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QUADRI DERMATOLOGICI DEL PIEDE

Authors:
  • Ospedale San Bortolo VICENZA/Ospedale dell’Angelo Mestre VENICE

Abstract

99 I l piede presenta alcune peculiarità particolarmente interessanti dal pun-to di vista dermatologico. • È un segmento corporeo che viene "utilizzato" in modo completamente diverso in età neonatale e, quando subentra la stazione eretta, dopo l'anno di vita. • È quasi costantemente ricoperto dalle scarpe e presenta quindi un "microclima" diverso dalle altre sedi cutanee. • Ha caratteristiche molto diverse nel-la regione plantare rispetto a quella dorsale. • È costantemente soggetto a micro-traumi sia involontari (scarpe, taglio delle unghie) che volontari (sport). • Difficilmente il bambino toglie scar-pe e calzini durante la visita, e diven-ta quindi difficile osservare lesioni dermatologiche in modo accidentale, se non sono state segnalate prece-dentemente dalla madre. È quindi necessario, quando osser-viamo una lesione dermatologica del piede, tenere presenti queste caratte-ristiche che a volte giocano un ruolo causale ed esclusivo in ciò che stia-mo vedendo, e altre volte invece mo-dificano la morfologia e la storia na-turale o ritardano il momento della diagnosi di patologie che potremmo osservare anche in altre sedi. Presentiamo quindi in questo mini-atlante le principali lesioni cutanee ri-scontrabili ai piedi, separando il pe-riodo neonatale e del primo anno di vita da quello successivo, dopo l'ini-zio della stazione eretta.
Medico e Bambino 2/2011 99
Il piede presenta alcune peculiarità
particolarmente interessanti dal pun-
to di vista dermatologico.
È un segmento corporeo che viene
“utilizzato” in modo completamente
diverso in età neonatale e, quando
subentra la stazione eretta, dopo
l’anno di vita.
È quasi costantemente ricoperto
dalle scarpe e presenta quindi un
“microclima” diverso dalle altre sedi
cutanee.
• Ha caratteristiche molto diverse nel-
la regione plantare rispetto a quella
dorsale.
È costantemente soggetto a micro-
traumi sia involontari (scarpe, taglio
delle unghie) che volontari (sport).
• Difficilmente il bambino toglie scar-
pe e calzini durante la visita, e diven-
ta quindi difficile osservare lesioni
dermatologiche in modo accidentale,
se non sono state segnalate prece-
dentemente dalla madre.
È quindi necessario, quando osser-
viamo una lesione dermatologica del
piede, tenere presenti queste caratte-
ristiche che a volte giocano un ruolo
causale ed esclusivo in ciò che stia-
mo vedendo, e altre volte invece mo-
dificano la morfologia e la storia na-
turale o ritardano il momento della
diagnosi di patologie che potremmo
osservare anche in altre sedi.
Presentiamo quindi in questo mini-
atlante le principali lesioni cutanee ri-
scontrabili ai piedi, separando il pe-
riodo neonatale e del primo anno di
vita da quello successivo, dopo l’ini-
zio della stazione eretta.
Iconografica
QUADRI DERMATOLOGICI DEL PIEDE
MARIO CUTRONE, ILARIA MATTEI
UOS di Dermatologia Pediatrica, Ospedale Umberto I, Mestre (Venezia)
Il piede del neonato e del lattante
Le lesioni cutanee del piede del neonato possono presentarsi come chiazze (rosse, bluastre e marrone), pustole, bolle,
aree di secchezza o macerazione, malformazioni, tumefazioni e lesioni iatrogene.
2. Chiazze blu: chiazze mongoliche (CM).
Le CM sono sempre presenti alla nascita e
tendono alla risoluzione spontanea nell’ar-
co di alcuni anni. Più frequenti negli asiati-
ci ma soprattutto nei neri, sono relativa-
mente comuni anche nei bianchi (8%). La
localizzazione più conosciuta è quella
lombosacrale, ma ogni sede, compresa
quella acrale, è possibile. In questa imma-
gine sono evidenti una chiazza più pig-
mentata alla regione dorsale del piede e
una più sfumata alla caviglia.
