Conference Paper

Rischio sismico e resilienza delle città

In proceeding of: 31 convegno nazionale GNGTS

ABSTRACT Le città sono sistemi complessi in cui aspetti legati alla pianificazione urbana, aspetti socio – economici, tecnico – scientifici e strategie politiche si sovrappongono. Questi elementi complessi interagiscono tra loro in modo continuo, rendendo la governance ancor più complessa in presenza delle esigenze di gestione dei rischi naturali. Comunemente, la prima questione in presenza di rischi naturali è la gestione delle emergenze e le relative procedure per il superamento delle stesse. Negli ultimi anni molte metodologie per la gestione delle emergenze sono state elaborate e applicate con risultati positivi, in particolare sul breve periodo (pochi giorni – alcuni mesi).
Partendo dal presupposto che attualmente, la previsione dei terremoti utile nella gestione delle emergenze non è possibile, non si può non considerare che sarebbe possibile intervenire in diversi modi al fine di mitigare e prevenire il rischio sismico. Infatti, è chiaro che gli effetti degli eventi sismici (in termini di attività economiche, sociali e politiche) sono sempre una conseguenza diretta dei danni fisici che hanno un ruolo importante sulla capacità di reagire di una comunità (città, regione, ..). Negli ultimi anni, i terremoti italiani hanno mostrato che i danni subiti dagli edifici (pubblici e privati) sono stati la ragione principale di perdite, mentre la resilienza delle comunità, intesa come la capacità di un certo sistema di adattarsi alle nuove e negative condizioni riequilibrandosi, è stata generalmente inesistente. Sul lungo periodo, il ritorno a condizioni normali è stato determinato generalmente da notevoli investimenti economici, spesso sconnessi da lungimiranti strategie di pianificazione. Se queste risorse fossero state utilizzate in preventive politiche di mitigazione avrebbero prodotto una significativa crescita economica, incrementato (o meglio creato) una resilienza reale ed, in conclusione, evitato molte vittime.
Al contrario nel recente passato, molti dubbi sono nati nella comunità scientifica in merito alla capacità degli scienziati di fornire un vero e proprio contribuire al bene comune in termini di mitigazione del rischio. In Italia, la perenne convivenza delle attività antropiche con i rischi naturali in generale e sismico in particolare non può prescindere dalla consapevolezza che lo spostamento di centri urbani in zone non esposte al rischio è quasi sempre inaccettabile ed irrealizzabile alla luce anche del valore storico e culturale dei centri storici, costruiti nel corso dei secoli, probabilmente ignorando le condizioni di pericolo.
Apparentemente e in modo semplice, la migliore possibilità di mitigare il rischio sismico è quindi di intervenire sulla vulnerabilità di elementi che sono esposti al rischio. In altre parole, si deve constatare che un nuovo approccio volto ad abbassare la vulnerabilità sismica urbana, massimizzando la capacità di recupero del sistema, deve essere costruito principalmente in considerazione delle strategie basate sulla riduzione della vulnerabilità degli edifici e, in seconda battuta, delle infrastrutture. Ciò nonostante, deve essere ricordato che se da un lato in letteratura la vulnerabilità sismica a scala urbana o regionale è già stata studiata ampiamente e metodi e procedure per la stima della vulnerabilità degli edifici sono stati applicati per costruire scenari di danno sismico, dall’altro, non si può dimenticare che la vulnerabilità sismica urbana deve essere trattata come parte di un sistema a rete di attività come globalmente può essere considerata una città. In tal senso, quindi la riduzione della vulnerabilità urbana non può prescindere da una visione più ampia che non può limitarsi alla sola analisi della vulnerabilità del costruito.

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