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Appropriate vs. inappropriate antimicrobial therapy

Health Informatics Centre, Division of Community Health Sciences, Dundee, UK.
Clinical Microbiology and Infection (Impact Factor: 5.2). 05/2008; 14 Suppl 3:15-21. DOI: 10.1111/j.1469-0691.2008.01959.x
Source: PubMed

ABSTRACT Inappropriate antimicrobial treatment (defined as use of antimicrobial agent to which a pathogen is resistant) or a delay in starting appropriate treatment are both associated with increased morbidity and mortality. Studies of ventilator-associated pneumonia, intra-abdominal infections or bacteraemia document higher mortality in patients who received inappropriate therapy. In addition, the outcome in patients switched from inappropriate to appropriate therapy is better than for patients who remained on inappropriate therapy, but the benefit is not as great as for those who were started on appropriate therapy initially. While inappropriate therapy undoubtedly has an important influence on outcomes, it needs to be considered in the context of other patient risk-factors, such as co-morbid conditions, severity score measures, and functional status. When assessing the impact of inappropriate therapy on outcomes such as length of hospital stay, it is important to be as precise as possible about the time of onset of infection. Failure to do so may lead to inaccurate estimation of the effect of inappropriate therapy. While the likelihood that resistant pathogens can increase costs throughout the healthcare system is generally recognised, an under-appreciated aspect of resistance is its consequences for patients and their carers. Initiatives are underway to gauge the impact of resistance and strategies to combat its spread.