1. Chiazze rosse: malformazioni vascolari
capillari (MVC). Le MVC sono sempre pre-
senti al momento della nascita e, a diffe-
renza degli emangiomi, non presentano
alcuna tendenza a progressiva tumefazio-
ne e persistono per tutta la la vita. Se pre-
sentano dimensioni così importanti da
coinvolgere una percentuale ampia dell’ar-
to inferiore, meritano monitoraggio clinico
seriato, per la possibilità di sviluppo asim-
metrico della lunghezza e del trofismo del-
l’arto interessato.
3. Chiazze marrone: nevi melanocitici con-
geniti (NMC). Sono presenti nell’1-2% dei
nati. Le dimensioni possono variare (da
1,5 cm dei piccoli fino a più di 20 cm dei
giganti). Ogni sede è possibile. La localiz-
zazione al piede (e i continui microtraumi
correlati) non rappresenta un fattore di ri-
schio per la trasformazione maligna, che
in età pediatrica è realmente rarissima (ad
eccezione che nei NMC giganti).
7. Bolle: epidermolisi bollosa. È una malat-
tia (fortunatamente) rara. La classificazio-
ne di questo quadro è complessa e quasi
mai realizzabile su sola base clinica. Le
bolle, presenti alla nascita, vengono evo-
cate dal minimo strofinamento e trauma.
La localizzazione al piede, comune, si ac-
compagna sempre a interessamento anche
di altre sedi. La biopsia, e la prevenzione
delle infezioni e di traumatismi inutili, sono
d’obbligo.
8. Bolle: ustione. Incidenti iatrogeni invo-
lontari (bagno troppo caldo sia in ospeda-
le che a casa) possono portare alla forma-
zione di bolle alla regione glutea o, più
frequentemente, ai piedi. La diagnosi può
non essere facile per l’ovvia ritrosia ad
ammettere questo tipo di incidenti. La linea
di demarcazione netta tra cute coinvolta e
non coinvolta dall’insulto termico può aiu-
tare nella diagnosi.
9. Bolle: sifilide. La sifilide congenita è ra-
rissima, perché sono previsti controlli ad
hoc in gravidanza. In tempi di migrazioni
e restrizioni assistenziali è però possibile
che si possa osservare una rentrée di que-
sta patologia. Le lesioni bollose palmo-
plantari sono uno dei segni tipici di questo
quadro, che deve essere obbligatoriamen-
te trattato con terapia antibiotica adegua-
ta e monitorato nel tempo.
6. Scabbia. Nelle prime settimane di vita
viene riconosciuta sempre con discreto ri-
tardo perché ritenuta, a torto, quasi “im-
possibile”. La diagnosi non è difficilissima,
e la localizzazione plantare (e palmare) di
vescicole madreperlaceee pruriginose è
quasi patognomonica nel piccolo lattante.
La madre (normalmente la fonte di conta-
gio), anche nei rari casi di contagio “non
materno” data l’età del bambino e il conse-
guente contatto continuo, presenta prurito.
4. Pustole biancastre: melanosi pustolosa
transitoria (MPT). La MPT fa parte delle co-
siddette dermatosi neonatali transitorie.
Meno comune dell’eritema tossico, è pre-
sente già alla nascita nella sua fase pusto-
losa, ben presto sostituita dalla fase di
“collaretto” aperto (visibile nella parte alta
dell’immagine) e successivamente da iper-
pigmentazione puntiforme che può persi-
stere per mesi. È più comune nel fototipo
scuro, e non richiede alcuna terapia.
5. Acropustolosis of infancy. Molto più ra-
ra della melanosi pustolosa transitoria, fa
la sua apparizione non alla nascita ma
nelle settimane successive. Le lesioni carat-
teristiche sono papulo-vescicole palmo-
plantari pruriginose, che ricompaiono con
cadenza periodica (quindicinale) per alcu-
ni mesi prima della risoluzione spontanea.
L’acaro della scabbia non è implicato in
questo quadro, a eziologia sconosciuta1.
