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La valutazione dell'operato della Cassa per il Mezzogiorno e il suo ruolo strategico per lo sviluppo del Paese

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Rivista giuridica del Mezzogiorno / a. XXV, 2011, n. 1-2
2.6. La valutazione dell’operato della Cassa
per il Mezzogiorno e il suo ruolo strategico
per lo sviluppo del Paese
di Amedeo Lepore
Sommario: 1. Premessa. - 2. La spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno e il valore
storiografico delle elaborazioni della SVIMEZ. - 3. Il ruolo della Cassa nella modernizzazione
del Mezzogiorno. - 4. Conclusioni.
1. Premessa
Il ritorno alle origini della Cassa per il Mezzogiorno offre
numerose indicazioni per un’analisi dei capisaldi dell’intervento
straordinario e, quindi, per una valutazione aggiornata e d’insieme
dell’opera compiuta successivamente, nel corso di una stagione
proficua e ineguagliata, contrassegnata dal progresso meridionale
e dalla riduzione del divario tra il Nord e il Sud dell’Italia. Alla
base dell’iniziativa promossa dalla SVIMEZ, vi erano sia motivazioni
di natura interna che interessi di carattere internazionale. In par-
ticolare, l’esperienza maturata nella vicenda dell’IRI, da parte di
un management di grande preparazione tecnica e con una visione
prospettica, fatto di uomini come Alberto Beneduce, Donato Meni-
chella, Francesco Giordani, Giuseppe Cenzato, Giuseppe Paratore
e Pasquale Saraceno, fu il punto di partenza di quel cenacolo di
idee e di quella fucina di concrete intraprese1, che portò alla rea-
L’autore ringrazia Franca Moro, Giuseppe Goffredo e Susanna Greco, nei rispettivi ruoli
e attività all’interno della struttura della SVIMEZ, per i materiali documentari, i riferimenti
statistici e i preziosi suggerimenti forniti.
1 Cfr. P. Saraceno, Il nuovo meridionalismo, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Filo-
sofici, 1986; P. Saraceno, Gli interventi del primo IRI, in «Banca, borsa e titoli di credito»,
1981; P. Saraceno, Intervista sulla Ricostruzione, 1943-1953, a cura di L. Villari, Bari, Laterza,
1977; N. Novacco, Politiche per lo sviluppo. Alcuni ricordi sugli anni ’50 tra cronaca e storia,
Bologna, Il Mulino, 1995; A. Mortara (a cura di), I protagonisti dell’intervento pubblico in
Italia, Milano, CIRIEC - Franco Angeli, 1984; S. Battilossi, L’Italia nel sistema economico
internazionale: il management dell’integrazione. Finanza, industria e istituzioni (1945-1955),
Milano, Franco Angeli, 1996; M. Maraffi, Politica ed economia in Italia. La vicenda dell’im-
presa pubblica dagli anni ’30 agli anni ’50, Bologna, Il Mulino, 1990; L. Cafagna, Nord e
Sud. Non fare a pezzi l’unità d’Italia, Venezia, Marsilio, 1994; P. Barucci, Ricostruzione,
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lizzazione della Cassa per il Mezzogiorno. Questo gruppo dirigente
si era formato nella temperie della crisi dell’industria meridionale,
dando impulso alla riorganizzazione delle imprese meccaniche
e siderurgiche dell’area napoletana, già negli anni precedenti la
seconda guerra mondiale. Tale circostanza aveva rafforzato l’idea
dell’esigenza ineludibile e, al tempo stesso, della concreta fattibilità
di un processo di estesa industrializzazione del Mezzogiorno, in
un contesto di crescita generale del Paese2, favorendo l’avvio di
un’elaborazione su interventi di questa natura e sulle strutture che
si sarebbero dovute dedicare a questo compito. A questo proposito,
Saraceno riferiva di una forma di fecondo pragmatismo, sviluppato
da quegli «uomini del primo IRI» – legati, dunque, «all’esperienza
di un preciso gruppo politico-economico»3 –, che contribuirono a
determinare, a partire dagli anni ’30 e, soprattutto, nel corso del
dopoguerra, le scelte di politica industriale in Italia. L’IRI, inoltre,
non fu solo il luogo di attuazione delle strategie di industrializ-
zazione e di formazione di un nuovo management pubblico, ma
rappresentò anche un modello effettivo cui si ispirò la costruzione
dell’intervento straordinario e della Cassa.
Nel periodo che seguì due profonde criticità, quella originatasi
nel 1929 negli Stati Uniti e quella causata dal conflitto mondiale,
si verificò una singolare convergenza tra impostazioni di diversa
origine, simboleggiate dall’incontro tra Rodolfo Morandi e Pa-
squale Saraceno, in grado di modellare una sorta di «keynesismo
dell’offerta», orientato all’accumulazione di capitale come motore
dello sviluppo nel Mezzogiorno. Infatti, Saraceno aveva posto in
evidenza che: «il Mezzogiorno non poteva essere definito come
una semplice area depressa inclusa in un Paese industrializzato:
era un tipo di area a sé stante i cui problemi peraltro potevano
pianificazione, Mezzogiorno. La politica economica in Italia dal 1943 al 1955, Bologna, Il
Mulino, 1978; L. D’Antone (a cura di), Radici storiche ed esperienza dell’intervento straor-
dinario nel Mezzogiorno, Napoli, Bibliopolis, 1996; A. De Benedetti, La via dell’industria.
L’IRI e lo sviluppo del Mezzogiorno 1933-1943, Roma, Donzelli, 1996; F. Ricciardi, Il «Mana-
gement» del «Governo della scarsità»: L’IRI e i piani di ricostruzione economica (1943-1947),
in «Studi Storici», Anno 46, n. 1, 2005; F. Barca (a cura di), Storia del capitalismo italiano
dal dopoguerra a oggi, Roma, Donzelli, 2001; V. Negri Zamagni e M. Sanfilippo (a cura di),
Nuovo meridionalismo e intervento straordinario. La SVIMEZ dal 1946 al 1950, Bologna, Il
Mulino, 1988; G. Barone, Stato e Mezzogiorno (1943-60). Il «primo tempo» dell’intervento
straordinario, in Storia dell’Italia repubblicana, vol. I, La costruzione della democrazia. Dalla
caduta del fascismo agli anni ’50, Torino, Einaudi, 1994.
2 Cfr. A. Del Monte e A. Giannola, Il Mezzogiorno nell’economia italiana, Bologna, Il
Mulino, 1978, pp. 120-124.
3 G. Galasso, Il Mezzogiorno. Da «questione» a «problema aperto», Manduria-Bari-Roma,
Piero Lacaita Editore, 2005, pp. 215-216.
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essere pure affrontati con gli strumenti dell’analisi keynesiana;
questi infatti consentivano di rendersi conto che il sostegno della
domanda non vi avrebbe determinato ripresa degli investimenti,
ma inflazione. Occorreva quindi impegnarsi direttamente nella
formazione del capitale e quindi dalla parte dell’offerta e non della
domanda. Ai risultati di un’azione di sostegno dell’offerta andava
subordinata una eventuale azione di sostegno della domanda (...).
È stato comunque ragionando intorno al Keynes, che il nuovo
meridionalismo del dopoguerra ha potuto superare le pur appas-
sionate posizioni del meridionalismo classico e proporre, sia pure
nella generale disattenzione, concrete politiche di intervento»4.
L’ispirazione riformista delle strategie di industrializzazione, che si
collegavano agli interventi programmati durante la ricostruzione e
presupponevano un ruolo dello Stato nel riequilibrio dell’econo-
mia, rappresentava l’altra faccia della politica economica nazionale,
guidata dalla dottrina neoclassica e liberista, che costituiva l’orien-
tamento di fondo del Governo. In riferimento a questo singolare
mix concettuale, vi è stato chi è arrivato a sostenere che: «The
older generation of Italian economists was solid in its defence of
neoclassical economics. But the reconciliation of Keynesian meth-
odology and neoclassical principles worked its magic in Italy, as
it had elsewhere. Italian economists grasped the chance of being
technically au courant»5. Tuttavia, la questione si poneva anche
su un altro piano, che riguardava le istituzioni internazionali e il
loro ruolo nella ripresa e nell’accelerazione dell’economia italiana
dell’epoca.
4 P. Saraceno, Politica Keynesiana e Mezzogiorno, in «Informazioni SVIMEZ», n. 11, 1976,
pp. 540-541 (anche in «Rinascita», n. 21, 1976, p. 23).
5 I. Maes, The Spread of Keynesian Economics: a Comparison of the Belgian and Italian
Experiences, in «NBB Working Paper», n. 113, 2007, p. 6, <http://www.nbb.be/pub/06_00_
00_00_00/06_03_00_00_00/06_03_05_00_00/WP_113.htm>. Il saggio continua, occupandosi
anche del Mezzogiorno (pp. 10-11): «In Italy, the breakthrough of Keynesian economics can
only be understood in conjunction with the unequal development between Southern and
Northern Italy and the idea of planning (...). Saraceno aimed above all at finding concrete
policies to cure the structural diseases of the Italian economy. His framework of analysis
was strongly Keynesian (...). One of his key concerns was the “import leak”. Saraceno was
fully aware that external financing was needed in order to avoid stronger economic growth
leading to balance of payments problems (...). Furthermore, people working at SVIMEZ drew
inspiration from the Anglo-Saxon literature of the 1930s on “depressed” areas. So they
favoured public investment as a means of compensating for the absence of “agglomeration
economies” in the Mezzogiorno. Moreover, they argued that such a programme of public
investment would generate a continuous stream of demand for industrial products of the
North. It was an ingenious way of reconciling the needs of the North with those of the
South and this in a Keynesian analytical framework».
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Una fondamentale spinta propulsiva alla creazione della Cassa,
infatti, era stata generata da un altro elemento del quadro interna-
zionale e, in particolare, dall’iniziativa della Banca Mondiale. Una
dettagliata ricostruzione del contributo della International Bank
of Reconstruction and Development e del suo presidente Eugene
Black ad un intervento pubblico di lungo termine per lo sviluppo
del Mezzogiorno è fornita da Leandra D’Antone nel saggio dal
titolo L’«interesse straordinario» per il Mezzogiorno (1943-1960),
nel quale ricorda che: «L’istituzione della Cassa fu precisamente la
risposta italiana alla richiesta della banca internazionale di canaliz-
zare i finanziamenti in un unico ente sul modello della americana
Tennessee Valley Authority. L’ente territoriale statunitense, che
sotto la direzione di uomini del New Deal, aveva gestito negli anni
’30 lo sviluppo agricolo-industriale della valle del Tennessee, fu il
dichiarato modello di riferimento della cultura meridionalista ita-
liana del dopoguerra»6. Infatti, la vocazione all’industrializzazione
del Mezzogiorno scaturiva non solo dall’opera di potenziamento
dell’apparato produttivo meridionale intrapresa da Francesco Save-
rio Nitti, attraverso la legislazione speciale di inizio secolo, e dalle
strategie del «nuovo meridionalismo», originate dall’esperienza della
prima fase dell’IRI e dall’aggregazione di varie personalità e organiz-
zazioni nella SVIMEZ, ma anche da un intreccio delle elaborazioni
interne con il tema generale delle aree depresse e con le nascenti
teorie dello sviluppo. In questo quadro, la presenza costante, nelle
vicende economiche italiane di quegli anni, di una personalità come
Paul Narcyz Rosenstein-Rodan esprimeva plasticamente la connes-
sione tra il contesto internazionale del primo dopoguerra e l’attività
dei sostenitori italiani dell’industrializzazione. Facendo riferimento
proprio alla teoria del big push7, le nuove tendenze meridionalisti-
che guardavano allo sviluppo industriale del Mezzogiorno come
esito di uno slancio intenso, che privilegiasse, sul lato dell’offerta,
un programma di interventi organici nel campo delle infrastrutture,
volti a migliorare le economie esterne, e investimenti diffusi nelle
attività produttive, soprattutto in quelle di maggiori dimensioni;
mentre, sul versante della domanda, i redditi provenienti dalla rea-
lizzazione delle opere pubbliche e dall’attività delle imprese private
6 L. D’Antone, L’«interesse straordinario» per il Mezzogiorno (1943-1960), in «Meri-
diana», n. 24, 1995; ora in Radici storiche ed esperienza dell’intervento straordinario nel
Mezzogiorno, cit., p. 54.
7 Cfr. K. M. Murphy e A. Shleifer e R.W. Vishny, Industrialization and the Big Push, in
«Journal of Political Economy», vol. 97, n. 5, 1989.
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avrebbero assicurato un impulso positivo alla crescita8. In sintesi,
secondo la valutazione di Saraceno: «L’intervento straordinario
proposto nell’immediato dopoguerra avrebbe dovuto in sostanza
instaurare per il Mezzogiorno un modello di sviluppo che (...) vi
rendesse conveniente l’investimento industriale, problema di natura
uguale a quello che, in modo diverso rispetto all’Inghilterra, aveva
risolto la Germania nell’Ottocento e a quello che, ancora in modo
diverso, era stato risolto, nella prima parte del Novecento, in Italia,
nell’area esterna al Mezzogiorno»9. Si trattava, quindi, con la Cassa
per il Mezzogiorno, di dare seguito a questi indirizzi e di operare
per la realizzazione di una modernizzazione effettiva di quella parte
consistente del Paese, che era rimasta indietro nel processo di svi-
luppo nazionale e senza la quale l’Italia non avrebbe potuto parte-
cipare, a pieno titolo, alla golden age della crescita europea10.
8 Cfr. S. Cafiero, Storia dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1993),
Manduria-Bari-Roma, Piero Lacaita Editore, 2000, p. 22. Tuttavia, come è stato osservato,
l’accento veniva posto su un «programma di preindustrializzazione», ovvero su una vasta
crescita dell’agricoltura e del capitale fisso sociale, in grado di attrarre investimenti privati;
inoltre: «La preferenza indicata alla preindustrializzazione deve essere tenuta presente anche
in rapporto al ruolo che il Rosenstein Rodan ricopriva negli organismi internazionali ai quali
le nostre autorità si rivolsero alla vigilia dell’intervento per averne prestiti e assistenza» (D.
Novacco, La questione meridionale ieri e oggi, Torino, ERI, 1976, p. 117).
