato dalla pica veniva eliminata attraverso l’offerta di una stimolazione al-
ternativa specifica (ad es., la stimolazione orale).
Vollmer (1994) ha fatto notare che la ricerca delle fonti specifiche del rinfor-
zamento automatico può richiedere molto tempo e lavoro, poiché prima di riu-
scire a identificare i rinforzi specifici può essere necessario verificare un ampio
numero di ipotesi. In passato è stato dimostrato (Derby et al., 1992; Piazza,
Fisher, Hanley, Hilker e Derby, 1996; Ringdahl et al., 1997; Vollmer et al., 1994)
che la valutazione delle preferenze e delle scelte può essere utilizzata per realizza-
re degli interventi basati sul rinforzo nel caso di comportamenti mantenuti da
rinforzamento automatico. Le valutazioni delle preferenze sono utili perché per-
mettono di esaminare un gran numero di stimoli in brevi periodi di tempo per
poi definire quali di essi siano effettivamente in grado di competere con i com-
portamenti problema. In effetti le valutazioni e le analisi dell’intervento compiu-
te nella nostra ricerca sono state lunghe e laboriose. D’altra parte, una volta
identificati gli stimoli che potevano efficacemente competere con la pica, lo sfor-
zo richiesto per il resto dell’intervento è stato davvero minimo. Per esempio, nel
caso di Brenda, l’intervento consisteva semplicemente nel fornire un tipo di sti-
molazione alternativa che poteva essere manipolata in modo autonomo. Solo
per Mary c’è stato bisogno di attuare una procedura di interruzione della rispo-
sta. Gli stimoli equivalenti sono stati in grado di ridurre a zero la pica di Brenda
quando veniva lasciata da sola nella stanza. Questo risultato è molto importante
perché Brenda era solita ingerire degli oggetti pericolosi quando non si trovava
sotto osservazione diretta di un adulto. Per aiutare gli individui con forme di
picacismo pericolose per la sopravvivenza, che non possono essere tenuti sotto
controllo costantemente, può valere la pena spendere del tempo per cercare di
identificare la fonte specifica del rinforzamento automatico.
La valutazione delle preferenze dello studio 3 ha evidenziato che per Mary
c’erano pochi stimoli in grado di competere con il picacismo; il suo caso è risul-
tato il più difficile da trattare, dato che richiedeva la presenza degli stimoli equi-
valenti preferiti assieme all’interruzione della risposta. La valutazione delle pre-
ferenze per Brenda ha rilevato che nel suo caso la maggior parte degli stimoli
221
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
equivalenti e anche una parte di quelli non equivalenti potevano competere con
la pica, e che entrambi i tipi di stimolo erano in grado di ridurla nel corso del-
l’analisi dell’intervento, anche se gli stimoli equivalenti provocavano riduzioni
più consistenti. Per Tad, infine, la valutazione delle preferenze ha mostrato che
un ampio numero di stimoli, equivalenti e non, potevano competere con il pica-
cismo, ed entrambi questi tipi di stimolo riducevano il comportamento di pica a
livelli vicini allo zero durante l’analisi dell’intervento.
Dato che nel caso di Mary la pica persisteva a livelli piuttosto alti in tutte le
condizioni dell’analisi funzionale, era particolarmente importante riuscire a iden-
tificare la fonte specifica del rinforzamento automatico. Questa operazione non
era invece così importante per Tad, dato che il suo comportamento di pica persi-
steva in assenza di conseguenze sociali solo nelle sessioni in cui restava da solo
nella stanza. Vediamo quindi che i risultati dell’analisi funzionale, combinati
con quelli della valutazione delle preferenze, ci hanno permesso di individuare
quali partecipanti avevano bisogno di una fonte altamente specifica di stimola-
zioni alternative (Mary e a livelli minori Brenda) e quali invece no (Tad).