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Iconografica
13. Sindattilia. La sindattilia è una delle
malformazioni più comuni. Nella maggior
parte dei casi rappresenta un difetto isola-
to, ma occasionalmente può far parte di
quadri malformativi più complessi come la
cutis marmorata teleangectasica congenita
o la sindrome Proteus. In questi casi sono
presenti però chiazze vascolari e asimme-
tria degli arti che permettono di escludere
rapidamente la sindattilia semplice e indu-
cono a un approfondimento diagnostico.
14. Esadattilia (dita sovrannumerarie). La
presenza di abbozzi di dita accessorie in
età neonatale non è rara e, seppur inno-
cua, viene sempre vissuta “male” dai geni-
tori che richiedono la risoluzione immedia-
ta del problema. Se il dito accessorio è un
piccolo abbozzo, con base d’impianto
molto stretta, la legatura precoce può esse-
re un provvedimento adeguato. Se la base
d’impianto è ampia, è necessario affidare
l’asportazione al chirurgo pediatra.
15. Perionichia/infezione periungueale. Le
infezioni periungueali nel neonato sono
frequenti. L’evento è talvolta favorito dalla
presenza di unghie lunghe e taglienti già
al momento della nascita, e talvolta invece
da una condizione congenita di malalli-
neamento ungueale. Può essere tentata te-
rapia antibiotica topica, ma con monito-
raggio clinico stretto per un eventuale rapi-
do passaggio a terapia per os in caso di
peggioramento clinico.
12. Ittiosi. È rara, ma con severità molto
variabile e numerose varianti genetiche
che ne rendono non semplice la classifica-
zione. Alla nascita, a seconda del tipo, il
neonato può essere eritrosico o presentare
una marcata secchezza. L’eventuale loca-
lizzazione plantare è caratterizzata da
una sfumatura giallastra. A differenza del-
la macerazione da post-maturità e della
secchezza fisiologica, l’ittiosi persiste (tal-
volta peggiorando) nei mesi successivi.
11. Secchezza del neonato a termine. I
neonati a termine presentano spesso delle
aree di “secchezza” di severità variabile,
localizzate spesso alla regione addomina-
le e ancor più ai piedi (in particolare alla
“piega” del collo del piede). Non è chiaro
se il mantenimento o l’asportazione della
vernice caseosa al momento della nascita
giochino un qualche ruolo in questo feno-
meno. La risoluzione è spontanea e non ri-
chiede alcuna terapia.
10. Macerazione del post-maturo. La cute
neonatale viene protetta, durante le prime
37-38 settimane di gestazione, dalla verni-
ce caseosa. I neonati post-maturi, che ri-
mangono esposti al liquido amniotico, pre-
sentano alla nascita aree di “macerazio-
ne” localizzate in genere ai genitali, mani
e piedi. Poche ore dopo la nascita si evi-
denzia un fenomeno di peeling a larghi fo-
gli. La risoluzione è spontanea e non ri-
chiede utilizzo di creme idratanti o oli.
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16. Fibrolipomatosi precalcaneale. È un
quadro raro. I genitori si accorgono della
presenza di una piccola “plica” cutanea
bilaterale, a livello della regione precalca-
neale, che altera il profilo del tallone. La tu-
mefazione non è dolente, ha lo stesso colo-
re della cute normale e cresce consensual-
mente alle dimensioni del piede del bambi-
no, che deve essere rivisto al momento del
cammino per valutare eventuali, improbabi-
li, danni funzionali2.
17. Orticaria acuta. È frequentissima, di
origine virale. Se c’è interessamento di
piede o mano, il dolore può prevalere sul
prurito e l’aspetto (foto) può essere più
edematoso che ponfoide. Terapia antista-
minica, per almeno 7-10 giorni, con do-
saggio da adeguare in base alla risposta
clinica. Inutili accertamenti allergologici e
diete, da proporre solo in caso di eviden-
za “clamorosa” (sintomi extracutanei, im-
mediata insorgenza dopo cibi o farmaci).