9 P. Saraceno, Il nuovo meridionalismo, cit., pp. 106-107.
10 Cfr. S.A. Marglin e J.B. Schor (a cura di), The Golden Age of Capitalism: Reinter-
preting the Postwar Experience, Oxford, Oxford University Press, 1992; N.F.R. Crafts,
The Golden Age of Economic Growth in Western Europe, 1950-1973, in «The Economic
History Review», vol. 48, n. 3, 1995; N.F.R. Crafts e T.C. Mills, Europe’s Golden Age: An
Econometric Investigation of Changing Trend Rates of Growth, in «Centre for Economic
Policy Research Discussion Papers», n. 1087, 1995; N.F.R. Crafts e G. Toniolo (a cura di),
Economic Growth in Europe since 1945, Cambridge, Cambridge University Press, 1996;
G. Toniolo, Europe’s Golden Age, 1950-1973: Speculations from a Long-Run Perspective, in
«The Economic History Review», vol. 51, n. 2, 1998; B. van Ark, N.F.R. Crafts, Quantitative
Aspects of Post-War European Economic Growth, Cambridge, Cambridge University Press,
2007; N.F.R. Crafts e G. Toniolo, European Economic Growth, 1950-2005: An Overview, in
«Centre for Economic Policy Research Discussion Papers», n. 6863, 2008, <http://wrap.
warwick.ac.uk/1671/1/WRAP_Crafts_CEPR%2DDP6863%5B1%5D.pdf>; M.J. Webber e
D.L. Rigby, The Golden Age Illusion: Rethinking Postwar Capitalism, New York, Guilford
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nomic Policy Research Discussion Papers», n. 2861, 2001, <http://www.cepr.org/meets/
wkcn/1/1635/papers/Temple.pdf>; P. Temin, The Golden Age of European Growth Reconsid-
ered, in «European Review of Economic History», vol. 6, n. 1, 2002, <http://128.97.165.17/
media/files/Temin.pdf>; P. Temin, The Golden Age of European growth: A review essay,
in «European Review of Economic History», vol. 1, n. 1, 2006; F. Alvarez-Cuadrado, A
Quantitative Exploration of the Golden Age of European Growth: Structural Change, Public
Investment, the Marshall Plan and Intra-European Trade, Montreal, McGill University, De-
partment of Economics, 2005, <http://www.mcgill.ca/files/economics/aquantitativeexplora-
tion.pdf>; B.J. Eichengreen, The European Economy since 1945: Coordinated Capitalism and
Beyond, Princeton, Princeton University Press, 2007; T. Vonyó, Post-War Reconstruction and
the Golden Age of Economic Growth, in «European Review of Economic History», vol. 12,
286
2. La spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno e il valore
storiografico delle elaborazioni della SVIMEZ
Un’efficace descrizione della Cassa per il Mezzogiorno e dello
svolgimento della sua attività, seppure nella sua stringatezza e con
qualche schematismo, è contenuta in un documento dell’OCSE,
che vale la pena di riportare per intero, nella traduzione italiana:
«Nel secondo dopoguerra, il primo rilevante sforzo d’attuazione
di una politica di sviluppo territoriale si avvia nel 1950, con la
creazione della Cassa del Mezzogiorno. Istituita per mettere a
punto ed eseguire un ampio programma d’investimenti pubblici
nel Sud, inizialmente per un periodo di dieci anni, tale Ente, pur
rimanendo sotto controllo politico, opera all’esterno dell’ammini-
strazione centrale e periferica e usufruisce di un’ampia autonomia
decisionale e gestionale, disponendo di considerevoli risorse fi-
nanziarie, aggiuntive rispetto alla spesa pubblica ordinaria. In un
primo tempo, l’operare della Cassa riesce a migliorare i livelli di
vita locale, in particolare in ambito rurale, modernizzando l’agri-
coltura e rafforzando le infrastrutture di base. Alla fine degli anni
’50 la Cassa modifica la propria politica a favore di un processo
di industrializzazione delle Regioni meridionali. Progressivamente,
negli anni ’60 e ’70, il Mezzogiorno è sottoposto a interventi di
industrializzazione di tipo top-down; i programmi di investimento
delle grandi imprese pubbliche sono la componente trainante
dello sviluppo. Tuttavia, gli ampi progetti di investimento sono,
in misura elevata e crescente nel tempo, caratterizzati da una in-
sufficiente valutazione di efficacia, una inefficiente gestione delle
risorse e scarsi incentivi alla redditività. La Cassa, esposta a forti
condizionamenti politici, perde la sua efficienza originaria. Negli
anni ’70, la riforma regionale, attuativa del dettato costituzionale,
non dà luogo a notevoli cambiamenti, data la modesta autonomia
finanziaria delle Regioni. Le disparità territoriali non diminuiscono.
Inoltre, mentre gli incentivi alle imprese e gli investimenti pubblici
vengono in gran parte destinati all’industria pesante nei cosiddetti
«poli industriali» (Taranto, Siracusa, Cagliari, Brindisi ed altri), lo
sviluppo si registra soprattutto in aree e settori diversi (meccanico,
alimentare e beni di consumo). Nel 1986, il tentativo di riforma
della Cassa non produce sostanziali cambiamenti»11. Con questa
n. 2, 2008; A. Cubel e M.T. Sanchis, Investment and Growth in Europe during the Golden
Age, in «European Review of Economic History», vol. 13, n. 2, 2009.
11 AA.VV, L’andamento economico del Mezzogiorno riflette l’evoluzione delle politiche di
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esposizione di carattere generale, è possibile ricapitolare, in estrema
sintesi, i principali momenti dell’attività della Cassa per il Mezzo-
giorno – dalla sua costituzione, fino all’ultima fase –, che non è il
caso di sviluppare dettagliatamente, dati gli obiettivi del presente
lavoro e la vasta letteratura disponibile sull’argomento12.
sviluppo territoriale adottate, nella traduzione italiana degli Assessment and Recommendations
della OECD Territorial Review ITALY, Parigi - Roma, settembre 2001, p. 6, <http://www.
oecd-ilibrary.org/docserver/download/fulltext/0401116e5.pdf?expires=1300620001&id=000
0&accname=guest&checksum=EA94BAA949D3BDFA650A2891BA07BE82>.
12 Oltre ai volumi finora citati, si può far riferimento, seppure a titolo non esaustivo, alle
seguenti opere: N. Mazzocchi Alemanni, La depressione meridionale e la Cassa per il Mezzo-
giorno, in Problemi dell’agricoltura meridionale, Napoli, Istituto Editoriale del Mezzogiorno,
1953; Cassa per il Mezzogiorno, La Cassa per il Mezzogiorno. Primo quinquennio: 1950-1955,
Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1955; AA.VV, Vecchi e nuovi termini della questione
meridionale, Milano, Giuffrè, 1956; A. Amorth, La struttura della Cassa per il Mezzogiorno e
la funzione del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno, Milano, Giuffrè, 1956; F. Pilloton,
Effetti moltiplicativi degli investimenti della «Cassa per il Mezzogiorno», Milano, Giuffrè,
1960; G. Pescatore, Dieci anni di esperienze della Cassa per il Mezzogiorno, Roma, 1961; G.B.
Froggio, La Cassa per il Mezzogiorno per lo sviluppo dell’Italia meridionale, Roma, Ufficio
Informazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1961; G. Pescatore, L’intervento
straordinario nel Mezzogiorno d’Italia, Milano, Giuffrè, 1962; AA.VV, Cassa per il Mezzogiorno.
Dodici anni 1950-1962, 6 voll., Bari, Laterza, 1962; H.B. Chenery, Politiche di sviluppo per
l’Italia meridionale, Roma, Giuffrè, 1962; A. Parisi, G. Zappa (a cura di), Mezzogiorno e
politica di piano, Bari, Laterza, 1964; S. Cassese, Amministrazione speciale e amministrazione
ordinaria per lo sviluppo del Mezzogiorno. Rassegna della legislazione, Milano, Giuffrè, 1965;
M. Annesi, Aspetti giuridici della disciplina degli interventi nel Mezzogiorno, Milano, Giuffrè,
1966; G. De Rita e A. Becchi Collidà e M. Carabba (a cura di), Meridionalismo in crisi?,
Milano, Franco Angeli, 1966; A. Degli Oddi Alfieri, Cassa del Mezzogiorno. Un decennio di
attività, Parma, La Nazionale Tipografia Editrice, 1967; SVIMEZ, Il Mezzogiorno nelle ricerche
della SVIMEZ, 1947-1967, Milano, Giuffrè, 1968; SVIMEZ, Gli investimenti industriali agevolati
nel Mezzogiorno (1951-1968), Milano, Giuffrè, 1971; V. Giovannelli, L’organizzazione ammi-
nistrativa dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno, Milano, Giuffrè, 1971; P.E. Taviani, Il
problema dello sviluppo e l’esperienza della Cassa del Mezzogiorno, Firenze, Le Monnier, 1972;
M. Annesi, Nuove tendenze dell’intervento pubblico nel Mezzogiorno, Milano, Giuffrè, 1973;
A. Graziani, Incentivi e investimenti industriali nel Mezzogiorno, Milano, Franco Angeli,
1973; P. Saraceno, Ricostruzione e pianificazione (1943-1948), a cura di P. Barucci, Milano,
Giuffrè, 1974; P. Saraceno, Il meridionalismo dopo la ricostruzione (1948-1957), a cura di
P. Barucci, Milano, Giuffrè, 1974; A.K. Vlora, Il significato geografico delle cifre: risultati
dell’intervento della Cassa per il Mezzogiorno nell’Italia meridionale continentale tra il 1950
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Carabba (a cura di), Mezzogiorno e programmazione (1954-1971), Milano, Giuffrè, 1980; G.
Zappa, Mezzogiorno e progetti speciali. Criteri di programmazione e intervento straordinario
negli anni 70, Roma, Officina Edizioni, 1980; L. Ammannati, Cassa per il Mezzogiorno e
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Napoli, Liguori Editore, 1981; S. Cafiero (a cura di), Il Mezzogiorno nelle politiche nazionali
e comunitarie, Milano, Giuffrè, 1982; Presidenza del Consiglio dei Ministri, L’intervento
straordinario nel Mezzogiorno (1950-1984), Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1986; G.
288
Tuttavia, il passaggio ad una valutazione d’insieme di questa
esperienza richiede la disponibilità di fonti in grado di ricostruire,
quantitativamente e qualitativamente, il carattere dell’intervento
straordinario e delle concrete iniziative poste in atto dallo Stato,
attraverso la «Cassa per opere straordinarie di pubblico interesse
nell’Italia meridionale». A partire da un saggio di Salvatore Cafiero
e Giovanni Enrico Marciani, dal titolo Quarant’anni di intervento
straordinario nel Mezzogiorno (1950-1989)13, pubblicato nel 1991,
la SVIMEZ ha potuto intensificare e valorizzare appieno il proprio
impegno per la costruzione di serie statistiche, fondate su dati ef-
fettivi e non su interpolazioni, in grado di indicare il volume degli
impegni e quello della spesa destinati all’intervento straordinario
per il Mezzogiorno, nel corso di ciascun periodo di tempo della
sua non breve durata. In alcuni articoli successivi, come quelli
pubblicati da Marciani, Moro, Padovani e Bianchi14, e in alcuni
Rapporti annuali della SVIMEZ15, queste elaborazioni sono state
Marongiu e G. Di Gaspare (a cura di), Il nuovo intervento straordinario per il Mezzogiorno,
Milano, Franco Angeli, 1988; C. Riviello, Dalla Cassa per il Mezzogiorno al nuovo intervento
straordinario, Bologna, Il Mulino, 1988; A. D’Aimmo, La politica della Cassa per il Mezzo-
giorno dal 1950 ad oggi, Chieti, Kappa, 1989; R. Vaccaro, Intervento pubblico e Mezzogiorno,
Padova, CEDAM, 1989; M. Annesi, A. Claroni (a cura di), La nuova disciplina dell’intervento
straordinario nel Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1990; A. Lepore, La questione meridionale
prima dell’intervento straordinario, Manduria-Bari-Roma, Piero Lacaita Editore, 1991; M.
Annesi e C. Modica, Intervento pubblico nel Mezzogiorno, Bologna, CEDAM, 1992; M. Annesi
e D. Piazza (a cura di), Gli interventi nelle aree depresse del territorio nazionale, Bologna,
Il Mulino, 1996; S. Cafiero, Questione meridionale e unità nazionale 1861-1995, Roma, La
Nuova Italia Scientifica, 1996; L. Costabile (a cura di), Istituzioni e sviluppo economico nel
Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1996; A. Del Monte e A. Giannola, Istituzioni economiche
e Mezzogiorno. Analisi delle politiche di sviluppo, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1997;
CER-SVIMEZ (a cura di), Rapporto sull’industria meridionale e sulle politiche di industrializ-
zazione, Bologna, Il Mulino, 1998; A. La Spina, La politica per il Mezzogiorno, Bologna, Il
Mulino, 2003; G. Di Nardi, Politiche pubbliche e intervento straordinario per il Mezzogiorno,
Bologna, Il Mulino, 2006; E. Felice, Divari regionali e intervento pubblico. Per una rilettura
dello sviluppo in Italia, Bologna, Il Mulino, 2007; M. D’Antonio (a cura di), Il Mezzogiorno.
Dall’intervento straordinario alla politica regionale europea, Roma, «Quaderni di Economia
italiana», n. 4, 2008; G. Pescatore, La «Cassa per il Mezzogiorno» un’esperienza italiana per
lo sviluppo, Bologna, Il Mulino, 2008.
13 Cfr. S. Cafiero e G.E. Marciani, Quarant’anni di intervento straordinario nel Mezzo-
giorno (1950-1989), in «Rivista Economica del Mezzogiorno», V, n. 2, 1991, pp. 249-274.
14 Cfr. G.E. Marciani, La spesa della Cassa e dell’Agenzia per il Mezzogiorno nei quaran-
tatre anni dell’intervento straordinario, in «Rivista Economica del Mezzogiorno», VII, n. 3,
1993, pp. 673-689; F. Moro, Le spese dell’Agenzia per il Mezzogiorno per categorie economi-
che e per Regioni, in «Rivista Economica del Mezzogiorno», VII, n. 3, 1993, pp. 691-711;
SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la politica degli aiuti, a cura di R. Padovani, F. Moro e L. Bianchi,
in «Informazioni SVIMEZ», n. 1-3, 2001, pp. 3-5.
15 Cfr. SVIMEZ, Rapporto 1998 sull’economia del Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1998,
pp. 310 e 312; SVIMEZ, Rapporto 1999 sull’economia del Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino,
1999, pp. 347 e 349.
289
aggiornate e approfondite, consentendo di disporre di un quadro
di informazioni di grande interesse storico-economico. Sulla base
di questi lavori, nonché di più recenti valutazioni effettuate in
sede SVIMEZ, anche attraverso l’impiego dei bilanci della Cassa
per il Mezzogiorno, prima, e dell’Agenzia per la promozione dello
sviluppo del Mezzogiorno, poi, oltre che dei conti pubblici e, in
particolare, dei rendiconti del Ministero del tesoro e dell’INPS, è
stato possibile predisporre alcune figure e tabelle, di estremo inte-
resse per la valutazione dell’operato delle strategie per lo sviluppo
delle Regioni meridionali, nel loro complesso.
Secondo quanto segnalato da Franca Moro, nel trattare questi
dati, occorre considerare che: «I documenti contabili dell’organo
amministrativo dell’intervento straordinario (...) presentavano una
articolazione per voci di spesa del tutto autonoma e diversa rispetto
a quella adottata dagli altri enti della Pubblica Amministrazione»16.