Abbiamo dato per certo, in questo studio, che la stimolazione orale fosse l’ele-
mento cruciale per il mantenimento del picacismo di Mary e Brenda: il tipo di
stimoli utilizzato nella valutazione delle preferenze può aver però indirizzato erro-
neamente i risultati verso quest’ipotesi. Nella prima valutazione delle preferenze
sono stati infatti considerati un maggior numero di stimoli equivalenti rispetto a
quelli non equivalenti. Gli stimoli non equivalenti possono non essere stati in gra-
do di competere con la pica di Mary e Brenda perché non erano tra gli stimoli da
loro preferiti. Gli stimoli non equivalenti usati per la valutazione sono stati scelti
basandosi su ciò che è stato riportato da chi si prendeva cura dei partecipanti e sui
comportamenti dei partecipanti nel reparto ospedaliero. È stato dimostrato che
questo metodo per l’identificazione di un insieme individualizzato di potenziali rin-
forzatori all’interno di una valutazione sistematica delle preferenze è migliore rispet-
to all’uso di un insieme standard di stimoli per tutti i partecipanti (Fisher et al.,
1996). Ciò nonostante, considerando una gamma più vasta di stimoli non equiva-
lenti per i due partecipanti avremmo potuto identificarne alcuni che potevano com-
petere con la pica. Abbiamo usato di proposito una maggioranza di stimoli orali
perché ci è sembrato logico che la pica fosse mantenuta dalla stimolazione orale che
essa stessa produceva. In futuro sarà forse necessario analizzare stimoli apparte-
nenti a un più ampio numero di categorie sensoriali per tenere sotto controllo
questa possibile inesattezza. Un altro limite dell’utilizzo esclusivo di stimoli orali sta
nel fatto che questo tipo di stimoli può portare col tempo a saziazione, in particolar
modo se la stimolazione orale viene limitata solamente al cibo. In futuro potrà essere
necessario indagare fino a che punto gli effetti degli interventi per la pica possono
essere mantenuti usando il cibo come fonte competitiva di stimolazione orale.
Le stesse critiche possono essere rivolte al fattore consistenza, considerato
l’aspetto più importante della stimolazione orale per Mary e Brenda. Abbiamo
222
Handicap Grave, n. 2, giugno 2001
T ITOLO ORIGINALE
Treatment of pica through multiple analyses of its reinforcing functions. Tratto da «Journal of Applied
Behavior Analysis», vol. 31, n. 2, 1998. © Society for the Experimental Analysis of Behavior, Inc. Pubblicato
con il permesso dell’Editore. Traduzione italiana di Serena Banal e Carmen Calovi.
esaminato degli stimoli che, per ipotesi, differivano nella dimensione consisten-
za, ma questi stimoli erano diversi anche per altre caratteristiche (ad es., gusto,
composizione). È quindi possibile che, valutando un maggior numero di caratte-
ristiche degli stimoli, avremmo raggiunto conclusioni differenti. Abbiamo esa-
minato la dimensione consistenza sulla base dei risultati della valutazione delle
preferenze compiuta in precedenza e delle osservazioni del tipo di stimoli utiliz-
zati per il comportamento di pica. Potrà essere utile in futuro esaminare altre
caratteristiche degli stimoli per identificare quali possono essere importanti nel
mantenimento della pica.
Un altro limite della nostra ricerca consiste nel fatto che abbiamo tratto delle
conclusioni a proposito della fonte di rinforzamento automatico basandoci sui
risultati di analisi indirette. Dato che le analisi indirette sono correlazionali, non
può essere assunta una relazione causa-effetto tra risposta e rinforzatore (ipoteti-
co; Kennedy e Souza, 1995). Ciò nonostante, esse forniscono una spiegazione
plausibile della relazione risposta-rinforzatore e possono essere utili nella realizza-
zione di interventi per i comportamenti problema mantenuti da rinforzamento
automatico (Kennedy e Souza, 1995; Piazza, Hanley e Fisher, 1996). In futuro
sarà necessario studiare più approfonditamente l’efficacia delle analisi indirette
nella valutazione e nel trattamento di questi comportamenti.
Per concludere, in futuro dovrà essere spiegato perché la stimolazione orale
risulta essere un rinforzatore così differenziatamente potente per alcuni degli indi-
vidui con picacismo. Da un punto di vista biologico appare sensato che la stimola-
zione orale sotto forma di cibo possa funzionare come un rinforzatore efficace, ma
non è ancora chiaro tuttavia il motivo per cui l’ingestione di oggetti non comme-
stibili come sassi, chiavi o fermagli per la carta si verifichi in percentuali così eleva-
te nonostante i numerosi rischi ad essa associati.