18. Edema emorragico acuto del lattante.
Interessa esclusivamente il lattante ed è
quasi sovrapponibile alla porpora di
Schönlein-Henoch. Oltre a chiazze emorra-
giche a coccarda e interessamento del pa-
diglione auricolare, l’edema di piede e ma-
no è uno dei segni patognomonici. Non c’è
interessamento viscerale e la risoluzione è
spontanea. L’eziologia è ignota, forse lega-
ta a infezione. Un caso recente è stato ass-
sociato a vaccinazione per virus H1N13.
19. Lesioni iatrogene da lancetta per pre-
lievo capillare. L’esecuzione di emogasa-
nalisi, glicemia, bilirubinemia avviene
spesso in età neonatale mediante prelievo
capillare. Le conseguenze, inevitabili, so-
no piccole lesioni escoriative ed ecchimosi
da “spremitura”. L’introduzione dei device
per la misurazione transcutanea della bili-
rubinemia ha ridotto di molto l’incidenza
di queste lesioni.
20. Lesioni iatrogene da saturimetria. Il
sensore del saturimetro, correttamente ap-
plicato, non produce effetti collaterali a li-
vello cutaneo. Tuttavia, se il sensore viene
posizionato in modo troppo stretto oppure
se il cerotto viene mantenuto nella stessa
posizione per molto tempo, compaiono da
minime escoriazioni fino a vere e proprie
bolle.
21. Lesioni accidentali: hair tread tourni-
quet (pseudoainhum). La strozzatura di un
dito da parte di un capello, di una fibra
vegetale o di un filamento di tessuto, è un
evento raro ma ben descritto in letteratu-
ra. L’intervento precoce, atto a sciogliere
il laccio, è decisivo per evitare necrosi e
amputazione. Oltre alle dita del piede,
che sono le sedi più frequenti, possono es-
sere coinvolti genitali, capezzoli, dita del-
le mani.
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26. Sepsi da meningococco. È l’incubo del
medico di guardia, che teme sempre di
sottostimare o non vedere una petecchia
durante la visita. La localizzazione ai pie-
di (e in generale alle estremità) delle lesio-
ni da meningococco è nota, e nei casi più
gravi evolve rapidamente fino alla neces-
sità di amputazione. Le lesioni sono petec-
chiali all’esordio, ma nell’arco di pochissi-
me ore aumentano il loro volume fino a
dare le lesioni classiche, caratterizzate da
sfumatura violacea.
27. Herpes simplex. A torto, si ritiene che
le manifestazioni cutanee dell’herpes sim-
plex si localizzino esclusivamente alla re-
gione peribuccale. In realtà qualsiasi altra
localizzazione è possibile, ed è particolar-
mente interessante la localizzazione alle
dita, che viene costantemente confusa con
una infezione batterica. Aiutano nella dia-
gnosi la presenza di lesioni vescicolari di-
sposte a grappolo e la tumefazione, sem-
pre molto importante5.
25. Malattia mano-piede-bocca. L’infezio-
ne da virus coxsackie causa questa mani-
festazione cutanea che, a livello dei piedi,
si caratterizza per la comparsa di lesioni
vescicolose allungate a qualche giorno di
distanza dall’esordio della malattia (vesci-
cole intraorali). Una variante, ancora og-
getto di studio ma descritta in articoli re-
centi e su molti forum, è caratterizzata da
coinvolgimento ungueale visibile, a volta
con caduta delle unghie, a 4 settimane
dalla guarigione della malattia4.
22. Impetigine/infezione stafilococcica. È
l’infezione cutanea “per eccellenza”. La lo-
calizzazione al piede è facilitata dalla
possibilità di traumi in estate (quando si
sta a piedi nudi o con scarpe aperte) e,
nei soggetti con dermatite atopica, dalla
presenza di aree di eczema nella piega
del piede. La terapia, per la lesione singo-
la, può limitarsi alla terapia topica (retapa-
mulina, mupirocina, acido fusidico, genta-
micina), ma il passaggio ad amoxicillina-
acido clavulanico per os è inevitabile se le
lesioni diventano rapidamente numerose.
