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Arte tra mente e corpo: Un processo estetico di cura

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  • University of Perugia. Italy
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Arte tra mente e corpo: Un processo estetico di cura

Abstract

Arth therapy, beauty, simulazione incarnata, embodied simulation Today the artistic mediation of art therapy continues to support the adaptive success that art has promoted into the human being development. From the biological roots of arts to the empathy in the aesthetic experience, a process of aesthetic care of the art therapy is drawn. This process has, as its purpose, to put the person in a close dialogue between mind and body experiences, by changing any form of narcissistic projection of self into the other in a mirroring of the other into yourself. As the artist forces to make my own that one that is his/her, through the bewitching power of beauty, so the art therapy must educate to get out of autistic behaviors, mental blindness, to give patients the agentive force of an empathetic gaze. The article outlines criteria to test the effectiveness of art therapy in the helping relationship, by examining recent studies of cognitive science. La mediazione artistica delle arti terapie continua nell’oggi a favorire quel successo adattativo che l’arte ha avuto per l’essere umano. Dalle radici biologiche delle arti all’empatia nell’esperienza estetica si tracciano le linee di un processo estetico di cura delle arti terapie. Questo processo ha come finalità quello di mettere la persona in uno stretto dialogo tra la propria esperienza mentale e corporea, trasformando ogni forma di narcisistica proiezione di sé nell’altro in un rispecchiamento dell’altro in sé. Come l’artista induce a far mio ciò che è suo attraverso l’ammaliante forza del bello, così le arti terapie devono educare a uscire da comportamenti autistici, di cecità mentale, per ridare ai pazienti la forza agentiva di uno sguardo empatico. L’articolo, prendendo in esame alcuni studi recenti delle scienze cognitive, traccia dei criteri di verifica dell’efficacia delle arti terapie nella relazione d’aiuto.
ISSN 2240-5062
NUOVE
LA
MEDIAZIONE
ARTISTICA
NELLA
RELAZIONE
D'AIUTO
n.
19
QUADRIMESTRALE
ANNO
VI
0 N. 19/2013
10,00
ABB.
ANNUO
30,00
POSTE
ITALIANE
S.P
.A
. -SP
EDIZIONE
IN
ABBONAMENTO
POSTALE
70%
ROMA/AUT.
N.
1/2009
EDITORIALE
3
Arte
tra
mente
e
corpo
:
un
processo
estetico
di
cura
Stefano Federici e Fabio Meloni 4
Alcune
note
su
psicologio
,
orte
e
orte
terapio
Stefano Ferrari 7
II
mondo
dell'
a
rte
e
lo
genesi
delle
emozioni
Emilio Gattico 9
L'indifferenzo
creotivo
e
lo
relozione
di
oiuto
Alexander Lommatzsch
12
Perche
lo
mediozione
ortistico?
Arte
genera
orte
Silvia Ragni 14
II
benessere
dello
musico
Le
scelte
di
un
interprete
Stefano Ragni 17
II
concetto
di
relozione
e
lo
relozione
terapeutico
Aldo Stella
20
II
potere
teropeutico
dello
fotogrofio
nello
produzione
ortistico
dello
secondo
meta
del
novecento
Giada Carraro 2 3
Lo
sensibilita
del
riccio
Antonella Frangione 2 5
Relozione
scientifico:
volidita
dell
' a
rte
terapio
presso
l'
ospedole
Bufolini
di
Cesena
-"
pediotrio
"
Cinzia
Lissi
29
Trasformozioni
musicoli;
introducendo
lo
musicoterapio
nei
compi
profughi
polestinesi
del
Libono
Deborah
Parker
33
Diologo
tra
Paolo
Quattrini
e
Oliviero
Rossi
intorno
al
fumetto:
uno
visione
didottico
e
terapeutico
Edoardo Brutti
37
A.DTll'.011
ARTE
TRA
MENTE
E
CORPO:
UN
PROCESSO
ESTETICO
DI
CURA
Stefano Federici e Fabio Melani
••••••••••••••••••••••
ABSTRACT
La mediazione artistica delle arti terapie con-
tinua nell'oggi afavorire quel successo adat-
tativo che l'arte ha avuto per l'essere umano.
Daile radici biologiche delle arti all'empatia
nell'esperienza estetica si tracciano
le
linee
di un processo estetico di cura delle arti tera-
pie. Questa processo ha come finalita quello
di mettere
la
persona
in
uno stretto dialogo
tra
la
propria
e~perienza
mentale e corporea,
trasformando ogni forma di narcisistica pro-
ie
zione di se nell'altro in un rispecchiamento
dell'altro in se. Come l'artista induce a
jar
mio c
io
che e suo attraverso l'ammaliantefor-
za del hello, cosi le arti terapie devono edu-
care a uscire da comportamenti autistici, di
cecita mentale, per ridare ai pazienti
laforza
agentiva di uno sguardo empatico. l'articolo,
prendendo
in
esame alcuni studi recenti delle
scienze cognitive, traccia dei criteri di verifica
dell'efficacia delle arti terapie nella relazione
d'aiuto.