223
Intervento sulla pica attraverso l’analisi delle funzioni rinforzanti
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Functional communication training has been reported to be a promising treatment for severe behavior problems. In this study, functional communication training alone and combined with extinction and/or punishment was evaluated for 4 clients with severe retardation, behavior problems, and communication deficits. The participants were inpatients on a hospital unit for treatment of severe behavior disorders. They received individualized interventions based on functional assessment that included reinforcement of a communication response with the same function as their destructive behavior. Results showed that for some patients, functional communication training was not sufficient to produce clinically significant reductions in destructive behavior, and the combination of training plus punishment produced the largest and most consistent reductions.
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To determine client preferences, we asked caregivers to rank-order, according to predicted client preference, a standard list of items and a list generated using a structured interview for caregivers, the Reinforcer Assessment for Individuals with Severe Disabilities. Systematic choice assessments were then conducted with both sets of stimuli. A concurrent operants paradigm was used to compare the reinforcing effects of the highest preference stimulus identified from each list. Results indicated that caregiver predictions of client preferences were slightly better for the set of stimuli they generated than for the standard set, and the choice assessment identified more potent reinforcers from the set of stimuli generated by the caregivers than from the standard set.
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This study describes the use of an operant methodology to assess functional relationships between self-injury and specific environmental events. The self-injurious behaviors of nine developmentally disabled subjects were observed during periods of brief, repeated exposure to a series of analogue conditions. Each condition differed along one or more of the following dimensions: (1) play materials (present vs absent), (2) experimenter demands (high vs low), and (3) social attention (absent vs noncontingent vs contingent). Results showed a great deal of both between and within-subject variability. However, in six of the nine subjects, higher levels of self-injury were consistently associated with a specific stimulus condition, suggesting that within-subject variability was a function of distinct features of the social and/or physical environment. These data are discussed in light of previously suggested hypotheses for the motivation of self-injury, with particular emphasis on their implications for the selection of suitable treatments.
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To evaluate the effects of environmental enrichment on stereotypic self-injurious behavior (SIB), we conducted an assessment of preference for manipulating alternative stimuli rather than engaging in SIB. First, for each of 3 participants, a functional analysis of SIB was conducted in Phase 1. Participants were selected for Phase 2 if the functional analysis showed that SIB persisted in the absence of social consequences. In Phase 2, a preference assessment was conducted in which participants were observed manipulating preferred stimuli in a free-operant format. A measure was taken of time spent manipulating each stimulus and time spent engaging in SIB. In Phase 3, environmental enrichment was evaluated using stimuli that were preferred over the target response, and alternative treatments were evaluated in the event of environmental enrichment failure. Results suggested that the free-operant preference assessment (a) predicted the efficacy or inefficacy of an environmental enrichment procedure and (b) suggested possible treatment alternatives when environmental enrichment was ineffective. Collectively, the results may provide a basis for interpreting the idiosyncratic effects of environmental enrichment and a rationale for treatment selection when behavioral function is unknown.
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Behavioral assessment and intervention strategies used to treat chronic, life-threatening pica in an institutionalized, 16-year-old male with profoundly retarded collateral self-injurious and aggressive conduct, are described and evaluated. Thirty-minute observation sessions, conducted under baited conditions, revealed that bait saliency and the absence of caregiver supervision were discriminative for high rates of pica. Oral delivery of response-contingent lemon juice suppressed pica to near zero rates, while a procedural package incorporating delivery of water mist contingent on response-antecedant wandering contributed to further reductions in pica. Considerable suppression was maintained for approximately 18 months, with administration by paraprofessional staff. Data spanning nearly four years indicated that pica suppression was primarily a function of the introduction, maintenance, and withdrawal of aversive contingencies, rather than of concurrent schedules of positive reinforcement. Positive and negative side effects, and ethical questions associated with the use of aversive stimuli in treating life-threatening behavior, are discussed.