23. Verruche. Le verruche plantari possono
essere dolenti e perciò invalidanti. Prima
di ogni visita per verruche del piede, è uti-
le far camminare il bambino per valutare
l’effettiva importanza del quadro. È oppor-
tuno inoltre valutare se il dolore è dovuto
alla verruca o agli effetti collaterali di
eventuali terapie intraprese autonomamen-
te dai genitori (ad es. flogosi della cute pe-
rilesionale). Non esiste terapia risolutiva,
ma in caso di dolore un tentativo con crio-
terapia e/o cheratolitici è utile a ridurre il
volume della lesione e quindi il dolore.
24. Tinea. Le micosi sono a volte sovradia-
gnosticate (moltissimi “piedi d’atleta” con
lesioni interdigitali sono in realtà eczemi),
e a volte invece sottodiagnosticate (ad es.
lesioni plantari confuse con dermatiti da
contatto). Tinea pedis non è facile da dia-
gnosticare, può localizzarsi in varie sedi
(compreso l’arco plantare) ed è spesso
modificata nella morfologia da precedenti
tentativi terapeutici con cortisone topico.
La terapia prevede l’uso prolungato di an-
timicotico topico, da proseguire per qual-
che giorno dopo la guarigione clinica.
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Lesioni cutanee del piede nel bambino
Le lesioni cutanee nel bambino più grande possono essere raggruppate in infezioni, patologie autoimmunitarie, malattie
“costituzionali” (eczema, psoriasi, ittiosi), problemi rari.
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28. Larva cutanea migrans. Il quadro, una
volta visto, è indimenticabile e facilmente
riconoscibile. È caratterizzato da una lesio-
ne pruriginosa che compare, normalmente,
a 15 giorni da una vacanza in regioni cal-
do-umide. La lesione, più spesso localizza-
ta a piedi, arti inferiori o glutei (sedi che
vengono a contatto con il terreno), assume
rapidamente un aspetto “serpiginoso” in-
confondibile. La terapia consiste nella som-
ministrazione di albendazolo per os.
29. Gloves and socks. Il parvovirus B19 è
noto per la “quinta malattia”, ma è in gra-
do di dare numerosi altri problemi non so-
lo a livello sistemico, ma anche dermatolo-
gico. L’eruzione petecchiale a guanti e cal-
zino ha, come si evince dal nome, una di-
stribuzione che di per sé può indurre a so-
spettare la diagnosi corretta. È innocua,
autorisolutiva, e non è legata a una even-
tuale piastrinopenia da parvovirus B196.
30. Eritema multiforme. Può essere consi-
derato una variante “fissa” dell’orticaria:
le lesioni tipicamente non sono fugaci, e il
prurito normalmente è scarso. A livello del
piede si evidenziano lesioni plantari, tal-
volta con il tipico aspetto a coccarda, tal-
volta bollose. Gli agenti eziologici possibi-
li sono numerosi: infezioni, farmaci, fattori
fisici. La forma “minor” (la più comune),
senza coinvolgimento mucoso, si autorisol-
ve nell’arco di qualche settimana.
31. Vitiligine. È una patologia autoimmune
comune in età pediatrica, caratterizzata
da distruzione di melanociti con comparsa
di zone acromiche. La regione dei piedi è
spesso interessata (in particolare la regio-
ne malleolare), forse per la maggiore faci-
lità di comparsa di chiazze in sede di mi-
crotraumi ripetuti. La terapia con cortisone
topico e/o con UVB a banda stretta con-
sente, molto spesso, la ripigmentazione
delle lesioni, e deve essere sempre tentata.
32. Granuloma anulare. In età pediatrica è
molto comune ma poco riconosciuto. La le-
sione primitiva può presentarsi come un
“anello” di cute infiltrata e palpabile o co-
me una vera e propria tumefazione. La lo-
calizzazione al dorso del piede è in assolu-
to la più tipica, ma non esclusiva; altre le-
sioni possono evidenziarsi al dorso della
mano, agli arti e ai glutei. L’andamento è
spontaneamente risolutivo in anni, e il corti-
sone topico non modifica la storia naturale.