L'a
ttr
attivita di un
vo
lto e costrutto socia
le
?
Ricardo con una certa vividezza d'immagini
ed emozioni quando, frequentando
ii
primo
anno del liceo classico intorno al 1977, mi ri-
trovai in aperto contrasto con
ii
mio insegnante
di Italiano sul bello nell
'arte'.
Egli sosteneva
che esso fosse
un
prodotto culturale che nella
nostra societa
di
origine greco-latina avesse le
sue basi nel famoso canone greco di Policleto.
Essendo un costrutto social
e,
ii
bello nell'arte
non poteva essere considerato come
un
uni-
versale umano (Brown, 1991, 1999). Cio che e
riconosciuto bello in una determinata cultura,
e che dunque va a costruirne
ii
canone estetico
in
un
ben circoscritto periodo storico e con-
fine geografico, puo essere considerato brutto
da un
'a
ltra cultura. Non condividendo le tesi
del mio insegnante, io pensavo invece che la
possibilita di cogliere
in
tutte le forme d'arte
qualcosa come bello fosse dovuta a una capa-
cita cognitiva innata, specie specifica (Pinker,
2006). Come la diversita delle lingue non
ci
impedisce di tradurre visioni
de!
mondo da una
cultura ad
un
'a
ltra, cos! l
'es
perienza de! bello
pub essere condivisa nonostante che nelle di-
verse culture esso
si
esprima
in
diversi
econ-
trastanti canoni estetici. Invece di credere che
ii
bello nell
'a
rte fosse stato da noi occidentali
appreso attraverso le forme de! canone greco
di Policleto, ritenevo che questo non fosse al-
tro che
un
modo attraverso cui la bellezza
si
fosse espressa nella storia umana. Fui impru-
dente pero nell
'es
primere questo mio pensie-
ro, utilizzando una metafora assai rischiosa,
perche facilmente manipolabile
da
un
adulto
scaltro. Dissi , con una certa dose d'ingenuita,
che nonostante tutte le mamme fossero diverse
tra loro e ci fossero tra le mamme donne belle
e donne brutte, tutti i bambini dicono che la
propria mamma e bella.
Vi
potete immaginare
come fui ridotto in polpette dal mio professore
di Italiano quando inizio a insinuare che nel
mio discorso non
si
esprimeva
un
pensiero
estetico, ma
ii
sintomo
di
un
complesso edi-
pico irrisolto. Furono persino convocati i miei
genitori a scuola per
un
colloquio privato con
l' insegnante.
Probabilmente sara stato anche
ii
sintomo di
qualche disturbo edipico ma oggi so che quel
pensiero, che allora non possedeva evidenze
scientifiche cui far ricorso, e stato poi oggetto
di molti studi nell'ambito delle scienze co-
gnitive e delle neuroscienze per approdare,
recentemente, nel nuovo campo della ricerca
scientifica denominato neuroestetica (Zeki,
1999, 2002).
In quell'ingenuo "son tutte belle le mamme
del mondo" avevo colto almeno due cose
riguardanti l'esperienza estetica che oggi ri-
trovo, per molti aspetti, vere: la prima e che
anche nel giudizio estetico ii bambino non e
una tabula rasa sulla quale la cultura iscrive
ii
suo arbitrario canone estetico. Tutt'al piu,
deve poter essere
ii
contrario, ossia che le di-
verse culture non fanno che declinare
in
sva-
riati canoni estetici
un
'innata capacita umana
di attribuire
un
valore estetico a
ll
e forme del-
la propria esperienza percettiva. La seconda
e che
I'
esperienza estetica ha qualcosa a che
fare con
ii
nostro corpo, con quei sentimenti,
atti motori e pensieri che essa evoca o rappre-
senta.
Un
bambino dice che la propria mam-
ma e bella perche
ii
contenuto esperienziale
piu prossimo a esprimere cio che ha appreso
di cosa sia bello e l'attaccamento materno. E
questo e universale. Da questo potevo evincere
la funzione dell'arte e di ogni suo canone: os-
sia quello di suscitare, attraverso
un
processo
empatico, la capacita di indurre lo spettatore a
un'esperienza
di
vita. Senza
un
proprio vissu-
to non ci potra essere
un
'es
perienza estetica,
e la diversita dei canoni estetici che
le
culture
ci
offrono dipende dalle differenti esperienze
storiche e geografiche, i diversi vissuti, da cui
l'arte sorge ed esprime. La diversita sta nel
vissuto che
ii
prodotto rappresenta -inteso
questo sia come l
'es
perienza personale di
un
individuo sia come la storia della comunita
di appartenenza dell'individuo che
si
esprime
con costrutti sociali -non nel processo cogni-
tivo, nel meccanismo mentale che costituisce
quella grammatica universale dell
'es
perienza
estetica umana.