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    ABSTRACT: INTRODUZIONE Come piodermite si intende una infezione cutanea associata a batte-ri piogeni, che, nel cane e nel gatto, sono per lo più rappresentati da stafilococchi. 1 Ai fini diagnostici e terapeutici è importante ricordare che la causa scatenante, cosiddetta primaria, della piodermite è spes-so rappresentata da reazioni di ipersensibilità, difetti di corneogenesi e/o di cheratinizzazione, malattie parassitarie e fungine e alterazioni ormonali. 2 Nel cane, le piodermiti, sia superficiali [limitate all'epitelio, follicolare (es. follicolite) e non (es. impetigine)] che profonde [con in-vasione dei tessuti sub-epiteliali (es. foruncolosi)], sono associate nel-la quasi totalità dei casi a Staphylococcus intermedius, un batterio resi-dente, in questa specie, nel cavo orale e nelle giunzioni muco-cuta-nee. 2 Nel gatto, le follicoliti e foruncolosi batteriche sono poco comu-ni. Anche in questa specie S. intermedius sembra essere il patogeno più comunemente implicato nelle piodermiti, almeno nel Regno Unito e negli Stati Uniti. 3 Tuttavia, i dati pubblicati relativi alle piodermiti feline sono scarsi. 2,4 Sulla base di studi genetici, ceppi di S. intermedius di ori-gine canina e felina sono stati recentemente riclassificati come S. pseu-dintermedius. 5-7 Sebbene meno frequentemente, nel cane e nel gatto, possono essere coinvolti nelle piodermiti altri stafilococchi come S. schleiferi e S. aureus. 8-12 La terapia antibiotica rappresenta un aspetto fondamentale nel tratta-mento delle piodermiti nel cane e nel gatto. L'amoxicillina combinata con acido clavulanico, le cefalosporine, i sulfamidici potenziati, le linco-samidi ed i fluorochinolonici sono gli antibiotici più comunemente usa-ti in dermatologia canina e felina. 2 La frequenza nell'uso di tali antimi-crobici varia notevolmente a seconda dell'area geografica e differenze sostanziali si riscontrano perfino fra cliniche veterinarie situate nella stessa regione. Esistono pochissimi dati ufficiali sul consumo di antibio-tici nel cane e nel gatto. Alcune statistiche in Svezia 13 e Danimarca 14 in-dicano che il consumo di cefalosporine e fluorochinolonici nel cane è notevolmente aumentato negli ultimi anni fino a superare il consumo di questi stessi antibiotici in medicina umana. Questi dati suggeriscono che i medici veterinari tendono ad utilizzare cefalosporine e fluorochi-nolonici talvolta anche in situazioni nelle quali il loro uso non è giusti-ficato. Questa tendenza è stata recentemente confermata da uno stu-dio italiano condotto nel 2005 su un campione di 141 veterinari. 15 Seb-bene circa il 70% dei veterinari dimostrasse di percepire il problema legato all'antibiotico-resistenza, nella pratica clinica quotidiana dichia-rava di adottare comportamenti a rischio di favorire la selezione di bat-teri resistenti. In particolare, lo studio 15 ha messo in evidenza un uso talvolta ingiustificato di antibiotici ad ampio spettro (Fig. 1) ed uno scarso ricorso alle prove microbiologiche (esame batteriologico e test di sensibilità agli antibiotici) (Fig. 2). RIASSUNTO La recente comparsa di batteri multi-resistenti nel cane e nel gatto evidenzia la necessità di promuovere un uso prudente e razionale degli antibiotici nella medicina veterinaria degli ani-mali da compagnia. Il presente lavoro ha l'obiet-tivo di sensibilizzare i medici veterinari nei con-fronti di importanti problematiche legate al-l'uso degli antibiotici, con particolare riferimen-to all'utilizzo, talvolta ingiustificato ed irraziona-le, di molecole ad ampio spettro quali cefalo-sporine di terza e quarta generazione e fluoro-chinolonici. Sebbene il lavoro si concentri sul-l'uso degli antibiotici nel trattamento delle pio-dermiti nel cane e nel gatto, molti dei concetti espressi sono applicabili all'uso degli antibiotici per il trattamento di altre malattie degli anima-li da compagnia e, più in generale, alla terapia antibiotica in medicina veterinaria. La diffusione delle antibiotico-resistenze può essere contra-stata in almeno tre modi: i) minimizzando l'uso di antibiotici sistemici e quindi riducendo l'azio-ne selettiva esercitata sui batteri residenti a fa-vore di ceppi resistenti; ii) facendo ricorso a tutti i mezzi possibili per eseguire una terapia antimicrobica mirata o, in alternativa, una tera-pia empirica appropriata, inclusi gli esami cito-logici-dermatopatologici, le analisi microbiolo-giche e la definizione di protocolli terapeutici basati sui dati degli antibiogrammi eseguiti nel proprio ambito clinico; e iii) usando gli antibio-tici in modo razionale, con particolare attenzio-ne al dosaggio e alla durata del trattamento nonché alla compliance del proprietario. Nel presente articolo verranno approfonditi questi tre punti sulla base sia dei dati pubblicati che delle esperienze degli autori. "Articolo ricevuto dal Comitato di Redazione il 22/03/2009 ed accettato per la pubbli-cazione dopo revisione il 06/05/2009".
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    ABSTRACT: To address the increase of drug-resistant bacteria and widespread inappropriate use of antimicrobials, many healthcare institutions have implemented antimicrobial stewardship programs to promote appropriate use of antimicrobials and optimize patient outcomes. However, a consensus definition of appropriate use is lacking. We conducted a multicenter observational study to compare 4 definitions of appropriateness-a study site-specific definition, use supported by susceptibility data, use supported by electronic drug information resources (Clinical Pharmacology/Micromedex), or study site principal investigator (PI) opinion-among patients receiving 1 or more of 13 identified antimicrobials. Data were collected for 262 patients. Overall, appropriateness with the 4 definitions ranged from 79% based on PI opinion to 94% based on susceptibility data. No single definition resulted in consistently high appropriate use for all target antimicrobials. For individual antimicrobials, the definitions with the highest rate of appropriate use were Clinical Pharmacology/Micromedex support (6 of 7 antimicrobials) and susceptibility data (5 of 7 antimicrobials). For specific indications, support from susceptibility data resulted in the highest rate of appropriate use (4 of 7 indications). Overall comparisons showed that appropriateness assessed by PI opinion differed significantly compared with other definitions when stratified by either target antimicrobial or indication. The significant variability in the rate of appropriate use highlights the difficulty in developing a standardized definition that can be used to benchmark judicious antimicrobial use.
    Clinical Infectious Diseases 09/2014; 59(Suppl 3):S154-S161. DOI:10.1093/cid/ciu548 · 9.42 Impact Factor
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    ABSTRACT: RESUMEN. La neumonía por Pneumocystis jirovecii se mantiene como una de las infecciones oportunistas que defi ne con mayor frecuencia al síndrome de inmunodefi ciencia adquirida, sobre todo en países con bajo ingreso económico, bajo estrato social y sin acceso universal a la terapia antirretroviral altamente activa o de gran actividad. Es una condición clínica que se manifi esta de forma insidiosa y progresiva habi-tualmente en un período de 2 a 4 semanas. Este aspecto favorece, en casos aislados, el desarrollo de insufi ciencia respiratoria rápidamente progresiva que requiere el apoyo de ventilación mecánica y manejo en la unidad de cuidados intensivos. Avances tecnológicos han permitido reconocer de forma oportuna al microorganismo. Del mismo modo, se han identifi cado con mayor certeza las características biológicas, el espectro de presentación clínica, la presentación por imagen y el tratamiento. Por lo tanto, se requiere mantener un conocimiento constante sobre la evolución de la enfermedad. Palabras clave: Neumonía, Pneumocystis jirovecii, virus de inmunodefi ciencia humana, tratamiento. ABSTRACT. Pneumocystis jirovecii pneumonia remains one of the opportunistic infections that most often defi nes the acquired immunodefi -ciency syndrome, particularly in countries with low income, low socioeconomic status and without universal access to highly active antiretroviral therapy. It's a clinical condition that occurs usually in an insidious manner and progresses over a period of 2 to 4 weeks. This point can promote, in isolated cases, to develop rapidly progressive acute respiratory failure requiring mechanical ventilatory support and management in the in-tensive care unit. Advances in technology have allowed us to recognize the organism in a timely manner. Also, biological characteristics have been identifi ed with greater certainty, as well as, the spectrum of clinical and radiological presentation and treatment. Therefore, it is required to maintain a constant awareness of the evolution of this disease.

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