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Antimicrobial resistance and prevalence of canine uropathogens at the Western College of Veterinary Medicine Veterinary Teaching Hospital, 2002–2007

Department of Veterinary Biomedical Sciences, Western College of Veterinary Medicine, University of Saskatchewan, 52 Campus Drive, Saskatoon, Saskatchewan S7N 5B4.
The Canadian veterinary journal. La revue veterinaire canadienne (Impact Factor: 0.52). 11/2008; 49(10):985-90.
Source: PubMed

ABSTRACT

Between January 2002 and June 2007, uropathogens were isolated from 473 of 1557 canine urine samples submitted to Prairie Diagnostic Services from the Western College of Veterinary Medicine Veterinary Teaching Hospital. Culture and susceptibility results were analyzed, retrospectively, to estimate the prevalence of common bacterial uropathogens in dogs with urinary tract infections and to identify changes in antimicrobial resistance. The most common pathogens identified were Escherichia coli, Staphylococcus intermedius, Enterococcus spp., and Proteus spp. Antimicrobial resistance increased during the study period, particularly among recurrent E. coli isolates. Using the formula to help select rational antimicrobial therapy (FRAT), bacterial isolates were most likely to be susceptible to gentamicin, fluoroquinolones, amoxicillin-clavulanic acid, and groups 4 and 5 (third generation) cephalosporins.