Dai fondamenti biologici
dell'arte
alla fun-
zione
adattativa
delle
arti
terapie
Riguardo la prima intuizione su una innata ca-
pacita del bambino di discernere cio che e bel-
lo
da
cio che e brutto oggi possediamo diversi
studi cognitivi a riprova di cio.
"L'arte e nella nostra natura: ce l
'a
bbiamo
nel sangue, come tradizionalmente
si
usa
dire, o, come potremmo esprimerci oggi,
nel cervello e nei geni. In ogni societa
si
balla,
si
canta,
si
decorano superfici,
si
raccontano e
si
mettono
in
scena storie.
I bambini
ini
ziano a prendere parte a tali
ARTI
TERAPIE
4
attivita gia a due o tre anni, ed e possibile
che le arti
si
riflettano addirittura nell 'or-
ga
ni
zzazione del cervello adulto:
un
danno
neurologico puo lasciare in grado di udire
e vedere, ma rendere incapaci di apprezza-
re
la musica o la bellezza visiva" (Pinker,
2006,
p.
494).
In 2 esperimenti condotti da Langlois e col-
leghi ( 1990), che amplificano ed estendono i
risultati gia ottenuti
in
altri studi, dei bambini
di 12 mesi hanno interagito
in
modo diverso
con
un
'es
tranea femmina e una bambola ina-
nimata attraenti che non con estranee e bam-
bole poco attraenti. I bambini hanno mostra-
to per le prime toni affettivi piu positivi,
un
maggiore coinvolgimento nel gioco e meno
atteggiamenti di ritiro e resistenza. Questi ri-
sultati, che suggeriscono capacita innate nei
bambini, so
no
rinforzati sia da studi transcul-
turali che neurofisiologici. Per esempio,
in
uno
stud
io
transculturale condotto da Cunningham
e colleghi (1995) studenti ispanici, asiatici e
bianchi americani hanno giudicato allo stesso
modo l'attrattivita di fotografie di donne asia-
tiche, ispaniche, nere e bianche.
Gli studi sui bambini
in
eta molto precoce ci
suggeriscono, quindi, che la percezione della
bellezza e innata e non appresa dal contesto fa-
miliare; g
li
studi transculturali, invece, che la
stessa sia
un
universale umano (Brown, 1991 ,
1999) e non
un
libero prodotto di costrutti so-
cio-culturali. A queste ricerche
si
aggiungono
quelle neurofisiologiche che vanno alla ricerca
di
strutture e circuiti neurali che
si
attivano du-
rante la percezione della bellezza, mettendo
in
luce l'esistenza di meccanismi biologici cere-
brali sottostanti l'esperienza soggettiva che
la
mente produce. Se l 'esperienza della bellezza
fosse
un
mero costrutto sociale, la visione
di
volti attraenti -che e sempre stata conside-
rata all'interno della categoria genera
le
della
teoria estetica (Kant, 1986) -non dovrebbe
legarsi
al
funzionamento di specifiche struttu-
re o circui
ti
cerebrali (per una rassegna sullo
stato dell'arte delle teorie sulla bellezza: Et-
coff, 2000). Ebbene, esperimenti condotti
attraverso la risonanza magnetica funzionale
mostrano che la visione passiva di volti at-
traenti sia maschili che femminili da parte di
maschi eterosessua
li
attiva circuiti cerebrali di
ricompensa differenti da quelli che
si
attivano
in
comportamenti che esprimono preferenza
per vo
lti
femminili attraenti, suggerendo una
distinzione tra regioni cerebrali coinvolte
in
funzioni di ricompensa da droga, edoniche
omeostatiche o monetarie da quelle attive
in
giudizi estetici (Aharon, et al., 2001). L'espe-
rienza artistica sembra dunque possedere una
base biologica, prima ancora che sociale, uni-
versale e non solo culturale; e anteriore a ogni
canone seppure
in
questo trova
ii
suo linguag-
gio e
ii
suo particolare modo
di
espressione.
Se dunque la bellezza non e
un
mito,
nee
solo
riconducibile a libere costruzioni sociali
di
canoni estetici, allora le mediazioni artistiche
nella relazione d
'a
iuto non sono meri surroga-
ti
di linguag
gi
convenziona
li
psicoterapici ma
possono vantare
un
proprio spec
ifi
co accesso a
specifici meccanis
mi
cerebra
li
che sottostanno
a
ll
'arc
hitettura psicologica umana. Conoscere
la funzione che ha svolto nello sviluppo bio-
lo
gico umano la ricerca e la produzione del
be
ll
o nell'arte attraverso la capacita del giu-
diz
io
estetico e del genio creativo dell'artista
pu
o aiutar
ci
a comprendere
ii
valore adattati-
vo de
ll
'arte sia nella storia
fi
logenetica della
specie umana s
ia
nello sviluppo ontogene
ti
co
di
un
a persona. La mediazione ar
ti
stica delle
arti terapie continua nell 'oggi a favorire quel
successo adattativo che l'arte ha av
ut
o per
l'essere umano fonda
nd
o cosl
ii
suo
ru
olo te-
rapeutico.