33. Morfea. La gravità è molto variabile e
l’approccio dipende dalla presentazione
(attendista per una lesione singola a evolu-
zione lenta, e molto incisivo - prednisone,
methotrexate ed ev. micofenolato - per le-
sioni multiple a rapida evoluzione). L’a-
spetto clinico iniziale è di chiazze lieve-
mente più pigmentate della cute normale,
per passare ad aree di atrofia biancastra
con indurimento al tatto nelle fasi più
avanzate.
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Iconografica
34. Eczema. La localizzazione plantare del-
l’eczema costituzionale/dermatite atopica
compare in e“tardiva”, presenta stagio-
nalità primaverile-estiva, è preannunciata
da microvescicole che lasciano rapidamen-
te il posto a fissurazioni e prurito. La terapia
cortisonica topica è meno efficace che nelle
altre manifestazioni della dermatite atopica,
ed è quindi necessario prestare attenzione
ai fattori ambientali favorenti (ridurre la su-
dorazione, utilizzo di calze speciali).
35. Psoriasi. Nella psoriasi infantile il pie-
de può essere coinvolto con onicopatia o,
raramente, con interessamento generaliz-
zato della regione plantare. La terapia
cortisonica topica non è sempre rapida-
mente efficace. Utile l’associazione cortiso-
ne-calcipotriolo e, nei casi di interessamen-
to generalizzato resistente alle terapie to-
piche, il passaggio ad acitretina per os o,
in casi molto selezionati ed estesi, ai far-
maci “biologici”.
36. Ittiosi/cheratodermia palmoplantare. Il
coinvolgimento palmoplantare in corso di it-
tiosi può essere molto invalidante. Ad es.,
la foto fa riferimento a un caso severo di it-
tiosi lamellare, che ha reso difficile il cam-
mino e ha modificato strutturalmente le dita.
La terapia topica non modifica il quadro cli-
nico ed è necessaria la somministrazione di
acitretina per os. Il miglioramento è in gene-
re così importante che è poi difficile sospen-
dere, anche per brevi periodi, la terapia.
37. Unghia incarnita. È un quadro comune
e molto invalidante. Alla base c’è un malal-
lineamento ungueale costituzionale, asso-
ciato a microtraumi e a fattori infettivi locali
(sovrainfezione). La toilette e i consigli di
terapia topica in molti casi si rivelano utili
nell’immediato, ma insufficienti a prevenire
le frequenti ricadute. In caso di recidive fre-
quenti e invalidanti è necessaria un’onicec-
tomia parziale con riduzione della matrice.
38. Iperostosi subungueale. Patologia rara
che può essere facilmente scambiata per
una verruca volgare. La diagnosi differen-
ziale può essere fatta esclusivamente con
un Rx, da considerare comunque quando
l’aspetto della lesione (tipicamente subun-
gueale) è a tronco di cono, dolente, in pa-
ziente esposto a microtraumi ripetuti (ad
esempio, calciatore). La terapia è chirurgi-
ca, con asportazione del tessuto osseo in
eccesso7.
39. Fibromatosi digitale. La fibromatosi di-
gitale ricorrente del bambino è un fenome-
no raro, caratterizzato dalla crescita rapi-
da e progressiva di una tumefazione dura,
eritematosa, non dolente, a carico di uno
o più dita del piede. La risoluzione è spon-
tanea senza alcuna terapia, ma è difficile
rimanere indifferenti di fronte al rapido au-
mento di volume che, fino a pochi decenni
fa, portava all’amputazione completa del
dito. La biopsia confermativa è necessaria.
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Iconografica
CONCLUSIONI
Una panoramica sulle condizioni coin-
volgenti il piede può offrire spunti di
osservazione interessanti sia per il pe-
diatra (che nella visita di routine, per
quanto scrupoloso, difficilmente toglie
i calzini al bambino) sia per il derma-
tologo (che ha meno occasioni di ve-
dere e conoscere soprattutto i quadri
caratteristici dell’età neonatale).
