Project

higher education policies

Updates
0 new
0
Recommendations
0 new
0
Followers
0 new
0
Reads
0 new
5

Project log

Antonio Banfi
added a research item
In the following pages, I will try to explain to non-Italian readers how academic recruitment works in Italy, and to illustrate its key aspects. It is not an easy task, as we are facing an extremely complex system, suffering from chronical lack of stability. For this reason, I will not go too deeply into details,1 hoping to give nonetheless a sufficiently accurate picture of its architecture. Also published in , in R. Cavallo Perin, G. M. Racca, C. Barbati (cur.), Il reclutamento universitario in Europa, Napoli, pp. 43-52, ISBN 9788863429718.
Antonio Banfi
added 4 research items
Le note che seguono sono dedicate al disegno dell’attuale sistema di reclutamento accademico nel nostro Paese. In particolare, intendo richiamare l’attenzione del lettore su alcuni punti critici, che richiederebbero a mio avviso l’adozione sia di taluni correttivi, sia – nel più lungo periodo – di un «metodo» diverso nel governo della macchina dell’università e della ricerca. Also published in R. Cavallo Perin, G. M. Racca, C. Barbati (cur.), Il reclutamento universitario in Europa, Napoli, pp. 27-42, ISBN 9788863429718.
Il presente lavoro ha l’obiettivo di analizzare le decisioni e le regole che hanno determinato tanto l’ammontare del finanziamento del sistema universitario nazionale quanto i criteri di allocazione fra le singole sedi universitarie; nell’ultimo ventennio, ma con un’attenzione particolare agli anni successivi al 2008, anni nei quali si sono registrati notevoli cambiamenti. Al tempo stesso si intende valutare – almeno in parte - l’impatto di queste regole. In particolare si cercherà di discutere se e in che misura tali regole rispondano effettivamente a criteri che premiano il “merito” dei soggetti coinvolti e quanto siano in grado di soddisfare il notevole “bisogno” di istruzione terziaria nel nostro paese.
Vorrei tentare, nelle righe che seguono, di rispondere ad alcune delle osser-vazioni critiche avanzate da Luisa Ribolzi nella sua recensione al volume di cui sono coautore, dedicato alla valutazione delle scienze umane (e sociali) 1 , apparsa nel fascicolo 1/2015 di Scuola Democratica. Desidero anzitutto precisare che non penso che una valutazione «giusta» sia impossibile; né penso che di per sé gli strumenti di valutazione siano nocivi. Il principale obiettivo che avevo in mente quando ho scritto il capitolo del volume relativo alla valutazione quantitativa delle scienze umane e sociali, era quello di suonare un allarme: non vorrei, infatti, che alla crisi strutturale di larga parte di tali discipline, si aggiungesse il rischio di favorire, attraverso strumenti di valu-tazione non correttamente usati o mal disegnati, il proliferare di comportamenti eticamente scorretti e comunque nocivi per la qualità della ricerca scientifica, con il risultato di approfondire, anziché mitigare, la crisi di cui si diceva. È certo vero, come osserva Ribolzi, che gli esiti della VQR (valutazione della qualità della ricerca – l'esercizio nazionale di valutazione) hanno in alcuni casi evidenziato dei problemi nell'esercizio della revisione dei pari: la questione, del resto, è discussa almeno da trent'anni (si veda, ad esempio, Ceci e Peters, 1982). Non si tratta solo della «soggettività» del revisore, ma anche della carenza di una 1 Banfi, Galimberti e Franzini (2014). In queste pagine mi esprimo a titolo personale e non già a nome dei coautori.