Dall
'e
mpatia net giudizio estetico al coin-
volgimento del corpo nelle
arti
La
seco
nd
a intuizione che colsi nell 'osserva-
re come nel bambino ii richiamo a
ll
'attacca-
mento materno fosse
ii
modo piu immediato
per esprimere
la
sua esperienza estetica della
bellezza,
ci
conduce a fare
un
altro passo nella
comprensione del rapporto tra mente e corpo
nell
'a
rte.
ln
fatti, come
ii
bambino si rappre-
senta
ii
contenuto mentale della bellezza, ri-
c
hi
amando l
'es
pe
ri
enza
bi
olog
ic
a de
ll
'attac-
camento parentale, ugualmente uno spettatore
di
un
'opera d
'a
rt
e cog
li
e
ii
co
nt
enuto artistico
dell
'o
pera proprio tramite
un
coinvolgimento
emotivo, motorio e corporeo in que
ll
a che vie-
ne definita l
'es
perienza empatica dello spetta-
tore. Attraverso questo processo lo spettatore
cog
li
e
ii
sig
nifi
cato
di
un
'opera attraverso
un
co
in
volg
im
ento corporeo, fatto
di
azioni,
emozioni e sensazioni, immedesimandosi con
!'opera d
'a
rte.
Un
processo intuitivo, pre-ri-
fl
essivo, di simulazione empatica dei contenu-
ti
salienti che !
'o
pera d
'a
rte trasmette (Lipps,
1903).
In
un
importante studio di
Fr
eedberg e Gal-
lese (2007) s
ui
processi cognitivi sottostanti
a
ll
'es
perienza este
ti
ca, g
li
autori ci riportano
le sensazioni riferite dag
li
spettato
ri
alla vista
di
alcuni classici della storia de
ll
'arte come: lo
Sc
hiavo detto Atlante di Michelangelo;
ii
dise-
gno n. 33 da I
Di
sastri della Guerra di Goya,
ii
Number 14: Gray di Pollock;
ii
Co
ncetta
Spaziale "Attesa"
di
Fontana. Gli spettatori
affermano di provare
un
coinvolgimento
fisi
-
co suscitato dalla vista dei dipinti o delle sc
ul
-
ture,
un
processo empatico di coinvolgimen-
to corporeo. Essi sentono attivarsi g
li
stessi
mu
sco
li
che appaiono nello sforzo di Atlante
di
liberarsi da lla matrice marmorea, oppure
rivivono i ges
ti
di
quei movimenti impliciti
nelle tracce fisiche de
ll
'opera di Pollock o
ne
l
ta
glio dell 'opera
di
Fontana. Come Freedberg
e Gallese (2007) dimostrano, l'empatia susci-
tata dalla visione di
un
'opera d
'a
rt
e no
ne
una
mera astratta intuizio
ne
ma e
un
a vera simula-
zione
in
carnata fo
nd
ata su mecca
ni
s
mi
neurali
a
ll
a base
de!
potere empatico delle immagini .
La
simulazione
in
carnata
(e
mb
od
ied simula-
tion) e
un
meccanismo funzionale attraverso
ii
quale le azioni, le emozioni o le sensazioni
che vediamo o ascoltiamo attivano rappresen-
tazioni inte
rn
e deg
li
sta
ti
corporei associati a
ques
ti
stimoli sociali , come se fossimo impe-
gnati
in
un
'azione simile o provando una si-
mile emozione o sensazione (Buccino, et al.,
200 I; Gallese, 2005). Quando una persona
vede
un
'azione finalizzata (per esempio l'af-
ferrare
un
oggetto) non si attivano soltanto le
aree visive del cervello dell 'osservatore ma
anche le stesse aree motorie che sarebbero
ugual mente atti ve se fosse
lo
spettatore stes-
so
in
prima persona a compiere l
'az
ione che
sta osse
rv
ando. Quando noi vediamo
un
altro
co
rp
o essere toccata o carezzato la nostra cor-
teccia somatosenso
ri
ale si attiva come se noi
stessi fossimo toccati o carezzati (Blakemore,
Bristow, Bird, Fri
th
, & Ward, 2005; Keysers,
et
al
., 2004). L
'a
ttivazione della s
te
ssa regione
cerebrale durante l
'es
p
er
ienza,
in
prima e in
terza persona, di azioni, emozioni e sensazioni
consente una diretta comprensione esperien-
ziale degli oggetti e del mondo inte
rn
o degli
altri . A riprova
di
cio, come g
li
st
ud
i di Dama-
sio hanno messo be
ne
in
evidenza, l' integrita
del sistema sensomotorio e cruciale per
ii
rico-
nosc
im
ento de
ll
e emozioni mostrate da altri,
in
quanta necessario a
ll
a ricostruzione
di
cio
che si proverebbe
di
una particolare emozione
attraverso la simulazione dello stato corporeo
correlato (Adolphs, Damasio, Tranel, Coop
er
& Damasio, 2000; Damasio, 1999). L'empa-
ti
a, dunque, non puo piu essere cons
id
erata
come una questione di semplice intuizione,
concludono Freedberg e Gallese (2007): essa
e localizzata nei setto
ri
pertinenti del ce
rv
ello
che si attivano sia nell 'osservato che nell'os-
servatore.