Sulla base di questa indicazione e della strumentazione pratica di
analisi che ne deriva, è stato accertato che la spesa complessiva
destinata al Mezzogiorno per l’intervento straordinario, tra il 1951
e il 1998 (tab. 1), è stata pari a 379.229,1 miliardi di lire (calcolati
in valori costanti, riferiti all’ultimo anno), di cui 108.998,1 hanno
rappresentato agevolazioni per gli investimenti privati; mentre, nello
stesso periodo, gli sgravi contributivi sono stati pari a 202.420,4
miliardi di lire, nel complesso17. Come è stato osservato, a que-
sto proposito: «La quota delle risorse destinate alla soluzione del
problema del “dualismo” in Italia risulta notevolmente inferiore a
quella che si registra nell’altra grande economia europea a struttura
dualistica, la Germania. Secondo valutazioni del Ministero delle
finanze tedesco, infatti, nella prima decade dopo la riunificazione
i trasferimenti ai Länder Orientali, destinati alla promozione dello
sviluppo e alla infrastrutturazione, sono stati pari a circa 390 mila
miliardi di lire. Questo ammontare è dello stesso ordine di gran-
16 F. Moro, Le spese dell’Agenzia per il Mezzogiorno per categorie economiche e per
Regioni, cit., p. 691. L’autrice prosegue, nella stessa pagina, precisando che: «Le modalità
di presentazione dei dati contabili in sostanza riflettevano le caratteristiche di organicità e
di intersettorialità dell’intervento straordinario con una articolazione delle spese riferita ai
programmi anziché a criteri giuridico-contabili, come avviene per le spese degli altri orga-
nismi della Pubblica Amministrazione».
17 Cfr. SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la politica degli aiuti, cit., p. 4. Nella stessa nota (p.
3), è stato evidenzato che: «la spesa destinata al Mezzogiorno è stata pari, su base annua,
nel cinquantennio a 12.000 miliardi di lire. In rapporto al PIL l’incidenza media annua non
raggiunge l’1%. A tale modesto livello, inoltre, ha concorso in significativa misura la spesa
per gli sgravi contributivi concessi dal 1968, che ha superato nell’intero periodo i 200 mila
miliardi (oltre un terzo delle spese considerate)».
290
TAB. 1. Spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno (a) e per gli sgravi contributivi
(b), dal 1951 al 1958
Periodi Intervento straordinario Sgravi contributivi
Spesa complessiva di cui: agevolazioni agli
investimenti privati (d)
Val. assol.
(miliardi
di lire 1998)
Incidenza
% sul PIL
nazionale
(c)
Val. assol.
(miliardi di
lire 1998)
Incidenza
% su spesa
complessiva
Val. assol.
(miliardi di
lire 1998)
Incidenza
% sul PIL
nazionale
(c)
1951-1957
In complesso 20.187,9 960,0
Media annua 2.884,0 0,70 137,1 4,8
1958-1965
In complesso 36.000,7 5.988,9
Media annua 4.500,1 0,74 748,6 16,6
1966-1970
In complesso 30.735,4 10.383,6 3.353,2
Media annua 6.147,1 0,70 2.076,7 33,8 670,6 0,12
1971-1975
In complesso 51.672,9 17.621,5 20.145,4
Media annua 10.334,6 0,90 3.524,3 34,1 4.029,1 0,30
1976-1980
In complesso 61.258,2 16.022,3 31.264,1
Media annua 12.251,6 0,90 3.204,5 26,2 6.252,8 0,45
1981-1986
In complesso 60.685,1 11.933,5 51.681,1
Media annua 10.114,2 0,65 1.988,9 19,7 8.613,0 0,56
1987-1993
In complesso 70.613,8 18.442,5 69.559,7
Media annua 10.087,7 0,57 2.634,5 26,1 9.937,1 0,55
1994-1998
In complesso 48.075,0 27.645,9 26.417,0
Media annua 9.615,0 0,49 5.529,2 57,5 5.283,4 0,27
1951-1998
In complesso 379.229,1 108.998,1 202.420,4
Media annua 7.900,6 0,70 2.270,8 28,7 4.217,1 0,26
Legenda: (a) Infrastrutture e agevolazioni agli investimenti privati. Fino al 1993 spesa della
Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il Mezzogiorno e pagamenti effettuati dallo Stato
per interventi non gestiti dall’Agenzia; dal 1994 pagamenti dello Stato per interventi nelle aree
depresse (Sez. XV della classifica funzionale).
(b) Riconosciuti a partire dal 1968.
(c) Calcolata su valori a prezzi correnti.
(d) Compresi i contratti di programma. Dal 1994, voce «trasferimenti alle imprese» del
bilancio dello Stato.
Fonte: SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la politica degli aiuti, a cura di R. Padovani, F. Moro, L.
Bianchi, in «Informazioni SVIMEZ», n. 1-3, 2001, p. 4.
291
dezza di quello realizzato in ’50 anni dall’intervento per il Mezzo-
giorno, al netto della spesa per gli sgravi contributivi»18.
L’andamento della spesa per l’intervento straordinario nei terri-
tori meridionali è stato ricostruito, per il periodo dal 1951 al 1998,
distinguendo gli importi complessivi dalle agevolazioni per gli inve-
stimenti privati. Mentre, la spesa della Cassa (poi, dell’Agensud e,
per gli ultimi anni, dello Stato) e gli sgravi contributivi (riconosciuti
solo a partire dal 1968) sono stati espressi sia in valori assoluti, che
in termini percentuali – calcolati sui valori correnti – in relazione
al PIL, nel caso degli incentivi, oltre ai valori assoluti, si è indicata
la loro incidenza percentuale in rapporto alla spesa complessiva.
La tabella seguente consente di verificare, non solo l’ammontare
dell’intervento straordinario, delle agevolazioni e degli sgravi
nell’insieme del periodo, ma anche i loro valori per ciascuna fase
omogenea, complessivamente o per medie annue. Già da questo
primo riquadro, si può osservare che la spesa per le infrastrutture e
per le facilitazioni alle iniziative produttive ha raggiunto un valore
medio annuo molto basso, pari allo 0,7% del PIL, che ha mostrato,
peraltro, un sensibile decremento negli anni ’80 e ’90. L’importo
delle agevolazioni, inoltre, non ha rappresentato più di un terzo
della spesa totale, neppure nella fase di più intensa industrializ-
zazione. Gli sgravi contributivi, infine, sono emersi con maggiore
evidenza proprio nel periodo regressivo della politica di intervento
pubblico, fino ad assumere un carattere generalizzato e ininterrotto,
che ne ha fatto smarrire il ruolo di stimolo all’industrializzazione.
Secondo gli studiosi della SVIMEZ, che hanno fornito argomen-
tazioni per una più ampia interpretazione dei dati contenuti nella
nota sulla politica degli aiuti: «Quanto ai risultati conseguiti, non
vi è dubbio (...) che il dualismo italiano, valutato in termini di pro-
dotto pro capite, si presenti ancora oggi in termini non meno gravi
che cinquant’anni fa. Tuttavia, da un lato, vi è da considerare che
tale evoluzione esprime comunque una situazione in cui il prodotto
pro capite del Mezzogiorno si è quasi quadruplicato, in termini
reali. Dall’altro lato, occorre sottolineare come questo incremento
del reddito per abitante si sia per la maggior parte realizzato nella
prima metà del periodo considerato. In una fase, cioè, di sviluppo
intenso e sostanzialmente regolare dell’economia italiana, in cui
l’intervento straordinario riuscì a dare al Mezzogiorno un sostegno
nella misura necessaria all’avvio di un processo di convergenza. È
18 SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la politica degli aiuti, cit., p. 4.
292
a partire dalla metà degli anni ’70 che tale processo mostra una so-
stanziale stasi, che dall’inizio degli anni ’90 cede il passo ad un rial-
largamento del divario. Le cause sono da ricercare nella rottura del
precedente meccanismo di sviluppo e nel passaggio ad una nuova
«fase storica», caratterizzata da una crescita dell’economia assai più
lenta e instabile. Ma è altresì vero che a tale peggioramento si è
accompagnato un progressivo, forte deterioramento dell’operatività
dell’azione pubblica di sviluppo, basata su politiche dell’offerta;
con il passaggio ad una azione prevalentemente rivolta al sostegno
dei redditi e, quindi, con l’accentuazione, in senso «patologico»,
del grado di «dipendenza» dell’economia meridionale»19.
La tabella 2 mostra l’andamento della spesa per lo sviluppo del
Mezzogiorno dal 1951 al 1998, sia in lire, a valori correnti, che in
euro, a valori costanti. Con questa elaborazione, si è ottenuto un
quadro della spesa definito anno per anno, oltre che per otto fasi
successive, aggiornato a tutto l’arco di tempo della durata dell’in-
tervento straordinario. Tali fasi compatte, come è stato indicato,
corrispondono «a periodi in cui l’intervento straordinario stesso
ha assunto connotazioni diverse con il mutare delle esigenze cui
era chiamato a far fronte e per le modifiche del quadro legislativo
e istituzionale in cui si è svolto»20.
Il primo periodo corrisponde alla partenza della Cassa, imper-
niata sulla legge n. 646/1950, che prevedeva un piano decennale
di «complessi organici» di opere straordinarie, con una dotazione
di 1.000 miliardi di lire dell’epoca, e sulla legge n. 949/1952, che
estendeva a dodici anni la durata degli interventi, con un incre-
mento del finanziamento complessivo a 1.280 miliardi di lire e una
chiara scelta di preindustrializzazione (limitata, cioè, alle opere di
trasformazione agricola e alle infrastrutture civili). Le disponibi-
lità finanziarie di questo lasso di tempo iniziale furono utilizzate,
soprattutto, per l’attuazione della riforma fondiaria e il comple-
tamento della bonifica, oltre che per la realizzazione di opere di
approvvigionamento idrico e di costruzione stradale. Il secondo
periodo corrisponde all’avvio della politica di industrializzazione, in
virtù della legge n. 634/1957, che prolungava l’attività della Cassa
al 1965, con una dotazione di risorse lievitata a 2.069 miliardi di
lire. I mezzi finanziari disponibili, quindi, furono indirizzati in
misura molto minore verso l’agricoltura, per assecondare la nuova
19 Ibidem, pp. 3-4.
20 G.E. Marciani, La spesa della Cassa e dell’Agenzia per il Mezzogiorno nei quarantatre
anni dell’intervento straordinario, cit., p. 673.
293
vocazione produttiva dell’intervento straordinario. Il terzo periodo
è contrassegnato dalla riforma della disciplina, con la legge n.
717/1965, che rinviava al 1980 la fine dell’intervento straordinario,
collegava l’iniziativa per il Mezzogiorno alle finalità della politica
di piano e puntava alla concentrazione territoriale degli aiuti. La
Cassa, dunque, in questa fase, intensificò la propria spinta, facendo
leva sulle innovazioni concettuali e strategiche dell’intervento. Il
quarto periodo è caratterizzato dal passaggio dalla mancata pro-
grammazione alla formazione delle Regioni, oltre che dalla modifica
della normativa straordinaria, con la legge n. 853/1971. L’impulso
della Cassa divenne ancora più intenso, in riferimento alla ride-
terminazione dei suoi compiti, al cambiamento del suo campo di
azione, con i «progetti speciali di interventi organici», e alla diffu-
sione degli incentivi industriali. Il quinto periodo è associato agli
effetti della legge n. 183/1976, che confermava la competenza della
Cassa per la messa in opera dei progetti speciali e dell’incentiva-
zione delle attività industriali. Tuttavia, la presenza delle Regioni
e la loro partecipazione ai procedimenti della programmazione
complicarono le modalità di svolgimento dell’intervento straordi-
nario, minandone l’efficacia: ad aggravare la situazione, per effetto
di questo cambiamento d’impostazione, contribuì lo smarrimento
sempre più evidente di alcune delle fondamentali caratteristiche
originarie della Cassa per il Mezzogiorno, come la funzione tec-
nico-progettuale e l’autonomia dal potere politico. Il sesto periodo
è contraddistinto da un insieme di provvedimenti riguardanti brevi
proroghe e rifinanziamenti, seguiti alla scadenza dell’intervento
straordinario del 1980, fino a quando, con il decreto presidenziale
del 6 agosto 1984, si disponeva lo scioglimento della Cassa. Poco
prima della decisione della soppressione e della conseguente liqui-
dazione, vi era stata una ridefinizione dell’iniziativa per il Mezzo-
giorno, con la legge n. 651/1983, che prevedeva un programma
triennale per la realizzazione di «azioni organiche di intervento».
L’incertezza di questa fase, comunque, gravò sull’insieme delle
attività, comportando una riduzione considerevole degli impegni e
delle spese effettivi. Il settimo periodo fa riferimento alle vicende
scaturite dalla legge n. 64/1986, che dettava la nuova disciplina
organica dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno, stabilendo
la sostituzione della Cassa con l’Agenzia per la promozione dello
sviluppo del Mezzogiorno, dotata di nuovi compiti. Tali compiti
non erano più quelli di ideazione, progettazione e realizzazione
degli interventi, ma si limitavano, ormai, al finanziamento di inizia-
tive proposte e attuate da altri enti. Di conseguenza, si verificò un
294
andamento alterno delle attività, sulle quali pesavano i nuovi vincoli
istituzionali e le relative procedure, oltre che i ritardi accumulati
nella programmazione. L’ottavo periodo corrisponde alla definitiva
abolizione dell’intervento straordinario, disposta con un provvedi-
mento adottato nella fase precedente: la legge n. 488/1992, infatti,
disponeva la soppressione del Dipartimento per gli interventi
straor dinari nel Mezzogiorno e dell’Agenzia per la promozione
dello sviluppo del Mezzogiorno. Inoltre, con il decreto legislativo
n. 96/1993, si procedeva concretamente alla chiusura della gestione
straordinaria e all’avvio di un nuovo sistema di interventi ordinari
nelle «aree depresse» del territorio nazionale, con il trasferimento
alle Amministrazioni dello Stato delle relative competenze. Infine,
la legge n. 104/1995 segnava una decisa accelerazione dell’avvio
dell’intervento ordinario nel Mezzogiorno, fornendo sistematicità,
a livello normativo, agli strumenti della cosiddetta «programma-
zione negoziata». In quest’ultima fase, non restò che passare da un
sistema ad un altro e registrare la fine di un modello di sviluppo
economico.
