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Metodi e tecniche dell’educazione sessuale nei portatori di handicap in Italia. Indagine fenomenologica e progetto d’intervento

Authors:
  • University of Perugia. Italy

Abstract

A survey on various public and private organizations dealing with treatment and rehabilitation of persons with disabilities throughout Italy was carried out; moreover, methods and techniques within the framework of sexuality was also investigated, since it relates to a wide range of disabilities. Our study showed that sex education is frequently hidden or even kept latent, when relating to persons with disabilities who live in public and private facilities or in their families. Sex education is not explicitly included in the main goals of educational programs.In the present study, sex education for persons with disabilities is approached from an innovative point of view. Indeed, disability problems are dealt with using case histories and practical applications of techniques along with educational theory. We collected personal accounts derived from interviews to mentally and physically disabled persons, parents of disabled children, and professional caregivers who work in this field. Survey data are interpreted from a phenomenological and qualitative point of view rather than from a statistical point of view. Consequently, results of our analysis provided us with the proper means to develop a Course of Sexual Education for Persons with Disabilities, Professional Educators and Parents. Together with the Course of Sexual Education, a psychometric test to measure inner sex identity (developed by Marta Olivetti Belardinelli in her research) will be administered to all participants, in order to understand how the course has affected psycho-affective maturity. Furthermore, assuming that sex identity is a cognitive organizer, sex education could represent an helpful instrument to improve individual’s mental skills, through the acquisition of affective intelligence.
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... Le riabilitazioni professionali si rivolgono alla disabilità con un bagaglio di valori per cui la funzionalità è desiderabile. Da alcune ricerche da noi svolte su disabilità e sessualità (Federici, 1998Federici, , 2001 Federici & Olivetti Belardinelli, 2001) è emerso che il modello medico di sessualità, nel nostro paese, è ancora molto sostenuto e dalle famiglie e dai centri assistenziali. Come abbiamo detto poc'anzi, dato che il modello medico di disabilità trascura ciò che non è riparabile o modificabile, tende a trascurare anche la sfera della sessualità di un individuo con disabilità, sia nei casi in cui non è oggetto d'interesse, perché l'individuo disabile non è portatore di alcuna patologia o disfunzione fisiologica (e qui mi riferisco a tutti i disabili sensoriali, alla gran parte dei disabili mentali e ad alcune categorie di disabilità fisica), sia nel caso in cui risulta irreparabile, immodificabile nella sua patologia (e qui mi riferisco agli individui mielolesi). ...
... Sempre dal punto di vista del modello medico, la maturazione sessuale di un figlio disabile può essere attesa da un genitore come un segno di guarigione. Se da una parte in molti genitori la fase puberale del proprio figlio può suscitare timori e preoccupazioni, per altri il menarca della figlia con disabilità o la masturbazione del figlio con disabilità possono riaprire la speranza ad una normalità sempre agognata (Federici, 1998Federici, , 2001). Che la maturazione degli organi sessuali proceda per un percorso di assoluta normalità fisiologica è, per quanti hanno speso anni a curare il proprio figlio, l'ultima chance di normalizzazione. ...
Conference Paper
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Si propone un approccio innovativo allo sviluppo e all’integrazione del bambino disabile, nella prospettiva del modello biopsicosociale secondo la nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento e delle Disabilità (ICIDH-2) (World Health Organization, 2001). La diversità di modelli interpretativi della disabilità (Bickenbach, J. E., Chatterji, S., Badley, E. M., & Üstün, T. B., 1999; Gilson & BePoy, 2000) suggerisce che la validità di ciascuno di essi risiede proprio nella sua parzialità, nell’offrire, cioè, una (sola) prospettiva da cui scorgere un fenomeno vasto e multiderminato come quello connesso ai termini di menomazione, minorazione, disabilità ed handicap. L’intrecciarsi tra alcune concezioni e definizioni di disabilità e la psicologia dello sviluppo, sottolinea lo stretto rapporto che intercorre tra la storia evolutiva di un bimbo diversamente abile e ciò che di lui è riconosciuto, accettato e condiviso dalla madre (e/o dal padre) nel contesto sociale entro cui è mediato il modello di normalità e sanità di un figlio. Infatti, se pure riconosciamo ad ogni individuo la capacità di saper modificare con le proprie scelte il mondo circostante, pur tuttavia non possiamo trascurare quanto ogni scelta prenda le mosse da un mondo che è già dato, entro cui ciascuno è stato, per così dire, già una ‘vittima passiva’ (Bancroft & Carr, 1995).
Article
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The social and cultural perspective about persons with disabilities has substantially modified the consideration of the disability personal identity (Finkelstein, 1980; Oliver, 1990; Shakespeare, 1996). It is here presented, in succession, both the reformulation of the construct onto the disability personal identity accordingly to the adoption of the social model and, in the second part, statistical results obtained from a research onto
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The social and cultural perspective about persons with disabilities has substantially modified the consideration of the disability personal identity (Finkelstein, 1980; Oliver, 1990; Shakespeare, 1996). It is here presented, in succession, both the reformulation of the construct onto the disability personal identity accordingly to the adoption of the social model and, in the second part, statistical results obtained from a research onto
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È stata effettuata una rilevazione in diversi centri italiani, religiosi e laici, che accolgono portatori di handicap sulla modalità di riconoscimento, accoglienza ed educazione della sessualità delle persone disabili in Italia. L’argomento dell’educazione sessuale dei portatori di handicap viene affrontato da un’angolatura innovativa con riferimento alla persona handicappata, quale oggetto casistico e prassico di una visione teorica dell’educazione. Proponendosi come rilevazione di un dato, pertanto, il lavoro non presenta un carattere ed uno sviluppo propriamente statistici, quanto piuttosto di osservazione e riflessione sulla fenomenologia del dato educativo in materia e, conseguentemente, sviluppando un’analisi qualitativa del dato medesimo. L’analisi e la valutazione si basano su tre ordini di dati: 1) colloqui con disabili sia motori che mentali; 2) colloqui con genitori di figli disabili; 3) interviste ai responsabili di diversi centri di accoglienza e di riabilitazione. Lo studio ha portato ad un livello critico ciò che è facilmente riscontrabile nell’ambito dell’handicap, ovverosia, come nei centri d’accoglienza delle persone disabili, siano essi pubblici o privati, religiosi o laici, e nelle stesse famiglie dei portatori di handicap, il problema dell’educazione sessuale rimanga, per così dire, latente, sommerso e come esso non rientri nelle finalità esplicite del progetto educativo dei medesimi. Risulta chiara, allora, la necessità di elaborare al più presto percorsi educativi in un ambito in cui l’efficacia dell’intervento è sinora affidata alle capacità individuali degli operatori, non esistendo ancora una risposta scientifica alla forte domanda in materia di criteri normativi d’intervento. A questo scopo, viene presentato un corso d’educazione sessuale per soggetti disabili che tenga conto degli elementi emersi.
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