A questo punto
ci
appare piu chiaro perche per
un
bambino l 'esperienza dell
'a
ttaccamento
fi-
liale sia
ii
processo empatico piu immediato di
comprensione della bellezza. Come
un
giudi-
zio estetico pre-riflesso si fonda su
un
coinvol-
gimento empa
ti
co
di
partecipazione corporea
dello spettatore, che rivive
in
prima perso
na
,
attraverso azioni , e mozioni e sensazioni, i
contenuti percettivi della visione dell 'opera
d'arte, cosl
ii
bambino esprime nel giudizio
estetico de
ll
a be
ll
ezza de
ll
a madre l
'es
perien-
za corporea total izzante de
ll
' attaccamento
materno.
L'efficacia de
ll
e arti
tera
pie: ipotesi di sv
i-
luppo
Se
fin
qui abbiamo
vi
sta come
un
processo
mentale legato al giudizio estetico derivi da
operazio
ni
del ce
rv
e
ll
o e , di conseguenza,
come le arti terapie possano vantare
un
pro-
prio fondamento sc ientifico all 'interno delle
piu recenti e avanzate scoperte delle scienze
biologiche -
in
quanta anche l
'es
perienza piu
sublime e psicologicamente complessa come
quella estetica emerge da specifiche funzio-
ni
cerebrali - res
ta
da chiedersi,
in
base
al
quinto principio di Kandel circa
ii
rapporto tra
mente e cervello (Kandel, 1998),
in
che
mi
sura
le arti terapie siano efficaci e producano cam-
biamenti a lungo termine nel comportamento
producendo modifiche permanenti nel cervel-
lo. Sebbene possiamo intuitivamente sostene-
re l'efficacia delle arti terapie, per l'esperienza
diretta che molti di noi hanno fatto di ci
o,
tut-
tavia, due rasseg
ne
bib
li
ografiche sull 'effica-
cia de
ll
e arti terapie -entrambe pubblicate
in
un
a delle piu pres
ti
g
io
se rivi ste di arti terapie,
Art
Th
erapy, dell ' American Art Therapy As-
sociation -affermano che tra la produzione
scientifica dal 197 1 al 2007 soltanto cinquan-
tadue studi offrono
un
a qualche certezza che
l
'a
rt
e terapia sia efficace, senza riuscire pero
a provare che s
ia
piu efficace
di
una terapia
standard (Reyno
ld
s, Nabors, & Quinlan, 2000;
Slayton, D' Archer, & Kaplan, 2010).
In
attesa dunque che nuove ricerche scientifi -
che facciano
lu
ce
in
questo campo, desidero
avanzare delle ipotesi su
ll
'efficacia delle arti
terapie come processo estetico
di
cura, ba-
sandomi su alcune delle piu recenti evidenze
scientifiche
in
neuroscienza.
Da uno sgua
rd
o narcisistico ad una visione
e
mp
atica
Per prima cosa, penso che le artiterapie potreb-
be
ro
aiutare a potenziare l'empatia favorendo
la
capacita
di
ri
conosce
re
intenzioni , emozio-
ARTI
TERAPIE
t:;
ni
e comportamenti altrui. Come abbiamo gia
vista dagli studi di Damasio,
ii
sistema se
n-
somotorio deve essere i
nt
egro perche avven-
ga
un
corretto riconoscimento delle emozioni
mostrate da altri. Non basta vedere con g
li
occhi per comprendere cio che avviene negli
altri. Per afferrare
ii
significato di
un
oggetto
che si vede, noi abbiamo bisogno di incarnar-
lo
in
un
a
si
mulazione empatica: ri-conosco ii
dolore che vedo nel volto dell'altro,
ii
fine di
un
'azione che osservo fare , solo perche pos-
so simulare quella stessa sensazione dentro
di
m
e,
in
prima persona , e agire quell
'az
ione
come fossi io a compierla. Per "empatizzare"
con l'altro devo smettere di essere spettatore
ed essere io stesso attore con lui dell'evento
che osservo. Avete presente
ii
famoso episo-
dio dell'incredulita dell 'apostolo Tommaso
che quando sente dire dai suoi compagni che
Gesu e risorto, risponde: "Se non vedo nelle
sue mani
ii
segno dei chiodi e non metto
ii
dito
nel posto dei chiodi e non metto la
mi
a mano
nel suo costat
o,
non credero" (Gv 20
,2
5)?