Come è stato rilevato: «La nuova disciplina legislativa (...) va
inquadrata da un lato nel nuovo ruolo assunto dall’Unione euro-
pea per la programmazione degli interventi nelle aree depresse,
dall’altro nell’emergere di nuove forze politiche che rivendica-
vano sia un sostegno alle aree depresse del Nord, sia la fine di
un intervento ritenuto «parassitario ed inefficiente»21. Tuttavia,
l’eccessivo ottimismo instauratosi all’inizio della nuova fase delle
politiche ordinarie è stato comprovato dagli esiti rovinosi di
quella strategia, volta al superamento dell’intervento straordinario
e alla realizzazione di iniziative sorte dal basso (bottom up). La
tabella 2, come si è indicato, serve a ripercorrere interamente
questo cammino, sul versante della spesa che è stata erogata in
quasi mezzo secolo di trasferimenti finanziari per le iniziative a
favore del Mezzogiorno. Anche da questo quadro, appare in tutta
evidenza che il periodo d’oro della Cassa è stato quello dell’indu-
strializzazione vera e propria e dell’inserimento del Mezzogiorno
nelle politiche di programmazione, la cui interruzione avrebbe
avuto un effetto di non poca portata sulle sorti di questa parte
dell’Italia.
La tabella 3, d’altro canto, mostra l’andamento della spesa per
l’intervento straordinario nel Mezzogiorno (e per gli interventi
21 G. Ammassari, Legge e gestione amministrativa. Cronaca della fine dell’intervento
straordinario nel Mezzogiorno, Milano, Franco Angeli, 2004, p. 19.
295
TAB. 2. Spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno (a) e per gli interventi nelle aree
depresse (b), dal 1951 al 1998 (comprensiva delle spese di funzionamento)
Anni e periodi Intervento straordinario e
interventi nelle aree depresse
(miliardi di lire correnti)
Intervento straordinario e
interventi nelle aree depresse
(milioni di euro 2008) (c)
1951 33,4 520,7
1952 63,3 946,7
1953 101,8 1.493,4
1954 144,3 2.061,5
1955 148,0 2.056,6
1956 137,3 1.817,5
1957 133,6 1.735,0
1951-1957 (media annua) 108,8 1.518,8
1958 172,8 2.141,5
1959 183,5 2.283,6
1960 169,4 2.053,6
1961 195,0 2.296,8
1962 215,2 2.411,7
1963 226,7 2.363,0
1964 248,0 2.440,3
1965 273,0 2.574,5
1958-1965 (media annua) 117,0 2.320,6
1966 215,4 1.991,4
1967 286,5 2.596,8
1968 358,3 3.206,8
1969 425,0 3.699,9
1970 571,9 4.737,8
1966-1970 (media annua) 271,0 2.328,9
1971 520,6 4.107,4
1972 701,8 5.242,5
1973 782,5 5.296,1
1974 1.085,3 6.149,8
1975 1.704,4 8.242,7
1971-1975 (media annua) 958,9 5.807,7
1976 1.834,8 7.615,3
1977 2.198,2 7.725,3
1978 2.429,7 7.593,6
1979 2.463,9 6.653,4
1980 2.695,4 6.008,1
1976-1980 (media annua) 2.324,4 7.119,1
1981 3.153,0 5.921,0
1982 3.387,0 5.466,9
1983 5.159,0 7.241,6
1984 5.094,0 6.466,3
1985 4.827,0 5.642,0
1986 4.634,0 5.105,1
1981-1986 (media annua) 4.375,7 5.973,8
1987 4.359,5 4.590,8
1988 6.259,9 6.280,7
1989 7.034,0 6.620,0
1990 9.094,0 8.066,5
1991 8.690,0 7.243,6
296
TAB. 2. (segue) Spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno (a) e per gli interventi nel-
le aree depresse (b), dal 1951 al 1998 (comprensiva delle spese di funzionamento)
Anni e periodi Intervento straordinario e
interventi nelle aree depresse
(miliardi di lire correnti)
Intervento straordinario e
interventi nelle aree depresse
(milioni di euro 2008) (c)
1992 5.585,0 4.416,6
1993 9.117,0 6.919,2
1987-1993 (media annua) 7.162,8 6.305,3
1994 6.029,0 4.402,5
1995 13.146,0 9.111,3
1996 11.199,0 7.470,4
1997 6.796,0 4.456,1
1998 7.710,0 4.974,2
1994-1998 (media annua) 8.976,0 6.082,9
1951-1998 (media annua) 2.958,2 4.592,9
Legenda: (a) Fino al 1993, spesa della Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il
Mezzogiorno e pagamenti effettuati dallo Stato per interventi non gestiti dall’Agenzia (i dati
comprendono gli interventi realizzati da tali Enti con il finanziamento del FERS, ma non il
trasferimento alle Regioni delle risorse del FERS ad esse spettanti).
(b) Dal 1994 al 1998, pagamenti dello Stato per interventi nelle aree depresse (sez. XV
della classificazione funzionale), con esclusione della spesa per interventi finanziati con risorse
comunitarie e degli oneri per ammortamento di mutui e per pagamento di interessi.
(c) La conversione in euro 2008 è stata effettuata sulla base dei coefficienti di adeguamento
valutario elaborati dall’ISTAT (cfr. ISTAT, Il valore della moneta in Italia dal 1861 al 2008, in
«Informazioni», n. 9, 2009), dividendo i valori ottenuti per 1.936,27 (rapporto lira/euro).
Fonte: Elaborazione propria in base ai dati contenuti in CASMEZ - Agensud, Bilanci della
Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il Mezzogiorno, 1951-1993; Ministero del tesoro,
Conto riassuntivo del Tesoro al 31 dicembre, supplemento straordinario alla Gazzetta Ufficiale,
1994-1998; nonché, stime e valutazioni SVIMEZ (cfr. S. Cafiero e G.E. Marciani, Quarant’anni
di intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1989), cit., pp. 249-274; G.E. Marciani,
La spesa della Cassa e dell’Agenzia per il Mezzogiorno nei quarantatre anni dell’intervento
straordinario, cit., pp. 673-689; F. Moro, Le spese dell’Agenzia per il Mezzogiorno per categorie
economiche e per Regioni, in «Rivista Economica del Mezzogiorno», VII, n. 3, 1993, pp.
691-711; SVIMEZ, Rapporto 1998 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 310 e 312; SVIMEZ,
Rapporto 1999 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 347 e 349; SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la
politica degli aiuti, cit., pp. 3-5).
nelle aree depresse) dal 1951 al 1998, in rapporto al PIL, in termini
percentuali. Oltre al fatto che tale spesa, come si è visto, ha rag-
giunto, nel complesso del periodo, un valore medio annuo molto
modesto, pari allo 0,70% del PIL, va sottolineato che questo valore
era solo leggermente inferiore a quello conseguito negli anni tra il
1951 e il 1957 (pari allo 0,73%). Mentre, negli anni tra il 1958 e il
1965 e in quelli tra il 1966 e il 1970, non aveva subito significative
modifiche, attestandosi, rispettivamente, allo 0,74% e allo 0,70%,
nelle due fasi successive, cioè, tra il 1971 e il 1975 e tra il 1976 e
il 1980, la spesa aveva toccato una quota pari allo 0,90% del PIL.
297
TAB. 3. Spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno (a) e per gli interventi nelle aree
depresse (b), dal 1951 al 1998 (comprensiva delle spese di funzionamento), in rapporto
al PIL (in termini percentuali)
Anni e periodi Incidenza % sul PIL nazionale
1951 0,29
1952 0,51
1953 0,75
1954 1,00
1955 0,93
1956 0,79
1957 0,70
1951-1957 media annua 0,73
1958 0,86
1959 0,86
1960 0,73
1961 0,76
1962 0,74
1963 0,68
1964 0,68
1965 0,70
1958-1965 media annua 0,74
1966 0,51
1967 0,61
1968 0,71
1969 0,76
1970 0,91
1966-1970 media annua 0,70
1971 0,71
1972 0,88
1973 0,81
1974 0,89
1975 1,23
1971-1975 media annua 0,90
1976 1,05
1977 1,03
1978 0,96
1979 0,80
1980 0,70
1976-1980 media annua 0,90
1981 0,68
1982 0,62
1983 0,81
1984 0,70
1985 0,60
1986 0,51
1981-1986 media annua 0,65
1987 0,45
1988 0,57
1989 0,63
1990 0,72
1991 0,64
298
Negli anni tra il 1981 e il 1986, poi, era diminuita allo 0,65%, per
scendere nuovamente, negli anni tra il 1987 e il 1993, allo 0,57%;
tra il 1994 e il 1998, infine, la spesa aveva subito un ulteriore calo,
fermandosi allo 0,49% del PIL. Questi dati, oltre a indicare la
limitatezza delle risorse destinate agli interventi «aggiuntivi» per i
territori meridionali, servono anche a comprendere il trend di tali
flussi finanziari, come quota del PIL, evidenziando come il periodo
di maggiore intensità sia stato quello fino a tutti gli anni ’70.
La tabella 4 mostra l’andamento della spesa per lo sviluppo del
Mezzogiorno dal 1951 al 1998, secondo le medie annue di ciascun
periodo, calcolate in valori costanti (in euro 2008). In questo modo,
si ottiene quadro più chiaro delle diverse fasi – in grado di per-
mettere una valutazione sintetica dello svolgimento dell’intervento
straordinario, anche in relazione ad altri fattori relativi alla crescita
TAB. 3. (segue) Spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno (a) e per gli interventi
nelle aree depresse (b), dal 1951 al 1998 (comprensiva delle spese di funzionamento),
in rapporto al PIL (in termini percentuali)
Anni e periodi Incidenza % sul PIL nazionale
1992 0,37
1993 0,59
1987-1993 media annua 0,57
1994 0,37
1995 0,74
1996 0,60
1997 0,35
1998 0,38
1994-1998 media annua 0,49
1951-1998 media annua 0,70
Legenda: (a) Fino al 1993, spesa della Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il
Mezzogiorno e pagamenti effettuati dallo Stato per interventi non gestiti dall’Agenzia (i dati
comprendono gli interventi realizzati da tali Enti con il finanziamento del FERS, ma non il
trasferimento alle Regioni delle risorse del FERS ad esse spettanti).
(b) Dal 1994 al 1998, pagamenti dello Stato per interventi nelle aree depresse (sez. XV
della classificazione funzionale), con esclusione della spesa per interventi finanziati con risorse
comunitarie e degli oneri per ammortamento di mutui e per pagamento di interessi.
Fonte: Elaborazione propria in base ai dati contenuti in CASMEZ - Agensud, Bilanci
della Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il Mezzogiorno, 1951-1993; Ministero del
tesoro, Conto riassuntivo del Tesoro al 31 dicembre, cit.; nonché, stime e valutazioni SVIMEZ
(cfr. S. Cafiero e G.E. Marciani, Quarant’anni di intervento straordinario nel Mezzogiorno
(1950-1989), cit., pp. 249-274; G.E. Marciani, La spesa della Cassa e dell’Agenzia per il
Mezzogiorno nei quarantatre anni dell’intervento straordinario, cit., pp. 673-689; F. Moro, Le
spese dell’Agenzia per il Mezzogiorno per categorie economiche e per Regioni, cit., pp. 691-711;
SVIMEZ, Rapporto 1998 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 310 e 312; SVIMEZ, Rapporto
1999 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 347 e 349; SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la politica
degli aiuti, cit., pp. 3-5).
299
del Paese –, secondo dati aggiornati rispetto alle precedenti ela-
borazioni della SVIMEZ. Da questa tabella, in particolare, si evince
lo stacco tra il periodo di preindustrializzazione iniziale e quelli
di vera e propria attivazione e diffusione delle attività industriali
nel Mezzogiorno, nella loro diversa modalità di realizzazione. Così
come, si pone in evidenza il passaggio da una fase più intensa degli
interventi, al loro ridimensionamento, in termini assoluti, negli anni
’80 e ’90.
La figura 1 rappresenta plasticamente la spesa per l’intervento
straordinario nel Mezzogiorno e per gli interventi nelle aree de-
presse, dal 1951 al 1998, calcolata in termini percentuali sul PIL
nazionale. In questo modo, è possibile cogliere l’insieme del fe-
nomeno, pur nella sua dimensione delimitata rispetto al prodotto
interno lordo, ponendo in rilievo sia l’andamento prociclico della
TAB. 4. Spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno (a) e per gli interventi nelle aree
depresse (b), dal 1951 al 1998 (comprensiva delle spese di funzionamento): medie
annue
Periodi Intervento straordinario e interventi aree
depresse (milioni di euro 2008)
1951-1957 media annua 1.518,8
1958-1965 media annua 2.320,6
1966-1970 media annua 2.328,9
1971-1975 media annua 5.807,7
1976-1980 media annua 7.119,1
1981-1986 media annua 5.973,8
1987-1993 media annua 6.305,3
1994-1998 media annua 6.082,9
1951-1998 media annua 4.592,9
Legenda: (a) Fino al 1993, spesa della Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il
Mezzogiorno e pagamenti effettuati dallo Stato per interventi non gestiti dall’Agenzia (i dati
comprendono gli interventi realizzati da tali Enti con il finanziamento del FERS, ma non il
trasferimento alle Regioni delle risorse del FERS ad esse spettanti).
(b) Dal 1994 al 1998, pagamenti dello Stato per interventi nelle aree depresse (sez. XV
della classificazione funzionale), con esclusione della spesa per interventi finanziati con risorse
comunitarie e degli oneri per ammortamento di mutui e per pagamento di interessi.
Fonte: Elaborazione propria in base ai dati contenuti in CASMEZ - Agensud, Bilanci della
Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il Mezzogiorno, 1951-1993; Ministero del tesoro,
Conto riassuntivo del Tesoro al 31 dicembre, supplemento straordinario alla Gazzetta Ufficiale,
1994-1998; nonché, stime e valutazioni SVIMEZ (cfr. S. Cafiero e G.E. Marciani, Quarant’anni di
intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1989), cit., pp. 249-274; G.E. Marciani, La spesa
della Cassa e dell’Agenzia per il Mezzogiorno nei quarantatre anni dell’intervento straordinario,
cit., pp. 673-689; F. Moro, Le spese dell’Agenzia per il Mezzogiorno per categorie economiche e
per Regioni, cit., pp. 691-711; SVIMEZ, Rapporto 1998 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp.
310 e 312; SVIMEZ, Rapporto 1999 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 347 e 349; SVIMEZ,
Il Mezzogiorno e la politica degli aiuti, cit., pp. 3-5).
300
spesa, che il fatto significativo, legato allo spirito generale dell’ini-
ziativa volta all’industrializzazione del Mezzogiorno, di un anda-
mento maggiormente propulsivo della spesa stessa nel corso degli
anni della golden age. Infatti, a partire dalla metà degli anni ’70,
e, cioè, subito dopo la svolta della crisi petrolifera e il mutamento
dello scenario internazionale fondato sugli accordi di Bretton
Woods, si è registrato un continuo decremento della percentuale
della spesa, interrotto solo da brevi momenti di recupero.