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Available from: Katherine R Ball, Aug 11, 2015
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    • "However, empirical treatment is often necessary before the culture and susceptibility results are available. In the context of canine UTIs, prudent use thus includes considering likely pathogens and their susceptibility patterns when choosing empirical treatment [8]. "
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    ABSTRACT: Background Bacterial urinary tract infection (UTI) is a common reason for antimicrobial therapy in dogs.A reported increase in multi-drug resistance in canine bacterial pathogens, including resistance to extended-spectrum cephalosporins (ESC) is of concern as antimicrobial resistance complicates therapy in dogs. In addition, it is a possible public health concern.The objectives of this study were to investigate the relative prevalence of pathogens in urine samples from dogs with urinary tract infection sampled at referral hospitals, clinics and mixed veterinary practices and to investigate if this was influenced by sample material or by contamination of the culture. The second objective was to assess the susceptibility patterns to clinically relevant antimicrobials and to investigate if this was influenced by whether the samples originated from smaller clinics or from referral hospitals and to perform active screening for the presence of Enterobacteriaceae resistant to ESC.Results Escherichia coli was the most frequently isolated pathogen (68%) followed by staphylococci (11%). E. coli isolates were found significantly more often in pure culture than in contaminated samples. Staphylococcus pseudintermedius and Staphylococcus aureus isolates were significantly more prevalent in pre-incubated samples compared to samples submitted as non-incubated media.Susceptibility to the majority of the tested first-line antimicrobials was common. Multiresistance was rare, and these isolates were all susceptible to at least one relevant antimicrobial. Isolates in samples from small animal clinics or mixed veterinary practices were less likely to be susceptible compared to isolates originating from referral animal hospitals. ESC-resistant Enterobacteriacae isolates were found in one per cent of the positive cultures. Bacteria with transferable ESC resistance were confirmed in one dog. The gene demonstrated was bla CMY2.Conclusions Choice of sample material might influence the possibility of detecting Staphylococcus pseudintermedius and Staphylococcus aureus isolates in clinical cases of UTI in dogs. Based on the study results, use of first-line antimicrobials is a rational empirical antimicrobial therapy for the studied dog population. E. coli was the most prevalent pathogen, but prevalence of infection with ESC resistant Enterobacteriaceae including E. coli was low, as such isolates were found in only one per cent of the positive cultures.
    Full-text · Article · Sep 2014 · BMC Veterinary Research
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    ABSTRACT: INTRODUZIONE Come piodermite si intende una infezione cutanea associata a batte-ri piogeni, che, nel cane e nel gatto, sono per lo più rappresentati da stafilococchi. 1 Ai fini diagnostici e terapeutici è importante ricordare che la causa scatenante, cosiddetta primaria, della piodermite è spes-so rappresentata da reazioni di ipersensibilità, difetti di corneogenesi e/o di cheratinizzazione, malattie parassitarie e fungine e alterazioni ormonali. 2 Nel cane, le piodermiti, sia superficiali [limitate all'epitelio, follicolare (es. follicolite) e non (es. impetigine)] che profonde [con in-vasione dei tessuti sub-epiteliali (es. foruncolosi)], sono associate nel-la quasi totalità dei casi a Staphylococcus intermedius, un batterio resi-dente, in questa specie, nel cavo orale e nelle giunzioni muco-cuta-nee. 2 Nel gatto, le follicoliti e foruncolosi batteriche sono poco comu-ni. Anche in questa specie S. intermedius sembra essere il patogeno più comunemente implicato nelle piodermiti, almeno nel Regno Unito e negli Stati Uniti. 3 Tuttavia, i dati pubblicati relativi alle piodermiti feline sono scarsi. 2,4 Sulla base di studi genetici, ceppi di S. intermedius di ori-gine canina e felina sono stati recentemente riclassificati come S. pseu-dintermedius. 5-7 Sebbene meno frequentemente, nel cane e nel gatto, possono essere coinvolti nelle piodermiti altri stafilococchi come S. schleiferi e S. aureus. 8-12 La terapia antibiotica rappresenta un aspetto fondamentale nel tratta-mento delle piodermiti nel cane e nel gatto. L'amoxicillina combinata con acido clavulanico, le cefalosporine, i sulfamidici potenziati, le linco-samidi ed i fluorochinolonici sono gli antibiotici più comunemente usa-ti in dermatologia canina e felina. 2 La frequenza nell'uso di tali antimi-crobici varia notevolmente a seconda dell'area geografica e differenze sostanziali si riscontrano perfino fra cliniche veterinarie situate nella stessa regione. Esistono pochissimi dati ufficiali sul consumo di antibio-tici nel cane e nel gatto. Alcune statistiche in Svezia 13 e Danimarca 14 in-dicano che il consumo di cefalosporine e fluorochinolonici nel cane è notevolmente aumentato negli ultimi anni fino a superare il consumo di questi stessi antibiotici in medicina umana. Questi dati suggeriscono che i medici veterinari tendono ad utilizzare cefalosporine e fluorochi-nolonici talvolta anche in situazioni nelle quali il loro uso non è giusti-ficato. Questa tendenza è stata recentemente confermata da uno stu-dio italiano condotto nel 2005 su un campione di 141 veterinari. 15 Seb-bene circa il 70% dei veterinari dimostrasse di percepire il problema legato all'antibiotico-resistenza, nella pratica clinica quotidiana dichia-rava di adottare comportamenti a rischio di favorire la selezione di bat-teri resistenti. In particolare, lo studio 15 ha messo in evidenza un uso talvolta ingiustificato di antibiotici ad ampio spettro (Fig. 1) ed uno scarso ricorso alle prove microbiologiche (esame batteriologico e test di sensibilità agli antibiotici) (Fig. 2). RIASSUNTO La recente comparsa di batteri multi-resistenti nel cane e nel gatto evidenzia la necessità di promuovere un uso prudente e razionale degli antibiotici nella medicina veterinaria degli ani-mali da compagnia. Il presente lavoro ha l'obiet-tivo di sensibilizzare i medici veterinari nei con-fronti di importanti problematiche legate al-l'uso degli antibiotici, con particolare riferimen-to all'utilizzo, talvolta ingiustificato ed irraziona-le, di molecole ad ampio spettro quali cefalo-sporine di terza e quarta generazione e fluoro-chinolonici. Sebbene il lavoro si concentri sul-l'uso degli antibiotici nel trattamento delle pio-dermiti nel cane e nel gatto, molti dei concetti espressi sono applicabili all'uso degli antibiotici per il trattamento di altre malattie degli anima-li da compagnia e, più in generale, alla terapia antibiotica in medicina veterinaria. La diffusione delle antibiotico-resistenze può essere contra-stata in almeno tre modi: i) minimizzando l'uso di antibiotici sistemici e quindi riducendo l'azio-ne selettiva esercitata sui batteri residenti a fa-vore di ceppi resistenti; ii) facendo ricorso a tutti i mezzi possibili per eseguire una terapia antimicrobica mirata o, in alternativa, una tera-pia empirica appropriata, inclusi gli esami cito-logici-dermatopatologici, le analisi microbiolo-giche e la definizione di protocolli terapeutici basati sui dati degli antibiogrammi eseguiti nel proprio ambito clinico; e iii) usando gli antibio-tici in modo razionale, con particolare attenzio-ne al dosaggio e alla durata del trattamento nonché alla compliance del proprietario. Nel presente articolo verranno approfonditi questi tre punti sulla base sia dei dati pubblicati che delle esperienze degli autori. "Articolo ricevuto dal Comitato di Redazione il 22/03/2009 ed accettato per la pubbli-cazione dopo revisione il 06/05/2009".
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    ABSTRACT: Sixty-five Escherichia coli isolates were recovered from cats with urinary tract infection and their serogroups were determined. The isolates were screened for the presence of β-lactamase (bla TEM) and urovirulence (cnf1, cdtB, afaIB-C, papE-F, sfa/focD-E and iutA) genes. Serogroup determination of 65 uropathogenic E. coli isolates showed that 23 (35.38%) were O-typeable and belonged to 11 different O serogroups including: O1, O2, O4, O6, O8, O11, O25, O49, O75, O115 and O125. Fourteen (21.54%) isolates were positive for the bla TEM gene. The bla TEM-positive isolates were distributed in both typeable (five) and non-typeable (nine) serogroups. Eleven bla TEM-positive isolates showed combination patterns of virulence genes, whereas the combination of cnf1-hlyA-papE-F-sfa/focDE was the most prevalent pattern. Polymerase chain reaction tests revealed that 38 isolates (58.46%) contained at least two urovirulence genes. Among the examined isolates, 56.92% had cnf1, 52.30% hlyA, 50.76% sfa/focD-E, 47.69% papE-F, 13.84% iutA and 6.15% afaIB-C. None of the isolates contained the cdtB gene. Eight different combinations of virulence genes were detected. The combination pattern of cnf1-hlyA-papE-F-sfa/focD-E was the most prevalent (30.77%), whereas the positive isolates fell into O2 (three), O6 (two), and O49 (one) serogroup and 14 isolates were O-non-typeable. In conclusion, feline E. coli isolates from urinary tract infections belonged to several serogroups and may possess β-lactamase and urovirulence coding genes.
    No preview · Article · Jul 2012 · Comparative Clinical Pathology
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