Questa frase forse non sara
l'ese
mpio di una
fede cieca, ma sicuramente esprime appie-
no qua! e
ii
processo di comprensione di
un
event
o,
altrimenti incomprensibile: la parteci-
pazione empatica. L'esserci
di
Tommaso con
le proprie sensazioni, emozioni e azioni g
li
da
la possibilita di
ri
conoscere la presenza viva di
colui che proclamavano risorto. Per Tommaso
ii
Gesu che conosce e morto. Per capi
re
che
ii
ri
sorto sia
un
vivente, Tommaso non puo che
sperimentare tutte que
ll
e sensazioni necessa-
rie a riconosce
re
nel
ri
sorto l'identita di Gesu
morto, e quindi nel vedere e toccare le feri-
te che g
li
erano sta
te
procurate nel momenta
della morte , con l
'a
ttualita delle sensazioni
legate a una presenza vivente, cioe vedendo e
toccando. Questa e cio che dovrebbe abilitare
a
fa
re
una terapia che si avvale di mediazio-
ni
artistiche. Aumentare la capacita empatica
attraverso
l'e
sperienza artistica che esige una
capacita empatica perche sia vissuta.
In
un
interessa
nt
e esperimento, co
nd
otto da
Urgesi e colleghi (2007), ad alcuni soggetti
veniva chiesto di riconoscere carpi di balleri-
ni
in
movimento su immagini statiche mentre
ai
medesimi venivano inibite
le
aree cerebrali
motorie attraverso una stimolazione magnetica
transcranica. Questa , viene prodotta attraverso
uno strumento di
pi
ccole dimensio
ni
, tenuto
in
mano dallo sperimentatore che lo pone al
di sopra de! cranio del partecipante alla spe-
rimentazione.
II
campo magnetico generato
impedisce ii funzionamento de
ll
e aree corti-
ca
li
appena
al
di sotto della zona del cranio
in
c
ui
viene passato lo stimolatore . Quindi, se
ad esempio lo stimolatore viene portato al di
sopra del cranio
in
corrispondenza delle aree
corticali de! lin guagg i
o,
ii
soggetto stimolato
potra avere difficolta nell 'eloquio. Nell'espe-
rime
nt
o di Urgesi e colleghi
ii
compito era so-
lame
nt
e visivo: riconoscere delle immagini (e
non motorio). Tuttavia, i soggetti partecipanti
avevano difficolta a capire la forma dei
ca
rpi
di ballerini quando veniva esercitata una sti-
molazione magne
ti
ca delle aree cerebrali mo-
to
ri
e (e non di que
ll
e
vi
s
iv
e). I soggetti quindi
vedevano le figure, ma non ne
ri
conoscevano
la forma, avendo difficolta per esempio nel
giudicare se i
ca
rpi erano raffigurati diritti (
in
piedi) o sottosopra (capovolti). Per compren-
dere
ii
senso
di
un
'az
ione che vedo svolge
r-
si, per riconoscere
un
corpo
in
movimento,
fosse pure raffigurato
in
un'immagine stati-
ca, devo poterlo simulare nel corpo, agenda
come se fossi io
in
prima persona a svolgere
que
ll
'azione.
Ecco dunque cosa immagino dovremmo aspet-
tarci da
un
intervento
di
arti tera
pi
e:
ridurre
l'effetto
di
quelle espe
ri
enze che agiscono sul
nostro sistema motorio come
fa
uno stimola-
tore magnetico transcranico -cioe che im-
pedisco
no
quel processo empatico attraverso
ii
quale gli oggetti intorno a
noi
e le persone
che
ci
circondano acq
ui
stano
ii
loro reale si-
gnificato -attraverso l'acquisizione
di
nuo-
ve
esperienze che favoriscano lo sviluppo di
capacita empatiche. Se
ii
corpo e (psicologi-
camente) bloccato e incapace
di
simulare cor-
rettamente l'azione che osserva compiersi non
riusci
ra
a cogliere correttamente l'esperienza
altrui e a dare senso alle emozioni e
ai
gesti
c
he
vede. Le artiterapie
po
sso
no
pretendere
di
far cio perche
si
avvalgono
di
quello strumen-
to
eminentemente em patico che e l
'ar
te. Senza
una capacita empatica e difficile immaginarsi
un
giudizio estetico.
Un
intervento terapeuti-
co mediato dall
'ar
te
dovrebbe spezzare og
ni
forma di narcisistica proiezione di
se
ne
ll
'a
l-
tro per favorire
un
rispecchiamento dell'altro
in
se. Come l
'a
rtista induce a far mio cio che
e s
uo
attraverso l'ammalia
nt
e forza del bello,
cosl le arti terapie devono educare a uscire da
comportamenti autis
ti
ci, di cecita mentale ,
per ridare ai pazienti la forza agentiva di uno
sguardo empatico.