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Three topographies of self-injurious behavior were treated in six profoundly retarded, multiply handicapped individuals. Their self-injury primarily occurred when alone and unoccupied, and did not appear to differentially produce social or escape consequences. The intervention was designed on the assumption that the clients' self-injury may be maintained by its sensory, e.g., visual or gustatory reinforcement, and might be treated by providing alternate activities which set the occasion for more benign sensory, i.e., self-stimulatory and play behavior. In all cases, when provided with toys, eye-poking, hand-mouthing and pica decreased substantially as clients automatically switched to self-stimulation with the toys. In each case, the self-stimulation was topographically identical to the previous self-injury, i.e., clients who engaged in pica and hand-mouthing began chewing on toys, those who eye-poked switched to visual self-stimulation. External reinforcement of more conventional toy use decreased self-injury further, decreased self-stimulation with toys and increased toy play. Reversal and multi-element designs confirmed the role of toy availability in producing these effects. This intervention holds promise as a benign and practical treatment for similar instances of self-injury. Emphasis is placed on the need to investigate the role of sensory reinforcement in such cases, and the possible relevance of a sensory match between the self-injury and the alternate sensory activities provided in its treatment.
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Questions pertaining to the long term maintenance of the suppression of the maladaptive behaviors of institutionalized residents were addressed. To do so, a retrospective analysis of the progress of eight subjects who had been successfully treated by overcorrection procedures ten years earlier was conducted via an exhaustive review of the clients' records, direct observations, and interviews with staff. The findings can be summarized as follows: 1) The maladaptive behaviors of the highest functioning individuals, i.e., those with expressive language, showed the longest term and best suppression. 2) The more time that passes, the less likely it is that the original successful program will be reinstated when the misbehavior reoccurs. 3) The suppression of certain maladaptive behaviors may be especially difficult to maintain. 4) Overcorrection programs appear to inhibit staff from maintaining them because of their complexity and inherent time and effort requirements. 5) Staff and the institution tend to return to the status quo after the expert leaves, especially when the treated clients are low functioning. A number of suggestions are offered on how to design programs to increase the likelihood that response suppression will be maintained in an institution.
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Pica, the ingestion of inappropriate food and small objects, was treated in two profoundly retarded children by use of brief physical restraint as a punisher. Generalization was observed by training first in one setting, then in others. Location and presence or absence of a caretaker were varied. One subject showed some suppression in the trained setting, but no generalization. Extraneous factors required termination of the case. The second subject showed near complete suppression in each trained setting, but no generalization. Complete suppression was obtained only when restraint was made contingent on the earliest detectable part of the pica response. The effectiveness and economy of the treatment, and the requirements for effective maintenance, are discussed.
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Scavenging behavior such as pica (ingesting non-nutritive substances) and coprophagy (ingesting fecal matter) represents a serious health hazard in the care of the institutionalized retarded. The Overcorrection rationale was used to develop procedures for eliminating scavenging. The procedures were applied to 4 profoundly retarded adults who rumaged for and ate: paper, trash, garbage, cigarette butts, bits of cloth and feces. The 3 residents who habitually ate feces were chronically infested with intestinal parasites (Trichuris trichiura). The procedures emphasized correction of the scavenging act. as well as practice in alternative appropriate behavior in the situations in which scavenging normally occurred. The Overcorrection procedures reduced the scavenging of all 4 retardates to a near zero level within 1 week where it remained for the duration of the study. The results of biweekly stool specimens showed that all three coprophagic residents were free of parasites during the Overcorrection condition. The Overcorrection procedures were rapid, easily implemented, enduring and effective methods of reducing pica and coprophagic behavior.
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Previous investigators have analyzed the maintaining conditions for aberrant behaviors using brief functional assessment procedures. These assessment procedures have been used in one of our outpatient clinics, the Self-Injurious and Aggressive Behavior Service. This study presents a descriptive summary of the results from 79 cases during a 3-year period. The outcomes of the brief assessment were evaluated across three variables: (a) referring topography, (b) control over behavior as evaluated through brief multielement designs, and (c) the identified maintaining conditions for aberrant behavior. The limitations and future utility of brief functional assessments for identifying distinct maintaining contingencies are discussed.