La figura 2 mostra la spesa per l’intervento straordinario nel
Mezzogiorno e per gli interventi nelle aree depresse, dal 1951 al
1998 e la spesa per sgravi contributivi dal 1968 al 1998 (in milioni
di euro 2008). Con questa elaborazione, appare in tutta evidenza la
crescita della spesa, calcolata in valori costanti, fino alla metà degli
anni ’70, con una flessione più rilevante verso la metà del decennio
precedente. A partire dal 1975, dopo una prima consistente caduta,
l’andamento della spesa si è fatto molto frastagliato, marcando una
irregolarità del flusso delle risorse finanziarie, che si collegava ai
1,2
1,0
0,8
0,6
0,4
0,2
0
1951
1952
1953
1954
1955
1956
1957
1958
1959
1960
1961
1962
1963
1964
1965
1966
1967
1968
1969
1970
1971
1972
1973
1974
1975
1976
1977
1978
1979
1980
1981
1982
1983
1984
1985
1986
1988
1987
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
FIG. 1. Spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno e per gli interventi nelle aree
depresse, dal 1951 al 1998 (incidenza % sul PIL nazionale).
Fonte: Elaborazione propria in base ai dati contenuti in CASMEZ - Agensud, Bilanci della
Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il Mezzogiorno, 1951-1993; Ministero del tesoro,
Conto riassuntivo del Tesoro al 31 dicembre, cit.; nonché, altre stime e valutazioni SVIMEZ
(cfr. S. Cafiero e G.E. Marciani, Quarant’anni di intervento straordinario nel Mezzogiorno
(1950-1989), cit., pp. 249-274; G.E. Marciani, La spesa della Cassa e dell’Agenzia per il
Mezzogiorno nei quarantatre anni dell’intervento straordinario, cit., pp. 673-689; F. Moro, Le
spese dell’Agenzia per il Mezzogiorno per categorie economiche e per Regioni, cit., pp. 691-711;
SVIMEZ, Rapporto 1998 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 310 e 312; SVIMEZ, Rapporto
1999 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 347 e 349; SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la politica
degli aiuti, cit., pp. 3-5).
301
mutamenti intervenuti negli indirizzi e nella gestione dell’intervento
straordinario. In questa figura, inoltre, vengono introdotti gli sgravi
contributivi – concessi a partire dal 1968 –, che hanno seguito un
trend diverso da quello della spesa e, come è stato rilevato, hanno
conosciuto gli incrementi più significativi proprio nelle fasi critiche
dell’intervento straordinario, fino a perdere ogni legame con ade-
guati criteri di selettività e a divenire del tutto ininfluenti ai fini
dell’impulso alla crescita dell’apparato produttivo meridionale. Gli
ultimi anni considerati hanno registrato un calo verticale di questa
forma di sgravio, che ha raggiunto livelli minimi.
La figura 3 mostra le spese della Cassa e dell’Agenzia per il
Mezzogiorno dal 1951 al 1993, per tipologia di intervento (in
milioni di euro 2008). In questo elaborato, si possono verificare
gli andamenti diversificati dei flussi finanziari destinati ai settori
9.000
8.000
7.000
6.000
5.000
4.000
3.000
2.000
1.000
0
1951
1952
1953
1954
1955
1956
1957
1958
1959
1960
1961
1962
1963
1964
1965
1966
1967
1968
1969
1970
1971
1972
1973
1974
1975
1976
1977
1978
1979
1980
1981
1982
1983
1984
1985
1986
1988
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
Intervento straordinario
e interventi aree de
p
resse Sgravi contributivi
1987
FIG. 2. Spesa per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno e per gli interventi nelle aree
depresse dal 1951 al 1998, spesa per sgravi contributivi dal 1968 al 1998 (in milioni
di euro 2008).
Fonte: Elaborazione propria in base ai dati contenuti in CASMEZ - Agensud, Bilanci della
Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il Mezzogiorno, 1951-1993; Ministero del tesoro,
Conto riassuntivo del Tesoro al 31 dicembre, cit.; INPS, Dati di Bilancio per gli sgravi sugli oneri
sociali, 1968-1998; nonché, altre stime e valutazioni SVIMEZ (cfr. S. Cafiero e G.E. Marciani,
Quarant’anni di intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1989), cit., pp. 249-274;
G.E. Marciani, La spesa della Cassa e dell’Agenzia per il Mezzogiorno nei quarantatre anni
dell’intervento straordinario, cit., pp. 673-689; F. Moro, Le spese dell’Agenzia per il Mezzogiorno
per categorie economiche e per Regioni, cit., pp. 691-711; SVIMEZ, Rapporto 1998 sull’economia
del Mezzogiorno, cit., pp. 310 e 312; SVIMEZ, Rapporto 1999 sull’economia del Mezzogiorno, cit.,
pp. 347 e 349; SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la politica degli aiuti, cit., pp. 3-5).
302
fondamentali dell’intervento straordinario. La spesa per infrastrut-
ture (infrastrutture generali, infrastrutture specifiche per i settori
produttivi, altre destinazioni simili) ha costituito l’impegno più
cospicuo, che ha presentato una tendenza in forte crescita durante
la fase di preindustrializzazione, ma che, dopo una comprensibile
contrazione nel corso degli anni di avvio dello sviluppo industriale,
ha ripreso un trend incrementale, verso la fine degli anni ’60, e,
dopo una flessione al momento della crisi petrolifera, ha conti-
nuato ad aumentare, fin quasi al termine degli anni ’70. Il periodo
successivo, escluso un picco di massima intensità nel 1983, è stato
contrassegnato da una caduta di questo tipo di intervento. A loro
volta, i contributi ai settori produttivi (contributi in conto capitale
all’agricoltura, all’industria, al turismo, all’artigianato e alla pesca,
contributi in conto interessi all’industria, contributo case lavoratori
e contributi per contratti di programma) sono cresciuti via via –
6.000
5.000
4.000
3.000
2.000
1.000
0
1951
1952
1953
1954
1955
1956
1957
1958
1959
1960
1961
1962
1963
1964
1965
1966
1967
1968
1969
1970
1971
1972
1973
1974
1975
1976
1977
1978
1979
1980
1981
1982
1983
1991
1992
1993
1984
1985
1986
1987
1988
1989
1990
Interventi per infrastrutture
Interventi creditizi e partecipazioni
Contributi ai settori produttivi
Altri interventi
FIG. 3. Spese della Cassa e dell’Agenzia per il Mezzogiorno dal 1951 al 1993, per tipologia di
intervento (in milioni di euro 2008).
Fonte: Elaborazione propria in base ai dati contenuti in CASMEZ - Agensud, Bilanci della
Cassa per il Mezzogiorno e dell’Agenzia per il Mezzogiorno, 1951-1993; Ministero del tesoro,
Conto riassuntivo del Tesoro al 31 dicembre, cit.; nonché, altre stime e valutazioni SVIMEZ (cfr.
S. Cafiero e G.E. Marciani, Quarant’anni di intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-
1989), cit., pp. 249-274; G.E. Marciani, La spesa della Cassa e dell’Agenzia per il Mezzogiorno
nei quarantatre anni dell’intervento straordinario, cit., 1993, pp. 673-689; F. Moro, Le spese
dell’Agenzia per il Mezzogiorno per categorie economiche e per Regioni, cit., pp. 691-711;
SVIMEZ, Rapporto 1998 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 310 e 312; SVIMEZ, Rapporto
1999 sull’economia del Mezzogiorno, cit., pp. 347 e 349; SVIMEZ, Il Mezzogiorno e la politica
degli aiuti, cit., pp. 3-5).
303
con un’interruzione a metà degli anni ’60 – fino al 1970, quando
sono arrivati a superare il livello delle spese per investimento. Tut-
tavia, dopo un deciso calo nel 1971, hanno raggiunto la loro punta
massima nel 1975. Negli anni successivi, questa tipologia di spesa
ha subito una notevole diminuzione, fino all’inizio degli anni ’80,
quando ha preso a seguire un trend altalenante, per calare nuova-
mente nei primi anni ’90. Gli interventi creditizi e le partecipazioni,
poi, hanno avuto un andamento molto meno vario, conservando
un livello contenuto per tutto il periodo considerato. In partico-
lare, dopo una fase iniziale significativa e dopo aver mantenuto un
livello superiore a quello dei contributi forniti ai settori produttivi,
fino quasi alla prima metà degli anni ’60, questo tipo di spesa si
è ridotta progressivamente, a partire dai primi anni ’70, eccetto in
alcuni brevi momenti di recupero. Le altre forme di finanziamento,
infine, si sono limitate a svolgere un ruolo tra la fine degli anni ’80
e il principio degli anni ’90.
Nel complesso, come si è osservato, la spesa per l’intervento
straordinario ha assunto un particolare valore nel corso dell’epoca
della modernizzazione del Mezzogiorno, corrispondente al periodo
«dorato» dell’economia europea, contrassegnato dal pieno sviluppo
del processo di industrializzazione di massa. Tuttavia, i livelli mag-
giori della spesa sono stati conseguiti a partire dagli anni ’70, pre-
sumibilmente a causa della moltiplicazione dei centri di spesa – in
particolare, con l’avvento delle Regioni – e del mutamento generale
delle condizioni di stabilità, con la diffusione di un’inflazione di
natura strutturale, legata al fenomeno esiziale dell’incremento fuori
misura del debito pubblico. A questo punto, va sottolineato un ele-
mento di fondo, di carattere metodologico, riguardante l’importanza
dei dati statistici e delle serie fornite dalla SVIMEZ, nel corso di oltre
un sessantennio di attività. In tal modo, si può porre in evidenza
il valore delle informazioni relative alla Cassa per il Mezzogiorno
(e all’Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno),
che sono state raccolte ed elaborate in questo lavoro, con l’apporto
di nuove figure e tabelle, offrendo un quadro macroeconomico
di lungo periodo sull’andamento della spesa per il Mezzogiorno.
Queste fonti, tradizionalmente riportate nel Rapporto annuale della
SVIMEZ, ma anche in altre pubblicazioni fondamentali, come i vo-
lumi di statistiche pubblicati in occasioni di particolare rilievo22 (o
22 Cfr. SVIMEZ, Un secolo di statistiche italiane Nord e Sud, 1861-1961, Roma, 1961;
SVIMEZ, Statistiche sul Mezzogiorno d’Italia, 1861-1953, Roma, 1954; SVIMEZ, Un quarto di
secolo nelle statistiche Nord e Sud, 1951-1976, Milano, Giuffrè, 1978. La SVIMEZ, inoltre, ha
304
come i saggi, già ricordati, di Cafiero, Marciani, Moro, Padovani e
Bianchi), rappresentano strumenti di grande utilità e interesse per
la comprensione dell’evoluzione dell’economia del Paese, nella sua
articolazione territoriale. Tale considerazione, di per sé già positiva,
non deve, però, sminuire la necessità di una piena valorizzazione
delle ricostruzioni quantitative (e delle relative valutazioni quali-
tative) della SVIMEZ, che rivestono una rilevanza assoluta anche
dal punto di vista storiografico, soprattutto nel campo della storia
economica dell’Italia contemporanea. Infatti, i materiali statistici,
le banche dati e le serie storiche ripartizionali predisposte dalla
SVIMEZ, troppo spesso trascurate su questo piano di indagine di
non breve durata, hanno un significato precipuo, in quanto sono
il frutto di dati e documenti originali, disponibili – come nel caso
delle informazioni sulla spesa scaturita dall’intervento straordina-
rio – per tutti gli anni considerati e, quindi, privi dell’artefazione
propria delle analisi basate su procedimenti di interpolazione, più
che sulle evidenze reali e sui fatti economici nel loro concreto di-
venire. Per queste ragioni, le elaborazioni della SVIMEZ dovrebbero
entrare a far parte, con maggiore usualità e a pieno titolo, della
cassetta degli attrezzi degli storici economici e degli altri studiosi
interessati all’analisi dei fenomeni di lungo periodo, in particolare,
di quelli riguardanti lo sviluppo economico.
3. Il ruolo della Cassa nella modernizzazione del Mezzogiorno
Oltre ai dati precedenti, come quelli riguardanti il rapporto tra
la spesa e il PIL e quelli relativi alle medie della spesa effettuate per
periodi omogenei, vi sono altri indicatori, di carattere più generale,
in grado di mostrare in che modo la Cassa per il Mezzogiorno abbia
contribuito allo sviluppo economico dei territori meridionali. Anche
in questo caso, si può far riferimento alle elaborazioni della SVIMEZ
e, nella fattispecie, al Rapporto 2009 sull’economia del Mezzogiorno23,
che presenta un approfondito esame del divario tra il Nord e il Sud,
nel periodo che va dal 1951 al 2008. Con questo Focus, si tende a
porre in rilievo che, anche se in tutto l’arco di tempo considerato il
divario di crescita non è stato ridotto – infatti, mentre nel 1951 tale
deciso di pubblicare un nuovo volume, dal titolo 150 anni di statistiche italiane: Nord e Sud,
1861-2011, in occasione del centocinquantenario dell’unificazione italiana.
23 Cfr. SVIMEZ, Rapporto 2009 sull’economia del Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino,
2009.
305
gap era pari al 47%, in termini pro capite, nel 2008 si attestava al
41% –, l’area meridionale si è sviluppata quasi allo stesso ritmo del
resto del Paese (al 3,1% annuo, a prezzi costanti, contro il 3,4%) e,
soprattutto, nel quarto di secolo iniziale di tale epoca, ha condotto
una vera e propria modernizzazione della struttura produttiva, otte-
nendo un netto miglioramento delle condizioni economiche e sociali
della popolazione dei propri territori24. Infatti, come è stato notato,
a proposito degli anni dal 1951 al 1973: «in questo periodo si regi-
stra un sostanziale recupero da parte delle Regioni del Mezzogiorno,
il cui divario con quelle del Centro-Nord si riduce di 6 punti per-
centuali, passando, in termini di PIL pro capite a prezzi correnti,
dal 53,4% al 59,7% (...). Se quindi nella prima fase le Regioni del
Mezzogiorno partecipano pienamente al processo di convergenza
delle aree più povere verso quelle più ricche del Paese, dalla prima
metà degli anni ’70 questo processo si arresta, per riprendere, con
molta lentezza, nella seconda parte degli anni ’90 (...). Nel primo
periodo si assiste al processo di catching up delle Regioni del Mez-
zogiorno che, insieme alle Regioni ancora arretrate del Centro-Nord,
come Veneto, Friuli, Marche, riducono i divari con le Regioni del
Nord-Ovest»25. Questi fenomeni sono rappresentati nella figura 4,
contenuta nello stesso Focus sulla persistenza del divario tra il Nord
24 Cfr. Ibidem, p. 65.
25 Ibidem, p. 67. L’analisi del Focus prosegue (p. 67 e p. 69), ponendo in evidenza che:
«In questi anni si registra in queste aree un rapido aumento del prodotto per addetto, con-
seguente al diffondersi di una struttura industriale caratterizzata da una elevata produttività
in un’economia ancora prevalentemente agricola. Il prodotto per addetto (a prezzi costanti)
cresce, nel periodo 1951-1973, del 5,2% annuo, il 5% nel resto del Paese (...). La transizione
verso un’economia moderna non avviene nel Mezzogiorno con un aumento dell’occupazione:
al contrario il numero di unità di lavoro diminuisce nel trasferimento dal settore agricolo a
quello industriale e dei servizi, mentre aumenta l’esodo emigratorio di chi non trova lavoro
nei nuovi comparti in crescita (...). Nel complesso l’occupazione diminuisce nel Mezzogiorno
dello 0,4% annuo, mentre al contrario si incrementa dello 0,3% nel Centro-Nord. Nello
stesso periodo la popolazione residente aumenta nel Mezzogiorno la metà del resto del
Paese (rispettivamente 0,4% e 0,8% annuo) (...). Conseguentemente si accresce il divario
in termini di tasso di occupazione, che quindi dà un contributo negativo alla riduzione del
differenziale di prodotto pro capite. Nella prima metà degli anni ’70 il processo di catching
up del Mezzogiorno si interrompe, e si allarga il divario con il resto del Paese. Alla più
bassa dinamica della produttività, che rimane simile a quella del Centro-Nord, si affianca
la crescita degli occupati, mentre si interrompe il flusso migratorio (...). Dalla seconda
metà degli anni ’90 vi è una modesta riduzione del divario (...). Responsabile è sia un lieve
recupero relativo di produttività (a prezzi correnti), sia anche un innalzamento relativo del
tasso di occupazione, anche a seguito di una moderata ripresa del flusso di emigrazione dal
Sud verso il Nord (...). Dal 1995 al 2008 la produttività (a prezzi correnti) cresce del 3,3%
l’anno al Sud, del 3% nel resto del Paese, mentre l’occupazione cresce dello 0,6% (0,9%
nel Centro-Nord)».