L'alfabetizzazione corporeo-emotiva
Infine,
pen
so che attraverso la mediazione ar-
tistica
le
arti terapie potrebbero alfabetizzare
un
corpo al riconoscimento delle emozioni
allo s
te
sso modo
in
cui la nostra mente asso-
cia automaticamente la visione di una lettera
dell'alfabeto con la mano con la quale siamo
so
liti
scriverla. In alcuni esperimenti condotti
attraverso la risonanza magnetica funzionale,
Longcamp e co
ll
eg
hi
(2003, 2005) hanno os-
servato quali aree
de!
cerve
ll
o
si
attivano alla
vista di lettere dell'alfabeto. Ora, ii riconosci-
mento
di
lettere dell' alfabeto durante la loro
lettura in genere si ass
um
e che sia
un
processo
solamente visivo. Tuttavia, non e cosl. Attra-
verso una scansione del cerve
ll
o, durante la
lettura
di
lettere dell'alfabeto da parte
di
alcuni
partecipanti alla sperimentazione,
si
e
me
sso
in evidenza come non solo si attivassero aree
de
ll
a corteccia visiva ma anche della corteccia
premotoria, destra se i partecipanti erano man-
cini, sinistra
se
i partecipanti erano destrima-
ni
. L'area premotoria non si attivava quando
veni vano presentate agl i stessi soggetti de
li
e
pseudo-lettere. Inoltre, e ben noto
ii
fenomeno
di come
ad
aprassie, disturbi nell'esecuzione
di movimenti
vo
lontari che tendano a uno sco-
po, si associno spesso agrafie, cioe I' incapacita
di
sc
rivere seg
ni
gra
fici
(A
nd
erson, Damasio,
& Damasio, 1990). Ecco dunque cosa intendo
per alfabetizzazione corporea delle emozioni e
delle azioni: cos! come la nostra mente
ha
ap-
preso attraverso
un
lungo e difficile processo
di
alfabetizzazione a simulare
un
contenuto vi-
sivo grafico, la lettera de
ll
'a
lfabeto,
in
carnan-
dolo nell'atto motorio con cui
lo
scrive, an-
che le arti terapie potrebbero gu idare i propri
clienti a saper riconoscere appropriatamente
i significa
ti
delle azioni e delle emozioni che
cogliamo negli altri, attraverso
un
processo
di
associazione tra contenuto visivo
(o
uditivo) e
atto motorio che lo accompagna.
Co
nclusione
Lo scopo
di
questo
no
stro studio era quello
di
stabilire
un
dialogo tra le arti terapie e le
sc
ien
ze biologiche e cognitive. Le arti terapie
possono costruire
un
proprio statuto scientifi-
co e definire criteri
di
verifica de
ll
a propria ef-
ficacia terapeutica proprio tenendo conto che
le
arti
non
so
no
un
mero prodotto
cu
ltu
ra
le,
ma
emergono da
un
innato
bi
sog
no
umano.
L'universalita delle arti, che caratterizza la
produzione culturale
di
ogni societa, e la capa-
cita precocissima
di
un
bambino di saper ap-
prezzare ed emettere giudizi estetici
ci
offrono
quei fondamenti su cui la mediazione artistica
si
basa per offrire nella relazione d'aiuto
un
s
uo
specifico contributo terapeutico. Guidan-
do
l'individuo attraverso l'esperienza empati-
ca che l
'a
rte reclama come via per la compren-
sione della be
ll
ezza, le arti terapie guidano le
persone a
un
dialogo costa
nt
e tra
un
conten
ut
o
mentale del bello e
ii
viss
ut
o corporeo che lo
veicola, ridando al corpo quell
'a
lfabeto emoti-
vo
, sensoriale e motorio necessario a cog
li
ere
ii
significato di ogni forma e ad attribuirle
un
senso 'buono' per se.
Riconoscimenti
L
'a
rticolo, rivisto da Fabio Meloni, e basato SU
un
interve
nt
o
di
Stefano Fede
ri
ci
al Co
nv
egno
"Artiterapie: creativ
it
a e relazione
d'
aiuto" or-
ganizzato da Nuova Associazione Europea per
le Arti Terapie di Roma presso l'Univers
it
a
per Stra
ni
eri
di
Perugia ii
18
ottobre 2012.
STEFANO
FEDERICI
Dipartimento
di
Scienze
Umane
e della Formazione,
Universitci
di
Peru1ia,
ECONA
-
Centro
lnteruniversita-
rio
d1
Ricerca
sull'Elaborazione
Cognitivi
in
Sistemi
Naturali
e
Artificiali,
Sapienza
Universitci
di
Roma
FABIO
MELONI
Psicologo. E autore e
co-
autore
di
diverse pubblicazioni
su
disa-
bilitci,
orientament1
sessuali, artiterapie.
Ha
completato
un
corso
di
dottorato
in
psicologia cognitiva e della personalitci
ed e specializzando
in
psicoterapia della
gestalt
ad
indirizzo fenomenologico esi-
stenziale.
NOTE
1 La testimonianza
fa
riferimento all'esperien-
za del primo autore.