Con l’intento di presentare una guida
utile per entrambi gli specialisti e di
utilizzo immediato in ambulatorio, ab-
biamo esaminato 42 diversi quadri,
sottolineando le particolarità di ognu-
no e, ove possibile, gli elementi che
rendono possibile la diagnosi differen-
ziale tra l’uno e l’altro.
Indirizzo per corrispondenza:
Mario Cutrone
e-mail: cutfae@tin.it
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40. Porpora di Schönlein-Henoch. La por-
pora di SH è conosciutissima da tutti i pe-
diatri e viene normalmente diagnosticata a
colpo d’occhio. L’ematuria, il sangue oc-
culto, il dolore addominale non sono sem-
pre presenti, e non sono quindi obbligatori
per la diagnosi. Come si osserva nella
parte superiore dell’immagine, piccoli trau-
matismi o pressioni possono evocare ulte-
riori lesioni, lineari o figurate.
41. Sindrome di Gorlin. È un quadro gene-
tico complesso, caratterizzato da un nume-
ro elevato di sintomi dermatologici e non
(basaliomi in età adolescenziale, cisti
odontogene, anomalie ossee, medullobla-
stoma). Uno dei criteri maggiori per la dia-
gnosi è la presenza di pits (fossette) pal-
moplantari. A una prima osservazione
possono sembrare simili a comedoni (punti
neri), ma un lavaggio in acqua evidenzia
vere e proprie fossette8.
42. Sindrome Proteus. La sindattilia è un ri-
scontro occasionale comune, ma se si asso-
cia ad altre anomalie come ipertrofia del
piede, asimmetria degli arti e chiazze va-
scolari estese, è possibile pensare alla rara
sindrome Proteus. Si tratta di un quadro a
comparsa sporadica, in cui sono presenti
talvolta anche ritardo psichico, crisi convul-
sive, scoliosi, e che richiede la presa in ca-
rico del genetista per la diagnosi. Alla na-
scita, ancor più della sindattilia, è patogno-
monica la presenza di cute ridondante
plantare (iperplasia cerebriforme).
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A 37-year-old man presented with a history of small lesions on his back, chest and face that had increased in number over three years. His medical, dental and family history was unremarkable. On examination, he had multiple brown papules, a few millimetres in diameter, on his back, chest and face (Figure 1A). Under dermoscopy, the lesions included multiple brown-greyish dots and globules. Numerous palmar pits were seen, each flesh- or red-coloured and measuring 1–3 mm in diameter (Figure 1B). On dermoscopy of the palmar pits, whitish borders and vascular structures distributed in parallel lines of red globules were found. Figure 1 (A) Small brown papules (arrows) on the face and scalp of a 37-year-old man. (B) Palmar pits. Some of the lesions on the cheek and face were removed and were found to be basal cell carcinomas on histopathology. Orthopantomography (radiography of the jaw) showed multiple odontogenic keratocysts. A diagnosis of Gorlin syndrome, a rare autosomal-dominant cancer syndrome, was made, although the family history was negative. During follow-up, more basal cell carcinomas appeared, which were treated with excision, cryotherapy or topical application of imiquimod. Palmar and plantar pits appear as punctiform depressions in the skin of palms and soles of feet. These changes are caused by a partial or complete absence of the stratum corneum. They are usually asymmetric, flesh-, pink- or red-coloured, and range from 2 to 3 mm in diameter and 1 to 3 mm in depth. In Gorlin syndrome, pits appear in 30%–65% of patients by the age of 10 years and in 85% of patients over the age of 20 years.1 The presence of three or more palmar pits constitutes a major diagnostic criterion in Gorlin syndrome.2 Palmar pits may also be seen in patients with some common conditions, such as keratosis punctata or psoriasis, as well as in patients with rarer conditions, such as Darier disease, generalized follicular hamartoma or reticulate acropigmentation of Kimura.3 When palmar pits are discovered, particularly in a child, a careful physical examination is mandatory. The presence of multiple basal cell carcinomas associated with pits in a young person should raise suspicion for Gorlin syndrome, even if the family history is negative. In this situation, radiologic studies should be undertaken to look for skeletal anomalies such as odontogenic keratocysts, which may be present in up to 92% of patients.4 Early diagnosis is important because these patients are at higher risk of developing multiple neoplasms, such as medulloblastomas2 or meningiomas.1,5
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Subungual exostosis is a benign bony outgrowth surrounded by a fibrocartilaginous capsule that mainly affects hallux terminal phalanx with subungual or periungular localization, and that clinically determines variable degree of nail plate or periungular soft tissues alterations, respectively, It is uncommon in childhood and more frequent in females. Clinical suspicion is confirmed by the radiographic finding of a distinct trabecular bone growth arising from the dorsal aspect of the phalanx of the affected finger, on the lateral incidence. Curettage or surgical excision is the treatment of choice. We report a case of subungual exostosis located at the hallux in a 14-year-old boy suffering from subungual exostosis of the hallux that presented the characteristic triad of this entity: subungular tumor with nail plate deformity, digital pain and radiologic typical findings.