306
e il Sud, insieme ad altre figure e tabelle della SVIMEZ di notevole
interesse26.
Attraverso queste elaborazioni, si conferma la vitalità del Mez-
zogiorno in un periodo cruciale, non solo per l’Italia, come quello
della golden age, durante il quale gli andamenti estremamente
favorevoli dell’economia internazionale, in particolare di quella
europea, hanno dato impulso alla convergenza anche all’interno
del nostro Paese, fornendo alle Regioni meridionali l’opportunità
di una modernizzazione legata al processo di sviluppo industriale.
Tuttavia, questo risultato epocale non si sarebbe prodotto, senza
una strategia macroeconomica, volta espressamente alla riduzione
del divario. Senza l’apporto dell’intervento straordinario e il ruolo
propulsivo svolto dalla Cassa fino agli anni ’70, il Mezzogiorno
difficilmente avrebbe potuto realizzare le performances di cui si è
reso protagonista, affrontando un tema che era rimasto irrisolto
anche dopo il take-off settentrionale e che riguardava la necessità
di una trasformazione della propria struttura produttiva in dire-
26 Come è stato indicato nel Focus del Rapporto 2009: «L’analisi è basata su un’attenta
ricostruzione da parte della SVIMEZ delle serie storiche ripartizionali riguardanti prodotto,
popolazione, occupazione, redditi e costo del lavoro nel periodo 1951-2008» (SVIMEZ, Rap-
porto 2009 sull’economia del Mezzogiorno, cit., p. 65).
35.000
30.000
25.000
20.000
15.000
10.000
5.000
0
62
60
58
56
54
52
50
Euro 2008
Mezzogiorno in % del Centro-Nord
1951
1954
1957
1960
1963
1966
1969
1972
1975
1978
1981
1984
1987
1990
1993
1996
1999
2002
2005
2008
Centro-Nord Mezzo
iorno Mezzo
iorno in % del centro-Nord
FIG. 4. Andamento del PIL pro capite del Mezzogiorno e del Centro-Nord dal 1951 al 2008;
valori assoluti (scala a destra) e livello del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord (scala
a sinistra).
Fonte: SVIMEZ, Rapporto 2009 sull’economia del Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 2009,
p. 66.
307
zione di una estesa industrializzazione e di un profondo migliora-
mento, anche in virtù di questo stesso processo di sviluppo, delle
proprie condizioni economico-sociali. Il fenomeno dell’accumula-
zione produttiva, dunque, rappresentava l’elemento fondamentale
per aumentare la produttività e imprimere una spinta al progresso
dei territori meridionali, tanto è vero che le elaborazioni della
SVIMEZ: «mostrano come il processo di accumulazione sia stato
elevato e sempre superiore a quello registrato nel Centro-Nord
nel periodo 1951-1973. Se il tasso di accumulazione risultava
pari al 17,5% nel 1951, sugli stessi livelli di quello del Centro-
Nord (17,1%), vent’anni dopo risultava quasi doppio (32,6%
nel 1972), oltre 11 punti superiore a quello del resto del Paese
(21,1%). (...) Il processo di accumulazione si accompagna quindi
alla convergenza delle Regioni del Mezzogiorno con il resto del
Paese: l’aumento relativo degli investimenti sostiene la dinamica
positiva della produttività e quindi il recupero del differenziale
di prodotto. Quando il tasso di accumulazione cala, infatti, il gap
tende a riaprirsi»27.
Il cambiamento di scenario, intervenuto verso la metà degli
anni ’70, quando si è manifestato un andamento deludente della
dinamica degli investimenti, è stato connotato, poi, da «una
riduzione dell’intervento pubblico nel Mezzogiorno negli anni
’80 che può avere avuto effetti non positivi sull’accumulazione
di capitale»28. La svolta che ha seguito l’epoca della moderniz-
zazione, interrompendo il processo di convergenza delle Regioni
meridionali, è stata oggetto di varie spiegazioni, collegate sia alle
vicende internazionali sorte dalla crisi petrolifera, sia al muta-
mento istituzionale innescato dalla formazione delle Regioni, sia
alla soppressione delle gabbie salariali, sia alla riduzione degli
investimenti pubblici, che ad altre motivazioni. In ogni caso, il
cambiamento di strategia dell’intervento straordinario e, nella
sostanza, la conclusione dell’esperienza propulsiva della Cassa per
il Mezzogiorno ha fortemente segnato questa fase, decretando, in
questo modo, la fine dell’unico ciclo della storia unitaria, in cui si
era verificata una consistente riduzione del divario di crescita tra
il Nord e il Sud. Il primo lungo periodo della politica di inter-
vento straordinario, dagli anni ’50 agli anni ’70, ha rappresentato
un’occasione indubbia e irripetibile per lo sviluppo dell’economia
27 Ibidem, p. 73.
28 Ibidem, p. 75.
308
meridionale, che non è dipesa solamente dalle sorti magnifiche
e progressive della golden age internazionale, ma che, senza
l’apporto fondamentale della Cassa, non si sarebbe realizzata,
lasciando il Mezzogiorno in condizioni di assoluto ritardo e con-
finando il processo di crescita all’interno delle aree più avanzate,
ovvero nel Nord dell’Italia.
In altre analisi, diverse da quella della SVIMEZ, sono state ap-
profondite le tematiche di grande rilievo, riguardanti sia l’intero
periodo unitario, che, in particolare, la principale epoca di estesa
industrializzazione del Paese e delle sua aree meno sviluppate.
La figura 5 mostra gli andamenti regionali e macroregionali del
valore aggiunto pro capite, nel periodo tra il 1891 e il 2001. In
questa elaborazione, viene evidenziato il processo di convergenza
entro tre grandi aree, come il Nord-Ovest, il Centro/Nord-Est, il
Sud e le isole. Secondo questa ricostruzione, a partire dagli anni
’50, si avvia l’andamento convergente del Mezzogiorno (oltre
che del Centro/Nord-Est), dopo l’iniziale performance del Nord-
Ovest. Tuttavia, l’unica macroRegione che presenta un trend in
1,8
1,6
1,4
1,2
1,0
0,8
0,6
0,4
0,2
Italy = 1
1891 1901 1911 1921 1931 1941 1951 1961 1971 1981 1991 2001
Macroregional trends
Central/North eastern regions
Regional trends
North western regions
Southern regions
FIG. 5. Trends regionali e macroregionali del valore aggiunto pro capite nel lungo periodo,
1891-2001.
Fonte: E. Felice, Regional inequalities in Italy in the long run (1891-2001): the pattern
and some ideas to explain it, Università degli Studi di Siena, «Quaderni del Dipartimento di
Economia Politica», n. 597, giugno 2010, p. 11, <http://www.econ-pol.unisi.it/quaderni/597.
pdf>.
309
decisa crescita, fino all’inizio degli anni ’70, è proprio quella
costituita dal Sud e dalle isole. Dopo questa fase, la divergenza
riprende il sopravvento, determinando nuovamente un anda-
mento diversificato e la riapertura, in grande stile, del divario di
sviluppo italiano.
La figura 6 mostra il PIL pro capite del Sud rispetto a quello del
Nord, nel periodo tra il 1861 e il 2004, rimarcando l’evoluzione
del differenziale di sviluppo tra le due aree. Questa elaborazione
è tratta da uno studio di Vittorio Daniele e Paolo Malanima, che
è il contributo più vicino alla metodologia e ai risultati di analisi
della SVIMEZ, pur presentando una diversità di dati nella rico-
struzione delle serie storiche e nella valutazione quantitativa del
divario. A questo proposito, i due studiosi affermano che: «Nel
1951 la distinzione tra Centro-Nord e Mezzogiorno è netta: l’Italia
è un’economia dualistica. In tutte le Regioni dell’Italia Centro-
Settentrionale, ad eccezione delle Marche e dell’Umbria, il reddito
pro capite è superiore a quello medio nazionale; nella Regione
meridionale più ricca, la Campania, raggiunge appena il 68%; in
Calabria, Abruzzo, Molise e Basilicata il reddito pro capite è circa
FIG. 6. Il PIL pro capite del Sud rispetto a quello del Nord, 1861-2004.
Fonte: V. Daniele e P. Malanima, Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia
(1861-2004), in «Rivista di Politica Economica», III-IV, marzo-aprile, 2007, p. 289, <http://
www.rivistapoliticaeconomica.it/2007/mar-apr/Daniele_melanima.pdf>, <http://jus.unicz.it/
filemanager/Vittorio%20Daniele/Pubblicazioni/DanieleMalanima.pdf.
6.000
5.000
4.000
3.000
2.000
1.000
0
1860
1868
1876
1884
1892
1900
1908
1916
1924
1932
1940
1948
1956
1964
1972
1980
1988
1996
2004
Nord Sud
310
la metà di quello dell’Italia»29. Ed è proprio da quel momento30,
come si può chiaramente osservare dalla figura 7, che il divario fra
le macroRegioni, in termini di prodotto pro capite, ha cominciato a
calare, fino a ridursi notevolmente nel corso dei due decenni fra il
1953 e il 1973. Quindi, anche in base alla nitida rappresentazione
fornita da Daniele e Malanima, appare distintamente come l’unico
periodo di effettiva e consistente diminuzione del divario, nel corso
di centocinquanta anni di storia dell’Italia unita, sia stato quello
corrispondente alla golden age, quando l’intervento della Cassa per
il Mezzogiorno ha potuto dispiegare i suoi effetti più benefici.
La figura 7, tratta sempre dal lavoro di Daniele e Malanima,
mostra, da un altro punto di vista, l’evoluzione dei divari regionali
in Italia, nel periodo tra il 1891 e il 2004. I due autori, impiegando
gli indici di Williamson e di Theil per avere un quadro dell’anda-
29 V. Daniele e P. Malanima, Il prodotto delle Regioni e il divario Nord-Sud in Italia
(1861-2004), in «Rivista di Politica Economica», III-IV, marzo-aprile, 2007, pp. 280-281,
<http://www.rivistapoliticaeconomica.it/2007/mar-apr/Daniele_melanima.pdf>.
30 Secondo Daniele e Malanima: «Nel 1951 – anno in cui il divario è massimo – il
Mezzogiorno contribuisce al 22% della produzione aggregata nazionale, sebbene in esso
viva il 37% degli Italiani» (V. Daniele e P. Malanima, Il prodotto delle Regioni e il divario
Nord-Sud in Italia (1861-2004), cit., p. 289).
0,40
0,35
0,30
0,25
0,20
0,15
0,10
0,05
0
0,08
0,07
0,06
0,05
0,04
0,03
0,02
0,01
0
Williamson
Theil
1890
1900
1910
1920
1930
1940
1950
1960
1970
1980
1990
2000
Williamson Theil
FIG. 7. L’evoluzione dei divari regionali in Italia, 1891-2004.
Fonte: V. Daniele e P. Malanima, Il prodotto delle Regioni e il divario Nord-Sud in Italia
(1861-2004), in «Rivista di Politica Economica», III-IV, marzo-aprile, 2007, p. 283, <http://
www.rivistapoliticaeconomica.it/2007/mar-apr/Daniele_melanima.pdf>, <http://jus.unicz.
it/filemanager/Vittorio%20Daniele/Pubblicazioni/DanieleMalanima.pdf>.
311
mento di tali disparità, trovano conferma alla valutazione di una
netta riduzione del divario nei due decenni iniziali della seconda
metà del Novecento: «L’andamento dei due indici è simile e con-
sente d’individuare almeno tre fasi caratterizzanti l’evoluzione dei
divari. Nella prima fase, che va dal 1891 alla fine della Seconda
Guerra Mondiale, le ineguaglianze regionali (...) si approfondiscono
e si consolidano. L’indice di squilibrio triplica (...) segnalando un
netto processo di divergenza. Raggiunto il massimo nei primi anni
’50, l’indice comincia a diminuire. Due date possono, approssima-
tivamente, racchiudere il processo di convergenza tra le Regioni
italiane: il 1953 e il 1973. Si tratta di una fase di convergenza le
cui dinamiche sono ampiamente documentate dagli studi empirici
e che comprende il periodo di più intensa crescita dell’economia
nazionale (...). Questa fase s’interrompe bruscamente in coincidenza
con il primo shock petrolifero. Segue la quarta fase, dal 1973 ad
oggi, in cui si registra un aumento delle disuguaglianze»31.
Infine, un’ultima elaborazione, realizzata da Riccardo Faini,
Giampaolo Galli e Curzio Giannini con l’impiego dei dati
dell’ISTAT e della SVIMEZ, consente di disporre di una rappresen-
tazione sintetica dei fondamentali elementi di informazione, riferiti
allo sviluppo economico del Mezzogiorno nella seconda metà del
Novecento. La tabella 5 mostra, infatti, i principali indicatori del
rapporto tra il Sud e il Centro-Nord dal 1951 al 1990 (in termini
percentuali). Secondo l’analisi della Banca Mondiale, che ha ri-
portato una versione riassuntiva della stessa tabella nel suo World
Development Report 2009: «The total annual expenditures of the
Cassa rose to a peak of 3,750 billion lire (US$4.5 billion) in 1976,
declining to 2,650 billion lire (US$2.1 billion) in 1991, and collap-
sing afterward. The money had little effect on economic indicators
in the Mezzogiorno»32. Nella tabella seguente, sono riportati i dati
relativi: alla popolazione, al PIL, al consumo e agli investimenti fissi,
con riferimento alla quota rappresentata dal Sud rispetto all’Italia
nel suo complesso, per ciascun decennio della seconda metà del
XX secolo; così come, sono indicati altri dati per lo stesso periodo,
riguardanti il PIL pro capite e il consumo pro capite, come percen-
tuale del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord, nonché gli inve-
31 Ibidem, pp. 282-283.
32 AA.VV, Italy’s intervento straordinario: an unexpected response to falling transport
costs, in World Development Report 2009. Reshaping Economic. Geography, Washington
DC, The International Bank for Reconstruction and Development-The World Bank, p. 184,
<http://siteresources.worldbank.org/INTWDR2009/Resources/4231006-1225840759068/
WDR09_bookweb_2.pdf>.