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2002
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Article
Full-text available
The consistency of physical attractiveness ratings across cultural groups was examined. In Study 1, recently arrived native Asian and Hispanic students and White Americans rated the attractiveness of Asian, Hispanic, Black, and White photographed women. The mean correlation between groups in attractiveness ratings was r = .93. Asians, Hispanics, and Whites were equally influenced by many facial features, but Asians were less influenced by some sexual maturity and expressive features. In Study 2, Taiwanese attractiveness ratings correlated with prior Asian, Hispanic, and American ratings, mean r = .91. Supporting Study 1, the Taiwanese also were less positively influenced by certain sexual maturity and expressive features. Exposure to Western media did not influence attractiveness ratings in either study. In Study 3, Black and White American men rated the attractiveness of Black female facial photos and body types. Mean facial attractiveness ratings were highly correlated ( r = .94), but as predicted Blacks and Whites varied in judging bodies. (PsycINFO Database Record (c) 2012 APA, all rights reserved)
Article
Full-text available
In response to a review by Reynolds, Nabors, and Quinlan (2000) of the art therapy literature prior to 1999, this review article identifies studies from 1999–2007 that measured outcomes of art therapy effectiveness with all ages of clinical and nonclinical populations. Although numerous studies blend art therapy with other modalities, this review is limited to studies that isolate art therapy as the specific intervention. The results of this review suggest that there is a small body of quantifiable data to support the claim that art therapy is effective in treating a variety of symptoms, age groups, and disorders.
Article
Full-text available
This current review of the literature attempts to identify all published empirical evidence regarding art therapy effectiveness. The authors attempt to identify any outcome trends associated with study design (single group with no control group, controlled clinical trial, and randomized controlled clinical trial) and to review the overall literature base concerning art therapy effectiveness. The literature search identifies 17 published studies which met the authors' inclusion criteria. Results show that these three types of study designs produce very similar results regarding the positive effects of art therapy, but their conclusions may appear very different. The clarification of study design differences may lend some insight into the perceived effectiveness of art therapy.
Article
Full-text available
What is art? What constitutes great art? Why do we value art so much and why has it been such a conspicuous feature of all human societies? These questions have been discussed at length though without satisfactory resolution. This is not surprising. Such discussions are usually held without reference to the brain, through which all art is conceived, executed and appreciated. Art has a biological basis. It is a human activity and, like all human activities, including morality, law and religion, depends upon, and obeys, the laws of the brain. To understand the biological foundations of art, we must enquire into the biological foundations of knowledge, for art constitutes a form of knowledge; indeed is knowledge. We are still far from knowing the neural basis of the laws that dictate artistic creativity, achievement and appreciation, but spectacular advances in our knowledge of the visual brain allow us to make a beginning in trying to formulate neural laws of art and aesthetics; in short, to study neuroaesthetics. In this essay, I try to discuss the art of three Titanic figures in Western culture — Dante, Michelangelo and Wagner — in neurological terms. I try to show that we can trace the origins of their art to a fundamental characteristic of the brain, namely its capacity to form concepts. This capacity is itself the by-product of an essential characteristic of the brain. That characteristic is abstraction, and is imposed upon the brain by one of its chief functions, namely the acquisition of knowledge.
Article
Full-text available
Two studies were conducted to examine infants' social responses to attractive and unattractive faces. In Study 1, 60 12-month-olds interacted with a stranger who wore a professionally constructed attractive or unattractive mask. The infants showed more positive affective tone, less withdrawal, and more play involvement with the stranger in the attractive condition. In Study 2, 43 12-month-olds played with an attractive and an unattractive doll. The infants played significantly longer with the attractive doll. These results extend and amplify earlier findings showing that young infants exhibit visual preferences for attractive over unattractive faces. Both visual and behavioral preferences for attractiveness are evidently exhibited much earlier in life than was previously supposed. (PsycINFO Database Record (c) 2012 APA, all rights reserved)
Article
resonance imaging (fMRI) was used to localize brain areas that were active during the observation of actions made by another individual. Object- and non-object-relat ed actions made with different effectors (mouth, hand and foot) were presented. Observation of both object- and non-object-relat ed actions determined a somatotopically organized activation of premotor cortex. The somatotopic pattern was similar to that of the classical motor cortex homunculus. During the observation of object-related actions, an activation, also somatotopically organized,
Article
A well educated right-handed woman developed severe and stable alexia and agraphia following a circumscribed surgical lesion in the left premotor cortex. The lesion was located in Brodmann's field 6, above Broca's area, in the region traditionally referred to as Exner's area. The alexia and agraphia occurred in a pure form, that is, in the setting of otherwise normal cognitive and neurological function. She was not aphasic or hemiparetic and her visual perception, intellect, memory, oral spelling and drawing were normal. The patterns of impairment of reading and writing closely paralleled one another. Reading of single words and letters was severely impaired, and she was entirely unable to read sentences. She was virtually unable to write recognizable letters, could write no words, and her writing attempts were severely distorted spatially. By contrast, she could easily read all numbers and nonverbal symbols, and she was equally able to write numbers and perform written calculations without difficulty. These striking dissociations provide further evidence of the domain specificity of cognitive/neural representations. They also point to the possible role of premotor cortices in the coactivation of precise sequences of motor and sensory activity patterns involved in reading and writing.