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Acute hemorrhagic edema (AHE) is an uncommon self-limited disorder affecting young children triggered by infection, drugs, or immunization. A 2-year-old boy was observed due to sudden onset of painful and edematous purpuric papular and plaque lesions of the face and upper extremities that started 2 weeks after H1N1 immunization. The patient also developed exuberant edema on the face and dorsum of the hands. Complete blood count, biochemistry, and urinalysis results were normal. Histopathological examination revealed perivascular and periadnexial lymphocytic infiltrate with neutrophils and eosinophils, and leukocytoclastic vasculitis. Blood PCR technique was negative to several viruses, namely adenovirus, cytomegalovirus, Epstein Barr, enterovirus, HHV6, parvovirus B19, and H1N1. Symptomatic treatment and parents reassurance was promptly provided. However, new lesions continued to develop and in this setting systemic corticosteroid was prescribed. Complete clinical resolution was achieved within 2 weeks and no relapse was observed. The temporal relationship with H1N1 immunization, absence of previous drug intake, as well as exclusion of viral infections led the authors to propose that H1N1 vaccine was the predisposing factor in AHE development in our patient. To our best knowledge, this is the first reported association between AHE and H1N1 immunization.
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We describe the case of a 12-year-old boy with gloves and socks syndrome caused by coinfection with HHV-6 and PVB19, and review the published cases from 5 to 18 years of age to profile the disease in this age group. The review of the literature yielded 25 cases of gloves and socks syndrome. Most patients were febrile and had acute PVB19 infection.
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We report 3 cases of otherwise healthy infants with nodules on their soles. The nodules were present at birth or developed in early childhood. This condition has first been described in 1977 and was termed precalcaneal congenital fibrolipomatous hamartoma (PCFH). Since then the same entity has been reported under various denominations. The incidence of PCFH is underestimated, and it is important to recognize the benign nature of this disorder.
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FROM A CLINICAL POINT OF VIEW: Infantile acropustulosis is a rare and little known dermatosis affecting young children. Clinically, it consists of prurigenous vesiculo-pustular lesions characteristically localised on the palms of the hands and the soles of the feet. NO CONFUSION SHOULD EXIST: The principle differential diagnosis is scabies. The other differential diagnosis is neonatal pustulosis. A CONTROVERSIAL HYPOTHESIS: The aetiopathogenesis is unknown, but some cases of infantile acropustulosis set-in in the course of a genuine scabies, which might suggest a hypersensitivity reaction to Sarcoptes scabiei. It is a benign affection, progressing in flares, occasionally provoking severe pruritus. Treatments are disappointing, and the disease heals spontaneously after a few years.
Onychomadesis and hand, foot and mouth disease-is there a connection?pii:19664. 5. Mohler A. Herpetic whitlow of the toe
  • E Haneke
Haneke E. Onychomadesis and hand, foot and mouth disease-is there a connection? Euro Surveill 2010;15(37).pii:19664. 5. Mohler A. Herpetic whitlow of the toe. J Am Board Fam Pract 2000;13:213-5.