312
TAB. 5. Il Sud e il Centro-Nord: i principali indicatori dal 1951 al 1990 (in termini percen-
tuali)
1951-60 1961-70 1971-80 1981-90 1990
Share of South in Italian
- population 37,2 36,0 35,1 36,1 36,6
- GDP 24,4 24,1 24,1 24,7 24,7
- consumption 28,1 28,2 27,9 29,9 30,3
- fixed investment 26,1 29,0 31,2 29,0 26,9
South/Centre-North
- GDP per capita 54,5 56,6 58,6 58,2 56,7
- consumption per capita 66,2 70,0 71,4 75,4 75,1
Investment/output
South
- whole economy 22,4 25,6 26,0 24,5 22,0
- industry 14,7 20,6 24,5 22,8 22,0
Centre-North
- whole economy 20,3 20,0 18,2 19,7 19,6
- industry 21,3 16,9 13,8 17,4 18,6
Net imports/GDP
- South 15,4 17,9 20,0 20,8 20,3
- Centre-North -2,8 -4,8 -3,9 -5,2 -6,0
- Italy 1,6 1,8 1,8 1,2 0,5
Unemployment rate
- South 9,1 6,4 9,6 16,3 19,7
- Centre-North 6,8 4,5 5,2 7,6 6,5
Employment shares
South
- agricolture 49,1 35,9 27,3 18,1 15,6
- industry 23,1 29,1 29,3 23,4 21,8
- private services 18,4 22,3 26,7 38,2 41,5
- public sector services 9,4 12,7 16,7 20,3 21,0
Centre-North
- agricolture 31,1 18,6 10,4 8,4 6,9
- industry 34,5 40,9 41,3 34,6 33,1
- private services 24,4 28,8 33,1 40,3 43,1
- public sector services 9,5 11,7 15,2 16,7 16,9
Fonte: R. Faini, G. Galli e C. Giannini, Finance and development: the case of Southern
Italy, in A. Giovannini (a cura di), Finance and development: issues and experience, Cambridge,
Cambridge University Press, 1993, p. 159.
stimenti in rapporto all’output, le importazioni nette in rapporto
al PIL, il tasso di disoccupazione e le percentuali di occupazione,
ripartiti tra l’industria e l’intera struttura dell’economia del Sud e
del Centro-Nord. Anche da questa messe di informazioni, emerge
il ruolo strategico, ai fini dello sviluppo del Mezzogiorno, delle at-
tività svolte durante l’arco di tempo che va dalla fine della ricostru-
313
zione alla crisi petrolifera, caratterizzato da una crescita diffusa e
da un’ampia opera di modernizzazione della struttura produttiva.
L’inserimento del problema della macroRegione meridionale nel
quadro della misurazione della crescita economica e della verifica
dell’andamento del divario ha consentito di adottare un altro punto
di vista, di carattere generale, per osservare l’esperienza della Cassa
per il Mezzogiorno e i risultati raggiunti attraverso le strutture e la
strumentazione tecnica di cui si è dotata la politica di intervento
straordinario. In questo modo, si sono potute confermare le evi-
denze emerse con l’esame dell’evoluzione della spesa erogata per
fronteggiare le esigenze di sviluppo dei territori del Sud.
4. Conclusioni
Al termine di uno sforzo di riflessione che ha provato a intro-
durre alcuni elementi metodologici e di merito inconsueti, nono-
stante l’ampia disponibilità di studi esistente, è possibile esprimere,
sulla base delle analisi finora svolte, una valutazione dell’operato
della Cassa per il Mezzogiorno e del suo ruolo strategico per lo svi-
luppo del Paese. Infatti, i giudizi che, nel corso del tempo, si sono
succeduti sull’intervento straordinario, hanno avuto, generalmente,
il limite di riguardare solamente parti separate di quest’esperienza,
di essere spesso condizionati dalle contingenze politiche ed econo-
miche o di rappresentare il frutto di pregiudizi di tipo ideologico.
Al contrario, una valutazione equilibrata della Cassa deve partire
dall’esame concreto delle vicende che l’hanno interessata nell’arco di
oltre quaranta anni di storia e deve guardare al complesso della sua
attività, senza incorrere nel pericolo, purtroppo ripetutamente spe-
rimentato, di sezionare gli ambiti, le modalità e le fasi di intervento,
a seconda dell’orientamento o delle convenienze di chi conduce un
approfondimento di questo tipo. Un’analisi obiettiva della Cassa
per il Mezzogiorno, al di fuori della contingenza e con il respiro
del lungo periodo, è il modo migliore per giungere ad un esito
adeguato, munito di fondamento storico. L’indagine fin qui svolta si
è limitata a due aspetti essenziali della intensa trama dell’intervento
straordinario: innanzitutto, la verifica dell’andamento delle spese
effettuate in tutto il periodo dell’impiego di risorse «aggiuntive» per
il miglioramento delle condizioni economiche del Mezzogiorno, con
la costruzione di serie storiche ripartizionali, in grado di definire il
contributo reale fornito alla crescita dei territori meridionali; poi,
la raccolta e il confronto degli elementi di sintesi macroeconomica
314
tratti da alcuni tra i più significativi studi sullo sviluppo del Mez-
zogiorno in rapporto alle aree più avanzate dell’Italia, allo scopo di
offrire una visione ampia ed articolata della problematica inerente
il dualismo italiano. In questo modo, da un lato, si è presentato un
quadro d’insieme dei principali fatti economici che hanno riguar-
dato lo sviluppo dell’intero Paese, nel corso di quasi mezzo secolo;
dall’altro, si è potuta compiere una valutazione più attendibile ed
efficace della Cassa e del suo impatto sull’economia meridionale.
Alla fine del primo quinquennio di attività della «Cassa per
opere straordinarie di pubblico interesse nell’Italia meridionale»,
Pietro Campilli, nella presentazione del volume che illustrava tali
iniziative, scriveva che: «Non può (...) dimenticarsi che la Cassa è
lo strumento principale e specifico della politica di risanamento e
di sviluppo delle Regioni meridionali, nella quale tutto il Paese è
impegnato con uno sforzo gigantesco e dalla quale in tanta parte
dipendono le prospettive del nostro avvenire; non può dimenticarsi
che lo strumento Cassa rappresenta una soluzione nuova ed origi-
nale dei complessi problemi organizzativi di ogni specie connessi
con l’attuazione di tale politica, per cui nulla di più giustificato
dell’interesse con il quale la sua opera è così largamente seguita
da tutto il pubblico, e nulla di più doveroso di una adeguata in-
formazione. Dalle pagine che seguono emerge con chiara evidenza
un bilancio di opere e di realizzazioni che costituisce un motivo
di guardare con serena fiducia, per quanto è stato già fatto, all’av-
venire economico del Paese (...). E tutto ciò porta, in gran parte,
l’impronta ed il nome della Cassa per il Mezzogiorno»33. Se, a così
breve distanza dalla sua costituzione, era possibile sottolineare i
diversi aspetti positivi del funzionamento della Cassa, a maggior
ragione, al termine della sua opera e dell’intero intervento straordi-
nario, appariva necessario compiere una valutazione complessiva ed
esprimere un giudizio, non semplicemente agiografico, sui risultati
di questa esperienza. A questo proposito, Salvatore Cafiero ha
manifestato un’opinione molto chiara sull’ultima fase delle «poli-
tiche speciali», sostenendo che: «Nel corso del tempo l’intervento
straordinario era venuto sempre più allontanandosi dall’ammirato
modello iniziale di azione pubblica di trasformazione ambientale
di una vasta area arretrata, per divenire strumento costoso e inef-
ficiente di spesa. Del resto, nella nuova fase apertasi con la crisi
degli anni Settanta nemmeno un intervento straordinario che avesse
33 Cassa per il Mezzogiorno, La Cassa per il Mezzogiorno. Primo quinquennio: 1950-
1955, cit., pp. VI-VII.
315
conservato la sua originaria efficienza sarebbe stato sufficiente
a introdurre nell’ambiente meridionale il più vasto e complesso
insieme di condizioni che avrebbe richiesto lo sviluppo di attività
competitive»34.
Eppure, dovendo formulare una valutazione d’insieme sull’evo-
luzione del Mezzogiorno al termine della fase propulsiva della
Cassa, non si può prescindere dai dati effettivi, che mostrano, come
si è visto, un indiscutibile progresso economico nel periodo della
golden age. Durante quell’epoca prospera, soprattutto a livello eu-
ropeo, non solo si realizzò un notevole avanzamento delle parti del
Paese che già possedevano un’armatura industriale, ma si ottenne,
contemporaneamente, il risultato, per nulla scontato, di una moder-
nizzazione della struttura economica del Mezzogiorno – attraverso
la politica delle infrastrutture, prima, e dell’industrializzazione vera
e propria, poi –, nonché, quello di un recupero del divario accu-
mulato con le restanti Regioni italiane. In questo modo, l’intervento
straordinario, indirizzato verso obiettivi macroeconomici di crescita
e retto da una tecnostruttura come la Cassa, al tempo stesso, au-
tonoma e sensibile alle scelte strategiche del Governo, si mostrò
come lo strumento più efficace e innovativo per fare dell’Italia nel
suo complesso una moderna potenza industriale. L’allontanamento
da questi esiti, nella fase successiva, dominata dalla crisi petrolifera
e dalle politiche di ristrutturazione industriale, non può oscurare
una visione accorta ed equilibrata degli eventi, che restituisce una
descrizione della Cassa per il Mezzogiorno in grado di illuminare
la strada dello sviluppo italiano del dopoguerra. La deviazione
dell’intervento straordinario verso altri sbocchi, di tipo improdut-
tivo, e, più in generale, la degenerazione delle scelte di intervento
pubblico nell’economia riguardano momenti successivi della storia
del Paese, quando la politica cominciò a penetrare nell’ambito
dell’amministrazione e della gestione, in un malinteso allargamento
degli spazi di compartecipazione e presenza territoriale, abbando-
nando il terreno degli indirizzi strategici e della governance. Tale
decadimento compromise la possibilità di completare l’opera di
trasformazione della macroRegione meridionale e di rendere ir-
reversibile la conquista dei nuovi livelli di progresso economico:
in una parola, l’unificazione economica del Paese non si realizzò,
restando a far parte del campo delle finalità desiderate dal nuovo
meridionalismo.
34 S. Cafiero, Storia dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1993), cit., pp.
143-144.
316
Tuttavia, al di là dell’epilogo infausto delle politiche per il
Mezzogiorno, è opportuno richiamare una considerazione di Pao lo
Sylos Labini, secondo cui: «In ogni modo, bisogna dire con forza
che il progresso economico delle Regioni meridionali in questo
secondo dopoguerra è stato straordinario. Il divario fra Sud e
Nord non è aumentato: sia pure limitatamente, si è ridotto (in
alcune Regioni non tanto limitatamente) e, quel che più conta,
ciò è accaduto in un periodo di rapida espansione produttiva che
ha coinvolto tutte le Regioni: la più rapida e sostenuta espansione
che il nostro Paese abbia sperimentato dopo l’Unificazione»35. La
riflessione storica sull’evoluzione economica dell’Italia, in una fase
cruciale come quella simboleggiata dalla Cassa per il Mezzogiorno,
deve tornare ad affrontare questi temi, con nuove motivazioni e
un’ispirazione scevra da pregiudizi. Non è un compito semplice,
specie dopo i ripetuti tentativi di frantumare l’assetto economico e
politico del Paese, non privi di basi di appoggio. Ciò nondimeno, a
centocinquanta anni dall’unificazione italiana, è ora di uscire dagli
stereotipi e di riprendere il cammino di una ricostruzione esaustiva
ed equilibrata, verso la quale un primo impulso può venire da una
capacità di interpretare la storia recente del Mezzogiorno alla luce
delle idee di fondo del «nuovo meridionalismo», delle strategie
di una lunga stagione dell’intervento straordinario e dei fatti che
hanno inverato questi orientamenti. In via di sintesi conclusiva,
si può ritornare ad un giudizio di Pasquale Saraceno, contenuto
nella relazione introduttiva alla «Conferenza del Mezzogiorno» del
1983, in cui faceva il punto, sulla base di una dovizia di dati ed
elaborazioni storico-economiche, sull’operato della Cassa, scrivendo
che: «L’intervento straordinario ha dato nel complesso un contri-
buto rilevantissimo al progresso che si è avuto nell’insieme delle
Regioni meridionali: si può oggi dire con fondamento che in oltre
un secolo di vita dello stato unitario non sia possibile identificare
un’altra innovazione avente l’importanza assunta dall’intervento
straordinario»36. Si può ripartire da questa considerazione, non
tanto per proporre una nuova Cassa per il Mezzogiorno, ma per
dare il respiro di una visione strategica ad una concezione meri-
dionalista, in grado di raccogliere l’insegnamento di quei tempi
«straordinari» per tracciare nuove idee di sviluppo, in un Paese che
35 P. Sylos Labini, Scritti sul Mezzogiorno (1954-2001), Manduria-Bari-Roma, Piero
Lacaita Editore, 2003, p. 286.
36 P. Saraceno, Trent’anni di intervento straordinario (1951-1980), in «Studi SVIMEZ»,
XXXVI, n. 3-4, 1983, pp. 97-98.
317
ne sente tremenda necessità. La storia economica, in particolare,
può fornire un contributo originale e innovativo ad un itinerario
di riscoperta dell’evoluzione effettiva dell’intervento straordinario,
non solo in chiave di ritorno puro e semplice al passato, ma con
l’intento di inserire sempre più questa esperienza nel filone delle
grandi opzioni di politica dello sviluppo, succedutesi dal dopo-
guerra alla globalizzazione, e di guardare ad un panorama vasto,
sia dal punto di vista temporale che da quello spaziale. In questo
modo, la concretezza di un lavoro sui dati e sulle elaborazioni di
tipo quantitativo potrà offrire nuovi spunti di analisi e di interpre-
tazione, nuovi scenari di ricerca, a chi auspica che il Mezzogiorno
non sia più una damnatio memoriae, ma una speranza di riscatto
fondata sulla parte più progredita della sua storia contemporanea.
... State funding was therefore expected to close the competitive gap between north and south (Dunford and Greco, 2007). The resulting industrialisation policies in favour of the south saw investments of about E200 billion between 1951 and 1998, of which almost 30% was in support of private investment (Lepore, 2011). ...
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The paper aims to identify the weight of, and principal dynamics in, the manufacturing and service sectors in the Italian regions, in order to better recognise and define the development paths of individual regional economies. On the basis of data published by the National Statistics Institute, a cluster analysis was carried out. The results show a differentiation in the dynamics of tertiarisation, with some regions ready to strengthen services within a virtuous cycle that also favours the development of manufacturing, while other regions appear anchored to an almost pre-industrial model, where the service sector is principally made up of the public administration.
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The role petrolchemical industry in the socioeconomic evolution of a local community: the case of Porto Torres The study analyzed the socio-economic evolution of Porto Torres, in the north of Sardinia, linked to the presence in its territory of one of the largest Italian petrochemical complexes, which began its activity in 1960. The history of the Porto Torres community in territorial and socio-economic terms was analyzed by combining the documentary evidence with that derived from statistical demographic and socio-economic indicators based on census data (1951-2011). The most significant aspects have been described with the aim of investigating the link between the socio-economic evolution of the community and the birth and decline of industrial activities. By keeping open the reflection on environmental inequalities. The industrialization process involved a profound transformation at the local level: in the first decades after the start of industrial activities, the community improved its standard of living and its social relations, as well as its relationship with the territory, which changed radically. After the decline of industrial activities starting from the 90s, combined with a progressive environmental contamination of the area, the local community is now looking for a new identity and an economic restart. Full text available online: https://www.vglobale.it/2021/06/01/lindustria-petrolchimica-e-il-caso-di-porto-torres
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Dans cette contribution, nous présentons les traces sur le terrain et dans les archives d’un bombardement survenu à Solonte dans la nuit du 12 décembre 1942. Le point de départ de cette recherche est une photographie conservée dans les archives du Musée archéologique régional Antonio Salinas, documentant la restauration d’une citerne de Solonte suite aux bombardements alliés. Nos recherches dans les archives ont permis de reconstituer la chronologie des faits et de mettre en lumière le rôle des Surintendants des Antiquités de la Sicile occidentale, Jole Bovio Marconi puis Vincenzo Tusa, pendant et après la guerre pour protéger le patrimoine culturel. Solonte, comme d’autres sites siciliens, faisait partie des sites stratégiques ayant accueilli des garnisons militaires italo-allemandes. Les événements de la Seconde Guerre mondiale sont analysés ici du point de vue de la sensibilité au patrimoine culturel et de la perception de celui-ci pendant les conflits et les périodes de paix. Nous explorons les tentatives de protection, les phases de restauration et de consolidation qui ont eu lieu depuis la guerre, jusqu’aux longues fouilles archéologiques dirigées par Vincenzo Tusa, dont on peut aujourd’hui voir le résultat en évoluant dans le parc archéologique de Solonte.
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This paper investigates the interplay between cultural traditions and policy effectiveness. It explores the differential impact of a large development program (Cassa per il Mezzogiorno), implemented for four decades, starting in the 1950s, to stimulate convergence between Italy's south and the more developed north, on municipalities with different histories. Namely, we consider a sample of municipalities located on either side of the historical border of the Kingdom of the Two Sicilies, whose legacy is considered, from Putnam onwards, to be a prime-facie cause of Southern Italy's underdevelopment. Having been part of the Kingdom of the Two Sicilies is associated with a negative impact of development policies, but only when the allocation of development funds through the Cassa per il Mezzogiorno suffered from low quality of governance and was driven by political considerations rather than by efficiency ones.
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In the second half of the twentieth century, the Italian government carried out a massive regional policy in southern Italy, through the State-owned agency ‘Cassa per il Mezzogiorno’ (1950–1986). The article reconstructs the activities of this agency, making use of its yearly reports and of national and local archives. The Cassa was effective in the first two decades, thanks to substantial technical autonomy and, in the 1960s, to a strong focus on industrial development; however, from the 1970s it progressively became an instrument of waste and misallocation. At the local level, we find significant differences between the southern regions, and correspondence between the quality of state intervention and the regional patterns of GDP and productivity.
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p>La storiografia incentrata sul tema della Cassa per il Mezzogiorno è molto ampia e si sviluppa in relazione non solo alle questioni generali riguardanti l’intervento straordinario, ma anche alle molteplici forme di articolazione settoriale e territoriale dell’iniziativa pubblica per la ripresa e lo sviluppo del Sud. Una ricostruzione puntuale delle vicende della Cassa, che per oltre un quarantennio– anche se con diversità di impostazione nelle varie fasi –ha operato come strumento delle strategie per lo sviluppo del Mezzogiorno, richiede un impegno molto approfondito. Tuttavia, anche senza effettuare una dettagliata cronistoria dell’attività dell’Ente, si può ricomporre una visione d’insieme, attraverso l’interpretazione di un modello di intervento pubblico collegato strettamente agli eventi economici concreti e all’andamento dei processi di industrializzazione che hanno interessato i territori meridionali. La scelta di una prospettiva di lungo periodo, imperniata sull’analisi dell’intervento straordinario nel suo complesso, ha permesso un giudizio più equilibrato su tutta l’epoca dell’azione “aggiuntiva” dello Stato per il recupero del divario meridionale, superando eccessive semplificazioni nella valutazione di quell’esperienza e confutando pareri sommari sui suoi risultati, spesso privi di fondamento. Al tempo stesso, una visione ampia ha fatto emergere un percorso in grado di associare il caso della Cassa per il Mezzogiorno, controverso e difficile, ma considerato anche un modello tra i più avanzati a livello internazionale, a un tema di grande importanza, come quello delle politiche di sviluppo adottate per affrontare i problemi dell’arretratezza economica e per avviare a soluzione i dilemmi del dualismo. L’analisi effettuata ha provato l’esistenza di un indiscutibile progresso economico nel periodo della golden age . Durante quell’epoca di prosperità non solo si realizzò un notevole avanzamento delle aree del Paese che già possedevano un’armatura industriale, ma si ottenne, contemporaneamente, il risultato, per nulla scontato, di una modernizzazione della struttura economica del Mezzogiorno –attraverso la politica delle opere pubbliche, prima, e dell’industrializzazione vera e propria, poi– nonché, di un recupero del divario accumulato con le regioni settentrionali. In questo modo, l’intervento straordinario, indirizzato verso obiettivi macroeconomici e guidato da una tecnostruttura come quella della Cassa, al tempo stesso autonoma e reattiva alle scelte strategiche del governo, si dimostrò lo strumento più efficace e innovativo per fare dell’Italia intera una potenza industriale. L’allontanamento da questi esiti, nella fase successiva dominata dalla crisi petrolifera e dalle politiche di ristrutturazione industriale, pur determinando una netta inversione di tendenza, non ha messo in discussione il valore dell’esperienza iniziale della Cassa per il Mezzogiorno, capace di aprire la strada alla crescita economica italiana negli anni del boom . Historiography focusing on the Cassa per il Mezzogiorno is indeed vast and developed not only in regard to the main issues concerning the extraordinary intervention, but also to the various sectorial and territorial articulations public interventions for the recovery of Southern Italy undertook. Achieving a punctual reconstruction of the goings-on of the Cassa, an istitution that, for more than forty years –despite some differences in planning during its various phases– operated as an instrument to implement the strategies focusing on developing Southern Italy, requires a very deep commitment. However, an effective overall view can be reconstructed by interpreting a public intervention model strictly linked to the concrete economic events and to the trends of those industrial processes implemented in Southern Italy, even without going through a detailed chronicle of this entity. The choice of a long-term perspective, focused on the analysis of the extraordinary intervention in its entirety, allowed for a more balanced evaluation of all the era regarding the “supplementary” actions the Italian State carried out to bridge the gap of its Southern regions, going beyond the exaggerated simplifications plaguing the evaluations of such an experience and confuting those hasty, often baseless, judgments on the results it achieved. At the same time, a wide viewpoint on the matter let a research path emerge, able to link the specific case of the Cassa per il Mezzogiorno, itself difficult and controversial, while being considered one of the most advanced models internationally, with a very significant theme, such as the development policies implemented to tackle the problems of economic backwardness and to begin solving the dilemmas brought by the dualism. The analysis which was carried out proved the existence of an unquestionable economic progress during the golden age . In that era of prosperity, not only did the areas in Italy already possessing a significant industrial presence experience significant advancement, all the while, the result, by no means granted, of a modernized economic structure in Southern Italy was achieved –first through a policy focused on public works and then by true forms of industrialization– and of a significant recovery of the gap the area had towards the Northern regions of Italy. Thus, the extraordinary intervention, focused on macroeconomic goals and driven by a technical structure such as the Cassa, itself autonomous and reacting towards governmental choices at the same time, revealed itself to be the most effective and innovative tool in turning the whole of Italy into an industrial power. The departure from such results in the following phase, dominated by the oil crisis and by the policies of industrial reconstruction, despite triggering a significant trend inversion, never questioned the value of the Cassa per il Mezzogiorno’s initial experience, which was able to open and show the way to economical growth, during the Italian boom years.</p
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By making the most of a newly-available large set of historical statistics, the paper outlines the main features of Italy’s «modern economic growth» from Unification (1861) until the present day (2011). Alongside national GDP estimates, we also discuss regional disparities, living standards and inequality of personal income distribution. Over the long run, Italy successfully caught up with the most advanced economies, and did so in a virtuous manner: despite the persistence of the regional imbalance, at the national level economic growth was accompanied by a secular decline in income inequality. This pattern has come to a halt: during the last two decades, stagnation in GDP per capita has been mirrored by an unprecedented decline in productivity; southern regions have further lagged behind the rest of the country, and income inequality is on the rise. Italy has entered a phase of relative economic decline.
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With the end of the celebrations marking the 150th anniversary of the unification of Italy, the availability of a large body of new historical statistical data calls for a redefinition of the features of Italian economic growth. The paper presents new estimates – at both national and regional level – of Italy’s GDP from 1861 to 2011; we discuss their interpretation in the light of the changes in the institutions, in technological regimes and in the broader international context. In contrast with its successful long-term performance, Italy’s economic growth has slackened since the 1990s and has now come to a halt. The paper deals with the question of whether fears that the country is on the road to economic decline are grounded. The answer is an affirmative one. Part of the problem is southern Italy’s inability to converge towards the more virtuous part of the country.
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Full-text available
By making the most of a newly-available large set of historical statistics, the paper outlines the main features of Italy’s modern economic growth from unification (1861) until the present day (2011). Alongside national GDP estimates, regional inequality, living standards and inequality of personal income distribution are also discussed. Over the long run, Italy successfully caught up with the most advanced economies, and did so in a virtuous manner: while the regional imbalance persisted, at the national level economic growth was accompanied by a secular decline in income inequality. This pattern has come to a halt: during the last two decades, stagnation in GDP per capita has been mirrored by an unprecedented decline in productivity; southern regions have further lagged behind the rest of the country, and income inequality is on the rise. Italy has entered a phase of rapid relative economic decline.
Il nuovo intervento straordinario per il Mezzogiorno Dalla Cassa per il Mezzogiorno al nuovo intervento straordinario, Bologna, Il Mulino, 1988; A. D'Aimmo, La politica della Cassa per il Mezzogiorno dal 1950 ad oggi
  • G Marongiu E
  • C Di Gaspare
  • Riviello
Marongiu e G. Di Gaspare (a cura di), Il nuovo intervento straordinario per il Mezzogiorno, Milano, Franco Angeli, 1988; C. Riviello, Dalla Cassa per il Mezzogiorno al nuovo intervento straordinario, Bologna, Il Mulino, 1988; A. D'Aimmo, La politica della Cassa per il Mezzogiorno dal 1950 ad oggi, Chieti, Kappa, 1989; R. Vaccaro, Intervento pubblico e Mezzogiorno, Padova, CEDAM, 1989; M. Annesi, A. Claroni (a cura di), La nuova disciplina dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1990; A. Lepore, La questione meridionale prima dell'intervento straordinario, Manduria-Bari-Roma, Piero Lacaita Editore, 1991; M.
e 312; SVIMEZ, Rapporto 1999 sull'economia del Mezzogiorno
  • Cfr
  • Rapporto Svimez
  • Del Mezzogiorno
  • Il Bologna
  • Mulino
15 Cfr. SVIMEZ, Rapporto 1998 sull'economia del Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1998, pp. 310 e 312; SVIMEZ, Rapporto 1999 sull'economia del Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1999, pp. 347 e 349.
A. Lepore, La questione meridionale prima dell'intervento straordinario
  • M Annesi
  • A Claroni
M. Annesi, A. Claroni (a cura di), La nuova disciplina dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1990; A. Lepore, La questione meridionale prima dell'intervento straordinario, Manduria-Bari-Roma, Piero Lacaita Editore, 1991; M. Annesi e C. Modica, Intervento pubblico nel Mezzogiorno, Bologna, CEDAM, 1992;
Quarant'anni di intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1989), in «Rivista Economica del Mezzogiorno»
  • S Cfr
  • G E Cafiero E
  • Marciani
Cfr. S. Cafiero e G.E. Marciani, Quarant'anni di intervento straordinario nel Mezzogiorno (1950-1989), in «Rivista Economica del Mezzogiorno», V, n. 2, 1991, pp. 249-274.
La spesa della Cassa e dell'Agenzia per il Mezzogiorno nei quarantatre anni dell'intervento straordinario
  • G E Cfr
  • Marciani
Cfr. G.E. Marciani, La spesa della Cassa e dell'Agenzia per il Mezzogiorno nei quarantatre anni dell'intervento straordinario, in «Rivista Economica del Mezzogiorno», VII, n. 3, 1993, pp. 673-689;
Le spese dell'Agenzia per il Mezzogiorno per categorie economiche e per Regioni
  • F Moro
F. Moro, Le spese dell'Agenzia per il Mezzogiorno per categorie economiche e per Regioni, cit., pp. 691-711;
310 e 312; SVIMEZ, Rapporto 1999 sull'economia del Mezzogiorno
  • Cfr
  • Svimez
Cfr. SVIMEZ, Rapporto 1998 sull'economia del Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1998, pp. 310 e 312; SVIMEZ, Rapporto 1999 sull'economia del Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino, 1999, pp. 347
Elaborazione propria in base ai dati contenuti in CASMEZ-Agensud, Bilanci della Cassa per il Mezzogiorno e dell'Agenzia per il Mezzogiorno
  • Fonte
Fonte: Elaborazione propria in base ai dati contenuti in CASMEZ-Agensud, Bilanci della Cassa per il Mezzogiorno e dell'Agenzia per il Mezzogiorno, 1951-1993;
Reshaping Economic. Geography, Washington DC, The International Bank for Reconstruction and Development-The World Bank
  • A A Vv
AA.VV, Italy's intervento straordinario: an unexpected response to falling transport costs, in World Development Report 2009. Reshaping Economic. Geography, Washington DC, The International Bank for Reconstruction and Development-The World Bank, p. 184, <http://siteresources.worldbank.org/INTWDR2009/Resources/4231006-1225840759068/ WDR09_bookweb_2.pdf>.